• BASTARDI ASSASSINI e LI FANNO PARTECIPARE anche ALL'EUROVISION e ALLE MANIFESTAZIONI SPORTIVE.
    ISOLIAMOLI da TUTTO!
    Flotilla Gaza: attivisti in ginocchio, mani legate, inno israeliano
    Le prime immagini degli attivisti della Flotilla arrestati ad Ashdod: in ginocchio, mani legate. Presente Ben-Gvir.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/20/flotilla-gaza-attivisti-ashdod-notizie/8392930/
    BASTARDI ASSASSINI e LI FANNO PARTECIPARE anche ALL'EUROVISION e ALLE MANIFESTAZIONI SPORTIVE. ISOLIAMOLI da TUTTO! Flotilla Gaza: attivisti in ginocchio, mani legate, inno israeliano Le prime immagini degli attivisti della Flotilla arrestati ad Ashdod: in ginocchio, mani legate. Presente Ben-Gvir. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/20/flotilla-gaza-attivisti-ashdod-notizie/8392930/
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  • EVENTO IMPORTANTE a cui PARTECIPARE!
    EVENTO IMPORTANTE a cui PARTECIPARE!
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  • Gerusalemme, sputi sulla statua della Madonna: il video
    Un partecipante alla Processione delle Bandiere sputa sulla statua della Vergine Maria a Gerusalemme. Il video denuncia...
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/16/gerusalemme-statua-madonna-intolleranza-notizie/8388870/

    Gerusalemme, sputi sulla statua della Madonna: il video Un partecipante alla Processione delle Bandiere sputa sulla statua della Vergine Maria a Gerusalemme. Il video denuncia... https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/16/gerusalemme-statua-madonna-intolleranza-notizie/8388870/
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    Gerusalemme, sputi sulla statua della Madonna: il video
    Un partecipante alla Processione delle Bandiere sputa sulla statua della Vergine Maria a Gerusalemme. Il video denuncia.
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  • Filippo Bianco: Ieri ho scritto al servizio clienti AIA spa per chiedere chiarimenti riguardo alle vaccinazioni geniche sperimentali sulle galline ovaiole e sui tacchini, che è iniziata da pochi giorni in Veneto e il Lombardia, pubblico la risposta che mi è pervenuta dall' azienda questa mattina:

    Gent. Sig. Bianco,
    la ringraziamo per averci contattato, dandoci così l’opportunità di rassicurarla sul fatto che tutti i nostri prodotti sono sicuri per il consumo e non provengono da filiere con animali vaccinati contro l'aviaria.

    In merito alle notizie che stanno circolando negli ultimi giorni su diversi social network riguardo alla vaccinazione contro l’aviaria di alcuni allevamenti avicoli, desideriamo precisare che queste non corrispondono al vero.

    L'azienda insieme ai principali produttori del settore partecipa ad un progetto pilota (con solo 2 allevamenti su 5 totali coinvolti) promosso dal Ministero della Salute, di cui sono disponibili maggiori informazioni al seguente link: https://www.salute.gov.it/new/it/faq/influenza-aviaria-progetto-pilota-di-vaccinazione-negli-allevamenti-avicoli/.

    In ogni caso, i vaccini impiegati nell’ambito di tale progetto, non sono basati su tecnologia che utilizza l’m-RNA.

    Resta fermo il nostro totale impegno a tutela dei consumatori e lungo la filiera per garantire prodotti buoni, sani, sicuri e di qualità.
    Cordialmente,
    Servizio Clienti
    AIA S.p.A.
    Piazzale Apollinare Veronesi 1
    37036 S.Martino Buon Albergo
    Verona
    Filippo Bianco: Ieri ho scritto al servizio clienti AIA spa per chiedere chiarimenti riguardo alle vaccinazioni geniche sperimentali sulle galline ovaiole e sui tacchini, che è iniziata da pochi giorni in Veneto e il Lombardia, pubblico la risposta che mi è pervenuta dall' azienda questa mattina: Gent. Sig. Bianco, la ringraziamo per averci contattato, dandoci così l’opportunità di rassicurarla sul fatto che tutti i nostri prodotti sono sicuri per il consumo e non provengono da filiere con animali vaccinati contro l'aviaria. In merito alle notizie che stanno circolando negli ultimi giorni su diversi social network riguardo alla vaccinazione contro l’aviaria di alcuni allevamenti avicoli, desideriamo precisare che queste non corrispondono al vero. L'azienda insieme ai principali produttori del settore partecipa ad un progetto pilota (con solo 2 allevamenti su 5 totali coinvolti) promosso dal Ministero della Salute, di cui sono disponibili maggiori informazioni al seguente link: https://www.salute.gov.it/new/it/faq/influenza-aviaria-progetto-pilota-di-vaccinazione-negli-allevamenti-avicoli/. In ogni caso, i vaccini impiegati nell’ambito di tale progetto, non sono basati su tecnologia che utilizza l’m-RNA. Resta fermo il nostro totale impegno a tutela dei consumatori e lungo la filiera per garantire prodotti buoni, sani, sicuri e di qualità. Cordialmente, Servizio Clienti AIA S.p.A. Piazzale Apollinare Veronesi 1 37036 S.Martino Buon Albergo Verona
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  • Nuova opposizione green: islamisti e lgbt assieme nell'odio verso l'occidente bianco.

    La nuova sinistra è postdemocratica
    Femminismo spinto e candidati islamisti che vietano i comizi alle donne: col Green Party, che occuperà il vuoto lasciato dai laburisti, si esce dal Novecento e dalla logica

    di BONI CASTELLANE

    Nel quadro di un complessivo spostamento a destra dell’asse politico britannico, il tutto sommato deludente risultato del Green Party non deve essere letto come il rifiuto di un progetto politico ma, al contrario, come il primo esempio di partito di sinistra realmente post-novecentesco. Mentre il Labour di Keir Starmer ha avviato sullo stesso cammino dei Tories di esaurimento del proprio ruolo storico, il Green Party si accredita di una proiezione nazionale tra il 14% e il 18% mostrando una vitalità ben superiore sia ai Laburisti che ai Liberaldemocratici.

    Malgrado il nome, il Green Party non è un classico partito ecologista ma rappresenta sia la riproposizione dei coacervi ideologici post-hippie sia il superamento delle categorie politiche della contraddizione e della plausibilità - quella che una volta si chiamava «garanzia di governabilità». Si tratta di una Sinistra postideologica che liquida ogni residuo marxista-classista per abbracciare un radicalismo identitario puro basato su transumanesimo, gender fluidity assurta a criterio generale, femminismo misandrico e ambientalismo apocalittico. Ci troviamo di fronte al trionfo del particolarismo postmoderno a scapito della vecchia lotta di classe e non è certo un caso se la categoria marxista-leninista dell’«oppressione» non venga più neanche lontanamente considerata su base economica ma sempre e solo ontologica, incarnata nel corpo, nel genere e nell’ambiente. Tuttavia, circa la metà del partito è composta da immigrati non anglofoni che non solo non usano l’inglese nei comizi o negli eventi di partito ma che vedono questa scelta approvata come «diritto» dalla dirigenza britannica bianca del partito. Numerosi, inoltre, sono gli esponenti dichiaratamente islamisti che vietano alle donne la partecipazione agli eventi pubblici e che rivendicano apertamente di rappresentare il voto di clan. Ed anche qui la contraddizione ideologica tra woke estremo e patriarcato teocratico viene risolta non dialetticamente ma pragmaticamente: entrambe le componenti condividono l’ostilità all’Occidente e l’impostazione anti-autoctona e tanto basta a fare da sfondo ad un concreto approdo di entrambe le componenti all’interno del sistema governato dal Parastato gramsciano.

    Dopo una campagna elettorale in cui il Green Party ha apertamente teorizzato la sostituzione etnica - come del resto fanno Podemos in Spagna e Jean-Luc Mélenchon in Francia - ed ha proposto le più distopiche provocazioni woke, i risultati elettorali della scorsa settimana hanno registrato alcuni episodi profondamente simbolici tra cui l’elezione al parlamento scozzese di Q-Manivannan, un cittadino indiano tamil, trans «non binario», munito di visto studentesco scaduto e senza cittadinanza permanente - elezione subito rivendicata come «esempio di superamento dell’idea borghese dei confini». Allo stesso modo, proprio nelle ultime ore un altro episodio simbolico ha contribuito a chiarire il superamento pragmatico dell’idea di contraddizione quando l’appena eletto nel consiglio comunale di Bolton, Baggy Khan, ha ritenuto naturale festeggiare la propria vittoria improvvisando una sorta di corteo a bordo di una Lamborghini Huracán incurante del fatto che il Green Party sostenga la proibizione dei motori endotermici.

    Con il tramonto del Labour, ormai sia come espressione socialista sia come forza di mediazione centrista, il Green Party diventa l’unico riferimento ideologico per tutta l’area, non ancora in grado di governare ma proprio per questo capace di svincolarsi ancora di più da ogni parvenza di ragionevolezza e di plausibilità politica, alla costante ricerca di quella polarizzazione basata sul gesto performativo - sia esso pro-Gaza, no-Kings o ispirato ad uno dei vari «pride» - che orienta e domina un quadro politico ormai totalmente improntato alla preminenza della forza simbolica a scapito della realtà. Curioso che nessun postilluminista benpensante, esponente del globalismo normativo e degli «organismi internazionali», senta il bisogno di fare una riflessione sul fatto che lui aveva torto e che avevano ragione quelli che lui chiamava «irrazionalisti», ma in fondo non importa il colore del gatto quando prende i topi. Tutto accettabile quando il quadro sociale ed istituzionale che consente alle più stridenti contraddizioni di convivere si basa su una tacita spartizione di quel Parastato gramsciano che sempre più si sostituisce alle funzioni dello Stato e della società ma che necessita di continua materia prima per il suo funzionamento sotto forma di immigrazione e fondi statali. La contraddizione sulla quale si basa la composizione del Green Party si pone così in un’ottica di superamento della categorie politiche novecentesche dove il momento della sintesi viene sostituito dalla giustapposizione di particolarismi che si alimentano reciprocamente contro il comune avversario. La prospettiva è uno scenario postdemocratico, dove la democrazia si riduce a plebisciti simbolici su temi identitari mentre il Parastato prospera indipendentemente dalla democrazia. Negli Usa dell’UsAid il popolo ha impedito a Kamala Harris di compiere l’opera iniziata nel 2008, ma la Destra, ormai maggioritaria ovunque, deve sapere che tipo di avversario si troverà di fronte nei prossimi anni e che tipo di azioni mettere in campo per contrastarlo.
    Nuova opposizione green: islamisti e lgbt assieme nell'odio verso l'occidente bianco. La nuova sinistra è postdemocratica Femminismo spinto e candidati islamisti che vietano i comizi alle donne: col Green Party, che occuperà il vuoto lasciato dai laburisti, si esce dal Novecento e dalla logica di BONI CASTELLANE Nel quadro di un complessivo spostamento a destra dell’asse politico britannico, il tutto sommato deludente risultato del Green Party non deve essere letto come il rifiuto di un progetto politico ma, al contrario, come il primo esempio di partito di sinistra realmente post-novecentesco. Mentre il Labour di Keir Starmer ha avviato sullo stesso cammino dei Tories di esaurimento del proprio ruolo storico, il Green Party si accredita di una proiezione nazionale tra il 14% e il 18% mostrando una vitalità ben superiore sia ai Laburisti che ai Liberaldemocratici. Malgrado il nome, il Green Party non è un classico partito ecologista ma rappresenta sia la riproposizione dei coacervi ideologici post-hippie sia il superamento delle categorie politiche della contraddizione e della plausibilità - quella che una volta si chiamava «garanzia di governabilità». Si tratta di una Sinistra postideologica che liquida ogni residuo marxista-classista per abbracciare un radicalismo identitario puro basato su transumanesimo, gender fluidity assurta a criterio generale, femminismo misandrico e ambientalismo apocalittico. Ci troviamo di fronte al trionfo del particolarismo postmoderno a scapito della vecchia lotta di classe e non è certo un caso se la categoria marxista-leninista dell’«oppressione» non venga più neanche lontanamente considerata su base economica ma sempre e solo ontologica, incarnata nel corpo, nel genere e nell’ambiente. Tuttavia, circa la metà del partito è composta da immigrati non anglofoni che non solo non usano l’inglese nei comizi o negli eventi di partito ma che vedono questa scelta approvata come «diritto» dalla dirigenza britannica bianca del partito. Numerosi, inoltre, sono gli esponenti dichiaratamente islamisti che vietano alle donne la partecipazione agli eventi pubblici e che rivendicano apertamente di rappresentare il voto di clan. Ed anche qui la contraddizione ideologica tra woke estremo e patriarcato teocratico viene risolta non dialetticamente ma pragmaticamente: entrambe le componenti condividono l’ostilità all’Occidente e l’impostazione anti-autoctona e tanto basta a fare da sfondo ad un concreto approdo di entrambe le componenti all’interno del sistema governato dal Parastato gramsciano. Dopo una campagna elettorale in cui il Green Party ha apertamente teorizzato la sostituzione etnica - come del resto fanno Podemos in Spagna e Jean-Luc Mélenchon in Francia - ed ha proposto le più distopiche provocazioni woke, i risultati elettorali della scorsa settimana hanno registrato alcuni episodi profondamente simbolici tra cui l’elezione al parlamento scozzese di Q-Manivannan, un cittadino indiano tamil, trans «non binario», munito di visto studentesco scaduto e senza cittadinanza permanente - elezione subito rivendicata come «esempio di superamento dell’idea borghese dei confini». Allo stesso modo, proprio nelle ultime ore un altro episodio simbolico ha contribuito a chiarire il superamento pragmatico dell’idea di contraddizione quando l’appena eletto nel consiglio comunale di Bolton, Baggy Khan, ha ritenuto naturale festeggiare la propria vittoria improvvisando una sorta di corteo a bordo di una Lamborghini Huracán incurante del fatto che il Green Party sostenga la proibizione dei motori endotermici. Con il tramonto del Labour, ormai sia come espressione socialista sia come forza di mediazione centrista, il Green Party diventa l’unico riferimento ideologico per tutta l’area, non ancora in grado di governare ma proprio per questo capace di svincolarsi ancora di più da ogni parvenza di ragionevolezza e di plausibilità politica, alla costante ricerca di quella polarizzazione basata sul gesto performativo - sia esso pro-Gaza, no-Kings o ispirato ad uno dei vari «pride» - che orienta e domina un quadro politico ormai totalmente improntato alla preminenza della forza simbolica a scapito della realtà. Curioso che nessun postilluminista benpensante, esponente del globalismo normativo e degli «organismi internazionali», senta il bisogno di fare una riflessione sul fatto che lui aveva torto e che avevano ragione quelli che lui chiamava «irrazionalisti», ma in fondo non importa il colore del gatto quando prende i topi. Tutto accettabile quando il quadro sociale ed istituzionale che consente alle più stridenti contraddizioni di convivere si basa su una tacita spartizione di quel Parastato gramsciano che sempre più si sostituisce alle funzioni dello Stato e della società ma che necessita di continua materia prima per il suo funzionamento sotto forma di immigrazione e fondi statali. La contraddizione sulla quale si basa la composizione del Green Party si pone così in un’ottica di superamento della categorie politiche novecentesche dove il momento della sintesi viene sostituito dalla giustapposizione di particolarismi che si alimentano reciprocamente contro il comune avversario. La prospettiva è uno scenario postdemocratico, dove la democrazia si riduce a plebisciti simbolici su temi identitari mentre il Parastato prospera indipendentemente dalla democrazia. Negli Usa dell’UsAid il popolo ha impedito a Kamala Harris di compiere l’opera iniziata nel 2008, ma la Destra, ormai maggioritaria ovunque, deve sapere che tipo di avversario si troverà di fronte nei prossimi anni e che tipo di azioni mettere in campo per contrastarlo.
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  • 𝗔 𝗖𝗔𝗥𝗧𝗘 𝗦𝗖𝗢𝗣𝗘𝗥𝗧𝗘

    È stato un weekend positivo fra confronto pubblico e mobilitazioni di piazza, in un sabato che ha quasi saputo illuderci con un caldo pre-estivo La pioggia di questa domenica invece ci riconsegna inevitabilmente alle riflessioni.

    E a mente fredda credo si possa dire senza mezzi termini che qui a Milano, politicamente parlando, si percepisce ancora troppa confusione. Troppe divisioni ideologiche, troppi piccoli recinti, troppi rivoli civici e personalismi vari. Non proprio il massimo per chi sostiene di voler ribaltare il tavolo dopo almeno dieci anni di una gestione amministrativa locale che definire inadeguata sarebbe persino un eufemismo.

    Credo sinceramente che in questa fase serva superare più di qualche pregiudizio mentale, così come le dinamiche di simpatia e antipatia personale, quando si prova a costruire qualcosa di realmente alternativo agli schieramenti principali.

    La domanda infatti è molto semplice: vogliamo continuare a votare i soliti volti noti, i soliti gruppi e i soliti equilibri… per poi ritrovarci puntualmente a lamentarci per altri cinque anni? Perché se è così allora accomodiamoci pure.

    Ma se la risposta è diversa, allora forse è arrivato il momento di giocare davvero “a carte scoperte” e chiarire una volta per tutte quali siano gli intenti, le priorità e soprattutto la visione di città che vogliamo costruire.
    Anche perché è ora di smetterla con una politica che parla sempre e soltanto al futuro come fosse una dimensione astratta. Il futuro è adesso. E chi oggi decide di ripartire deve avere anche il coraggio di rompere certi schemi, riaffermando una base sociale capace di dettare l’agenda politica, non semplicemente di farsela dettare.

    In tal senso le teorie di Colin Crouch nel libro “Postdemocracy” possono aiutarci a fare chiarezza. Le nostre istituzioni formalmente restano democratiche, ma sempre più spesso appaiono svuotate e condizionate da reti economiche e finanziarie che finiscono inevitabilmente per allontanarsi dal bene comune e dagli interessi reali dei cittadini.
    Per questo oggi la sfida deve superare la vecchia dialettica fra destra e sinistra. Il punto centrale diventa la qualità democratica del potere, che deve tornare a essere indipendente, leggibile, verificabile e vicino ai territori.
    Non possiamo più limitarci né all’anti-politica da slogan né al mito deresponsabilizzante dell’“uno vale uno”. Serve invece una democrazia delle competenze responsabili. La leadership può anche esistere, ma deve avere una visione di lungo periodo e soprattutto rispondere dei risultati attraverso strumenti pubblici, dati trasparenti e controllo civico diffuso.

    L’obiettivo deve essere evitare tre derive ormai sotto gli occhi di tutti: • l’oligarchia economico-finanziaria che trasforma la città in un mercato immobiliare anziché in una comunità abitata; • la tecnocrazia opaca dei processi decisionali calati dall’alto; • il populismo permanente che urla contro i problemi senza mai costruire istituzioni efficienti.

    La democrazia può ancora evolversi in una forma più repubblicana e civica: un modello in cui il potere resta visibile, comprensibile e correggibile dai cittadini. Una visione dove il cittadino non è suddito di oligarchie economiche o burocrazie impersonali, ma torna finalmente al centro dell’azione pubblica. Un nuovo umanesimo civico e post-ideologico che forse potrebbe persino aiutarci a uscire dalla crisi democratica che stiamo vivendo.
    Se qualcuno vuole parlarne seriamente, confrontarsi o anche semplicemente capire meglio dove vogliamo andare, ci sarà tempo e modo di farlo. Magari già dal 25 Maggio in avanti.
    Perché poi arriva sempre il momento del fare. E quello, prima o poi, riguarda tutti

    #Milano #Politica #Civismo #Democrazia #partecipazione
    𝗔 𝗖𝗔𝗥𝗧𝗘 𝗦𝗖𝗢𝗣𝗘𝗥𝗧𝗘 È stato un weekend positivo fra confronto pubblico e mobilitazioni di piazza, in un sabato che ha quasi saputo illuderci con un caldo pre-estivo ☀️ La pioggia di questa domenica invece ci riconsegna inevitabilmente alle riflessioni. E a mente fredda credo si possa dire senza mezzi termini che qui a Milano, politicamente parlando, si percepisce ancora troppa confusione. Troppe divisioni ideologiche, troppi piccoli recinti, troppi rivoli civici e personalismi vari. Non proprio il massimo per chi sostiene di voler ribaltare il tavolo dopo almeno dieci anni di una gestione amministrativa locale che definire inadeguata sarebbe persino un eufemismo. Credo sinceramente che in questa fase serva superare più di qualche pregiudizio mentale, così come le dinamiche di simpatia e antipatia personale, quando si prova a costruire qualcosa di realmente alternativo agli schieramenti principali. ❓La domanda infatti è molto semplice: vogliamo continuare a votare i soliti volti noti, i soliti gruppi e i soliti equilibri… per poi ritrovarci puntualmente a lamentarci per altri cinque anni? Perché se è così allora accomodiamoci pure. Ma se la risposta è diversa, allora forse è arrivato il momento di giocare davvero “a carte scoperte” ♠️ e chiarire una volta per tutte quali siano gli intenti, le priorità e soprattutto la visione di città che vogliamo costruire. Anche perché è ora di smetterla con una politica che parla sempre e soltanto al futuro come fosse una dimensione astratta. Il futuro è adesso. E chi oggi decide di ripartire deve avere anche il coraggio di rompere certi schemi, riaffermando una base sociale capace di dettare l’agenda politica, non semplicemente di farsela dettare. In tal senso le teorie di Colin Crouch nel libro “Postdemocracy” possono aiutarci a fare chiarezza. Le nostre istituzioni formalmente restano democratiche, ma sempre più spesso appaiono svuotate e condizionate da reti economiche e finanziarie che finiscono inevitabilmente per allontanarsi dal bene comune e dagli interessi reali dei cittadini. Per questo oggi la sfida deve superare la vecchia dialettica fra destra e sinistra. Il punto centrale diventa la qualità democratica del potere, che deve tornare a essere indipendente, leggibile, verificabile e vicino ai territori. Non possiamo più limitarci né all’anti-politica da slogan né al mito deresponsabilizzante dell’“uno vale uno”. Serve invece una democrazia delle competenze responsabili. La leadership può anche esistere, ma deve avere una visione di lungo periodo e soprattutto rispondere dei risultati attraverso strumenti pubblici, dati trasparenti e controllo civico diffuso. L’obiettivo deve essere evitare tre derive ormai sotto gli occhi di tutti: • l’oligarchia economico-finanziaria che trasforma la città in un mercato immobiliare anziché in una comunità abitata; • la tecnocrazia opaca dei processi decisionali calati dall’alto; • il populismo permanente che urla contro i problemi senza mai costruire istituzioni efficienti. La democrazia può ancora evolversi in una forma più repubblicana e civica: un modello in cui il potere resta visibile, comprensibile e correggibile dai cittadini. Una visione dove il cittadino non è suddito di oligarchie economiche o burocrazie impersonali, ma torna finalmente al centro dell’azione pubblica. Un nuovo umanesimo civico e post-ideologico che forse potrebbe persino aiutarci a uscire dalla crisi democratica che stiamo vivendo. Se qualcuno vuole parlarne seriamente, confrontarsi o anche semplicemente capire meglio dove vogliamo andare, ci sarà tempo e modo di farlo. Magari già dal 25 Maggio in avanti. Perché poi arriva sempre il momento del fare. E quello, prima o poi, riguarda tutti 🌧️ #Milano #Politica #Civismo #Democrazia #partecipazione
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  • ATM – Fiore all’occhiello da salvare

    Dovrebbe essere il punto di riferimento della mobilità urbana milanese, un’eccellenza nella gestione del trasporto pubblico. E invece, se oggi siamo chiamati a scendere in piazza, significa che qualcosa nel modello organizzativo e nelle scelte strategiche non ha funzionato.

    Negli anni abbiamo assistito a un progressivo deterioramento del servizio: carenza strutturale di autisti (oltre 300 unità), riduzione delle frequenze su molte linee di superficie, indicatori di puntualità sempre più critici e un turnover crescente legato a condizioni contrattuali poco attrattive. Parallelamente, scelte manageriali orientate più all’espansione internazionale che al rafforzamento del servizio cittadino hanno indebolito la qualità percepita dai cittadini — ormai ridotti a semplici “utenti”.

    Eppure, a fronte di risultati economici positivi, queste criticità restano irrisolte. Anzi, le recenti dinamiche nella governance sollevano ulteriori interrogativi sulla direzione intrapresa.

    Personalmente, dal 2018 non ho mai smesso di sostenere la difesa di ATM come patrimonio pubblico strategico, contrastando ogni tentativo di frammentazione o ridimensionamento. Ed è proprio per coerenza che oggi ritengo importante dare il mio supporto all’iniziativa dei Comitati.

    9 maggio 2026
    Milano – Largo Cairoli
    Ore 16:00 – 19:00

    Al di là di appartenenze e schieramenti, qui è in gioco la tutela di un servizio pubblico essenziale, un pilastro della mobilità e della qualità della vita urbana.

    La partecipazione conta. Ci vediamo in piazza.

    #ATM #Milano #Mobilità #TrasportoPubblico #partecipazione
    🚍 ATM – Fiore all’occhiello da salvare Dovrebbe essere il punto di riferimento della mobilità urbana milanese, un’eccellenza nella gestione del trasporto pubblico. E invece, se oggi siamo chiamati a scendere in piazza, significa che qualcosa nel modello organizzativo e nelle scelte strategiche non ha funzionato. Negli anni abbiamo assistito a un progressivo deterioramento del servizio: carenza strutturale di autisti (oltre 300 unità), riduzione delle frequenze su molte linee di superficie, indicatori di puntualità sempre più critici e un turnover crescente legato a condizioni contrattuali poco attrattive. Parallelamente, scelte manageriali orientate più all’espansione internazionale che al rafforzamento del servizio cittadino hanno indebolito la qualità percepita dai cittadini — ormai ridotti a semplici “utenti”. Eppure, a fronte di risultati economici positivi, queste criticità restano irrisolte. Anzi, le recenti dinamiche nella governance sollevano ulteriori interrogativi sulla direzione intrapresa. Personalmente, dal 2018 non ho mai smesso di sostenere la difesa di ATM come patrimonio pubblico strategico, contrastando ogni tentativo di frammentazione o ridimensionamento. Ed è proprio per coerenza che oggi ritengo importante dare il mio supporto all’iniziativa dei Comitati. 📍 9 maggio 2026 📍 Milano – Largo Cairoli ⏰ Ore 16:00 – 19:00 Al di là di appartenenze e schieramenti, qui è in gioco la tutela di un servizio pubblico essenziale, un pilastro della mobilità e della qualità della vita urbana. La partecipazione conta. Ci vediamo in piazza. ✊ #ATM #Milano #Mobilità #TrasportoPubblico #partecipazione
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  • Giù le mani da San Siro

    Ci sono battaglie che non si esauriscono con un passaggio istituzionale o con una decisione calata dall’alto. La questione dello stadio è una di queste. E no, non finisce qui.

    San Siro non è solo un impianto sportivo: è un’infrastruttura sociale, un presidio culturale e identitario che negli anni ha contribuito a definire Milano ben oltre il calcio. Ridurre tutto a una logica immobiliare o di valorizzazione economica significa non cogliere il valore sistemico che questo luogo rappresenta per i quartieri e per la città.

    Per questo continuo a sostenere con convinzione il lavoro dei Comitati e dei collettivi che, da anni, portano avanti un’attività di sensibilizzazione concreta e radicata sul territorio. Un impegno che non si limita alla difesa dello stadio, ma che riguarda anche la qualità della vita nei quartieri limitrofi, la gestione degli spazi pubblici e la tutela della memoria storica.

    9 maggio 2026 – dalle 10:30
    Parco dei Capitani

    È importante esserci, ancora una volta. Non solo per dire “no”, ma per ribadire che le trasformazioni urbane devono essere condivise, sostenibili e rispettose del contesto.

    La partita è ancora aperta. E si gioca insieme.

    #SanSiro #Milano #SpaziPubblici #Partecipazione #cittàpubblica
    🏟️ Giù le mani da San Siro Ci sono battaglie che non si esauriscono con un passaggio istituzionale o con una decisione calata dall’alto. La questione dello stadio è una di queste. E no, non finisce qui. San Siro non è solo un impianto sportivo: è un’infrastruttura sociale, un presidio culturale e identitario che negli anni ha contribuito a definire Milano ben oltre il calcio. Ridurre tutto a una logica immobiliare o di valorizzazione economica significa non cogliere il valore sistemico che questo luogo rappresenta per i quartieri e per la città. Per questo continuo a sostenere con convinzione il lavoro dei Comitati e dei collettivi che, da anni, portano avanti un’attività di sensibilizzazione concreta e radicata sul territorio. Un impegno che non si limita alla difesa dello stadio, ma che riguarda anche la qualità della vita nei quartieri limitrofi, la gestione degli spazi pubblici e la tutela della memoria storica. 📍 9 maggio 2026 – dalle 10:30 📍 Parco dei Capitani È importante esserci, ancora una volta. Non solo per dire “no”, ma per ribadire che le trasformazioni urbane devono essere condivise, sostenibili e rispettose del contesto. La partita è ancora aperta. E si gioca insieme. ✊ #SanSiro #Milano #SpaziPubblici #Partecipazione #cittàpubblica
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  • Carissimi,
    siamo lieti di invitarvi alla presentazione del libro di Marcos Cappato “Non chiamatemi marziano”, che si terrà giovedì 7 maggio alle ore 17:00 presso il Teatro del Dynamo City Camp di Milano (Via Giovanni Bovio, 6).

    Marcos, nostro camper e Alfiere della Repubblica per il suo impegno e dedizione nella costruzione di una società più inclusiva, condivide nel suo libro anche il racconto di Dynamo Camp e dell’impatto delle sue attività.

    Saremmo felici di avervi con noi in questa occasione speciale!

    Per partecipare all’evento, vi chiediamo gentilmente di registrare il vostro nominativo al seguente link:
    https://forms.gle/cGPi7UfLu7AWU6M78

    In allegato potete trovare anche la locandina dell’evento.

    Grazie a tutti e a presto!
    Carissimi, siamo lieti di invitarvi alla presentazione del libro di Marcos Cappato “Non chiamatemi marziano”, che si terrà giovedì 7 maggio alle ore 17:00 presso il Teatro del Dynamo City Camp di Milano (Via Giovanni Bovio, 6). Marcos, nostro camper e Alfiere della Repubblica per il suo impegno e dedizione nella costruzione di una società più inclusiva, condivide nel suo libro anche il racconto di Dynamo Camp e dell’impatto delle sue attività. Saremmo felici di avervi con noi in questa occasione speciale! Per partecipare all’evento, vi chiediamo gentilmente di registrare il vostro nominativo al seguente link: https://forms.gle/cGPi7UfLu7AWU6M78 In allegato potete trovare anche la locandina dell’evento. Grazie a tutti e a presto!
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  • EVENTO / MILANO LIBERA

    Milano è una città che si vive ogni giorno, ma quanto spesso ci fermiamo davvero a capire dove sta andando

    Il 25 maggio è un’occasione semplice, ma preziosa: incontrarsi dal vivo, ascoltare un progetto per la città e farsi un’idea senza filtri, senza slogan e senza pregiudizi.

    Durante la serata verranno presentati il candidato sindaco, la squadra e il programma completo. Ma soprattutto sarà uno spazio aperto, dove fare domande, confrontarsi e chiarire dubbi in modo diretto.

    È anche il momento giusto per chi sta valutando un coinvolgimento più attivo.

    Teatro Bruno Munari – Milano
    Ore 18:30
    Ingresso libero

    Se ti interessa capire meglio che direzione può prendere Milano, passa a dare un ascolto.

    #Milano #Milano2027 #EventiMilano #Partecipazione #milanolibera
    🔊 EVENTO / MILANO LIBERA 🔊 Milano è una città che si vive ogni giorno, ma quanto spesso ci fermiamo davvero a capire dove sta andando❓ Il 25 maggio è un’occasione semplice, ma preziosa: incontrarsi dal vivo, ascoltare un progetto per la città e farsi un’idea senza filtri, senza slogan e senza pregiudizi. Durante la serata verranno presentati il candidato sindaco, la squadra e il programma completo. Ma soprattutto sarà uno spazio aperto, dove fare domande, confrontarsi e chiarire dubbi in modo diretto. È anche il momento giusto per chi sta valutando un coinvolgimento più attivo. 📍 Teatro Bruno Munari – Milano 🕒 Ore 18:30 🎟️ Ingresso libero Se ti interessa capire meglio che direzione può prendere Milano, passa a dare un ascolto. #Milano #Milano2027 #EventiMilano #Partecipazione #milanolibera
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