• Pasdaran: "Se gli Usa superano le linee rosse colpiremo oltre il Golfo". Qatar: "Vicini a un'escalation incontrollabile". Esplosioni sull'isola di Kharg
    Guerra in Iran, tutte le news e gli aggiornamenti di oggi martedì 7 aprile
    https://www.ilfattoquotidiano.it/mondo/live-post/2026/04/07/guerra-in-iran-israele-usa-news-oggi-7-aprile/8347504/
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  • FOLLIA PURA!
    La minaccia di Trump: “Un’intera civiltà morirà stanotte, non vorrei ma è probabile”. I Pasdaran: “Se gli Usa superano le linee rosse colpiremo oltre il Golfo”
    Pasdaran: "Se gli Usa superano le linee rosse colpiremo oltre il Golfo". Qatar: "Vicini a un'escalation incontrollabile". Esplosioni sull'isola di Kharg
    Guerra in Iran, tutte le news e gli aggiornamenti di oggi martedì 7 aprile
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    FOLLIA PURA! La minaccia di Trump: “Un’intera civiltà morirà stanotte, non vorrei ma è probabile”. I Pasdaran: “Se gli Usa superano le linee rosse colpiremo oltre il Golfo” Pasdaran: "Se gli Usa superano le linee rosse colpiremo oltre il Golfo". Qatar: "Vicini a un'escalation incontrollabile". Esplosioni sull'isola di Kharg Guerra in Iran, tutte le news e gli aggiornamenti di oggi martedì 7 aprile https://www.ilfattoquotidiano.it/mondo/live-post/2026/04/07/guerra-in-iran-israele-usa-news-oggi-7-aprile/8347504/
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  • Confirmed presence of a Russian nuclear submarine near the Strait of Hormuz
    Moscow has officially deployed six submarines, including two nuclear ones, near the Strait of Hormuz for a discreet mission to protect Iranian infrastructure, according to reports. Their primary role is to prevent the US and Israel from freely breaking the blockade or approaching Iranian shores.
    This deployment sends a strong political message to the West, signaling that any major escalation against Iran could involve Russia.

    Source: https://x.com/i/status/2040767802022183317
    Confirmed presence of a Russian nuclear submarine near the Strait of Hormuz Moscow has officially deployed six submarines, including two nuclear ones, near the Strait of Hormuz for a discreet mission to protect Iranian infrastructure, according to reports. Their primary role is to prevent the US and Israel from freely breaking the blockade or approaching Iranian shores. This deployment sends a strong political message to the West, signaling that any major escalation against Iran could involve Russia. Source: https://x.com/i/status/2040767802022183317
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  • Escalation in Medio Oriente: attacchi a Teheran, Beirut e all'ambasciata USA in Iraq
    Israele bombarda obiettivi in Iran e Libano mentre droni e razzi colpiscono l'ambasciata americana in Iraq. Segnalate esplosioni anche a Doha e Dubai.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/mondo/live-post/2026/03/17/guerra-israele-iran-diretta/8326654/
    Escalation in Medio Oriente: attacchi a Teheran, Beirut e all'ambasciata USA in Iraq Israele bombarda obiettivi in Iran e Libano mentre droni e razzi colpiscono l'ambasciata americana in Iraq. Segnalate esplosioni anche a Doha e Dubai. https://www.ilfattoquotidiano.it/mondo/live-post/2026/03/17/guerra-israele-iran-diretta/8326654/
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    Israele bombarda obiettivi in Iran e Libano mentre droni e razzi colpiscono l'ambasciata americana in Iraq. Segnalate esplosioni anche a Doha e Dubai.
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  • CI SONO ARRIVATI anche LORO!
    ORMAI è DIVENTATO IMPOSSIBILE DISSENTIRE e MANIFESTARE!
    Giuristi Democratici: "Il decreto Sicurezza è un assalto alla Costituzione""
    Il dossier denuncia sanzioni fino a 10mila euro per i manifestanti e parla di "escalation autoritaria" nelle politiche sulla sicurezza.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/12/decreto-sicurezza-costituzione-giuristi-democratici-notizie/8322179/
    CI SONO ARRIVATI anche LORO! ORMAI è DIVENTATO IMPOSSIBILE DISSENTIRE e MANIFESTARE! Giuristi Democratici: "Il decreto Sicurezza è un assalto alla Costituzione"" Il dossier denuncia sanzioni fino a 10mila euro per i manifestanti e parla di "escalation autoritaria" nelle politiche sulla sicurezza. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/12/decreto-sicurezza-costituzione-giuristi-democratici-notizie/8322179/
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    Il dossier denuncia sanzioni fino a 10mila euro per i manifestanti e parla di "escalation autoritaria" nelle politiche sulla sicurezza.
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  • Primi morti americani e i Maga contro Trump

    Arriva il primo bilancio umano per Washington.

    Sei soldati statunitensi sono morti non per difendere il proprio paese me per portare avanti l'agenda sionista. Sono rimasti uccisi in un attacco con drone che ha colpito una struttura militare americana nella regione del Golfo. Il bilancio include anche 18 feriti.

    Il Dipartimento della Difesa USA ha iniziato a rendere pubbliche le identità dei militari caduti. Tra i primi nomi diffusi:

    • Capt. Cody A. Khork, 35 anni
    • Sgt. 1st Class Noah L. Tietjens, 42 anni
    • Sgt. 1st Class Nicole M. Amor, 39 anni
    • Sgt. Declan J. Coady, 20 anni
    • Maj. Jeffrey R. O’Brien, 45 anni
    • Chief Warrant Officer 3 Robert M. Marzan, 54 anni

    I militari appartenevano alla 103rd Sustainment Command (U.S. Army Reserve).

    È il primo segnale che l’escalation militare sta producendo vittime dirette tra le forze americane, mentre il conflitto si allarga sul piano regionale e i MAGA si rivoltano contro Trump.

    Iscriviti a "La Verità Rende Liberi"
    Primi morti americani e i Maga contro Trump Arriva il primo bilancio umano per Washington. Sei soldati statunitensi sono morti non per difendere il proprio paese me per portare avanti l'agenda sionista. Sono rimasti uccisi in un attacco con drone che ha colpito una struttura militare americana nella regione del Golfo. Il bilancio include anche 18 feriti. Il Dipartimento della Difesa USA ha iniziato a rendere pubbliche le identità dei militari caduti. Tra i primi nomi diffusi: • Capt. Cody A. Khork, 35 anni • Sgt. 1st Class Noah L. Tietjens, 42 anni • Sgt. 1st Class Nicole M. Amor, 39 anni • Sgt. Declan J. Coady, 20 anni • Maj. Jeffrey R. O’Brien, 45 anni • Chief Warrant Officer 3 Robert M. Marzan, 54 anni I militari appartenevano alla 103rd Sustainment Command (U.S. Army Reserve). È il primo segnale che l’escalation militare sta producendo vittime dirette tra le forze americane, mentre il conflitto si allarga sul piano regionale e i MAGA si rivoltano contro Trump. Iscriviti a "La Verità Rende Liberi"
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  • IO OBIETTO

    La vera sconfitta è trovarsi nel 2026 a fare ancora gli stessi discorsi e le stesse valutazioni di 30 o 40 anni fa. Dopo tutto ciò che la storia recente ci ha già mostrato in termini di distruzione e perdite umane, siamo ancora qui a discutere di #riarmo, di #difesa e del ritorno di un linguaggio che pensavamo appartenesse al passato. Questo è il vero schifo della situazione.

    Eppure sta accadendo di nuovo.
    Con l’ultima escalation internazionale torna con insistenza il tema della leva militare, spesso riproposta sotto forme apparentemente nuove: volontariato “strutturato”, percorsi pre-militari nelle scuole, programmi presentati come facoltativi ma che rappresentano il primo passo verso un possibile ripristino della coscrizione.

    Nei Paesi nordici migliaia di giovani vengono già richiamati ogni anno: chi rifiuta paga, chi disobbedisce perde diritti.
    Anche in Italia il dibattito si riaccende. Il governo ha già accennato l’intenzione di aumentare l’organico delle forze armate di 10.000 unità, con prospettive che potrebbero arrivare a 30-35.000. La leva obbligatoria, ricordiamolo, non è stata abolita: è semplicemente sospesa e potrebbe essere riattivata con un atto di governo.

    Nel frattempo cresce la presenza dei militari nelle scuole, in nome dell’orientamento o dell’educazione civica. Un fenomeno che molti osservatori leggono come il tentativo di normalizzare la guerra nelle menti dei più giovani, dentro un clima generale segnato da emergenze securitarie, propaganda e costruzione continua di nuovi “nemici”.
    Per questo non sorprende che proprio gli studenti abbiano deciso di mobilitarsi.

    Il 5 marzo, nella Giornata internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione istituita dall’ONU, migliaia di giovani sono scesi in piazza in tutta Italia. Presìdi, assemblee e cortei organizzati dalla Rete degli studenti medi e dall’Unione degli universitari per contestare il piano di riarmo europeo e le ipotesi di nuove forme di leva.
    “Le giovani generazioni sono terrorizzate dalla prospettiva della guerra e da una sensazione di incertezza permanente”, ha spiegato Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi. “Vogliamo una scuola e un’università di pace, libere dalla militarizzazione e dagli interessi dell’industria bellica. Le risorse pubbliche devono andare all’istruzione, alla sanità e al welfare, non alle armi”.
    Gli studenti denunciano anche il rischio che scuole e università diventino spazi di propaganda o bacini di reclutamento. In un contesto globale sempre più instabile — dalle tensioni in Medio Oriente all’apertura di nuovi fronti di conflitto — la risposta politica sembra concentrarsi quasi esclusivamente sull’aumento delle spese militari. Ma, ricordano molti giovani, più armi non significa automaticamente più sicurezza.

    E forse vale la pena ascoltarli.
    Perché la storia ci insegna che le guerre raramente vengono combattute da chi le decide. Al fronte non partono i figli di chi le promuove o ne trae vantaggio economico; partono soprattutto giovani e lavoratori, spesso già segnati da precarietà e mancanza di prospettive.
    È anche per questo che molti ragazzi chiedono semplicemente di essere ascoltati. Chiedono opportunità, istruzione, lavoro dignitoso, una sanità pubblica che funzioni. Chiedono un futuro che non sia definito dall’idea di dover difendere con le armi ciò che la politica non è riuscita a costruire con la giustizia sociale.
    Forse il primo passo non è imporre nuove forme di militarizzazione, ma riaprire uno spazio di confronto reale sulle politiche sociali e giovanili, nelle città e nel Paese. Riconoscere l’incertezza che attraversa questa generazione e provare ad affrontarla con strumenti diversi dalla logica della guerra.

    Dire “io obietto” non è uno slogan.
    È l’inizio di una domanda collettiva: quale società vogliamo costruire e quale futuro siamo disposti a immaginare per chi verrà dopo di noi.

    #pace #dirittideigiovani #noallaMilitarizzazione #futuro
    IO OBIETTO ✋ La vera sconfitta è trovarsi nel 2026 a fare ancora gli stessi discorsi e le stesse valutazioni di 30 o 40 anni fa. Dopo tutto ciò che la storia recente ci ha già mostrato in termini di distruzione e perdite umane, siamo ancora qui a discutere di #riarmo, di #difesa e del ritorno di un linguaggio che pensavamo appartenesse al passato. Questo è il vero schifo della situazione. Eppure sta accadendo di nuovo. Con l’ultima escalation internazionale torna con insistenza il tema della leva militare, spesso riproposta sotto forme apparentemente nuove: volontariato “strutturato”, percorsi pre-militari nelle scuole, programmi presentati come facoltativi ma che rappresentano il primo passo verso un possibile ripristino della coscrizione. Nei Paesi nordici migliaia di giovani vengono già richiamati ogni anno: chi rifiuta paga, chi disobbedisce perde diritti. Anche in Italia il dibattito si riaccende. Il governo ha già accennato l’intenzione di aumentare l’organico delle forze armate di 10.000 unità, con prospettive che potrebbero arrivare a 30-35.000. La leva obbligatoria, ricordiamolo, non è stata abolita: è semplicemente sospesa e potrebbe essere riattivata con un atto di governo. Nel frattempo cresce la presenza dei militari nelle scuole, in nome dell’orientamento o dell’educazione civica. Un fenomeno che molti osservatori leggono come il tentativo di normalizzare la guerra nelle menti dei più giovani, dentro un clima generale segnato da emergenze securitarie, propaganda e costruzione continua di nuovi “nemici”. Per questo non sorprende che proprio gli studenti abbiano deciso di mobilitarsi. Il 5 marzo, nella Giornata internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione istituita dall’ONU, migliaia di giovani sono scesi in piazza in tutta Italia. Presìdi, assemblee e cortei organizzati dalla Rete degli studenti medi e dall’Unione degli universitari per contestare il piano di riarmo europeo e le ipotesi di nuove forme di leva. “Le giovani generazioni sono terrorizzate dalla prospettiva della guerra e da una sensazione di incertezza permanente”, ha spiegato Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi. “Vogliamo una scuola e un’università di pace, libere dalla militarizzazione e dagli interessi dell’industria bellica. Le risorse pubbliche devono andare all’istruzione, alla sanità e al welfare, non alle armi”. Gli studenti denunciano anche il rischio che scuole e università diventino spazi di propaganda o bacini di reclutamento. In un contesto globale sempre più instabile — dalle tensioni in Medio Oriente all’apertura di nuovi fronti di conflitto — la risposta politica sembra concentrarsi quasi esclusivamente sull’aumento delle spese militari. Ma, ricordano molti giovani, più armi non significa automaticamente più sicurezza. E forse vale la pena ascoltarli. Perché la storia ci insegna che le guerre raramente vengono combattute da chi le decide. Al fronte non partono i figli di chi le promuove o ne trae vantaggio economico; partono soprattutto giovani e lavoratori, spesso già segnati da precarietà e mancanza di prospettive. È anche per questo che molti ragazzi chiedono semplicemente di essere ascoltati. Chiedono opportunità, istruzione, lavoro dignitoso, una sanità pubblica che funzioni. Chiedono un futuro che non sia definito dall’idea di dover difendere con le armi ciò che la politica non è riuscita a costruire con la giustizia sociale. Forse il primo passo non è imporre nuove forme di militarizzazione, ma riaprire uno spazio di confronto reale sulle politiche sociali e giovanili, nelle città e nel Paese. Riconoscere l’incertezza che attraversa questa generazione e provare ad affrontarla con strumenti diversi dalla logica della guerra. Dire “io obietto” non è uno slogan. È l’inizio di una domanda collettiva: quale società vogliamo costruire e quale futuro siamo disposti a immaginare per chi verrà dopo di noi. #pace #dirittideigiovani #noallaMilitarizzazione #futuro
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  • ECCO CHI È VERAMENTE!
    🗣 Zelensky: "Speriamo che una persona sola nell'UE non blocchi i 90 miliardi... altrimenti daremo il suo indirizzo alle nostre forze armate, affinché lo chiamino e comunichino con lui nella sua lingua"

    Escalation totale tra Kiev e Budapest sul prestito UE e l'oleodotto Druzhba. Arriva la replica di Viktor Orban 📽
    ECCO CHI È VERAMENTE! 💥🗣 Zelensky: "Speriamo che una persona sola nell'UE non blocchi i 90 miliardi... altrimenti daremo il suo indirizzo alle nostre forze armate, affinché lo chiamino e comunichino con lui nella sua lingua" Escalation totale tra Kiev e Budapest sul prestito UE e l'oleodotto Druzhba. Arriva la replica di Viktor Orban 📽
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  • SALVATE IL SOLDATO CROSETTO – OVVERO “LA GRANDE EVACUAZIONE DEI VACANZIERI DI STATO”

    C’è qualcosa di teneramente comico in tutta questa faccenda.
    Il ministro della Difesa Guido Crosetto bloccato a Dubai mentre nella regione volano missili, basi colpite, spazi aerei chiusi.

    Ora rientra con un volo militare. Dice che pagherà “il triplo”.
    Triplo di cosa? Di un biglietto Ryanair? O del carburante di un velivolo dell’Aeronautica?
    Comunque tranquilli: paga lui. Con che? Con lo stipendio che paghiamo noi.

    Ma la vera domanda non è il costo del volo.
    La vera domanda è un’altra.

    Come fa il MINISTRO DELLA DIFESA di un Paese NATO a trovarsi in vacanza in una zona che sta per diventare teatro di escalation militare…
    senza sapere nulla?

    Gli alleati decidono bombardamenti.
    Gli spazi aerei si chiudono.
    La regione si incendia.

    E lui?
    Sotto l’ombrellone.

    Ora, delle due l’una:

    1️⃣ O sapeva, ed è partito lo stesso per Dubai mentre si preparava un’operazione militare di cui l’Italia sarebbe stata inevitabilmente coinvolta.
    2️⃣ Oppure NON sapeva. E questo è ancora peggio.

    Perché se il ministro della Difesa italiana non è informato in anticipo delle mosse dei suoi alleati strategici, allora la parola “alleanza” significa solo che noi veniamo informati dopo.
    A cose fatte.
    Magari mentre siamo in piscina.

    E mentre migliaia di italiani restano bloccati nei terminal, il ministro rientra con un volo militare.
    Tempestivo. Sicuro. Prioritario.

    La scena è perfetta:
    il capo della Difesa evacuato come in un film di guerra…
    da una guerra che non aveva visto arrivare.

    Forse la vera domanda non è “quanto costa il volo”.
    La vera domanda è:
    quanto costa NON CONTARE NULLA?

    seguici anche su TELEGRAM dove troverai contenuti censurabili su FB: https://t.me/donchisciotte667

    Don Chisciotte

    #SALVATEILSOLDATOCROSETTO #DubaiGate #MinistroDellaDifesa #NATO #GovernoItaliano #PoliticaItaliana #SpesePubbliche #Escalation
    🔥SALVATE IL SOLDATO CROSETTO – OVVERO “LA GRANDE EVACUAZIONE DEI VACANZIERI DI STATO” C’è qualcosa di teneramente comico in tutta questa faccenda. Il ministro della Difesa Guido Crosetto bloccato a Dubai mentre nella regione volano missili, basi colpite, spazi aerei chiusi. Ora rientra con un volo militare. Dice che pagherà “il triplo”. Triplo di cosa? Di un biglietto Ryanair? O del carburante di un velivolo dell’Aeronautica? Comunque tranquilli: paga lui. Con che? Con lo stipendio che paghiamo noi. Ma la vera domanda non è il costo del volo. La vera domanda è un’altra. Come fa il MINISTRO DELLA DIFESA di un Paese NATO a trovarsi in vacanza in una zona che sta per diventare teatro di escalation militare… senza sapere nulla? Gli alleati decidono bombardamenti. Gli spazi aerei si chiudono. La regione si incendia. E lui? Sotto l’ombrellone. Ora, delle due l’una: 1️⃣ O sapeva, ed è partito lo stesso per Dubai mentre si preparava un’operazione militare di cui l’Italia sarebbe stata inevitabilmente coinvolta. 2️⃣ Oppure NON sapeva. E questo è ancora peggio. Perché se il ministro della Difesa italiana non è informato in anticipo delle mosse dei suoi alleati strategici, allora la parola “alleanza” significa solo che noi veniamo informati dopo. A cose fatte. Magari mentre siamo in piscina. E mentre migliaia di italiani restano bloccati nei terminal, il ministro rientra con un volo militare. Tempestivo. Sicuro. Prioritario. La scena è perfetta: il capo della Difesa evacuato come in un film di guerra… da una guerra che non aveva visto arrivare. Forse la vera domanda non è “quanto costa il volo”. La vera domanda è: quanto costa NON CONTARE NULLA? 🔥seguici anche su TELEGRAM dove troverai contenuti censurabili su FB: https://t.me/donchisciotte667 Don Chisciotte #SALVATEILSOLDATOCROSETTO #DubaiGate #MinistroDellaDifesa #NATO #GovernoItaliano #PoliticaItaliana #SpesePubbliche #Escalation
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  • MicroServer Partnering in Delhi for Small Business IT Teams.
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    MicroServer procurement in Delhi is also easier when the partner offers basic post-install guidance, including health checks and support escalation information. Ask about HPE MicroServer support in Delhi for how incidents are logged and how replacements are handled. With accountability and clear processes, MicroServers can be a reliable foundation for compact environments.
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    HP ProLiant MicroServer Series Cost price dealer distributor supplier partner in Delhi India
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