• LE MULTE CANCELLATE. LA VERITÀ DOPO GLI OBBLIGHI

    Le sanzioni da 100 euro per l’obbligo vaccinale anti-Covid, inviate a migliaia di cittadini, sono state annullate.
    Con il decreto Milleproroghe, lo Stato ha deciso di cancellare tutte le multe non ancora riscosse, chiudendo i procedimenti avviati tramite l’Agenzia delle Entrate.
    Chi non aveva pagato, non dovrà più farlo.
    Chi aveva già pagato, invece, non riceverà alcun rimborso.

    Per anni quelle multe sono state presentate come necessarie, giuste, inevitabili.
    Oggi vengono archiviate in silenzio, senza scuse e senza riparazione per chi ha obbedito.
    Se una sanzione viene cancellata perché non più ritenuta legittima o opportuna, la domanda è semplice:
    era giusto imporla?
    E perché chi ha pagato resta l’unico a pagarne il prezzo?
    La pandemia ha lasciato cicatrici profonde. Questa è una di quelle che nessuno vuole discutere.

    Non è una vittoria.
    È la dimostrazione che qualcosa non torna.
    Scrivi nei commenti cosa ne pensi.
    Segui Malore Improvviso News per non archiviare anche la memoria.

    #MaloreImprovvisoNews #ObbligoVaccinale #MulteCovid #Milleproroghe #AgenziaDelleEntrate #Diritti #Memoria
    LE MULTE CANCELLATE. LA VERITÀ DOPO GLI OBBLIGHI Le sanzioni da 100 euro per l’obbligo vaccinale anti-Covid, inviate a migliaia di cittadini, sono state annullate. Con il decreto Milleproroghe, lo Stato ha deciso di cancellare tutte le multe non ancora riscosse, chiudendo i procedimenti avviati tramite l’Agenzia delle Entrate. Chi non aveva pagato, non dovrà più farlo. Chi aveva già pagato, invece, non riceverà alcun rimborso. Per anni quelle multe sono state presentate come necessarie, giuste, inevitabili. Oggi vengono archiviate in silenzio, senza scuse e senza riparazione per chi ha obbedito. Se una sanzione viene cancellata perché non più ritenuta legittima o opportuna, la domanda è semplice: era giusto imporla? E perché chi ha pagato resta l’unico a pagarne il prezzo? La pandemia ha lasciato cicatrici profonde. Questa è una di quelle che nessuno vuole discutere. Non è una vittoria. È la dimostrazione che qualcosa non torna. Scrivi nei commenti cosa ne pensi. Segui Malore Improvviso News per non archiviare anche la memoria. #MaloreImprovvisoNews #ObbligoVaccinale #MulteCovid #Milleproroghe #AgenziaDelleEntrate #Diritti #Memoria
    Angry
    1
    0 Yorumlar 0 hisse senetleri 342 Views
  • L'OPERAZIONE CHIRURGICA HARRY:
    OLTRE IL NUBRIFAGIO...QUESTO È SOLO L'INIZIO!

    Mentre le vostre bacheche si riempiono di foto di fango e lacrime, c’è un’immagine che nessuno osa mostrarvi. Guardate questo colosso d’acciaio che solca le nostre acque proprio ora, non è una coincidenza. È la Karadeniz Powership Kaya Bey.
    Si tratta di una centrale elettrica galleggiante (nota come powership), di proprietà della compagnia turca Karadeniz Holding e gestita da Karpowership.

    A) Funzione: È una nave progettata per fornire energia elettrica a città costiere o regioni che soffrono di carenze energetiche. Nel 2010 era considerata la più grande powership del mondo.

    B) Capacità: Ha una potenza di generazione di circa 216 MW Kaya Bey, una fortezza da 216 Megawatt di potenza pura.

    Mentre i telegiornali leggono il copione del "maltempo eccezionale", la realtà è molto più oscura.
    Quello che chiamano "Ciclone Harry" è una dimostrazione di forza energetica e di operazione chirurgica, in Sicilia, Sardegna e Calabria.
    Il mare non sta solo "salendo", sta divorando chilometri di costa con una violenza mai vista. Spiagge cancellate: Da Mondello al Poetto, da San Vito Lo Capo alle coste della Gallura, il paesaggio è irriconoscibile. L'arenile è scomparso, risucchiato da correnti anomale che sembrano generate artificialmente. Il Sud in ginocchio: Mentre le perle del nostro turismo vengono rase al suolo, questa centrale elettrica galleggiante di 241 metri staziona indisturbata.

    Perché una nave che ha operato in scenari di guerra e crisi energetiche globali come l'Iraq e il Pakistan si trova in Italia? Perché è il test del test

    A ) Potenza Fuori Controllo: 216 MW non servono a illuminare lampadine. È un’energia titanica che, se convogliata, può eccitare la ionosfera e creare "muri d'acqua" solidi.

    B) L'Arma Elettromagnetica: Quelle decine di torri che svettano dalla coperta non sono semplici scarichi. Sono emettitori. Mentre il cielo sopra il Sud Italia esplode, la Kaya Bey scarica la sua potenza nel sistema, alimentando il cuore del ciclone Harry e dirigendolo con precisione chirurgica contro le nostre coste.

    Il test finale?
    Stanno guardando come reagisce il territorio. Stanno guardando come spariscono le spiagge sotto i colpi di una frequenza energetica che l'occhio umano non può vedere, ma che la natura subisce.
    NON È CLIMA È DOMINIO.
    Mentre voi contate i danni e cercate di salvare il salvabile dal fango, loro monitorano i grafici di produzione energetica. Harry non è un fenomeno naturale: è un esperimento di guerra ambientale e la Kaya Bey è il generatore che lo tiene in vita.
    Smettete di chiamarlo maltempo è un attacco al cuore del Mediterraneo. Mentre la Sicilia, la Sardegna e la Calabria affogano, la centrale galleggiante continua a pompare energia nel sistema, e solo l'inizio anche perché i veri grandi reset si fanno anche così .

    https://www.facebook.com/share/v/1GxKz3H89u/
    L'OPERAZIONE CHIRURGICA HARRY: OLTRE IL NUBRIFAGIO...QUESTO È SOLO L'INIZIO! Mentre le vostre bacheche si riempiono di foto di fango e lacrime, c’è un’immagine che nessuno osa mostrarvi. Guardate questo colosso d’acciaio che solca le nostre acque proprio ora, non è una coincidenza. È la Karadeniz Powership Kaya Bey. Si tratta di una centrale elettrica galleggiante (nota come powership), di proprietà della compagnia turca Karadeniz Holding e gestita da Karpowership. A) Funzione: È una nave progettata per fornire energia elettrica a città costiere o regioni che soffrono di carenze energetiche. Nel 2010 era considerata la più grande powership del mondo. B) Capacità: Ha una potenza di generazione di circa 216 MW Kaya Bey, una fortezza da 216 Megawatt di potenza pura. Mentre i telegiornali leggono il copione del "maltempo eccezionale", la realtà è molto più oscura. Quello che chiamano "Ciclone Harry" è una dimostrazione di forza energetica e di operazione chirurgica, in Sicilia, Sardegna e Calabria. Il mare non sta solo "salendo", sta divorando chilometri di costa con una violenza mai vista. Spiagge cancellate: Da Mondello al Poetto, da San Vito Lo Capo alle coste della Gallura, il paesaggio è irriconoscibile. L'arenile è scomparso, risucchiato da correnti anomale che sembrano generate artificialmente. Il Sud in ginocchio: Mentre le perle del nostro turismo vengono rase al suolo, questa centrale elettrica galleggiante di 241 metri staziona indisturbata. Perché una nave che ha operato in scenari di guerra e crisi energetiche globali come l'Iraq e il Pakistan si trova in Italia? Perché è il test del test A ) Potenza Fuori Controllo: 216 MW non servono a illuminare lampadine. È un’energia titanica che, se convogliata, può eccitare la ionosfera e creare "muri d'acqua" solidi. B) L'Arma Elettromagnetica: Quelle decine di torri che svettano dalla coperta non sono semplici scarichi. Sono emettitori. Mentre il cielo sopra il Sud Italia esplode, la Kaya Bey scarica la sua potenza nel sistema, alimentando il cuore del ciclone Harry e dirigendolo con precisione chirurgica contro le nostre coste. Il test finale? Stanno guardando come reagisce il territorio. Stanno guardando come spariscono le spiagge sotto i colpi di una frequenza energetica che l'occhio umano non può vedere, ma che la natura subisce. NON È CLIMA È DOMINIO. Mentre voi contate i danni e cercate di salvare il salvabile dal fango, loro monitorano i grafici di produzione energetica. Harry non è un fenomeno naturale: è un esperimento di guerra ambientale e la Kaya Bey è il generatore che lo tiene in vita. Smettete di chiamarlo maltempo è un attacco al cuore del Mediterraneo. Mentre la Sicilia, la Sardegna e la Calabria affogano, la centrale galleggiante continua a pompare energia nel sistema, e solo l'inizio anche perché i veri grandi reset si fanno anche così . https://www.facebook.com/share/v/1GxKz3H89u/
    Angry
    1
    0 Yorumlar 0 hisse senetleri 273 Views
  • Estratto dal discorso di Papa Leone XIV al corpo diplomatico. 16- Maggio 2025-https://share.google/ZYJFegd9cEXlErptd
    Nel nostro dialogo vorrei che tenessimo presente tre parole-chiave, ( pace, giustizia, verità n.d.r.) che costituiscono i pilastri dell’azione missionaria della Chiesa e del lavoro della diplomazia della Santa Sede.

    La prima parola è pace. Troppe volte la consideriamo una parola “negativa”, ossia come mera assenza di guerra e di conflitto, poiché la contrapposizione è parte della natura umana e ci accompagna sempre, spingendoci troppo spesso a vivere in un costante “stato di conflitto”: in casa, al lavoro, nella società. La pace allora sembra una semplice tregua, un momento di riposo tra una contesa e l’altra, poiché, per quanto ci si sforzi, le tensioni sono sempre presenti, un po’ come la brace che cova sotto la cenere, pronta a riaccendersi in ogni momento.

    Nella prospettiva cristiana — come anche in quella di altre esperienze religiose — la pace è anzitutto un dono: il primo dono di Cristo: «Vi do la mia pace» (Gv 14, 27). Essa è però un dono attivo, coinvolgente, che interessa e impegna ciascuno di noi, indipendentemente dalla provenienza culturale e dall’appartenenza religiosa, e che esige anzitutto un lavoro su sé stessi. La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi.

    In quest’ottica, ritengo fondamentale il contributo che le religioni e il dialogo interreligioso possono svolgere per favorire contesti di pace. Ciò naturalmente esige il pieno rispetto della libertà religiosa in ogni Paese, poiché l’esperienza religiosa è una dimensione fondamentale della persona umana, tralasciando la quale è difficile, se non impossibile, compiere quella purificazione del cuore necessaria per costruire relazioni di pace.

    A partire da questo lavoro, che tutti siamo chiamati a fare, si possono sradicare le premesse di ogni conflitto e di ogni distruttiva volontà di conquista. Ciò esige anche una sincera volontà di dialogo, animata dal desiderio di incontrarsi più che di scontrarsi. In questa prospettiva è necessario ridare respiro alla diplomazia multilaterale e a quelle istituzioni internazionali che sono state volute e pensate anzitutto per porre rimedio alle contese che potessero insorgere in seno alla Comunità internazionale. Certo, occorre anche la volontà di smettere di produrre strumenti di distruzione e di morte, poiché, come ricordava Papa Francesco nel suo ultimo Messaggio Urbi et Orbi, «nessuna pace è possibile senza un vero disarmo [e] l’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo» (1).

    La seconda parola è giustizia. Perseguire la pace esige di praticare la giustizia. Come ho già avuto modo di accennare, ho scelto il mio nome pensando anzitutto a Leone XIII, il Papa della prima grande enciclica sociale, la Rerum novarum. Nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo, la Santa Sede non può esimersi dal far sentire la propria voce dinanzi ai numerosi squilibri e alle ingiustizie che conducono, tra l’altro, a condizioni indegne di lavoro e a società sempre più frammentate e conflittuali. Occorre peraltro adoperarsi per porre rimedio alle disparità globali, che vedono opulenza e indigenza tracciare solchi profondi tra continenti, Paesi e anche all’interno di singole società.

    È compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate. Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, «società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società» (2). Inoltre, nessuno può esimersi dal favorire contesti in cui sia tutelata la dignità di ogni persona, specialmente di quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato.

    La mia stessa storia è quella di un cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato. Ciascuno di noi, nel corso della vita, si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio.

    La terza parola è verità. Non si possono costruire relazioni veramente pacifiche, anche in seno alla Comunità internazionale, senza verità. Laddove le parole assumono connotati ambigui e ambivalenti e il mondo virtuale, con la sua mutata percezione del reale, prende il sopravvento senza controllo, è arduo costruire rapporti autentici, poiché vengono meno le premesse oggettive e reali della comunicazione.

    Da parte sua, la Chiesa non può mai esimersi dal dire la verità sull’uomo e sul mondo, ricorrendo quando necessario anche ad un linguaggio schietto, che può suscitare qualche iniziale incomprensione. La verità però non è mai disgiunta dalla carità, che alla radice ha sempre la preoccupazione per la vita e il bene di ogni uomo e donna. D’altronde, nella prospettiva cristiana, la verità non è l’affermazione di principi astratti e disincarnati, ma l’incontro con la persona stessa di Cristo, che vive nella comunità dei credenti. Così la verità non ci allontana, anzi ci consente di affrontare con miglior vigore le sfide del nostro tempo, come le migrazioni, l’uso etico dell’intelligenza artificiale e la salvaguardia della nostra amata Terra. Sono sfide che richiedono l’impegno e la collaborazione di tutti, poiché nessuno può pensare di affrontarle da solo.
    Estratto dal discorso di Papa Leone XIV al corpo diplomatico. 16- Maggio 2025-https://share.google/ZYJFegd9cEXlErptd Nel nostro dialogo vorrei che tenessimo presente tre parole-chiave, ( pace, giustizia, verità n.d.r.) che costituiscono i pilastri dell’azione missionaria della Chiesa e del lavoro della diplomazia della Santa Sede. La prima parola è pace. Troppe volte la consideriamo una parola “negativa”, ossia come mera assenza di guerra e di conflitto, poiché la contrapposizione è parte della natura umana e ci accompagna sempre, spingendoci troppo spesso a vivere in un costante “stato di conflitto”: in casa, al lavoro, nella società. La pace allora sembra una semplice tregua, un momento di riposo tra una contesa e l’altra, poiché, per quanto ci si sforzi, le tensioni sono sempre presenti, un po’ come la brace che cova sotto la cenere, pronta a riaccendersi in ogni momento. Nella prospettiva cristiana — come anche in quella di altre esperienze religiose — la pace è anzitutto un dono: il primo dono di Cristo: «Vi do la mia pace» (Gv 14, 27). Essa è però un dono attivo, coinvolgente, che interessa e impegna ciascuno di noi, indipendentemente dalla provenienza culturale e dall’appartenenza religiosa, e che esige anzitutto un lavoro su sé stessi. La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi. In quest’ottica, ritengo fondamentale il contributo che le religioni e il dialogo interreligioso possono svolgere per favorire contesti di pace. Ciò naturalmente esige il pieno rispetto della libertà religiosa in ogni Paese, poiché l’esperienza religiosa è una dimensione fondamentale della persona umana, tralasciando la quale è difficile, se non impossibile, compiere quella purificazione del cuore necessaria per costruire relazioni di pace. A partire da questo lavoro, che tutti siamo chiamati a fare, si possono sradicare le premesse di ogni conflitto e di ogni distruttiva volontà di conquista. Ciò esige anche una sincera volontà di dialogo, animata dal desiderio di incontrarsi più che di scontrarsi. In questa prospettiva è necessario ridare respiro alla diplomazia multilaterale e a quelle istituzioni internazionali che sono state volute e pensate anzitutto per porre rimedio alle contese che potessero insorgere in seno alla Comunità internazionale. Certo, occorre anche la volontà di smettere di produrre strumenti di distruzione e di morte, poiché, come ricordava Papa Francesco nel suo ultimo Messaggio Urbi et Orbi, «nessuna pace è possibile senza un vero disarmo [e] l’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo» (1). La seconda parola è giustizia. Perseguire la pace esige di praticare la giustizia. Come ho già avuto modo di accennare, ho scelto il mio nome pensando anzitutto a Leone XIII, il Papa della prima grande enciclica sociale, la Rerum novarum. Nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo, la Santa Sede non può esimersi dal far sentire la propria voce dinanzi ai numerosi squilibri e alle ingiustizie che conducono, tra l’altro, a condizioni indegne di lavoro e a società sempre più frammentate e conflittuali. Occorre peraltro adoperarsi per porre rimedio alle disparità globali, che vedono opulenza e indigenza tracciare solchi profondi tra continenti, Paesi e anche all’interno di singole società. È compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate. Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, «società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società» (2). Inoltre, nessuno può esimersi dal favorire contesti in cui sia tutelata la dignità di ogni persona, specialmente di quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato. La mia stessa storia è quella di un cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato. Ciascuno di noi, nel corso della vita, si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio. La terza parola è verità. Non si possono costruire relazioni veramente pacifiche, anche in seno alla Comunità internazionale, senza verità. Laddove le parole assumono connotati ambigui e ambivalenti e il mondo virtuale, con la sua mutata percezione del reale, prende il sopravvento senza controllo, è arduo costruire rapporti autentici, poiché vengono meno le premesse oggettive e reali della comunicazione. Da parte sua, la Chiesa non può mai esimersi dal dire la verità sull’uomo e sul mondo, ricorrendo quando necessario anche ad un linguaggio schietto, che può suscitare qualche iniziale incomprensione. La verità però non è mai disgiunta dalla carità, che alla radice ha sempre la preoccupazione per la vita e il bene di ogni uomo e donna. D’altronde, nella prospettiva cristiana, la verità non è l’affermazione di principi astratti e disincarnati, ma l’incontro con la persona stessa di Cristo, che vive nella comunità dei credenti. Così la verità non ci allontana, anzi ci consente di affrontare con miglior vigore le sfide del nostro tempo, come le migrazioni, l’uso etico dell’intelligenza artificiale e la salvaguardia della nostra amata Terra. Sono sfide che richiedono l’impegno e la collaborazione di tutti, poiché nessuno può pensare di affrontarle da solo.
    SHARE.GOOGLE
    Papa Leone XIV incontra il Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede - Pace Giustizia Verità - L'Osservatore Romano
    Pace, giustizia e verità: sono «i pilastri dell’azione missionaria della Chiesa e del lavoro della diplomazia della Santa Sede» ricordati da Papa Leone XIV stamani, venerdì 16 maggio, nell’udienza al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ricevuto nella Sala Clementina. Il Pontefice ha anche sottolineato che è tempo di lasciare alle spalle le contese e cominciare un cammino nuovo di speranza a partire dai contesti più provati come l’Ucraina e la Terra Santa - il discorso del Papa
    Like
    1
    0 Yorumlar 0 hisse senetleri 733 Views
  • Capire la giustizia per scegliere consapevolmente

    Penso sia giusto entrare nel merito delle varie materie, anche – e forse soprattutto – di quelle più complesse e meno “mediate” dal dibattito quotidiano.

    La Riforma della Giustizia (Riforma Nordio) e i quesiti del Referendum del 22/23 marzo rientrano pienamente in questa categoria: temi tecnici, articolati, che non si prestano a slogan ma che possono produrre effetti sistemici rilevanti sull’assetto costituzionale, sull’equilibrio dei poteri e sui diritti dei cittadini.

    Non tutte le riforme sono immediatamente comprensibili. Alcune nascondono criticità, costi indiretti e conseguenze di medio-lungo periodo che una cittadinanza davvero attiva e consapevole ha il dovere di analizzare, al di là delle appartenenze politiche e delle consuete contrapposizioni ideologiche, spesso più identitarie che fondate sul merito.

    Evento di approfondimento pubblico
    Riforma della giustizia: cosa cambia davvero?
    Costi, rischi e nessun beneficio per i cittadini

    🗓 Venerdì 23 gennaio 2026 – ore 21.00
    Cooperativa Labriola – Via Falck 51, Milano (MM San Leonardo)

    🎙 Intervengono

    Maria Agostina Cabiddu, costituzionalista, Ordinaria di Istituzioni di diritto pubblico – Politecnico di Milano

    Armando Spataro, già magistrato

    Modera
    Maxia Zandonai, giornalista

    Un’occasione preziosa per entrare nel merito dei contenuti, comprendere i nodi giuridici e costituzionali della riforma e approfondire, con rigore e competenza, le ragioni del NO al referendum, senza semplificazioni né tifo da stadio. Un confronto aperto, informato, accessibile anche a chi non è addetto ai lavori ma vuole capire davvero.

    Partecipare, informarsi e discutere è il primo passo per esercitare un voto libero, responsabile e consapevole.

    #RiformaDellaGiustizia #Referendum2026 #CittadinanzaAttiva #Costituzione #StatoDiDiritto
    #Approfondimento #Democrazia #Partecipazione #VotoConsapevole #NOalReferendum
    🧭 Capire la giustizia per scegliere consapevolmente Penso sia giusto entrare nel merito delle varie materie, anche – e forse soprattutto – di quelle più complesse e meno “mediate” dal dibattito quotidiano. La Riforma della Giustizia (Riforma Nordio) e i quesiti del Referendum del 22/23 marzo rientrano pienamente in questa categoria: temi tecnici, articolati, che non si prestano a slogan ma che possono produrre effetti sistemici rilevanti sull’assetto costituzionale, sull’equilibrio dei poteri e sui diritti dei cittadini. Non tutte le riforme sono immediatamente comprensibili. Alcune nascondono criticità, costi indiretti e conseguenze di medio-lungo periodo che una cittadinanza davvero attiva e consapevole ha il dovere di analizzare, al di là delle appartenenze politiche e delle consuete contrapposizioni ideologiche, spesso più identitarie che fondate sul merito. 📌 Evento di approfondimento pubblico Riforma della giustizia: cosa cambia davvero? Costi, rischi e nessun beneficio per i cittadini 🗓 Venerdì 23 gennaio 2026 – ore 21.00 📍 Cooperativa Labriola – Via Falck 51, Milano (MM San Leonardo) 🎙 Intervengono Maria Agostina Cabiddu, costituzionalista, Ordinaria di Istituzioni di diritto pubblico – Politecnico di Milano Armando Spataro, già magistrato 🎤 Modera Maxia Zandonai, giornalista Un’occasione preziosa per entrare nel merito dei contenuti, comprendere i nodi giuridici e costituzionali della riforma e approfondire, con rigore e competenza, le ragioni del NO al referendum, senza semplificazioni né tifo da stadio. Un confronto aperto, informato, accessibile anche a chi non è addetto ai lavori ma vuole capire davvero. 👉 Partecipare, informarsi e discutere è il primo passo per esercitare un voto libero, responsabile e consapevole. #RiformaDellaGiustizia #Referendum2026 #CittadinanzaAttiva #Costituzione #StatoDiDiritto #Approfondimento #Democrazia #Partecipazione #VotoConsapevole #NOalReferendum
    0 Yorumlar 0 hisse senetleri 703 Views
  • LILIN ASSOLUTAMENTE DA SENTIRE
    https://youtu.be/GYvK_7YA5nY?si=7Z8nHFIMtimECSZY
    Lilin spiega la battaglia in corso tra globalisti europei che vogliono distruggere gli stati e i diritti dei cittadini, e capitalisti vecchio stampo con Trump che vogliono continuare a fare affari controllando governi apparentemente democratici.
    ASCOLTATE poi ragionate con la vostra testa.
    LILIN ASSOLUTAMENTE DA SENTIRE https://youtu.be/GYvK_7YA5nY?si=7Z8nHFIMtimECSZY Lilin spiega la battaglia in corso tra globalisti europei che vogliono distruggere gli stati e i diritti dei cittadini, e capitalisti vecchio stampo con Trump che vogliono continuare a fare affari controllando governi apparentemente democratici. ASCOLTATE poi ragionate con la vostra testa.
    0 Yorumlar 0 hisse senetleri 262 Views
  • VERONA, STRASBURGO, PADOVA:LA PROTESTA DEGLI AGRICOLTORI NON SI FERMA E CRESCE DI CONSENSO

    Una mobilitazione trasversale e compatta per ribadire il un deciso NO alla follia del Mercosur, un trattato contro un intero comparto agro-alimentare e contro la salute dei consumatori italiani ed europei già trattati come cavie a più riprese dai potentati di Bruxelles al servizio di tutti tranne che dei propri cittadini
    Dopo Milano, Parma Verona e la grande manifestazione di Strasburgo, la mobilitazione continua con l'annuncio di partecipazione in ulteriori citta:
    (Per le iniziative in divenire consultare le pagine social ufficiali di Coapi, Riscatto agricolo e tutte le principali associazioni aderenti alla mobilitazione)

    VERONA, STRASBOURG, PADUA: THE FARMERS' PROTEST DOESN'T STOP AND IS GROWING IN CONSENT

    A transversal and compact mobilization to reiterate a decisive NO to the madness of Mercosur, a treaty against an entire agri-food sector and against the health of Italian and European consumers already treated as guinea pigs on several occasions by the potentates of Brussels at the service of everyone except their own citizens
    After Milan, Parma Verona and the great demonstration in Strasbourg, the mobilization continues with the announcement of participation in further cities:
    (For ongoing initiatives, consult the official social pages of Coapi, Riscattoagricoltura and all the main associations participating in the mobilization)

    #Nomercosur #Coapi #Riscattoagricolo #agricoltori #madeinitaly #Efsa #movimentoperleliberta #NoEuropa #Mpl #sovranità.

    https://www.lastampa.it/esteri/2026/01/20/video/strasburgo_gli_agricoltori_contro_laccordo_mercosur_1000_trattori_in_piazza-15475480/

    https://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/mondo_agricolo/2026/01/20/agricoltori-in-piazza-a-strasburgo-contro-mercosur.-in-arrivo-mille-trattori_58f3145e-52b4-4b39-abc6-47d07c2665b7.html

    https://stream24.ilsole24ore.com/video/mondo/migliaia-agricoltori-protestano-strasburgo-stop-mercosur/AI09Srx

    https://www.rainews.it/amp/video/2026/01/mercosur-i-trattori-bloccano-laeroporto-di-bruxelles-nellarea-cargo-3c86b9c3-e126-469e-af15-73566b8ffe30.html

    https://www.ilgiorno.it/monza-brianza/economia/dalla-brianza-a-bruxelles-la-4dc283c1

    https://www.larena.it/argomenti/economia/economia-veronese/no-mercosur-no-imposizioni-europee-clacson-e-trattori-in-cortei-per-la-protesta-degli-agricoltori-1.12902410

    https://www.facebook.com/share/p/1AEM4CHx3q/

    https://www.veronasera.it/attualita/proteste-agricoltori-mercousur.html
    VERONA, STRASBURGO, PADOVA:LA PROTESTA DEGLI AGRICOLTORI NON SI FERMA E CRESCE DI CONSENSO Una mobilitazione trasversale e compatta per ribadire il un deciso NO alla follia del Mercosur, un trattato contro un intero comparto agro-alimentare e contro la salute dei consumatori italiani ed europei già trattati come cavie a più riprese dai potentati di Bruxelles al servizio di tutti tranne che dei propri cittadini Dopo Milano, Parma Verona e la grande manifestazione di Strasburgo, la mobilitazione continua con l'annuncio di partecipazione in ulteriori citta: (Per le iniziative in divenire consultare le pagine social ufficiali di Coapi, Riscatto agricolo e tutte le principali associazioni aderenti alla mobilitazione) VERONA, STRASBOURG, PADUA: THE FARMERS' PROTEST DOESN'T STOP AND IS GROWING IN CONSENT A transversal and compact mobilization to reiterate a decisive NO to the madness of Mercosur, a treaty against an entire agri-food sector and against the health of Italian and European consumers already treated as guinea pigs on several occasions by the potentates of Brussels at the service of everyone except their own citizens After Milan, Parma Verona and the great demonstration in Strasbourg, the mobilization continues with the announcement of participation in further cities: (For ongoing initiatives, consult the official social pages of Coapi, Riscattoagricoltura and all the main associations participating in the mobilization) #Nomercosur #Coapi #Riscattoagricolo #agricoltori #madeinitaly #Efsa #movimentoperleliberta #NoEuropa #Mpl #sovranità. https://www.lastampa.it/esteri/2026/01/20/video/strasburgo_gli_agricoltori_contro_laccordo_mercosur_1000_trattori_in_piazza-15475480/ https://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/mondo_agricolo/2026/01/20/agricoltori-in-piazza-a-strasburgo-contro-mercosur.-in-arrivo-mille-trattori_58f3145e-52b4-4b39-abc6-47d07c2665b7.html https://stream24.ilsole24ore.com/video/mondo/migliaia-agricoltori-protestano-strasburgo-stop-mercosur/AI09Srx https://www.rainews.it/amp/video/2026/01/mercosur-i-trattori-bloccano-laeroporto-di-bruxelles-nellarea-cargo-3c86b9c3-e126-469e-af15-73566b8ffe30.html https://www.ilgiorno.it/monza-brianza/economia/dalla-brianza-a-bruxelles-la-4dc283c1 https://www.larena.it/argomenti/economia/economia-veronese/no-mercosur-no-imposizioni-europee-clacson-e-trattori-in-cortei-per-la-protesta-degli-agricoltori-1.12902410 https://www.facebook.com/share/p/1AEM4CHx3q/ https://www.veronasera.it/attualita/proteste-agricoltori-mercousur.html
    Love
    1
    0 Yorumlar 0 hisse senetleri 1K Views
  • ROBERT ROSENTHAL - LE PIÙ GRANDI BUGIE SIONISTE DI TUTTI I TEMPI

    Di Robert Rosenthal - 29 novembre 2025

    Il Sionismo si è sempre basato su miti, distorsioni e falsità per mantenere il sostegno del pubblico occidentale. Le falsità Sioniste hanno tenuto generazioni di Sionisti ebrei e sostenitori non ebrei di quel Progetto Razzista completamente disinformati.

    Dopo due anni di Genocidio trasmesso in diretta video su internet, abbiamo visto cosa succede quando ebrei con menti e cuori aperti, che il Sionismo non ha ancora indurito, affrontano finalmente la realtà di quel movimento disonesto, Razzista, violento e moralmente fallito: tendono ad andarsene. E una volta andati via, raramente tornano.

    Sono stato introdotto al Sionismo in giovane età, quando generalmente credevo a ciò che mi dicevano le figure autoritarie. Come ebreo del Baby Boom (1946-1964), non ho avuto facile accesso a informazioni veritiere sulla Palestina e Israele. Non abbiamo mai sentito voci palestinesi e non ricordo di aver mai parlato con un ebreo antisionista. L'insegnamento che ho ricevuto era completamente fazioso, unilaterale e, a posteriori, profondamente offensivo.

    A causa della persuasività della Propaganda Sionista, ho trascorso più di metà della mia vita a difendere Israele. Quando finalmente ho scoperto la vera storia, sono rimasto sconvolto e furioso.

    Dopo anni passati a cercare scuse per quelli che ora so essere i Crimini Contro l'Umanità di Israele, voglio contribuire a mettere le cose in chiaro. Quelle che seguono sono quelle che considero le più grandi bugie Sioniste mai raccontate, in ordine inverso, con la n. 1 come menzogna più distruttiva, la falsità che ha causato più danni.

    17 – "Ebrei e arabi sono in guerra tra loro da migliaia di anni".

    Questo è un bell'esempio di pigrizia intellettuale. Tratta un moderno (e anacronistico) Progetto Colonialista-Insediativo come se fosse una faida senza tempo nel deserto che giustifica magicamente qualsiasi azione di Israele oggi, perché "Ehi, si sono sempre odiati". In realtà, ebrei, musulmani e cristiani hanno vissuto insieme, principalmente in pace, in quella Regione per secoli. La situazione attuale affonda le sue radici in un movimento etnico-nazionalista-politico, non in un antico rancore codificato nel DNA. Il mito dell'"odio antico" è comodo perché dice ai Sionisti che lo status quo è eterno e che nulla potrà mai cambiare veramente nell'oppressione israeliana dei palestinesi, quindi perché preoccuparsi di condannarlo o addirittura metterlo in discussione?

    16 – "Gli ebrei hanno fatto fiorire il deserto".

    È una bella favola che cancella generazioni di contadini palestinesi che già coltivavano olive, agrumi, cereali e altro, molto prima che Theodor Herzl prendesse in mano una penna. Prende manodopera, terra e acqua palestinesi, li scredita come lande desolate e poi esige applausi quando il Colonizzatore installa gli irrigatori. Questo non è "far fiorire il deserto"; è rubare il giardino di qualcuno e definirsi un genio. Nascosto in tutto questo c'è il classico stereotipo Razzista Sionista secondo cui l'arabo "barbaro" era troppo arretrato per coltivare adeguatamente la terra e aveva bisogno del nuovo arrivato, presumibilmente "civilizzato", per redimerla, un copione coloniale vecchio come il mondo.

    15 – "I palestinesi sono un popolo inventato".

    Guardate ogni mappa del Medio Oriente stampata prima del 1947 e vedrete questa parola: "PALESTINA". Ogni nazione è "inventata" nel senso che le identità si sviluppano nel tempo. Ma in qualche modo, solo ai palestinesi viene detto che non esistono. Questa menzogna permette ai Sionisti di trattare un intero popolo come un errore burocratico invece che come una nazione con una ricca storia, una splendida cultura, una lingua e diritti legali. Se riesci a convincere il mondo che i palestinesi sono inventati, diventa molto più facile far sparire le loro città, i loro villaggi, le loro case e i loro corpi. Da bambino, sentivo raramente la parola "palestinesi". Li chiamavano "arabi", il che era proprio il punto: togli loro il nome, elimina la loro identità, e diventa più facile cancellare i loro diritti.

    14 – "Gli israeliani sono i veri abitanti nativi di quella terra".

    Il Sionismo prende un legame teologico e diasporico con un luogo e cerca di trasformarlo in un assegno in bianco per il Dominio permanente sulle persone che vi abitano. Essere indigeni non significa "i miei antenati avevano vissuto su questo posto 2000 anni fa". Significa presenza continua, tutela e appartenenza, non paracadutarsi con un passaporto europeo e un fucile. E certamente non significa fare l'Aliyah (immigrare) dopo aver vissuto a Brooklyn per tutta la vita e non avere alcun legame tracciabile con quella terra. Sì, gli ebrei avevano un'antica presenza in Palestina, insieme a musulmani e cristiani. L'unica risposta etica in Palestina-Israele è che tutti vivano da pari, non che un gruppo rivendichi un titolo esclusivo ed eterno di proprietà terriera.

    13 – "Israele era una terra senza popolo per un popolo senza terra".

    Ogni album di foto di famiglia palestinese, ogni cimitero e ogni chiave appesa a una collana rappresentano una confutazione diretta di questa menzogna. Lo slogan è stato propaganda fin dal primo giorno, concepito per Cancellare milioni di palestinesi in una sola frase. Non c'è bisogno di inventare una terra vuota, a meno che non si intenda svuotarla a propria volta. Almeno 750.000 palestinesi subirono una Pulizia Etnica durante la Nakba originale; intere città furono letteralmente Cancellate dalla mappa e più di 400 villaggi furono distrutti. Considero la negazione della Nakba disgustosa quanto la negazione dell'Olocausto, ed entrambe mirano a cancellare il trauma di un popolo per poter continuare a maltrattarlo senza sensi di colpa.

    12 – "Nel 1948, i palestinesi abbandonarono volontariamente le loro case".

    Certo, e le persone se ne vanno "volontariamente" quando le milizie sparano sopra le loro teste, nei villaggi vicini si verificano Massacri e viene detto loro che se oltrepassano una certa linea saranno uccise. Definire questo "volontario" è come chiamare una rapina "donazione caritatevole". La Nakba non è stata un revisione della Terra Santa; Si trattava di un'espulsione di massa sostenuta dalla violenza organizzata. Crescendo, mi è stato detto che ai demoniaci palestinesi era stato ordinato di andarsene temporaneamente mentre gli eserciti arabi spingevano tutti gli ebrei in mare, e che le trasmissioni radiofoniche esortavano gli arabi che odiavano gli ebrei ad andarsene per un breve periodo mentre i loro leader facevano il loro lavoro. Ho controllato e ricontrollato, ma non ho mai trovato prove credibili a sostegno di questa affermazione. È una storia inventata usata dai Razzisti per spacciare le vittime della Pulizia Etnica per odiosi custodi di case. Negare ai rifugiati palestinesi il Diritto al Ritorno è crudele, immorale e non ebreo.

    11 – "Rifiutando il Piano di Partizione delle Nazioni Unite, i palestinesi hanno segnato il loro destino".

    Questa è la storia originale del "hanno avuto la loro occasione", raccontata come se i palestinesi avessero sprecato incautamente un buon affare e ne avessero pagato il prezzo da allora. Il Piano di Partizione delle Nazioni Unite del 1947 fu redatto da un comitato di 11 Paesi senza rappresentanza araba e proponeva di trasformare circa il 55% della Palestina storica in uno "Stato Ebraico", in un'epoca in cui gli ebrei rappresentavano circa un terzo della popolazione e possedevano meno del 7% del territorio. Ai palestinesi, le cui famiglie avevano vissuto e lavorato su quella terra per secoli, fu detto che uno "Stato Ebraico" sostenuto dall'estero per coloni europei e altri ebrei della Diaspora sarebbe stato costruito su quella che era stata in gran parte terra araba e che una raccomandazione non vincolante avrebbe dovuto prevalere sul loro diritto all'autodeterminazione. Non erano ingenui; i palestinesi erano consapevoli, dalla storia recente in luoghi come l'Algeria, il Sudafrica e in tutte le Americhe, di ciò che il Colonialismo d'Insediamento provoca ai popoli nativi: espropriazione, gerarchia razziale e Cancellazione culturale. Se la situazione fosse stata invertita e ai Sionisti fosse stato detto di accettare un accordo simile sulla maggior parte delle loro terre, non ho dubbi che lo avrebbero rifiutato anche loro. Definire il rifiuto dei palestinesi di questo orribile accordo come "un sigillo al loro destino" è solo un altro modo per dire che i popoli colonizzati devono accettare la propria espropriazione o rinunciare per sempre ai propri diritti.

    10 – "Ai palestinesi è stato ripetutamente offerto uno Stato proprio, ma l'hanno sempre rifiutato".

    Questo è il discorso di vendita infernale: spartirsi la loro terra, privare lo "Stato" di confini, esercito, acqua e vera sovranità, e poi fingere di essere scioccati perché non hanno firmato sulla linea tratteggiata. Quella che è stata spacciata per una "generosa offerta" era un ghetto. Dire "hanno rifiutato la pace" significa semplicemente che si sono rifiutati di legalizzare la propria gabbia. Ai palestinesi non è mai stata offerta una sovranità piena e autentica sul proprio territorio, e ai rifugiati palestinesi non è mai stato offerto il Diritto essenziale al Ritorno garantito dal Diritto Internazionale. Rifiutare un falso "Stato" che ratifica la propria espropriazione non significa rifiutare la pace; significa rifiutarsi di approvare automaticamente la propria sottomissione permanente.

    9 – "Israele ha smesso di occupare Gaza nel 2005".

    A quanto pare, i Sionisti pensano che si possa controllare lo spazio aereo, il mare, i confini e le infrastrutture di base e continuare a giurare di non essere un Occupante. Gaza è un caso di studio di "Occupazione a Controllo remoto": nessun colono all'interno della recinzione, ma controllo totale su chi e cosa entra o esce, intervallato da regolari Campagne di Bombardamenti. Se questa non è Occupazione, la parola non ha alcun significato. Secondo il Diritto Internazionale, un territorio rimane occupato quando una potenza straniera mantiene il controllo effettivo sulla sua terra, mare e aria, e ogni organismo legale serio che ha esaminato Gaza ha continuato a classificarla come Territorio Occupato. Il fatto che i Sionisti non vogliano sentirselo dire non cambia magicamente la realtà per le persone intrappolate lì.

    8 – "Il problema è iniziato il 7 ottobre".

    Questa è la menzogna che cerca di premere il pulsante "Azzera" sulla storia. Finge che tutto ciò che è accaduto prima del 7 ottobre 2023, la Nakba, l'Occupazione, l'Apartheid, l'Assedio, decenni di Massacri ed espulsioni, fosse solo rumore di fondo, e che "il conflitto" sia iniziato magicamente in quel giorno terribile. Cancellate quasi ottant'anni di violenza e spoliazioni israeliane e potrete ribattezzare il Genocidio come "autodifesa". Il 6 ottobre, Gaza era già ampiamente conosciuta come "la più grande prigione a cielo aperto del mondo", l'ONU l'aveva classificata come "invivibile" e il pluripremiato giornalista israeliano Gideon Levy la definiva un "Campo di Concentramento". Un diciottenne di Gaza non sarebbe in grado di ricordare un momento in cui non fosse stato confinato con la forza all'interno di quella recinzione in condizioni subumane per il "crimine" di esistere come palestinese. Fingere che quell'inferno fosse una pacifica normalità il giorno prima è un'operazione di manipolazione di portata Genocida.

    7 – "Israele è l'unica democrazia in Medio Oriente".

    Democrazia per chi? Un Regime che privilegia apertamente un gruppo etnico-religioso nella legge, controlla milioni di sudditi privati ​​dei diritti civili sotto il Regime Militare e approva una legge sullo Stato-Nazione che dichiara l'autodeterminazione "esclusiva" degli ebrei non è un esempio lampante di nient'altro che Apartheid. I Sionisti amano affermare che i cittadini arabi/palestinesi di Israele godano di pari diritti, ma organizzazioni come Adalah hanno documentato più di 60 leggi israeliane che li discriminano direttamente o indirettamente in termini di territorio, cittadinanza, partecipazione politica, risorse e diritti civili fondamentali. Definire questa una "democrazia" è più un insulto all'intero concetto di democrazia che un complimento a Israele. Trovo offensivo appiccicare la parola "democrazia" a uno Stato di Apartheid che nega ad almeno metà delle persone sotto il suo controllo il diritto di votare per i funzionari che decidono se vivono, muoiono o possono vedere un medico.

    6 – "Il Sionismo riguarda semplicemente l'autodeterminazione ebraica".

    A prima vista, sembra ragionevole. Come tutti gli altri, gli ebrei meritano sicurezza, libertà e dignità. Ma in pratica, il Sionismo non è mai stato semplicemente una questione di sicurezza, libertà e dignità ebraica; è stato un progetto politico per garantire uno Stato a maggioranza ebraica in una terra che era già a stragrande maggioranza palestinese. "Autodeterminazione ebraica", nell'accezione Sionista, è un eufemismo per uno Stato che rivendica il diritto di opprimere i palestinesi per garantire il Dominio ebraico permanente. Il discorso non riguarda mai l'autodeterminazione per tutti tra il fiume e il mare; riguarda il presunto "diritto" all'autodeterminazione di un gruppo usato come carta vincente (senza alcun gioco di parole) per negare lo stesso diritto alle persone che già vi vivono e per presentare qualsiasi richiesta di uguaglianza palestinese come un attacco all'esistenza ebraica stessa. Quando i Sionisti avvertono che la parità di diritti per i palestinesi "distruggerà" Israele, stanno confessando che la loro versione di Israele come Stato etnico con diritti esclusivi per gli "eletti" esiste solo se i palestinesi vengono mantenuti ineguali.

    5 – "L'antisionismo è antisemitismo e criticare Israele è una forma di odio verso gli ebrei".

    Questo è il bavaglio mascherato da protezione. Insiste sul fatto che un'ideologia politica del 19°-20° secolo e l'attuale Stato di Apartheid siano in qualche modo fusi con il nucleo dell'identità ebraica, quindi qualsiasi critica seria al Sionismo o a Israele si trasforma automaticamente in odio verso gli ebrei. In pratica, è stato utilizzato per mettere a tacere i palestinesi, punire i dissidenti ebrei e mettere a tacere movimenti non violenti come il BDS. Peggio ancora, insistendo sul fatto che Israele parli e uccida "per gli ebrei", in realtà aumenta il rischio per gli ebrei comuni in tutto il mondo, per poi additare la reazione negativa che ha contribuito a creare come prova del fatto che gli ebrei "hanno bisogno" del Sionismo. L'idea che gli ebrei "buoni" sostengano l'oppressione è di per sé antisemita, e con un numero crescente di ebrei che si identificano apertamente come antisionisti, l'affermazione che l'antisionismo o la critica tagliente di Israele equivalgano all'odio per gli ebrei appare ogni giorno più assurda, e disperata.

    4 – "I palestinesi sono creature naturalmente violente che praticano il terrorismo o lo sostengono".

    Questo è il rovescio della medaglia della Supremazia: se gli ebrei vengono dipinti come vittime eternamente razionali e civili, i palestinesi devono essere inquadrati come creature barbare e irrazionali che o imbracciano la pistola o tifano per chi lo fa. Non importa che i palestinesi abbiano un'immensa e documentata storia di resistenza non violenta, boicottaggi, scioperi, marce, comitati popolari, di fronte a una forza schiacciante. Se si etichetta un intero popolo come terrorista congenito, allora ogni posto di blocco, ogni attentato, ogni bambino ucciso nel proprio letto diventa "sicurezza preventiva". Crescendo, sono stato portato a credere che gli "arabi" odiassero gli ebrei per il fatto di essere ebrei e che, se ne avessero avuto la possibilità, ci avrebbero uccisi tutti. È lo stesso copione utilizzato da ogni progetto di Colonialismo di Insediamento, dal chiamare "selvaggi" i popoli indigeni al descrivere gli africani schiavizzati come intrinsecamente pericolosi. A differenza delle Forze di Occupazione Israeliane e dei coloni israeliani illegali che si dedicano costantemente alla violenza, incluso il terrorismo, la stragrande maggioranza dei palestinesi ha risposto in modo non violento a oltre 77 anni di violenza dello Stato israeliano.

    3 – "I palestinesi meritano tutte le punizioni che hanno ricevuto dallo 'Stato Ebraico'".

    Questa è la forma più pura di vittimizzazione del Sionismo: decenni di umiliazioni, espropriazioni, assedi, bombardamenti, prigionia e fame vengono riformulati come una sorta di problema cosmico di servizio al cliente che i palestinesi si sono procurati da soli per non essere stati sufficientemente silenziosi, grati o morti. Ogni atrocità diventa una "conseguenza" della loro presunta barbarie piuttosto che una scelta fatta da uno Stato estremamente potente che ha deciso di governare un altro popolo con la forza. È la logica dell'abusatore: qualunque cosa ti faccia è colpa tua per avermi costretto a farlo. E, come ogni accusa alla vittima, esiste per lenire la coscienza dell'oppressore e per dire al resto del mondo che la giustizia sarebbe pericolosa, mentre la crudeltà continua è semplicemente "l'ordine naturale delle cose".

    2 – "Le IDF sono l'esercito più morale del mondo".

    Niente grida più "Morale" come bombardare ospedali, scuole e moschee; far morire di fame una popolazione prigioniera; e distruggere interi quartieri, il tutto ripreso in video e trasmesso in diretta in tutto il pianeta. Questo slogan esiste per una sola ragione: per prevenire qualsiasi atrocità. Se si accetta la premessa che le Forze di Occupazione Israeliane siano unicamente morali, allora, qualsiasi cosa facciano, comprese le Uccisioni di Massa, deve in qualche modo essere accettabile. Questa non è etica; Si tratta di un movimento che assomiglia a una setta. Dal 7 ottobre 2023, nella guerra israeliana contro i bambini, le donne e gli uomini di Gaza sono stati uccisi più giornalisti che in qualsiasi altro conflitto o Paese al mondo in un periodo di tempo comparabile, rendendolo il conflitto più mortale per i giornalisti mai registrato. Un "esercito moralmente superiore" non continua a uccidere le persone il cui compito è mostrare al mondo cosa sta facendo.

    1 – "Israele non ha commesso un Genocidio".

    Quando si uccide, si mutila, si affama e si sradica sistematicamente una popolazione intrappolata mentre i capi politici e militari parlano apertamente di volerla Sterminare, non si tratta di un tragico incidente di guerra; è un Progetto di Distruzione. Negare il Genocidio nel mezzo di un Massacro trasmesso in diretta video non è una posizione neutrale; è Complicità. Una delle digressioni Sioniste più popolari è: "Hamas si nasconde nelle aree civili", come se questo rendesse in qualche modo ogni casa, ospedale, scuola, moschea e condominio di Gaza un bersaglio legittimo. Gaza è uno dei luoghi più densamente popolati del mondo, non esiste una "zona non civile", e il Diritto Internazionale non dice: "Se ci sono combattenti nelle vicinanze, siete liberi di radere al suolo interi quartieri e far morire di fame tutti i superstiti". Anche nella guerriglia urbana, un esercito deve distinguere tra combattenti e civili, usare la forza in modo proporzionato ed evitare Punizioni Collettive. E se posizionare infrastrutture militari vicino ai civili rendesse automaticamente questi ultimi sacrificabili, gli israeliani potrebbero voler spiegare perché il quartier generale delle IDF, il complesso di Kirya, il "Pentagono" israeliano, si trova nel cuore di Tel Aviv, circondato da uffici, centri commerciali, grattacieli residenziali e una densa vita civile. Bombardare campi profughi, prendere di mira giornalisti e medici e tagliare cibo, acqua e medicine a due milioni di persone non è autodifesa; è la deliberata distruzione della capacità di vivere di un popolo. Importanti organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, una Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite e B'Tselem, l'organizzazione israeliana per i diritti umani, hanno concluso che Israele sta commettendo un Genocidio o atti che rientrano nella definizione legale di Genocidio a Gaza, e la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto per il Primo Ministro israeliano per aver usato la fame come arma contro i civili. Negare che tutto ciò stia accadendo significa negare la realtà che i palestinesi sopportano ogni singolo giorno.

    Traduzione: La Zona Grigia

    Fonte: https://theprogressivejew.substack.com/p/biggest-zionist-lies-of-all-time?
    ROBERT ROSENTHAL - LE PIÙ GRANDI BUGIE SIONISTE DI TUTTI I TEMPI Di Robert Rosenthal - 29 novembre 2025 Il Sionismo si è sempre basato su miti, distorsioni e falsità per mantenere il sostegno del pubblico occidentale. Le falsità Sioniste hanno tenuto generazioni di Sionisti ebrei e sostenitori non ebrei di quel Progetto Razzista completamente disinformati. Dopo due anni di Genocidio trasmesso in diretta video su internet, abbiamo visto cosa succede quando ebrei con menti e cuori aperti, che il Sionismo non ha ancora indurito, affrontano finalmente la realtà di quel movimento disonesto, Razzista, violento e moralmente fallito: tendono ad andarsene. E una volta andati via, raramente tornano. Sono stato introdotto al Sionismo in giovane età, quando generalmente credevo a ciò che mi dicevano le figure autoritarie. Come ebreo del Baby Boom (1946-1964), non ho avuto facile accesso a informazioni veritiere sulla Palestina e Israele. Non abbiamo mai sentito voci palestinesi e non ricordo di aver mai parlato con un ebreo antisionista. L'insegnamento che ho ricevuto era completamente fazioso, unilaterale e, a posteriori, profondamente offensivo. A causa della persuasività della Propaganda Sionista, ho trascorso più di metà della mia vita a difendere Israele. Quando finalmente ho scoperto la vera storia, sono rimasto sconvolto e furioso. Dopo anni passati a cercare scuse per quelli che ora so essere i Crimini Contro l'Umanità di Israele, voglio contribuire a mettere le cose in chiaro. Quelle che seguono sono quelle che considero le più grandi bugie Sioniste mai raccontate, in ordine inverso, con la n. 1 come menzogna più distruttiva, la falsità che ha causato più danni. 17 – "Ebrei e arabi sono in guerra tra loro da migliaia di anni". Questo è un bell'esempio di pigrizia intellettuale. Tratta un moderno (e anacronistico) Progetto Colonialista-Insediativo come se fosse una faida senza tempo nel deserto che giustifica magicamente qualsiasi azione di Israele oggi, perché "Ehi, si sono sempre odiati". In realtà, ebrei, musulmani e cristiani hanno vissuto insieme, principalmente in pace, in quella Regione per secoli. La situazione attuale affonda le sue radici in un movimento etnico-nazionalista-politico, non in un antico rancore codificato nel DNA. Il mito dell'"odio antico" è comodo perché dice ai Sionisti che lo status quo è eterno e che nulla potrà mai cambiare veramente nell'oppressione israeliana dei palestinesi, quindi perché preoccuparsi di condannarlo o addirittura metterlo in discussione? 16 – "Gli ebrei hanno fatto fiorire il deserto". È una bella favola che cancella generazioni di contadini palestinesi che già coltivavano olive, agrumi, cereali e altro, molto prima che Theodor Herzl prendesse in mano una penna. Prende manodopera, terra e acqua palestinesi, li scredita come lande desolate e poi esige applausi quando il Colonizzatore installa gli irrigatori. Questo non è "far fiorire il deserto"; è rubare il giardino di qualcuno e definirsi un genio. Nascosto in tutto questo c'è il classico stereotipo Razzista Sionista secondo cui l'arabo "barbaro" era troppo arretrato per coltivare adeguatamente la terra e aveva bisogno del nuovo arrivato, presumibilmente "civilizzato", per redimerla, un copione coloniale vecchio come il mondo. 15 – "I palestinesi sono un popolo inventato". Guardate ogni mappa del Medio Oriente stampata prima del 1947 e vedrete questa parola: "PALESTINA". Ogni nazione è "inventata" nel senso che le identità si sviluppano nel tempo. Ma in qualche modo, solo ai palestinesi viene detto che non esistono. Questa menzogna permette ai Sionisti di trattare un intero popolo come un errore burocratico invece che come una nazione con una ricca storia, una splendida cultura, una lingua e diritti legali. Se riesci a convincere il mondo che i palestinesi sono inventati, diventa molto più facile far sparire le loro città, i loro villaggi, le loro case e i loro corpi. Da bambino, sentivo raramente la parola "palestinesi". Li chiamavano "arabi", il che era proprio il punto: togli loro il nome, elimina la loro identità, e diventa più facile cancellare i loro diritti. 14 – "Gli israeliani sono i veri abitanti nativi di quella terra". Il Sionismo prende un legame teologico e diasporico con un luogo e cerca di trasformarlo in un assegno in bianco per il Dominio permanente sulle persone che vi abitano. Essere indigeni non significa "i miei antenati avevano vissuto su questo posto 2000 anni fa". Significa presenza continua, tutela e appartenenza, non paracadutarsi con un passaporto europeo e un fucile. E certamente non significa fare l'Aliyah (immigrare) dopo aver vissuto a Brooklyn per tutta la vita e non avere alcun legame tracciabile con quella terra. Sì, gli ebrei avevano un'antica presenza in Palestina, insieme a musulmani e cristiani. L'unica risposta etica in Palestina-Israele è che tutti vivano da pari, non che un gruppo rivendichi un titolo esclusivo ed eterno di proprietà terriera. 13 – "Israele era una terra senza popolo per un popolo senza terra". Ogni album di foto di famiglia palestinese, ogni cimitero e ogni chiave appesa a una collana rappresentano una confutazione diretta di questa menzogna. Lo slogan è stato propaganda fin dal primo giorno, concepito per Cancellare milioni di palestinesi in una sola frase. Non c'è bisogno di inventare una terra vuota, a meno che non si intenda svuotarla a propria volta. Almeno 750.000 palestinesi subirono una Pulizia Etnica durante la Nakba originale; intere città furono letteralmente Cancellate dalla mappa e più di 400 villaggi furono distrutti. Considero la negazione della Nakba disgustosa quanto la negazione dell'Olocausto, ed entrambe mirano a cancellare il trauma di un popolo per poter continuare a maltrattarlo senza sensi di colpa. 12 – "Nel 1948, i palestinesi abbandonarono volontariamente le loro case". Certo, e le persone se ne vanno "volontariamente" quando le milizie sparano sopra le loro teste, nei villaggi vicini si verificano Massacri e viene detto loro che se oltrepassano una certa linea saranno uccise. Definire questo "volontario" è come chiamare una rapina "donazione caritatevole". La Nakba non è stata un revisione della Terra Santa; Si trattava di un'espulsione di massa sostenuta dalla violenza organizzata. Crescendo, mi è stato detto che ai demoniaci palestinesi era stato ordinato di andarsene temporaneamente mentre gli eserciti arabi spingevano tutti gli ebrei in mare, e che le trasmissioni radiofoniche esortavano gli arabi che odiavano gli ebrei ad andarsene per un breve periodo mentre i loro leader facevano il loro lavoro. Ho controllato e ricontrollato, ma non ho mai trovato prove credibili a sostegno di questa affermazione. È una storia inventata usata dai Razzisti per spacciare le vittime della Pulizia Etnica per odiosi custodi di case. Negare ai rifugiati palestinesi il Diritto al Ritorno è crudele, immorale e non ebreo. 11 – "Rifiutando il Piano di Partizione delle Nazioni Unite, i palestinesi hanno segnato il loro destino". Questa è la storia originale del "hanno avuto la loro occasione", raccontata come se i palestinesi avessero sprecato incautamente un buon affare e ne avessero pagato il prezzo da allora. Il Piano di Partizione delle Nazioni Unite del 1947 fu redatto da un comitato di 11 Paesi senza rappresentanza araba e proponeva di trasformare circa il 55% della Palestina storica in uno "Stato Ebraico", in un'epoca in cui gli ebrei rappresentavano circa un terzo della popolazione e possedevano meno del 7% del territorio. Ai palestinesi, le cui famiglie avevano vissuto e lavorato su quella terra per secoli, fu detto che uno "Stato Ebraico" sostenuto dall'estero per coloni europei e altri ebrei della Diaspora sarebbe stato costruito su quella che era stata in gran parte terra araba e che una raccomandazione non vincolante avrebbe dovuto prevalere sul loro diritto all'autodeterminazione. Non erano ingenui; i palestinesi erano consapevoli, dalla storia recente in luoghi come l'Algeria, il Sudafrica e in tutte le Americhe, di ciò che il Colonialismo d'Insediamento provoca ai popoli nativi: espropriazione, gerarchia razziale e Cancellazione culturale. Se la situazione fosse stata invertita e ai Sionisti fosse stato detto di accettare un accordo simile sulla maggior parte delle loro terre, non ho dubbi che lo avrebbero rifiutato anche loro. Definire il rifiuto dei palestinesi di questo orribile accordo come "un sigillo al loro destino" è solo un altro modo per dire che i popoli colonizzati devono accettare la propria espropriazione o rinunciare per sempre ai propri diritti. 10 – "Ai palestinesi è stato ripetutamente offerto uno Stato proprio, ma l'hanno sempre rifiutato". Questo è il discorso di vendita infernale: spartirsi la loro terra, privare lo "Stato" di confini, esercito, acqua e vera sovranità, e poi fingere di essere scioccati perché non hanno firmato sulla linea tratteggiata. Quella che è stata spacciata per una "generosa offerta" era un ghetto. Dire "hanno rifiutato la pace" significa semplicemente che si sono rifiutati di legalizzare la propria gabbia. Ai palestinesi non è mai stata offerta una sovranità piena e autentica sul proprio territorio, e ai rifugiati palestinesi non è mai stato offerto il Diritto essenziale al Ritorno garantito dal Diritto Internazionale. Rifiutare un falso "Stato" che ratifica la propria espropriazione non significa rifiutare la pace; significa rifiutarsi di approvare automaticamente la propria sottomissione permanente. 9 – "Israele ha smesso di occupare Gaza nel 2005". A quanto pare, i Sionisti pensano che si possa controllare lo spazio aereo, il mare, i confini e le infrastrutture di base e continuare a giurare di non essere un Occupante. Gaza è un caso di studio di "Occupazione a Controllo remoto": nessun colono all'interno della recinzione, ma controllo totale su chi e cosa entra o esce, intervallato da regolari Campagne di Bombardamenti. Se questa non è Occupazione, la parola non ha alcun significato. Secondo il Diritto Internazionale, un territorio rimane occupato quando una potenza straniera mantiene il controllo effettivo sulla sua terra, mare e aria, e ogni organismo legale serio che ha esaminato Gaza ha continuato a classificarla come Territorio Occupato. Il fatto che i Sionisti non vogliano sentirselo dire non cambia magicamente la realtà per le persone intrappolate lì. 8 – "Il problema è iniziato il 7 ottobre". Questa è la menzogna che cerca di premere il pulsante "Azzera" sulla storia. Finge che tutto ciò che è accaduto prima del 7 ottobre 2023, la Nakba, l'Occupazione, l'Apartheid, l'Assedio, decenni di Massacri ed espulsioni, fosse solo rumore di fondo, e che "il conflitto" sia iniziato magicamente in quel giorno terribile. Cancellate quasi ottant'anni di violenza e spoliazioni israeliane e potrete ribattezzare il Genocidio come "autodifesa". Il 6 ottobre, Gaza era già ampiamente conosciuta come "la più grande prigione a cielo aperto del mondo", l'ONU l'aveva classificata come "invivibile" e il pluripremiato giornalista israeliano Gideon Levy la definiva un "Campo di Concentramento". Un diciottenne di Gaza non sarebbe in grado di ricordare un momento in cui non fosse stato confinato con la forza all'interno di quella recinzione in condizioni subumane per il "crimine" di esistere come palestinese. Fingere che quell'inferno fosse una pacifica normalità il giorno prima è un'operazione di manipolazione di portata Genocida. 7 – "Israele è l'unica democrazia in Medio Oriente". Democrazia per chi? Un Regime che privilegia apertamente un gruppo etnico-religioso nella legge, controlla milioni di sudditi privati ​​dei diritti civili sotto il Regime Militare e approva una legge sullo Stato-Nazione che dichiara l'autodeterminazione "esclusiva" degli ebrei non è un esempio lampante di nient'altro che Apartheid. I Sionisti amano affermare che i cittadini arabi/palestinesi di Israele godano di pari diritti, ma organizzazioni come Adalah hanno documentato più di 60 leggi israeliane che li discriminano direttamente o indirettamente in termini di territorio, cittadinanza, partecipazione politica, risorse e diritti civili fondamentali. Definire questa una "democrazia" è più un insulto all'intero concetto di democrazia che un complimento a Israele. Trovo offensivo appiccicare la parola "democrazia" a uno Stato di Apartheid che nega ad almeno metà delle persone sotto il suo controllo il diritto di votare per i funzionari che decidono se vivono, muoiono o possono vedere un medico. 6 – "Il Sionismo riguarda semplicemente l'autodeterminazione ebraica". A prima vista, sembra ragionevole. Come tutti gli altri, gli ebrei meritano sicurezza, libertà e dignità. Ma in pratica, il Sionismo non è mai stato semplicemente una questione di sicurezza, libertà e dignità ebraica; è stato un progetto politico per garantire uno Stato a maggioranza ebraica in una terra che era già a stragrande maggioranza palestinese. "Autodeterminazione ebraica", nell'accezione Sionista, è un eufemismo per uno Stato che rivendica il diritto di opprimere i palestinesi per garantire il Dominio ebraico permanente. Il discorso non riguarda mai l'autodeterminazione per tutti tra il fiume e il mare; riguarda il presunto "diritto" all'autodeterminazione di un gruppo usato come carta vincente (senza alcun gioco di parole) per negare lo stesso diritto alle persone che già vi vivono e per presentare qualsiasi richiesta di uguaglianza palestinese come un attacco all'esistenza ebraica stessa. Quando i Sionisti avvertono che la parità di diritti per i palestinesi "distruggerà" Israele, stanno confessando che la loro versione di Israele come Stato etnico con diritti esclusivi per gli "eletti" esiste solo se i palestinesi vengono mantenuti ineguali. 5 – "L'antisionismo è antisemitismo e criticare Israele è una forma di odio verso gli ebrei". Questo è il bavaglio mascherato da protezione. Insiste sul fatto che un'ideologia politica del 19°-20° secolo e l'attuale Stato di Apartheid siano in qualche modo fusi con il nucleo dell'identità ebraica, quindi qualsiasi critica seria al Sionismo o a Israele si trasforma automaticamente in odio verso gli ebrei. In pratica, è stato utilizzato per mettere a tacere i palestinesi, punire i dissidenti ebrei e mettere a tacere movimenti non violenti come il BDS. Peggio ancora, insistendo sul fatto che Israele parli e uccida "per gli ebrei", in realtà aumenta il rischio per gli ebrei comuni in tutto il mondo, per poi additare la reazione negativa che ha contribuito a creare come prova del fatto che gli ebrei "hanno bisogno" del Sionismo. L'idea che gli ebrei "buoni" sostengano l'oppressione è di per sé antisemita, e con un numero crescente di ebrei che si identificano apertamente come antisionisti, l'affermazione che l'antisionismo o la critica tagliente di Israele equivalgano all'odio per gli ebrei appare ogni giorno più assurda, e disperata. 4 – "I palestinesi sono creature naturalmente violente che praticano il terrorismo o lo sostengono". Questo è il rovescio della medaglia della Supremazia: se gli ebrei vengono dipinti come vittime eternamente razionali e civili, i palestinesi devono essere inquadrati come creature barbare e irrazionali che o imbracciano la pistola o tifano per chi lo fa. Non importa che i palestinesi abbiano un'immensa e documentata storia di resistenza non violenta, boicottaggi, scioperi, marce, comitati popolari, di fronte a una forza schiacciante. Se si etichetta un intero popolo come terrorista congenito, allora ogni posto di blocco, ogni attentato, ogni bambino ucciso nel proprio letto diventa "sicurezza preventiva". Crescendo, sono stato portato a credere che gli "arabi" odiassero gli ebrei per il fatto di essere ebrei e che, se ne avessero avuto la possibilità, ci avrebbero uccisi tutti. È lo stesso copione utilizzato da ogni progetto di Colonialismo di Insediamento, dal chiamare "selvaggi" i popoli indigeni al descrivere gli africani schiavizzati come intrinsecamente pericolosi. A differenza delle Forze di Occupazione Israeliane e dei coloni israeliani illegali che si dedicano costantemente alla violenza, incluso il terrorismo, la stragrande maggioranza dei palestinesi ha risposto in modo non violento a oltre 77 anni di violenza dello Stato israeliano. 3 – "I palestinesi meritano tutte le punizioni che hanno ricevuto dallo 'Stato Ebraico'". Questa è la forma più pura di vittimizzazione del Sionismo: decenni di umiliazioni, espropriazioni, assedi, bombardamenti, prigionia e fame vengono riformulati come una sorta di problema cosmico di servizio al cliente che i palestinesi si sono procurati da soli per non essere stati sufficientemente silenziosi, grati o morti. Ogni atrocità diventa una "conseguenza" della loro presunta barbarie piuttosto che una scelta fatta da uno Stato estremamente potente che ha deciso di governare un altro popolo con la forza. È la logica dell'abusatore: qualunque cosa ti faccia è colpa tua per avermi costretto a farlo. E, come ogni accusa alla vittima, esiste per lenire la coscienza dell'oppressore e per dire al resto del mondo che la giustizia sarebbe pericolosa, mentre la crudeltà continua è semplicemente "l'ordine naturale delle cose". 2 – "Le IDF sono l'esercito più morale del mondo". Niente grida più "Morale" come bombardare ospedali, scuole e moschee; far morire di fame una popolazione prigioniera; e distruggere interi quartieri, il tutto ripreso in video e trasmesso in diretta in tutto il pianeta. Questo slogan esiste per una sola ragione: per prevenire qualsiasi atrocità. Se si accetta la premessa che le Forze di Occupazione Israeliane siano unicamente morali, allora, qualsiasi cosa facciano, comprese le Uccisioni di Massa, deve in qualche modo essere accettabile. Questa non è etica; Si tratta di un movimento che assomiglia a una setta. Dal 7 ottobre 2023, nella guerra israeliana contro i bambini, le donne e gli uomini di Gaza sono stati uccisi più giornalisti che in qualsiasi altro conflitto o Paese al mondo in un periodo di tempo comparabile, rendendolo il conflitto più mortale per i giornalisti mai registrato. Un "esercito moralmente superiore" non continua a uccidere le persone il cui compito è mostrare al mondo cosa sta facendo. 1 – "Israele non ha commesso un Genocidio". Quando si uccide, si mutila, si affama e si sradica sistematicamente una popolazione intrappolata mentre i capi politici e militari parlano apertamente di volerla Sterminare, non si tratta di un tragico incidente di guerra; è un Progetto di Distruzione. Negare il Genocidio nel mezzo di un Massacro trasmesso in diretta video non è una posizione neutrale; è Complicità. Una delle digressioni Sioniste più popolari è: "Hamas si nasconde nelle aree civili", come se questo rendesse in qualche modo ogni casa, ospedale, scuola, moschea e condominio di Gaza un bersaglio legittimo. Gaza è uno dei luoghi più densamente popolati del mondo, non esiste una "zona non civile", e il Diritto Internazionale non dice: "Se ci sono combattenti nelle vicinanze, siete liberi di radere al suolo interi quartieri e far morire di fame tutti i superstiti". Anche nella guerriglia urbana, un esercito deve distinguere tra combattenti e civili, usare la forza in modo proporzionato ed evitare Punizioni Collettive. E se posizionare infrastrutture militari vicino ai civili rendesse automaticamente questi ultimi sacrificabili, gli israeliani potrebbero voler spiegare perché il quartier generale delle IDF, il complesso di Kirya, il "Pentagono" israeliano, si trova nel cuore di Tel Aviv, circondato da uffici, centri commerciali, grattacieli residenziali e una densa vita civile. Bombardare campi profughi, prendere di mira giornalisti e medici e tagliare cibo, acqua e medicine a due milioni di persone non è autodifesa; è la deliberata distruzione della capacità di vivere di un popolo. Importanti organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International, una Commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite e B'Tselem, l'organizzazione israeliana per i diritti umani, hanno concluso che Israele sta commettendo un Genocidio o atti che rientrano nella definizione legale di Genocidio a Gaza, e la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto per il Primo Ministro israeliano per aver usato la fame come arma contro i civili. Negare che tutto ciò stia accadendo significa negare la realtà che i palestinesi sopportano ogni singolo giorno. Traduzione: La Zona Grigia Fonte: https://theprogressivejew.substack.com/p/biggest-zionist-lies-of-all-time?
    THEPROGRESSIVEJEW.SUBSTACK.COM
    The Biggest Zionist Lies of All Time
    Zionism has always relied on myths, distortions, and falsehoods to maintain support among Western audiences.
    Angry
    1
    0 Yorumlar 0 hisse senetleri 3K Views
  • E' cosa buona e giusta!
    Bologna Città 30: il Tar boccia i limiti di velocità voluti dal Comune
    Accolto il ricorso dei tassisti contro il limite dei 30 km/h. Fratelli d'Italia esulta
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/20/citta-30-bologna-tar-annullamento-provvedimento-oggi/8263003/
    E' cosa buona e giusta! Bologna Città 30: il Tar boccia i limiti di velocità voluti dal Comune Accolto il ricorso dei tassisti contro il limite dei 30 km/h. Fratelli d'Italia esulta https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/20/citta-30-bologna-tar-annullamento-provvedimento-oggi/8263003/
    WWW.ILFATTOQUOTIDIANO.IT
    Bologna Città 30: il Tar boccia i limiti di velocità voluti dal Comune
    Accolto il ricorso dei tassisti contro il limite dei 30 km/h. Fratelli d'Italia esulta
    Like
    2
    0 Yorumlar 0 hisse senetleri 218 Views
  • Donald Trump andrà a Davos, e le élite sanno esattamente perché è importante.

    Davos si sta preparando per la 56a riunione annuale del World Economic Forum, che si terrà dal 19 al 23 gennaio, e quest'anno c'è una cosa che incombe su quella montagna come una nube temporalesca: Donald Trump arriverà.

    Si prevede che arriverà all'inizio della settimana e il suo intervento è previsto per il 21 gennaio, proprio nel bel mezzo del forum, non nascosto in una stanza laterale, non in collegamento, ma di fronte a coloro che credono di governare il mondo.

    La tempistica non è casuale.

    Questo non è solo l'ennesimo discorso in un'agenda fitta di impegni. È Donald Trump che entra nell'assemblea più isolata e autocelebrativa del pianeta e fa l'unica cosa che Davos odia di più: mettere in discussione la legittimità della sala stessa.

    Davos è il luogo in cui il potere non eletto si riunisce per rassicurarsi di sapere più degli elettori. È il luogo in cui le politiche globali vengono discusse da persone che non devono mai bussare alle porte, non devono mai spiegare l'inflazione a una famiglia al supermercato, non devono mai giustificare perché la vita continua a diventare più difficile per tutti gli altri mentre volano su jet privati per parlare di "sacrificio condiviso".
    Trump non ha mai finto di rispettare questa cultura.

    Se è coerente, e lo è sempre, non elogierà la governance globale o la gestione tecnocratica. Non si piegherà al consenso internazionale. Dirà, senza mezzi termini, che gli stati nazionali contano più delle istituzioni globali, che i governi sono responsabili nei confronti dei propri cittadini, non di forum, commissioni o organi consultivi che non rispondono a nessuno.
    Questo da solo farà rabbrividire la sala.

    Probabilmente dirà ciò che nessuno a Davos vuole sentirsi dire ad alta voce: che il globalismo ha funzionato spettacolarmente bene per le persone sedute in quelle poltrone, e spettacolarmente male per le persone che non sono state invitate. Che le fabbriche non sono scomparse per caso. Che le classi medie non si sono svuotate per caso. Che le scelte politiche siano state fatte deliberatamente e che la gente comune ne abbia pagato il prezzo.
    Parlerà di confini quando loro vorranno parlare di quadri normativi. Parlerà di sovranità quando loro vorranno parlare di coordinamento. Parlerà di elettori quando loro vorranno parlare di parti interessate.

    E quando si parla di energia, non giocherà al gioco della performance morale. La inquadrerà come sempre, come una questione di accessibilità economica, sicurezza e sopravvivenza nazionale. Non obiettivi teorici. Non astrazioni a lungo termine. Costi reali, pagati da persone reali, che non possono rinunciare.

    Questo è profondamente sgradevole in una stanza dove le conseguenze vengono sempre esternalizzate.
    Ma la parte più dura di ciò che Trump probabilmente dirà non sarà la politica. Sarà la colpa.

    Ha sempre sostenuto che il populismo non nasce dall'ignoranza, ma dal tradimento. Da élite che si sono isolate dalle conseguenze delle loro decisioni, per poi agire scioccate quando la fiducia è crollata. Da istituzioni che esigevano obbedienza senza offrire nulla che assomigliasse a una qualche forma di responsabilità.

    Dirlo ovunque attira l'attenzione. Dirlo a Davos, agli stessi artefici e beneficiari del sistema, è uno scontro diretto.
    Il tema di quest'anno è "Uno spirito di dialogo". La presenza di Trump mette in luce quanto sia vuota questa frase. Perché il vero dialogo significa ascoltare voci che rifiutano completamente i presupposti della sala. E Davos non è mai stata brava in questo.
    Trump non rappresenta il consenso. Rappresenta il rifiuto del consenso. Rappresenta milioni di persone che credono che l'ordine globale sia stato costruito senza il loro consenso e mantenuto senza il loro beneficio.

    Ecco perché questo discorso è importante.

    Non perché convertirà le élite, non lo farà. Ma perché, per una volta, le persone che fanno la predica al mondo su legittimità, inclusione e fiducia dovranno restare in silenzio mentre qualcuno dice loro, in faccia, che l'hanno persa.

    E nessuna quantità di pannelli, slogan o comunicati accuratamente formulati potrà far scomparire quel momento.
    Donald Trump andrà a Davos, e le élite sanno esattamente perché è importante. Davos si sta preparando per la 56a riunione annuale del World Economic Forum, che si terrà dal 19 al 23 gennaio, e quest'anno c'è una cosa che incombe su quella montagna come una nube temporalesca: Donald Trump arriverà. Si prevede che arriverà all'inizio della settimana e il suo intervento è previsto per il 21 gennaio, proprio nel bel mezzo del forum, non nascosto in una stanza laterale, non in collegamento, ma di fronte a coloro che credono di governare il mondo. La tempistica non è casuale. Questo non è solo l'ennesimo discorso in un'agenda fitta di impegni. È Donald Trump che entra nell'assemblea più isolata e autocelebrativa del pianeta e fa l'unica cosa che Davos odia di più: mettere in discussione la legittimità della sala stessa. Davos è il luogo in cui il potere non eletto si riunisce per rassicurarsi di sapere più degli elettori. È il luogo in cui le politiche globali vengono discusse da persone che non devono mai bussare alle porte, non devono mai spiegare l'inflazione a una famiglia al supermercato, non devono mai giustificare perché la vita continua a diventare più difficile per tutti gli altri mentre volano su jet privati per parlare di "sacrificio condiviso". Trump non ha mai finto di rispettare questa cultura. Se è coerente, e lo è sempre, non elogierà la governance globale o la gestione tecnocratica. Non si piegherà al consenso internazionale. Dirà, senza mezzi termini, che gli stati nazionali contano più delle istituzioni globali, che i governi sono responsabili nei confronti dei propri cittadini, non di forum, commissioni o organi consultivi che non rispondono a nessuno. Questo da solo farà rabbrividire la sala. Probabilmente dirà ciò che nessuno a Davos vuole sentirsi dire ad alta voce: che il globalismo ha funzionato spettacolarmente bene per le persone sedute in quelle poltrone, e spettacolarmente male per le persone che non sono state invitate. Che le fabbriche non sono scomparse per caso. Che le classi medie non si sono svuotate per caso. Che le scelte politiche siano state fatte deliberatamente e che la gente comune ne abbia pagato il prezzo. Parlerà di confini quando loro vorranno parlare di quadri normativi. Parlerà di sovranità quando loro vorranno parlare di coordinamento. Parlerà di elettori quando loro vorranno parlare di parti interessate. E quando si parla di energia, non giocherà al gioco della performance morale. La inquadrerà come sempre, come una questione di accessibilità economica, sicurezza e sopravvivenza nazionale. Non obiettivi teorici. Non astrazioni a lungo termine. Costi reali, pagati da persone reali, che non possono rinunciare. Questo è profondamente sgradevole in una stanza dove le conseguenze vengono sempre esternalizzate. Ma la parte più dura di ciò che Trump probabilmente dirà non sarà la politica. Sarà la colpa. Ha sempre sostenuto che il populismo non nasce dall'ignoranza, ma dal tradimento. Da élite che si sono isolate dalle conseguenze delle loro decisioni, per poi agire scioccate quando la fiducia è crollata. Da istituzioni che esigevano obbedienza senza offrire nulla che assomigliasse a una qualche forma di responsabilità. Dirlo ovunque attira l'attenzione. Dirlo a Davos, agli stessi artefici e beneficiari del sistema, è uno scontro diretto. Il tema di quest'anno è "Uno spirito di dialogo". La presenza di Trump mette in luce quanto sia vuota questa frase. Perché il vero dialogo significa ascoltare voci che rifiutano completamente i presupposti della sala. E Davos non è mai stata brava in questo. Trump non rappresenta il consenso. Rappresenta il rifiuto del consenso. Rappresenta milioni di persone che credono che l'ordine globale sia stato costruito senza il loro consenso e mantenuto senza il loro beneficio. Ecco perché questo discorso è importante. Non perché convertirà le élite, non lo farà. Ma perché, per una volta, le persone che fanno la predica al mondo su legittimità, inclusione e fiducia dovranno restare in silenzio mentre qualcuno dice loro, in faccia, che l'hanno persa. E nessuna quantità di pannelli, slogan o comunicati accuratamente formulati potrà far scomparire quel momento.
    Like
    2
    0 Yorumlar 0 hisse senetleri 909 Views
  • La Germania sfonda più di 1.000 porte al mese per arrestare persone che pubblicano post online.

    La Commissaria della Commissione Europea Ursula von der Leyen afferma al World Economic Forum che è necessaria una maggiore censura su internet.

    Non sopportano che le persone mettano in discussione e rifiutino il loro regime dittatoriale.

    Non permette a nessuno di leggere i suoi messaggi di testo (Pfizer).

    Ma vuole leggere gli SMS dei cittadini (sorveglianza della messaggistica).

    LA TIRANNIA AL SUO MEGLIO

    Germany breaks down more than 1,000 doors a month to arrest people for online posts.

    European Commission Commissioner Ursula von der Leyen says at the World Economic Forum that more internet censorship is needed.

    They can't stand people questioning and rejecting their dictatorial rule.

    She doesn't allow anyone to read her text messages (Pfizer).

    But she wants to read citizens' SMS messages (messaging surveillance).

    TYRANNY AT ITS FINEST

    Alemania derriba más de 1.000 puertas al mes para arrestar a personas por publicaciones en Internet.

    La comisionada de la Comisión Europea, Von der Leyen, dice en el Føro Ecønómico Mundial que se debe poner más CENSURA en internet.

    NO soportan que la gente cuestione y rechace su DICTATORIAL

    Ella no permite que lean sus mensajes de texto (Pfizer).

    Pero quiere leer los mensajes SMS de los ciudadanos (vigilancia de mensajería).

    TIRANÍA EN SU MÁXIMA EXPRESIÓN

    Source: https://x.com/dejanirasilveir/status/2013340014562730471?s=20
    🚨🚨La Germania 🇩🇪 sfonda più di 1.000 porte al mese per arrestare persone che pubblicano post online. ⚠️ La Commissaria della Commissione Europea Ursula von der Leyen afferma al World Economic Forum che è necessaria una maggiore censura su internet. Non sopportano che le persone mettano in discussione e rifiutino il loro regime dittatoriale. Non permette a nessuno di leggere i suoi messaggi di testo (Pfizer). Ma vuole leggere gli SMS dei cittadini (sorveglianza della messaggistica). LA TIRANNIA AL SUO MEGLIO 🔥 🚨🚨Germany 🇩🇪 breaks down more than 1,000 doors a month to arrest people for online posts. ⚠️ European Commission Commissioner Ursula von der Leyen says at the World Economic Forum that more internet censorship is needed. They can't stand people questioning and rejecting their dictatorial rule. She doesn't allow anyone to read her text messages (Pfizer). But she wants to read citizens' SMS messages (messaging surveillance). TYRANNY AT ITS FINEST 🔥 🚨🚨Alemania 🇩🇪 derriba más de 1.000 puertas al mes para arrestar a personas por publicaciones en Internet. ⚠️ La comisionada de la Comisión Europea, Von der Leyen, dice en el Føro Ecønómico Mundial que se debe poner más CENSURA en internet. NO soportan que la gente cuestione y rechace su DICTATORIAL Ella no permite que lean sus mensajes de texto (Pfizer). Pero quiere leer los mensajes SMS de los ciudadanos (vigilancia de mensajería). TIRANÍA EN SU MÁXIMA EXPRESIÓN 🔥 Source: https://x.com/dejanirasilveir/status/2013340014562730471?s=20
    Angry
    2
    0 Yorumlar 0 hisse senetleri 586 Views 5
Arama Sonuçları