• MILANO: Tutto o Niente

    Vogliamo continuare a vivere di rendita storica e crogiolarci nel passato?
    Città medaglia d’oro della Resistenza, patria dello spirito ambrosiano, locomotiva d’Italia e bla bla bla. Liberissimi di farlo. Ma è una filastrocca che conosciamo a memoria. Intanto la Milano del 2026 ci restituisce una fotografia molto meno eroica e molto più brutale.

    Una città che non ha più il cuore in mano, ma un portafoglio. Gonfio. Selettivo. Spietato.
    Siamo troppo occupati a fare analisi geopolitiche da salotto, a empatizzare – giustamente – con Gaza, Teheran, Caracas e ogni dolore lontano, mentre il futuro della città in cui viviamo ci scivola via sotto i piedi. Milano oggi è una macchina perfetta di disparità sociali, ingiustizie strutturali e opportunità riservate a pochi. Questa è la verità, che piaccia o no. Guardatevi attorno: quanti vicini, amici, compagni di lotta hanno mollato tutto e se ne sono andati verso realtà più sostenibili, più umane, più respirabili?
    Non serve Nostradamus né Adam Smith per capirlo. Basta aprire gli occhi .

    E oggi arriva anche la statistica a certificare quello che sentivamo già sulla pelle. Davvero vi stupite ancora? Milano è la città dei ricchi? Sì. Punto. A dirlo non è un centro sociale, ma uno studio di Henley & Partners, ripreso dal Sole 24 Ore.
    Uno ogni dodici abitanti è milionario. Neonati compresi. Patrimonio liquido sopra il milione, immobili esclusi. Milano prima al mondo per concentrazione di super-ricchi. Più di New York. Più di Londra. Più di Parigi. Applausi?

    115 mila milionari. 182 centimilionari. 17 miliardari sotto la Madonnina. Il tutto condito da flat tax per super-ricchi, cittadinanze di fatto comprate, successioni tassate al 4% quando la media OCSE è al 15%. Un paradiso fiscale travestito da capitale morale. Libertà sì, ma solo per chi può permettersela .

    E fin qui, per quanto nauseante, nulla di nuovo. Il disgusto vero arriva quando giriamo la medaglia.
    Perché mentre Milano diventa la Disneyland dei patrimoni liquidi, si muore di freddo in strada. Letteralmente. Come in un manuale di capitalismo estremo made in USA. Solo che non siamo a Los Angeles. Siamo a Milano. Città “europea”, “progressista”, “inclusiva”.
    Una colonia americana o, peggio, una moderna prostituta urbana che si vende al miglior offerente estero e lascia morire i suoi ultimi sotto un cavalcavia. Questo è. E detto dopo quei numeri suona come una bestemmia urlata in chiesa .

    Gharia Narendra Singi, 51 anni, nato in India, trovato morto sotto un cavalcavia in via Padova. Freddo, probabilmente. Terzo caso in pochi giorni. Prima Cadorna, davanti alla metro. Poi San Donato, capolinea della gialla. Andrea Colombo, 34 anni, morto al Policlinico dopo essere stato raccolto dalla strada in condizioni disperate.
    Opulenza da una parte. Gelo dall’altra. Questa non è una contraddizione: è un sistema.
    È sempre stato così? Forse sì. Ma chi ha deciso che fosse giusto? Chi ha stabilito che questa fosse la “libertà” da difendere?

    Benvenuti nella terra delle disuguaglianze strutturali. Benvenuti nella città dove vince chi ha le spalle coperte, dove presto – nello stile americano più puro – dovremo farci un’assicurazione sanitaria per non finire anche noi sul marciapiede .
    Una metropoli sempre più asettica, sempre più disumana, fondata su criteri darwiniani di sopravvivenza sociale.

    Qui non si tratta solo di indignarsi o di fare post rabbiosi. Qui si tratta di scegliere. Scegliere come vogliamo vivere. Scegliere se accettare una Milano progettata per il 10% e ostile al restante 90%.
    Scegliere se continuare a vendere pezzi di città in cambio di capitali o se liberare Milano dalle disuguaglianze e dalle condizioni strategiche di favore che hanno arricchito pochi e impoverito molti .
    Non si tratta di vincere elezioni né di raccontare le solite balle. Si tratta di cambiare passo. Di pretendere una Milano più equa, più giusta, più libera.

    Perché la modernità senza umanità è solo una forma elegante di barbarie.
    Qual è davvero la Milano che vogliamo?

    #Milano #Disuguaglianze #Libertà #GiustiziaSociale #Milano2026 #CittàPerPochi #Diritti #Umanità #Politica #Attivismo #milanolibera
    MILANO: Tutto o Niente 💸❄️ Vogliamo continuare a vivere di rendita storica e crogiolarci nel passato? Città medaglia d’oro della Resistenza, patria dello spirito ambrosiano, locomotiva d’Italia e bla bla bla. Liberissimi di farlo. Ma è una filastrocca che conosciamo a memoria. Intanto la Milano del 2026 ci restituisce una fotografia molto meno eroica e molto più brutale. Una città che non ha più il cuore in mano, ma un portafoglio. Gonfio. Selettivo. Spietato. Siamo troppo occupati a fare analisi geopolitiche da salotto, a empatizzare – giustamente – con Gaza, Teheran, Caracas e ogni dolore lontano, mentre il futuro della città in cui viviamo ci scivola via sotto i piedi. Milano oggi è una macchina perfetta di disparità sociali, ingiustizie strutturali e opportunità riservate a pochi. Questa è la verità, che piaccia o no. Guardatevi attorno: quanti vicini, amici, compagni di lotta hanno mollato tutto e se ne sono andati verso realtà più sostenibili, più umane, più respirabili? Non serve Nostradamus né Adam Smith per capirlo. Basta aprire gli occhi 👀. E oggi arriva anche la statistica a certificare quello che sentivamo già sulla pelle. Davvero vi stupite ancora? Milano è la città dei ricchi? Sì. Punto. A dirlo non è un centro sociale, ma uno studio di Henley & Partners, ripreso dal Sole 24 Ore. Uno ogni dodici abitanti è milionario. Neonati compresi. Patrimonio liquido sopra il milione, immobili esclusi. Milano prima al mondo per concentrazione di super-ricchi. Più di New York. Più di Londra. Più di Parigi. Applausi? 👏 115 mila milionari. 182 centimilionari. 17 miliardari sotto la Madonnina. Il tutto condito da flat tax per super-ricchi, cittadinanze di fatto comprate, successioni tassate al 4% quando la media OCSE è al 15%. Un paradiso fiscale travestito da capitale morale. Libertà sì, ma solo per chi può permettersela 💼. E fin qui, per quanto nauseante, nulla di nuovo. Il disgusto vero arriva quando giriamo la medaglia. Perché mentre Milano diventa la Disneyland dei patrimoni liquidi, si muore di freddo in strada. Letteralmente. Come in un manuale di capitalismo estremo made in USA. Solo che non siamo a Los Angeles. Siamo a Milano. Città “europea”, “progressista”, “inclusiva”. Una colonia americana o, peggio, una moderna prostituta urbana che si vende al miglior offerente estero e lascia morire i suoi ultimi sotto un cavalcavia. Questo è. E detto dopo quei numeri suona come una bestemmia urlata in chiesa ⛪. Gharia Narendra Singi, 51 anni, nato in India, trovato morto sotto un cavalcavia in via Padova. Freddo, probabilmente. Terzo caso in pochi giorni. Prima Cadorna, davanti alla metro. Poi San Donato, capolinea della gialla. Andrea Colombo, 34 anni, morto al Policlinico dopo essere stato raccolto dalla strada in condizioni disperate. Opulenza da una parte. Gelo dall’altra. Questa non è una contraddizione: è un sistema. È sempre stato così? Forse sì. Ma chi ha deciso che fosse giusto? Chi ha stabilito che questa fosse la “libertà” da difendere? Benvenuti nella terra delle disuguaglianze strutturali. Benvenuti nella città dove vince chi ha le spalle coperte, dove presto – nello stile americano più puro – dovremo farci un’assicurazione sanitaria per non finire anche noi sul marciapiede ❄️. Una metropoli sempre più asettica, sempre più disumana, fondata su criteri darwiniani di sopravvivenza sociale. Qui non si tratta solo di indignarsi o di fare post rabbiosi. Qui si tratta di scegliere. Scegliere come vogliamo vivere. Scegliere se accettare una Milano progettata per il 10% e ostile al restante 90%. Scegliere se continuare a vendere pezzi di città in cambio di capitali o se liberare Milano dalle disuguaglianze e dalle condizioni strategiche di favore che hanno arricchito pochi e impoverito molti 🔓. Non si tratta di vincere elezioni né di raccontare le solite balle. Si tratta di cambiare passo. Di pretendere una Milano più equa, più giusta, più libera. Perché la modernità senza umanità è solo una forma elegante di barbarie. Qual è davvero la Milano che vogliamo? #Milano #Disuguaglianze #Libertà #GiustiziaSociale #Milano2026 #CittàPerPochi #Diritti #Umanità #Politica #Attivismo #milanolibera
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  • Resurrezione Culturale – Appello per un Nuovo Inizio
    Uniamoci per scrivere insieme un nuovo programma culturale


    Se continuo a insistere sulla Cultura, un motivo ci sarà. E no, non è solo un’ossessione personale che mi tiene sveglio la notte. Se cerco di spingerla fino al limite, quasi a forza, è perché ci manca. Come una vitamina essenziale che, se assente, manda in tilt il corpo.

    E sfido chiunque a dimostrarmi il contrario: la Cultura, nei programmi elettorali degli ultimi dieci anni, non c’è. O comunque, non tra le priorità. Neanche nella top ten dei desideri più utopici.
    È un errore gravissimo.
    E non lo dico da intellettuale elitario o nostalgico, ma da cittadino che crede ancora nel valore trasversale, sociale e rigenerativo della Cultura.
    In un’epoca di guerre, repressioni e comunicazioni distorte, ci stiamo dimenticando delle sue proprietà nutritive. Eppure la Cultura – nelle sue forme più vive come l’Arte, la Comunicazione, l’Espressione – è sempre stata quel ponte che collega le differenze, che aggrega dove la politica ha diviso.
    Non è uno slogan.
    È una visione concreta che parte da un presupposto: non si può fare politica senza un’anima umanistica.

    Non servono lauree ad Harvard o trent’anni di carriera istituzionale per capirlo:

    L’Italia ha smarrito lo spirito critico che l’ha resa grande.
    Le nostre città hanno perso la capacità di immaginare e narrare il futuro.
    Abbiamo dimenticato il potere educativo ed evolutivo di un teatro, di una mostra, di una narrazione collettiva.

    Vogliamo ancora ignorare tutto questo?
    Vogliamo continuare a nasconderci dietro l'alibi delle emergenze?
    Sanità, lavoro, ambiente: temi cruciali. Ma nessuno di questi può essere affrontato davvero se non recuperiamo la nostra coscienza collettiva, la capacità di parlare, raccontare, sognare.
    Serve visione. Serve umanità.

    A Milano, ci attende una nuova tornata amministrativa.
    E io non mi rassegno a vedere, ancora una volta, la Cultura relegata in fondo, tra le note a piè di pagina di qualche documento programmatico.

    ❗️Per questo faccio un appello.
    A cittadine e cittadini.
    A chi lavora nella cultura e a chi ne è appassionato.
    A giovani e a veterani.
    A chi vuole mettersi in gioco, senza etichette, senza bandiere, con l’unico obiettivo di costruire insieme un programma culturale vero, forte, non decorativo.
    Ho già messo nero su bianco alcune idee. Ma non voglio che restino le mie.
    Voglio che siano il calcio d’inizio di un lavoro collettivo.
    È tempo di rimettere in circolo questa vitamina essenziale.

    È tempo di costruire ponti e connessioni umane, oltre le divisioni e le delusioni.
    Io ci sono. E voi?

    Contattatemi per partecipare a questo percorso.
    Milano lo merita. Noi lo meritiamo.


    #ResurrezioneCulturale #CulturaÈPolitica #Milano2026 #ProgrammaCulturale #AppelloAllaCultura #CostruirePonti #VisioneComune #RinascitaCivile #MilanoRiparte #PoliticaUmanistica
    Resurrezione Culturale – Appello per un Nuovo Inizio ✊📚 Uniamoci per scrivere insieme un nuovo programma culturale Se continuo a insistere sulla Cultura, un motivo ci sarà. E no, non è solo un’ossessione personale che mi tiene sveglio la notte. Se cerco di spingerla fino al limite, quasi a forza, è perché ci manca. Come una vitamina essenziale che, se assente, manda in tilt il corpo. E sfido chiunque a dimostrarmi il contrario: la Cultura, nei programmi elettorali degli ultimi dieci anni, non c’è. O comunque, non tra le priorità. Neanche nella top ten dei desideri più utopici. È un errore gravissimo. E non lo dico da intellettuale elitario o nostalgico, ma da cittadino che crede ancora nel valore trasversale, sociale e rigenerativo della Cultura. In un’epoca di guerre, repressioni e comunicazioni distorte, ci stiamo dimenticando delle sue proprietà nutritive. Eppure la Cultura – nelle sue forme più vive come l’Arte, la Comunicazione, l’Espressione – è sempre stata quel ponte che collega le differenze, che aggrega dove la politica ha diviso. Non è uno slogan. È una visione concreta che parte da un presupposto: non si può fare politica senza un’anima umanistica. Non servono lauree ad Harvard o trent’anni di carriera istituzionale per capirlo: L’Italia ha smarrito lo spirito critico che l’ha resa grande. Le nostre città hanno perso la capacità di immaginare e narrare il futuro. Abbiamo dimenticato il potere educativo ed evolutivo di un teatro, di una mostra, di una narrazione collettiva. Vogliamo ancora ignorare tutto questo? Vogliamo continuare a nasconderci dietro l'alibi delle emergenze? Sanità, lavoro, ambiente: temi cruciali. Ma nessuno di questi può essere affrontato davvero se non recuperiamo la nostra coscienza collettiva, la capacità di parlare, raccontare, sognare. Serve visione. Serve umanità. A Milano, ci attende una nuova tornata amministrativa. E io non mi rassegno a vedere, ancora una volta, la Cultura relegata in fondo, tra le note a piè di pagina di qualche documento programmatico. 👉❗️Per questo faccio un appello. A cittadine e cittadini. A chi lavora nella cultura e a chi ne è appassionato. A giovani e a veterani. A chi vuole mettersi in gioco, senza etichette, senza bandiere, con l’unico obiettivo di costruire insieme un programma culturale vero, forte, non decorativo. Ho già messo nero su bianco alcune idee. Ma non voglio che restino le mie. Voglio che siano il calcio d’inizio di un lavoro collettivo. È tempo di rimettere in circolo questa vitamina essenziale. 🙏È tempo di costruire ponti e connessioni umane, oltre le divisioni e le delusioni. Io ci sono. E voi? Contattatemi per partecipare a questo percorso. Milano lo merita. Noi lo meritiamo. #ResurrezioneCulturale #CulturaÈPolitica #Milano2026 #ProgrammaCulturale #AppelloAllaCultura #CostruirePonti #VisioneComune #RinascitaCivile #MilanoRiparte #PoliticaUmanistica
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  • PRIMA DI PARTIRE
    Serata di confronto per la Milano che vorremmo

    22/02/25 – CAM Garibaldi, Milano

    Ieri sera ho avuto l’onore di partecipare, in qualità di ex Consigliere del Comune di Milano, alla serata di confronto pubblico organizzata dalla Associazione Scenario. Un momento prezioso, in cui sensibilità diverse si sono incontrate con un obiettivo comune: provare a ricompattarci per il futuro di Milano.

    Non sono qui solo per documentare della mia presenza, né tantomeno per autocelebrarmi. Ma voglio dirvi, per esperienza, quanto sia difficile ricominciare ogni volta da capo.

    Avviare o riavviare progetti politici e civici richiede energia , visione e, soprattutto, tempo . E il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo. Non possiamo e non vogliamo sprecarlo.
    Proprio per questo, dobbiamo avere le idee chiare.

    Possiamo continuare all’infinito a elencare le criticità di Milano , le sue contraddizioni, i suoi problemi irrisolti. Oppure possiamo darci un metodo, un’organizzazione e una strategia per ripartire davvero.

    Cinque linee direttrici

    1️⃣ Un fronte unito
    Possiamo anche arrivare da storie diverse, ma se vogliamo costruire qualcosa di concreto, dobbiamo superare divisioni e personalismi. Non servono prime donne o soci di maggioranza, serve un’unica squadra che remi nella stessa direzione.

    2️⃣ Ruoli chiari, struttura solida
    La politica non è un’azienda, ma ogni azienda ha una politica. Un progetto senza struttura non va lontano. Servono ruoli definiti e una gestione efficace delle competenze . L’improvvisazione non basta.

    3️⃣ Un programma snello e incisivo
    Viviamo nell’era della comunicazione veloce. Un programma non può essere un’enciclopedia che nessuno leggerà. Servono quattro punti chiave, semplici ma radicali, che sappiano parlare a tutti e lasciare il segno.

    4️⃣ Una comunicazione strategica
    I grandi partiti hanno risorse e budget enormi , noi no. Ma possiamo essere più agili , creativi ed efficaci . Slogan, hashtag, messaggi chiari e ripetuti fino a diventare parte del linguaggio comune. Dobbiamo saperci raccontare in modo nuovo.

    5️⃣ Finanziare il cambiamento
    Diciamolo senza ipocrisie: senza risorse, non si va da nessuna parte. Serve una strategia di autofinanziamento seria e sostenibile. Se vogliamo costruire qualcosa di concreto, dobbiamo anche trovare gli strumenti economici per sostenerlo.


    Queste sono le basi minime per ripartire. Non basta indignarsi, non basta lamentarsi. Serve un piano , una visione , una volontà collettiva .

    Possono sembrare anche banalità, ma in un’epoca di personalismi e di continue divisioni in spirito contradaiolo , bisogna invece capire che la politica, almeno per come vorrei ancora percepirla io, è come un continuo #viaggio in cui ci si rimette in gioco.

    E per ogni viaggio che si rispetti, ci sono sempre tre cose da tenere bene a mente: la destinazione , l’equipaggiamento e, soprattutto, i compagni di viaggio .

    Riflettiamoci bene, prima di partire.

    (Photo by: Paola Bernabei)

    #Milano2026 #RipartiamoInsieme #PoliticaAttiva #NuovaVisione #FuturoComune
    🚀 PRIMA DI PARTIRE 🔵 Serata di confronto per la Milano che vorremmo 📅 22/02/25 – 📍 CAM Garibaldi, Milano Ieri sera ho avuto l’onore di partecipare, in qualità di ex Consigliere del Comune di Milano, alla serata di confronto pubblico organizzata dalla Associazione Scenario. Un momento prezioso, in cui sensibilità diverse si sono incontrate con un obiettivo comune: provare a ricompattarci per il futuro di Milano. Non sono qui solo per documentare della mia presenza, né tantomeno per autocelebrarmi. Ma voglio dirvi, per esperienza, quanto sia difficile 🔄 ricominciare ogni volta da capo. Avviare o riavviare progetti politici e civici richiede energia ⚡, visione 👀 e, soprattutto, tempo ⏳. E il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo. Non possiamo e non vogliamo sprecarlo. Proprio per questo, dobbiamo avere le idee chiare. Possiamo continuare all’infinito a elencare le criticità di Milano 🏙️, le sue contraddizioni, i suoi problemi irrisolti. Oppure possiamo darci un metodo, un’organizzazione e una strategia per ripartire davvero. 🔹 Cinque linee direttrici 1️⃣ Un fronte unito Possiamo anche arrivare da storie diverse, ma se vogliamo costruire qualcosa di concreto, dobbiamo superare divisioni e personalismi. Non servono prime donne 👑 o soci di maggioranza, serve un’unica squadra 🤝 che remi nella stessa direzione. 2️⃣ Ruoli chiari, struttura solida La politica non è un’azienda, ma ogni azienda ha una politica. Un progetto senza struttura non va lontano. Servono ruoli definiti 🎯 e una gestione efficace delle competenze 🏗️. L’improvvisazione non basta. 3️⃣ Un programma snello e incisivo Viviamo nell’era della comunicazione veloce. Un programma non può essere un’enciclopedia 📖 che nessuno leggerà. Servono quattro punti chiave, semplici ma radicali, che sappiano parlare a tutti e lasciare il segno. 4️⃣ Una comunicazione strategica I grandi partiti hanno risorse e budget enormi 💰, noi no. Ma possiamo essere più agili 🏃, creativi 🎨 ed efficaci 🎙️. Slogan, hashtag, messaggi chiari e ripetuti 📣 fino a diventare parte del linguaggio comune. Dobbiamo saperci raccontare in modo nuovo. 5️⃣ Finanziare il cambiamento Diciamolo senza ipocrisie: senza risorse, non si va da nessuna parte. Serve una strategia di autofinanziamento 💶 seria e sostenibile. Se vogliamo costruire qualcosa di concreto, dobbiamo anche trovare gli strumenti economici per sostenerlo. 🔚 Queste sono le basi minime per ripartire. Non basta indignarsi, non basta lamentarsi. Serve un piano 🗺️, una visione 👁️, una volontà collettiva ✊. Possono sembrare anche banalità, ma in un’epoca di personalismi e di continue divisioni in spirito contradaiolo ⚔️, bisogna invece capire che la politica, almeno per come vorrei ancora percepirla io, è come un continuo #viaggio 🛤️ in cui ci si rimette in gioco. E per ogni viaggio che si rispetti, ci sono sempre tre cose da tenere bene a mente: la destinazione 📍, l’equipaggiamento 🎒 e, soprattutto, i compagni di viaggio 🧑‍🤝‍🧑. Riflettiamoci bene, prima di partire. (Photo by: Paola Bernabei) 🔹 #Milano2026 #RipartiamoInsieme #PoliticaAttiva #NuovaVisione #FuturoComune
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