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  • Cade in pista con gli sci comprati il giorno prima e denuncia il commesso di Decathlon: «Gli attacchi erano regolati male»
    L'avvocato Vittorio Cristanelli ha riportato una frattura che lo ha costretto a casa 4 settimane: «Stavo chiudendo una curva verso destra quando ho perso lo sci e sono volato»
    https://corrieredeltrentino.corriere.it/notizie/cronaca/26_aprile_26/cade-in-pista-con-gli-sci-comprati-il-giorno-prima-e-denuncia-il-commesso-di-decathlon-gli-attacchi-erano-regolati-male-69afdb21-c463-446e-8628-b6fea0742xlk_amp.shtml
    Cade in pista con gli sci comprati il giorno prima e denuncia il commesso di Decathlon: «Gli attacchi erano regolati male» L'avvocato Vittorio Cristanelli ha riportato una frattura che lo ha costretto a casa 4 settimane: «Stavo chiudendo una curva verso destra quando ho perso lo sci e sono volato» https://corrieredeltrentino.corriere.it/notizie/cronaca/26_aprile_26/cade-in-pista-con-gli-sci-comprati-il-giorno-prima-e-denuncia-il-commesso-di-decathlon-gli-attacchi-erano-regolati-male-69afdb21-c463-446e-8628-b6fea0742xlk_amp.shtml
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    Cade in pista con gli sci comprati il giorno prima e denuncia il commesso di Decathlon: «Gli attacchi erano regolati male»
    L'avvocato Vittorio Cristanelli ha riportato una frattura che lo ha costretto a casa 4 settimane: «Stavo chiudendo una curva verso destra quando ho perso lo sci e sono volato»
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  • La nuova piscina Argelati: 28 milioni per trasformarla in un "rifugio" aperto tutto l'anno
    Terminato il percorso partecipativo, ecco i risultati. Integrazione coi parchi della zona e attività culturali e sociali
    https://www.milanotoday.it/politica/progetto-piscina-argelati-pareri-abitanti.html
    La nuova piscina Argelati: 28 milioni per trasformarla in un "rifugio" aperto tutto l'anno Terminato il percorso partecipativo, ecco i risultati. Integrazione coi parchi della zona e attività culturali e sociali https://www.milanotoday.it/politica/progetto-piscina-argelati-pareri-abitanti.html
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    La nuova piscina Argelati: 28 milioni per trasformarla in un "rifugio" aperto tutto l'anno
    Terminato il percorso partecipativo, ecco i risultati. Integrazione coi parchi della zona e attività culturali e sociali
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  • MI SEMBRA UNA COSA BUONA E GIUSTA!
    Per un anno a Linate il nostro volto è stato un “passaporto”, ora sappiamo anche perché quel FaceBoarding fosse illecito
    Il Garante della Privacy ha dichiarato illecito il FaceBoarding dell'aeroporto di Linate: dati biometrici centralizzati, scarso controllo degli utenti e consenso non davvero informato
    https://www.wired.it/article/milano-linate-faceboarding-passaporto-illecito-garante-privacy/
    MI SEMBRA UNA COSA BUONA E GIUSTA! Per un anno a Linate il nostro volto è stato un “passaporto”, ora sappiamo anche perché quel FaceBoarding fosse illecito Il Garante della Privacy ha dichiarato illecito il FaceBoarding dell'aeroporto di Linate: dati biometrici centralizzati, scarso controllo degli utenti e consenso non davvero informato https://www.wired.it/article/milano-linate-faceboarding-passaporto-illecito-garante-privacy/
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    Per un anno a Linate il nostro volto è stato un “passaporto”, ora sappiamo anche perché quel FaceBoarding fosse illecito
    Il Garante della Privacy ha dichiarato illecito il FaceBoarding dell'aeroporto di Linate: dati biometrici centralizzati, scarso controllo degli utenti e consenso non davvero informato
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  • Un ex alpeggio abbandonato, due architetti a Berlino e il sogno di una vita diversa. Storia di Claudia e Fabrizio, da dieci anni al rifugio Fontana Mura
    Sul sito del Rifugio Fontana Mura, dove è possibile prenotare le stanze e conoscere le meraviglie che ci aspettano lassù, si legge: "Il rifugio è chiuso, attendiamo il disgelo per poter riaprire. A breve pubblicheremo una data di riapertura!". Dietro a questa voce...
    https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/blog/storie-dai-rifugi/2026/un-ex-alpeggio-abbandonato-due-architetti-a-berlino-e-il-sogno-di-una-vita-diversa-storia-di-claudia-e-fabrizio-da-dieci-anni-al-rifugio-fontana-mura
    Un ex alpeggio abbandonato, due architetti a Berlino e il sogno di una vita diversa. Storia di Claudia e Fabrizio, da dieci anni al rifugio Fontana Mura Sul sito del Rifugio Fontana Mura, dove è possibile prenotare le stanze e conoscere le meraviglie che ci aspettano lassù, si legge: "Il rifugio è chiuso, attendiamo il disgelo per poter riaprire. A breve pubblicheremo una data di riapertura!". Dietro a questa voce... https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/blog/storie-dai-rifugi/2026/un-ex-alpeggio-abbandonato-due-architetti-a-berlino-e-il-sogno-di-una-vita-diversa-storia-di-claudia-e-fabrizio-da-dieci-anni-al-rifugio-fontana-mura
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    Un ex alpeggio abbandonato, due architetti a Berlino e il sogno di una vita diversa. Storia di Claudia e Fabrizio, da dieci anni al rifugio Fontana Mura
    Sul sito del Rifugio Fontana Mura, dove è possibile prenotare le stanze e conoscere le meraviglie che ci aspettano lassù, si legge: "Il rifugio è chiuso, attendiamo il disgelo per poter riaprire. A breve pubblicheremo una data di riapertura!". Dietro a questa voce entusiasta ci sono Claudia e Fabrizio, i due gestori, ma la loro "attesa", ad oggi, sembra piuttosto un lavoro a tempo pieno. "Durante il sopralluogo - ci racconta lei - abbiamo riscontrato un guasto a entrambi gli inverter del fotovoltaico, che risultano fuori uso". Il problema non è secondario, precisa Claudia....
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  • Google Chrome andrebbe disinstallato da tutti i dispositivi: gli esperti di sicurezza informatica non hanno dubbi - Melablog
    Negli ambienti della cybersecurity c’è chi sostiene che sia arrivato il momento di abbandonare uno dei browser più diffusi al mondo.
    https://www.melablog.it/google-chrome-andrebbe-disinstallato-da-tutti-i-dispositivi-gli-esperti-di-sicurezza-informatica-non-hanno-dubbi/
    Google Chrome andrebbe disinstallato da tutti i dispositivi: gli esperti di sicurezza informatica non hanno dubbi - Melablog Negli ambienti della cybersecurity c’è chi sostiene che sia arrivato il momento di abbandonare uno dei browser più diffusi al mondo. https://www.melablog.it/google-chrome-andrebbe-disinstallato-da-tutti-i-dispositivi-gli-esperti-di-sicurezza-informatica-non-hanno-dubbi/
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    Google Chrome andrebbe disinstallato da tutti i dispositivi: gli esperti di sicurezza informatica non hanno dubbi - Melablog
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  • Le 5 gite più belle per vivere un magico weekend del 25 aprile
    Piccoli paradisi per una gita fuoriporta in primavera...
    https://www.milanotoday.it/social/segnalazioni/gite-fuoriporta-weekend-25-aprile-2026.html
    Le 5 gite più belle per vivere un magico weekend del 25 aprile Piccoli paradisi per una gita fuoriporta in primavera... https://www.milanotoday.it/social/segnalazioni/gite-fuoriporta-weekend-25-aprile-2026.html
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  • GUERRE in video.
    La Russia ha ANNIENTATO un complesso sotterraneo ucraino.
    Il Libano bombardato da Israele nonostante la nuova tregua.
    34 petroliere iraniane hanno attraversato Hormuz nonostante il blocco USA

    WARS in Video. Russia WIPED Ukraine Underground Complex.
    Lebanon Bombed by IDF despite new Truce.
    34 Iranian Tankers Crossed Hormuz despite US Blockade

    https://gospanews.net/en/2026/04/24/middle-east-ukraine-wars-news-in-video-iran-and-china-ready-to-naval-battle-vs-15-us-warships-in-hormuz-russia-infantry-wiped-kiev-hotspots/
    GUERRE in video. La Russia ha ANNIENTATO un complesso sotterraneo ucraino. Il Libano bombardato da Israele nonostante la nuova tregua. 34 petroliere iraniane hanno attraversato Hormuz nonostante il blocco USA WARS in Video. Russia WIPED Ukraine Underground Complex. Lebanon Bombed by IDF despite new Truce. 34 Iranian Tankers Crossed Hormuz despite US Blockade https://gospanews.net/en/2026/04/24/middle-east-ukraine-wars-news-in-video-iran-and-china-ready-to-naval-battle-vs-15-us-warships-in-hormuz-russia-infantry-wiped-kiev-hotspots/
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    WARS in Video. Russia WIPED Ukraine Underground Complex. Lebanon Bombed by IDF despite new Truce. 34 Iranian Tankers Crossed Hormuz.
    By Gospa News Editorial StaffVERSIONE SINTETICA IN ITALIANOFor over a month, Gospa News International has published daily updates in its Daily Summary on the horrific war in Iran and the Middle East unleashed by the Zionist criminals Benjamin Netanyahu, Prime Minister of Israel, and Donald T
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  • ASSASSINI. NON CI POSSO CREDERE. SONO PEGGIO dei SIONISTI!
    Incendio Crans Montana: Svizzera chiede all'Italia 108mila euro di spese mediche
    L'ambasciatore italiano Cornado: "Non pagheremo". E ricorda che l'Italia ha curato due svizzeri al Niguarda e partecipato ai soccorsi...
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/24/incendio-crans-montana-rimborso-spese-sanitarie-notizie/8365864/
    ASSASSINI. NON CI POSSO CREDERE. SONO PEGGIO dei SIONISTI! Incendio Crans Montana: Svizzera chiede all'Italia 108mila euro di spese mediche L'ambasciatore italiano Cornado: "Non pagheremo". E ricorda che l'Italia ha curato due svizzeri al Niguarda e partecipato ai soccorsi... https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/24/incendio-crans-montana-rimborso-spese-sanitarie-notizie/8365864/
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    L'ambasciatore italiano Cornado: "Non pagheremo". E ricorda che l'Italia ha curato due svizzeri al Niguarda e partecipato ai soccorsi
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  • Attualità

    L’ESECUZIONE MIRATA DI AMAL KHALIL

    Libano, uccisa giornalista Amal Khalil
    indagini sull’attacco nel sud del Paese

    Uccisa a sud di Tiro la giornalista Amal Khalil: indagini in corso sull’attacco in Libano che ha colpito operatori dell’informazione durante il conflitto

    di Piero De Ruvo

    L’uccisione della giornalista libanese Amal Khalil, avvenuta il 22 aprile 2026 in un villaggio vicino Tiro, non può essere derubricata a tragico errore o a “effetto collaterale”, ma se confermata dalle autorità che stanno indagando, si potrebbe configurare come una vera e propria esecuzione deliberata. Amal Khalil, esperta corrispondente del quotidiano Al-Akhbar, è stata braccata dai droni israeliani mentre cercava semplicemente di fare il suo lavoro, documentando le devastazioni nel sud del Libano. La dinamica dell’attacco rivela una ferocia mirata: dopo che un primo raid ha colpito il veicolo che precedeva la sua auto, Khalil e la fotografa Zeinab Faraj hanno cercato riparo in un’abitazione civile.

    È stato in quel momento che l’IDF ha sferrato il colpo fatale, bombardando intenzionalmente la casa dove le giornaliste avevano trovato rifugio. Non contenti di averla sepolta sotto le macerie, i militari israeliani hanno messo in atto un criminale ostruzionismo dei soccorsi, aprendo il fuoco contro le ambulanze e lanciando granate stordenti per impedire alla Croce Rossa di raggiungerla. Amal Khalil è morta dissanguata dopo ore di agonia, intrappolata tra i detriti, mentre l’esercito israeliano impediva ogni missione umanitaria. Questo omicidio era stato annunciato.

    Nel settembre 2024, Khalil aveva ricevuto agghiaccianti minacce di morte direttamente sul proprio numero WhatsApp da un’utenza israeliana, messaggi che le intimavano di lasciare il Libano e cambiare mestiere se voleva che la sua “testa restasse attaccata alle spalle”. Queste minacce, denunciate dai sindacati dei giornalisti, dimostrano che Amal era un obiettivo prioritario per un esercito che non tollera testimoni scomodi. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha parlato apertamente di crimini di guerra, sottolineando come l’attacco fosse chiaramente identificabile e impegnate in compiti civili.

    La verità è che Amal Khalil è stata uccisa perché vedeva troppo e raccontava ciò che il mondo non deve sapere sulla distruzione sistematica dei villaggi libanesi. Chiunque cerchi di documentare la verità sotto le bombe israeliane sa ora di avere un mirino puntato addosso. L’IDF ha deciso che la libera informazione è un nemico da abbattere.

    Il caso di Amal Khalil si inserisce in un contesto già fortemente critico. Organizzazioni internazionali per la libertà di stampa, come Reporters Without Borders, denunciano da tempo un aumento significativo dei rischi per i giornalisti nelle zone di conflitto, soprattutto quelle in cui è coinvolto l’esercito israeliano, sottolineando come la distinzione tra obiettivi militari e civili venga sempre più spesso messa in discussione sul campo.

    La morte di Amal Khalil riapre così un tema centrale: in guerra, il racconto dei fatti è protetto o diventa un bersaglio? La risposta a questa domanda non riguarda solo un singolo episodio, ma il futuro stesso del diritto all’informazione nei teatri di conflitto. In un contesto già segnato da escalation militari e tensioni regionali, episodi come questo rischiano di contribuire a un clima in cui documentare la realtà diventa sempre più pericoloso. E quando i testimoni vengono meno, anche la possibilità di accertare i fatti si fa più fragile.

    Current Events

    THE TARGETED EXECUTION OF AMAL KHALIL

    Lebanon, journalist Amal Khalil killed
    investigations underway into the attack in the south of the country

    Journalist Amal Khalil killed south of Tyre: investigations underway into the attack in Lebanon that targeted media workers during the conflict

    by Piero De Ruvo

    The killing of Lebanese journalist Amal Khalil, which occurred on April 22, 2026, in a village near Tyre, cannot be dismissed as a tragic mistake or a "collateral effect," but if confirmed by the investigating authorities, it could constitute a deliberate execution. Amal Khalil, a veteran correspondent for the daily Al-Akhbar, was hunted by Israeli drones while simply trying to do her job, documenting the devastation in southern Lebanon. The attack's dynamics reveal targeted ferocity: after an initial strike hit the vehicle in front of his car, Khalil and photographer Zeinab Faraj sought shelter in a civilian home.

    It was then that the IDF struck the fatal blow, intentionally bombing the house where the journalists had taken refuge. Not content with burying her under rubble, the Israeli military criminally obstructed rescue efforts, opening fire on ambulances and throwing stun grenades to prevent the Red Cross from reaching her. Amal Khalil bled to death after hours of agony, trapped in the debris, while the Israeli army prevented all humanitarian missions. This murder had been announced.

    In September 2024, Khalil received chilling death threats directly on her WhatsApp number from an Israeli user, messages urging her to leave Lebanon and change profession if she wanted her "head to stay on top of things." These threats, denounced by journalists' unions, demonstrate that Amal was a priority target for an army that tolerates no inconvenient witnesses. Lebanese Prime Minister Nawaf Salam has openly spoken of war crimes, emphasizing that the attack was clearly identifiable and that they were engaged in civilian duties.

    The truth is that Amal Khalil was killed because she saw too much and reported what the world must not know about the systematic destruction of Lebanese villages. Anyone trying to document the truth under Israeli bombs now knows they have a crosshair trained on them. The IDF has decided that free information is an enemy that must be destroyed.

    Amal Khalil's case comes amidst an already highly critical context. International press freedom organizations such as Reporters Without Borders have long been denouncing a significant increase in risks for journalists in conflict zones, especially those involving the Israeli army, emphasizing how the distinction between military and civilian targets is increasingly being questioned on the ground.

    Amal Khalil's death thus reopens a central issue: in war, is reporting protected or is it targeted? The answer to this question concerns not just a single incident, but the very future of the right to information in conflict zones. In a context already marked by military escalations and regional tensions, incidents like this risk contributing to a climate in which documenting reality becomes increasingly dangerous. And when witnesses are missing, the possibility of establishing facts also becomes more fragile.
    Attualità L’ESECUZIONE MIRATA DI AMAL KHALIL Libano, uccisa giornalista Amal Khalil indagini sull’attacco nel sud del Paese Uccisa a sud di Tiro la giornalista Amal Khalil: indagini in corso sull’attacco in Libano che ha colpito operatori dell’informazione durante il conflitto di Piero De Ruvo L’uccisione della giornalista libanese Amal Khalil, avvenuta il 22 aprile 2026 in un villaggio vicino Tiro, non può essere derubricata a tragico errore o a “effetto collaterale”, ma se confermata dalle autorità che stanno indagando, si potrebbe configurare come una vera e propria esecuzione deliberata. Amal Khalil, esperta corrispondente del quotidiano Al-Akhbar, è stata braccata dai droni israeliani mentre cercava semplicemente di fare il suo lavoro, documentando le devastazioni nel sud del Libano. La dinamica dell’attacco rivela una ferocia mirata: dopo che un primo raid ha colpito il veicolo che precedeva la sua auto, Khalil e la fotografa Zeinab Faraj hanno cercato riparo in un’abitazione civile. È stato in quel momento che l’IDF ha sferrato il colpo fatale, bombardando intenzionalmente la casa dove le giornaliste avevano trovato rifugio. Non contenti di averla sepolta sotto le macerie, i militari israeliani hanno messo in atto un criminale ostruzionismo dei soccorsi, aprendo il fuoco contro le ambulanze e lanciando granate stordenti per impedire alla Croce Rossa di raggiungerla. Amal Khalil è morta dissanguata dopo ore di agonia, intrappolata tra i detriti, mentre l’esercito israeliano impediva ogni missione umanitaria. Questo omicidio era stato annunciato. Nel settembre 2024, Khalil aveva ricevuto agghiaccianti minacce di morte direttamente sul proprio numero WhatsApp da un’utenza israeliana, messaggi che le intimavano di lasciare il Libano e cambiare mestiere se voleva che la sua “testa restasse attaccata alle spalle”. Queste minacce, denunciate dai sindacati dei giornalisti, dimostrano che Amal era un obiettivo prioritario per un esercito che non tollera testimoni scomodi. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha parlato apertamente di crimini di guerra, sottolineando come l’attacco fosse chiaramente identificabile e impegnate in compiti civili. La verità è che Amal Khalil è stata uccisa perché vedeva troppo e raccontava ciò che il mondo non deve sapere sulla distruzione sistematica dei villaggi libanesi. Chiunque cerchi di documentare la verità sotto le bombe israeliane sa ora di avere un mirino puntato addosso. L’IDF ha deciso che la libera informazione è un nemico da abbattere. Il caso di Amal Khalil si inserisce in un contesto già fortemente critico. Organizzazioni internazionali per la libertà di stampa, come Reporters Without Borders, denunciano da tempo un aumento significativo dei rischi per i giornalisti nelle zone di conflitto, soprattutto quelle in cui è coinvolto l’esercito israeliano, sottolineando come la distinzione tra obiettivi militari e civili venga sempre più spesso messa in discussione sul campo. La morte di Amal Khalil riapre così un tema centrale: in guerra, il racconto dei fatti è protetto o diventa un bersaglio? La risposta a questa domanda non riguarda solo un singolo episodio, ma il futuro stesso del diritto all’informazione nei teatri di conflitto. In un contesto già segnato da escalation militari e tensioni regionali, episodi come questo rischiano di contribuire a un clima in cui documentare la realtà diventa sempre più pericoloso. E quando i testimoni vengono meno, anche la possibilità di accertare i fatti si fa più fragile. Current Events THE TARGETED EXECUTION OF AMAL KHALIL Lebanon, journalist Amal Khalil killed investigations underway into the attack in the south of the country Journalist Amal Khalil killed south of Tyre: investigations underway into the attack in Lebanon that targeted media workers during the conflict by Piero De Ruvo The killing of Lebanese journalist Amal Khalil, which occurred on April 22, 2026, in a village near Tyre, cannot be dismissed as a tragic mistake or a "collateral effect," but if confirmed by the investigating authorities, it could constitute a deliberate execution. Amal Khalil, a veteran correspondent for the daily Al-Akhbar, was hunted by Israeli drones while simply trying to do her job, documenting the devastation in southern Lebanon. The attack's dynamics reveal targeted ferocity: after an initial strike hit the vehicle in front of his car, Khalil and photographer Zeinab Faraj sought shelter in a civilian home. It was then that the IDF struck the fatal blow, intentionally bombing the house where the journalists had taken refuge. Not content with burying her under rubble, the Israeli military criminally obstructed rescue efforts, opening fire on ambulances and throwing stun grenades to prevent the Red Cross from reaching her. Amal Khalil bled to death after hours of agony, trapped in the debris, while the Israeli army prevented all humanitarian missions. This murder had been announced. In September 2024, Khalil received chilling death threats directly on her WhatsApp number from an Israeli user, messages urging her to leave Lebanon and change profession if she wanted her "head to stay on top of things." These threats, denounced by journalists' unions, demonstrate that Amal was a priority target for an army that tolerates no inconvenient witnesses. Lebanese Prime Minister Nawaf Salam has openly spoken of war crimes, emphasizing that the attack was clearly identifiable and that they were engaged in civilian duties. The truth is that Amal Khalil was killed because she saw too much and reported what the world must not know about the systematic destruction of Lebanese villages. Anyone trying to document the truth under Israeli bombs now knows they have a crosshair trained on them. The IDF has decided that free information is an enemy that must be destroyed. Amal Khalil's case comes amidst an already highly critical context. International press freedom organizations such as Reporters Without Borders have long been denouncing a significant increase in risks for journalists in conflict zones, especially those involving the Israeli army, emphasizing how the distinction between military and civilian targets is increasingly being questioned on the ground. Amal Khalil's death thus reopens a central issue: in war, is reporting protected or is it targeted? The answer to this question concerns not just a single incident, but the very future of the right to information in conflict zones. In a context already marked by military escalations and regional tensions, incidents like this risk contributing to a climate in which documenting reality becomes increasingly dangerous. And when witnesses are missing, the possibility of establishing facts also becomes more fragile.
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  • "Non si aspettavano così tanti spiriti guerrieri.

    Non si aspettavano che abbandonassimo le nostre carriere, che lasciassimo le nostre scarpe alle spalle.

    Non si aspettavano che boicottassimo i nostri vecchi modi di vivere.

    Non pensavano che avremmo rinunciato alle nostre attività sociali.

    Non si aspettavano che facessimo a meno di ristoranti, sport o concerti.

    Non si aspettavano che trovassimo cose nuove e migliori da fare.

    Non si aspettavano che i liberi pensatori fossero così resistenti.

    Non si aspettavano che le nostre anime fossero così piene di forza e passione.

    Non si aspettavano che il nostro intuito fosse così sintonizzato.

    Non si aspettavano che il fuoco dentro di noi facesse vergognare tutto l'inferno."
    "Non si aspettavano così tanti spiriti guerrieri. Non si aspettavano che abbandonassimo le nostre carriere, che lasciassimo le nostre scarpe alle spalle. Non si aspettavano che boicottassimo i nostri vecchi modi di vivere. Non pensavano che avremmo rinunciato alle nostre attività sociali. Non si aspettavano che facessimo a meno di ristoranti, sport o concerti. Non si aspettavano che trovassimo cose nuove e migliori da fare. Non si aspettavano che i liberi pensatori fossero così resistenti. Non si aspettavano che le nostre anime fossero così piene di forza e passione. Non si aspettavano che il nostro intuito fosse così sintonizzato. Non si aspettavano che il fuoco dentro di noi facesse vergognare tutto l'inferno."
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