• Quando la scuola dimentica l’umano: il volto di un’educazione senza senso. Lettera

    Inviata da Simone Billeci – La scuola che non vorrei non è una caricatura polemica né un bersaglio facile. È piuttosto l’ombra che appare quando la scuola smette di interrogarsi sul proprio senso e si accontenta di funzionare.

    È quella scuola che va avanti per inerzia, che accumula riforme senza visione, che cambia linguaggi ma non logiche, che promette futuro mentre riproduce stanche abitudini del passato. Proprio perché la scuola è uno dei luoghi più decisivi per la formazione della persona, il rischio della sua deriva non è mai neutro: incide sulle biografie, sulle possibilità, sull’idea stessa di umanità che una società coltiva.

    Non vorrei una scuola che riduce l’educazione a prestazione. Una scuola in cui tutto è misurabile, confrontabile, classificabile, e quasi nulla è davvero compreso. Qui il valore di uno studente coincide con un numero, con una media, con un indicatore di rendimento. Il tempo dell’apprendimento è compresso, standardizzato, reso uniforme, come se le intelligenze fossero tutte uguali e le storie personali irrilevanti. Chi non tiene il passo viene etichettato, chi rallenta è un problema da gestire, chi fatica diventa un caso. È una scuola che parla il linguaggio dell’efficienza, ma dimentica quello della crescita, che richiede lentezza, esitazione, talvolta persino smarrimento.

    Non vorrei una scuola che ha paura dell’errore. In questa scuola sbagliare non è una possibilità educativa, ma una colpa; non un passaggio necessario del pensiero, ma una macchia sul percorso. L’errore viene corretto, segnato, penalizzato, raramente compreso. Così gli studenti imparano presto a non rischiare, a non esporsi, a dire ciò che è previsto invece di ciò che è pensato. Nasce un’intelligenza prudente, addestrata all’indovinare più che al capire. Eppure ogni autentico apprendimento nasce da una frattura, da una domanda che non trova subito risposta, da un tentativo fallito che apre nuove strade. Una scuola che non sa stare dentro l’errore educa alla paura, non alla responsabilità.

    Non vorrei una scuola soffocata dalla burocrazia. Una scuola in cui moduli, scadenze, piattaforme, protocolli e griglie occupano lo spazio che dovrebbe appartenere alle relazioni. Qui gli insegnanti sono spesso stanchi prima ancora di entrare in aula, sommersi da adempimenti che li allontanano dal cuore del loro lavoro: incontrare persone, accompagnare processi, prendersi cura del pensiero. Gli studenti diventano pratiche da gestire, i percorsi educativi fascicoli da archiviare. È una scuola che funziona, forse, ma non vive, perché quando la forma divora il senso l’educazione si trasforma in amministrazione.

    Non vorrei una scuola che confonde l’innovazione con l’accumulo di strumenti. Una scuola che introduce tecnologie senza una chiara visione pedagogica, che digitalizza senza interrogarsi sul significato, che crede di essere moderna perché aggiorna le piattaforme ma non ripensa le relazioni. In questa scuola la velocità è un valore in sé, la connessione continua un dogma, mentre l’attenzione, l’ascolto profondo e la concentrazione diventano sempre più rari. Nessuna tecnologia, per quanto avanzata, può sostituire uno sguardo che riconosce, una parola che incoraggia, una presenza che educa. Quando la scuola lo dimentica, perde la sua umanità.

    Non vorrei una scuola che non ascolta. Che non ascolta gli studenti, trattati come destinatari passivi di decisioni prese altrove. Che non ascolta gli insegnanti, spesso delegittimati o lasciati soli di fronte a responsabilità enormi. Che non ascolta le famiglie, viste più come intralci che come alleate. È una scuola verticale, rigida, autoreferenziale, che comunica molto ma dialoga poco. Qui il conflitto è temuto, il dissenso patologizzato, la complessità ridotta a slogan. Eppure senza ascolto non c’è fiducia, senza fiducia non c’è apprendimento, senza apprendimento non c’è futuro.

    Non vorrei, soprattutto, una scuola che ha smarrito la domanda di senso. Perché studiamo? Perché insegniamo? Perché valutiamo? Perché stiamo insieme, ogni giorno, nello stesso spazio? Quando queste domande scompaiono, la scuola continua a esistere ma smette di educare. Trasmette contenuti senza orizzonte, competenze senza direzione, regole senza significato. Prepara a un mondo che cambia più velocemente dei suoi programmi e lo fa spesso senza interrogarsi sul tipo di persone che sta contribuendo a formare. È una scuola che prepara al lavoro ma non alla vita, all’adattamento ma non al giudizio, alla risposta corretta ma non alla domanda giusta.

    Dire “la scuola che non vorrei” non è un esercizio di nostalgia né una lamentazione sterile. È un atto di responsabilità e, in fondo, di speranza. Significa credere che la scuola possa essere altro: un luogo in cui si formano persone e non solo studenti, in cui il pensiero è allenato alla complessità, in cui la fragilità non è un difetto da correggere ma una dimensione da accompagnare. La scuola che non vorrei è il negativo di quella che potremmo costruire se avessimo il coraggio di rimettere al centro il senso, le relazioni e il futuro. Una scuola capace di chiedere non soltanto “quanto vali?”, ma “chi stai diventando?”. E questa, forse, è la domanda più educativa di tutte.

    Source: https://www.orizzontescuola.it/quando-la-scuola-dimentica-lumano-il-volto-di-uneducazione-senza-senso-lettera/
    Quando la scuola dimentica l’umano: il volto di un’educazione senza senso. Lettera Inviata da Simone Billeci – La scuola che non vorrei non è una caricatura polemica né un bersaglio facile. È piuttosto l’ombra che appare quando la scuola smette di interrogarsi sul proprio senso e si accontenta di funzionare. È quella scuola che va avanti per inerzia, che accumula riforme senza visione, che cambia linguaggi ma non logiche, che promette futuro mentre riproduce stanche abitudini del passato. Proprio perché la scuola è uno dei luoghi più decisivi per la formazione della persona, il rischio della sua deriva non è mai neutro: incide sulle biografie, sulle possibilità, sull’idea stessa di umanità che una società coltiva. Non vorrei una scuola che riduce l’educazione a prestazione. Una scuola in cui tutto è misurabile, confrontabile, classificabile, e quasi nulla è davvero compreso. Qui il valore di uno studente coincide con un numero, con una media, con un indicatore di rendimento. Il tempo dell’apprendimento è compresso, standardizzato, reso uniforme, come se le intelligenze fossero tutte uguali e le storie personali irrilevanti. Chi non tiene il passo viene etichettato, chi rallenta è un problema da gestire, chi fatica diventa un caso. È una scuola che parla il linguaggio dell’efficienza, ma dimentica quello della crescita, che richiede lentezza, esitazione, talvolta persino smarrimento. Non vorrei una scuola che ha paura dell’errore. In questa scuola sbagliare non è una possibilità educativa, ma una colpa; non un passaggio necessario del pensiero, ma una macchia sul percorso. L’errore viene corretto, segnato, penalizzato, raramente compreso. Così gli studenti imparano presto a non rischiare, a non esporsi, a dire ciò che è previsto invece di ciò che è pensato. Nasce un’intelligenza prudente, addestrata all’indovinare più che al capire. Eppure ogni autentico apprendimento nasce da una frattura, da una domanda che non trova subito risposta, da un tentativo fallito che apre nuove strade. Una scuola che non sa stare dentro l’errore educa alla paura, non alla responsabilità. Non vorrei una scuola soffocata dalla burocrazia. Una scuola in cui moduli, scadenze, piattaforme, protocolli e griglie occupano lo spazio che dovrebbe appartenere alle relazioni. Qui gli insegnanti sono spesso stanchi prima ancora di entrare in aula, sommersi da adempimenti che li allontanano dal cuore del loro lavoro: incontrare persone, accompagnare processi, prendersi cura del pensiero. Gli studenti diventano pratiche da gestire, i percorsi educativi fascicoli da archiviare. È una scuola che funziona, forse, ma non vive, perché quando la forma divora il senso l’educazione si trasforma in amministrazione. Non vorrei una scuola che confonde l’innovazione con l’accumulo di strumenti. Una scuola che introduce tecnologie senza una chiara visione pedagogica, che digitalizza senza interrogarsi sul significato, che crede di essere moderna perché aggiorna le piattaforme ma non ripensa le relazioni. In questa scuola la velocità è un valore in sé, la connessione continua un dogma, mentre l’attenzione, l’ascolto profondo e la concentrazione diventano sempre più rari. Nessuna tecnologia, per quanto avanzata, può sostituire uno sguardo che riconosce, una parola che incoraggia, una presenza che educa. Quando la scuola lo dimentica, perde la sua umanità. Non vorrei una scuola che non ascolta. Che non ascolta gli studenti, trattati come destinatari passivi di decisioni prese altrove. Che non ascolta gli insegnanti, spesso delegittimati o lasciati soli di fronte a responsabilità enormi. Che non ascolta le famiglie, viste più come intralci che come alleate. È una scuola verticale, rigida, autoreferenziale, che comunica molto ma dialoga poco. Qui il conflitto è temuto, il dissenso patologizzato, la complessità ridotta a slogan. Eppure senza ascolto non c’è fiducia, senza fiducia non c’è apprendimento, senza apprendimento non c’è futuro. Non vorrei, soprattutto, una scuola che ha smarrito la domanda di senso. Perché studiamo? Perché insegniamo? Perché valutiamo? Perché stiamo insieme, ogni giorno, nello stesso spazio? Quando queste domande scompaiono, la scuola continua a esistere ma smette di educare. Trasmette contenuti senza orizzonte, competenze senza direzione, regole senza significato. Prepara a un mondo che cambia più velocemente dei suoi programmi e lo fa spesso senza interrogarsi sul tipo di persone che sta contribuendo a formare. È una scuola che prepara al lavoro ma non alla vita, all’adattamento ma non al giudizio, alla risposta corretta ma non alla domanda giusta. Dire “la scuola che non vorrei” non è un esercizio di nostalgia né una lamentazione sterile. È un atto di responsabilità e, in fondo, di speranza. Significa credere che la scuola possa essere altro: un luogo in cui si formano persone e non solo studenti, in cui il pensiero è allenato alla complessità, in cui la fragilità non è un difetto da correggere ma una dimensione da accompagnare. La scuola che non vorrei è il negativo di quella che potremmo costruire se avessimo il coraggio di rimettere al centro il senso, le relazioni e il futuro. Una scuola capace di chiedere non soltanto “quanto vali?”, ma “chi stai diventando?”. E questa, forse, è la domanda più educativa di tutte. Source: https://www.orizzontescuola.it/quando-la-scuola-dimentica-lumano-il-volto-di-uneducazione-senza-senso-lettera/
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  • LE MULTE CANCELLATE. LA VERITÀ DOPO GLI OBBLIGHI

    Le sanzioni da 100 euro per l’obbligo vaccinale anti-Covid, inviate a migliaia di cittadini, sono state annullate.
    Con il decreto Milleproroghe, lo Stato ha deciso di cancellare tutte le multe non ancora riscosse, chiudendo i procedimenti avviati tramite l’Agenzia delle Entrate.
    Chi non aveva pagato, non dovrà più farlo.
    Chi aveva già pagato, invece, non riceverà alcun rimborso.

    Per anni quelle multe sono state presentate come necessarie, giuste, inevitabili.
    Oggi vengono archiviate in silenzio, senza scuse e senza riparazione per chi ha obbedito.
    Se una sanzione viene cancellata perché non più ritenuta legittima o opportuna, la domanda è semplice:
    era giusto imporla?
    E perché chi ha pagato resta l’unico a pagarne il prezzo?
    La pandemia ha lasciato cicatrici profonde. Questa è una di quelle che nessuno vuole discutere.

    Non è una vittoria.
    È la dimostrazione che qualcosa non torna.
    Scrivi nei commenti cosa ne pensi.
    Segui Malore Improvviso News per non archiviare anche la memoria.

    #MaloreImprovvisoNews #ObbligoVaccinale #MulteCovid #Milleproroghe #AgenziaDelleEntrate #Diritti #Memoria
    LE MULTE CANCELLATE. LA VERITÀ DOPO GLI OBBLIGHI Le sanzioni da 100 euro per l’obbligo vaccinale anti-Covid, inviate a migliaia di cittadini, sono state annullate. Con il decreto Milleproroghe, lo Stato ha deciso di cancellare tutte le multe non ancora riscosse, chiudendo i procedimenti avviati tramite l’Agenzia delle Entrate. Chi non aveva pagato, non dovrà più farlo. Chi aveva già pagato, invece, non riceverà alcun rimborso. Per anni quelle multe sono state presentate come necessarie, giuste, inevitabili. Oggi vengono archiviate in silenzio, senza scuse e senza riparazione per chi ha obbedito. Se una sanzione viene cancellata perché non più ritenuta legittima o opportuna, la domanda è semplice: era giusto imporla? E perché chi ha pagato resta l’unico a pagarne il prezzo? La pandemia ha lasciato cicatrici profonde. Questa è una di quelle che nessuno vuole discutere. Non è una vittoria. È la dimostrazione che qualcosa non torna. Scrivi nei commenti cosa ne pensi. Segui Malore Improvviso News per non archiviare anche la memoria. #MaloreImprovvisoNews #ObbligoVaccinale #MulteCovid #Milleproroghe #AgenziaDelleEntrate #Diritti #Memoria
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  • La storia di Johannes Reck, l'imprenditore che ha cambiato i viaggi con GetYourGuide
    Un viaggio a Pechino ha dato all'imprenditore l'idea di un servizio per vacanze personalizzate, con attività fuori dai circuiti tradizionali.
    https://forbes.it/2026/01/23/johannes-reck-uomo-cambiato-viaggi-getyourguide
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    FORBES.IT
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    Un viaggio a Pechino ha dato all'imprenditore l'idea di un servizio per vacanze personalizzate, con attività fuori dai circuiti tradizionali
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  • Data risk refers to the potential negative impact that can arise from poor data governance, inadequate security controls, inaccurate data, or failure to comply with data protection regulations. These risks can manifest in many ways financial losses, reputational damage, legal penalties, operational disruption, and loss of customer confidence. As organizations adopt cloud platforms, AI systems, and advanced analytics, data flows across multiple systems, geographies, and partners. This complexity increases exposure to risks such as unauthorized access, data leakage, inconsistent data quality, and unclear ownership. Managing these risks requires a structured and continuous approach rather than ad-hoc controls.
    For more - https://www.tejasviaddagada.com/books-publications
    Data risk refers to the potential negative impact that can arise from poor data governance, inadequate security controls, inaccurate data, or failure to comply with data protection regulations. These risks can manifest in many ways financial losses, reputational damage, legal penalties, operational disruption, and loss of customer confidence. As organizations adopt cloud platforms, AI systems, and advanced analytics, data flows across multiple systems, geographies, and partners. This complexity increases exposure to risks such as unauthorized access, data leakage, inconsistent data quality, and unclear ownership. Managing these risks requires a structured and continuous approach rather than ad-hoc controls. For more - https://www.tejasviaddagada.com/books-publications
    WWW.TEJASVIADDAGADA.COM
    Books and Publications | Tejasvi Addagada | Author
    Know more about the books published by best selling author Tejasvi Chandrarkar, Addagada heads on data management, data governance and risk management
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  • Professional Accuracy Through Advanced Commercial Property Valuation

    Understanding asset value is critical when making high-stakes commercial decisions. YallaValue provides data-driven insights that support confident investment planning. Through commercial property valuation, we assess income potential, market positioning, and long-term viability. Our process is designed to help us minimize risk while maximizing strategic advantage. We focus on accuracy, relevance, and market alignment to support buyers, sellers, and investors alike. By relying on professional valuation methods, we ensure our commercial decisions are backed by reliable intelligence rather than assumptions. Our promotional solutions help us approach negotiations with clarity and authority. When value matters most, our insights make the difference. Strengthen your commercial strategy with YallaValue.
    Visit:- https://yallavalue.com/property-valuation-in-dubai
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    Dubai Property Valuation — Desktop or Inspection (RERA) | YallaValue
    RERA-certified property valuations in Dubai. Desktop from AED 1,500 or inspection, plus commercial, portfolio & snagging—fast and compliant. Golden Visa ready.
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  • Guwahati Call Girls WhatsApp
    Connect with Guwahati call girls via WhatsApp for quick responses, privacy, and easy booking options. Visit https://vip.guwahatiescorts.in/
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  • #Garlasco #Tizzoni #Bellavia Molto interessante. Tizzoni non è più avvocato di Bellavia. Da leggere!
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  • Mastering the Aviator Online Game: Strategies for Big Wins

    So, you've heard about the Aviator online game and the buzz around potentially big wins. It's a game that's pretty straightforward once you get the hang of it, but like anything, having a bit of a plan can make a big difference. This isn't about magic tricks, just smart ways to approach the game. We'll cover how the game works, how to manage your money while playing, and some simple tricks to keep your play going. Think of it as getting a little more prepared before you jump in.
    Key Takeaways
    Understand how the aviator online game works, including betting and how payouts happen.
    Figure out a good strategy for betting, like how much to bet and when to bet it.
    Keep your money safe by setting limits on how much you'll spend and win or lose.
    Navigating the Game Interface
    Don't let the simple look fool you; the interface has everything you need. You'll see the main betting area, of course, where the plane does its thing. There's usually a big button to place your bet and another to cash out. Keep an eye on the multiplier display – that's your main indicator. You'll also find options for setting up automatic bets or auto-cash-outs, which can be super handy. Plus, there's usually a chat window and a history of recent rounds, so you can see what's been happening. It’s all about keeping you informed without overwhelming you.
    Key Betting Options and Payout Structures
    When you're ready to bet, you've got a couple of main choices. You can place a single bet, or some versions let you place two bets at once. This second option is pretty neat because it lets you play it safe with one bet while going for a bigger win with the other. For example, you might set one bet to cash out automatically at a low multiplier (like 1.5x) to guarantee you get something back, and then let the second bet ride for a potentially much higher payout. The payout structure is directly tied to that multiplier. If you bet $10 and cash out at 3x, you get $30 back (your original $10 plus $20 in winnings). Understanding this simple multiplication is key to making smart bets.
    The game is designed to be fast-paced, so quick decisions are often necessary. However, these decisions should ideally be informed by a basic understanding of the mechanics and your own risk tolerance, rather than pure impulse.
    Developing Your Winning Aviator Strategy
    Alright, so you've got the hang of how Aviator works, you know the buttons, and you've even thought about your money. Now, let's talk about actually winning. It's not just about hitting buttons randomly, you know. You need a plan, a strategy. Think of it like playing chess, but with a plane that goes up and up.
    Choosing the Right Bet Size
    This is probably the most important bit. How much you bet each round can make or break your session. You don't want to bet too big and lose it all in a few bad rounds, but you also don't want to bet so small that even if you win, it barely makes a dent. It’s a balancing act.
    Start Small: When you're new, or even just trying out a new approach, keep your bets low. This lets you learn the game's rhythm without risking a lot of cash. It’s like dipping your toe in the water before jumping in.
    Gradual Increase: As you get more comfortable and start seeing some success, you can slowly bump up your bet size. This is where you start trying to make some real money.
    Watch Your Bankroll: Always, always, always tie your bet size to how much money you have set aside for playing. A common tip is to bet only 1-2% of your total bankroll per round. This way, one bad streak won't wipe you out.

    Here's a quick rundown of what to look out for:
    Auto-Cashout: Set a target multiplier, and the game cashes you out automatically. Great for sticking to a plan.
    Promotional Offers: Deposit bonuses, cashback, free bets – check the casino's site.
    In-Game Events: Sometimes there are special events or features that pop up unexpectedly.
    Betting Limits: Understand the minimum and maximum bets allowed, as this affects how you use your bankroll with these features.
    Analyzing Statistics for Smarter Bets

    Looking at the numbers can really help you figure out what's working and what's not in Aviator. It’s not just about guessing; it’s about making educated choices based on what the game has shown you.
    Tracking Key Performance Metrics
    Keeping an eye on certain stats can give you a clearer picture of your game. Think of it like a coach reviewing game footage. You want to see the wins, sure, but also where things went sideways.
    Win Rate: How often are you actually winning? A steady win rate over time is a good sign your approach is solid. If it's dipping, it's time to figure out why.

    https://aviatorx.co.ao/


    Mastering the Aviator Online Game: Strategies for Big Wins So, you've heard about the Aviator online game and the buzz around potentially big wins. It's a game that's pretty straightforward once you get the hang of it, but like anything, having a bit of a plan can make a big difference. This isn't about magic tricks, just smart ways to approach the game. We'll cover how the game works, how to manage your money while playing, and some simple tricks to keep your play going. Think of it as getting a little more prepared before you jump in. Key Takeaways Understand how the aviator online game works, including betting and how payouts happen. Figure out a good strategy for betting, like how much to bet and when to bet it. Keep your money safe by setting limits on how much you'll spend and win or lose. Navigating the Game Interface Don't let the simple look fool you; the interface has everything you need. You'll see the main betting area, of course, where the plane does its thing. There's usually a big button to place your bet and another to cash out. Keep an eye on the multiplier display – that's your main indicator. You'll also find options for setting up automatic bets or auto-cash-outs, which can be super handy. Plus, there's usually a chat window and a history of recent rounds, so you can see what's been happening. It’s all about keeping you informed without overwhelming you. Key Betting Options and Payout Structures When you're ready to bet, you've got a couple of main choices. You can place a single bet, or some versions let you place two bets at once. This second option is pretty neat because it lets you play it safe with one bet while going for a bigger win with the other. For example, you might set one bet to cash out automatically at a low multiplier (like 1.5x) to guarantee you get something back, and then let the second bet ride for a potentially much higher payout. The payout structure is directly tied to that multiplier. If you bet $10 and cash out at 3x, you get $30 back (your original $10 plus $20 in winnings). Understanding this simple multiplication is key to making smart bets. The game is designed to be fast-paced, so quick decisions are often necessary. However, these decisions should ideally be informed by a basic understanding of the mechanics and your own risk tolerance, rather than pure impulse. Developing Your Winning Aviator Strategy Alright, so you've got the hang of how Aviator works, you know the buttons, and you've even thought about your money. Now, let's talk about actually winning. It's not just about hitting buttons randomly, you know. You need a plan, a strategy. Think of it like playing chess, but with a plane that goes up and up. Choosing the Right Bet Size This is probably the most important bit. How much you bet each round can make or break your session. You don't want to bet too big and lose it all in a few bad rounds, but you also don't want to bet so small that even if you win, it barely makes a dent. It’s a balancing act. Start Small: When you're new, or even just trying out a new approach, keep your bets low. This lets you learn the game's rhythm without risking a lot of cash. It’s like dipping your toe in the water before jumping in. Gradual Increase: As you get more comfortable and start seeing some success, you can slowly bump up your bet size. This is where you start trying to make some real money. Watch Your Bankroll: Always, always, always tie your bet size to how much money you have set aside for playing. A common tip is to bet only 1-2% of your total bankroll per round. This way, one bad streak won't wipe you out. Here's a quick rundown of what to look out for: Auto-Cashout: Set a target multiplier, and the game cashes you out automatically. Great for sticking to a plan. Promotional Offers: Deposit bonuses, cashback, free bets – check the casino's site. In-Game Events: Sometimes there are special events or features that pop up unexpectedly. Betting Limits: Understand the minimum and maximum bets allowed, as this affects how you use your bankroll with these features. Analyzing Statistics for Smarter Bets Looking at the numbers can really help you figure out what's working and what's not in Aviator. It’s not just about guessing; it’s about making educated choices based on what the game has shown you. Tracking Key Performance Metrics Keeping an eye on certain stats can give you a clearer picture of your game. Think of it like a coach reviewing game footage. You want to see the wins, sure, but also where things went sideways. Win Rate: How often are you actually winning? A steady win rate over time is a good sign your approach is solid. If it's dipping, it's time to figure out why. https://aviatorx.co.ao/
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  • CARI AMICI, HO LETTO SULLA QUESTIONE DELLA ADESIONE DELLA ITALA AL PIANO DI PACE PER GAZA, CHE SAREBBE STATO LANCIATO DA TRUMP- MENTRE SONO MESI CHE LE BOMBE VENGONO LANCIATE SU GAZA-GIA NEL SETTEMCRE 2025. . AL PREDETTO PIANO L'ITALIA HA NEGATO LA PROPRIA ADESIONE, MOTIVANDOLO SULLA QUESTIONE DI CARATTERE COSTITUZIONALE-RISPETTO DELL'ART. 11 DELLA COSTITUZIONE- E SUL FATTO CHE AL PANO PREDETTO PARE ABBIANO ADERITO LA RUSSIA E LA BIELORUSSIA. E LA NANA DI PALAZZO CHIGI , COME SENTE PARLARE D RUSSIA E BIELORUSSIA, IMPAZZISCE !!!! COME FA' AD ABBANDONARE IL SUO AMICO, IL GUITTO COCAINOMANE E DEPRAVATO, A CUI FORSE STA PENSANDO DI INVIARE ANCORA QUALCHE MILIARDO , NONCHE' ARMI E MUNIZIONI ???? E POI,COME FAREBBE L'ITALIA A METTERE FUORI UN MILIARDO DI EURO, PER LA PARTECIPAZIONE STABILE ????? SOLO IL PADRE ETERNO PUO' DARE UNA MANO AL POPOLO ITALIANO, CONCIATO PER LE FESTE !!!! UN ABBRACCIO A TUTTI. BUONA GIORNATA.
    CARI AMICI, HO LETTO SULLA QUESTIONE DELLA ADESIONE DELLA ITALA AL PIANO DI PACE PER GAZA, CHE SAREBBE STATO LANCIATO DA TRUMP- MENTRE SONO MESI CHE LE BOMBE VENGONO LANCIATE SU GAZA-GIA NEL SETTEMCRE 2025. . AL PREDETTO PIANO L'ITALIA HA NEGATO LA PROPRIA ADESIONE, MOTIVANDOLO SULLA QUESTIONE DI CARATTERE COSTITUZIONALE-RISPETTO DELL'ART. 11 DELLA COSTITUZIONE- E SUL FATTO CHE AL PANO PREDETTO PARE ABBIANO ADERITO LA RUSSIA E LA BIELORUSSIA. E LA NANA DI PALAZZO CHIGI , COME SENTE PARLARE D RUSSIA E BIELORUSSIA, IMPAZZISCE !!!! COME FA' AD ABBANDONARE IL SUO AMICO, IL GUITTO COCAINOMANE E DEPRAVATO, A CUI FORSE STA PENSANDO DI INVIARE ANCORA QUALCHE MILIARDO , NONCHE' ARMI E MUNIZIONI ???? E POI,COME FAREBBE L'ITALIA A METTERE FUORI UN MILIARDO DI EURO, PER LA PARTECIPAZIONE STABILE ????? SOLO IL PADRE ETERNO PUO' DARE UNA MANO AL POPOLO ITALIANO, CONCIATO PER LE FESTE !!!! UN ABBRACCIO A TUTTI. BUONA GIORNATA.
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  • Capire la giustizia per scegliere consapevolmente

    Penso sia giusto entrare nel merito delle varie materie, anche – e forse soprattutto – di quelle più complesse e meno “mediate” dal dibattito quotidiano.

    La Riforma della Giustizia (Riforma Nordio) e i quesiti del Referendum del 22/23 marzo rientrano pienamente in questa categoria: temi tecnici, articolati, che non si prestano a slogan ma che possono produrre effetti sistemici rilevanti sull’assetto costituzionale, sull’equilibrio dei poteri e sui diritti dei cittadini.

    Non tutte le riforme sono immediatamente comprensibili. Alcune nascondono criticità, costi indiretti e conseguenze di medio-lungo periodo che una cittadinanza davvero attiva e consapevole ha il dovere di analizzare, al di là delle appartenenze politiche e delle consuete contrapposizioni ideologiche, spesso più identitarie che fondate sul merito.

    Evento di approfondimento pubblico
    Riforma della giustizia: cosa cambia davvero?
    Costi, rischi e nessun beneficio per i cittadini

    🗓 Venerdì 23 gennaio 2026 – ore 21.00
    Cooperativa Labriola – Via Falck 51, Milano (MM San Leonardo)

    🎙 Intervengono

    Maria Agostina Cabiddu, costituzionalista, Ordinaria di Istituzioni di diritto pubblico – Politecnico di Milano

    Armando Spataro, già magistrato

    Modera
    Maxia Zandonai, giornalista

    Un’occasione preziosa per entrare nel merito dei contenuti, comprendere i nodi giuridici e costituzionali della riforma e approfondire, con rigore e competenza, le ragioni del NO al referendum, senza semplificazioni né tifo da stadio. Un confronto aperto, informato, accessibile anche a chi non è addetto ai lavori ma vuole capire davvero.

    Partecipare, informarsi e discutere è il primo passo per esercitare un voto libero, responsabile e consapevole.

    #RiformaDellaGiustizia #Referendum2026 #CittadinanzaAttiva #Costituzione #StatoDiDiritto
    #Approfondimento #Democrazia #Partecipazione #VotoConsapevole #NOalReferendum
    🧭 Capire la giustizia per scegliere consapevolmente Penso sia giusto entrare nel merito delle varie materie, anche – e forse soprattutto – di quelle più complesse e meno “mediate” dal dibattito quotidiano. La Riforma della Giustizia (Riforma Nordio) e i quesiti del Referendum del 22/23 marzo rientrano pienamente in questa categoria: temi tecnici, articolati, che non si prestano a slogan ma che possono produrre effetti sistemici rilevanti sull’assetto costituzionale, sull’equilibrio dei poteri e sui diritti dei cittadini. Non tutte le riforme sono immediatamente comprensibili. Alcune nascondono criticità, costi indiretti e conseguenze di medio-lungo periodo che una cittadinanza davvero attiva e consapevole ha il dovere di analizzare, al di là delle appartenenze politiche e delle consuete contrapposizioni ideologiche, spesso più identitarie che fondate sul merito. 📌 Evento di approfondimento pubblico Riforma della giustizia: cosa cambia davvero? Costi, rischi e nessun beneficio per i cittadini 🗓 Venerdì 23 gennaio 2026 – ore 21.00 📍 Cooperativa Labriola – Via Falck 51, Milano (MM San Leonardo) 🎙 Intervengono Maria Agostina Cabiddu, costituzionalista, Ordinaria di Istituzioni di diritto pubblico – Politecnico di Milano Armando Spataro, già magistrato 🎤 Modera Maxia Zandonai, giornalista Un’occasione preziosa per entrare nel merito dei contenuti, comprendere i nodi giuridici e costituzionali della riforma e approfondire, con rigore e competenza, le ragioni del NO al referendum, senza semplificazioni né tifo da stadio. Un confronto aperto, informato, accessibile anche a chi non è addetto ai lavori ma vuole capire davvero. 👉 Partecipare, informarsi e discutere è il primo passo per esercitare un voto libero, responsabile e consapevole. #RiformaDellaGiustizia #Referendum2026 #CittadinanzaAttiva #Costituzione #StatoDiDiritto #Approfondimento #Democrazia #Partecipazione #VotoConsapevole #NOalReferendum
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