• MILANO: Tutto o Niente

    Vogliamo continuare a vivere di rendita storica e crogiolarci nel passato?
    Città medaglia d’oro della Resistenza, patria dello spirito ambrosiano, locomotiva d’Italia e bla bla bla. Liberissimi di farlo. Ma è una filastrocca che conosciamo a memoria. Intanto la Milano del 2026 ci restituisce una fotografia molto meno eroica e molto più brutale.

    Una città che non ha più il cuore in mano, ma un portafoglio. Gonfio. Selettivo. Spietato.
    Siamo troppo occupati a fare analisi geopolitiche da salotto, a empatizzare – giustamente – con Gaza, Teheran, Caracas e ogni dolore lontano, mentre il futuro della città in cui viviamo ci scivola via sotto i piedi. Milano oggi è una macchina perfetta di disparità sociali, ingiustizie strutturali e opportunità riservate a pochi. Questa è la verità, che piaccia o no. Guardatevi attorno: quanti vicini, amici, compagni di lotta hanno mollato tutto e se ne sono andati verso realtà più sostenibili, più umane, più respirabili?
    Non serve Nostradamus né Adam Smith per capirlo. Basta aprire gli occhi .

    E oggi arriva anche la statistica a certificare quello che sentivamo già sulla pelle. Davvero vi stupite ancora? Milano è la città dei ricchi? Sì. Punto. A dirlo non è un centro sociale, ma uno studio di Henley & Partners, ripreso dal Sole 24 Ore.
    Uno ogni dodici abitanti è milionario. Neonati compresi. Patrimonio liquido sopra il milione, immobili esclusi. Milano prima al mondo per concentrazione di super-ricchi. Più di New York. Più di Londra. Più di Parigi. Applausi?

    115 mila milionari. 182 centimilionari. 17 miliardari sotto la Madonnina. Il tutto condito da flat tax per super-ricchi, cittadinanze di fatto comprate, successioni tassate al 4% quando la media OCSE è al 15%. Un paradiso fiscale travestito da capitale morale. Libertà sì, ma solo per chi può permettersela .

    E fin qui, per quanto nauseante, nulla di nuovo. Il disgusto vero arriva quando giriamo la medaglia.
    Perché mentre Milano diventa la Disneyland dei patrimoni liquidi, si muore di freddo in strada. Letteralmente. Come in un manuale di capitalismo estremo made in USA. Solo che non siamo a Los Angeles. Siamo a Milano. Città “europea”, “progressista”, “inclusiva”.
    Una colonia americana o, peggio, una moderna prostituta urbana che si vende al miglior offerente estero e lascia morire i suoi ultimi sotto un cavalcavia. Questo è. E detto dopo quei numeri suona come una bestemmia urlata in chiesa .

    Gharia Narendra Singi, 51 anni, nato in India, trovato morto sotto un cavalcavia in via Padova. Freddo, probabilmente. Terzo caso in pochi giorni. Prima Cadorna, davanti alla metro. Poi San Donato, capolinea della gialla. Andrea Colombo, 34 anni, morto al Policlinico dopo essere stato raccolto dalla strada in condizioni disperate.
    Opulenza da una parte. Gelo dall’altra. Questa non è una contraddizione: è un sistema.
    È sempre stato così? Forse sì. Ma chi ha deciso che fosse giusto? Chi ha stabilito che questa fosse la “libertà” da difendere?

    Benvenuti nella terra delle disuguaglianze strutturali. Benvenuti nella città dove vince chi ha le spalle coperte, dove presto – nello stile americano più puro – dovremo farci un’assicurazione sanitaria per non finire anche noi sul marciapiede .
    Una metropoli sempre più asettica, sempre più disumana, fondata su criteri darwiniani di sopravvivenza sociale.

    Qui non si tratta solo di indignarsi o di fare post rabbiosi. Qui si tratta di scegliere. Scegliere come vogliamo vivere. Scegliere se accettare una Milano progettata per il 10% e ostile al restante 90%.
    Scegliere se continuare a vendere pezzi di città in cambio di capitali o se liberare Milano dalle disuguaglianze e dalle condizioni strategiche di favore che hanno arricchito pochi e impoverito molti .
    Non si tratta di vincere elezioni né di raccontare le solite balle. Si tratta di cambiare passo. Di pretendere una Milano più equa, più giusta, più libera.

    Perché la modernità senza umanità è solo una forma elegante di barbarie.
    Qual è davvero la Milano che vogliamo?

    #Milano #Disuguaglianze #Libertà #GiustiziaSociale #Milano2026 #CittàPerPochi #Diritti #Umanità #Politica #Attivismo #milanolibera
    MILANO: Tutto o Niente 💸❄️ Vogliamo continuare a vivere di rendita storica e crogiolarci nel passato? Città medaglia d’oro della Resistenza, patria dello spirito ambrosiano, locomotiva d’Italia e bla bla bla. Liberissimi di farlo. Ma è una filastrocca che conosciamo a memoria. Intanto la Milano del 2026 ci restituisce una fotografia molto meno eroica e molto più brutale. Una città che non ha più il cuore in mano, ma un portafoglio. Gonfio. Selettivo. Spietato. Siamo troppo occupati a fare analisi geopolitiche da salotto, a empatizzare – giustamente – con Gaza, Teheran, Caracas e ogni dolore lontano, mentre il futuro della città in cui viviamo ci scivola via sotto i piedi. Milano oggi è una macchina perfetta di disparità sociali, ingiustizie strutturali e opportunità riservate a pochi. Questa è la verità, che piaccia o no. Guardatevi attorno: quanti vicini, amici, compagni di lotta hanno mollato tutto e se ne sono andati verso realtà più sostenibili, più umane, più respirabili? Non serve Nostradamus né Adam Smith per capirlo. Basta aprire gli occhi 👀. E oggi arriva anche la statistica a certificare quello che sentivamo già sulla pelle. Davvero vi stupite ancora? Milano è la città dei ricchi? Sì. Punto. A dirlo non è un centro sociale, ma uno studio di Henley & Partners, ripreso dal Sole 24 Ore. Uno ogni dodici abitanti è milionario. Neonati compresi. Patrimonio liquido sopra il milione, immobili esclusi. Milano prima al mondo per concentrazione di super-ricchi. Più di New York. Più di Londra. Più di Parigi. Applausi? 👏 115 mila milionari. 182 centimilionari. 17 miliardari sotto la Madonnina. Il tutto condito da flat tax per super-ricchi, cittadinanze di fatto comprate, successioni tassate al 4% quando la media OCSE è al 15%. Un paradiso fiscale travestito da capitale morale. Libertà sì, ma solo per chi può permettersela 💼. E fin qui, per quanto nauseante, nulla di nuovo. Il disgusto vero arriva quando giriamo la medaglia. Perché mentre Milano diventa la Disneyland dei patrimoni liquidi, si muore di freddo in strada. Letteralmente. Come in un manuale di capitalismo estremo made in USA. Solo che non siamo a Los Angeles. Siamo a Milano. Città “europea”, “progressista”, “inclusiva”. Una colonia americana o, peggio, una moderna prostituta urbana che si vende al miglior offerente estero e lascia morire i suoi ultimi sotto un cavalcavia. Questo è. E detto dopo quei numeri suona come una bestemmia urlata in chiesa ⛪. Gharia Narendra Singi, 51 anni, nato in India, trovato morto sotto un cavalcavia in via Padova. Freddo, probabilmente. Terzo caso in pochi giorni. Prima Cadorna, davanti alla metro. Poi San Donato, capolinea della gialla. Andrea Colombo, 34 anni, morto al Policlinico dopo essere stato raccolto dalla strada in condizioni disperate. Opulenza da una parte. Gelo dall’altra. Questa non è una contraddizione: è un sistema. È sempre stato così? Forse sì. Ma chi ha deciso che fosse giusto? Chi ha stabilito che questa fosse la “libertà” da difendere? Benvenuti nella terra delle disuguaglianze strutturali. Benvenuti nella città dove vince chi ha le spalle coperte, dove presto – nello stile americano più puro – dovremo farci un’assicurazione sanitaria per non finire anche noi sul marciapiede ❄️. Una metropoli sempre più asettica, sempre più disumana, fondata su criteri darwiniani di sopravvivenza sociale. Qui non si tratta solo di indignarsi o di fare post rabbiosi. Qui si tratta di scegliere. Scegliere come vogliamo vivere. Scegliere se accettare una Milano progettata per il 10% e ostile al restante 90%. Scegliere se continuare a vendere pezzi di città in cambio di capitali o se liberare Milano dalle disuguaglianze e dalle condizioni strategiche di favore che hanno arricchito pochi e impoverito molti 🔓. Non si tratta di vincere elezioni né di raccontare le solite balle. Si tratta di cambiare passo. Di pretendere una Milano più equa, più giusta, più libera. Perché la modernità senza umanità è solo una forma elegante di barbarie. Qual è davvero la Milano che vogliamo? #Milano #Disuguaglianze #Libertà #GiustiziaSociale #Milano2026 #CittàPerPochi #Diritti #Umanità #Politica #Attivismo #milanolibera
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  • Per 18 anni ha vissuto tra annunci di partenze, valigie che scorrevano e volti sempre nuovi.
    Senza passaporto.
    Senza un Paese.
    E senza la possibilità di uscire.

    Mehran Karimi Nasseri trasformò una sala d’attesa dell’Aeroporto Charles de Gaulle di Parigi nella sua casa.

    La sua vicenda è così incredibile da aver ispirato il film The Terminal (2004), con Tom Hanks.
    Ma la realtà, come spesso accade, era molto più complessa della finzione.

    Era un uomo intrappolato tra confini invisibili, sospeso in un luogo di passaggio per eccellenza: uno spazio dove tutti transitano, ma nessuno resta.
    Lui invece rimase. Per diciotto lunghi anni.

    Dormiva su una panchina.
    Si lavava nei bagni dell’aeroporto.
    Scriveva ogni giorno il suo diario.
    Sopravviveva grazie ai buoni pasto donati da piloti, dipendenti e viaggiatori.

    Quando finalmente gli venne riconosciuto lo status di rifugiato, accadde l’impensabile: decise di non andarsene.
    Quel limbo, nato per caso, era diventato la sua casa.
    L’unico luogo che sentiva davvero suo.

    Morì nel 2022, a 77 anni.
    Pochi giorni prima, come in un cerchio che si chiude, era tornato ancora una volta in aeroporto.
    Per 18 anni ha vissuto tra annunci di partenze, valigie che scorrevano e volti sempre nuovi. Senza passaporto. Senza un Paese. E senza la possibilità di uscire. Mehran Karimi Nasseri trasformò una sala d’attesa dell’Aeroporto Charles de Gaulle di Parigi nella sua casa. La sua vicenda è così incredibile da aver ispirato il film The Terminal (2004), con Tom Hanks. Ma la realtà, come spesso accade, era molto più complessa della finzione. Era un uomo intrappolato tra confini invisibili, sospeso in un luogo di passaggio per eccellenza: uno spazio dove tutti transitano, ma nessuno resta. Lui invece rimase. Per diciotto lunghi anni. Dormiva su una panchina. Si lavava nei bagni dell’aeroporto. Scriveva ogni giorno il suo diario. Sopravviveva grazie ai buoni pasto donati da piloti, dipendenti e viaggiatori. Quando finalmente gli venne riconosciuto lo status di rifugiato, accadde l’impensabile: decise di non andarsene. Quel limbo, nato per caso, era diventato la sua casa. L’unico luogo che sentiva davvero suo. Morì nel 2022, a 77 anni. Pochi giorni prima, come in un cerchio che si chiude, era tornato ancora una volta in aeroporto.
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  • Ultime notizie: migliaia di medici stanno protestando a Parigi contro il bilancio della Previdenza Sociale.

    I medici indossano cappelli gialli in solidarietà con la mobilitazione degli agricoltori, un'iniziativa della Federazione Francese dei Medici.

    Un a sostegno dei medici

    Immagini: Luc Auffret

    ALERTE INFO : Des milliers de médecins manifestent à Paris contre le budget de le Sécurité sociale.

    Des medecins portent des bonnets jaunes en signe de solidarité avec la mobilisation des agriculteurs, à l'initiative de la Fédération des médecins de France.

    Un en soutien aux médecins

    Images : Luc Auffret


    Source: https://x.com/PsyGuy007/status/2010083426850717880?t=G80ejMw1rQbRCuMGxX23QA&s=19
    🚨 🇫🇷 Ultime notizie: migliaia di medici stanno protestando a Parigi contro il bilancio della Previdenza Sociale. I medici indossano cappelli gialli in solidarietà con la mobilitazione degli agricoltori, un'iniziativa della Federazione Francese dei Medici. Un ❤️ a sostegno dei medici ‼️ Immagini: Luc Auffret 🚨 🇫🇷 ALERTE INFO : Des milliers de médecins manifestent à Paris contre le budget de le Sécurité sociale. Des medecins portent des bonnets jaunes en signe de solidarité avec la mobilisation des agriculteurs, à l'initiative de la Fédération des médecins de France. Un ❤️ en soutien aux médecins ‼️ Images : Luc Auffret Source: https://x.com/PsyGuy007/status/2010083426850717880?t=G80ejMw1rQbRCuMGxX23QA&s=19
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  • Francia, gli AGRICOLTORI entrano a Parigi accolti dai cittadini in festa!!
    Le bandiere UE sono state abolite, Macron non è più gradito...i governi corrotti pro UE come in Italia, non sono ben voluti da tutti i cittadini!!
    Francia, gli AGRICOLTORI entrano a Parigi accolti dai cittadini in festa!! Le bandiere UE sono state abolite, Macron non è più gradito...i governi corrotti pro UE come in Italia, non sono ben voluti da tutti i cittadini!!
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  • NON BISOGNA ASSOLUTAMENTE CASCARCI! DICIAMO NO al MERCOSUR. DIFENDIAMO l'AGRICOLTURA ITALIANA!
    L'Italia ammorbidisce la posizione sul Mercosur, la Francia resta contraria
    La proposta di Von der Leyen sui fondi agricoli convince Roma ma non Parigi. Decisione finale attesa per venerdì...
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/07/accordo-ue-mercosur-pac-italia-francia-notizie/8248531/
    NON BISOGNA ASSOLUTAMENTE CASCARCI! DICIAMO NO al MERCOSUR. DIFENDIAMO l'AGRICOLTURA ITALIANA! L'Italia ammorbidisce la posizione sul Mercosur, la Francia resta contraria La proposta di Von der Leyen sui fondi agricoli convince Roma ma non Parigi. Decisione finale attesa per venerdì... https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/07/accordo-ue-mercosur-pac-italia-francia-notizie/8248531/
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  • QUESTO folle PUPAZZO COMICO che HA STERMINATO nel SUO PAESE un'intera generazione (si veda video linkato qui sotto) invece di optare per la RESA INCONDIZIONATA per salvare quel che resta dei suoi militari ormai allo stremo e subito dopo LO SCANDALO delle TANGENTI d'ORO che ha TRAVOLTO il suo GOVERNO vola a PARIGI a INCONTRARE Macron, che ancora lo segue nella sua follia, contro tutta l'opinione pubblica francese, per chiedere altre armi e aerei da caccia. SIAMO alla FOLLIA più TOTALE con la COMPLICITA' dei GOVERNI EUROPEI!

    Zelensky in tour: la Francia propone cento caccia Rafale, sistemi di difesa Samp-T, droni: ma i tempi non sono immediati
    Cento caccia Rafale compresi di armamenti, otto sistema di difesa Samp-T e droni. Quando? Difficile dirlo. Per i jet si parla di un arco di dieci anni. Per i...
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/17/zelensky-ottiene-vola-in-francia-e-ottiene-altre-armi-da-macron-100-caccia-rafale-sistemi-samp-t-e-droni/8198671/

    Vi rimandiamo a questo video. IN QUESTE TRISTI IMMAGINI RIPRESE dall'alto con un drone si vedono le distese immense di cimiteri con file interminabili di croci di ragazzi ucraini, reclutati e caricati a forza su furgoni per andare al fronte: https://www.scenario.press/posts/76498
    VIDEO MAI TRASMESSO dai MEDIA del mainstream europei!!!
    FERMIAMOLI! E' GIA' TROPPO TARDI!
    NOI VOGLIAMO la PACE!
    MASSIMA DIFFUSIONE!
    QUESTO folle PUPAZZO COMICO che HA STERMINATO nel SUO PAESE un'intera generazione (si veda video linkato qui sotto) invece di optare per la RESA INCONDIZIONATA per salvare quel che resta dei suoi militari ormai allo stremo e subito dopo LO SCANDALO delle TANGENTI d'ORO che ha TRAVOLTO il suo GOVERNO vola a PARIGI a INCONTRARE Macron, che ancora lo segue nella sua follia, contro tutta l'opinione pubblica francese, per chiedere altre armi e aerei da caccia. SIAMO alla FOLLIA più TOTALE con la COMPLICITA' dei GOVERNI EUROPEI! Zelensky in tour: la Francia propone cento caccia Rafale, sistemi di difesa Samp-T, droni: ma i tempi non sono immediati Cento caccia Rafale compresi di armamenti, otto sistema di difesa Samp-T e droni. Quando? Difficile dirlo. Per i jet si parla di un arco di dieci anni. Per i... https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/17/zelensky-ottiene-vola-in-francia-e-ottiene-altre-armi-da-macron-100-caccia-rafale-sistemi-samp-t-e-droni/8198671/ Vi rimandiamo a questo video. IN QUESTE TRISTI IMMAGINI RIPRESE dall'alto con un drone si vedono le distese immense di cimiteri con file interminabili di croci di ragazzi ucraini, reclutati e caricati a forza su furgoni per andare al fronte: https://www.scenario.press/posts/76498 VIDEO MAI TRASMESSO dai MEDIA del mainstream europei!!! FERMIAMOLI! E' GIA' TROPPO TARDI! NOI VOGLIAMO la PACE! MASSIMA DIFFUSIONE!
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    Zelensky in tour: la Francia propone cento caccia Rafale, sistemi di difesa Samp-T, droni: ma i tempi non sono immediati
    Cento caccia Rafale compresi di armamenti, otto sistema di difesa Samp-T e droni. Quando? Difficile dirlo. Per i jet si parla di un arco di dieci anni. Per i...
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  • Titolo de ‘La Stampa’
    "Ville in Svizzera e milioni all’estero: ecco la Tangentopoli che assedia #Zelensky. Due ministri costretti alle dimissioni, fedelissimi in fuga: il presidente ora teme l’effetto valanga"
    Fino ad una settimana fa era a dir poco blasfemo sognare un titolo del genere su di un giornalone italiano. Certo, ancora sbaglia a chiamare il delinquente di Kiev: ‘presidente’, essendo scaduto da quasi un anno. Ma tutto non si può avere e Roma non fu costruita in una notte. Però il vento è cambiato e come buoni velisti alcuni editori stanno fiutando l’aria. Diamogli il tempo di prendere un po’ di coraggio.
    Il ‘presidente’ ora teme l’effetto valanga, scrivono … Ma davvero in questo Paese c’è ancora qualcuno che pensa che Zelensky non sia il capo assoluto di ogni traffico e maneggio appena scoperto?
    Timur Mindich, suo amico ed ex socio, quello che trasportava da Bruxelles borse piene di contanti; quello che nelle registrazioni della Nabu dice ad un collega: «Non sai quanto pesa un milione e mezzo di euri in contanti» (povera quattrosse di Bruxelles; è stata scoperta); quello che adesso le borse piene di milioni se l’è portate via un’ora prima dell’arresto ... lo chiamavano ‘il portafoglio di Zelensky’ … però il nanetto corrotto non ne sapeva niente, eh?
    Ma quanto la finite di pensare che siamo tutti stupidi? E’ vero, in tanti vi abbiamo votato, quindi così intelligenti non siamo, ma non ci avete mica tirato fuori dal Cottolengo. Crosetto ha ringraziato Zelensky per il coraggio di lottare contro la corruzione!
    Se continuate a foraggiare questo tossico, fate almeno come i ladri di Pesaro (il sorridente Matteo Ricci non c’entra nulla!): di giorno litigateci e di notte andate a rubare insieme! Basta baci, abbracci, slinguazzamenti, limonamenti e ospitate istituzionali. Non ne possiamo più!
    Nessuno lo arresterà questo delinquente impunito? Oggi è in Atene
    a chiedere il gas per l'Ucraina, dopo che ha distrutto il Nord Stream 2 e bombardato il Druzhba. Domani firmerà un accordo 'storico' a Parigi sulla difesa aerea. Poi il pezzente andrà in Spagna con la mano tesa già da ieri.
    Che figura ci fate a passare da utili idioti del Re dei Ladri?
    Sapete, le cose verranno fuori tutte quante. Ci sono dei libri in preparazione ed altri già editi. Nomi, date, luoghi, numeri, conti corrente, ville, case, palazzi, auto, yacht … che in confronti gli asset russi congelati sembrano la paghetta di Zelensky quando era un bambino scemo. Il nano non riuscirà a nascondere neanche un dollaro e forse non se li godrà, se gli americani non vogliono.
    Ma neppure voi fans dell’Impero del Bene riuscirete a nascondere al Popolo il dramma e gli sprechi che avete provocato. Ci vorrà un po’ di tempo, ma toccherà anche a voi.

    - Giuseppe Sardini

    Source: https://x.com/itsmeback_/status/1990076739163222055?t=1t6OCPrVGEqIKQDJPomWOg&s=19
    Titolo de ‘La Stampa’ "Ville in Svizzera e milioni all’estero: ecco la Tangentopoli che assedia #Zelensky. Due ministri costretti alle dimissioni, fedelissimi in fuga: il presidente ora teme l’effetto valanga💩💩💩" Fino ad una settimana fa era a dir poco blasfemo sognare un titolo del genere su di un giornalone italiano. Certo, ancora sbaglia a chiamare il delinquente di Kiev: ‘presidente’, essendo scaduto da quasi un anno. Ma tutto non si può avere e Roma non fu costruita in una notte. Però il vento è cambiato e come buoni velisti alcuni editori stanno fiutando l’aria. Diamogli il tempo di prendere un po’ di coraggio. Il ‘presidente’ ora teme l’effetto valanga, scrivono … Ma davvero in questo Paese c’è ancora qualcuno che pensa che Zelensky non sia il capo assoluto di ogni traffico e maneggio appena scoperto? 🤔 Timur Mindich, suo amico ed ex socio, quello che trasportava da Bruxelles borse piene di contanti; quello che nelle registrazioni della Nabu dice ad un collega: «Non sai quanto pesa un milione e mezzo di euri in contanti» (povera quattrosse di Bruxelles; è stata scoperta); quello che adesso le borse piene di milioni se l’è portate via un’ora prima dell’arresto ... lo chiamavano ‘il portafoglio di Zelensky’ … però il nanetto corrotto non ne sapeva niente, eh? Ma quanto la finite di pensare che siamo tutti stupidi? E’ vero, in tanti vi abbiamo votato, quindi così intelligenti non siamo, ma non ci avete mica tirato fuori dal Cottolengo. Crosetto ha ringraziato Zelensky per il coraggio di lottare contro la corruzione! Se continuate a foraggiare questo tossico, fate almeno come i ladri di Pesaro (il sorridente Matteo Ricci non c’entra nulla!): di giorno litigateci e di notte andate a rubare insieme! Basta baci, abbracci, slinguazzamenti, limonamenti e ospitate istituzionali. Non ne possiamo più! Nessuno lo arresterà questo delinquente impunito? Oggi è in Atene a chiedere il gas per l'Ucraina, dopo che ha distrutto il Nord Stream 2 e bombardato il Druzhba. Domani firmerà un accordo 'storico' a Parigi sulla difesa aerea. Poi il pezzente andrà in Spagna con la mano tesa già da ieri. Che figura ci fate a passare da utili idioti del Re dei Ladri? Sapete, le cose verranno fuori tutte quante. Ci sono dei libri in preparazione ed altri già editi. Nomi, date, luoghi, numeri, conti corrente, ville, case, palazzi, auto, yacht … che in confronti gli asset russi congelati sembrano la paghetta di Zelensky quando era un bambino scemo. Il nano non riuscirà a nascondere neanche un dollaro e forse non se li godrà, se gli americani non vogliono. Ma neppure voi fans dell’Impero del Bene riuscirete a nascondere al Popolo il dramma e gli sprechi che avete provocato. Ci vorrà un po’ di tempo, ma toccherà anche a voi. - Giuseppe Sardini Source: https://x.com/itsmeback_/status/1990076739163222055?t=1t6OCPrVGEqIKQDJPomWOg&s=19
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  • Il vaccinato Sinner, 24 anni, questa volta a Shanghai si ritira zoppicando. Per gli allegorici media sono "crampi"

    No, non state guardando il Dr. House. Quello zoppicava e faceva uso dl Vicodin.
    Questo ragazzo è il numero due del tennis mondiale, ma ha probabilmente fatto uso di un topicida, molto, ma molto peggiore del Vicodin, che perlomeno ha un senso nella medicina se utilizzato in alcuni contesti ove è richiesto un potente analgesico.

    Non ridete: per i media, che credono di essere a Zelig, Sinner ha avuto solo dei crampi.

    "E dopo 10 minuti sta messo così?" - Cit.

    Ma teniamo aggiornata la lista delle strane problematiche di Sinner.

    2025:
    - Australian Open: Malore durante il match
    - Cincinnati Open: Ritiro per malore (ieri)
    - Shanghai: si ritira zoppicando

    2024:
    -Wimbledon (capogiro e malore durante la sconfitta nei quarti con Medvedev)
    -Bastad (forfait "devo riposare")
    -Olimpiadi (tonsillite, forfait)
    -Parigi-Bercy (forfait per virus intestinale)

    2023:
    - Barcellona (malessere, ritiro prima dei quarti)
    - Parigi-Bercy (ritiro prima degli ottavi per stanchezza)

    2022:
    - Rotterdam ("covid", ritiro prima del torneo)
    - Indian Wells (virus intestinale, ritiro prima degli ottavi con Kyrgios)


    sport.sky.it
    Il vaccinato Sinner, 24 anni, questa volta a Shanghai si ritira zoppicando. Per gli allegorici media sono "crampi" No, non state guardando il Dr. House. Quello zoppicava e faceva uso dl Vicodin. Questo ragazzo è il numero due del tennis mondiale, ma ha probabilmente fatto uso di un topicida, molto, ma molto peggiore del Vicodin, che perlomeno ha un senso nella medicina se utilizzato in alcuni contesti ove è richiesto un potente analgesico. Non ridete: per i media, che credono di essere a Zelig, Sinner ha avuto solo dei crampi. "E dopo 10 minuti sta messo così?" - Cit. Ma teniamo aggiornata la lista delle strane problematiche di Sinner. 2025: - Australian Open: Malore durante il match - Cincinnati Open: Ritiro per malore (ieri) - Shanghai: si ritira zoppicando 2024: -Wimbledon (capogiro e malore durante la sconfitta nei quarti con Medvedev) -Bastad (forfait "devo riposare") -Olimpiadi (tonsillite, forfait) -Parigi-Bercy (forfait per virus intestinale) 2023: - Barcellona (malessere, ritiro prima dei quarti) - Parigi-Bercy (ritiro prima degli ottavi per stanchezza) 2022: - Rotterdam ("covid", ritiro prima del torneo) - Indian Wells (virus intestinale, ritiro prima degli ottavi con Kyrgios) sport.sky.it
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  • L'ultima intervista a Claudia Cardinale: «Sono stata felice solo una volta, per amore. E ho un rimpianto, ma preferisco non pensarci»
    Claudia Cardinale con Alain Delon nella scena del ballo di Angelica e Tancredi deI Il gattopardo , (1963) di Luchino Visconti tratto dal romanzo omonimo di Tomasi di Lampedusa (TITANUS / Album)

    Ripubblichiamo l'ultima intervista a Claudia Cardinale pubblicata su 7, il magazine del Corriere, lo scorso gennaio: la diva parlava dell'unica volta in cui era stata felice e della sua nostalgia: «Ho un rimpianto, preferisco non pensarci»

    Claudia Cardinale è morta il 23 settembre 2025. Ripubblichiamo l'ultima intervista concessa a 7, il magazine del Corriere della Sera, nel gennaio di quest'anno.

    Con quel meraviglioso sorriso di donna irresistibile senza volerlo, Claudia Cardinale venne eletta nel 1957 “la più bella italiana di Tunisia” in un concorso al quale neppure sapeva di avere partecipato, primo passo per venire considerata rapidamente tra le più belle e affascinanti donne del mondo. Sex symbol involontario, soprattutto straordinaria attrice che ha fatto la storia del cinema, Claudia Cardinale è stata la diva che non si prendeva sul serio, così brava e forte da prestarsi a scherzare in televisione, ai tempi del bianco e nero, nello sketch in cui fingeva di saper suonare tutti gli strumenti dell’orchestra, o da accettare la proposta di Alberto Moravia che volle intervistarla «come se fosse un oggetto» per la rivista Esquire.

    «Quando ride, i suoi occhi diventano due fessure nere, scintillanti con qualche cosa di monellesco, di scatenato, di intenso, di meridionale», disse di lei lo scrittore prima di interrogarla passando in rassegna ogni parte del corpo. Ma lei usava il corpo «come una maschera, come rappresentazione di me stessa», disse poi, e si prestò al gioco.

    Marcello Mastroianni si innamorò follemente di lei ne Il Bell’Antonio di Mauro Bolognini: nel film, tanto da essere ridotto all’impotenza come nel romanzo di Vitaliano Brancati, e anche nella realtà. Lei lo respinse perché pensava che ci provasse con tutte le attrici, e lo trattò da amico. Di quella storia mancata, sul set e nella vita, resta l’indimenticabile scena sull’altalena.
    «Claudina», la chiamavano sia Luchino Visconti che Federico Fellini, i grandi maestri del cinema italiano che la scelsero per i due capolavori del 1963, Il Gattopardo con Alain Delon e Burt Lancaster e 8½ di nuovo con Mastroianni.

    Ma tra i 150 film di Claudia Cardinale ci sono anche quelli girati a Hollywood, o Le pistolere in cui le presunte rivali BB (Brigitte Bardot) e CC (Claudia Cardinale) recitano assieme, e il western di Sergio Leone C’era una volta il West, o Fitzcarraldo di Herzog con Klaus Kinski. Una carriera eccezionale, piena di ruoli diversi e imprevedibili, affrontata con l’impegno e la leggerezza dimostrati nell’intervista esclusiva realizzata in questo inizio del 2025 per 7.

    Quando si è accorta di essere diventata una diva senza volerlo?
    «Me ne sono accorta lentamente. Un momento cardine è stato l’anno 1963 quando in sala sono usciti Il Gattopardo e 8 1/2. Ecco, in quel momento ho capito che non ero più una giovane promessa ma che il mondo mi accoglieva come una sua “diva”…»

    Qual è il suo primo ricordo nel mondo del cinema?
    «In Tunisia. Davanti alla mia scuola quando René Vautier (un famoso regista e sceneggiatore francese; ndr) si è avvicinato e mi ha chiesto se poteva parlare a mio padre. Poco dopo avrei fatto la mia prima apparizione in un piccolo film, Les anneaux d’or. Ma in quel momento non pensavo assolutamente che sarebbe stato il mio destino».

    E l’ultimo set al quale ha partecipato?
    «Con la Fondazione Claudia Cardinale che ho fondato con mia figlia Claudia Squitieri. Abbiamo girato il cortometraggio Un Cardinale Donna di Manuel Maria Perrone. Era un ritratto poetico che mia figlia ha voluto fare di me. L’abbiamo girato nella nostra nuova casa a Nemours nel 2023. Il corto è stato presentato al MoMa di New York durante la retrospettiva di Cinecittà».

    Può descriverci la casa dove vive adesso? Come l’ha scelta?
    «È stata una scelta comune con mia figlia Claudia e mio figlio Patrick. Volevo restare in Francia ma ritrovare una vita più vicina alla natura, meno metropolitana. Quindi abbiamo deciso di trasferirci insieme a Nemours. La casa dove viviamo era un’ antica conceria sulla riva del fiume. In questo luogo oggi abbiamo creato un ristorante e dato spazio alla sede della Fondazione».

    Quali sono i suoi progetti artistici?
    «Attraverso la Fondazione Claudia Cardinale sosteniamo il percorso di artisti contemporanei nel mondo audio visivo ma non solo. Accogliamo artisti in residenza, facciamo delle mostre, collaboriamo con altre strutture. Oggi è mia figlia, insieme con la sua collaboratrice Perrine Gamot, che dirige la Fondazione, io assisto con gioia al movimento che si crea intorno a me e al quale collaboro volentieri. Abbiamo fatto delle foto con l’artista Marie Losier, ho prestato la mia voce per i progetti di giovani talenti come Friedreih Andreoni e Benedetta Fioravanti…»

    Ci racconterebbe una sua giornata tipo? C’è un hobby che le piace coltivare?
    «C’è sempre qualcosa da fare qui in casa. Con il ristorante, la Fondazione… Mi piace andare in giro, ascoltare musica…»

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    Perché tanto tempo fa ha scelto di vivere in Francia e non in Italia?
    «Chi lo sa… In fondo la mia prima lingua, e la mia prima cultura sono state quella francese, seppur attraverso la Tunisia. In Italia vivevo un po’ rinchiusa. Era difficile avere una vita normale. Fare la spesa, andare a passeggio. In Francia ho trovato un Paese amico in cui il rapporto con le persone pubbliche è un po’ più vivibile che in Italia. Almeno per me in quegli anni era così».

    Quale Paese ama di più?
    «La Tunisia. Lo ammetto. Amo la Francia, amo l’Italia ma la Tunisia resta per me il Paese del cuore».

    Che ricordo ne ha?
    «Tanti. Tutta la mia infanzia. Mi ricorda mia madre, mio padre, un tempo sospeso prima che la mia vita diventasse una corsa!»

    Lo sa che all’estero, quando si parla di Italia, accanto ai luoghi comuni sulla pizza c’è sempre qualcuno che cita il fascino delle donne, e quindi Claudia Cardinale? Come ha vissuto il ruolo di simbolo di un Paese?
    «Con piacere immenso. Sono molto onorata di fare parte della cultura (immensa) italiana».

    Vede spesso i suoi vecchi film?
    «Quando capita, magari in televisione, con piacere. Ancora meglio se capita al cinema».

    È vero che è stato Luchino Visconti a spingerla a cominciare a fumare?
    «Sì. Ma ora ho smesso! Ho fumato molto ma a 85 anni ho smesso. Meglio tardi che mai».

    Perché all’inizio della carriera la doppiavano?
    «Sicuramente non avevo una voce standard. Avevo una voce poco femminile per i modelli di quegli anni. In più non parlavo benissimo italiano all’inizio! In Tunisia si parlava un siciliano di casa… Ci ho messo un po’ a parlare bene. Non bisogna dimenticare poi che in quegli anni il doppiaggio in Italia era un’istituzione».

    Che ricordo ha di Marcello Mastroianni, che girò con lei Il bell’Antonio?
    «Che mi faceva la corte!»

    E del grande Alain Delon, da poco scomparso? Che rapporto avevate mentre giravate Il Gattopardo?
    «All’inizio un po’ scontroso. Poi quando ha capito che non sarei caduta tra le sue braccia siamo diventati amici e lo siamo rimasti fino alla fine. Ero stata invitata al suo funerale. Purtroppo, il dolore e la mia età non mi hanno dato la forza di andare».

    E Jean Paul Belmondo?
    «Con Belmondo ci divertivamo come bambini. Ci nascondevamo sotto ai tavoli alle cene noiose e ci buttavamo pezzi di pane».

    Saprebbe dire qual è stato il momento più felice della sua vita?
    «Per fortuna in una vita ce ne sono un paio! Ma sicuramente il momento in cui ho lasciato tutto e raggiunto Pasquale (Squitieri, ndr) a New York è stato un momento importante della mia vita».

    C’è un rimpianto, qualcosa che cambierebbe?
    «Sicuramente, ma preferisco non pensarci».

    Il suo più grande desiderio adesso?
    «Vivere serena in compagnia. E che la Fondazione Claudia Cardinale possa aiutare a realizzare opere che ci aiutino ad affrontare le sfide del nostro tempo».

    CHI È
    LA VITA
    Nata a Tunisi il 15 aprile 1938, quando la Tunisia era protettorato francese, da genitori lì natì ma di famiglie siciliane emigrate, Claudia Cardinale, primogenita di casa, ha una sorella e due fratelli. Madre a 20 anni di Patrick, nato dopo uno stupro, è stata moglie del produttore Franco Cristaldi fino al 1975 e poi sino al 1999 compagna del regista Pasquale Squitieri, con cui ha avuto una figlia, Claudia. Ha due nipoti, uno da ciascun figlio.

    LA CARRIERA
    Nella sua carriera lunga quasi 60 anni e cominciata nel 1958 con I soliti ignoti di Mario Monicelli, ha interpretato oltre 120 film.

    I PREMI
    Alla Mostra di Venezia ha vinto un Leone d’Oro alla carriera nel 1993 e un Premio Pasinetti come migliore attrice per Claretta nel 1984. Si è poi aggiudicata tre David di Donatello più uno alla carriera e quattro Nastri d’argento.

    Source: https://www.corriere.it/sette/25_settembre_24/ultima-intervista-claudia-cardinale-e4d64eac-acbc-4ea7-bb0f-a8b7d33e1xlk_amp.shtml
    L'ultima intervista a Claudia Cardinale: «Sono stata felice solo una volta, per amore. E ho un rimpianto, ma preferisco non pensarci» Claudia Cardinale con Alain Delon nella scena del ballo di Angelica e Tancredi deI Il gattopardo , (1963) di Luchino Visconti tratto dal romanzo omonimo di Tomasi di Lampedusa (TITANUS / Album) Ripubblichiamo l'ultima intervista a Claudia Cardinale pubblicata su 7, il magazine del Corriere, lo scorso gennaio: la diva parlava dell'unica volta in cui era stata felice e della sua nostalgia: «Ho un rimpianto, preferisco non pensarci» Claudia Cardinale è morta il 23 settembre 2025. Ripubblichiamo l'ultima intervista concessa a 7, il magazine del Corriere della Sera, nel gennaio di quest'anno. Con quel meraviglioso sorriso di donna irresistibile senza volerlo, Claudia Cardinale venne eletta nel 1957 “la più bella italiana di Tunisia” in un concorso al quale neppure sapeva di avere partecipato, primo passo per venire considerata rapidamente tra le più belle e affascinanti donne del mondo. Sex symbol involontario, soprattutto straordinaria attrice che ha fatto la storia del cinema, Claudia Cardinale è stata la diva che non si prendeva sul serio, così brava e forte da prestarsi a scherzare in televisione, ai tempi del bianco e nero, nello sketch in cui fingeva di saper suonare tutti gli strumenti dell’orchestra, o da accettare la proposta di Alberto Moravia che volle intervistarla «come se fosse un oggetto» per la rivista Esquire. «Quando ride, i suoi occhi diventano due fessure nere, scintillanti con qualche cosa di monellesco, di scatenato, di intenso, di meridionale», disse di lei lo scrittore prima di interrogarla passando in rassegna ogni parte del corpo. Ma lei usava il corpo «come una maschera, come rappresentazione di me stessa», disse poi, e si prestò al gioco. Marcello Mastroianni si innamorò follemente di lei ne Il Bell’Antonio di Mauro Bolognini: nel film, tanto da essere ridotto all’impotenza come nel romanzo di Vitaliano Brancati, e anche nella realtà. Lei lo respinse perché pensava che ci provasse con tutte le attrici, e lo trattò da amico. Di quella storia mancata, sul set e nella vita, resta l’indimenticabile scena sull’altalena. «Claudina», la chiamavano sia Luchino Visconti che Federico Fellini, i grandi maestri del cinema italiano che la scelsero per i due capolavori del 1963, Il Gattopardo con Alain Delon e Burt Lancaster e 8½ di nuovo con Mastroianni. Ma tra i 150 film di Claudia Cardinale ci sono anche quelli girati a Hollywood, o Le pistolere in cui le presunte rivali BB (Brigitte Bardot) e CC (Claudia Cardinale) recitano assieme, e il western di Sergio Leone C’era una volta il West, o Fitzcarraldo di Herzog con Klaus Kinski. Una carriera eccezionale, piena di ruoli diversi e imprevedibili, affrontata con l’impegno e la leggerezza dimostrati nell’intervista esclusiva realizzata in questo inizio del 2025 per 7. Quando si è accorta di essere diventata una diva senza volerlo? «Me ne sono accorta lentamente. Un momento cardine è stato l’anno 1963 quando in sala sono usciti Il Gattopardo e 8 1/2. Ecco, in quel momento ho capito che non ero più una giovane promessa ma che il mondo mi accoglieva come una sua “diva”…» Qual è il suo primo ricordo nel mondo del cinema? «In Tunisia. Davanti alla mia scuola quando René Vautier (un famoso regista e sceneggiatore francese; ndr) si è avvicinato e mi ha chiesto se poteva parlare a mio padre. Poco dopo avrei fatto la mia prima apparizione in un piccolo film, Les anneaux d’or. Ma in quel momento non pensavo assolutamente che sarebbe stato il mio destino». E l’ultimo set al quale ha partecipato? «Con la Fondazione Claudia Cardinale che ho fondato con mia figlia Claudia Squitieri. Abbiamo girato il cortometraggio Un Cardinale Donna di Manuel Maria Perrone. Era un ritratto poetico che mia figlia ha voluto fare di me. L’abbiamo girato nella nostra nuova casa a Nemours nel 2023. Il corto è stato presentato al MoMa di New York durante la retrospettiva di Cinecittà». Può descriverci la casa dove vive adesso? Come l’ha scelta? «È stata una scelta comune con mia figlia Claudia e mio figlio Patrick. Volevo restare in Francia ma ritrovare una vita più vicina alla natura, meno metropolitana. Quindi abbiamo deciso di trasferirci insieme a Nemours. La casa dove viviamo era un’ antica conceria sulla riva del fiume. In questo luogo oggi abbiamo creato un ristorante e dato spazio alla sede della Fondazione». Quali sono i suoi progetti artistici? «Attraverso la Fondazione Claudia Cardinale sosteniamo il percorso di artisti contemporanei nel mondo audio visivo ma non solo. Accogliamo artisti in residenza, facciamo delle mostre, collaboriamo con altre strutture. Oggi è mia figlia, insieme con la sua collaboratrice Perrine Gamot, che dirige la Fondazione, io assisto con gioia al movimento che si crea intorno a me e al quale collaboro volentieri. Abbiamo fatto delle foto con l’artista Marie Losier, ho prestato la mia voce per i progetti di giovani talenti come Friedreih Andreoni e Benedetta Fioravanti…» Ci racconterebbe una sua giornata tipo? C’è un hobby che le piace coltivare? «C’è sempre qualcosa da fare qui in casa. Con il ristorante, la Fondazione… Mi piace andare in giro, ascoltare musica…» LEGGI ANCHE L'attrice Claudia Cardinale è morta a 87 anni: viveva vicino a Parigi, i figli accanto a lei di Maurizio Porro Claudia Cardinale, la sua vita in un'intervista: «Dissi no a Brando e Delon. Su me e Chirac voci false. A Patrick avrei dovuto dire prima che era mio figlio, non mio fratello» di Aldo Cazzullo e Stefano Montefiori Claudia Cardinale, bellissima e inafferabile, non fu mai schiava di un solo personaggio di Paolo Mereghetti Le ultime ore di Claudia Cardinale a Nemours. La figlia: «Qui aveva ricreato la grande casa italiana in cui ha vissuto tutta la vita» di Stefano Montefiori Claudia Cardinale e Milano: addio alla «Ginetta», era l'ultima grande interprete di «Rocco e i suoi fratelli» di Maurizio Porro Perché tanto tempo fa ha scelto di vivere in Francia e non in Italia? «Chi lo sa… In fondo la mia prima lingua, e la mia prima cultura sono state quella francese, seppur attraverso la Tunisia. In Italia vivevo un po’ rinchiusa. Era difficile avere una vita normale. Fare la spesa, andare a passeggio. In Francia ho trovato un Paese amico in cui il rapporto con le persone pubbliche è un po’ più vivibile che in Italia. Almeno per me in quegli anni era così». Quale Paese ama di più? «La Tunisia. Lo ammetto. Amo la Francia, amo l’Italia ma la Tunisia resta per me il Paese del cuore». Che ricordo ne ha? «Tanti. Tutta la mia infanzia. Mi ricorda mia madre, mio padre, un tempo sospeso prima che la mia vita diventasse una corsa!» Lo sa che all’estero, quando si parla di Italia, accanto ai luoghi comuni sulla pizza c’è sempre qualcuno che cita il fascino delle donne, e quindi Claudia Cardinale? Come ha vissuto il ruolo di simbolo di un Paese? «Con piacere immenso. Sono molto onorata di fare parte della cultura (immensa) italiana». Vede spesso i suoi vecchi film? «Quando capita, magari in televisione, con piacere. Ancora meglio se capita al cinema». È vero che è stato Luchino Visconti a spingerla a cominciare a fumare? «Sì. Ma ora ho smesso! Ho fumato molto ma a 85 anni ho smesso. Meglio tardi che mai». Perché all’inizio della carriera la doppiavano? «Sicuramente non avevo una voce standard. Avevo una voce poco femminile per i modelli di quegli anni. In più non parlavo benissimo italiano all’inizio! In Tunisia si parlava un siciliano di casa… Ci ho messo un po’ a parlare bene. Non bisogna dimenticare poi che in quegli anni il doppiaggio in Italia era un’istituzione». Che ricordo ha di Marcello Mastroianni, che girò con lei Il bell’Antonio? «Che mi faceva la corte!» E del grande Alain Delon, da poco scomparso? Che rapporto avevate mentre giravate Il Gattopardo? «All’inizio un po’ scontroso. Poi quando ha capito che non sarei caduta tra le sue braccia siamo diventati amici e lo siamo rimasti fino alla fine. Ero stata invitata al suo funerale. Purtroppo, il dolore e la mia età non mi hanno dato la forza di andare». E Jean Paul Belmondo? «Con Belmondo ci divertivamo come bambini. Ci nascondevamo sotto ai tavoli alle cene noiose e ci buttavamo pezzi di pane». Saprebbe dire qual è stato il momento più felice della sua vita? «Per fortuna in una vita ce ne sono un paio! Ma sicuramente il momento in cui ho lasciato tutto e raggiunto Pasquale (Squitieri, ndr) a New York è stato un momento importante della mia vita». C’è un rimpianto, qualcosa che cambierebbe? «Sicuramente, ma preferisco non pensarci». Il suo più grande desiderio adesso? «Vivere serena in compagnia. E che la Fondazione Claudia Cardinale possa aiutare a realizzare opere che ci aiutino ad affrontare le sfide del nostro tempo». CHI È LA VITA Nata a Tunisi il 15 aprile 1938, quando la Tunisia era protettorato francese, da genitori lì natì ma di famiglie siciliane emigrate, Claudia Cardinale, primogenita di casa, ha una sorella e due fratelli. Madre a 20 anni di Patrick, nato dopo uno stupro, è stata moglie del produttore Franco Cristaldi fino al 1975 e poi sino al 1999 compagna del regista Pasquale Squitieri, con cui ha avuto una figlia, Claudia. Ha due nipoti, uno da ciascun figlio. LA CARRIERA Nella sua carriera lunga quasi 60 anni e cominciata nel 1958 con I soliti ignoti di Mario Monicelli, ha interpretato oltre 120 film. I PREMI Alla Mostra di Venezia ha vinto un Leone d’Oro alla carriera nel 1993 e un Premio Pasinetti come migliore attrice per Claretta nel 1984. Si è poi aggiudicata tre David di Donatello più uno alla carriera e quattro Nastri d’argento. Source: https://www.corriere.it/sette/25_settembre_24/ultima-intervista-claudia-cardinale-e4d64eac-acbc-4ea7-bb0f-a8b7d33e1xlk_amp.shtml
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