• Educare alla Libertà: No alla D'istruzione della Scuola, Sì a una nuova Paideia!

    La registrazione integrale della conferenza tenutasi a Milano il 6 giugno 2026 presso il Circolo ACLI di Lambrate.

    Un momento di analisi profonda e di scontro frontale contro il declino programmato del sistema scolastico attuale, per rimettere al centro l'uomo, la conoscenza autentica e la libertà interiore attraverso una nuova Paideia.

    Guarda il video completo qui: https://youtu.be/bkrYoBiUpAk?is=XQrtZOQ1rvew_l-R

    Interventi di:

    Dottoressa Stefania Ranghieri

    Prof. Martino Mora (Saggista, Docente di Storia e Filosofia al Liceo Scientifico Bottoni di Milano)

    Dott. Francesco Marabotti (Dottorando in Filosofia all'Università di Salerno, Formatore dei gruppi Darsi Pace)

    La ricostruzione comincia dalla cultura e dalla difesa delle nostre radici.

    Il laboratorio della dignità è aperto. #SìAMO

    Per sostenere il movimento e unirti alla nostra azione, tesserati qui: https://movimentosiamo.org/home/tesseramento/
    Educare alla Libertà: No alla D'istruzione della Scuola, Sì a una nuova Paideia! La registrazione integrale della conferenza tenutasi a Milano il 6 giugno 2026 presso il Circolo ACLI di Lambrate. Un momento di analisi profonda e di scontro frontale contro il declino programmato del sistema scolastico attuale, per rimettere al centro l'uomo, la conoscenza autentica e la libertà interiore attraverso una nuova Paideia. Guarda il video completo qui: https://youtu.be/bkrYoBiUpAk?is=XQrtZOQ1rvew_l-R Interventi di: Dottoressa Stefania Ranghieri Prof. Martino Mora (Saggista, Docente di Storia e Filosofia al Liceo Scientifico Bottoni di Milano) Dott. Francesco Marabotti (Dottorando in Filosofia all'Università di Salerno, Formatore dei gruppi Darsi Pace) La ricostruzione comincia dalla cultura e dalla difesa delle nostre radici. Il laboratorio della dignità è aperto. #SìAMO Per sostenere il movimento e unirti alla nostra azione, tesserati qui: https://movimentosiamo.org/home/tesseramento/
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  • NON SI PUÒ MORIRE IN QUESTO MODO!

    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_giugno_09/sara-vetrano-uccisa-auto-16-anni-d57419c6-1d2f-492a-b1f0-49088ce64xlk_amp.shtml
    NON SI PUÒ MORIRE IN QUESTO MODO! https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_giugno_09/sara-vetrano-uccisa-auto-16-anni-d57419c6-1d2f-492a-b1f0-49088ce64xlk_amp.shtml
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    Sara Vetrano travolta e uccisa da un'auto a 16 anni: il padre si sdraia sull'asfalto accanto a lei. La processione silenziosa dei compagni
    Varese, lo strazio del papà dopo lo schianto di domenica pomeriggio. I cinque amici erano diretti alla spiaggia di Ronco delle Monache: appena scesi dall'auto una Panda li ha falciati
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  • Moonshot AI, la nuova stella cinese dell’intelligenza artificiale vale oltre 20 miliardi | MilanoFinanza News
    Moonshot AI raccoglie 2 miliardi di dollari in un nuovo round di finanziamento che porta la sua valutazione oltre i 20 miliardi, confermando l’interesse per le startup AI cinesi dopo DeepSeek...
    https://www.milanofinanza.it/news/moonshot-ai-la-nuova-stella-cinese-dell-intelligenza-artificiale-vale-oltre-20-miliardi-202606080953197203
    Moonshot AI, la nuova stella cinese dell’intelligenza artificiale vale oltre 20 miliardi | MilanoFinanza News Moonshot AI raccoglie 2 miliardi di dollari in un nuovo round di finanziamento che porta la sua valutazione oltre i 20 miliardi, confermando l’interesse per le startup AI cinesi dopo DeepSeek... https://www.milanofinanza.it/news/moonshot-ai-la-nuova-stella-cinese-dell-intelligenza-artificiale-vale-oltre-20-miliardi-202606080953197203
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    Moonshot AI, la nuova stella cinese dell’intelligenza artificiale vale oltre 20 miliardi | MilanoFinanza News
    Moonshot AI raccoglie 2 miliardi di dollari in un nuovo round di finanziamento che porta la sua valutazione oltre i 20 miliardi, confermando l’interesse per le startup AI cinesi dopo DeepSeek
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  • 5 gite per vivere un primo weekend di giugno immersi in panorami mozzafiato
    Piccoli paradisi per una gita fuoriporta non lontano da Milano...
    https://www.milanotoday.it/social/segnalazioni/gite-fuoriporta-weekend-6-7-giugno-2026.html
    5 gite per vivere un primo weekend di giugno immersi in panorami mozzafiato Piccoli paradisi per una gita fuoriporta non lontano da Milano... https://www.milanotoday.it/social/segnalazioni/gite-fuoriporta-weekend-6-7-giugno-2026.html
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    Piccoli paradisi per una gita fuoriporta non lontano da Milano
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  • REQUIEM

    Possiamo capire tante cose. E possiamo discutere all'infinito dei motivi che costringono a prendere decisioni drastiche nella gestione di attività aperte al pubblico. Dal lockdown di qualche anno fa alle guerre, dall'inflazione che corre al rincaro dell'energia.

    Possiamo parlare di tutto e del suo contrario. Se fosse la prima volta potrei anche, a fatica, ingoiare il boccone e andare avanti. Ma stavolta assistiamo all'ennesimo capitolo di una storia che a Milano si ripete con inquietante regolarità.

    Perché qui, un pezzo alla volta, muoiono sia la Cultura sia il suo spirito di aggregazione. Sfido chiunque a sostenere il contrario mentre la lista dei luoghi perduti continua ad allungarsi. E soprattutto: fino a quando?

    Oggi tocca a un luogo diventato, meritatamente, un simbolo della città e della sua anima popolare. Per l'appunto, lo Spirit de Milan.

    In sintesi: lo Spirit de Milan è stato costretto a interrompere definitivamente la propria attività a causa della scadenza del contratto di affitto e della mancata disponibilità della proprietà a individuare una soluzione che consentisse la prosecuzione del progetto, anche in una fase transitoria. Nato nel 2015 negli spazi riqualificati delle ex Cristallerie Livellara in Bovisa, in dieci anni è diventato uno dei principali punti di riferimento culturali della città, tra musica dal vivo, spettacoli, incontri e valorizzazione delle tradizioni popolari.

    Per quanto tempo continueremo a ricevere notizie come questa
    Saranno anche scelte legittime di soggetti privati. Ma è altrettanto evidente che politica e istituzioni non hanno saputo costruire le condizioni necessarie per garantire a Milano uno sviluppo culturale all'altezza delle sue ambizioni.

    Eppure è proprio la cultura a creare relazioni, dialogo, coesione sociale. È ciò che permette a una comunità di confrontarsi civilmente anche sulle questioni più complesse, dall'economia al commercio, dalla sicurezza alle trasformazioni urbane.
    Perché senza cultura non esiste alcun dialogo civile. E i luoghi di aggregazione non sono un dettaglio folkloristico: sono presìdi sociali che contrastano isolamento, degrado e frammentazione.

    Quando però bisogna fare spazio a un nuovo store, a un centro commerciale o all'ennesimo contenitore per eventi patinati destinati a pochi, il tempo per discutere si trova sempre. Le corsie preferenziali per accordi e operazioni immobiliari sembrano comparire con sorprendente rapidità.
    Questa volta, invece, si chiude. E si chiude in fretta.
    La direzione che si vuole intraprendere è evidentemente un'altra. Ne prendiamo atto.

    Avremo più spazi per consumare. Più vetrine. Più servizi. Ma anche città sempre più sole, atomizzate e incapaci di riconoscersi in una dimensione collettiva. Rifugiati nei nostri salotti, con le app a sostituire progressivamente lo svago, l'incontro e la vita condivisa.

    Vogliamo ancora dare la colpa all'intelligenza artificiale?
    Troppo facile.
    Il problema è che da troppo tempo sta latitando l'intelligenza umana , e a maggior ragione quella politica. E con essa una visione culturale degna di questo nome.

    Serve una reazione. Serve una proposta alternativa. E serve in fretta.
    Non è un lamento.
    È un SOS.
    Mentre scorre nel frattempo un minuto di silenzio per i ricordi gloriosi dei caduti...

    #SpiritDeMilan #Milano #Cultura #RigenerazioneUrbana #politicaculturale
    REQUIEM Possiamo capire tante cose. E possiamo discutere all'infinito dei motivi che costringono a prendere decisioni drastiche nella gestione di attività aperte al pubblico. Dal lockdown di qualche anno fa alle guerre, dall'inflazione che corre al rincaro dell'energia. Possiamo parlare di tutto e del suo contrario. Se fosse la prima volta potrei anche, a fatica, ingoiare il boccone e andare avanti. Ma stavolta assistiamo all'ennesimo capitolo di una storia che a Milano si ripete con inquietante regolarità. Perché qui, un pezzo alla volta, muoiono sia la Cultura sia il suo spirito di aggregazione. Sfido chiunque a sostenere il contrario mentre la lista dei luoghi perduti continua ad allungarsi. E soprattutto: fino a quando? Oggi tocca a un luogo diventato, meritatamente, un simbolo della città e della sua anima popolare. Per l'appunto, lo Spirit de Milan. In sintesi: lo Spirit de Milan è stato costretto a interrompere definitivamente la propria attività a causa della scadenza del contratto di affitto e della mancata disponibilità della proprietà a individuare una soluzione che consentisse la prosecuzione del progetto, anche in una fase transitoria. Nato nel 2015 negli spazi riqualificati delle ex Cristallerie Livellara in Bovisa, in dieci anni è diventato uno dei principali punti di riferimento culturali della città, tra musica dal vivo, spettacoli, incontri e valorizzazione delle tradizioni popolari. Per quanto tempo continueremo a ricevere notizie come questa⁉️ Saranno anche scelte legittime di soggetti privati. Ma è altrettanto evidente che politica e istituzioni non hanno saputo costruire le condizioni necessarie per garantire a Milano uno sviluppo culturale all'altezza delle sue ambizioni. πŸ‘‰Eppure è proprio la cultura a creare relazioni, dialogo, coesione sociale. È ciò che permette a una comunità di confrontarsi civilmente anche sulle questioni più complesse, dall'economia al commercio, dalla sicurezza alle trasformazioni urbane. Perché senza cultura non esiste alcun dialogo civile. E i luoghi di aggregazione non sono un dettaglio folkloristico: sono presìdi sociali che contrastano isolamento, degrado e frammentazione. Quando però bisogna fare spazio a un nuovo store, a un centro commerciale o all'ennesimo contenitore per eventi patinati destinati a pochi, il tempo per discutere si trova sempre. Le corsie preferenziali per accordi e operazioni immobiliari sembrano comparire con sorprendente rapidità. Questa volta, invece, si chiude. E si chiude in fretta. La direzione che si vuole intraprendere è evidentemente un'altra. Ne prendiamo atto. Avremo più spazi per consumare. Più vetrine. Più servizi. Ma anche città sempre più sole, atomizzate e incapaci di riconoscersi in una dimensione collettiva. Rifugiati nei nostri salotti, con le app a sostituire progressivamente lo svago, l'incontro e la vita condivisa. Vogliamo ancora dare la colpa all'intelligenza artificiale? Troppo facile. Il problema è che da troppo tempo sta latitando l'intelligenza umana , e a maggior ragione quella politica. E con essa una visione culturale degna di questo nome. πŸ‘‰Serve una reazione. Serve una proposta alternativa. E serve in fretta. Non è un lamento. È un SOS. Mentre scorre nel frattempo un minuto di silenzio per i ricordi gloriosi dei caduti... #SpiritDeMilan #Milano #Cultura #RigenerazioneUrbana #politicaculturale
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  • MILANO - Giovani & Coltelli

    C'è un fenomeno che si sta estendendo a macchia d'olio ben oltre i confini del nostro Municipio. E non è un fenomeno che può lasciarci indifferenti.
    Le notizie di queste ore, con episodi ravvicinati di aggressioni e accoltellamenti, non possono essere archiviate come semplice cronaca.
    Una cronaca che comunque ci parla di una città che sta vivendo un disagio diffuso.
    Ci parla di giovani che sempre più spesso si trovano coinvolti in dinamiche di violenza che nascono in luoghi ordinari, nelle strade che percorriamo ogni giorno, nei quartieri che chiamiamo "casa".

    Nella notte tra il 3 e il 4 giugno, a Cologno Monzese, tre giovani sono rimasti coinvolti in una violenta aggressione in via XXV Aprile. Due ragazzi di 22 e 23 anni sono stati feriti con un'arma da taglio e trasportati al San Raffaele in codice giallo. Un diciannovenne ha riportato contusioni e ferite più lievi.
    Poche ore prima, a Milano, un uomo di 29 anni era stato soccorso in gravissime condizioni dopo essere stato accoltellato in via Civitavecchia e trasportato in codice rosso all'ospedale Niguarda.

    Due episodi distinti. Ma un'unica domanda.
    Che cosa sta accadendo alla nostra capacità di convivere
    È giusto dirlo senza ambiguità: la sicurezza è una priorità assoluta. Alla stessa stregua della casa, del lavoro, della mobilità e della qualità della vita.
    Ma sarebbe un errore fermarsi soltanto all'aspetto repressivo.

    Le forze dell'ordine devono avere strumenti adeguati per intervenire e garantire la sicurezza dei cittadini. Tuttavia, limitarsi a curare i sintomi senza affrontarne le cause significherebbe inseguire il problema senza mai risolverlo.
    Perché il coltello, oggi, non rappresenta soltanto un'arma.
    È un indicatore.
    Indica una crescente incapacità di gestire il conflitto, una fragilità relazionale sempre più diffusa, una perdita di riferimenti e di senso del limite. E quando questo accade tra i più giovani, non siamo più davanti a una semplice questione di ordine pubblico.
    Siamo davanti a una questione di tenuta sociale.

    Per fortuna siamo sempre più persone ad essere convinte che il contrasto al fenomeno del Knife Crime debba svilupparsi su più livelli.

    -Da una parte occorre una strategia coordinata che coinvolga istituzioni, scuole, servizi sociali, sanità e forze dell'ordine, capace di individuare i territori più esposti e intervenire con rapidità.
    -Dall'altra serve una presenza concreta nei quartieri: spazi pubblici vissuti, educatori di strada, figure di mediazione, luoghi di aggregazione sani e una rete sociale che sappia intercettare il disagio prima che diventi violenza.

    ❗️Ma soprattutto serve un vero cambio di paradigma.
    Milano deve tornare a praticare l'umanità ogni giorno.
    Nelle scuole. Nei cortili. Nei centri sportivi. Nelle associazioni. Nei luoghi di lavoro. Nella politica stessa, ovviamente.

    Perché nessuna telecamera, nessun presidio e nessuno strumento potranno mai sostituire una comunità che si conosce, si ascolta e si prende cura di sé stessa.

    Continuerò a sostenere l'idea di una città più sicura, ma anche più vicina alle persone. Una città che non si limita a intervenire quando accade il peggio, ma che lavora ogni giorno affinché quel peggio accada sempre meno. Cercando di superare quella frenesia meneghina che tanto ci contraddistingue.
    Ripartire dai quartieri e dal dialogo.
    Perché una città si misura dalla capacità di un ascolto che poi diventa automaticamente protezione.

    Ma questo è un percorso. Non una misura emergenziale. E forse è proprio questo che dovremmo ricordarci ogni volta che la cronaca ci costringe a indignarci per qualche giorno, salvo poi dimenticare tutto fino all'episodio successivo.

    #MilanoLibera #KnifeCrimeMilano #SicurezzaPartecipata #GiovaniEMilano #cittàcheascolta
    πŸ•―οΈ MILANO - Giovani & Coltelli C'è un fenomeno che si sta estendendo a macchia d'olio ben oltre i confini del nostro Municipio. E non è un fenomeno che può lasciarci indifferenti. Le notizie di queste ore, con episodi ravvicinati di aggressioni e accoltellamenti, non possono essere archiviate come semplice cronaca. Una cronaca che comunque ci parla di una città che sta vivendo un disagio diffuso. Ci parla di giovani che sempre più spesso si trovano coinvolti in dinamiche di violenza che nascono in luoghi ordinari, nelle strade che percorriamo ogni giorno, nei quartieri che chiamiamo "casa". πŸ“Œ Nella notte tra il 3 e il 4 giugno, a Cologno Monzese, tre giovani sono rimasti coinvolti in una violenta aggressione in via XXV Aprile. Due ragazzi di 22 e 23 anni sono stati feriti con un'arma da taglio e trasportati al San Raffaele in codice giallo. Un diciannovenne ha riportato contusioni e ferite più lievi. Poche ore prima, a Milano, un uomo di 29 anni era stato soccorso in gravissime condizioni dopo essere stato accoltellato in via Civitavecchia e trasportato in codice rosso all'ospedale Niguarda. Due episodi distinti. Ma un'unica domanda. Che cosa sta accadendo alla nostra capacità di convivere⁉️ È giusto dirlo senza ambiguità: la sicurezza è una priorità assoluta. Alla stessa stregua della casa, del lavoro, della mobilità e della qualità della vita. Ma sarebbe un errore fermarsi soltanto all'aspetto repressivo. Le forze dell'ordine devono avere strumenti adeguati per intervenire e garantire la sicurezza dei cittadini. Tuttavia, limitarsi a curare i sintomi senza affrontarne le cause significherebbe inseguire il problema senza mai risolverlo. Perché il coltello, oggi, non rappresenta soltanto un'arma. È un indicatore. Indica una crescente incapacità di gestire il conflitto, una fragilità relazionale sempre più diffusa, una perdita di riferimenti e di senso del limite. E quando questo accade tra i più giovani, non siamo più davanti a una semplice questione di ordine pubblico. Siamo davanti a una questione di tenuta sociale. Per fortuna siamo sempre più persone ad essere convinte che il contrasto al fenomeno del Knife Crime debba svilupparsi su più livelli. -Da una parte occorre una strategia coordinata che coinvolga istituzioni, scuole, servizi sociali, sanità e forze dell'ordine, capace di individuare i territori più esposti e intervenire con rapidità. -Dall'altra serve una presenza concreta nei quartieri: spazi pubblici vissuti, educatori di strada, figure di mediazione, luoghi di aggregazione sani e una rete sociale che sappia intercettare il disagio prima che diventi violenza. ❗️Ma soprattutto serve un vero cambio di paradigma. Milano deve tornare a praticare l'umanità ogni giorno. Nelle scuole. Nei cortili. Nei centri sportivi. Nelle associazioni. Nei luoghi di lavoro. Nella politica stessa, ovviamente. Perché nessuna telecamera, nessun presidio e nessuno strumento potranno mai sostituire una comunità che si conosce, si ascolta e si prende cura di sé stessa. Continuerò a sostenere l'idea di una città più sicura, ma anche più vicina alle persone. Una città che non si limita a intervenire quando accade il peggio, ma che lavora ogni giorno affinché quel peggio accada sempre meno. Cercando di superare quella frenesia meneghina che tanto ci contraddistingue. Ripartire dai quartieri e dal dialogo. Perché una città si misura dalla capacità di un ascolto che poi diventa automaticamente protezione. Ma questo è un percorso. Non una misura emergenziale. E forse è proprio questo che dovremmo ricordarci ogni volta che la cronaca ci costringe a indignarci per qualche giorno, salvo poi dimenticare tutto fino all'episodio successivo. #MilanoLibera #KnifeCrimeMilano #SicurezzaPartecipata #GiovaniEMilano #cittàcheascolta
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  • *CIELI BLU stop geoingegneria*
    Sostieni la proposta di legge popolare firma al banchetto
    VENERDÌ 5 GIUGNO 14,30 18,30
    PIAZZA ARGENTINA MILANO
    *SOLO RESIDENTI MILANO*
    Org.
    GxD Giustizia per i danneggiati_
    RESISTERE Milano
    Scenario.press
    *CIELI BLU stop geoingegneria* Sostieni la proposta di legge popolare firma al banchetto VENERDÌ 5 GIUGNO 14,30 18,30 PIAZZA ARGENTINA MILANO *SOLO RESIDENTI MILANO* Org. GxD Giustizia per i danneggiati_ RESISTERE Milano Scenario.press
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  • D'ISTRUZIONE PUBBLICA
    Sabato 6 giugno 2026 | Ore 18:00
    Villa Viva – Viale Affori 21, Milano

    Ci sono serate in cui il cinema smette di essere intrattenimento e diventa specchio — uno specchio che non puoi evitare di guardare.
    Sabato sarò a Milano per questo, insieme agli amici di Multipopolare e Meta-Educazione: la proiezione di D'Istruzione Pubblica, il film-inchiesta di Federico Greco e Mirko Melchiorre che racconta qualcosa che ci riguarda tutti, profondamente.

    La scuola pubblica. Il sapere come bene comune. E quello che rischiamo di perdere — o che stiamo già perdendo — quando la conoscenza diventa merce e l'istruzione si piega alle logiche del mercato.
    Il cinema, quando è davvero cinema, riesce a fare quello che i dati e le analisi spesso non riescono: ci fa sentire la realtà, ci mette dentro le cose, ci obbliga a stare con ciò che è scomodo. E in un paese che ha bisogno di essere rifondato dalle fondamenta — a partire proprio dalla cultura e dall'educazione — avere uno strumento come questo è già un atto politico.
    Vi aspetto lì. Per guardare, ascoltare, e poi parlarne insieme.

    Proiezione + aperitivo + dibattito con il regista Federico Greco

    Ingresso ad offerta libera
    multipopolaremilano@gmail.com

    "Perché la rivoluzione è il contrario della solitudine."
    — Federico Greco

    Ci vediamo sabato.

    #DistruzionePubblica #ScuolaPubblica #FedericoGreco #MultipopolareMilano #milanoeventi
    🎬 D'ISTRUZIONE PUBBLICA πŸ“… Sabato 6 giugno 2026 | πŸ•• Ore 18:00 πŸ“ Villa Viva – Viale Affori 21, Milano Ci sono serate in cui il cinema smette di essere intrattenimento e diventa specchio — uno specchio che non puoi evitare di guardare. Sabato sarò a Milano per questo, insieme agli amici di Multipopolare e Meta-Educazione: la proiezione di D'Istruzione Pubblica, il film-inchiesta di Federico Greco e Mirko Melchiorre che racconta qualcosa che ci riguarda tutti, profondamente. La scuola pubblica. Il sapere come bene comune. E quello che rischiamo di perdere — o che stiamo già perdendo — quando la conoscenza diventa merce e l'istruzione si piega alle logiche del mercato. Il cinema, quando è davvero cinema, riesce a fare quello che i dati e le analisi spesso non riescono: ci fa sentire la realtà, ci mette dentro le cose, ci obbliga a stare con ciò che è scomodo. E in un paese che ha bisogno di essere rifondato dalle fondamenta — a partire proprio dalla cultura e dall'educazione — avere uno strumento come questo è già un atto politico. Vi aspetto lì. Per guardare, ascoltare, e poi parlarne insieme. Proiezione + aperitivo + dibattito con il regista Federico Greco 🎟️ Ingresso ad offerta libera πŸ“© multipopolaremilano@gmail.com "Perché la rivoluzione è il contrario della solitudine." — Federico Greco Ci vediamo sabato. πŸ™ #DistruzionePubblica #ScuolaPubblica #FedericoGreco #MultipopolareMilano #milanoeventi
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  • Compasso d’Oro alla carriera per Lorenzo Delladio, l’imprenditore di Ziano di Fiemme premiato a Milano
    Lorenzo Delladio, Presidente e Amministratore Delegato di La Sportiva, ha ricevuto il Compasso d'Oro alla Carriera. Il prestigioso riconoscimento è stato...
    https://www.lavisioblog.it/compasso-doro-alla-carriera-per-lorenzo-delladio-limprenditore-di-ziano-di-fiemme-premiato-a-milano/
    Compasso d’Oro alla carriera per Lorenzo Delladio, l’imprenditore di Ziano di Fiemme premiato a Milano Lorenzo Delladio, Presidente e Amministratore Delegato di La Sportiva, ha ricevuto il Compasso d'Oro alla Carriera. Il prestigioso riconoscimento è stato... https://www.lavisioblog.it/compasso-doro-alla-carriera-per-lorenzo-delladio-limprenditore-di-ziano-di-fiemme-premiato-a-milano/
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    Compasso d’Oro alla carriera per Lorenzo Delladio, l’imprenditore di Ziano di Fiemme premiato a Milano
    Lorenzo Delladio, Presidente e Amministratore Delegato di La Sportiva, ha ricevuto il Compasso d'Oro alla Carriera. Il prestigioso riconoscimento è stato
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  • SCHIAVI MODERNI NELLA ZONA FRANCA
    Milano fra moderni schiavi e assuefazione

    A Milano ci siamo abituati a tutto.
    Ci siamo abituati alle colate di cemento vendute come rigenerazione urbana. Ci siamo abituati agli appalti che sollevano più domande che certezze. Ci siamo abituati alla violenza che cresce e ai comunicati che la raccontano come fosse meteo. Ci siamo abituati soprattutto a una pericolosa forma di anestesia collettiva.

    Sappiamo bene che l'Italia vive da decenni dentro equilibri geopolitici dove il peso degli Stati Uniti è tutt'altro che marginale. Ma il punto non è questo. Il punto è chiedersi se consolati e ambasciate presenti sul nostro territorio debbano trasformarsi in una sorta di zona franca, dove certe dinamiche vengono tollerate con una leggerezza che altrove farebbe scattare ben altri allarmi.

    Perché la vicenda del nuovo Consolato USA nell'area dell'ex Tiro a Segno di Piazzale Accursio racconta qualcosa che va oltre la cronaca giudiziaria. Un progetto da 200 milioni di dollari, centinaia di lavoratori impiegati, uno dei cantieri simbolo della Milano che cresce e si espande. Poi arrivano le accuse della Procura: operai reclutati in India attraverso intermediari senza scrupoli, migliaia di euro versati per ottenere un posto di lavoro, famiglie indebitate, salari trattenuti, minacce, turni massacranti e condizioni che gli inquirenti descrivono come una forma di para schiavismo.

    Ed è qui che emerge la domanda più scomoda. Non come si interviene adesso, perché l'inchiesta sta facendo il suo corso. Ma come sia stato possibile arrivare fino a questo punto
    Come sia stato possibile accettare determinati giochi e determinate imposizioni che, pur provenendo da soggetti esteri, si sviluppano comunque dentro il tessuto della nostra città e nel rapporto inevitabile con il Paese che li ospita.
    Quali giustificazioni dovrebbero arrivare adesso? Quali controlli sono mancati? E soprattutto: davvero qualcuno pensa che il prestigio di un'opera o il peso di chi la commissiona possano rappresentare una deroga implicita ai principi di trasparenza e legalità

    Per anni abbiamo guardato a città come Dubai come al simbolo di uno sviluppo che non guarda in faccia nessuno. Grattacieli scintillanti costruiti sulle spalle di lavoratori invisibili. Oggi scopriamo che certe logiche possono affacciarsi anche qui, nella Milano delle conferenze sulla sostenibilità, dei diritti e delle grandi narrazioni internazionali.

    Adesso questo scenario è a Milano.
    E allora la questione non è più politica, ideologica o propagandistica. È la realtà stessa che ci parla di una città dove troppo spesso la scorrettezza viene praticata alla luce del sole e metabolizzata con una rapidità disarmante.

    Forse è arrivato il momento di costruire una risposta strutturale. Un presidio o meglio Assessorato permanente sulla trasparenza e sulla legalità delle grandi operazioni urbane. Un sistema che controlli tutto e tutti, senza differenze tra soggetti privati, multinazionali o istituzioni estere. Fosse anche Mr. Trump in persona a chiedere strada libera nel moderno Risiko delle città e delle economie da assoggettare.

    Perché a tutto c'è un limite.
    E il problema non è soltanto chi quel limite lo supera. Il problema è una città che, un pezzo alla volta, rischia di non accorgersene più.
    La realtà ci sta chiedendo una nuova disciplina civile e istituzionale. Regole uguali per tutti. Senza eccezioni, senza sudditanze e senza zone franche.

    Perché la dignità del lavoro non può diventare una voce negoziabile nel bilancio di nessuno.

    #Milano #Legalità #Trasparenza #DirittiDeiLavoratori #PoliticaLocale
    SCHIAVI MODERNI NELLA ZONA FRANCA Milano fra moderni schiavi e assuefazione A Milano ci siamo abituati a tutto. Ci siamo abituati alle colate di cemento vendute come rigenerazione urbana. Ci siamo abituati agli appalti che sollevano più domande che certezze. Ci siamo abituati alla violenza che cresce e ai comunicati che la raccontano come fosse meteo. Ci siamo abituati soprattutto a una pericolosa forma di anestesia collettiva. Sappiamo bene che l'Italia vive da decenni dentro equilibri geopolitici dove il peso degli Stati Uniti è tutt'altro che marginale. Ma il punto non è questo. Il punto è chiedersi se consolati e ambasciate presenti sul nostro territorio debbano trasformarsi in una sorta di zona franca, dove certe dinamiche vengono tollerate con una leggerezza che altrove farebbe scattare ben altri allarmi. Perché la vicenda del nuovo Consolato USA nell'area dell'ex Tiro a Segno di Piazzale Accursio racconta qualcosa che va oltre la cronaca giudiziaria. Un progetto da 200 milioni di dollari, centinaia di lavoratori impiegati, uno dei cantieri simbolo della Milano che cresce e si espande. Poi arrivano le accuse della Procura: operai reclutati in India attraverso intermediari senza scrupoli, migliaia di euro versati per ottenere un posto di lavoro, famiglie indebitate, salari trattenuti, minacce, turni massacranti e condizioni che gli inquirenti descrivono come una forma di para schiavismo. πŸ‘‰Ed è qui che emerge la domanda più scomoda. Non come si interviene adesso, perché l'inchiesta sta facendo il suo corso. Ma come sia stato possibile arrivare fino a questo punto⁉️ Come sia stato possibile accettare determinati giochi e determinate imposizioni che, pur provenendo da soggetti esteri, si sviluppano comunque dentro il tessuto della nostra città e nel rapporto inevitabile con il Paese che li ospita. Quali giustificazioni dovrebbero arrivare adesso? Quali controlli sono mancati? E soprattutto: davvero qualcuno pensa che il prestigio di un'opera o il peso di chi la commissiona possano rappresentare una deroga implicita ai principi di trasparenza e legalità⁉️ Per anni abbiamo guardato a città come Dubai come al simbolo di uno sviluppo che non guarda in faccia nessuno. Grattacieli scintillanti costruiti sulle spalle di lavoratori invisibili. Oggi scopriamo che certe logiche possono affacciarsi anche qui, nella Milano delle conferenze sulla sostenibilità, dei diritti e delle grandi narrazioni internazionali. Adesso questo scenario è a Milano. E allora la questione non è più politica, ideologica o propagandistica. È la realtà stessa che ci parla di una città dove troppo spesso la scorrettezza viene praticata alla luce del sole e metabolizzata con una rapidità disarmante. Forse è arrivato il momento di costruire una risposta strutturale. Un presidio o meglio Assessorato permanente sulla trasparenza e sulla legalità delle grandi operazioni urbane. Un sistema che controlli tutto e tutti, senza differenze tra soggetti privati, multinazionali o istituzioni estere. Fosse anche Mr. Trump in persona a chiedere strada libera nel moderno Risiko delle città e delle economie da assoggettare. Perché a tutto c'è un limite. E il problema non è soltanto chi quel limite lo supera. Il problema è una città che, un pezzo alla volta, rischia di non accorgersene più. La realtà ci sta chiedendo una nuova disciplina civile e istituzionale. Regole uguali per tutti. Senza eccezioni, senza sudditanze e senza zone franche. Perché la dignità del lavoro non può diventare una voce negoziabile nel bilancio di nessuno. #Milano #Legalità #Trasparenza #DirittiDeiLavoratori #PoliticaLocale
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