Laureato nel 2001 al Dams di Bologna ma nato e cresciuto a Milano. Città dove attualmente vivo e lavoro.
Teamplayer e rivendicatore della libertà di espressione fra Politica, Musica e Spettacolo. Sogno una nuova Nouvelle Vague da ricreare a Milano fra una vecchia canzone anni '80 e un goal del... Milan!
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Articolista - Assistente di Redazione saat Il Sud Milano
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Okudu Laurea in D.A.M.S. saat Facolta degli Studi di BolognaClass of 2001
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27/10/1977
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UN’OPPORTUNITÀ ANCORA APERTA
Da oltre vent’anni, in Italia, non scegliamo davvero chi ci rappresenta in Parlamento.
Listini bloccati, pluricandidature, voto congiunto: meccanismi che hanno progressivamente svuotato il diritto costituzionale di voto, trasformando Camera e Senato in assemblee di candidati decisi a monte.
Questa non è una battaglia di parte. È una questione democratica.
Ed esiste oggi uno strumento concreto per intervenire: tre Leggi di Iniziativa Popolare per modificare il Rosatellum e restituire centralità ai cittadini.
Le tre L.I.P. intervengono su punti chiave:
1️⃣ SCELTA DIRETTA DEI CANDIDATI
Stop ai listini bloccati
Stop alle pluricandidature
Votare deve tornare a significare scegliere le persone, non ratificare decisioni prese dalle segreterie.
2️⃣ ABOLIZIONE DI PLURICANDIDATURE E SOGLIE DISTORSIVE
Un candidato = un collegio
Fine delle soglie che alterano la rappresentanza
Il voto deve essere davvero eguale, come prevede la Costituzione.
3️⃣ PREFERENZE, PARITÀ E PARTECIPAZIONE
Due preferenze di genere diverso
Riduzione delle firme per la presentazione delle liste (senza privilegi)
Primarie obbligatorie per la selezione dei candidati
Il fattore tempo è decisivo.
Tra due anni si torna alle urne e – come ricordato anche dalla Commissione di Venezia – le leggi elettorali non si cambiano a ridosso del voto.
FIRMA ORA: BASTANO POCHI MINUTI
Accesso con SPID o Carta d’Identità Elettronica
Firma su: www.votolibeguale.it
Questa istanza è ancora aperta.
Firmare oggi significa incidere sul futuro politico del Paese. Non firmare significa lasciare che tutto resti com’è.
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Fai circolare l’informazione
Coinvolgi chi crede nel valore del voto
Per una Repubblica fondata su un voto libero, personale, eguale e segreto (art. 48 Cost.).
Perché la democrazia non è garantita una volta per tutte: va esercitata.
#VotoLibEguale #LIP #RiformaElettorale #Rosatellum #DemocraziaCostituzionale #DirittoDiVoto #ilmomentoèora🛑 UN’OPPORTUNITÀ ANCORA APERTA 🛑🇮🇹 Da oltre vent’anni, in Italia, non scegliamo davvero chi ci rappresenta in Parlamento. Listini bloccati, pluricandidature, voto congiunto: meccanismi che hanno progressivamente svuotato il diritto costituzionale di voto, trasformando Camera e Senato in assemblee di candidati decisi a monte. 👉 Questa non è una battaglia di parte. È una questione democratica. Ed esiste oggi uno strumento concreto per intervenire: tre Leggi di Iniziativa Popolare per modificare il Rosatellum e restituire centralità ai cittadini. 💡 Le tre L.I.P. intervengono su punti chiave: 1️⃣ SCELTA DIRETTA DEI CANDIDATI ❌ Stop ai listini bloccati ❌ Stop alle pluricandidature Votare deve tornare a significare scegliere le persone, non ratificare decisioni prese dalle segreterie. 2️⃣ ABOLIZIONE DI PLURICANDIDATURE E SOGLIE DISTORSIVE ✅ Un candidato = un collegio ✅ Fine delle soglie che alterano la rappresentanza Il voto deve essere davvero eguale, come prevede la Costituzione. 3️⃣ PREFERENZE, PARITÀ E PARTECIPAZIONE ✅ Due preferenze di genere diverso ✅ Riduzione delle firme per la presentazione delle liste (senza privilegi) ✅ Primarie obbligatorie per la selezione dei candidati ⏳ Il fattore tempo è decisivo. Tra due anni si torna alle urne e – come ricordato anche dalla Commissione di Venezia – le leggi elettorali non si cambiano a ridosso del voto. ✍️ FIRMA ORA: BASTANO POCHI MINUTI 👉 Accesso con SPID o Carta d’Identità Elettronica 👉 Firma su: www.votolibeguale.it Questa istanza è ancora aperta. Firmare oggi significa incidere sul futuro politico del Paese. Non firmare significa lasciare che tutto resti com’è. 🔁 Condividi 📢 Fai circolare l’informazione 🤝 Coinvolgi chi crede nel valore del voto Per una Repubblica fondata su un voto libero, personale, eguale e segreto (art. 48 Cost.). Perché la democrazia non è garantita una volta per tutte: va esercitata. #VotoLibEguale #LIP #RiformaElettorale #Rosatellum #DemocraziaCostituzionale #DirittoDiVoto #ilmomentoèora0 Yorumlar 0 hisse senetleri 482 ViewsPlease log in to like, share and comment! -
“A Milano qualcosa si muove…”
Un momento di confronto aperto alla città.
Segnali di coraggio e motivazione nel dibattito cittadino.
#MilanoLibera“A Milano qualcosa si muove…” Un momento di confronto aperto alla città. Segnali di coraggio e motivazione nel dibattito cittadino. #MilanoLibera0 Yorumlar 0 hisse senetleri 210 Views -
TRENTINI – il caso si complica adesso
È inevitabile, in queste ore, cimentarsi in analisi geopolitiche e alimentare il fuoco della polemica politica all’indomani dell’azione statunitense in Venezuela. È altrettanto facile leggere quanto sta accadendo esclusivamente attraverso una lente ideologica, dividendo il mondo in blocchi contrapposti.
Eppure, se si prova ad andare oltre questa semplificazione e se si crede davvero nei valori umani, emerge un elemento che riguarda direttamente l’Italia e il destino di un nostro connazionale, oggi letteralmente “appeso a un filo”.
Il quadro si è oggettivamente complicato.
L’annunciata “transizione politica” evocata da Donald Trump apre scenari del tutto incerti: non sappiamo quale forma potrà assumere un eventuale nuovo assetto di governo venezuelano, né quali conseguenze immediate possa avere sul piano della sicurezza e delle relazioni internazionali. Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere la situazione ancora più inquietante.
A farne le spese, come spesso accade, sono cittadini, cooperanti, addetti ai lavori e connazionali che non hanno nulla a che vedere con conflitti o interessi strategici. In questo silenzio generale, il caso di Alberto Trentini resta aperto e rischia di essere oscurato da una lettura esclusivamente “macro” degli eventi.
Per chi, come molti di noi, si è già battuto in passato per la libertà di espressione e per il rispetto dei diritti fondamentali — seguendo negli anni il caso di Julian Assange — è impossibile ignorare una vicenda come questa. Anche perché il caso Trentini non è isolato: sono 12 i cittadini italiani detenuti. Tra loro c’è appunto il cooperante veneziano, da oltre un anno nel carcere di El Rodeo I, a Caracas, senza che sia mai stata formalizzata alcuna accusa nei suoi confronti.
L’ultimo aggiornamento risale al 15 dicembre, quando la questione sarebbe stata affrontata direttamente con Washington durante la visita a Roma del procuratore generale Pam Bondi, oltre a essere oggetto di interlocuzioni anche a livello di servizi. Il tema sarebbe emerso, seppur senza conferme ufficiali, anche nei colloqui tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente statunitense Donald Trump, nei giorni immediatamente precedenti all’operazione militare.
L’Italia avrebbe inoltre chiesto esplicitamente che, in caso di un’azione americana finalizzata al rimpatrio dei cittadini USA, venisse incluso anche Alberto Trentini. Una richiesta che spiega l’attenzione costante riservata al suo dossier nelle interlocuzioni con Washington, soprattutto dopo l’arresto, nei giorni scorsi, di quattro cittadini statunitensi ora detenuti proprio a El Rodeo.
Ma tutto questo, oggi, non è sufficiente. Non è fuori luogo temere un inasprimento delle reazioni e delle misure da parte delle autorità venezuelane. In contesti come questi, alcuni detenuti rischiano di diventare consapevolmente “merce di scambio”, strumenti utili a rilanciare richieste e ad avviare negoziazioni lunghe e opache, spesso interrotte o rimesse a tacere da nuovi atti di forza.
L’auspicio è che questi connazionali non diventino vittime sacrificali di un conflitto che non hanno scelto.
Perché la vera solidità di un sistema politico si misura nella cura dei singoli casi, non nella gestione astratta degli interessi. Ignorarli significa accettare che le persone diventino variabili sacrificabili di strategie che guardano solo al profitto e al potere.
#FreeAlbertoTrentini
#DirittiUmaniTRENTINI – il caso si complica adesso ⚖️🌍 È inevitabile, in queste ore, cimentarsi in analisi geopolitiche e alimentare il fuoco della polemica politica all’indomani dell’azione statunitense in Venezuela. È altrettanto facile leggere quanto sta accadendo esclusivamente attraverso una lente ideologica, dividendo il mondo in blocchi contrapposti. Eppure, se si prova ad andare oltre questa semplificazione e se si crede davvero nei valori umani, emerge un elemento che riguarda direttamente l’Italia e il destino di un nostro connazionale, oggi letteralmente “appeso a un filo”. Il quadro si è oggettivamente complicato. L’annunciata “transizione politica” evocata da Donald Trump apre scenari del tutto incerti: non sappiamo quale forma potrà assumere un eventuale nuovo assetto di governo venezuelano, né quali conseguenze immediate possa avere sul piano della sicurezza e delle relazioni internazionali. Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere la situazione ancora più inquietante. A farne le spese, come spesso accade, sono cittadini, cooperanti, addetti ai lavori e connazionali che non hanno nulla a che vedere con conflitti o interessi strategici. In questo silenzio generale, il caso di Alberto Trentini resta aperto e rischia di essere oscurato da una lettura esclusivamente “macro” degli eventi. Per chi, come molti di noi, si è già battuto in passato per la libertà di espressione e per il rispetto dei diritti fondamentali — seguendo negli anni il caso di Julian Assange — è impossibile ignorare una vicenda come questa. Anche perché il caso Trentini non è isolato: sono 12 i cittadini italiani detenuti. Tra loro c’è appunto il cooperante veneziano, da oltre un anno nel carcere di El Rodeo I, a Caracas, senza che sia mai stata formalizzata alcuna accusa nei suoi confronti. L’ultimo aggiornamento risale al 15 dicembre, quando la questione sarebbe stata affrontata direttamente con Washington durante la visita a Roma del procuratore generale Pam Bondi, oltre a essere oggetto di interlocuzioni anche a livello di servizi. Il tema sarebbe emerso, seppur senza conferme ufficiali, anche nei colloqui tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente statunitense Donald Trump, nei giorni immediatamente precedenti all’operazione militare. L’Italia avrebbe inoltre chiesto esplicitamente che, in caso di un’azione americana finalizzata al rimpatrio dei cittadini USA, venisse incluso anche Alberto Trentini. Una richiesta che spiega l’attenzione costante riservata al suo dossier nelle interlocuzioni con Washington, soprattutto dopo l’arresto, nei giorni scorsi, di quattro cittadini statunitensi ora detenuti proprio a El Rodeo. Ma tutto questo, oggi, non è sufficiente. Non è fuori luogo temere un inasprimento delle reazioni e delle misure da parte delle autorità venezuelane. In contesti come questi, alcuni detenuti rischiano di diventare consapevolmente “merce di scambio”, strumenti utili a rilanciare richieste e ad avviare negoziazioni lunghe e opache, spesso interrotte o rimesse a tacere da nuovi atti di forza. L’auspicio è che questi connazionali non diventino vittime sacrificali di un conflitto che non hanno scelto. Perché la vera solidità di un sistema politico si misura nella cura dei singoli casi, non nella gestione astratta degli interessi. Ignorarli significa accettare che le persone diventino variabili sacrificabili di strategie che guardano solo al profitto e al potere. #FreeAlbertoTrentini #DirittiUmani0 Yorumlar 0 hisse senetleri 1K Views1
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Come ogni rito che si ripete, qualcosa finisce e qualcosa ricomincia.
Un passaggio obbligato: una frontiera, una soglia di cui non conosciamo l’esito.
Ogni giorno, ogni cosa, va comunque ricominciata.
Allora: buon inizio.
FRONTIERA
Se i muri di questa stanza potessero parlare,
sai quante storie, quanti destini da cambiare.
Mentre esci da una porta scorrevole
tra nuove stelle, luci e palline colorate,
con una speranza di rivalsa
fra sogno e sostanza,
tra un 25 e un 31,
quando speri che se ne accorga qualcuno
per uscire da una logica
fra qualcuno e nessuno —
e poi scopri che in quel mondo
non hai percorso un centimetro,
nemmeno uno.
Una nuova finestra
su un calendario da strappare,
bottiglie pronte da stappare,
qualche vestito da rispolverare
fra l’euforia di una sera
e la voglia di scappare.
Eppure c’è una soglia all’orizzonte,
un orologio che segna
pochi minuti alla mezzanotte,
che separa ciò che è stato
da quello che sarà —
per noi poveri illusi che ci crediamo ancora,
per chi, stanco,
non si fermerà per paura
in questa vita dove si cerca ancora
una fiamma calda
dentro questa gelida radura.
Poche ore per pensare
a un cambio d’atmosfera,
a pochi chilometri,
quasi metri,
prima della frontiera.
Quella frontiera che vorrei passare
per continuare a sognare,
per ricominciare a sperare
in un raggio di sole
dove alla fine arrivi tu
e poterti abbracciare.
Eppure tutto si allontana,
tutto si annebbia di nuovo,
anche dopo questa dogana
dove un sorriso dura
quanto un sorso di bicchiere,
mentre vorremmo vederci chiaro
e andare oltre
le nostre solite sfere.
Pensi che il domani sia diverso,
che porti un po’ più fortuna
solo per una frontiera
che credi di aver superato,
per un brindisi restituito
o dato.
Ma il domani non è mai scontato,
perché tutto ci viene restituito
fra una parola non detta
e un abbraccio mai scambiato,
in questo mondo
che in fondo non è mai cambiato.
Puoi passare mille frontiere
con lo sguardo guerriero,
ma non c’è riscatto né luce
se non lo vuoi davvero.
È solo un giorno come tanti,
con la gioia in provetta
di chi ci vuole stupidi e contenti,
che siamo pochi
o che lo siamo in tanti —
la scelta è nel dopo sbornia di domattina,
tra la solitudine
o la forza dei giganti.
Scegli tu.
Sceglierò anche io.
Forse sarà una nuova alba di speranza,
forse soltanto la volontà di Dio,
o forse sarà la tua e la mia
quando tutto sembra perso
e ritroveremo la via.
Vai avanti, non ti voltare,
passa questa frontiera:
è l’unica strada che ti rimane.
Ma non ti illudere,
non bluffare:
nulla si sposta
se non hai davvero
quella voglia di cambiare.
Il domani ci aspetta.
È tempo di ricostruire,
è tempo di ridisegnare.
Forse non è tardi
per poterti ritrovare.
#frontiera #buoninizioCome ogni rito che si ripete, qualcosa finisce e qualcosa ricomincia. Un passaggio obbligato: una frontiera, una soglia di cui non conosciamo l’esito. Ogni giorno, ogni cosa, va comunque ricominciata. Allora: buon inizio. FRONTIERA Se i muri di questa stanza potessero parlare, sai quante storie, quanti destini da cambiare. Mentre esci da una porta scorrevole tra nuove stelle, luci e palline colorate, con una speranza di rivalsa fra sogno e sostanza, tra un 25 e un 31, quando speri che se ne accorga qualcuno per uscire da una logica fra qualcuno e nessuno — e poi scopri che in quel mondo non hai percorso un centimetro, nemmeno uno. Una nuova finestra su un calendario da strappare, bottiglie pronte da stappare, qualche vestito da rispolverare fra l’euforia di una sera e la voglia di scappare. Eppure c’è una soglia all’orizzonte, un orologio che segna pochi minuti alla mezzanotte, che separa ciò che è stato da quello che sarà — per noi poveri illusi che ci crediamo ancora, per chi, stanco, non si fermerà per paura in questa vita dove si cerca ancora una fiamma calda dentro questa gelida radura. Poche ore per pensare a un cambio d’atmosfera, a pochi chilometri, quasi metri, prima della frontiera. Quella frontiera che vorrei passare per continuare a sognare, per ricominciare a sperare in un raggio di sole dove alla fine arrivi tu e poterti abbracciare. Eppure tutto si allontana, tutto si annebbia di nuovo, anche dopo questa dogana dove un sorriso dura quanto un sorso di bicchiere, mentre vorremmo vederci chiaro e andare oltre le nostre solite sfere. Pensi che il domani sia diverso, che porti un po’ più fortuna solo per una frontiera che credi di aver superato, per un brindisi restituito o dato. Ma il domani non è mai scontato, perché tutto ci viene restituito fra una parola non detta e un abbraccio mai scambiato, in questo mondo che in fondo non è mai cambiato. Puoi passare mille frontiere con lo sguardo guerriero, ma non c’è riscatto né luce se non lo vuoi davvero. È solo un giorno come tanti, con la gioia in provetta di chi ci vuole stupidi e contenti, che siamo pochi o che lo siamo in tanti — la scelta è nel dopo sbornia di domattina, tra la solitudine o la forza dei giganti. Scegli tu. Sceglierò anche io. Forse sarà una nuova alba di speranza, forse soltanto la volontà di Dio, o forse sarà la tua e la mia quando tutto sembra perso e ritroveremo la via. Vai avanti, non ti voltare, passa questa frontiera: è l’unica strada che ti rimane. Ma non ti illudere, non bluffare: nulla si sposta se non hai davvero quella voglia di cambiare. Il domani ci aspetta. È tempo di ricostruire, è tempo di ridisegnare. Forse non è tardi per poterti ritrovare. #frontiera #buoninizio0 Yorumlar 0 hisse senetleri 2K Views -
MANI LEGATE
Ci sono materie — soprattutto quelle giuridiche — che per loro natura risultano ostiche alla maggioranza delle persone. Tecniche, noiose, apparentemente lontane dalla vita quotidiana.
Ed è proprio lì che il gioco riesce meglio.
Perché mentre siamo immersi tra abbuffate, sonnolenza post-festiva e distrazioni mediatiche, va in scena il più vecchio dei trucchi: far passare le peggiori porcate sotto il naso, quando l’attenzione collettiva è ai minimi storici. Quando ce ne accorgiamo è tardi. Siamo ancora ubriachi di festeggiamenti.
E credetemi: la riforma della Giustizia che ci faranno “consultare” nel 2026 è roba leggera rispetto allo scempio approvato il 26 dicembre in Senato.
93 sì, 51 no, 5 astenuti.
È legge dello Stato.
Parliamo della riforma della Corte dei Conti.
Uno degli ultimi baluardi di tutela dell’interesse pubblico rimasti.
Oggi? Penalizzata, limitata, svuotata, ridotta a un organo di controllo blando, centralizzato e politicamente innocuo.
Con cinque mosse chirurgiche si è riusciti a legare le mani alle amministrazioni locali — che già navigano con strumenti ridotti — e, di riflesso, a noi cittadini, che vediamo drasticamente ridotte le possibilità di controllo e di azione.
Le cinque mosse:
Danno erariale ridotto al 30%
Lo “scudo” Covid del 2020 diventa permanente. I risarcimenti vengono limitati al 30% del danno, salvo dolo o colpa grave.
Tradotto: meno responsabilità personale, meno deterrenza contro sprechi e mala gestione.
Silenzio-assenso sui pareri preventivi
Se la Corte non risponde entro un mese su bilanci e atti, il silenzio vale come via libera.
Velocità? Forse.
Controlli seri? Sempre meno.
Controlli preventivi sugli appalti PNRR sopra il milione
Se la Corte approva prima, nessuna responsabilità dopo.
Un regalo enorme, che sottrae risorse ai controlli successivi sugli enti locali.
Riorganizzazione della Corte
Accorpamento delle sezioni regionali, separazione dei ruoli, poteri rafforzati al Procuratore generale.
Efficienza sulla carta, desertificazione territoriale nella realtà. Le amministrazioni locali restano senza un presidio vicino.
Delega al Governo sui decreti attuativi
12 mesi di mano libera per “riordino, digitalizzazione e razionalizzazione”.
Parole eleganti per dire: ulteriore indebolimento dei controlli, a colpi di decreti.
Nel frattempo, mentre commentavamo l’ennesima operazione di polizia contro esponenti palestinesi in Italia, questa nuova “schiforma” passava liscia.
Le conseguenze non saranno immediate.
Saranno profonde, strutturali, e a medio-lungo termine.
Milano inclusa.
Perché secondo voi?
Perché una Corte dei Conti indebolita significa:
– meno controlli sulla spesa pubblica
– più inerzia sugli atti irregolari
– meno risarcimenti
– più squilibri di bilancio post-PNRR
E alla fine il conto arriva sempre lì:
tasse locali più alte
tagli a scuole, welfare, servizi essenziali
opere pubbliche fatte male e mai verificate
Semplice.
Forse non immediato.
Ma il disegno è fin troppo chiaro.
Una grande riforma della Giustizia da votare “democraticamente” in primavera.
E questo colpo basso a fine 2025.
Risultato? Mani legate definitivamente.
Ecco perché serve prendere coscienza della necessità di costruire un’alternativa credibile, capace di stare dentro le istituzioni, non solo fuori.
Ci sono battaglie che non si vincono solo in piazza.
La mobilitazione scuote coscienze — quando va bene — ma il potere si combatte nelle stanze del potere.
Con competenza, presenza e strategia.
Il resto è testimonianza.
Qui serve confronto politico vero.
#CorteDeiConti #Schiforma #ManiLegate #ControlloPubblico #PoliticaIstituzionale✋ MANI LEGATE 🔒 Ci sono materie — soprattutto quelle giuridiche — che per loro natura risultano ostiche alla maggioranza delle persone. Tecniche, noiose, apparentemente lontane dalla vita quotidiana. Ed è proprio lì che il gioco riesce meglio. 🎩 Perché mentre siamo immersi tra abbuffate, sonnolenza post-festiva e distrazioni mediatiche, va in scena il più vecchio dei trucchi: far passare le peggiori porcate sotto il naso, quando l’attenzione collettiva è ai minimi storici. Quando ce ne accorgiamo è tardi. Siamo ancora ubriachi di festeggiamenti. E credetemi: la riforma della Giustizia che ci faranno “consultare” nel 2026 è roba leggera rispetto allo scempio approvato il 26 dicembre in Senato. 93 sì, 51 no, 5 astenuti. È legge dello Stato. 👉Parliamo della riforma della Corte dei Conti. Uno degli ultimi baluardi di tutela dell’interesse pubblico rimasti. Oggi? Penalizzata, limitata, svuotata, ridotta a un organo di controllo blando, centralizzato e politicamente innocuo. Con cinque mosse chirurgiche si è riusciti a legare le mani alle amministrazioni locali — che già navigano con strumenti ridotti — e, di riflesso, a noi cittadini, che vediamo drasticamente ridotte le possibilità di controllo e di azione. Le cinque mosse: 🔹 Danno erariale ridotto al 30% Lo “scudo” Covid del 2020 diventa permanente. I risarcimenti vengono limitati al 30% del danno, salvo dolo o colpa grave. Tradotto: meno responsabilità personale, meno deterrenza contro sprechi e mala gestione. 🔹 Silenzio-assenso sui pareri preventivi Se la Corte non risponde entro un mese su bilanci e atti, il silenzio vale come via libera. Velocità? Forse. Controlli seri? Sempre meno. 🔹 Controlli preventivi sugli appalti PNRR sopra il milione Se la Corte approva prima, nessuna responsabilità dopo. Un regalo enorme, che sottrae risorse ai controlli successivi sugli enti locali. 🔹 Riorganizzazione della Corte Accorpamento delle sezioni regionali, separazione dei ruoli, poteri rafforzati al Procuratore generale. Efficienza sulla carta, desertificazione territoriale nella realtà. Le amministrazioni locali restano senza un presidio vicino. 🔹 Delega al Governo sui decreti attuativi 12 mesi di mano libera per “riordino, digitalizzazione e razionalizzazione”. Parole eleganti per dire: ulteriore indebolimento dei controlli, a colpi di decreti. Nel frattempo, mentre commentavamo l’ennesima operazione di polizia contro esponenti palestinesi in Italia, questa nuova “schiforma” passava liscia. Le conseguenze non saranno immediate. Saranno profonde, strutturali, e a medio-lungo termine. Milano inclusa. 🏙️ Perché secondo voi? Perché una Corte dei Conti indebolita significa: – meno controlli sulla spesa pubblica – più inerzia sugli atti irregolari – meno risarcimenti – più squilibri di bilancio post-PNRR E alla fine il conto arriva sempre lì: 💸 tasse locali più alte ✂️ tagli a scuole, welfare, servizi essenziali 🏗️ opere pubbliche fatte male e mai verificate Semplice. Forse non immediato. Ma il disegno è fin troppo chiaro. Una grande riforma della Giustizia da votare “democraticamente” in primavera. E questo colpo basso a fine 2025. Risultato? Mani legate definitivamente. 🔗 Ecco perché serve prendere coscienza della necessità di costruire un’alternativa credibile, capace di stare dentro le istituzioni, non solo fuori. Ci sono battaglie che non si vincono solo in piazza. La mobilitazione scuote coscienze — quando va bene — ma il potere si combatte nelle stanze del potere. Con competenza, presenza e strategia. Il resto è testimonianza. Qui serve confronto politico vero. ⚖️ #CorteDeiConti #Schiforma #ManiLegate #ControlloPubblico #PoliticaIstituzionale0 Yorumlar 0 hisse senetleri 4K Views1
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MILANO 2025 – Fra bollettino di guerra e m2 di sofferenza
Quando si avvicina la fine dell’anno arriva anche il momento dei bilanci.
E per la nostra città i conti sono, ancora una volta, in passivo.
Non è un caso se sempre più testate giornalistiche snocciolano percentuali, grafici e numeri che raccontano una Milano che non è più la “locomotiva d’Italia”, ma assomiglia sempre di più a un girone urbano dei dannati. Il dato più inquietante, però, non è nei report: è nella nostra assuefazione collettiva.
Stiamo accettando tutto questo con una calma sospetta. Forse perché siamo – giustamente – presi dal dimostrare empatia e solidarietà verso conflitti e sofferenze che si consumano a migliaia di chilometri da qui. È umano, è giusto, è necessario.
Ma permettetemi una riflessione, rapportata alle nostre vite e alle nostre dimensioni quotidiane.
È come vivere in un condominio che cade a pezzi e scegliere di ignorarlo perché siamo emotivamente assorbiti dai problemi di un altro palazzo, lontano chilometri dal nostro. La solidarietà non è in discussione. La rimozione del reale, sì.
Con un nuovo anno alle porte e le prossime amministrative che si avvicinano, forse è arrivato il momento di rivolgere a Milano attenzioni maggiori, senza sensi di colpa ma con responsabilità. Se siamo in grado di occuparci del mondo intero, dobbiamo essere capaci di guardare anche alle gravi carenze di casa nostra.
Vogliamo dare un’occhiata insieme al bollettino di guerra del 2025?
Eccolo.
A Milano si guadagna più che nel resto d’Italia.
Ma lavorare, oggi, non è più sufficiente per vivere bene.
Secondo lo studio della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano (CGIL), un lavoratore su tre percepisce un reddito incompatibile con il costo della vita cittadina. Non stiamo parlando di marginalità estrema, ma di una fascia sempre più ampia di persone intrappolate in una normalità impoverita, dove il lavoro garantisce la sopravvivenza ma non la dignità.
Il nodo è strutturale: casa e sanità assorbono oltre il 50% del salario.
Solo l’abitazione pesa tra il 30 e il 40%, mentre la spesa sanitaria supera il 20%. Il resto dello stipendio evapora tra inflazione, trasporti e spese obbligate. Il risultato è una città che costringe i suoi lavoratori ad adottare comportamenti difensivi, a partire dall’espulsione verso l’hinterland.
Milano diventa così una città che si lavora ma non si abita.
E chi non può permettersi di viverla viene progressivamente escluso anche dal punto di vista sociale e culturale: tempo libero, relazioni, partecipazione, accesso alla vita urbana. Tutto ciò che non coincide con l’orario di lavoro viene sacrificato.
Questa dinamica colpisce in modo violento il lavoro pubblico. In appena due anni, i dipendenti pubblici in città sono diminuiti di circa il 14%. Scuola, sanità, amministrazioni locali: Milano non è più attrattiva nemmeno per chi garantisce i servizi essenziali. Una fuga silenziosa che compromette la qualità stessa della vita urbana.
Nel frattempo i salari nominali crescono, ma meno dell’inflazione, che a Milano ha superato l’11% nel periodo 2022–2024. Tradotto: si lavora di più, si guadagna “sulla carta”, ma si perde potere d’acquisto reale.
La crescita c’è, ma non viene redistribuita. E una crescita senza equità non è sviluppo: è estrazione sociale.
Milano continua a produrre ricchezza, ma non benessere.
E una città che consuma le persone che la tengono in piedi è una città che sta ipotecando il proprio futuro.
Queste ragioni dovrebbero essere più che sufficienti per risvegliarci dal torpore e dall’accettazione passiva di una degenerazione che, fino ad oggi, abbiamo avuto il coraggio di denunciare solo parlando di malapolitica.
Esistono gruppi politici di potere? Vero.
Le lobby sono forze reali che comandano Milano? Vero anche questo.
Ma la domanda più scomoda resta un’altra: noi dove eravamo quando era il momento di contrastare tutto questo da dentro?
Troppo spesso abbiamo preferito allontanare il pensiero, rifugiandoci in mobilitazioni che, per quanto giuste, lavano la coscienza ma non attivano la responsabilità. Cortei, riflessioni, prese di posizione sacrosante — ma raramente radicate fino in fondo nel nostro territorio.
Milano oggi merita di essere liberata.
Non solo dagli episodi di malagestione, ma da quello che è diventato il nostro male moderno: la pigrizia mentale, la rinuncia a immaginare un’alternativa, la mancanza di motivazioni a giocarsi davvero la partita.
Se non lo facciamo ora, tra un anno, a pochi giorni da un nuovo Capodanno, rileggeremo le stesse statistiche impietose. La stessa insoddisfazione generale. La stessa insicurezza.
E una fila ancora più lunga ad attendere un pacco di sostegno e di dignità davanti al Pane Quotidiano.
Vogliamo davvero questo?
Se la risposta è no, allora è il tempo di mettersi a lavorare seriamente per curare Milano e liberarla.
Perché solo ripartendo dal nostro territorio avremo la serenità e la forza per aiutare anche il resto del mondo.
Il primo passo si fa sempre da qui.
Dal nostro metro quadrato di sofferenza.
#MilanoLibera #Milano2025 #CostoDellaVita
#LavoroEDignità #CasaÈUnDiritto #CittàPerChiLavora🚨 MILANO 2025 – Fra bollettino di guerra e m2 di sofferenza ⚠️🏙️ Quando si avvicina la fine dell’anno arriva anche il momento dei bilanci. E per la nostra città i conti sono, ancora una volta, in passivo. 📉 Non è un caso se sempre più testate giornalistiche snocciolano percentuali, grafici e numeri che raccontano una Milano che non è più la “locomotiva d’Italia”, ma assomiglia sempre di più a un girone urbano dei dannati. Il dato più inquietante, però, non è nei report: è nella nostra assuefazione collettiva. Stiamo accettando tutto questo con una calma sospetta. Forse perché siamo – giustamente – presi dal dimostrare empatia e solidarietà verso conflitti e sofferenze che si consumano a migliaia di chilometri da qui. È umano, è giusto, è necessario. ❤️🩹 Ma permettetemi una riflessione, rapportata alle nostre vite e alle nostre dimensioni quotidiane. È come vivere in un condominio che cade a pezzi e scegliere di ignorarlo perché siamo emotivamente assorbiti dai problemi di un altro palazzo, lontano chilometri dal nostro. La solidarietà non è in discussione. La rimozione del reale, sì. Con un nuovo anno alle porte e le prossime amministrative che si avvicinano, forse è arrivato il momento di rivolgere a Milano attenzioni maggiori, senza sensi di colpa ma con responsabilità. Se siamo in grado di occuparci del mondo intero, dobbiamo essere capaci di guardare anche alle gravi carenze di casa nostra. Vogliamo dare un’occhiata insieme al bollettino di guerra del 2025? Eccolo. 🧾🔥 A Milano si guadagna più che nel resto d’Italia. Ma lavorare, oggi, non è più sufficiente per vivere bene. Secondo lo studio della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano (CGIL), un lavoratore su tre percepisce un reddito incompatibile con il costo della vita cittadina. Non stiamo parlando di marginalità estrema, ma di una fascia sempre più ampia di persone intrappolate in una normalità impoverita, dove il lavoro garantisce la sopravvivenza ma non la dignità. Il nodo è strutturale: casa e sanità assorbono oltre il 50% del salario. Solo l’abitazione pesa tra il 30 e il 40%, mentre la spesa sanitaria supera il 20%. Il resto dello stipendio evapora tra inflazione, trasporti e spese obbligate. Il risultato è una città che costringe i suoi lavoratori ad adottare comportamenti difensivi, a partire dall’espulsione verso l’hinterland. Milano diventa così una città che si lavora ma non si abita. E chi non può permettersi di viverla viene progressivamente escluso anche dal punto di vista sociale e culturale: tempo libero, relazioni, partecipazione, accesso alla vita urbana. Tutto ciò che non coincide con l’orario di lavoro viene sacrificato. Questa dinamica colpisce in modo violento il lavoro pubblico. In appena due anni, i dipendenti pubblici in città sono diminuiti di circa il 14%. Scuola, sanità, amministrazioni locali: Milano non è più attrattiva nemmeno per chi garantisce i servizi essenziali. Una fuga silenziosa che compromette la qualità stessa della vita urbana. Nel frattempo i salari nominali crescono, ma meno dell’inflazione, che a Milano ha superato l’11% nel periodo 2022–2024. Tradotto: si lavora di più, si guadagna “sulla carta”, ma si perde potere d’acquisto reale. La crescita c’è, ma non viene redistribuita. E una crescita senza equità non è sviluppo: è estrazione sociale. Milano continua a produrre ricchezza, ma non benessere. E una città che consuma le persone che la tengono in piedi è una città che sta ipotecando il proprio futuro. Queste ragioni dovrebbero essere più che sufficienti per risvegliarci dal torpore e dall’accettazione passiva di una degenerazione che, fino ad oggi, abbiamo avuto il coraggio di denunciare solo parlando di malapolitica. Esistono gruppi politici di potere? Vero. Le lobby sono forze reali che comandano Milano? Vero anche questo. Ma la domanda più scomoda resta un’altra: noi dove eravamo quando era il momento di contrastare tutto questo da dentro? Troppo spesso abbiamo preferito allontanare il pensiero, rifugiandoci in mobilitazioni che, per quanto giuste, lavano la coscienza ma non attivano la responsabilità. Cortei, riflessioni, prese di posizione sacrosante — ma raramente radicate fino in fondo nel nostro territorio. 🪧 👉Milano oggi merita di essere liberata. Non solo dagli episodi di malagestione, ma da quello che è diventato il nostro male moderno: la pigrizia mentale, la rinuncia a immaginare un’alternativa, la mancanza di motivazioni a giocarsi davvero la partita. Se non lo facciamo ora, tra un anno, a pochi giorni da un nuovo Capodanno, rileggeremo le stesse statistiche impietose. La stessa insoddisfazione generale. La stessa insicurezza. E una fila ancora più lunga ad attendere un pacco di sostegno e di dignità davanti al Pane Quotidiano. 🍞 Vogliamo davvero questo? Se la risposta è no, allora è il tempo di mettersi a lavorare seriamente per curare Milano e liberarla. Perché solo ripartendo dal nostro territorio avremo la serenità e la forza per aiutare anche il resto del mondo. Il primo passo si fa sempre da qui. Dal nostro metro quadrato di sofferenza. 📐🔥 #MilanoLibera #Milano2025 #CostoDellaVita #LavoroEDignità #CasaÈUnDiritto #CittàPerChiLavora0 Yorumlar 0 hisse senetleri 7K Views1
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Ripartire dall’essenziale.
Dalle piccole cose.
Per sognare in grande,
senza perdere ciò che conta.
Intanto c’è ancora bisogno
di pace interiore....
Che il Natale sia il punto di inizio.
Buone Feste
A presto !
Simone
#Natale2025
#Christmas2025Ripartire dall’essenziale. Dalle piccole cose. Per sognare in grande, senza perdere ciò che conta. Intanto c’è ancora bisogno di pace interiore.... Che il Natale sia il punto di inizio. Buone Feste ✨ A presto ! Simone #Natale2025 #Christmas20250 Yorumlar 0 hisse senetleri 351 Views -
VOTO LIBEGUALE –
Il problema non è solo CHI votare, ma COME
Da troppo tempo il dibattito politico si ferma ai nomi.
Ma la vera domanda è un’altra: con quale sistema scegliamo chi ci rappresenta?
Questo Paese ha bisogno di una riforma seria, strutturale e definitiva.
Non solo della Giustizia, ma soprattutto di un sistema elettorale che oggi non consente agli elettori di scegliere davvero le persone più adeguate.
Tra meno di 18 mesi voteremo per Camera e Senato.
E mentre il tempo scorre, la nuova legge elettorale viene scritta fuori dal Parlamento, nelle stanze di pochi.
Vogliamo davvero tornare a meccanismi opachi che permettono a qualche decina di persone di decidere chi entra in Parlamento, nominando di fatto deputati e senatori e concentrando il potere legislativo ed esecutivo?
La democrazia non può essere un automatismo. Va esercitata.
Per questo ti invitiamo a informarti e firmare subito tre leggi di iniziativa popolare per una legge elettorale che, dopo 20 anni, restituisca agli elettori il diritto di scegliere:
parlamentari scelti dai cittadini
niente voto congiunto
niente pluricandidature
niente soglie distorsive
voto di preferenza
primarie obbligatorie
È il momento di passare dalla riflessione all’azione.
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FIRMA ADESSO
Bastano CIE o SPID
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Fallo subito.
Perché il voto è davvero libero solo quando scegli tu.
#VotoLibeguale #Democrazia #Partecipazione #RiformaElettoraleVOTO LIBEGUALE – Il problema non è solo CHI votare, ma COME 🗳️ Da troppo tempo il dibattito politico si ferma ai nomi. Ma la vera domanda è un’altra: con quale sistema scegliamo chi ci rappresenta? Questo Paese ha bisogno di una riforma seria, strutturale e definitiva. Non solo della Giustizia, ma soprattutto di un sistema elettorale che oggi non consente agli elettori di scegliere davvero le persone più adeguate. Tra meno di 18 mesi voteremo per Camera e Senato. E mentre il tempo scorre, la nuova legge elettorale viene scritta fuori dal Parlamento, nelle stanze di pochi. Vogliamo davvero tornare a meccanismi opachi che permettono a qualche decina di persone di decidere chi entra in Parlamento, nominando di fatto deputati e senatori e concentrando il potere legislativo ed esecutivo? 👉 La democrazia non può essere un automatismo. Va esercitata. Per questo ti invitiamo a informarti e firmare subito tre leggi di iniziativa popolare per una legge elettorale che, dopo 20 anni, restituisca agli elettori il diritto di scegliere: parlamentari scelti dai cittadini niente voto congiunto niente pluricandidature niente soglie distorsive voto di preferenza primarie obbligatorie È il momento di passare dalla riflessione all’azione. ✍️ --- FIRMA ADESSO Bastano CIE o SPID 1️⃣ Vai qui e usa i pulsanti blu del sito: ✍️ https://votolibeguale.it 2️⃣ Clicca su Accedi e scegli CIE o SPID 3️⃣ Usa SPID o l’app CieID 4️⃣ Conferma la firma ✅ ⏳ Fallo subito. 🇮🇹 Perché il voto è davvero libero solo quando scegli tu. #VotoLibeguale #Democrazia #Partecipazione #RiformaElettorale0 Yorumlar 0 hisse senetleri 3K Views -
ALTERNATIVA (Politica)
Potrei passare ore a scrivere dei mille mali di #Milano. Farne l’ennesima lista della spesa. Ma a cosa serve, davvero?
Elencare ciò che non funziona non sposta nulla, non muove coscienze, non cambia i rapporti di forza. È come ripetere che il governo fa schifo o indignarsi per l’ennesimo capo di Stato sanguinario: vero, sacrosanto, ma sterile se resta solo sfogo.
L’ho già detto e lo ribadisco: Milano non è immune dal dolore, dalla frustrazione, dall’insoddisfazione. Ma questo non è il tempo dei pianti greci. È il tempo del fare. O, se vogliamo dirla fino in fondo, del ritrovare il coraggio.
C’è una convinzione tossica che circola da troppo tempo: che non sia più possibile costruire un’alternativa duratura e credibile. È un errore grave. Finché siamo vivi abbiamo il dovere politico e morale di migliorarci e di cambiare la realtà quando non funziona. Sempre.
Ci sono almeno tre mali che dobbiamo avere il coraggio di estirpare.
Primo.
I milanesi – come molti italiani – non hanno più voglia, o forza, o motivazioni per costruire un progetto nuovo che si prenda davvero cura della città. E allora succede questo: un percorso silenzioso di colonizzazione, l’egemonia di pochi, sempre gli stessi. Non perché siano invincibili, ma perché non li contrastiamo più dove dovremmo.
Ci piace criticare da fuori, dai social, dai cortei. È legittimo. Ma non basta.
Secondo.
Si pensa che una lista civica, un simbolo nuovo, poco conosciuto, sia sinonimo di inefficienza, inesperienza, inutilità. Davvero?
E votando da decenni gli stessi nomi e gli stessi simboli… cosa sarebbe cambiato? Vogliamo ridurre la politica a una questione da stadio? Tifo per la squadra più forte, altrimenti non vale?
È troppo facile. Troppo comodo. Troppo coerente con una città che vive di apparenze e di grandi firme – anche in politica – che difenderanno sempre prima la propria azienda e solo dopo, forse, la città. Pensateci bene.
Terzo.
Il ritornello più pigro di tutti: “tanto rubano tutti”, “sono tutti uguali”. Stessa musica, stesso alibi.
Sì, il passato recente ci ha vaccinati male, a colpi di delusioni. Ma esistono ancora uomini e donne capaci di imparare dagli errori, di uscirne più solidi. Esistono ancora valori che spingono qualcuno a impegnarsi per pura passione civile.
E non c’è nulla di più gratificante che vedere un tuo concittadino sorriderti perché, anche solo un po’, gli hai migliorato la vita. Vale più di un bonifico, più di un selfie, più di qualsiasi applauso.
Servono scelte di coraggio.
Segnatevelo tra i buoni propositi per il 2026. Se siamo davvero dialoganti, dovremmo esserlo anche verso una sfida nuova. Si può perdere o si può vincere. Nessuna scorciatoia, nessuna zona grigia.
Ma la cosa essenziale è rimettersi in gioco. Mettersi in discussione. Sempre.
È questo, oggi, l’atto politico più radicale.
#Alternativa #Milano #Coraggio #PoliticaSeria #MilanoLibera #SpiritoCritico #FareNonLamentarsi #Responsabilità #FuturoALTERNATIVA (Politica) ✊🧭 Potrei passare ore a scrivere dei mille mali di #Milano. Farne l’ennesima lista della spesa. Ma a cosa serve, davvero? Elencare ciò che non funziona non sposta nulla, non muove coscienze, non cambia i rapporti di forza. È come ripetere che il governo fa schifo o indignarsi per l’ennesimo capo di Stato sanguinario: vero, sacrosanto, ma sterile se resta solo sfogo. L’ho già detto e lo ribadisco: Milano non è immune dal dolore, dalla frustrazione, dall’insoddisfazione. Ma questo non è il tempo dei pianti greci. È il tempo del fare. O, se vogliamo dirla fino in fondo, del ritrovare il coraggio. 💥 C’è una convinzione tossica che circola da troppo tempo: che non sia più possibile costruire un’alternativa duratura e credibile. È un errore grave. Finché siamo vivi abbiamo il dovere politico e morale di migliorarci e di cambiare la realtà quando non funziona. Sempre. Ci sono almeno tre mali che dobbiamo avere il coraggio di estirpare. Primo. I milanesi – come molti italiani – non hanno più voglia, o forza, o motivazioni per costruire un progetto nuovo che si prenda davvero cura della città. E allora succede questo: un percorso silenzioso di colonizzazione, l’egemonia di pochi, sempre gli stessi. Non perché siano invincibili, ma perché non li contrastiamo più dove dovremmo. Ci piace criticare da fuori, dai social, dai cortei. È legittimo. Ma non basta. Secondo. Si pensa che una lista civica, un simbolo nuovo, poco conosciuto, sia sinonimo di inefficienza, inesperienza, inutilità. Davvero? E votando da decenni gli stessi nomi e gli stessi simboli… cosa sarebbe cambiato? Vogliamo ridurre la politica a una questione da stadio? Tifo per la squadra più forte, altrimenti non vale? È troppo facile. Troppo comodo. Troppo coerente con una città che vive di apparenze e di grandi firme – anche in politica – che difenderanno sempre prima la propria azienda e solo dopo, forse, la città. Pensateci bene. Terzo. Il ritornello più pigro di tutti: “tanto rubano tutti”, “sono tutti uguali”. Stessa musica, stesso alibi. Sì, il passato recente ci ha vaccinati male, a colpi di delusioni. Ma esistono ancora uomini e donne capaci di imparare dagli errori, di uscirne più solidi. Esistono ancora valori che spingono qualcuno a impegnarsi per pura passione civile. E non c’è nulla di più gratificante che vedere un tuo concittadino sorriderti perché, anche solo un po’, gli hai migliorato la vita. Vale più di un bonifico, più di un selfie, più di qualsiasi applauso. 🙂 Servono scelte di coraggio. Segnatevelo tra i buoni propositi per il 2026. Se siamo davvero dialoganti, dovremmo esserlo anche verso una sfida nuova. Si può perdere o si può vincere. Nessuna scorciatoia, nessuna zona grigia. Ma la cosa essenziale è rimettersi in gioco. Mettersi in discussione. Sempre. È questo, oggi, l’atto politico più radicale. #Alternativa #Milano #Coraggio #PoliticaSeria #MilanoLibera #SpiritoCritico #FareNonLamentarsi #Responsabilità #Futuro0 Yorumlar 0 hisse senetleri 4K Views -
CHI TACE (o si gira dall'altra parte) È COMPLICE
Assemblea pubblica a Milano per la Pace contro il Sistema Guerra, la Propaganda e la Censura
Viviamo un momento storico in cui il rumore della propaganda sembra voler coprire ogni voce libera.
Post completo + Comunicato Stampa di Angelo D'Orsi:
https://www.facebook.com/share/p/17WUK6ECUc/
#LibertàDiEspressione #StopCensura #PaceNonGuerra #DirittiCivili #MilanoPerLaPace #CoordinamentoPaceMilano #NoPropaganda #Mobilitazione9Dicembre✊🔔 CHI TACE (o si gira dall'altra parte) È COMPLICE Assemblea pubblica a Milano per la Pace contro il Sistema Guerra, la Propaganda e la Censura 🕊️🛑 Viviamo un momento storico in cui il rumore della propaganda sembra voler coprire ogni voce libera. 🌫️ Post completo + Comunicato Stampa di Angelo D'Orsi: https://www.facebook.com/share/p/17WUK6ECUc/ #LibertàDiEspressione #StopCensura #PaceNonGuerra #DirittiCivili #MilanoPerLaPace #CoordinamentoPaceMilano #NoPropaganda #Mobilitazione9Dicembre0 Yorumlar 0 hisse senetleri 3K Views
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