• GRAVISSIMO

    Vorrei ricordare al grande popolo degli entusiasti gastro-patrioti che dal 1 gennaio 2026 non potranno più sapere, leggendo l'etichetta, la provenienza delle materie prime di importanti prodotti del Made in Italy alimentare.
    Non sarà cioè più dato sapere con che cosa saranno fatte le paste alimentari di grano duro, i derivati del pomodoro, il latte e i prodotti lattiero caseari, il riso e le carni suine trasformate.
    Ma come, nessuno ve lo aveva detto? Nemmeno giornali e TV? Nemmeno i politici e i grandi chef che ieri esultavano orgogliosi a reti unificate? Strano...
    Eppure è cosi. Tutto risale a poco tempo fa, al 23 dicembre 2024. Perché quel giorno, senza dare troppo nell'occhio, i nostri ministeri Agricoltura (e Sovranità), Imprese e Salute - "incoraggiati" dalle grandi aziende del settore - erano giunti alla conclusione che, in fondo, tutta questa trasparenza in etichetta fosse eccessiva e penalizzante.

    Così, dal prossimo anno - giusto il tempo di esaurire le scorte di magazzino con quelle etichette troppo sincere - gli entusiasti fan dei grandi marchi del Made in Italy alimentare potranno pascersi di fusilli o spaghetti di grano turco o ucraino, perdipiù conditi con pummarola di pomodoro cinese, mantecare risotti fatti con cultivar pakistani o birmani, affettare caciotte e spalmare stracchini derivanti dalla mungitura di mucche bulgare, senza dimenticare i panini farciti con fette di salami polacchi o salsicce di suini cantonesi o dello Shezuhan. Tutto rigorosamente riconoscibile da una rassicurante bandierina tricolore in bella evidenza sulla confezione.
    Buon appetito e buon Made in Italy a tutti

    A salvarci, per fortuna, rimarranno le piccole e medie aziende di agricoltori e imprenditori "ribelli ed eretici" (molti dei quali giovani) che si ostinano a coltivare e a trasformare materie prime 100% italiane. Come riconoscerli? Facile: sono quelli che non fanno spot in TV.
    ⚠️📛GRAVISSIMO🆘⚠️ Vorrei ricordare al grande popolo degli entusiasti gastro-patrioti che dal 1 gennaio 2026 non potranno più sapere, leggendo l'etichetta, la provenienza delle materie prime di importanti prodotti del Made in Italy alimentare. Non sarà cioè più dato sapere con che cosa saranno fatte le paste alimentari di grano duro, i derivati del pomodoro, il latte e i prodotti lattiero caseari, il riso e le carni suine trasformate. Ma come, nessuno ve lo aveva detto? Nemmeno giornali e TV? Nemmeno i politici e i grandi chef che ieri esultavano orgogliosi a reti unificate? Strano... Eppure è cosi. Tutto risale a poco tempo fa, al 23 dicembre 2024. Perché quel giorno, senza dare troppo nell'occhio, i nostri ministeri Agricoltura (e Sovranità), Imprese e Salute - "incoraggiati" dalle grandi aziende del settore - erano giunti alla conclusione che, in fondo, tutta questa trasparenza in etichetta fosse eccessiva e penalizzante. Così, dal prossimo anno - giusto il tempo di esaurire le scorte di magazzino con quelle etichette troppo sincere - gli entusiasti fan dei grandi marchi del Made in Italy alimentare potranno pascersi di fusilli o spaghetti di grano turco o ucraino, perdipiù conditi con pummarola di pomodoro cinese, mantecare risotti fatti con cultivar pakistani o birmani, affettare caciotte e spalmare stracchini derivanti dalla mungitura di mucche bulgare, senza dimenticare i panini farciti con fette di salami polacchi o salsicce di suini cantonesi o dello Shezuhan. Tutto rigorosamente riconoscibile da una rassicurante bandierina tricolore in bella evidenza sulla confezione. Buon appetito e buon Made in Italy a tutti A salvarci, per fortuna, rimarranno le piccole e medie aziende di agricoltori e imprenditori "ribelli ed eretici" (molti dei quali giovani) che si ostinano a coltivare e a trasformare materie prime 100% italiane. Come riconoscerli? Facile: sono quelli che non fanno spot in TV.
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  • THE LIVING SPIRITS MCristina Bassi, [14 Feb 2026 alle 08:38]
    Video Bomba

    Da sbattere in faccia a quella manica di politici &.co al servizio della Cabala Sionista...che fanno finta che l'antisionismo equivalga ad antisemitismo...

    Ecco le immagini della manifestazione che lo scorso 11/2/2026,
    in occasione della ennesima visita del Premier israeliano alla Casa Bianca del servo Trump...
    hanno organizzato dei veri Ebrei americani a Washington per protestare contro quel ricercato Sionista per crimini di guerra di Bibi Netanyahu...

    Come si può agevolmente vedere e sentire questi veri Ebrei ... sono i primi ad essere antisionisti e a dire al Sionista Bibi che non deve parlare in loro nome...

    N.B.

    Video pubblicato su Instagram da TRT WORLD

    https://www.instagram.com/reel/DUoQYaKAb0A/?igsh=ejgybDAwaGUydGV5

    Post Scriptum

    Fate girare... diffondiamo pura informazione e consapevolezza
    THE LIVING SPIRITS MCristina Bassi, [14 Feb 2026 alle 08:38] 💯❤️Video Bomba💯❤️ 🔥Da sbattere in faccia a quella manica di politici &.co al servizio della Cabala Sionista...che fanno finta che l'antisionismo equivalga ad antisemitismo...🔥 🔌Ecco le immagini della manifestazione che lo scorso 11/2/2026, in occasione della ennesima visita del Premier israeliano alla Casa Bianca del servo Trump... hanno organizzato dei veri Ebrei americani a Washington per protestare contro quel ricercato Sionista per crimini di guerra di Bibi Netanyahu...🔌 👁️ Come si può agevolmente vedere e sentire questi veri Ebrei ... sono i primi ad essere antisionisti e a dire al Sionista Bibi che non deve parlare in loro nome...👁️ 👇N.B.👇 Video pubblicato su Instagram da TRT WORLD https://www.instagram.com/reel/DUoQYaKAb0A/?igsh=ejgybDAwaGUydGV5 🙏Post Scriptum 🙏 Fate girare... diffondiamo pura informazione e consapevolezza
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  • La storia della premio Nobel Narges Mohammadi, simbolo della resistenza al regime, condannata ad altri sette anni di carcere in Iran
    L'attivista per i diritti delle donne e ingegnera è stata condannata da un tribunale iraniano ad altri anni di carcere e un divieto di espatrio di due anni.

    La premio Nobel Narges Mohammadi è stata condannata ad altri sette anni di carcere in Iran. Un accanimento quello del regime iraniano che palesa, in caso ce ne fosse bisogno, la forza e la determinazione dell'ingegnera Narges Mohammadi che oggi ha 53 anni, è una delle voci più autorevoli della società iraniana, simbolo della resistenza femminile al regime. Paga per essersi battuta da sempre a favore dei diritti delle donne e contro l'oppressione del suo Paese, l'Iran, o meglio la Repubblica Islamica. Per il regime si tratta di «propaganda» ed ecco la nuova condanna: il reato contestatole, come ha spiegato all'Afp, il suo avvocato Mostafa Nili è di «associazione e collusione per commettere e reati», una sorta di accusa di cospirazione. È previsto anche un divieto di espatrio di due anni.

    «Sono devastato, è una notizia terribile. Grazie di cuore, non smettete di parlare di lei. Il regime deve rilasciare tutti i prigionieri politici», ha detto al Corriere della Sera, il figlio Ali Rahmani che vive a Parigi. Questa condanna si unisce alle precedenti facendo diventare più di 17 gli anni di carcere a cui la premio Nobel è stata condannata, con 154 frustate. Nell'ultimo anno, da dicembre 2024 a dicembre 2025 era stata scarcerata per motivi di salute e messai ai domiciliari ma il 12 dicembre scorso è stata arrestata nuovamente durante le proteste e da quel momento è stata messa in isolamento. Solo dopo 59 giorni, riferisce il Corriere della Sera tramite la Fondazione della Premio Nobel, ha potuto parlare con il suo avvocato. Successivamente, Mohammadi ha iniziato uno sciopero della fame che pochi giorni dopo ha interrotto a causa delle sue condizioni di salute precarie.
    La giornalista Masih Alinejad che ha affrontato il rappresentante di Teheran all'Onu: «Il regime ha già emesso una condanna a morte nei miei confronti. Questo non m'impedisce di dire la verità: la Repubblica islamica è alla fine»

    L'attivista e dissidente iraniana-americana ha lanciato un duro un attacco al rappresentante dell’Iran durante una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L'intervista
    Masih Alineajd durante il suo intervento all'Onu

    Nel 2023, mentre si trovava in carcere, le è stato conferito il premio Nobel per la Pace, «per la sua battaglia contro l'oppressione delle donne in Iran e per promuovere diritti umani e libertà per tutti». A ritirare il premio e a leggere il discorso di ringraziamento scritto dalla madre sono stati i figli gemelli, Kiana e Ali, di 17 anni, che vivono in esilio a Parigi con il padre. Un riconoscimento che non le è valso nessuna tutela giudiziaria. Secondo le organizzazioni internazionali, quest'ultima condanna s'inserisce in una strategia più ampia d'intimidazione contro le figure simbolo del dissenso interno. Dal carcere ha continuato a far arrivare all'esterno lettere e messaggi in cui denunciava la violenza sistematica contro le donne e i manifestanti, pagando tutto questo con l'isolamento, il diniego di cure mediche e la separazione forzata dalla sua famiglia e dai suoi figli.

    In un'intervista al Il Manifesto ha sottolineato: «L’uccisione dei manifestanti e dei dissidenti politici per le strade è altrettanto terribile e sconvolgente dell’omicidio di civili innocenti sotto bombe e missili. Il regime della Repubblica islamica è aggressivo, ostile ai diritti fondamentali del popolo iraniano e non rispetta nemmeno le sue leggi. Morire per mano di forze occupanti è guerra, mentre morire per mano di un regime oppressivo e autoritario che governa da 45 anni cos’è? Come donna che vede e subisce l’apartheid sessuale nel proprio paese penso che finché questo apartheid esisterà la pace duratura sarà impossibile. Allo stesso modo, in assenza dei diritti fondamentali delle donne in Medio Oriente, e in presenza di dominio, discriminazione e repressione, la democrazia, la libertà e l’uguaglianza nel mondo sono prive di significato. Sono come ferite infette e nauseanti sulla coscienza dell’umanità».

    https://www.vanityfair.it/article/la-storia-della-premio-nobel-narges-mohammadi-condannata-ad-altri-sette-anni-di-carcere-in-iran?utm_source=firefox-newtab-it-it
    La storia della premio Nobel Narges Mohammadi, simbolo della resistenza al regime, condannata ad altri sette anni di carcere in Iran L'attivista per i diritti delle donne e ingegnera è stata condannata da un tribunale iraniano ad altri anni di carcere e un divieto di espatrio di due anni. La premio Nobel Narges Mohammadi è stata condannata ad altri sette anni di carcere in Iran. Un accanimento quello del regime iraniano che palesa, in caso ce ne fosse bisogno, la forza e la determinazione dell'ingegnera Narges Mohammadi che oggi ha 53 anni, è una delle voci più autorevoli della società iraniana, simbolo della resistenza femminile al regime. Paga per essersi battuta da sempre a favore dei diritti delle donne e contro l'oppressione del suo Paese, l'Iran, o meglio la Repubblica Islamica. Per il regime si tratta di «propaganda» ed ecco la nuova condanna: il reato contestatole, come ha spiegato all'Afp, il suo avvocato Mostafa Nili è di «associazione e collusione per commettere e reati», una sorta di accusa di cospirazione. È previsto anche un divieto di espatrio di due anni. «Sono devastato, è una notizia terribile. Grazie di cuore, non smettete di parlare di lei. Il regime deve rilasciare tutti i prigionieri politici», ha detto al Corriere della Sera, il figlio Ali Rahmani che vive a Parigi. Questa condanna si unisce alle precedenti facendo diventare più di 17 gli anni di carcere a cui la premio Nobel è stata condannata, con 154 frustate. Nell'ultimo anno, da dicembre 2024 a dicembre 2025 era stata scarcerata per motivi di salute e messai ai domiciliari ma il 12 dicembre scorso è stata arrestata nuovamente durante le proteste e da quel momento è stata messa in isolamento. Solo dopo 59 giorni, riferisce il Corriere della Sera tramite la Fondazione della Premio Nobel, ha potuto parlare con il suo avvocato. Successivamente, Mohammadi ha iniziato uno sciopero della fame che pochi giorni dopo ha interrotto a causa delle sue condizioni di salute precarie. La giornalista Masih Alinejad che ha affrontato il rappresentante di Teheran all'Onu: «Il regime ha già emesso una condanna a morte nei miei confronti. Questo non m'impedisce di dire la verità: la Repubblica islamica è alla fine» L'attivista e dissidente iraniana-americana ha lanciato un duro un attacco al rappresentante dell’Iran durante una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L'intervista Masih Alineajd durante il suo intervento all'Onu Nel 2023, mentre si trovava in carcere, le è stato conferito il premio Nobel per la Pace, «per la sua battaglia contro l'oppressione delle donne in Iran e per promuovere diritti umani e libertà per tutti». A ritirare il premio e a leggere il discorso di ringraziamento scritto dalla madre sono stati i figli gemelli, Kiana e Ali, di 17 anni, che vivono in esilio a Parigi con il padre. Un riconoscimento che non le è valso nessuna tutela giudiziaria. Secondo le organizzazioni internazionali, quest'ultima condanna s'inserisce in una strategia più ampia d'intimidazione contro le figure simbolo del dissenso interno. Dal carcere ha continuato a far arrivare all'esterno lettere e messaggi in cui denunciava la violenza sistematica contro le donne e i manifestanti, pagando tutto questo con l'isolamento, il diniego di cure mediche e la separazione forzata dalla sua famiglia e dai suoi figli. In un'intervista al Il Manifesto ha sottolineato: «L’uccisione dei manifestanti e dei dissidenti politici per le strade è altrettanto terribile e sconvolgente dell’omicidio di civili innocenti sotto bombe e missili. Il regime della Repubblica islamica è aggressivo, ostile ai diritti fondamentali del popolo iraniano e non rispetta nemmeno le sue leggi. Morire per mano di forze occupanti è guerra, mentre morire per mano di un regime oppressivo e autoritario che governa da 45 anni cos’è? Come donna che vede e subisce l’apartheid sessuale nel proprio paese penso che finché questo apartheid esisterà la pace duratura sarà impossibile. Allo stesso modo, in assenza dei diritti fondamentali delle donne in Medio Oriente, e in presenza di dominio, discriminazione e repressione, la democrazia, la libertà e l’uguaglianza nel mondo sono prive di significato. Sono come ferite infette e nauseanti sulla coscienza dell’umanità». https://www.vanityfair.it/article/la-storia-della-premio-nobel-narges-mohammadi-condannata-ad-altri-sette-anni-di-carcere-in-iran?utm_source=firefox-newtab-it-it
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    La storia della premio Nobel Narges Mohammadi, simbolo della resistenza al regime, condannata ad altri sette anni di carcere in Iran
    L'attivista per i diritti delle donne e ingegnera è stata condannata da un tribunale iraniano ad altri anni di carcere e un divieto di espatrio di due anni
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  • BENVENUTI in BANANA REPUBLIC!
    Italia sempre più giù nell'Indice corruzione: 52° posto su 182 paesi nel 2025
    Transparency International: l'Italia perde un punto nell'indice di percezione della corruzione. Resta 19esima in UE con punteggio sotto la media...

    Nessun miglioramento nella lotta alla corruzione in Italia, anzi nell’ultimo anno siamo peggiorati ancora. Secondo l’ultimo report della ong Transparency International che misura l’indice di percezione della corruzione nel settore pubblico, il nostro Paese cala ancora nel punteggio e passa da 54 a 53. Seppur confermata la 52esima posizione nella classifica globale che conta 182 Paesi e la 19esima nell’Unione Europea dove il punteggio medio è di 62 su 100, l’Italia dimostra di non essere riuscita a recuperare la tendenza negativa del 2024: l’anno scorso, infatti, avevamo subito la prima inversione dal 2012, perdendo ben 10 posizioni, dopo una crescita durata tredici anni con +14 punti. Per avere un’idea, in Italia la percezione della corruzione è peggiore di Stati come Cipro, Rwanda e Botswana; migliore solo di Paesi come Malta, Croazia e Montenegro. Ma la battuta d’arresto, segnalata nell’ultimo report, riguarda anche le democrazie ritenute “forti” come Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia e Svezia che hanno mostrato “un preoccupante calo di prestazione“.
    Le grandi lacune italiane: abuso d’ufficio, lobby e conflitto d’interessi

    Secondo il rapporto di Transparency International il sistema di prevenzione della corruzione italiano “risente delle ripercussioni dell’indebolimento delle misure anticorruzione, tra cui la depenalizzazione dell’abuso di ufficio”, uno degli interventi strutturali sulla giustizia voluti dal governo Meloni e ottenuto grazie alla legge Nordio. Proprio il governo italiano nel 2025, insieme alla Germania, scrive la ong, “ha contrastato l’inserimento dell’abuso d’ufficio tra i reati perseguiti in tutta l’Unione europea attraverso la Direttiva anticorruzione”. E non è l’unica carenza segnalata nel sistema nazionale di prevenzione: persiste, si legge, “la mancanza di una legge organica sul lobbying”. La proposta di legge sul tema, approvata dalla Camera e in attesa del passaggio al Senato, viene ritenuta “incompleta”. Manca inoltre “una regolamentazione complessiva sul conflitto di interessi, nonché la sospensione del Registro dei titolari effettivi, che impattano sul quadro dell’integrità pubblica e delle misure antiriciclaggio”.
    La classifica globale e il calo delle democrazie “più forti”

    A livello globale poi, al primo posto della classifica, con un punteggio di 89 – in una scala che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello) – si classifica anche quest’anno la Danimarca, mentre all’ultima posizione si riconferma il Sud Sudan. In base a quanto emerge dal report, la corruzione sta peggiorando a livello mondiale con un aumento dei fenomeni corruttivi anche nelle democrazie consolidate.

    I dati globali dell’indice di corruzione 2025 mostrano che le democrazie, “solitamente più forti nella lotta alla corruzione rispetto alle autocrazie o alle democrazie imperfette, stanno registrando un preoccupante calo delle prestazioni“. Una tendenza che riguarda paesi come gli Stati Uniti (64), il Canada (75) e la Nuova Zelanda (81), nonché varie parti d’Europa, come il Regno Unito (70), la Francia (66) e la Svezia (80). E non a caso, il numero di Paesi con un punteggio superiore a 80 si è ridotto da 12 di dieci anni fa a soli cinque quest’anno: “La grande maggioranza degli Stati”, si legge, “stanno fallendo nel tenere la corruzione sotto controllo”. Da segnalare il Brasile che nel 2025 ha mantenuto il suo secondo peggior punteggio con 35 punti: tra i casi più eclatanti citati, lo scandalo sulle frodi ai danni di pensionati della previdenza sociale (Inss) e il fallimento della banca Master.
    Gli attacchi alla libertà d’espressione

    Il report di Transparency International, osserva poi “le restrizioni da parte di molti Stati alla libertà di espressione, di associazione e di riunione”: “Dal 2012, 36 dei 50 paesi con un calo significativo dei punteggi nell’indice di percezione della corruzione hanno anche registrato una riduzione dello spazio civico“. Ad esempio, si cita “l’interferenza politicizzata nelle attività delle ong in paesi come Georgia (50), Indonesia (34), Perù (30) e Tunisia (39)” dove i governi “hanno adottato leggi per limitare l’accesso ai finanziamenti o persino lo scioglimento di organizzazioni che li monitorano e li criticano”. A queste si aggiungono “campagne diffamatorie e intimidazioni” che rendono difficile per giornalisti, ong e whistleblower denunciare liberamente la corruzione. E qui è più probabile che i funzionari persistano nelle attività criminali.
    Anac: “Passo indietro dell’Italia”. Melillo: “Per la mafie meglio della violenza”

    “E’ un lento veloce declino, ma la situazione non è felice”, ha commentato il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, Giuseppe Busia dopo la presentazione italiana del report. Il presidente dell’Anac è tornato sull’abrogazione dell’abuso d’ufficio che “è tutt’altro che banale” e ha lasciato “un vuoto”, ha detto. Dobbiamo continuare “ed è quello lo sforzo che stiamo facendo – ha poi aggiunto – a coniugare anticorruzione ed efficienza”. Presente anche il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Giovanni Melillo, secondo il quale per le mafie “la corruzione è uno strumento molto più efficace della violenza”: “La diffusione della corruzione”, ha detto, “non soltanto quella pubblica, ma anche quella privata, è percepita dal cittadino come un fattore di acutizzazione delle disuguaglianze, come fattore di riduzione delle opportunità, come fattore di cristallizzazione delle differenze sociali e soprattutto è percepita anche come una fattore di espansione dei poteri criminali e tra questi anche della criminalità organizzata”, ha aggiunto. Per Melillo, inoltre, “la contrazione del diritto internazionale, in particolare quello internazionale penale, è destinata a produrre effetti negativi sull’efficacia dell’azione di contrasto alle organizzazioni mafiose”. Il governo si è limitato a inviare un messaggio del ministro del Made in Italia Adolfo d’Urso: “Siamo consapevoli permangano alcuni ambiti sui quali è necessario proseguire”, è il testo che è stato letto all’inizio della presentazione. Ma nessun dettaglio su cosa intendono fare nel concreto.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/10/indice-corruzione-italia-peggiora-transparency-international-notizie/8286543/
    BENVENUTI in BANANA REPUBLIC! Italia sempre più giù nell'Indice corruzione: 52° posto su 182 paesi nel 2025 Transparency International: l'Italia perde un punto nell'indice di percezione della corruzione. Resta 19esima in UE con punteggio sotto la media... Nessun miglioramento nella lotta alla corruzione in Italia, anzi nell’ultimo anno siamo peggiorati ancora. Secondo l’ultimo report della ong Transparency International che misura l’indice di percezione della corruzione nel settore pubblico, il nostro Paese cala ancora nel punteggio e passa da 54 a 53. Seppur confermata la 52esima posizione nella classifica globale che conta 182 Paesi e la 19esima nell’Unione Europea dove il punteggio medio è di 62 su 100, l’Italia dimostra di non essere riuscita a recuperare la tendenza negativa del 2024: l’anno scorso, infatti, avevamo subito la prima inversione dal 2012, perdendo ben 10 posizioni, dopo una crescita durata tredici anni con +14 punti. Per avere un’idea, in Italia la percezione della corruzione è peggiore di Stati come Cipro, Rwanda e Botswana; migliore solo di Paesi come Malta, Croazia e Montenegro. Ma la battuta d’arresto, segnalata nell’ultimo report, riguarda anche le democrazie ritenute “forti” come Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia e Svezia che hanno mostrato “un preoccupante calo di prestazione“. Le grandi lacune italiane: abuso d’ufficio, lobby e conflitto d’interessi Secondo il rapporto di Transparency International il sistema di prevenzione della corruzione italiano “risente delle ripercussioni dell’indebolimento delle misure anticorruzione, tra cui la depenalizzazione dell’abuso di ufficio”, uno degli interventi strutturali sulla giustizia voluti dal governo Meloni e ottenuto grazie alla legge Nordio. Proprio il governo italiano nel 2025, insieme alla Germania, scrive la ong, “ha contrastato l’inserimento dell’abuso d’ufficio tra i reati perseguiti in tutta l’Unione europea attraverso la Direttiva anticorruzione”. E non è l’unica carenza segnalata nel sistema nazionale di prevenzione: persiste, si legge, “la mancanza di una legge organica sul lobbying”. La proposta di legge sul tema, approvata dalla Camera e in attesa del passaggio al Senato, viene ritenuta “incompleta”. Manca inoltre “una regolamentazione complessiva sul conflitto di interessi, nonché la sospensione del Registro dei titolari effettivi, che impattano sul quadro dell’integrità pubblica e delle misure antiriciclaggio”. La classifica globale e il calo delle democrazie “più forti” A livello globale poi, al primo posto della classifica, con un punteggio di 89 – in una scala che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello) – si classifica anche quest’anno la Danimarca, mentre all’ultima posizione si riconferma il Sud Sudan. In base a quanto emerge dal report, la corruzione sta peggiorando a livello mondiale con un aumento dei fenomeni corruttivi anche nelle democrazie consolidate. I dati globali dell’indice di corruzione 2025 mostrano che le democrazie, “solitamente più forti nella lotta alla corruzione rispetto alle autocrazie o alle democrazie imperfette, stanno registrando un preoccupante calo delle prestazioni“. Una tendenza che riguarda paesi come gli Stati Uniti (64), il Canada (75) e la Nuova Zelanda (81), nonché varie parti d’Europa, come il Regno Unito (70), la Francia (66) e la Svezia (80). E non a caso, il numero di Paesi con un punteggio superiore a 80 si è ridotto da 12 di dieci anni fa a soli cinque quest’anno: “La grande maggioranza degli Stati”, si legge, “stanno fallendo nel tenere la corruzione sotto controllo”. Da segnalare il Brasile che nel 2025 ha mantenuto il suo secondo peggior punteggio con 35 punti: tra i casi più eclatanti citati, lo scandalo sulle frodi ai danni di pensionati della previdenza sociale (Inss) e il fallimento della banca Master. Gli attacchi alla libertà d’espressione Il report di Transparency International, osserva poi “le restrizioni da parte di molti Stati alla libertà di espressione, di associazione e di riunione”: “Dal 2012, 36 dei 50 paesi con un calo significativo dei punteggi nell’indice di percezione della corruzione hanno anche registrato una riduzione dello spazio civico“. Ad esempio, si cita “l’interferenza politicizzata nelle attività delle ong in paesi come Georgia (50), Indonesia (34), Perù (30) e Tunisia (39)” dove i governi “hanno adottato leggi per limitare l’accesso ai finanziamenti o persino lo scioglimento di organizzazioni che li monitorano e li criticano”. A queste si aggiungono “campagne diffamatorie e intimidazioni” che rendono difficile per giornalisti, ong e whistleblower denunciare liberamente la corruzione. E qui è più probabile che i funzionari persistano nelle attività criminali. Anac: “Passo indietro dell’Italia”. Melillo: “Per la mafie meglio della violenza” “E’ un lento veloce declino, ma la situazione non è felice”, ha commentato il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, Giuseppe Busia dopo la presentazione italiana del report. Il presidente dell’Anac è tornato sull’abrogazione dell’abuso d’ufficio che “è tutt’altro che banale” e ha lasciato “un vuoto”, ha detto. Dobbiamo continuare “ed è quello lo sforzo che stiamo facendo – ha poi aggiunto – a coniugare anticorruzione ed efficienza”. Presente anche il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Giovanni Melillo, secondo il quale per le mafie “la corruzione è uno strumento molto più efficace della violenza”: “La diffusione della corruzione”, ha detto, “non soltanto quella pubblica, ma anche quella privata, è percepita dal cittadino come un fattore di acutizzazione delle disuguaglianze, come fattore di riduzione delle opportunità, come fattore di cristallizzazione delle differenze sociali e soprattutto è percepita anche come una fattore di espansione dei poteri criminali e tra questi anche della criminalità organizzata”, ha aggiunto. Per Melillo, inoltre, “la contrazione del diritto internazionale, in particolare quello internazionale penale, è destinata a produrre effetti negativi sull’efficacia dell’azione di contrasto alle organizzazioni mafiose”. Il governo si è limitato a inviare un messaggio del ministro del Made in Italia Adolfo d’Urso: “Siamo consapevoli permangano alcuni ambiti sui quali è necessario proseguire”, è il testo che è stato letto all’inizio della presentazione. Ma nessun dettaglio su cosa intendono fare nel concreto. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/10/indice-corruzione-italia-peggiora-transparency-international-notizie/8286543/
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  • L'OLIMPIADI FALSATA!
    Per questi motivi e altri... Io le olimpiadi non le guardo, niente TV, niente Internet.
    Sarebbe ora di boicottare seriamente.
    L’IPOCRISIA DELLA CERIMONIA DI APERTURA DELLE OLIMPIADI
    Una grande festa.
    Sono tutti contenti.
    Queste sono le espressioni che vengono utilizzate alla tv: «Spirito olimpico - valori olimpici - simbolo di inclusività e armonia fra i popoli», ma soprattutto: «pace». Numerose volte, le parole pace e inclusività sgorgano dalle bocche di giornalisti, politici e commentatori, i quali girano dentro il circo olimpico come la merda dentro lo scarico del cesso quando si tira l’acqua.
    Nessuno lo vuole ricordare, ma sia le squadre che gli atleti individuali di Russia e Bielorussia sono stati esclusi. In questa edizione non possono nemmeno partecipare come ROC ("Russian Olympic Committee") com’era avvenuto a Tokyo. Quest’anno solo 9 atleti saranno presenti, grazie all’intervento in extremis del “Tribunale Arbitrale dello Sport”, perché se fosse stato per il FIS, l’organo mondiale che si occupa degli sport invernali, non avrebbe partecipato nemmeno loro. Il FIS aveva arbitrariamente deciso che la Russia è cattiva e che i suoi atleti devono pagare per questo!
    Sapete già come la penso a riguardo, perché in passato scrissi un lungo articolo su questo argomento (“Cosa è davvero accaduto tra Russia e Ucraina”), quindi sapete che Putin aveva tutto il diritto di intervenire militarmente con lo scopo di fermare i soprusi e le uccisioni che da molti anni venivano perpetrati dall’esercito ucraino ai danni della popolazione filorussa.
    Ma anche ammettendo che Putin non avesse alcuna giustificazione, anche ipotizzando che sia impazzito e abbia deciso di invadere senza alcun motivo un Paese confinante... cosa c’entrano gli atleti russi con tutto questo? Perché punire gli atleti? Perché punire gli artisti russi, ai quali viene impedito di esibirsi? Sperano forse che questi atleti e questi artisti vadano a protestare sotto il Cremlino per chiedere a Putin di interrompere la guerra... e sperano che lui li ascolti?
    Le Olimpiadi una volta rappresentavano per davvero la pace e l’inclusività, infatti anticamente si interrompevano le guerre e si deponevano le armi per permetterne il regolare svolgimento. Adesso, accade il contrario: sono le guerre ("calde" o "fredde" che siano) a influenzare il corretto svolgimento delle Olimpiadi. Durante la “guerra fredda”, alle Olimpiadi di Mosca non parteciparono gli Stati Uniti e quelle di Los Angeles non partecipò l’Unione Sovietica. Il boicottaggio fu un brutto episodio in entrambe lo occasioni, ma oggi avviene qualcosa di più grave: non è un Paese a boicottare l’evento, bensì è il mondo a impedire a un Paese di partecipare!
    Un atleta vive per le Olimpiadi. Privarlo di questa occasione a causa di una colpa che non ha commesso è cattiveria. La FOLLIA MODERNA – cioè, quando nemmeno ci si informa sui fatti, ma si cavalca l’onda emotiva creata dai media – sta sfociando nella stupidità e nella cattiveria. L’IPOCRISIA – cioè, lasciare a casa degli atleti innocenti e al contempo parlare di pace e inclusività – aggrava il peso karmico di questi atti.
    L’Europa è destinata a pagare con gli interessi queste sue scelte.
    Lo dico parafrasando la frase pronunciata da Michael Madsen in “Kill Bill vol. 2” (2004): «Quel popolo merita la sua vendetta... e noi meritiamo di morire».

    Il vostro Scarasaggio olimpico
    Salvatore Brizzi
    L'OLIMPIADI FALSATA! ‼️ Per questi motivi e altri... Io le olimpiadi non le guardo, niente TV, niente Internet. Sarebbe ora di boicottare seriamente.‼️ L’IPOCRISIA DELLA CERIMONIA DI APERTURA DELLE OLIMPIADI Una grande festa. Sono tutti contenti. Queste sono le espressioni che vengono utilizzate alla tv: «Spirito olimpico - valori olimpici - simbolo di inclusività e armonia fra i popoli», ma soprattutto: «pace». Numerose volte, le parole pace e inclusività sgorgano dalle bocche di giornalisti, politici e commentatori, i quali girano dentro il circo olimpico come la merda dentro lo scarico del cesso quando si tira l’acqua. Nessuno lo vuole ricordare, ma sia le squadre che gli atleti individuali di Russia e Bielorussia sono stati esclusi. In questa edizione non possono nemmeno partecipare come ROC ("Russian Olympic Committee") com’era avvenuto a Tokyo. Quest’anno solo 9 atleti saranno presenti, grazie all’intervento in extremis del “Tribunale Arbitrale dello Sport”, perché se fosse stato per il FIS, l’organo mondiale che si occupa degli sport invernali, non avrebbe partecipato nemmeno loro. Il FIS aveva arbitrariamente deciso che la Russia è cattiva e che i suoi atleti devono pagare per questo! Sapete già come la penso a riguardo, perché in passato scrissi un lungo articolo su questo argomento (“Cosa è davvero accaduto tra Russia e Ucraina”), quindi sapete che Putin aveva tutto il diritto di intervenire militarmente con lo scopo di fermare i soprusi e le uccisioni che da molti anni venivano perpetrati dall’esercito ucraino ai danni della popolazione filorussa. Ma anche ammettendo che Putin non avesse alcuna giustificazione, anche ipotizzando che sia impazzito e abbia deciso di invadere senza alcun motivo un Paese confinante... cosa c’entrano gli atleti russi con tutto questo? Perché punire gli atleti? Perché punire gli artisti russi, ai quali viene impedito di esibirsi? Sperano forse che questi atleti e questi artisti vadano a protestare sotto il Cremlino per chiedere a Putin di interrompere la guerra... e sperano che lui li ascolti? Le Olimpiadi una volta rappresentavano per davvero la pace e l’inclusività, infatti anticamente si interrompevano le guerre e si deponevano le armi per permetterne il regolare svolgimento. Adesso, accade il contrario: sono le guerre ("calde" o "fredde" che siano) a influenzare il corretto svolgimento delle Olimpiadi. Durante la “guerra fredda”, alle Olimpiadi di Mosca non parteciparono gli Stati Uniti e quelle di Los Angeles non partecipò l’Unione Sovietica. Il boicottaggio fu un brutto episodio in entrambe lo occasioni, ma oggi avviene qualcosa di più grave: non è un Paese a boicottare l’evento, bensì è il mondo a impedire a un Paese di partecipare! Un atleta vive per le Olimpiadi. Privarlo di questa occasione a causa di una colpa che non ha commesso è cattiveria. La FOLLIA MODERNA – cioè, quando nemmeno ci si informa sui fatti, ma si cavalca l’onda emotiva creata dai media – sta sfociando nella stupidità e nella cattiveria. L’IPOCRISIA – cioè, lasciare a casa degli atleti innocenti e al contempo parlare di pace e inclusività – aggrava il peso karmico di questi atti. L’Europa è destinata a pagare con gli interessi queste sue scelte. Lo dico parafrasando la frase pronunciata da Michael Madsen in “Kill Bill vol. 2” (2004): «Quel popolo merita la sua vendetta... e noi meritiamo di morire». Il vostro Scarasaggio olimpico Salvatore Brizzi
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  • PUTIN revoca l'indipendenza della Germania!

    IL PANICO È INIZIATO IN EUROPA!! LA RUSSIA REVOCA L'INDIPENDENZA DELLA GERMANIA - DENUNCIA COMPLETA DEL TRATTATO.

    Questo evento è già chiamato storico. Il mondo si è congelato, la Germania è sotto shock, l'Europa non riesce a credere ai suoi occhi - la Russia ha annunciato la piena denuncia del trattato del dopoguerra che ha consolidato lo status della Germania moderna.
    In sostanza, Mosca ha affermato: Il documento su cui Berlino si considerava uno stato sovrano, non è più valido! In altre parole, la Russia revoca il suo accordo sull'indipendenza tedesca. Queste parole sono state sentite in onda dalle TV federali e hanno subito lampeggiato il mondo intero. Questo è uno shock per l'Europa. Per gli USA - un pugno nello stomaco, e per la Germania stessa - un momento di verità. Per la prima volta dopo molti decenni, Berlino non ha sentito da Mosca alcun indizio, nessuna formulazione diplomatica, ma un segnale diretto legalmente verificato - Il gioco è finito! Per capire la portata di ciò che sta accadendo, bisogna ricordare cosa c'era al centro della sovranità tedesca. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, la Germania fu occupata dai paesi vincitori - URSS, USA, Gran Bretagna e Francia. Solo decenni dopo il crollo dell'Unione Sovietica, la Russia ha ufficialmente rinunciato ai diritti e alle responsabilità sanciti negli accordi del dopoguerra. Fu allora, nei primi anni '90, la Germania ricevette il riconoscimento formale della sovranità completa e qui ora, la Russia afferma: Questo atto è stato un errore! L'affermazione del Cremlino sembrava calma, ma ogni parola era giusta. Mosca ha sottolineato che la Germania aveva violato tutti i principi su cui si basava dopo gli accordi militari: smilitarizzazione, neutralità e rispetto della memoria storica. Putin l'ha detto francamente: se un paese liberato dall'Unione Sovietica si riarma contro la Russia, allora la base per la sua indipendenza deve essere riveduta.

    Queste parole hanno provocato una vera isteria a Berlino. Il Cancelliere ha convocato urgentemente una conferenza stampa dove ha cercato di rassicurare l'opinione pubblica affermando che la Germania non dipende da nessuno, ma la reazione è stata nervosa perché tutti capiscono - legalmente la Russia ha infatti il diritto di sollevare la questione, quindi negli archivi di Mosca gli originali della firma i documenti vengono conservati dagli alleati dopo la capitolazione del Terzo Reich, il che significa che la Russia ha una chiave legale per la questione dello status della Germania moderna.
    Il panico è iniziato in Europa. I giornali scrivono per rivedere la storia, gli analisti discutono sul da farsi. Alcuni chiamano ricatto la dichiarazione di Mosca, altri - un promemoria legale, ma tutti ammettono: la Russia ha fatto una mossa per cui nessuno era pronto. Per Berlino, questo non è uno scandalo diplomatico. Questo è un duro colpo per l'intera costruzione della pace del dopoguerra. Per decenni, la Germania ha costruito la sua politica sulla fiducia che la questione del suo status fosse chiusa definitivamente, ma ora è chiaro che non lo è. Questo suona particolarmente doloroso in sottofondo che la Germania partecipa attivamente alla fornitura di armi all'Ucraina. Mosca l'ha vista come una violazione diretta di tutti gli accordi - la Germania non ha mai più obbligata a partecipare ad azioni aggressive contro la Russia, e oggi i suoi carri armati sono di nuovo diretti ad est. Per la Russia, questo vassoio non è solo un simbolo. Questo è un deja vu storico. E ora parla Mosca: se la Germania ha scelto di nuovo la via della guerra, ricordiamoci su quali basi ha ottenuto la sua indipendenza. Washington è nel panico. La Casa Bianca ha tenuto urgentemente una riunione a porte chiuse. Secondo i dati di una questione vicina al Dipartimento di Stato, gli Stati Uniti temono che la Russia possa avviare una discussione internazionale per rivedere lo status della Germania. Sarà un disastro per la NATO, poiché l'intera struttura dell'alleanza è costruita sulle infrastrutture tedesche. Se si mette in discussione la base giuridica e la sua partecipazione ai trattati internazionali, l'intero blocco crollerà.

    Contemporaneamente in Russia, gli analisti parlano apertamente: il passo di Mosca non è emotivo, ma strategico. È diventata una risposta all'aggressione della Germania, al suo coinvolgimento nel conflitto ucraino, alle sue infinite accuse e alla retorica russofoba. Mosca in qualche modo disse: Hai dimenticato chi ti ha dato il diritto di essere ciò che sei diventato? Ed è davvero così. Ovvero, l'Unione Sovietica, pagando milioni di vite, ha salvato la Germania dall'estinzione totale. Senza la volontà di Mosca, la Germania semplicemente non esisterebbe nella sua forma attuale. Putin, in un incontro con i veterani, ha detto una frase che è diventata la citazione del giorno: Abbiamo dato loro la possibilità di vivere in pace, ma hanno scelto di nuovo la strada per obbedire alla volontà di qualcun altro. Ora ricordiamoci in quali condizioni è stata raggiunta questa pace. Queste parole sono state ascoltate a Berlino, Washington e Bruxelles. I politici tedeschi sono nel panico. Alcuni parlamentari del Bundestag vogliono già una risposta ferma dalla Russia. Ma quale può essere la risposta se Mosca non minaccia ma ricorda semplicemente i fatti. Sono iniziate le controversie in Germania anche tra gli avvocati. Un professore di diritto internazionale ha detto: Se la Russia si rifiuta di riconoscere gli atti degli anni '90, creerà un grave vuoto giuridico. In altre parole, non solo l'adesione della Germania alla NATO, ma anche i suoi accordi UE possono essere messi in discussione!

    C'è stato silenzio in Europa. Anche i francesi, solitamente tuonano in queste situazioni, ora parlano bene. Capiscono che la Russia ha sollevato una questione che nessuno vuole aprire. In Occidente si chiama "colpo di memoria", ma in Russia si pensa diversamente - Se qualcuno prova a riscrivere la storia, deve tornare al punto di partenza. Curiosamente, questo passo coincise con l'anniversario della fine della seconda guerra mondiale. Il simbolismo è evidente. Mosca dimostra che la memoria non è solo importante, ma ha potere legale. E ora la Germania, che da decenni costruisce l'immagine di uno stato pacifico, si trova improvvisamente nella posizione di un paese a status indefinito.

    Gli esperti statunitensi in panico scrivono: la Russia ha restituito il suo diritto di determinare la realtà postbellica. Trump, commentando la dichiarazione di Putin, ha detto: Questa è una mossa geniale. Biden ha portato la situazione al punto che ora la Germania è nuovamente in discussione. - Questa frase si è diffusa su tutti i canali televisivi.
    La Russia ha restituito il suo diritto di avere l'ultima parola. Putin ha fatto di nuovo quello che fa sempre - fino a quando l'avversario non si è indebolito dai propri errori e ha colpito un colpo accurato non sulle truppe, ma sulla base della loro fede. Ora la Germania è un paese con un passato, ma senza un futuro certo, e la Russia è un paese che non solo protegge il suo presente, ma sa anche gestire il tempo. Tutto il mondo guarda Mosca e anche chi non è d'accordo tace perché sa - Discutere con la storia è inutile. Quindi, forse, la decisione odierna del Cremlino non è la fine, ma l'inizio. L'inizio di una nuova era in cui la parola indipendenza non significherà ancora una volta un giornale, ma un'azione. Putin ha detto al mondo: avete dimenticato chi ha messo fine a questa guerra? Possiamo avere un promemoria! E ora tutto l'Occidente ha capito - questa non è una minaccia, è un avvertimento. La storia è tornata a casa.
    PUTIN revoca l'indipendenza della Germania! IL PANICO È INIZIATO IN EUROPA!! LA RUSSIA REVOCA L'INDIPENDENZA DELLA GERMANIA - DENUNCIA COMPLETA DEL TRATTATO. Questo evento è già chiamato storico. Il mondo si è congelato, la Germania è sotto shock, l'Europa non riesce a credere ai suoi occhi - la Russia ha annunciato la piena denuncia del trattato del dopoguerra che ha consolidato lo status della Germania moderna. In sostanza, Mosca ha affermato: Il documento su cui Berlino si considerava uno stato sovrano, non è più valido! In altre parole, la Russia revoca il suo accordo sull'indipendenza tedesca. Queste parole sono state sentite in onda dalle TV federali e hanno subito lampeggiato il mondo intero. Questo è uno shock per l'Europa. Per gli USA - un pugno nello stomaco, e per la Germania stessa - un momento di verità. Per la prima volta dopo molti decenni, Berlino non ha sentito da Mosca alcun indizio, nessuna formulazione diplomatica, ma un segnale diretto legalmente verificato - Il gioco è finito! Per capire la portata di ciò che sta accadendo, bisogna ricordare cosa c'era al centro della sovranità tedesca. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, la Germania fu occupata dai paesi vincitori - URSS, USA, Gran Bretagna e Francia. Solo decenni dopo il crollo dell'Unione Sovietica, la Russia ha ufficialmente rinunciato ai diritti e alle responsabilità sanciti negli accordi del dopoguerra. Fu allora, nei primi anni '90, la Germania ricevette il riconoscimento formale della sovranità completa e qui ora, la Russia afferma: Questo atto è stato un errore! L'affermazione del Cremlino sembrava calma, ma ogni parola era giusta. Mosca ha sottolineato che la Germania aveva violato tutti i principi su cui si basava dopo gli accordi militari: smilitarizzazione, neutralità e rispetto della memoria storica. Putin l'ha detto francamente: se un paese liberato dall'Unione Sovietica si riarma contro la Russia, allora la base per la sua indipendenza deve essere riveduta. Queste parole hanno provocato una vera isteria a Berlino. Il Cancelliere ha convocato urgentemente una conferenza stampa dove ha cercato di rassicurare l'opinione pubblica affermando che la Germania non dipende da nessuno, ma la reazione è stata nervosa perché tutti capiscono - legalmente la Russia ha infatti il diritto di sollevare la questione, quindi negli archivi di Mosca gli originali della firma i documenti vengono conservati dagli alleati dopo la capitolazione del Terzo Reich, il che significa che la Russia ha una chiave legale per la questione dello status della Germania moderna. Il panico è iniziato in Europa. I giornali scrivono per rivedere la storia, gli analisti discutono sul da farsi. Alcuni chiamano ricatto la dichiarazione di Mosca, altri - un promemoria legale, ma tutti ammettono: la Russia ha fatto una mossa per cui nessuno era pronto. Per Berlino, questo non è uno scandalo diplomatico. Questo è un duro colpo per l'intera costruzione della pace del dopoguerra. Per decenni, la Germania ha costruito la sua politica sulla fiducia che la questione del suo status fosse chiusa definitivamente, ma ora è chiaro che non lo è. Questo suona particolarmente doloroso in sottofondo che la Germania partecipa attivamente alla fornitura di armi all'Ucraina. Mosca l'ha vista come una violazione diretta di tutti gli accordi - la Germania non ha mai più obbligata a partecipare ad azioni aggressive contro la Russia, e oggi i suoi carri armati sono di nuovo diretti ad est. Per la Russia, questo vassoio non è solo un simbolo. Questo è un deja vu storico. E ora parla Mosca: se la Germania ha scelto di nuovo la via della guerra, ricordiamoci su quali basi ha ottenuto la sua indipendenza. Washington è nel panico. La Casa Bianca ha tenuto urgentemente una riunione a porte chiuse. Secondo i dati di una questione vicina al Dipartimento di Stato, gli Stati Uniti temono che la Russia possa avviare una discussione internazionale per rivedere lo status della Germania. Sarà un disastro per la NATO, poiché l'intera struttura dell'alleanza è costruita sulle infrastrutture tedesche. Se si mette in discussione la base giuridica e la sua partecipazione ai trattati internazionali, l'intero blocco crollerà. Contemporaneamente in Russia, gli analisti parlano apertamente: il passo di Mosca non è emotivo, ma strategico. È diventata una risposta all'aggressione della Germania, al suo coinvolgimento nel conflitto ucraino, alle sue infinite accuse e alla retorica russofoba. Mosca in qualche modo disse: Hai dimenticato chi ti ha dato il diritto di essere ciò che sei diventato? Ed è davvero così. Ovvero, l'Unione Sovietica, pagando milioni di vite, ha salvato la Germania dall'estinzione totale. Senza la volontà di Mosca, la Germania semplicemente non esisterebbe nella sua forma attuale. Putin, in un incontro con i veterani, ha detto una frase che è diventata la citazione del giorno: Abbiamo dato loro la possibilità di vivere in pace, ma hanno scelto di nuovo la strada per obbedire alla volontà di qualcun altro. Ora ricordiamoci in quali condizioni è stata raggiunta questa pace. Queste parole sono state ascoltate a Berlino, Washington e Bruxelles. I politici tedeschi sono nel panico. Alcuni parlamentari del Bundestag vogliono già una risposta ferma dalla Russia. Ma quale può essere la risposta se Mosca non minaccia ma ricorda semplicemente i fatti. Sono iniziate le controversie in Germania anche tra gli avvocati. Un professore di diritto internazionale ha detto: Se la Russia si rifiuta di riconoscere gli atti degli anni '90, creerà un grave vuoto giuridico. In altre parole, non solo l'adesione della Germania alla NATO, ma anche i suoi accordi UE possono essere messi in discussione! C'è stato silenzio in Europa. Anche i francesi, solitamente tuonano in queste situazioni, ora parlano bene. Capiscono che la Russia ha sollevato una questione che nessuno vuole aprire. In Occidente si chiama "colpo di memoria", ma in Russia si pensa diversamente - Se qualcuno prova a riscrivere la storia, deve tornare al punto di partenza. Curiosamente, questo passo coincise con l'anniversario della fine della seconda guerra mondiale. Il simbolismo è evidente. Mosca dimostra che la memoria non è solo importante, ma ha potere legale. E ora la Germania, che da decenni costruisce l'immagine di uno stato pacifico, si trova improvvisamente nella posizione di un paese a status indefinito. Gli esperti statunitensi in panico scrivono: la Russia ha restituito il suo diritto di determinare la realtà postbellica. Trump, commentando la dichiarazione di Putin, ha detto: Questa è una mossa geniale. Biden ha portato la situazione al punto che ora la Germania è nuovamente in discussione. - Questa frase si è diffusa su tutti i canali televisivi. La Russia ha restituito il suo diritto di avere l'ultima parola. Putin ha fatto di nuovo quello che fa sempre - fino a quando l'avversario non si è indebolito dai propri errori e ha colpito un colpo accurato non sulle truppe, ma sulla base della loro fede. Ora la Germania è un paese con un passato, ma senza un futuro certo, e la Russia è un paese che non solo protegge il suo presente, ma sa anche gestire il tempo. Tutto il mondo guarda Mosca e anche chi non è d'accordo tace perché sa - Discutere con la storia è inutile. Quindi, forse, la decisione odierna del Cremlino non è la fine, ma l'inizio. L'inizio di una nuova era in cui la parola indipendenza non significherà ancora una volta un giornale, ma un'azione. Putin ha detto al mondo: avete dimenticato chi ha messo fine a questa guerra? Possiamo avere un promemoria! E ora tutto l'Occidente ha capito - questa non è una minaccia, è un avvertimento. La storia è tornata a casa.
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  • #falsissimo #FabrizioCorona
    #Signorini #SIGNORINIGATE
    #Mediaset #piersilvio #GrandeFratello

    Benvenuti in Italia, il Paese in cui un giornalista iscritto all’albo che si spara da solo, con una pistola detenuta illegalmente, per ottenere la scorta, viene “premiato”.

    Sospeso per un anno, ha continuato a scrivere sul suo giornale online senza firmare gli articoli; il sito, pieno di contenuti diffamatori verso colleghi e politici, non è mai stato oscurato e nessun articolo è stato rimosso. Dopo aver patteggiato 3 anni e 10 mesi di reclusione per simulazione di reato, calunnia, detenzione abusiva di arma e falso, è di nuovo al centro di una vicenda giudiziaria per tentata estorsione a un sindaco. Nonostante tutto, lavora ancora come giornalista e cura la comunicazione istituzionale al Senato.

    Intanto, un provvedimento giudiziario storico arriva per Fabrizio Corona: il Tribunale civile di Milano ha ordinato la rimozione immediata di tutti i video e contenuti riguardanti Alfonso Signorini pubblicati dal format "Falsissimo" e ha vietato la pubblicazione di nuovi contenuti diffamatori o lesivi della sua reputazione. Corona dovrà depositare tutto il materiale presso il tribunale e rischia 2.000 euro al giorno di penale per ogni violazione.

    Il giudice ha motivato la decisione rilevando che i contenuti avevano carattere diffamatorio e lesivo della dignità personale di Signorini — attualmente indagato per tentata estorsione e violenza sessuale — sfruttando l’interesse morboso del pubblico senza prove sufficienti.

    Per la prima volta in Italia, un giudice censura preventivamente dei contenuti per impedirne la divulgazione.

    Che Fabrizio Corona piaccia o meno, quello che sta accadendo evidenzia un problema importante che rischia di creare un precedente destinato a incidere pesantemente sulle sorti di chi fa informazione.

    - Luciana Esposito
    #falsissimo #FabrizioCorona #Signorini #SIGNORINIGATE #Mediaset #piersilvio #GrandeFratello Benvenuti in Italia, il Paese in cui un giornalista iscritto all’albo che si spara da solo, con una pistola detenuta illegalmente, per ottenere la scorta, viene “premiato”. Sospeso per un anno, ha continuato a scrivere sul suo giornale online senza firmare gli articoli; il sito, pieno di contenuti diffamatori verso colleghi e politici, non è mai stato oscurato e nessun articolo è stato rimosso. Dopo aver patteggiato 3 anni e 10 mesi di reclusione per simulazione di reato, calunnia, detenzione abusiva di arma e falso, è di nuovo al centro di una vicenda giudiziaria per tentata estorsione a un sindaco. Nonostante tutto, lavora ancora come giornalista e cura la comunicazione istituzionale al Senato. Intanto, un provvedimento giudiziario storico arriva per Fabrizio Corona: il Tribunale civile di Milano ha ordinato la rimozione immediata di tutti i video e contenuti riguardanti Alfonso Signorini pubblicati dal format "Falsissimo" e ha vietato la pubblicazione di nuovi contenuti diffamatori o lesivi della sua reputazione. Corona dovrà depositare tutto il materiale presso il tribunale e rischia 2.000 euro al giorno di penale per ogni violazione. Il giudice ha motivato la decisione rilevando che i contenuti avevano carattere diffamatorio e lesivo della dignità personale di Signorini — attualmente indagato per tentata estorsione e violenza sessuale — sfruttando l’interesse morboso del pubblico senza prove sufficienti. Per la prima volta in Italia, un giudice censura preventivamente dei contenuti per impedirne la divulgazione. Che Fabrizio Corona piaccia o meno, quello che sta accadendo evidenzia un problema importante che rischia di creare un precedente destinato a incidere pesantemente sulle sorti di chi fa informazione. - Luciana Esposito
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  • DEMOCRAZIA DROGATA

    Ci sono centinaia di temi e sottotemi politici per cui scannarsi come tifoserie allo stadio. Questioni interne, questioni internazionali, bandiere da sventolare per dividere puntualmente opinioni, sensibilità e schieramenti.

    Ma qui il punto non è dividersi ancora. Qui il punto è che la politica, se vuole dirsi tale, dovrebbe muoversi dentro parametri minimi di equità, correttezza e rispetto delle regole. Quando questi parametri saltano, allora sì: abbiamo un problema serio. Un problema di democrazia.

    Per questo non mi interessa concentrarmi sulla figura di chi governa, né sul solito teatrino pro o contro qualcuno. Il nodo è il "merito". E nel merito, oggi, il quadro è evidente: la democrazia è sotto stress, e non da ieri. Se continuiamo su questa traiettoria, nessuna tornata elettorale – a qualsiasi livello – potrà dirsi davvero corretta. E a quel punto l’astensionismo non è disimpegno: diventa l’unica forma di coerenza verso se stessi, la propria intelligenza e il proprio senso civico.

    Come se non bastasse, questa settimana è arrivata un’altra mazzata. Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso del Comitato dei 15, che chiedeva lo slittamento delle urne contestando i tempi imposti da Palazzo Chigi. L’obiezione era tecnica: il referendum sarebbe stato indetto senza attendere i tre mesi canonici per la raccolta firme dei cittadini, avviata il 22 dicembre.
    La risposta dei giudici, però, è stata insieme procedurale e politica: una volta che la richiesta referendaria è stata attivata da un quinto dei parlamentari (18 novembre), la macchina diventa un treno in corsa irreversibile. “Non conta chi chiede il referendum, ma che il referendum sia stato comunque chiesto”. Punto. Data blindata.

    Poi, due giorni dopo, la beffa finale. Nel silenzio generale. Un silenzio che inquieta più di mille dichiarazioni. Ci siamo forse assuefatti alle scorrettezze? Forse sì. Ma è proprio questo il problema.
    Dopo una sperimentazione alle Europee 2024 (limitata agli studenti) e l’estensione ai lavoratori nei referendum del giugno 2025, oggi il voto ai fuorisede sparisce. Cancellato. Il governo Meloni e la sua maggioranza hanno deciso che, per il referendum sulla riforma della giustizia, studenti e lavoratori temporaneamente lontani dalla residenza non voteranno nel comune di domicilio. Il decreto sulle consultazioni elettorali non lo prevede, e la Commissione Affari Costituzionali della Camera ha bocciato tutti gli emendamenti delle opposizioni.
    La motivazione? Ancora più esile, oltre che inquietante: secondo la sottosegretaria Wanda Ferro, ci sarebbero stati “problemi tecnici dovuti ai tempi”. Tempi che, guarda caso, diventano sempre un ostacolo solo quando il diritto di voto rischia di allargarsi.

    Come vogliamo chiamarla questa pratica
    Democrazia di comodo
    Cambio di regole in corsa per chi governa
    Se i pronostici non ci danno vincenti, portiamo via la palla e non si gioca piùNo, peggio: si cambiano le regole mentre la partita è in corso, come ultima mossa di disperazione.

    E lo ribadisco con forza: non sto facendo l’ennesimo discorso da curva ideologica. Questo è un ragionamento a favore di qualunque consultazione democratica degna di questo nome. Qui siamo davanti a una contaminazione progressiva del sistema, che non fa altro che allontanare le persone da una disciplina tanto nobile quanto necessaria come la politica.
    Va bene mobilitarsi oggi contro l’arrivo dell’ICE a Milano per i giochi invernali.

    Ma di questa democrazia che ci stanno sfilando sotto il naso, perché non ci indigniamo davvero
    Vogliamo accontentarci di una democrazia a metà?
    Di una democrazia drogata da interessi, calcoli e convenienze?

    Forse è tempo di avviare una disintossicazione democratica.
    Almeno dal basso.
    Almeno a livello locale.

    #DemocraziaDrogata #Referendum #DirittiCivili #Voto #Fuorisede #Costituzione #Partecipazione #Politica #StatoDiDiritto #democraziadiretta
    🗳️ DEMOCRAZIA DROGATA💉 Ci sono centinaia di temi e sottotemi politici per cui scannarsi come tifoserie allo stadio. Questioni interne, questioni internazionali, bandiere da sventolare per dividere puntualmente opinioni, sensibilità e schieramenti. Ma qui il punto non è dividersi ancora. Qui il punto è che la politica, se vuole dirsi tale, dovrebbe muoversi dentro parametri minimi di equità, correttezza e rispetto delle regole. Quando questi parametri saltano, allora sì: abbiamo un problema serio. Un problema di democrazia. Per questo non mi interessa concentrarmi sulla figura di chi governa, né sul solito teatrino pro o contro qualcuno. Il nodo è il "merito". E nel merito, oggi, il quadro è evidente: la democrazia è sotto stress, e non da ieri. Se continuiamo su questa traiettoria, nessuna tornata elettorale – a qualsiasi livello – potrà dirsi davvero corretta. E a quel punto l’astensionismo non è disimpegno: diventa l’unica forma di coerenza verso se stessi, la propria intelligenza e il proprio senso civico. Come se non bastasse, questa settimana è arrivata un’altra mazzata. Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso del Comitato dei 15, che chiedeva lo slittamento delle urne contestando i tempi imposti da Palazzo Chigi. L’obiezione era tecnica: il referendum sarebbe stato indetto senza attendere i tre mesi canonici per la raccolta firme dei cittadini, avviata il 22 dicembre. La risposta dei giudici, però, è stata insieme procedurale e politica: una volta che la richiesta referendaria è stata attivata da un quinto dei parlamentari (18 novembre), la macchina diventa un treno in corsa irreversibile. “Non conta chi chiede il referendum, ma che il referendum sia stato comunque chiesto”. Punto. Data blindata. 👉Poi, due giorni dopo, la beffa finale. Nel silenzio generale. Un silenzio che inquieta più di mille dichiarazioni. Ci siamo forse assuefatti alle scorrettezze? Forse sì. Ma è proprio questo il problema. Dopo una sperimentazione alle Europee 2024 (limitata agli studenti) e l’estensione ai lavoratori nei referendum del giugno 2025, oggi il voto ai fuorisede sparisce. Cancellato. Il governo Meloni e la sua maggioranza hanno deciso che, per il referendum sulla riforma della giustizia, studenti e lavoratori temporaneamente lontani dalla residenza non voteranno nel comune di domicilio. Il decreto sulle consultazioni elettorali non lo prevede, e la Commissione Affari Costituzionali della Camera ha bocciato tutti gli emendamenti delle opposizioni. La motivazione? Ancora più esile, oltre che inquietante: secondo la sottosegretaria Wanda Ferro, ci sarebbero stati “problemi tecnici dovuti ai tempi”. Tempi che, guarda caso, diventano sempre un ostacolo solo quando il diritto di voto rischia di allargarsi. Come vogliamo chiamarla questa pratica❓ Democrazia di comodo❓ Cambio di regole in corsa per chi governa❓ Se i pronostici non ci danno vincenti, portiamo via la palla e non si gioca più❓No, peggio: si cambiano le regole mentre la partita è in corso, come ultima mossa di disperazione. E lo ribadisco con forza: non sto facendo l’ennesimo discorso da curva ideologica. Questo è un ragionamento a favore di qualunque consultazione democratica degna di questo nome. Qui siamo davanti a una contaminazione progressiva del sistema, che non fa altro che allontanare le persone da una disciplina tanto nobile quanto necessaria come la politica. Va bene mobilitarsi oggi contro l’arrivo dell’ICE a Milano per i giochi invernali. Ma di questa democrazia che ci stanno sfilando sotto il naso, perché non ci indigniamo davvero⁉️ Vogliamo accontentarci di una democrazia a metà? Di una democrazia drogata da interessi, calcoli e convenienze? Forse è tempo di avviare una disintossicazione democratica. Almeno dal basso. Almeno a livello locale. #DemocraziaDrogata #Referendum #DirittiCivili #Voto #Fuorisede #Costituzione #Partecipazione #Politica #StatoDiDiritto #democraziadiretta
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  • Incredibile, sono diventato famoso, questa lettera è rivolta a me, non si sa da chi, almeno si firmasse ma credo di saperlo, come se fosse mia responsabilità che i resistenti, quelli no vax duri e puri che per anni hanno rifiutato di mettersi d'accordo, Paragone, Toscano, Cunial, Donato, più Teodori e tanti altri che non meritano di essere ricordati, se nel 22 avessero messo assieme le rispettive liste avrebbero preso un bel 8% di consensi e un gruppo di parlamentari che avrebbe potuto condizionare tutto il governo Lega 5s.
    Ma non è andata cosi.
    Ognuno per se e tutti nella cacca.
    Chissà cosa sarebbe successo. Forse si sarebbero anche loro venduti o forse no.
    Resta il problema di queste persone che non vogliono accordarsi con nessuno, che hanno ragione solo loro, e intanto nessuno si accorda con nessun altro, una aggregazione nazionale si è formata e si è gia frantumata in un mese, e nel tentativo di mettere assieme una lista civica per Milano, i gruppetti politici si sono già divisi dai cittadini.
    Ognuno vorrebbe il proprio candidato senza rendersi conto dell'impegno che richiede fare una lista.
    In questo caos abbiamo valutato una persona che è già partita col suo programma, gli abbiamo posto dei nostri paletti sulla mobilità libera, sulle case per tutti, legalità, sicurezza, rispetto della vivibilità dei residenti, basta follie green ma ecologia vera a misura d'uomo e ha modificato le parti del suo programma che erano per noi problematiche.
    Poi abbiamo scoperto che si è vaccinato e credeva, o crede ancora non lo so, che i vaccini covid siano serviti a qualche cosa.
    Ma concorda sulla libertà di scelta terapeutica ed era contro il green pass.
    Quindi cosa chiedete voi che poi non andrete a votare.
    Dobbiamo ammazzare tutti quelli che si sono vaccinati o hanno creduto alle palle dei medici di regime?
    Parlando i dubbi nascono a loro, non certo a me o a voi, e quindi di cosa avete paura?
    Cari attivisti che non vi firmate, è ora di parlare con tutti, noi sappiamo la verità e loro stanno perdendo.
    Appoggiare una lista mista farà solo crescere i loro dubbi.
    E poi alternative non ce ne sono.
    Se tutti i duri e puri troveranno un candidato plausibile, saremo ben felici di sostenerlo.
    Walter Monici
    Agendamilano
    Incredibile, sono diventato famoso, questa lettera è rivolta a me, non si sa da chi, almeno si firmasse ma credo di saperlo, come se fosse mia responsabilità che i resistenti, quelli no vax duri e puri che per anni hanno rifiutato di mettersi d'accordo, Paragone, Toscano, Cunial, Donato, più Teodori e tanti altri che non meritano di essere ricordati, se nel 22 avessero messo assieme le rispettive liste avrebbero preso un bel 8% di consensi e un gruppo di parlamentari che avrebbe potuto condizionare tutto il governo Lega 5s. Ma non è andata cosi. Ognuno per se e tutti nella cacca. Chissà cosa sarebbe successo. Forse si sarebbero anche loro venduti o forse no. Resta il problema di queste persone che non vogliono accordarsi con nessuno, che hanno ragione solo loro, e intanto nessuno si accorda con nessun altro, una aggregazione nazionale si è formata e si è gia frantumata in un mese, e nel tentativo di mettere assieme una lista civica per Milano, i gruppetti politici si sono già divisi dai cittadini. Ognuno vorrebbe il proprio candidato senza rendersi conto dell'impegno che richiede fare una lista. In questo caos abbiamo valutato una persona che è già partita col suo programma, gli abbiamo posto dei nostri paletti sulla mobilità libera, sulle case per tutti, legalità, sicurezza, rispetto della vivibilità dei residenti, basta follie green ma ecologia vera a misura d'uomo e ha modificato le parti del suo programma che erano per noi problematiche. Poi abbiamo scoperto che si è vaccinato e credeva, o crede ancora non lo so, che i vaccini covid siano serviti a qualche cosa. Ma concorda sulla libertà di scelta terapeutica ed era contro il green pass. Quindi cosa chiedete voi che poi non andrete a votare. Dobbiamo ammazzare tutti quelli che si sono vaccinati o hanno creduto alle palle dei medici di regime? Parlando i dubbi nascono a loro, non certo a me o a voi, e quindi di cosa avete paura? Cari attivisti che non vi firmate, è ora di parlare con tutti, noi sappiamo la verità e loro stanno perdendo. Appoggiare una lista mista farà solo crescere i loro dubbi. E poi alternative non ce ne sono. Se tutti i duri e puri troveranno un candidato plausibile, saremo ben felici di sostenerlo. Walter Monici Agendamilano
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  • ROBERT ROSENTHAL - LE PIÙ GRANDI BUGIE SIONISTE DI TUTTI I TEMPI

    Di Robert Rosenthal - 29 novembre 2025

    Il Sionismo si è sempre basato su miti, distorsioni e falsità per mantenere il sostegno del pubblico occidentale. Le falsità Sioniste hanno tenuto generazioni di Sionisti ebrei e sostenitori non ebrei di quel Progetto Razzista completamente disinformati.

    Dopo due anni di Genocidio trasmesso in diretta video su internet, abbiamo visto cosa succede quando ebrei con menti e cuori aperti, che il Sionismo non ha ancora indurito, affrontano finalmente la realtà di quel movimento disonesto, Razzista, violento e moralmente fallito: tendono ad andarsene. E una volta andati via, raramente tornano.

    Sono stato introdotto al Sionismo in giovane età, quando generalmente credevo a ciò che mi dicevano le figure autoritarie. Come ebreo del Baby Boom (1946-1964), non ho avuto facile accesso a informazioni veritiere sulla Palestina e Israele. Non abbiamo mai sentito voci palestinesi e non ricordo di aver mai parlato con un ebreo antisionista. L'insegnamento che ho ricevuto era completamente fazioso, unilaterale e, a posteriori, profondamente offensivo.

    A causa della persuasività della Propaganda Sionista, ho trascorso più di metà della mia vita a difendere Israele. Quando finalmente ho scoperto la vera storia, sono rimasto sconvolto e furioso.

    Dopo anni passati a cercare scuse per quelli che ora so essere i Crimini Contro l'Umanità di Israele, voglio contribuire a mettere le cose in chiaro. Quelle che seguono sono quelle che considero le più grandi bugie Sioniste mai raccontate, in ordine inverso, con la n. 1 come menzogna più distruttiva, la falsità che ha causato più danni.

    17 – "Ebrei e arabi sono in guerra tra loro da migliaia di anni".

    Questo è un bell'esempio di pigrizia intellettuale. Tratta un moderno (e anacronistico) Progetto Colonialista-Insediativo come se fosse una faida senza tempo nel deserto che giustifica magicamente qualsiasi azione di Israele oggi, perché "Ehi, si sono sempre odiati". In realtà, ebrei, musulmani e cristiani hanno vissuto insieme, principalmente in pace, in quella Regione per secoli. La situazione attuale affonda le sue radici in un movimento etnico-nazionalista-politico, non in un antico rancore codificato nel DNA. Il mito dell'"odio antico" è comodo perché dice ai Sionisti che lo status quo è eterno e che nulla potrà mai cambiare veramente nell'oppressione israeliana dei palestinesi, quindi perché preoccuparsi di condannarlo o addirittura metterlo in discussione?

    16 – "Gli ebrei hanno fatto fiorire il deserto".

    È una bella favola che cancella generazioni di contadini palestinesi che già coltivavano olive, agrumi, cereali e altro, molto prima che Theodor Herzl prendesse in mano una penna. Prende manodopera, terra e acqua palestinesi, li scredita come lande desolate e poi esige applausi quando il Colonizzatore installa gli irrigatori. Questo non è "far fiorire il deserto"; è rubare il giardino di qualcuno e definirsi un genio. Nascosto in tutto questo c'è il classico stereotipo Razzista Sionista secondo cui l'arabo "barbaro" era troppo arretrato per coltivare adeguatamente la terra e aveva bisogno del nuovo arrivato, presumibilmente "civilizzato", per redimerla, un copione coloniale vecchio come il mondo.

    15 – "I palestinesi sono un popolo inventato".

    Guardate ogni mappa del Medio Oriente stampata prima del 1947 e vedrete questa parola: "PALESTINA". Ogni nazione è "inventata" nel senso che le identità si sviluppano nel tempo. Ma in qualche modo, solo ai palestinesi viene detto che non esistono. Questa menzogna permette ai Sionisti di trattare un intero popolo come un errore burocratico invece che come una nazione con una ricca storia, una splendida cultura, una lingua e diritti legali. Se riesci a convincere il mondo che i palestinesi sono inventati, diventa molto più facile far sparire le loro città, i loro villaggi, le loro case e i loro corpi. Da bambino, sentivo raramente la parola "palestinesi". Li chiamavano "arabi", il che era proprio il punto: togli loro il nome, elimina la loro identità, e diventa più facile cancellare i loro diritti.

    14 – "Gli israeliani sono i veri abitanti nativi di quella terra".

    Il Sionismo prende un legame teologico e diasporico con un luogo e cerca di trasformarlo in un assegno in bianco per il Dominio permanente sulle persone che vi abitano. Essere indigeni non significa "i miei antenati avevano vissuto su questo posto 2000 anni fa". Significa presenza continua, tutela e appartenenza, non paracadutarsi con un passaporto europeo e un fucile. E certamente non significa fare l'Aliyah (immigrare) dopo aver vissuto a Brooklyn per tutta la vita e non avere alcun legame tracciabile con quella terra. Sì, gli ebrei avevano un'antica presenza in Palestina, insieme a musulmani e cristiani. L'unica risposta etica in Palestina-Israele è che tutti vivano da pari, non che un gruppo rivendichi un titolo esclusivo ed eterno di proprietà terriera.

    13 – "Israele era una terra senza popolo per un popolo senza terra".

    Ogni album di foto di famiglia palestinese, ogni cimitero e ogni chiave appesa a una collana rappresentano una confutazione diretta di questa menzogna. Lo slogan è stato propaganda fin dal primo giorno, concepito per Cancellare milioni di palestinesi in una sola frase. Non c'è bisogno di inventare una terra vuota, a meno che non si intenda svuotarla a propria volta. Almeno 750.000 palestinesi subirono una Pulizia Etnica durante la Nakba originale; intere città furono letteralmente Cancellate dalla mappa e più di 400 villaggi furono distrutti. Considero la negazione della Nakba disgustosa quanto la negazione dell'Olocausto, ed entrambe mirano a cancellare il trauma di un popolo per poter continuare a maltrattarlo senza sensi di colpa.

    12 – "Nel 1948, i palestinesi abbandonarono volontariamente le loro case".

    Certo, e le persone se ne vanno "volontariamente" quando le milizie sparano sopra le loro teste, nei villaggi vicini si verificano Massacri e viene detto loro che se oltrepassano una certa linea saranno uccise. Definire questo "volontario" è come chiamare una rapina "donazione caritatevole". La Nakba non è stata un revisione della Terra Santa; Si trattava di un'espulsione di massa sostenuta dalla violenza organizzata. Crescendo, mi è stato detto che ai demoniaci palestinesi era stato ordinato di andarsene temporaneamente mentre gli eserciti arabi spingevano tutti gli ebrei in mare, e che le trasmissioni radiofoniche esortavano gli arabi che odiavano gli ebrei ad andarsene per un breve periodo mentre i loro leader facevano il loro lavoro. Ho controllato e ricontrollato, ma non ho mai trovato prove credibili a sostegno di questa affermazione. È una storia inventata usata dai Razzisti per spacciare le vittime della Pulizia Etnica per odiosi custodi di case. Negare ai rifugiati palestinesi il Diritto al Ritorno è crudele, immorale e non ebreo.

    11 – "Rifiutando il Piano di Partizione delle Nazioni Unite, i palestinesi hanno segnato il loro destino".

    Questa è la storia originale del "hanno avuto la loro occasione", raccontata come se i palestinesi avessero sprecato incautamente un buon affare e ne avessero pagato il prezzo da allora. Il Piano di Partizione delle Nazioni Unite del 1947 fu redatto da un comitato di 11 Paesi senza rappresentanza araba e proponeva di trasformare circa il 55% della Palestina storica in uno "Stato Ebraico", in un'epoca in cui gli ebrei rappresentavano circa un terzo della popolazione e possedevano meno del 7% del territorio. Ai palestinesi, le cui famiglie avevano vissuto e lavorato su quella terra per secoli, fu detto che uno "Stato Ebraico" sostenuto dall'estero per coloni europei e altri ebrei della Diaspora sarebbe stato costruito su quella che era stata in gran parte terra araba e che una raccomandazione non vincolante avrebbe dovuto prevalere sul loro diritto all'autodeterminazione. Non erano ingenui; i palestinesi erano consapevoli, dalla storia recente in luoghi come l'Algeria, il Sudafrica e in tutte le Americhe, di ciò che il Colonialismo d'Insediamento provoca ai popoli nativi: espropriazione, gerarchia razziale e Cancellazione culturale. Se la situazione fosse stata invertita e ai Sionisti fosse stato detto di accettare un accordo simile sulla maggior parte delle loro terre, non ho dubbi che lo avrebbero rifiutato anche loro. Definire il rifiuto dei palestinesi di questo orribile accordo come "un sigillo al loro destino" è solo un altro modo per dire che i popoli colonizzati devono accettare la propria espropriazione o rinunciare per sempre ai propri diritti.

    10 – "Ai palestinesi è stato ripetutamente offerto uno Stato proprio, ma l'hanno sempre rifiutato".

    Questo è il discorso di vendita infernale: spartirsi la loro terra, privare lo "Stato" di confini, esercito, acqua e vera sovranità, e poi fingere di essere scioccati perché non hanno firmato sulla linea tratteggiata. Quella che è stata spacciata per una "generosa offerta" era un ghetto. Dire "hanno rifiutato la pace" significa semplicemente che si sono rifiutati di legalizzare la propria gabbia. Ai palestinesi non è mai stata offerta una sovranità piena e autentica sul proprio territorio, e ai rifugiati palestinesi non è mai stato offerto il Diritto essenziale al Ritorno garantito dal Diritto Internazionale. Rifiutare un falso "Stato" che ratifica la propria espropriazione non significa rifiutare la pace; significa rifiutarsi di approvare automaticamente la propria sottomissione permanente.

    9 – "Israele ha smesso di occupare Gaza nel 2005".

    A quanto pare, i Sionisti pensano che si possa controllare lo spazio aereo, il mare, i confini e le infrastrutture di base e continuare a giurare di non essere un Occupante. Gaza è un caso di studio di "Occupazione a Controllo remoto": nessun colono all'interno della recinzione, ma controllo totale su chi e cosa entra o esce, intervallato da regolari Campagne di Bombardamenti. Se questa non è Occupazione, la parola non ha alcun significato. Secondo il Diritto Internazionale, un territorio rimane occupato quando una potenza straniera mantiene il controllo effettivo sulla sua terra, mare e aria, e ogni organismo legale serio che ha esaminato Gaza ha continuato a classificarla come Territorio Occupato. Il fatto che i Sionisti non vogliano sentirselo dire non cambia magicamente la realtà per le persone intrappolate lì.

    8 – "Il problema è iniziato il 7 ottobre".

    Questa è la menzogna che cerca di premere il pulsante "Azzera" sulla storia. Finge che tutto ciò che è accaduto prima del 7 ottobre 2023, la Nakba, l'Occupazione, l'Apartheid, l'Assedio, decenni di Massacri ed espulsioni, fosse solo rumore di fondo, e che "il conflitto" sia iniziato magicamente in quel giorno terribile. Cancellate quasi ottant'anni di violenza e spoliazioni israeliane e potrete ribattezzare il Genocidio come "autodifesa". Il 6 ottobre, Gaza era già ampiamente conosciuta come "la più grande prigione a cielo aperto del mondo", l'ONU l'aveva classificata come "invivibile" e il pluripremiato giornalista israeliano Gideon Levy la definiva un "Campo di Concentramento". Un diciottenne di Gaza non sarebbe in grado di ricordare un momento in cui non fosse stato confinato con la forza all'interno di quella recinzione in condizioni subumane per il "crimine" di esistere come palestinese. Fingere che quell'inferno fosse una pacifica normalità il giorno prima è un'operazione di manipolazione di portata Genocida.

    7 – "Israele è l'unica democrazia in Medio Oriente".

    Democrazia per chi? Un Regime che privilegia apertamente un gruppo etnico-religioso nella legge, controlla milioni di sudditi privati ​​dei diritti civili sotto il Regime Militare e approva una legge sullo Stato-Nazione che dichiara l'autodeterminazione "esclusiva" degli ebrei non è un esempio lampante di nient'altro che Apartheid. I Sionisti amano affermare che i cittadini arabi/palestinesi di Israele godano di pari diritti, ma organizzazioni come Adalah hanno documentato più di 60 leggi israeliane che li discriminano direttamente o indirettamente in termini di territorio, cittadinanza, partecipazione politica, risorse e diritti civili fondamentali. Definire questa una "democrazia" è più un insulto all'intero concetto di democrazia che un complimento a Israele. Trovo offensivo appiccicare la parola "democrazia" a uno Stato di Apartheid che nega ad almeno metà delle persone sotto il suo controllo il diritto di votare per i funzionari che decidono se vivono, muoiono o possono vedere un medico.

    6 – "Il Sionismo riguarda semplicemente l'autodeterminazione ebraica".

    A prima vista, sembra ragionevole. Come tutti gli altri, gli ebrei meritano sicurezza, libertà e dignità. Ma in pratica, il Sionismo non è mai stato semplicemente una questione di sicurezza, libertà e dignità ebraica; è stato un progetto politico per garantire uno Stato a maggioranza ebraica in una terra che era già a stragrande maggioranza palestinese. "Autodeterminazione ebraica", nell'accezione Sionista, è un eufemismo per uno Stato che rivendica il diritto di opprimere i palestinesi per garantire il Dominio ebraico permanente. Il discorso non riguarda mai l'autodeterminazione per tutti tra il fiume e il mare; riguarda il presunto "diritto" all'autodeterminazione di un gruppo usato come carta vincente (senza alcun gioco di parole) per negare lo stesso diritto alle persone che già vi vivono e per presentare qualsiasi richiesta di uguaglianza palestinese come un attacco all'esistenza ebraica stessa. Quando i Sionisti avvertono che la parità di diritti per i palestinesi "distruggerà" Israele, stanno confessando che la loro versione di Israele come Stato etnico con diritti esclusivi per gli "eletti" esiste solo se i palestinesi vengono mantenuti ineguali.

    5 – "L'antisionismo è antisemitismo e criticare Israele è una forma di odio verso gli ebrei".

    Questo è il bavaglio mascherato da protezione. Insiste sul fatto che un'ideologia politica del 19°-20° secolo e l'attuale Stato di Apartheid siano in qualche modo fusi con il nucleo dell'identità ebraica, quindi qualsiasi critica seria al Sionismo o a Israele si trasforma automaticamente in odio verso gli ebrei. In pratica, è stato utilizzato per mettere a tacere i palestinesi, punire i dissidenti ebrei e mettere a tacere movimenti non violenti come il BDS. Peggio ancora, insistendo sul fatto che Israele parli e uccida "per gli ebrei", in realtà aumenta il rischio per gli ebrei comuni in tutto il mondo, per poi additare la reazione negativa che ha contribuito a creare come prova del fatto che gli ebrei "hanno bisogno" del Sionismo. L'idea che gli ebrei "buoni" sostengano l'oppressione è di per sé antisemita, e con un numero crescente di ebrei che si identificano apertamente come antisionisti, l'affermazione che l'antisionismo o la critica tagliente di Israele equivalgano all'odio per gli ebrei appare ogni giorno più assurda, e disperata.

    4 – "I palestinesi sono creature naturalmente violente che praticano il terrorismo o lo sostengono".

    Questo è il rovescio della medaglia della Supremazia: se gli ebrei vengono dipinti come vittime eternamente razionali e civili, i palestinesi devono essere inquadrati come creature barbare e irrazionali che o imbracciano la pistola o tifano per chi lo fa. Non importa che i palestinesi abbiano un'immensa e documentata storia di resistenza non violenta, boicottaggi, scioperi, marce, comitati popolari, di fronte a una forza schiacciante. Se si etichetta un intero popolo come terrorista congenito, allora ogni posto di blocco, ogni attentato, ogni bambino ucciso nel proprio letto diventa "sicurezza preventiva". Crescendo, sono stato portato a credere che gli "arabi" odiassero gli ebrei per il fatto di essere ebrei e che, se ne avessero avuto la possibilità, ci avrebbero uccisi tutti. È lo stesso copione utilizzato da ogni progetto di Colonialismo di Insediamento, dal chiamare "selvaggi" i popoli indigeni al descrivere gli africani schiavizzati come intrinsecamente pericolosi. A differenza delle Forze di Occupazione Israeliane e dei coloni israeliani illegali che si dedicano costantemente alla violenza, incluso il terrorismo, la stragrande maggioranza dei palestinesi ha risposto in modo non violento a oltre 77 anni di violenza dello Stato israeliano.

    3 – "I palestinesi meritano tutte le punizioni che hanno ricevuto dallo 'Stato Ebraico'".

    Questa è la forma più pura di vittimizzazione del Sionismo: decenni di umiliazioni, espropriazioni, assedi, bombardamenti, prigionia e fame vengono riformulati come una sorta di problema cosmico di servizio al cliente che i palestinesi si sono procurati da soli per non essere stati sufficientemente silenziosi, grati o morti. Ogni atrocità diventa una "conseguenza" della loro presunta barbarie piuttosto che una scelta fatta da uno Stato estremamente potente che ha deciso di governare un altro popolo con la forza. È la logica dell'abusatore: qualunque cosa ti faccia è colpa tua per avermi costretto a farlo. E, come ogni accusa alla vittima, esiste per lenire la coscienza dell'oppressore e per dire al resto del mondo che la giustizia sarebbe pericolosa, mentre la crudeltà continua è semplicemente "l'ordine naturale delle cose".

    2 – "Le IDF sono l'esercito più morale del mondo".

    Niente grida più "Morale" come bombardare ospedali, scuole e moschee; far morire di fame una popolazione prigioniera; e distruggere interi quartieri, il tutto ripreso in video e trasmesso in diretta in tutto il pianeta. Questo slogan esiste per una sola ragione: per prevenire qualsiasi atrocità. Se si accetta la premessa che le Forze di Occupazione Israeliane siano unicamente morali, allora, qualsiasi cosa facciano, comprese le Uccisioni di Massa, deve in qualche modo essere accettabile. Questa non è etica; Si tratta di un movimento che assomiglia a una setta. Dal 7 ottobre 2023, nella guerra israeliana contro i bambini, le donne e gli uomini di Gaza sono stati uccisi più giornalisti che in qualsiasi altro conflitto o Paese al mondo in un periodo di tempo comparabile, rendendolo il conflitto più mortale per i giornalisti mai registrato. Un "esercito moralmente superiore" non continua a uccidere le persone il cui compito è mostrare al mondo cosa sta facendo.

    1 – "Israele non ha commesso un Genocidio".

    Quando si uccide, si mutila, si affama e si sradica sistematicamente una popolazione intrappolata mentre i capi politici e militari parlano apertamente di volerla Sterminare, non si tratta di un tragico incidente di guerra; è un Progetto di Distruzione. Negare il Genocidio nel mezzo di un Massacro trasmesso in diretta video non è una posizione neutrale; è Complicità. Una delle digressioni Sioniste più popolari è: "Hamas si nasconde nelle aree civili", come se questo rendesse in qualche modo ogni casa, ospedale, scuola, moschea e condominio di Gaza un bersaglio legittimo. Gaza è uno dei luoghi più densamente popolati del mondo, non esiste una "zona non civile", e il Diritto Internazionale non dice: "Se ci sono combattenti nelle vicinanze, siete liberi di radere al suolo interi quartieri e far morire di fame tutti i superstiti". Anche nella guerriglia urbana, un esercito deve distinguere tra combattenti e civili, usare la forza in modo proporzionato ed evitare Punizioni Collettive. E se posizionare infrastrutture militari vicino ai civili rendesse automaticamente questi ultimi sacrificabili, gli israeliani potrebbero voler spiegare perché il quartier generale delle IDF, il complesso di Kirya, il "Pentagono" israeliano, si trova nel cuore di Tel Aviv, circondato da uffici, centri commerciali, grattacieli residenziali e una densa vita civile. Bombardare campi profughi, prendere di mira giornalisti e medici e tagliare cibo, acqua e medicine a due milioni di persone non è autodifesa; è la deliberata distruzione della capacità di vivere di un popolo. Importanti organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, una Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite e B'Tselem, l'organizzazione israeliana per i diritti umani, hanno concluso che Israele sta commettendo un Genocidio o atti che rientrano nella definizione legale di Genocidio a Gaza, e la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto per il Primo Ministro israeliano per aver usato la fame come arma contro i civili. Negare che tutto ciò stia accadendo significa negare la realtà che i palestinesi sopportano ogni singolo giorno.

    Traduzione: La Zona Grigia

    Fonte: https://theprogressivejew.substack.com/p/biggest-zionist-lies-of-all-time?
    ROBERT ROSENTHAL - LE PIÙ GRANDI BUGIE SIONISTE DI TUTTI I TEMPI Di Robert Rosenthal - 29 novembre 2025 Il Sionismo si è sempre basato su miti, distorsioni e falsità per mantenere il sostegno del pubblico occidentale. Le falsità Sioniste hanno tenuto generazioni di Sionisti ebrei e sostenitori non ebrei di quel Progetto Razzista completamente disinformati. Dopo due anni di Genocidio trasmesso in diretta video su internet, abbiamo visto cosa succede quando ebrei con menti e cuori aperti, che il Sionismo non ha ancora indurito, affrontano finalmente la realtà di quel movimento disonesto, Razzista, violento e moralmente fallito: tendono ad andarsene. E una volta andati via, raramente tornano. Sono stato introdotto al Sionismo in giovane età, quando generalmente credevo a ciò che mi dicevano le figure autoritarie. Come ebreo del Baby Boom (1946-1964), non ho avuto facile accesso a informazioni veritiere sulla Palestina e Israele. Non abbiamo mai sentito voci palestinesi e non ricordo di aver mai parlato con un ebreo antisionista. L'insegnamento che ho ricevuto era completamente fazioso, unilaterale e, a posteriori, profondamente offensivo. A causa della persuasività della Propaganda Sionista, ho trascorso più di metà della mia vita a difendere Israele. Quando finalmente ho scoperto la vera storia, sono rimasto sconvolto e furioso. Dopo anni passati a cercare scuse per quelli che ora so essere i Crimini Contro l'Umanità di Israele, voglio contribuire a mettere le cose in chiaro. Quelle che seguono sono quelle che considero le più grandi bugie Sioniste mai raccontate, in ordine inverso, con la n. 1 come menzogna più distruttiva, la falsità che ha causato più danni. 17 – "Ebrei e arabi sono in guerra tra loro da migliaia di anni". Questo è un bell'esempio di pigrizia intellettuale. Tratta un moderno (e anacronistico) Progetto Colonialista-Insediativo come se fosse una faida senza tempo nel deserto che giustifica magicamente qualsiasi azione di Israele oggi, perché "Ehi, si sono sempre odiati". In realtà, ebrei, musulmani e cristiani hanno vissuto insieme, principalmente in pace, in quella Regione per secoli. La situazione attuale affonda le sue radici in un movimento etnico-nazionalista-politico, non in un antico rancore codificato nel DNA. Il mito dell'"odio antico" è comodo perché dice ai Sionisti che lo status quo è eterno e che nulla potrà mai cambiare veramente nell'oppressione israeliana dei palestinesi, quindi perché preoccuparsi di condannarlo o addirittura metterlo in discussione? 16 – "Gli ebrei hanno fatto fiorire il deserto". È una bella favola che cancella generazioni di contadini palestinesi che già coltivavano olive, agrumi, cereali e altro, molto prima che Theodor Herzl prendesse in mano una penna. Prende manodopera, terra e acqua palestinesi, li scredita come lande desolate e poi esige applausi quando il Colonizzatore installa gli irrigatori. Questo non è "far fiorire il deserto"; è rubare il giardino di qualcuno e definirsi un genio. Nascosto in tutto questo c'è il classico stereotipo Razzista Sionista secondo cui l'arabo "barbaro" era troppo arretrato per coltivare adeguatamente la terra e aveva bisogno del nuovo arrivato, presumibilmente "civilizzato", per redimerla, un copione coloniale vecchio come il mondo. 15 – "I palestinesi sono un popolo inventato". Guardate ogni mappa del Medio Oriente stampata prima del 1947 e vedrete questa parola: "PALESTINA". Ogni nazione è "inventata" nel senso che le identità si sviluppano nel tempo. Ma in qualche modo, solo ai palestinesi viene detto che non esistono. Questa menzogna permette ai Sionisti di trattare un intero popolo come un errore burocratico invece che come una nazione con una ricca storia, una splendida cultura, una lingua e diritti legali. Se riesci a convincere il mondo che i palestinesi sono inventati, diventa molto più facile far sparire le loro città, i loro villaggi, le loro case e i loro corpi. Da bambino, sentivo raramente la parola "palestinesi". Li chiamavano "arabi", il che era proprio il punto: togli loro il nome, elimina la loro identità, e diventa più facile cancellare i loro diritti. 14 – "Gli israeliani sono i veri abitanti nativi di quella terra". Il Sionismo prende un legame teologico e diasporico con un luogo e cerca di trasformarlo in un assegno in bianco per il Dominio permanente sulle persone che vi abitano. Essere indigeni non significa "i miei antenati avevano vissuto su questo posto 2000 anni fa". Significa presenza continua, tutela e appartenenza, non paracadutarsi con un passaporto europeo e un fucile. E certamente non significa fare l'Aliyah (immigrare) dopo aver vissuto a Brooklyn per tutta la vita e non avere alcun legame tracciabile con quella terra. Sì, gli ebrei avevano un'antica presenza in Palestina, insieme a musulmani e cristiani. L'unica risposta etica in Palestina-Israele è che tutti vivano da pari, non che un gruppo rivendichi un titolo esclusivo ed eterno di proprietà terriera. 13 – "Israele era una terra senza popolo per un popolo senza terra". Ogni album di foto di famiglia palestinese, ogni cimitero e ogni chiave appesa a una collana rappresentano una confutazione diretta di questa menzogna. Lo slogan è stato propaganda fin dal primo giorno, concepito per Cancellare milioni di palestinesi in una sola frase. Non c'è bisogno di inventare una terra vuota, a meno che non si intenda svuotarla a propria volta. Almeno 750.000 palestinesi subirono una Pulizia Etnica durante la Nakba originale; intere città furono letteralmente Cancellate dalla mappa e più di 400 villaggi furono distrutti. Considero la negazione della Nakba disgustosa quanto la negazione dell'Olocausto, ed entrambe mirano a cancellare il trauma di un popolo per poter continuare a maltrattarlo senza sensi di colpa. 12 – "Nel 1948, i palestinesi abbandonarono volontariamente le loro case". Certo, e le persone se ne vanno "volontariamente" quando le milizie sparano sopra le loro teste, nei villaggi vicini si verificano Massacri e viene detto loro che se oltrepassano una certa linea saranno uccise. Definire questo "volontario" è come chiamare una rapina "donazione caritatevole". La Nakba non è stata un revisione della Terra Santa; Si trattava di un'espulsione di massa sostenuta dalla violenza organizzata. Crescendo, mi è stato detto che ai demoniaci palestinesi era stato ordinato di andarsene temporaneamente mentre gli eserciti arabi spingevano tutti gli ebrei in mare, e che le trasmissioni radiofoniche esortavano gli arabi che odiavano gli ebrei ad andarsene per un breve periodo mentre i loro leader facevano il loro lavoro. Ho controllato e ricontrollato, ma non ho mai trovato prove credibili a sostegno di questa affermazione. È una storia inventata usata dai Razzisti per spacciare le vittime della Pulizia Etnica per odiosi custodi di case. Negare ai rifugiati palestinesi il Diritto al Ritorno è crudele, immorale e non ebreo. 11 – "Rifiutando il Piano di Partizione delle Nazioni Unite, i palestinesi hanno segnato il loro destino". Questa è la storia originale del "hanno avuto la loro occasione", raccontata come se i palestinesi avessero sprecato incautamente un buon affare e ne avessero pagato il prezzo da allora. Il Piano di Partizione delle Nazioni Unite del 1947 fu redatto da un comitato di 11 Paesi senza rappresentanza araba e proponeva di trasformare circa il 55% della Palestina storica in uno "Stato Ebraico", in un'epoca in cui gli ebrei rappresentavano circa un terzo della popolazione e possedevano meno del 7% del territorio. Ai palestinesi, le cui famiglie avevano vissuto e lavorato su quella terra per secoli, fu detto che uno "Stato Ebraico" sostenuto dall'estero per coloni europei e altri ebrei della Diaspora sarebbe stato costruito su quella che era stata in gran parte terra araba e che una raccomandazione non vincolante avrebbe dovuto prevalere sul loro diritto all'autodeterminazione. Non erano ingenui; i palestinesi erano consapevoli, dalla storia recente in luoghi come l'Algeria, il Sudafrica e in tutte le Americhe, di ciò che il Colonialismo d'Insediamento provoca ai popoli nativi: espropriazione, gerarchia razziale e Cancellazione culturale. Se la situazione fosse stata invertita e ai Sionisti fosse stato detto di accettare un accordo simile sulla maggior parte delle loro terre, non ho dubbi che lo avrebbero rifiutato anche loro. Definire il rifiuto dei palestinesi di questo orribile accordo come "un sigillo al loro destino" è solo un altro modo per dire che i popoli colonizzati devono accettare la propria espropriazione o rinunciare per sempre ai propri diritti. 10 – "Ai palestinesi è stato ripetutamente offerto uno Stato proprio, ma l'hanno sempre rifiutato". Questo è il discorso di vendita infernale: spartirsi la loro terra, privare lo "Stato" di confini, esercito, acqua e vera sovranità, e poi fingere di essere scioccati perché non hanno firmato sulla linea tratteggiata. Quella che è stata spacciata per una "generosa offerta" era un ghetto. Dire "hanno rifiutato la pace" significa semplicemente che si sono rifiutati di legalizzare la propria gabbia. Ai palestinesi non è mai stata offerta una sovranità piena e autentica sul proprio territorio, e ai rifugiati palestinesi non è mai stato offerto il Diritto essenziale al Ritorno garantito dal Diritto Internazionale. Rifiutare un falso "Stato" che ratifica la propria espropriazione non significa rifiutare la pace; significa rifiutarsi di approvare automaticamente la propria sottomissione permanente. 9 – "Israele ha smesso di occupare Gaza nel 2005". A quanto pare, i Sionisti pensano che si possa controllare lo spazio aereo, il mare, i confini e le infrastrutture di base e continuare a giurare di non essere un Occupante. Gaza è un caso di studio di "Occupazione a Controllo remoto": nessun colono all'interno della recinzione, ma controllo totale su chi e cosa entra o esce, intervallato da regolari Campagne di Bombardamenti. Se questa non è Occupazione, la parola non ha alcun significato. Secondo il Diritto Internazionale, un territorio rimane occupato quando una potenza straniera mantiene il controllo effettivo sulla sua terra, mare e aria, e ogni organismo legale serio che ha esaminato Gaza ha continuato a classificarla come Territorio Occupato. Il fatto che i Sionisti non vogliano sentirselo dire non cambia magicamente la realtà per le persone intrappolate lì. 8 – "Il problema è iniziato il 7 ottobre". Questa è la menzogna che cerca di premere il pulsante "Azzera" sulla storia. Finge che tutto ciò che è accaduto prima del 7 ottobre 2023, la Nakba, l'Occupazione, l'Apartheid, l'Assedio, decenni di Massacri ed espulsioni, fosse solo rumore di fondo, e che "il conflitto" sia iniziato magicamente in quel giorno terribile. Cancellate quasi ottant'anni di violenza e spoliazioni israeliane e potrete ribattezzare il Genocidio come "autodifesa". Il 6 ottobre, Gaza era già ampiamente conosciuta come "la più grande prigione a cielo aperto del mondo", l'ONU l'aveva classificata come "invivibile" e il pluripremiato giornalista israeliano Gideon Levy la definiva un "Campo di Concentramento". Un diciottenne di Gaza non sarebbe in grado di ricordare un momento in cui non fosse stato confinato con la forza all'interno di quella recinzione in condizioni subumane per il "crimine" di esistere come palestinese. Fingere che quell'inferno fosse una pacifica normalità il giorno prima è un'operazione di manipolazione di portata Genocida. 7 – "Israele è l'unica democrazia in Medio Oriente". Democrazia per chi? Un Regime che privilegia apertamente un gruppo etnico-religioso nella legge, controlla milioni di sudditi privati ​​dei diritti civili sotto il Regime Militare e approva una legge sullo Stato-Nazione che dichiara l'autodeterminazione "esclusiva" degli ebrei non è un esempio lampante di nient'altro che Apartheid. I Sionisti amano affermare che i cittadini arabi/palestinesi di Israele godano di pari diritti, ma organizzazioni come Adalah hanno documentato più di 60 leggi israeliane che li discriminano direttamente o indirettamente in termini di territorio, cittadinanza, partecipazione politica, risorse e diritti civili fondamentali. Definire questa una "democrazia" è più un insulto all'intero concetto di democrazia che un complimento a Israele. Trovo offensivo appiccicare la parola "democrazia" a uno Stato di Apartheid che nega ad almeno metà delle persone sotto il suo controllo il diritto di votare per i funzionari che decidono se vivono, muoiono o possono vedere un medico. 6 – "Il Sionismo riguarda semplicemente l'autodeterminazione ebraica". A prima vista, sembra ragionevole. Come tutti gli altri, gli ebrei meritano sicurezza, libertà e dignità. Ma in pratica, il Sionismo non è mai stato semplicemente una questione di sicurezza, libertà e dignità ebraica; è stato un progetto politico per garantire uno Stato a maggioranza ebraica in una terra che era già a stragrande maggioranza palestinese. "Autodeterminazione ebraica", nell'accezione Sionista, è un eufemismo per uno Stato che rivendica il diritto di opprimere i palestinesi per garantire il Dominio ebraico permanente. Il discorso non riguarda mai l'autodeterminazione per tutti tra il fiume e il mare; riguarda il presunto "diritto" all'autodeterminazione di un gruppo usato come carta vincente (senza alcun gioco di parole) per negare lo stesso diritto alle persone che già vi vivono e per presentare qualsiasi richiesta di uguaglianza palestinese come un attacco all'esistenza ebraica stessa. Quando i Sionisti avvertono che la parità di diritti per i palestinesi "distruggerà" Israele, stanno confessando che la loro versione di Israele come Stato etnico con diritti esclusivi per gli "eletti" esiste solo se i palestinesi vengono mantenuti ineguali. 5 – "L'antisionismo è antisemitismo e criticare Israele è una forma di odio verso gli ebrei". Questo è il bavaglio mascherato da protezione. Insiste sul fatto che un'ideologia politica del 19°-20° secolo e l'attuale Stato di Apartheid siano in qualche modo fusi con il nucleo dell'identità ebraica, quindi qualsiasi critica seria al Sionismo o a Israele si trasforma automaticamente in odio verso gli ebrei. In pratica, è stato utilizzato per mettere a tacere i palestinesi, punire i dissidenti ebrei e mettere a tacere movimenti non violenti come il BDS. Peggio ancora, insistendo sul fatto che Israele parli e uccida "per gli ebrei", in realtà aumenta il rischio per gli ebrei comuni in tutto il mondo, per poi additare la reazione negativa che ha contribuito a creare come prova del fatto che gli ebrei "hanno bisogno" del Sionismo. L'idea che gli ebrei "buoni" sostengano l'oppressione è di per sé antisemita, e con un numero crescente di ebrei che si identificano apertamente come antisionisti, l'affermazione che l'antisionismo o la critica tagliente di Israele equivalgano all'odio per gli ebrei appare ogni giorno più assurda, e disperata. 4 – "I palestinesi sono creature naturalmente violente che praticano il terrorismo o lo sostengono". Questo è il rovescio della medaglia della Supremazia: se gli ebrei vengono dipinti come vittime eternamente razionali e civili, i palestinesi devono essere inquadrati come creature barbare e irrazionali che o imbracciano la pistola o tifano per chi lo fa. Non importa che i palestinesi abbiano un'immensa e documentata storia di resistenza non violenta, boicottaggi, scioperi, marce, comitati popolari, di fronte a una forza schiacciante. Se si etichetta un intero popolo come terrorista congenito, allora ogni posto di blocco, ogni attentato, ogni bambino ucciso nel proprio letto diventa "sicurezza preventiva". Crescendo, sono stato portato a credere che gli "arabi" odiassero gli ebrei per il fatto di essere ebrei e che, se ne avessero avuto la possibilità, ci avrebbero uccisi tutti. È lo stesso copione utilizzato da ogni progetto di Colonialismo di Insediamento, dal chiamare "selvaggi" i popoli indigeni al descrivere gli africani schiavizzati come intrinsecamente pericolosi. A differenza delle Forze di Occupazione Israeliane e dei coloni israeliani illegali che si dedicano costantemente alla violenza, incluso il terrorismo, la stragrande maggioranza dei palestinesi ha risposto in modo non violento a oltre 77 anni di violenza dello Stato israeliano. 3 – "I palestinesi meritano tutte le punizioni che hanno ricevuto dallo 'Stato Ebraico'". Questa è la forma più pura di vittimizzazione del Sionismo: decenni di umiliazioni, espropriazioni, assedi, bombardamenti, prigionia e fame vengono riformulati come una sorta di problema cosmico di servizio al cliente che i palestinesi si sono procurati da soli per non essere stati sufficientemente silenziosi, grati o morti. Ogni atrocità diventa una "conseguenza" della loro presunta barbarie piuttosto che una scelta fatta da uno Stato estremamente potente che ha deciso di governare un altro popolo con la forza. È la logica dell'abusatore: qualunque cosa ti faccia è colpa tua per avermi costretto a farlo. E, come ogni accusa alla vittima, esiste per lenire la coscienza dell'oppressore e per dire al resto del mondo che la giustizia sarebbe pericolosa, mentre la crudeltà continua è semplicemente "l'ordine naturale delle cose". 2 – "Le IDF sono l'esercito più morale del mondo". Niente grida più "Morale" come bombardare ospedali, scuole e moschee; far morire di fame una popolazione prigioniera; e distruggere interi quartieri, il tutto ripreso in video e trasmesso in diretta in tutto il pianeta. Questo slogan esiste per una sola ragione: per prevenire qualsiasi atrocità. Se si accetta la premessa che le Forze di Occupazione Israeliane siano unicamente morali, allora, qualsiasi cosa facciano, comprese le Uccisioni di Massa, deve in qualche modo essere accettabile. Questa non è etica; Si tratta di un movimento che assomiglia a una setta. Dal 7 ottobre 2023, nella guerra israeliana contro i bambini, le donne e gli uomini di Gaza sono stati uccisi più giornalisti che in qualsiasi altro conflitto o Paese al mondo in un periodo di tempo comparabile, rendendolo il conflitto più mortale per i giornalisti mai registrato. Un "esercito moralmente superiore" non continua a uccidere le persone il cui compito è mostrare al mondo cosa sta facendo. 1 – "Israele non ha commesso un Genocidio". Quando si uccide, si mutila, si affama e si sradica sistematicamente una popolazione intrappolata mentre i capi politici e militari parlano apertamente di volerla Sterminare, non si tratta di un tragico incidente di guerra; è un Progetto di Distruzione. Negare il Genocidio nel mezzo di un Massacro trasmesso in diretta video non è una posizione neutrale; è Complicità. Una delle digressioni Sioniste più popolari è: "Hamas si nasconde nelle aree civili", come se questo rendesse in qualche modo ogni casa, ospedale, scuola, moschea e condominio di Gaza un bersaglio legittimo. Gaza è uno dei luoghi più densamente popolati del mondo, non esiste una "zona non civile", e il Diritto Internazionale non dice: "Se ci sono combattenti nelle vicinanze, siete liberi di radere al suolo interi quartieri e far morire di fame tutti i superstiti". Anche nella guerriglia urbana, un esercito deve distinguere tra combattenti e civili, usare la forza in modo proporzionato ed evitare Punizioni Collettive. E se posizionare infrastrutture militari vicino ai civili rendesse automaticamente questi ultimi sacrificabili, gli israeliani potrebbero voler spiegare perché il quartier generale delle IDF, il complesso di Kirya, il "Pentagono" israeliano, si trova nel cuore di Tel Aviv, circondato da uffici, centri commerciali, grattacieli residenziali e una densa vita civile. Bombardare campi profughi, prendere di mira giornalisti e medici e tagliare cibo, acqua e medicine a due milioni di persone non è autodifesa; è la deliberata distruzione della capacità di vivere di un popolo. Importanti organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, una Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite e B'Tselem, l'organizzazione israeliana per i diritti umani, hanno concluso che Israele sta commettendo un Genocidio o atti che rientrano nella definizione legale di Genocidio a Gaza, e la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto per il Primo Ministro israeliano per aver usato la fame come arma contro i civili. Negare che tutto ciò stia accadendo significa negare la realtà che i palestinesi sopportano ogni singolo giorno. Traduzione: La Zona Grigia Fonte: https://theprogressivejew.substack.com/p/biggest-zionist-lies-of-all-time?
    THEPROGRESSIVEJEW.SUBSTACK.COM
    The Biggest Zionist Lies of All Time
    Zionism has always relied on myths, distortions, and falsehoods to maintain support among Western audiences.
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