• Bimbofication
    Bryon Noem, marito dell'ex segretaria alla Sicurezza Nazionale USA, coinvolto in chat a pagamento per la sua passione feticista
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/02/la-bimbofication-poteva-mettere-a-rischio-la-sicurezza-usa-il-marito-di-kristi-noem-beccato-online-con-indosso-top-creati-per-simulare-enormi-seni-trump-e-molto-brutto/8343919/
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  • ECCO QUANTO COSTA LA PIRATERIA!
    Pirateria, il costo nascosto per gli utenti: 1.200 euro a testa tra truffe e cyber rischi
    Lo studio I-Com presentato alla Camera accende i riflettori su conseguenze poco considerate dello streaming illegale: frodi digitali, furti di dati e malware valgono oltre 1,42 miliardi di euro. A rischio anche 34mila posti di lavoro nell’industria audiovisiva...
    https://www.ilsole24ore.com/art/pirateria-costo-nascosto-gli-utenti-1200-euro-testa-truffe-e-cyber-rischi-AIrvPhFC
    ECCO QUANTO COSTA LA PIRATERIA! Pirateria, il costo nascosto per gli utenti: 1.200 euro a testa tra truffe e cyber rischi Lo studio I-Com presentato alla Camera accende i riflettori su conseguenze poco considerate dello streaming illegale: frodi digitali, furti di dati e malware valgono oltre 1,42 miliardi di euro. A rischio anche 34mila posti di lavoro nell’industria audiovisiva... https://www.ilsole24ore.com/art/pirateria-costo-nascosto-gli-utenti-1200-euro-testa-truffe-e-cyber-rischi-AIrvPhFC
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    Pirateria, il costo nascosto per gli utenti: 1.200 euro a testa tra truffe e cyber rischi
    Lo studio I-Com presentato alla Camera accende i riflettori su conseguenze poco considerate dello streaming illegale: frodi digitali, furti di dati e malware valgono oltre 1,42 miliardi di euro. A rischio anche 34mila posti di lavoro nell’industria audiovisiva entro il 2030
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  • ECCO L'AMARA VERITÀ!
    La verifica dell’età in rete non solo non protegge i minori, ma ci mette tutti a rischio
    Pensata come misura di tutela, la verifica dell’età rischia di creare più problemi di quanti ne risolva, tra inefficacia, perdita di privacy e maggiore centralizzazione del controllo online
    https://www.wired.it/article/verifica-eta-rete-non-protegge-minori-rischio/
    ECCO L'AMARA VERITÀ! La verifica dell’età in rete non solo non protegge i minori, ma ci mette tutti a rischio Pensata come misura di tutela, la verifica dell’età rischia di creare più problemi di quanti ne risolva, tra inefficacia, perdita di privacy e maggiore centralizzazione del controllo online https://www.wired.it/article/verifica-eta-rete-non-protegge-minori-rischio/
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    La verifica dell’età in rete non solo non protegge i minori, ma ci mette tutti a rischio
    Pensata come misura di tutela, la verifica dell’età rischia di creare più problemi di quanti ne risolva, tra inefficacia, perdita di privacy e maggiore centralizzazione del controllo online
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  • CONTRO LE GUERRE DEGLI USA
    Fondata, con il Patto Atlantico (4 aprile 1949) la NATO è la più grande alleanza militare del mondo, responsabile delle maggiori spese militari (oltre 1500 miliardi di dollari all’anno!), del più grande programma di riarmo e del più imponente arsenale nucleare del pianeta, con decine di armi nucleari stanziate in alcune delle ben 110 basi militari in Italia.
    La NATO viene presentata come un’alleanza difensiva, ma in realtà è la più grande coalizione guerrafondaia del globo, causa di conflitti in tutti i continenti: dall’Europa al Medio Oriente, dal Mediterraneo all’Africa, dall’America Latina all’Asia orientale.
    Nel totale disprezzo del diritto internazionale ha devastato Yugoslavia, Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, e contribuito in maniera decisiva allo scoppio dei conflitti in Ucraina. Non è mancato poi l’appoggio diplomatico dei membri della NATO alle guerre in Palestina e Iran scatenate dalla coalizione Epstein (USA + l’entità sionista Israele).
    A tutti questi popoli va tutta la nostra solidarietà e l’impegno attivo a lottare per l’uscita del nostro Paese da questa alleanza portatrice di stragi e crisi economica.
    L’appartenenza alla NATO espone l’Italia al rischio di minacce e ritorsioni e porta all’impoverimento delle condizioni di vita dei lavoratori e alla riduzione degli investimenti sociali (scuola, sanità, pensioni, trasporti).
    Su spinta degli USA si è imposto ai membri della NATO di aumentare la spesa militare portandola al 5% del PIL entro il 2035: per l’Italia significa una spesa militare di 110 miliardi, molto più dell’intera spesa destinata alla scuola, e poco meno dell’intera spesa destinata alla sanità.
    L’Unione Europea è complice di queste politiche, e i suoi capi, collusi con le élite statunitensi, non possono costituire un’alternativa politica credibile. Essa risponde alla crisi statunitense con un piano enorme di riarmo e con la guerra contro la Russia, che dovranno vedere le forze comuniste e antimperialiste duramente contrarie.
    Per questo il 4 aprile è un anniversario di morte e di guerra. In questo giorno ribadiamo che gli USA sono il nemico principale da cui sganciarsi ad ogni costo.
    Per questo è necessario organizzarsi, fare rete e coordinare tutte le realtà che già oggi lottano contro la guerra, il riarmo dell’UE e della NATO. Spezziamo insieme le catene della collaborazione e partecipazione del nostro paese alle guerre di aggressione USA e NATO. Facciamo del 4 aprile una giornata di mobilitazione: a Ghedi davanti alla base NATO dalle ore 15 e a Milano in Piazza dei Mercanti dalle ore 16!
    CONTRO LE GUERRE DEGLI USA Fondata, con il Patto Atlantico (4 aprile 1949) la NATO è la più grande alleanza militare del mondo, responsabile delle maggiori spese militari (oltre 1500 miliardi di dollari all’anno!), del più grande programma di riarmo e del più imponente arsenale nucleare del pianeta, con decine di armi nucleari stanziate in alcune delle ben 110 basi militari in Italia. La NATO viene presentata come un’alleanza difensiva, ma in realtà è la più grande coalizione guerrafondaia del globo, causa di conflitti in tutti i continenti: dall’Europa al Medio Oriente, dal Mediterraneo all’Africa, dall’America Latina all’Asia orientale. Nel totale disprezzo del diritto internazionale ha devastato Yugoslavia, Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, e contribuito in maniera decisiva allo scoppio dei conflitti in Ucraina. Non è mancato poi l’appoggio diplomatico dei membri della NATO alle guerre in Palestina e Iran scatenate dalla coalizione Epstein (USA + l’entità sionista Israele). A tutti questi popoli va tutta la nostra solidarietà e l’impegno attivo a lottare per l’uscita del nostro Paese da questa alleanza portatrice di stragi e crisi economica. L’appartenenza alla NATO espone l’Italia al rischio di minacce e ritorsioni e porta all’impoverimento delle condizioni di vita dei lavoratori e alla riduzione degli investimenti sociali (scuola, sanità, pensioni, trasporti). Su spinta degli USA si è imposto ai membri della NATO di aumentare la spesa militare portandola al 5% del PIL entro il 2035: per l’Italia significa una spesa militare di 110 miliardi, molto più dell’intera spesa destinata alla scuola, e poco meno dell’intera spesa destinata alla sanità. L’Unione Europea è complice di queste politiche, e i suoi capi, collusi con le élite statunitensi, non possono costituire un’alternativa politica credibile. Essa risponde alla crisi statunitense con un piano enorme di riarmo e con la guerra contro la Russia, che dovranno vedere le forze comuniste e antimperialiste duramente contrarie. Per questo il 4 aprile è un anniversario di morte e di guerra. In questo giorno ribadiamo che gli USA sono il nemico principale da cui sganciarsi ad ogni costo. Per questo è necessario organizzarsi, fare rete e coordinare tutte le realtà che già oggi lottano contro la guerra, il riarmo dell’UE e della NATO. Spezziamo insieme le catene della collaborazione e partecipazione del nostro paese alle guerre di aggressione USA e NATO. Facciamo del 4 aprile una giornata di mobilitazione: a Ghedi davanti alla base NATO dalle ore 15 e a Milano in Piazza dei Mercanti dalle ore 16!
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  • Anthropic ha portato a casa una prima importante vittoria contro il Pentagono
    Una giudice federale ha sospeso una delle misure più penalizzanti introdotte dal dipartimento della Difesa nei confronti dell'azienda, con cui sta litigando da settimane...
    https://www.wired.it/article/anthropic-pentagono-sentenza-designazione-rischio-catena-approvvigionamento/
    Anthropic ha portato a casa una prima importante vittoria contro il Pentagono Una giudice federale ha sospeso una delle misure più penalizzanti introdotte dal dipartimento della Difesa nei confronti dell'azienda, con cui sta litigando da settimane... https://www.wired.it/article/anthropic-pentagono-sentenza-designazione-rischio-catena-approvvigionamento/
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    Anthropic ha portato a casa una prima importante vittoria contro il Pentagono
    Una giudice federale ha sospeso una delle misure più penalizzanti introdotte dal dipartimento della Difesa nei confronti dell'azienda, con cui sta litigando da settimane
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  • Il Pentagono attacca ancora Anthropic: «Rischio inaccettabile. Potrebbe spegnere Claude durante azioni militari»
    Il dipartimento della Guerra attacca l'azienda: «Abbiamo messo in dubbio che si trattasse di un partner fidato». E intanto l'esercito cerca una nuova intelligenza artificiale per sostituire Claude

    https://www.corriere.it/tecnologia/26_marzo_18/il-pentagono-attacca-ancora-anthropic-rischio-inaccettabile-potrebbe-spegnere-claude-durante-azioni-militari-7618e3de-cd8b-466e-b66a-241e25c1bxlk_amp.shtml
    Il Pentagono attacca ancora Anthropic: «Rischio inaccettabile. Potrebbe spegnere Claude durante azioni militari» Il dipartimento della Guerra attacca l'azienda: «Abbiamo messo in dubbio che si trattasse di un partner fidato». E intanto l'esercito cerca una nuova intelligenza artificiale per sostituire Claude https://www.corriere.it/tecnologia/26_marzo_18/il-pentagono-attacca-ancora-anthropic-rischio-inaccettabile-potrebbe-spegnere-claude-durante-azioni-militari-7618e3de-cd8b-466e-b66a-241e25c1bxlk_amp.shtml
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  • SICILIA a rischio DEVASTAZIONE!
    Droni ucraini su metaniera russa Arctic Metagaz: nave alla deriva con 61mila tonnellate GNL + gasolio verso Lampedusa!
    Rischio sversamento o esplosione?

    AGGIORNAMENTO:
    - Scafo squarciato
    - Può affondare/esplodere, ma è a galla
    - No perdite
    - A ~80 km da Sicilia

    Gli ucraini che hanno trasformato la metaniera in bomba ecologica tacciono.
    E noi ci teniamo i danni devastanti.
    Ragione più che sufficiente per dire BASTA soldi dei CONTRIBUENTI EUROPEI a Kiev! UN DANNO ECOLOGICO in UN MARE CHIUSO su CUI si AFFACCIANO numerosi PAESI EUROPEI. DANNI AMBIENTALI che si prolungheranno per GENERAZIONI!
    🚨SICILIA a rischio DEVASTAZIONE! Droni ucraini su metaniera russa Arctic Metagaz: nave alla deriva con 61mila tonnellate GNL + gasolio verso Lampedusa! Rischio sversamento o esplosione? AGGIORNAMENTO: - Scafo squarciato - Può affondare/esplodere, ma è a galla - No perdite - A ~80 km da Sicilia Gli ucraini che hanno trasformato la metaniera in bomba ecologica tacciono. E noi ci teniamo i danni devastanti. Ragione più che sufficiente per dire BASTA soldi dei CONTRIBUENTI EUROPEI a Kiev! UN DANNO ECOLOGICO in UN MARE CHIUSO su CUI si AFFACCIANO numerosi PAESI EUROPEI. DANNI AMBIENTALI che si prolungheranno per GENERAZIONI!
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  • UN DISASTRO IMMINENTE! NON SI PUÒ NON INTERVENIRE!
    La nave metaniera russa colpita da droni si avvicina a Malta: rischio esplosione
    Il relitto dell'Arctic Metagaz con 700 tonnellate di gas liquefatto a bordo potrebbe raggiungere la costa maltese tra domenica e lunedì
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/15/nave-metaniera-russa-arctic-metagaz-malta-rischio-esplosione-notizie/8324972/
    UN DISASTRO IMMINENTE! NON SI PUÒ NON INTERVENIRE! La nave metaniera russa colpita da droni si avvicina a Malta: rischio esplosione Il relitto dell'Arctic Metagaz con 700 tonnellate di gas liquefatto a bordo potrebbe raggiungere la costa maltese tra domenica e lunedì https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/15/nave-metaniera-russa-arctic-metagaz-malta-rischio-esplosione-notizie/8324972/
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    La nave metaniera russa colpita da droni si avvicina a Malta: rischio esplosione
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  • «Il Libano alla mercè di Israele, sarà ridotto come Gaza»

    Sono circa 400 le vittime accertate di una settimana di bombardamenti israeliani sul Libano; centinaia di migliaia gli sfollati, che mancano di tutto. E torna il rischio di guerra civile. La testimonianza di padre Abdo Raad.

    »🗞https://lanuovabq.it/it/il-libano-alla-merce-di-israele-sara-ridotto-come-gaza

    » @lanuovabussolaquotidiana
    «Il Libano alla mercè di Israele, sarà ridotto come Gaza» Sono circa 400 le vittime accertate di una settimana di bombardamenti israeliani sul Libano; centinaia di migliaia gli sfollati, che mancano di tutto. E torna il rischio di guerra civile. La testimonianza di padre Abdo Raad. »🗞https://lanuovabq.it/it/il-libano-alla-merce-di-israele-sara-ridotto-come-gaza » 📢 @lanuovabussolaquotidiana
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    «Il Libano alla mercè di Israele, sarà ridotto come Gaza»
    Sono circa 400 le vittime accertate di una settimana di bombardamenti israeliani sul Libano; centinaia di migliaia gli sfollati, che mancano di tutto. E torna il rischio di guerra civile. La testimonianza di padre Abdo Raad.
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  • IO OBIETTO

    La vera sconfitta è trovarsi nel 2026 a fare ancora gli stessi discorsi e le stesse valutazioni di 30 o 40 anni fa. Dopo tutto ciò che la storia recente ci ha già mostrato in termini di distruzione e perdite umane, siamo ancora qui a discutere di #riarmo, di #difesa e del ritorno di un linguaggio che pensavamo appartenesse al passato. Questo è il vero schifo della situazione.

    Eppure sta accadendo di nuovo.
    Con l’ultima escalation internazionale torna con insistenza il tema della leva militare, spesso riproposta sotto forme apparentemente nuove: volontariato “strutturato”, percorsi pre-militari nelle scuole, programmi presentati come facoltativi ma che rappresentano il primo passo verso un possibile ripristino della coscrizione.

    Nei Paesi nordici migliaia di giovani vengono già richiamati ogni anno: chi rifiuta paga, chi disobbedisce perde diritti.
    Anche in Italia il dibattito si riaccende. Il governo ha già accennato l’intenzione di aumentare l’organico delle forze armate di 10.000 unità, con prospettive che potrebbero arrivare a 30-35.000. La leva obbligatoria, ricordiamolo, non è stata abolita: è semplicemente sospesa e potrebbe essere riattivata con un atto di governo.

    Nel frattempo cresce la presenza dei militari nelle scuole, in nome dell’orientamento o dell’educazione civica. Un fenomeno che molti osservatori leggono come il tentativo di normalizzare la guerra nelle menti dei più giovani, dentro un clima generale segnato da emergenze securitarie, propaganda e costruzione continua di nuovi “nemici”.
    Per questo non sorprende che proprio gli studenti abbiano deciso di mobilitarsi.

    Il 5 marzo, nella Giornata internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione istituita dall’ONU, migliaia di giovani sono scesi in piazza in tutta Italia. Presìdi, assemblee e cortei organizzati dalla Rete degli studenti medi e dall’Unione degli universitari per contestare il piano di riarmo europeo e le ipotesi di nuove forme di leva.
    “Le giovani generazioni sono terrorizzate dalla prospettiva della guerra e da una sensazione di incertezza permanente”, ha spiegato Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi. “Vogliamo una scuola e un’università di pace, libere dalla militarizzazione e dagli interessi dell’industria bellica. Le risorse pubbliche devono andare all’istruzione, alla sanità e al welfare, non alle armi”.
    Gli studenti denunciano anche il rischio che scuole e università diventino spazi di propaganda o bacini di reclutamento. In un contesto globale sempre più instabile — dalle tensioni in Medio Oriente all’apertura di nuovi fronti di conflitto — la risposta politica sembra concentrarsi quasi esclusivamente sull’aumento delle spese militari. Ma, ricordano molti giovani, più armi non significa automaticamente più sicurezza.

    E forse vale la pena ascoltarli.
    Perché la storia ci insegna che le guerre raramente vengono combattute da chi le decide. Al fronte non partono i figli di chi le promuove o ne trae vantaggio economico; partono soprattutto giovani e lavoratori, spesso già segnati da precarietà e mancanza di prospettive.
    È anche per questo che molti ragazzi chiedono semplicemente di essere ascoltati. Chiedono opportunità, istruzione, lavoro dignitoso, una sanità pubblica che funzioni. Chiedono un futuro che non sia definito dall’idea di dover difendere con le armi ciò che la politica non è riuscita a costruire con la giustizia sociale.
    Forse il primo passo non è imporre nuove forme di militarizzazione, ma riaprire uno spazio di confronto reale sulle politiche sociali e giovanili, nelle città e nel Paese. Riconoscere l’incertezza che attraversa questa generazione e provare ad affrontarla con strumenti diversi dalla logica della guerra.

    Dire “io obietto” non è uno slogan.
    È l’inizio di una domanda collettiva: quale società vogliamo costruire e quale futuro siamo disposti a immaginare per chi verrà dopo di noi.

    #pace #dirittideigiovani #noallaMilitarizzazione #futuro
    IO OBIETTO ✋ La vera sconfitta è trovarsi nel 2026 a fare ancora gli stessi discorsi e le stesse valutazioni di 30 o 40 anni fa. Dopo tutto ciò che la storia recente ci ha già mostrato in termini di distruzione e perdite umane, siamo ancora qui a discutere di #riarmo, di #difesa e del ritorno di un linguaggio che pensavamo appartenesse al passato. Questo è il vero schifo della situazione. Eppure sta accadendo di nuovo. Con l’ultima escalation internazionale torna con insistenza il tema della leva militare, spesso riproposta sotto forme apparentemente nuove: volontariato “strutturato”, percorsi pre-militari nelle scuole, programmi presentati come facoltativi ma che rappresentano il primo passo verso un possibile ripristino della coscrizione. Nei Paesi nordici migliaia di giovani vengono già richiamati ogni anno: chi rifiuta paga, chi disobbedisce perde diritti. Anche in Italia il dibattito si riaccende. Il governo ha già accennato l’intenzione di aumentare l’organico delle forze armate di 10.000 unità, con prospettive che potrebbero arrivare a 30-35.000. La leva obbligatoria, ricordiamolo, non è stata abolita: è semplicemente sospesa e potrebbe essere riattivata con un atto di governo. Nel frattempo cresce la presenza dei militari nelle scuole, in nome dell’orientamento o dell’educazione civica. Un fenomeno che molti osservatori leggono come il tentativo di normalizzare la guerra nelle menti dei più giovani, dentro un clima generale segnato da emergenze securitarie, propaganda e costruzione continua di nuovi “nemici”. Per questo non sorprende che proprio gli studenti abbiano deciso di mobilitarsi. Il 5 marzo, nella Giornata internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione istituita dall’ONU, migliaia di giovani sono scesi in piazza in tutta Italia. Presìdi, assemblee e cortei organizzati dalla Rete degli studenti medi e dall’Unione degli universitari per contestare il piano di riarmo europeo e le ipotesi di nuove forme di leva. “Le giovani generazioni sono terrorizzate dalla prospettiva della guerra e da una sensazione di incertezza permanente”, ha spiegato Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi. “Vogliamo una scuola e un’università di pace, libere dalla militarizzazione e dagli interessi dell’industria bellica. Le risorse pubbliche devono andare all’istruzione, alla sanità e al welfare, non alle armi”. Gli studenti denunciano anche il rischio che scuole e università diventino spazi di propaganda o bacini di reclutamento. In un contesto globale sempre più instabile — dalle tensioni in Medio Oriente all’apertura di nuovi fronti di conflitto — la risposta politica sembra concentrarsi quasi esclusivamente sull’aumento delle spese militari. Ma, ricordano molti giovani, più armi non significa automaticamente più sicurezza. E forse vale la pena ascoltarli. Perché la storia ci insegna che le guerre raramente vengono combattute da chi le decide. Al fronte non partono i figli di chi le promuove o ne trae vantaggio economico; partono soprattutto giovani e lavoratori, spesso già segnati da precarietà e mancanza di prospettive. È anche per questo che molti ragazzi chiedono semplicemente di essere ascoltati. Chiedono opportunità, istruzione, lavoro dignitoso, una sanità pubblica che funzioni. Chiedono un futuro che non sia definito dall’idea di dover difendere con le armi ciò che la politica non è riuscita a costruire con la giustizia sociale. Forse il primo passo non è imporre nuove forme di militarizzazione, ma riaprire uno spazio di confronto reale sulle politiche sociali e giovanili, nelle città e nel Paese. Riconoscere l’incertezza che attraversa questa generazione e provare ad affrontarla con strumenti diversi dalla logica della guerra. Dire “io obietto” non è uno slogan. È l’inizio di una domanda collettiva: quale società vogliamo costruire e quale futuro siamo disposti a immaginare per chi verrà dopo di noi. #pace #dirittideigiovani #noallaMilitarizzazione #futuro
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