• PER NON DIMENTICARE

    Il 6 agosto 1945, gli Stati Uniti sganciarono una bomba atomica chiamata “Little Boy” su Hiroshima. In pochi secondi, più di 70.000 persone furono uccise. Molte decine di migliaia morirono in seguito per ustioni e malattie da radiazioni.

    Tre giorni dopo, il 9 agosto, una seconda bomba — “Fat Man” — fu sganciata su Nagasaki, uccidendo circa 40.000 persone quasi all’istante.

    Il calore al centro delle esplosioni raggiunse quasi i 4.000°C. I corpi umani furono vaporizzati. Alcune vittime furono ridotte a ombre scure impresse su muri e strade — sagome silenziose che segnavano dove le persone si trovavano pochi istanti prima.

    Coloro che sopravvissero, conosciuti come hibakusha, spesso vissero con gravi malattie da radiazioni per il resto della loro vita. Molti furono anche evitati, temuti o discriminati a causa della loro esposizione.

    Eppure, da una distruzione inimmaginabile, entrambe le città si ricostruirono.

    Oggi, il punto zero di Hiroshima è un Parco della Pace, pieno di alberi, scuole e visitatori da tutto il mondo. Una campana lì porta un messaggio semplice:

    “Conosci la tua sofferenza. Non ripetere mai l’errore.”

    Hiroshima e Nagasaki restano un monito del potere più oscuro dell’umanità — e un avvertimento scritto nelle vite perse, nelle ombre rimaste, e nella speranza che un momento simile non accada mai più.
    PER NON DIMENTICARE Il 6 agosto 1945, gli Stati Uniti sganciarono una bomba atomica chiamata “Little Boy” su Hiroshima. In pochi secondi, più di 70.000 persone furono uccise. Molte decine di migliaia morirono in seguito per ustioni e malattie da radiazioni. Tre giorni dopo, il 9 agosto, una seconda bomba — “Fat Man” — fu sganciata su Nagasaki, uccidendo circa 40.000 persone quasi all’istante. Il calore al centro delle esplosioni raggiunse quasi i 4.000°C. I corpi umani furono vaporizzati. Alcune vittime furono ridotte a ombre scure impresse su muri e strade — sagome silenziose che segnavano dove le persone si trovavano pochi istanti prima. Coloro che sopravvissero, conosciuti come hibakusha, spesso vissero con gravi malattie da radiazioni per il resto della loro vita. Molti furono anche evitati, temuti o discriminati a causa della loro esposizione. Eppure, da una distruzione inimmaginabile, entrambe le città si ricostruirono. Oggi, il punto zero di Hiroshima è un Parco della Pace, pieno di alberi, scuole e visitatori da tutto il mondo. Una campana lì porta un messaggio semplice: “Conosci la tua sofferenza. Non ripetere mai l’errore.” Hiroshima e Nagasaki restano un monito del potere più oscuro dell’umanità — e un avvertimento scritto nelle vite perse, nelle ombre rimaste, e nella speranza che un momento simile non accada mai più.
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  • “A Milano qualcosa si muove…”
    Un momento di confronto aperto alla città.
    Segnali di coraggio e motivazione nel dibattito cittadino.

    #MilanoLibera
    “A Milano qualcosa si muove…” Un momento di confronto aperto alla città. Segnali di coraggio e motivazione nel dibattito cittadino. #MilanoLibera
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  • CHE ESSERE SPREGEVOLE!
    E c'è ancora chi ha il coraggio di ospitarlo in TV! VERGOGNA!
    CHE ESSERE SPREGEVOLE! E c'è ancora chi ha il coraggio di ospitarlo in TV! VERGOGNA!
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  • L'Avvocato Francesco Cinquemani, alias "lo squalo", disintegra la sentenza n. 199/2025 della Corte Costituzionale, quella che definisce legittimi gli obblighi vaccinali in "pandemia"

    Cerchiamo di sintetizzare in cinque punti cosa si contesta alla sentenza della Corte Costituzionale nel magistrale articolo dell' Avv. Cinquemani, vero fuoriclasse, che si distingue per rigore tecnico-giuridico e precisione chirurgica nello smontare la pronuncia.

    1. Ha evitato il nodo centrale: "vaccini" non autorizzati per prevenire l'infezione

    - La Corte Costituzionale, anche chiamata Consulta, ignora che il D.L. 44/2021 imponeva l'obbligo per "prevenire l'infezione", ma i "vaccini" non erano autorizzati a farlo. Tutti i documenti ufficiali (EMA, AIFA, RCP) autorizzavano i "vaccini" solo per "prevenire la malattia COVID-19 causata da SARS-CoV-2", non si parla né di prevenzione dell'infezione né di "contagio". Di più: nel 2021 EMA dichiarò pubblicamente che non c'erano dati disponibili sulla capacità dei "vaccini" di prevenire il "contagio". Questa contraddizione è il "vizio originario" che la Consulta si rifiuta di affrontare.

    2. Deferenza cieca alle autorità sanitarie - rinuncia al controllo

    La Corte accetta senza verificare le affermazioni delle autorità, quando le stesse nel 2021 ammettevano:

    -Nessun dato sulla trasmissione
    -Studi incompleti su anziani e fragili
    -Autorizzazione solo condizionata

    La Consulta ha rinunciato al suo ruolo di garante dei diritti fondamentali, abdicando al controllo di proporzionalità.

    3. Ignora l'utilizzo off-label di massa (illegale)

    Utilizzare un farmaco off-label, vuol dire che lo stesso è prescritto al di fuori delle indicazioni approvate nell'RCP/bugiardino. Se il "vaccino" è autorizzato per la malattia ma imposto per l'infezione, è uso off-label, che richiede:

    -Valutazione AIFA specifica
    -Consenso informato rafforzato
    -Monitoraggio rigoroso
    -Responsabilità del medico che somministra il farmaco

    Nulla di tutto ciò è stato fatto. La Corte non risponde nemmeno una riga su questo punto sollevato da altri tribunali.

    4. Proporzionalità e dignità: i grandi assenti nella sentenza 199/2025

    L'art. 32 della Costituzione impone tre condizioni per i trattamenti sanitari obbligatori:
    -Tutela della salute individuale
    -Tutela della salute collettiva
    -Rispetto della persona umana

    La sospensione dal lavoro, privando di retribuzione la persona, è stata qualificata da numerosi giudici come:
    -Discriminatoria
    -Lesiva della dignità
    -Devastante economicamente
    -Sproporzionata

    La Consulta per questo punto rifiuta ogni valutazione ex post, cristallizza la legittimità della norma al momento della sua emanazione, ignora che già nel 2021 i dati erano insufficienti.

    5. Una sola sentenza non crea diritto vivente

    L'accusa più dura, abrasiva, feroce: pretendere che questa pronuncia chiuda il dibattito è giuridicamente scorretto. Una singola sentenza non può ribaltare i principi costituzionali fondamentali.

    La Consulta tradisce il suo ruolo, evita le questioni scomode che avrebbero smaterializzato la stessa sentenza e legittima misure basate su presupposti scientifici mai autorizzati.

    Per concludere con una metafora sportiva: pensavano di aver segnato un gol decisivo, non rendendosi conto che si sta giocando a tennis e loro, sono senza racchetta.

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    L'Avvocato Francesco Cinquemani, alias "lo squalo", disintegra la sentenza n. 199/2025 della Corte Costituzionale, quella che definisce legittimi gli obblighi vaccinali in "pandemia" Cerchiamo di sintetizzare in cinque punti cosa si contesta alla sentenza della Corte Costituzionale nel magistrale articolo dell' Avv. Cinquemani, vero fuoriclasse, che si distingue per rigore tecnico-giuridico e precisione chirurgica nello smontare la pronuncia. 1. Ha evitato il nodo centrale: "vaccini" non autorizzati per prevenire l'infezione - La Corte Costituzionale, anche chiamata Consulta, ignora che il D.L. 44/2021 imponeva l'obbligo per "prevenire l'infezione", ma i "vaccini" non erano autorizzati a farlo. Tutti i documenti ufficiali (EMA, AIFA, RCP) autorizzavano i "vaccini" solo per "prevenire la malattia COVID-19 causata da SARS-CoV-2", non si parla né di prevenzione dell'infezione né di "contagio". Di più: nel 2021 EMA dichiarò pubblicamente che non c'erano dati disponibili sulla capacità dei "vaccini" di prevenire il "contagio". Questa contraddizione è il "vizio originario" che la Consulta si rifiuta di affrontare. 2. Deferenza cieca alle autorità sanitarie - rinuncia al controllo La Corte accetta senza verificare le affermazioni delle autorità, quando le stesse nel 2021 ammettevano: -Nessun dato sulla trasmissione -Studi incompleti su anziani e fragili -Autorizzazione solo condizionata La Consulta ha rinunciato al suo ruolo di garante dei diritti fondamentali, abdicando al controllo di proporzionalità. 3. Ignora l'utilizzo off-label di massa (illegale) Utilizzare un farmaco off-label, vuol dire che lo stesso è prescritto al di fuori delle indicazioni approvate nell'RCP/bugiardino. Se il "vaccino" è autorizzato per la malattia ma imposto per l'infezione, è uso off-label, che richiede: -Valutazione AIFA specifica -Consenso informato rafforzato -Monitoraggio rigoroso -Responsabilità del medico che somministra il farmaco Nulla di tutto ciò è stato fatto. La Corte non risponde nemmeno una riga su questo punto sollevato da altri tribunali. 4. Proporzionalità e dignità: i grandi assenti nella sentenza 199/2025 L'art. 32 della Costituzione impone tre condizioni per i trattamenti sanitari obbligatori: -Tutela della salute individuale -Tutela della salute collettiva -Rispetto della persona umana La sospensione dal lavoro, privando di retribuzione la persona, è stata qualificata da numerosi giudici come: -Discriminatoria -Lesiva della dignità -Devastante economicamente -Sproporzionata La Consulta per questo punto rifiuta ogni valutazione ex post, cristallizza la legittimità della norma al momento della sua emanazione, ignora che già nel 2021 i dati erano insufficienti. 5. Una sola sentenza non crea diritto vivente L'accusa più dura, abrasiva, feroce: pretendere che questa pronuncia chiuda il dibattito è giuridicamente scorretto. Una singola sentenza non può ribaltare i principi costituzionali fondamentali. La Consulta tradisce il suo ruolo, evita le questioni scomode che avrebbero smaterializzato la stessa sentenza e legittima misure basate su presupposti scientifici mai autorizzati. Per concludere con una metafora sportiva: pensavano di aver segnato un gol decisivo, non rendendosi conto che si sta giocando a tennis e loro, sono senza racchetta. quotidianosociale.it Canale Telegram Avv. Cinquemani Gruppo Telegram Avv. Cinquemani 🔗 In_Telegram_Veritas
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  • L'attacco di Capodanno di Kiev a un bar nella regione di Kherson ha ucciso 24 civili, tra cui un bambino, e ne ha feriti oltre 50.
    Ecco come vengono utilizzati gli aiuti olandesi: per uccidere civili.
    I Paesi Bassi troveranno il coraggio di condannare questo atto di terrorismo?

    New Year’s strike by Kiev on a café in the Kherson region killed 24 civilians, including a child, wounded over 50. This is how the Dutch aid is being used: to kill civilians. Will the Netherlands find the courage to condemn this act of terrorism?

    t.me/embrusnet/2537
    L'attacco di Capodanno di Kiev a un bar nella regione di Kherson ha ucciso 24 civili, tra cui un bambino, e ne ha feriti oltre 50. Ecco come vengono utilizzati gli aiuti olandesi: per uccidere civili. I Paesi Bassi troveranno il coraggio di condannare questo atto di terrorismo? New Year’s strike by Kiev on a café in the Kherson region killed 24 civilians, including a child, wounded over 50. This is how the Dutch aid is being used: to kill civilians. Will the Netherlands find the courage to condemn this act of terrorism? t.me/embrusnet/2537
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  • Come ogni rito che si ripete, qualcosa finisce e qualcosa ricomincia.
    Un passaggio obbligato: una frontiera, una soglia di cui non conosciamo l’esito.
    Ogni giorno, ogni cosa, va comunque ricominciata.
    Allora: buon inizio.

    FRONTIERA

    Se i muri di questa stanza potessero parlare,
    sai quante storie, quanti destini da cambiare.

    Mentre esci da una porta scorrevole
    tra nuove stelle, luci e palline colorate,
    con una speranza di rivalsa
    fra sogno e sostanza,
    tra un 25 e un 31,
    quando speri che se ne accorga qualcuno
    per uscire da una logica
    fra qualcuno e nessuno —
    e poi scopri che in quel mondo
    non hai percorso un centimetro,
    nemmeno uno.

    Una nuova finestra
    su un calendario da strappare,
    bottiglie pronte da stappare,
    qualche vestito da rispolverare
    fra l’euforia di una sera
    e la voglia di scappare.

    Eppure c’è una soglia all’orizzonte,
    un orologio che segna
    pochi minuti alla mezzanotte,
    che separa ciò che è stato
    da quello che sarà —
    per noi poveri illusi che ci crediamo ancora,
    per chi, stanco,
    non si fermerà per paura
    in questa vita dove si cerca ancora
    una fiamma calda
    dentro questa gelida radura.

    Poche ore per pensare
    a un cambio d’atmosfera,
    a pochi chilometri,
    quasi metri,
    prima della frontiera.
    Quella frontiera che vorrei passare
    per continuare a sognare,
    per ricominciare a sperare
    in un raggio di sole
    dove alla fine arrivi tu
    e poterti abbracciare.

    Eppure tutto si allontana,
    tutto si annebbia di nuovo,
    anche dopo questa dogana
    dove un sorriso dura
    quanto un sorso di bicchiere,
    mentre vorremmo vederci chiaro
    e andare oltre
    le nostre solite sfere.

    Pensi che il domani sia diverso,
    che porti un po’ più fortuna
    solo per una frontiera
    che credi di aver superato,
    per un brindisi restituito
    o dato.
    Ma il domani non è mai scontato,
    perché tutto ci viene restituito
    fra una parola non detta
    e un abbraccio mai scambiato,
    in questo mondo
    che in fondo non è mai cambiato.

    Puoi passare mille frontiere
    con lo sguardo guerriero,
    ma non c’è riscatto né luce
    se non lo vuoi davvero.
    È solo un giorno come tanti,
    con la gioia in provetta
    di chi ci vuole stupidi e contenti,
    che siamo pochi
    o che lo siamo in tanti —
    la scelta è nel dopo sbornia di domattina,
    tra la solitudine
    o la forza dei giganti.

    Scegli tu.
    Sceglierò anche io.
    Forse sarà una nuova alba di speranza,
    forse soltanto la volontà di Dio,
    o forse sarà la tua e la mia
    quando tutto sembra perso
    e ritroveremo la via.

    Vai avanti, non ti voltare,
    passa questa frontiera:
    è l’unica strada che ti rimane.
    Ma non ti illudere,
    non bluffare:
    nulla si sposta
    se non hai davvero
    quella voglia di cambiare.

    Il domani ci aspetta.
    È tempo di ricostruire,
    è tempo di ridisegnare.
    Forse non è tardi
    per poterti ritrovare.

    #frontiera #buoninizio
    Come ogni rito che si ripete, qualcosa finisce e qualcosa ricomincia. Un passaggio obbligato: una frontiera, una soglia di cui non conosciamo l’esito. Ogni giorno, ogni cosa, va comunque ricominciata. Allora: buon inizio. FRONTIERA Se i muri di questa stanza potessero parlare, sai quante storie, quanti destini da cambiare. Mentre esci da una porta scorrevole tra nuove stelle, luci e palline colorate, con una speranza di rivalsa fra sogno e sostanza, tra un 25 e un 31, quando speri che se ne accorga qualcuno per uscire da una logica fra qualcuno e nessuno — e poi scopri che in quel mondo non hai percorso un centimetro, nemmeno uno. Una nuova finestra su un calendario da strappare, bottiglie pronte da stappare, qualche vestito da rispolverare fra l’euforia di una sera e la voglia di scappare. Eppure c’è una soglia all’orizzonte, un orologio che segna pochi minuti alla mezzanotte, che separa ciò che è stato da quello che sarà — per noi poveri illusi che ci crediamo ancora, per chi, stanco, non si fermerà per paura in questa vita dove si cerca ancora una fiamma calda dentro questa gelida radura. Poche ore per pensare a un cambio d’atmosfera, a pochi chilometri, quasi metri, prima della frontiera. Quella frontiera che vorrei passare per continuare a sognare, per ricominciare a sperare in un raggio di sole dove alla fine arrivi tu e poterti abbracciare. Eppure tutto si allontana, tutto si annebbia di nuovo, anche dopo questa dogana dove un sorriso dura quanto un sorso di bicchiere, mentre vorremmo vederci chiaro e andare oltre le nostre solite sfere. Pensi che il domani sia diverso, che porti un po’ più fortuna solo per una frontiera che credi di aver superato, per un brindisi restituito o dato. Ma il domani non è mai scontato, perché tutto ci viene restituito fra una parola non detta e un abbraccio mai scambiato, in questo mondo che in fondo non è mai cambiato. Puoi passare mille frontiere con lo sguardo guerriero, ma non c’è riscatto né luce se non lo vuoi davvero. È solo un giorno come tanti, con la gioia in provetta di chi ci vuole stupidi e contenti, che siamo pochi o che lo siamo in tanti — la scelta è nel dopo sbornia di domattina, tra la solitudine o la forza dei giganti. Scegli tu. Sceglierò anche io. Forse sarà una nuova alba di speranza, forse soltanto la volontà di Dio, o forse sarà la tua e la mia quando tutto sembra perso e ritroveremo la via. Vai avanti, non ti voltare, passa questa frontiera: è l’unica strada che ti rimane. Ma non ti illudere, non bluffare: nulla si sposta se non hai davvero quella voglia di cambiare. Il domani ci aspetta. È tempo di ricostruire, è tempo di ridisegnare. Forse non è tardi per poterti ritrovare. #frontiera #buoninizio
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  • GRAVISSIMO

    Vorrei ricordare al grande popolo degli entusiasti gastro-patrioti che dal 1 gennaio 2026 non potranno più sapere, leggendo l'etichetta, la provenienza delle materie prime di importanti prodotti del Made in Italy alimentare.
    Non sarà cioè più dato sapere con che cosa saranno fatte le paste alimentari di grano duro, i derivati del pomodoro, il latte e i prodotti lattiero caseari, il riso e le carni suine trasformate.
    Ma come, nessuno ve lo aveva detto? Nemmeno giornali e TV? Nemmeno i politici e i grandi chef che ieri esultavano orgogliosi a reti unificate? Strano...
    Eppure è cosi. Tutto risale a poco tempo fa, al 23 dicembre 2024. Perché quel giorno, senza dare troppo nell'occhio, i nostri ministeri Agricoltura (e Sovranità), Imprese e Salute - "incoraggiati" dalle grandi aziende del settore - erano giunti alla conclusione che, in fondo, tutta questa trasparenza in etichetta fosse eccessiva e penalizzante.
    Così, dal prossimo anno - giusto il tempo di esaurire le scorte di magazzino con quelle etichette troppo sincere - gli entusiasti fan dei grandi marchi del Made in Italy alimentare potranno pascersi di fusilli o spaghetti di grano turco o ucraino, perdipiù conditi con pummarola di pomodoro cinese, mantecare risotti fatti con cultivar pakistani o birmani, affettare caciotte e spalmare stracchini derivanti dalla mungitura di mucche bulgare, senza dimenticare i panini farciti con fette di salami polacchi o salsicce di suini cantonesi o dello Shezuhan. Tutto rigorosamente riconoscibile da una rassicurante bandierina tricolore in bella evidenza sulla confezione.
    Buon appetito e buon Made in Italy a tutti

    A salvarci, per fortuna, rimarranno le piccole e medie aziende di agricoltori e imprenditori "ribelli ed eretici" (molti dei quali giovani) che si ostinano a coltivare e a trasformare materie prime 100% italiane. Come riconoscerli? Facile: sono quelli che non fanno spot in TV.
    ⚠️📛GRAVISSIMO🆘⚠️ Vorrei ricordare al grande popolo degli entusiasti gastro-patrioti che dal 1 gennaio 2026 non potranno più sapere, leggendo l'etichetta, la provenienza delle materie prime di importanti prodotti del Made in Italy alimentare. Non sarà cioè più dato sapere con che cosa saranno fatte le paste alimentari di grano duro, i derivati del pomodoro, il latte e i prodotti lattiero caseari, il riso e le carni suine trasformate. Ma come, nessuno ve lo aveva detto? Nemmeno giornali e TV? Nemmeno i politici e i grandi chef che ieri esultavano orgogliosi a reti unificate? Strano... Eppure è cosi. Tutto risale a poco tempo fa, al 23 dicembre 2024. Perché quel giorno, senza dare troppo nell'occhio, i nostri ministeri Agricoltura (e Sovranità), Imprese e Salute - "incoraggiati" dalle grandi aziende del settore - erano giunti alla conclusione che, in fondo, tutta questa trasparenza in etichetta fosse eccessiva e penalizzante. Così, dal prossimo anno - giusto il tempo di esaurire le scorte di magazzino con quelle etichette troppo sincere - gli entusiasti fan dei grandi marchi del Made in Italy alimentare potranno pascersi di fusilli o spaghetti di grano turco o ucraino, perdipiù conditi con pummarola di pomodoro cinese, mantecare risotti fatti con cultivar pakistani o birmani, affettare caciotte e spalmare stracchini derivanti dalla mungitura di mucche bulgare, senza dimenticare i panini farciti con fette di salami polacchi o salsicce di suini cantonesi o dello Shezuhan. Tutto rigorosamente riconoscibile da una rassicurante bandierina tricolore in bella evidenza sulla confezione. Buon appetito e buon Made in Italy a tutti A salvarci, per fortuna, rimarranno le piccole e medie aziende di agricoltori e imprenditori "ribelli ed eretici" (molti dei quali giovani) che si ostinano a coltivare e a trasformare materie prime 100% italiane. Come riconoscerli? Facile: sono quelli che non fanno spot in TV.
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  • MILANO 2025 – Fra bollettino di guerra e m2 di sofferenza

    Quando si avvicina la fine dell’anno arriva anche il momento dei bilanci.
    E per la nostra città i conti sono, ancora una volta, in passivo.
    Non è un caso se sempre più testate giornalistiche snocciolano percentuali, grafici e numeri che raccontano una Milano che non è più la “locomotiva d’Italia”, ma assomiglia sempre di più a un girone urbano dei dannati. Il dato più inquietante, però, non è nei report: è nella nostra assuefazione collettiva.
    Stiamo accettando tutto questo con una calma sospetta. Forse perché siamo – giustamente – presi dal dimostrare empatia e solidarietà verso conflitti e sofferenze che si consumano a migliaia di chilometri da qui. È umano, è giusto, è necessario.
    Ma permettetemi una riflessione, rapportata alle nostre vite e alle nostre dimensioni quotidiane.
    È come vivere in un condominio che cade a pezzi e scegliere di ignorarlo perché siamo emotivamente assorbiti dai problemi di un altro palazzo, lontano chilometri dal nostro. La solidarietà non è in discussione. La rimozione del reale, sì.

    Con un nuovo anno alle porte e le prossime amministrative che si avvicinano, forse è arrivato il momento di rivolgere a Milano attenzioni maggiori, senza sensi di colpa ma con responsabilità. Se siamo in grado di occuparci del mondo intero, dobbiamo essere capaci di guardare anche alle gravi carenze di casa nostra.
    Vogliamo dare un’occhiata insieme al bollettino di guerra del 2025?
    Eccolo.

    A Milano si guadagna più che nel resto d’Italia.
    Ma lavorare, oggi, non è più sufficiente per vivere bene.
    Secondo lo studio della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano (CGIL), un lavoratore su tre percepisce un reddito incompatibile con il costo della vita cittadina. Non stiamo parlando di marginalità estrema, ma di una fascia sempre più ampia di persone intrappolate in una normalità impoverita, dove il lavoro garantisce la sopravvivenza ma non la dignità.
    Il nodo è strutturale: casa e sanità assorbono oltre il 50% del salario.
    Solo l’abitazione pesa tra il 30 e il 40%, mentre la spesa sanitaria supera il 20%. Il resto dello stipendio evapora tra inflazione, trasporti e spese obbligate. Il risultato è una città che costringe i suoi lavoratori ad adottare comportamenti difensivi, a partire dall’espulsione verso l’hinterland.
    Milano diventa così una città che si lavora ma non si abita.
    E chi non può permettersi di viverla viene progressivamente escluso anche dal punto di vista sociale e culturale: tempo libero, relazioni, partecipazione, accesso alla vita urbana. Tutto ciò che non coincide con l’orario di lavoro viene sacrificato.
    Questa dinamica colpisce in modo violento il lavoro pubblico. In appena due anni, i dipendenti pubblici in città sono diminuiti di circa il 14%. Scuola, sanità, amministrazioni locali: Milano non è più attrattiva nemmeno per chi garantisce i servizi essenziali. Una fuga silenziosa che compromette la qualità stessa della vita urbana.

    Nel frattempo i salari nominali crescono, ma meno dell’inflazione, che a Milano ha superato l’11% nel periodo 2022–2024. Tradotto: si lavora di più, si guadagna “sulla carta”, ma si perde potere d’acquisto reale.
    La crescita c’è, ma non viene redistribuita. E una crescita senza equità non è sviluppo: è estrazione sociale.
    Milano continua a produrre ricchezza, ma non benessere.
    E una città che consuma le persone che la tengono in piedi è una città che sta ipotecando il proprio futuro.

    Queste ragioni dovrebbero essere più che sufficienti per risvegliarci dal torpore e dall’accettazione passiva di una degenerazione che, fino ad oggi, abbiamo avuto il coraggio di denunciare solo parlando di malapolitica.

    Esistono gruppi politici di potere? Vero.
    Le lobby sono forze reali che comandano Milano? Vero anche questo.
    Ma la domanda più scomoda resta un’altra: noi dove eravamo quando era il momento di contrastare tutto questo da dentro?
    Troppo spesso abbiamo preferito allontanare il pensiero, rifugiandoci in mobilitazioni che, per quanto giuste, lavano la coscienza ma non attivano la responsabilità. Cortei, riflessioni, prese di posizione sacrosante — ma raramente radicate fino in fondo nel nostro territorio.

    Milano oggi merita di essere liberata.
    Non solo dagli episodi di malagestione, ma da quello che è diventato il nostro male moderno: la pigrizia mentale, la rinuncia a immaginare un’alternativa, la mancanza di motivazioni a giocarsi davvero la partita.
    Se non lo facciamo ora, tra un anno, a pochi giorni da un nuovo Capodanno, rileggeremo le stesse statistiche impietose. La stessa insoddisfazione generale. La stessa insicurezza.
    E una fila ancora più lunga ad attendere un pacco di sostegno e di dignità davanti al Pane Quotidiano.

    Vogliamo davvero questo?
    Se la risposta è no, allora è il tempo di mettersi a lavorare seriamente per curare Milano e liberarla.
    Perché solo ripartendo dal nostro territorio avremo la serenità e la forza per aiutare anche il resto del mondo.
    Il primo passo si fa sempre da qui.
    Dal nostro metro quadrato di sofferenza.

    #MilanoLibera #Milano2025 #CostoDellaVita
    #LavoroEDignità #CasaÈUnDiritto #CittàPerChiLavora
    🚨 MILANO 2025 – Fra bollettino di guerra e m2 di sofferenza ⚠️🏙️ Quando si avvicina la fine dell’anno arriva anche il momento dei bilanci. E per la nostra città i conti sono, ancora una volta, in passivo. 📉 Non è un caso se sempre più testate giornalistiche snocciolano percentuali, grafici e numeri che raccontano una Milano che non è più la “locomotiva d’Italia”, ma assomiglia sempre di più a un girone urbano dei dannati. Il dato più inquietante, però, non è nei report: è nella nostra assuefazione collettiva. Stiamo accettando tutto questo con una calma sospetta. Forse perché siamo – giustamente – presi dal dimostrare empatia e solidarietà verso conflitti e sofferenze che si consumano a migliaia di chilometri da qui. È umano, è giusto, è necessario. ❤️‍🩹 Ma permettetemi una riflessione, rapportata alle nostre vite e alle nostre dimensioni quotidiane. È come vivere in un condominio che cade a pezzi e scegliere di ignorarlo perché siamo emotivamente assorbiti dai problemi di un altro palazzo, lontano chilometri dal nostro. La solidarietà non è in discussione. La rimozione del reale, sì. Con un nuovo anno alle porte e le prossime amministrative che si avvicinano, forse è arrivato il momento di rivolgere a Milano attenzioni maggiori, senza sensi di colpa ma con responsabilità. Se siamo in grado di occuparci del mondo intero, dobbiamo essere capaci di guardare anche alle gravi carenze di casa nostra. Vogliamo dare un’occhiata insieme al bollettino di guerra del 2025? Eccolo. 🧾🔥 A Milano si guadagna più che nel resto d’Italia. Ma lavorare, oggi, non è più sufficiente per vivere bene. Secondo lo studio della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano (CGIL), un lavoratore su tre percepisce un reddito incompatibile con il costo della vita cittadina. Non stiamo parlando di marginalità estrema, ma di una fascia sempre più ampia di persone intrappolate in una normalità impoverita, dove il lavoro garantisce la sopravvivenza ma non la dignità. Il nodo è strutturale: casa e sanità assorbono oltre il 50% del salario. Solo l’abitazione pesa tra il 30 e il 40%, mentre la spesa sanitaria supera il 20%. Il resto dello stipendio evapora tra inflazione, trasporti e spese obbligate. Il risultato è una città che costringe i suoi lavoratori ad adottare comportamenti difensivi, a partire dall’espulsione verso l’hinterland. Milano diventa così una città che si lavora ma non si abita. E chi non può permettersi di viverla viene progressivamente escluso anche dal punto di vista sociale e culturale: tempo libero, relazioni, partecipazione, accesso alla vita urbana. Tutto ciò che non coincide con l’orario di lavoro viene sacrificato. Questa dinamica colpisce in modo violento il lavoro pubblico. In appena due anni, i dipendenti pubblici in città sono diminuiti di circa il 14%. Scuola, sanità, amministrazioni locali: Milano non è più attrattiva nemmeno per chi garantisce i servizi essenziali. Una fuga silenziosa che compromette la qualità stessa della vita urbana. Nel frattempo i salari nominali crescono, ma meno dell’inflazione, che a Milano ha superato l’11% nel periodo 2022–2024. Tradotto: si lavora di più, si guadagna “sulla carta”, ma si perde potere d’acquisto reale. La crescita c’è, ma non viene redistribuita. E una crescita senza equità non è sviluppo: è estrazione sociale. Milano continua a produrre ricchezza, ma non benessere. E una città che consuma le persone che la tengono in piedi è una città che sta ipotecando il proprio futuro. Queste ragioni dovrebbero essere più che sufficienti per risvegliarci dal torpore e dall’accettazione passiva di una degenerazione che, fino ad oggi, abbiamo avuto il coraggio di denunciare solo parlando di malapolitica. Esistono gruppi politici di potere? Vero. Le lobby sono forze reali che comandano Milano? Vero anche questo. Ma la domanda più scomoda resta un’altra: noi dove eravamo quando era il momento di contrastare tutto questo da dentro? Troppo spesso abbiamo preferito allontanare il pensiero, rifugiandoci in mobilitazioni che, per quanto giuste, lavano la coscienza ma non attivano la responsabilità. Cortei, riflessioni, prese di posizione sacrosante — ma raramente radicate fino in fondo nel nostro territorio. 🪧 👉Milano oggi merita di essere liberata. Non solo dagli episodi di malagestione, ma da quello che è diventato il nostro male moderno: la pigrizia mentale, la rinuncia a immaginare un’alternativa, la mancanza di motivazioni a giocarsi davvero la partita. Se non lo facciamo ora, tra un anno, a pochi giorni da un nuovo Capodanno, rileggeremo le stesse statistiche impietose. La stessa insoddisfazione generale. La stessa insicurezza. E una fila ancora più lunga ad attendere un pacco di sostegno e di dignità davanti al Pane Quotidiano. 🍞 Vogliamo davvero questo? Se la risposta è no, allora è il tempo di mettersi a lavorare seriamente per curare Milano e liberarla. Perché solo ripartendo dal nostro territorio avremo la serenità e la forza per aiutare anche il resto del mondo. Il primo passo si fa sempre da qui. Dal nostro metro quadrato di sofferenza. 📐🔥 #MilanoLibera #Milano2025 #CostoDellaVita #LavoroEDignità #CasaÈUnDiritto #CittàPerChiLavora
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  • SINISTRA SPIETATA: NO AI DANNEGGIATI, SONO NO VAX

    Ecco la sinistra dal volto umano: Pd e 5 Stelle si oppongono all'audizione in Commissione dei daneggiati da vaccino offendendoli come no vax.
    Fratelli d'Italia: "Surreale, andremo avanti per i cittadini che ancora soffrono". Angelini del “Comitato Ascoltami “Siamo una pietra di inciampo, chi non ci vuole, è perché ci teme"…

    https://lanuovabq.it/it/la-sinistra-degli-spietati-no-ai-danneggiati-sono-no-vax

    QUI POTETE TROVARE il LINK per firmare la nostra petizione per mettere in stato di accusa l'ex Ministro Speranza e Nicola Magrini ex direttore generale di AIFA:
    https://www.scenario.press/petition

    PIU' di 13.700 FIRME RAGGIUNTE.
    ABBIAMO BISOGNO del SOSTEGNO di TUTTI! Grazie per firmare e condividere!
    MASSIMA DIFFUSIONE!
    SINISTRA SPIETATA: NO AI DANNEGGIATI, SONO NO VAX Ecco la sinistra dal volto umano: Pd e 5 Stelle si oppongono all'audizione in Commissione dei daneggiati da vaccino offendendoli come no vax. Fratelli d'Italia: "Surreale, andremo avanti per i cittadini che ancora soffrono". Angelini del “Comitato Ascoltami “Siamo una pietra di inciampo, chi non ci vuole, è perché ci teme"… https://lanuovabq.it/it/la-sinistra-degli-spietati-no-ai-danneggiati-sono-no-vax QUI POTETE TROVARE il LINK per firmare la nostra petizione per mettere in stato di accusa l'ex Ministro Speranza e Nicola Magrini ex direttore generale di AIFA: https://www.scenario.press/petition PIU' di 13.700 FIRME RAGGIUNTE. ABBIAMO BISOGNO del SOSTEGNO di TUTTI! Grazie per firmare e condividere! MASSIMA DIFFUSIONE!
    LANUOVABQ.IT
    La Sinistra degli spietati: "No ai danneggiati, sono no vax"
    Ecco la Sinstra dal volto umano: Pd e 5 Stelle si oppongono all'audizione in Commissione dei daneggiati da vaccino offendendoli come no vax. Ma Fratelli d'Italia: "Surreale, andremo avanti per i cittadini che ancora soffrono". Angelini (Ascoltami): "Siamo una pietra di inciampo, chi non ci vuole, è perché ci teme".
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  • Ve li ricordate i vari Speranza, Conte, Sileri e poi lo stesso Draghi, insieme a tutti gli altri personaggi che a vario titolo (virologi inclusi) da loro prendevano direttive durante il Covid? Chi osava contraddire la loro narrazione o sottrarsi alle loro imposizioni, veniva subito tacciato come no vax e marginalizzato come un appestato!

    Ebbene. Oggi possiamo affermare che costoro dovrebbero iniziare a chiedere scusa, come minimo. Le verità che stanno emergendo durante le audizioni nella commissione parlamentare di inchiesta sull’emergenza Covid, sono sconcertanti, ma non ci stupiscono.

    Del resto, che la gestione della pandemia avesse tante zone d’ombra, l’avevamo denunciato più volte nelle aule parlamentari e non solo.

    Oggi quelle zone d’ombra vengono pian piano illuminate dalle dichiarazioni e dalle prime ammissioni di coloro che furono i diretti protagonisti e gestori di quei convulsi e tragici eventi.

    Dalle ultime rivelazioni degli ex componenti del comitato tecnico scientifico che faceva capo ai governi di allora (il Conte due e poi l’esecutivo Draghi), vengono fuori le imbarazzanti verità sui disastri della Tachipirina e della vigile attesa, dei ricoveri affrettati, del fatto che si respingessero con ottusa pervicacia le cure domiciliari e persino l’utilizzo degli antinfiammatori.

    Il tutto in assenza di un piano pandemico definito.

    E siamo ancora all’inizio. A gennaio 2026 si entrerà nel vivo dei lavori della commissione e possiamo scommettere che quando si inizierà a parlare degli effetti avversi, ci sarà da mettersi le mani nei capelli. I protagonisti di allora, ovviamente hanno già iniziato a fare un curioso e comodo scaricabarile. Sileri in primis che a quei tempi andava in tv ad ammonire i no vax come un severo maestrino.

    Noi ci auguriamo che chi ha sbagliato si assuma prima o poi, le proprie responsabilità. Perché un finale a tarallucci e vino, dopo che un paese intero è stato messo in ginocchio, non sarebbe accettabile.

    Tanti italiani sono già seduti sulla riva del fiume…

    QUI POTETE TROVARE il LINK per firmare la nostra petizione per mettere in stato di accusa l'ex Ministro Speranza e Nicola Magrini ex direttore generale di AIFA:
    https://www.scenario.press/petition

    PIU' di 13.700 FIRME RAGGIUNTE.
    ABBIAMO BISOGNO del SOSTEGNO di TUTTI! Grazie per firmare e condividere!
    MASSIMA DIFFUSIONE!
    Ve li ricordate i vari Speranza, Conte, Sileri e poi lo stesso Draghi, insieme a tutti gli altri personaggi che a vario titolo (virologi inclusi) da loro prendevano direttive durante il Covid? Chi osava contraddire la loro narrazione o sottrarsi alle loro imposizioni, veniva subito tacciato come no vax e marginalizzato come un appestato! Ebbene. Oggi possiamo affermare che costoro dovrebbero iniziare a chiedere scusa, come minimo. Le verità che stanno emergendo durante le audizioni nella commissione parlamentare di inchiesta sull’emergenza Covid, sono sconcertanti, ma non ci stupiscono. Del resto, che la gestione della pandemia avesse tante zone d’ombra, l’avevamo denunciato più volte nelle aule parlamentari e non solo. Oggi quelle zone d’ombra vengono pian piano illuminate dalle dichiarazioni e dalle prime ammissioni di coloro che furono i diretti protagonisti e gestori di quei convulsi e tragici eventi. Dalle ultime rivelazioni degli ex componenti del comitato tecnico scientifico che faceva capo ai governi di allora (il Conte due e poi l’esecutivo Draghi), vengono fuori le imbarazzanti verità sui disastri della Tachipirina e della vigile attesa, dei ricoveri affrettati, del fatto che si respingessero con ottusa pervicacia le cure domiciliari e persino l’utilizzo degli antinfiammatori. Il tutto in assenza di un piano pandemico definito. E siamo ancora all’inizio. A gennaio 2026 si entrerà nel vivo dei lavori della commissione e possiamo scommettere che quando si inizierà a parlare degli effetti avversi, ci sarà da mettersi le mani nei capelli. I protagonisti di allora, ovviamente hanno già iniziato a fare un curioso e comodo scaricabarile. Sileri in primis che a quei tempi andava in tv ad ammonire i no vax come un severo maestrino. Noi ci auguriamo che chi ha sbagliato si assuma prima o poi, le proprie responsabilità. Perché un finale a tarallucci e vino, dopo che un paese intero è stato messo in ginocchio, non sarebbe accettabile. Tanti italiani sono già seduti sulla riva del fiume… QUI POTETE TROVARE il LINK per firmare la nostra petizione per mettere in stato di accusa l'ex Ministro Speranza e Nicola Magrini ex direttore generale di AIFA: https://www.scenario.press/petition PIU' di 13.700 FIRME RAGGIUNTE. ABBIAMO BISOGNO del SOSTEGNO di TUTTI! Grazie per firmare e condividere! MASSIMA DIFFUSIONE!
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