• GEMELLI DIVERSI

    A meno di cataclismi epocali o improbabili congiunzioni astrali con tanto di asse terrestre inclinato, non mi aspetto grandi sorprese dalla prossima seduta del Consiglio comunale.

    Più che altro l’ennesimo spettacolo prevedibile, un format che negli anni abbiamo imparato a riconoscere fin troppo bene.
    Per questo, continuare a piangere sul latte versato ha poco senso. Un anno fa un’istanza cittadina chiedeva la cessazione del gemellaggio Milano–Tel Aviv: disattesa. A ottobre un altro Odg sullo stesso tema: archiviato. Riproporre oggi lo stesso schema — tra nuove mozioni e ostruzionismo da aula — rischia di essere più rituale che sostanza.

    Anche perché, nei fatti, la linea del primo cittadino sembra imporsi senza reali margini di discussione.
    Il Consiglio comunale ha chiesto di rivedere il gemellaggio, ma il sindaco Sala ha già ufficialmente respinto l’indicazione, mantenendo l’accordo attivo. Fine della partita, almeno sul piano istituzionale.

    Ma è proprio qui che vale la pena cambiare angolo di lettura.
    Uscire dalla polemica sterile — che non sposterà di un millimetro né le nostre vite né, tantomeno, i destini di popoli già segnati — e provare a ragionare su una domanda più scomoda: che valore ha oggi un gemellaggio

    Perché se non parliamo di attrazione di nuovi stakeholder (ammesso che Milano ne abbia bisogno), né di reali ricadute economiche o progettuali, allora resta solo una dimensione politica e simbolica. E se è così, quel simbolo deve essere messo in discussione continuamente sia quando conviene sia quando diventa terreno di tensione istituzionale.
    Ed è proprio qui che Milano, questa volta, ha scelto di non scegliere. Una posizione che somiglia più a una forma di prudenza — o, per dirla senza giri di parole, di remissione — verso equilibri consolidati, comunità influenti e lobby che incidono ben oltre il dibattito pubblico. Le stesse che, curiosamente, tendono a defilarsi quando il calendario segna certe ricorrenze scomode, come il 25 aprile.

    Ma il punto vero è più profondo e, se vogliamo, più strutturale.
    Il concetto stesso di "gemellaggio" oggi appare legacy, quasi un retaggio di un’altra epoca. Un modello di “soft diplomacy urbana” che avrebbe senso solo se producesse KPI chiari: scambi culturali misurabili, progetti condivisi, cooperazione concreta tra cittadini, università, imprese. Non semplici etichette protocollari da attivare o silenziare a seconda del clima politico.
    E allora la domanda diventa inevitabile:
    i gemellaggi servono ancora alle città o servono soprattutto alla politica
    Su questo, più che sull’ennesima mozione destinata a cadere, varrebbe la pena aprire un dibattito serio. E farlo soprattutto in vista delle prossime scelte elettorali, quando ai cittadini viene chiesto — almeno formalmente — di orientare la visione della città.

    Il punto non è trasformare un gemellaggio in una bandiera, né usarlo come terreno di scontro ideologico. Il punto è capire a cosa serve davvero. Milano ha bisogno di relazioni internazionali che generino valore reale: scambi, opportunità, connessioni vive tra comunità.
    Tenere aperto un dialogo può avere senso, ma solo se è coerente, trasparente e allineato a un’idea di città che mette al centro le persone, non le contrapposizioni.
    Altrimenti resta un gesto formale. Utile più alla politica che ai cittadini.

    Milano non è un palcoscenico geopolitico.
    È una città complessa, concreta, che chiede risposte quotidiane.
    Ed è da lì che bisogna ripartire.

    #Milano #Gemellaggi #PoliticaLocale #CittàGlobali #opinione
    GEMELLI DIVERSI A meno di cataclismi epocali o improbabili congiunzioni astrali con tanto di asse terrestre inclinato, non mi aspetto grandi sorprese dalla prossima seduta del Consiglio comunale. Più che altro l’ennesimo spettacolo prevedibile, un format che negli anni abbiamo imparato a riconoscere fin troppo bene. Per questo, continuare a piangere sul latte versato ha poco senso. Un anno fa un’istanza cittadina chiedeva la cessazione del gemellaggio Milano–Tel Aviv: disattesa. A ottobre un altro Odg sullo stesso tema: archiviato. Riproporre oggi lo stesso schema — tra nuove mozioni e ostruzionismo da aula — rischia di essere più rituale che sostanza. Anche perché, nei fatti, la linea del primo cittadino sembra imporsi senza reali margini di discussione. Il Consiglio comunale ha chiesto di rivedere il gemellaggio, ma il sindaco Sala ha già ufficialmente respinto l’indicazione, mantenendo l’accordo attivo. Fine della partita, almeno sul piano istituzionale. 👉Ma è proprio qui che vale la pena cambiare angolo di lettura. Uscire dalla polemica sterile — che non sposterà di un millimetro né le nostre vite né, tantomeno, i destini di popoli già segnati — e provare a ragionare su una domanda più scomoda: che valore ha oggi un gemellaggio❓ Perché se non parliamo di attrazione di nuovi stakeholder (ammesso che Milano ne abbia bisogno), né di reali ricadute economiche o progettuali, allora resta solo una dimensione politica e simbolica. E se è così, quel simbolo deve essere messo in discussione continuamente sia quando conviene sia quando diventa terreno di tensione istituzionale. Ed è proprio qui che Milano, questa volta, ha scelto di non scegliere. Una posizione che somiglia più a una forma di prudenza — o, per dirla senza giri di parole, di remissione — verso equilibri consolidati, comunità influenti e lobby che incidono ben oltre il dibattito pubblico. Le stesse che, curiosamente, tendono a defilarsi quando il calendario segna certe ricorrenze scomode, come il 25 aprile. 👉Ma il punto vero è più profondo e, se vogliamo, più strutturale. Il concetto stesso di "gemellaggio" oggi appare legacy, quasi un retaggio di un’altra epoca. Un modello di “soft diplomacy urbana” che avrebbe senso solo se producesse KPI chiari: scambi culturali misurabili, progetti condivisi, cooperazione concreta tra cittadini, università, imprese. Non semplici etichette protocollari da attivare o silenziare a seconda del clima politico. E allora la domanda diventa inevitabile: i gemellaggi servono ancora alle città o servono soprattutto alla politica❓ Su questo, più che sull’ennesima mozione destinata a cadere, varrebbe la pena aprire un dibattito serio. E farlo soprattutto in vista delle prossime scelte elettorali, quando ai cittadini viene chiesto — almeno formalmente — di orientare la visione della città. Il punto non è trasformare un gemellaggio in una bandiera, né usarlo come terreno di scontro ideologico. Il punto è capire a cosa serve davvero. Milano ha bisogno di relazioni internazionali che generino valore reale: scambi, opportunità, connessioni vive tra comunità. Tenere aperto un dialogo può avere senso, ma solo se è coerente, trasparente e allineato a un’idea di città che mette al centro le persone, non le contrapposizioni. Altrimenti resta un gesto formale. Utile più alla politica che ai cittadini. Milano non è un palcoscenico geopolitico. È una città complessa, concreta, che chiede risposte quotidiane. Ed è da lì che bisogna ripartire. #Milano #Gemellaggi #PoliticaLocale #CittàGlobali #opinione
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  • NON HANNO MICA TUTTI I TORTI QUELLI della LEGA!
    Milano, il Consiglio comunale condanna il Remigration summit. Si spacca il centrodestra, Lega contro Forza Italia: «Stampella della sinistra»
    Il raduno previsto per sabato in piazza del Duomo contestato dalla maggioranza, ma anche nell'opposizione energono tensioni: sull'ordine del giorno che definisce l'evento «incompatibile con la democrazia» Forza Italia si astiene, FdI lascia l'aula...
    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_aprile_17/milano-il-consiglio-comunale-condanna-il-remigration-summit-si-spacca-il-centrodestra-lega-contro-forza-italia-stampella-della-7fc28f42-d66d-41ff-824b-e837ecbe5xlk_amp.shtml
    NON HANNO MICA TUTTI I TORTI QUELLI della LEGA! Milano, il Consiglio comunale condanna il Remigration summit. Si spacca il centrodestra, Lega contro Forza Italia: «Stampella della sinistra» Il raduno previsto per sabato in piazza del Duomo contestato dalla maggioranza, ma anche nell'opposizione energono tensioni: sull'ordine del giorno che definisce l'evento «incompatibile con la democrazia» Forza Italia si astiene, FdI lascia l'aula... https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_aprile_17/milano-il-consiglio-comunale-condanna-il-remigration-summit-si-spacca-il-centrodestra-lega-contro-forza-italia-stampella-della-7fc28f42-d66d-41ff-824b-e837ecbe5xlk_amp.shtml
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    Milano, il Consiglio comunale condanna il Remigration summit. Si spacca il centrodestra, Lega contro Forza Italia: «Stampella della sinistra»
    Il raduno previsto per sabato in piazza del Duomo contestato dalla maggioranza, ma anche nell'opposizione energono tensioni: sull'ordine del giorno che definisce l'evento «incompatibile con la democrazia» Forza Italia si astiene, FdI lascia l'aula
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  • "FORSE NON CI È BASTATO"

    Forse non ci è bastato davvero.
    È la prima cosa che viene da pensare davanti all’ennesima idea di una grande vetrina internazionale, questa volta con l’ipotesi di Olimpiadi estive diffuse su tre città del Nord-Ovest.
    Perché, diciamolo con franchezza: il problema non è essere “quelli del no”. Il problema è essere, ancora una volta, davanti a un modello di città che sembra costruito sulle opportunità per pochi e non sui bisogni di tutti.
    Una Milano sempre più scintillante per chi investe, per chi specula, per chi può permettersela. Molto meno per chi la vive ogni giorno, tra affitti fuori controllo, trasporti che arrancano e quartieri che chiedono servizi essenziali.

    E allora la domanda è politica, prima ancora che sportiva.
    Dopo Expo, dopo il bilancio ancora tutto da decifrare delle Olimpiadi invernali, cosa dovremmo pensare davanti a questa nuova trovata?

    La sintesi del progetto è semplice: si starebbe valutando una candidatura olimpica estiva condivisa tra più città del Nord-Ovest, con l’idea di distribuire gare, investimenti e visibilità su un’area vasta. Sulla carta sembra tutto moderno, sostenibile, persino rassicurante.
    Ma la realtà ci insegna che dietro le parole “rigenerazione”, “legacy” e “sviluppo” troppo spesso si nascondono i soliti meccanismi: nuove colate di cemento, grandi opere senza una funzione reale, studentati venduti come soluzione sociale e poi affittati a prezzi da hotel di lusso.

    E allora, dove sarebbero i vantaggi concreti per i cittadini?
    In una manifestazione che dura poco più di venti giorni, al netto delle cerimonie in pompamagna e di qualche beneficio per il comparto alberghiero, cosa resta davvero a chi Milano la manda avanti ogni mattina?
    Il rischio è di ritrovarsi con le solite cattedrali nel deserto, strutture incompiute o inutili, mentre i problemi veri restano lì: casa, salario, mobilità, sicurezza urbana, servizi di prossimità.

    Per questo credo sia giusto dirlo adesso, senza aspettare che i giochi siano fatti:
    non possiamo continuare a confondere il prestigio con il progresso.
    E qui si apre un’opportunità che è profondamente politica, soprattutto in vista delle prossime amministrative.

    La responsabilità è nostra: costruire finalmente un’alternativa credibile che rimetta al centro le esigenze reali delle persone.
    Come farebbe un padre di famiglia saggio: prima il pane quotidiano, poi le vacanze di lusso.
    Milano deve tornare a partire dal basso, dai quartieri, dalle famiglie, dai giovani che non riescono più a restare, da chi lavora e non vuole essere espulso dalla propria città.
    Meno spocchia, meno slogan, più quotidianità.
    L’efficienza serve, eccome. Ma deve ripartire dalle fondamenta sociali della città, non dalle passerelle internazionali.

    #Milano #Olimpiadi #PoliticaLocale #Amministrative
    "FORSE NON CI È BASTATO" Forse non ci è bastato davvero. È la prima cosa che viene da pensare davanti all’ennesima idea di una grande vetrina internazionale, questa volta con l’ipotesi di Olimpiadi estive diffuse su tre città del Nord-Ovest. Perché, diciamolo con franchezza: il problema non è essere “quelli del no”. Il problema è essere, ancora una volta, davanti a un modello di città che sembra costruito sulle opportunità per pochi e non sui bisogni di tutti. Una Milano sempre più scintillante per chi investe, per chi specula, per chi può permettersela. Molto meno per chi la vive ogni giorno, tra affitti fuori controllo, trasporti che arrancano e quartieri che chiedono servizi essenziali. E allora la domanda è politica, prima ancora che sportiva. Dopo Expo, dopo il bilancio ancora tutto da decifrare delle Olimpiadi invernali, cosa dovremmo pensare davanti a questa nuova trovata? La sintesi del progetto è semplice: si starebbe valutando una candidatura olimpica estiva condivisa tra più città del Nord-Ovest, con l’idea di distribuire gare, investimenti e visibilità su un’area vasta. Sulla carta sembra tutto moderno, sostenibile, persino rassicurante. Ma la realtà ci insegna che dietro le parole “rigenerazione”, “legacy” e “sviluppo” troppo spesso si nascondono i soliti meccanismi: nuove colate di cemento, grandi opere senza una funzione reale, studentati venduti come soluzione sociale e poi affittati a prezzi da hotel di lusso. E allora, dove sarebbero i vantaggi concreti per i cittadini? In una manifestazione che dura poco più di venti giorni, al netto delle cerimonie in pompamagna e di qualche beneficio per il comparto alberghiero, cosa resta davvero a chi Milano la manda avanti ogni mattina? Il rischio è di ritrovarsi con le solite cattedrali nel deserto, strutture incompiute o inutili, mentre i problemi veri restano lì: casa, salario, mobilità, sicurezza urbana, servizi di prossimità. Per questo credo sia giusto dirlo adesso, senza aspettare che i giochi siano fatti: non possiamo continuare a confondere il prestigio con il progresso. E qui si apre un’opportunità che è profondamente politica, soprattutto in vista delle prossime amministrative. La responsabilità è nostra: costruire finalmente un’alternativa credibile che rimetta al centro le esigenze reali delle persone. Come farebbe un padre di famiglia saggio: prima il pane quotidiano, poi le vacanze di lusso. Milano deve tornare a partire dal basso, dai quartieri, dalle famiglie, dai giovani che non riescono più a restare, da chi lavora e non vuole essere espulso dalla propria città. Meno spocchia, meno slogan, più quotidianità. L’efficienza serve, eccome. Ma deve ripartire dalle fondamenta sociali della città, non dalle passerelle internazionali. #Milano #Olimpiadi #PoliticaLocale #Amministrative
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  • LA LIBERAZIONE DELL’ITALIA NON È FINITA

    Il 25 Aprile non può ridursi ad una semplice ritualità.
    Oggi difendere lo spirito della guerra di Liberazione partigiana richiede di trasformare la memoria in una giornata di lotta per ribadire con forza ciò che la nostra Costituzione afferma senza ambiguità: l’Italia ripudia la guerra.

    L’Unione Europea, il Governo italiano e la sua contraddittoria opposizione parlamentare con le loro politiche guerrafondaie e complici ci stanno facendo pagare i costi della guerra in Ucraina, in Medio Oriente e del riarmo europeo alimentando inflazione, carovita, crisi energetica, impoverimento sociale, diseguaglianze, smantellamento dello stato sociale, militarizzazione e repressione, con un’escalation sempre più pericolosa.

    Inoltre la presenza di oltre 120 basi NATO/USA, anche con bombe nucleari, rende evidente la condizione di subordinazione strategica, di paese colonizzato e di obiettivi militari.

    Per quello spirito che la guerra di Liberazione partigiana ci ha trasmesso:

    - non è accettabile che nel corteo del 25 aprile sfilino le bandiere dello stato terrorista, colonialista e genocida di Israele rappresentato dalla Brigata Ebraica.

    - è necessario distinguersi dalle ambiguità di coloro che non si oppongono alla linea guerrafondaia e di riarmo dell’Unione Europea contro la Russia, che si oppongono solo strumentalmente alle azioni di Trump e Netanyahu non condannando seriamente le criminali aggressioni all’Iran e al Libano, dimenticandosi delle guerre scatenate dagli USA negli ultimi decenni e degli 80 anni di feroce occupazione israeliana della Palestina.

    Per queste ragioni, il Coordinamento per la Pace – Milano, esprimendo solidarietà ai popoli di Palestina, Libano e Iran, sarà come sempre nel corteo tra gli antifascisti ma formando uno spezzone autonomo con interventi alternativi alla conclusione per riaffermare, nelle attuali condizioni, la Resistenza continua contro la guerra, il riarmo e le aggressioni.

    UNISCITI AL NOSTRO SPEZZONE E AL COMIZIO ALTERNATIVO CONCLUSIVO

    FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA
    LA LIBERAZIONE DELL’ITALIA NON È FINITA Il 25 Aprile non può ridursi ad una semplice ritualità. Oggi difendere lo spirito della guerra di Liberazione partigiana richiede di trasformare la memoria in una giornata di lotta per ribadire con forza ciò che la nostra Costituzione afferma senza ambiguità: l’Italia ripudia la guerra. L’Unione Europea, il Governo italiano e la sua contraddittoria opposizione parlamentare con le loro politiche guerrafondaie e complici ci stanno facendo pagare i costi della guerra in Ucraina, in Medio Oriente e del riarmo europeo alimentando inflazione, carovita, crisi energetica, impoverimento sociale, diseguaglianze, smantellamento dello stato sociale, militarizzazione e repressione, con un’escalation sempre più pericolosa. Inoltre la presenza di oltre 120 basi NATO/USA, anche con bombe nucleari, rende evidente la condizione di subordinazione strategica, di paese colonizzato e di obiettivi militari. Per quello spirito che la guerra di Liberazione partigiana ci ha trasmesso: - non è accettabile che nel corteo del 25 aprile sfilino le bandiere dello stato terrorista, colonialista e genocida di Israele rappresentato dalla Brigata Ebraica. - è necessario distinguersi dalle ambiguità di coloro che non si oppongono alla linea guerrafondaia e di riarmo dell’Unione Europea contro la Russia, che si oppongono solo strumentalmente alle azioni di Trump e Netanyahu non condannando seriamente le criminali aggressioni all’Iran e al Libano, dimenticandosi delle guerre scatenate dagli USA negli ultimi decenni e degli 80 anni di feroce occupazione israeliana della Palestina. Per queste ragioni, il Coordinamento per la Pace – Milano, esprimendo solidarietà ai popoli di Palestina, Libano e Iran, sarà come sempre nel corteo tra gli antifascisti ma formando uno spezzone autonomo con interventi alternativi alla conclusione per riaffermare, nelle attuali condizioni, la Resistenza continua contro la guerra, il riarmo e le aggressioni. UNISCITI AL NOSTRO SPEZZONE E AL COMIZIO ALTERNATIVO CONCLUSIVO FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA
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  • La grande crisi del latte in Lombardia: si produce a 40 centesimi a litro per incassarne 15. Gli allevatori: «Subito un prezzo equo per non fallire»
    La regione è il primo produttore nazionale con una quota di mercato del 47%. L'appello degli allevatori e le mozioni in consiglio regionale...
    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_aprile_15/la-grande-crisi-del-latte-in-lombardia-si-produce-a-40-centesimi-a-litro-per-incassarne-15-gli-allevatori-subito-un-prezzo-equo-fa08bb7b-c4ff-455a-89b9-f58caa1e7xlk_amp.shtml
    La grande crisi del latte in Lombardia: si produce a 40 centesimi a litro per incassarne 15. Gli allevatori: «Subito un prezzo equo per non fallire» La regione è il primo produttore nazionale con una quota di mercato del 47%. L'appello degli allevatori e le mozioni in consiglio regionale... https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_aprile_15/la-grande-crisi-del-latte-in-lombardia-si-produce-a-40-centesimi-a-litro-per-incassarne-15-gli-allevatori-subito-un-prezzo-equo-fa08bb7b-c4ff-455a-89b9-f58caa1e7xlk_amp.shtml
    MILANO.CORRIERE.IT
    La grande crisi del latte in Lombardia: si produce a 40 centesimi a litro per incassarne 15. Gli allevatori: «Subito un prezzo equo per non fallire»
    La regione è il primo produttore nazionale con una quota di mercato del 47%. L'appello degli allevatori e le mozioni in consiglio regionale
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  • CARI AMICI, MI FACCIO SENTIRE DA VOI ,DOPO ALCUNI GIORNI DI SILENZIO E, NON CERTAMENTE , PERCHE' VI ABBIA DIMENTICATI !!!!!QUESTO, VE LO ASSICURO , NON SUCCEDERA' MAI !!!!! HO AVUTO IMPEGNI PROFESSIONALI URGENTI E IMPEGNATIVI ,FUORI FOGGIA,ED ORA,CON MOLTO PIACERE, RIPRENDO A SCRIVERE. STAMANE ,INTENDO PARLARVI DELLA CAMPAGNA DI "TERRORISMO PSICOLOGICO " CHE VIENE FATTA, IN DANNO DEGLI ITALIANI,DAI MEDIA E DALLA STAMPA,IN CONTINUAZIONE ,IN RELAZIONE ALLE" QUESTIONI "DI APPROVIGGIONAMENTO" DEL GAS E DEL PETROLIO, QUESTIONI LEGATE ALLA GUERRA SCATENATA DA TRUMP E DA NETHANIYAU , CONTRO L'IRAN, GUERRA ,CHE E', IN TREGUA FRAGILE DI 15 GIORNI. !!!! E LA AZIONE PREDETTA DI TERRORISMO PSICOLOGICO, CONSISTE NELLA PAURA CHE IL PAESE,L'ITALIA ,RIMANGA SENZA IL GAS A CAUSA DELLA SITUAZIONE DELLA GUERRA SCATENATA IL 28 FEBBRAIO SCORSO,DA TRUMP E NETHANIYAU CONTRO L'IRAN, GUERRA CHE HA COINVOLTO I PAESI DEL GOLFO PERSICO, COME IL QATAR, GLI EMIRATI ARABI, L'ARABIA SAUDITA, RESTANDO,, FUORI DAL CONFLITTO COME SI SA,,SOLO L'OMAN E LO YEMEN. !!!! . E' D'OBBLIGO ,A QUESTO PUNTO, FARE CHIAREZZA SULLE IMPORTAZIONI DEL GAS ,DA PARTE DELLA ITALIA , NONCHE' DEL PETROLIO.!!! PER QUANTO SI RIFERISCE AL GAS, L'ITALIA IMPORTA DAL QATAR, DAGLI USA, DALLA NIGERIA E DALL'ANGOLA. E PERTANTO,VIENE FATTA, LA DOMANDA SE VI SIA LA POSSIBILITA' DI STOCCAGGIO DELLE RISERVE DI GAS CHE CI SONO !!!! . EBBENE, SI'. VI SONO BEN 5 IMPIANTI ,GESTITI DALLA SNAM E PRECISAMENTE, A BRUGHERIO E A SETTALA IN PROVINCIA DI MILANO E A BORDOLANO, SERIGNANO E RIPALTA IN PROVINCIA DI CREMONA !!!! AFFIDATE ALLA" SOGIT "SONO LE STRUTTURE DI CORTEMAGGIORE, SABBIONCELLO E MINERBIO , SITE IN EMILIA ROMAGNA, NONCHE' QUELLA DI FIUME TESTRE IN ABRUZZO !!!!CIO' SIGNIFICA CHE NEL SOTTOSUOLO ITALIANO VI SONO 350 MILIONI DI METRI CUBI DI GAS NATURALE !!!!!TOP SECRET NATURALMENTE SUL GIRO DI AFFARI MILIARDARIO DELLE IMPORTAZIONI DI GAS E QUINDI A QUANTO AMMONTI LA SPESA DELLAPREDETTA IMPORTAZIONE DI GAS NATURALE DAL QATAR, DAGLI USA, DALLA NIGERIA E DALL'ANGOLA COME DISPOSTA E VOLUTA DAI" PADRONI DEL VAPORE" !!!!VI PARE QUESTA ,DUNQUE,QUESTA UNA POLITICA CHE TUTELI GLI INTERESSI DELL'ITALIA ???? !!!!!IO CREDO PROPRIO DI NO !!!! UN ABBRACCIO E BUONA GIORNATA A TUTTI .
    CARI AMICI, MI FACCIO SENTIRE DA VOI ,DOPO ALCUNI GIORNI DI SILENZIO E, NON CERTAMENTE , PERCHE' VI ABBIA DIMENTICATI !!!!!QUESTO, VE LO ASSICURO , NON SUCCEDERA' MAI !!!!! HO AVUTO IMPEGNI PROFESSIONALI URGENTI E IMPEGNATIVI ,FUORI FOGGIA,ED ORA,CON MOLTO PIACERE, RIPRENDO A SCRIVERE. STAMANE ,INTENDO PARLARVI DELLA CAMPAGNA DI "TERRORISMO PSICOLOGICO " CHE VIENE FATTA, IN DANNO DEGLI ITALIANI,DAI MEDIA E DALLA STAMPA,IN CONTINUAZIONE ,IN RELAZIONE ALLE" QUESTIONI "DI APPROVIGGIONAMENTO" DEL GAS E DEL PETROLIO, QUESTIONI LEGATE ALLA GUERRA SCATENATA DA TRUMP E DA NETHANIYAU , CONTRO L'IRAN, GUERRA ,CHE E', IN TREGUA FRAGILE DI 15 GIORNI. !!!! E LA AZIONE PREDETTA DI TERRORISMO PSICOLOGICO, CONSISTE NELLA PAURA CHE IL PAESE,L'ITALIA ,RIMANGA SENZA IL GAS A CAUSA DELLA SITUAZIONE DELLA GUERRA SCATENATA IL 28 FEBBRAIO SCORSO,DA TRUMP E NETHANIYAU CONTRO L'IRAN, GUERRA CHE HA COINVOLTO I PAESI DEL GOLFO PERSICO, COME IL QATAR, GLI EMIRATI ARABI, L'ARABIA SAUDITA, RESTANDO,, FUORI DAL CONFLITTO COME SI SA,,SOLO L'OMAN E LO YEMEN. !!!! . E' D'OBBLIGO ,A QUESTO PUNTO, FARE CHIAREZZA SULLE IMPORTAZIONI DEL GAS ,DA PARTE DELLA ITALIA , NONCHE' DEL PETROLIO.!!! PER QUANTO SI RIFERISCE AL GAS, L'ITALIA IMPORTA DAL QATAR, DAGLI USA, DALLA NIGERIA E DALL'ANGOLA. E PERTANTO,VIENE FATTA, LA DOMANDA SE VI SIA LA POSSIBILITA' DI STOCCAGGIO DELLE RISERVE DI GAS CHE CI SONO !!!! . EBBENE, SI'. VI SONO BEN 5 IMPIANTI ,GESTITI DALLA SNAM E PRECISAMENTE, A BRUGHERIO E A SETTALA IN PROVINCIA DI MILANO E A BORDOLANO, SERIGNANO E RIPALTA IN PROVINCIA DI CREMONA !!!! AFFIDATE ALLA" SOGIT "SONO LE STRUTTURE DI CORTEMAGGIORE, SABBIONCELLO E MINERBIO , SITE IN EMILIA ROMAGNA, NONCHE' QUELLA DI FIUME TESTRE IN ABRUZZO !!!!CIO' SIGNIFICA CHE NEL SOTTOSUOLO ITALIANO VI SONO 350 MILIONI DI METRI CUBI DI GAS NATURALE !!!!!TOP SECRET NATURALMENTE SUL GIRO DI AFFARI MILIARDARIO DELLE IMPORTAZIONI DI GAS E QUINDI A QUANTO AMMONTI LA SPESA DELLAPREDETTA IMPORTAZIONE DI GAS NATURALE DAL QATAR, DAGLI USA, DALLA NIGERIA E DALL'ANGOLA COME DISPOSTA E VOLUTA DAI" PADRONI DEL VAPORE" !!!!VI PARE QUESTA ,DUNQUE,QUESTA UNA POLITICA CHE TUTELI GLI INTERESSI DELL'ITALIA ???? !!!!!IO CREDO PROPRIO DI NO !!!! UN ABBRACCIO E BUONA GIORNATA A TUTTI .
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  • ASSOCIAZIONE CRISALIDE - SABATO 18 APRILE 2026 ALLE ORE 18.00 - IN VIA DALMINE 11 BAGGIO

    Concerto dell’unico, vero e inimitabile coro alpino composto da studenti
    dell’Università Cattolica di Milano

    Il Coro Alpino Cattolica nasce nel 1995 dall’esperienza di Comunione e
    Liberazione ed è formato da studenti dell’Università Cattolica di Milano.

    “Prima di definirci “coristi”, siamo un gruppo di ragazzi che condividono un’amicizia attraverso la tradizione del canto alpino. Notiamo sempre di più
    che il Coro, che abbiamo la fortuna di poter vivere insieme ogni settimana nella cappellina dell’università e in occasione dei concerti, è per noi
    l’esempio lampante che fare cose belle insieme aiuti a diventare più amici.”

    Prenotazione obbligatoria
    Ingresso gratuito con offerta libera

    Associazione Crisalide, via Dalmine 11, Baggio
    Tel. 3337866017 associazionecrisalide@protonmail.com
    Associazione Crisalide http://www.associazionecrisalidebaggio.it
    ASSOCIAZIONE CRISALIDE - SABATO 18 APRILE 2026 ALLE ORE 18.00 - IN VIA DALMINE 11 BAGGIO Concerto dell’unico, vero e inimitabile coro alpino composto da studenti dell’Università Cattolica di Milano Il Coro Alpino Cattolica nasce nel 1995 dall’esperienza di Comunione e Liberazione ed è formato da studenti dell’Università Cattolica di Milano. “Prima di definirci “coristi”, siamo un gruppo di ragazzi che condividono un’amicizia attraverso la tradizione del canto alpino. Notiamo sempre di più che il Coro, che abbiamo la fortuna di poter vivere insieme ogni settimana nella cappellina dell’università e in occasione dei concerti, è per noi l’esempio lampante che fare cose belle insieme aiuti a diventare più amici.” Prenotazione obbligatoria Ingresso gratuito con offerta libera Associazione Crisalide, via Dalmine 11, Baggio Tel. 3337866017 associazionecrisalide@protonmail.com Associazione Crisalide http://www.associazionecrisalidebaggio.it
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  • È CHIARO CHE PUNTANO A PRIVATIZZARE COMPLETAMENTE LA SANITÀ!
    La beffa delle cartelle cliniche a pagamento in Lombardia: dopo il ricovero costano fino a 60 euro
    Diversi ospedali non sono in regola con quanto previsto dalla Corte europea: dopo un ricovero dovrebbero essere gratis
    https://milano.repubblica.it/cronaca/2026/04/12/news/cartelle_cliniche_a_pagamento_in_lombardia-425277643/amp/
    È CHIARO CHE PUNTANO A PRIVATIZZARE COMPLETAMENTE LA SANITÀ! La beffa delle cartelle cliniche a pagamento in Lombardia: dopo il ricovero costano fino a 60 euro Diversi ospedali non sono in regola con quanto previsto dalla Corte europea: dopo un ricovero dovrebbero essere gratis https://milano.repubblica.it/cronaca/2026/04/12/news/cartelle_cliniche_a_pagamento_in_lombardia-425277643/amp/
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  • Sembrava perduto, ora è il lago più pulito d’Europa: nel Lago Segrino puoi fare il bagno e belle passeggiate a un’ora da Milano
    A sessanta chilometri da Milano, tra Canzo, Eupilio e Longone al Segrino, c'è un lago che negli anni Settanta era quasi morto di inquinamento e oggi è uno dei più puliti d'Europa.

    https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/italia/lago-segrino-parco-valle-lambro-cosa-fare/
    Sembrava perduto, ora è il lago più pulito d’Europa: nel Lago Segrino puoi fare il bagno e belle passeggiate a un’ora da Milano A sessanta chilometri da Milano, tra Canzo, Eupilio e Longone al Segrino, c'è un lago che negli anni Settanta era quasi morto di inquinamento e oggi è uno dei più puliti d'Europa. https://www.sportoutdoor24.it/viaggi/italia/lago-segrino-parco-valle-lambro-cosa-fare/
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  • Dalla Milano frenetica alla tranquilla Zurigo: la storia di un istruttore di nuoto italiano
    Lorenzo ha lasciato Milano per una vita più tranquilla a Zurigo: "Qui i bambini vanno a scuola da soli e non servono inferriate"
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/12/istruttore-nuoto-svizzera-milano-stress-notizie/8350269/
    Dalla Milano frenetica alla tranquilla Zurigo: la storia di un istruttore di nuoto italiano Lorenzo ha lasciato Milano per una vita più tranquilla a Zurigo: "Qui i bambini vanno a scuola da soli e non servono inferriate" https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/12/istruttore-nuoto-svizzera-milano-stress-notizie/8350269/
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    Lorenzo ha lasciato Milano per una vita più tranquilla a Zurigo: "Qui i bambini vanno a scuola da soli e non servono inferriate"
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