• DEMOCRAZIA IN TEMPO DI GUERRA
    Milano , 13/03/2026 - Camera del Lavoro.

    Condivido con soddisfazione il nuovo Conunicato di questa iniziativa, che a titolo personale rappresenta un ulteriore passo nel percorso costruito insieme alle amiche e agli amici del Coordinamento per la Pace - Milano Coordinamento per la Pace.

    Un ringraziamento particolare ai ragazzi con cui ho collaborato nel Gruppo di lavoro della Comunicazione e al team del servizio d’ordine per il contributo e l’impegno che hanno reso possibile la buona riuscita dell’incontro.
    Grazie ragazzi/e !!!

    Link post Coordinamento per la Pace-Milano:

    https://www.facebook.com/share/p/1ALPEsRMvj/


    #Democrazia #Pace #Milano #Diritti
    DEMOCRAZIA IN TEMPO DI GUERRA Milano , 13/03/2026 - Camera del Lavoro. Condivido con soddisfazione il nuovo Conunicato di questa iniziativa, che a titolo personale rappresenta un ulteriore passo nel percorso costruito insieme alle amiche e agli amici del Coordinamento per la Pace - Milano Coordinamento per la Pace. Un ringraziamento particolare ai ragazzi con cui ho collaborato nel Gruppo di lavoro della Comunicazione e al team del servizio d’ordine per il contributo e l’impegno che hanno reso possibile la buona riuscita dell’incontro. Grazie ragazzi/e !!! 👉Link post Coordinamento per la Pace-Milano: https://www.facebook.com/share/p/1ALPEsRMvj/ #Democrazia #Pace #Milano #Diritti
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  • Difendiamo il Verde di San Francesco: una battaglia che riguarda tutti

    Certe istanze sul territorio metropolitano non finiscono davvero mai.
    E quando le consideriamo circoscritte a un solo Comune, è proprio lì che commettiamo un errore strategico.

    La questione dell’area San Francesco non è solo una vicenda sandonatese: è un tema che riguarda l’equilibrio urbanistico, ambientale e giuridico dell’intera area metropolitana.
    Il TAR ha accolto il ricorso del Consorzio Quartiere Affari, riaffermando un principio chiaro: la quota di verde fruibile prevista dalla convenzione urbanistica del 1993 deve essere rispettata.
    Non si tratta di un tecnicismo o di un cavillo procedurale, ma del rispetto di un impegno pubblico formalizzato verso la città — un vero e proprio patto con i cittadini.

    La sentenza ha annullato la delibera del 2021 che autorizzava il progetto “Sport Life City”, destinato a ospitare arena, attrezzature sportive e attività commerciali.
    Con il pronunciamento del TAR, l’area torna classificata come “area bianca” nel PGT, rendendo necessaria una riprogrammazione urbanistica attenta, coerente e sostenibile.

    Impugnare questa sentenza da parte dell’Amministrazione comunale di San Donato significa, di fatto, privilegiare scenari edificatori rispetto alla tutela del verde urbano.
    Ma il punto è ancora più ampio.
    Non è solo una questione locale.

    Se passa il principio secondo cui un’Amministrazione può aggirare — o tentare di superare — una sentenza che tutela vincoli ambientali sanciti in convenzioni urbanistiche, il precedente si estende ben oltre i confini comunali.

    È un tema di rispetto delle regole, di pianificazione responsabile e di salvaguardia degli standard urbanistici.

    Per questo è importante sostenere la petizione promossa dagli amici di RecSando :

    Firma qui:

    https://www.change.org/p/fermiamo-il-ricorso-contro-la-tutela-del-verde-a-san-francesco-san-donato-milanese⁠

    Difendere il verde oggi significa difendere la qualità della vita di domani.

    #SanDonatoMilanese #RecSando #TutelaDelVerde #Urbanistica #PGT #Ambiente #AreaSanFrancesco #StopConsumoDiSuolo #CittàSostenibile
    🌳 Difendiamo il Verde di San Francesco: una battaglia che riguarda tutti 💚 Certe istanze sul territorio metropolitano non finiscono davvero mai. E quando le consideriamo circoscritte a un solo Comune, è proprio lì che commettiamo un errore strategico. La questione dell’area San Francesco non è solo una vicenda sandonatese: è un tema che riguarda l’equilibrio urbanistico, ambientale e giuridico dell’intera area metropolitana. Il TAR ha accolto il ricorso del Consorzio Quartiere Affari, riaffermando un principio chiaro: la quota di verde fruibile prevista dalla convenzione urbanistica del 1993 deve essere rispettata. Non si tratta di un tecnicismo o di un cavillo procedurale, ma del rispetto di un impegno pubblico formalizzato verso la città — un vero e proprio patto con i cittadini. La sentenza ha annullato la delibera del 2021 che autorizzava il progetto “Sport Life City”, destinato a ospitare arena, attrezzature sportive e attività commerciali. Con il pronunciamento del TAR, l’area torna classificata come “area bianca” nel PGT, rendendo necessaria una riprogrammazione urbanistica attenta, coerente e sostenibile. 🌱 Impugnare questa sentenza da parte dell’Amministrazione comunale di San Donato significa, di fatto, privilegiare scenari edificatori rispetto alla tutela del verde urbano. Ma il punto è ancora più ampio. Non è solo una questione locale. Se passa il principio secondo cui un’Amministrazione può aggirare — o tentare di superare — una sentenza che tutela vincoli ambientali sanciti in convenzioni urbanistiche, il precedente si estende ben oltre i confini comunali. È un tema di rispetto delle regole, di pianificazione responsabile e di salvaguardia degli standard urbanistici. 🌍 Per questo è importante sostenere la petizione promossa dagli amici di RecSando : 👉 Firma qui: https://www.change.org/p/fermiamo-il-ricorso-contro-la-tutela-del-verde-a-san-francesco-san-donato-milanese⁠ Difendere il verde oggi significa difendere la qualità della vita di domani. 💚 #SanDonatoMilanese #RecSando #TutelaDelVerde #Urbanistica #PGT #Ambiente #AreaSanFrancesco #StopConsumoDiSuolo #CittàSostenibile
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  • FESTA

    Ormai non sono più tempi per raccontare favole o lanciare promesse che puntualmente non vengono mantenute.

    A questo ci ha abituati una certa politica degli ultimi vent’anni: parole leggere, responsabilità leggere.
    E so perfettamente, anche per esperienza personale, quanto sia difficile "rialzarsi" ogni volta e "rimettersi in gioco".
    Ma se restano intatte la salute mentale e le motivazioni profonde, allora vale ancora la pena battersi per il proprio territorio.
    Per un’idea di bene che deve restare davvero "comune".

    Ci penso spesso.
    La politica, quella vera, non è nata nei palazzi.
    È nata nelle piazze, nei cortili, nei circoli.
    Nei luoghi in cui le persone si incontrano e discutono del proprio destino.

    Milano in questi anni è cresciuta, si è trasformata, si è proiettata nel mondo.
    Ma in questo slancio qualcosa si è incrinato: la distanza.

    Troppi cittadini spettatori.
    Troppi quartieri che cambiano senza essere ascoltati.
    Troppa gestione tecnica, poca passione civile.
    E allora mi sono chiesto da dove ripartire.

    Fatto tesoro degli errori e anche dei successi che ormai appartengono al passato, ho scelto di ripartire da una parola semplice ma esigente: libertà civica.
    E da una figura che può sembrare retorica, ma non lo è: la Festa.

    La festa non è evasione.
    È incontro.
    È responsabilità condivisa.
    È persone che fino a poche ore prima non si conoscevano e decidono di sedersi allo stesso tavolo, magari su un patio al tramonto, e iniziare a pensare insieme.
    Anche senza la certezza del risultato.
    Anche quando il mondo sembra andare altrove.
    Perché l’immobilismo è morte politica.
    E indietro non si torna.
    Davanti c’è uno spazio vuoto da riempire.

    Non con slogan.
    Con presenza.
    Con partecipazione.
    Con idee che non restino sulla carta ma diventino programma, proposta, impegno.

    È su questo che sto lavorando insieme a chi crede che Milano possa tornare ad essere comunità prima ancora che vetrina.
    Una città più abitabile, più giusta, più ascoltata.
    La politica può tornare ad essere una festa collettiva.
    Seria. Esigente. Concreta.
    Ma pur sempre festa.
    E forse è proprio da qui che possiamo ricominciare.

    Milano è di chi la vive.

    #MilanoDiChiVive
    #MilanoLibera
    #Partecipazione
    #BeneComune
    🎉 FESTA Ormai non sono più tempi per raccontare favole o lanciare promesse che puntualmente non vengono mantenute. A questo ci ha abituati una certa politica degli ultimi vent’anni: parole leggere, responsabilità leggere. E so perfettamente, anche per esperienza personale, quanto sia difficile "rialzarsi" ogni volta e "rimettersi in gioco". Ma se restano intatte la salute mentale e le motivazioni profonde, allora vale ancora la pena battersi per il proprio territorio. Per un’idea di bene che deve restare davvero "comune". Ci penso spesso. La politica, quella vera, non è nata nei palazzi. È nata nelle piazze, nei cortili, nei circoli. Nei luoghi in cui le persone si incontrano e discutono del proprio destino. Milano in questi anni è cresciuta, si è trasformata, si è proiettata nel mondo. Ma in questo slancio qualcosa si è incrinato: la distanza. Troppi cittadini spettatori. Troppi quartieri che cambiano senza essere ascoltati. Troppa gestione tecnica, poca passione civile. E allora mi sono chiesto da dove ripartire. Fatto tesoro degli errori e anche dei successi che ormai appartengono al passato, ho scelto di ripartire da una parola semplice ma esigente: libertà civica. E da una figura che può sembrare retorica, ma non lo è: la Festa. 🎈 La festa non è evasione. È incontro. È responsabilità condivisa. È persone che fino a poche ore prima non si conoscevano e decidono di sedersi allo stesso tavolo, magari su un patio al tramonto, e iniziare a pensare insieme. Anche senza la certezza del risultato. Anche quando il mondo sembra andare altrove. Perché l’immobilismo è morte politica. E indietro non si torna. Davanti c’è uno spazio vuoto da riempire. Non con slogan. Con presenza. Con partecipazione. Con idee che non restino sulla carta ma diventino programma, proposta, impegno. È su questo che sto lavorando insieme a chi crede che Milano possa tornare ad essere comunità prima ancora che vetrina. Una città più abitabile, più giusta, più ascoltata. La politica può tornare ad essere una festa collettiva. Seria. Esigente. Concreta. Ma pur sempre festa. E forse è proprio da qui che possiamo ricominciare. Milano è di chi la vive. #MilanoDiChiVive #MilanoLibera #Partecipazione #BeneComune
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  • 30 anni non sono solo una cifra tonda. Sono un presidio culturale.

    RecSando da tre decenni opera nel Sud-Est della Città Metropolitana di Milano, dando spazio e voce ai territori, a partire da San Donato. In un ecosistema mediatico dominato da logiche di traffico e algoritmi, RecSando ha scelto la profondità, la continuità, l’identità locale. Ha costruito una community prima ancora che una piattaforma.
    Questo significa fare cultura: presidiare il territorio, raccontarlo, valorizzarne le energie sociali e creative. Significa creare un “salotto intellettuale” digitale dove informazione, musica e confronto trovano uno spazio autentico.

    Un riconoscimento speciale a Fabrizio Cremonesi, instancabile motore del progetto, per l’impegno costante e per aver esplorato – insieme – percorsi musicali alternativi, fuori dai circuiti mainstream, ma centrali per chi crede nella ricerca e nella qualità.
    Buon compleanno RecSando !!

    E ora tocca a voi: entrate, leggete, partecipate. La cultura locale vive se viene condivisa.

    Approfondite qui:

    https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/trentanni-di-recsando-il-sito-6cbdd11c

    #RecSando30 #CulturaTerritoriale #SanDonatoMilanese #InformazioneLocale
    30 anni non sono solo una cifra tonda. Sono un presidio culturale. RecSando da tre decenni opera nel Sud-Est della Città Metropolitana di Milano, dando spazio e voce ai territori, a partire da San Donato. In un ecosistema mediatico dominato da logiche di traffico e algoritmi, RecSando ha scelto la profondità, la continuità, l’identità locale. Ha costruito una community prima ancora che una piattaforma. Questo significa fare cultura: presidiare il territorio, raccontarlo, valorizzarne le energie sociali e creative. Significa creare un “salotto intellettuale” digitale dove informazione, musica e confronto trovano uno spazio autentico. Un riconoscimento speciale a Fabrizio Cremonesi, instancabile motore del progetto, per l’impegno costante e per aver esplorato – insieme – percorsi musicali alternativi, fuori dai circuiti mainstream, ma centrali per chi crede nella ricerca e nella qualità. Buon compleanno RecSando !!🍾🍰 E ora tocca a voi: entrate, leggete, partecipate. La cultura locale vive se viene condivisa. 👉 Approfondite qui: https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/trentanni-di-recsando-il-sito-6cbdd11c #RecSando30 #CulturaTerritoriale #SanDonatoMilanese #InformazioneLocale
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  • La fotografia su smartphone ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, ma c’è un limite fisico con cui i produttori si scontrano da sempre: la gamma dinamica dei sensori CMOS. Una nuova (per il mondo smartphone) tecnologia, chiamata LOFIC, promette di cambiare le regole del gioco catturando un range dinamico enormemente più ampio in una singola esposizione, ne abbiamo parlato in un video dedicato sul nostro canale, vediamo per sommi capi di cosa si tratta e perché sarà protagonista dei prossimi anni nel mondo mobile.

    Piccola infarinatura
    Quando si inquadra una scena con zone molto luminose e zone in ombra, la coperta è inevitabilmente corta, difficilmente si possono ottenere dettagli e qualità nelle aree con grandi differenze di illuminazione. L’HDR ha tamponato il problema combinando più scatti a esposizioni diverse, ma introduce artefatti, ghosting sui soggetti in movimento e flickering nei video, specialmente quelli notturni con pannelli LED nell’inquadratura.

    Il LOFIC ha le potenzialità per essere la soluzione definitiva: è l’acronimo di Lateral Overflow Integration Capacitor, una tecnologia applicata ai sensori fotografici che affronta alla radice il problema della gamma dinamica limitata dei sensori CMOS. L’idea di base è tanto elegante quanto efficace: affiancare a ciascun fotodiodo (il singolo pixel) un piccolo condensatore supplementare, capace di raccogliere gli elettroni in eccesso che normalmente andrebbero persi quando il pixel raggiunge la saturazione. In altre parole, là dove un pixel tradizionale si limita a restituire “bianco puro” perché ha ricevuto troppa luce, il condensatore LOFIC cattura il surplus e lo rende leggibile, estendendo di fatto la gamma dinamica verso le alte luci senza sacrificare le informazioni nelle ombre.

    Il vantaggio più significativo rispetto all’HDR classico, basato tipicamente su tecniche come il Dual Conversion Gain (DCG), è che tutto avviene in un’unica esposizione. Non servono più scatti multipli da fondere insieme e questo elimina alla radice i problemi di ghosting sulle foto con soggetti in movimento e di flickering nei video in HDR, un difetto particolarmente evidente nelle riprese notturne dove i pannelli LED sfarfallano a causa dei tempi di posa rapidi necessari per non bruciare le alte luci. Il software di elaborazione si ritrova così con tutte le informazioni necessarie già in un singolo fotogramma, con un vantaggio enorme sia in termini di qualità dell’immagine sia di carico computazionale.

    La tecnologia non è nata ieri: fu presentata da Panasonic nei primi anni 2000, con sviluppi significativi mostrati tra il 2013 e il 2016 in conferenze come l’ISSCC. Nel 2020 la divisione semiconduttori di Panasonic è stata acquisita da Nuvoton Technology Corporation, azienda taiwanese che tuttora detiene la proprietà intellettuale e porta avanti lo sviluppo. Nel video approfondiamo il funzionamento nel dettaglio con una spiegazione visiva e accessibile, per capire davvero cosa succede dentro al sensore.

    Chi la sta già usando e cosa aspettarsi nei prossimi anni
    Alcuni produttori si sono già mossi. Huawei ha integrato un sensore LOFIC su Pura 80 Ultra, mentre Xiaomi lo ha adottato sull’intera famiglia 17, dal Pro al Pro Max fino all’Ultra, sfruttando i sensori TheiaCel di OmniVision. Proprio OmniVision è tra le aziende più attive su questo fronte, e non è un caso: dal 2023 integra la tecnologia LOFIC nei sensori TheiaCel, il cui nome richiama Theia, dea greca madre del sole, della luna e dell’aurora, combinandola con il DCG ad alta sensibilità per massimizzare la gamma dinamica. La ragione di questo impegno ha un legame molto concreto con il settore automotive, dove OmniVision è uno dei principali fornitori di sensori: telecamere per la guida autonoma, dashcam e sistemi di assistenza alla guida richiedono sensori capaci di leggere perfettamente sia le ombre che le alte luci in ogni condizione, senza margine di errore.

    Per quanto riguarda il futuro prossimo, Sony dovrebbe introdurre un sensore LOFIC destinato alla fascia alta degli smartphone verso la fine del 2026, potenzialmente il modello LYT-838. Samsung è attesa con un proprio sensore LOFIC tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, mentre Apple starebbe sviluppando internamente un sensore LOFIC da 100 megapixel con debutto stimato tra il 2027 e il 2028.

    I primi risultati sugli smartphone, va detto, non sono ancora all’altezza delle aspettative: l’hardware c’è, ma il back-end software di elaborazione è estremamente complesso e richiede ancora parecchio affinamento, sia per le foto HDR che soprattutto per i video, in particolare quelli notturni. Una situazione che ricorda i primi tempi della fotografia computazionale, quando il potenziale era evidente ma serviva tempo perché gli algoritmi raggiungessero la maturità dell’hardware. Quando tutti i grandi produttori di sensori e di smartphone convergeranno su questa architettura, è però ragionevole attendersi un’accelerazione molto significativa. Il LOFIC sarà con ogni probabilità il nuovo terreno di battaglia sulla fascia alta nei prossimi due o tre anni, e adesso sapete di cosa si tratta.


    https://youtu.be/v8_4pBghZuM?si=wb_Jv2EbPrjZPRtB
    La fotografia su smartphone ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, ma c’è un limite fisico con cui i produttori si scontrano da sempre: la gamma dinamica dei sensori CMOS. Una nuova (per il mondo smartphone) tecnologia, chiamata LOFIC, promette di cambiare le regole del gioco catturando un range dinamico enormemente più ampio in una singola esposizione, ne abbiamo parlato in un video dedicato sul nostro canale, vediamo per sommi capi di cosa si tratta e perché sarà protagonista dei prossimi anni nel mondo mobile. Piccola infarinatura Quando si inquadra una scena con zone molto luminose e zone in ombra, la coperta è inevitabilmente corta, difficilmente si possono ottenere dettagli e qualità nelle aree con grandi differenze di illuminazione. L’HDR ha tamponato il problema combinando più scatti a esposizioni diverse, ma introduce artefatti, ghosting sui soggetti in movimento e flickering nei video, specialmente quelli notturni con pannelli LED nell’inquadratura. Il LOFIC ha le potenzialità per essere la soluzione definitiva: è l’acronimo di Lateral Overflow Integration Capacitor, una tecnologia applicata ai sensori fotografici che affronta alla radice il problema della gamma dinamica limitata dei sensori CMOS. L’idea di base è tanto elegante quanto efficace: affiancare a ciascun fotodiodo (il singolo pixel) un piccolo condensatore supplementare, capace di raccogliere gli elettroni in eccesso che normalmente andrebbero persi quando il pixel raggiunge la saturazione. In altre parole, là dove un pixel tradizionale si limita a restituire “bianco puro” perché ha ricevuto troppa luce, il condensatore LOFIC cattura il surplus e lo rende leggibile, estendendo di fatto la gamma dinamica verso le alte luci senza sacrificare le informazioni nelle ombre. Il vantaggio più significativo rispetto all’HDR classico, basato tipicamente su tecniche come il Dual Conversion Gain (DCG), è che tutto avviene in un’unica esposizione. Non servono più scatti multipli da fondere insieme e questo elimina alla radice i problemi di ghosting sulle foto con soggetti in movimento e di flickering nei video in HDR, un difetto particolarmente evidente nelle riprese notturne dove i pannelli LED sfarfallano a causa dei tempi di posa rapidi necessari per non bruciare le alte luci. Il software di elaborazione si ritrova così con tutte le informazioni necessarie già in un singolo fotogramma, con un vantaggio enorme sia in termini di qualità dell’immagine sia di carico computazionale. La tecnologia non è nata ieri: fu presentata da Panasonic nei primi anni 2000, con sviluppi significativi mostrati tra il 2013 e il 2016 in conferenze come l’ISSCC. Nel 2020 la divisione semiconduttori di Panasonic è stata acquisita da Nuvoton Technology Corporation, azienda taiwanese che tuttora detiene la proprietà intellettuale e porta avanti lo sviluppo. Nel video approfondiamo il funzionamento nel dettaglio con una spiegazione visiva e accessibile, per capire davvero cosa succede dentro al sensore. Chi la sta già usando e cosa aspettarsi nei prossimi anni Alcuni produttori si sono già mossi. Huawei ha integrato un sensore LOFIC su Pura 80 Ultra, mentre Xiaomi lo ha adottato sull’intera famiglia 17, dal Pro al Pro Max fino all’Ultra, sfruttando i sensori TheiaCel di OmniVision. Proprio OmniVision è tra le aziende più attive su questo fronte, e non è un caso: dal 2023 integra la tecnologia LOFIC nei sensori TheiaCel, il cui nome richiama Theia, dea greca madre del sole, della luna e dell’aurora, combinandola con il DCG ad alta sensibilità per massimizzare la gamma dinamica. La ragione di questo impegno ha un legame molto concreto con il settore automotive, dove OmniVision è uno dei principali fornitori di sensori: telecamere per la guida autonoma, dashcam e sistemi di assistenza alla guida richiedono sensori capaci di leggere perfettamente sia le ombre che le alte luci in ogni condizione, senza margine di errore. Per quanto riguarda il futuro prossimo, Sony dovrebbe introdurre un sensore LOFIC destinato alla fascia alta degli smartphone verso la fine del 2026, potenzialmente il modello LYT-838. Samsung è attesa con un proprio sensore LOFIC tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, mentre Apple starebbe sviluppando internamente un sensore LOFIC da 100 megapixel con debutto stimato tra il 2027 e il 2028. I primi risultati sugli smartphone, va detto, non sono ancora all’altezza delle aspettative: l’hardware c’è, ma il back-end software di elaborazione è estremamente complesso e richiede ancora parecchio affinamento, sia per le foto HDR che soprattutto per i video, in particolare quelli notturni. Una situazione che ricorda i primi tempi della fotografia computazionale, quando il potenziale era evidente ma serviva tempo perché gli algoritmi raggiungessero la maturità dell’hardware. Quando tutti i grandi produttori di sensori e di smartphone convergeranno su questa architettura, è però ragionevole attendersi un’accelerazione molto significativa. Il LOFIC sarà con ogni probabilità il nuovo terreno di battaglia sulla fascia alta nei prossimi due o tre anni, e adesso sapete di cosa si tratta. https://youtu.be/v8_4pBghZuM?si=wb_Jv2EbPrjZPRtB
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  • “Milano è diventata una città per pochi”: Milano Libera rilancia l’interesse pubblico e chiama i cittadini a liberare la città da partiti e clientelismo.

    Ringraziamo gli amici della Redazione di RecSando per aver raccontato con chiarezza visione, intenzioni e valori di un nuovo progetto civico, che nasce con umiltà e forte convinzione grazie a Massimiliano Lisa e a un team aperto e partecipato.

    Buona lettura
    Link all’articolo:
    https://www.recsando.it/milano-libera/

    #MilanoLibera #Milano #PoliticaCivica #Partecipazione #CittadinanzaAttiva #BeneComune #MilanoPerTutti #ImpegnoCivico #Trasparenza #RecSando
    “Milano è diventata una città per pochi”: Milano Libera rilancia l’interesse pubblico e chiama i cittadini a liberare la città da partiti e clientelismo. Ringraziamo gli amici della Redazione di RecSando per aver raccontato con chiarezza visione, intenzioni e valori di un nuovo progetto civico, che nasce con umiltà e forte convinzione grazie a Massimiliano Lisa e a un team aperto e partecipato. 👉 Buona lettura 👉 Link all’articolo: https://www.recsando.it/milano-libera/ #MilanoLibera #Milano #PoliticaCivica #Partecipazione #CittadinanzaAttiva #BeneComune #MilanoPerTutti #ImpegnoCivico #Trasparenza #RecSando
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  • DEMOCRAZIA DROGATA

    Ci sono centinaia di temi e sottotemi politici per cui scannarsi come tifoserie allo stadio. Questioni interne, questioni internazionali, bandiere da sventolare per dividere puntualmente opinioni, sensibilità e schieramenti.

    Ma qui il punto non è dividersi ancora. Qui il punto è che la politica, se vuole dirsi tale, dovrebbe muoversi dentro parametri minimi di equità, correttezza e rispetto delle regole. Quando questi parametri saltano, allora sì: abbiamo un problema serio. Un problema di democrazia.

    Per questo non mi interessa concentrarmi sulla figura di chi governa, né sul solito teatrino pro o contro qualcuno. Il nodo è il "merito". E nel merito, oggi, il quadro è evidente: la democrazia è sotto stress, e non da ieri. Se continuiamo su questa traiettoria, nessuna tornata elettorale – a qualsiasi livello – potrà dirsi davvero corretta. E a quel punto l’astensionismo non è disimpegno: diventa l’unica forma di coerenza verso se stessi, la propria intelligenza e il proprio senso civico.

    Come se non bastasse, questa settimana è arrivata un’altra mazzata. Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso del Comitato dei 15, che chiedeva lo slittamento delle urne contestando i tempi imposti da Palazzo Chigi. L’obiezione era tecnica: il referendum sarebbe stato indetto senza attendere i tre mesi canonici per la raccolta firme dei cittadini, avviata il 22 dicembre.
    La risposta dei giudici, però, è stata insieme procedurale e politica: una volta che la richiesta referendaria è stata attivata da un quinto dei parlamentari (18 novembre), la macchina diventa un treno in corsa irreversibile. “Non conta chi chiede il referendum, ma che il referendum sia stato comunque chiesto”. Punto. Data blindata.

    Poi, due giorni dopo, la beffa finale. Nel silenzio generale. Un silenzio che inquieta più di mille dichiarazioni. Ci siamo forse assuefatti alle scorrettezze? Forse sì. Ma è proprio questo il problema.
    Dopo una sperimentazione alle Europee 2024 (limitata agli studenti) e l’estensione ai lavoratori nei referendum del giugno 2025, oggi il voto ai fuorisede sparisce. Cancellato. Il governo Meloni e la sua maggioranza hanno deciso che, per il referendum sulla riforma della giustizia, studenti e lavoratori temporaneamente lontani dalla residenza non voteranno nel comune di domicilio. Il decreto sulle consultazioni elettorali non lo prevede, e la Commissione Affari Costituzionali della Camera ha bocciato tutti gli emendamenti delle opposizioni.
    La motivazione? Ancora più esile, oltre che inquietante: secondo la sottosegretaria Wanda Ferro, ci sarebbero stati “problemi tecnici dovuti ai tempi”. Tempi che, guarda caso, diventano sempre un ostacolo solo quando il diritto di voto rischia di allargarsi.

    Come vogliamo chiamarla questa pratica
    Democrazia di comodo
    Cambio di regole in corsa per chi governa
    Se i pronostici non ci danno vincenti, portiamo via la palla e non si gioca piùNo, peggio: si cambiano le regole mentre la partita è in corso, come ultima mossa di disperazione.

    E lo ribadisco con forza: non sto facendo l’ennesimo discorso da curva ideologica. Questo è un ragionamento a favore di qualunque consultazione democratica degna di questo nome. Qui siamo davanti a una contaminazione progressiva del sistema, che non fa altro che allontanare le persone da una disciplina tanto nobile quanto necessaria come la politica.
    Va bene mobilitarsi oggi contro l’arrivo dell’ICE a Milano per i giochi invernali.

    Ma di questa democrazia che ci stanno sfilando sotto il naso, perché non ci indigniamo davvero
    Vogliamo accontentarci di una democrazia a metà?
    Di una democrazia drogata da interessi, calcoli e convenienze?

    Forse è tempo di avviare una disintossicazione democratica.
    Almeno dal basso.
    Almeno a livello locale.

    #DemocraziaDrogata #Referendum #DirittiCivili #Voto #Fuorisede #Costituzione #Partecipazione #Politica #StatoDiDiritto #democraziadiretta
    🗳️ DEMOCRAZIA DROGATA💉 Ci sono centinaia di temi e sottotemi politici per cui scannarsi come tifoserie allo stadio. Questioni interne, questioni internazionali, bandiere da sventolare per dividere puntualmente opinioni, sensibilità e schieramenti. Ma qui il punto non è dividersi ancora. Qui il punto è che la politica, se vuole dirsi tale, dovrebbe muoversi dentro parametri minimi di equità, correttezza e rispetto delle regole. Quando questi parametri saltano, allora sì: abbiamo un problema serio. Un problema di democrazia. Per questo non mi interessa concentrarmi sulla figura di chi governa, né sul solito teatrino pro o contro qualcuno. Il nodo è il "merito". E nel merito, oggi, il quadro è evidente: la democrazia è sotto stress, e non da ieri. Se continuiamo su questa traiettoria, nessuna tornata elettorale – a qualsiasi livello – potrà dirsi davvero corretta. E a quel punto l’astensionismo non è disimpegno: diventa l’unica forma di coerenza verso se stessi, la propria intelligenza e il proprio senso civico. Come se non bastasse, questa settimana è arrivata un’altra mazzata. Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso del Comitato dei 15, che chiedeva lo slittamento delle urne contestando i tempi imposti da Palazzo Chigi. L’obiezione era tecnica: il referendum sarebbe stato indetto senza attendere i tre mesi canonici per la raccolta firme dei cittadini, avviata il 22 dicembre. La risposta dei giudici, però, è stata insieme procedurale e politica: una volta che la richiesta referendaria è stata attivata da un quinto dei parlamentari (18 novembre), la macchina diventa un treno in corsa irreversibile. “Non conta chi chiede il referendum, ma che il referendum sia stato comunque chiesto”. Punto. Data blindata. 👉Poi, due giorni dopo, la beffa finale. Nel silenzio generale. Un silenzio che inquieta più di mille dichiarazioni. Ci siamo forse assuefatti alle scorrettezze? Forse sì. Ma è proprio questo il problema. Dopo una sperimentazione alle Europee 2024 (limitata agli studenti) e l’estensione ai lavoratori nei referendum del giugno 2025, oggi il voto ai fuorisede sparisce. Cancellato. Il governo Meloni e la sua maggioranza hanno deciso che, per il referendum sulla riforma della giustizia, studenti e lavoratori temporaneamente lontani dalla residenza non voteranno nel comune di domicilio. Il decreto sulle consultazioni elettorali non lo prevede, e la Commissione Affari Costituzionali della Camera ha bocciato tutti gli emendamenti delle opposizioni. La motivazione? Ancora più esile, oltre che inquietante: secondo la sottosegretaria Wanda Ferro, ci sarebbero stati “problemi tecnici dovuti ai tempi”. Tempi che, guarda caso, diventano sempre un ostacolo solo quando il diritto di voto rischia di allargarsi. Come vogliamo chiamarla questa pratica❓ Democrazia di comodo❓ Cambio di regole in corsa per chi governa❓ Se i pronostici non ci danno vincenti, portiamo via la palla e non si gioca più❓No, peggio: si cambiano le regole mentre la partita è in corso, come ultima mossa di disperazione. E lo ribadisco con forza: non sto facendo l’ennesimo discorso da curva ideologica. Questo è un ragionamento a favore di qualunque consultazione democratica degna di questo nome. Qui siamo davanti a una contaminazione progressiva del sistema, che non fa altro che allontanare le persone da una disciplina tanto nobile quanto necessaria come la politica. Va bene mobilitarsi oggi contro l’arrivo dell’ICE a Milano per i giochi invernali. Ma di questa democrazia che ci stanno sfilando sotto il naso, perché non ci indigniamo davvero⁉️ Vogliamo accontentarci di una democrazia a metà? Di una democrazia drogata da interessi, calcoli e convenienze? Forse è tempo di avviare una disintossicazione democratica. Almeno dal basso. Almeno a livello locale. #DemocraziaDrogata #Referendum #DirittiCivili #Voto #Fuorisede #Costituzione #Partecipazione #Politica #StatoDiDiritto #democraziadiretta
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  • «Io mio figlio lo amo. Non chiedo di portarlo via, chiedo solo di poterlo aiutare diversamente»..

    Con queste parole Lusaida Calvano racconta la sua storia: una madre che, dopo aver chiesto aiuto ai servizi sociali per il figlio con sindrome di Asperger, si ritrova oggi a dover ricorrere a un avvocato per poterlo riabbracciare a casa. Una richiesta di sostegno trasformata in un percorso giudiziario. Ci domandiamo, si può chiedere aiuto allo Stato senza temere di perdere i propri figli?
    Quella di Lusaida non è una storia isolata. Durante il presidio di Campoli, Alessandro Amori ha raccolto molte altre testimonianze simili, drammatiche e tutte invisibili, nell’ambito del documentario Sottratti. Raccontare queste storie significa rompere il silenzio e aprire uno spazio per una giustizia più umana.
    Sostenete il nostro inossidabile impegno. AIUTACI A REALIZZARRE IL DOCUMENTARIO

    https://www.playmastermovie.com/sottratti/
    «Io mio figlio lo amo. Non chiedo di portarlo via, chiedo solo di poterlo aiutare diversamente».. Con queste parole Lusaida Calvano racconta la sua storia: una madre che, dopo aver chiesto aiuto ai servizi sociali per il figlio con sindrome di Asperger, si ritrova oggi a dover ricorrere a un avvocato per poterlo riabbracciare a casa. Una richiesta di sostegno trasformata in un percorso giudiziario. Ci domandiamo, si può chiedere aiuto allo Stato senza temere di perdere i propri figli? Quella di Lusaida non è una storia isolata. Durante il presidio di Campoli, Alessandro Amori ha raccolto molte altre testimonianze simili, drammatiche e tutte invisibili, nell’ambito del documentario Sottratti. Raccontare queste storie significa rompere il silenzio e aprire uno spazio per una giustizia più umana. Sostenete il nostro inossidabile impegno. AIUTACI A REALIZZARRE IL DOCUMENTARIO 👉 https://www.playmastermovie.com/sottratti/
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    Sottratti. Storie di famiglie spezzate dal sistema degli affidi - Playmastermovie
    Sottratti Storie di famiglie spezzate dal sistema degli affidi I recenti fatti di cronaca hanno aperto uno squarcio inquietante su un sistema, quello degli affidi, che colpisce in modo violento e ingiustificato bambini e famiglie nel nostro paese. Interessi economici e abusi di potere Figli strappati ai loro genitori, storie soffocate nel silenzio da un […]
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  • Incredibile, sono diventato famoso, questa lettera è rivolta a me, non si sa da chi, almeno si firmasse ma credo di saperlo, come se fosse mia responsabilità che i resistenti, quelli no vax duri e puri che per anni hanno rifiutato di mettersi d'accordo, Paragone, Toscano, Cunial, Donato, più Teodori e tanti altri che non meritano di essere ricordati, se nel 22 avessero messo assieme le rispettive liste avrebbero preso un bel 8% di consensi e un gruppo di parlamentari che avrebbe potuto condizionare tutto il governo Lega 5s.
    Ma non è andata cosi.
    Ognuno per se e tutti nella cacca.
    Chissà cosa sarebbe successo. Forse si sarebbero anche loro venduti o forse no.
    Resta il problema di queste persone che non vogliono accordarsi con nessuno, che hanno ragione solo loro, e intanto nessuno si accorda con nessun altro, una aggregazione nazionale si è formata e si è gia frantumata in un mese, e nel tentativo di mettere assieme una lista civica per Milano, i gruppetti politici si sono già divisi dai cittadini.
    Ognuno vorrebbe il proprio candidato senza rendersi conto dell'impegno che richiede fare una lista.
    In questo caos abbiamo valutato una persona che è già partita col suo programma, gli abbiamo posto dei nostri paletti sulla mobilità libera, sulle case per tutti, legalità, sicurezza, rispetto della vivibilità dei residenti, basta follie green ma ecologia vera a misura d'uomo e ha modificato le parti del suo programma che erano per noi problematiche.
    Poi abbiamo scoperto che si è vaccinato e credeva, o crede ancora non lo so, che i vaccini covid siano serviti a qualche cosa.
    Ma concorda sulla libertà di scelta terapeutica ed era contro il green pass.
    Quindi cosa chiedete voi che poi non andrete a votare.
    Dobbiamo ammazzare tutti quelli che si sono vaccinati o hanno creduto alle palle dei medici di regime?
    Parlando i dubbi nascono a loro, non certo a me o a voi, e quindi di cosa avete paura?
    Cari attivisti che non vi firmate, è ora di parlare con tutti, noi sappiamo la verità e loro stanno perdendo.
    Appoggiare una lista mista farà solo crescere i loro dubbi.
    E poi alternative non ce ne sono.
    Se tutti i duri e puri troveranno un candidato plausibile, saremo ben felici di sostenerlo.
    Walter Monici
    Agendamilano
    Incredibile, sono diventato famoso, questa lettera è rivolta a me, non si sa da chi, almeno si firmasse ma credo di saperlo, come se fosse mia responsabilità che i resistenti, quelli no vax duri e puri che per anni hanno rifiutato di mettersi d'accordo, Paragone, Toscano, Cunial, Donato, più Teodori e tanti altri che non meritano di essere ricordati, se nel 22 avessero messo assieme le rispettive liste avrebbero preso un bel 8% di consensi e un gruppo di parlamentari che avrebbe potuto condizionare tutto il governo Lega 5s. Ma non è andata cosi. Ognuno per se e tutti nella cacca. Chissà cosa sarebbe successo. Forse si sarebbero anche loro venduti o forse no. Resta il problema di queste persone che non vogliono accordarsi con nessuno, che hanno ragione solo loro, e intanto nessuno si accorda con nessun altro, una aggregazione nazionale si è formata e si è gia frantumata in un mese, e nel tentativo di mettere assieme una lista civica per Milano, i gruppetti politici si sono già divisi dai cittadini. Ognuno vorrebbe il proprio candidato senza rendersi conto dell'impegno che richiede fare una lista. In questo caos abbiamo valutato una persona che è già partita col suo programma, gli abbiamo posto dei nostri paletti sulla mobilità libera, sulle case per tutti, legalità, sicurezza, rispetto della vivibilità dei residenti, basta follie green ma ecologia vera a misura d'uomo e ha modificato le parti del suo programma che erano per noi problematiche. Poi abbiamo scoperto che si è vaccinato e credeva, o crede ancora non lo so, che i vaccini covid siano serviti a qualche cosa. Ma concorda sulla libertà di scelta terapeutica ed era contro il green pass. Quindi cosa chiedete voi che poi non andrete a votare. Dobbiamo ammazzare tutti quelli che si sono vaccinati o hanno creduto alle palle dei medici di regime? Parlando i dubbi nascono a loro, non certo a me o a voi, e quindi di cosa avete paura? Cari attivisti che non vi firmate, è ora di parlare con tutti, noi sappiamo la verità e loro stanno perdendo. Appoggiare una lista mista farà solo crescere i loro dubbi. E poi alternative non ce ne sono. Se tutti i duri e puri troveranno un candidato plausibile, saremo ben felici di sostenerlo. Walter Monici Agendamilano
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  • Estratto dal discorso di Papa Leone XIV al corpo diplomatico. 16- Maggio 2025-https://share.google/ZYJFegd9cEXlErptd
    Nel nostro dialogo vorrei che tenessimo presente tre parole-chiave, ( pace, giustizia, verità n.d.r.) che costituiscono i pilastri dell’azione missionaria della Chiesa e del lavoro della diplomazia della Santa Sede.

    La prima parola è pace. Troppe volte la consideriamo una parola “negativa”, ossia come mera assenza di guerra e di conflitto, poiché la contrapposizione è parte della natura umana e ci accompagna sempre, spingendoci troppo spesso a vivere in un costante “stato di conflitto”: in casa, al lavoro, nella società. La pace allora sembra una semplice tregua, un momento di riposo tra una contesa e l’altra, poiché, per quanto ci si sforzi, le tensioni sono sempre presenti, un po’ come la brace che cova sotto la cenere, pronta a riaccendersi in ogni momento.

    Nella prospettiva cristiana — come anche in quella di altre esperienze religiose — la pace è anzitutto un dono: il primo dono di Cristo: «Vi do la mia pace» (Gv 14, 27). Essa è però un dono attivo, coinvolgente, che interessa e impegna ciascuno di noi, indipendentemente dalla provenienza culturale e dall’appartenenza religiosa, e che esige anzitutto un lavoro su sé stessi. La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi.

    In quest’ottica, ritengo fondamentale il contributo che le religioni e il dialogo interreligioso possono svolgere per favorire contesti di pace. Ciò naturalmente esige il pieno rispetto della libertà religiosa in ogni Paese, poiché l’esperienza religiosa è una dimensione fondamentale della persona umana, tralasciando la quale è difficile, se non impossibile, compiere quella purificazione del cuore necessaria per costruire relazioni di pace.

    A partire da questo lavoro, che tutti siamo chiamati a fare, si possono sradicare le premesse di ogni conflitto e di ogni distruttiva volontà di conquista. Ciò esige anche una sincera volontà di dialogo, animata dal desiderio di incontrarsi più che di scontrarsi. In questa prospettiva è necessario ridare respiro alla diplomazia multilaterale e a quelle istituzioni internazionali che sono state volute e pensate anzitutto per porre rimedio alle contese che potessero insorgere in seno alla Comunità internazionale. Certo, occorre anche la volontà di smettere di produrre strumenti di distruzione e di morte, poiché, come ricordava Papa Francesco nel suo ultimo Messaggio Urbi et Orbi, «nessuna pace è possibile senza un vero disarmo [e] l’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo» (1).

    La seconda parola è giustizia. Perseguire la pace esige di praticare la giustizia. Come ho già avuto modo di accennare, ho scelto il mio nome pensando anzitutto a Leone XIII, il Papa della prima grande enciclica sociale, la Rerum novarum. Nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo, la Santa Sede non può esimersi dal far sentire la propria voce dinanzi ai numerosi squilibri e alle ingiustizie che conducono, tra l’altro, a condizioni indegne di lavoro e a società sempre più frammentate e conflittuali. Occorre peraltro adoperarsi per porre rimedio alle disparità globali, che vedono opulenza e indigenza tracciare solchi profondi tra continenti, Paesi e anche all’interno di singole società.

    È compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate. Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, «società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società» (2). Inoltre, nessuno può esimersi dal favorire contesti in cui sia tutelata la dignità di ogni persona, specialmente di quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato.

    La mia stessa storia è quella di un cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato. Ciascuno di noi, nel corso della vita, si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio.

    La terza parola è verità. Non si possono costruire relazioni veramente pacifiche, anche in seno alla Comunità internazionale, senza verità. Laddove le parole assumono connotati ambigui e ambivalenti e il mondo virtuale, con la sua mutata percezione del reale, prende il sopravvento senza controllo, è arduo costruire rapporti autentici, poiché vengono meno le premesse oggettive e reali della comunicazione.

    Da parte sua, la Chiesa non può mai esimersi dal dire la verità sull’uomo e sul mondo, ricorrendo quando necessario anche ad un linguaggio schietto, che può suscitare qualche iniziale incomprensione. La verità però non è mai disgiunta dalla carità, che alla radice ha sempre la preoccupazione per la vita e il bene di ogni uomo e donna. D’altronde, nella prospettiva cristiana, la verità non è l’affermazione di principi astratti e disincarnati, ma l’incontro con la persona stessa di Cristo, che vive nella comunità dei credenti. Così la verità non ci allontana, anzi ci consente di affrontare con miglior vigore le sfide del nostro tempo, come le migrazioni, l’uso etico dell’intelligenza artificiale e la salvaguardia della nostra amata Terra. Sono sfide che richiedono l’impegno e la collaborazione di tutti, poiché nessuno può pensare di affrontarle da solo.
    Estratto dal discorso di Papa Leone XIV al corpo diplomatico. 16- Maggio 2025-https://share.google/ZYJFegd9cEXlErptd Nel nostro dialogo vorrei che tenessimo presente tre parole-chiave, ( pace, giustizia, verità n.d.r.) che costituiscono i pilastri dell’azione missionaria della Chiesa e del lavoro della diplomazia della Santa Sede. La prima parola è pace. Troppe volte la consideriamo una parola “negativa”, ossia come mera assenza di guerra e di conflitto, poiché la contrapposizione è parte della natura umana e ci accompagna sempre, spingendoci troppo spesso a vivere in un costante “stato di conflitto”: in casa, al lavoro, nella società. La pace allora sembra una semplice tregua, un momento di riposo tra una contesa e l’altra, poiché, per quanto ci si sforzi, le tensioni sono sempre presenti, un po’ come la brace che cova sotto la cenere, pronta a riaccendersi in ogni momento. Nella prospettiva cristiana — come anche in quella di altre esperienze religiose — la pace è anzitutto un dono: il primo dono di Cristo: «Vi do la mia pace» (Gv 14, 27). Essa è però un dono attivo, coinvolgente, che interessa e impegna ciascuno di noi, indipendentemente dalla provenienza culturale e dall’appartenenza religiosa, e che esige anzitutto un lavoro su sé stessi. La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi. In quest’ottica, ritengo fondamentale il contributo che le religioni e il dialogo interreligioso possono svolgere per favorire contesti di pace. Ciò naturalmente esige il pieno rispetto della libertà religiosa in ogni Paese, poiché l’esperienza religiosa è una dimensione fondamentale della persona umana, tralasciando la quale è difficile, se non impossibile, compiere quella purificazione del cuore necessaria per costruire relazioni di pace. A partire da questo lavoro, che tutti siamo chiamati a fare, si possono sradicare le premesse di ogni conflitto e di ogni distruttiva volontà di conquista. Ciò esige anche una sincera volontà di dialogo, animata dal desiderio di incontrarsi più che di scontrarsi. In questa prospettiva è necessario ridare respiro alla diplomazia multilaterale e a quelle istituzioni internazionali che sono state volute e pensate anzitutto per porre rimedio alle contese che potessero insorgere in seno alla Comunità internazionale. Certo, occorre anche la volontà di smettere di produrre strumenti di distruzione e di morte, poiché, come ricordava Papa Francesco nel suo ultimo Messaggio Urbi et Orbi, «nessuna pace è possibile senza un vero disarmo [e] l’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo» (1). La seconda parola è giustizia. Perseguire la pace esige di praticare la giustizia. Come ho già avuto modo di accennare, ho scelto il mio nome pensando anzitutto a Leone XIII, il Papa della prima grande enciclica sociale, la Rerum novarum. Nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo, la Santa Sede non può esimersi dal far sentire la propria voce dinanzi ai numerosi squilibri e alle ingiustizie che conducono, tra l’altro, a condizioni indegne di lavoro e a società sempre più frammentate e conflittuali. Occorre peraltro adoperarsi per porre rimedio alle disparità globali, che vedono opulenza e indigenza tracciare solchi profondi tra continenti, Paesi e anche all’interno di singole società. È compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate. Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, «società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società» (2). Inoltre, nessuno può esimersi dal favorire contesti in cui sia tutelata la dignità di ogni persona, specialmente di quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato. La mia stessa storia è quella di un cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato. Ciascuno di noi, nel corso della vita, si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio. La terza parola è verità. Non si possono costruire relazioni veramente pacifiche, anche in seno alla Comunità internazionale, senza verità. Laddove le parole assumono connotati ambigui e ambivalenti e il mondo virtuale, con la sua mutata percezione del reale, prende il sopravvento senza controllo, è arduo costruire rapporti autentici, poiché vengono meno le premesse oggettive e reali della comunicazione. Da parte sua, la Chiesa non può mai esimersi dal dire la verità sull’uomo e sul mondo, ricorrendo quando necessario anche ad un linguaggio schietto, che può suscitare qualche iniziale incomprensione. La verità però non è mai disgiunta dalla carità, che alla radice ha sempre la preoccupazione per la vita e il bene di ogni uomo e donna. D’altronde, nella prospettiva cristiana, la verità non è l’affermazione di principi astratti e disincarnati, ma l’incontro con la persona stessa di Cristo, che vive nella comunità dei credenti. Così la verità non ci allontana, anzi ci consente di affrontare con miglior vigore le sfide del nostro tempo, come le migrazioni, l’uso etico dell’intelligenza artificiale e la salvaguardia della nostra amata Terra. Sono sfide che richiedono l’impegno e la collaborazione di tutti, poiché nessuno può pensare di affrontarle da solo.
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    Papa Leone XIV incontra il Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede - Pace Giustizia Verità - L'Osservatore Romano
    Pace, giustizia e verità: sono «i pilastri dell’azione missionaria della Chiesa e del lavoro della diplomazia della Santa Sede» ricordati da Papa Leone XIV stamani, venerdì 16 maggio, nell’udienza al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ricevuto nella Sala Clementina. Il Pontefice ha anche sottolineato che è tempo di lasciare alle spalle le contese e cominciare un cammino nuovo di speranza a partire dai contesti più provati come l’Ucraina e la Terra Santa - il discorso del Papa
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