• È SOLO SPECULAZIONE A DANNO dei LAVORATORI e del SETTORE TRASPORTI!
    COSA ASPETTANO I CAMIONISTI A BLOCCARE TUTTO???
    ERA UN IMPEGNO della MELONI in CAMPAGNA ELETTORALE. PINOCCHIO!!!

    Accise carburanti: proroga fino al 22 maggio con il decreto Mef
    Il Mef proroga il taglio delle accise sui carburanti fino al 22 maggio. Foti: "Spazi fiscali limitati rispetto a Germania e Francia"...
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/09/taglio-accise-carburanti-proroga-maggio-notizie/8380552/
    È SOLO SPECULAZIONE A DANNO dei LAVORATORI e del SETTORE TRASPORTI! COSA ASPETTANO I CAMIONISTI A BLOCCARE TUTTO??? ERA UN IMPEGNO della MELONI in CAMPAGNA ELETTORALE. PINOCCHIO!!! :STK-14: Accise carburanti: proroga fino al 22 maggio con il decreto Mef Il Mef proroga il taglio delle accise sui carburanti fino al 22 maggio. Foti: "Spazi fiscali limitati rispetto a Germania e Francia"... https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/09/taglio-accise-carburanti-proroga-maggio-notizie/8380552/
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    Il Mef proroga il taglio delle accise sui carburanti fino al 22 maggio. Foti: "Spazi fiscali limitati rispetto a Germania e Francia"
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  • Amal Khalil, voce della verità il ricordo e la ricerca di giustizia

    La testimonianza di Zainab racconta la vita privata e il coraggio della giornalista uccisa nel sud del Libano, tra impegno familiare, minacce ricevute e l’eredità lasciata

    di Piero De Ruvo

    Dietro ogni grande cronista che rischia la vita al fronte c’è un mondo fatto di affetti, quotidianità e silenziose dedizioni che spesso restano nell’ombra. Amal Khalil non era solo una giornalista coraggiosa. Oltre al giubbotto antiproiettile e la telecamera puntata sulle macerie, per la sua famiglia, Amal era il punto di riferimento fondamentale, colei che si prendeva cura di tutti, dai più piccoli alla madre malata, trovando sempre una soluzione ai problemi di ciascuno. Oggi, mentre la sua voce professionale si è spenta in un tragico e forse deliberato attacco da parte dell'esercito israeliano, che ha colpito non solo lei e i suoi colleghi, ma persino ostacolato i soccorsi della Croce Rossa, resta la sua eredità umana e civile. L’eredità di una donna che ha fatto della ricerca della verità un atto di coraggio e umanità, diventando un simbolo per chi vede nel giornalismo uno strumento di giustizia. Amal ha vissuto senza mostrare paura, nemmeno di fronte alle minacce ricevute, spinta dal desiderio viscerale di documentare la realtà del Libano meridionale e di dare testimonianza delle sofferenze della sua gente. In questa intervista, sua sorella Zainab, ci apre le porte di quel mondo privato, raccontandoci la donna che si nascondeva dietro l’obiettivo, una “voce della verità e dell’umanità” che credeva fermamente che il giornalismo non potesse mai essere considerato un crimine. Le sue parole non sono solo un ricordo, ma un grido di giustizia e un invito a non lasciare che il sacrificio di Amal resti vano.

    Chi era Amal nella vita privata, oltre al suo lavoro di giornalista, e cosa la spingeva a raccontare ciò che accadeva sul campo?

    Amal era il punto di riferimento per tutti in famiglia, dai più grandi ai più piccoli. Si prendeva cura di tutti e cercava di risolvere i problemi di ciascuno: quando qualcuno aveva bisogno di qualcosa, si rivolgeva a lei. Si occupava anche della madre malata. Amal era il punto di riferimento per tutti. La sua passione per il lavoro ha avuto un grande impatto su ciò che voleva realizzare nella sua carriera. Aveva un messaggio da trasmettere a tutti sul Libano meridionale e sugli effetti dell'occupazione, ed è questo che l’ha spinta a essere sul campo. Inoltre, voleva documentare, con parole e video, ciò che gli israeliani stanno facendo nel sud: dalla distruzione all’uccisione delle persone, fino all’occupazione del territorio.

    Amal aveva mai espresso timori per la sua sicurezza o raccontato episodi di minacce legate al suo lavoro?

    Amal ha ricevuto minacce anonime nel 2024, prima che la guerra avesse inizio in quel periodo; tuttavia, non le rese pubbliche finché non fu certa delle fonti delle minacce, e, nonostante ciò, non espresse mai alcun tipo di paura a nessuno.

    Cosa chiedete oggi alla comunità internazionale e alle istituzioni affinché venga fatta piena luce sulla sua morte?
    La comunità e le istituzioni internazionali hanno un ruolo importante da svolgere e devono agire contro i crimini di guerra, avviando indagini, in particolare sulla sua morte attribuita al nemico israeliano. Questo perché l’attacco sarebbe stato compiuto con premeditazione e intenzionalità: sono stati bombardati i suoi colleghi che si trovavano davanti alla sua auto, la sua stessa auto e la casa in cui aveva trovato rifugio; inoltre è stata presa di mira anche la Croce Rossa, intervenuta per soccorrerla e recuperare i corpi dei suoi colleghi. Per questo motivo, tutte le comunità e le istituzioni internazionali devono intraprendere azioni serie e avviare indagini approfondite su questo caso.

    Quale eredità pensate che Amal lasci al giornalismo e a chi continua a raccontare i conflitti in condizioni così pericolose?
    Il giornalismo non è un crimine. Amal ne era profondamente convinta, credeva nel diritto dei giornalisti a essere protetti da ogni minaccia e violazione, ha lasciato un segno forte e duraturo nel mondo dell’informazione, diventando fonte di ispirazione per molti, spingendoli a cercare la verità senza compromessi. La sua voce, autentica e coraggiosa, resta un simbolo di umanità e giustizia. Oggi, chi continua a lavorare sul campo ne raccoglie l’eredità, portando avanti il suo impegno con la stessa determinazione.
    Amal Khalil, voce della verità il ricordo e la ricerca di giustizia La testimonianza di Zainab racconta la vita privata e il coraggio della giornalista uccisa nel sud del Libano, tra impegno familiare, minacce ricevute e l’eredità lasciata di Piero De Ruvo Dietro ogni grande cronista che rischia la vita al fronte c’è un mondo fatto di affetti, quotidianità e silenziose dedizioni che spesso restano nell’ombra. Amal Khalil non era solo una giornalista coraggiosa. Oltre al giubbotto antiproiettile e la telecamera puntata sulle macerie, per la sua famiglia, Amal era il punto di riferimento fondamentale, colei che si prendeva cura di tutti, dai più piccoli alla madre malata, trovando sempre una soluzione ai problemi di ciascuno. Oggi, mentre la sua voce professionale si è spenta in un tragico e forse deliberato attacco da parte dell'esercito israeliano, che ha colpito non solo lei e i suoi colleghi, ma persino ostacolato i soccorsi della Croce Rossa, resta la sua eredità umana e civile. L’eredità di una donna che ha fatto della ricerca della verità un atto di coraggio e umanità, diventando un simbolo per chi vede nel giornalismo uno strumento di giustizia. Amal ha vissuto senza mostrare paura, nemmeno di fronte alle minacce ricevute, spinta dal desiderio viscerale di documentare la realtà del Libano meridionale e di dare testimonianza delle sofferenze della sua gente. In questa intervista, sua sorella Zainab, ci apre le porte di quel mondo privato, raccontandoci la donna che si nascondeva dietro l’obiettivo, una “voce della verità e dell’umanità” che credeva fermamente che il giornalismo non potesse mai essere considerato un crimine. Le sue parole non sono solo un ricordo, ma un grido di giustizia e un invito a non lasciare che il sacrificio di Amal resti vano. Chi era Amal nella vita privata, oltre al suo lavoro di giornalista, e cosa la spingeva a raccontare ciò che accadeva sul campo? Amal era il punto di riferimento per tutti in famiglia, dai più grandi ai più piccoli. Si prendeva cura di tutti e cercava di risolvere i problemi di ciascuno: quando qualcuno aveva bisogno di qualcosa, si rivolgeva a lei. Si occupava anche della madre malata. Amal era il punto di riferimento per tutti. La sua passione per il lavoro ha avuto un grande impatto su ciò che voleva realizzare nella sua carriera. Aveva un messaggio da trasmettere a tutti sul Libano meridionale e sugli effetti dell'occupazione, ed è questo che l’ha spinta a essere sul campo. Inoltre, voleva documentare, con parole e video, ciò che gli israeliani stanno facendo nel sud: dalla distruzione all’uccisione delle persone, fino all’occupazione del territorio. Amal aveva mai espresso timori per la sua sicurezza o raccontato episodi di minacce legate al suo lavoro? Amal ha ricevuto minacce anonime nel 2024, prima che la guerra avesse inizio in quel periodo; tuttavia, non le rese pubbliche finché non fu certa delle fonti delle minacce, e, nonostante ciò, non espresse mai alcun tipo di paura a nessuno. Cosa chiedete oggi alla comunità internazionale e alle istituzioni affinché venga fatta piena luce sulla sua morte? La comunità e le istituzioni internazionali hanno un ruolo importante da svolgere e devono agire contro i crimini di guerra, avviando indagini, in particolare sulla sua morte attribuita al nemico israeliano. Questo perché l’attacco sarebbe stato compiuto con premeditazione e intenzionalità: sono stati bombardati i suoi colleghi che si trovavano davanti alla sua auto, la sua stessa auto e la casa in cui aveva trovato rifugio; inoltre è stata presa di mira anche la Croce Rossa, intervenuta per soccorrerla e recuperare i corpi dei suoi colleghi. Per questo motivo, tutte le comunità e le istituzioni internazionali devono intraprendere azioni serie e avviare indagini approfondite su questo caso. Quale eredità pensate che Amal lasci al giornalismo e a chi continua a raccontare i conflitti in condizioni così pericolose? Il giornalismo non è un crimine. Amal ne era profondamente convinta, credeva nel diritto dei giornalisti a essere protetti da ogni minaccia e violazione, ha lasciato un segno forte e duraturo nel mondo dell’informazione, diventando fonte di ispirazione per molti, spingendoli a cercare la verità senza compromessi. La sua voce, autentica e coraggiosa, resta un simbolo di umanità e giustizia. Oggi, chi continua a lavorare sul campo ne raccoglie l’eredità, portando avanti il suo impegno con la stessa determinazione.
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  • Giù le mani da San Siro

    Ci sono battaglie che non si esauriscono con un passaggio istituzionale o con una decisione calata dall’alto. La questione dello stadio è una di queste. E no, non finisce qui.

    San Siro non è solo un impianto sportivo: è un’infrastruttura sociale, un presidio culturale e identitario che negli anni ha contribuito a definire Milano ben oltre il calcio. Ridurre tutto a una logica immobiliare o di valorizzazione economica significa non cogliere il valore sistemico che questo luogo rappresenta per i quartieri e per la città.

    Per questo continuo a sostenere con convinzione il lavoro dei Comitati e dei collettivi che, da anni, portano avanti un’attività di sensibilizzazione concreta e radicata sul territorio. Un impegno che non si limita alla difesa dello stadio, ma che riguarda anche la qualità della vita nei quartieri limitrofi, la gestione degli spazi pubblici e la tutela della memoria storica.

    9 maggio 2026 – dalle 10:30
    Parco dei Capitani

    È importante esserci, ancora una volta. Non solo per dire “no”, ma per ribadire che le trasformazioni urbane devono essere condivise, sostenibili e rispettose del contesto.

    La partita è ancora aperta. E si gioca insieme.

    #SanSiro #Milano #SpaziPubblici #Partecipazione #cittàpubblica
    🏟️ Giù le mani da San Siro Ci sono battaglie che non si esauriscono con un passaggio istituzionale o con una decisione calata dall’alto. La questione dello stadio è una di queste. E no, non finisce qui. San Siro non è solo un impianto sportivo: è un’infrastruttura sociale, un presidio culturale e identitario che negli anni ha contribuito a definire Milano ben oltre il calcio. Ridurre tutto a una logica immobiliare o di valorizzazione economica significa non cogliere il valore sistemico che questo luogo rappresenta per i quartieri e per la città. Per questo continuo a sostenere con convinzione il lavoro dei Comitati e dei collettivi che, da anni, portano avanti un’attività di sensibilizzazione concreta e radicata sul territorio. Un impegno che non si limita alla difesa dello stadio, ma che riguarda anche la qualità della vita nei quartieri limitrofi, la gestione degli spazi pubblici e la tutela della memoria storica. 📍 9 maggio 2026 – dalle 10:30 📍 Parco dei Capitani È importante esserci, ancora una volta. Non solo per dire “no”, ma per ribadire che le trasformazioni urbane devono essere condivise, sostenibili e rispettose del contesto. La partita è ancora aperta. E si gioca insieme. ✊ #SanSiro #Milano #SpaziPubblici #Partecipazione #cittàpubblica
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  • Almeno ditecelo, se sono allucinazioni. L’Antitrust chiede la presenza di avvertimenti “adeguati” nei chatbot per riconoscere l'assurdo
    L'Autorità ha messo in guarda 3 piattaforme di intelligenza artificiale generativa. Per ora niente sanzioni, ma con l'impegno ad aumentare la trasparenza sulla possibilità di fare errori...
    https://www.wired.it/article/stretta-antitrust-allucinazioni-ai-dopo-caso-sentenze-inesistenti/
    Almeno ditecelo, se sono allucinazioni. L’Antitrust chiede la presenza di avvertimenti “adeguati” nei chatbot per riconoscere l'assurdo L'Autorità ha messo in guarda 3 piattaforme di intelligenza artificiale generativa. Per ora niente sanzioni, ma con l'impegno ad aumentare la trasparenza sulla possibilità di fare errori... https://www.wired.it/article/stretta-antitrust-allucinazioni-ai-dopo-caso-sentenze-inesistenti/
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    Almeno ditecelo, se sono allucinazioni. L’Antitrust chiede la presenza di avvertimenti “adeguati” nei chatbot per riconoscere l'assurdo
    L'Autorità ha messo in guarda 3 piattaforme di intelligenza artificiale generativa. Per ora niente sanzioni, ma con l'impegno ad aumentare la trasparenza sulla possibilità di fare errori
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  • FESTA DELL’ESERCITO

    Oltre un secolo tra fango, coraggio e identità nazionale

    Dal Regio Esercito nato con l’Unità d’Italia alle missioni di pace di oggi, la storia delle Forze Armate si intreccia con quella del Paese

    di Piero De Ruvo

    Il 4 maggio non è solo una data sul calendario militare, ma rappresenta l’atto di nascita di un’istituzione che ha camminato di pari passo con la storia d’Italia. Era il 1861 quando un provvedimento del Ministro della Guerra, Manfredo Fanti, decretava la fine dell’Armata Sarda e la nascita del Regio Esercito, sancendo l’unificazione delle forze militari degli stati preunitari sotto un’unica bandiera.

    Sebbene la data ufficiale sia legata all’Unità, le radici dell’Esercito affondano nel XVII secolo, con la creazione del Reggimento “delle Guardie” nel 1659, il primo reparto permanente d’Europa. Tuttavia, è dopo il 1861 che l’Esercito assume il ruolo di “cemento” degli italiani. In un’Italia divisa da dialetti e analfabetismo, la caserma divenne per milioni di giovani la prima vera occasione di incontro e conoscenza reciproca, trasformando reclute provenienti da oltre 8.000 comuni in cittadini di una nazione unita.

    La storia dell’Esercito è scritta col sangue delle classi rurali, il sacrificio dei “Fanti-Contadini” fornì circa il 46% della forza belligerante durante la Grande Guerra. Un esempio emblematico della dedizione e del dolore di quegli anni è offerto dalla famiglia Varotto di Taggi di Sotto (Padova): sei fratelli tutti contadini, risposero alla chiamata alle armi. Tra loro, Riccardo Varotto non fece mai ritorno, cadde il 28 agosto 1917 sull’Isonzo, colpito mortalmente a Quota 174 durante un assalto eroico guidato dal colonnello Bechi.

    Suo fratello Benvenuto combatté invece in Francia, nel bosco di Courton, dove subì gli effetti devastanti dei gas asfissianti durante la cruenta battaglia di Bligny. Storie come queste sono migliaia e restituiscono dignità ai milioni di “persone, considerati numeri” che, nell’ombra delle trincee, hanno contribuito a costruire il nostro presente.

    Oggi l’Esercito Italiano, celebrato in tante città italiane, è una forza professionale e tecnologicamente all’avanguardia. Se la marcia d’ordinanza “4 Maggio”, composta dal Maestro Fulvio Creux, riecheggia le tradizioni risorgimentali, l’impegno odierno si traduce in missioni internazionali di pace sotto l’egida di ONU, UE e NATO.

    Dalle operazioni di soccorso durante le calamità naturali in Italia e all’estero, alle complesse stabilizzazioni in aree di crisi come Libano e Afghanistan, l’Esercito rimane, come sottolineato in più occasioni dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, un “baluardo insostituibile” per la difesa della libertà e della sicurezza dei cittadini.

    Per chi volesse riscoprire questo patrimonio di valori e tecnologia, la loro memoria è custodita nei musei militari, strutture come il Museo Storico della Fanteria a Roma o quello della Terza Armata a Padova, permettono di toccare con mano non solo la storia delle battaglie, ma anche l’ingegno del “genio militare”, radice dell’ingegneria civile italiana.

    Buon 4 Maggio.
    FESTA DELL’ESERCITO Oltre un secolo tra fango, coraggio e identità nazionale Dal Regio Esercito nato con l’Unità d’Italia alle missioni di pace di oggi, la storia delle Forze Armate si intreccia con quella del Paese di Piero De Ruvo Il 4 maggio non è solo una data sul calendario militare, ma rappresenta l’atto di nascita di un’istituzione che ha camminato di pari passo con la storia d’Italia. Era il 1861 quando un provvedimento del Ministro della Guerra, Manfredo Fanti, decretava la fine dell’Armata Sarda e la nascita del Regio Esercito, sancendo l’unificazione delle forze militari degli stati preunitari sotto un’unica bandiera. Sebbene la data ufficiale sia legata all’Unità, le radici dell’Esercito affondano nel XVII secolo, con la creazione del Reggimento “delle Guardie” nel 1659, il primo reparto permanente d’Europa. Tuttavia, è dopo il 1861 che l’Esercito assume il ruolo di “cemento” degli italiani. In un’Italia divisa da dialetti e analfabetismo, la caserma divenne per milioni di giovani la prima vera occasione di incontro e conoscenza reciproca, trasformando reclute provenienti da oltre 8.000 comuni in cittadini di una nazione unita. La storia dell’Esercito è scritta col sangue delle classi rurali, il sacrificio dei “Fanti-Contadini” fornì circa il 46% della forza belligerante durante la Grande Guerra. Un esempio emblematico della dedizione e del dolore di quegli anni è offerto dalla famiglia Varotto di Taggi di Sotto (Padova): sei fratelli tutti contadini, risposero alla chiamata alle armi. Tra loro, Riccardo Varotto non fece mai ritorno, cadde il 28 agosto 1917 sull’Isonzo, colpito mortalmente a Quota 174 durante un assalto eroico guidato dal colonnello Bechi. Suo fratello Benvenuto combatté invece in Francia, nel bosco di Courton, dove subì gli effetti devastanti dei gas asfissianti durante la cruenta battaglia di Bligny. Storie come queste sono migliaia e restituiscono dignità ai milioni di “persone, considerati numeri” che, nell’ombra delle trincee, hanno contribuito a costruire il nostro presente. Oggi l’Esercito Italiano, celebrato in tante città italiane, è una forza professionale e tecnologicamente all’avanguardia. Se la marcia d’ordinanza “4 Maggio”, composta dal Maestro Fulvio Creux, riecheggia le tradizioni risorgimentali, l’impegno odierno si traduce in missioni internazionali di pace sotto l’egida di ONU, UE e NATO. Dalle operazioni di soccorso durante le calamità naturali in Italia e all’estero, alle complesse stabilizzazioni in aree di crisi come Libano e Afghanistan, l’Esercito rimane, come sottolineato in più occasioni dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, un “baluardo insostituibile” per la difesa della libertà e della sicurezza dei cittadini. Per chi volesse riscoprire questo patrimonio di valori e tecnologia, la loro memoria è custodita nei musei militari, strutture come il Museo Storico della Fanteria a Roma o quello della Terza Armata a Padova, permettono di toccare con mano non solo la storia delle battaglie, ma anche l’ingegno del “genio militare”, radice dell’ingegneria civile italiana. Buon 4 Maggio.
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  • Carissimi,
    siamo lieti di invitarvi alla presentazione del libro di Marcos Cappato “Non chiamatemi marziano”, che si terrà giovedì 7 maggio alle ore 17:00 presso il Teatro del Dynamo City Camp di Milano (Via Giovanni Bovio, 6).

    Marcos, nostro camper e Alfiere della Repubblica per il suo impegno e dedizione nella costruzione di una società più inclusiva, condivide nel suo libro anche il racconto di Dynamo Camp e dell’impatto delle sue attività.

    Saremmo felici di avervi con noi in questa occasione speciale!

    Per partecipare all’evento, vi chiediamo gentilmente di registrare il vostro nominativo al seguente link:
    https://forms.gle/cGPi7UfLu7AWU6M78

    In allegato potete trovare anche la locandina dell’evento.

    Grazie a tutti e a presto!
    Carissimi, siamo lieti di invitarvi alla presentazione del libro di Marcos Cappato “Non chiamatemi marziano”, che si terrà giovedì 7 maggio alle ore 17:00 presso il Teatro del Dynamo City Camp di Milano (Via Giovanni Bovio, 6). Marcos, nostro camper e Alfiere della Repubblica per il suo impegno e dedizione nella costruzione di una società più inclusiva, condivide nel suo libro anche il racconto di Dynamo Camp e dell’impatto delle sue attività. Saremmo felici di avervi con noi in questa occasione speciale! Per partecipare all’evento, vi chiediamo gentilmente di registrare il vostro nominativo al seguente link: https://forms.gle/cGPi7UfLu7AWU6M78 In allegato potete trovare anche la locandina dell’evento. Grazie a tutti e a presto!
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  • 25 APRILE 2026: LA RESISTENZA CONTINUA
    Fuori l’Italia dalla guerra!

    Sul canale YouTube del Coordinamento per la Pace - Milano è disponibile il video integrale del comizio conclusivo alternativo tenuto in Piazza San Fedele.

    Un momento di confronto, memoria e impegno civile con gli interventi di:
    Shokri Hroub, Vladimiro Vaia, Sara Chessa, Giuseppe Salamone, Enrico Fedrighini, Nadia Garbelini, Claudio Elli, Simone Sollazzo, Pierpaolo Pecchiari.

    Guarda il video completo qui

    https://youtu.be/YCQ2OZmcTLE

    #25Aprile #Resistenza #Pace #NoAllaGuerra #milano
    🇮🇹 25 APRILE 2026: LA RESISTENZA CONTINUA ✊ Fuori l’Italia dalla guerra! Sul canale YouTube del Coordinamento per la Pace - Milano è disponibile il video integrale del comizio conclusivo alternativo tenuto in Piazza San Fedele. 🎥 Un momento di confronto, memoria e impegno civile con gli interventi di: Shokri Hroub, Vladimiro Vaia, Sara Chessa, Giuseppe Salamone, Enrico Fedrighini, Nadia Garbelini, Claudio Elli, Simone Sollazzo, Pierpaolo Pecchiari. Guarda il video completo qui 👇 https://youtu.be/YCQ2OZmcTLE #25Aprile #Resistenza #Pace #NoAllaGuerra #milano
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  • Territorio, ambiente e impegno condiviso

    Torniamo a parlare di territorio e di due battaglie che non nascono certo oggi, ma che meritano ancora tutta la nostra attenzione: l’aeroporto di Bresso e il parco fluviale del Seveso.

    Post completo++link petizione:

    https://www.facebook.com/share/p/18YMLXwEYB/

    #Territorio #Ambiente #ParcoNord #Seveso
    🌿🏙️ Territorio, ambiente e impegno condiviso 🤝💚 Torniamo a parlare di territorio e di due battaglie che non nascono certo oggi, ma che meritano ancora tutta la nostra attenzione: l’aeroporto di Bresso e il parco fluviale del Seveso. Post completo+📷+link petizione: https://www.facebook.com/share/p/18YMLXwEYB/ #Territorio #Ambiente #ParcoNord #Seveso
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  • Kamal Kharazi, ex ministro degli Esteri iraniano, è stato gravemente ferito ed è in pericolo di vita, dopo il tentativo di assassinio nella sua casa a Teheran, la moglie è stata uccisa.

    Due funzionari iraniani hanno dichiarato al New York Times che lui stava supervisionando l'impegno con il Pakistan per organizzare un possibile incontro tra funzionari iraniani e JD Vance.
    Kamal Kharazi, ex ministro degli Esteri iraniano, è stato gravemente ferito ed è in pericolo di vita, dopo il tentativo di assassinio nella sua casa a Teheran, la moglie è stata uccisa. Due funzionari iraniani hanno dichiarato al New York Times che lui stava supervisionando l'impegno con il Pakistan per organizzare un possibile incontro tra funzionari iraniani e JD Vance.
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  • CONTRO LE GUERRE DEGLI USA
    Fondata, con il Patto Atlantico (4 aprile 1949) la NATO è la più grande alleanza militare del mondo, responsabile delle maggiori spese militari (oltre 1500 miliardi di dollari all’anno!), del più grande programma di riarmo e del più imponente arsenale nucleare del pianeta, con decine di armi nucleari stanziate in alcune delle ben 110 basi militari in Italia.
    La NATO viene presentata come un’alleanza difensiva, ma in realtà è la più grande coalizione guerrafondaia del globo, causa di conflitti in tutti i continenti: dall’Europa al Medio Oriente, dal Mediterraneo all’Africa, dall’America Latina all’Asia orientale.
    Nel totale disprezzo del diritto internazionale ha devastato Yugoslavia, Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, e contribuito in maniera decisiva allo scoppio dei conflitti in Ucraina. Non è mancato poi l’appoggio diplomatico dei membri della NATO alle guerre in Palestina e Iran scatenate dalla coalizione Epstein (USA + l’entità sionista Israele).
    A tutti questi popoli va tutta la nostra solidarietà e l’impegno attivo a lottare per l’uscita del nostro Paese da questa alleanza portatrice di stragi e crisi economica.
    L’appartenenza alla NATO espone l’Italia al rischio di minacce e ritorsioni e porta all’impoverimento delle condizioni di vita dei lavoratori e alla riduzione degli investimenti sociali (scuola, sanità, pensioni, trasporti).
    Su spinta degli USA si è imposto ai membri della NATO di aumentare la spesa militare portandola al 5% del PIL entro il 2035: per l’Italia significa una spesa militare di 110 miliardi, molto più dell’intera spesa destinata alla scuola, e poco meno dell’intera spesa destinata alla sanità.
    L’Unione Europea è complice di queste politiche, e i suoi capi, collusi con le élite statunitensi, non possono costituire un’alternativa politica credibile. Essa risponde alla crisi statunitense con un piano enorme di riarmo e con la guerra contro la Russia, che dovranno vedere le forze comuniste e antimperialiste duramente contrarie.
    Per questo il 4 aprile è un anniversario di morte e di guerra. In questo giorno ribadiamo che gli USA sono il nemico principale da cui sganciarsi ad ogni costo.
    Per questo è necessario organizzarsi, fare rete e coordinare tutte le realtà che già oggi lottano contro la guerra, il riarmo dell’UE e della NATO. Spezziamo insieme le catene della collaborazione e partecipazione del nostro paese alle guerre di aggressione USA e NATO. Facciamo del 4 aprile una giornata di mobilitazione: a Ghedi davanti alla base NATO dalle ore 15 e a Milano in Piazza dei Mercanti dalle ore 16!
    CONTRO LE GUERRE DEGLI USA Fondata, con il Patto Atlantico (4 aprile 1949) la NATO è la più grande alleanza militare del mondo, responsabile delle maggiori spese militari (oltre 1500 miliardi di dollari all’anno!), del più grande programma di riarmo e del più imponente arsenale nucleare del pianeta, con decine di armi nucleari stanziate in alcune delle ben 110 basi militari in Italia. La NATO viene presentata come un’alleanza difensiva, ma in realtà è la più grande coalizione guerrafondaia del globo, causa di conflitti in tutti i continenti: dall’Europa al Medio Oriente, dal Mediterraneo all’Africa, dall’America Latina all’Asia orientale. Nel totale disprezzo del diritto internazionale ha devastato Yugoslavia, Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, e contribuito in maniera decisiva allo scoppio dei conflitti in Ucraina. Non è mancato poi l’appoggio diplomatico dei membri della NATO alle guerre in Palestina e Iran scatenate dalla coalizione Epstein (USA + l’entità sionista Israele). A tutti questi popoli va tutta la nostra solidarietà e l’impegno attivo a lottare per l’uscita del nostro Paese da questa alleanza portatrice di stragi e crisi economica. L’appartenenza alla NATO espone l’Italia al rischio di minacce e ritorsioni e porta all’impoverimento delle condizioni di vita dei lavoratori e alla riduzione degli investimenti sociali (scuola, sanità, pensioni, trasporti). Su spinta degli USA si è imposto ai membri della NATO di aumentare la spesa militare portandola al 5% del PIL entro il 2035: per l’Italia significa una spesa militare di 110 miliardi, molto più dell’intera spesa destinata alla scuola, e poco meno dell’intera spesa destinata alla sanità. L’Unione Europea è complice di queste politiche, e i suoi capi, collusi con le élite statunitensi, non possono costituire un’alternativa politica credibile. Essa risponde alla crisi statunitense con un piano enorme di riarmo e con la guerra contro la Russia, che dovranno vedere le forze comuniste e antimperialiste duramente contrarie. Per questo il 4 aprile è un anniversario di morte e di guerra. In questo giorno ribadiamo che gli USA sono il nemico principale da cui sganciarsi ad ogni costo. Per questo è necessario organizzarsi, fare rete e coordinare tutte le realtà che già oggi lottano contro la guerra, il riarmo dell’UE e della NATO. Spezziamo insieme le catene della collaborazione e partecipazione del nostro paese alle guerre di aggressione USA e NATO. Facciamo del 4 aprile una giornata di mobilitazione: a Ghedi davanti alla base NATO dalle ore 15 e a Milano in Piazza dei Mercanti dalle ore 16!
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