• Continuo a pensare che l'arte e la cultura riescano spesso a raggiungere vette che la politica può soltanto osservare da lontano. A volte basta il tratto essenziale di una tavola disegnata, il dialogo tra bianco e nero, la delicatezza di un'illustrazione per raccontare il mondo con una profondità che sfugge ai discorsi più solenni.

    Per questo la notizia della scomparsa di Marjane Satrapi colpisce con una forza particolare. Non soltanto perché se ne va un'artista di straordinario talento, ma perché viene a mancare una delle voci più lucide e originali nel raccontare l'anima complessa dell'Iran contemporaneo.
    Satrapi ha saputo trasformare il fumetto, il cinema e la narrazione autobiografica in strumenti di conoscenza. Attraverso il suo sguardo abbiamo attraversato rivoluzioni, contraddizioni, restrizioni e speranze; abbiamo conosciuto un Paese spesso ridotto a slogan e semplificazioni, riscoprendone invece la ricchezza culturale, la vitalità intellettuale e la profonda umanità.

    Rimane immortale Persepolis, il capolavoro che ha segnato la storia della graphic novel contemporanea. Un'opera che parte dall'esperienza personale per diventare racconto universale. La crescita di una ragazza si trasforma nell'analisi di una società in trasformazione; la memoria individuale diventa una riflessione sul rapporto tra libertà e potere, tra identità e appartenenza, tra oppressione e desiderio di emancipazione.

    La grandezza di Satrapi risiedeva proprio in questo: raccontare temi enormi senza perdere la leggerezza dello sguardo. Non attraverso proclami, ma attraverso storie. Non con la rabbia come unico linguaggio, ma con l'intelligenza, l'ironia e la capacità di osservare l'essere umano nelle sue fragilità e nei suoi slanci.
    In un tempo in cui il dibattito pubblico sembra spesso incapace di ascoltare e comprendere la complessità, Marjane Satrapi ci lascia una lezione preziosa. Ci insegna che si può resistere senza rinunciare alla sensibilità, che si può denunciare senza smettere di amare, che perfino nei contesti più difficili resta possibile coltivare il sogno, la cultura e la libertà.
    Le sue tavole in bianco e nero continueranno a parlare a generazioni diverse, attraversando confini geografici e culturali.

    Perché le grandi opere , come si sa, non appartengono soltanto al tempo in cui vengono create: diventano patrimonio collettivo.
    E forse è proprio questa la forma più autentica dell'immortalità artistica.
    Adieu, Marjane...

    #MarjaneSatrapi #persepolis
    Continuo a pensare che l'arte e la cultura riescano spesso a raggiungere vette che la politica può soltanto osservare da lontano. A volte basta il tratto essenziale di una tavola disegnata, il dialogo tra bianco e nero, la delicatezza di un'illustrazione per raccontare il mondo con una profondità che sfugge ai discorsi più solenni. Per questo la notizia della scomparsa di Marjane Satrapi colpisce con una forza particolare. Non soltanto perché se ne va un'artista di straordinario talento, ma perché viene a mancare una delle voci più lucide e originali nel raccontare l'anima complessa dell'Iran contemporaneo. Satrapi ha saputo trasformare il fumetto, il cinema e la narrazione autobiografica in strumenti di conoscenza. Attraverso il suo sguardo abbiamo attraversato rivoluzioni, contraddizioni, restrizioni e speranze; abbiamo conosciuto un Paese spesso ridotto a slogan e semplificazioni, riscoprendone invece la ricchezza culturale, la vitalità intellettuale e la profonda umanità. Rimane immortale Persepolis, il capolavoro che ha segnato la storia della graphic novel contemporanea. Un'opera che parte dall'esperienza personale per diventare racconto universale. La crescita di una ragazza si trasforma nell'analisi di una società in trasformazione; la memoria individuale diventa una riflessione sul rapporto tra libertà e potere, tra identità e appartenenza, tra oppressione e desiderio di emancipazione. La grandezza di Satrapi risiedeva proprio in questo: raccontare temi enormi senza perdere la leggerezza dello sguardo. Non attraverso proclami, ma attraverso storie. Non con la rabbia come unico linguaggio, ma con l'intelligenza, l'ironia e la capacità di osservare l'essere umano nelle sue fragilità e nei suoi slanci. In un tempo in cui il dibattito pubblico sembra spesso incapace di ascoltare e comprendere la complessità, Marjane Satrapi ci lascia una lezione preziosa. Ci insegna che si può resistere senza rinunciare alla sensibilità, che si può denunciare senza smettere di amare, che perfino nei contesti più difficili resta possibile coltivare il sogno, la cultura e la libertà. Le sue tavole in bianco e nero continueranno a parlare a generazioni diverse, attraversando confini geografici e culturali. Perché le grandi opere , come si sa, non appartengono soltanto al tempo in cui vengono create: diventano patrimonio collettivo. E forse è proprio questa la forma più autentica dell'immortalità artistica. Adieu, Marjane... #MarjaneSatrapi #persepolis
    0 Comments 0 Shares 195 Views
  • Mosca e il “Giorno della Vittoria”: si riapre lo scontro sulla memoria

    Tra celebrazioni e nuove tensioni con l’Europa, il 9 maggio torna a mettere al centro il ruolo dell’Urss nella sconfitta del nazismo e la disputa su simboli e memoria sovietica

    di Piero De Ruvo

    Mentre Mosca, con misure di sicurezza eccezionali, celebra il trionfo sul nazismo, emerge con forza il ricordo di un contributo umano senza eguali che l’Europa, sembra, oggi voler ridimensionare. Ma proprio su questo terreno si innesta una frattura sempre più evidente tra memorie storiche divergenti.

    Il 9 maggio il cuore di Mosca batte al ritmo del “Den’ Pobedy”, il Giorno della Vittoria. Non è solo una parata militare sulla Piazza Rossa; è la rievocazione di quello che la storiografia russa definisce il contributo decisivo dell’Unione Sovietica nella sconfitta di Hitler. Mentre gran parte del mondo occidentale commemora la fine del conflitto, la Russia rivendica il suo ruolo centrale celebrando la resa tedesca firmata davanti al maresciallo Georgij Žukov a Berlino.

    Questo orgoglio affonda le radici in un dato tragico e inoppugnabile: l’Unione Sovietica ha pagato sul campo di battaglia il prezzo più alto della storia, sacrificando per l’Europa circa 28 milioni di vite. Nelle scuole e nella percezione comune russa, la “Grande Guerra Patriottica” non è solo un capitolo della Seconda Guerra Mondiale, ma lo scontro esistenziale che ha salvato il continente.

    In questo senso, il sacrificio sovietico è visto come lo scudo che ha permesso all’Europa di sopravvivere alla tirannia nazista, difendendo di fatto la possibilità stessa di un futuro basato su valori di giustizia. Per i cittadini russi, la vittoria del 1945 è rimasta l’unica parte del XX secolo ad aver conservato un valore condiviso e universalmente riconosciuto, rappresentando un motivo di orgoglio nazionale che unisce il Paese in un sentimento di unità e appartenenza collettiva.

    Tuttavia, questa memoria si confronta oggi con un clima di crescente amarezza.

    Per la stragrande maggioranza dei russi, la Vittoria costituisce un momento fondativo di unità nazionale e di autostima collettiva difficilmente messo in discussione. In questo contesto, il progressivo distacco dell’Europa dalle celebrazioni di Mosca e la rimozione o la reinterpretazione di numerosi monumenti sovietici nel continente vengono spesso percepiti come un segnale di ingratitudine verso il sacrificio umano e il “mare di sangue” versato nella guerra contro il nazismo.

    L’eredità della vittoria sovietica non vive solo nei libri di storia o nelle cerimonie ufficiali, ma anche in una fitta rete di monumenti disseminati in tutta l’Europa orientale e centrale, ma anche a Milano, Torino, Serina (BG), Brescia, Novara, Emilia e diverse località montuose del Nord. Queste strutture, dai cippi ai monumenti imponenti e carichi di simbolismo, rappresentano per Mosca la materializzazione concreta del sacrificio dell’Armata Rossa.

    Tra i più emblematici vi è il Memoriale sovietico di Treptower Park, che si trova a Berlino, dove una statua monumentale di un soldato sovietico che tiene in braccio una bambina tedesca domina il paesaggio, simbolo di liberazione e protezione. A Parco della Vittoria, in Lettonia, invece, il complesso memoriale celebra la vittoria con una monumentalità che fonde memoria, orgoglio e identità nazionale.

    Tuttavia, proprio questi monumenti sono oggi al centro di accesi dibattiti: per alcuni rappresentano la liberazione, per altri segnano l’inizio di una nuova forma di dominio politico. Negli ultimi anni, diversi Paesi dell’Europa orientale hanno avviato politiche di rimozione o ricollocazione, interpretandoli non più come simboli di libertà, ma come eredità ingombranti di un passato sovietico percepito come oppressivo.

    Questo processo ha accentuato la frattura simbolica tra la memoria russa e quella europea: per Mosca, la loro rimozione è letta come un tentativo di riscrivere la storia e cancellare il sacrificio di milioni di soldati sovietici, ma anche come un attacco a una verità storica che Mosca ritiene di dover difendere, persino a costo di restare isolata nella propria narrazione.
    Mosca e il “Giorno della Vittoria”: si riapre lo scontro sulla memoria Tra celebrazioni e nuove tensioni con l’Europa, il 9 maggio torna a mettere al centro il ruolo dell’Urss nella sconfitta del nazismo e la disputa su simboli e memoria sovietica di Piero De Ruvo Mentre Mosca, con misure di sicurezza eccezionali, celebra il trionfo sul nazismo, emerge con forza il ricordo di un contributo umano senza eguali che l’Europa, sembra, oggi voler ridimensionare. Ma proprio su questo terreno si innesta una frattura sempre più evidente tra memorie storiche divergenti. Il 9 maggio il cuore di Mosca batte al ritmo del “Den’ Pobedy”, il Giorno della Vittoria. Non è solo una parata militare sulla Piazza Rossa; è la rievocazione di quello che la storiografia russa definisce il contributo decisivo dell’Unione Sovietica nella sconfitta di Hitler. Mentre gran parte del mondo occidentale commemora la fine del conflitto, la Russia rivendica il suo ruolo centrale celebrando la resa tedesca firmata davanti al maresciallo Georgij Žukov a Berlino. Questo orgoglio affonda le radici in un dato tragico e inoppugnabile: l’Unione Sovietica ha pagato sul campo di battaglia il prezzo più alto della storia, sacrificando per l’Europa circa 28 milioni di vite. Nelle scuole e nella percezione comune russa, la “Grande Guerra Patriottica” non è solo un capitolo della Seconda Guerra Mondiale, ma lo scontro esistenziale che ha salvato il continente. In questo senso, il sacrificio sovietico è visto come lo scudo che ha permesso all’Europa di sopravvivere alla tirannia nazista, difendendo di fatto la possibilità stessa di un futuro basato su valori di giustizia. Per i cittadini russi, la vittoria del 1945 è rimasta l’unica parte del XX secolo ad aver conservato un valore condiviso e universalmente riconosciuto, rappresentando un motivo di orgoglio nazionale che unisce il Paese in un sentimento di unità e appartenenza collettiva. Tuttavia, questa memoria si confronta oggi con un clima di crescente amarezza. Per la stragrande maggioranza dei russi, la Vittoria costituisce un momento fondativo di unità nazionale e di autostima collettiva difficilmente messo in discussione. In questo contesto, il progressivo distacco dell’Europa dalle celebrazioni di Mosca e la rimozione o la reinterpretazione di numerosi monumenti sovietici nel continente vengono spesso percepiti come un segnale di ingratitudine verso il sacrificio umano e il “mare di sangue” versato nella guerra contro il nazismo. L’eredità della vittoria sovietica non vive solo nei libri di storia o nelle cerimonie ufficiali, ma anche in una fitta rete di monumenti disseminati in tutta l’Europa orientale e centrale, ma anche a Milano, Torino, Serina (BG), Brescia, Novara, Emilia e diverse località montuose del Nord. Queste strutture, dai cippi ai monumenti imponenti e carichi di simbolismo, rappresentano per Mosca la materializzazione concreta del sacrificio dell’Armata Rossa. Tra i più emblematici vi è il Memoriale sovietico di Treptower Park, che si trova a Berlino, dove una statua monumentale di un soldato sovietico che tiene in braccio una bambina tedesca domina il paesaggio, simbolo di liberazione e protezione. A Parco della Vittoria, in Lettonia, invece, il complesso memoriale celebra la vittoria con una monumentalità che fonde memoria, orgoglio e identità nazionale. Tuttavia, proprio questi monumenti sono oggi al centro di accesi dibattiti: per alcuni rappresentano la liberazione, per altri segnano l’inizio di una nuova forma di dominio politico. Negli ultimi anni, diversi Paesi dell’Europa orientale hanno avviato politiche di rimozione o ricollocazione, interpretandoli non più come simboli di libertà, ma come eredità ingombranti di un passato sovietico percepito come oppressivo. Questo processo ha accentuato la frattura simbolica tra la memoria russa e quella europea: per Mosca, la loro rimozione è letta come un tentativo di riscrivere la storia e cancellare il sacrificio di milioni di soldati sovietici, ma anche come un attacco a una verità storica che Mosca ritiene di dover difendere, persino a costo di restare isolata nella propria narrazione.
    Angry
    1
    0 Comments 0 Shares 874 Views
  • E come al solito vi stanno prendendo per i fondelli ed il popolo bue ci casca.
    Facciamo un po’ di chiarezza, perché qui si sta creando un allarme che non sta in piedi.
    Davvero l’Europa rischia di restare senza petrolio e gas a causa della chiusura dello stretto di Hormuz?
    No. E non è un’opinione: lo dicono gli stessi dati ufficiali.
    Si ripete ovunque che da lì passa il 20% del petrolio e del gas mondiale. Bene, ma guarda caso si dimenticano sempre di dire un dettaglio fondamentale: circa l’80% di quel flusso finisce in Asia, in Paesi come Cina, India e Indonesia.
    Tradotto: al resto del mondo arriva solo una piccola fetta. E dentro quella fetta ci stanno anche Africa ed Europa.
    Alla fine dei conti, in Europa arriva appena il 4% circa di quel totale.
    E allora di cosa stiamo parlando?
    Tutto questo bombardamento mediatico sulla “crisi energetica”, che guarda caso fa schizzare bollette e carburanti, viene venduto come inevitabile. Ma davvero è solo questo? Oppure c’è anche una componente di convenienza e di pressione psicologica?
    Perché il copione sembra sempre lo stesso: si crea un clima di paura e poi si presentano soluzioni “necessarie”.
    Riducete la velocità. Volate meno. Lavorate da casa. Lasciate l’auto privata e prendete i mezzi pubblici.
    E non è finita: solo poco tempo fa si invitavano i cittadini europei a prepararsi alla guerra, a farsi la borsetta di emergenza. Siamo passati dalla pandemia alla guerra, sempre con lo stesso sottofondo: allarme continuo.
    A questo punto qualcuno dovrebbe avere il coraggio di dirlo chiaramente: non c’è una vera emergenza energetica in Europa.
    C’è una narrazione di emergenza.
    Una narrazione che, guarda caso, ricorda molto quella del COVID-19, quando in nome della paura si sono accettate limitazioni che in tempi normali avrebbero fatto scendere milioni di persone in piazza.
    E qui sta il punto centrale.
    La paura è lo strumento più efficace che esista.
    Se hai paura, accetti tutto: restrizioni, controlli, cambiamenti drastici nella tua vita quotidiana. Tutto “per il tuo bene”.
    In condizioni normali, quelle stesse misure verrebbero rifiutate senza esitazione.
    Ma quando entra in gioco la paura, il metro di giudizio cambia completamente.
    La storia lo insegna: la paura è il collante del potere.
    E, nelle sue forme peggiori, è sempre stata l’arma preferita dei sistemi più autoritari.

    Alessandro Spanò
    E come al solito vi stanno prendendo per i fondelli ed il popolo bue ci casca. Facciamo un po’ di chiarezza, perché qui si sta creando un allarme che non sta in piedi. Davvero l’Europa rischia di restare senza petrolio e gas a causa della chiusura dello stretto di Hormuz? No. E non è un’opinione: lo dicono gli stessi dati ufficiali. Si ripete ovunque che da lì passa il 20% del petrolio e del gas mondiale. Bene, ma guarda caso si dimenticano sempre di dire un dettaglio fondamentale: circa l’80% di quel flusso finisce in Asia, in Paesi come Cina, India e Indonesia. Tradotto: al resto del mondo arriva solo una piccola fetta. E dentro quella fetta ci stanno anche Africa ed Europa. Alla fine dei conti, in Europa arriva appena il 4% circa di quel totale. E allora di cosa stiamo parlando? Tutto questo bombardamento mediatico sulla “crisi energetica”, che guarda caso fa schizzare bollette e carburanti, viene venduto come inevitabile. Ma davvero è solo questo? Oppure c’è anche una componente di convenienza e di pressione psicologica? Perché il copione sembra sempre lo stesso: si crea un clima di paura e poi si presentano soluzioni “necessarie”. Riducete la velocità. Volate meno. Lavorate da casa. Lasciate l’auto privata e prendete i mezzi pubblici. E non è finita: solo poco tempo fa si invitavano i cittadini europei a prepararsi alla guerra, a farsi la borsetta di emergenza. Siamo passati dalla pandemia alla guerra, sempre con lo stesso sottofondo: allarme continuo. A questo punto qualcuno dovrebbe avere il coraggio di dirlo chiaramente: non c’è una vera emergenza energetica in Europa. C’è una narrazione di emergenza. Una narrazione che, guarda caso, ricorda molto quella del COVID-19, quando in nome della paura si sono accettate limitazioni che in tempi normali avrebbero fatto scendere milioni di persone in piazza. E qui sta il punto centrale. La paura è lo strumento più efficace che esista. Se hai paura, accetti tutto: restrizioni, controlli, cambiamenti drastici nella tua vita quotidiana. Tutto “per il tuo bene”. In condizioni normali, quelle stesse misure verrebbero rifiutate senza esitazione. Ma quando entra in gioco la paura, il metro di giudizio cambia completamente. La storia lo insegna: la paura è il collante del potere. E, nelle sue forme peggiori, è sempre stata l’arma preferita dei sistemi più autoritari. Alessandro Spanò
    Angry
    1
    0 Comments 0 Shares 938 Views
  • CINEMA E POTERE - Video

    Disponibile la registrazione integrale di “Cinema e Potere”, l’incontro di presentazione con l’autore Federico Greco, dedicato al rapporto tra cinema, informazione, narrazione mediatica e dinamiche di potere.
    L’evento, promosso dal Comitato Assange Italia e dall’Associazione Multipopolare, si è svolto presso La Casa Rossa Milano il 28/03/2026.

    Un approfondimento di grande interesse per chi segue i temi di cultura cinematografica, libertà di stampa, geopolitica dell’informazione e critica dei media.

    Guarda il video completo:

    https://youtu.be/KqAo42_jVQk?is=7uqogZbqw_duW33z

    #CinemaEPotere #FedericoGreco #AssangeItalia #video
    CINEMA E POTERE - Video 🎬 Disponibile la registrazione integrale di “Cinema e Potere”, l’incontro di presentazione con l’autore Federico Greco, dedicato al rapporto tra cinema, informazione, narrazione mediatica e dinamiche di potere. L’evento, promosso dal Comitato Assange Italia e dall’Associazione Multipopolare, si è svolto presso La Casa Rossa Milano il 28/03/2026. Un approfondimento di grande interesse per chi segue i temi di cultura cinematografica, libertà di stampa, geopolitica dell’informazione e critica dei media. 🎥 Guarda il video completo: https://youtu.be/KqAo42_jVQk?is=7uqogZbqw_duW33z #CinemaEPotere #FedericoGreco #AssangeItalia #video
    0 Comments 0 Shares 1K Views
  • CINEMA E POTERE : quando Hollywood racconta (e costruisce) la realtà
    Milano – La Casa Rossa | Sabato 28 Marzo, ore 18:00

    Spesso un film riesce ad essere più efficace — e pervasivo — di un comizio politico.

    Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce un appuntamento ad alto valore culturale e critico: sabato saremo insieme agli amici del Comitato Assange Italia e all'Associazione Multipopolare Milano per la presentazione del libro:

    “Cinema e Potere. Leggere la propaganda nella storia del cinema di Hollywood”
    Un’analisi lucida e documentata dei meccanismi di soft power, media framing e costruzione del consenso attraverso l’industria cinematografica statunitense.

    Interverrà l’autore Federico Greco — filmmaker, saggista e docente di cinema — per approfondire il ruolo strategico del cinema nella narrazione geopolitica contemporanea.

    Sabato 28 marzo – ore 18:00
    La Casa Rossa, Milano
    Dalle ore 20:00 – Cena popolare con sottoscrizione
    Prenotazione obbligatoria entro le ore 20:00 di giovedì 26 marzo:
    353-4351278 (solo telefonate)
    lacasarossamilano@gmail.com
    LA CASA ROSSA – MILANO
    Via privata Monte Lungo, 2 (MM1 Turro)
    🎬 CINEMA E POTERE : quando Hollywood racconta (e costruisce) la realtà 📍 Milano – La Casa Rossa | Sabato 28 Marzo, ore 18:00 Spesso un film riesce ad essere più efficace — e pervasivo — di un comizio politico. Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce un appuntamento ad alto valore culturale e critico: sabato saremo insieme agli amici del Comitato Assange Italia e all'Associazione Multipopolare Milano per la presentazione del libro: 📖 “Cinema e Potere. Leggere la propaganda nella storia del cinema di Hollywood” Un’analisi lucida e documentata dei meccanismi di soft power, media framing e costruzione del consenso attraverso l’industria cinematografica statunitense. 🎤 Interverrà l’autore Federico Greco — filmmaker, saggista e docente di cinema — per approfondire il ruolo strategico del cinema nella narrazione geopolitica contemporanea. 🗓️ Sabato 28 marzo – ore 18:00 📍 La Casa Rossa, Milano 🍝 Dalle ore 20:00 – Cena popolare con sottoscrizione Prenotazione obbligatoria entro le ore 20:00 di giovedì 26 marzo: 📞 353-4351278 (solo telefonate) 📧 lacasarossamilano@gmail.com 📍 LA CASA ROSSA – MILANO Via privata Monte Lungo, 2 (MM1 Turro)
    0 Comments 0 Shares 971 Views
  • EVENTO LIVE

    1⃣8⃣/0⃣3⃣/2⃣0⃣2⃣6⃣ ORE 1⃣2⃣:3⃣0⃣

    #COVID, Malan (FdI): #VACCINO non impediva contagio – con D. GIOVANARDI, P. PERSICHETTI | Alla Mezza

    Evento e successivamente Diretta su YOUTUBE:
    https://www.youtube.com/live/EMl9r-aa6cc?is=Y3KTuGFjGEazJE-h



    Il senatore Lucio Malan (FdI) sostiene che i vaccini anti-Covid non fossero stati testati per impedire la trasmissione del virus e che questa informazione fosse già disponibile dal 2020, ma ignorata dal Ministero della Salute. Secondo Malan, su questa base si sarebbe costruita la politica del Green Pass, compromettendo il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini.
    Nella sua ricostruzione viene chiamato in causa anche il ruolo dei mass media, accusati implicitamente di aver sostenuto o diffuso una narrazione non pienamente aderente ai dati disponibili, senza un adeguato spirito critico.

    In studio:
    🎙Pro.ssa Paola PERSICHETTI
    🎙 Dr. Daniele Giovanardi
    🎙 Conduce Stefano Becciolini.



    Evento e successivamente Diretta su YOUTUBE:
    https://www.youtube.com/live/EMl9r-aa6cc?is=Y3KTuGFjGEazJE-h
    🔵🔔 EVENTO LIVE 🔔🔵 1⃣8⃣/0⃣3⃣/2⃣0⃣2⃣6⃣ ORE 1⃣2⃣:3⃣0⃣ #COVID, Malan (FdI): #VACCINO non impediva contagio – con D. GIOVANARDI, P. PERSICHETTI | Alla Mezza 👉🎥 Evento e successivamente Diretta su YOUTUBE: https://www.youtube.com/live/EMl9r-aa6cc?is=Y3KTuGFjGEazJE-h 🟥🟩🟦 Il senatore Lucio Malan (FdI) sostiene che i vaccini anti-Covid non fossero stati testati per impedire la trasmissione del virus e che questa informazione fosse già disponibile dal 2020, ma ignorata dal Ministero della Salute. Secondo Malan, su questa base si sarebbe costruita la politica del Green Pass, compromettendo il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini. Nella sua ricostruzione viene chiamato in causa anche il ruolo dei mass media, accusati implicitamente di aver sostenuto o diffuso una narrazione non pienamente aderente ai dati disponibili, senza un adeguato spirito critico. In studio: 🎙Pro.ssa Paola PERSICHETTI 🎙 Dr. Daniele Giovanardi 🎙 Conduce Stefano Becciolini. 🟥🟩🟦⬜ 👉🎥 Evento e successivamente Diretta su YOUTUBE: https://www.youtube.com/live/EMl9r-aa6cc?is=Y3KTuGFjGEazJE-h
    Like
    1
    0 Comments 0 Shares 2K Views
  • A​desso hai capito perchè l'America ha attaccato il Venezuela qualche mese fa?
    C’è una narrazione che racconta come se tutto ciò che accade nel mondo sia frutto di coincidenze:

    – gli Stati Uniti si infiltrano in Venezuela per caso;
    – il Venezuela ha enormi risorse di petrolio per caso;
    – l’America finisce a controllare quei giacimenti per caso;
    – l’Iran blocca rotte e risponde con colpi di scena per caso;
    – Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran a fine febbraio sempre per caso.

    E la narrativa ufficiale ci dice che tutto questo è una coincidenza storica.
    Ma fermiamoci un attimo e guardiamo i fatti reali.

    All’alba del 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno lanciato un massiccio attacco militare contro il Venezuela. Era un’operazione da tempo in preparazione, con centinaia di assetti e forze speciali coinvolte. L’obiettivo dichiarato? Catturare il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores e trasferirli negli USA, accusati di narcotraffico, terrorismo e traffico d’armi.

    Quella notte, esplosioni hanno scosso Caracas e diverse basi militari venezuelane, mentre le forze statunitensi hanno portato via il leader venezuelano insieme alla sua compagna, ora detenuti a New York in attesa di processo.

    Non è stato un semplice raid: è stata un’operazione di regime change con trasporto forzato del capo di Stato.

    Come sappiamo da anni, il Venezuela siede su alcuni dei giacimenti petroliferi più vasti del pianeta. Ma non è solo geologia: è potere.

    Negli ultimi mesi prima dell’attacco, gli USA avevano già iniziato:
    – sequestri di petroliere venezuelane sospettate di aggirare sanzioni;
    – blocco navale per fermare le esportazioni di greggio;
    – pressione diplomatica e sanzioni crescenti.

    Tutto preparava il terreno per l’assalto definitivo del 3 gennaio: un passo dopo l’altro, calcolato, pianificato, e non certo casuale.

    Da parte sua, l’Iran non è rimasto in silenzio. Dopo mesi di tensioni crescenti con Washington, e con la situazione globale più instabile che mai, alla fine di febbraio 2026 gli Stati Uniti e Israele hanno coordinato un attacco militare contro obiettivi iraniani. Secondo i resoconti più recenti, il raid di fine febbraio ha colpito dirigenti e infrastrutture strategiche di Teheran, tra cui la figura di spicco della leadership iraniana, dando il via a una nuova fase di conflitto e ritorsioni.

    È significativo che questo attacco sia avvenuto subito dopo che gli Stati Uniti avevano consolidato il controllo su enormi risorse energetiche in Venezuela — risorse che possono dare potere e leva economica in un eventuale confronto con Teheran.

    La reazione dell’Iran è stata netta e strategica: blocco di traffico marittimo in aree chiave, attacchi a rotte petrolifere, e una serie di contrattacchi che hanno ulteriormente innalzato i costi geopolitici dell’energia globale. Non è stato un gesto emotivo o improvvisato, ma una risposta ponderata alla pressione militare e alle minacce.

    Dietro queste grandi mosse non c’è caos.
    Non ci sono “accidenti storici” isolati.
    Non esiste un piano basato su coincidenze.

    Ci sono:

    pianificazioni di mesi;

    preparazioni di anni;

    esperti geopolitici che leggono scenari;

    strateghi energetici che sanno che controllare il petrolio significa avere potere politico;

    think tank che simulano ogni possibile reazione avversaria.

    Ci sono uomini e donne seduti in stanze con mappe gigantesche e calcoli che nessuno vede, decidendo come usare il potere per influenzare il mondo.

    E mentre la gente continua a dire “tutto è per caso”, la realtà è che ogni capa di petrolio, ogni attacco, ogni mossa militare è già stata pensata, calcolata e prevista.

    Questa volta non si tratta di destino, né di coincidenza storica.
    È strategia, è potere, e gli scenari sono stati studiati in anticipo.
    Chi pensa che sia tutto un caso… non sta guardando la partita reale.

    ​e tu cosa pensi? è tutto per caso?

    ​forse essere pronti a quanto sta succedendo nel mondo non è poi una cosa così folle...
    A​desso hai capito perchè l'America ha attaccato il Venezuela qualche mese fa? C’è una narrazione che racconta come se tutto ciò che accade nel mondo sia frutto di coincidenze: – gli Stati Uniti si infiltrano in Venezuela per caso; – il Venezuela ha enormi risorse di petrolio per caso; – l’America finisce a controllare quei giacimenti per caso; – l’Iran blocca rotte e risponde con colpi di scena per caso; – Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran a fine febbraio sempre per caso. E la narrativa ufficiale ci dice che tutto questo è una coincidenza storica. Ma fermiamoci un attimo e guardiamo i fatti reali. All’alba del 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno lanciato un massiccio attacco militare contro il Venezuela. Era un’operazione da tempo in preparazione, con centinaia di assetti e forze speciali coinvolte. L’obiettivo dichiarato? Catturare il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores e trasferirli negli USA, accusati di narcotraffico, terrorismo e traffico d’armi. Quella notte, esplosioni hanno scosso Caracas e diverse basi militari venezuelane, mentre le forze statunitensi hanno portato via il leader venezuelano insieme alla sua compagna, ora detenuti a New York in attesa di processo. Non è stato un semplice raid: è stata un’operazione di regime change con trasporto forzato del capo di Stato. Come sappiamo da anni, il Venezuela siede su alcuni dei giacimenti petroliferi più vasti del pianeta. Ma non è solo geologia: è potere. Negli ultimi mesi prima dell’attacco, gli USA avevano già iniziato: – sequestri di petroliere venezuelane sospettate di aggirare sanzioni; – blocco navale per fermare le esportazioni di greggio; – pressione diplomatica e sanzioni crescenti. Tutto preparava il terreno per l’assalto definitivo del 3 gennaio: un passo dopo l’altro, calcolato, pianificato, e non certo casuale. Da parte sua, l’Iran non è rimasto in silenzio. Dopo mesi di tensioni crescenti con Washington, e con la situazione globale più instabile che mai, alla fine di febbraio 2026 gli Stati Uniti e Israele hanno coordinato un attacco militare contro obiettivi iraniani. Secondo i resoconti più recenti, il raid di fine febbraio ha colpito dirigenti e infrastrutture strategiche di Teheran, tra cui la figura di spicco della leadership iraniana, dando il via a una nuova fase di conflitto e ritorsioni. È significativo che questo attacco sia avvenuto subito dopo che gli Stati Uniti avevano consolidato il controllo su enormi risorse energetiche in Venezuela — risorse che possono dare potere e leva economica in un eventuale confronto con Teheran. La reazione dell’Iran è stata netta e strategica: blocco di traffico marittimo in aree chiave, attacchi a rotte petrolifere, e una serie di contrattacchi che hanno ulteriormente innalzato i costi geopolitici dell’energia globale. Non è stato un gesto emotivo o improvvisato, ma una risposta ponderata alla pressione militare e alle minacce. Dietro queste grandi mosse non c’è caos. Non ci sono “accidenti storici” isolati. Non esiste un piano basato su coincidenze. Ci sono: pianificazioni di mesi; preparazioni di anni; esperti geopolitici che leggono scenari; strateghi energetici che sanno che controllare il petrolio significa avere potere politico; think tank che simulano ogni possibile reazione avversaria. Ci sono uomini e donne seduti in stanze con mappe gigantesche e calcoli che nessuno vede, decidendo come usare il potere per influenzare il mondo. E mentre la gente continua a dire “tutto è per caso”, la realtà è che ogni capa di petrolio, ogni attacco, ogni mossa militare è già stata pensata, calcolata e prevista. Questa volta non si tratta di destino, né di coincidenza storica. È strategia, è potere, e gli scenari sono stati studiati in anticipo. Chi pensa che sia tutto un caso… non sta guardando la partita reale. ​e tu cosa pensi? è tutto per caso? ​forse essere pronti a quanto sta succedendo nel mondo non è poi una cosa così folle...
    Angry
    1
    0 Comments 0 Shares 3K Views
  • Panoramica sul mercato degli orologi di lusso: segmenti, analisi regionali

    Il mercato degli orologi di lusso è un affascinante mix di tradizione artigianale, innovazione tecnologica e preferenze dei consumatori in continua evoluzione. Oltre alla semplice misurazione del tempo, gli orologi di lusso simboleggiano status, stile e raffinatezza, attraendo collezionisti, appassionati e individui con un elevato patrimonio netto in tutto il mondo. Il mercato sta assistendo a una trasformazione strategica. Mentre gli orologi meccanici tradizionali rimangono molto ricercati per la loro arte e tradizione, gli orologi di lusso intelligenti e i modelli ibridi stanno catturando l'attenzione dei consumatori esperti di tecnologia. Allo stesso tempo, la crescita regionale nelle economie emergenti, unita a una forte narrazione dei marchi e al lancio di edizioni limitate, sta rimodellando il panorama competitivo.

    Leggi oggi stesso il rapporto sul mercato degli orologi di lusso - https://www.skyquestt.com/report/luxury-watch-market

    #MercatoOrologiDiLusso #OrologiDiLusso #OrologiDiLussoSmart #OrologiMeccanici #OrologiIbridi #OrologiPremium #RicercaDiMercato #Innovazione #ApprofondimentiDiBusiness #LancioProdotto
    Panoramica sul mercato degli orologi di lusso: segmenti, analisi regionali Il mercato degli orologi di lusso è un affascinante mix di tradizione artigianale, innovazione tecnologica e preferenze dei consumatori in continua evoluzione. Oltre alla semplice misurazione del tempo, gli orologi di lusso simboleggiano status, stile e raffinatezza, attraendo collezionisti, appassionati e individui con un elevato patrimonio netto in tutto il mondo. Il mercato sta assistendo a una trasformazione strategica. Mentre gli orologi meccanici tradizionali rimangono molto ricercati per la loro arte e tradizione, gli orologi di lusso intelligenti e i modelli ibridi stanno catturando l'attenzione dei consumatori esperti di tecnologia. Allo stesso tempo, la crescita regionale nelle economie emergenti, unita a una forte narrazione dei marchi e al lancio di edizioni limitate, sta rimodellando il panorama competitivo. Leggi oggi stesso il rapporto sul mercato degli orologi di lusso - https://www.skyquestt.com/report/luxury-watch-market #MercatoOrologiDiLusso #OrologiDiLusso #OrologiDiLussoSmart #OrologiMeccanici #OrologiIbridi #OrologiPremium #RicercaDiMercato #Innovazione #ApprofondimentiDiBusiness #LancioProdotto
    WWW.SKYQUESTT.COM
    Luxury Watch Market Share Analysis Report 2033
    Luxury Watch Market size in 2025 was $50.06 billion, growing to $79.79 billion in 2033, CAGR 6%.
    0 Comments 0 Shares 2K Views
  • Epsteiiiin, i media tacciono che è del Mossad
    Maurizio Blondet 21 Febbraio 2026
    di Fabio Chierighini

    C’è qualcosa che non torna nella narrazione mediatica dello scandalo Epstein.

    https://www.maurizioblondet.it/122876-2/
    Epsteiiiin, i media tacciono che è del Mossad Maurizio Blondet 21 Febbraio 2026 di Fabio Chierighini C’è qualcosa che non torna nella narrazione mediatica dello scandalo Epstein. https://www.maurizioblondet.it/122876-2/
    WWW.MAURIZIOBLONDET.IT
    Epsteiiiin, i media tacciono che è del Mossad
    di Fabio Chierighini C’è qualcosa che non torna nella narrazione mediatica dello scandalo Epstein. Da una prima analisi dei documenti rilasciati, risulta evidente che questa storia va ben al di […]
    Angry
    1
    0 Comments 0 Shares 871 Views
  • IL SEQUESTRO DEL TEMPO - NUOVO ARTICOLO SUL FORUM

    La raccolta differenziata porta a porta è stato il "paziente zero" del sequestro del tempo. È il primo grande esperimento di massa in cui un costo industriale è stato trasformato in un dovere morale del cittadino, facendogli fare gratis il lavoro che prima era a carico dell'azienda. Prima passava il camion e raccoglieva tutto; la separazione avveniva (o doveva avvenire) negli impianti. Oggi il lavoro lo fai tu. Separi, pulisci i contenitori, stocchi in casa (occupando il tuo spazio privato), esponi i bidoni secondo calendari rigidi. Quei 10-15 minuti al giorno dedicati alla gestione dei rifiuti sono ore di vita sottratte ogni mese. Moltiplicato per tutti i cittadini , è una mole di lavoro gratuito che ricevono "in dono". Infatti le aziende e le amministrazioni comunali continuano a spingere sulla raccolta differenziata spinta (porta a porta) per ragioni che non sono sempre legate all'efficienza tecnologica, ma a precisi vincoli normativi ed economici:
    - Obblighi Normativi UE e Nazionali: La legge italiana, in linea con le direttive europee, impone il raggiungimento di quote percentuali di raccolta differenziata "alla fonte" (ovvero fatta in casa dal cittadino). Spesso gli obiettivi sono legati alla qualità del materiale: la plastica o la carta separate alla fonte sono meno "contaminate" e hanno un valore di mercato superiore per i consorzi di riciclo (come CONAI) rispetto a quelle estratte meccanicamente dai rifiuti indifferenziati.
    - Investimenti e Profitto: Gestire impianti TMB avanzati richiede enormi investimenti iniziali. Al contrario, la raccolta porta a porta permette di esternalizzare il costo della selezione direttamente sul tempo e sullo sforzo del cittadino. In questo modo, l'azienda riceve materiale già parzialmente lavorato gratuitamente, incassando i contributi per il riciclo mentre la TARI continua a riflettere i costi di una logistica complessa.
    - Evoluzione Tecnologica 2025-2026: Le ultime tendenze nel riciclo industriale mostrano che l'Intelligenza Artificiale e la sensoristica SMART stanno rendendo gli impianti TMB capaci di separare i rifiuti con una precisione mai vista prima, riducendo drasticamente la massa di scarti da inviare in discarica. Nonostante ciò, il "sequestro del tempo" rimane il modello preferito perché garantisce una catena di controllo sociale ed economica consolidata.

    In sintesi, il cittadino agisce come il "primo anello della catena di montaggio" di un'industria multimilionaria, svolgendo gratis un compito che le macchine potrebbero già fare, spesso senza vedere benefici reali sulla tariffa finale data la tendenza all'aumento della TARI (media nazionale ~340€ nel 2025, +3,3%) che, nonostante l'introduzione di sistemi virtuosi, è un fenomeno riscontrabile in gran parte d'Italia. Sebbene i sistemi come il porta a porta e la tariffa puntuale (TARIC) mirino a premiare chi differenzia meglio, diversi fattori strutturali spingono le tariffe verso l'alto a livello nazionale. In teoria, il cittadino dovrebbe essere pagato o ricevere sconti massicci per il servizio di selezione che svolge ma è stato manipolato sul suo senso civico e morale. Per l'ambiente ed il nostro futuro."Pensavate di salvare il pianeta? Stavate solo salvando i bilanci di chi gestisce i rifiuti. La raccolta differenziata porta a porta è stato il primo test per vedere quanto lavoro gratuito eravamo disposti a fare".

    Poi una volta che il sistema ha funzionato ci siamo ritrovati alle casse automatiche dei grandi supermercati, sempre con la spinta del "Ti conviene perchè salti la fila e fai prima". La realtà? State lavorando gratis per la GDO. Siete voi a passare i codici, a pesare la verdura, a gestire gli errori del software e a imbustare. Con il risultato che il supermercato risparmia sullo stipendio di un cassiere, ma i prezzi sullo scaffale sono saliti del 24,9%, dove ne abbiamo parlato ---> https://www.tuteladirittosoggettivo.it/forum/topic/quanto-pesa-la-spesa-degli-italiani/. Dove finisce il risparmio del costo del lavoro che abbiamo regalato noi facendo i cassieri? Finisce dritto nei margini degli speculatori. Il risparmio per un'azienda come la Coop (o qualsiasi grande catena della GDO) derivante dall'eliminazione di una singola postazione di cassa servita non si limita al solo stipendio, ma comprende una serie di "costi accessori" che l'automazione azzera completamente. Analizzando i dati del settore retail per il 2025-2026, ecco una stima realistica del risparmio annuale per ogni cassiere "sostituito" dalle macchine. Un cassiere full-time (livello medio CCNL Commercio) costa all'azienda molto più di quanto percepisca in busta paga:
    - Retribuzione Annua Lorda (RAL): circa 22.000€ - 26.000€.
    - Oneri previdenziali e assistenziali (INPS/INAIL): circa il 30% della RAL.
    - Accantonamento TFR e ratei (13ª e 14ª): circa il 15-20% della RAL.
    - Totale costo annuo per addetto: tra i 35.000€ e i 42.000€.
    Se prima servivano 4 cassieri per 4 casse (costo totale: ~160.000€), ora serve 1 solo addetto alla vigilanza per le stesse 4 casse automatiche (costo: ~40.000€).
    - Risparmio netto per blocco di casse: circa 120.000€ l'anno.

    L'automazione elimina variabili umane che pesano sul bilancio:
    - Malattie, ferie e permessi: La macchina non si assenta mai.
    - Formazione e sicurezza: Costi fissi obbligatori per ogni dipendente fisico.
    - Errori di cassa e ammanchi: La precisione digitale riduce le perdite monetarie dirette.

    Se consideriamo che ogni cliente impiega mediamente 3-5 minuti per fare il "lavoro del cassiere" (passare i prodotti, pesare, pagare), e moltiplichiamo questo tempo per le migliaia di clienti giornalieri di un punto vendita il supermercato riceve in "regalo" dai cittadini circa 30-50 ore di lavoro manuale gratuito al giorno. Al valore della manodopera base, questo è un ulteriore risparmio occulto di circa 15.000€ - 20.000€ annui per punto vendita.

    E dopo aver fatto l'operatore ecologico ed il cassiere di supermercato, si torna a casa a fare il segretario amministrativo. Obbligando i genitori all'uso esclusivo di SPID e CIE per ogni minima comunicazione, le scuole hanno smantellato il servizio di segreteria, ribaltando l'intero onere burocratico sulle famiglie. Oggi siamo noi a dover fare il data-entry, a monitorare portali spesso inefficienti e a risolvere bug informatici nelle nostre ore di riposo. Se il sistema non ci notifica un'assenza, la colpa è nostra: "Doveva vigilare lei". Lo Stato risparmia sul personale e noi paghiamo con il nostro tempo. La digitalizzazione deve essere un servizio, non un modo per trasformare i cittadini in impiegati amministrativi gratuiti. Se moltiplichi 20 minuti a settimana per 26 milioni di famiglie, ottieni una quantità di lavoro gratuito immane che genera risparmio per la PA, ma zero vantaggi per te. Il "sequestro del tempo" è la forma più sottile e pervasiva di prevaricazione burocratica del 2026. Mentre la narrazione ufficiale parla di "semplificazione digitale", la realtà è che lo Stato sta trasferendo l'intero onere lavorativo dell'amministrazione sulle spalle del cittadino ma anche tutte le colpe.

    Siamo di fronte a una forma di sequestro del tempo sistemico. Il tempo è un bene limitato e non riproducibile. Quando un'organizzazione, sia essa pubblica o privata, impone al cittadino di svolgere compiti amministrativi o logistici per proprio conto, sta di fatto prelevando una risorsa privata per ottimizzare i propri bilanci. Il metodo è sempre lo stesso: tu lavori, loro guadagnano e il tuo tempo sparisce. In un mondo che corre per rubarti un secondo di attenzione e trasformarlo in un profitto per qualcun altro, fermarsi a ragionare sui propri diritti è rivoluzionario. Ci hanno tolto il servizio e ci hanno dato il dovere di farlo al posto loro. È ora di riprenderci il nostro tempo.

    SIATE CONSAPEVOLI, SIATE LIBERI

    LEGGI QUI --->https://www.tuteladirittosoggettivo.it/forum/topic/il-sequestro-del-tempo/
    IL SEQUESTRO DEL TEMPO - NUOVO ARTICOLO SUL FORUM La raccolta differenziata porta a porta è stato il "paziente zero" del sequestro del tempo. È il primo grande esperimento di massa in cui un costo industriale è stato trasformato in un dovere morale del cittadino, facendogli fare gratis il lavoro che prima era a carico dell'azienda. Prima passava il camion e raccoglieva tutto; la separazione avveniva (o doveva avvenire) negli impianti. Oggi il lavoro lo fai tu. Separi, pulisci i contenitori, stocchi in casa (occupando il tuo spazio privato), esponi i bidoni secondo calendari rigidi. Quei 10-15 minuti al giorno dedicati alla gestione dei rifiuti sono ore di vita sottratte ogni mese. Moltiplicato per tutti i cittadini , è una mole di lavoro gratuito che ricevono "in dono". Infatti le aziende e le amministrazioni comunali continuano a spingere sulla raccolta differenziata spinta (porta a porta) per ragioni che non sono sempre legate all'efficienza tecnologica, ma a precisi vincoli normativi ed economici: - Obblighi Normativi UE e Nazionali: La legge italiana, in linea con le direttive europee, impone il raggiungimento di quote percentuali di raccolta differenziata "alla fonte" (ovvero fatta in casa dal cittadino). Spesso gli obiettivi sono legati alla qualità del materiale: la plastica o la carta separate alla fonte sono meno "contaminate" e hanno un valore di mercato superiore per i consorzi di riciclo (come CONAI) rispetto a quelle estratte meccanicamente dai rifiuti indifferenziati. - Investimenti e Profitto: Gestire impianti TMB avanzati richiede enormi investimenti iniziali. Al contrario, la raccolta porta a porta permette di esternalizzare il costo della selezione direttamente sul tempo e sullo sforzo del cittadino. In questo modo, l'azienda riceve materiale già parzialmente lavorato gratuitamente, incassando i contributi per il riciclo mentre la TARI continua a riflettere i costi di una logistica complessa. - Evoluzione Tecnologica 2025-2026: Le ultime tendenze nel riciclo industriale mostrano che l'Intelligenza Artificiale e la sensoristica SMART stanno rendendo gli impianti TMB capaci di separare i rifiuti con una precisione mai vista prima, riducendo drasticamente la massa di scarti da inviare in discarica. Nonostante ciò, il "sequestro del tempo" rimane il modello preferito perché garantisce una catena di controllo sociale ed economica consolidata. In sintesi, il cittadino agisce come il "primo anello della catena di montaggio" di un'industria multimilionaria, svolgendo gratis un compito che le macchine potrebbero già fare, spesso senza vedere benefici reali sulla tariffa finale data la tendenza all'aumento della TARI (media nazionale ~340€ nel 2025, +3,3%) che, nonostante l'introduzione di sistemi virtuosi, è un fenomeno riscontrabile in gran parte d'Italia. Sebbene i sistemi come il porta a porta e la tariffa puntuale (TARIC) mirino a premiare chi differenzia meglio, diversi fattori strutturali spingono le tariffe verso l'alto a livello nazionale. In teoria, il cittadino dovrebbe essere pagato o ricevere sconti massicci per il servizio di selezione che svolge ma è stato manipolato sul suo senso civico e morale. Per l'ambiente ed il nostro futuro."Pensavate di salvare il pianeta? Stavate solo salvando i bilanci di chi gestisce i rifiuti. La raccolta differenziata porta a porta è stato il primo test per vedere quanto lavoro gratuito eravamo disposti a fare". Poi una volta che il sistema ha funzionato ci siamo ritrovati alle casse automatiche dei grandi supermercati, sempre con la spinta del "Ti conviene perchè salti la fila e fai prima". La realtà? State lavorando gratis per la GDO. Siete voi a passare i codici, a pesare la verdura, a gestire gli errori del software e a imbustare. Con il risultato che il supermercato risparmia sullo stipendio di un cassiere, ma i prezzi sullo scaffale sono saliti del 24,9%, dove ne abbiamo parlato ---> https://www.tuteladirittosoggettivo.it/forum/topic/quanto-pesa-la-spesa-degli-italiani/. Dove finisce il risparmio del costo del lavoro che abbiamo regalato noi facendo i cassieri? Finisce dritto nei margini degli speculatori. Il risparmio per un'azienda come la Coop (o qualsiasi grande catena della GDO) derivante dall'eliminazione di una singola postazione di cassa servita non si limita al solo stipendio, ma comprende una serie di "costi accessori" che l'automazione azzera completamente. Analizzando i dati del settore retail per il 2025-2026, ecco una stima realistica del risparmio annuale per ogni cassiere "sostituito" dalle macchine. Un cassiere full-time (livello medio CCNL Commercio) costa all'azienda molto più di quanto percepisca in busta paga: - Retribuzione Annua Lorda (RAL): circa 22.000€ - 26.000€. - Oneri previdenziali e assistenziali (INPS/INAIL): circa il 30% della RAL. - Accantonamento TFR e ratei (13ª e 14ª): circa il 15-20% della RAL. - Totale costo annuo per addetto: tra i 35.000€ e i 42.000€. Se prima servivano 4 cassieri per 4 casse (costo totale: ~160.000€), ora serve 1 solo addetto alla vigilanza per le stesse 4 casse automatiche (costo: ~40.000€). - Risparmio netto per blocco di casse: circa 120.000€ l'anno. L'automazione elimina variabili umane che pesano sul bilancio: - Malattie, ferie e permessi: La macchina non si assenta mai. - Formazione e sicurezza: Costi fissi obbligatori per ogni dipendente fisico. - Errori di cassa e ammanchi: La precisione digitale riduce le perdite monetarie dirette. Se consideriamo che ogni cliente impiega mediamente 3-5 minuti per fare il "lavoro del cassiere" (passare i prodotti, pesare, pagare), e moltiplichiamo questo tempo per le migliaia di clienti giornalieri di un punto vendita il supermercato riceve in "regalo" dai cittadini circa 30-50 ore di lavoro manuale gratuito al giorno. Al valore della manodopera base, questo è un ulteriore risparmio occulto di circa 15.000€ - 20.000€ annui per punto vendita. E dopo aver fatto l'operatore ecologico ed il cassiere di supermercato, si torna a casa a fare il segretario amministrativo. Obbligando i genitori all'uso esclusivo di SPID e CIE per ogni minima comunicazione, le scuole hanno smantellato il servizio di segreteria, ribaltando l'intero onere burocratico sulle famiglie. Oggi siamo noi a dover fare il data-entry, a monitorare portali spesso inefficienti e a risolvere bug informatici nelle nostre ore di riposo. Se il sistema non ci notifica un'assenza, la colpa è nostra: "Doveva vigilare lei". Lo Stato risparmia sul personale e noi paghiamo con il nostro tempo. La digitalizzazione deve essere un servizio, non un modo per trasformare i cittadini in impiegati amministrativi gratuiti. Se moltiplichi 20 minuti a settimana per 26 milioni di famiglie, ottieni una quantità di lavoro gratuito immane che genera risparmio per la PA, ma zero vantaggi per te. Il "sequestro del tempo" è la forma più sottile e pervasiva di prevaricazione burocratica del 2026. Mentre la narrazione ufficiale parla di "semplificazione digitale", la realtà è che lo Stato sta trasferendo l'intero onere lavorativo dell'amministrazione sulle spalle del cittadino ma anche tutte le colpe. Siamo di fronte a una forma di sequestro del tempo sistemico. Il tempo è un bene limitato e non riproducibile. Quando un'organizzazione, sia essa pubblica o privata, impone al cittadino di svolgere compiti amministrativi o logistici per proprio conto, sta di fatto prelevando una risorsa privata per ottimizzare i propri bilanci. Il metodo è sempre lo stesso: tu lavori, loro guadagnano e il tuo tempo sparisce. In un mondo che corre per rubarti un secondo di attenzione e trasformarlo in un profitto per qualcun altro, fermarsi a ragionare sui propri diritti è rivoluzionario. Ci hanno tolto il servizio e ci hanno dato il dovere di farlo al posto loro. È ora di riprenderci il nostro tempo. SIATE CONSAPEVOLI, SIATE LIBERI LEGGI QUI --->https://www.tuteladirittosoggettivo.it/forum/topic/il-sequestro-del-tempo/
    WWW.TUTELADIRITTOSOGGETTIVO.IT
    QUANTO PESA LA SPESA DEGLI ITALIANI?
    A causa dei vari movimenti geopolitici (ne abbiamo parlato ---> QUI), tra i primi la "guerra in Ucraina", c'è stato un cospicuo aumento …
    0 Comments 0 Shares 7K Views
More Results