• https://toba60.com/la-palestina-di-palantir-lalgoritmo-segna-lessere-umano-clicca-la-bomba-cade-ecco-come-gli-dei-dellintelligenza-artificiale-stanno-causando-la-nostra-estinzione/
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  • Hanno cercato esclusivamente di provocare!
    Milano, tensione al corteo del 25 aprile: pro-Palestina contro Brigata Ebraica
    Fischi e urla contro la Brigata Ebraica durante la manifestazione del 25 aprile a Milano: "Fuori i sionisti dal corteo"
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/25/25-aprile-milano-brigata-ebraica-palestina-notizie/8366428/
    Hanno cercato esclusivamente di provocare! Milano, tensione al corteo del 25 aprile: pro-Palestina contro Brigata Ebraica Fischi e urla contro la Brigata Ebraica durante la manifestazione del 25 aprile a Milano: "Fuori i sionisti dal corteo" https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/25/25-aprile-milano-brigata-ebraica-palestina-notizie/8366428/
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  • Monica Biancardi fotografa due gemelle beduine… per diciassette anni
    La crescita di due sorelle e la trasformazione del territorio palestinese al centro della mostra al MAN di Nuoro.

    https://fotocult.it/monica-biancardi-mostra-fotografica-il-capitale-che-cresce-man-nuoro-palestina/
    Monica Biancardi fotografa due gemelle beduine… per diciassette anni La crescita di due sorelle e la trasformazione del territorio palestinese al centro della mostra al MAN di Nuoro. https://fotocult.it/monica-biancardi-mostra-fotografica-il-capitale-che-cresce-man-nuoro-palestina/
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  • LA LIBERAZIONE DELL’ITALIA NON È FINITA

    Il 25 Aprile non può ridursi ad una semplice ritualità.
    Oggi difendere lo spirito della guerra di Liberazione partigiana richiede di trasformare la memoria in una giornata di lotta per ribadire con forza ciò che la nostra Costituzione afferma senza ambiguità: l’Italia ripudia la guerra.

    L’Unione Europea, il Governo italiano e la sua contraddittoria opposizione parlamentare con le loro politiche guerrafondaie e complici ci stanno facendo pagare i costi della guerra in Ucraina, in Medio Oriente e del riarmo europeo alimentando inflazione, carovita, crisi energetica, impoverimento sociale, diseguaglianze, smantellamento dello stato sociale, militarizzazione e repressione, con un’escalation sempre più pericolosa.

    Inoltre la presenza di oltre 120 basi NATO/USA, anche con bombe nucleari, rende evidente la condizione di subordinazione strategica, di paese colonizzato e di obiettivi militari.

    Per quello spirito che la guerra di Liberazione partigiana ci ha trasmesso:

    - non è accettabile che nel corteo del 25 aprile sfilino le bandiere dello stato terrorista, colonialista e genocida di Israele rappresentato dalla Brigata Ebraica.

    - è necessario distinguersi dalle ambiguità di coloro che non si oppongono alla linea guerrafondaia e di riarmo dell’Unione Europea contro la Russia, che si oppongono solo strumentalmente alle azioni di Trump e Netanyahu non condannando seriamente le criminali aggressioni all’Iran e al Libano, dimenticandosi delle guerre scatenate dagli USA negli ultimi decenni e degli 80 anni di feroce occupazione israeliana della Palestina.

    Per queste ragioni, il Coordinamento per la Pace – Milano, esprimendo solidarietà ai popoli di Palestina, Libano e Iran, sarà come sempre nel corteo tra gli antifascisti ma formando uno spezzone autonomo con interventi alternativi alla conclusione per riaffermare, nelle attuali condizioni, la Resistenza continua contro la guerra, il riarmo e le aggressioni.

    UNISCITI AL NOSTRO SPEZZONE E AL COMIZIO ALTERNATIVO CONCLUSIVO

    FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA
    LA LIBERAZIONE DELL’ITALIA NON È FINITA Il 25 Aprile non può ridursi ad una semplice ritualità. Oggi difendere lo spirito della guerra di Liberazione partigiana richiede di trasformare la memoria in una giornata di lotta per ribadire con forza ciò che la nostra Costituzione afferma senza ambiguità: l’Italia ripudia la guerra. L’Unione Europea, il Governo italiano e la sua contraddittoria opposizione parlamentare con le loro politiche guerrafondaie e complici ci stanno facendo pagare i costi della guerra in Ucraina, in Medio Oriente e del riarmo europeo alimentando inflazione, carovita, crisi energetica, impoverimento sociale, diseguaglianze, smantellamento dello stato sociale, militarizzazione e repressione, con un’escalation sempre più pericolosa. Inoltre la presenza di oltre 120 basi NATO/USA, anche con bombe nucleari, rende evidente la condizione di subordinazione strategica, di paese colonizzato e di obiettivi militari. Per quello spirito che la guerra di Liberazione partigiana ci ha trasmesso: - non è accettabile che nel corteo del 25 aprile sfilino le bandiere dello stato terrorista, colonialista e genocida di Israele rappresentato dalla Brigata Ebraica. - è necessario distinguersi dalle ambiguità di coloro che non si oppongono alla linea guerrafondaia e di riarmo dell’Unione Europea contro la Russia, che si oppongono solo strumentalmente alle azioni di Trump e Netanyahu non condannando seriamente le criminali aggressioni all’Iran e al Libano, dimenticandosi delle guerre scatenate dagli USA negli ultimi decenni e degli 80 anni di feroce occupazione israeliana della Palestina. Per queste ragioni, il Coordinamento per la Pace – Milano, esprimendo solidarietà ai popoli di Palestina, Libano e Iran, sarà come sempre nel corteo tra gli antifascisti ma formando uno spezzone autonomo con interventi alternativi alla conclusione per riaffermare, nelle attuali condizioni, la Resistenza continua contro la guerra, il riarmo e le aggressioni. UNISCITI AL NOSTRO SPEZZONE E AL COMIZIO ALTERNATIVO CONCLUSIVO FUORI L’ITALIA DALLA GUERRA
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  • Please, don't stop talking about the crimes of "Israel"—it's a way to show how its soldiers are criminals.

    Share this video, which is one of the examples of what these bastards do, regardless of whether they are men or women in the most immoral army in the world!

    Source: https://x.com/soupalestina/status/2043792581180473632?s=20
    🇮🇱🏴‍☠️🇵🇸 Please, don't stop talking about the crimes of "Israel"—it's a way to show how its soldiers are criminals. Share this video, which is one of the examples of what these bastards do, regardless of whether they are men or women in the most immoral army in the world! Source: https://x.com/soupalestina/status/2043792581180473632?s=20
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  • Lady Diana non è morta per una fatalità. È morta perché le fu teso un agguato dai servizi inglesi e francesi. Secondo fonti dell'MI6, anche Israele voleva la sua morte per il suo supporto alla Palestina. Ci fu un piano internazionale per uccidere Diana Spencer.
    https://www.lacrunadellago.net/lomicidio-di-lady-diana-e-il-ruolo-dei-servizi-inglesi-e-francesi/
    Lady Diana non è morta per una fatalità. È morta perché le fu teso un agguato dai servizi inglesi e francesi. Secondo fonti dell'MI6, anche Israele voleva la sua morte per il suo supporto alla Palestina. Ci fu un piano internazionale per uccidere Diana Spencer. https://www.lacrunadellago.net/lomicidio-di-lady-diana-e-il-ruolo-dei-servizi-inglesi-e-francesi/
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    L’omicidio di Lady Diana e il ruolo dei servizi inglesi e francesi - La Cruna dell'Ago - di Cesare Sacchetti
    di Cesare Sacchetti L’estate del 1997 era una di quelle tipiche di quel periodo. Sulle riviste patinate del gossip si vedevano di frequente personaggi del bel mondo, quel jet-set internazionale che è servito un po’ come anestetico per le masse avide di conoscere le avventure e le scappatelle di coloro che vivono la effimera vita […]
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  • CONTRO LE GUERRE DEGLI USA
    Fondata, con il Patto Atlantico (4 aprile 1949) la NATO è la più grande alleanza militare del mondo, responsabile delle maggiori spese militari (oltre 1500 miliardi di dollari all’anno!), del più grande programma di riarmo e del più imponente arsenale nucleare del pianeta, con decine di armi nucleari stanziate in alcune delle ben 110 basi militari in Italia.
    La NATO viene presentata come un’alleanza difensiva, ma in realtà è la più grande coalizione guerrafondaia del globo, causa di conflitti in tutti i continenti: dall’Europa al Medio Oriente, dal Mediterraneo all’Africa, dall’America Latina all’Asia orientale.
    Nel totale disprezzo del diritto internazionale ha devastato Yugoslavia, Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, e contribuito in maniera decisiva allo scoppio dei conflitti in Ucraina. Non è mancato poi l’appoggio diplomatico dei membri della NATO alle guerre in Palestina e Iran scatenate dalla coalizione Epstein (USA + l’entità sionista Israele).
    A tutti questi popoli va tutta la nostra solidarietà e l’impegno attivo a lottare per l’uscita del nostro Paese da questa alleanza portatrice di stragi e crisi economica.
    L’appartenenza alla NATO espone l’Italia al rischio di minacce e ritorsioni e porta all’impoverimento delle condizioni di vita dei lavoratori e alla riduzione degli investimenti sociali (scuola, sanità, pensioni, trasporti).
    Su spinta degli USA si è imposto ai membri della NATO di aumentare la spesa militare portandola al 5% del PIL entro il 2035: per l’Italia significa una spesa militare di 110 miliardi, molto più dell’intera spesa destinata alla scuola, e poco meno dell’intera spesa destinata alla sanità.
    L’Unione Europea è complice di queste politiche, e i suoi capi, collusi con le élite statunitensi, non possono costituire un’alternativa politica credibile. Essa risponde alla crisi statunitense con un piano enorme di riarmo e con la guerra contro la Russia, che dovranno vedere le forze comuniste e antimperialiste duramente contrarie.
    Per questo il 4 aprile è un anniversario di morte e di guerra. In questo giorno ribadiamo che gli USA sono il nemico principale da cui sganciarsi ad ogni costo.
    Per questo è necessario organizzarsi, fare rete e coordinare tutte le realtà che già oggi lottano contro la guerra, il riarmo dell’UE e della NATO. Spezziamo insieme le catene della collaborazione e partecipazione del nostro paese alle guerre di aggressione USA e NATO. Facciamo del 4 aprile una giornata di mobilitazione: a Ghedi davanti alla base NATO dalle ore 15 e a Milano in Piazza dei Mercanti dalle ore 16!
    CONTRO LE GUERRE DEGLI USA Fondata, con il Patto Atlantico (4 aprile 1949) la NATO è la più grande alleanza militare del mondo, responsabile delle maggiori spese militari (oltre 1500 miliardi di dollari all’anno!), del più grande programma di riarmo e del più imponente arsenale nucleare del pianeta, con decine di armi nucleari stanziate in alcune delle ben 110 basi militari in Italia. La NATO viene presentata come un’alleanza difensiva, ma in realtà è la più grande coalizione guerrafondaia del globo, causa di conflitti in tutti i continenti: dall’Europa al Medio Oriente, dal Mediterraneo all’Africa, dall’America Latina all’Asia orientale. Nel totale disprezzo del diritto internazionale ha devastato Yugoslavia, Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, e contribuito in maniera decisiva allo scoppio dei conflitti in Ucraina. Non è mancato poi l’appoggio diplomatico dei membri della NATO alle guerre in Palestina e Iran scatenate dalla coalizione Epstein (USA + l’entità sionista Israele). A tutti questi popoli va tutta la nostra solidarietà e l’impegno attivo a lottare per l’uscita del nostro Paese da questa alleanza portatrice di stragi e crisi economica. L’appartenenza alla NATO espone l’Italia al rischio di minacce e ritorsioni e porta all’impoverimento delle condizioni di vita dei lavoratori e alla riduzione degli investimenti sociali (scuola, sanità, pensioni, trasporti). Su spinta degli USA si è imposto ai membri della NATO di aumentare la spesa militare portandola al 5% del PIL entro il 2035: per l’Italia significa una spesa militare di 110 miliardi, molto più dell’intera spesa destinata alla scuola, e poco meno dell’intera spesa destinata alla sanità. L’Unione Europea è complice di queste politiche, e i suoi capi, collusi con le élite statunitensi, non possono costituire un’alternativa politica credibile. Essa risponde alla crisi statunitense con un piano enorme di riarmo e con la guerra contro la Russia, che dovranno vedere le forze comuniste e antimperialiste duramente contrarie. Per questo il 4 aprile è un anniversario di morte e di guerra. In questo giorno ribadiamo che gli USA sono il nemico principale da cui sganciarsi ad ogni costo. Per questo è necessario organizzarsi, fare rete e coordinare tutte le realtà che già oggi lottano contro la guerra, il riarmo dell’UE e della NATO. Spezziamo insieme le catene della collaborazione e partecipazione del nostro paese alle guerre di aggressione USA e NATO. Facciamo del 4 aprile una giornata di mobilitazione: a Ghedi davanti alla base NATO dalle ore 15 e a Milano in Piazza dei Mercanti dalle ore 16!
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  • L'attore palestinese Motaz Malhees non parteciperà agli Oscar: "Non posso entrare negli Usa"
    L'attore de "La voce di Hind Rajab" denuncia l'esclusione dalla cerimonia a causa della sua nazionalità
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/14/motaz-malhees-oscar-palestina-usa-escluso-cerimonia-la-voce-di-hind-rajab/8324525/
    L'attore palestinese Motaz Malhees non parteciperà agli Oscar: "Non posso entrare negli Usa" L'attore de "La voce di Hind Rajab" denuncia l'esclusione dalla cerimonia a causa della sua nazionalità https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/14/motaz-malhees-oscar-palestina-usa-escluso-cerimonia-la-voce-di-hind-rajab/8324525/
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  • «In Iran una situazione tragica, migliaia di morti e nessuno si interessa» - 13 Feb 2026

    di Emanuele Paccher
    Il racconto di uno studente iraniano che ora vive in Trentino: «Ho perso due amici, la mia famiglia è ancora lì»

    Dal 28 dicembre 2025 in Iran sono scoppiate le proteste contro il regime della Repubblica Islamica, guidato dalla guida suprema Ali Khamenei. Le manifestazioni nelle piazze, cominciate per motivi economici – inflazione dei prezzi, svalutazione della moneta, crisi economica –, sono ben presto esplose e tramutate in motivi politici. Ciò che gran parte della popolazione sogna, infatti, è un cambio di regime. Le manifestazioni pacifiche hanno, però, avuto vita breve: dopo aver bloccato l’accesso a internet e ai servizi telefonici, tra l’8 e il 9 gennaio 2026 il regime iraniano ha compiuto un vero e proprio massacro verso i propri cittadini. Le stime sono discordanti, ma variano dalle tremila persone uccise (come dichiarato da Teheran) a più di trentamila. Anche il numero dei feriti non è certo, ma sembra attestarsi tra i 300.000 e i 360.000. Molti di questi sarebbero stati accecati dalle forze di sicurezza. Le reazioni globali non sono mancate. Di recente l’Unione Europea, per il tramite del Consiglio Affari Esteri, ha inserito il Corpo delle Guardie della rivoluzione iraniana (i cosiddetti Pasdaran) nella lista dei terroristi. Ancora più forte è stata la reazione degli Stati Uniti. A parole il presidente Donald Trump ha minacciato a più riprese un intervento armato, nei fatti ha aumentato – e in modo notevole – la presenza militare statunitense nella regione. La popolazione iraniana come sta vivendo tutto questo? Com’è visto realmente il regime di Khamenei? Queste domande le abbiamo poste a un giovane studente iraniano attualmente in Trentino, che per motivi di sicurezza teniamo anonimo. Per agevolare la lettura, lo chiameremo Ali Mohammadi. La visione del giovane iraniano è netta: non può esistere un futuro di libertà finché la Repubblica Islamica rimarrà al potere. E un cambio di regime, purtroppo, non può prescindere da un intervento armato straniero. Per questo, la popolazione iraniana sta aspettando, con speranza, l’intervento degli Stati Uniti d’America.

    Ali Mohammadi, può dirci quali sono i suoi legami con l’Iran?

    «Sono nato in Iran e lì ci sono rimasto finché sono giunto in Italia per studiare. Attualmente in Iran ho entrambi i genitori, precisamente nella città di Tabriz, mentre mia sorella si trova a Teheran. Ora che la connessione internet è tornata, seppure in modo non stabile, ci sentiamo tutti i giorni. In Iran tutti i social più noti, come Instagram, YouTube, Twitter sono inaccessibili. Per connetterci è necessario utilizzare la Vpn, impostando un indirizzo IP da un Paese europeo o dagli Stati Uniti».

    Com’è visto il regime di Khamenei dalla popolazione iraniana?

    «Premetto che, secondo me, il regime della Repubblica Islamica non è da considerare legittimo e neppure iraniano. Perché gli iraniani che uccidono la loro stessa gente non sono considerabili iraniani. È come se, in Italia, Giorgia Meloni facesse uccidere 50.000 italiani in due giorni. La considerereste la legittima rappresentante degli italiani? No, la considerereste come un animale. Io, come tutti gli iraniani, siamo sconcertati da ciò che ha posto in essere il regime della Repubblica Islamica. Le proteste delle persone erano pacifiche e sono state soppresse con il sangue. La mia percezione è che più del 90% della popolazione vorrebbe un cambiamento radicale nel Paese. Nella Repubblica attuale le votazioni sono quasi una mera formalità, perché chi comanda è il leader supremo, non eleggibile dalla popolazione».

    La risposta del regime alle proteste è stata disumana. Oltre ai morti e ai feriti, numerose persone sono detenute illegalmente. Com’è la situazione da questo punto di vista?

    «La situazione è tragica. Molte persone sono detenute e sottoposte a torture. Anche per i morti non c’è pace: il governo chiede denaro alle famiglie per poter riavere i corpi indietro. Stanno vendendo i corpi chiedendo oltretutto alle famiglie di dichiarare che erano dei sostenitori del governo. Ti ricattano: se vuoi riavere il corpo indietro, paga e dichiara questo. Poi molti corpi vengono restituiti mutilati. Alle donne viene estratto l’utero per non lasciare traccia delle violenze a cui sono state sottoposte».

    Come pensa che potrebbero cambiare le cose?

    «L’unico scenario possibile per sovvertire la Repubblica Islamica è un intervento militare dall’esterno. So che questo può suonare come strano, perché chi è che vorrebbe una guerra nel proprio Paese? Ma la triste realtà è che non c’è altra soluzione. Un intervento militare esterno ci aiuterebbe moltissimo, perché cambiare il regime da soli, dall’interno, è quasi impossibile. Pensiamo al 1945, alla Germania soggiogata da Hitler: la popolazione come avrebbe potuto liberarsi del proprio dittatore senza un aiuto esterno? Era difficilissimo. E onestamente non ci sono differenze tra Hitler e la Repubblica Islamica. Anzi, per me la Repubblica Islamica è molto peggiore: Hitler non uccideva i tedeschi con questa intensità».

    Pensa che un intervento militare degli Stati Uniti, magari coordinato con Israele, sarebbe accolto favorevolmente dalla popolazione?

    «Sì, le persone lo stanno sperando, anche se tutti gli iraniani sanno che né Trump né Netanyahu si interessano davvero delle persone che sono state uccise. Ciò di cui si interessano è del petrolio iraniano, del fatto che la Repubblica Islamica non si doti di armi nucleari e di missili balistici, della possibilità di eliminare i proxy della Repubblica Islamica in giro per il mondo. Ma noi, come iraniani, non abbiamo bisogno né di missili, né di armi nucleari, né di terroristi. Il nostro Paese è molto ricco: potremmo utilizzare le nostre risorse per costruire scuole, industrie. Armi nucleari, missili, terroristi: sono tutte cose che originano dall’ideologia malata della Repubblica Islamica. Per questo, gli iraniani sperano in un intervento congiunto di Stati Uniti e Israele. Se accadrà, le persone torneranno nelle piazze per ottenere il cambio di regime».

    Ha perso degli amici in queste proteste?

    «Purtroppo sì. Due miei amici iraniani che studiavano in Italia, uno all’Università di Bologna e un altro all’università di Messina, sono tornati in Iran per fare visita alle loro famiglie. In quei giorni sono scoppiate le proteste. Hanno deciso di scendere in piazza per la libertà del loro Paese. In risposta, gli hanno sparato nel petto».

    Qualcuno nelle piazze inneggiava al ritorno dello Shah, sperando in una transizione di potere guidata dal principe Reza Pahlavi, figlio di Mohammad Reza Pahlavi, l’ultimo Shah iraniano. Lo vede come uno scenario auspicabile?

    Personalmente è ciò che spero per il mio Paese. È vero che con lo Shah non c’era una democrazia, che anche con Mohammad Reza Pahlavi il Paese era autocratico, ma la Repubblica Islamica si pone su un livello totalmente differente. Attualmente in Iran sono presenti due corpi militari: quello ordinario, che è debole, e quello della Repubblica Islamica, ossia il Corpo delle Guardie della Rivoluzione. Quest’ultimo corpo è pensato unicamente per proteggere l’islam radicale. In questo scenario, la speranza di tanti iraniani è di ottenere una transizione del potere attraverso la guida dello Shah Reza Pahlavi. Il suo piano è quello di far votare la popolazione su diversi punti: per la monarchia o la repubblica, per il Parlamento, per la Costituzione».

    Com’è vista la situazione dell’intero Medio Oriente dalla prospettiva della popolazione iraniana?

    «Prendiamo come esempio il 7 ottobre 2023: cos’è successo? È accaduto che la Repubblica Islamica ha addestrato le persone di Hamas che hanno commesso il massacro. Se ciò non fosse accaduto, non sarebbe avvenuto tutto ciò che è accaduto a Gaza. La responsabilità principale è della Repubblica Islamica, che è un vero cancro non soltanto per l’Iran, non soltanto per il Medio Oriente, ma per tutto il mondo. Attualmente i proxy del regime iraniano sono diffusi: gli Houthi in Yemen, Hashd al-Shaabi in Iraq, Hamas in Palestina. Se riuscissimo a eradicare la Repubblica Islamica, il Medio Oriente potrebbe veramente svoltare pagina».

    Pensa che l’Italia e l’Unione europea intera stiano facendo abbastanza per l’Iran?

    «L’aver inserito il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nella lista dei terroristi è stata sicuramente una cosa positiva. Ciò che auspico è che l’Italia recida tutte le relazioni con la Repubblica Islamica. In questo altri Paesi europei si sono mossi con più tempismo, mentre Giorgia Meloni sta attendendo».

    E il resto del mondo come sta reagendo?

    «L’Iran, rispetto a ciò che è avvenuto a Gaza, non ha ricevuto quasi nessun supporto dal mondo e dall’Onu. Non voglio degradare ciò che è accaduto a Gaza: prego per loro tutti i giorni. Ciò che voglio dire è che in due settimane la Repubblica Islamica ha ucciso più persone di quelle morte a Gaza in due anni. Questa carenza di attenzione internazionale è dovuta principalmente al fatto che le persone odiano Trump e Israele. A rimetterci, però, sono gli iraniani”.

    Source: https://www.iltquotidiano.it/articoli/in-iran-una-situazione-tragica-migliaia-di-morti-e-nessuno-si-interessa/
    «In Iran una situazione tragica, migliaia di morti e nessuno si interessa» - 13 Feb 2026 di Emanuele Paccher Il racconto di uno studente iraniano che ora vive in Trentino: «Ho perso due amici, la mia famiglia è ancora lì» Dal 28 dicembre 2025 in Iran sono scoppiate le proteste contro il regime della Repubblica Islamica, guidato dalla guida suprema Ali Khamenei. Le manifestazioni nelle piazze, cominciate per motivi economici – inflazione dei prezzi, svalutazione della moneta, crisi economica –, sono ben presto esplose e tramutate in motivi politici. Ciò che gran parte della popolazione sogna, infatti, è un cambio di regime. Le manifestazioni pacifiche hanno, però, avuto vita breve: dopo aver bloccato l’accesso a internet e ai servizi telefonici, tra l’8 e il 9 gennaio 2026 il regime iraniano ha compiuto un vero e proprio massacro verso i propri cittadini. Le stime sono discordanti, ma variano dalle tremila persone uccise (come dichiarato da Teheran) a più di trentamila. Anche il numero dei feriti non è certo, ma sembra attestarsi tra i 300.000 e i 360.000. Molti di questi sarebbero stati accecati dalle forze di sicurezza. Le reazioni globali non sono mancate. Di recente l’Unione Europea, per il tramite del Consiglio Affari Esteri, ha inserito il Corpo delle Guardie della rivoluzione iraniana (i cosiddetti Pasdaran) nella lista dei terroristi. Ancora più forte è stata la reazione degli Stati Uniti. A parole il presidente Donald Trump ha minacciato a più riprese un intervento armato, nei fatti ha aumentato – e in modo notevole – la presenza militare statunitense nella regione. La popolazione iraniana come sta vivendo tutto questo? Com’è visto realmente il regime di Khamenei? Queste domande le abbiamo poste a un giovane studente iraniano attualmente in Trentino, che per motivi di sicurezza teniamo anonimo. Per agevolare la lettura, lo chiameremo Ali Mohammadi. La visione del giovane iraniano è netta: non può esistere un futuro di libertà finché la Repubblica Islamica rimarrà al potere. E un cambio di regime, purtroppo, non può prescindere da un intervento armato straniero. Per questo, la popolazione iraniana sta aspettando, con speranza, l’intervento degli Stati Uniti d’America. Ali Mohammadi, può dirci quali sono i suoi legami con l’Iran? «Sono nato in Iran e lì ci sono rimasto finché sono giunto in Italia per studiare. Attualmente in Iran ho entrambi i genitori, precisamente nella città di Tabriz, mentre mia sorella si trova a Teheran. Ora che la connessione internet è tornata, seppure in modo non stabile, ci sentiamo tutti i giorni. In Iran tutti i social più noti, come Instagram, YouTube, Twitter sono inaccessibili. Per connetterci è necessario utilizzare la Vpn, impostando un indirizzo IP da un Paese europeo o dagli Stati Uniti». Com’è visto il regime di Khamenei dalla popolazione iraniana? «Premetto che, secondo me, il regime della Repubblica Islamica non è da considerare legittimo e neppure iraniano. Perché gli iraniani che uccidono la loro stessa gente non sono considerabili iraniani. È come se, in Italia, Giorgia Meloni facesse uccidere 50.000 italiani in due giorni. La considerereste la legittima rappresentante degli italiani? No, la considerereste come un animale. Io, come tutti gli iraniani, siamo sconcertati da ciò che ha posto in essere il regime della Repubblica Islamica. Le proteste delle persone erano pacifiche e sono state soppresse con il sangue. La mia percezione è che più del 90% della popolazione vorrebbe un cambiamento radicale nel Paese. Nella Repubblica attuale le votazioni sono quasi una mera formalità, perché chi comanda è il leader supremo, non eleggibile dalla popolazione». La risposta del regime alle proteste è stata disumana. Oltre ai morti e ai feriti, numerose persone sono detenute illegalmente. Com’è la situazione da questo punto di vista? «La situazione è tragica. Molte persone sono detenute e sottoposte a torture. Anche per i morti non c’è pace: il governo chiede denaro alle famiglie per poter riavere i corpi indietro. Stanno vendendo i corpi chiedendo oltretutto alle famiglie di dichiarare che erano dei sostenitori del governo. Ti ricattano: se vuoi riavere il corpo indietro, paga e dichiara questo. Poi molti corpi vengono restituiti mutilati. Alle donne viene estratto l’utero per non lasciare traccia delle violenze a cui sono state sottoposte». Come pensa che potrebbero cambiare le cose? «L’unico scenario possibile per sovvertire la Repubblica Islamica è un intervento militare dall’esterno. So che questo può suonare come strano, perché chi è che vorrebbe una guerra nel proprio Paese? Ma la triste realtà è che non c’è altra soluzione. Un intervento militare esterno ci aiuterebbe moltissimo, perché cambiare il regime da soli, dall’interno, è quasi impossibile. Pensiamo al 1945, alla Germania soggiogata da Hitler: la popolazione come avrebbe potuto liberarsi del proprio dittatore senza un aiuto esterno? Era difficilissimo. E onestamente non ci sono differenze tra Hitler e la Repubblica Islamica. Anzi, per me la Repubblica Islamica è molto peggiore: Hitler non uccideva i tedeschi con questa intensità». Pensa che un intervento militare degli Stati Uniti, magari coordinato con Israele, sarebbe accolto favorevolmente dalla popolazione? «Sì, le persone lo stanno sperando, anche se tutti gli iraniani sanno che né Trump né Netanyahu si interessano davvero delle persone che sono state uccise. Ciò di cui si interessano è del petrolio iraniano, del fatto che la Repubblica Islamica non si doti di armi nucleari e di missili balistici, della possibilità di eliminare i proxy della Repubblica Islamica in giro per il mondo. Ma noi, come iraniani, non abbiamo bisogno né di missili, né di armi nucleari, né di terroristi. Il nostro Paese è molto ricco: potremmo utilizzare le nostre risorse per costruire scuole, industrie. Armi nucleari, missili, terroristi: sono tutte cose che originano dall’ideologia malata della Repubblica Islamica. Per questo, gli iraniani sperano in un intervento congiunto di Stati Uniti e Israele. Se accadrà, le persone torneranno nelle piazze per ottenere il cambio di regime». Ha perso degli amici in queste proteste? «Purtroppo sì. Due miei amici iraniani che studiavano in Italia, uno all’Università di Bologna e un altro all’università di Messina, sono tornati in Iran per fare visita alle loro famiglie. In quei giorni sono scoppiate le proteste. Hanno deciso di scendere in piazza per la libertà del loro Paese. In risposta, gli hanno sparato nel petto». Qualcuno nelle piazze inneggiava al ritorno dello Shah, sperando in una transizione di potere guidata dal principe Reza Pahlavi, figlio di Mohammad Reza Pahlavi, l’ultimo Shah iraniano. Lo vede come uno scenario auspicabile? Personalmente è ciò che spero per il mio Paese. È vero che con lo Shah non c’era una democrazia, che anche con Mohammad Reza Pahlavi il Paese era autocratico, ma la Repubblica Islamica si pone su un livello totalmente differente. Attualmente in Iran sono presenti due corpi militari: quello ordinario, che è debole, e quello della Repubblica Islamica, ossia il Corpo delle Guardie della Rivoluzione. Quest’ultimo corpo è pensato unicamente per proteggere l’islam radicale. In questo scenario, la speranza di tanti iraniani è di ottenere una transizione del potere attraverso la guida dello Shah Reza Pahlavi. Il suo piano è quello di far votare la popolazione su diversi punti: per la monarchia o la repubblica, per il Parlamento, per la Costituzione». Com’è vista la situazione dell’intero Medio Oriente dalla prospettiva della popolazione iraniana? «Prendiamo come esempio il 7 ottobre 2023: cos’è successo? È accaduto che la Repubblica Islamica ha addestrato le persone di Hamas che hanno commesso il massacro. Se ciò non fosse accaduto, non sarebbe avvenuto tutto ciò che è accaduto a Gaza. La responsabilità principale è della Repubblica Islamica, che è un vero cancro non soltanto per l’Iran, non soltanto per il Medio Oriente, ma per tutto il mondo. Attualmente i proxy del regime iraniano sono diffusi: gli Houthi in Yemen, Hashd al-Shaabi in Iraq, Hamas in Palestina. Se riuscissimo a eradicare la Repubblica Islamica, il Medio Oriente potrebbe veramente svoltare pagina». Pensa che l’Italia e l’Unione europea intera stiano facendo abbastanza per l’Iran? «L’aver inserito il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nella lista dei terroristi è stata sicuramente una cosa positiva. Ciò che auspico è che l’Italia recida tutte le relazioni con la Repubblica Islamica. In questo altri Paesi europei si sono mossi con più tempismo, mentre Giorgia Meloni sta attendendo». E il resto del mondo come sta reagendo? «L’Iran, rispetto a ciò che è avvenuto a Gaza, non ha ricevuto quasi nessun supporto dal mondo e dall’Onu. Non voglio degradare ciò che è accaduto a Gaza: prego per loro tutti i giorni. Ciò che voglio dire è che in due settimane la Repubblica Islamica ha ucciso più persone di quelle morte a Gaza in due anni. Questa carenza di attenzione internazionale è dovuta principalmente al fatto che le persone odiano Trump e Israele. A rimetterci, però, sono gli iraniani”. Source: https://www.iltquotidiano.it/articoli/in-iran-una-situazione-tragica-migliaia-di-morti-e-nessuno-si-interessa/
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  • LA MISTIFICAZIONE della STORIA!
    Oltre al genocidio, il dichiarare vaste aree della Cisgiordania come “proprietà statale di Israele” e la asfissiante propaganda filo-israeliana, anche la vergognosa cancellazione e la mistificazione della storia: il British Museum di Londra ha rimosso i riferimenti alla "Palestina" da diversi mappe e pannelli informativi nelle sue gallerie del Medio Oriente antico, a seguito della pressione del gruppo pro-israeliano UK Lawyers for Israel (UKLFI)
    LA MISTIFICAZIONE della STORIA! Oltre al genocidio, il dichiarare vaste aree della Cisgiordania come “proprietà statale di Israele” e la asfissiante propaganda filo-israeliana, anche la vergognosa cancellazione e la mistificazione della storia: il British Museum di Londra ha rimosso i riferimenti alla "Palestina" da diversi mappe e pannelli informativi nelle sue gallerie del Medio Oriente antico, a seguito della pressione del gruppo pro-israeliano UK Lawyers for Israel (UKLFI)
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