• UNO DEI POCHI CHE DICE LE COSE COME STANNO.

    Vannacci sfida il governo Meloni: “Continuare a mandare armi all’Ucraina è follia, l’esercito russo avanza e noi paghiamo il conto”
    "Continuare a cedere armi e fondi infiniti all’Ucraina è follia. Se vogliamo essere coerenti con l’approccio bellicistico, dobbiamo entrare in guerra con la Russia. Ma allora il governo dica agli italiani che andranno a versare il loro sangue per Kiev.

    Nuovo fronte di tensione nella maggioranza di governo sul sostegno militare all’Ucraina. A riaccendere il dibattito è Roberto Vannacci, europarlamentare della Lega ed ex generale dell’Esercito, intervenuto a Battitori Liberi, su Radio Cusano Campus, dove ha ribadito la sua fermissima contrarietà al decreto armi approvato dal governo Meloni a fine dicembre 2025, che proroga fino al 2026 gli aiuti militari a Kiev. In Aula, i leghisti Sasso e Ziello hanno votato no su risoluzioni collegate, in linea con la posizione dello stesso Vannacci.

    L’ex generale rivendica la linea dura e sottolinea come il dissenso non sia rimasto isolato: “Mi dà soddisfazione che non solo due parlamentari della Lega abbiano votato no in Aula, ma molti di più. Il mio appello era rivolto a tutti perché ritengo che trovare una pace a questo conflitto sia un interesse nazionale. Questa guerra non ha portato nulla di buono all’Italia. Ha portato a meno commercio, a meno ricchezza, a meno benessere, a un caro vita eccessivo e a un prezzo dell’energia salito alle stelle, oltre a tantissimi imprenditori italiani che non possono più esportare i loro beni in Russia”.
    Nel suo intervento, l’europarlamentare leghista cita anche il dato dei disertori ucraini per rafforzare la tesi dell’inutilità della strategia occidentale: “Solo nel 2025 ci sono stati 180mila ucraini che sono scappati per non andare al fronte. Non è più una guerra che il popolo ucraino vuole portare avanti, perché quattro anni di cessione continua di armi e fondi infiniti non hanno portato ai risultati sperati, mentre l’esercito russo continua ad avanzare”.
    A riguardo, cita Einstein sulla follia di ripetere sempre le stesse azioni aspettandosi esiti diversi: “Per non essere dei folli dobbiamo cambiare strategia e usare altri strumenti, oppure, se vogliamo essere coerenti con l’approccio bellicistico, dobbiamo entrare in guerra con la Russia insieme a Unione europea e Nato, ma dobbiamo anche dirlo chiaramente agli italiani e spiegare che i nostri figli e nipoti andranno a versare il loro sangue per Kiev”.

    Al giornalista Savino Balzano che cita le parole del segretario generale della Nato, Mark Rutte, sulla necessità di prepararsi alla guerra, Vannacci replica tranchant, anche con una frecciata alla maggioranza di governo: “Gli psicopatici sono tanti, ma non credo che gli italiani siano d’accordo. E siccome io credo che la sovranità appartenga al popolo e che il Parlamento sia là proprio per garantire che questa sovranità rimanga ancorata al popolo, una decisione del genere deve essere sposata da tutti quanti. Io mi auguro – ribadisce – che si cambino gli strumenti e che si arrivi a una pace oggi, che ci costerà sicuramente, ma costerà meno della pace di domani, perché il trend dell’invasione russa non sta cambiando. Questi sono dati reali e oggettivi”.

    L’ex generale sposta poi l’attenzione sulle priorità interne: “Questo Paese ha bisogno di maggiore attenzione sulla sicurezza, sull’immigrazione fuori controllo, sull’islamizzazione estremamente allarmante della nostra patria, sul prezzo dell’energia e su salari bassi e sanità che si sta sgretolando. Queste sono le priorità degli italiani – continua, giudicando inaccettabile destinare fondi a Kiev mentre famiglie e imprese faticano a fine mese – Ci sono 50 milioni di euro nella manovra che dovranno andare all’Ucraina e un fondo di debito comune europeo da 90 miliardi che qualcuno dovrà restituire, perché gli ucraini non lo faranno mai”.

    Alla domanda sulle ripercussioni politiche delle sue posizioni, Vannacci rivendica la propria autonomia: “Io faccio i miei appelli, mi interessa quello che pensano gli altri, ma non mi faccio condizionare. Anche se colleghi di partito o di maggioranza non fossero d’accordo, la forza di una coalizione sta nella pluralità delle espressioni. Io voto a Bruxelles e posso dire con coscienza di avere sempre votato in maniera coerente per uno stop alla cessione di armi e fondi illimitati all’Ucraina, perché ritengo che questa strategia sia fallimentare”.

    Sul piano internazionale, l’europarlamentare affronta anche il caso Iran, invitando a evitare letture selettive: “È una situazione complessa, c’è una dittatura che opprime un popolo, ma non è l’unica nell’area. Ci sono tanti altri Stati con cui l’Occidente intrattiene ottime relazioni pur non essendo democrazie liberali“. E menziona il Qatar, l’Arabia Saudita e recenti accordi commerciali del governo Meloni.
    E sulla Siria aggiunge: “Al-Jolani è stato ricevuto dalla signora Ursula von der Leyen, ricordo che era un terrorista di Al-Qaeda”.
    Netta anche la bocciatura dell’idea di esportare la democrazia con le armi: “Ne ho visto gli effetti di persona. Sono stato in Somalia, Iraq, Libia e Afghanistan. Prima si stava male perché c’era una dittatura, ma si viveva meglio. Oggi c’è il caos totale e si vive peggio”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/16/vannacci-meloni-ucraina-armi-iran-russia-lega/8258668/
    UNO DEI POCHI CHE DICE LE COSE COME STANNO. Vannacci sfida il governo Meloni: “Continuare a mandare armi all’Ucraina è follia, l’esercito russo avanza e noi paghiamo il conto” "Continuare a cedere armi e fondi infiniti all’Ucraina è follia. Se vogliamo essere coerenti con l’approccio bellicistico, dobbiamo entrare in guerra con la Russia. Ma allora il governo dica agli italiani che andranno a versare il loro sangue per Kiev. Nuovo fronte di tensione nella maggioranza di governo sul sostegno militare all’Ucraina. A riaccendere il dibattito è Roberto Vannacci, europarlamentare della Lega ed ex generale dell’Esercito, intervenuto a Battitori Liberi, su Radio Cusano Campus, dove ha ribadito la sua fermissima contrarietà al decreto armi approvato dal governo Meloni a fine dicembre 2025, che proroga fino al 2026 gli aiuti militari a Kiev. In Aula, i leghisti Sasso e Ziello hanno votato no su risoluzioni collegate, in linea con la posizione dello stesso Vannacci. L’ex generale rivendica la linea dura e sottolinea come il dissenso non sia rimasto isolato: “Mi dà soddisfazione che non solo due parlamentari della Lega abbiano votato no in Aula, ma molti di più. Il mio appello era rivolto a tutti perché ritengo che trovare una pace a questo conflitto sia un interesse nazionale. Questa guerra non ha portato nulla di buono all’Italia. Ha portato a meno commercio, a meno ricchezza, a meno benessere, a un caro vita eccessivo e a un prezzo dell’energia salito alle stelle, oltre a tantissimi imprenditori italiani che non possono più esportare i loro beni in Russia”. Nel suo intervento, l’europarlamentare leghista cita anche il dato dei disertori ucraini per rafforzare la tesi dell’inutilità della strategia occidentale: “Solo nel 2025 ci sono stati 180mila ucraini che sono scappati per non andare al fronte. Non è più una guerra che il popolo ucraino vuole portare avanti, perché quattro anni di cessione continua di armi e fondi infiniti non hanno portato ai risultati sperati, mentre l’esercito russo continua ad avanzare”. A riguardo, cita Einstein sulla follia di ripetere sempre le stesse azioni aspettandosi esiti diversi: “Per non essere dei folli dobbiamo cambiare strategia e usare altri strumenti, oppure, se vogliamo essere coerenti con l’approccio bellicistico, dobbiamo entrare in guerra con la Russia insieme a Unione europea e Nato, ma dobbiamo anche dirlo chiaramente agli italiani e spiegare che i nostri figli e nipoti andranno a versare il loro sangue per Kiev”. Al giornalista Savino Balzano che cita le parole del segretario generale della Nato, Mark Rutte, sulla necessità di prepararsi alla guerra, Vannacci replica tranchant, anche con una frecciata alla maggioranza di governo: “Gli psicopatici sono tanti, ma non credo che gli italiani siano d’accordo. E siccome io credo che la sovranità appartenga al popolo e che il Parlamento sia là proprio per garantire che questa sovranità rimanga ancorata al popolo, una decisione del genere deve essere sposata da tutti quanti. Io mi auguro – ribadisce – che si cambino gli strumenti e che si arrivi a una pace oggi, che ci costerà sicuramente, ma costerà meno della pace di domani, perché il trend dell’invasione russa non sta cambiando. Questi sono dati reali e oggettivi”. L’ex generale sposta poi l’attenzione sulle priorità interne: “Questo Paese ha bisogno di maggiore attenzione sulla sicurezza, sull’immigrazione fuori controllo, sull’islamizzazione estremamente allarmante della nostra patria, sul prezzo dell’energia e su salari bassi e sanità che si sta sgretolando. Queste sono le priorità degli italiani – continua, giudicando inaccettabile destinare fondi a Kiev mentre famiglie e imprese faticano a fine mese – Ci sono 50 milioni di euro nella manovra che dovranno andare all’Ucraina e un fondo di debito comune europeo da 90 miliardi che qualcuno dovrà restituire, perché gli ucraini non lo faranno mai”. Alla domanda sulle ripercussioni politiche delle sue posizioni, Vannacci rivendica la propria autonomia: “Io faccio i miei appelli, mi interessa quello che pensano gli altri, ma non mi faccio condizionare. Anche se colleghi di partito o di maggioranza non fossero d’accordo, la forza di una coalizione sta nella pluralità delle espressioni. Io voto a Bruxelles e posso dire con coscienza di avere sempre votato in maniera coerente per uno stop alla cessione di armi e fondi illimitati all’Ucraina, perché ritengo che questa strategia sia fallimentare”. Sul piano internazionale, l’europarlamentare affronta anche il caso Iran, invitando a evitare letture selettive: “È una situazione complessa, c’è una dittatura che opprime un popolo, ma non è l’unica nell’area. Ci sono tanti altri Stati con cui l’Occidente intrattiene ottime relazioni pur non essendo democrazie liberali“. E menziona il Qatar, l’Arabia Saudita e recenti accordi commerciali del governo Meloni. E sulla Siria aggiunge: “Al-Jolani è stato ricevuto dalla signora Ursula von der Leyen, ricordo che era un terrorista di Al-Qaeda”. Netta anche la bocciatura dell’idea di esportare la democrazia con le armi: “Ne ho visto gli effetti di persona. Sono stato in Somalia, Iraq, Libia e Afghanistan. Prima si stava male perché c’era una dittatura, ma si viveva meglio. Oggi c’è il caos totale e si vive peggio”. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/16/vannacci-meloni-ucraina-armi-iran-russia-lega/8258668/
    WWW.ILFATTOQUOTIDIANO.IT
    Vannacci sfida il governo Meloni: “Continuare a mandare armi all’Ucraina è follia, l’esercito russo avanza e noi paghiamo il conto”
    "Continuare a cedere armi e fondi infiniti all’Ucraina è follia. Se vogliamo essere coerenti con l’approccio bellicistico, dobbiamo entrare in guerra con la Russia. Ma allora il governo dica agli italiani che andranno a versare il loro sangue per Kiev". Vannacci rivendica il no alle armi all'Ucraina - Guarda il video
    Like
    1
    0 Comments 0 Shares 18 Views
  • ECCO tutti i COORDINATORI NAZIONALI per la PROTESTA del 19 GENNAIO degli Agricoltori insieme ai cittadini nelle principali città italiane.
    MASSIMA DIFFUSIONE!
    ECCO tutti i COORDINATORI NAZIONALI per la PROTESTA del 19 GENNAIO degli Agricoltori insieme ai cittadini nelle principali città italiane. MASSIMA DIFFUSIONE!
    Love
    1
    0 Comments 0 Shares 211 Views
  • Google Willow e il salto quantico: da settilioni di anni a 5 minuti
    Sam Altman assume i coach, Google piega il tempo: le nuove frontiere dell'IA enterprise...

    Il tempo di calcolo necessario per risolvere un problema complesso è appena crollato da dieci settilioni di anni a una manciata di minuti: si tratta di un processo che avrebbe richiesto ai supercomputer più potenti del mondo un'attesa lunga miliardi di volte l'età dell'universo, ma che un nuovo chip di Google ha risolto in meno di cinque minuti. Nei laboratori di Santa Barbara e negli uffici di San Francisco la realtà sta totalmente riscrivendo le gerarchie del potere tecnologico attraverso un doppio binario: da un lato l’assimilazione di competenze umane per rendere l’IA un coach aziendale infallibile, dall’altro il debutto di processori quantistici che sfidano le leggi della fisica classica.

    OpenAI e Convogo: l'intelligenza artificiale impara la leadership
    OpenAI ha aperto il nuovo anno con l'acquisizione del team di Convogo, una mossa che di per se non punta alla tecnologia, piuttosto mira al capitale umano dietro uno strumento nato quasi per scommessa. La genesi di Convogo risiede in un quesito domestico posto dalla madre di uno dei fondatori, una Coach aziendale stanca di dover preparare continuamente dei report: l’obiettivo era automatizzare il lavoro di routine per restituire tempo alla qualità del rapporto umano. Sam Altman ha colto in questa intuizione la chiave per abbattere l’ultimo muro che separa i modelli linguistici dai risultati aziendali tangibili, assumendo esperti di leadership e assessment per trasformare ChatGPT in un consulente capace di dialogare con i vertici delle organizzazioni mondiali.
    Il salto quantico di Google Willow: calcoli impossibili in cinque minuti
    Questa fame di competenze specifiche si scontra con una frontiera tecnologica ancora più estrema, dove è invece Google a primeggiare: recentemente Big G ha mostrato Willow, il chip quantistico racchiuso in una struttura che ricorda un lampadario dorato sospeso nel vuoto. All'interno di questo cilindro, la temperatura viene mantenuta a un millesimo di grado sopra lo zero assoluto, creando l’ambiente più freddo dell’universo conosciuto per permettere ai 105 qubit di operare senza interferenze. Hartmut Neven, a capo della divisione Quantum AI di Google, descrive questa macchina come una chiave universale capace di aprire contemporaneamente mille porte che l’informatica tradizionale deve invece varcare una alla volta.
    Dunque assistiamo a due orizzonti che convergono: l’acquisizione di Convogo da parte di OpenAI suggerisce un’integrazione dell’intelligenza artificiale nel tessuto connettivo della gestione del lavoro, mentre il chip Willow rappresenta il motore che potrebbe rendere tali simulazioni infinitamente più potenti, permettendo di decodificare strutture molecolari o di risolvere crisi climatiche ed energetiche con una velocità precedentemente inimmaginabile.

    La minaccia alla cybersecurity: il rischio «Harvest Now, Decrypt Later»
    La competizione per il dominio di queste tecnologie sembra ricordare una nuova corsa allo spazio, con implicazioni geopolitiche che vanno ben oltre il settore commerciale: gli Stati Uniti procedono attraverso acquisizioni di talenti e laboratori d'avanguardia, la Cina ha centralizzato i propri sforzi in un’impresa statale, investendo circa quindici miliardi di dollari per superare l'Occidente nella comunicazione quantistica.
    Esiste, inoltre, una preoccupazione concreta legata alla sicurezza globale: la capacità di calcolo di macchine come Willow potrebbe, in un futuro non troppo lontano, rendere obsoleti gli attuali sistemi di crittografia, mettendo a rischio segreti di stato (oltre che quelli personali) e l'intera infrastruttura delle criptovalute. Gli esperti parlano già di una strategia definita «raccogli ora, decripta dopo» (harvest now, decrypt later), secondo la quale agenzie governative archiviano dati oggi indecifrabili in attesa che la potenza quantistica permetta di violarli con facilità.
    In questo scenario, infine, muta il confine tra scienza e filosofia, diventa sempre più impalpabile: Neven ha suggerito che l'incredibile velocità di Willow potrebbe essere spiegata con la capacità del chip di attingere a realtà parallele, una suggestione che richiama la formulazione dei molti mondi della meccanica quantistica…ma anche illustri opere di Asimov.

    L’evoluzione dell’intelligenza artificiale sta preparando il terreno per un’era in cui il concetto stesso di risolvibile verrà completamente ridisegnato: l'integrazione di team specializzati nel coaching umano all'interno di colossi tecnologici indica che, nonostante la potenza di calcolo stia per toccare vette quasi mistiche, la capacità di tradurre questi miracoli tecnologici in benefici tangibili per la società rimane la sfida più complessa e, forse, l'unica che non può essere risolta esclusivamente da un processore a temperature sub-zero.

    https://www.avvenire.it/rubriche/artifici/google-willow-e-il-salto-quantico-da-settilioni-di-anni-a-5-minuti_103192
    Google Willow e il salto quantico: da settilioni di anni a 5 minuti Sam Altman assume i coach, Google piega il tempo: le nuove frontiere dell'IA enterprise... Il tempo di calcolo necessario per risolvere un problema complesso è appena crollato da dieci settilioni di anni a una manciata di minuti: si tratta di un processo che avrebbe richiesto ai supercomputer più potenti del mondo un'attesa lunga miliardi di volte l'età dell'universo, ma che un nuovo chip di Google ha risolto in meno di cinque minuti. Nei laboratori di Santa Barbara e negli uffici di San Francisco la realtà sta totalmente riscrivendo le gerarchie del potere tecnologico attraverso un doppio binario: da un lato l’assimilazione di competenze umane per rendere l’IA un coach aziendale infallibile, dall’altro il debutto di processori quantistici che sfidano le leggi della fisica classica. OpenAI e Convogo: l'intelligenza artificiale impara la leadership OpenAI ha aperto il nuovo anno con l'acquisizione del team di Convogo, una mossa che di per se non punta alla tecnologia, piuttosto mira al capitale umano dietro uno strumento nato quasi per scommessa. La genesi di Convogo risiede in un quesito domestico posto dalla madre di uno dei fondatori, una Coach aziendale stanca di dover preparare continuamente dei report: l’obiettivo era automatizzare il lavoro di routine per restituire tempo alla qualità del rapporto umano. Sam Altman ha colto in questa intuizione la chiave per abbattere l’ultimo muro che separa i modelli linguistici dai risultati aziendali tangibili, assumendo esperti di leadership e assessment per trasformare ChatGPT in un consulente capace di dialogare con i vertici delle organizzazioni mondiali. Il salto quantico di Google Willow: calcoli impossibili in cinque minuti Questa fame di competenze specifiche si scontra con una frontiera tecnologica ancora più estrema, dove è invece Google a primeggiare: recentemente Big G ha mostrato Willow, il chip quantistico racchiuso in una struttura che ricorda un lampadario dorato sospeso nel vuoto. All'interno di questo cilindro, la temperatura viene mantenuta a un millesimo di grado sopra lo zero assoluto, creando l’ambiente più freddo dell’universo conosciuto per permettere ai 105 qubit di operare senza interferenze. Hartmut Neven, a capo della divisione Quantum AI di Google, descrive questa macchina come una chiave universale capace di aprire contemporaneamente mille porte che l’informatica tradizionale deve invece varcare una alla volta. Dunque assistiamo a due orizzonti che convergono: l’acquisizione di Convogo da parte di OpenAI suggerisce un’integrazione dell’intelligenza artificiale nel tessuto connettivo della gestione del lavoro, mentre il chip Willow rappresenta il motore che potrebbe rendere tali simulazioni infinitamente più potenti, permettendo di decodificare strutture molecolari o di risolvere crisi climatiche ed energetiche con una velocità precedentemente inimmaginabile. La minaccia alla cybersecurity: il rischio «Harvest Now, Decrypt Later» La competizione per il dominio di queste tecnologie sembra ricordare una nuova corsa allo spazio, con implicazioni geopolitiche che vanno ben oltre il settore commerciale: gli Stati Uniti procedono attraverso acquisizioni di talenti e laboratori d'avanguardia, la Cina ha centralizzato i propri sforzi in un’impresa statale, investendo circa quindici miliardi di dollari per superare l'Occidente nella comunicazione quantistica. Esiste, inoltre, una preoccupazione concreta legata alla sicurezza globale: la capacità di calcolo di macchine come Willow potrebbe, in un futuro non troppo lontano, rendere obsoleti gli attuali sistemi di crittografia, mettendo a rischio segreti di stato (oltre che quelli personali) e l'intera infrastruttura delle criptovalute. Gli esperti parlano già di una strategia definita «raccogli ora, decripta dopo» (harvest now, decrypt later), secondo la quale agenzie governative archiviano dati oggi indecifrabili in attesa che la potenza quantistica permetta di violarli con facilità. In questo scenario, infine, muta il confine tra scienza e filosofia, diventa sempre più impalpabile: Neven ha suggerito che l'incredibile velocità di Willow potrebbe essere spiegata con la capacità del chip di attingere a realtà parallele, una suggestione che richiama la formulazione dei molti mondi della meccanica quantistica…ma anche illustri opere di Asimov. L’evoluzione dell’intelligenza artificiale sta preparando il terreno per un’era in cui il concetto stesso di risolvibile verrà completamente ridisegnato: l'integrazione di team specializzati nel coaching umano all'interno di colossi tecnologici indica che, nonostante la potenza di calcolo stia per toccare vette quasi mistiche, la capacità di tradurre questi miracoli tecnologici in benefici tangibili per la società rimane la sfida più complessa e, forse, l'unica che non può essere risolta esclusivamente da un processore a temperature sub-zero. https://www.avvenire.it/rubriche/artifici/google-willow-e-il-salto-quantico-da-settilioni-di-anni-a-5-minuti_103192
    WWW.AVVENIRE.IT
    Google Willow e il salto quantico: da settilioni di anni a 5 minuti
    Sam Altman assume i coach, Google piega il tempo: le nuove frontiere dell'IA enterprise
    0 Comments 0 Shares 964 Views
  • GRANDISSIMA HETHER. SIAMO TUTTI CON TE. MA QUALE Professore Universitario, un losco figuro con conflitti di interesse in DIVERSE BIG-PHARMA.

    Scontro sui vaccini tra Bassetti e Heather Parisi: lei invoca #Trump , lui la querela.
    Heather Parisi 'segnala' il professor Matteo Bassetti a Donald Trump e l'infettivologo risponde preannunciando querela. Va in scena su X il botta e risposta tra la showgirl e il direttore del reparto di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. Bassetti recentemente ha criticato la decisione con cui gli Stati Uniti riducono le vaccinazioni raccomandate per i bambini. Sui social, il medico ha criticato l'operato del segretario alla Salute, Robert Kennedy jr, definito ''no vax terrapiattista.
    Heather Parisi lo segnala a Trump:
    "Presidente Trump, mentre lei, con determinazione, si occupa di dittatori Sudamericani e dei loro loschi traffici, e mentre guarda con occhio vigile ai fanatismi mediorientali, dall'Italia, nostro alleato, un certo professor Bassetti arruolato dal governo Italiano addirittura in un ruolo ufficiale al ministero della sanità, aizza folle di webeti contro il nostro Ministro della Salute, Kennedy, che lui definisce, 'ex tossicodipendente' e 'terrapiattista'", scrive Parisi.
    Bassetti risponde per le rime e annuncia code giudiziarie. "Una ballerina in pensione che critica il curriculum di un Professore Universitario. Non è uno scherzo ma la realtà di Heather Parisi. Mi auguro, per lei, che abbia guadagnato abbastanza per permettersi un buon avvocato qui in Italia. Cara Signora Parisi ci vediamo in tribunale", conclude il professore.
    GRANDISSIMA HETHER. SIAMO TUTTI CON TE. MA QUALE Professore Universitario, un losco figuro con conflitti di interesse in DIVERSE BIG-PHARMA. Scontro sui vaccini tra Bassetti e Heather Parisi: lei invoca #Trump , lui la querela. Heather Parisi 'segnala' il professor Matteo Bassetti a Donald Trump e l'infettivologo risponde preannunciando querela. Va in scena su X il botta e risposta tra la showgirl e il direttore del reparto di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. Bassetti recentemente ha criticato la decisione con cui gli Stati Uniti riducono le vaccinazioni raccomandate per i bambini. Sui social, il medico ha criticato l'operato del segretario alla Salute, Robert Kennedy jr, definito ''no vax terrapiattista. Heather Parisi lo segnala a Trump: "Presidente Trump, mentre lei, con determinazione, si occupa di dittatori Sudamericani e dei loro loschi traffici, e mentre guarda con occhio vigile ai fanatismi mediorientali, dall'Italia, nostro alleato, un certo professor Bassetti arruolato dal governo Italiano addirittura in un ruolo ufficiale al ministero della sanità, aizza folle di webeti contro il nostro Ministro della Salute, Kennedy, che lui definisce, 'ex tossicodipendente' e 'terrapiattista'", scrive Parisi. Bassetti risponde per le rime e annuncia code giudiziarie. "Una ballerina in pensione che critica il curriculum di un Professore Universitario. Non è uno scherzo ma la realtà di Heather Parisi. Mi auguro, per lei, che abbia guadagnato abbastanza per permettersi un buon avvocato qui in Italia. Cara Signora Parisi ci vediamo in tribunale", conclude il professore.
    Angry
    1
    0 Comments 0 Shares 726 Views
  • La frase di Jessica Moretti alla cameriera, che era «come una sorellina», prima della strage di Crans-Montana
    Le parole della titolare del Constellation un'ora e mezza prima della tragedia di Crans-Montana alla cameriera Cyane Panine. «Salire sulle spalle con le fontane pirotecniche? Lo facevamo, ma non sistematicamente»

    A mezzanotte di San Silvestro, un’ora e mezza prima del rogo dentro il Constellation, l’unica preoccupazione di Jessica Moretti, proprietaria del locale insieme al marito Jacques Moretti, era che «c’era pochissima gente». Iniziavano ad arrivare gruppi di ragazzi, ma in totale ne aveva contato non più di un centinaio. «Dobbiamo farne entrare di più per creare l’atmosfera giusta» dice Jessica alla sua dipendente più fidata, quella che poi dirà che per lei era «come una sorellina».

    Si chiamava Cyane Panine, aveva 24 anni, ed è una delle 40 vittime della strage di Crans-Montana. Quando Jacques Moretti arriva di corsa dal Senso, l’altro locale che la coppia possiede nella cittadina, e riesce a forzare la porta secondaria, tra i corpi riversi a terra c’è anche quello di Cyane. «L’ho cresciuta come se fosse la mia bambina — dirà anche lui —. Io e il suo ragazzo abbiamo cercato di rianimarla in strada per oltre un’ora, finché i soccorritori non ci hanno detto che era troppo tardi».

    Le parole della coppia sono le prime raccolte dagli investigatori dieci ore dopo la tragedia, quando si stava profilando l’enormità di quanto successo, e loro provavano affannosamente ad allontanare i sospetti. Le ore in cui, per esempio, corrono a bloccare i profili social dei locali e cancellano tutti i video promozionali, quelli dove abbondano le fontane pirotecniche. Gli investigatori già hanno capito che da lì è partito l’incendio, e ne chiedono conto a Jacques Moretti.

    La frase di Jessica Moretti alla cameriera, che era «come una sorellina», prima della strage di Crans-Montana
    Video:Crans-Montana, il video inedito del Tg3: le immagini dell'uscita di sicurezza del Constellation bloccata la notte della strage
    Lui ammette che è vero che le utilizzavano, «ad esempio ai compleanni dei clienti», ma non c’era mai stato un incidente. Precisa che durano tra «30 e 40 secondi», il tempo di evitare che «le persone si facciano male», e che non «lasciamo mai che i clienti li tocchino». I filmati rimossi mostrano il contrario, con clienti che maneggiano bottiglie e fontane luminose. Altra domanda: c’era l’abitudine di salire sulle spalle dei camerieri? Jessica ammette parzialmente: «Non era una cosa che facevamo sistematicamente. Non gliel’ho mai impedito, ma non li ho mai costretti».

    I giochi pirotecnici erano una delle «specialità» del Constellation. L’istituto forense di Zurigo che ha ispezionato il locale dopo l’incendio, ha trovato 25 bengala già utilizzati. La maggior parte erano vicino ai tavoli accanto alle bottiglie su cui erano stati posizionati. Gli investigatori hanno anche trovato, in uno stanzino adibito a deposito, 100 bengala ancora confezionati all’interno di uno scatolone. E anche un borsone, forse portato da un cliente, con 14 petardi, tra cui 6 potenti «Thunder King».


    Il rogo di Capodanno è probabilmente frutto di una serie incredibile di negligenze e di regole non rispettate. Jacques dice che c’era un’uscita d’emergenza ben segnalata, ma è stato smentito dai testimoni, anche da un ex dipendente che era lì quella sera. Una seconda uscita sul retro era chiusa a chiave dall’interno, come ha testimoniato lo stesso Jacques. Perché? Chi l’ha fatto? E poi i pannelli sul tetto, tutt’altro che ignifughi. Li aveva montati lo stesso Jacques, «Ho fatto dei test — si è difeso —. Impossibile che si potessero incendiare». Alla luce di quanto successo, un fai-da-te criminale.

    Giorno dopo giorno si scopre che, uno dei locali simbolo di una delle località simbolo dell’arco alpino, era in mano a una coppia maldestra, superficiale, con qualche ombra di troppo. Lui con alle spalle inchieste poco onorevoli, compresa una condanna in Francia per sfruttamento della prostituzione. Oppure la vicenda della Maserati comprata dopo aver avuto un sostegno per il Covid. Inchiesta archiviata, perché l’auto era aziendale, ma al di là dell’esito giudiziario, la prova di una vita sopra le righe, tra auto di lusso (anche una Mercedes, una Bentley e una Porsche Cayenne), frequentazione di ricchi rampolli e patrocini a premi e kermesse locali.

    I Moretti non passavano inosservati. Peccato che gli amministratori si sono dimenticati dei loro locali, di fare quei controlli che forse avrebbero potuto evitare morti e feriti.

    https://www.corriere.it/cronache/26_gennaio_13/crans-montana-jessica-moretti-cameriera-bengala-1b86e673-15cf-4395-9dcc-7320c802fxlk.shtml?intcmp=boxrecoAMP_bottom_100425_corriere_ss_AMP_Sport
    La frase di Jessica Moretti alla cameriera, che era «come una sorellina», prima della strage di Crans-Montana Le parole della titolare del Constellation un'ora e mezza prima della tragedia di Crans-Montana alla cameriera Cyane Panine. «Salire sulle spalle con le fontane pirotecniche? Lo facevamo, ma non sistematicamente» A mezzanotte di San Silvestro, un’ora e mezza prima del rogo dentro il Constellation, l’unica preoccupazione di Jessica Moretti, proprietaria del locale insieme al marito Jacques Moretti, era che «c’era pochissima gente». Iniziavano ad arrivare gruppi di ragazzi, ma in totale ne aveva contato non più di un centinaio. «Dobbiamo farne entrare di più per creare l’atmosfera giusta» dice Jessica alla sua dipendente più fidata, quella che poi dirà che per lei era «come una sorellina». Si chiamava Cyane Panine, aveva 24 anni, ed è una delle 40 vittime della strage di Crans-Montana. Quando Jacques Moretti arriva di corsa dal Senso, l’altro locale che la coppia possiede nella cittadina, e riesce a forzare la porta secondaria, tra i corpi riversi a terra c’è anche quello di Cyane. «L’ho cresciuta come se fosse la mia bambina — dirà anche lui —. Io e il suo ragazzo abbiamo cercato di rianimarla in strada per oltre un’ora, finché i soccorritori non ci hanno detto che era troppo tardi». Le parole della coppia sono le prime raccolte dagli investigatori dieci ore dopo la tragedia, quando si stava profilando l’enormità di quanto successo, e loro provavano affannosamente ad allontanare i sospetti. Le ore in cui, per esempio, corrono a bloccare i profili social dei locali e cancellano tutti i video promozionali, quelli dove abbondano le fontane pirotecniche. Gli investigatori già hanno capito che da lì è partito l’incendio, e ne chiedono conto a Jacques Moretti. La frase di Jessica Moretti alla cameriera, che era «come una sorellina», prima della strage di Crans-Montana Video:Crans-Montana, il video inedito del Tg3: le immagini dell'uscita di sicurezza del Constellation bloccata la notte della strage Lui ammette che è vero che le utilizzavano, «ad esempio ai compleanni dei clienti», ma non c’era mai stato un incidente. Precisa che durano tra «30 e 40 secondi», il tempo di evitare che «le persone si facciano male», e che non «lasciamo mai che i clienti li tocchino». I filmati rimossi mostrano il contrario, con clienti che maneggiano bottiglie e fontane luminose. Altra domanda: c’era l’abitudine di salire sulle spalle dei camerieri? Jessica ammette parzialmente: «Non era una cosa che facevamo sistematicamente. Non gliel’ho mai impedito, ma non li ho mai costretti». I giochi pirotecnici erano una delle «specialità» del Constellation. L’istituto forense di Zurigo che ha ispezionato il locale dopo l’incendio, ha trovato 25 bengala già utilizzati. La maggior parte erano vicino ai tavoli accanto alle bottiglie su cui erano stati posizionati. Gli investigatori hanno anche trovato, in uno stanzino adibito a deposito, 100 bengala ancora confezionati all’interno di uno scatolone. E anche un borsone, forse portato da un cliente, con 14 petardi, tra cui 6 potenti «Thunder King». Il rogo di Capodanno è probabilmente frutto di una serie incredibile di negligenze e di regole non rispettate. Jacques dice che c’era un’uscita d’emergenza ben segnalata, ma è stato smentito dai testimoni, anche da un ex dipendente che era lì quella sera. Una seconda uscita sul retro era chiusa a chiave dall’interno, come ha testimoniato lo stesso Jacques. Perché? Chi l’ha fatto? E poi i pannelli sul tetto, tutt’altro che ignifughi. Li aveva montati lo stesso Jacques, «Ho fatto dei test — si è difeso —. Impossibile che si potessero incendiare». Alla luce di quanto successo, un fai-da-te criminale. Giorno dopo giorno si scopre che, uno dei locali simbolo di una delle località simbolo dell’arco alpino, era in mano a una coppia maldestra, superficiale, con qualche ombra di troppo. Lui con alle spalle inchieste poco onorevoli, compresa una condanna in Francia per sfruttamento della prostituzione. Oppure la vicenda della Maserati comprata dopo aver avuto un sostegno per il Covid. Inchiesta archiviata, perché l’auto era aziendale, ma al di là dell’esito giudiziario, la prova di una vita sopra le righe, tra auto di lusso (anche una Mercedes, una Bentley e una Porsche Cayenne), frequentazione di ricchi rampolli e patrocini a premi e kermesse locali. I Moretti non passavano inosservati. Peccato che gli amministratori si sono dimenticati dei loro locali, di fare quei controlli che forse avrebbero potuto evitare morti e feriti. https://www.corriere.it/cronache/26_gennaio_13/crans-montana-jessica-moretti-cameriera-bengala-1b86e673-15cf-4395-9dcc-7320c802fxlk.shtml?intcmp=boxrecoAMP_bottom_100425_corriere_ss_AMP_Sport
    WWW.CORRIERE.IT
    La frase di Jessica Moretti alla cameriera, che era «come una sorellina», prima della strage di Crans-Montana
    Le parole della titolare del Constellation un'ora e mezza prima della tragedia di Crans-Montana alla cameriera Cyane Panine. «Salire sulle spalle con le fontane pirotecniche? Lo facevamo, ma non sistematicamente»
    0 Comments 0 Shares 681 Views
  • CARI AMICI, NON ESISTE LIMITE ALLA VERGOGNA !!!! LA FIGLIA DEL PESCIVENDOLO FRANCESCO MELONI, CONDANNATO A NOVE ANNI DI RECLUSIONE PER TRAFFICO DI SOSTANZE STUPEFACENTI, E' OGGI IN VOLO VERSO L'OMAN, NELLA COSIDDETTA MISSIONE ASIA E DOPO PROSEGUIRA' PER IL GIAPPONE E PER LA COREA DEL SUD !!!!! LA MASSONA SI E' RITAGLIATA IL RUOLO DI "GLOB TROTTER", A SPESE DEGLI ITALIANI.PER QUELLO CHE LE VIENE CONSENTITO, SONO ARRABBIATISSIMA NEI CONFRONTI DEL POPOLO ITALIANO. E' BENE CHE MI FERMI QUI. UN ABBRACCIO E BUONA GIORNATA.
    CARI AMICI, NON ESISTE LIMITE ALLA VERGOGNA !!!! LA FIGLIA DEL PESCIVENDOLO FRANCESCO MELONI, CONDANNATO A NOVE ANNI DI RECLUSIONE PER TRAFFICO DI SOSTANZE STUPEFACENTI, E' OGGI IN VOLO VERSO L'OMAN, NELLA COSIDDETTA MISSIONE ASIA E DOPO PROSEGUIRA' PER IL GIAPPONE E PER LA COREA DEL SUD !!!!! LA MASSONA SI E' RITAGLIATA IL RUOLO DI "GLOB TROTTER", A SPESE DEGLI ITALIANI.PER QUELLO CHE LE VIENE CONSENTITO, SONO ARRABBIATISSIMA NEI CONFRONTI DEL POPOLO ITALIANO. E' BENE CHE MI FERMI QUI. UN ABBRACCIO E BUONA GIORNATA.
    0 Comments 0 Shares 212 Views
  • In azione nel conflitto in Ucraina il nuovo Geran-5 russo

    In azione nel conflitto in Ucraina il nuovo Geran-5 russo
    12 Gennaio 2026 di Maurizio Sparacino in News

    La Russia ha utilizzato per la prima volta a inizio gennaio il drone kamikaze Geran-5, secondo quanto affermato dalla Direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino (HUR).

    L’apparizione di questo drone sul teatro operativo ucraino segna un salto tecnologico e dottrinale significativo per le Forze Aerospaziali russe. A differenza dei precedenti modelli della famiglia Geran caratterizzati da una bassa velocità e da una struttura a delta, il Geran-5 adotta uno schema aerodinamico convenzionale e una propulsione a reazione che ne incrementa drasticamente le prestazioni cinematiche.

    Con una lunghezza di 6 metri e una gittata stimata di 1000 km, questo vettore che secondo le fonti ucraine si baserebbe sul drone iraniano Karrar, non si limita a trasportare una testata bellica da 90 kg, ma introduce una versatilità d’impiego finora inedita per questa classe di armamenti.

    Il drone ha un’elevata standardizzazione per i componenti chiave con altre versioni di “Geran”. Ad esempio è dotato di un radar a 12 elementi “Comet”, di un tracciatore basato su un microcomputer Raspberry e di un modem 3G/4G, oltre che di un motore a reazione Telefly con una maggiore spinta.

    Ma l’aspetto più dirompente e innovativo dell’impiego del Geran-5 risiede nella sua potenziale integrazione con i velivoli d’attacco al suolo Su-25. Questa sinergia potrebbe restituire rilevanza tattica a un aereo che le moderne e prestanti difese aeree hanno progressivamente confinato a compiti marginali.

    Trasformando il Su-25 in una piattaforma di lancio per droni a lungo raggio, l’Aviazione russa potrebbe colpire obiettivi sensibili nelle retrovie ucraine rimanendo a debita distanza dai sistemi missilistici terra-aria nemici.

    Tale strategia – come suggeriva recentemente l’analista militare russo Vladimir Khrustalev a proposito del possibile impiego in Ucraina dei Su-25 nordcoreani rimodernati – non solo preserva l’integrità dei piloti e delle macchine, ma riduce sensibilmente i costi operativi rispetto all’uso di missili da crociera convenzionali.

    L’innovazione non si ferma però alla sola capacità d’attacco al suolo, poiché l’ipotesi di equipaggiare questi droni con missili aria-aria R-73 (Codice NATO AA-11 Archer), dopo quanto già constatato per i Geran-2 dotati dei missili aria-aria leggeri R-60 (AA-8 Aphid), apre scenari inquietanti per la difesa aerea di Kiev.

    Un drone a reazione capace di agire come intercettore darebbe vita a una forma di difesa aerea distribuita e sacrificabile in grado di contrastare sia i velivoli pilotati che altri droni nemici. L’utilizzo dei suddetti componenti civili come i microcomputer Raspberry e i modem commerciali, integrati con sistemi militari sofisticati come l’antenna anti-jamming Kometa, dimostra inoltre una capacità di adattamento industriale che punta sulla produzione di massa e sulla facilità di aggiornamento tecnologico.



    È interessante notare infine, che, oltre al “Geran-5”, fonti d’intelligence ucraine affermano di conseguenza l’esistenza del “Geran-4”, più simile nella sua struttura al suo progenitore Shahed-238.

    Il mistero che circonda finora il Geran-4 riflette la complessità della moderna intelligence militare dove la classificazione di un’arma precede spesso la sua apparizione pubblica definitiva. A differenza delle versioni 1, 2 e 3, ampiamente documentate dai resti recuperati sul campo di battaglia, le notizie sul quarto modello della serie provengono principalmente dai rapporti del GUR ucraino e dagli analisti che sorvegliano il polo industriale di Alabuga.

    Nonostante l’assenza di una “prova regina” come un relitto intatto che ne confermi inequivocabilmente le specifiche, l’esistenza di questa variante viene ipotizzata come un passaggio necessario nell’evoluzione della famiglia Geran.

    Dal punto di vista tecnologico, il Geran-4 potrebbe inserirsi come un raffinamento strutturale dei modelli a reazione precedenti. Se il Geran-3 ha rappresentato il debutto della propulsione turbojet sulla cellula ereditata dallo Shahed-238, il Geran-4 viene descritto come la versione “matura” e ottimizzata per la produzione industriale russa. In questo contesto, l’apparente contraddizione numerica potrebbe spiegarsi con la logica del perfezionamento: il Geran-4 dovrebbe mantenere la forma dell’ala a delta ma introdurrebbe materiali compositi avanzati come la fibra di carbonio e di vetro, per rendere la struttura più leggera e performante rispetto ai primi prototipi a reazione.

    La difficoltà nel reperire prove fotografiche certe potrebbe dipendere da una sovrapposizione nelle segnalazioni sul campo, dove molti droni a reazione abbattuti vengono genericamente catalogati come Geran-3. In realtà, il Geran-4 potrebbe rappresentare un salto qualitativo invisibile esternamente ma fondamentale sotto la scocca, fungendo da banco di prova per i nuovi sistemi di guida inerziale russi e per le evoluzioni dell’antenna anti-jamming Kometa. Si tratterebbe dunque dell’apice evolutivo del design a delta, l’ultimo stadio di perfezionamento di una forma ormai iconica prima del radicale cambio di architettura introdotto dal Geran-5, che adotta invece una configurazione aerodinamica tradizionale.

    Molte di queste informazioni circolano su canali Telegram specializzati in analisi militare o vengono riprese da agenzie di stampa ucraine che citano briefing riservati del Ministero della Difesa. È molto probabile che, come accaduto per i modelli precedenti, la conferma definitiva arriverà solo quando un esemplare cadrà in mani ucraine in condizioni sufficientemente integre da permetterne lo smontaggio e la catalogazione ufficiale dei componenti interni.

    Foto: HUR

    https://www.analisidifesa.it/2026/01/in-azione-nel-conflitto-in-ucraina-il-nuovo-geran-5-russo
    In azione nel conflitto in Ucraina il nuovo Geran-5 russo In azione nel conflitto in Ucraina il nuovo Geran-5 russo 12 Gennaio 2026 di Maurizio Sparacino in News La Russia ha utilizzato per la prima volta a inizio gennaio il drone kamikaze Geran-5, secondo quanto affermato dalla Direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino (HUR). L’apparizione di questo drone sul teatro operativo ucraino segna un salto tecnologico e dottrinale significativo per le Forze Aerospaziali russe. A differenza dei precedenti modelli della famiglia Geran caratterizzati da una bassa velocità e da una struttura a delta, il Geran-5 adotta uno schema aerodinamico convenzionale e una propulsione a reazione che ne incrementa drasticamente le prestazioni cinematiche. Con una lunghezza di 6 metri e una gittata stimata di 1000 km, questo vettore che secondo le fonti ucraine si baserebbe sul drone iraniano Karrar, non si limita a trasportare una testata bellica da 90 kg, ma introduce una versatilità d’impiego finora inedita per questa classe di armamenti. Il drone ha un’elevata standardizzazione per i componenti chiave con altre versioni di “Geran”. Ad esempio è dotato di un radar a 12 elementi “Comet”, di un tracciatore basato su un microcomputer Raspberry e di un modem 3G/4G, oltre che di un motore a reazione Telefly con una maggiore spinta. Ma l’aspetto più dirompente e innovativo dell’impiego del Geran-5 risiede nella sua potenziale integrazione con i velivoli d’attacco al suolo Su-25. Questa sinergia potrebbe restituire rilevanza tattica a un aereo che le moderne e prestanti difese aeree hanno progressivamente confinato a compiti marginali. Trasformando il Su-25 in una piattaforma di lancio per droni a lungo raggio, l’Aviazione russa potrebbe colpire obiettivi sensibili nelle retrovie ucraine rimanendo a debita distanza dai sistemi missilistici terra-aria nemici. Tale strategia – come suggeriva recentemente l’analista militare russo Vladimir Khrustalev a proposito del possibile impiego in Ucraina dei Su-25 nordcoreani rimodernati – non solo preserva l’integrità dei piloti e delle macchine, ma riduce sensibilmente i costi operativi rispetto all’uso di missili da crociera convenzionali. L’innovazione non si ferma però alla sola capacità d’attacco al suolo, poiché l’ipotesi di equipaggiare questi droni con missili aria-aria R-73 (Codice NATO AA-11 Archer), dopo quanto già constatato per i Geran-2 dotati dei missili aria-aria leggeri R-60 (AA-8 Aphid), apre scenari inquietanti per la difesa aerea di Kiev. Un drone a reazione capace di agire come intercettore darebbe vita a una forma di difesa aerea distribuita e sacrificabile in grado di contrastare sia i velivoli pilotati che altri droni nemici. L’utilizzo dei suddetti componenti civili come i microcomputer Raspberry e i modem commerciali, integrati con sistemi militari sofisticati come l’antenna anti-jamming Kometa, dimostra inoltre una capacità di adattamento industriale che punta sulla produzione di massa e sulla facilità di aggiornamento tecnologico. È interessante notare infine, che, oltre al “Geran-5”, fonti d’intelligence ucraine affermano di conseguenza l’esistenza del “Geran-4”, più simile nella sua struttura al suo progenitore Shahed-238. Il mistero che circonda finora il Geran-4 riflette la complessità della moderna intelligence militare dove la classificazione di un’arma precede spesso la sua apparizione pubblica definitiva. A differenza delle versioni 1, 2 e 3, ampiamente documentate dai resti recuperati sul campo di battaglia, le notizie sul quarto modello della serie provengono principalmente dai rapporti del GUR ucraino e dagli analisti che sorvegliano il polo industriale di Alabuga. Nonostante l’assenza di una “prova regina” come un relitto intatto che ne confermi inequivocabilmente le specifiche, l’esistenza di questa variante viene ipotizzata come un passaggio necessario nell’evoluzione della famiglia Geran. Dal punto di vista tecnologico, il Geran-4 potrebbe inserirsi come un raffinamento strutturale dei modelli a reazione precedenti. Se il Geran-3 ha rappresentato il debutto della propulsione turbojet sulla cellula ereditata dallo Shahed-238, il Geran-4 viene descritto come la versione “matura” e ottimizzata per la produzione industriale russa. In questo contesto, l’apparente contraddizione numerica potrebbe spiegarsi con la logica del perfezionamento: il Geran-4 dovrebbe mantenere la forma dell’ala a delta ma introdurrebbe materiali compositi avanzati come la fibra di carbonio e di vetro, per rendere la struttura più leggera e performante rispetto ai primi prototipi a reazione. La difficoltà nel reperire prove fotografiche certe potrebbe dipendere da una sovrapposizione nelle segnalazioni sul campo, dove molti droni a reazione abbattuti vengono genericamente catalogati come Geran-3. In realtà, il Geran-4 potrebbe rappresentare un salto qualitativo invisibile esternamente ma fondamentale sotto la scocca, fungendo da banco di prova per i nuovi sistemi di guida inerziale russi e per le evoluzioni dell’antenna anti-jamming Kometa. Si tratterebbe dunque dell’apice evolutivo del design a delta, l’ultimo stadio di perfezionamento di una forma ormai iconica prima del radicale cambio di architettura introdotto dal Geran-5, che adotta invece una configurazione aerodinamica tradizionale. Molte di queste informazioni circolano su canali Telegram specializzati in analisi militare o vengono riprese da agenzie di stampa ucraine che citano briefing riservati del Ministero della Difesa. È molto probabile che, come accaduto per i modelli precedenti, la conferma definitiva arriverà solo quando un esemplare cadrà in mani ucraine in condizioni sufficientemente integre da permetterne lo smontaggio e la catalogazione ufficiale dei componenti interni. Foto: HUR https://www.analisidifesa.it/2026/01/in-azione-nel-conflitto-in-ucraina-il-nuovo-geran-5-russo
    Like
    1
    0 Comments 0 Shares 1K Views
  • Trump risponde al “globalista” Stammer: “Potrei scegliere tra l’annessione della Groenlandia e la Nato. Russia e Cina non sono spaventate dall'Alleanza se non per la presenza USA. L'Europa sta diventando un luogo molto diverso e si deve dare una regolata”. Traduzione: gli Stati europei, almeno alcuni, stanno scherzando con il fuoco ed il fuoco può bruciare. Messaggi chiari, messaggi feroci. Messaggi di uno che si è stufato dei “giochetti” europei. Nella UE ne vedremo delle belle…


    https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/01/12/trump-potrei-dovrei-scegliere-tra-la-groenlandia-e-la-nato_07e1b872-802c-43fc-8329-68937260f2cb.html
    Trump risponde al “globalista” Stammer: “Potrei scegliere tra l’annessione della Groenlandia e la Nato. Russia e Cina non sono spaventate dall'Alleanza se non per la presenza USA. L'Europa sta diventando un luogo molto diverso e si deve dare una regolata”. Traduzione: gli Stati europei, almeno alcuni, stanno scherzando con il fuoco ed il fuoco può bruciare. Messaggi chiari, messaggi feroci. Messaggi di uno che si è stufato dei “giochetti” europei. Nella UE ne vedremo delle belle… https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/01/12/trump-potrei-dovrei-scegliere-tra-la-groenlandia-e-la-nato_07e1b872-802c-43fc-8329-68937260f2cb.html
    WWW.ANSA.IT
    Trump: 'Potrei dovrei scegliere tra la Groenlandia e la Nato' - Ultima ora - Ansa.it
    Donald Trump potrebbe dover scegliere tra l'annessione della Groenlandia e il mantenimento della Nato. "Potrebbe essere una possibilità", ha dichiarato il presidente americano in un'intervista al New York Times. (ANSA)
    Like
    1
    0 Comments 0 Shares 390 Views
  • Per 18 anni ha vissuto tra annunci di partenze, valigie che scorrevano e volti sempre nuovi.
    Senza passaporto.
    Senza un Paese.
    E senza la possibilità di uscire.

    Mehran Karimi Nasseri trasformò una sala d’attesa dell’Aeroporto Charles de Gaulle di Parigi nella sua casa.

    La sua vicenda è così incredibile da aver ispirato il film The Terminal (2004), con Tom Hanks.
    Ma la realtà, come spesso accade, era molto più complessa della finzione.

    Era un uomo intrappolato tra confini invisibili, sospeso in un luogo di passaggio per eccellenza: uno spazio dove tutti transitano, ma nessuno resta.
    Lui invece rimase. Per diciotto lunghi anni.

    Dormiva su una panchina.
    Si lavava nei bagni dell’aeroporto.
    Scriveva ogni giorno il suo diario.
    Sopravviveva grazie ai buoni pasto donati da piloti, dipendenti e viaggiatori.

    Quando finalmente gli venne riconosciuto lo status di rifugiato, accadde l’impensabile: decise di non andarsene.
    Quel limbo, nato per caso, era diventato la sua casa.
    L’unico luogo che sentiva davvero suo.

    Morì nel 2022, a 77 anni.
    Pochi giorni prima, come in un cerchio che si chiude, era tornato ancora una volta in aeroporto.
    Per 18 anni ha vissuto tra annunci di partenze, valigie che scorrevano e volti sempre nuovi. Senza passaporto. Senza un Paese. E senza la possibilità di uscire. Mehran Karimi Nasseri trasformò una sala d’attesa dell’Aeroporto Charles de Gaulle di Parigi nella sua casa. La sua vicenda è così incredibile da aver ispirato il film The Terminal (2004), con Tom Hanks. Ma la realtà, come spesso accade, era molto più complessa della finzione. Era un uomo intrappolato tra confini invisibili, sospeso in un luogo di passaggio per eccellenza: uno spazio dove tutti transitano, ma nessuno resta. Lui invece rimase. Per diciotto lunghi anni. Dormiva su una panchina. Si lavava nei bagni dell’aeroporto. Scriveva ogni giorno il suo diario. Sopravviveva grazie ai buoni pasto donati da piloti, dipendenti e viaggiatori. Quando finalmente gli venne riconosciuto lo status di rifugiato, accadde l’impensabile: decise di non andarsene. Quel limbo, nato per caso, era diventato la sua casa. L’unico luogo che sentiva davvero suo. Morì nel 2022, a 77 anni. Pochi giorni prima, come in un cerchio che si chiude, era tornato ancora una volta in aeroporto.
    Angry
    1
    0 Comments 0 Shares 476 Views

  • Argomenti a 360 gradi.

    La rabbia è tanta.

    Meloni ha tradito? SI

    Gli agricoltori tesserati ai flagelli d’Italia?

    In silenzio?

    Qualche commento libero dal mondo agricolo libero.

    “I contributi sono incentivi per ammorbidire la contraddizione e addolcire la pillola
    Il destino della agricoltura è già segnato.. lo si intuiva quando hanno osato offrire 500 euro per ettaro per abbandonare le coltivazioni”

    “Il REGIME si è instaurato in italia per distruggere il potenziale produttivo agricolo e industriale
    In Italia non c'è futuro il destino sarà la desertificazione per la riconversione”

    “Agli italiani puoi dar da mangiare feccia e gli va bene... caricali di tasse e non dicono niente...inc¥l@li e son felici... basta non toccare il calcio, se tocchi quello vien il finimondo....Quello che succede a livello politico ce lo meritiamo proprio per questo.”

    A voi.

    Source: https://x.com/dessere88fenice/status/2010433234597822918?t=rJT8oVuBymGWEHG3ybNznA&s=19
    Argomenti a 360 gradi. La rabbia è tanta. Meloni ha tradito? SI Gli agricoltori tesserati ai flagelli d’Italia? In silenzio? Qualche commento libero dal mondo agricolo libero. “I contributi sono incentivi per ammorbidire la contraddizione e addolcire la pillola Il destino della agricoltura è già segnato.. lo si intuiva quando hanno osato offrire 500 euro per ettaro per abbandonare le coltivazioni” “Il REGIME si è instaurato in italia per distruggere il potenziale produttivo agricolo e industriale In Italia non c'è futuro il destino sarà la desertificazione per la riconversione” “Agli italiani puoi dar da mangiare feccia e gli va bene... caricali di tasse e non dicono niente...inc¥l@li e son felici... basta non toccare il calcio, se tocchi quello vien il finimondo....Quello che succede a livello politico ce lo meritiamo proprio per questo.” A voi. Source: https://x.com/dessere88fenice/status/2010433234597822918?t=rJT8oVuBymGWEHG3ybNznA&s=19
    Love
    Angry
    3
    0 Comments 0 Shares 551 Views 3
More Results