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GIORNATA della MEMORIA 2026!
PER NON DIMENTICARE QUELLO CHE CONTE e DRAGHI HANNO FATTO in ITALIA!
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  • MERCOSUR: GLI AGRICOLTORI NON MOLLANO, ASPETTANDO ROMA:

    Proseguono le iniziative in tutta Italia (sabato 24/1 è stata la volta di Padova e Avellino) contro un accordo tutt'altro che sepolto per i burocrati Ue; proprio per questo si susseguono voci di una manifestazione nazionale da tenersi nella capitale dei palazzi e delle decisioni sbagliate, iniziativa con chiamata totale che dovrebbe svolgersi a fine Febbraio (ufficialità il 30/1)
    I cittadini sono pronti?


    #Nomercosur #Coapi #Riscattoagricolo #agricoltori #cibosano #unioneeuropea #sovranità #movimentoperlelibertà #Mpl

    https://tgpadova.telenuovo.it/attualita/2026/01/24/video-no-al-trattato-ue-mercosur-agricoltori-in-piazza-per-chiedere-maggiori-tutele

    https://m.youtube.com/watch?v=AsysayoNmdU&fbclid=IwVERTSAPiivdleHRuA2FlbQIxMABzcnRjBmFwcF9pZAwzNTA2ODU1MzE3MjgAAR6FFHM4usEGdUbo_gKVWY-aOjLKlz-Sa4NPnqFSIrl78Ms12DlOTfduXst3AQ_aem_aBzQbVyV_X1vE0ZeflWR8A&sfnsn=scwspmo

    https://telechiara.gruppovideomedia.it/it/on-demand/telegiornali/tg-news-seconda-edizione-1?id=129508&clip=129482

    https://www.avellinotoday.it/attualita/avellino-rivolta-trattori-mercosur.html

    https://www.facebook.com/share/p/1BUQyXY5dV/

    https://t.me/movimentoperleliberta
    gruppo Milano (seguici sui nostri social)
    MERCOSUR: GLI AGRICOLTORI NON MOLLANO, ASPETTANDO ROMA: Proseguono le iniziative in tutta Italia (sabato 24/1 è stata la volta di Padova e Avellino) contro un accordo tutt'altro che sepolto per i burocrati Ue; proprio per questo si susseguono voci di una manifestazione nazionale da tenersi nella capitale dei palazzi e delle decisioni sbagliate, iniziativa con chiamata totale che dovrebbe svolgersi a fine Febbraio (ufficialità il 30/1) I cittadini sono pronti? #Nomercosur #Coapi #Riscattoagricolo #agricoltori #cibosano #unioneeuropea #sovranità #movimentoperlelibertà #Mpl https://tgpadova.telenuovo.it/attualita/2026/01/24/video-no-al-trattato-ue-mercosur-agricoltori-in-piazza-per-chiedere-maggiori-tutele https://m.youtube.com/watch?v=AsysayoNmdU&fbclid=IwVERTSAPiivdleHRuA2FlbQIxMABzcnRjBmFwcF9pZAwzNTA2ODU1MzE3MjgAAR6FFHM4usEGdUbo_gKVWY-aOjLKlz-Sa4NPnqFSIrl78Ms12DlOTfduXst3AQ_aem_aBzQbVyV_X1vE0ZeflWR8A&sfnsn=scwspmo https://telechiara.gruppovideomedia.it/it/on-demand/telegiornali/tg-news-seconda-edizione-1?id=129508&clip=129482 https://www.avellinotoday.it/attualita/avellino-rivolta-trattori-mercosur.html https://www.facebook.com/share/p/1BUQyXY5dV/ 🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿https://t.me/movimentoperleliberta gruppo Milano (seguici sui nostri social)
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    VIDEO | “No al trattato UE-Mercosur”: agricoltori in piazza per chiedere maggiori tutele
    Sono centinaia gli agricoltori scesi per le strade di Padova per dire a gran voce No al
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  • IL GENOCIDIO PIÙ GRANDE DELLA STORIA NON HA MAI AVUTO UN GIORNO DI MEMORIA

    Oggi è il 27 gennaio.
    Oggi ricordiamo la Shoah.
    Ed è giusto. È necessario. È sacro.

    Ma la memoria, se è vera, non può essere un recinto.
    Non può fermarsi dove è comoda.
    Non può ricordare solo ciò che è stato riconosciuto, processato, monumentalizzato.

    Perché esiste un genocidio che non ha mai avuto un giorno.
    Mai avuto un tribunale.
    Mai avuto una narrazione onesta.

    Un genocidio più grande per numeri, più lungo nel tempo, più profondo nella rimozione.

    Quello dei Popoli Indigeni delle Americhe.

    50 milioni.
    70 milioni.
    90 milioni.
    Alcuni studi arrivano a 110 milioni di vite spezzate.

    Non in un campo.
    In un continente.
    Non in pochi anni.
    In quattro secoli.

    Non è stato un errore.
    Non è stato solo il vaiolo.
    Non è stato un incidente della storia.

    È stato un sistema.

    Un sistema fatto di conquista, deportazione, fame, conversioni forzate, distruzione culturale, cancellazione dell’identità.
    Un genocidio lento, strutturale, coloniale.
    Un genocidio che non ha avuto bisogno di camere a gas, perché aveva qualcosa di più efficace: tempo, potere e silenzio.

    E soprattutto propaganda.

    Perché questo genocidio non è stato solo commesso.
    È stato raccontato.

    I popoli nativi sono stati dipinti come “selvaggi”.
    Non è un termine indigeno.
    È un termine del conquistatore.

    Selvaggi perché non si piegavano.
    Selvaggi perché non parlavano la lingua del dominio.
    Selvaggi perché avevano una spiritualità diversa, una relazione diversa con la terra, un’idea diversa di mondo.

    Mai descritti come popoli complessi.
    Mai come civiltà.
    Mai come esseri umani pieni.

    Il conquistatore è diventato eroe.
    La conquista è diventata scoperta.
    Lo sterminio è diventato inevitabile.

    Qui sta la verità più scomoda.

    La Shoah è stata negata, ma non è mai stata glorificata.
    Il genocidio dei popoli indigeni, invece, è stato giustificato, normalizzato, insegnato come progresso.

    E ciò che viene giustificato non finisce mai davvero.

    Il colonialismo non è scomparso.
    Ha solo cambiato linguaggio.

    Oggi non dice più “vi conquistiamo”.
    Oggi dice “vi portiamo la civiltà”, “vi portiamo la democrazia”, “vi portiamo lo sviluppo”.

    Stessa logica.
    Stesso disprezzo.
    Stessa disumanizzazione.

    E oggi, senza vergogna, c’è chi lo rivendica.
    Chi lo difende.
    Chi lo rimpiange.
    Come se il problema non fosse stato il massacro, ma il fatto che non fosse stato abbastanza efficace.

    La memoria selettiva è una forma di violenza.

    Ricordare solo ciò che è già riconosciuto è il modo più elegante per continuare a cancellare.
    Se un genocidio non ha un giorno ufficiale, non ha tribunali, non ha immagini simbolo, allora diventa dimenticabile.
    E ciò che è dimenticabile è ripetibile.

    Il genocidio più efficace non è quello che fa più rumore.
    È quello che diventa normale.
    Quello che entra nei libri come “epoca storica”.
    Quello che si studia senza tremare.
    Quello che non scandalizza più.

    Ed è proprio per questo che esistono popoli che devono essere ricordati anche in una data scomoda.
    Non perché si tolga spazio a chi ha una memoria riconosciuta, ma perché ce ne sono altri che non l’hanno mai avuta.

    Perché ricordarli in un giorno qualsiasi significherebbe lasciarli invisibili.
    E ricordarli in un giorno “giusto” non è possibile, perché nessuno ha mai voluto istituirlo.

    Ammetterlo vorrebbe dire guardare in faccia una verità che l’Occidente non ha mai davvero accettato:
    che l’uomo bianco, mentre si proclamava esportatore di verità, civiltà e progresso, è stato ed è soprattutto esportatore del proprio pensiero.

    Non perché più giusto.
    Ma perché più forte.

    E ha avuto la forza non solo di vincere,
    ma anche di far dimenticare.

    Dimenticare i popoli cancellati.
    Dimenticare le terre rubate.
    Dimenticare le culture distrutte.
    Dimenticare che, molto spesso, il male non era dall’altra parte.

    Ci sono genocidi che gridano.
    E genocidi che vengono sepolti sotto la parola “storia”.

    Quelli senza monumenti.
    Senza processi.
    Senza date.

    Ricordarli oggi non è una provocazione.
    È un atto di onestà.

    Perché una civiltà che ricorda solo i crimini subiti
    e non quelli commessi
    non sta facendo memoria.

    Sta costruendo una menzogna comoda.

    E finché quella menzogna regge,
    il colonialismo non è passato.

    Ha solo cambiato nome.

    - Valerio Barsacchi -

    THE LARGEST GENOCIDE IN HISTORY HAS NEVER HAD A DAY OF REMEMBRANCE

    Today is January 27th.
    Today we remember the Holocaust.
    And it is right. It is necessary. It is sacred.

    But memory, if it is true, cannot be a fence.
    It cannot stop where it is convenient.
    It cannot remember only what has been recognized, tried, and monumentalized.

    Because there is a genocide that has never had a day.
    Never had a court.
    Never had an honest narrative.

    A genocide greater in numbers, longer in time, more profound in its repression.

    That of the Indigenous Peoples of the Americas.

    50 million.
    70 million.
    90 million.
    Some studies put the number of lives lost at 110 million.

    Not in a camp.
    On a continent.
    Not in a few years.
    Over four centuries.

    It wasn't a mistake.
    It wasn't just smallpox.
    It wasn't an accident of history.

    It was a system.

    A system of conquest, deportation, starvation, forced conversions, cultural destruction, erasure of identity.
    A slow, structural, colonial genocide.
    A genocide that didn't need gas chambers, because it had something more effective: time, power, and silence.

    And above all, propaganda.

    Because this genocide wasn't just committed.
    It was told.

    The native peoples were portrayed as "savages."
    It's not an indigenous term.
    It's a conqueror's term.

    Savages because they didn't submit.
    Savages because they didn't speak the language of domination.
    Savages because they had a different spirituality, a different relationship with the land, a different idea of ​​the world.

    Never described as complex peoples.
    Never as civilizations.
    Never as full human beings.

    The conqueror has become a hero.
    The conquest has become a discovery.
    The extermination has become inevitable.

    Here lies the most uncomfortable truth.

    The Holocaust was denied, but it was never glorified.

    The genocide of indigenous peoples, on the other hand, was justified, normalized, taught as progress.

    And what is justified never truly ends.

    Colonialism hasn't disappeared.

    It's just changed language.

    Today it no longer says "we conquer you."
    Today it says "we bring you civilization," "we bring you democracy," "we bring you development."

    Same logic.
    Same contempt.
    Same dehumanization.

    And today, without shame, there are those who claim it.
    Those who defend it.
    Those who mourn it.
    As if the problem wasn't the massacre, but the fact that it wasn't effective enough.

    Selective memory is a form of violence.

    Remembering only what is already recognized is the most elegant way to continue erasing.
    If a genocide has no official day, no courts, no symbolic images, then it becomes forgettable.
    And what is forgettable is repeatable.

    The most effective genocide is not the one that makes the most noise.
    It is the one that becomes normal.
    The one that enters books as a "historical era."
    The one that is studied without trembling.
    The one that no longer scandalizes.

    And it is precisely for this reason that there are peoples who must be remembered even on an inconvenient date.
    Not because it takes away space from those who have a recognized memory, but because there are others who never had one.

    Because remembering them on any given day would mean leaving them invisible.
    And remembering them on a "correct" day is not possible, because no one ever wanted to establish it.

    Admitting it would mean facing a truth the West has never truly accepted:
    that the white man, while proclaiming himself the exporter of truth, civilization, and progress, was and is above all an exporter of his own thought.

    Not because he was more just.
    But because he was stronger.

    And he had the strength not only to win,
    but also to make people forget.

    Forgetting the erased peoples.
    Forgetting the stolen lands.
    Forgetting the destroyed cultures.
    Forgetting that, very often, evil was not on the other side.

    There are genocides that cry out.
    And genocides that are buried under the word "history."

    Those without monuments.
    Without trials.
    Without dates.

    Remembering them today is not a provocation.
    It is an act of honesty.

    Because a civilization that remembers only the crimes suffered
    and not those committed
    is not remembering.

    It is constructing a convenient lie.

    And as long as that lie holds,
    colonialism hasn't passed.

    It's just changed its name.

    - Valerio Barsacchi -

    @follower
    American Indian Genocide Museum
    Indigenous Peoples Rights International
    Native American Rights Fund
    Indigenous Peoples Movement
    IL GENOCIDIO PIÙ GRANDE DELLA STORIA NON HA MAI AVUTO UN GIORNO DI MEMORIA Oggi è il 27 gennaio. Oggi ricordiamo la Shoah. Ed è giusto. È necessario. È sacro. Ma la memoria, se è vera, non può essere un recinto. Non può fermarsi dove è comoda. Non può ricordare solo ciò che è stato riconosciuto, processato, monumentalizzato. Perché esiste un genocidio che non ha mai avuto un giorno. Mai avuto un tribunale. Mai avuto una narrazione onesta. Un genocidio più grande per numeri, più lungo nel tempo, più profondo nella rimozione. Quello dei Popoli Indigeni delle Americhe. 50 milioni. 70 milioni. 90 milioni. Alcuni studi arrivano a 110 milioni di vite spezzate. Non in un campo. In un continente. Non in pochi anni. In quattro secoli. Non è stato un errore. Non è stato solo il vaiolo. Non è stato un incidente della storia. È stato un sistema. Un sistema fatto di conquista, deportazione, fame, conversioni forzate, distruzione culturale, cancellazione dell’identità. Un genocidio lento, strutturale, coloniale. Un genocidio che non ha avuto bisogno di camere a gas, perché aveva qualcosa di più efficace: tempo, potere e silenzio. E soprattutto propaganda. Perché questo genocidio non è stato solo commesso. È stato raccontato. I popoli nativi sono stati dipinti come “selvaggi”. Non è un termine indigeno. È un termine del conquistatore. Selvaggi perché non si piegavano. Selvaggi perché non parlavano la lingua del dominio. Selvaggi perché avevano una spiritualità diversa, una relazione diversa con la terra, un’idea diversa di mondo. Mai descritti come popoli complessi. Mai come civiltà. Mai come esseri umani pieni. Il conquistatore è diventato eroe. La conquista è diventata scoperta. Lo sterminio è diventato inevitabile. Qui sta la verità più scomoda. La Shoah è stata negata, ma non è mai stata glorificata. Il genocidio dei popoli indigeni, invece, è stato giustificato, normalizzato, insegnato come progresso. E ciò che viene giustificato non finisce mai davvero. Il colonialismo non è scomparso. Ha solo cambiato linguaggio. Oggi non dice più “vi conquistiamo”. Oggi dice “vi portiamo la civiltà”, “vi portiamo la democrazia”, “vi portiamo lo sviluppo”. Stessa logica. Stesso disprezzo. Stessa disumanizzazione. E oggi, senza vergogna, c’è chi lo rivendica. Chi lo difende. Chi lo rimpiange. Come se il problema non fosse stato il massacro, ma il fatto che non fosse stato abbastanza efficace. La memoria selettiva è una forma di violenza. Ricordare solo ciò che è già riconosciuto è il modo più elegante per continuare a cancellare. Se un genocidio non ha un giorno ufficiale, non ha tribunali, non ha immagini simbolo, allora diventa dimenticabile. E ciò che è dimenticabile è ripetibile. Il genocidio più efficace non è quello che fa più rumore. È quello che diventa normale. Quello che entra nei libri come “epoca storica”. Quello che si studia senza tremare. Quello che non scandalizza più. Ed è proprio per questo che esistono popoli che devono essere ricordati anche in una data scomoda. Non perché si tolga spazio a chi ha una memoria riconosciuta, ma perché ce ne sono altri che non l’hanno mai avuta. Perché ricordarli in un giorno qualsiasi significherebbe lasciarli invisibili. E ricordarli in un giorno “giusto” non è possibile, perché nessuno ha mai voluto istituirlo. Ammetterlo vorrebbe dire guardare in faccia una verità che l’Occidente non ha mai davvero accettato: che l’uomo bianco, mentre si proclamava esportatore di verità, civiltà e progresso, è stato ed è soprattutto esportatore del proprio pensiero. Non perché più giusto. Ma perché più forte. E ha avuto la forza non solo di vincere, ma anche di far dimenticare. Dimenticare i popoli cancellati. Dimenticare le terre rubate. Dimenticare le culture distrutte. Dimenticare che, molto spesso, il male non era dall’altra parte. Ci sono genocidi che gridano. E genocidi che vengono sepolti sotto la parola “storia”. Quelli senza monumenti. Senza processi. Senza date. Ricordarli oggi non è una provocazione. È un atto di onestà. Perché una civiltà che ricorda solo i crimini subiti e non quelli commessi non sta facendo memoria. Sta costruendo una menzogna comoda. E finché quella menzogna regge, il colonialismo non è passato. Ha solo cambiato nome. - Valerio Barsacchi - THE LARGEST GENOCIDE IN HISTORY HAS NEVER HAD A DAY OF REMEMBRANCE Today is January 27th. Today we remember the Holocaust. And it is right. It is necessary. It is sacred. But memory, if it is true, cannot be a fence. It cannot stop where it is convenient. It cannot remember only what has been recognized, tried, and monumentalized. Because there is a genocide that has never had a day. Never had a court. Never had an honest narrative. A genocide greater in numbers, longer in time, more profound in its repression. That of the Indigenous Peoples of the Americas. 50 million. 70 million. 90 million. Some studies put the number of lives lost at 110 million. Not in a camp. On a continent. Not in a few years. Over four centuries. It wasn't a mistake. It wasn't just smallpox. It wasn't an accident of history. It was a system. A system of conquest, deportation, starvation, forced conversions, cultural destruction, erasure of identity. A slow, structural, colonial genocide. A genocide that didn't need gas chambers, because it had something more effective: time, power, and silence. And above all, propaganda. Because this genocide wasn't just committed. It was told. The native peoples were portrayed as "savages." It's not an indigenous term. It's a conqueror's term. Savages because they didn't submit. Savages because they didn't speak the language of domination. Savages because they had a different spirituality, a different relationship with the land, a different idea of ​​the world. Never described as complex peoples. Never as civilizations. Never as full human beings. The conqueror has become a hero. The conquest has become a discovery. The extermination has become inevitable. Here lies the most uncomfortable truth. The Holocaust was denied, but it was never glorified. The genocide of indigenous peoples, on the other hand, was justified, normalized, taught as progress. And what is justified never truly ends. Colonialism hasn't disappeared. It's just changed language. Today it no longer says "we conquer you." Today it says "we bring you civilization," "we bring you democracy," "we bring you development." Same logic. Same contempt. Same dehumanization. And today, without shame, there are those who claim it. Those who defend it. Those who mourn it. As if the problem wasn't the massacre, but the fact that it wasn't effective enough. Selective memory is a form of violence. Remembering only what is already recognized is the most elegant way to continue erasing. If a genocide has no official day, no courts, no symbolic images, then it becomes forgettable. And what is forgettable is repeatable. The most effective genocide is not the one that makes the most noise. It is the one that becomes normal. The one that enters books as a "historical era." The one that is studied without trembling. The one that no longer scandalizes. And it is precisely for this reason that there are peoples who must be remembered even on an inconvenient date. Not because it takes away space from those who have a recognized memory, but because there are others who never had one. Because remembering them on any given day would mean leaving them invisible. And remembering them on a "correct" day is not possible, because no one ever wanted to establish it. Admitting it would mean facing a truth the West has never truly accepted: that the white man, while proclaiming himself the exporter of truth, civilization, and progress, was and is above all an exporter of his own thought. Not because he was more just. But because he was stronger. And he had the strength not only to win, but also to make people forget. Forgetting the erased peoples. Forgetting the stolen lands. Forgetting the destroyed cultures. Forgetting that, very often, evil was not on the other side. There are genocides that cry out. And genocides that are buried under the word "history." Those without monuments. Without trials. Without dates. Remembering them today is not a provocation. It is an act of honesty. Because a civilization that remembers only the crimes suffered and not those committed is not remembering. It is constructing a convenient lie. And as long as that lie holds, colonialism hasn't passed. It's just changed its name. - Valerio Barsacchi - @follower American Indian Genocide Museum Indigenous Peoples Rights International Native American Rights Fund Indigenous Peoples Movement
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  • GIORNATA della MEMORIA 2026!
    PER NON DIMENTICARE QUELLO CHE CONTE e DRAGHI HANNO FATTO in ITALIA!
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  • ECCO QUELLO che STA SUCCEDENDO in CISGIORDANIA!
    https://www.ilfattoquotidiano.it/millennium/2025/11/13/cisgiordania-nella-morsa-dei-coloni-gangster-e-limpunita-e-garantita-per-legge/8183945/

    Cisgiordania nella morsa dei coloni gangster. E l’impunità è garantita per legge
    Dal 7 ottobre 2023 sono oltre 1.100 i palestinesi uccisi in scontri con gruppi violenti di israeliani insediati illegalmente nei loro territori. Spalleggiati dalla politica e dalla polizia
    ECCO QUELLO che STA SUCCEDENDO in CISGIORDANIA! https://www.ilfattoquotidiano.it/millennium/2025/11/13/cisgiordania-nella-morsa-dei-coloni-gangster-e-limpunita-e-garantita-per-legge/8183945/ Cisgiordania nella morsa dei coloni gangster. E l’impunità è garantita per legge Dal 7 ottobre 2023 sono oltre 1.100 i palestinesi uccisi in scontri con gruppi violenti di israeliani insediati illegalmente nei loro territori. Spalleggiati dalla politica e dalla polizia
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    Cisgiordania nella morsa dei coloni gangster. E l’impunità è garantita per legge - Il Fatto Quotidiano
    Ogni maledetta notte una pira arde sulle colline intorno a Ramallah, a Gerico, nei campi di Betlemme o sulle alture di Hebron. È una casa, un fienile, un magazzino, una stalla, un trattore in fiamme, un uliveto bruciato con la benzina. Di giorno poi è pericoloso portare le greggi al pascolo, è pericoloso lavorare la …
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  • Ripubblico le motivazioni per il NO al referendum dì Barbero cancellate da Facebook.
    MASSIMA DIFFUSIONE!
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  • Governor demands Trump remove ICE from Minnesota after citizen’s killing
    Videos show the victim holding a phone in his hand, not a handgun, as he ⁠tried to help other protesters.
    https://aje.news/apgcs4
    Governor demands Trump remove ICE from Minnesota after citizen’s killing Videos show the victim holding a phone in his hand, not a handgun, as he ⁠tried to help other protesters. https://aje.news/apgcs4
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  • "Abbiamo creduto che il pericolo venisse dalla Russia, immaginando un’invasione dell’Europa. Ma abbiamo sbagliato alleato."

    https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-davos_svela_lipocrisia_usa_e_ue_sulle_regole/39602_64906/
    "Abbiamo creduto che il pericolo venisse dalla Russia, immaginando un’invasione dell’Europa. Ma abbiamo sbagliato alleato." https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-davos_svela_lipocrisia_usa_e_ue_sulle_regole/39602_64906/
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    Davos svela l’ipocrisia Usa e Ue sulle “regole”
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  • 5 Voti in più al fronte del SÌ.
    Calenda ospite da Forza Italia: "Al referendum sulla giustizia voteremo sì"
    Il leader di Azione accolto con applausi all'evento in memoria di Berlusconi. Presenti anche Tajani, Confalonieri e Marta Fascina
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/25/calenda-convegno-forzaitalia-berlusconi-referendum-notizie/8268581/
    5 Voti in più al fronte del SÌ. Calenda ospite da Forza Italia: "Al referendum sulla giustizia voteremo sì" Il leader di Azione accolto con applausi all'evento in memoria di Berlusconi. Presenti anche Tajani, Confalonieri e Marta Fascina https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/25/calenda-convegno-forzaitalia-berlusconi-referendum-notizie/8268581/
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  • ECCO COSA OCCORRE FARE!
    Carta, il paradosso del riciclo: «Chiuse 6 cartiere, mentre l’India ci rivende i prodotti fatti col nostro macero»
    Lorenzo Poli (Assocarta): «L’Italia esporta un quarto della carta raccolta, annullando i benefici ambientali del riciclo. Servono politiche industriali per rilanciare il riciclo di prossimità
    https://www.corriere.it/economia/aziende/26_gennaio_25/carta-il-paradosso-del-riciclo-chiuse-6-cartiere-mentre-l-india-ci-rivende-i-prodotti-fatti-col-nostro-macero-7a85f197-7ef2-41b6-8f63-7a8ee3954xlk_amp.shtml
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  • Caso Crans Montana: PREDICANO BENE e RAZZOLANO MALE!
    La destra assale la Svizzera: tanti saluti a garantismo e norme contro il carcere
    Leggi su Il Fatto Quotidiano l'articolo in edicola "La destra assale la Svizzera: tanti saluti a garantismo e norme contro il carcere" pubblicato il 25 Gennaio 2026 a firma di Lorenzo Giarelli e Ilaria Proietti
    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/01/25/la-destra-assale-la-svizzera-tanti-saluti-a-garantismo-e-norme-contro-il-carcere/8268192/
    Caso Crans Montana: PREDICANO BENE e RAZZOLANO MALE! La destra assale la Svizzera: tanti saluti a garantismo e norme contro il carcere Leggi su Il Fatto Quotidiano l'articolo in edicola "La destra assale la Svizzera: tanti saluti a garantismo e norme contro il carcere" pubblicato il 25 Gennaio 2026 a firma di Lorenzo Giarelli e Ilaria Proietti https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/01/25/la-destra-assale-la-svizzera-tanti-saluti-a-garantismo-e-norme-contro-il-carcere/8268192/
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    Leggi su Il Fatto Quotidiano l'articolo in edicola "La destra assale la Svizzera: tanti saluti a garantismo e norme contro il carcere" pubblicato il 25 Gennaio 2026 a firma di Lorenzo Giarelli e Ilaria Proietti
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