• Bisognerebbe bloccarle tutte!!!
    Uscite didattiche e viaggi di istruzione, i docenti non hanno nessun obbligo di accompagnamento
    Per lo svolgimento di uscite didattiche o viaggi di istruzione necessita la disponibilità di avere insegnanti che garantiscano l’accompagnamento e quindi la vigilanza per l’intero tempo della durata dell’attività extracurricolare. Specifichiamo e...
    https://www.tecnicadellascuola.it/uscite-didattiche-e-viaggi-di-istruzione-i-docenti-non-hanno-nessun-obbligo-di-accompagnamento
    Bisognerebbe bloccarle tutte!!! Uscite didattiche e viaggi di istruzione, i docenti non hanno nessun obbligo di accompagnamento Per lo svolgimento di uscite didattiche o viaggi di istruzione necessita la disponibilità di avere insegnanti che garantiscano l’accompagnamento e quindi la vigilanza per l’intero tempo della durata dell’attività extracurricolare. Specifichiamo e... https://www.tecnicadellascuola.it/uscite-didattiche-e-viaggi-di-istruzione-i-docenti-non-hanno-nessun-obbligo-di-accompagnamento
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    Uscite didattiche e viaggi di istruzione, i docenti non hanno nessun obbligo di accompagnamento
    Per lo svolgimento di uscite didattiche o viaggi di istruzione necessita la disponibilità di avere insegnanti che garantiscano l’accompagnamento e quindi la vigilanza per l’intero tempo della durata dell’attività extracurricolare. Specifichiamo e sottolineamo che il docente non ha nessun obbligo di accompagnare la propria classe o anche altre classi o parte di classi in una […]
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  • TUTTI GLI INDIVIDUI VACCINATI CONTRO IL COVID DOVREBBERO SOTTOPORSI A UNO SCREENING CARDIACO PER PREVENIRE LA MORTE IMPROVVISA

    Il nostro nuovo studio indica che MILIONI di persone vaccinate hanno subito danni cardiaci subclinici e l'ARRESTO CARDIACO FATALE può esserne la prima manifestazione.

    Abbiamo pubblicato il primo approccio di screening e trattamento per affrontare questo GRAVE problema che ora colpisce milioni di persone.

    Possibili segnali d'allarme che le persone potrebbero notare:
    Fastidio al petto
    Palpitazioni o battito cardiaco irregolare
    Vertigini o sensazione di svenimento
    Intolleranza all'esercizio fisico
    Instabilità della frequenza cardiaca (inclusi schemi simili alla POTS)
    Pressione sanguigna labile

    Protocollo di gestione:
    Test seriali dei biomarcatori
    Ripetizione degli esami di imaging (ECG/RM)
    Evitare l'esercizio fisico intenso fino alla normalizzazione dei marcatori
    Nattokinasi, Bromelina, Curcumina e Colchicina per degradare la proteina Spike circolante e ridurre il carico infiammatorio.

    ALL COVID VACCINATED INDIVIDUALS SHOULD UNDERGO CARDIAC SCREENING TO PREVENT SUDDEN DEATH

    Our new study indicates MILLIONS of vaccinated individuals suffered subclinical heart damage — and FATAL CARDIAC ARREST can be the first manifestation.

    We published the first screening and treatment approach to address this MAJOR issue that now affects millions.

    Possible warning signs people may notice:
    Chest discomfort
    Palpitations or irregular beats
    Lightheadedness or near-fainting
    Exercise intolerance
    Heart-rate instability (including POTS-like patterns)
    Labile blood pressure

    Management protocol:
    Serial biomarker testing
    Repeat imaging (ECG/MRI)
    Avoid vigorous exercise until markers normalize
    Nattokinase, Bromelain, Curcumin, and Colchicine to degrade circulating Spike protein and reduce inflammatory load.
    TUTTI GLI INDIVIDUI VACCINATI CONTRO IL COVID DOVREBBERO SOTTOPORSI A UNO SCREENING CARDIACO PER PREVENIRE LA MORTE IMPROVVISA Il nostro nuovo studio indica che MILIONI di persone vaccinate hanno subito danni cardiaci subclinici e l'ARRESTO CARDIACO FATALE può esserne la prima manifestazione. Abbiamo pubblicato il primo approccio di screening e trattamento per affrontare questo GRAVE problema che ora colpisce milioni di persone. Possibili segnali d'allarme che le persone potrebbero notare: ⚠️ Fastidio al petto ⚠️ Palpitazioni o battito cardiaco irregolare ⚠️ Vertigini o sensazione di svenimento ⚠️ Intolleranza all'esercizio fisico ⚠️ Instabilità della frequenza cardiaca (inclusi schemi simili alla POTS) ⚠️ Pressione sanguigna labile Protocollo di gestione: 🩸 Test seriali dei biomarcatori 🖥️ Ripetizione degli esami di imaging (ECG/RM) 🚫 Evitare l'esercizio fisico intenso fino alla normalizzazione dei marcatori 💊 Nattokinasi, Bromelina, Curcumina e Colchicina per degradare la proteina Spike circolante e ridurre il carico infiammatorio. ALL COVID VACCINATED INDIVIDUALS SHOULD UNDERGO CARDIAC SCREENING TO PREVENT SUDDEN DEATH Our new study indicates MILLIONS of vaccinated individuals suffered subclinical heart damage — and FATAL CARDIAC ARREST can be the first manifestation. We published the first screening and treatment approach to address this MAJOR issue that now affects millions. Possible warning signs people may notice: ⚠️ Chest discomfort ⚠️ Palpitations or irregular beats ⚠️ Lightheadedness or near-fainting ⚠️ Exercise intolerance ⚠️ Heart-rate instability (including POTS-like patterns) ⚠️ Labile blood pressure Management protocol: 🩸 Serial biomarker testing 🖥️ Repeat imaging (ECG/MRI) 🚫 Avoid vigorous exercise until markers normalize 💊 Nattokinase, Bromelain, Curcumin, and Colchicine to degrade circulating Spike protein and reduce inflammatory load.
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  • Carissimi,
    siamo lieti di invitarvi alla presentazione del libro di Marcos Cappato “Non chiamatemi marziano”, che si terrà giovedì 7 maggio alle ore 17:00 presso il Teatro del Dynamo City Camp di Milano (Via Giovanni Bovio, 6).

    Marcos, nostro camper e Alfiere della Repubblica per il suo impegno e dedizione nella costruzione di una società più inclusiva, condivide nel suo libro anche il racconto di Dynamo Camp e dell’impatto delle sue attività.

    Saremmo felici di avervi con noi in questa occasione speciale!

    Per partecipare all’evento, vi chiediamo gentilmente di registrare il vostro nominativo al seguente link:
    https://forms.gle/cGPi7UfLu7AWU6M78

    In allegato potete trovare anche la locandina dell’evento.

    Grazie a tutti e a presto!
    Carissimi, siamo lieti di invitarvi alla presentazione del libro di Marcos Cappato “Non chiamatemi marziano”, che si terrà giovedì 7 maggio alle ore 17:00 presso il Teatro del Dynamo City Camp di Milano (Via Giovanni Bovio, 6). Marcos, nostro camper e Alfiere della Repubblica per il suo impegno e dedizione nella costruzione di una società più inclusiva, condivide nel suo libro anche il racconto di Dynamo Camp e dell’impatto delle sue attività. Saremmo felici di avervi con noi in questa occasione speciale! Per partecipare all’evento, vi chiediamo gentilmente di registrare il vostro nominativo al seguente link: https://forms.gle/cGPi7UfLu7AWU6M78 In allegato potete trovare anche la locandina dell’evento. Grazie a tutti e a presto!
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  • Con 418 voti favorevoli e 207 contrari, il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di attivare contro la Slovacchia la procedura di condizionalità sullo Stato di diritto. Formula tecnica, effetto politico chiarissimo: se Bratislava non si allinea su giustizia, media, guerra, sanzioni ed energia, Bruxelles può colpire dove fa più male, cioè sui fondi.

    Robert Fico diventa così il nuovo governo da mettere sotto pressione. Le accuse riguardano riforme giudiziarie, anticorruzione, segnalanti, media e autorità pubbliche. Materia delicata, certo. Ma il doppio standard resta enorme: quando interviene Fico è deriva democratica; quando Bruxelles accentra poteri, condiziona fondi, sorveglia l’informazione e trasforma ogni emergenza in comando, diventa tutela dei valori.

    Il punto politico è ancora più scoperto. Fico ha criticato le sanzioni contro Mosca, frenato sugli aiuti militari a Kiev, difeso gli interessi energetici slovacchi, contestato la dipendenza dal GNL americano e chiesto canali diplomatici con la Russia. In un’Unione che ha trasformato l’allineamento sulla guerra in certificato di buona condotta, questo pesa più di qualunque relazione tecnica sullo Stato di diritto.

    Il nodo energetico rende la pressione ancora più concreta. La Slovacchia resta legata al petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba. Le tensioni sui flussi, i rapporti con Kiev, il pacchetto europeo da 90 miliardi di euro per l’Ucraina e la pressione sull’Europa centrale mostrano che energia, guerra, prestiti e procedure UE viaggiano ormai nello stesso circuito.

    Chi controlla rubinetti, fondi e autorizzazioni controlla anche il margine politico degli Stati membri.

    Congelare fondi non significa punire solo un governo. Significa colpire amministrazioni locali, imprese, territori, beneficiari e consenso interno. È pressione politica con carta intestata istituzionale. Si presenta come difesa dei contribuenti europei, ma il conto arriva alla popolazione.

    Fico è politicamente esposto. Non ha una maggioranza blindata, non dispone di un sistema interno inattaccabile e le elezioni slovacche del 2027 sono già sullo sfondo. Una procedura europea, un possibile congelamento di fondi e mesi di pressione economica possono spaccare il Paese, alimentare l’opposizione e indebolire il governo. Tutto nel nome della democrazia, naturalmente.

    La questione non è assolvere Fico. La questione è vedere il meccanismo. Lo Stato di diritto diventa elastico: rigidissimo con i governi sgraditi, morbidissimo quando il potere si concentra a Bruxelles. La sovranità nazionale resta buona per cerimonie e bandierine. Quando produce governi che disturbano la linea comune, viene messa sotto revisione amministrativa.
    Con 418 voti favorevoli e 207 contrari, il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di attivare contro la Slovacchia la procedura di condizionalità sullo Stato di diritto. Formula tecnica, effetto politico chiarissimo: se Bratislava non si allinea su giustizia, media, guerra, sanzioni ed energia, Bruxelles può colpire dove fa più male, cioè sui fondi. Robert Fico diventa così il nuovo governo da mettere sotto pressione. Le accuse riguardano riforme giudiziarie, anticorruzione, segnalanti, media e autorità pubbliche. Materia delicata, certo. Ma il doppio standard resta enorme: quando interviene Fico è deriva democratica; quando Bruxelles accentra poteri, condiziona fondi, sorveglia l’informazione e trasforma ogni emergenza in comando, diventa tutela dei valori. Il punto politico è ancora più scoperto. Fico ha criticato le sanzioni contro Mosca, frenato sugli aiuti militari a Kiev, difeso gli interessi energetici slovacchi, contestato la dipendenza dal GNL americano e chiesto canali diplomatici con la Russia. In un’Unione che ha trasformato l’allineamento sulla guerra in certificato di buona condotta, questo pesa più di qualunque relazione tecnica sullo Stato di diritto. Il nodo energetico rende la pressione ancora più concreta. La Slovacchia resta legata al petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba. Le tensioni sui flussi, i rapporti con Kiev, il pacchetto europeo da 90 miliardi di euro per l’Ucraina e la pressione sull’Europa centrale mostrano che energia, guerra, prestiti e procedure UE viaggiano ormai nello stesso circuito. Chi controlla rubinetti, fondi e autorizzazioni controlla anche il margine politico degli Stati membri. Congelare fondi non significa punire solo un governo. Significa colpire amministrazioni locali, imprese, territori, beneficiari e consenso interno. È pressione politica con carta intestata istituzionale. Si presenta come difesa dei contribuenti europei, ma il conto arriva alla popolazione. Fico è politicamente esposto. Non ha una maggioranza blindata, non dispone di un sistema interno inattaccabile e le elezioni slovacche del 2027 sono già sullo sfondo. Una procedura europea, un possibile congelamento di fondi e mesi di pressione economica possono spaccare il Paese, alimentare l’opposizione e indebolire il governo. Tutto nel nome della democrazia, naturalmente. La questione non è assolvere Fico. La questione è vedere il meccanismo. Lo Stato di diritto diventa elastico: rigidissimo con i governi sgraditi, morbidissimo quando il potere si concentra a Bruxelles. La sovranità nazionale resta buona per cerimonie e bandierine. Quando produce governi che disturbano la linea comune, viene messa sotto revisione amministrativa.
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  • Musk in aula attacca Altman nel momento più difficile di OpenAI
    L’uomo più ricco al mondo ha accusato il ceo di OpenAI di essersi arricchito con l’inganno, sfruttando la natura originaria non profit dell’azienda per dare una idea di sicurezza al pubblico...
    https://24plus.ilsole24ore.com/art/musk-aula-attacca-altman-momento-piu-difficile-openai-AI1uSQmC
    Musk in aula attacca Altman nel momento più difficile di OpenAI L’uomo più ricco al mondo ha accusato il ceo di OpenAI di essersi arricchito con l’inganno, sfruttando la natura originaria non profit dell’azienda per dare una idea di sicurezza al pubblico... https://24plus.ilsole24ore.com/art/musk-aula-attacca-altman-momento-piu-difficile-openai-AI1uSQmC
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    Musk in aula attacca Altman nel momento più difficile di OpenAI
    L’uomo più ricco al mondo ha accusato il ceo di OpenAI di essersi arricchito con l’inganno, sfruttando la natura originaria non profit dell’azienda per dare una idea di sicurezza al pubblico
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  • AVETE FIRMATO?

    La battaglia per liberare il mondo dell'informazione è appena iniziata, impugnate la vostra arma più potente: la possibilità di firmare online e chiedere di togliere il finanziamento pubblico ai giornali.

    Io sono stanco di mantenere questa congerie di finti giornalisti e direttori di finti giornali, che con i nostri soldi fanno la bella vita rimbalzando da uno studio televisivo all'altro. Dove passano il tempo a mentire, diffamare, denigrare, manipolare e distrarre l'opinione pubblica dalla realtà dei fatti.

    Il tutto, con i nostri soldi.

    Come se non bastasse, denigrano pure quei cittadini italiani che essendo sotto la soglia di povertà (in Italia sono attorno ai 6milioni), sopravvivevano grazie al reddito di cittadinanza. Questi signori hanno fatto una durissima campagna per abolirlo, come poi ha fatto questo governo.

    Il tutto, coi nostri soldi.

    Sono decenni che passano il tempo a proteggere i privilegi e le poltrone di questo o quel politico, mentendo spudoratamente agli italiani. Generazioni di finti "giornalisti" e "editori" che fanno la bella vita prendendoci in giro e raccontandoci come si vive, chi sono i "buoni" e i "cattivi", per compiacere politici corrotti e lobby,

    Il tutto, coi nostri soldi.

    Il sottoscritto e l'Associazione @AllertaMedia sanno bene da che parte stare e si uniscono con ferma convinzione a questa importante e storica iniziativa.

    Vi invito tutti a firmare e unirvi alla campagna per la raccolta firme sin da ora: la battaglia per cambiare in modo radicale il mondo dell'informazione in Italia è appena iniziata. I media stanno oscurando l'iniziativa, nonostante i numeri record delle prime ore e il tam tam online sui social: ora c'è davvero bisogno di far sentire più forte il nostro #AllertaMedia e di supportare assieme questa storica battaglia.

    #IoFirmo: e tu che aspetti?
    https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6200004

    [Video di Luca Di Giuseppe]

    #IlCattivoFirma #StopAlRedditoDiGiornalanza
    👉 AVETE FIRMATO? 🖊️🖊️🖊️ La battaglia per liberare il mondo dell'informazione è appena iniziata, impugnate la vostra arma più potente: la possibilità di firmare online e chiedere di togliere il finanziamento pubblico ai giornali. Io sono stanco di mantenere questa congerie di finti giornalisti e direttori di finti giornali, che con i nostri soldi fanno la bella vita rimbalzando da uno studio televisivo all'altro. Dove passano il tempo a mentire, diffamare, denigrare, manipolare e distrarre l'opinione pubblica dalla realtà dei fatti. Il tutto, con i nostri soldi. Come se non bastasse, denigrano pure quei cittadini italiani che essendo sotto la soglia di povertà (in Italia sono attorno ai 6milioni), sopravvivevano grazie al reddito di cittadinanza. Questi signori hanno fatto una durissima campagna per abolirlo, come poi ha fatto questo governo. Il tutto, coi nostri soldi. Sono decenni che passano il tempo a proteggere i privilegi e le poltrone di questo o quel politico, mentendo spudoratamente agli italiani. Generazioni di finti "giornalisti" e "editori" che fanno la bella vita prendendoci in giro e raccontandoci come si vive, chi sono i "buoni" e i "cattivi", per compiacere politici corrotti e lobby, Il tutto, coi nostri soldi. Il sottoscritto e l'Associazione @AllertaMedia sanno bene da che parte stare e si uniscono con ferma convinzione a questa importante e storica iniziativa. Vi invito tutti a firmare e unirvi alla campagna per la raccolta firme sin da ora: la battaglia per cambiare in modo radicale il mondo dell'informazione in Italia è appena iniziata. I media stanno oscurando l'iniziativa, nonostante i numeri record delle prime ore e il tam tam online sui social: ora c'è davvero bisogno di far sentire più forte il nostro #AllertaMedia e di supportare assieme questa storica battaglia. #IoFirmo: e tu che aspetti? https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6200004 [Video di Luca Di Giuseppe] #IlCattivoFirma #StopAlRedditoDiGiornalanza
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  • A inizio aprile, una notizia ha scosso le istituzioni: Nicole Minetti ha ricevuto la grazia dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Un provvedimento che solleva interrogativi profondi: perché concedere la clemenza per una condanna a 3 anni e 11 mesi ai servizi sociali? Ma soprattutto, cosa accadrebbe se i presupposti del decreto, firmato a febbraio 2026, si rivelassero non corretti? L’inchiesta del Fatto Quotidiano sulla presunta “doppia vita” in Uruguay dell’ex consigliera ha trasformato un atto di clemenza in un caso nazionale.

    L’Analisi Giuridica: Il potere del Colle e l’annullamento
    Il professor Daniele Trabucco, costituzionalista, chiarisce che la grazia, secondo l’articolo 87 della Costituzione, è un atto esclusivo del Capo dello Stato. Tuttavia, la questione della sua “irrevocabilità” non è così assoluta come appare. Spiega Trabucco:

    “La grazia è un atto formalmente e sostanzialmente presidenziale, ma qualora emergesse che il decreto si è basato su presupposti falsi o gravemente erronei, il Presidente non procederebbe a una revoca, bensì a un atto di rimozione o annullamento per vizio originario”.

    Questo scenario aprirebbe una fase delicatissima:

    “Sarebbe necessaria una nuova istruttoria da parte del Ministro Nordio per verificare se l’indagine giornalistica ha un fondamento; solo allora il Presidente potrebbe ritirare il provvedimento precedente”.

    Il Nodo Politico: Un “trappolone” per Via Arenula
    Spostandosi sul piano filosofico e politico, il professor Paolo Becchi intravede dietro questa vicenda uno scontro di potere molto più ampio, nato dalle ceneri del referendum sulla giustizia. Per Becchi, Carlo Nordio sarebbe finito in una rete tesa da chi non ha gradito le sue posizioni passate. E attacca:

    “Siamo di fronte a un vero trappolone orchestrato dai magistrati. L’istruttoria è stata trasmessa al Ministro che, forse con ingenuità, l’ha girata al Quirinale senza supplementi d’indagine. Nordio è caduto in una trappola che ora mette in imbarazzo anche il Presidente della Repubblica”.

    Il professore punta il dito sulla responsabilità politica:

    “Dopo aver perso il referendum sulla giustizia, il Ministro avrebbe dovuto fare un passo indietro; ora le conseguenze di quel mancato rimpasto ricadono su un atto di clemenza che presenta troppi lati oscuri”.

    Verso il corto circuito
    Il caso Minetti non è più solo la storia di una condanna estinta, ma un test di tenuta per i rapporti tra Ministero, Magistratura e Quirinale. Se l’istruttoria dovesse essere riaperta, saremmo di fronte a un corto circuito istituzionale senza precedenti: un atto del Presidente della Repubblica messo in discussione dai fatti emersi a migliaia di chilometri di distanza, nella dolce vita sudamericana dell’igienista dentale del Signor B..

    Articolo 87 Costituzione byoblu Byoblu24 carlo nordio Caso Minetti Caso Ruby Costituzione Italiana Daniele Trabucco Giuseppe Cipriani giustizia italiana Grazia Presidenziale il fatto quotidiano magistratura nicole minetti paolo becchi Politica Italiana Punta del Este Revoca Grazia Scandalo Minetti Sergio Mattarella silvio berlusconi uruguay

    https://youtu.be/mh_w1U0EHsI?si=b9YcRgxWlUEgNgON
    A inizio aprile, una notizia ha scosso le istituzioni: Nicole Minetti ha ricevuto la grazia dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Un provvedimento che solleva interrogativi profondi: perché concedere la clemenza per una condanna a 3 anni e 11 mesi ai servizi sociali? Ma soprattutto, cosa accadrebbe se i presupposti del decreto, firmato a febbraio 2026, si rivelassero non corretti? L’inchiesta del Fatto Quotidiano sulla presunta “doppia vita” in Uruguay dell’ex consigliera ha trasformato un atto di clemenza in un caso nazionale. L’Analisi Giuridica: Il potere del Colle e l’annullamento Il professor Daniele Trabucco, costituzionalista, chiarisce che la grazia, secondo l’articolo 87 della Costituzione, è un atto esclusivo del Capo dello Stato. Tuttavia, la questione della sua “irrevocabilità” non è così assoluta come appare. Spiega Trabucco: “La grazia è un atto formalmente e sostanzialmente presidenziale, ma qualora emergesse che il decreto si è basato su presupposti falsi o gravemente erronei, il Presidente non procederebbe a una revoca, bensì a un atto di rimozione o annullamento per vizio originario”. Questo scenario aprirebbe una fase delicatissima: “Sarebbe necessaria una nuova istruttoria da parte del Ministro Nordio per verificare se l’indagine giornalistica ha un fondamento; solo allora il Presidente potrebbe ritirare il provvedimento precedente”. Il Nodo Politico: Un “trappolone” per Via Arenula Spostandosi sul piano filosofico e politico, il professor Paolo Becchi intravede dietro questa vicenda uno scontro di potere molto più ampio, nato dalle ceneri del referendum sulla giustizia. Per Becchi, Carlo Nordio sarebbe finito in una rete tesa da chi non ha gradito le sue posizioni passate. E attacca: “Siamo di fronte a un vero trappolone orchestrato dai magistrati. L’istruttoria è stata trasmessa al Ministro che, forse con ingenuità, l’ha girata al Quirinale senza supplementi d’indagine. Nordio è caduto in una trappola che ora mette in imbarazzo anche il Presidente della Repubblica”. Il professore punta il dito sulla responsabilità politica: “Dopo aver perso il referendum sulla giustizia, il Ministro avrebbe dovuto fare un passo indietro; ora le conseguenze di quel mancato rimpasto ricadono su un atto di clemenza che presenta troppi lati oscuri”. Verso il corto circuito Il caso Minetti non è più solo la storia di una condanna estinta, ma un test di tenuta per i rapporti tra Ministero, Magistratura e Quirinale. Se l’istruttoria dovesse essere riaperta, saremmo di fronte a un corto circuito istituzionale senza precedenti: un atto del Presidente della Repubblica messo in discussione dai fatti emersi a migliaia di chilometri di distanza, nella dolce vita sudamericana dell’igienista dentale del Signor B.. Articolo 87 Costituzione byoblu Byoblu24 carlo nordio Caso Minetti Caso Ruby Costituzione Italiana Daniele Trabucco Giuseppe Cipriani giustizia italiana Grazia Presidenziale il fatto quotidiano magistratura nicole minetti paolo becchi Politica Italiana Punta del Este Revoca Grazia Scandalo Minetti Sergio Mattarella silvio berlusconi uruguay https://youtu.be/mh_w1U0EHsI?si=b9YcRgxWlUEgNgON
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  • L’ora della sera
    www.oranotizie.com

    Attualità

    STORIA CONTEMPORANEA

    Bruciati vivi: massacro a Odessa, ferita aperta nella storia ucraina

    Il rogo della Casa dei Sindacati, le 48 vittime e le indagini contestate
    Odessa resta simbolo delle profonde fratture ucraine

    di Piero De Ruvo

    Il 2 maggio 2014 resta una delle pagine più oscure e controverse della storia recente dell’Ucraina. Nel clima incendiario seguito all’Euromaidan e all’annessione della Crimea, Odessa si trasformò nel teatro di una violenza brutale che ancora oggi solleva interrogativi inquietanti.

    Quella giornata iniziò con scontri tra manifestanti favorevoli all’unità del Paese — tra cui attivisti pro-Maidan e gruppi ultranazionalisti — e sostenitori del fronte anti-Maidan. Le violenze esplosero rapidamente, lungo via Grecheskaya si registrarono i primi morti, mentre la situazione degenerava tra armi da fuoco, molotov e aggressioni diffuse. Nel corso delle ore, i manifestanti anti-Maidan, progressivamente sopraffatti, furono costretti a ritirarsi verso piazza Kulikove Pole, cercando rifugio nella Casa dei Sindacati, fino a che la tragedia li raggiunse ai suoi apici: l’edificio venne circondato e colpito con bottiglie incendiarie, il rogo si propagò con estrema rapidità trasformando gli interni in una trappola mortale. Le fiamme e il fumo invasero ogni spazio. Decine di persone morirono soffocate o arse vive, mentre altre, nel tentativo disperato di salvarsi, si lanciarono dalle finestre. Il bilancio ufficiale fu di 48 morti e circa 250 feriti, testimonianze e ricostruzioni successive hanno inoltre riferito di violenze contro alcuni sopravvissuti, alimentando ulteriormente indignazione e sospetti. Le responsabilità di quanto accaduto restano uno dei punti più controversi. Diverse analisi hanno evidenziato il ruolo attivo di frange radicali pro-Maidan nella dinamica degli scontri e nell’assedio dell’edificio, allo stesso tempo, gravi interrogativi riguardano l’operato delle autorità ucraine, la gestione dell’ordine pubblico, il ritardo dei soccorsi e la mancata prevenzione dell’escalation appaiono, per molti osservatori, segnali di una responsabilità almeno indiretta, se non di una colpevole negligenza. Il capitolo giudiziario ha ulteriormente aggravato il quadro.

    Le indagini sono state ripetutamente criticate per lentezza, inefficacia e presunta parzialità. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Ucraina per le gravi carenze investigative e per non aver garantito adeguatamente la tutela del diritto alla vita, rafforzando la percezione di un sistema incapace — o non disposto — a fare piena luce sui fatti. Accanto ai fatti accertati, negli anni sono emerse anche ipotesi e accuse più ampie, comprese quelle che evocano possibili influenze o interessi esterni nella gestione della crisi ucraina. Si tratta tuttavia di ricostruzioni controverse e non dimostrate, che riflettono il clima di sfiducia e la guerra di narrazioni che ha accompagnato l’intero conflitto. Per una parte dell’opinione pubblica, soprattutto nelle regioni orientali e in Russia, Odessa è diventata il simbolo di una repressione violenta e della frattura insanabile all’interno del Paese e nei mesi successivi l’episodio contribuì ad alimentare la radicalizzazione e l’escalation della guerra nel Donbass. A distanza di anni, mentre ombre pesanti, indagini incomplete, prove disperse, nessuna piena attribuzione di responsabilità e l’assenza di una giustizia condivisa ha consolidato narrazioni contrapposte e diffidenze profonde, lasciando il massacro di Odessa come una ferita ancora aperta. Più che un episodio isolato, quella giornata rappresenta uno spartiacque, il momento in cui le divisioni interne ucraine si trasformarono definitivamente in un conflitto aperto, destinato a segnare gli anni successivi e a influenzare profondamente gli equilibri geopolitici dell’intera regione.
    L’ora della sera www.oranotizie.com Attualità STORIA CONTEMPORANEA Bruciati vivi: massacro a Odessa, ferita aperta nella storia ucraina Il rogo della Casa dei Sindacati, le 48 vittime e le indagini contestate Odessa resta simbolo delle profonde fratture ucraine di Piero De Ruvo Il 2 maggio 2014 resta una delle pagine più oscure e controverse della storia recente dell’Ucraina. Nel clima incendiario seguito all’Euromaidan e all’annessione della Crimea, Odessa si trasformò nel teatro di una violenza brutale che ancora oggi solleva interrogativi inquietanti. Quella giornata iniziò con scontri tra manifestanti favorevoli all’unità del Paese — tra cui attivisti pro-Maidan e gruppi ultranazionalisti — e sostenitori del fronte anti-Maidan. Le violenze esplosero rapidamente, lungo via Grecheskaya si registrarono i primi morti, mentre la situazione degenerava tra armi da fuoco, molotov e aggressioni diffuse. Nel corso delle ore, i manifestanti anti-Maidan, progressivamente sopraffatti, furono costretti a ritirarsi verso piazza Kulikove Pole, cercando rifugio nella Casa dei Sindacati, fino a che la tragedia li raggiunse ai suoi apici: l’edificio venne circondato e colpito con bottiglie incendiarie, il rogo si propagò con estrema rapidità trasformando gli interni in una trappola mortale. Le fiamme e il fumo invasero ogni spazio. Decine di persone morirono soffocate o arse vive, mentre altre, nel tentativo disperato di salvarsi, si lanciarono dalle finestre. Il bilancio ufficiale fu di 48 morti e circa 250 feriti, testimonianze e ricostruzioni successive hanno inoltre riferito di violenze contro alcuni sopravvissuti, alimentando ulteriormente indignazione e sospetti. Le responsabilità di quanto accaduto restano uno dei punti più controversi. Diverse analisi hanno evidenziato il ruolo attivo di frange radicali pro-Maidan nella dinamica degli scontri e nell’assedio dell’edificio, allo stesso tempo, gravi interrogativi riguardano l’operato delle autorità ucraine, la gestione dell’ordine pubblico, il ritardo dei soccorsi e la mancata prevenzione dell’escalation appaiono, per molti osservatori, segnali di una responsabilità almeno indiretta, se non di una colpevole negligenza. Il capitolo giudiziario ha ulteriormente aggravato il quadro. Le indagini sono state ripetutamente criticate per lentezza, inefficacia e presunta parzialità. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Ucraina per le gravi carenze investigative e per non aver garantito adeguatamente la tutela del diritto alla vita, rafforzando la percezione di un sistema incapace — o non disposto — a fare piena luce sui fatti. Accanto ai fatti accertati, negli anni sono emerse anche ipotesi e accuse più ampie, comprese quelle che evocano possibili influenze o interessi esterni nella gestione della crisi ucraina. Si tratta tuttavia di ricostruzioni controverse e non dimostrate, che riflettono il clima di sfiducia e la guerra di narrazioni che ha accompagnato l’intero conflitto. Per una parte dell’opinione pubblica, soprattutto nelle regioni orientali e in Russia, Odessa è diventata il simbolo di una repressione violenta e della frattura insanabile all’interno del Paese e nei mesi successivi l’episodio contribuì ad alimentare la radicalizzazione e l’escalation della guerra nel Donbass. A distanza di anni, mentre ombre pesanti, indagini incomplete, prove disperse, nessuna piena attribuzione di responsabilità e l’assenza di una giustizia condivisa ha consolidato narrazioni contrapposte e diffidenze profonde, lasciando il massacro di Odessa come una ferita ancora aperta. Più che un episodio isolato, quella giornata rappresenta uno spartiacque, il momento in cui le divisioni interne ucraine si trasformarono definitivamente in un conflitto aperto, destinato a segnare gli anni successivi e a influenzare profondamente gli equilibri geopolitici dell’intera regione.
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  • Blocchi, parcheggi e libertà - Montagna.TV
    Una riflessione fra le pagine di Bernard Amy e le affollate pareti di Chironico: serve un grande pubblico per essere grandi arrampicatori?
    https://www.montagna.tv/271628/blocchi-parcheggi-e-liberta/
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  • Ciao a tutti,
    finalmente si parte. Da ora si può firmare per abolire il finanziamento pubblico ai giornali.

    Firmate il prima possibile. Ecco il link: https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6200004

    Condividete il link per firmare con tutte le persone che conoscete. Sfruttiamo il potere del passaparola!

    Possiamo farcela.
    In bocca al lupo a tutti noi!
    Ciao a tutti, finalmente si parte. Da ora si può firmare per abolire il finanziamento pubblico ai giornali. Firmate il prima possibile. Ecco il link: https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6200004 Condividete il link per firmare con tutte le persone che conoscete. Sfruttiamo il potere del passaparola! Possiamo farcela. In bocca al lupo a tutti noi!
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