• SCHIAVI MODERNI NELLA ZONA FRANCA
    Milano fra moderni schiavi e assuefazione

    A Milano ci siamo abituati a tutto.
    Ci siamo abituati alle colate di cemento vendute come rigenerazione urbana. Ci siamo abituati agli appalti che sollevano più domande che certezze. Ci siamo abituati alla violenza che cresce e ai comunicati che la raccontano come fosse meteo. Ci siamo abituati soprattutto a una pericolosa forma di anestesia collettiva.

    Sappiamo bene che l'Italia vive da decenni dentro equilibri geopolitici dove il peso degli Stati Uniti è tutt'altro che marginale. Ma il punto non è questo. Il punto è chiedersi se consolati e ambasciate presenti sul nostro territorio debbano trasformarsi in una sorta di zona franca, dove certe dinamiche vengono tollerate con una leggerezza che altrove farebbe scattare ben altri allarmi.

    Perché la vicenda del nuovo Consolato USA nell'area dell'ex Tiro a Segno di Piazzale Accursio racconta qualcosa che va oltre la cronaca giudiziaria. Un progetto da 200 milioni di dollari, centinaia di lavoratori impiegati, uno dei cantieri simbolo della Milano che cresce e si espande. Poi arrivano le accuse della Procura: operai reclutati in India attraverso intermediari senza scrupoli, migliaia di euro versati per ottenere un posto di lavoro, famiglie indebitate, salari trattenuti, minacce, turni massacranti e condizioni che gli inquirenti descrivono come una forma di para schiavismo.

    Ed è qui che emerge la domanda più scomoda. Non come si interviene adesso, perché l'inchiesta sta facendo il suo corso. Ma come sia stato possibile arrivare fino a questo punto
    Come sia stato possibile accettare determinati giochi e determinate imposizioni che, pur provenendo da soggetti esteri, si sviluppano comunque dentro il tessuto della nostra città e nel rapporto inevitabile con il Paese che li ospita.
    Quali giustificazioni dovrebbero arrivare adesso? Quali controlli sono mancati? E soprattutto: davvero qualcuno pensa che il prestigio di un'opera o il peso di chi la commissiona possano rappresentare una deroga implicita ai principi di trasparenza e legalità

    Per anni abbiamo guardato a città come Dubai come al simbolo di uno sviluppo che non guarda in faccia nessuno. Grattacieli scintillanti costruiti sulle spalle di lavoratori invisibili. Oggi scopriamo che certe logiche possono affacciarsi anche qui, nella Milano delle conferenze sulla sostenibilità, dei diritti e delle grandi narrazioni internazionali.

    Adesso questo scenario è a Milano.
    E allora la questione non è più politica, ideologica o propagandistica. È la realtà stessa che ci parla di una città dove troppo spesso la scorrettezza viene praticata alla luce del sole e metabolizzata con una rapidità disarmante.

    Forse è arrivato il momento di costruire una risposta strutturale. Un presidio o meglio Assessorato permanente sulla trasparenza e sulla legalità delle grandi operazioni urbane. Un sistema che controlli tutto e tutti, senza differenze tra soggetti privati, multinazionali o istituzioni estere. Fosse anche Mr. Trump in persona a chiedere strada libera nel moderno Risiko delle città e delle economie da assoggettare.

    Perché a tutto c'è un limite.
    E il problema non è soltanto chi quel limite lo supera. Il problema è una città che, un pezzo alla volta, rischia di non accorgersene più.
    La realtà ci sta chiedendo una nuova disciplina civile e istituzionale. Regole uguali per tutti. Senza eccezioni, senza sudditanze e senza zone franche.

    Perché la dignità del lavoro non può diventare una voce negoziabile nel bilancio di nessuno.

    #Milano #Legalità #Trasparenza #DirittiDeiLavoratori #PoliticaLocale
    SCHIAVI MODERNI NELLA ZONA FRANCA Milano fra moderni schiavi e assuefazione A Milano ci siamo abituati a tutto. Ci siamo abituati alle colate di cemento vendute come rigenerazione urbana. Ci siamo abituati agli appalti che sollevano più domande che certezze. Ci siamo abituati alla violenza che cresce e ai comunicati che la raccontano come fosse meteo. Ci siamo abituati soprattutto a una pericolosa forma di anestesia collettiva. Sappiamo bene che l'Italia vive da decenni dentro equilibri geopolitici dove il peso degli Stati Uniti è tutt'altro che marginale. Ma il punto non è questo. Il punto è chiedersi se consolati e ambasciate presenti sul nostro territorio debbano trasformarsi in una sorta di zona franca, dove certe dinamiche vengono tollerate con una leggerezza che altrove farebbe scattare ben altri allarmi. Perché la vicenda del nuovo Consolato USA nell'area dell'ex Tiro a Segno di Piazzale Accursio racconta qualcosa che va oltre la cronaca giudiziaria. Un progetto da 200 milioni di dollari, centinaia di lavoratori impiegati, uno dei cantieri simbolo della Milano che cresce e si espande. Poi arrivano le accuse della Procura: operai reclutati in India attraverso intermediari senza scrupoli, migliaia di euro versati per ottenere un posto di lavoro, famiglie indebitate, salari trattenuti, minacce, turni massacranti e condizioni che gli inquirenti descrivono come una forma di para schiavismo. 👉Ed è qui che emerge la domanda più scomoda. Non come si interviene adesso, perché l'inchiesta sta facendo il suo corso. Ma come sia stato possibile arrivare fino a questo punto⁉️ Come sia stato possibile accettare determinati giochi e determinate imposizioni che, pur provenendo da soggetti esteri, si sviluppano comunque dentro il tessuto della nostra città e nel rapporto inevitabile con il Paese che li ospita. Quali giustificazioni dovrebbero arrivare adesso? Quali controlli sono mancati? E soprattutto: davvero qualcuno pensa che il prestigio di un'opera o il peso di chi la commissiona possano rappresentare una deroga implicita ai principi di trasparenza e legalità⁉️ Per anni abbiamo guardato a città come Dubai come al simbolo di uno sviluppo che non guarda in faccia nessuno. Grattacieli scintillanti costruiti sulle spalle di lavoratori invisibili. Oggi scopriamo che certe logiche possono affacciarsi anche qui, nella Milano delle conferenze sulla sostenibilità, dei diritti e delle grandi narrazioni internazionali. Adesso questo scenario è a Milano. E allora la questione non è più politica, ideologica o propagandistica. È la realtà stessa che ci parla di una città dove troppo spesso la scorrettezza viene praticata alla luce del sole e metabolizzata con una rapidità disarmante. Forse è arrivato il momento di costruire una risposta strutturale. Un presidio o meglio Assessorato permanente sulla trasparenza e sulla legalità delle grandi operazioni urbane. Un sistema che controlli tutto e tutti, senza differenze tra soggetti privati, multinazionali o istituzioni estere. Fosse anche Mr. Trump in persona a chiedere strada libera nel moderno Risiko delle città e delle economie da assoggettare. Perché a tutto c'è un limite. E il problema non è soltanto chi quel limite lo supera. Il problema è una città che, un pezzo alla volta, rischia di non accorgersene più. La realtà ci sta chiedendo una nuova disciplina civile e istituzionale. Regole uguali per tutti. Senza eccezioni, senza sudditanze e senza zone franche. Perché la dignità del lavoro non può diventare una voce negoziabile nel bilancio di nessuno. #Milano #Legalità #Trasparenza #DirittiDeiLavoratori #PoliticaLocale
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  • PRESA DI COSCIENZA (a giochi fatti)

    Sono passati 34 anni da una strage che non è facile dimenticare. E forse non sarebbe nemmeno giusto farlo.
    Quello che personalmente continua a colpirmi è comprendere come certi valori, certe lezioni profondamente morali, riescano a passare solo attraverso il dolore e la perdita di qualcuno.

    In questo caso Giovanni Falcone. E, appena poche settimane dopo, Paolo Borsellino.
    Nel 1992 probabilmente non avevo ancora gli strumenti per capire fino in fondo cosa rappresentasse davvero la strage di Capaci. Con il tempo si cresce, si cambia — spero in meglio — e arriva una presa di coscienza più netta: esistono parametri enormi che legano l’attività politica alla nostra vita quotidiana. A come esci di casa, vai al lavoro, fai la spesa o ti siedi a bere una birra con gli amici.

    Quei parametri fondamentali, per me, restano due. Sono forse i più difficili da praticare davvero, ma anche gli unici che possono rendere una società giusta, credibile e persino più serena. Si chiamano Trasparenza e Legalità.
    Due parole spesso abusate, svuotate o ridotte a slogan, ma che dovrebbero invece convergere dentro un’unica cornice: la Giustizia.

    Sono valori che questo Paese, negli anni, ha progressivamente indebolito. Ed è anche per questo che troppo spesso l’Italia sembra diventare più una destinazione da cartolina che una patria in cui costruire futuro, fiducia e senso di appartenenza.

    La lezione di Capaci però non è stata dimenticata. E credo sia giusto riconoscere il lavoro di tante associazioni, comitati, realtà civiche e cittadini che in ogni parte del Paese hanno continuato a difendere questi principi, andando oltre il semplice rito commemorativo o il memoriale annuale.

    Eppure penso che oggi serva un passo ulteriore. Perché altrimenti continueremo ogni anno a indignarci, a commuoverci, a ripetere parole giuste senza però trasformarle in pratica quotidiana.

    La cultura della legalità non può esistere solo nelle celebrazioni istituzionali. Deve partire dal proprio metro quadrato di responsabilità.
    Dalla fila rispettata in un ufficio pubblico. Dal rapporto corretto tra colleghi. Dal modo in cui si gestiscono ruoli, incarichi, risorse e denaro. Dalla capacità di pretendere chiarezza amministrativa, controlli reali, valutazione dei risultati e un rapporto diretto tra istituzioni e cittadini.

    La politica, se vuole recuperare credibilità, deve ripartire proprio da qui: da processi trasparenti, dalla prevenzione della corruzione, dall’ascolto continuo delle persone, dalla rendicontazione pubblica delle scelte e dalla capacità di confrontarsi con le migliori pratiche adottate altrove, senza arroganza e senza autoreferenzialità.

    Per queste ragioni ho deciso ancora una volta di rimettermi in gioco, insieme ad altre persone che credono in un’idea precisa di amministrazione e di impegno civico. Non penso esistano programmi perfetti o salvatori della patria. Ma credo esistano pilastri etici che fanno la differenza nel modo in cui si governa una città, un quartiere, una comunità.

    È sempre duro prendere coscienza “a giochi fatti”. Ma penso che nella vita conti soprattutto capire che c’è ancora tempo per invertire una rotta sbagliata e provare a ricostruire le regole del vivere comune con una dose equilibrata di realismo e idealismo.
    Quello che basta per continuare a immaginare qualcosa di migliore per sé stessi e per gli altri.

    Ci stiamo provando. Con piccoli passi, ma concreti.
    E non per propaganda, ma per una scelta di vita e per un’idea chiara di impegno politico.
    Altrimenti resteremo sempre soltanto quelli bravi a ricordare.
    Forse è arrivato il momento di affiancare alle parole “scegliere” e “ricordare” anche un’altra parola: “agire”.

    #GiovanniFalcone #PaoloBorsellino #Legalità #Trasparenza #ImpegnoCivico
    PRESA DI COSCIENZA (a giochi fatti) Sono passati 34 anni da una strage che non è facile dimenticare. E forse non sarebbe nemmeno giusto farlo. Quello che personalmente continua a colpirmi è comprendere come certi valori, certe lezioni profondamente morali, riescano a passare solo attraverso il dolore e la perdita di qualcuno. In questo caso Giovanni Falcone. E, appena poche settimane dopo, Paolo Borsellino. Nel 1992 probabilmente non avevo ancora gli strumenti per capire fino in fondo cosa rappresentasse davvero la strage di Capaci. Con il tempo si cresce, si cambia — spero in meglio — e arriva una presa di coscienza più netta: esistono parametri enormi che legano l’attività politica alla nostra vita quotidiana. A come esci di casa, vai al lavoro, fai la spesa o ti siedi a bere una birra con gli amici. Quei parametri fondamentali, per me, restano due. Sono forse i più difficili da praticare davvero, ma anche gli unici che possono rendere una società giusta, credibile e persino più serena. Si chiamano Trasparenza e Legalità. Due parole spesso abusate, svuotate o ridotte a slogan, ma che dovrebbero invece convergere dentro un’unica cornice: la Giustizia. Sono valori che questo Paese, negli anni, ha progressivamente indebolito. Ed è anche per questo che troppo spesso l’Italia sembra diventare più una destinazione da cartolina che una patria in cui costruire futuro, fiducia e senso di appartenenza. La lezione di Capaci però non è stata dimenticata. E credo sia giusto riconoscere il lavoro di tante associazioni, comitati, realtà civiche e cittadini che in ogni parte del Paese hanno continuato a difendere questi principi, andando oltre il semplice rito commemorativo o il memoriale annuale. 🙏 Eppure penso che oggi serva un passo ulteriore. Perché altrimenti continueremo ogni anno a indignarci, a commuoverci, a ripetere parole giuste senza però trasformarle in pratica quotidiana. La cultura della legalità non può esistere solo nelle celebrazioni istituzionali. Deve partire dal proprio metro quadrato di responsabilità. Dalla fila rispettata in un ufficio pubblico. Dal rapporto corretto tra colleghi. Dal modo in cui si gestiscono ruoli, incarichi, risorse e denaro. Dalla capacità di pretendere chiarezza amministrativa, controlli reali, valutazione dei risultati e un rapporto diretto tra istituzioni e cittadini. La politica, se vuole recuperare credibilità, deve ripartire proprio da qui: da processi trasparenti, dalla prevenzione della corruzione, dall’ascolto continuo delle persone, dalla rendicontazione pubblica delle scelte e dalla capacità di confrontarsi con le migliori pratiche adottate altrove, senza arroganza e senza autoreferenzialità. Per queste ragioni ho deciso ancora una volta di rimettermi in gioco, insieme ad altre persone che credono in un’idea precisa di amministrazione e di impegno civico. Non penso esistano programmi perfetti o salvatori della patria. Ma credo esistano pilastri etici che fanno la differenza nel modo in cui si governa una città, un quartiere, una comunità. È sempre duro prendere coscienza “a giochi fatti”. Ma penso che nella vita conti soprattutto capire che c’è ancora tempo per invertire una rotta sbagliata e provare a ricostruire le regole del vivere comune con una dose equilibrata di realismo e idealismo. Quello che basta per continuare a immaginare qualcosa di migliore per sé stessi e per gli altri. Ci stiamo provando. Con piccoli passi, ma concreti. E non per propaganda, ma per una scelta di vita e per un’idea chiara di impegno politico. Altrimenti resteremo sempre soltanto quelli bravi a ricordare. Forse è arrivato il momento di affiancare alle parole “scegliere” e “ricordare” anche un’altra parola: “agire”. ⚖️ #GiovanniFalcone #PaoloBorsellino #Legalità #Trasparenza #ImpegnoCivico
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  • Insediamento israeliani in Italia - La nuova Terra Promessa

    Una riflessione geopolitica sulla Sovranità Territoriale dei nuovi coloni israeliani al nord ed al sud dell’Italia

    di Piero De Ruvo

    In regioni italiane di grande pregio ma soggette a fenomeni di spopolamento, come la Puglia e il Piemonte, si sta assistendo alla nascita di nuovi modelli di insediamento straniero che sollevano interrogativi sulla gestione del territorio e sulla sovranità nazionale. Non si tratta di semplici flussi migratori o turistici, ma di progetti immobiliari mirati alla creazione di comunità autosufficienti e autonome, spesso descritte dagli stessi promotori come vere e proprie “colonie”.

    In Piemonte, il caso più emblematico è rappresentato dal progetto “Bayit” — termine che in ebraico significa “casa” — sviluppato in Valsesia, in provincia di Vercelli. Il nome sarebbe stato successivamente adattato in “Baita”, probabilmente per renderlo meno riconoscibile e più integrato nel contesto locale. Avviato nel 2024, il progetto avrebbe già favorito il trasferimento di oltre 80 famiglie israeliane, composte principalmente da manager, diplomatici e professionisti, che hanno acquistato abitazioni indipendenti con ampi terreni, spesso situate in aree isolate rispetto ad altre proprietà.

    I comuni maggiormente interessati da questi nuovi insediamenti sarebbero Borgosesia, Varallo, Cravagliana e Scopello. Se da una parte le amministrazioni locali guardano con interesse all’arrivo di nuovi investimenti e all’introito fiscale portato dal popolamento, dall’altra iniziano ad emergere timori legati alla possibile formazione di una comunità chiusa e fortemente autonoma.

    Il progetto prevederebbe infatti la creazione di un vero e proprio villaggio dedicato ai “nomadi digitali”, l’insegnamento della lingua ebraica e l’arrivo di medici israeliani per sopperire alla carenza di personale negli ospedali locali, oltre a ingegneri, farmacisti e altri professionisti, delineando progressivamente una struttura sociale parallela rispetto al tessuto territoriale esistente.

    Simmetricamente, in Puglia, l’imprenditrice Orit Lev Marom ha lanciato attraverso la società Coral 37 il progetto “Israeli Colony in Salento”. Questa iniziativa punta alla creazione di una comunità agricola e turistica autosufficiente dove le famiglie israeliane possano stabilirsi, coltivare il proprio cibo e usufruire di strutture educative e sanitarie condivise.

    L’operazione si concentra sull’acquisto di grandi appezzamenti di terreno, sfruttando prezzi competitivi in una zona colpita da crisi come quella della Xylella, per instaurare un nucleo abitativo autonomo. Queste operazioni, pur muovendosi in un alveo di piena legalità, ricalcano per logica e modalità un modello di colonizzazione e controllo territoriale già attuato in Cisgiordania.

    In quel contesto, l’acquisizione di terre e la creazione di enclave autosufficienti sono state utilizzate come strumenti per modificare la demografia e ottenere il controllo di risorse strategiche. Il timore, espresso da diversi residenti, è che la nascita di queste enclave straniere in Italia possa portare a una minaccia per la sovranità nazionale attraverso l’autosegregazione sociale e scolastica, creando ed incentivando sistemi educativi propri e servizi indipendenti.

    Si può rischiare di sottrarre porzioni di territorio alla vita pubblica nazionale, scivolando verso una forma di “sovranità silenziosa” che erode il controllo dello Stato sulle proprie terre. L’esperienza di altri paesi mediterranei, come Cipro, dove l’aumento massiccio di insediamenti israeliani ha generato timori per la sovranità e la creazione di “backyards” (cortili di casa) stranieri, funge da monito, ed è quindi fondamentale che le istituzioni italiane inizino a monitorare con estrema attenzione questi investimenti e la natura di questi progetti comunitari.

    Il vero nodo della questione non è l’origine dei nuovi residenti, ma la capacità dell’Italia di difendere la propria sovranità territoriale, sociale e culturale. Quando intere comunità si organizzano in modo autonomo, con servizi, scuole e reti interne separate dal tessuto locale, cresce il rischio di creare enclave sempre meno integrate nella vita nazionale.

    In un Paese segnato da spopolamento e crisi economica, il timore è che vaste aree possano finire sotto un controllo di fatto esterno, erodendo lentamente la sovranità dello Stato.

    Per questo le istituzioni dovrebbero monitorare con attenzione questi fenomeni, garantendo integrazione, trasparenza e tutela dell’interesse nazionale, prima che trasformazioni irreversibili cambino il volto sociale, demografico e territoriale dell’Italia.
    Insediamento israeliani in Italia - La nuova Terra Promessa Una riflessione geopolitica sulla Sovranità Territoriale dei nuovi coloni israeliani al nord ed al sud dell’Italia di Piero De Ruvo In regioni italiane di grande pregio ma soggette a fenomeni di spopolamento, come la Puglia e il Piemonte, si sta assistendo alla nascita di nuovi modelli di insediamento straniero che sollevano interrogativi sulla gestione del territorio e sulla sovranità nazionale. Non si tratta di semplici flussi migratori o turistici, ma di progetti immobiliari mirati alla creazione di comunità autosufficienti e autonome, spesso descritte dagli stessi promotori come vere e proprie “colonie”. In Piemonte, il caso più emblematico è rappresentato dal progetto “Bayit” — termine che in ebraico significa “casa” — sviluppato in Valsesia, in provincia di Vercelli. Il nome sarebbe stato successivamente adattato in “Baita”, probabilmente per renderlo meno riconoscibile e più integrato nel contesto locale. Avviato nel 2024, il progetto avrebbe già favorito il trasferimento di oltre 80 famiglie israeliane, composte principalmente da manager, diplomatici e professionisti, che hanno acquistato abitazioni indipendenti con ampi terreni, spesso situate in aree isolate rispetto ad altre proprietà. I comuni maggiormente interessati da questi nuovi insediamenti sarebbero Borgosesia, Varallo, Cravagliana e Scopello. Se da una parte le amministrazioni locali guardano con interesse all’arrivo di nuovi investimenti e all’introito fiscale portato dal popolamento, dall’altra iniziano ad emergere timori legati alla possibile formazione di una comunità chiusa e fortemente autonoma. Il progetto prevederebbe infatti la creazione di un vero e proprio villaggio dedicato ai “nomadi digitali”, l’insegnamento della lingua ebraica e l’arrivo di medici israeliani per sopperire alla carenza di personale negli ospedali locali, oltre a ingegneri, farmacisti e altri professionisti, delineando progressivamente una struttura sociale parallela rispetto al tessuto territoriale esistente. Simmetricamente, in Puglia, l’imprenditrice Orit Lev Marom ha lanciato attraverso la società Coral 37 il progetto “Israeli Colony in Salento”. Questa iniziativa punta alla creazione di una comunità agricola e turistica autosufficiente dove le famiglie israeliane possano stabilirsi, coltivare il proprio cibo e usufruire di strutture educative e sanitarie condivise. L’operazione si concentra sull’acquisto di grandi appezzamenti di terreno, sfruttando prezzi competitivi in una zona colpita da crisi come quella della Xylella, per instaurare un nucleo abitativo autonomo. Queste operazioni, pur muovendosi in un alveo di piena legalità, ricalcano per logica e modalità un modello di colonizzazione e controllo territoriale già attuato in Cisgiordania. In quel contesto, l’acquisizione di terre e la creazione di enclave autosufficienti sono state utilizzate come strumenti per modificare la demografia e ottenere il controllo di risorse strategiche. Il timore, espresso da diversi residenti, è che la nascita di queste enclave straniere in Italia possa portare a una minaccia per la sovranità nazionale attraverso l’autosegregazione sociale e scolastica, creando ed incentivando sistemi educativi propri e servizi indipendenti. Si può rischiare di sottrarre porzioni di territorio alla vita pubblica nazionale, scivolando verso una forma di “sovranità silenziosa” che erode il controllo dello Stato sulle proprie terre. L’esperienza di altri paesi mediterranei, come Cipro, dove l’aumento massiccio di insediamenti israeliani ha generato timori per la sovranità e la creazione di “backyards” (cortili di casa) stranieri, funge da monito, ed è quindi fondamentale che le istituzioni italiane inizino a monitorare con estrema attenzione questi investimenti e la natura di questi progetti comunitari. Il vero nodo della questione non è l’origine dei nuovi residenti, ma la capacità dell’Italia di difendere la propria sovranità territoriale, sociale e culturale. Quando intere comunità si organizzano in modo autonomo, con servizi, scuole e reti interne separate dal tessuto locale, cresce il rischio di creare enclave sempre meno integrate nella vita nazionale. In un Paese segnato da spopolamento e crisi economica, il timore è che vaste aree possano finire sotto un controllo di fatto esterno, erodendo lentamente la sovranità dello Stato. Per questo le istituzioni dovrebbero monitorare con attenzione questi fenomeni, garantendo integrazione, trasparenza e tutela dell’interesse nazionale, prima che trasformazioni irreversibili cambino il volto sociale, demografico e territoriale dell’Italia.
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  • Almeno ditecelo, se sono allucinazioni. L’Antitrust chiede la presenza di avvertimenti “adeguati” nei chatbot per riconoscere l'assurdo
    L'Autorità ha messo in guarda 3 piattaforme di intelligenza artificiale generativa. Per ora niente sanzioni, ma con l'impegno ad aumentare la trasparenza sulla possibilità di fare errori...
    https://www.wired.it/article/stretta-antitrust-allucinazioni-ai-dopo-caso-sentenze-inesistenti/
    Almeno ditecelo, se sono allucinazioni. L’Antitrust chiede la presenza di avvertimenti “adeguati” nei chatbot per riconoscere l'assurdo L'Autorità ha messo in guarda 3 piattaforme di intelligenza artificiale generativa. Per ora niente sanzioni, ma con l'impegno ad aumentare la trasparenza sulla possibilità di fare errori... https://www.wired.it/article/stretta-antitrust-allucinazioni-ai-dopo-caso-sentenze-inesistenti/
    WWW.WIRED.IT
    Almeno ditecelo, se sono allucinazioni. L’Antitrust chiede la presenza di avvertimenti “adeguati” nei chatbot per riconoscere l'assurdo
    L'Autorità ha messo in guarda 3 piattaforme di intelligenza artificiale generativa. Per ora niente sanzioni, ma con l'impegno ad aumentare la trasparenza sulla possibilità di fare errori
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  • COVID-19, LA VERITÀ NEGATA: EX CEO PFIZER ROMPE IL SILENZIO

    VACCINO COVID, EX CEO PFIZER MICHAEL YEADON AMMETTE:
    “NON C’ERA LA PANDEMIA E IL SIERO CONTIENE MATERIALI TOSSICI, È DANNOSO”


    I NUMERI DELLA “PANDEMIA” CHE NON C’ERA -

    NESSUNA EPIDEMIA
    I dati ufficiali non dimostrano una pandemia globale

    VACCINI SPERIMENTALI
    Autorizzati in emergenza senza studi a lungo termine

    MATERIALI TOSSICI
    L’ex CEO Pfizer: “I vaccini contengono materiali pericolosi”

    MALORI IMPROVVISI
    Aumento anomalo di eventi avversi e morti improvvise

    MILIONI DI DANNIATI
    Segnalazioni ignorate e censura sistematica dei medici


    MICHAEL YEADON - Ex Vice Presidente e Chief Scientific Officer Pfizer

    Il CEO ed ex dirigente di Pfizer Michael Yeadon dichiara che la pandemia non è mai esistita e che i vaccini Covid contengono materiali tossici.

    Tale dichiarazione va a sostegno della tesi secondo la quale i “malori improvvisi”, spesso con esito mortale, sono causati proprio dai sieri inoculati durante il “periodo pandemico”.

    Secondo Yeadon, i governi e le istituzioni sanitarie hanno mentito alla popolazione mondiale, imponendo misure liberticide e inoculi sperimentali senza informare sui reali rischi.

    È ora di pretendere verità, giustizia e trasparenza.
    Le vite umane vengono prima del profitto.


    I DETTAGLI DELL’INCHIESTA

    Documenti interni
    Email e report interni Pfizer confermerebbero la conoscenza dei rischi
    Studi manipolati
    Dati alterati per nascondere effetti collaterali

    LE REAZIONI

    Popolazione indignata
    Fiducia nelle istituzioni ai minimi storici
    Silenzio dei media


    Quante vite ancora devono essere sacrificate per conoscere la verità?

    Source: https://t.me/robertoforcione](https://t.me/robertoforcione
    COVID-19, LA VERITÀ NEGATA: EX CEO PFIZER ROMPE IL SILENZIO VACCINO COVID, EX CEO PFIZER MICHAEL YEADON AMMETTE: “NON C’ERA LA PANDEMIA E IL SIERO CONTIENE MATERIALI TOSSICI, È DANNOSO” I NUMERI DELLA “PANDEMIA” CHE NON C’ERA - NESSUNA EPIDEMIA I dati ufficiali non dimostrano una pandemia globale VACCINI SPERIMENTALI Autorizzati in emergenza senza studi a lungo termine MATERIALI TOSSICI L’ex CEO Pfizer: “I vaccini contengono materiali pericolosi” MALORI IMPROVVISI Aumento anomalo di eventi avversi e morti improvvise MILIONI DI DANNIATI Segnalazioni ignorate e censura sistematica dei medici MICHAEL YEADON - Ex Vice Presidente e Chief Scientific Officer Pfizer Il CEO ed ex dirigente di Pfizer Michael Yeadon dichiara che la pandemia non è mai esistita e che i vaccini Covid contengono materiali tossici. Tale dichiarazione va a sostegno della tesi secondo la quale i “malori improvvisi”, spesso con esito mortale, sono causati proprio dai sieri inoculati durante il “periodo pandemico”. Secondo Yeadon, i governi e le istituzioni sanitarie hanno mentito alla popolazione mondiale, imponendo misure liberticide e inoculi sperimentali senza informare sui reali rischi. È ora di pretendere verità, giustizia e trasparenza. Le vite umane vengono prima del profitto. I DETTAGLI DELL’INCHIESTA Documenti interni Email e report interni Pfizer confermerebbero la conoscenza dei rischi Studi manipolati Dati alterati per nascondere effetti collaterali LE REAZIONI Popolazione indignata Fiducia nelle istituzioni ai minimi storici Silenzio dei media Quante vite ancora devono essere sacrificate per conoscere la verità? Source: https://t.me/robertoforcione](https://t.me/robertoforcione
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  • BREVE AGGIORNAMENTO SULLA VACCINAZIONE SPERIMENTALE CONTRO L’AVIARIA CON VACCINI GENICI NEGLI ALLEVAMENTI AVICOLI DEL VENETO, CAPOFILA.

    Sono state inviate due diffide ai decisori governativi e regionali (tutte le regioni) con richiesta di Moratoria per bloccare la campagna vaccinale sperimentale con vaccini genici contro l’Aviaria. Grazie a queste iniziate di decine di migliaia di cittadini e moltissime associazioni, che ringrazio, è stato posticipato all’inizio di maggio. Il programma del MinSal prevede di coinvolgere 136 allevamenti di tacchini e 64 di galline ovaiole, concentrati prevalentemente nella provincia di Verona e con un impatto su tutti il territorio nazionale.
    La Regione Veneto, è capofila della sperimentazione, e colpisce in negativo, l’assenza di garanzie di trasparenza, precauzione e tracciabilità, previste dalla normativa UE e dai diritti dei consumatori.
    L’Aviaria è una malattia dei volatili, endemica, nota da 100 anni. Periodicamente possono comparire dei focolai che vengono gestiti e contenuti da sempre, con efficacia e sicurezza grazie a misure sanitarie consolidate. Quindi non esiste alcuna emergenza.
    I Vaccini genici sperimentali sono stati introdotti sul mercato con l’emergenza Covid-19 e non si sono mai dimostrati né sicuri né tanto meno efficaci.
    Sono chiamati impropriamente vaccini per aggirare i controlli di sicurezza delle terapie geniche, quali sono Hanno, fra le varie peculiarità negative, una bio-distribuzione sistemica arrivando in tutte le cellule del corpo, incluse quelle del Sistema Nervoso Centrale. I vaccini tradizionali utilizzano invece un antigene inattivato virale o batterico, inerte, che rimane fuori dalla cellula negli spazi inter cellulari e localizzato nel punto di iniezione.
    Quelli genici, agiscono come veri agenti ed innescano processi sintetici, alieni, all’interno della cellula per tempi indefiniti. Sono stati ritrovati antigene e messaggero nel tessuto della vescica di un paziente dopo ben 3,5 anni in una recente indagine, avente questo limite temporale.
    Nella fattispecie, i vaccini sperimentali per l’Aviaria sono a DNA con vettore virale esattamente come quello Covid dell’Azienda AstraZeneca, ritirato in fretta e furia dal commercio nel maggio del 2024 per i gravi eventi avversi e problemi di sicurezza.
    Questa tecnologia sperimentale potrebbe, quindi, contaminare irreparabilmente i nostri allevamenti, senza garanzie e alcuna possibilità di ritorno alla normalità (le terapie geniche sono a senso unico).
    Fra gli “eventi avversi di classe” d questi prodotti, nell’uomo, si riscontra la disregolazione dei geni del sistema renina-angiotensina e del sistema immunitario, con un notevole incremento dei tumori, in particolare nei giovani, delle malattie autoimmuni, gravi problemi del Sistema Nervoso Centrale (SNC) e dell’apparato cardio-vascolare.
    Ma ancor più preoccupante è la comparsa di gravi segnali di sicurezza nel SNC, che includono anche malattie da prioni e la produzione di altre proteine aberranti sconosciute.
    I prioni sono trasmissibili con carne infetta, perché resistenti alla cottura e fra le gravi patologie si ricorda l’encefalopatia spongiforme bovina (cd “mucca pazza”).
    La carne, il latte e le uova di animali trattati con vaccini genici potrebbero risultare, quindi, infetti e trasferire prioni con l’alimentazione all’uomo.
    Il rischio biologico è, quindi, tutt’altro che remoto soprattutto per i nostri bambini, come i dati VAERS del CDC americano dimostrano.

    Domani sera, 28 Aprile ore 20,30 incontreremo, in video conferenza, l'Assessore all'agricoltura del Veneto Dario Bond proprio su questo tema.
    Diffondete per favore. Grazie

    Leonardo Guerra
    BREVE AGGIORNAMENTO SULLA VACCINAZIONE SPERIMENTALE CONTRO L’AVIARIA CON VACCINI GENICI NEGLI ALLEVAMENTI AVICOLI DEL VENETO, CAPOFILA. Sono state inviate due diffide ai decisori governativi e regionali (tutte le regioni) con richiesta di Moratoria per bloccare la campagna vaccinale sperimentale con vaccini genici contro l’Aviaria. Grazie a queste iniziate di decine di migliaia di cittadini e moltissime associazioni, che ringrazio, è stato posticipato all’inizio di maggio. Il programma del MinSal prevede di coinvolgere 136 allevamenti di tacchini e 64 di galline ovaiole, concentrati prevalentemente nella provincia di Verona e con un impatto su tutti il territorio nazionale. La Regione Veneto, è capofila della sperimentazione, e colpisce in negativo, l’assenza di garanzie di trasparenza, precauzione e tracciabilità, previste dalla normativa UE e dai diritti dei consumatori. L’Aviaria è una malattia dei volatili, endemica, nota da 100 anni. Periodicamente possono comparire dei focolai che vengono gestiti e contenuti da sempre, con efficacia e sicurezza grazie a misure sanitarie consolidate. Quindi non esiste alcuna emergenza. I Vaccini genici sperimentali sono stati introdotti sul mercato con l’emergenza Covid-19 e non si sono mai dimostrati né sicuri né tanto meno efficaci. Sono chiamati impropriamente vaccini per aggirare i controlli di sicurezza delle terapie geniche, quali sono Hanno, fra le varie peculiarità negative, una bio-distribuzione sistemica arrivando in tutte le cellule del corpo, incluse quelle del Sistema Nervoso Centrale. I vaccini tradizionali utilizzano invece un antigene inattivato virale o batterico, inerte, che rimane fuori dalla cellula negli spazi inter cellulari e localizzato nel punto di iniezione. Quelli genici, agiscono come veri agenti ed innescano processi sintetici, alieni, all’interno della cellula per tempi indefiniti. Sono stati ritrovati antigene e messaggero nel tessuto della vescica di un paziente dopo ben 3,5 anni in una recente indagine, avente questo limite temporale. Nella fattispecie, i vaccini sperimentali per l’Aviaria sono a DNA con vettore virale esattamente come quello Covid dell’Azienda AstraZeneca, ritirato in fretta e furia dal commercio nel maggio del 2024 per i gravi eventi avversi e problemi di sicurezza. Questa tecnologia sperimentale potrebbe, quindi, contaminare irreparabilmente i nostri allevamenti, senza garanzie e alcuna possibilità di ritorno alla normalità (le terapie geniche sono a senso unico). Fra gli “eventi avversi di classe” d questi prodotti, nell’uomo, si riscontra la disregolazione dei geni del sistema renina-angiotensina e del sistema immunitario, con un notevole incremento dei tumori, in particolare nei giovani, delle malattie autoimmuni, gravi problemi del Sistema Nervoso Centrale (SNC) e dell’apparato cardio-vascolare. Ma ancor più preoccupante è la comparsa di gravi segnali di sicurezza nel SNC, che includono anche malattie da prioni e la produzione di altre proteine aberranti sconosciute. I prioni sono trasmissibili con carne infetta, perché resistenti alla cottura e fra le gravi patologie si ricorda l’encefalopatia spongiforme bovina (cd “mucca pazza”). La carne, il latte e le uova di animali trattati con vaccini genici potrebbero risultare, quindi, infetti e trasferire prioni con l’alimentazione all’uomo. Il rischio biologico è, quindi, tutt’altro che remoto soprattutto per i nostri bambini, come i dati VAERS del CDC americano dimostrano. Domani sera, 28 Aprile ore 20,30 incontreremo, in video conferenza, l'Assessore all'agricoltura del Veneto Dario Bond proprio su questo tema. Diffondete per favore. Grazie 🙏 Leonardo Guerra
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  • LA PARTITA NON È ANCORA CHIUSA

    Chi pensa che basti una delibera — e una vendita su cui restano più di una domanda aperta — per mettere la parola fine, si sbaglia.

    Su San Siro non c’è solo uno stadio in gioco: c’è un simbolo di Milano, un pezzo di memoria collettiva, identità urbana e bene pubblico. E oggi questa sfida va oltre il calcio: è il punto in cui si incontrano interesse privato e responsabilità verso la città.
    Ci sono ancora ricorsi aperti, nuovi sviluppi e soprattutto una mobilitazione civica che cresce ogni giorno.

    ⚫️Anche se non ami il pallone, la domanda è semplice: ha senso svendere un bene pubblico senza piena trasparenza su governance e proprietà effettiva?

    ⚫️E se il calcio lo vivi davvero, chiediti questo: si rafforza una squadra demolendo la sua storia, proprio in un momento delicato per tutto il sistema calcio italiano?
    La partita, quindi, è tutt’altro che chiusa.
    Leggi la petizione, firmala e falla girare.

    È il momento di far sentire la voce di chi crede che il futuro di Milano si costruisca senza cancellarne l’anima.

    Firma qui:
    https://www.change.org/p/san-siro-il-futuro-di-milano-si-costruisce-senza-demolire?utm_medium=custom_url&utm_source=share_petition&recruited_by_id=8d451fe0-63da-0130-e2be-3c764e049b13

    E non finisce qui: stiamo preparando nuovi eventi e nuove azioni da qui a maggio.
    Restate connessi: i prossimi giorni saranno decisivi.

    #SanSiro #Milano #BenePubblico #FirmaLaPetizione
    LA PARTITA NON È ANCORA CHIUSA Chi pensa che basti una delibera — e una vendita su cui restano più di una domanda aperta — per mettere la parola fine, si sbaglia. Su San Siro non c’è solo uno stadio in gioco: c’è un simbolo di Milano, un pezzo di memoria collettiva, identità urbana e bene pubblico. E oggi questa sfida va oltre il calcio: è il punto in cui si incontrano interesse privato e responsabilità verso la città. Ci sono ancora ricorsi aperti, nuovi sviluppi e soprattutto una mobilitazione civica che cresce ogni giorno. ⚫️Anche se non ami il pallone, la domanda è semplice: ha senso svendere un bene pubblico senza piena trasparenza su governance e proprietà effettiva? ⚫️E se il calcio lo vivi davvero, chiediti questo: si rafforza una squadra demolendo la sua storia, proprio in un momento delicato per tutto il sistema calcio italiano? La partita, quindi, è tutt’altro che chiusa. Leggi la petizione, firmala e falla girare. È il momento di far sentire la voce di chi crede che il futuro di Milano si costruisca senza cancellarne l’anima. 👉 Firma qui: https://www.change.org/p/san-siro-il-futuro-di-milano-si-costruisce-senza-demolire?utm_medium=custom_url&utm_source=share_petition&recruited_by_id=8d451fe0-63da-0130-e2be-3c764e049b13 E non finisce qui: stiamo preparando nuovi eventi e nuove azioni da qui a maggio. Restate connessi: i prossimi giorni saranno decisivi. #SanSiro #Milano #BenePubblico #FirmaLaPetizione
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  • Mercato dello Smart Packaging: la crescente domanda di sicurezza dei prodotti, trasparenza della supply chain e integrazione digitale traina la crescita

    Il mercato dello smart packaging sta vivendo una rapida crescita, trainata dalla crescente domanda di una maggiore sicurezza dei prodotti, di una migliore visibilità della supply chain e della sempre più diffusa adozione di tecnologie digitali. Lo smart packaging integra funzionalità avanzate – quali sensori, indicatori, tag RFID e codici QR – per monitorare le condizioni del prodotto, fornire informazioni in tempo reale e accrescere il coinvolgimento del consumatore.

    Leggi oggi stesso il report sul mercato dello Smart Packaging – https://www.skyquestt.com/report/smart-packaging-market
    Mercato dello Smart Packaging: la crescente domanda di sicurezza dei prodotti, trasparenza della supply chain e integrazione digitale traina la crescita Il mercato dello smart packaging sta vivendo una rapida crescita, trainata dalla crescente domanda di una maggiore sicurezza dei prodotti, di una migliore visibilità della supply chain e della sempre più diffusa adozione di tecnologie digitali. Lo smart packaging integra funzionalità avanzate – quali sensori, indicatori, tag RFID e codici QR – per monitorare le condizioni del prodotto, fornire informazioni in tempo reale e accrescere il coinvolgimento del consumatore. Leggi oggi stesso il report sul mercato dello Smart Packaging – https://www.skyquestt.com/report/smart-packaging-market
    WWW.SKYQUESTT.COM
    Smart Packaging Market Size & Share | Analysis Report [2033]
    Smart Packaging Market was $30.02B in 2025, projected to hit $48.58B by 2033 at CAGR 6.2%. Get Free Sample Report!
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  • NON È SOLO UN’APP
    (A fare la differenza)

    Qualcuno potrà storcere il naso o mugugnare che si tratti solo di “materia nazionale”.

    Ma quando si parla di lavoro, una città come Milano non può tirarsi fuori dal dibattito politico né sottrarsi al peso della propria istituzione.
    Negli ultimi anni le istituzioni hanno spesso scelto la neutralità, che è una forma elegante di "assenza".
    E mentre Milano celebrava la sua crescita, nelle sue strade si consolidava un modello fatto di consegne pagate pochi euro, turni infiniti, nessuna tutela reale.

    Proprio questo ultimo sabato di febbraio, nel silenzio generale, i rider sono scesi in piazza per rivendicare condizioni più umane.
    Come ha ribadito l’avvocata giuslavorista Giulia Druetta:
    “Le leggi ci sono. Ma puntualmente nessuno le fa rispettare.”

    Non è una questione ideologica.
    È una questione di dignità.
    Una metropoli che ambisce a guidare l’innovazione non può farlo comprimendo i diritti.
    La modernità non può essere misurata con il parametro della precarietà permanente.
    Qui entra in gioco una responsabilità che è anche comunale.

    Il Comune non firma i contratti nazionali, è vero.
    Ma può scegliere che città essere.
    Può promuovere protocolli con le piattaforme.
    Può pretendere trasparenza negli appalti.
    Può vincolare concessioni pubbliche al rispetto di standard minimi di tutela.
    Può aprire tavoli permanenti sul lavoro (digitale e non).
    Può decidere davvero di stare dalla delle persone. E il sogno di una "Milano Libera" nasce proprio da questo concetto:
    la crescita economica deve essere compatibile con la giustizia sociale.
    Perché non esiste innovazione senza responsabilità, come non esiste progresso finché le disparità restano evidenti.

    Il tema dei rider non è una parentesi, ma lo specchio di una città che rischia di diventare sempre più veloce…
    e sempre meno umana.
    Quando parliamo di “città in 15 minuti”, dovremmo chiederci:
    si intende il tempo massimo consentito per consegnare un pasto dal punto A al punto B tramite la corsa pericolosa di un moderno "schiavo"?!

    Da come Milano risponde a queste istanze si capisce se vuole essere solo efficiente…
    o anche giusta.

    #MilanoLibera
    #DignitàDelLavoro
    #MilanoReale
    #PoliticaCivica
    #LavoroDigitale
    NON È SOLO UN’APP 🚲 (A fare la differenza) Qualcuno potrà storcere il naso o mugugnare che si tratti solo di “materia nazionale”. Ma quando si parla di lavoro, una città come Milano non può tirarsi fuori dal dibattito politico né sottrarsi al peso della propria istituzione. Negli ultimi anni le istituzioni hanno spesso scelto la neutralità, che è una forma elegante di "assenza". E mentre Milano celebrava la sua crescita, nelle sue strade si consolidava un modello fatto di consegne pagate pochi euro, turni infiniti, nessuna tutela reale. Proprio questo ultimo sabato di febbraio, nel silenzio generale, i rider sono scesi in piazza per rivendicare condizioni più umane. Come ha ribadito l’avvocata giuslavorista Giulia Druetta: “Le leggi ci sono. Ma puntualmente nessuno le fa rispettare.” Non è una questione ideologica. È una questione di dignità. Una metropoli che ambisce a guidare l’innovazione non può farlo comprimendo i diritti. La modernità non può essere misurata con il parametro della precarietà permanente. Qui entra in gioco una responsabilità che è anche comunale. Il Comune non firma i contratti nazionali, è vero. Ma può scegliere che città essere. Può promuovere protocolli con le piattaforme. Può pretendere trasparenza negli appalti. Può vincolare concessioni pubbliche al rispetto di standard minimi di tutela. Può aprire tavoli permanenti sul lavoro (digitale e non). Può decidere davvero di stare dalla delle persone. E il sogno di una "Milano Libera" nasce proprio da questo concetto: la crescita economica deve essere compatibile con la giustizia sociale. Perché non esiste innovazione senza responsabilità, come non esiste progresso finché le disparità restano evidenti. Il tema dei rider non è una parentesi, ma lo specchio di una città che rischia di diventare sempre più veloce… e sempre meno umana. Quando parliamo di “città in 15 minuti”, dovremmo chiederci: si intende il tempo massimo consentito per consegnare un pasto dal punto A al punto B tramite la corsa pericolosa di un moderno "schiavo"?! Da come Milano risponde a queste istanze si capisce se vuole essere solo efficiente… o anche giusta. #MilanoLibera #DignitàDelLavoro #MilanoReale #PoliticaCivica #LavoroDigitale
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  • LA FIDUCIA DEVE ESSERE GUADAGNATA, NON RICHIESTA

    Il primo ministro Orbán sta esprimendo ciò che molti leader europei pensano in privato ma non sono disposti a dire pubblicamente.

    La fiducia tra le nazioni si basa su azioni coerenti, trasparenza e affidabilità, soprattutto durante i conflitti.

    All'Europa viene chiesto di assumersi enormi impegni politici, finanziari e di sicurezza.

    È quindi del tutto ragionevole porre domande difficili.

    Un dibattito aperto non è sinonimo di slealtà.

    È una leadership responsabile.

    L'Ungheria sta scegliendo prima di tutto la sovranità, la cautela e l'interesse nazionale, e questo merita rispetto.
    @PM_ViktorOrban @zoltanspox

    La Commissione UE prende le parti di uno stato non UE, l'Ucraina, contro gli interessi di un membro UE, l'Ungheria. L UE il nuovo impero del male.
    Ci rendiamo conto dove siamo finiti?

    Source: https://x.com/i/status/2026981616468271109
    LA FIDUCIA DEVE ESSERE GUADAGNATA, NON RICHIESTA Il primo ministro Orbán sta esprimendo ciò che molti leader europei pensano in privato ma non sono disposti a dire pubblicamente. La fiducia tra le nazioni si basa su azioni coerenti, trasparenza e affidabilità, soprattutto durante i conflitti. All'Europa viene chiesto di assumersi enormi impegni politici, finanziari e di sicurezza. È quindi del tutto ragionevole porre domande difficili. Un dibattito aperto non è sinonimo di slealtà. È una leadership responsabile. L'Ungheria sta scegliendo prima di tutto la sovranità, la cautela e l'interesse nazionale, e questo merita rispetto. @PM_ViktorOrban @zoltanspox La Commissione UE prende le parti di uno stato non UE, l'Ucraina, contro gli interessi di un membro UE, l'Ungheria. L UE il nuovo impero del male. Ci rendiamo conto dove siamo finiti? Source: https://x.com/i/status/2026981616468271109
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