• Milano, lo sfogo di una mamma: «I miei bimbi hanno sfiorato per sbaglio un signore in treno e lui ha iniziato a urlare. Ci meritiamo l'estinzione»
    La lettrice Matilde Daverio: «Ero in viaggio da Roma a Milano, al momento di scendere il nostro vicino di posto si è sfogato dicendo che i miei figli lo avevano disturbato per tutto il tempo, ma si erano comportati bene. Ci meritiamo un silenzio eterno»

    Ripubblichiamo la lettera indirizzata al direttore Luciano Fontana della lettrice Matilde Daverio, madre di quattro figli, che racconta la sua disavventura su un viaggio in treno da Roma a Milano. Il suo intervento è stato uno dei più apprezzati dalle nostre lettrici e dai nostri lettori nel 2025. (leggi qui l'intervista a Matilde Daverio).


    Ore 15.00 di venerdì 12 giugno 2025. Salgo sul treno Italo 9940 a Roma per arrivare a Milano. Occupo tre posti, per me e per due dei miei quattro figli, Giacomo (anni 6) e Filippo (anni 7).

    Il viaggio si svolge tranquillamente: Filippo dorme fino a Firenze, a Giacomo leggo sottovoce Il Mago di Oz – lettura sempre ammirevole – avendo cura di schermare la bocca per non disturbare gli altri viaggiatori.

    C’è chi sonnecchia, chi vede un film, chi entra nelle ultime call della settimana, combattendo la lotta impari contro il Wi-fi dell’alta velocità. Al risveglio del grande, occupiamo il tempo con una partitella a carte, poi disegniamo una storia a fumetti sul retro delle bozze che devo correggere per lavoro, e in un attimo siamo nei pressi della stazione Centrale. Ci prepariamo a scendere.

    Nell’alzarsi dal suo posto, Giacomo accidentalmente sfiora con il piede la gamba del quarto passeggero del tavolino, seduto con le gambe accavallate di fronte a lui, il quale manifesta un irrequieto disappunto per essere stato sfiorato. Noto che controlla di non essere stato sporcato e, con un gesto gratuitamente teatrale, si spolvera con la mano il pantalone chino color ecrù, quasi a liberarlo dalla contaminazione che fa capire di aver subìto.

    A dire il vero, questo fa seguito a uno o due episodi di sbuffo per altri innocui movimenti dei bambini – gesti che ingenuamente pensavo fossero dovuti alle interruzioni del film che stava vedendo al cellulare, sempre per la suddetta connessione ballerina. Certo, ci siamo alzati tre volte per andare in bagno e poi alle macchinette del caffè e poi di nuovo in bagno, costringendolo in effetti per tre volte a scavallare le gambe per farci passare; ma, di fatto, niente bisticci, niente urla, niente psicodrammi del biscotto spezzato o della partita persa. La mia valutazione della condotta dei bambini era più che positiva.

    Ad ogni modo, chiedo immediatamente scusa per il disturbo e faccio scusare anche il figlio, il quale, obbediente e prontamente, si scusa. Dopodiché, il nostro vicino – che avrebbe proseguito il viaggio fino a Torino – prorompe in un esasperato sfogo, sostenendo di aver sopportato per tre ore l’insopportabile, e che la colpa non era dei bambini ma dei genitori (non li sanno più gestire), e che meno male che state per scendere dal treno. Io pazientemente lo invito a moderare i toni, e gli suggerisco, in futuro, di sollevare eventuali problematiche riguardanti il buon vicinato di viaggio con maggior tempestività, non a tre minuti dall’arrivo, non foss’altro che per trovare una soluzione e mantenere intatto il sacro diritto al (suo) pisolino: non so, avrei potuto chiudere i bambini in bagno cosicché non disturbassero nessuno. Lui continua il suo sfogo, cercando l’approvazione – non pervenuta – degli altri viaggiatori, diventati nel frattempo curiosi astanti di questo triste siparietto fondato sul nulla.


    Ma non voglio farla troppo lunga. Se anche i bambini (come NON è stato nel mio caso che ho raccontato) fossero stati agitati o nervosi o in lacrime per i più vari motivi (caro vicino di posto, non hai mai conosciuto i pestiferi fratellini di Filippo e Giacomo!), si tratterebbe pur sempre di bambini che viaggiano.

    La conclusione che voglio trarre? Se la soglia di tolleranza per la presenza e gli inconvenienti di due o più bambini è davvero così bassa, allora forse ci meritiamo davvero l’estinzione, per lasciare spazio finalmente alla quiete e al silenzio (eterno).

    Source: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_gennaio_07/milano-lo-sfogo-di-una-mamma-i-miei-bimbi-hanno-sfiorato-per-sbaglio-un-signore-in-treno-e-lui-ha-iniziato-a-urlare-ci-meritiamo-9bb61177-39d9-4d0d-b052-89dc44f95xlk.shtml
    Milano, lo sfogo di una mamma: «I miei bimbi hanno sfiorato per sbaglio un signore in treno e lui ha iniziato a urlare. Ci meritiamo l'estinzione» La lettrice Matilde Daverio: «Ero in viaggio da Roma a Milano, al momento di scendere il nostro vicino di posto si è sfogato dicendo che i miei figli lo avevano disturbato per tutto il tempo, ma si erano comportati bene. Ci meritiamo un silenzio eterno» Ripubblichiamo la lettera indirizzata al direttore Luciano Fontana della lettrice Matilde Daverio, madre di quattro figli, che racconta la sua disavventura su un viaggio in treno da Roma a Milano. Il suo intervento è stato uno dei più apprezzati dalle nostre lettrici e dai nostri lettori nel 2025. (leggi qui l'intervista a Matilde Daverio). Ore 15.00 di venerdì 12 giugno 2025. Salgo sul treno Italo 9940 a Roma per arrivare a Milano. Occupo tre posti, per me e per due dei miei quattro figli, Giacomo (anni 6) e Filippo (anni 7). Il viaggio si svolge tranquillamente: Filippo dorme fino a Firenze, a Giacomo leggo sottovoce Il Mago di Oz – lettura sempre ammirevole – avendo cura di schermare la bocca per non disturbare gli altri viaggiatori. C’è chi sonnecchia, chi vede un film, chi entra nelle ultime call della settimana, combattendo la lotta impari contro il Wi-fi dell’alta velocità. Al risveglio del grande, occupiamo il tempo con una partitella a carte, poi disegniamo una storia a fumetti sul retro delle bozze che devo correggere per lavoro, e in un attimo siamo nei pressi della stazione Centrale. Ci prepariamo a scendere. Nell’alzarsi dal suo posto, Giacomo accidentalmente sfiora con il piede la gamba del quarto passeggero del tavolino, seduto con le gambe accavallate di fronte a lui, il quale manifesta un irrequieto disappunto per essere stato sfiorato. Noto che controlla di non essere stato sporcato e, con un gesto gratuitamente teatrale, si spolvera con la mano il pantalone chino color ecrù, quasi a liberarlo dalla contaminazione che fa capire di aver subìto. A dire il vero, questo fa seguito a uno o due episodi di sbuffo per altri innocui movimenti dei bambini – gesti che ingenuamente pensavo fossero dovuti alle interruzioni del film che stava vedendo al cellulare, sempre per la suddetta connessione ballerina. Certo, ci siamo alzati tre volte per andare in bagno e poi alle macchinette del caffè e poi di nuovo in bagno, costringendolo in effetti per tre volte a scavallare le gambe per farci passare; ma, di fatto, niente bisticci, niente urla, niente psicodrammi del biscotto spezzato o della partita persa. La mia valutazione della condotta dei bambini era più che positiva. Ad ogni modo, chiedo immediatamente scusa per il disturbo e faccio scusare anche il figlio, il quale, obbediente e prontamente, si scusa. Dopodiché, il nostro vicino – che avrebbe proseguito il viaggio fino a Torino – prorompe in un esasperato sfogo, sostenendo di aver sopportato per tre ore l’insopportabile, e che la colpa non era dei bambini ma dei genitori (non li sanno più gestire), e che meno male che state per scendere dal treno. Io pazientemente lo invito a moderare i toni, e gli suggerisco, in futuro, di sollevare eventuali problematiche riguardanti il buon vicinato di viaggio con maggior tempestività, non a tre minuti dall’arrivo, non foss’altro che per trovare una soluzione e mantenere intatto il sacro diritto al (suo) pisolino: non so, avrei potuto chiudere i bambini in bagno cosicché non disturbassero nessuno. Lui continua il suo sfogo, cercando l’approvazione – non pervenuta – degli altri viaggiatori, diventati nel frattempo curiosi astanti di questo triste siparietto fondato sul nulla. Ma non voglio farla troppo lunga. Se anche i bambini (come NON è stato nel mio caso che ho raccontato) fossero stati agitati o nervosi o in lacrime per i più vari motivi (caro vicino di posto, non hai mai conosciuto i pestiferi fratellini di Filippo e Giacomo!), si tratterebbe pur sempre di bambini che viaggiano. La conclusione che voglio trarre? Se la soglia di tolleranza per la presenza e gli inconvenienti di due o più bambini è davvero così bassa, allora forse ci meritiamo davvero l’estinzione, per lasciare spazio finalmente alla quiete e al silenzio (eterno). Source: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_gennaio_07/milano-lo-sfogo-di-una-mamma-i-miei-bimbi-hanno-sfiorato-per-sbaglio-un-signore-in-treno-e-lui-ha-iniziato-a-urlare-ci-meritiamo-9bb61177-39d9-4d0d-b052-89dc44f95xlk.shtml
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  • IL Ducato di Milano sotto gli Sforza. Anno 1450.
    IL Ducato di Milano sotto gli Sforza. Anno 1450.
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  • “A Milano qualcosa si muove…”
    Un momento di confronto aperto alla città.
    Segnali di coraggio e motivazione nel dibattito cittadino.

    #MilanoLibera
    “A Milano qualcosa si muove…” Un momento di confronto aperto alla città. Segnali di coraggio e motivazione nel dibattito cittadino. #MilanoLibera
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  • MASSIMA CONDIVISIONE! 9 GENNAIO MILANO!
    9 GENNAIO – MILANO - PIAZZA DUCA D’AOSTA

    MOBILITAZIONE NAZIONALE COAPI 2026

    AGRICOLTORI E CITTADINI INSIEME - NO MERCOSUR

    GIUSTO PREZZO PER AGRICOLTORI E CONSUMATORI

    TRASPARENZA DI ORIGINE IN ETICHETTA

    DIRITTO AL CIBO - DONAZIONE DERRATE ALLE MENSE SOLIDALI

    RISCATTO AGRICOLO LOMBARDIA R.A.L.

    Riscatto Agricolo Lombardia e COAPI
    Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani
    MASSIMA CONDIVISIONE! 9 GENNAIO MILANO! 9 GENNAIO – MILANO - PIAZZA DUCA D’AOSTA MOBILITAZIONE NAZIONALE COAPI 2026 AGRICOLTORI E CITTADINI INSIEME - NO MERCOSUR GIUSTO PREZZO PER AGRICOLTORI E CONSUMATORI TRASPARENZA DI ORIGINE IN ETICHETTA DIRITTO AL CIBO - DONAZIONE DERRATE ALLE MENSE SOLIDALI RISCATTO AGRICOLO LOMBARDIA R.A.L. Riscatto Agricolo Lombardia e COAPI Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani
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  • MANI LEGATE

    Ci sono materie — soprattutto quelle giuridiche — che per loro natura risultano ostiche alla maggioranza delle persone. Tecniche, noiose, apparentemente lontane dalla vita quotidiana.
    Ed è proprio lì che il gioco riesce meglio.

    Perché mentre siamo immersi tra abbuffate, sonnolenza post-festiva e distrazioni mediatiche, va in scena il più vecchio dei trucchi: far passare le peggiori porcate sotto il naso, quando l’attenzione collettiva è ai minimi storici. Quando ce ne accorgiamo è tardi. Siamo ancora ubriachi di festeggiamenti.

    E credetemi: la riforma della Giustizia che ci faranno “consultare” nel 2026 è roba leggera rispetto allo scempio approvato il 26 dicembre in Senato.
    93 sì, 51 no, 5 astenuti.
    È legge dello Stato.

    Parliamo della riforma della Corte dei Conti.
    Uno degli ultimi baluardi di tutela dell’interesse pubblico rimasti.
    Oggi? Penalizzata, limitata, svuotata, ridotta a un organo di controllo blando, centralizzato e politicamente innocuo.

    Con cinque mosse chirurgiche si è riusciti a legare le mani alle amministrazioni locali — che già navigano con strumenti ridotti — e, di riflesso, a noi cittadini, che vediamo drasticamente ridotte le possibilità di controllo e di azione.

    Le cinque mosse:

    Danno erariale ridotto al 30%
    Lo “scudo” Covid del 2020 diventa permanente. I risarcimenti vengono limitati al 30% del danno, salvo dolo o colpa grave.
    Tradotto: meno responsabilità personale, meno deterrenza contro sprechi e mala gestione.

    Silenzio-assenso sui pareri preventivi
    Se la Corte non risponde entro un mese su bilanci e atti, il silenzio vale come via libera.
    Velocità? Forse.
    Controlli seri? Sempre meno.

    Controlli preventivi sugli appalti PNRR sopra il milione
    Se la Corte approva prima, nessuna responsabilità dopo.
    Un regalo enorme, che sottrae risorse ai controlli successivi sugli enti locali.

    Riorganizzazione della Corte
    Accorpamento delle sezioni regionali, separazione dei ruoli, poteri rafforzati al Procuratore generale.
    Efficienza sulla carta, desertificazione territoriale nella realtà. Le amministrazioni locali restano senza un presidio vicino.

    Delega al Governo sui decreti attuativi
    12 mesi di mano libera per “riordino, digitalizzazione e razionalizzazione”.
    Parole eleganti per dire: ulteriore indebolimento dei controlli, a colpi di decreti.

    Nel frattempo, mentre commentavamo l’ennesima operazione di polizia contro esponenti palestinesi in Italia, questa nuova “schiforma” passava liscia.
    Le conseguenze non saranno immediate.
    Saranno profonde, strutturali, e a medio-lungo termine.
    Milano inclusa.

    Perché secondo voi?
    Perché una Corte dei Conti indebolita significa:
    – meno controlli sulla spesa pubblica
    – più inerzia sugli atti irregolari
    – meno risarcimenti
    – più squilibri di bilancio post-PNRR

    E alla fine il conto arriva sempre lì:
    tasse locali più alte
    tagli a scuole, welfare, servizi essenziali
    opere pubbliche fatte male e mai verificate

    Semplice.
    Forse non immediato.
    Ma il disegno è fin troppo chiaro.
    Una grande riforma della Giustizia da votare “democraticamente” in primavera.
    E questo colpo basso a fine 2025.
    Risultato? Mani legate definitivamente.

    Ecco perché serve prendere coscienza della necessità di costruire un’alternativa credibile, capace di stare dentro le istituzioni, non solo fuori.
    Ci sono battaglie che non si vincono solo in piazza.
    La mobilitazione scuote coscienze — quando va bene — ma il potere si combatte nelle stanze del potere.
    Con competenza, presenza e strategia.
    Il resto è testimonianza.
    Qui serve confronto politico vero.

    #CorteDeiConti #Schiforma #ManiLegate #ControlloPubblico #PoliticaIstituzionale
    ✋ MANI LEGATE 🔒 Ci sono materie — soprattutto quelle giuridiche — che per loro natura risultano ostiche alla maggioranza delle persone. Tecniche, noiose, apparentemente lontane dalla vita quotidiana. Ed è proprio lì che il gioco riesce meglio. 🎩 Perché mentre siamo immersi tra abbuffate, sonnolenza post-festiva e distrazioni mediatiche, va in scena il più vecchio dei trucchi: far passare le peggiori porcate sotto il naso, quando l’attenzione collettiva è ai minimi storici. Quando ce ne accorgiamo è tardi. Siamo ancora ubriachi di festeggiamenti. E credetemi: la riforma della Giustizia che ci faranno “consultare” nel 2026 è roba leggera rispetto allo scempio approvato il 26 dicembre in Senato. 93 sì, 51 no, 5 astenuti. È legge dello Stato. 👉Parliamo della riforma della Corte dei Conti. Uno degli ultimi baluardi di tutela dell’interesse pubblico rimasti. Oggi? Penalizzata, limitata, svuotata, ridotta a un organo di controllo blando, centralizzato e politicamente innocuo. Con cinque mosse chirurgiche si è riusciti a legare le mani alle amministrazioni locali — che già navigano con strumenti ridotti — e, di riflesso, a noi cittadini, che vediamo drasticamente ridotte le possibilità di controllo e di azione. Le cinque mosse: 🔹 Danno erariale ridotto al 30% Lo “scudo” Covid del 2020 diventa permanente. I risarcimenti vengono limitati al 30% del danno, salvo dolo o colpa grave. Tradotto: meno responsabilità personale, meno deterrenza contro sprechi e mala gestione. 🔹 Silenzio-assenso sui pareri preventivi Se la Corte non risponde entro un mese su bilanci e atti, il silenzio vale come via libera. Velocità? Forse. Controlli seri? Sempre meno. 🔹 Controlli preventivi sugli appalti PNRR sopra il milione Se la Corte approva prima, nessuna responsabilità dopo. Un regalo enorme, che sottrae risorse ai controlli successivi sugli enti locali. 🔹 Riorganizzazione della Corte Accorpamento delle sezioni regionali, separazione dei ruoli, poteri rafforzati al Procuratore generale. Efficienza sulla carta, desertificazione territoriale nella realtà. Le amministrazioni locali restano senza un presidio vicino. 🔹 Delega al Governo sui decreti attuativi 12 mesi di mano libera per “riordino, digitalizzazione e razionalizzazione”. Parole eleganti per dire: ulteriore indebolimento dei controlli, a colpi di decreti. Nel frattempo, mentre commentavamo l’ennesima operazione di polizia contro esponenti palestinesi in Italia, questa nuova “schiforma” passava liscia. Le conseguenze non saranno immediate. Saranno profonde, strutturali, e a medio-lungo termine. Milano inclusa. 🏙️ Perché secondo voi? Perché una Corte dei Conti indebolita significa: – meno controlli sulla spesa pubblica – più inerzia sugli atti irregolari – meno risarcimenti – più squilibri di bilancio post-PNRR E alla fine il conto arriva sempre lì: 💸 tasse locali più alte ✂️ tagli a scuole, welfare, servizi essenziali 🏗️ opere pubbliche fatte male e mai verificate Semplice. Forse non immediato. Ma il disegno è fin troppo chiaro. Una grande riforma della Giustizia da votare “democraticamente” in primavera. E questo colpo basso a fine 2025. Risultato? Mani legate definitivamente. 🔗 Ecco perché serve prendere coscienza della necessità di costruire un’alternativa credibile, capace di stare dentro le istituzioni, non solo fuori. Ci sono battaglie che non si vincono solo in piazza. La mobilitazione scuote coscienze — quando va bene — ma il potere si combatte nelle stanze del potere. Con competenza, presenza e strategia. Il resto è testimonianza. Qui serve confronto politico vero. ⚖️ #CorteDeiConti #Schiforma #ManiLegate #ControlloPubblico #PoliticaIstituzionale
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  • Chi erano i “cecchini di Sarajevo”, gente che pagava per andare a sparare sui civili durante la guerra in Bosnia
    La procura di Milano ha aperto un'inchiesta sul presunto turismo di guerra a Sarajevo tra il 1992 e il 1996. Tra i cecchini ci sarebbero anche degli italiani. L'intervista allo scrittore Ezio Gavazzeni, che ha riaperto il caso...
    Source: https://www.wired.it/article/cecchini-sarajevo-inchiesta-milano-gavazzeni/
    Chi erano i “cecchini di Sarajevo”, gente che pagava per andare a sparare sui civili durante la guerra in Bosnia La procura di Milano ha aperto un'inchiesta sul presunto turismo di guerra a Sarajevo tra il 1992 e il 1996. Tra i cecchini ci sarebbero anche degli italiani. L'intervista allo scrittore Ezio Gavazzeni, che ha riaperto il caso... Source: https://www.wired.it/article/cecchini-sarajevo-inchiesta-milano-gavazzeni/
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  • MILANO 2025 – Fra bollettino di guerra e m2 di sofferenza

    Quando si avvicina la fine dell’anno arriva anche il momento dei bilanci.
    E per la nostra città i conti sono, ancora una volta, in passivo.
    Non è un caso se sempre più testate giornalistiche snocciolano percentuali, grafici e numeri che raccontano una Milano che non è più la “locomotiva d’Italia”, ma assomiglia sempre di più a un girone urbano dei dannati. Il dato più inquietante, però, non è nei report: è nella nostra assuefazione collettiva.
    Stiamo accettando tutto questo con una calma sospetta. Forse perché siamo – giustamente – presi dal dimostrare empatia e solidarietà verso conflitti e sofferenze che si consumano a migliaia di chilometri da qui. È umano, è giusto, è necessario.
    Ma permettetemi una riflessione, rapportata alle nostre vite e alle nostre dimensioni quotidiane.
    È come vivere in un condominio che cade a pezzi e scegliere di ignorarlo perché siamo emotivamente assorbiti dai problemi di un altro palazzo, lontano chilometri dal nostro. La solidarietà non è in discussione. La rimozione del reale, sì.

    Con un nuovo anno alle porte e le prossime amministrative che si avvicinano, forse è arrivato il momento di rivolgere a Milano attenzioni maggiori, senza sensi di colpa ma con responsabilità. Se siamo in grado di occuparci del mondo intero, dobbiamo essere capaci di guardare anche alle gravi carenze di casa nostra.
    Vogliamo dare un’occhiata insieme al bollettino di guerra del 2025?
    Eccolo.

    A Milano si guadagna più che nel resto d’Italia.
    Ma lavorare, oggi, non è più sufficiente per vivere bene.
    Secondo lo studio della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano (CGIL), un lavoratore su tre percepisce un reddito incompatibile con il costo della vita cittadina. Non stiamo parlando di marginalità estrema, ma di una fascia sempre più ampia di persone intrappolate in una normalità impoverita, dove il lavoro garantisce la sopravvivenza ma non la dignità.
    Il nodo è strutturale: casa e sanità assorbono oltre il 50% del salario.
    Solo l’abitazione pesa tra il 30 e il 40%, mentre la spesa sanitaria supera il 20%. Il resto dello stipendio evapora tra inflazione, trasporti e spese obbligate. Il risultato è una città che costringe i suoi lavoratori ad adottare comportamenti difensivi, a partire dall’espulsione verso l’hinterland.
    Milano diventa così una città che si lavora ma non si abita.
    E chi non può permettersi di viverla viene progressivamente escluso anche dal punto di vista sociale e culturale: tempo libero, relazioni, partecipazione, accesso alla vita urbana. Tutto ciò che non coincide con l’orario di lavoro viene sacrificato.
    Questa dinamica colpisce in modo violento il lavoro pubblico. In appena due anni, i dipendenti pubblici in città sono diminuiti di circa il 14%. Scuola, sanità, amministrazioni locali: Milano non è più attrattiva nemmeno per chi garantisce i servizi essenziali. Una fuga silenziosa che compromette la qualità stessa della vita urbana.

    Nel frattempo i salari nominali crescono, ma meno dell’inflazione, che a Milano ha superato l’11% nel periodo 2022–2024. Tradotto: si lavora di più, si guadagna “sulla carta”, ma si perde potere d’acquisto reale.
    La crescita c’è, ma non viene redistribuita. E una crescita senza equità non è sviluppo: è estrazione sociale.
    Milano continua a produrre ricchezza, ma non benessere.
    E una città che consuma le persone che la tengono in piedi è una città che sta ipotecando il proprio futuro.

    Queste ragioni dovrebbero essere più che sufficienti per risvegliarci dal torpore e dall’accettazione passiva di una degenerazione che, fino ad oggi, abbiamo avuto il coraggio di denunciare solo parlando di malapolitica.

    Esistono gruppi politici di potere? Vero.
    Le lobby sono forze reali che comandano Milano? Vero anche questo.
    Ma la domanda più scomoda resta un’altra: noi dove eravamo quando era il momento di contrastare tutto questo da dentro?
    Troppo spesso abbiamo preferito allontanare il pensiero, rifugiandoci in mobilitazioni che, per quanto giuste, lavano la coscienza ma non attivano la responsabilità. Cortei, riflessioni, prese di posizione sacrosante — ma raramente radicate fino in fondo nel nostro territorio.

    Milano oggi merita di essere liberata.
    Non solo dagli episodi di malagestione, ma da quello che è diventato il nostro male moderno: la pigrizia mentale, la rinuncia a immaginare un’alternativa, la mancanza di motivazioni a giocarsi davvero la partita.
    Se non lo facciamo ora, tra un anno, a pochi giorni da un nuovo Capodanno, rileggeremo le stesse statistiche impietose. La stessa insoddisfazione generale. La stessa insicurezza.
    E una fila ancora più lunga ad attendere un pacco di sostegno e di dignità davanti al Pane Quotidiano.

    Vogliamo davvero questo?
    Se la risposta è no, allora è il tempo di mettersi a lavorare seriamente per curare Milano e liberarla.
    Perché solo ripartendo dal nostro territorio avremo la serenità e la forza per aiutare anche il resto del mondo.
    Il primo passo si fa sempre da qui.
    Dal nostro metro quadrato di sofferenza.

    #MilanoLibera #Milano2025 #CostoDellaVita
    #LavoroEDignità #CasaÈUnDiritto #CittàPerChiLavora
    🚨 MILANO 2025 – Fra bollettino di guerra e m2 di sofferenza ⚠️🏙️ Quando si avvicina la fine dell’anno arriva anche il momento dei bilanci. E per la nostra città i conti sono, ancora una volta, in passivo. 📉 Non è un caso se sempre più testate giornalistiche snocciolano percentuali, grafici e numeri che raccontano una Milano che non è più la “locomotiva d’Italia”, ma assomiglia sempre di più a un girone urbano dei dannati. Il dato più inquietante, però, non è nei report: è nella nostra assuefazione collettiva. Stiamo accettando tutto questo con una calma sospetta. Forse perché siamo – giustamente – presi dal dimostrare empatia e solidarietà verso conflitti e sofferenze che si consumano a migliaia di chilometri da qui. È umano, è giusto, è necessario. ❤️‍🩹 Ma permettetemi una riflessione, rapportata alle nostre vite e alle nostre dimensioni quotidiane. È come vivere in un condominio che cade a pezzi e scegliere di ignorarlo perché siamo emotivamente assorbiti dai problemi di un altro palazzo, lontano chilometri dal nostro. La solidarietà non è in discussione. La rimozione del reale, sì. Con un nuovo anno alle porte e le prossime amministrative che si avvicinano, forse è arrivato il momento di rivolgere a Milano attenzioni maggiori, senza sensi di colpa ma con responsabilità. Se siamo in grado di occuparci del mondo intero, dobbiamo essere capaci di guardare anche alle gravi carenze di casa nostra. Vogliamo dare un’occhiata insieme al bollettino di guerra del 2025? Eccolo. 🧾🔥 A Milano si guadagna più che nel resto d’Italia. Ma lavorare, oggi, non è più sufficiente per vivere bene. Secondo lo studio della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano (CGIL), un lavoratore su tre percepisce un reddito incompatibile con il costo della vita cittadina. Non stiamo parlando di marginalità estrema, ma di una fascia sempre più ampia di persone intrappolate in una normalità impoverita, dove il lavoro garantisce la sopravvivenza ma non la dignità. Il nodo è strutturale: casa e sanità assorbono oltre il 50% del salario. Solo l’abitazione pesa tra il 30 e il 40%, mentre la spesa sanitaria supera il 20%. Il resto dello stipendio evapora tra inflazione, trasporti e spese obbligate. Il risultato è una città che costringe i suoi lavoratori ad adottare comportamenti difensivi, a partire dall’espulsione verso l’hinterland. Milano diventa così una città che si lavora ma non si abita. E chi non può permettersi di viverla viene progressivamente escluso anche dal punto di vista sociale e culturale: tempo libero, relazioni, partecipazione, accesso alla vita urbana. Tutto ciò che non coincide con l’orario di lavoro viene sacrificato. Questa dinamica colpisce in modo violento il lavoro pubblico. In appena due anni, i dipendenti pubblici in città sono diminuiti di circa il 14%. Scuola, sanità, amministrazioni locali: Milano non è più attrattiva nemmeno per chi garantisce i servizi essenziali. Una fuga silenziosa che compromette la qualità stessa della vita urbana. Nel frattempo i salari nominali crescono, ma meno dell’inflazione, che a Milano ha superato l’11% nel periodo 2022–2024. Tradotto: si lavora di più, si guadagna “sulla carta”, ma si perde potere d’acquisto reale. La crescita c’è, ma non viene redistribuita. E una crescita senza equità non è sviluppo: è estrazione sociale. Milano continua a produrre ricchezza, ma non benessere. E una città che consuma le persone che la tengono in piedi è una città che sta ipotecando il proprio futuro. Queste ragioni dovrebbero essere più che sufficienti per risvegliarci dal torpore e dall’accettazione passiva di una degenerazione che, fino ad oggi, abbiamo avuto il coraggio di denunciare solo parlando di malapolitica. Esistono gruppi politici di potere? Vero. Le lobby sono forze reali che comandano Milano? Vero anche questo. Ma la domanda più scomoda resta un’altra: noi dove eravamo quando era il momento di contrastare tutto questo da dentro? Troppo spesso abbiamo preferito allontanare il pensiero, rifugiandoci in mobilitazioni che, per quanto giuste, lavano la coscienza ma non attivano la responsabilità. Cortei, riflessioni, prese di posizione sacrosante — ma raramente radicate fino in fondo nel nostro territorio. 🪧 👉Milano oggi merita di essere liberata. Non solo dagli episodi di malagestione, ma da quello che è diventato il nostro male moderno: la pigrizia mentale, la rinuncia a immaginare un’alternativa, la mancanza di motivazioni a giocarsi davvero la partita. Se non lo facciamo ora, tra un anno, a pochi giorni da un nuovo Capodanno, rileggeremo le stesse statistiche impietose. La stessa insoddisfazione generale. La stessa insicurezza. E una fila ancora più lunga ad attendere un pacco di sostegno e di dignità davanti al Pane Quotidiano. 🍞 Vogliamo davvero questo? Se la risposta è no, allora è il tempo di mettersi a lavorare seriamente per curare Milano e liberarla. Perché solo ripartendo dal nostro territorio avremo la serenità e la forza per aiutare anche il resto del mondo. Il primo passo si fa sempre da qui. Dal nostro metro quadrato di sofferenza. 📐🔥 #MilanoLibera #Milano2025 #CostoDellaVita #LavoroEDignità #CasaÈUnDiritto #CittàPerChiLavora
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  • Qualche settimana fa sono entrato in una panetteria in Porta Venezia perché avevo visto dei bomboloni in vetrina. Ne ho chiesto uno senza accertarmi del prezzo, alla cassa mi è stato detto: quattro euro e cinquanta centesimi. Quattro euro e cinquanta centesimi? Quattro euro e cinquanta centesimi. Ho risposto che avevo cambiato idea. Ho salutato, stavo per uscire a mani vuote, poi siccome sono riminese e i bomboloni sono sacri in Romagna mi è venuta la curiosità di sapere se per caso nella crema ci fosse un ingrediente segreto, magari della polvere dorata, o dello zafferano, del caviale. La commessa mi ha guardato senza rispondere, dal retro del negozio è uscito il panettiere che mi ha intimato di andarmene, una merce è una merce e chi la vuole la compra e chi non la vuole non la compra.

    Ma c’è della polvere dorata nella crema?
    Vada via!
    Insomma, di solito sono reticente a qualsiasi forma di protesta, ma sono rimasto lì ed è cominciata una spiegazione tecnica da parte del fornaio: su quattro euro e cinquanta, metà vanno in tasse. Rimangono due euro e venticinque, da cui togliere venticinque di materie prime. Venticinque di materie prime? Venticinque di materie prime. Dei restanti due euro bisogna togliere la forza lavoro, l’affitto del negozio, le bollette. Quanto rimane di ricavo al netto? Rimane circa un euro a bombolone. Poi il fornaio è sparito nel retro, io sono uscito dalla panetteria. Tempo dopo sono ripassato di lì. Ho sbirciato in vetrina, c’erano i bomboloni ed era comparso un cartellino di quelli fosforescenti che diceva: tre euro. Mi sono avvicinato, i bomboloni erano grandi uguali a quelli della protesta. Sono entrato e ne ho ordinato uno. La commessa mi ha riconosciuto...

    Source: https://www.corriere.it/sette/25_dicembre_20/marco-missiroli-milano-31b66fcd-cc24-453e-b96a-5a2765ec0xlk_amp.shtml
    Qualche settimana fa sono entrato in una panetteria in Porta Venezia perché avevo visto dei bomboloni in vetrina. Ne ho chiesto uno senza accertarmi del prezzo, alla cassa mi è stato detto: quattro euro e cinquanta centesimi. Quattro euro e cinquanta centesimi? Quattro euro e cinquanta centesimi. Ho risposto che avevo cambiato idea. Ho salutato, stavo per uscire a mani vuote, poi siccome sono riminese e i bomboloni sono sacri in Romagna mi è venuta la curiosità di sapere se per caso nella crema ci fosse un ingrediente segreto, magari della polvere dorata, o dello zafferano, del caviale. La commessa mi ha guardato senza rispondere, dal retro del negozio è uscito il panettiere che mi ha intimato di andarmene, una merce è una merce e chi la vuole la compra e chi non la vuole non la compra. Ma c’è della polvere dorata nella crema? Vada via! Insomma, di solito sono reticente a qualsiasi forma di protesta, ma sono rimasto lì ed è cominciata una spiegazione tecnica da parte del fornaio: su quattro euro e cinquanta, metà vanno in tasse. Rimangono due euro e venticinque, da cui togliere venticinque di materie prime. Venticinque di materie prime? Venticinque di materie prime. Dei restanti due euro bisogna togliere la forza lavoro, l’affitto del negozio, le bollette. Quanto rimane di ricavo al netto? Rimane circa un euro a bombolone. Poi il fornaio è sparito nel retro, io sono uscito dalla panetteria. Tempo dopo sono ripassato di lì. Ho sbirciato in vetrina, c’erano i bomboloni ed era comparso un cartellino di quelli fosforescenti che diceva: tre euro. Mi sono avvicinato, i bomboloni erano grandi uguali a quelli della protesta. Sono entrato e ne ho ordinato uno. La commessa mi ha riconosciuto... Source: https://www.corriere.it/sette/25_dicembre_20/marco-missiroli-milano-31b66fcd-cc24-453e-b96a-5a2765ec0xlk_amp.shtml
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  • MI VIENE da VOMITARE! FANNO QUELLO CHE VOGLIONO! È VERGOGNOSO!
    "Malsani fenomeni di nepotismo, ma l'abuso d'ufficio non è più reato". La procura chiede di archiviare l'indagine sulle assunzioni vip per Milano-Cortina
    I posti di lavoro per le Olimpiadi affidati a parenti di politici e manager, come il secondogenito di La Russa e la nipote di Draghi...
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/18/olimpiadi-milano-cortina-2026-inchiesta-assunzioni-vip-richiesta-archiviazione-abuso-ufficio-non-reato-fenonmeni-nepotismo/8232645/
    MI VIENE da VOMITARE! FANNO QUELLO CHE VOGLIONO! È VERGOGNOSO! "Malsani fenomeni di nepotismo, ma l'abuso d'ufficio non è più reato". La procura chiede di archiviare l'indagine sulle assunzioni vip per Milano-Cortina I posti di lavoro per le Olimpiadi affidati a parenti di politici e manager, come il secondogenito di La Russa e la nipote di Draghi... https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/18/olimpiadi-milano-cortina-2026-inchiesta-assunzioni-vip-richiesta-archiviazione-abuso-ufficio-non-reato-fenonmeni-nepotismo/8232645/
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  • “Dio ti aiuti, prego per te.”

    Sembrano parole inoffensive, vero?

    Eppure, dirle in luogo pubblico potrebbe presto costare l’arresto, un processo e una multa.

    Non in Cina, India o Pakistan.

    In Italia.

    Poche settimane fa, l’Emilia-Romagna ha approvato la Risoluzione 284/2025 che minaccia gravemente la libertà religiosa, di opinione ed espressione.

    Con l’intervento delle forze dell’ordine, vogliono creare cosiddette “zone sicure” nei pressi di ospedali, cliniche e consultori. In ogni città.

    Ma zone sicure da cosa?

    Da qualsiasi evento sospettato di essere “a favore della vita nascente”, come un volantinaggio per offrire ascolto e aiuto a mamme incinte e persino momenti di preghiera silenziosa.

    Dicono che serva a non “turbare” le donne intenzionate ad abortire. Vuoi la verità? Serve a impedire che una donna possa cambiare idea.

    Gli effetti pratici saranno devastanti.

    Quartieri in cui sarà vietato affermare che nel grembo della mamma c’è un bimbo e non un grumo di cellule (una verità scientifica).

    Strade e piazze in cui sarà vietato camminare pregando il Rosario, perché c’è un ospedale nei paraggi e potrebbe “turbare” qualcuno.

    La Risoluzione non riguarda solo l’Emilia-Romagna, perché chiede al Parlamento di estendere questa censura illiberale e anticristiana in tutta Italia.

    Se restiamo in silenzio di fronte a questo abuso, altre regioni si aggiungeranno e presto il caso finirà in Parlamento. Rischiamo di essere travolti.

    Noi siamo un gruppo di semplici cittadini che hanno a cuore, come te, la vita e la libertà di difenderla: unisciti a noi per denunciare e fermare questo gravissimo abuso.

    Firma la petizione, aiutaci: No all’istituzione di “zone sicure” in Italia per vietare di difendere la vita e sostenere le maternità difficili. Pregare e offrire aiuto non è un crimine!

    Firma ora la petizione cliccando qui!
    https://www.provitaefamiglia.it/petizione/arrestati-per-unave-maria-no-alle-zone-sicure-in-italia-firma-ora-2

    Ti immagini cosa potrebbe accadere a breve a Bologna, Modena o Reggio Emilia (e poi Roma, Milano, Napoli, Catania….)?

    Potresti vedere per strada cartelli del genere:

    Attenzione! Stai entrando in una “zona sicura”: da qui è severamente vietato pregare, offrire aiuti a donne incinte o esprimere opinioni a favore della vita nascente.

    Ti sembra impossibile, vero?

    Ma è proprio così che iniziano le persecuzioni. Si comincia sempre dicendo: “No, non può accadere!”.

    E poi, un giorno, accade.

    All'estero accade già da anni.

    In Inghilterra proprio una nostra connazionale, Livia, è stata processata e condannata a pagare 20mila sterline per aver violato una “zona sicura”.

    La colpa di Livia?

    Aver sostato nei pressi di una clinica abortiva, in assoluto silenzio, con un cartello che diceva solo: “Sono qui per parlare, se vuoi”.

    Arrestata, processata, condannata.

    Francia, Spagna, Australia, Canada, Stati Uniti… sempre più Stati occidentali stanno creando “zone” dove offrire un volantino a sostegno della maternità o pregare un’Ave Maria può costare multe salate.

    Se non agiamo ora, con forza, l’Italia sarà la prossima nazione su questa lista nera. Noi non vogliamo che accada, e tu?

    Pregare e offrire aiuto non è un crimine: firma ora la petizione e chiedi al Presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale (Pd) di bloccare la creazione di “zone” vietate ai cittadini in base alle loro opinioni o al loro credo religioso!

    La Risoluzione 284/2025 approvata in Emilia-Romagna può ancora essere fermata, così come i suoi effetti a cascata in tutta Italia.

    Gli uffici territoriali stanno lavorando per attivare le “zone sicure” contro chi difende la vita nascente, con l’indicazione di coinvolgere le Prefetture, cioè le forze dell’ordine.

    Ma se migliaia di cittadini - specialmente i cristiani - faranno sentire adesso la loro voce, la Regione dovrà bloccare sul nascere questa persecuzione.

    Firmando ora questa petizione ci aiuterai a impedire che l’Emilia-Romagna apra la strada a una lunga serie di amministrazioni che istituiranno in Italia “zone” vietate ai cittadini in base alle loro opinioni o al loro credo.

    Ci aiuterai a far sì che ogni mamma decisa ad abortire per solitudine, difficoltà economiche o altre cause possa ricevere anche una sola parola di ascolto, di sostegno, di aiuto.

    Forse accadrà a trenta metri dall’ospedale.

    Forse accadrà a trenta minuti dall’aborto.

    Non conta la “zona” o il momento: ogni vita merita un’occasione. Diamogliela.

    Grazie di cuore del tuo aiuto e della tua firma.
    “Dio ti aiuti, prego per te.” Sembrano parole inoffensive, vero? Eppure, dirle in luogo pubblico potrebbe presto costare l’arresto, un processo e una multa. Non in Cina, India o Pakistan. In Italia. Poche settimane fa, l’Emilia-Romagna ha approvato la Risoluzione 284/2025 che minaccia gravemente la libertà religiosa, di opinione ed espressione. Con l’intervento delle forze dell’ordine, vogliono creare cosiddette “zone sicure” nei pressi di ospedali, cliniche e consultori. In ogni città. Ma zone sicure da cosa? Da qualsiasi evento sospettato di essere “a favore della vita nascente”, come un volantinaggio per offrire ascolto e aiuto a mamme incinte e persino momenti di preghiera silenziosa. Dicono che serva a non “turbare” le donne intenzionate ad abortire. Vuoi la verità? Serve a impedire che una donna possa cambiare idea. Gli effetti pratici saranno devastanti. Quartieri in cui sarà vietato affermare che nel grembo della mamma c’è un bimbo e non un grumo di cellule (una verità scientifica). Strade e piazze in cui sarà vietato camminare pregando il Rosario, perché c’è un ospedale nei paraggi e potrebbe “turbare” qualcuno. La Risoluzione non riguarda solo l’Emilia-Romagna, perché chiede al Parlamento di estendere questa censura illiberale e anticristiana in tutta Italia. Se restiamo in silenzio di fronte a questo abuso, altre regioni si aggiungeranno e presto il caso finirà in Parlamento. Rischiamo di essere travolti. Noi siamo un gruppo di semplici cittadini che hanno a cuore, come te, la vita e la libertà di difenderla: unisciti a noi per denunciare e fermare questo gravissimo abuso. Firma la petizione, aiutaci: No all’istituzione di “zone sicure” in Italia per vietare di difendere la vita e sostenere le maternità difficili. Pregare e offrire aiuto non è un crimine! Firma ora la petizione cliccando qui! https://www.provitaefamiglia.it/petizione/arrestati-per-unave-maria-no-alle-zone-sicure-in-italia-firma-ora-2 Ti immagini cosa potrebbe accadere a breve a Bologna, Modena o Reggio Emilia (e poi Roma, Milano, Napoli, Catania….)? Potresti vedere per strada cartelli del genere: Attenzione! Stai entrando in una “zona sicura”: da qui è severamente vietato pregare, offrire aiuti a donne incinte o esprimere opinioni a favore della vita nascente. Ti sembra impossibile, vero? Ma è proprio così che iniziano le persecuzioni. Si comincia sempre dicendo: “No, non può accadere!”. E poi, un giorno, accade. All'estero accade già da anni. In Inghilterra proprio una nostra connazionale, Livia, è stata processata e condannata a pagare 20mila sterline per aver violato una “zona sicura”. La colpa di Livia? Aver sostato nei pressi di una clinica abortiva, in assoluto silenzio, con un cartello che diceva solo: “Sono qui per parlare, se vuoi”. Arrestata, processata, condannata. Francia, Spagna, Australia, Canada, Stati Uniti… sempre più Stati occidentali stanno creando “zone” dove offrire un volantino a sostegno della maternità o pregare un’Ave Maria può costare multe salate. Se non agiamo ora, con forza, l’Italia sarà la prossima nazione su questa lista nera. Noi non vogliamo che accada, e tu? Pregare e offrire aiuto non è un crimine: firma ora la petizione e chiedi al Presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale (Pd) di bloccare la creazione di “zone” vietate ai cittadini in base alle loro opinioni o al loro credo religioso! La Risoluzione 284/2025 approvata in Emilia-Romagna può ancora essere fermata, così come i suoi effetti a cascata in tutta Italia. Gli uffici territoriali stanno lavorando per attivare le “zone sicure” contro chi difende la vita nascente, con l’indicazione di coinvolgere le Prefetture, cioè le forze dell’ordine. Ma se migliaia di cittadini - specialmente i cristiani - faranno sentire adesso la loro voce, la Regione dovrà bloccare sul nascere questa persecuzione. Firmando ora questa petizione ci aiuterai a impedire che l’Emilia-Romagna apra la strada a una lunga serie di amministrazioni che istituiranno in Italia “zone” vietate ai cittadini in base alle loro opinioni o al loro credo. Ci aiuterai a far sì che ogni mamma decisa ad abortire per solitudine, difficoltà economiche o altre cause possa ricevere anche una sola parola di ascolto, di sostegno, di aiuto. Forse accadrà a trenta metri dall’ospedale. Forse accadrà a trenta minuti dall’aborto. Non conta la “zona” o il momento: ogni vita merita un’occasione. Diamogliela. Grazie di cuore del tuo aiuto e della tua firma.
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    Arrestati per un’Ave Maria? No alle “zone sicure” in Italia | Firma ora!
    La Regione Emilia-Romagna ha approvato la pericolosa Risoluzione 284/2025 per impedire veglie di preghiera e iniziative a favore della vita nascente nei pre
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