• MILANO: UNA CITTÀ PER CHI LA VIVE
    Intervista a Massimiliano Lisa

    Ringraziamo Affari Italiani per questa intervista, che condividiamo con piacere per offrire a tutti l’opportunità di conoscere meglio Massimiliano Lisa e la visione del gruppo Milano Libera.

    Più che proclami, ci interessano le intenzioni autentiche, il dialogo con i cittadini e l’idea di una festa collettiva della partecipazione, capace di far ripartire Milano con lo spirito giusto: insieme, con serietà, ascolto e voglia di costruire.

    Se vi fa piacere approfondire il percorso e le idee di Massimiliano Lisa, vi invitiamo a leggere l’intervista completa

    https://www.affaritaliani.it/milano/massimiliano-lisa-candidato-sindaco-milano-libera-intervista.html

    #Milano #MassimilianoLisa #MilanoLibera
    🏙️✨ MILANO: UNA CITTÀ PER CHI LA VIVE Intervista a Massimiliano Lisa Ringraziamo Affari Italiani per questa intervista, che condividiamo con piacere per offrire a tutti l’opportunità di conoscere meglio Massimiliano Lisa e la visione del gruppo Milano Libera. Più che proclami, ci interessano le intenzioni autentiche, il dialogo con i cittadini e l’idea di una festa collettiva della partecipazione, capace di far ripartire Milano con lo spirito giusto: insieme, con serietà, ascolto e voglia di costruire. Se vi fa piacere approfondire il percorso e le idee di Massimiliano Lisa, vi invitiamo a leggere l’intervista completa 👇 https://www.affaritaliani.it/milano/massimiliano-lisa-candidato-sindaco-milano-libera-intervista.html #Milano #MassimilianoLisa #MilanoLibera
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  • Due giorni tra cinema e coscienza critica: con Federico Greco tra scuola e propaganda

    Due giorni intensi in compagnia di Federico Greco, filmmaker e saggista.
    Venerdì sera col suo ultimo film, "D'istruzione pubblica", al cinema CityLife Anteo spazioCinema, dove ci ha raggiunto a sorpresa il protagonista, il preside Lorenzo Varaldo.
    Sabato presso la Casa Rossa Milano, per la presentazione del suo libro "Cinema e Potere - Leggere la propaganda nella storia del cinema di Hollywood".
    Siamo molto contenti per l'interesse suscitato dalle iniziative e per l'attiva partecipazione dei presenti.
    Grazie a Federico Greco, alla Casa Rossa Milano e all'associazione Multipopolare.
    Nei prossimi giorni pubblicheremo il video della conferenza.

    #Cinema #Cultura #FedericoGreco
    #Propaganda
    🎬 Due giorni tra cinema e coscienza critica: con Federico Greco tra scuola e propaganda 📚 Due giorni intensi in compagnia di Federico Greco, filmmaker e saggista. Venerdì sera col suo ultimo film, "D'istruzione pubblica", al cinema CityLife Anteo spazioCinema, dove ci ha raggiunto a sorpresa il protagonista, il preside Lorenzo Varaldo. Sabato presso la Casa Rossa Milano, per la presentazione del suo libro "Cinema e Potere - Leggere la propaganda nella storia del cinema di Hollywood". Siamo molto contenti per l'interesse suscitato dalle iniziative e per l'attiva partecipazione dei presenti. Grazie a Federico Greco, alla Casa Rossa Milano e all'associazione Multipopolare. Nei prossimi giorni pubblicheremo il video della conferenza. #Cinema #Cultura #FedericoGreco #Propaganda
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  • CONTRO LE GUERRE DEGLI USA
    Fondata, con il Patto Atlantico (4 aprile 1949) la NATO è la più grande alleanza militare del mondo, responsabile delle maggiori spese militari (oltre 1500 miliardi di dollari all’anno!), del più grande programma di riarmo e del più imponente arsenale nucleare del pianeta, con decine di armi nucleari stanziate in alcune delle ben 110 basi militari in Italia.
    La NATO viene presentata come un’alleanza difensiva, ma in realtà è la più grande coalizione guerrafondaia del globo, causa di conflitti in tutti i continenti: dall’Europa al Medio Oriente, dal Mediterraneo all’Africa, dall’America Latina all’Asia orientale.
    Nel totale disprezzo del diritto internazionale ha devastato Yugoslavia, Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, e contribuito in maniera decisiva allo scoppio dei conflitti in Ucraina. Non è mancato poi l’appoggio diplomatico dei membri della NATO alle guerre in Palestina e Iran scatenate dalla coalizione Epstein (USA + l’entità sionista Israele).
    A tutti questi popoli va tutta la nostra solidarietà e l’impegno attivo a lottare per l’uscita del nostro Paese da questa alleanza portatrice di stragi e crisi economica.
    L’appartenenza alla NATO espone l’Italia al rischio di minacce e ritorsioni e porta all’impoverimento delle condizioni di vita dei lavoratori e alla riduzione degli investimenti sociali (scuola, sanità, pensioni, trasporti).
    Su spinta degli USA si è imposto ai membri della NATO di aumentare la spesa militare portandola al 5% del PIL entro il 2035: per l’Italia significa una spesa militare di 110 miliardi, molto più dell’intera spesa destinata alla scuola, e poco meno dell’intera spesa destinata alla sanità.
    L’Unione Europea è complice di queste politiche, e i suoi capi, collusi con le élite statunitensi, non possono costituire un’alternativa politica credibile. Essa risponde alla crisi statunitense con un piano enorme di riarmo e con la guerra contro la Russia, che dovranno vedere le forze comuniste e antimperialiste duramente contrarie.
    Per questo il 4 aprile è un anniversario di morte e di guerra. In questo giorno ribadiamo che gli USA sono il nemico principale da cui sganciarsi ad ogni costo.
    Per questo è necessario organizzarsi, fare rete e coordinare tutte le realtà che già oggi lottano contro la guerra, il riarmo dell’UE e della NATO. Spezziamo insieme le catene della collaborazione e partecipazione del nostro paese alle guerre di aggressione USA e NATO. Facciamo del 4 aprile una giornata di mobilitazione: a Ghedi davanti alla base NATO dalle ore 15 e a Milano in Piazza dei Mercanti dalle ore 16!
    CONTRO LE GUERRE DEGLI USA Fondata, con il Patto Atlantico (4 aprile 1949) la NATO è la più grande alleanza militare del mondo, responsabile delle maggiori spese militari (oltre 1500 miliardi di dollari all’anno!), del più grande programma di riarmo e del più imponente arsenale nucleare del pianeta, con decine di armi nucleari stanziate in alcune delle ben 110 basi militari in Italia. La NATO viene presentata come un’alleanza difensiva, ma in realtà è la più grande coalizione guerrafondaia del globo, causa di conflitti in tutti i continenti: dall’Europa al Medio Oriente, dal Mediterraneo all’Africa, dall’America Latina all’Asia orientale. Nel totale disprezzo del diritto internazionale ha devastato Yugoslavia, Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, e contribuito in maniera decisiva allo scoppio dei conflitti in Ucraina. Non è mancato poi l’appoggio diplomatico dei membri della NATO alle guerre in Palestina e Iran scatenate dalla coalizione Epstein (USA + l’entità sionista Israele). A tutti questi popoli va tutta la nostra solidarietà e l’impegno attivo a lottare per l’uscita del nostro Paese da questa alleanza portatrice di stragi e crisi economica. L’appartenenza alla NATO espone l’Italia al rischio di minacce e ritorsioni e porta all’impoverimento delle condizioni di vita dei lavoratori e alla riduzione degli investimenti sociali (scuola, sanità, pensioni, trasporti). Su spinta degli USA si è imposto ai membri della NATO di aumentare la spesa militare portandola al 5% del PIL entro il 2035: per l’Italia significa una spesa militare di 110 miliardi, molto più dell’intera spesa destinata alla scuola, e poco meno dell’intera spesa destinata alla sanità. L’Unione Europea è complice di queste politiche, e i suoi capi, collusi con le élite statunitensi, non possono costituire un’alternativa politica credibile. Essa risponde alla crisi statunitense con un piano enorme di riarmo e con la guerra contro la Russia, che dovranno vedere le forze comuniste e antimperialiste duramente contrarie. Per questo il 4 aprile è un anniversario di morte e di guerra. In questo giorno ribadiamo che gli USA sono il nemico principale da cui sganciarsi ad ogni costo. Per questo è necessario organizzarsi, fare rete e coordinare tutte le realtà che già oggi lottano contro la guerra, il riarmo dell’UE e della NATO. Spezziamo insieme le catene della collaborazione e partecipazione del nostro paese alle guerre di aggressione USA e NATO. Facciamo del 4 aprile una giornata di mobilitazione: a Ghedi davanti alla base NATO dalle ore 15 e a Milano in Piazza dei Mercanti dalle ore 16!
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  • Mercato degli integratori proteici: la crescente consapevolezza in ambito fitness, la domanda di nutrizione sportiva e le tendenze verso uno stile di vita sano trainano la crescita

    Il mercato degli integratori proteici sta registrando una forte crescita, trainata dalla crescente consapevolezza in materia di salute e fitness, dall'aumento della partecipazione ad attività sportive e in palestra, nonché dalla crescente domanda di prodotti di supporto nutrizionale. Gli integratori proteici sono ampiamente utilizzati per favorire la crescita muscolare, la gestione del peso e il benessere generale, risultando pertanto molto apprezzati da atleti, appassionati di fitness e consumatori in generale.

    Leggi oggi stesso il report sul mercato degli integratori proteici – https://www.skyquestt.com/report/protein-supplements-market
    Mercato degli integratori proteici: la crescente consapevolezza in ambito fitness, la domanda di nutrizione sportiva e le tendenze verso uno stile di vita sano trainano la crescita Il mercato degli integratori proteici sta registrando una forte crescita, trainata dalla crescente consapevolezza in materia di salute e fitness, dall'aumento della partecipazione ad attività sportive e in palestra, nonché dalla crescente domanda di prodotti di supporto nutrizionale. Gli integratori proteici sono ampiamente utilizzati per favorire la crescita muscolare, la gestione del peso e il benessere generale, risultando pertanto molto apprezzati da atleti, appassionati di fitness e consumatori in generale. Leggi oggi stesso il report sul mercato degli integratori proteici – https://www.skyquestt.com/report/protein-supplements-market
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    Protein Supplements Market Size | Growth Report [2033]
    In 2025, Protein Supplements Market size was $25.68B, projected at $45.12 Billion by 2033, CAGR 7.3%. Get Free Sample Report!
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  • Mercato dell'abbigliamento per il triathlon: la crescente partecipazione agli sport di resistenza, l'innovazione nell'abbigliamento tecnico e la maggiore consapevolezza in ambito fitness trainano la crescita

    Il mercato dell'abbigliamento per il triathlon sta registrando una forte crescita, trainata dalla crescente partecipazione agli sport di resistenza, da una maggiore consapevolezza in materia di salute e fitness, e dalla crescente domanda di abbigliamento sportivo ad alte prestazioni. L'abbigliamento per il triathlon è specificamente progettato per supportare gli atleti nelle discipline del nuoto, del ciclismo e della corsa, offrendo comfort, resistenza e ottimizzazione delle prestazioni negli eventi multisport.

    Leggi oggi stesso il report sul mercato dell'abbigliamento per il triathlon – https://www.skyquestt.com/report/triathlon-clothing-market
    Mercato dell'abbigliamento per il triathlon: la crescente partecipazione agli sport di resistenza, l'innovazione nell'abbigliamento tecnico e la maggiore consapevolezza in ambito fitness trainano la crescita Il mercato dell'abbigliamento per il triathlon sta registrando una forte crescita, trainata dalla crescente partecipazione agli sport di resistenza, da una maggiore consapevolezza in materia di salute e fitness, e dalla crescente domanda di abbigliamento sportivo ad alte prestazioni. L'abbigliamento per il triathlon è specificamente progettato per supportare gli atleti nelle discipline del nuoto, del ciclismo e della corsa, offrendo comfort, resistenza e ottimizzazione delle prestazioni negli eventi multisport. Leggi oggi stesso il report sul mercato dell'abbigliamento per il triathlon – https://www.skyquestt.com/report/triathlon-clothing-market
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  • FUORI SEDE : Figli della Democrazia o figli di nessuno?

    Da una parte, lo ammetto, non vedo l’ora che si consumi questo supplizio nazionale del 22 e 23 marzo. Una botta e via. Poi torneremo ad occuparci di questioni forse ancora più urgenti: quando le nostre reali terga sono appoggiate su una bomba atomica geopolitica, quando nelle città il costo della vita cresce a doppia cifra e fare un pieno di benzina in alcune tratte italiane sfiora ormai i 2 euro al litro, come se fosse una bottiglia di Dom Pérignon.

    Non sono qui a lanciare slogan pro Sì o pro No.
    Ma è evidente che la questione non è più soltanto tecnica o referendaria: è diventata politica. E allora che politica sia.
    Non servono grandi teorie strategiche. Basta osservare la scena, come nei migliori gialli: quando gli indizi diventano molti, smettono di essere coincidenze.
    E l’indizio più evidente riguarda una decisione tanto limitante quanto rivelatrice: anche per questo referendum non è previsto il voto per i fuori sede.

    Nel 2026.

    In un Paese in cui si stimano oltre 4 milioni di cittadini fuori sede tra studenti universitari, lavoratori e giovani professionisti che vivono lontano dal comune di residenza.
    In un Paese in cui uno studente che deve rientrare per votare può spendere tra i 120 e i 250 euro per un viaggio di andata e ritorno tra treno, bus o aereo — spesso per poche ore.
    È qui che la questione diventa inevitabilmente politica.

    Perché se davvero non si temesse l’esito di una consultazione popolare, perché rendere più difficile l’espressione del voto a una fetta così ampia di elettorato?

    Da amante dei sistemi di partecipazione e delle consultazioni pubbliche, faccio fatica ad accettare che nel 2026 le regole del gioco possano ancora nascere già sbilanciate.
    La democrazia non è tale solo quando si vota.
    Lo è quando tutti hanno realisticamente la possibilità di farlo.
    Altrimenti la consultazione non diventa più un confronto tra due posizioni. Diventa soltanto una strategia di campo, con un dibattito ridotto a scontro politico permanente.
    È già successo.

    Nel 2016, con protagonisti diversi e maggioranze diverse. Ma con lo stesso problema: quando si parla di partecipazione, la sensibilità verso l’elettore sembra sempre latitare.
    E così, in questo Paese, tutto ciò che riguarda il voto e la partecipazione viene spesso limitato, filtrato o complicato all’origine. Quasi fosse una trattenuta inevitabile in busta paga.
    Al di là di qualunque capriccio ideologico — di destra o di sinistra — resta una domanda semplice:
    se vogliamo davvero continuare a definirci uno Stato democratico, possiamo accettare che milioni di cittadini vengano di fatto esclusi dal voto?

    Perché quando la partecipazione viene compressa, l’astensione smette di essere solo disinteresse.
    Diventa, per molti, un atto di legittima difesa democratica.

    #Referendum2026 #FuoriSede #DirittoDiVoto #Democrazia
    FUORI SEDE : Figli della Democrazia o figli di nessuno? Da una parte, lo ammetto, non vedo l’ora che si consumi questo supplizio nazionale del 22 e 23 marzo. Una botta e via. Poi torneremo ad occuparci di questioni forse ancora più urgenti: quando le nostre reali terga sono appoggiate su una bomba atomica geopolitica, quando nelle città il costo della vita cresce a doppia cifra e fare un pieno di benzina in alcune tratte italiane sfiora ormai i 2 euro al litro, come se fosse una bottiglia di Dom Pérignon. Non sono qui a lanciare slogan pro Sì o pro No. Ma è evidente che la questione non è più soltanto tecnica o referendaria: è diventata politica. E allora che politica sia. Non servono grandi teorie strategiche. Basta osservare la scena, come nei migliori gialli: quando gli indizi diventano molti, smettono di essere coincidenze. E l’indizio più evidente riguarda una decisione tanto limitante quanto rivelatrice: anche per questo referendum non è previsto il voto per i fuori sede. Nel 2026. In un Paese in cui si stimano oltre 4 milioni di cittadini fuori sede tra studenti universitari, lavoratori e giovani professionisti che vivono lontano dal comune di residenza. In un Paese in cui uno studente che deve rientrare per votare può spendere tra i 120 e i 250 euro per un viaggio di andata e ritorno tra treno, bus o aereo — spesso per poche ore. È qui che la questione diventa inevitabilmente politica. 👉Perché se davvero non si temesse l’esito di una consultazione popolare, perché rendere più difficile l’espressione del voto a una fetta così ampia di elettorato? Da amante dei sistemi di partecipazione e delle consultazioni pubbliche, faccio fatica ad accettare che nel 2026 le regole del gioco possano ancora nascere già sbilanciate. La democrazia non è tale solo quando si vota. Lo è quando tutti hanno realisticamente la possibilità di farlo. Altrimenti la consultazione non diventa più un confronto tra due posizioni. Diventa soltanto una strategia di campo, con un dibattito ridotto a scontro politico permanente. È già successo. Nel 2016, con protagonisti diversi e maggioranze diverse. Ma con lo stesso problema: quando si parla di partecipazione, la sensibilità verso l’elettore sembra sempre latitare. E così, in questo Paese, tutto ciò che riguarda il voto e la partecipazione viene spesso limitato, filtrato o complicato all’origine. Quasi fosse una trattenuta inevitabile in busta paga. Al di là di qualunque capriccio ideologico — di destra o di sinistra — resta una domanda semplice: se vogliamo davvero continuare a definirci uno Stato democratico, possiamo accettare che milioni di cittadini vengano di fatto esclusi dal voto? Perché quando la partecipazione viene compressa, l’astensione smette di essere solo disinteresse. Diventa, per molti, un atto di legittima difesa democratica. #Referendum2026 #FuoriSede #DirittoDiVoto #Democrazia
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  • Mercato dell'abbigliamento outdoor: turismo d'avventura in crescita, tendenze del fitness e innovazione nell'abbigliamento tecnico trainano la crescita

    Il mercato dell'abbigliamento outdoor sta vivendo una crescita costante, trainata dalla crescente partecipazione alle attività all'aria aperta, dall'aumento del turismo d'avventura e dalla crescente preferenza dei consumatori per un abbigliamento funzionale e performante. Dall'escursionismo e dal trekking al campeggio, dal ciclismo agli sport invernali, l'abbigliamento outdoor è diventato essenziale per il comfort, la sicurezza e la protezione dalle intemperie. I consumatori sono sempre più alla ricerca di capi resistenti, traspiranti e leggeri che migliorino la mobilità e offrano al contempo protezione dalle condizioni ambientali più avverse.

    Leggi il rapporto sul mercato dell'abbigliamento outdoor oggi stesso: https://www.skyquestt.com/report/outdoor-apparel-market
    Mercato dell'abbigliamento outdoor: turismo d'avventura in crescita, tendenze del fitness e innovazione nell'abbigliamento tecnico trainano la crescita Il mercato dell'abbigliamento outdoor sta vivendo una crescita costante, trainata dalla crescente partecipazione alle attività all'aria aperta, dall'aumento del turismo d'avventura e dalla crescente preferenza dei consumatori per un abbigliamento funzionale e performante. Dall'escursionismo e dal trekking al campeggio, dal ciclismo agli sport invernali, l'abbigliamento outdoor è diventato essenziale per il comfort, la sicurezza e la protezione dalle intemperie. I consumatori sono sempre più alla ricerca di capi resistenti, traspiranti e leggeri che migliorino la mobilità e offrano al contempo protezione dalle condizioni ambientali più avverse. Leggi il rapporto sul mercato dell'abbigliamento outdoor oggi stesso: https://www.skyquestt.com/report/outdoor-apparel-market
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    Outdoor Apparel Market Size & Strategic Outlook 2033
    Outdoor Apparel Market in 2025 was valued at $17.46 billion, projected to $26.6 billion by 2033 at 5.4% CAGR.
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  • Mercato delle calzature sportive: crescente consapevolezza del fitness, tendenze athleisure e innovazione nelle prestazioni trainano la crescita

    Il mercato delle calzature sportive ha registrato una forte crescita negli ultimi anni, trainato dalla crescente consapevolezza della salute, dalla crescente partecipazione ad attività sportive e di fitness e dalla crescente domanda di calzature comode ma eleganti. Le scarpe sportive si sono evolute oltre l'abbigliamento sportivo per diventare un elemento essenziale della moda quotidiana, supportate dalla rapida adozione delle tendenze athleisure. I consumatori ora cercano calzature che offrano resistenza, ammortizzazione e versatilità sia per l'uso sportivo che casual, alimentando una domanda globale costante.

    Leggi il rapporto sul mercato delle calzature sportive oggi stesso: https://www.skyquestt.com/report/sports-footwear-market
    Mercato delle calzature sportive: crescente consapevolezza del fitness, tendenze athleisure e innovazione nelle prestazioni trainano la crescita Il mercato delle calzature sportive ha registrato una forte crescita negli ultimi anni, trainato dalla crescente consapevolezza della salute, dalla crescente partecipazione ad attività sportive e di fitness e dalla crescente domanda di calzature comode ma eleganti. Le scarpe sportive si sono evolute oltre l'abbigliamento sportivo per diventare un elemento essenziale della moda quotidiana, supportate dalla rapida adozione delle tendenze athleisure. I consumatori ora cercano calzature che offrano resistenza, ammortizzazione e versatilità sia per l'uso sportivo che casual, alimentando una domanda globale costante. Leggi il rapporto sul mercato delle calzature sportive oggi stesso: https://www.skyquestt.com/report/sports-footwear-market
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    Sports Footwear Market Intelligence Study 2033
    Sports Footwear Market valued at $146.95 billion in 2025, poised to reach $215.46 billion by 2033, expanding at 4.9% CAGR.
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  • FESTA

    Ormai non sono più tempi per raccontare favole o lanciare promesse che puntualmente non vengono mantenute.

    A questo ci ha abituati una certa politica degli ultimi vent’anni: parole leggere, responsabilità leggere.
    E so perfettamente, anche per esperienza personale, quanto sia difficile "rialzarsi" ogni volta e "rimettersi in gioco".
    Ma se restano intatte la salute mentale e le motivazioni profonde, allora vale ancora la pena battersi per il proprio territorio.
    Per un’idea di bene che deve restare davvero "comune".

    Ci penso spesso.
    La politica, quella vera, non è nata nei palazzi.
    È nata nelle piazze, nei cortili, nei circoli.
    Nei luoghi in cui le persone si incontrano e discutono del proprio destino.

    Milano in questi anni è cresciuta, si è trasformata, si è proiettata nel mondo.
    Ma in questo slancio qualcosa si è incrinato: la distanza.

    Troppi cittadini spettatori.
    Troppi quartieri che cambiano senza essere ascoltati.
    Troppa gestione tecnica, poca passione civile.
    E allora mi sono chiesto da dove ripartire.

    Fatto tesoro degli errori e anche dei successi che ormai appartengono al passato, ho scelto di ripartire da una parola semplice ma esigente: libertà civica.
    E da una figura che può sembrare retorica, ma non lo è: la Festa.

    La festa non è evasione.
    È incontro.
    È responsabilità condivisa.
    È persone che fino a poche ore prima non si conoscevano e decidono di sedersi allo stesso tavolo, magari su un patio al tramonto, e iniziare a pensare insieme.
    Anche senza la certezza del risultato.
    Anche quando il mondo sembra andare altrove.
    Perché l’immobilismo è morte politica.
    E indietro non si torna.
    Davanti c’è uno spazio vuoto da riempire.

    Non con slogan.
    Con presenza.
    Con partecipazione.
    Con idee che non restino sulla carta ma diventino programma, proposta, impegno.

    È su questo che sto lavorando insieme a chi crede che Milano possa tornare ad essere comunità prima ancora che vetrina.
    Una città più abitabile, più giusta, più ascoltata.
    La politica può tornare ad essere una festa collettiva.
    Seria. Esigente. Concreta.
    Ma pur sempre festa.
    E forse è proprio da qui che possiamo ricominciare.

    Milano è di chi la vive.

    #MilanoDiChiVive
    #MilanoLibera
    #Partecipazione
    #BeneComune
    🎉 FESTA Ormai non sono più tempi per raccontare favole o lanciare promesse che puntualmente non vengono mantenute. A questo ci ha abituati una certa politica degli ultimi vent’anni: parole leggere, responsabilità leggere. E so perfettamente, anche per esperienza personale, quanto sia difficile "rialzarsi" ogni volta e "rimettersi in gioco". Ma se restano intatte la salute mentale e le motivazioni profonde, allora vale ancora la pena battersi per il proprio territorio. Per un’idea di bene che deve restare davvero "comune". Ci penso spesso. La politica, quella vera, non è nata nei palazzi. È nata nelle piazze, nei cortili, nei circoli. Nei luoghi in cui le persone si incontrano e discutono del proprio destino. Milano in questi anni è cresciuta, si è trasformata, si è proiettata nel mondo. Ma in questo slancio qualcosa si è incrinato: la distanza. Troppi cittadini spettatori. Troppi quartieri che cambiano senza essere ascoltati. Troppa gestione tecnica, poca passione civile. E allora mi sono chiesto da dove ripartire. Fatto tesoro degli errori e anche dei successi che ormai appartengono al passato, ho scelto di ripartire da una parola semplice ma esigente: libertà civica. E da una figura che può sembrare retorica, ma non lo è: la Festa. 🎈 La festa non è evasione. È incontro. È responsabilità condivisa. È persone che fino a poche ore prima non si conoscevano e decidono di sedersi allo stesso tavolo, magari su un patio al tramonto, e iniziare a pensare insieme. Anche senza la certezza del risultato. Anche quando il mondo sembra andare altrove. Perché l’immobilismo è morte politica. E indietro non si torna. Davanti c’è uno spazio vuoto da riempire. Non con slogan. Con presenza. Con partecipazione. Con idee che non restino sulla carta ma diventino programma, proposta, impegno. È su questo che sto lavorando insieme a chi crede che Milano possa tornare ad essere comunità prima ancora che vetrina. Una città più abitabile, più giusta, più ascoltata. La politica può tornare ad essere una festa collettiva. Seria. Esigente. Concreta. Ma pur sempre festa. E forse è proprio da qui che possiamo ricominciare. Milano è di chi la vive. #MilanoDiChiVive #MilanoLibera #Partecipazione #BeneComune
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  • MILANO – MOLTO DA DIRE E DA DARE

    Ogni avventura collettiva, come ogni storia, ha bisogno di una sceneggiatura solida alla sua base. Un programma costruito non solo sulle condizioni che vivviamo, ma soprattutto sulle persone che abitano e attraversano ogni giorno un contesto metropolitano complesso come il nostro.

    Al pari delle tante difficoltà e insidie, penso che Milano abbia ancora molto da dire e da dare. Spetta a noi trovare il coraggio e la volontà di superare quella pigrizia mentale che ci porta a pensare che nulla possa cambiare.

    Per questo vi invito a leggere le intenzioni di un nuovo percorso nato poche settimane fa: un programma chiaro, condiviso, avviato da un gruppo di persone che hanno deciso di mettersi in gioco. Un progetto che rimane aperto alle vostre proposte, alle vostre visioni, al vostro contributo. Un vero work in progress che può diventare realtà, se lo vogliamo davvero.
    Se vi stiamo rubando del tempo o sentite che vi stiamo dando fastidio, vi chiediamo scusa. Ma se pensate che questa riflessione possa avere un senso, allora dedicate qualche minuto alla pagina del portale.
    C’è l’inizio di una storia. E questa volta puoi esserne parte anche tu

    Leggi il programma e partecipa al cambiamento:

    https://www.milanolibera.eu/programma/

    #MilanoLibera #Milano2027 #partecipazioneattiva
    MILANO – MOLTO DA DIRE E DA DARE 🏙️✨ Ogni avventura collettiva, come ogni storia, ha bisogno di una sceneggiatura solida alla sua base. Un programma costruito non solo sulle condizioni che vivviamo, ma soprattutto sulle persone che abitano e attraversano ogni giorno un contesto metropolitano complesso come il nostro. Al pari delle tante difficoltà e insidie, penso che Milano abbia ancora molto da dire e da dare. Spetta a noi trovare il coraggio e la volontà di superare quella pigrizia mentale che ci porta a pensare che nulla possa cambiare. Per questo vi invito a leggere le intenzioni di un nuovo percorso nato poche settimane fa: un programma chiaro, condiviso, avviato da un gruppo di persone che hanno deciso di mettersi in gioco. Un progetto che rimane aperto alle vostre proposte, alle vostre visioni, al vostro contributo. Un vero work in progress che può diventare realtà, se lo vogliamo davvero. Se vi stiamo rubando del tempo o sentite che vi stiamo dando fastidio, vi chiediamo scusa. Ma se pensate che questa riflessione possa avere un senso, allora dedicate qualche minuto alla pagina del portale. C’è l’inizio di una storia. E questa volta puoi esserne parte anche tu 🤝 👉 Leggi il programma e partecipa al cambiamento: https://www.milanolibera.eu/programma/ #MilanoLibera #Milano2027 #partecipazioneattiva
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