• NON È SOLO UN’APP
    (A fare la differenza)

    Qualcuno potrà storcere il naso o mugugnare che si tratti solo di “materia nazionale”.

    Ma quando si parla di lavoro, una città come Milano non può tirarsi fuori dal dibattito politico né sottrarsi al peso della propria istituzione.
    Negli ultimi anni le istituzioni hanno spesso scelto la neutralità, che è una forma elegante di "assenza".
    E mentre Milano celebrava la sua crescita, nelle sue strade si consolidava un modello fatto di consegne pagate pochi euro, turni infiniti, nessuna tutela reale.

    Proprio questo ultimo sabato di febbraio, nel silenzio generale, i rider sono scesi in piazza per rivendicare condizioni più umane.
    Come ha ribadito l’avvocata giuslavorista Giulia Druetta:
    “Le leggi ci sono. Ma puntualmente nessuno le fa rispettare.”

    Non è una questione ideologica.
    È una questione di dignità.
    Una metropoli che ambisce a guidare l’innovazione non può farlo comprimendo i diritti.
    La modernità non può essere misurata con il parametro della precarietà permanente.
    Qui entra in gioco una responsabilità che è anche comunale.

    Il Comune non firma i contratti nazionali, è vero.
    Ma può scegliere che città essere.
    Può promuovere protocolli con le piattaforme.
    Può pretendere trasparenza negli appalti.
    Può vincolare concessioni pubbliche al rispetto di standard minimi di tutela.
    Può aprire tavoli permanenti sul lavoro (digitale e non).
    Può decidere davvero di stare dalla delle persone. E il sogno di una "Milano Libera" nasce proprio da questo concetto:
    la crescita economica deve essere compatibile con la giustizia sociale.
    Perché non esiste innovazione senza responsabilità, come non esiste progresso finché le disparità restano evidenti.

    Il tema dei rider non è una parentesi, ma lo specchio di una città che rischia di diventare sempre più veloce…
    e sempre meno umana.
    Quando parliamo di “città in 15 minuti”, dovremmo chiederci:
    si intende il tempo massimo consentito per consegnare un pasto dal punto A al punto B tramite la corsa pericolosa di un moderno "schiavo"?!

    Da come Milano risponde a queste istanze si capisce se vuole essere solo efficiente…
    o anche giusta.

    #MilanoLibera
    #DignitàDelLavoro
    #MilanoReale
    #PoliticaCivica
    #LavoroDigitale
    NON È SOLO UN’APP 🚲 (A fare la differenza) Qualcuno potrà storcere il naso o mugugnare che si tratti solo di “materia nazionale”. Ma quando si parla di lavoro, una città come Milano non può tirarsi fuori dal dibattito politico né sottrarsi al peso della propria istituzione. Negli ultimi anni le istituzioni hanno spesso scelto la neutralità, che è una forma elegante di "assenza". E mentre Milano celebrava la sua crescita, nelle sue strade si consolidava un modello fatto di consegne pagate pochi euro, turni infiniti, nessuna tutela reale. Proprio questo ultimo sabato di febbraio, nel silenzio generale, i rider sono scesi in piazza per rivendicare condizioni più umane. Come ha ribadito l’avvocata giuslavorista Giulia Druetta: “Le leggi ci sono. Ma puntualmente nessuno le fa rispettare.” Non è una questione ideologica. È una questione di dignità. Una metropoli che ambisce a guidare l’innovazione non può farlo comprimendo i diritti. La modernità non può essere misurata con il parametro della precarietà permanente. Qui entra in gioco una responsabilità che è anche comunale. Il Comune non firma i contratti nazionali, è vero. Ma può scegliere che città essere. Può promuovere protocolli con le piattaforme. Può pretendere trasparenza negli appalti. Può vincolare concessioni pubbliche al rispetto di standard minimi di tutela. Può aprire tavoli permanenti sul lavoro (digitale e non). Può decidere davvero di stare dalla delle persone. E il sogno di una "Milano Libera" nasce proprio da questo concetto: la crescita economica deve essere compatibile con la giustizia sociale. Perché non esiste innovazione senza responsabilità, come non esiste progresso finché le disparità restano evidenti. Il tema dei rider non è una parentesi, ma lo specchio di una città che rischia di diventare sempre più veloce… e sempre meno umana. Quando parliamo di “città in 15 minuti”, dovremmo chiederci: si intende il tempo massimo consentito per consegnare un pasto dal punto A al punto B tramite la corsa pericolosa di un moderno "schiavo"?! Da come Milano risponde a queste istanze si capisce se vuole essere solo efficiente… o anche giusta. #MilanoLibera #DignitàDelLavoro #MilanoReale #PoliticaCivica #LavoroDigitale
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  • SALVATE IL SOLDATO CROSETTO – OVVERO “LA GRANDE EVACUAZIONE DEI VACANZIERI DI STATO”

    C’è qualcosa di teneramente comico in tutta questa faccenda.
    Il ministro della Difesa Guido Crosetto bloccato a Dubai mentre nella regione volano missili, basi colpite, spazi aerei chiusi.

    Ora rientra con un volo militare. Dice che pagherà “il triplo”.
    Triplo di cosa? Di un biglietto Ryanair? O del carburante di un velivolo dell’Aeronautica?
    Comunque tranquilli: paga lui. Con che? Con lo stipendio che paghiamo noi.

    Ma la vera domanda non è il costo del volo.
    La vera domanda è un’altra.

    Come fa il MINISTRO DELLA DIFESA di un Paese NATO a trovarsi in vacanza in una zona che sta per diventare teatro di escalation militare…
    senza sapere nulla?

    Gli alleati decidono bombardamenti.
    Gli spazi aerei si chiudono.
    La regione si incendia.

    E lui?
    Sotto l’ombrellone.

    Ora, delle due l’una:

    1️⃣ O sapeva, ed è partito lo stesso per Dubai mentre si preparava un’operazione militare di cui l’Italia sarebbe stata inevitabilmente coinvolta.
    2️⃣ Oppure NON sapeva. E questo è ancora peggio.

    Perché se il ministro della Difesa italiana non è informato in anticipo delle mosse dei suoi alleati strategici, allora la parola “alleanza” significa solo che noi veniamo informati dopo.
    A cose fatte.
    Magari mentre siamo in piscina.

    E mentre migliaia di italiani restano bloccati nei terminal, il ministro rientra con un volo militare.
    Tempestivo. Sicuro. Prioritario.

    La scena è perfetta:
    il capo della Difesa evacuato come in un film di guerra…
    da una guerra che non aveva visto arrivare.

    Forse la vera domanda non è “quanto costa il volo”.
    La vera domanda è:
    quanto costa NON CONTARE NULLA?

    seguici anche su TELEGRAM dove troverai contenuti censurabili su FB: https://t.me/donchisciotte667

    Don Chisciotte

    #SALVATEILSOLDATOCROSETTO #DubaiGate #MinistroDellaDifesa #NATO #GovernoItaliano #PoliticaItaliana #SpesePubbliche #Escalation
    🔥SALVATE IL SOLDATO CROSETTO – OVVERO “LA GRANDE EVACUAZIONE DEI VACANZIERI DI STATO” C’è qualcosa di teneramente comico in tutta questa faccenda. Il ministro della Difesa Guido Crosetto bloccato a Dubai mentre nella regione volano missili, basi colpite, spazi aerei chiusi. Ora rientra con un volo militare. Dice che pagherà “il triplo”. Triplo di cosa? Di un biglietto Ryanair? O del carburante di un velivolo dell’Aeronautica? Comunque tranquilli: paga lui. Con che? Con lo stipendio che paghiamo noi. Ma la vera domanda non è il costo del volo. La vera domanda è un’altra. Come fa il MINISTRO DELLA DIFESA di un Paese NATO a trovarsi in vacanza in una zona che sta per diventare teatro di escalation militare… senza sapere nulla? Gli alleati decidono bombardamenti. Gli spazi aerei si chiudono. La regione si incendia. E lui? Sotto l’ombrellone. Ora, delle due l’una: 1️⃣ O sapeva, ed è partito lo stesso per Dubai mentre si preparava un’operazione militare di cui l’Italia sarebbe stata inevitabilmente coinvolta. 2️⃣ Oppure NON sapeva. E questo è ancora peggio. Perché se il ministro della Difesa italiana non è informato in anticipo delle mosse dei suoi alleati strategici, allora la parola “alleanza” significa solo che noi veniamo informati dopo. A cose fatte. Magari mentre siamo in piscina. E mentre migliaia di italiani restano bloccati nei terminal, il ministro rientra con un volo militare. Tempestivo. Sicuro. Prioritario. La scena è perfetta: il capo della Difesa evacuato come in un film di guerra… da una guerra che non aveva visto arrivare. Forse la vera domanda non è “quanto costa il volo”. La vera domanda è: quanto costa NON CONTARE NULLA? 🔥seguici anche su TELEGRAM dove troverai contenuti censurabili su FB: https://t.me/donchisciotte667 Don Chisciotte #SALVATEILSOLDATOCROSETTO #DubaiGate #MinistroDellaDifesa #NATO #GovernoItaliano #PoliticaItaliana #SpesePubbliche #Escalation
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  • From UP-Bihar to MP-Rajasthan, Mercury Crosses 30 Degrees, Rain and Snowfall Alert in the Mountains

    Temperatures are rising rapidly across northern and central India as mercury crosses 30 degrees in several states from Uttar Pradesh and Bihar to Madhya Pradesh and Rajasthan. Weather departments have issued rain and snowfall alerts for Himalayan regions, warning travelers and residents to stay cautious amid changing conditions. According to rohtas political news updates by RD News Network, shifting weather patterns may impact agriculture, travel plans, and local political activities across affected districts. Authorities urge people to remain alert daily.

    For more visit us: https://youtu.be/f_Mg8wS9838

    From UP-Bihar to MP-Rajasthan, Mercury Crosses 30 Degrees, Rain and Snowfall Alert in the Mountains Temperatures are rising rapidly across northern and central India as mercury crosses 30 degrees in several states from Uttar Pradesh and Bihar to Madhya Pradesh and Rajasthan. Weather departments have issued rain and snowfall alerts for Himalayan regions, warning travelers and residents to stay cautious amid changing conditions. According to rohtas political news updates by RD News Network, shifting weather patterns may impact agriculture, travel plans, and local political activities across affected districts. Authorities urge people to remain alert daily. For more visit us: https://youtu.be/f_Mg8wS9838
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  • Truth Social Demographics 2026: Age, Gender & Audience Insights:

    Truth Social has developed a clearly defined audience profile since its launch. Unlike broad-appeal platforms that target global demographics, Truth Social’s growth has been concentrated within specific political and age segments in the United States. The 2026 demographic data reveals important patterns in age distribution, gender balance, and political alignment.

    Explore comprehensive facts, verified numbers, and expert analysis by visiting our website for more information https://market.biz/truth-social-statistics/.

    Truth Social’s audience spans multiple age groups, but engagement levels vary considerably. Younger adults between 18 and 34 show awareness of the platform, yet frequent usage remains relatively limited compared to older age segments. Middle-aged and older users, particularly those above 35, demonstrate stronger adoption rates and more consistent interaction patterns.

    Truth Social Demographics 2026: Age, Gender & Audience Insights: Truth Social has developed a clearly defined audience profile since its launch. Unlike broad-appeal platforms that target global demographics, Truth Social’s growth has been concentrated within specific political and age segments in the United States. The 2026 demographic data reveals important patterns in age distribution, gender balance, and political alignment. Explore comprehensive facts, verified numbers, and expert analysis by visiting our website for more information https://market.biz/truth-social-statistics/. Truth Social’s audience spans multiple age groups, but engagement levels vary considerably. Younger adults between 18 and 34 show awareness of the platform, yet frequent usage remains relatively limited compared to older age segments. Middle-aged and older users, particularly those above 35, demonstrate stronger adoption rates and more consistent interaction patterns.
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  • Beginning in Delhi, visitors explore a fascinating mix of old and new. Highlights include historic mosques, colonial-era buildings, bustling markets, and tree-lined boulevards. The city reflects centuries of dynasties that shaped India’s capital. From vibrant street food scenes to impressive government landmarks, Delhi offers a dynamic start to the journey. Its rich cultural layers, museums, and heritage sites provide deep insight into India’s political, architectural, and social evolution before continuing toward Agra.
    visit us -https://www.pioneerholidays.org/tours/delhi-agra-and-jaipur-4-days-golden-triangle-tour
    #goldentriangletour
    Beginning in Delhi, visitors explore a fascinating mix of old and new. Highlights include historic mosques, colonial-era buildings, bustling markets, and tree-lined boulevards. The city reflects centuries of dynasties that shaped India’s capital. From vibrant street food scenes to impressive government landmarks, Delhi offers a dynamic start to the journey. Its rich cultural layers, museums, and heritage sites provide deep insight into India’s political, architectural, and social evolution before continuing toward Agra. visit us -https://www.pioneerholidays.org/tours/delhi-agra-and-jaipur-4-days-golden-triangle-tour #goldentriangletour
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  • Orban: lettera aperta a Zelensky

    BRUXELLES, 26 FEB – In una lettera aperta al presidente ucraino Volodymyr Zelensky pubblicata su X, il primo ministro ungherese Viktor Orban chiede di “riaprire immediatamente l’oleodotto dell’Amicizia” e di “astenersi da ulteriori attacchi alla sicurezza energetica dell’Ungheria”. “Per quattro anni – scrive il premier – non è stato in grado di accettare la posizione del governo sovrano ungherese e del popolo ungherese riguardo alla guerra tra Russia e Ucraina.

    Per quattro anni ha lavorato per costringere l’Ungheria a entrare nella guerra tra il suo Paese e la Russia. In questo periodo, ha ricevuto il sostegno di Bruxelles e si è assicurato l’appoggio dell’opposizione ungherese”. “Vediamo anche che lei, Bruxelles e l’opposizione ungherese state coordinando gli sforzi per portare al potere in Ungheria un governo filo-ucraino. Negli ultimi giorni avete bloccato l’oleodotto “Amicizia”, fondamentale per l’approvvigionamento energetico dell’Ungheria” prosegue ancora Orban, bollando come “contrarie agli interessi” nazionali le azioni di Zelensky perché “mettono a rischio la sicurezza e l’accessibilità dell’approvvigionamento energetico delle famiglie ungheresi”.

    “La invito – conclude – a cambiare la sua politica anti-ungherese! Noi, il popolo ungherese, non siamo responsabili della situazione in cui si trova l’Ucraina. Siamo solidali con il popolo ucraino, ma non desideriamo partecipare alla guerra. Non vogliamo finanziare lo sforzo bellico e non vogliamo pagare di più per l’energia”. (ANSA) (foto euronews)

    https://www.imolaoggi.it/2026/02/26/orban-lettera-aperta-a-zelensky/
    Orban: lettera aperta a Zelensky BRUXELLES, 26 FEB – In una lettera aperta al presidente ucraino Volodymyr Zelensky pubblicata su X, il primo ministro ungherese Viktor Orban chiede di “riaprire immediatamente l’oleodotto dell’Amicizia” e di “astenersi da ulteriori attacchi alla sicurezza energetica dell’Ungheria”. “Per quattro anni – scrive il premier – non è stato in grado di accettare la posizione del governo sovrano ungherese e del popolo ungherese riguardo alla guerra tra Russia e Ucraina. Per quattro anni ha lavorato per costringere l’Ungheria a entrare nella guerra tra il suo Paese e la Russia. In questo periodo, ha ricevuto il sostegno di Bruxelles e si è assicurato l’appoggio dell’opposizione ungherese”. “Vediamo anche che lei, Bruxelles e l’opposizione ungherese state coordinando gli sforzi per portare al potere in Ungheria un governo filo-ucraino. Negli ultimi giorni avete bloccato l’oleodotto “Amicizia”, fondamentale per l’approvvigionamento energetico dell’Ungheria” prosegue ancora Orban, bollando come “contrarie agli interessi” nazionali le azioni di Zelensky perché “mettono a rischio la sicurezza e l’accessibilità dell’approvvigionamento energetico delle famiglie ungheresi”. “La invito – conclude – a cambiare la sua politica anti-ungherese! Noi, il popolo ungherese, non siamo responsabili della situazione in cui si trova l’Ucraina. Siamo solidali con il popolo ucraino, ma non desideriamo partecipare alla guerra. Non vogliamo finanziare lo sforzo bellico e non vogliamo pagare di più per l’energia”. (ANSA) (foto euronews) https://www.imolaoggi.it/2026/02/26/orban-lettera-aperta-a-zelensky/
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    Orban: lettera aperta a Zelensky
    ''Per quattro anni ha lavorato per costringere l'Ungheria a entrare nella guerra tra il suo Paese e la Russia''
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  • BA in One Year is a fast-track graduation program designed for students who could not complete their Bachelor of Arts degree on time. This program is ideal for working professionals, drop-out students, and individuals who want to upgrade their qualifications quickly for better career opportunities.
    The course is generally offered through distance or open university mode, allowing students to complete their degree in a shorter duration based on previous academic qualifications. Students who have completed part of their BA earlier or hold relevant credits may be eligible for this accelerated option.
    A BA in One Year typically offers subjects like History, Political Science, Sociology, English, Hindi, Economics, and more. The program focuses on flexibility, affordability, and convenience, making it easier for students to balance work and studies.
    After completing the degree, students can apply for government jobs, private sector roles, or pursue higher education such as MA or other postgraduate programs.

    Call at - 0999292837

    More Visit:- https://www.mcmacademy.in/ba-in-one-year/
    https://www.mcmacademy.in/
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    BA in One Year
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  • Tucker Carlson, l’incendiario che spacca il mondo Maga: l’odio per Israele nell’intervista scandalo all’ambasciatore Usa
    di Roberto Festa
    Il colloquio con Huckabee all’aeroporto di Tel Aviv mette in imbarazzo l’amministrazione Trump: tra teorie del complotto e scivoloni diplomatici, il giornalista gioca a sottolineare le fratture interne ai conservatori.

    Non è uscito dall’aeroporto. Tucker Carlson ha registrato l’intervista con l’ambasciatore Usa in Israele all’interno del Ben Gurion di Tel Aviv. “Uomini che si sono identificati come addetti alla sicurezza hanno preso i nostri passaporti, hanno trascinato il nostro produttore esecutivo in una stanza e hanno preteso di sapere di cosa avessimo parlato con l’ambasciatore Huckabee”, ha poi spiegato il giornalista. L’ambasciata Usa nega che l’interrogatorio ci sia mai stato, ma è noto che le perquisizioni e i controlli di sicurezza negli aeroporti israeliani, in particolare proprio al Ben Gurion, siano tra i più rigorosi al mondo. La sosta allo scalo di Tel Aviv è comunque durata un paio d’ore. Carlson è arrivato, ha registrato, è ripartito. Riuscendo comunque, nel giro di poche ore, a far esplodere l’ennesimo incendio nella sua carriera di incendiario. Un incendio che, come molte altre volte in passato, ha un preciso obiettivo: spaccare, prima, e riorientare, dopo, gli animi all’interno del mondo MAGA.
    Carlson e Huckabee, conservatori agli antipodi

    Carlson e Huckabee si conoscono da quando lavoravano a Fox. Ci erano arrivati per strade molto diverse. Carlson viene dal giornalismo o presunto tale. Voleva fare l’agente Cia, fu rifiutato per aver usato cocaina e il padre gli disse: “Perché non provi col giornalismo? Prendono chiunque”. Huckabee è un ex tele-pastore, già governatore dell’Arkansas, già candidato repubblicano alla presidenza, mandato da Donald Trump a presidiare l’ambasciata Usa di Gerusalemme. I due, ferocemente conservatori, hanno assunto posizioni diverse riguardo a Israele. Huckabee è un “cristiano sionista”, appartiene a quei settori di mondo evangelico e protestante che sostengono Israele e il ritorno del popolo ebraico in Terra Santa come adempimento della profezia biblica. Carlson è critico durissimo della politica israeliana, più volte tacciato di antisemitismo. Recentemente ha parlato di “persecuzione dei cristiani” in Israele e intervistato l’arcivescovo anglicano di Gerusalemme Hosam Naoum e un uomo d’affari giordano e cristiano, in cui è emerso che la popolazione cristiana a Betlemme è calata da 100mila alle attuali 30 mila persone e che anche a Gerusalemme i religiosi sono oggetto di minacce e maltrattamenti. Un punto sul quale erano intervenuti anche i leader cristiani in Terra Santa, così come i funzionari del governo palestinese, dopo il discorso di Netanyahu all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che avevano condannato attribuendo all’occupazione israeliana – e non all’Anp – la causa del calo del numero di cristiani nella zona. “Il motivo per cui i cristiani e molti altri stanno lasciando Betlemme è l’occupazione israeliana e le sue politiche di chiusure, permessi, diritti di residenza esclusivi, e non le politiche dell’Autorità Nazionale Palestinese”, avevano scritto nella nota congiunta firmata il 27 settembre gli esponenti del tank ecumenico “A Jerusalem Voice for Justice“, smentendo quanto dichiarato dal premier israeliano all’Onu. I leader cristiani avevano poi sottolineato che proprio a Betlemme turismo e pellegrinaggi erano stati pressoché azzerati dalla guerra a Gaza, e che in centinaia avevano deciso di lasciare la città a causa “dell’occupazione israeliana e della violenza militare”.

    Anche il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, ha più volte denunciato il crescente clima di minacce, intimidazioni e violenze contro la comunità cristiana in Israele. Maltrattamenti che i cristiani Usa, aveva aggiunto Carlson nel corso dell’intervista, finanziano indirettamente attraverso gli aiuti a Gerusalemme. È proprio a quest’ultima sparata che Huckabee ha risposto su X: “Ehi @TuckerCarlson, invece di parlare DI me, perché non vieni a parlare CON me?”. Carlson ha accettato l’invito ed è partito.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/24/tucker-carlson-intervista-huckabee-israele-scandalo-news/8301427/
    Tucker Carlson, l’incendiario che spacca il mondo Maga: l’odio per Israele nell’intervista scandalo all’ambasciatore Usa di Roberto Festa Il colloquio con Huckabee all’aeroporto di Tel Aviv mette in imbarazzo l’amministrazione Trump: tra teorie del complotto e scivoloni diplomatici, il giornalista gioca a sottolineare le fratture interne ai conservatori. Non è uscito dall’aeroporto. Tucker Carlson ha registrato l’intervista con l’ambasciatore Usa in Israele all’interno del Ben Gurion di Tel Aviv. “Uomini che si sono identificati come addetti alla sicurezza hanno preso i nostri passaporti, hanno trascinato il nostro produttore esecutivo in una stanza e hanno preteso di sapere di cosa avessimo parlato con l’ambasciatore Huckabee”, ha poi spiegato il giornalista. L’ambasciata Usa nega che l’interrogatorio ci sia mai stato, ma è noto che le perquisizioni e i controlli di sicurezza negli aeroporti israeliani, in particolare proprio al Ben Gurion, siano tra i più rigorosi al mondo. La sosta allo scalo di Tel Aviv è comunque durata un paio d’ore. Carlson è arrivato, ha registrato, è ripartito. Riuscendo comunque, nel giro di poche ore, a far esplodere l’ennesimo incendio nella sua carriera di incendiario. Un incendio che, come molte altre volte in passato, ha un preciso obiettivo: spaccare, prima, e riorientare, dopo, gli animi all’interno del mondo MAGA. Carlson e Huckabee, conservatori agli antipodi Carlson e Huckabee si conoscono da quando lavoravano a Fox. Ci erano arrivati per strade molto diverse. Carlson viene dal giornalismo o presunto tale. Voleva fare l’agente Cia, fu rifiutato per aver usato cocaina e il padre gli disse: “Perché non provi col giornalismo? Prendono chiunque”. Huckabee è un ex tele-pastore, già governatore dell’Arkansas, già candidato repubblicano alla presidenza, mandato da Donald Trump a presidiare l’ambasciata Usa di Gerusalemme. I due, ferocemente conservatori, hanno assunto posizioni diverse riguardo a Israele. Huckabee è un “cristiano sionista”, appartiene a quei settori di mondo evangelico e protestante che sostengono Israele e il ritorno del popolo ebraico in Terra Santa come adempimento della profezia biblica. Carlson è critico durissimo della politica israeliana, più volte tacciato di antisemitismo. Recentemente ha parlato di “persecuzione dei cristiani” in Israele e intervistato l’arcivescovo anglicano di Gerusalemme Hosam Naoum e un uomo d’affari giordano e cristiano, in cui è emerso che la popolazione cristiana a Betlemme è calata da 100mila alle attuali 30 mila persone e che anche a Gerusalemme i religiosi sono oggetto di minacce e maltrattamenti. Un punto sul quale erano intervenuti anche i leader cristiani in Terra Santa, così come i funzionari del governo palestinese, dopo il discorso di Netanyahu all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che avevano condannato attribuendo all’occupazione israeliana – e non all’Anp – la causa del calo del numero di cristiani nella zona. “Il motivo per cui i cristiani e molti altri stanno lasciando Betlemme è l’occupazione israeliana e le sue politiche di chiusure, permessi, diritti di residenza esclusivi, e non le politiche dell’Autorità Nazionale Palestinese”, avevano scritto nella nota congiunta firmata il 27 settembre gli esponenti del tank ecumenico “A Jerusalem Voice for Justice“, smentendo quanto dichiarato dal premier israeliano all’Onu. I leader cristiani avevano poi sottolineato che proprio a Betlemme turismo e pellegrinaggi erano stati pressoché azzerati dalla guerra a Gaza, e che in centinaia avevano deciso di lasciare la città a causa “dell’occupazione israeliana e della violenza militare”. Anche il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, ha più volte denunciato il crescente clima di minacce, intimidazioni e violenze contro la comunità cristiana in Israele. Maltrattamenti che i cristiani Usa, aveva aggiunto Carlson nel corso dell’intervista, finanziano indirettamente attraverso gli aiuti a Gerusalemme. È proprio a quest’ultima sparata che Huckabee ha risposto su X: “Ehi @TuckerCarlson, invece di parlare DI me, perché non vieni a parlare CON me?”. Carlson ha accettato l’invito ed è partito. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/24/tucker-carlson-intervista-huckabee-israele-scandalo-news/8301427/
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    Carlson, l'intervista che spacca il mondo MAGA: l'odio per Israele
    Il giornalista conservatore al centro di una nuova polemica dopo l'intervista all'ambasciatore Usa in Israele Huckabee
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  • FESTA

    Ormai non sono più tempi per raccontare favole o lanciare promesse che puntualmente non vengono mantenute.

    A questo ci ha abituati una certa politica degli ultimi vent’anni: parole leggere, responsabilità leggere.
    E so perfettamente, anche per esperienza personale, quanto sia difficile "rialzarsi" ogni volta e "rimettersi in gioco".
    Ma se restano intatte la salute mentale e le motivazioni profonde, allora vale ancora la pena battersi per il proprio territorio.
    Per un’idea di bene che deve restare davvero "comune".

    Ci penso spesso.
    La politica, quella vera, non è nata nei palazzi.
    È nata nelle piazze, nei cortili, nei circoli.
    Nei luoghi in cui le persone si incontrano e discutono del proprio destino.

    Milano in questi anni è cresciuta, si è trasformata, si è proiettata nel mondo.
    Ma in questo slancio qualcosa si è incrinato: la distanza.

    Troppi cittadini spettatori.
    Troppi quartieri che cambiano senza essere ascoltati.
    Troppa gestione tecnica, poca passione civile.
    E allora mi sono chiesto da dove ripartire.

    Fatto tesoro degli errori e anche dei successi che ormai appartengono al passato, ho scelto di ripartire da una parola semplice ma esigente: libertà civica.
    E da una figura che può sembrare retorica, ma non lo è: la Festa.

    La festa non è evasione.
    È incontro.
    È responsabilità condivisa.
    È persone che fino a poche ore prima non si conoscevano e decidono di sedersi allo stesso tavolo, magari su un patio al tramonto, e iniziare a pensare insieme.
    Anche senza la certezza del risultato.
    Anche quando il mondo sembra andare altrove.
    Perché l’immobilismo è morte politica.
    E indietro non si torna.
    Davanti c’è uno spazio vuoto da riempire.

    Non con slogan.
    Con presenza.
    Con partecipazione.
    Con idee che non restino sulla carta ma diventino programma, proposta, impegno.

    È su questo che sto lavorando insieme a chi crede che Milano possa tornare ad essere comunità prima ancora che vetrina.
    Una città più abitabile, più giusta, più ascoltata.
    La politica può tornare ad essere una festa collettiva.
    Seria. Esigente. Concreta.
    Ma pur sempre festa.
    E forse è proprio da qui che possiamo ricominciare.

    Milano è di chi la vive.

    #MilanoDiChiVive
    #MilanoLibera
    #Partecipazione
    #BeneComune
    🎉 FESTA Ormai non sono più tempi per raccontare favole o lanciare promesse che puntualmente non vengono mantenute. A questo ci ha abituati una certa politica degli ultimi vent’anni: parole leggere, responsabilità leggere. E so perfettamente, anche per esperienza personale, quanto sia difficile "rialzarsi" ogni volta e "rimettersi in gioco". Ma se restano intatte la salute mentale e le motivazioni profonde, allora vale ancora la pena battersi per il proprio territorio. Per un’idea di bene che deve restare davvero "comune". Ci penso spesso. La politica, quella vera, non è nata nei palazzi. È nata nelle piazze, nei cortili, nei circoli. Nei luoghi in cui le persone si incontrano e discutono del proprio destino. Milano in questi anni è cresciuta, si è trasformata, si è proiettata nel mondo. Ma in questo slancio qualcosa si è incrinato: la distanza. Troppi cittadini spettatori. Troppi quartieri che cambiano senza essere ascoltati. Troppa gestione tecnica, poca passione civile. E allora mi sono chiesto da dove ripartire. Fatto tesoro degli errori e anche dei successi che ormai appartengono al passato, ho scelto di ripartire da una parola semplice ma esigente: libertà civica. E da una figura che può sembrare retorica, ma non lo è: la Festa. 🎈 La festa non è evasione. È incontro. È responsabilità condivisa. È persone che fino a poche ore prima non si conoscevano e decidono di sedersi allo stesso tavolo, magari su un patio al tramonto, e iniziare a pensare insieme. Anche senza la certezza del risultato. Anche quando il mondo sembra andare altrove. Perché l’immobilismo è morte politica. E indietro non si torna. Davanti c’è uno spazio vuoto da riempire. Non con slogan. Con presenza. Con partecipazione. Con idee che non restino sulla carta ma diventino programma, proposta, impegno. È su questo che sto lavorando insieme a chi crede che Milano possa tornare ad essere comunità prima ancora che vetrina. Una città più abitabile, più giusta, più ascoltata. La politica può tornare ad essere una festa collettiva. Seria. Esigente. Concreta. Ma pur sempre festa. E forse è proprio da qui che possiamo ricominciare. Milano è di chi la vive. #MilanoDiChiVive #MilanoLibera #Partecipazione #BeneComune
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  • Milano, tensioni al corteo no green pass. Meloni in comizio, insulti tra No Vax e Fratelli d'Italia. 25 set 2021
    IO C'ERO e RICORDO BENE e con me altre migliaia di persone si ricordano perfettamente.
    POI è MOLTO facile stare all'opposizione per raccogliere i voti del dissenso.
    MOSSA politica molto astuta. Ma nè lei nè i suoi hanno mai mosso un dito contro il GREEN-PASS.
    Un gruppo di circa 1.500 persone ha tentato di forzare il cordone della polizia per accedere in piazza Duomo dove era in corso il comizio di Giorgia Meloni con il candidato sindaco del centrodestra Luca Bernardo. I manifestanti hanno fatto il giro del Duomo passando di fronte al comizio dove sono volati insulti con i partecipanti al comizio di Fratelli d Italia
    https://youtu.be/t21gc-lrdc8?si=yuHo_Nn2GUPSojX4
    Milano, tensioni al corteo no green pass. Meloni in comizio, insulti tra No Vax e Fratelli d'Italia. 25 set 2021 IO C'ERO e RICORDO BENE e con me altre migliaia di persone si ricordano perfettamente. POI è MOLTO facile stare all'opposizione per raccogliere i voti del dissenso. MOSSA politica molto astuta. Ma nè lei nè i suoi hanno mai mosso un dito contro il GREEN-PASS. Un gruppo di circa 1.500 persone ha tentato di forzare il cordone della polizia per accedere in piazza Duomo dove era in corso il comizio di Giorgia Meloni con il candidato sindaco del centrodestra Luca Bernardo. I manifestanti hanno fatto il giro del Duomo passando di fronte al comizio dove sono volati insulti con i partecipanti al comizio di Fratelli d Italia https://youtu.be/t21gc-lrdc8?si=yuHo_Nn2GUPSojX4
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