• BASTARDI ASSASSINI. RIPETONO in LIBANO QUELLO CHE HANNO FATTO a GAZA!
    Israele usa fosforo bianco in Libano: le prove del NYT
    Video e analisi del New York Times documentano l'uso di fosforo bianco da parte di Israele in zone abitate del Libano.
    VANNO FERMATI!

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/06/07/fosforo-bianco-libano-israele-notizie/8411535/
    BASTARDI ASSASSINI. RIPETONO in LIBANO QUELLO CHE HANNO FATTO a GAZA! Israele usa fosforo bianco in Libano: le prove del NYT Video e analisi del New York Times documentano l'uso di fosforo bianco da parte di Israele in zone abitate del Libano. VANNO FERMATI! https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/06/07/fosforo-bianco-libano-israele-notizie/8411535/
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    Video e analisi del New York Times documentano l'uso di fosforo bianco da parte di Israele in zone abitate del Libano.
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  • SIAMO a QUESTO PUNTO!
    Ruwaida Amer: “Il mio documentario Children of Gaza ha vinto l’Emmy ma gli Usa non mi fanno entrare”
    La giornalista, che per mesi ha raccontato dalla Striscia la guerra ai lettori di Repubblica, ha lavorato alla produzione del doc di Abc News che ha vinto il p…
    https://www.repubblica.it/esteri/2026/05/28/news/the_children_of_gaza_vince_emmy_ruwaida_amer_produttrice_gaza_bambini-425375623/amp/
    SIAMO a QUESTO PUNTO! Ruwaida Amer: “Il mio documentario Children of Gaza ha vinto l’Emmy ma gli Usa non mi fanno entrare” La giornalista, che per mesi ha raccontato dalla Striscia la guerra ai lettori di Repubblica, ha lavorato alla produzione del doc di Abc News che ha vinto il p… https://www.repubblica.it/esteri/2026/05/28/news/the_children_of_gaza_vince_emmy_ruwaida_amer_produttrice_gaza_bambini-425375623/amp/
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    Ruwaida Amer: “Il mio documentario Children of Gaza ha vinto l’Emmy ma gli Usa non mi fanno entrare”
    La giornalista, che per mesi ha raccontato dalla Striscia la guerra ai lettori di Repubblica, ha lavorato alla produzione del doc di Abc News che ha vinto il p…
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  • Il ministro israeliano Ben-Gvir schernisce gli attivisti della flottiglia arrestati dopo un "atto di pirateria" contro le imbarcazioni dirette a Gaza per aiuti umanitari (video)

    Israeli minister Ben-Gvir TAUNTING Flotilla activists
    detained after an “ACT OF PIRACY”
    vs Gaza-bound HUMANITARIAN AID Boats (Video)

    https://gospanews.net/en/2026/05/21/act-of-piracy-ten-countries-condemn-israels-attack-on-gaza-bound-humanitarian-flotilla/
    Il ministro israeliano Ben-Gvir schernisce gli attivisti della flottiglia arrestati dopo un "atto di pirateria" contro le imbarcazioni dirette a Gaza per aiuti umanitari (video) Israeli minister Ben-Gvir TAUNTING Flotilla activists detained after an “ACT OF PIRACY” vs Gaza-bound HUMANITARIAN AID Boats (Video) https://gospanews.net/en/2026/05/21/act-of-piracy-ten-countries-condemn-israels-attack-on-gaza-bound-humanitarian-flotilla/
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  • BEN FATTO RAGAZZI, L'ESEMPIO DEVE PARTIRE da VOI!
    Studenti in sciopero per il prof sulla Flotilla Gaza sequestrato da Israele
    I ragazzi del liceo Rinaldini di Ancona in presidio per Vittorio Sergi, fermato dalla Marina israeliana in acque internazionali
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/20/flotilla-gaza-studenti-ancona-prof-arrestato-notizie/8392840/
    BEN FATTO RAGAZZI, L'ESEMPIO DEVE PARTIRE da VOI! Studenti in sciopero per il prof sulla Flotilla Gaza sequestrato da Israele I ragazzi del liceo Rinaldini di Ancona in presidio per Vittorio Sergi, fermato dalla Marina israeliana in acque internazionali https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/20/flotilla-gaza-studenti-ancona-prof-arrestato-notizie/8392840/
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  • BASTARDI ASSASSINI e LI FANNO PARTECIPARE anche ALL'EUROVISION e ALLE MANIFESTAZIONI SPORTIVE.
    ISOLIAMOLI da TUTTO!
    Flotilla Gaza: attivisti in ginocchio, mani legate, inno israeliano
    Le prime immagini degli attivisti della Flotilla arrestati ad Ashdod: in ginocchio, mani legate. Presente Ben-Gvir.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/20/flotilla-gaza-attivisti-ashdod-notizie/8392930/
    BASTARDI ASSASSINI e LI FANNO PARTECIPARE anche ALL'EUROVISION e ALLE MANIFESTAZIONI SPORTIVE. ISOLIAMOLI da TUTTO! Flotilla Gaza: attivisti in ginocchio, mani legate, inno israeliano Le prime immagini degli attivisti della Flotilla arrestati ad Ashdod: in ginocchio, mani legate. Presente Ben-Gvir. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/20/flotilla-gaza-attivisti-ashdod-notizie/8392930/
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    Le prime immagini degli attivisti della Flotilla arrestati ad Ashdod: in ginocchio, mani legate. Presente Ben-Gvir.
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  • Flotilla, in corso l'abbordaggio della marina israeliana
    I militari di Tel Aviv stanno intercettando una a una le imbarcazioni della missione umanitaria...
    https://www.ilfattoquotidiano.it/mondo/live-post/2026/05/19/flotilla-israele-cipro-gaza-ultime-notizie/8391540/
    Flotilla, in corso l'abbordaggio della marina israeliana I militari di Tel Aviv stanno intercettando una a una le imbarcazioni della missione umanitaria... https://www.ilfattoquotidiano.it/mondo/live-post/2026/05/19/flotilla-israele-cipro-gaza-ultime-notizie/8391540/
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    Flotilla, in corso l'abbordaggio della marina israeliana
    I militari di Tel Aviv stanno intercettando una a una le imbarcazioni della missione umanitaria
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  • Nuova opposizione green: islamisti e lgbt assieme nell'odio verso l'occidente bianco.

    La nuova sinistra è postdemocratica
    Femminismo spinto e candidati islamisti che vietano i comizi alle donne: col Green Party, che occuperà il vuoto lasciato dai laburisti, si esce dal Novecento e dalla logica

    di BONI CASTELLANE

    Nel quadro di un complessivo spostamento a destra dell’asse politico britannico, il tutto sommato deludente risultato del Green Party non deve essere letto come il rifiuto di un progetto politico ma, al contrario, come il primo esempio di partito di sinistra realmente post-novecentesco. Mentre il Labour di Keir Starmer ha avviato sullo stesso cammino dei Tories di esaurimento del proprio ruolo storico, il Green Party si accredita di una proiezione nazionale tra il 14% e il 18% mostrando una vitalità ben superiore sia ai Laburisti che ai Liberaldemocratici.

    Malgrado il nome, il Green Party non è un classico partito ecologista ma rappresenta sia la riproposizione dei coacervi ideologici post-hippie sia il superamento delle categorie politiche della contraddizione e della plausibilità - quella che una volta si chiamava «garanzia di governabilità». Si tratta di una Sinistra postideologica che liquida ogni residuo marxista-classista per abbracciare un radicalismo identitario puro basato su transumanesimo, gender fluidity assurta a criterio generale, femminismo misandrico e ambientalismo apocalittico. Ci troviamo di fronte al trionfo del particolarismo postmoderno a scapito della vecchia lotta di classe e non è certo un caso se la categoria marxista-leninista dell’«oppressione» non venga più neanche lontanamente considerata su base economica ma sempre e solo ontologica, incarnata nel corpo, nel genere e nell’ambiente. Tuttavia, circa la metà del partito è composta da immigrati non anglofoni che non solo non usano l’inglese nei comizi o negli eventi di partito ma che vedono questa scelta approvata come «diritto» dalla dirigenza britannica bianca del partito. Numerosi, inoltre, sono gli esponenti dichiaratamente islamisti che vietano alle donne la partecipazione agli eventi pubblici e che rivendicano apertamente di rappresentare il voto di clan. Ed anche qui la contraddizione ideologica tra woke estremo e patriarcato teocratico viene risolta non dialetticamente ma pragmaticamente: entrambe le componenti condividono l’ostilità all’Occidente e l’impostazione anti-autoctona e tanto basta a fare da sfondo ad un concreto approdo di entrambe le componenti all’interno del sistema governato dal Parastato gramsciano.

    Dopo una campagna elettorale in cui il Green Party ha apertamente teorizzato la sostituzione etnica - come del resto fanno Podemos in Spagna e Jean-Luc Mélenchon in Francia - ed ha proposto le più distopiche provocazioni woke, i risultati elettorali della scorsa settimana hanno registrato alcuni episodi profondamente simbolici tra cui l’elezione al parlamento scozzese di Q-Manivannan, un cittadino indiano tamil, trans «non binario», munito di visto studentesco scaduto e senza cittadinanza permanente - elezione subito rivendicata come «esempio di superamento dell’idea borghese dei confini». Allo stesso modo, proprio nelle ultime ore un altro episodio simbolico ha contribuito a chiarire il superamento pragmatico dell’idea di contraddizione quando l’appena eletto nel consiglio comunale di Bolton, Baggy Khan, ha ritenuto naturale festeggiare la propria vittoria improvvisando una sorta di corteo a bordo di una Lamborghini Huracán incurante del fatto che il Green Party sostenga la proibizione dei motori endotermici.

    Con il tramonto del Labour, ormai sia come espressione socialista sia come forza di mediazione centrista, il Green Party diventa l’unico riferimento ideologico per tutta l’area, non ancora in grado di governare ma proprio per questo capace di svincolarsi ancora di più da ogni parvenza di ragionevolezza e di plausibilità politica, alla costante ricerca di quella polarizzazione basata sul gesto performativo - sia esso pro-Gaza, no-Kings o ispirato ad uno dei vari «pride» - che orienta e domina un quadro politico ormai totalmente improntato alla preminenza della forza simbolica a scapito della realtà. Curioso che nessun postilluminista benpensante, esponente del globalismo normativo e degli «organismi internazionali», senta il bisogno di fare una riflessione sul fatto che lui aveva torto e che avevano ragione quelli che lui chiamava «irrazionalisti», ma in fondo non importa il colore del gatto quando prende i topi. Tutto accettabile quando il quadro sociale ed istituzionale che consente alle più stridenti contraddizioni di convivere si basa su una tacita spartizione di quel Parastato gramsciano che sempre più si sostituisce alle funzioni dello Stato e della società ma che necessita di continua materia prima per il suo funzionamento sotto forma di immigrazione e fondi statali. La contraddizione sulla quale si basa la composizione del Green Party si pone così in un’ottica di superamento della categorie politiche novecentesche dove il momento della sintesi viene sostituito dalla giustapposizione di particolarismi che si alimentano reciprocamente contro il comune avversario. La prospettiva è uno scenario postdemocratico, dove la democrazia si riduce a plebisciti simbolici su temi identitari mentre il Parastato prospera indipendentemente dalla democrazia. Negli Usa dell’UsAid il popolo ha impedito a Kamala Harris di compiere l’opera iniziata nel 2008, ma la Destra, ormai maggioritaria ovunque, deve sapere che tipo di avversario si troverà di fronte nei prossimi anni e che tipo di azioni mettere in campo per contrastarlo.
    Nuova opposizione green: islamisti e lgbt assieme nell'odio verso l'occidente bianco. La nuova sinistra è postdemocratica Femminismo spinto e candidati islamisti che vietano i comizi alle donne: col Green Party, che occuperà il vuoto lasciato dai laburisti, si esce dal Novecento e dalla logica di BONI CASTELLANE Nel quadro di un complessivo spostamento a destra dell’asse politico britannico, il tutto sommato deludente risultato del Green Party non deve essere letto come il rifiuto di un progetto politico ma, al contrario, come il primo esempio di partito di sinistra realmente post-novecentesco. Mentre il Labour di Keir Starmer ha avviato sullo stesso cammino dei Tories di esaurimento del proprio ruolo storico, il Green Party si accredita di una proiezione nazionale tra il 14% e il 18% mostrando una vitalità ben superiore sia ai Laburisti che ai Liberaldemocratici. Malgrado il nome, il Green Party non è un classico partito ecologista ma rappresenta sia la riproposizione dei coacervi ideologici post-hippie sia il superamento delle categorie politiche della contraddizione e della plausibilità - quella che una volta si chiamava «garanzia di governabilità». Si tratta di una Sinistra postideologica che liquida ogni residuo marxista-classista per abbracciare un radicalismo identitario puro basato su transumanesimo, gender fluidity assurta a criterio generale, femminismo misandrico e ambientalismo apocalittico. Ci troviamo di fronte al trionfo del particolarismo postmoderno a scapito della vecchia lotta di classe e non è certo un caso se la categoria marxista-leninista dell’«oppressione» non venga più neanche lontanamente considerata su base economica ma sempre e solo ontologica, incarnata nel corpo, nel genere e nell’ambiente. Tuttavia, circa la metà del partito è composta da immigrati non anglofoni che non solo non usano l’inglese nei comizi o negli eventi di partito ma che vedono questa scelta approvata come «diritto» dalla dirigenza britannica bianca del partito. Numerosi, inoltre, sono gli esponenti dichiaratamente islamisti che vietano alle donne la partecipazione agli eventi pubblici e che rivendicano apertamente di rappresentare il voto di clan. Ed anche qui la contraddizione ideologica tra woke estremo e patriarcato teocratico viene risolta non dialetticamente ma pragmaticamente: entrambe le componenti condividono l’ostilità all’Occidente e l’impostazione anti-autoctona e tanto basta a fare da sfondo ad un concreto approdo di entrambe le componenti all’interno del sistema governato dal Parastato gramsciano. Dopo una campagna elettorale in cui il Green Party ha apertamente teorizzato la sostituzione etnica - come del resto fanno Podemos in Spagna e Jean-Luc Mélenchon in Francia - ed ha proposto le più distopiche provocazioni woke, i risultati elettorali della scorsa settimana hanno registrato alcuni episodi profondamente simbolici tra cui l’elezione al parlamento scozzese di Q-Manivannan, un cittadino indiano tamil, trans «non binario», munito di visto studentesco scaduto e senza cittadinanza permanente - elezione subito rivendicata come «esempio di superamento dell’idea borghese dei confini». Allo stesso modo, proprio nelle ultime ore un altro episodio simbolico ha contribuito a chiarire il superamento pragmatico dell’idea di contraddizione quando l’appena eletto nel consiglio comunale di Bolton, Baggy Khan, ha ritenuto naturale festeggiare la propria vittoria improvvisando una sorta di corteo a bordo di una Lamborghini Huracán incurante del fatto che il Green Party sostenga la proibizione dei motori endotermici. Con il tramonto del Labour, ormai sia come espressione socialista sia come forza di mediazione centrista, il Green Party diventa l’unico riferimento ideologico per tutta l’area, non ancora in grado di governare ma proprio per questo capace di svincolarsi ancora di più da ogni parvenza di ragionevolezza e di plausibilità politica, alla costante ricerca di quella polarizzazione basata sul gesto performativo - sia esso pro-Gaza, no-Kings o ispirato ad uno dei vari «pride» - che orienta e domina un quadro politico ormai totalmente improntato alla preminenza della forza simbolica a scapito della realtà. Curioso che nessun postilluminista benpensante, esponente del globalismo normativo e degli «organismi internazionali», senta il bisogno di fare una riflessione sul fatto che lui aveva torto e che avevano ragione quelli che lui chiamava «irrazionalisti», ma in fondo non importa il colore del gatto quando prende i topi. Tutto accettabile quando il quadro sociale ed istituzionale che consente alle più stridenti contraddizioni di convivere si basa su una tacita spartizione di quel Parastato gramsciano che sempre più si sostituisce alle funzioni dello Stato e della società ma che necessita di continua materia prima per il suo funzionamento sotto forma di immigrazione e fondi statali. La contraddizione sulla quale si basa la composizione del Green Party si pone così in un’ottica di superamento della categorie politiche novecentesche dove il momento della sintesi viene sostituito dalla giustapposizione di particolarismi che si alimentano reciprocamente contro il comune avversario. La prospettiva è uno scenario postdemocratico, dove la democrazia si riduce a plebisciti simbolici su temi identitari mentre il Parastato prospera indipendentemente dalla democrazia. Negli Usa dell’UsAid il popolo ha impedito a Kamala Harris di compiere l’opera iniziata nel 2008, ma la Destra, ormai maggioritaria ovunque, deve sapere che tipo di avversario si troverà di fronte nei prossimi anni e che tipo di azioni mettere in campo per contrastarlo.
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  • ARMI DI LEONARDO PER IL GENOCIDIO A GAZA:
    CAPRO ESPIATORIO DA €4,5 MILIONI.
    Rimozione Dorata di Cingolani,
    Per ora resta direttore del Fondo NATO

    https://gospanews.net/2026/05/12/armi-di-leonardo-per-il-genocidio-a-gaza-capro-espiatorio-da-e45-milioni-rimozione-dorata-di-cingolani-anche-direttore-del-fondo-nato/
    ARMI DI LEONARDO PER IL GENOCIDIO A GAZA: CAPRO ESPIATORIO DA €4,5 MILIONI. Rimozione Dorata di Cingolani, Per ora resta direttore del Fondo NATO https://gospanews.net/2026/05/12/armi-di-leonardo-per-il-genocidio-a-gaza-capro-espiatorio-da-e45-milioni-rimozione-dorata-di-cingolani-anche-direttore-del-fondo-nato/
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    ARMI DI LEONARDO PER IL GENOCIDIO A GAZA: CAPRO ESPIATORIO DA €4,5 MILIONI. Rimozione Dorata di Cingolani, anche direttore del Fondo NATO
    di Carlo Domenico CristoforiCingolani congedato da Leonardo con 4,5 milioni di euro degli ItalianiCon riferimento alla cessazione del mandato di Amministratore Delegato e Direttore Generale del Prof. Roberto Cingolani, il cui incarico si conclude dopo un periodo di un mandato, dal 9 maggio 2023
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  • MA VOGLIONO TRASFORMARE il LIBANO IN UNA SECONDA GAZA? E NON C'È NESSUNO CHE LI FERMI?
    Medics among 51 killed in Israeli attacks on Lebanon in past 24 hours
    Israeli attacks are intensifying in southern Lebanon, with 552 killed since the 'ceasefire' started on April 16.
    https://aje.news/ppt5jm
    MA VOGLIONO TRASFORMARE il LIBANO IN UNA SECONDA GAZA? E NON C'È NESSUNO CHE LI FERMI? Medics among 51 killed in Israeli attacks on Lebanon in past 24 hours Israeli attacks are intensifying in southern Lebanon, with 552 killed since the 'ceasefire' started on April 16. https://aje.news/ppt5jm
    AJE.NEWS
    Medics among 51 killed in Israeli attacks on Lebanon in past 24 hours
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  • “Abbiamo ucciso ragazzini, bambini e anziani disarmati. Al primo cenno di rimorso i comandanti ci spingevano a sputare sui cadaveri".
    Le confessioni dei soldati riservisti israeliani di ritorno da Gaza,raccolte dal giornale israeliano Haaretz ,raccontano esecuzioni di civili, torture e abusi sistematici:

    "Ero all’inferno, ma non ne ero consapevole. C’erano attacchi aerei ogni singolo minuto. Le bombe da una tonnellata cadevano e ci facevano battere il cuore. Non so quanti palestinesi abbiamo ucciso in quei giorni”. Era il dicembre 2023, periodo in cui l’esercito israeliano era un mattatoio a pieno ritmo: tra il 7 e il 26 dicembre si stima siano stati uccisi circa 29 mila palestinesi (Euro-Med Human Rights Monitor).

    “Ci venivano incontro con le braccia alzate, vestiti di stracci, visibilmente disarmati — racconta un altro dei riservisti. E ogni volta che questo accadeva avevamo l’ordine di sparare. Ci avvicinavamo ai corpi senza vita di ragazzini, donne e anziani senza provare eccessivo rimorso...Se uno di noi mostrava segni di titubanza o di disaccordo, il comandante dell’unità ci mostrava quel che andava fatto scalciando i cadaveri o sputando loro addosso”. E commentando: “Questo è ciò che succede a chi offende Israele”.
    "Abbiamo catturato un palestinese sospettato di essere un agente di Hamas. All’arrivo dell’Unità 504 è stato spogliato interamente e torturato con fascette strette attorno ai genitali”. Le urla erano disumane, racconta. Alla fine deve aver parlato o, più semplicemente, ha ceduto. È stato portato via.
    Da quel giorno le urla non se ne vanno dalla mia testa – racconta Eitan.
    “Hanno distrutto tutto ciò che pensavo dell’esercito, tutto ciò che pensavo di noi, di me. Se siamo in grado di fare qualcosa di così terribile senza che i civili lo sappiano, quali altri segreti stiamo nascondendo?”
    "Mentre ero nella Striscia mi veniva in mente l’Olocausto”
    I soldati riservisti (comunque terroristi...)che hanno testimoniato ad Haaretz sono tutti passati per un reparto psichiatrico.

    "We killed unarmed children, teenagers, and elderly people. At the first sign of remorse, the commanders urged us to spit on the corpses."

    The confessions of Israeli reserve soldiers returning from Gaza, collected by the Israeli newspaper Haaretz, recount civilian executions, torture, and systematic abuse:

    "I was in hell, but I wasn't aware of it. There were airstrikes every single minute. The one-ton bombs fell and made our hearts race. I don't know how many Palestinians we killed in those days." It was December 2023, a period in which the Israeli army was a full-scale slaughterhouse: between December 7 and 26, an estimated 29,000 Palestinians were killed (Euro-Med Human Rights Monitor).

    “They came at us with their arms raised, dressed in rags, visibly unarmed,” another reservist recounts. “And every time this happened, we were ordered to shoot. We approached the lifeless bodies of children, women, and elderly people without feeling too much remorse... If one of us showed signs of hesitation or disagreement, the unit commander would show us what to do by kicking the corpses or spitting on them.” And commenting: “This is what happens to those who offend Israel.”

    “We captured a Palestinian suspected of being a Hamas agent. When Unit 504 arrived, he was stripped completely and tortured with zip ties around his genitals.” The screams were inhuman, he recounts. Eventually, he must have spoken, or more simply, he gave in. He was taken away.

    Since that day, the screams have stuck in my head,” Eitan recounts. “They destroyed everything I thought about the army, everything I thought about us, about myself. If we can do something so terrible without civilians knowing, what other secrets are we hiding?”
    "While I was in the Strip, the Holocaust came to mind."
    The reserve soldiers (terrorists, after all) who testified to Haaretz all spent time in a psychiatric ward.

    FONTE: HTTPS://IT.INSIDEOVER.COM/GUERRA/GAZA-ESECUZIONI-DI-CIVILI-E-TORTURE-LE-CONFESSIONI-DEI-SOLDATI-ISRAELIANI.HTML
    “Abbiamo ucciso ragazzini, bambini e anziani disarmati. Al primo cenno di rimorso i comandanti ci spingevano a sputare sui cadaveri". Le confessioni dei soldati riservisti israeliani di ritorno da Gaza,raccolte dal giornale israeliano Haaretz ,raccontano esecuzioni di civili, torture e abusi sistematici: "Ero all’inferno, ma non ne ero consapevole. C’erano attacchi aerei ogni singolo minuto. Le bombe da una tonnellata cadevano e ci facevano battere il cuore. Non so quanti palestinesi abbiamo ucciso in quei giorni”. Era il dicembre 2023, periodo in cui l’esercito israeliano era un mattatoio a pieno ritmo: tra il 7 e il 26 dicembre si stima siano stati uccisi circa 29 mila palestinesi (Euro-Med Human Rights Monitor). “Ci venivano incontro con le braccia alzate, vestiti di stracci, visibilmente disarmati — racconta un altro dei riservisti. E ogni volta che questo accadeva avevamo l’ordine di sparare. Ci avvicinavamo ai corpi senza vita di ragazzini, donne e anziani senza provare eccessivo rimorso...Se uno di noi mostrava segni di titubanza o di disaccordo, il comandante dell’unità ci mostrava quel che andava fatto scalciando i cadaveri o sputando loro addosso”. E commentando: “Questo è ciò che succede a chi offende Israele”. "Abbiamo catturato un palestinese sospettato di essere un agente di Hamas. All’arrivo dell’Unità 504 è stato spogliato interamente e torturato con fascette strette attorno ai genitali”. Le urla erano disumane, racconta. Alla fine deve aver parlato o, più semplicemente, ha ceduto. È stato portato via. Da quel giorno le urla non se ne vanno dalla mia testa – racconta Eitan. “Hanno distrutto tutto ciò che pensavo dell’esercito, tutto ciò che pensavo di noi, di me. Se siamo in grado di fare qualcosa di così terribile senza che i civili lo sappiano, quali altri segreti stiamo nascondendo?” "Mentre ero nella Striscia mi veniva in mente l’Olocausto” I soldati riservisti (comunque terroristi...)che hanno testimoniato ad Haaretz sono tutti passati per un reparto psichiatrico. "We killed unarmed children, teenagers, and elderly people. At the first sign of remorse, the commanders urged us to spit on the corpses." The confessions of Israeli reserve soldiers returning from Gaza, collected by the Israeli newspaper Haaretz, recount civilian executions, torture, and systematic abuse: "I was in hell, but I wasn't aware of it. There were airstrikes every single minute. The one-ton bombs fell and made our hearts race. I don't know how many Palestinians we killed in those days." It was December 2023, a period in which the Israeli army was a full-scale slaughterhouse: between December 7 and 26, an estimated 29,000 Palestinians were killed (Euro-Med Human Rights Monitor). “They came at us with their arms raised, dressed in rags, visibly unarmed,” another reservist recounts. “And every time this happened, we were ordered to shoot. We approached the lifeless bodies of children, women, and elderly people without feeling too much remorse... If one of us showed signs of hesitation or disagreement, the unit commander would show us what to do by kicking the corpses or spitting on them.” And commenting: “This is what happens to those who offend Israel.” “We captured a Palestinian suspected of being a Hamas agent. When Unit 504 arrived, he was stripped completely and tortured with zip ties around his genitals.” The screams were inhuman, he recounts. Eventually, he must have spoken, or more simply, he gave in. He was taken away. Since that day, the screams have stuck in my head,” Eitan recounts. “They destroyed everything I thought about the army, everything I thought about us, about myself. If we can do something so terrible without civilians knowing, what other secrets are we hiding?” "While I was in the Strip, the Holocaust came to mind." The reserve soldiers (terrorists, after all) who testified to Haaretz all spent time in a psychiatric ward. FONTE: HTTPS://IT.INSIDEOVER.COM/GUERRA/GAZA-ESECUZIONI-DI-CIVILI-E-TORTURE-LE-CONFESSIONI-DEI-SOLDATI-ISRAELIANI.HTML
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