SENZA TRASPARENZA
Il caso Scialoia e il muro di silenzio della Giunta.
Sul caso di via Scialoia è già stato detto molto. E meno male.
Se oggi questa vicenda sta uscendo dai confini del quartiere è grazie al lavoro meticoloso dei genitori, del Comitato e degli insegnanti che stanno facendo ciò che, in una democrazia funzionante, dovrebbe fare prima di tutto un'Amministrazione: informare, documentare, spiegare.
Vorrei però soffermarmi su un aspetto ulteriore che non riguarda soltanto la scuola Scialoia, ma il modo stesso in cui viene esercitata la politica pubblica in questa città.
Non tornerò sul tema della dissoluzione di una comunità scolastica né sulla leggerezza con cui si pensa di spostare da un giorno all'altro circa 600 bambini. Sono questioni enormi e già sufficienti a giustificare la preoccupazione delle famiglie.
Il punto oggi è un altro.
Questa Giunta sembra aver dichiarato guerra a un principio elementare della vita istituzionale: la TRASPARENZA.
Basta ripercorrere i passaggi già raccolti nel Libro Bianco redatto dai genitori della Scialoia:
Il silenzio come risposta.
PEC, richieste formali, domande rivolte a Comune e Regione. Risultato? Nessun riscontro scritto. Nessuna risposta ufficiale alle legittime richieste delle famiglie.
Decisioni senza documenti.
Si parla di trasferimenti, demolizioni e nuove scuole senza che sia stato reso pubblico:
- un cronoprogramma ufficiale;
- una copertura finanziaria certa;
- garanzie formali sulla ricostruzione;
- tempi e modalità verificabili.
In sostanza, si chiede a una comunità scolastica di traslocare al buio e di avere fiducia nel fatto che, prima o poi, qualcuno accenderà la luce.
Già questo basterebbe a sollevare più di una domanda.
Ma perché dal 2020 — pandemia esclusa si è aperta una sorta di ellisse amministrativa nella quale sembrano essersi smarriti fondi, progettualità e responsabilità
Se non si chiama mancanza di trasparenza questa, allora probabilmente serve aggiornare il vocabolario.
Ma il capitolo forse più surreale è arrivato ieri, durante la Commissione congiunta del 3 luglio con la Vicesindaca Scavuzzo, l'Assessore Mazzei, gli esponenti del Municipio 9 e i genitori.
L'obiettivo teorico era chiarire.
L'effetto pratico è stato certificare che le domande continuano ad aumentare più rapidamente delle risposte.
Sorvolo sulle posizioni, ormai note e ribadite più volte, per arrivare al vero punto dolente della vicenda: i fondi.
Udite, udite:
I fondi PNRR risultano scaduti il 30 giugno con certificazione del target mancato.
Si attendono comunicazioni dal Ministero, "auspicabilmente" a metà settembre.
Nessuna delibera approvata o programmata.
Nessun inserimento nel PTO.
E soprattutto una frase destinata probabilmente a entrare negli annali della programmazione amministrativa:
"Oggi è prematuro parlare di risorse... il Comune in qualche modo troverà i fondi."
(cit. Assessore Mazzei)
"In qualche modo."
Una formula straordinaria.
Perché normalmente le opere pubbliche si progettano con risorse, atti e coperture economiche.
A Milano, evidentemente, si punta sulla fede.
Qui manca la trasparenza, certo.
Ma manca anche il RISPETTO per l'intelligenza delle famiglie e dei cittadini, ai quali viene chiesto di credere a un progetto che, allo stato attuale, non dispone ancora di dati certi, finanziamenti certi e tempi certi.
E sia chiaro ancora una volta: questa non è la solita battaglia NIMBY e non è opposizione per partito preso.
Nessuno sta dicendo "no" a una nuova scuola.
La domanda è molto più semplice e molto più scomoda:
come si può chiedere fiducia quando mancano ancora gli elementi minimi per esercitarla?
Partireste mai per una vacanza senza conoscere il budget, le tempistiche e perfino la destinazione finale?
Ecco.
La differenza è che qui non si parla di ferie estive ma del futuro scolastico di centinaia di bambini.
E per capire che qualcosa non torna non serve un master in management della Bocconi.
Serve soltanto il buon senso.
La trasparenza non è una concessione della politica ai cittadini.
È il contrario: è il requisito minimo che i cittadini possono pretendere dalla politica.
Per questo non si stanno difendendo semplicemente dei muri.
Si sta difendendo una comunità educativa che l'Amministrazione sembra aver scelto di considerare un dettaglio accessorio del progetto.
Ripetere le stesse spiegazioni del 14 e del 18 giugno nella speranza che, a forza di ripeterle, diventino automaticamente verità non è comunicazione istituzionale.
È una tecnica che funziona con gli slogan.
Molto meno con i verbali, i bilanci e le delibere.
Nel frattempo, mentre Palazzo Marino continua a chiedere tempo per lavorare, il minimo che possiamo fare è sostenere i genitori e i docenti coinvolti.
Perché il caso Scialoia non è una parentesi locale.
È il sintomo di un modello decisionale che smette di essere partecipazione nel momento stesso in cui le domande diventano scomode.
E quando la trasparenza sparisce, il problema non è mai soltanto una scuola.
È il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini.
#ScuolaScialoia #TrasparenzaZero #Milano #DirittoAlloStudio #partecipazione
Il caso Scialoia e il muro di silenzio della Giunta.
Sul caso di via Scialoia è già stato detto molto. E meno male.
Se oggi questa vicenda sta uscendo dai confini del quartiere è grazie al lavoro meticoloso dei genitori, del Comitato e degli insegnanti che stanno facendo ciò che, in una democrazia funzionante, dovrebbe fare prima di tutto un'Amministrazione: informare, documentare, spiegare.
Vorrei però soffermarmi su un aspetto ulteriore che non riguarda soltanto la scuola Scialoia, ma il modo stesso in cui viene esercitata la politica pubblica in questa città.
Non tornerò sul tema della dissoluzione di una comunità scolastica né sulla leggerezza con cui si pensa di spostare da un giorno all'altro circa 600 bambini. Sono questioni enormi e già sufficienti a giustificare la preoccupazione delle famiglie.
Il punto oggi è un altro.
Questa Giunta sembra aver dichiarato guerra a un principio elementare della vita istituzionale: la TRASPARENZA.
Basta ripercorrere i passaggi già raccolti nel Libro Bianco redatto dai genitori della Scialoia:
Il silenzio come risposta.
PEC, richieste formali, domande rivolte a Comune e Regione. Risultato? Nessun riscontro scritto. Nessuna risposta ufficiale alle legittime richieste delle famiglie.
Decisioni senza documenti.
Si parla di trasferimenti, demolizioni e nuove scuole senza che sia stato reso pubblico:
- un cronoprogramma ufficiale;
- una copertura finanziaria certa;
- garanzie formali sulla ricostruzione;
- tempi e modalità verificabili.
In sostanza, si chiede a una comunità scolastica di traslocare al buio e di avere fiducia nel fatto che, prima o poi, qualcuno accenderà la luce.
Già questo basterebbe a sollevare più di una domanda.
Ma perché dal 2020 — pandemia esclusa si è aperta una sorta di ellisse amministrativa nella quale sembrano essersi smarriti fondi, progettualità e responsabilità
Se non si chiama mancanza di trasparenza questa, allora probabilmente serve aggiornare il vocabolario.
Ma il capitolo forse più surreale è arrivato ieri, durante la Commissione congiunta del 3 luglio con la Vicesindaca Scavuzzo, l'Assessore Mazzei, gli esponenti del Municipio 9 e i genitori.
L'obiettivo teorico era chiarire.
L'effetto pratico è stato certificare che le domande continuano ad aumentare più rapidamente delle risposte.
Sorvolo sulle posizioni, ormai note e ribadite più volte, per arrivare al vero punto dolente della vicenda: i fondi.
Udite, udite:
I fondi PNRR risultano scaduti il 30 giugno con certificazione del target mancato.
Si attendono comunicazioni dal Ministero, "auspicabilmente" a metà settembre.
Nessuna delibera approvata o programmata.
Nessun inserimento nel PTO.
E soprattutto una frase destinata probabilmente a entrare negli annali della programmazione amministrativa:
"Oggi è prematuro parlare di risorse... il Comune in qualche modo troverà i fondi."
(cit. Assessore Mazzei)
"In qualche modo."
Una formula straordinaria.
Perché normalmente le opere pubbliche si progettano con risorse, atti e coperture economiche.
A Milano, evidentemente, si punta sulla fede.
Qui manca la trasparenza, certo.
Ma manca anche il RISPETTO per l'intelligenza delle famiglie e dei cittadini, ai quali viene chiesto di credere a un progetto che, allo stato attuale, non dispone ancora di dati certi, finanziamenti certi e tempi certi.
E sia chiaro ancora una volta: questa non è la solita battaglia NIMBY e non è opposizione per partito preso.
Nessuno sta dicendo "no" a una nuova scuola.
La domanda è molto più semplice e molto più scomoda:
come si può chiedere fiducia quando mancano ancora gli elementi minimi per esercitarla?
Partireste mai per una vacanza senza conoscere il budget, le tempistiche e perfino la destinazione finale?
Ecco.
La differenza è che qui non si parla di ferie estive ma del futuro scolastico di centinaia di bambini.
E per capire che qualcosa non torna non serve un master in management della Bocconi.
Serve soltanto il buon senso.
La trasparenza non è una concessione della politica ai cittadini.
È il contrario: è il requisito minimo che i cittadini possono pretendere dalla politica.
Per questo non si stanno difendendo semplicemente dei muri.
Si sta difendendo una comunità educativa che l'Amministrazione sembra aver scelto di considerare un dettaglio accessorio del progetto.
Ripetere le stesse spiegazioni del 14 e del 18 giugno nella speranza che, a forza di ripeterle, diventino automaticamente verità non è comunicazione istituzionale.
È una tecnica che funziona con gli slogan.
Molto meno con i verbali, i bilanci e le delibere.
Nel frattempo, mentre Palazzo Marino continua a chiedere tempo per lavorare, il minimo che possiamo fare è sostenere i genitori e i docenti coinvolti.
Perché il caso Scialoia non è una parentesi locale.
È il sintomo di un modello decisionale che smette di essere partecipazione nel momento stesso in cui le domande diventano scomode.
E quando la trasparenza sparisce, il problema non è mai soltanto una scuola.
È il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini.
#ScuolaScialoia #TrasparenzaZero #Milano #DirittoAlloStudio #partecipazione
SENZA TRASPARENZA
Il caso Scialoia e il muro di silenzio della Giunta.
Sul caso di via Scialoia è già stato detto molto. E meno male.
Se oggi questa vicenda sta uscendo dai confini del quartiere è grazie al lavoro meticoloso dei genitori, del Comitato e degli insegnanti che stanno facendo ciò che, in una democrazia funzionante, dovrebbe fare prima di tutto un'Amministrazione: informare, documentare, spiegare.
Vorrei però soffermarmi su un aspetto ulteriore che non riguarda soltanto la scuola Scialoia, ma il modo stesso in cui viene esercitata la politica pubblica in questa città.
Non tornerò sul tema della dissoluzione di una comunità scolastica né sulla leggerezza con cui si pensa di spostare da un giorno all'altro circa 600 bambini. Sono questioni enormi e già sufficienti a giustificare la preoccupazione delle famiglie.
Il punto oggi è un altro.
Questa Giunta sembra aver dichiarato guerra a un principio elementare della vita istituzionale: la TRASPARENZA.
Basta ripercorrere i passaggi già raccolti nel Libro Bianco redatto dai genitori della Scialoia:
🔹 Il silenzio come risposta.
PEC, richieste formali, domande rivolte a Comune e Regione. Risultato? Nessun riscontro scritto. Nessuna risposta ufficiale alle legittime richieste delle famiglie.
🔹 Decisioni senza documenti.
Si parla di trasferimenti, demolizioni e nuove scuole senza che sia stato reso pubblico:
- un cronoprogramma ufficiale;
- una copertura finanziaria certa;
- garanzie formali sulla ricostruzione;
- tempi e modalità verificabili.
In sostanza, si chiede a una comunità scolastica di traslocare al buio e di avere fiducia nel fatto che, prima o poi, qualcuno accenderà la luce.
Già questo basterebbe a sollevare più di una domanda.
Ma perché dal 2020 — pandemia esclusa si è aperta una sorta di ellisse amministrativa nella quale sembrano essersi smarriti fondi, progettualità e responsabilità⁉️
Se non si chiama mancanza di trasparenza questa, allora probabilmente serve aggiornare il vocabolario.
Ma il capitolo forse più surreale è arrivato ieri, durante la Commissione congiunta del 3 luglio con la Vicesindaca Scavuzzo, l'Assessore Mazzei, gli esponenti del Municipio 9 e i genitori.
L'obiettivo teorico era chiarire.
L'effetto pratico è stato certificare che le domande continuano ad aumentare più rapidamente delle risposte.
Sorvolo sulle posizioni, ormai note e ribadite più volte, per arrivare al vero punto dolente della vicenda: i fondi.
🎭 Udite, udite:
👉 I fondi PNRR risultano scaduti il 30 giugno con certificazione del target mancato.
👉 Si attendono comunicazioni dal Ministero, "auspicabilmente" a metà settembre.
👉 Nessuna delibera approvata o programmata.
👉 Nessun inserimento nel PTO.
👉 E soprattutto una frase destinata probabilmente a entrare negli annali della programmazione amministrativa:
"Oggi è prematuro parlare di risorse... il Comune in qualche modo troverà i fondi."
(cit. Assessore Mazzei)
"In qualche modo."
Una formula straordinaria.
Perché normalmente le opere pubbliche si progettano con risorse, atti e coperture economiche.
A Milano, evidentemente, si punta sulla fede.
Qui manca la trasparenza, certo.
Ma manca anche il RISPETTO per l'intelligenza delle famiglie e dei cittadini, ai quali viene chiesto di credere a un progetto che, allo stato attuale, non dispone ancora di dati certi, finanziamenti certi e tempi certi.
E sia chiaro ancora una volta: questa non è la solita battaglia NIMBY e non è opposizione per partito preso.
Nessuno sta dicendo "no" a una nuova scuola.
La domanda è molto più semplice e molto più scomoda:
come si può chiedere fiducia quando mancano ancora gli elementi minimi per esercitarla?
Partireste mai per una vacanza senza conoscere il budget, le tempistiche e perfino la destinazione finale?
Ecco.
La differenza è che qui non si parla di ferie estive ma del futuro scolastico di centinaia di bambini.
E per capire che qualcosa non torna non serve un master in management della Bocconi.
Serve soltanto il buon senso.
La trasparenza non è una concessione della politica ai cittadini.
È il contrario: è il requisito minimo che i cittadini possono pretendere dalla politica.
Per questo non si stanno difendendo semplicemente dei muri.
Si sta difendendo una comunità educativa che l'Amministrazione sembra aver scelto di considerare un dettaglio accessorio del progetto.
Ripetere le stesse spiegazioni del 14 e del 18 giugno nella speranza che, a forza di ripeterle, diventino automaticamente verità non è comunicazione istituzionale.
È una tecnica che funziona con gli slogan.
Molto meno con i verbali, i bilanci e le delibere.
Nel frattempo, mentre Palazzo Marino continua a chiedere tempo per lavorare, il minimo che possiamo fare è sostenere i genitori e i docenti coinvolti.
Perché il caso Scialoia non è una parentesi locale.
È il sintomo di un modello decisionale che smette di essere partecipazione nel momento stesso in cui le domande diventano scomode.
E quando la trasparenza sparisce, il problema non è mai soltanto una scuola.
È il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini.
#ScuolaScialoia #TrasparenzaZero #Milano #DirittoAlloStudio #partecipazione
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