Laureato nel 2001 al Dams di Bologna ma nato e cresciuto a Milano. Città dove attualmente vivo e lavoro.
Teamplayer e rivendicatore della libertà di espressione fra Politica, Musica e Spettacolo. Sogno una nuova Nouvelle Vague da ricreare a Milano fra una vecchia canzone anni '80 e un goal del... Milan!
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  • Teatro Bruno Munari, Milano • 25 maggio 2025 ore 18.30
    Seconda Conferenza pubblica di presentazione della Lista Civica “MILANO LIBERA”

    Ieri sera al Teatro Munari abbiamo fatto un primo passo.
    Con emozione, con tensione, ma soprattutto con tante persone che hanno scelto di esserci.
    Non è stata solo una presentazione pubblica.
    È stato un incontro tra storie, esperienze, età e sensibilità diverse che hanno deciso di sedersi dalla stessa parte: quella del “NOI".
    Perché non esiste una distanza tra chi parla e chi ascolta.

    Esiste soltanto un collettivo che prova a costruire qualcosa insieme, senza formule perfette e senza verità confezionate e che un giorno ci auguriamo diventi presto "comunità".

    Ci sono ancora molte idee da sviluppare, tanto lavoro da fare e tante voci da accogliere.
    Ma forse la cosa più bella di ieri è stata vedere nascere un’armonia inattesa, come una band che ricomincia a suonare dopo tanto tempo.
    E già questo, oggi, sembra una piccola vittoria.
    Non so dove ci porterà questo percorso.
    So però che ieri, in quella sala, si è accesa una possibilità.
    E vale la pena crederci.

    #MilanoLibera #Milano #TeatroMunari
    Teatro Bruno Munari, Milano • 25 maggio 2025 ore 18.30 Seconda Conferenza pubblica di presentazione della Lista Civica “MILANO LIBERA” ✨ Ieri sera al Teatro Munari abbiamo fatto un primo passo. Con emozione, con tensione, ma soprattutto con tante persone che hanno scelto di esserci. Non è stata solo una presentazione pubblica. È stato un incontro tra storie, esperienze, età e sensibilità diverse che hanno deciso di sedersi dalla stessa parte: quella del “NOI". Perché non esiste una distanza tra chi parla e chi ascolta. Esiste soltanto un collettivo che prova a costruire qualcosa insieme, senza formule perfette e senza verità confezionate e che un giorno ci auguriamo diventi presto "comunità". Ci sono ancora molte idee da sviluppare, tanto lavoro da fare e tante voci da accogliere. Ma forse la cosa più bella di ieri è stata vedere nascere un’armonia inattesa, come una band che ricomincia a suonare dopo tanto tempo. E già questo, oggi, sembra una piccola vittoria. Non so dove ci porterà questo percorso. So però che ieri, in quella sala, si è accesa una possibilità. E vale la pena crederci. #MilanoLibera #Milano #TeatroMunari
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  • PRESA DI COSCIENZA (a giochi fatti)

    Sono passati 34 anni da una strage che non è facile dimenticare. E forse non sarebbe nemmeno giusto farlo.
    Quello che personalmente continua a colpirmi è comprendere come certi valori, certe lezioni profondamente morali, riescano a passare solo attraverso il dolore e la perdita di qualcuno.

    In questo caso Giovanni Falcone. E, appena poche settimane dopo, Paolo Borsellino.
    Nel 1992 probabilmente non avevo ancora gli strumenti per capire fino in fondo cosa rappresentasse davvero la strage di Capaci. Con il tempo si cresce, si cambia — spero in meglio — e arriva una presa di coscienza più netta: esistono parametri enormi che legano l’attività politica alla nostra vita quotidiana. A come esci di casa, vai al lavoro, fai la spesa o ti siedi a bere una birra con gli amici.

    Quei parametri fondamentali, per me, restano due. Sono forse i più difficili da praticare davvero, ma anche gli unici che possono rendere una società giusta, credibile e persino più serena. Si chiamano Trasparenza e Legalità.
    Due parole spesso abusate, svuotate o ridotte a slogan, ma che dovrebbero invece convergere dentro un’unica cornice: la Giustizia.

    Sono valori che questo Paese, negli anni, ha progressivamente indebolito. Ed è anche per questo che troppo spesso l’Italia sembra diventare più una destinazione da cartolina che una patria in cui costruire futuro, fiducia e senso di appartenenza.

    La lezione di Capaci però non è stata dimenticata. E credo sia giusto riconoscere il lavoro di tante associazioni, comitati, realtà civiche e cittadini che in ogni parte del Paese hanno continuato a difendere questi principi, andando oltre il semplice rito commemorativo o il memoriale annuale.

    Eppure penso che oggi serva un passo ulteriore. Perché altrimenti continueremo ogni anno a indignarci, a commuoverci, a ripetere parole giuste senza però trasformarle in pratica quotidiana.

    La cultura della legalità non può esistere solo nelle celebrazioni istituzionali. Deve partire dal proprio metro quadrato di responsabilità.
    Dalla fila rispettata in un ufficio pubblico. Dal rapporto corretto tra colleghi. Dal modo in cui si gestiscono ruoli, incarichi, risorse e denaro. Dalla capacità di pretendere chiarezza amministrativa, controlli reali, valutazione dei risultati e un rapporto diretto tra istituzioni e cittadini.

    La politica, se vuole recuperare credibilità, deve ripartire proprio da qui: da processi trasparenti, dalla prevenzione della corruzione, dall’ascolto continuo delle persone, dalla rendicontazione pubblica delle scelte e dalla capacità di confrontarsi con le migliori pratiche adottate altrove, senza arroganza e senza autoreferenzialità.

    Per queste ragioni ho deciso ancora una volta di rimettermi in gioco, insieme ad altre persone che credono in un’idea precisa di amministrazione e di impegno civico. Non penso esistano programmi perfetti o salvatori della patria. Ma credo esistano pilastri etici che fanno la differenza nel modo in cui si governa una città, un quartiere, una comunità.

    È sempre duro prendere coscienza “a giochi fatti”. Ma penso che nella vita conti soprattutto capire che c’è ancora tempo per invertire una rotta sbagliata e provare a ricostruire le regole del vivere comune con una dose equilibrata di realismo e idealismo.
    Quello che basta per continuare a immaginare qualcosa di migliore per sé stessi e per gli altri.

    Ci stiamo provando. Con piccoli passi, ma concreti.
    E non per propaganda, ma per una scelta di vita e per un’idea chiara di impegno politico.
    Altrimenti resteremo sempre soltanto quelli bravi a ricordare.
    Forse è arrivato il momento di affiancare alle parole “scegliere” e “ricordare” anche un’altra parola: “agire”.

    #GiovanniFalcone #PaoloBorsellino #Legalità #Trasparenza #ImpegnoCivico
    PRESA DI COSCIENZA (a giochi fatti) Sono passati 34 anni da una strage che non è facile dimenticare. E forse non sarebbe nemmeno giusto farlo. Quello che personalmente continua a colpirmi è comprendere come certi valori, certe lezioni profondamente morali, riescano a passare solo attraverso il dolore e la perdita di qualcuno. In questo caso Giovanni Falcone. E, appena poche settimane dopo, Paolo Borsellino. Nel 1992 probabilmente non avevo ancora gli strumenti per capire fino in fondo cosa rappresentasse davvero la strage di Capaci. Con il tempo si cresce, si cambia — spero in meglio — e arriva una presa di coscienza più netta: esistono parametri enormi che legano l’attività politica alla nostra vita quotidiana. A come esci di casa, vai al lavoro, fai la spesa o ti siedi a bere una birra con gli amici. Quei parametri fondamentali, per me, restano due. Sono forse i più difficili da praticare davvero, ma anche gli unici che possono rendere una società giusta, credibile e persino più serena. Si chiamano Trasparenza e Legalità. Due parole spesso abusate, svuotate o ridotte a slogan, ma che dovrebbero invece convergere dentro un’unica cornice: la Giustizia. Sono valori che questo Paese, negli anni, ha progressivamente indebolito. Ed è anche per questo che troppo spesso l’Italia sembra diventare più una destinazione da cartolina che una patria in cui costruire futuro, fiducia e senso di appartenenza. La lezione di Capaci però non è stata dimenticata. E credo sia giusto riconoscere il lavoro di tante associazioni, comitati, realtà civiche e cittadini che in ogni parte del Paese hanno continuato a difendere questi principi, andando oltre il semplice rito commemorativo o il memoriale annuale. 🙏 Eppure penso che oggi serva un passo ulteriore. Perché altrimenti continueremo ogni anno a indignarci, a commuoverci, a ripetere parole giuste senza però trasformarle in pratica quotidiana. La cultura della legalità non può esistere solo nelle celebrazioni istituzionali. Deve partire dal proprio metro quadrato di responsabilità. Dalla fila rispettata in un ufficio pubblico. Dal rapporto corretto tra colleghi. Dal modo in cui si gestiscono ruoli, incarichi, risorse e denaro. Dalla capacità di pretendere chiarezza amministrativa, controlli reali, valutazione dei risultati e un rapporto diretto tra istituzioni e cittadini. La politica, se vuole recuperare credibilità, deve ripartire proprio da qui: da processi trasparenti, dalla prevenzione della corruzione, dall’ascolto continuo delle persone, dalla rendicontazione pubblica delle scelte e dalla capacità di confrontarsi con le migliori pratiche adottate altrove, senza arroganza e senza autoreferenzialità. Per queste ragioni ho deciso ancora una volta di rimettermi in gioco, insieme ad altre persone che credono in un’idea precisa di amministrazione e di impegno civico. Non penso esistano programmi perfetti o salvatori della patria. Ma credo esistano pilastri etici che fanno la differenza nel modo in cui si governa una città, un quartiere, una comunità. È sempre duro prendere coscienza “a giochi fatti”. Ma penso che nella vita conti soprattutto capire che c’è ancora tempo per invertire una rotta sbagliata e provare a ricostruire le regole del vivere comune con una dose equilibrata di realismo e idealismo. Quello che basta per continuare a immaginare qualcosa di migliore per sé stessi e per gli altri. Ci stiamo provando. Con piccoli passi, ma concreti. E non per propaganda, ma per una scelta di vita e per un’idea chiara di impegno politico. Altrimenti resteremo sempre soltanto quelli bravi a ricordare. Forse è arrivato il momento di affiancare alle parole “scegliere” e “ricordare” anche un’altra parola: “agire”. ⚖️ #GiovanniFalcone #PaoloBorsellino #Legalità #Trasparenza #ImpegnoCivico
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  • FRANCO BATTIATO
    (23 marzo 1945 – 18 maggio 2021)

    Difficile sintetizzare i molteplici percorsi di un maestro che manca a questa realtà da ormai cinque anni. Franco Battiato è stato capace di raggiungere vette altissime senza mai scivolare nell’élite autoreferenziale. Ha attraversato elettronica, avanguardia, rock, pop, musica colta e misticismo con una naturalezza irripetibile, trasformando ogni linguaggio in uno strumento di elevazione.

    Nelle sue opere la parola non era semplice testo: era tensione verso l’alto, ricerca, disciplina interiore. Sacro e terreno convivevano senza contraddizione, come nelle grandi tradizioni filosofiche e spirituali che hanno attraversato la sua vita e la sua arte. Dai sintetizzatori degli esordi milanesi fino al sufismo, a Gurdjieff e alla contemplazione del limite umano, Battiato ha mostrato che la sperimentazione può essere popolare senza perdere profondità.

    E persino la politica — che ebbe il coraggio di attraversare senza lasciarsene inghiottire — nelle sue mani avrebbe potuto ritrovare una dimensione quasi sacrale: servizio, rigore, visione. Non a caso scelse poi di tornare nella sua Milo, lontano dal rumore permanente del potere e dell’apparenza. Una Milo che, quasi per assonanza, sembra custodire anche il ricordo della Milano delle origini, dei laboratori sonori e delle prime rivoluzioni elettroniche.

    Oggi, nell’anniversario della sua scomparsa, resta la forza di un’eredità che continua a parlare al presente. Perché riascoltare Battiato significa ancora cercare — in mezzo al caos del nostro tempo — quel “centro di gravità permanente” capace di mantenere la barra dritta quando il mondo, o il destino, sembrano venirci contro.

    “E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire.”
    — Prospettiva Nevskij

    #francobattiato
    FRANCO BATTIATO (23 marzo 1945 – 18 maggio 2021) Difficile sintetizzare i molteplici percorsi di un maestro che manca a questa realtà da ormai cinque anni. Franco Battiato è stato capace di raggiungere vette altissime senza mai scivolare nell’élite autoreferenziale. Ha attraversato elettronica, avanguardia, rock, pop, musica colta e misticismo con una naturalezza irripetibile, trasformando ogni linguaggio in uno strumento di elevazione. Nelle sue opere la parola non era semplice testo: era tensione verso l’alto, ricerca, disciplina interiore. Sacro e terreno convivevano senza contraddizione, come nelle grandi tradizioni filosofiche e spirituali che hanno attraversato la sua vita e la sua arte. Dai sintetizzatori degli esordi milanesi fino al sufismo, a Gurdjieff e alla contemplazione del limite umano, Battiato ha mostrato che la sperimentazione può essere popolare senza perdere profondità. E persino la politica — che ebbe il coraggio di attraversare senza lasciarsene inghiottire — nelle sue mani avrebbe potuto ritrovare una dimensione quasi sacrale: servizio, rigore, visione. Non a caso scelse poi di tornare nella sua Milo, lontano dal rumore permanente del potere e dell’apparenza. Una Milo che, quasi per assonanza, sembra custodire anche il ricordo della Milano delle origini, dei laboratori sonori e delle prime rivoluzioni elettroniche. Oggi, nell’anniversario della sua scomparsa, resta la forza di un’eredità che continua a parlare al presente. Perché riascoltare Battiato significa ancora cercare — in mezzo al caos del nostro tempo — quel “centro di gravità permanente” capace di mantenere la barra dritta quando il mondo, o il destino, sembrano venirci contro. “E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire.” — Prospettiva Nevskij #francobattiato
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  • Giorno della Nakba
    Milano, Piazza Duomo
    La Nakba (“catastrofe”) ricorda l’esodo forzato di centinaia di migliaia di palestinesi nel 1948. Una ferita ancora aperta che continua a interrogare coscienze e politica internazionale.

    Reportage completo:
    https://www.facebook.com/share/p/1Lbon4m2Rp/

    #Nakba #Palestina #Milano #DirittiUmani #StopWar
    Giorno della Nakba 📍 Milano, Piazza Duomo La Nakba (“catastrofe”) ricorda l’esodo forzato di centinaia di migliaia di palestinesi nel 1948. Una ferita ancora aperta che continua a interrogare coscienze e politica internazionale. 📷 Reportage completo: https://www.facebook.com/share/p/1Lbon4m2Rp/ #Nakba #Palestina #Milano #DirittiUmani #StopWar
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  • Reading poetico – POESIE DI PACE
    Venerdì 15 maggio – ore 20.45
    Biblioteca Civica “Mario Rigoni Stern” – Bellusco (MB)

    Abbiamo bisogno di poesia.
    Ne abbiamo bisogno per rallentare il rumore del mondo e ritrovare il senso profondo del nostro tempo.
    Parlare di pace oggi è un gesto necessario, quasi urgente.
    E la poesia sa farlo con una forza antica e luminosa: attraverso parole che superano confini, appartenenze e distanze, arrivando dritte dove spesso il linguaggio quotidiano non riesce più ad arrivare.

    Sono felice di ritrovare gli amici di Respirando Poesia per questa serata speciale dedicata alle emozioni, all’ascolto e alla riflessione condivisa.

    Vi aspettiamo a Bellusco per attraversare insieme versi, musica e umanità.

    #Poesia #Pace #RespirandoPoesia #EventiCulturali #Bellusco
    📖✨ Reading poetico – POESIE DI PACE ✨📖 🗓️ Venerdì 15 maggio – ore 20.45 📍 Biblioteca Civica “Mario Rigoni Stern” – Bellusco (MB) Abbiamo bisogno di poesia. 🌿 Ne abbiamo bisogno per rallentare il rumore del mondo e ritrovare il senso profondo del nostro tempo. Parlare di pace oggi è un gesto necessario, quasi urgente. E la poesia sa farlo con una forza antica e luminosa: attraverso parole che superano confini, appartenenze e distanze, arrivando dritte dove spesso il linguaggio quotidiano non riesce più ad arrivare. ✨ Sono felice di ritrovare gli amici di Respirando Poesia per questa serata speciale dedicata alle emozioni, all’ascolto e alla riflessione condivisa. Vi aspettiamo a Bellusco per attraversare insieme versi, musica e umanità. 📖🎶 #Poesia #Pace #RespirandoPoesia #EventiCulturali #Bellusco
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  • 𝗔 𝗖𝗔𝗥𝗧𝗘 𝗦𝗖𝗢𝗣𝗘𝗥𝗧𝗘

    È stato un weekend positivo fra confronto pubblico e mobilitazioni di piazza, in un sabato che ha quasi saputo illuderci con un caldo pre-estivo La pioggia di questa domenica invece ci riconsegna inevitabilmente alle riflessioni.

    E a mente fredda credo si possa dire senza mezzi termini che qui a Milano, politicamente parlando, si percepisce ancora troppa confusione. Troppe divisioni ideologiche, troppi piccoli recinti, troppi rivoli civici e personalismi vari. Non proprio il massimo per chi sostiene di voler ribaltare il tavolo dopo almeno dieci anni di una gestione amministrativa locale che definire inadeguata sarebbe persino un eufemismo.

    Credo sinceramente che in questa fase serva superare più di qualche pregiudizio mentale, così come le dinamiche di simpatia e antipatia personale, quando si prova a costruire qualcosa di realmente alternativo agli schieramenti principali.

    La domanda infatti è molto semplice: vogliamo continuare a votare i soliti volti noti, i soliti gruppi e i soliti equilibri… per poi ritrovarci puntualmente a lamentarci per altri cinque anni? Perché se è così allora accomodiamoci pure.

    Ma se la risposta è diversa, allora forse è arrivato il momento di giocare davvero “a carte scoperte” e chiarire una volta per tutte quali siano gli intenti, le priorità e soprattutto la visione di città che vogliamo costruire.
    Anche perché è ora di smetterla con una politica che parla sempre e soltanto al futuro come fosse una dimensione astratta. Il futuro è adesso. E chi oggi decide di ripartire deve avere anche il coraggio di rompere certi schemi, riaffermando una base sociale capace di dettare l’agenda politica, non semplicemente di farsela dettare.

    In tal senso le teorie di Colin Crouch nel libro “Postdemocracy” possono aiutarci a fare chiarezza. Le nostre istituzioni formalmente restano democratiche, ma sempre più spesso appaiono svuotate e condizionate da reti economiche e finanziarie che finiscono inevitabilmente per allontanarsi dal bene comune e dagli interessi reali dei cittadini.
    Per questo oggi la sfida deve superare la vecchia dialettica fra destra e sinistra. Il punto centrale diventa la qualità democratica del potere, che deve tornare a essere indipendente, leggibile, verificabile e vicino ai territori.
    Non possiamo più limitarci né all’anti-politica da slogan né al mito deresponsabilizzante dell’“uno vale uno”. Serve invece una democrazia delle competenze responsabili. La leadership può anche esistere, ma deve avere una visione di lungo periodo e soprattutto rispondere dei risultati attraverso strumenti pubblici, dati trasparenti e controllo civico diffuso.

    L’obiettivo deve essere evitare tre derive ormai sotto gli occhi di tutti: • l’oligarchia economico-finanziaria che trasforma la città in un mercato immobiliare anziché in una comunità abitata; • la tecnocrazia opaca dei processi decisionali calati dall’alto; • il populismo permanente che urla contro i problemi senza mai costruire istituzioni efficienti.

    La democrazia può ancora evolversi in una forma più repubblicana e civica: un modello in cui il potere resta visibile, comprensibile e correggibile dai cittadini. Una visione dove il cittadino non è suddito di oligarchie economiche o burocrazie impersonali, ma torna finalmente al centro dell’azione pubblica. Un nuovo umanesimo civico e post-ideologico che forse potrebbe persino aiutarci a uscire dalla crisi democratica che stiamo vivendo.
    Se qualcuno vuole parlarne seriamente, confrontarsi o anche semplicemente capire meglio dove vogliamo andare, ci sarà tempo e modo di farlo. Magari già dal 25 Maggio in avanti.
    Perché poi arriva sempre il momento del fare. E quello, prima o poi, riguarda tutti

    #Milano #Politica #Civismo #Democrazia #partecipazione
    𝗔 𝗖𝗔𝗥𝗧𝗘 𝗦𝗖𝗢𝗣𝗘𝗥𝗧𝗘 È stato un weekend positivo fra confronto pubblico e mobilitazioni di piazza, in un sabato che ha quasi saputo illuderci con un caldo pre-estivo ☀️ La pioggia di questa domenica invece ci riconsegna inevitabilmente alle riflessioni. E a mente fredda credo si possa dire senza mezzi termini che qui a Milano, politicamente parlando, si percepisce ancora troppa confusione. Troppe divisioni ideologiche, troppi piccoli recinti, troppi rivoli civici e personalismi vari. Non proprio il massimo per chi sostiene di voler ribaltare il tavolo dopo almeno dieci anni di una gestione amministrativa locale che definire inadeguata sarebbe persino un eufemismo. Credo sinceramente che in questa fase serva superare più di qualche pregiudizio mentale, così come le dinamiche di simpatia e antipatia personale, quando si prova a costruire qualcosa di realmente alternativo agli schieramenti principali. ❓La domanda infatti è molto semplice: vogliamo continuare a votare i soliti volti noti, i soliti gruppi e i soliti equilibri… per poi ritrovarci puntualmente a lamentarci per altri cinque anni? Perché se è così allora accomodiamoci pure. Ma se la risposta è diversa, allora forse è arrivato il momento di giocare davvero “a carte scoperte” ♠️ e chiarire una volta per tutte quali siano gli intenti, le priorità e soprattutto la visione di città che vogliamo costruire. Anche perché è ora di smetterla con una politica che parla sempre e soltanto al futuro come fosse una dimensione astratta. Il futuro è adesso. E chi oggi decide di ripartire deve avere anche il coraggio di rompere certi schemi, riaffermando una base sociale capace di dettare l’agenda politica, non semplicemente di farsela dettare. In tal senso le teorie di Colin Crouch nel libro “Postdemocracy” possono aiutarci a fare chiarezza. Le nostre istituzioni formalmente restano democratiche, ma sempre più spesso appaiono svuotate e condizionate da reti economiche e finanziarie che finiscono inevitabilmente per allontanarsi dal bene comune e dagli interessi reali dei cittadini. Per questo oggi la sfida deve superare la vecchia dialettica fra destra e sinistra. Il punto centrale diventa la qualità democratica del potere, che deve tornare a essere indipendente, leggibile, verificabile e vicino ai territori. Non possiamo più limitarci né all’anti-politica da slogan né al mito deresponsabilizzante dell’“uno vale uno”. Serve invece una democrazia delle competenze responsabili. La leadership può anche esistere, ma deve avere una visione di lungo periodo e soprattutto rispondere dei risultati attraverso strumenti pubblici, dati trasparenti e controllo civico diffuso. L’obiettivo deve essere evitare tre derive ormai sotto gli occhi di tutti: • l’oligarchia economico-finanziaria che trasforma la città in un mercato immobiliare anziché in una comunità abitata; • la tecnocrazia opaca dei processi decisionali calati dall’alto; • il populismo permanente che urla contro i problemi senza mai costruire istituzioni efficienti. La democrazia può ancora evolversi in una forma più repubblicana e civica: un modello in cui il potere resta visibile, comprensibile e correggibile dai cittadini. Una visione dove il cittadino non è suddito di oligarchie economiche o burocrazie impersonali, ma torna finalmente al centro dell’azione pubblica. Un nuovo umanesimo civico e post-ideologico che forse potrebbe persino aiutarci a uscire dalla crisi democratica che stiamo vivendo. Se qualcuno vuole parlarne seriamente, confrontarsi o anche semplicemente capire meglio dove vogliamo andare, ci sarà tempo e modo di farlo. Magari già dal 25 Maggio in avanti. Perché poi arriva sempre il momento del fare. E quello, prima o poi, riguarda tutti 🌧️ #Milano #Politica #Civismo #Democrazia #partecipazione
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  • ATM – Fiore all’occhiello da salvare

    Dovrebbe essere il punto di riferimento della mobilità urbana milanese, un’eccellenza nella gestione del trasporto pubblico. E invece, se oggi siamo chiamati a scendere in piazza, significa che qualcosa nel modello organizzativo e nelle scelte strategiche non ha funzionato.

    Negli anni abbiamo assistito a un progressivo deterioramento del servizio: carenza strutturale di autisti (oltre 300 unità), riduzione delle frequenze su molte linee di superficie, indicatori di puntualità sempre più critici e un turnover crescente legato a condizioni contrattuali poco attrattive. Parallelamente, scelte manageriali orientate più all’espansione internazionale che al rafforzamento del servizio cittadino hanno indebolito la qualità percepita dai cittadini — ormai ridotti a semplici “utenti”.

    Eppure, a fronte di risultati economici positivi, queste criticità restano irrisolte. Anzi, le recenti dinamiche nella governance sollevano ulteriori interrogativi sulla direzione intrapresa.

    Personalmente, dal 2018 non ho mai smesso di sostenere la difesa di ATM come patrimonio pubblico strategico, contrastando ogni tentativo di frammentazione o ridimensionamento. Ed è proprio per coerenza che oggi ritengo importante dare il mio supporto all’iniziativa dei Comitati.

    9 maggio 2026
    Milano – Largo Cairoli
    Ore 16:00 – 19:00

    Al di là di appartenenze e schieramenti, qui è in gioco la tutela di un servizio pubblico essenziale, un pilastro della mobilità e della qualità della vita urbana.

    La partecipazione conta. Ci vediamo in piazza.

    #ATM #Milano #Mobilità #TrasportoPubblico #partecipazione
    🚍 ATM – Fiore all’occhiello da salvare Dovrebbe essere il punto di riferimento della mobilità urbana milanese, un’eccellenza nella gestione del trasporto pubblico. E invece, se oggi siamo chiamati a scendere in piazza, significa che qualcosa nel modello organizzativo e nelle scelte strategiche non ha funzionato. Negli anni abbiamo assistito a un progressivo deterioramento del servizio: carenza strutturale di autisti (oltre 300 unità), riduzione delle frequenze su molte linee di superficie, indicatori di puntualità sempre più critici e un turnover crescente legato a condizioni contrattuali poco attrattive. Parallelamente, scelte manageriali orientate più all’espansione internazionale che al rafforzamento del servizio cittadino hanno indebolito la qualità percepita dai cittadini — ormai ridotti a semplici “utenti”. Eppure, a fronte di risultati economici positivi, queste criticità restano irrisolte. Anzi, le recenti dinamiche nella governance sollevano ulteriori interrogativi sulla direzione intrapresa. Personalmente, dal 2018 non ho mai smesso di sostenere la difesa di ATM come patrimonio pubblico strategico, contrastando ogni tentativo di frammentazione o ridimensionamento. Ed è proprio per coerenza che oggi ritengo importante dare il mio supporto all’iniziativa dei Comitati. 📍 9 maggio 2026 📍 Milano – Largo Cairoli ⏰ Ore 16:00 – 19:00 Al di là di appartenenze e schieramenti, qui è in gioco la tutela di un servizio pubblico essenziale, un pilastro della mobilità e della qualità della vita urbana. La partecipazione conta. Ci vediamo in piazza. ✊ #ATM #Milano #Mobilità #TrasportoPubblico #partecipazione
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  • Giù le mani da San Siro

    Ci sono battaglie che non si esauriscono con un passaggio istituzionale o con una decisione calata dall’alto. La questione dello stadio è una di queste. E no, non finisce qui.

    San Siro non è solo un impianto sportivo: è un’infrastruttura sociale, un presidio culturale e identitario che negli anni ha contribuito a definire Milano ben oltre il calcio. Ridurre tutto a una logica immobiliare o di valorizzazione economica significa non cogliere il valore sistemico che questo luogo rappresenta per i quartieri e per la città.

    Per questo continuo a sostenere con convinzione il lavoro dei Comitati e dei collettivi che, da anni, portano avanti un’attività di sensibilizzazione concreta e radicata sul territorio. Un impegno che non si limita alla difesa dello stadio, ma che riguarda anche la qualità della vita nei quartieri limitrofi, la gestione degli spazi pubblici e la tutela della memoria storica.

    9 maggio 2026 – dalle 10:30
    Parco dei Capitani

    È importante esserci, ancora una volta. Non solo per dire “no”, ma per ribadire che le trasformazioni urbane devono essere condivise, sostenibili e rispettose del contesto.

    La partita è ancora aperta. E si gioca insieme.

    #SanSiro #Milano #SpaziPubblici #Partecipazione #cittàpubblica
    🏟️ Giù le mani da San Siro Ci sono battaglie che non si esauriscono con un passaggio istituzionale o con una decisione calata dall’alto. La questione dello stadio è una di queste. E no, non finisce qui. San Siro non è solo un impianto sportivo: è un’infrastruttura sociale, un presidio culturale e identitario che negli anni ha contribuito a definire Milano ben oltre il calcio. Ridurre tutto a una logica immobiliare o di valorizzazione economica significa non cogliere il valore sistemico che questo luogo rappresenta per i quartieri e per la città. Per questo continuo a sostenere con convinzione il lavoro dei Comitati e dei collettivi che, da anni, portano avanti un’attività di sensibilizzazione concreta e radicata sul territorio. Un impegno che non si limita alla difesa dello stadio, ma che riguarda anche la qualità della vita nei quartieri limitrofi, la gestione degli spazi pubblici e la tutela della memoria storica. 📍 9 maggio 2026 – dalle 10:30 📍 Parco dei Capitani È importante esserci, ancora una volta. Non solo per dire “no”, ma per ribadire che le trasformazioni urbane devono essere condivise, sostenibili e rispettose del contesto. La partita è ancora aperta. E si gioca insieme. ✊ #SanSiro #Milano #SpaziPubblici #Partecipazione #cittàpubblica
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  • WOW se ne va: Milano perde, Monza investe

    A Milano si dice che piuttosto che niente è meglio piuttosto. E infatti sì: meglio che il WOW – Museo del Fumetto continui a vivere, anche se altrove. Ma smettiamola di raccontarcela come una non-notizia. Qui non è solo un trasloco: è l’ennesimo pezzo di infrastruttura culturale che Milano lascia scivolare via.

    Chiamatelo campanilismo, oppure sano realismo urbano. Perché il punto non è “Monza brava” (lo è, eccome ). Il punto è: Milano dov’era mentre tutto questo diventava inevitabile?

    Il WOW lascerà Milano per trasferirsi a Monza. Il progetto dovrebbe ripartire con uno stanziamento di 850.000 euro per la ristrutturazione con un periodo di lavori di riqualificazione dell'edificio che dureranno circa 12 mesi negli spazi dell’ex biblioteca civica di via Zuccoli 16.

    Una cifra concreta, destinata a dare al museo una sede stabile, sostenibile e finalmente coerente con il suo valore culturale. A Milano, invece, il museo ha dovuto fare i conti con costi non più sostenibili, fragilità strutturali e una gestione degli spazi culturali che non garantisce continuità.

    E allora la domanda è semplice, quasi brutale: quei milioni non si potevano trovare anche a Milano?
    Davvero una città con questa capacità di spesa, attrattività e retorica sull’innovazione non riesce a proteggere un presidio culturale del genere?

    Il problema non è la mancanza di risorse. È la loro allocazione. È una visione politica che fatica a distinguere tra valore immobiliare e valore culturale. È un modello urbano che ottimizza lo scontrino medio ma trascura l’impatto culturale.

    Milano rischia di diventare sempre più una piattaforma di consumo perfetta e sempre meno una città che produce cultura. Un grande contenitore efficiente, lucidato, performante… ma progressivamente svuotato di contenuto.

    Monza investe, Milano osserva.
    Monza costruisce, Milano lascia andare.

    Buon nuovo inizio al WOW, davvero.
    Qui, invece, resta una vignetta senza testo. E il rumore è quello di una porta che si chiude.

    #Milano #Cultura #PoliticheCulturali #RigenerazioneUrbana #wowmuseofumetto
    WOW se ne va: Milano perde, Monza investe 🎯 A Milano si dice che piuttosto che niente è meglio piuttosto. E infatti sì: meglio che il WOW – Museo del Fumetto continui a vivere, anche se altrove. Ma smettiamola di raccontarcela come una non-notizia. Qui non è solo un trasloco: è l’ennesimo pezzo di infrastruttura culturale che Milano lascia scivolare via. Chiamatelo campanilismo, oppure sano realismo urbano. Perché il punto non è “Monza brava” (lo è, eccome 👏). Il punto è: Milano dov’era mentre tutto questo diventava inevitabile? Il WOW lascerà Milano per trasferirsi a Monza. Il progetto dovrebbe ripartire con uno stanziamento di 850.000 euro per la ristrutturazione con un periodo di lavori di riqualificazione dell'edificio che dureranno circa 12 mesi negli spazi dell’ex biblioteca civica di via Zuccoli 16. Una cifra concreta, destinata a dare al museo una sede stabile, sostenibile e finalmente coerente con il suo valore culturale. A Milano, invece, il museo ha dovuto fare i conti con costi non più sostenibili, fragilità strutturali e una gestione degli spazi culturali che non garantisce continuità. E allora la domanda è semplice, quasi brutale: quei milioni non si potevano trovare anche a Milano? Davvero una città con questa capacità di spesa, attrattività e retorica sull’innovazione non riesce a proteggere un presidio culturale del genere? Il problema non è la mancanza di risorse. È la loro allocazione. È una visione politica che fatica a distinguere tra valore immobiliare e valore culturale. È un modello urbano che ottimizza lo scontrino medio ma trascura l’impatto culturale. Milano rischia di diventare sempre più una piattaforma di consumo perfetta e sempre meno una città che produce cultura. Un grande contenitore efficiente, lucidato, performante… ma progressivamente svuotato di contenuto. Monza investe, Milano osserva. Monza costruisce, Milano lascia andare. Buon nuovo inizio al WOW, davvero. Qui, invece, resta una vignetta senza testo. E il rumore è quello di una porta che si chiude. 🚪 #Milano #Cultura #PoliticheCulturali #RigenerazioneUrbana #wowmuseofumetto
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  • Nella vita non sono solo importanti i piazzamenti o i gradini più alti di un podio che vorremmo raggiungere.

    È importante come si reagisce ai vari imprevisti, dolori e colpi che si prendono lungo un percorso che non sappiamo mai quanto possa durare e se ci restituirà quello che vogliamo e desideriamo.

    Ci sono uomini che hanno saputo lanciarsi sempre e reagire reinventandosi senza rinunciare a combattere contro queste curve pericolose della vita e del destino. E sono uomini non destinati ad aspettare la fine seduti su un divano.

    Se perseveranza e resilienza avessero un volto, avrebbero quello di Alex Zanardi. Una storia che si chiude oggi, ma che lascia un imprinting profondo: una lezione universale, valida in ogni fase della vita. MAI ARRENDERSI.

    Comunque vada, si resta combattenti. Sempre in strada. Fino all’ultimo centimetro, fino all’ultimo respiro.
    Ciao campione.

    #AlexZanardi #Resilienza #maiarrendersi
    Nella vita non sono solo importanti i piazzamenti o i gradini più alti di un podio che vorremmo raggiungere. È importante come si reagisce ai vari imprevisti, dolori e colpi che si prendono lungo un percorso che non sappiamo mai quanto possa durare e se ci restituirà quello che vogliamo e desideriamo. Ci sono uomini che hanno saputo lanciarsi sempre e reagire reinventandosi senza rinunciare a combattere contro queste curve pericolose della vita e del destino. E sono uomini non destinati ad aspettare la fine seduti su un divano. Se perseveranza e resilienza avessero un volto, avrebbero quello di Alex Zanardi. Una storia che si chiude oggi, ma che lascia un imprinting profondo: una lezione universale, valida in ogni fase della vita. MAI ARRENDERSI. Comunque vada, si resta combattenti. Sempre in strada. Fino all’ultimo centimetro, fino all’ultimo respiro. Ciao campione. #AlexZanardi #Resilienza #maiarrendersi
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