• I sensori di pressione degli pneumatici trasmettono un ID unico non cifrato: bastano 100 euro per tracciarti senza telecamere
    I sensori di pressione degli pneumatici trasmettono un ID unico non cifrato: bastano 100 euro per tracciarti senza telecamere
    Uno studio dell'IMDEA Networks Institute rivela che i sensori TPMS delle auto trasmettono ID fissi non cifrati, permettendo il tracciamento di veicoli con ricevitori reperibili in economia sul mercato I sensori di sicurezza degli pneumatici trasmettono un ID unico non cifrato: bastano 100 dollari per tracciarti senza telecamere

    di Andrea Bai pubblicata il 09 Marzo 2026
    https://www.hwupgrade.it/news/sicurezza-software/i-sensori-di-pressione-degli-pneumatici-trasmettono-un-id-unico-non-cifrato-bastano-100-euro-per-tracciarti-senza-telecamere_151084.html
    I sensori di pressione degli pneumatici trasmettono un ID unico non cifrato: bastano 100 euro per tracciarti senza telecamere I sensori di pressione degli pneumatici trasmettono un ID unico non cifrato: bastano 100 euro per tracciarti senza telecamere Uno studio dell'IMDEA Networks Institute rivela che i sensori TPMS delle auto trasmettono ID fissi non cifrati, permettendo il tracciamento di veicoli con ricevitori reperibili in economia sul mercato I sensori di sicurezza degli pneumatici trasmettono un ID unico non cifrato: bastano 100 dollari per tracciarti senza telecamere di Andrea Bai pubblicata il 09 Marzo 2026 https://www.hwupgrade.it/news/sicurezza-software/i-sensori-di-pressione-degli-pneumatici-trasmettono-un-id-unico-non-cifrato-bastano-100-euro-per-tracciarti-senza-telecamere_151084.html
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  • Primi morti americani e i Maga contro Trump

    Arriva il primo bilancio umano per Washington.

    Sei soldati statunitensi sono morti non per difendere il proprio paese me per portare avanti l'agenda sionista. Sono rimasti uccisi in un attacco con drone che ha colpito una struttura militare americana nella regione del Golfo. Il bilancio include anche 18 feriti.

    Il Dipartimento della Difesa USA ha iniziato a rendere pubbliche le identità dei militari caduti. Tra i primi nomi diffusi:

    • Capt. Cody A. Khork, 35 anni
    • Sgt. 1st Class Noah L. Tietjens, 42 anni
    • Sgt. 1st Class Nicole M. Amor, 39 anni
    • Sgt. Declan J. Coady, 20 anni
    • Maj. Jeffrey R. O’Brien, 45 anni
    • Chief Warrant Officer 3 Robert M. Marzan, 54 anni

    I militari appartenevano alla 103rd Sustainment Command (U.S. Army Reserve).

    È il primo segnale che l’escalation militare sta producendo vittime dirette tra le forze americane, mentre il conflitto si allarga sul piano regionale e i MAGA si rivoltano contro Trump.

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    Primi morti americani e i Maga contro Trump Arriva il primo bilancio umano per Washington. Sei soldati statunitensi sono morti non per difendere il proprio paese me per portare avanti l'agenda sionista. Sono rimasti uccisi in un attacco con drone che ha colpito una struttura militare americana nella regione del Golfo. Il bilancio include anche 18 feriti. Il Dipartimento della Difesa USA ha iniziato a rendere pubbliche le identità dei militari caduti. Tra i primi nomi diffusi: • Capt. Cody A. Khork, 35 anni • Sgt. 1st Class Noah L. Tietjens, 42 anni • Sgt. 1st Class Nicole M. Amor, 39 anni • Sgt. Declan J. Coady, 20 anni • Maj. Jeffrey R. O’Brien, 45 anni • Chief Warrant Officer 3 Robert M. Marzan, 54 anni I militari appartenevano alla 103rd Sustainment Command (U.S. Army Reserve). È il primo segnale che l’escalation militare sta producendo vittime dirette tra le forze americane, mentre il conflitto si allarga sul piano regionale e i MAGA si rivoltano contro Trump. Iscriviti a "La Verità Rende Liberi"
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  • FORSE QUALCOSA di VERO C'E'!
    “Mi epurarono perché sapevo troppo su Emanuela Orlandi. Fu una sparizione per scopi occulti”: il memoriale segreto dell’ex 007 Giulio Gangi riapre il mistero della Bmw

    Il documento è stato acquisito e in parte pubblicato dal "Corriere della Sera". Gangi è venuto a mancare nel 2022 dopo una vita segnata da molti tormenti

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/08/mi-epurarono-perche-sapevo-troppo-su-emanuela-orlandi-fu-una-sparizione-per-scopi-occulti-il-memoriale-segreto-dellex-007-giulio-gangi-riapre-il-mistero-della-bmw/8317116/
    FORSE QUALCOSA di VERO C'E'! “Mi epurarono perché sapevo troppo su Emanuela Orlandi. Fu una sparizione per scopi occulti”: il memoriale segreto dell’ex 007 Giulio Gangi riapre il mistero della Bmw Il documento è stato acquisito e in parte pubblicato dal "Corriere della Sera". Gangi è venuto a mancare nel 2022 dopo una vita segnata da molti tormenti https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/08/mi-epurarono-perche-sapevo-troppo-su-emanuela-orlandi-fu-una-sparizione-per-scopi-occulti-il-memoriale-segreto-dellex-007-giulio-gangi-riapre-il-mistero-della-bmw/8317116/
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    Emanuela Orlandi: l'ex agente Gangi rivela "Fu una sparizione per scopi occulti"
    L'ex 007 Giulio Gangi nel suo memoriale segreto svela dettagli inediti sul caso Orlandi e sulla misteriosa Bmw
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  • IO OBIETTO

    La vera sconfitta è trovarsi nel 2026 a fare ancora gli stessi discorsi e le stesse valutazioni di 30 o 40 anni fa. Dopo tutto ciò che la storia recente ci ha già mostrato in termini di distruzione e perdite umane, siamo ancora qui a discutere di #riarmo, di #difesa e del ritorno di un linguaggio che pensavamo appartenesse al passato. Questo è il vero schifo della situazione.

    Eppure sta accadendo di nuovo.
    Con l’ultima escalation internazionale torna con insistenza il tema della leva militare, spesso riproposta sotto forme apparentemente nuove: volontariato “strutturato”, percorsi pre-militari nelle scuole, programmi presentati come facoltativi ma che rappresentano il primo passo verso un possibile ripristino della coscrizione.

    Nei Paesi nordici migliaia di giovani vengono già richiamati ogni anno: chi rifiuta paga, chi disobbedisce perde diritti.
    Anche in Italia il dibattito si riaccende. Il governo ha già accennato l’intenzione di aumentare l’organico delle forze armate di 10.000 unità, con prospettive che potrebbero arrivare a 30-35.000. La leva obbligatoria, ricordiamolo, non è stata abolita: è semplicemente sospesa e potrebbe essere riattivata con un atto di governo.

    Nel frattempo cresce la presenza dei militari nelle scuole, in nome dell’orientamento o dell’educazione civica. Un fenomeno che molti osservatori leggono come il tentativo di normalizzare la guerra nelle menti dei più giovani, dentro un clima generale segnato da emergenze securitarie, propaganda e costruzione continua di nuovi “nemici”.
    Per questo non sorprende che proprio gli studenti abbiano deciso di mobilitarsi.

    Il 5 marzo, nella Giornata internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione istituita dall’ONU, migliaia di giovani sono scesi in piazza in tutta Italia. Presìdi, assemblee e cortei organizzati dalla Rete degli studenti medi e dall’Unione degli universitari per contestare il piano di riarmo europeo e le ipotesi di nuove forme di leva.
    “Le giovani generazioni sono terrorizzate dalla prospettiva della guerra e da una sensazione di incertezza permanente”, ha spiegato Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi. “Vogliamo una scuola e un’università di pace, libere dalla militarizzazione e dagli interessi dell’industria bellica. Le risorse pubbliche devono andare all’istruzione, alla sanità e al welfare, non alle armi”.
    Gli studenti denunciano anche il rischio che scuole e università diventino spazi di propaganda o bacini di reclutamento. In un contesto globale sempre più instabile — dalle tensioni in Medio Oriente all’apertura di nuovi fronti di conflitto — la risposta politica sembra concentrarsi quasi esclusivamente sull’aumento delle spese militari. Ma, ricordano molti giovani, più armi non significa automaticamente più sicurezza.

    E forse vale la pena ascoltarli.
    Perché la storia ci insegna che le guerre raramente vengono combattute da chi le decide. Al fronte non partono i figli di chi le promuove o ne trae vantaggio economico; partono soprattutto giovani e lavoratori, spesso già segnati da precarietà e mancanza di prospettive.
    È anche per questo che molti ragazzi chiedono semplicemente di essere ascoltati. Chiedono opportunità, istruzione, lavoro dignitoso, una sanità pubblica che funzioni. Chiedono un futuro che non sia definito dall’idea di dover difendere con le armi ciò che la politica non è riuscita a costruire con la giustizia sociale.
    Forse il primo passo non è imporre nuove forme di militarizzazione, ma riaprire uno spazio di confronto reale sulle politiche sociali e giovanili, nelle città e nel Paese. Riconoscere l’incertezza che attraversa questa generazione e provare ad affrontarla con strumenti diversi dalla logica della guerra.

    Dire “io obietto” non è uno slogan.
    È l’inizio di una domanda collettiva: quale società vogliamo costruire e quale futuro siamo disposti a immaginare per chi verrà dopo di noi.

    #pace #dirittideigiovani #noallaMilitarizzazione #futuro
    IO OBIETTO ✋ La vera sconfitta è trovarsi nel 2026 a fare ancora gli stessi discorsi e le stesse valutazioni di 30 o 40 anni fa. Dopo tutto ciò che la storia recente ci ha già mostrato in termini di distruzione e perdite umane, siamo ancora qui a discutere di #riarmo, di #difesa e del ritorno di un linguaggio che pensavamo appartenesse al passato. Questo è il vero schifo della situazione. Eppure sta accadendo di nuovo. Con l’ultima escalation internazionale torna con insistenza il tema della leva militare, spesso riproposta sotto forme apparentemente nuove: volontariato “strutturato”, percorsi pre-militari nelle scuole, programmi presentati come facoltativi ma che rappresentano il primo passo verso un possibile ripristino della coscrizione. Nei Paesi nordici migliaia di giovani vengono già richiamati ogni anno: chi rifiuta paga, chi disobbedisce perde diritti. Anche in Italia il dibattito si riaccende. Il governo ha già accennato l’intenzione di aumentare l’organico delle forze armate di 10.000 unità, con prospettive che potrebbero arrivare a 30-35.000. La leva obbligatoria, ricordiamolo, non è stata abolita: è semplicemente sospesa e potrebbe essere riattivata con un atto di governo. Nel frattempo cresce la presenza dei militari nelle scuole, in nome dell’orientamento o dell’educazione civica. Un fenomeno che molti osservatori leggono come il tentativo di normalizzare la guerra nelle menti dei più giovani, dentro un clima generale segnato da emergenze securitarie, propaganda e costruzione continua di nuovi “nemici”. Per questo non sorprende che proprio gli studenti abbiano deciso di mobilitarsi. Il 5 marzo, nella Giornata internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione istituita dall’ONU, migliaia di giovani sono scesi in piazza in tutta Italia. Presìdi, assemblee e cortei organizzati dalla Rete degli studenti medi e dall’Unione degli universitari per contestare il piano di riarmo europeo e le ipotesi di nuove forme di leva. “Le giovani generazioni sono terrorizzate dalla prospettiva della guerra e da una sensazione di incertezza permanente”, ha spiegato Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi. “Vogliamo una scuola e un’università di pace, libere dalla militarizzazione e dagli interessi dell’industria bellica. Le risorse pubbliche devono andare all’istruzione, alla sanità e al welfare, non alle armi”. Gli studenti denunciano anche il rischio che scuole e università diventino spazi di propaganda o bacini di reclutamento. In un contesto globale sempre più instabile — dalle tensioni in Medio Oriente all’apertura di nuovi fronti di conflitto — la risposta politica sembra concentrarsi quasi esclusivamente sull’aumento delle spese militari. Ma, ricordano molti giovani, più armi non significa automaticamente più sicurezza. E forse vale la pena ascoltarli. Perché la storia ci insegna che le guerre raramente vengono combattute da chi le decide. Al fronte non partono i figli di chi le promuove o ne trae vantaggio economico; partono soprattutto giovani e lavoratori, spesso già segnati da precarietà e mancanza di prospettive. È anche per questo che molti ragazzi chiedono semplicemente di essere ascoltati. Chiedono opportunità, istruzione, lavoro dignitoso, una sanità pubblica che funzioni. Chiedono un futuro che non sia definito dall’idea di dover difendere con le armi ciò che la politica non è riuscita a costruire con la giustizia sociale. Forse il primo passo non è imporre nuove forme di militarizzazione, ma riaprire uno spazio di confronto reale sulle politiche sociali e giovanili, nelle città e nel Paese. Riconoscere l’incertezza che attraversa questa generazione e provare ad affrontarla con strumenti diversi dalla logica della guerra. Dire “io obietto” non è uno slogan. È l’inizio di una domanda collettiva: quale società vogliamo costruire e quale futuro siamo disposti a immaginare per chi verrà dopo di noi. #pace #dirittideigiovani #noallaMilitarizzazione #futuro
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  • ❗️ Spesso si incontrano commenti di sionisti secondo cui il mondo cristiano dovrebbe schierarsi in difesa di Israele nella guerra contro l’Iran sciita.

    Ma ora analizziamo in modo imparziale in quale di questi due paesi i cristiani godono di maggiori diritti:

    In Iran ci sono più di 600 chiese. Nel parlamento iraniano sono riservati seggi per i rappresentanti di tutte le comunità religiose, inclusi i cristiani.
    In tutto Israele (compresa la parte orientale di Gerusalemme) esistono solo circa 50 chiese, e praticamente tutte sono anteriori alla nascita dello Stato ebraico; inoltre è proibito costruirne di nuove. Nel parlamento israeliano non esistono seggi riservati ai cristiani.

    In Iran non si tenta di proibire il cristianesimo. In Israele, sotto Netanyahu, lo si pianifica da tempo, ma il processo viene ritardato a causa delle pressioni degli evangelici americani.

    In Iran Gesù Cristo e la Vergine Maria sono venerati come il Profeta Isa e la santa immacolata Maryam, così come sono considerati nella tradizione islamica.
    In Israele invece Cristo è ritenuto un apostata e un sobillatore, mentre la Vergine Maria è considerata una prostituta. Sulla televisione israeliana è frequente deridere Gesù Cristo.

    Nel parlamento iraniano non si sono mai verificati insulti ai cristiani né profanazioni della Bibbia. Inoltre il codice penale della Repubblica Islamica dell’Iran prevede pene per l’insulto ai cristiani e per la profanazione dei luoghi sacri cristiani.
    Nel parlamento israeliano gli insulti ai cristiani sono una cosa abituale. Nel 2012, però, al Knesset si è verificato un episodio che ha oltrepassato ogni limite: il deputato Michael Ben-Ari ha stracciato pubblicamente una Bibbia dichiarando:
    «Il posto della Bibbia è nella spazzatura».
    E non ha subito alcuna punizione per questo.

    In Iran, a differenza dell’Arabia Saudita, non esiste pena penale per i musulmani locali che si convertono al cristianesimo. Esiste però un articolo penale per chi incita all’apostasia dall’islam. Il governo iraniano guarda con sospetto il protestantesimo evangelico, considerandolo una «distorsione sionista del cristianesimo tradizionale».
    In Israele, sebbene la libertà religiosa sia garantita dalla legge fondamentale, la popolazione ebraica può essere solo ebrea o atea. In caso contrario le autorità possono persino annullare il passaporto, poiché considerano l’adesione al cristianesimo o all’islam un rifiuto volontario dell’identità ebraica.

    L’esercito iraniano e i suoi alleati sciiti non si sono mai macchiati di atti di vandalismo contro i cristiani. Lo stesso non si può dire delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Esistono numerosi esempi: profanazione di una chiesa ortodossa, distruzione della statua di San Giorgio, distruzione di una croce antica. Nessuno dei soldati coinvolti ha mai subito conseguenze.

    L’esercito iraniano, in tutte le sue guerre, non ha mai distrutto chiese, neppure quando vi si nascondevano terroristi wahhabiti. Le IDF invece hanno distrutto ripetutamente chiese insieme ai civili cristiani che vi cercavano rifugio.

    In Iran non è mai stata distrutta alcuna santità cristiana né alcun cimitero cristiano. Lo stesso non si può dire di Israele.

    In Iran non è mai stato registrato un solo caso di aggressione per strada contro cristiani a causa della loro fede. In Israele, invece, si verificano regolarmente attacchi contro cristiani palestinesi e pellegrini cristiani a Gerusalemme. Gli stessi sionisti sotto Netanyahu non si vergognano di parlarne e condividono con orgoglio filmati di aggressioni contro persone di fede cristiana.

    I servizi segreti israeliani non nascondono di sostenere formazioni terroristiche wahhabite, le quali, come è noto, sono responsabili del genocidio dei cristiani in Medio Oriente.
    Nelle file dei proxy sciiti filo-iraniani, invece, militano alcuni volontari cristiani che hanno combattuto proprio nelle zone in cui la popolazione cristiana era minacciata.

    I mullah iraniani non cercano di aizzare cristiani contro ebrei, sunniti o altri gruppi. I rabbini sionisti, al contrario, pongono come obiettivo principale quello di mettere in conflitto musulmani e cristiani.

    Anche la casa in cui vive la famiglia Netanyahu è stata occupata illegalmente sottraendola a una famiglia palestinese ortodossa. La casa di Ali Khamenei è stata costruita dal nonno e non è mai stata tolta a nessuno.

    Fate le vostre conclusioni.

    Source: https://x.com/i/status/2029626292606312816
    🇮🇱❗️🇮🇷 Spesso si incontrano commenti di sionisti secondo cui il mondo cristiano dovrebbe schierarsi in difesa di Israele nella guerra contro l’Iran sciita. ☦️ Ma ora analizziamo in modo imparziale in quale di questi due paesi i cristiani godono di maggiori diritti: In Iran ci sono più di 600 chiese. Nel parlamento iraniano sono riservati seggi per i rappresentanti di tutte le comunità religiose, inclusi i cristiani. In tutto Israele (compresa la parte orientale di Gerusalemme) esistono solo circa 50 chiese, e praticamente tutte sono anteriori alla nascita dello Stato ebraico; inoltre è proibito costruirne di nuove. Nel parlamento israeliano non esistono seggi riservati ai cristiani. In Iran non si tenta di proibire il cristianesimo. In Israele, sotto Netanyahu, lo si pianifica da tempo, ma il processo viene ritardato a causa delle pressioni degli evangelici americani. In Iran Gesù Cristo e la Vergine Maria sono venerati come il Profeta Isa e la santa immacolata Maryam, così come sono considerati nella tradizione islamica. In Israele invece Cristo è ritenuto un apostata e un sobillatore, mentre la Vergine Maria è considerata una prostituta. Sulla televisione israeliana è frequente deridere Gesù Cristo. Nel parlamento iraniano non si sono mai verificati insulti ai cristiani né profanazioni della Bibbia. Inoltre il codice penale della Repubblica Islamica dell’Iran prevede pene per l’insulto ai cristiani e per la profanazione dei luoghi sacri cristiani. Nel parlamento israeliano gli insulti ai cristiani sono una cosa abituale. Nel 2012, però, al Knesset si è verificato un episodio che ha oltrepassato ogni limite: il deputato Michael Ben-Ari ha stracciato pubblicamente una Bibbia dichiarando: «Il posto della Bibbia è nella spazzatura». E non ha subito alcuna punizione per questo. In Iran, a differenza dell’Arabia Saudita, non esiste pena penale per i musulmani locali che si convertono al cristianesimo. Esiste però un articolo penale per chi incita all’apostasia dall’islam. Il governo iraniano guarda con sospetto il protestantesimo evangelico, considerandolo una «distorsione sionista del cristianesimo tradizionale». In Israele, sebbene la libertà religiosa sia garantita dalla legge fondamentale, la popolazione ebraica può essere solo ebrea o atea. In caso contrario le autorità possono persino annullare il passaporto, poiché considerano l’adesione al cristianesimo o all’islam un rifiuto volontario dell’identità ebraica. L’esercito iraniano e i suoi alleati sciiti non si sono mai macchiati di atti di vandalismo contro i cristiani. Lo stesso non si può dire delle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Esistono numerosi esempi: profanazione di una chiesa ortodossa, distruzione della statua di San Giorgio, distruzione di una croce antica. Nessuno dei soldati coinvolti ha mai subito conseguenze. L’esercito iraniano, in tutte le sue guerre, non ha mai distrutto chiese, neppure quando vi si nascondevano terroristi wahhabiti. Le IDF invece hanno distrutto ripetutamente chiese insieme ai civili cristiani che vi cercavano rifugio. In Iran non è mai stata distrutta alcuna santità cristiana né alcun cimitero cristiano. Lo stesso non si può dire di Israele. In Iran non è mai stato registrato un solo caso di aggressione per strada contro cristiani a causa della loro fede. In Israele, invece, si verificano regolarmente attacchi contro cristiani palestinesi e pellegrini cristiani a Gerusalemme. Gli stessi sionisti sotto Netanyahu non si vergognano di parlarne e condividono con orgoglio filmati di aggressioni contro persone di fede cristiana. I servizi segreti israeliani non nascondono di sostenere formazioni terroristiche wahhabite, le quali, come è noto, sono responsabili del genocidio dei cristiani in Medio Oriente. Nelle file dei proxy sciiti filo-iraniani, invece, militano alcuni volontari cristiani che hanno combattuto proprio nelle zone in cui la popolazione cristiana era minacciata. I mullah iraniani non cercano di aizzare cristiani contro ebrei, sunniti o altri gruppi. I rabbini sionisti, al contrario, pongono come obiettivo principale quello di mettere in conflitto musulmani e cristiani. Anche la casa in cui vive la famiglia Netanyahu è stata occupata illegalmente sottraendola a una famiglia palestinese ortodossa. La casa di Ali Khamenei è stata costruita dal nonno e non è mai stata tolta a nessuno. Fate le vostre conclusioni. Source: https://x.com/i/status/2029626292606312816
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  • PAROLE SANTE!
    I mancini saranno anche pochi, ma sono più competitivi dei destrorsi (ed è il motivo per cui sono riusciti a resistere fino ad oggi)
    Usare prevalentemente la mano sinistra, secondo un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports, offrirebbe un vantaggio competitivo nelle situazioni individuali...
    https://www.wired.it/article/i-mancini-saranno-anche-pochi-ma-sono-piu-competitivi-dei-destrorsi-motivo-per-cui-sono-riusciti-a-resistere-fino-ad-oggi/
    PAROLE SANTE! I mancini saranno anche pochi, ma sono più competitivi dei destrorsi (ed è il motivo per cui sono riusciti a resistere fino ad oggi) Usare prevalentemente la mano sinistra, secondo un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports, offrirebbe un vantaggio competitivo nelle situazioni individuali... https://www.wired.it/article/i-mancini-saranno-anche-pochi-ma-sono-piu-competitivi-dei-destrorsi-motivo-per-cui-sono-riusciti-a-resistere-fino-ad-oggi/
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    I mancini saranno anche pochi, ma sono più competitivi dei destrorsi (ed è il motivo per cui sono riusciti a resistere fino ad oggi)
    Usare prevalentemente la mano sinistra, secondo un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports, offrirebbe un vantaggio competitivo nelle situazioni individuali
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  • Duranti ricorda gli infami: “Sentiamo un po’ che diceva questo…, questo…, Dio fermami, fermami sugli aggettivi, fermami! Ma uno come #Brunetta, che si vanta davanti a un pubblico di ricattare il popolo sulla base del potere che detiene, può avere incarichi di responsabilità?”

    Source: https://x.com/i/status/2028482724378325050
    Duranti ricorda gli infami: “Sentiamo un po’ che diceva questo…, questo…, Dio fermami, fermami sugli aggettivi, fermami! Ma uno come #Brunetta, che si vanta davanti a un pubblico di ricattare il popolo sulla base del potere che detiene, può avere incarichi di responsabilità?” Source: https://x.com/i/status/2028482724378325050
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  • Proseguiamo con l’#Annunziata.
    “Oppure fai questo che dice la tipa. Una signora che oggi è Eurodeputato del #PD, che nella televisione pubblica, che paghiamo con le nostre tasse, ha detto che le persone andavano prese per il collo.”
    Proseguiamo con l’#Annunziata. “Oppure fai questo che dice la tipa. Una signora che oggi è Eurodeputato del #PD, che nella televisione pubblica, che paghiamo con le nostre tasse, ha detto che le persone andavano prese per il collo.”
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  • L'ambasciata Russa risponde così a Giorgia Meloni

    "⚡️Commento dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia

    Il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, Giorgia Meloni, in un’intervista del 2 marzo 2026 al canale TV «TG5», ha definito la crisi del diritto internazionale "figlia dell’aggressione russa contro l’Ucraina". Tutto semplice, dunque!

    Attenendosi alla logica del Primo Ministro italiano, si potrebbe, tuttavia, proporre una formulazione più precisa. A nostro avviso, madre dell’attuale crisi del sistema del diritto internazionale è la menzogna utilizzata dai leader occidentali per giustificare le proprie intrepide violazioni della Carta delle Nazioni Unite, a partire dalle aggressioni armate, non provocate e brutali, a Paesi indipendenti e membri dell'ONU: contro la Jugoslavia (1999), l’Iraq (2003), la Libia (2011) e, oggi, contro ll’Iran (2026).

    Sempre sulla menzogna, si fonda l’attuale posizione dell’Occidente anche nei riguardi delle cause profonde della crisi ucraina, generata nel 2014 da un sanguinoso colpo di Stato e dalla guerra successivamente scatenata da Kiev contro la componente russofona della propria popolazione residente nel Donbass e in Novorossija, nonché dal sabotaggio da parte dell’Occidente degli Accordi di Minsk - sanciti dalla Risoluzione n. 2202 (2015) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - ossia da una diretta violazione di una norma del diritto internazionale."

    Source: https://x.com/i/status/2028816654700872181
    L'ambasciata Russa risponde così a Giorgia Meloni 👇 "⚡️Commento dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia Il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, Giorgia Meloni, in un’intervista del 2 marzo 2026 al canale TV «TG5», ha definito la crisi del diritto internazionale "figlia dell’aggressione russa contro l’Ucraina". Tutto semplice, dunque! Attenendosi alla logica del Primo Ministro italiano, si potrebbe, tuttavia, proporre una formulazione più precisa. A nostro avviso, madre dell’attuale crisi del sistema del diritto internazionale è la menzogna utilizzata dai leader occidentali per giustificare le proprie intrepide violazioni della Carta delle Nazioni Unite, a partire dalle aggressioni armate, non provocate e brutali, a Paesi indipendenti e membri dell'ONU: contro la Jugoslavia (1999), l’Iraq (2003), la Libia (2011) e, oggi, contro ll’Iran (2026). Sempre sulla menzogna, si fonda l’attuale posizione dell’Occidente anche nei riguardi delle cause profonde della crisi ucraina, generata nel 2014 da un sanguinoso colpo di Stato e dalla guerra successivamente scatenata da Kiev contro la componente russofona della propria popolazione residente nel Donbass e in Novorossija, nonché dal sabotaggio da parte dell’Occidente degli Accordi di Minsk - sanciti dalla Risoluzione n. 2202 (2015) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite - ossia da una diretta violazione di una norma del diritto internazionale." Source: https://x.com/i/status/2028816654700872181
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  • PURTROPPO SI STA ANDANDO IN QUESTA DIREZIONE. SARÀ DIFFICILE TORNARE INDIETRO.
    Le big tech non stanno solo incentivando i lavoratori ad usare l'AI, li stanno obbligando
    Google, Meta e Microsoft hanno trasformato l'adozione dell'AI da esperimento a requisito professionale misurabile, tracciabile e, soprattutto, determinante per la carriera di migliaia di dipendenti
    https://www.wired.it/article/big-tech-obbligo-intelligenza-artificiale-al-lavoro/
    PURTROPPO SI STA ANDANDO IN QUESTA DIREZIONE. SARÀ DIFFICILE TORNARE INDIETRO. Le big tech non stanno solo incentivando i lavoratori ad usare l'AI, li stanno obbligando Google, Meta e Microsoft hanno trasformato l'adozione dell'AI da esperimento a requisito professionale misurabile, tracciabile e, soprattutto, determinante per la carriera di migliaia di dipendenti https://www.wired.it/article/big-tech-obbligo-intelligenza-artificiale-al-lavoro/
    WWW.WIRED.IT
    Le big tech non stanno solo incentivando i lavoratori ad usare l'AI, li stanno obbligando
    Google, Meta e Microsoft hanno trasformato l'adozione dell'AI da esperimento a requisito professionale misurabile, tracciabile e, soprattutto, determinante per la carriera di migliaia di dipendenti
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