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LA LEGGEREZZA E LA RESISTENZA

Elezioni a Milano: chi cambia, chi non dimentica

"C’è qualcosa di profondamente leggero — nel senso più inquietante del termine — nel modo in cui una parte del mondo Novax affronta la politica. Una leggerezza che rasenta l’inconsapevolezza, quando non la comoda rimozione della realtà.

Il caso è emblematico: alcuni presunti “amici” Novax sostengono con entusiasmo un candidato sindaco che è un vaccinista convinto e l'ha dichiarato. Non uno tiepido, non uno che ha “dei dubbi”, ma uno che i vaccini li difende, li promuove e li considera uno strumento irrinunciabile della sanità pubblica. Eppure, per questi Novax, non sembra essere un problema. Anzi.

Qui sta il paradosso: per anni il mantra è stato “mai con chi sostiene il sistema”, “mai con chi obbedisce al potere”, “mai con i complici del pensiero unico sanitario”. Poi, al momento di scegliere, tutto evapora. Resta solo la simpatia personale, il fisico, l’immagine, il personaggio.

Perché il candidato in questione (che svelerà il suo programma il 27 gennaio) ha indubbiamente delle qualità mediatiche: si presenta bene, incarna l’idea del “tipo in gamba”, si mostra fisicato, novità nel panorama politico. Ha anche un “giocattolo” — un’attività personale di cui va fiero e che viene esibita come prova di competenza universale. Come se il successo in un ambito bastasse a certificare coerenza, autonomia di pensiero e, soprattutto, affidabilità politica.

Ma la politica non è una palestra, né una vetrina. E governare una città non è un’estensione del proprio ego o del proprio brand personale.

Il punto più grave, però, non è nemmeno questo. Il punto è che molti di questi Novax sembrano accettare — implicitamente — l’idea che il candidato possa “cambiare posizione” all’occorrenza. Oggi vaccinista, domani possibilmente critico. Oggi allineato, domani — se conviene — improvvisamente “dalla parte del popolo”. Tutto dipende dai voti, o meglio, da ciò che il potere suggerirà in quel momento.

Ed è qui che l’insostenibile leggerezza diventa pericolosa. Perché se per anni hai denunciato l’opportunismo, l’obbedienza e il trasformismo, ma poi li giustifichi quando ti fanno comodo, il problema non è più il sistema: sei tu.

Si scambia il carisma per coraggio, l’estetica per etica, la muscolatura per la schiena dritta. Si confonde l’abilità comunicativa con l’indipendenza di giudizio. E soprattutto si dimentica che il potere non si combatte sperando che, una volta eletto, “si comporti bene”.

La storia recente insegna l’esatto contrario: chi è pronto ad adattarsi una volta, lo farà sempre. Chi costruisce la propria figura sul consenso, non lo metterà mai in discussione per una questione di principio. E chi oggi difende senza esitazioni una certa visione sanitaria, domani non diventerà improvvisamente un paladino della libertà solo perché glielo chiedono i suoi elettori più rumorosi.

L’insostenibile leggerezza dei Novax — di certi Novax — sta tutta qui: nel credere che le idee contino meno delle simpatie, che la coerenza sia negoziabile, che il potere possa essere ingannato con una stretta di mano e un bel sorriso.

Ma il potere non si lascia sedurre. Al massimo, seduce lui."


Lettera aperta di attivisti e cittadini milanesi con richiesta di pubblicazione

Source: https://t.me/movimentoperleliberta
gruppo Milano (seguici sui nostri social)
LA LEGGEREZZA E LA RESISTENZA Elezioni a Milano: chi cambia, chi non dimentica "C’è qualcosa di profondamente leggero — nel senso più inquietante del termine — nel modo in cui una parte del mondo Novax affronta la politica. Una leggerezza che rasenta l’inconsapevolezza, quando non la comoda rimozione della realtà. Il caso è emblematico: alcuni presunti “amici” Novax sostengono con entusiasmo un candidato sindaco che è un vaccinista convinto e l'ha dichiarato. Non uno tiepido, non uno che ha “dei dubbi”, ma uno che i vaccini li difende, li promuove e li considera uno strumento irrinunciabile della sanità pubblica. Eppure, per questi Novax, non sembra essere un problema. Anzi. Qui sta il paradosso: per anni il mantra è stato “mai con chi sostiene il sistema”, “mai con chi obbedisce al potere”, “mai con i complici del pensiero unico sanitario”. Poi, al momento di scegliere, tutto evapora. Resta solo la simpatia personale, il fisico, l’immagine, il personaggio. Perché il candidato in questione (che svelerà il suo programma il 27 gennaio) ha indubbiamente delle qualità mediatiche: si presenta bene, incarna l’idea del “tipo in gamba”, si mostra fisicato, novità nel panorama politico. Ha anche un “giocattolo” — un’attività personale di cui va fiero e che viene esibita come prova di competenza universale. Come se il successo in un ambito bastasse a certificare coerenza, autonomia di pensiero e, soprattutto, affidabilità politica. Ma la politica non è una palestra, né una vetrina. E governare una città non è un’estensione del proprio ego o del proprio brand personale. Il punto più grave, però, non è nemmeno questo. Il punto è che molti di questi Novax sembrano accettare — implicitamente — l’idea che il candidato possa “cambiare posizione” all’occorrenza. Oggi vaccinista, domani possibilmente critico. Oggi allineato, domani — se conviene — improvvisamente “dalla parte del popolo”. Tutto dipende dai voti, o meglio, da ciò che il potere suggerirà in quel momento. Ed è qui che l’insostenibile leggerezza diventa pericolosa. Perché se per anni hai denunciato l’opportunismo, l’obbedienza e il trasformismo, ma poi li giustifichi quando ti fanno comodo, il problema non è più il sistema: sei tu. Si scambia il carisma per coraggio, l’estetica per etica, la muscolatura per la schiena dritta. Si confonde l’abilità comunicativa con l’indipendenza di giudizio. E soprattutto si dimentica che il potere non si combatte sperando che, una volta eletto, “si comporti bene”. La storia recente insegna l’esatto contrario: chi è pronto ad adattarsi una volta, lo farà sempre. Chi costruisce la propria figura sul consenso, non lo metterà mai in discussione per una questione di principio. E chi oggi difende senza esitazioni una certa visione sanitaria, domani non diventerà improvvisamente un paladino della libertà solo perché glielo chiedono i suoi elettori più rumorosi. L’insostenibile leggerezza dei Novax — di certi Novax — sta tutta qui: nel credere che le idee contino meno delle simpatie, che la coerenza sia negoziabile, che il potere possa essere ingannato con una stretta di mano e un bel sorriso. Ma il potere non si lascia sedurre. Al massimo, seduce lui." Lettera aperta di attivisti e cittadini milanesi con richiesta di pubblicazione 🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿Source: https://t.me/movimentoperleliberta gruppo Milano (seguici sui nostri social)
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Actueel
  • FATE I NOMI DI QUESTI BASTARDI ASSASSINI e DATEGLI L'ERGASTOLO.
    Sarajevo, i “cecchini del weekend” e i bossoli colorati: premi per chi uccideva bambini
    Nuove inquietanti rivelazioni sui presunti “safari umani” nei Balcani: viaggi organizzati per italiani facoltosi che sparavano contro civili a Sarajevo.

    C'era anche un premio per chi uccideva a Sarajevo: un bossolo con un fiocco colorato. Blu se la vittima era un bambino, rosa se era una bambina. È uno dei dettagli più agghiaccianti emersi su quelli che venivano chiamati “safari umani” durante la guerra nei Balcani: viaggi organizzati per permettere a facoltosi italiani di sparare contro civili sotto assedio. La ricostruzione de Il Giorno è emersa a margine della presentazione del libro "I cecchini del weekend" di Ezio Gavazzeni e restituisce uno scenario disturbante e ancora oggi oggetto di indagine.

    NUOVE RIVELAZIONI
    Sarajevo, ai "cecchini del weekend" bossoli blu per chi uccideva i bambini e rosa per le bambine
    Inquietanti le rivelazioni del giornalista che per primo ha denunciato il "safari nei Balcani": "A organizzarli una società di security milanese, tra i partecipanti un imprenditore che si vede ancora ogni tanto in tv"


    Il presunto cecchino di Sarajevo ai pm: "Mai stato in Bosnia"

    "Cecchini del weekend" a Sarajevo: c'è un indagato per omicidio
    A parlare è "il francese" A raccontare tutto ciò è una fonte nota come "il francese", ex membro dell'organizzazione dietro le quinte dei viaggi criminali. Trasferte che avrebbero generato "una montagna di soldi" in contanti, perché le tariffe erano altissime. Secondo quanto emerge, negli anni ’90 una non meglio precisata società di security milanese, con legami internazionali, avrebbe organizzato questi viaggi clandestini verso la Bosnia. Clienti ricchi, talvolta anche noti, pagavano cifre altissime per partecipare a spedizioni armate accanto alle milizie serbo-bosniache durante l’assedio di Sarajevo. Il motivo? Combattere la noia, cercare adrenalina, esattamente come se fosse una qualsiasi battuta di caccia. In cambio, oltre all’esperienza criminale, ricevevano un "ricordo": un bossolo con un fiocco colorato per indicare il tipo di bersaglio colpito. Il sistema prevedeva codici precisi: blu o rosa per bambini e bambine, rosso per uomini, giallo per donne, con ulteriori combinazioni per militari (rosso e verde se uomo e giallo e verde se donna) o anziani (nero e azzurro se uomo e nero e rosa se donna). Un linguaggio simbolico che trasformava l’orrore in una sorta di macabro gioco.
    I viaggi, i contatti e i sospetti Dietro l’organizzazione, secondo le testimonianze, ci sarebbe stata una rete articolata con agganci tra Milano, l’estero e ambienti della criminalità balcanica e russa. I partecipanti partivano dall’Italia, talvolta camuffati da missioni umanitarie, utilizzando veicoli con simboli riconducibili alla Croce Rossa per attraversare i confini. Le operazioni avrebbero fruttato ingenti somme di denaro, in parte destinate anche a gruppi armati locali. Tra i racconti, anche quello di un imprenditore molto noto che, si scrive, "a volte si vede ancora in televisione e che in sei ore spese in obiettivi 280 milioni di lire, più tutte le altre spese". L’inchiesta, oggi al vaglio della Procura di Milano, ha già portato all’iscrizione di alcuni indagati per omicidio volontario, mentre continuano gli accertamenti su altri possibili coinvolti e sulle ramificazioni italiane dell’organizzazione.
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    https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/sarajevo-safari-umani-cecchini-nuove-rivelazioni_110083516-202602k.shtml
    FATE I NOMI DI QUESTI BASTARDI ASSASSINI e DATEGLI L'ERGASTOLO. Sarajevo, i “cecchini del weekend” e i bossoli colorati: premi per chi uccideva bambini Nuove inquietanti rivelazioni sui presunti “safari umani” nei Balcani: viaggi organizzati per italiani facoltosi che sparavano contro civili a Sarajevo. C'era anche un premio per chi uccideva a Sarajevo: un bossolo con un fiocco colorato. Blu se la vittima era un bambino, rosa se era una bambina. È uno dei dettagli più agghiaccianti emersi su quelli che venivano chiamati “safari umani” durante la guerra nei Balcani: viaggi organizzati per permettere a facoltosi italiani di sparare contro civili sotto assedio. La ricostruzione de Il Giorno è emersa a margine della presentazione del libro "I cecchini del weekend" di Ezio Gavazzeni e restituisce uno scenario disturbante e ancora oggi oggetto di indagine. NUOVE RIVELAZIONI Sarajevo, ai "cecchini del weekend" bossoli blu per chi uccideva i bambini e rosa per le bambine Inquietanti le rivelazioni del giornalista che per primo ha denunciato il "safari nei Balcani": "A organizzarli una società di security milanese, tra i partecipanti un imprenditore che si vede ancora ogni tanto in tv" Il presunto cecchino di Sarajevo ai pm: "Mai stato in Bosnia" "Cecchini del weekend" a Sarajevo: c'è un indagato per omicidio A parlare è "il francese" A raccontare tutto ciò è una fonte nota come "il francese", ex membro dell'organizzazione dietro le quinte dei viaggi criminali. Trasferte che avrebbero generato "una montagna di soldi" in contanti, perché le tariffe erano altissime. Secondo quanto emerge, negli anni ’90 una non meglio precisata società di security milanese, con legami internazionali, avrebbe organizzato questi viaggi clandestini verso la Bosnia. Clienti ricchi, talvolta anche noti, pagavano cifre altissime per partecipare a spedizioni armate accanto alle milizie serbo-bosniache durante l’assedio di Sarajevo. Il motivo? Combattere la noia, cercare adrenalina, esattamente come se fosse una qualsiasi battuta di caccia. In cambio, oltre all’esperienza criminale, ricevevano un "ricordo": un bossolo con un fiocco colorato per indicare il tipo di bersaglio colpito. Il sistema prevedeva codici precisi: blu o rosa per bambini e bambine, rosso per uomini, giallo per donne, con ulteriori combinazioni per militari (rosso e verde se uomo e giallo e verde se donna) o anziani (nero e azzurro se uomo e nero e rosa se donna). Un linguaggio simbolico che trasformava l’orrore in una sorta di macabro gioco. I viaggi, i contatti e i sospetti Dietro l’organizzazione, secondo le testimonianze, ci sarebbe stata una rete articolata con agganci tra Milano, l’estero e ambienti della criminalità balcanica e russa. I partecipanti partivano dall’Italia, talvolta camuffati da missioni umanitarie, utilizzando veicoli con simboli riconducibili alla Croce Rossa per attraversare i confini. Le operazioni avrebbero fruttato ingenti somme di denaro, in parte destinate anche a gruppi armati locali. Tra i racconti, anche quello di un imprenditore molto noto che, si scrive, "a volte si vede ancora in televisione e che in sei ore spese in obiettivi 280 milioni di lire, più tutte le altre spese". L’inchiesta, oggi al vaglio della Procura di Milano, ha già portato all’iscrizione di alcuni indagati per omicidio volontario, mentre continuano gli accertamenti su altri possibili coinvolti e sulle ramificazioni italiane dell’organizzazione. . https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/sarajevo-safari-umani-cecchini-nuove-rivelazioni_110083516-202602k.shtml
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    Sarajevo, i “cecchini del weekend” e i bossoli colorati: premi per chi uccideva bambini
    Nuove inquietanti rivelazioni sui presunti “safari umani” nei Balcani: viaggi organizzati per italiani facoltosi che sparavano contro civili a Sarajevo.
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  • Ti tolgo un euro dalla tasca destra, ma te ne sfilo dieci da quella sinistra. Sembra un trucco di magia di bassa lega, invece è l'ultima proposta shock per combattere il caro-vita.

    Le parole del Ministro degli Esteri hanno lasciato tutti di sasso: tagliare le accise sulla benzina compensando l'ammanco con un aumento dell'IVA. Avete letto bene. ⛽️

    Il problema? L'accisa pesa sul pieno di carburante, ma l'IVA è la tassa che colpisce ogni singolo respiro della nostra economia: dal pane al latte, dalle bollette alle fatture dell'idraulico.

    È come dire a chi sta affogando: ti tolgo l'acqua dalla scarpa ma ti butto in mezzo all'oceano. Una logica che penalizza proprio chi ha meno e fatica ad arrivare a fine mese.

    C'è chi pensa sia stato un errore di comunicazione e chi teme che facciano sul serio. In entrambi i casi, la situazione è preoccupante per le tasche degli italiani.

    - Mente Alchemica
    Ti tolgo un euro dalla tasca destra, ma te ne sfilo dieci da quella sinistra. Sembra un trucco di magia di bassa lega, invece è l'ultima proposta shock per combattere il caro-vita. 😱 Le parole del Ministro degli Esteri hanno lasciato tutti di sasso: tagliare le accise sulla benzina compensando l'ammanco con un aumento dell'IVA. Avete letto bene. ⛽️ Il problema? L'accisa pesa sul pieno di carburante, ma l'IVA è la tassa che colpisce ogni singolo respiro della nostra economia: dal pane al latte, dalle bollette alle fatture dell'idraulico. 🛒 È come dire a chi sta affogando: ti tolgo l'acqua dalla scarpa ma ti butto in mezzo all'oceano. Una logica che penalizza proprio chi ha meno e fatica ad arrivare a fine mese. 🌊 C'è chi pensa sia stato un errore di comunicazione e chi teme che facciano sul serio. In entrambi i casi, la situazione è preoccupante per le tasche degli italiani. 📉 - Mente Alchemica
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  • Presidente #Putin

    «Il simbolo più riconoscibile della #Russia è l'orso, a guardia della sua taiga. Se continuiamo con analogie di questo tipo, a volte mi viene in mente un pensiero: forse il nostro Orso dovrebbe starsene tranquillo, non inseguire maiali e porcellini nella taiga, e mangiare bacche e miele, forse così lo lascerebbero in pace? Non lo faranno, perché cercheranno sempre di metterlo al guinzaglio. E non appena ci riusciranno, gli strapperanno denti e artigli. In termini moderni, queste sono le forze della deterrenza nucleare. Se, Dio non voglia, ciò dovesse mai accadere, l'orso non servirà più e inizieranno immediatamente a disboscare la taiga»

    Source: https://x.com/i/status/2033839394860224999
    Presidente #Putin «Il simbolo più riconoscibile della #Russia è l'orso, a guardia della sua taiga. Se continuiamo con analogie di questo tipo, a volte mi viene in mente un pensiero: forse il nostro Orso dovrebbe starsene tranquillo, non inseguire maiali e porcellini nella taiga, e mangiare bacche e miele, forse così lo lascerebbero in pace? Non lo faranno, perché cercheranno sempre di metterlo al guinzaglio. E non appena ci riusciranno, gli strapperanno denti e artigli. In termini moderni, queste sono le forze della deterrenza nucleare. Se, Dio non voglia, ciò dovesse mai accadere, l'orso non servirà più e inizieranno immediatamente a disboscare la taiga» Source: https://x.com/i/status/2033839394860224999
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  • Basij commander killed; blasts near US embassy in Iraq; US official quits
    Top US 'counterterror' official Joe Kent resigns, says Iran 'not a threat'; Drone, missile attacks intensify in Iraq.

    Ucciso un comandante dei Basij; esplosioni vicino all'ambasciata statunitense in Iraq; dimissioni di un funzionario statunitense.
    Joe Kent, alto funzionario statunitense per la lotta al terrorismo, si dimette, affermando che l'Iran "non rappresenta una minaccia"; intensificati gli attacchi con droni e missili in Iraq.

    https://aje.news/zt6qcd
    Basij commander killed; blasts near US embassy in Iraq; US official quits Top US 'counterterror' official Joe Kent resigns, says Iran 'not a threat'; Drone, missile attacks intensify in Iraq. Ucciso un comandante dei Basij; esplosioni vicino all'ambasciata statunitense in Iraq; dimissioni di un funzionario statunitense. Joe Kent, alto funzionario statunitense per la lotta al terrorismo, si dimette, affermando che l'Iran "non rappresenta una minaccia"; intensificati gli attacchi con droni e missili in Iraq. https://aje.news/zt6qcd
    AJE.NEWS
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  • Iran, Trump: «Guerra finirà tra pochi giorni». Uss Tripoli da Singapore diretta in Medio Oriente
    Joe Kent, capo del centro per l’antiterrorismo americano, si dimette: «Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran
    https://www.ilsole24ore.com/art/attacchi-israele-teheran-e-beirut-droni-contro-ambasciata-usa-baghdad-AI5gM6zB
    Iran, Trump: «Guerra finirà tra pochi giorni». Uss Tripoli da Singapore diretta in Medio Oriente Joe Kent, capo del centro per l’antiterrorismo americano, si dimette: «Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran https://www.ilsole24ore.com/art/attacchi-israele-teheran-e-beirut-droni-contro-ambasciata-usa-baghdad-AI5gM6zB
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    Iran, Trump: «Guerra finirà tra pochi giorni». Uss Tripoli da Singapore diretta in Medio Oriente
    Joe Kent, capo del centro per l’antiterrorismo americano, si dimette: «Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran»
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  • Vuoi vivere un mese a 2300 metri? Eurac Research cerca volontari - Montagna.TV
    Eurac Research apre le selezioni per la nuova stagione del progetto MAHE al Rifugio Nino Corsi in Val Martello.
    https://www.montagna.tv/268622/vuoi-vivere-un-mese-a-2300-metri-eurac-research-cerca-volontari/
    Vuoi vivere un mese a 2300 metri? Eurac Research cerca volontari - Montagna.TV Eurac Research apre le selezioni per la nuova stagione del progetto MAHE al Rifugio Nino Corsi in Val Martello. https://www.montagna.tv/268622/vuoi-vivere-un-mese-a-2300-metri-eurac-research-cerca-volontari/
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  • HO ADERITO A FUTURO NAZIONALE

    Mi sono iscritto il 1 marzo 2026 e attendevo il riconoscimento del mio Comitato Costituente - UDINE 193 per ufficializzare la mia adesione a Futuro Nazionale con il Generale Roberto Vannacci.

    Nel mio video spiego le ragioni di questa mia scelta.

    Continuerò a lottare con coraggio e coerenza per la libertà, per la sovranità dell’Italia, per fermare la guerra in Ucraina e ripristinare i rapporti d’amicizia con la Federazione Russa, per la Remigrazione, per la famiglia naturale/tradizionale, per fermare l’ideologia Gender, e per tutte le battaglie in cui ho sempre creduto.

    Il 13 e 14 giugno 2026 si terrà a Roma l’Assemblea Costituente di Futuro Nazionale, durante la quale si lavorerà anche al programma politico.

    Chi mi segue e ha fiducia in me può aderire da qualsiasi angolo d’Italia al mio comitato costituente contattandomi:

    1. al mio numero per chi l’avesse
    2. alla mail ugors@proton.me

    https://youtu.be/bHRKVEI8Oc8?is=ca_lboMA1nK-XutH

    Ing. Ugo Rossi - Consigliere Comunale di Trieste

    👉🏻 https://t.me/ugorossiecoing/2882
    🇮🇹HO ADERITO A FUTURO NAZIONALE🇮🇹 Mi sono iscritto il 1 marzo 2026 e attendevo il riconoscimento del mio Comitato Costituente - UDINE 193 per ufficializzare la mia adesione a Futuro Nazionale con il Generale Roberto Vannacci. Nel mio video spiego le ragioni di questa mia scelta. Continuerò a lottare con coraggio e coerenza per la libertà, per la sovranità dell’Italia, per fermare la guerra in Ucraina e ripristinare i rapporti d’amicizia con la Federazione Russa, per la Remigrazione, per la famiglia naturale/tradizionale, per fermare l’ideologia Gender, e per tutte le battaglie in cui ho sempre creduto. Il 13 e 14 giugno 2026 si terrà a Roma l’Assemblea Costituente di Futuro Nazionale, durante la quale si lavorerà anche al programma politico. Chi mi segue e ha fiducia in me può aderire da qualsiasi angolo d’Italia al mio comitato costituente contattandomi: 1. al mio numero per chi l’avesse 2. alla mail ugors@proton.me https://youtu.be/bHRKVEI8Oc8?is=ca_lboMA1nK-XutH Ing. Ugo Rossi - Consigliere Comunale di Trieste 👉🏻 https://t.me/ugorossiecoing/2882
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  • L'attore palestinese Motaz Malhees non parteciperà agli Oscar: "Non posso entrare negli Usa"
    L'attore de "La voce di Hind Rajab" denuncia l'esclusione dalla cerimonia a causa della sua nazionalità
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/14/motaz-malhees-oscar-palestina-usa-escluso-cerimonia-la-voce-di-hind-rajab/8324525/
    L'attore palestinese Motaz Malhees non parteciperà agli Oscar: "Non posso entrare negli Usa" L'attore de "La voce di Hind Rajab" denuncia l'esclusione dalla cerimonia a causa della sua nazionalità https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/14/motaz-malhees-oscar-palestina-usa-escluso-cerimonia-la-voce-di-hind-rajab/8324525/
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    L'attore palestinese Motaz Malhees non parteciperà agli Oscar: "Non posso entrare negli Usa"
    L'attore de "La voce di Hind Rajab" denuncia l'esclusione dalla cerimonia a causa della sua nazionalità
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  • “Aveva 8 anni, dopo due giri fece il record della pista. Per Ferrari era ancora troppo piccolo”: così Kimi Antonelli ha scelto la Mercedes
    di Redazione Sport
    Il racconto di Giovanni Minardi, il manager che tra i primi scoprì il talento del pilota italiano oggi già diventato una star della Formula 1

    Andrea Kimi Antonelli è il pilota del momento: a 19 anni ha conquistato pole e vittoria nel Gp di Cina, secondo appuntamento del campionato di Formula 1 2026. Il primo italiano a tornare sul gradino più alto del podio dal 2006, quando non era ancora nato. Il mondo dei motori aspettava un talento del genere da decenni: Antonelli, con questa Mercedes, può già pensare di lottare per il Mondiale. E il team manager Toto Wolff se lo coccola: è stato lui a dare fiducia al giovante astro nascente italiano, mentre la Ferrari sceglieva di prendergli Lewis Hamilton. Ma la scelta di Kimi Antonelli di andare a Mercedes nasce molto tempo prima, quando aveva appena 8 anni, come racconta Giovanni Minardi in un’intervista alla Gazzetta dello Sport.

    Il manager, figlio di Gian Carlo Minardi, è stata tra i primi a scoprire il talento di Antonelli. La folgorazione avvenne sulla pista di Sarno durante il Kart Summer Camp 2014. Minardi vide questo bambino di 8 anni salire su un kart e percorrere un tracciato mai visto: “Dopo due giri aveva già fatto il record della pista“. L’esperienza lo ha portato subito a cogliere “un talento naturale” per sensibilità e stile di guida: “Io gestisco da molti anni la Minardi Management e quando vedi tanti ragazzi sei abituato a riconoscere subito quando qualcuno ha qualcosa in più. Lui però era proprio di un’altra categoria, è una sensazione impossibile da spiegare”.

    Minardi si convinse subito che quel bambino sarebbe arrivato fino alla Formula 1 e quindi insieme al padre Marco Antonelli cominciò a cercare un’Academy per farlo crescere: “Per proseguire nelle monoposto servono disponibilità economiche molto importanti e garanzie sul futuro, al giorno d’oggi entrare nell’Academy di un team è fondamentale”. Ecco quindi la sliding doors della scelta tra Ferrari e Mercedes. Minardi e Antonelli parlarono con entrambe le scuderie, poi la scelta: “Bisognava muoversi bene e scegliere chi poteva dare le garanzie maggiori. Per Ferrari Kimi era ancora troppo piccolo, invece Mercedes poteva dare garanzie migliori su una prospettiva futura”.

    Antonelli quindi non è stato scartato da Maranello, ma semplicemente in quel momento la Mercedes pareva una soluzione migliore e ha deciso di investire su di lui: “Toto Wolff restò colpito da come parlassi di questo ragazzo e mandò una persona fidata di Mercedes a vederlo in pista ad Adria. Quel giorno Kimi fece una gara strepitosa, e da lì molte altre”, racconta ancora Minardi. “Toto venne a vederlo più avanti, quando i suoi gli dissero che effettivamente valeva la pena dargli un’occhiata, e il resto è storia: entrò nell’Academy Mercedes nel 2019, quando ancora correva sui kart”. Sette anni dopo, è già in lotta per il Mondiale di Formula 1.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/16/kimi-antonelli-storia-scelta-mercedes-aveva-8-anni-dopo-due-giri-fece-record-pista-per-ferrari-era-ancora-troppo-piccolo/8325862/
    “Aveva 8 anni, dopo due giri fece il record della pista. Per Ferrari era ancora troppo piccolo”: così Kimi Antonelli ha scelto la Mercedes di Redazione Sport Il racconto di Giovanni Minardi, il manager che tra i primi scoprì il talento del pilota italiano oggi già diventato una star della Formula 1 Andrea Kimi Antonelli è il pilota del momento: a 19 anni ha conquistato pole e vittoria nel Gp di Cina, secondo appuntamento del campionato di Formula 1 2026. Il primo italiano a tornare sul gradino più alto del podio dal 2006, quando non era ancora nato. Il mondo dei motori aspettava un talento del genere da decenni: Antonelli, con questa Mercedes, può già pensare di lottare per il Mondiale. E il team manager Toto Wolff se lo coccola: è stato lui a dare fiducia al giovante astro nascente italiano, mentre la Ferrari sceglieva di prendergli Lewis Hamilton. Ma la scelta di Kimi Antonelli di andare a Mercedes nasce molto tempo prima, quando aveva appena 8 anni, come racconta Giovanni Minardi in un’intervista alla Gazzetta dello Sport. Il manager, figlio di Gian Carlo Minardi, è stata tra i primi a scoprire il talento di Antonelli. La folgorazione avvenne sulla pista di Sarno durante il Kart Summer Camp 2014. Minardi vide questo bambino di 8 anni salire su un kart e percorrere un tracciato mai visto: “Dopo due giri aveva già fatto il record della pista“. L’esperienza lo ha portato subito a cogliere “un talento naturale” per sensibilità e stile di guida: “Io gestisco da molti anni la Minardi Management e quando vedi tanti ragazzi sei abituato a riconoscere subito quando qualcuno ha qualcosa in più. Lui però era proprio di un’altra categoria, è una sensazione impossibile da spiegare”. Minardi si convinse subito che quel bambino sarebbe arrivato fino alla Formula 1 e quindi insieme al padre Marco Antonelli cominciò a cercare un’Academy per farlo crescere: “Per proseguire nelle monoposto servono disponibilità economiche molto importanti e garanzie sul futuro, al giorno d’oggi entrare nell’Academy di un team è fondamentale”. Ecco quindi la sliding doors della scelta tra Ferrari e Mercedes. Minardi e Antonelli parlarono con entrambe le scuderie, poi la scelta: “Bisognava muoversi bene e scegliere chi poteva dare le garanzie maggiori. Per Ferrari Kimi era ancora troppo piccolo, invece Mercedes poteva dare garanzie migliori su una prospettiva futura”. Antonelli quindi non è stato scartato da Maranello, ma semplicemente in quel momento la Mercedes pareva una soluzione migliore e ha deciso di investire su di lui: “Toto Wolff restò colpito da come parlassi di questo ragazzo e mandò una persona fidata di Mercedes a vederlo in pista ad Adria. Quel giorno Kimi fece una gara strepitosa, e da lì molte altre”, racconta ancora Minardi. “Toto venne a vederlo più avanti, quando i suoi gli dissero che effettivamente valeva la pena dargli un’occhiata, e il resto è storia: entrò nell’Academy Mercedes nel 2019, quando ancora correva sui kart”. Sette anni dopo, è già in lotta per il Mondiale di Formula 1. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/16/kimi-antonelli-storia-scelta-mercedes-aveva-8-anni-dopo-due-giri-fece-record-pista-per-ferrari-era-ancora-troppo-piccolo/8325862/
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    "Aveva 8 anni, dopo due giri fece il record della pista. Per Ferrari era ancora troppo piccolo". così Kimi Antonelli ha scelto la Mercedes
    La storia del talento italiano che a 19 anni ha vinto il GP di Cina: scoperto da Minardi che lo portò alla Mercedes invece che alla Ferrari
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