• L'#ivermectina e il #mebendazolo attaccano le cellule tumorali in molti modi diversi. La chemioterapia di solito ne attacca solo uno...
    Il cancro deve essere attaccato simultaneamente attraverso molteplici meccanismi...
    L'ivermectina e il mebendazolo insieme fanno proprio questo: bloccano la divisione cellulare, interrompono il metabolismo del glucosio, colpiscono le cellule staminali tumorali e molto altro ancora...

    - Dr. Peter McCullough

    IVERMECTINA – 12 Azioni Antitumorali Note:
    1. Inibisce la via di segnalazione WNT/β-catenina: arresta la proliferazione delle cellule tumorali.

    2. Induce l'apoptosi: innesca la morte programmata delle cellule tumorali.

    3. Blocca le proteine ​​trasportatrici importina α/β, impedendo la replicazione delle cellule tumorali.

    4. Inibisce l'enzima PAK1: riduce l'infiammazione e la progressione del tumore.

    5. Anti-angiogenico: arresta la formazione di nuovi vasi sanguigni nei tumori.

    6. Modulatore del sistema immunitario: migliora il riconoscimento delle cellule tumorali.

    7. Interferisce con l'autofagia: ostacola le strategie di sopravvivenza delle cellule tumorali.

    8. Colpisce le cellule staminali del glioblastoma: efficace nei tumori cerebrali.

    9. Inibisce la respirazione mitocondriale: interrompe l'apporto energetico ai tumori.

    10. Interrompe la segnalazione di mTOR, rallentando la crescita cellulare.

    11. Supera la resistenza alla chemioterapia: rende la chemioterapia più efficace.

    12. Proprietà antivirali: potenzialmente utile per i tumori correlati a virus (come l'HPV).

    MEBENDAZOLO – 12 Azioni antitumorali note:
    1. Destabilizzazione dei microtubuli: simile al fenbendazolo
    2. Inibisce l'angiogenesi e blocca la crescita di nuovi vasi sanguigni.

    3. Induce l'apoptosi: causa la morte delle cellule tumorali.

    4. Inibisce la segnalazione del VEGF: blocca i segnali di apporto sanguigno al tumore.

    5. Attraversa la barriera emato-encefalica: utile per i tumori cerebrali.

    6. Attiva gli enzimi caspasi-3/7, coinvolti nella morte cellulare programmata.

    7. Riduce l'espressione dell'oncogene MYC, rallentando la crescita del tumore.

    8. Inibisce la proteina Bcl-2, riducendo la sopravvivenza delle cellule tumorali.

    9. Anti-metastatico: riduce la diffusione del cancro. 10. Altera la funzione mitocondriale: compromette la produzione di energia nelle cellule tumorali.

    11. Migliora la sensibilità alla chemioterapia: contribuisce a rendere più efficaci i trattamenti standard.

    12. Bassa tossicità + lunga storia di sicurezza: utilizzato nell'uomo da decenni.

    Source: https://x.com/itsmeback_/status/2061714016381092210?s=20
    L'#ivermectina e il #mebendazolo attaccano le cellule tumorali in molti modi diversi. La chemioterapia di solito ne attacca solo uno... Il cancro deve essere attaccato simultaneamente attraverso molteplici meccanismi... L'ivermectina e il mebendazolo insieme fanno proprio questo: bloccano la divisione cellulare, interrompono il metabolismo del glucosio, colpiscono le cellule staminali tumorali e molto altro ancora... - Dr. Peter McCullough IVERMECTINA – 12 Azioni Antitumorali Note: 1. Inibisce la via di segnalazione WNT/β-catenina: arresta la proliferazione delle cellule tumorali. 2. Induce l'apoptosi: innesca la morte programmata delle cellule tumorali. 3. Blocca le proteine ​​trasportatrici importina α/β, impedendo la replicazione delle cellule tumorali. 4. Inibisce l'enzima PAK1: riduce l'infiammazione e la progressione del tumore. 5. Anti-angiogenico: arresta la formazione di nuovi vasi sanguigni nei tumori. 6. Modulatore del sistema immunitario: migliora il riconoscimento delle cellule tumorali. 7. Interferisce con l'autofagia: ostacola le strategie di sopravvivenza delle cellule tumorali. 8. Colpisce le cellule staminali del glioblastoma: efficace nei tumori cerebrali. 9. Inibisce la respirazione mitocondriale: interrompe l'apporto energetico ai tumori. 10. Interrompe la segnalazione di mTOR, rallentando la crescita cellulare. 11. Supera la resistenza alla chemioterapia: rende la chemioterapia più efficace. 12. Proprietà antivirali: potenzialmente utile per i tumori correlati a virus (come l'HPV). MEBENDAZOLO – 12 Azioni antitumorali note: 1. Destabilizzazione dei microtubuli: simile al fenbendazolo 2. Inibisce l'angiogenesi e blocca la crescita di nuovi vasi sanguigni. 3. Induce l'apoptosi: causa la morte delle cellule tumorali. 4. Inibisce la segnalazione del VEGF: blocca i segnali di apporto sanguigno al tumore. 5. Attraversa la barriera emato-encefalica: utile per i tumori cerebrali. 6. Attiva gli enzimi caspasi-3/7, coinvolti nella morte cellulare programmata. 7. Riduce l'espressione dell'oncogene MYC, rallentando la crescita del tumore. 8. Inibisce la proteina Bcl-2, riducendo la sopravvivenza delle cellule tumorali. 9. Anti-metastatico: riduce la diffusione del cancro. 10. Altera la funzione mitocondriale: compromette la produzione di energia nelle cellule tumorali. 11. Migliora la sensibilità alla chemioterapia: contribuisce a rendere più efficaci i trattamenti standard. 12. Bassa tossicità + lunga storia di sicurezza: utilizzato nell'uomo da decenni. Source: https://x.com/itsmeback_/status/2061714016381092210?s=20
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  • VITAMINA E(go)

    Ci sono sere in cui i pensieri non bussano alla porta. Entrano. Si siedono accanto a noi e pretendono ascolto.
    Sono quelle notti in cui ci si interroga sul senso delle cose che stiamo costruendo, sulle persone che incontriamo lungo il cammino e, soprattutto, su ciò che ciascuno di noi porta dentro.
    La politica, in fondo, non è tutta la vita. Ma è una parte importante della vita. È uno dei luoghi in cui le persone si rivelano, si mettono a nudo, mostrano il meglio e talvolta il peggio di sé. E forse è proprio questo che continua a sorprendermi.
    A 48 anni posso dire di non avere grosse paure. Di schifezze ne ho viste già abbastanza per sentirmi "sverginato" ma c'è una forza che forse mi inquieta più di tutte e che non è controllabile da nessun sistema elettorale o regolamento esistente.

    Una forza che nessuna norma può davvero governare. Si chiama natura umana. E spesso prende la forma dell'ego.
    Per molto tempo ho pensato che l'ego fosse soltanto una zavorra. Una palla al piede che rallenta il cammino comune. Oggi non la vedo più così.
    Oggi penso che l'ego sia una vitamina.
    Serve.
    È quella scintilla che ci fa alzare dal letto quando tutto sembra complicato. È la fiducia che ci permette di affrontare le sconfitte, di sopportare i pesi, di credere nelle nostre capacità quando il dubbio vorrebbe paralizzarci.
    Senza un po' di ego, probabilmente, non avremmo il coraggio di iniziare nulla.

    Ma le vitamine, per definizione, funzionano soltanto nelle giuste dosi.
    Quando diventano eccessive smettono di nutrire e iniziano a intossicare.

    Accade allora qualcosa di sottile. L'io diventa più importante dell'obiettivo. Il riconoscimento più importante del risultato. La visibilità più importante del servizio.
    E senza quasi accorgercene smettiamo di vedere chi ci cammina accanto.
    L'ego eccessivo è una lente deformante: ingrandisce noi stessi e rimpicciolisce il resto del mondo.
    Così il compagno di viaggio diventa un concorrente. La differenza diventa una minaccia. Il successo collettivo perde valore se non porta anche una gratificazione personale.

    Eppure le cose più belle che ho visto nascere non sono mai state il frutto di un singolo protagonista.
    Sono nate quando più persone hanno scelto di mettere il proprio talento al servizio di qualcosa di più grande.
    Quando tanti "io" hanno accettato di diventare un "NOI".

    Forse è questa la sfida più difficile. Non vincere una competizione. Non conquistare una posizione. Ma costruire un equilibrio.
    Allora se è rimasto ancora un motivo valido per cui soffrire e spendersi in una competizione politica, non è quello di raggiungere il gradino più alto del podio , internamente o esternamente ma raggiungere quel senso di rispetto e di equilibrio all'interno di un gruppo dove sappiamo che tutti e tutte siamo speciali e importanti solo per il fatto di esistere e poterci parlare con i nostri pregi, manie , difetti e le nostre stranezze...

    Domani avrò un altro quesito e richiesta da rivolgere a qualcuno di superiore e non riguarda sicuramente il denaro né la vanità, che di per sé dura il tempo di un battito di ciglia.
    Ma è il miracolo di assistere e contribuire alla creazione di un gruppo coeso dove la voce di tanti IO si fonde a quella più ampia di un NOI.
    E dove tanti ego controllati sanno ritrovarsi nella forza più elevata di un collettivo dove c'è spazio per la sapienza e la peculiarità di ognuno.

    Se sapremo superare il muro del solo Ego allora avremo già fatto un passo importante verso la prossima fase. Quella chiamata comunità.
    Ci credo. Ci spero. Per l'ennesima volta.
    E mentre cerco risposte nel mondo, questa sera ricomincio da una domanda più semplice.
    Quella che rivolgo a me stesso...

    #ego #noi #rispetto #comunità
    VITAMINA E(go) Ci sono sere in cui i pensieri non bussano alla porta. Entrano. Si siedono accanto a noi e pretendono ascolto. Sono quelle notti in cui ci si interroga sul senso delle cose che stiamo costruendo, sulle persone che incontriamo lungo il cammino e, soprattutto, su ciò che ciascuno di noi porta dentro. La politica, in fondo, non è tutta la vita. Ma è una parte importante della vita. È uno dei luoghi in cui le persone si rivelano, si mettono a nudo, mostrano il meglio e talvolta il peggio di sé. E forse è proprio questo che continua a sorprendermi. A 48 anni posso dire di non avere grosse paure. Di schifezze ne ho viste già abbastanza per sentirmi "sverginato" ma c'è una forza che forse mi inquieta più di tutte e che non è controllabile da nessun sistema elettorale o regolamento esistente. Una forza che nessuna norma può davvero governare. Si chiama natura umana. E spesso prende la forma dell'ego. Per molto tempo ho pensato che l'ego fosse soltanto una zavorra. Una palla al piede che rallenta il cammino comune. Oggi non la vedo più così. Oggi penso che l'ego sia una vitamina. Serve. È quella scintilla che ci fa alzare dal letto quando tutto sembra complicato. È la fiducia che ci permette di affrontare le sconfitte, di sopportare i pesi, di credere nelle nostre capacità quando il dubbio vorrebbe paralizzarci. Senza un po' di ego, probabilmente, non avremmo il coraggio di iniziare nulla. Ma le vitamine, per definizione, funzionano soltanto nelle giuste dosi. Quando diventano eccessive smettono di nutrire e iniziano a intossicare. Accade allora qualcosa di sottile. L'io diventa più importante dell'obiettivo. Il riconoscimento più importante del risultato. La visibilità più importante del servizio. E senza quasi accorgercene smettiamo di vedere chi ci cammina accanto. L'ego eccessivo è una lente deformante: ingrandisce noi stessi e rimpicciolisce il resto del mondo. Così il compagno di viaggio diventa un concorrente. La differenza diventa una minaccia. Il successo collettivo perde valore se non porta anche una gratificazione personale. Eppure le cose più belle che ho visto nascere non sono mai state il frutto di un singolo protagonista. Sono nate quando più persone hanno scelto di mettere il proprio talento al servizio di qualcosa di più grande. Quando tanti "io" hanno accettato di diventare un "NOI". Forse è questa la sfida più difficile. Non vincere una competizione. Non conquistare una posizione. Ma costruire un equilibrio. Allora se è rimasto ancora un motivo valido per cui soffrire e spendersi in una competizione politica, non è quello di raggiungere il gradino più alto del podio , internamente o esternamente ma raggiungere quel senso di rispetto e di equilibrio all'interno di un gruppo dove sappiamo che tutti e tutte siamo speciali e importanti solo per il fatto di esistere e poterci parlare con i nostri pregi, manie , difetti e le nostre stranezze... Domani avrò un altro quesito e richiesta da rivolgere a qualcuno di superiore e non riguarda sicuramente il denaro né la vanità, che di per sé dura il tempo di un battito di ciglia. Ma è il miracolo di assistere e contribuire alla creazione di un gruppo coeso dove la voce di tanti IO si fonde a quella più ampia di un NOI. E dove tanti ego controllati sanno ritrovarsi nella forza più elevata di un collettivo dove c'è spazio per la sapienza e la peculiarità di ognuno. Se sapremo superare il muro del solo Ego allora avremo già fatto un passo importante verso la prossima fase. Quella chiamata comunità. Ci credo. Ci spero. Per l'ennesima volta. E mentre cerco risposte nel mondo, questa sera ricomincio da una domanda più semplice. Quella che rivolgo a me stesso... #ego #noi #rispetto #comunità
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  • Compasso d’Oro alla carriera per Lorenzo Delladio, l’imprenditore di Ziano di Fiemme premiato a Milano
    Lorenzo Delladio, Presidente e Amministratore Delegato di La Sportiva, ha ricevuto il Compasso d'Oro alla Carriera. Il prestigioso riconoscimento è stato...
    https://www.lavisioblog.it/compasso-doro-alla-carriera-per-lorenzo-delladio-limprenditore-di-ziano-di-fiemme-premiato-a-milano/
    Compasso d’Oro alla carriera per Lorenzo Delladio, l’imprenditore di Ziano di Fiemme premiato a Milano Lorenzo Delladio, Presidente e Amministratore Delegato di La Sportiva, ha ricevuto il Compasso d'Oro alla Carriera. Il prestigioso riconoscimento è stato... https://www.lavisioblog.it/compasso-doro-alla-carriera-per-lorenzo-delladio-limprenditore-di-ziano-di-fiemme-premiato-a-milano/
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    Compasso d’Oro alla carriera per Lorenzo Delladio, l’imprenditore di Ziano di Fiemme premiato a Milano
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  • Il pullman che sbanda in autostrada a Praga, gli studenti salvi grazie al gesto d’eroismo di tre prof: “Il Ministero dia loro un riconoscimento”
    Parabiago, la dirigente scolastica del liceo Cavalleri scrive al ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara per elogiare i docenti Domenico Lucifora, Miriam Morsani e Federica Verzaro. “Grazie a loro quella gita non è finita in tragedia”
    https://www.ilgiorno.it/legnano/cronaca/docenti-eroi-studenti-cavalleri-parabiago-gita-praga-a2d2efbf
    Il pullman che sbanda in autostrada a Praga, gli studenti salvi grazie al gesto d’eroismo di tre prof: “Il Ministero dia loro un riconoscimento” Parabiago, la dirigente scolastica del liceo Cavalleri scrive al ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara per elogiare i docenti Domenico Lucifora, Miriam Morsani e Federica Verzaro. “Grazie a loro quella gita non è finita in tragedia” https://www.ilgiorno.it/legnano/cronaca/docenti-eroi-studenti-cavalleri-parabiago-gita-praga-a2d2efbf
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    Il pullman che sbanda in autostrada a Praga, gli studenti salvi grazie al gesto d’eroismo di tre prof: “Il Ministero dia loro un riconoscimento”
    Parabiago, la dirigente scolastica del liceo Cavalleri scrive al ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara per elogiare i docenti Domenico Lucifora, Miriam Morsani e Federica Verzaro. “Grazie a loro quella gita non è finita in tragedia”
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  • LE VERE CAUSE DELL'AUTOIMMUNITÁ

    (Di Patrizia Coffaro)

    Le malattie autoimmuni non nascono dal nulla e soprattutto non arrivano perché il corpo impazzisce da un giorno all’altro e decide di attaccarsi senza motivo. Dietro, quasi sempre, c’è un terreno che nel tempo si altera, si sovraccarica, perde tolleranza, accumula stimoli e finisce per spingere il sistema immunitario fuori asse. Questo è il punto da capire bene, l’autoimmunità raramente è il frutto di una singola causa. Più spesso è la somma di fattori che, messi insieme, aumentano il carico biologico fino a superare la capacità di compenso dell’organismo.

    Oggi si parla di oltre ottanta malattie autoimmuni conosciute, ma il numero reale probabilmente è più alto. Alcune colpiscono in modo più selettivo un organo, come la tiroide nella tiroidite di Hashimoto o nel morbo di Basedow, altre hanno un’espressione più sistemica, come il lupus o l’artrite reumatoide. In comune hanno un punto centrale... il sistema immunitario perde precisione. Invece di distinguere in modo netto ciò che appartiene al corpo da ciò che è pericoloso, entra in una condizione di confusione immunologica e comincia a reagire in modo inappropriato.

    Per capire perché succede, bisogna fare un passo indietro, il sistema immunitario non lavora isolato, è in continuo dialogo con intestino, microbiota, sistema nervoso, ormoni, metabolismo, mitocondri, sonno, stress, carico tossico e infezioni. Quando questi sistemi iniziano a soffrire in contemporanea, l’infiammazione di fondo aumenta, la regolazione si abbassa e il corpo entra in una modalità più difensiva che riparativa, è qui che il terreno si prepara. Un concetto utile per leggere tutto questo è quello della risposta cellulare al pericolo, la cosiddetta cell danger response (ne abbiamo già parlato ma ve lo rispiego brevemente).

    In pratica, quando la cellula percepisce una minaccia che supera la sua capacità di mantenere equilibrio, smette di privilegiare la produzione efficiente di energia e passa alla difesa. Nel breve periodo è un meccanismo intelligente, il problema nasce quando la minaccia non finisce mai... stress cronico, tossine, dieta infiammatoria, infezioni persistenti, sonno scarso, disbiosi: se questi segnali rimangono presenti per mesi o anni, il corpo non torna facilmente in modalità di recupero, resta in allerta e un organismo che vive in allerta cronica è molto più vulnerabile allo sviluppo di disfunzioni immunitarie.

    Uno dei primi grandi capitoli è l’intestino, parlare di autoimmunità senza parlare di barriera intestinale significa guardare il problema a metà. Un intestino infiammato, permeabile o con microbiota alterato non crea solo disturbi digestivi, crea anche una maggiore esposizione del sistema immunitario a sostanze che non dovrebbero passare nel sangue con quella facilità. Frammenti di cibo mal digerito, tossine microbiche, componenti batteriche e antigeni ambientali attraversano una barriera che non regge più bene. Il sistema immunitario li intercetta, reagisce, infiamma, se questa scena si ripete ogni giorno, la risposta immunitaria diventa sempre più aggressiva e meno selettiva.

    Dentro questo quadro rientra anche un tema spesso sottovalutato, la bassa acidità gastrica. Se lo stomaco non produce abbastanza acido cloridrico, la digestione parte male già dall’inizio. Le proteine vengono digerite peggio, aumenta il rischio di fermentazioni e disbiosi, la barriera contro i patogeni si indebolisce e tutto il tratto digestivo ne risente, è uno dei tasselli che spiegano perché tante persone con autoimmunità presentano anni di gonfiore, reflusso, digestione lenta, sensibilità alimentari e irritazione intestinale prima ancora di ricevere una diagnosi.

    Le sensibilità alimentari infatti spesso non sono il problema iniziale, ma la conseguenza di una barriera intestinale che perde integrità. Quando questo accade, alcuni alimenti diventano bersagli ripetuti e in alcuni casi entra in gioco anche il meccanismo del mimetismo molecolare: alcune proteine assomigliano a strutture del nostro corpo da favorire una risposta crociata. Il sistema immunitario colpisce ciò che percepisce come minaccia, ma nel farlo può iniziare a colpire anche tessuti propri. È un errore di riconoscimento, ma non arriva a caso o per sfortuna. arriva dopo mesi o anni di infiammazione, passaggi intestinali alterati e continua stimolazione immunologica.

    Il secondo grande fattore è il carico tossico. Viviamo immersi in sostanze che il corpo deve neutralizzare e smaltire in continuazione, pesticidi, erbicidi, plastificanti, solventi, metalli pesanti, composti presenti nei cosmetici, nei detergenti, nell’acqua, nell’aria, nei contenitori, nei materiali da contatto. Il fegato, l’intestino, i reni, la bile, la pelle e i mitocondri lavorano ogni giorno per gestire questo carico, ma non tutti hanno la stessa capacità di detossificazione. Alcuni hanno polimorfismi genetici sfavorevoli, altri hanno già fegato congestionato, intestino infiammato o carenze nutrizionali che rallentano questi processi. Quando il carico tossico supera la capacità di smaltimento, aumentano stress ossidativo, infiammazione, danno alle membrane e irritazione immunologica. Muffe e micotossine, per esempio, possono creare quadri molto complessi: stanchezza, nebbia mentale, sinusite cronica, reattività chimica, attivazione mastocitaria, disturbi neurologici e peggioramento della tolleranza immunitaria.

    Lo stesso vale per i metalli pesanti, che interferiscono con enzimi, proteine e segnali cellulari e anche gli interferenti endocrini, come gli ftalati o il BPA, non si limitano a disturbare gli ormoni: possono alterare immunità, barriera intestinale e tono infiammatorio generale. Un terzo nodo è la glicemia instabile e la resistenza insulinica, molti non collegano il metabolismo glucidico all’autoimmunità, eppure il legame esiste. Picchi continui di zucchero nel sangue, eccesso di cibi raffinati, oli ossidati, alimentazione molto infiammatoria e sedentarietà mantengono alto il livello di infiammazione sistemica. Inoltre alterano il microbiota, peggiorano la funzione mitocondriale e aumentano lo stress metabolico. Un corpo che oscilla continuamente tra iperglicemia, iperinsulinemia e cali energetici è un corpo che si infiamma più facilmente e regola peggio anche l’immunità.

    Poi c’è lo stress cronico, che non è un concetto vago, ma una realtà biologica precisa. Stress significa aumento prolungato di cortisolo, catecolamine, infiammazione, peggior sonno, peggior digestione, peggior barriera intestinale, peggior resilienza immunitaria. Significa anche un sistema nervoso che continua a leggere pericolo e a tenere il corpo in modalità di difesa. Non serve aver vissuto solo grandi traumi, anche microstress ripetuti, relazioni difficili, ipercontrollo, allerta continua, fatica protratta, insonnia, carico mentale e senso di insicurezza possono alzare moltissimo il peso allostatico, cioè l’usura cumulativa che lo stress imprime al corpo nel tempo.

    Il sonno e il ritmo circadiano sono un altro pezzo enorme. Dormire poco, male o a orari disordinati non toglie solo energie: altera immunità, ormoni, metabolismo, risposta infiammatoria e funzione mitocondriale. La melatonina non serve soltanto a dormire. È coinvolta anche nella protezione cellulare e nella gestione dello stress ossidativo. Se la luce artificiale la sera, gli schermi, i ritmi sballati e la mancanza di luce naturale di giorno disturbano la fisiologia circadiana, il corpo perde un importante fattore di regolazione e recupero.

    Un altro capitolo decisivo è quello delle infezioni croniche o persistenti. Non si parla solo di infezioni acute evidenti, ma di situazioni che restano in sottofondo e continuano a stimolare il sistema immunitario. Disbiosi intestinale, SIBO, Helicobacter pylori, infezioni dentali o paradontali, virus latenti come Epstein-Barr, infezioni da Lyme o coinfezioni, fino ai post-virali che lasciano una coda infiammatoria lunga. In queste condizioni il sistema immunitario resta occupato, irritato, iperattivo ma inefficiente e più a lungo resta in questo stato, più aumenta il rischio che perda tolleranza.

    Infine ci sono le carenze nutrizionali, sembra banale, ma non lo è, un sistema immunitario che deve regolarsi bene ha bisogno di nutrienti adeguati. Vitamina D, zinco, vitamine del gruppo B, selenio, omega-3 e altri cofattori sono fondamentali per la tolleranza immunitaria, la funzione di barriera, la modulazione dell’infiammazione e la produzione di energia cellulare. Se mancano, il corpo diventa più vulnerabile. Non perché una capsula faccia miracoli, ma perché senza mattoni giusti anche la migliore strategia resta zoppa.

    Alla fine, la questione centrale è questa... l’autoimmunità non va letta solo come malattia del sistema immunitario; va letta come il risultato di un sistema intero che per troppo tempo ha accumulato carico senza riuscire a tornare in equilibrio. Intestino alterato, tossine, glicemia instabile, stress cronico, sonno disturbato, infezioni persistenti, carenze nutrizionali e vulnerabilità individuali non sono elementi separati, si sommano e quando si sommano abbastanza, il corpo cambia linguaggio. Per questo, il lavoro serio non è inseguire un unico colpevole o cercare una bacchetta magica... è ridurre il carico totale, migliorare digestione e barriera intestinale, abbassare l’esposizione tossica, stabilizzare la glicemia, ripristinare sonno e ritmo circadiano, cercare eventuali infezioni croniche quando il quadro lo suggerisce, correggere carenze reali... e soprattutto riportare il sistema nervoso fuori dalla difesa continua. È meno scenografico della promessa “guarisci tutto in tre mosse”, ma è molto più vicino a come funziona realmente la biologia.

    XO - Patrizia Coffaro
    LE VERE CAUSE DELL'AUTOIMMUNITÁ (Di Patrizia Coffaro) Le malattie autoimmuni non nascono dal nulla e soprattutto non arrivano perché il corpo impazzisce da un giorno all’altro e decide di attaccarsi senza motivo. Dietro, quasi sempre, c’è un terreno che nel tempo si altera, si sovraccarica, perde tolleranza, accumula stimoli e finisce per spingere il sistema immunitario fuori asse. Questo è il punto da capire bene, l’autoimmunità raramente è il frutto di una singola causa. Più spesso è la somma di fattori che, messi insieme, aumentano il carico biologico fino a superare la capacità di compenso dell’organismo. Oggi si parla di oltre ottanta malattie autoimmuni conosciute, ma il numero reale probabilmente è più alto. Alcune colpiscono in modo più selettivo un organo, come la tiroide nella tiroidite di Hashimoto o nel morbo di Basedow, altre hanno un’espressione più sistemica, come il lupus o l’artrite reumatoide. In comune hanno un punto centrale... il sistema immunitario perde precisione. Invece di distinguere in modo netto ciò che appartiene al corpo da ciò che è pericoloso, entra in una condizione di confusione immunologica e comincia a reagire in modo inappropriato. Per capire perché succede, bisogna fare un passo indietro, il sistema immunitario non lavora isolato, è in continuo dialogo con intestino, microbiota, sistema nervoso, ormoni, metabolismo, mitocondri, sonno, stress, carico tossico e infezioni. Quando questi sistemi iniziano a soffrire in contemporanea, l’infiammazione di fondo aumenta, la regolazione si abbassa e il corpo entra in una modalità più difensiva che riparativa, è qui che il terreno si prepara. Un concetto utile per leggere tutto questo è quello della risposta cellulare al pericolo, la cosiddetta cell danger response (ne abbiamo già parlato ma ve lo rispiego brevemente). In pratica, quando la cellula percepisce una minaccia che supera la sua capacità di mantenere equilibrio, smette di privilegiare la produzione efficiente di energia e passa alla difesa. Nel breve periodo è un meccanismo intelligente, il problema nasce quando la minaccia non finisce mai... stress cronico, tossine, dieta infiammatoria, infezioni persistenti, sonno scarso, disbiosi: se questi segnali rimangono presenti per mesi o anni, il corpo non torna facilmente in modalità di recupero, resta in allerta e un organismo che vive in allerta cronica è molto più vulnerabile allo sviluppo di disfunzioni immunitarie. Uno dei primi grandi capitoli è l’intestino, parlare di autoimmunità senza parlare di barriera intestinale significa guardare il problema a metà. Un intestino infiammato, permeabile o con microbiota alterato non crea solo disturbi digestivi, crea anche una maggiore esposizione del sistema immunitario a sostanze che non dovrebbero passare nel sangue con quella facilità. Frammenti di cibo mal digerito, tossine microbiche, componenti batteriche e antigeni ambientali attraversano una barriera che non regge più bene. Il sistema immunitario li intercetta, reagisce, infiamma, se questa scena si ripete ogni giorno, la risposta immunitaria diventa sempre più aggressiva e meno selettiva. Dentro questo quadro rientra anche un tema spesso sottovalutato, la bassa acidità gastrica. Se lo stomaco non produce abbastanza acido cloridrico, la digestione parte male già dall’inizio. Le proteine vengono digerite peggio, aumenta il rischio di fermentazioni e disbiosi, la barriera contro i patogeni si indebolisce e tutto il tratto digestivo ne risente, è uno dei tasselli che spiegano perché tante persone con autoimmunità presentano anni di gonfiore, reflusso, digestione lenta, sensibilità alimentari e irritazione intestinale prima ancora di ricevere una diagnosi. Le sensibilità alimentari infatti spesso non sono il problema iniziale, ma la conseguenza di una barriera intestinale che perde integrità. Quando questo accade, alcuni alimenti diventano bersagli ripetuti e in alcuni casi entra in gioco anche il meccanismo del mimetismo molecolare: alcune proteine assomigliano a strutture del nostro corpo da favorire una risposta crociata. Il sistema immunitario colpisce ciò che percepisce come minaccia, ma nel farlo può iniziare a colpire anche tessuti propri. È un errore di riconoscimento, ma non arriva a caso o per sfortuna. arriva dopo mesi o anni di infiammazione, passaggi intestinali alterati e continua stimolazione immunologica. Il secondo grande fattore è il carico tossico. Viviamo immersi in sostanze che il corpo deve neutralizzare e smaltire in continuazione, pesticidi, erbicidi, plastificanti, solventi, metalli pesanti, composti presenti nei cosmetici, nei detergenti, nell’acqua, nell’aria, nei contenitori, nei materiali da contatto. Il fegato, l’intestino, i reni, la bile, la pelle e i mitocondri lavorano ogni giorno per gestire questo carico, ma non tutti hanno la stessa capacità di detossificazione. Alcuni hanno polimorfismi genetici sfavorevoli, altri hanno già fegato congestionato, intestino infiammato o carenze nutrizionali che rallentano questi processi. Quando il carico tossico supera la capacità di smaltimento, aumentano stress ossidativo, infiammazione, danno alle membrane e irritazione immunologica. Muffe e micotossine, per esempio, possono creare quadri molto complessi: stanchezza, nebbia mentale, sinusite cronica, reattività chimica, attivazione mastocitaria, disturbi neurologici e peggioramento della tolleranza immunitaria. Lo stesso vale per i metalli pesanti, che interferiscono con enzimi, proteine e segnali cellulari e anche gli interferenti endocrini, come gli ftalati o il BPA, non si limitano a disturbare gli ormoni: possono alterare immunità, barriera intestinale e tono infiammatorio generale. Un terzo nodo è la glicemia instabile e la resistenza insulinica, molti non collegano il metabolismo glucidico all’autoimmunità, eppure il legame esiste. Picchi continui di zucchero nel sangue, eccesso di cibi raffinati, oli ossidati, alimentazione molto infiammatoria e sedentarietà mantengono alto il livello di infiammazione sistemica. Inoltre alterano il microbiota, peggiorano la funzione mitocondriale e aumentano lo stress metabolico. Un corpo che oscilla continuamente tra iperglicemia, iperinsulinemia e cali energetici è un corpo che si infiamma più facilmente e regola peggio anche l’immunità. Poi c’è lo stress cronico, che non è un concetto vago, ma una realtà biologica precisa. Stress significa aumento prolungato di cortisolo, catecolamine, infiammazione, peggior sonno, peggior digestione, peggior barriera intestinale, peggior resilienza immunitaria. Significa anche un sistema nervoso che continua a leggere pericolo e a tenere il corpo in modalità di difesa. Non serve aver vissuto solo grandi traumi, anche microstress ripetuti, relazioni difficili, ipercontrollo, allerta continua, fatica protratta, insonnia, carico mentale e senso di insicurezza possono alzare moltissimo il peso allostatico, cioè l’usura cumulativa che lo stress imprime al corpo nel tempo. Il sonno e il ritmo circadiano sono un altro pezzo enorme. Dormire poco, male o a orari disordinati non toglie solo energie: altera immunità, ormoni, metabolismo, risposta infiammatoria e funzione mitocondriale. La melatonina non serve soltanto a dormire. È coinvolta anche nella protezione cellulare e nella gestione dello stress ossidativo. Se la luce artificiale la sera, gli schermi, i ritmi sballati e la mancanza di luce naturale di giorno disturbano la fisiologia circadiana, il corpo perde un importante fattore di regolazione e recupero. Un altro capitolo decisivo è quello delle infezioni croniche o persistenti. Non si parla solo di infezioni acute evidenti, ma di situazioni che restano in sottofondo e continuano a stimolare il sistema immunitario. Disbiosi intestinale, SIBO, Helicobacter pylori, infezioni dentali o paradontali, virus latenti come Epstein-Barr, infezioni da Lyme o coinfezioni, fino ai post-virali che lasciano una coda infiammatoria lunga. In queste condizioni il sistema immunitario resta occupato, irritato, iperattivo ma inefficiente e più a lungo resta in questo stato, più aumenta il rischio che perda tolleranza. Infine ci sono le carenze nutrizionali, sembra banale, ma non lo è, un sistema immunitario che deve regolarsi bene ha bisogno di nutrienti adeguati. Vitamina D, zinco, vitamine del gruppo B, selenio, omega-3 e altri cofattori sono fondamentali per la tolleranza immunitaria, la funzione di barriera, la modulazione dell’infiammazione e la produzione di energia cellulare. Se mancano, il corpo diventa più vulnerabile. Non perché una capsula faccia miracoli, ma perché senza mattoni giusti anche la migliore strategia resta zoppa. Alla fine, la questione centrale è questa... l’autoimmunità non va letta solo come malattia del sistema immunitario; va letta come il risultato di un sistema intero che per troppo tempo ha accumulato carico senza riuscire a tornare in equilibrio. Intestino alterato, tossine, glicemia instabile, stress cronico, sonno disturbato, infezioni persistenti, carenze nutrizionali e vulnerabilità individuali non sono elementi separati, si sommano e quando si sommano abbastanza, il corpo cambia linguaggio. Per questo, il lavoro serio non è inseguire un unico colpevole o cercare una bacchetta magica... è ridurre il carico totale, migliorare digestione e barriera intestinale, abbassare l’esposizione tossica, stabilizzare la glicemia, ripristinare sonno e ritmo circadiano, cercare eventuali infezioni croniche quando il quadro lo suggerisce, correggere carenze reali... e soprattutto riportare il sistema nervoso fuori dalla difesa continua. È meno scenografico della promessa “guarisci tutto in tre mosse”, ma è molto più vicino a come funziona realmente la biologia. XO - Patrizia Coffaro
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  • HO ADERITO A FUTURO NAZIONALE

    Mi sono iscritto il 1 marzo 2026 e attendevo il riconoscimento del mio Comitato Costituente - UDINE 193 per ufficializzare la mia adesione a Futuro Nazionale con il Generale Roberto Vannacci.

    Nel mio video spiego le ragioni di questa mia scelta.

    Continuerò a lottare con coraggio e coerenza per la libertà, per la sovranità dell’Italia, per fermare la guerra in Ucraina e ripristinare i rapporti d’amicizia con la Federazione Russa, per la Remigrazione, per la famiglia naturale/tradizionale, per fermare l’ideologia Gender, e per tutte le battaglie in cui ho sempre creduto.

    Il 13 e 14 giugno 2026 si terrà a Roma l’Assemblea Costituente di Futuro Nazionale, durante la quale si lavorerà anche al programma politico.

    Chi mi segue e ha fiducia in me può aderire da qualsiasi angolo d’Italia al mio comitato costituente contattandomi:

    1. al mio numero per chi l’avesse
    2. alla mail ugors@proton.me

    https://youtu.be/bHRKVEI8Oc8?is=ca_lboMA1nK-XutH

    Ing. Ugo Rossi - Consigliere Comunale di Trieste

    👉🏻 https://t.me/ugorossiecoing/2882
    🇮🇹HO ADERITO A FUTURO NAZIONALE🇮🇹 Mi sono iscritto il 1 marzo 2026 e attendevo il riconoscimento del mio Comitato Costituente - UDINE 193 per ufficializzare la mia adesione a Futuro Nazionale con il Generale Roberto Vannacci. Nel mio video spiego le ragioni di questa mia scelta. Continuerò a lottare con coraggio e coerenza per la libertà, per la sovranità dell’Italia, per fermare la guerra in Ucraina e ripristinare i rapporti d’amicizia con la Federazione Russa, per la Remigrazione, per la famiglia naturale/tradizionale, per fermare l’ideologia Gender, e per tutte le battaglie in cui ho sempre creduto. Il 13 e 14 giugno 2026 si terrà a Roma l’Assemblea Costituente di Futuro Nazionale, durante la quale si lavorerà anche al programma politico. Chi mi segue e ha fiducia in me può aderire da qualsiasi angolo d’Italia al mio comitato costituente contattandomi: 1. al mio numero per chi l’avesse 2. alla mail ugors@proton.me https://youtu.be/bHRKVEI8Oc8?is=ca_lboMA1nK-XutH Ing. Ugo Rossi - Consigliere Comunale di Trieste 👉🏻 https://t.me/ugorossiecoing/2882
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  • LA SORVEGLIANZA PERVASIVA DELLA SMART CITY

    Un informatore di Big Tech espone la prigione digitale high-tech che viene costruita intorno a noi sotto il pretesto di "convenienza", "sicurezza" e "sostenibilità".

    "Il piano è quello di rinchiudere praticamente l'umanità in città intelligenti, che è una sorta di superset di una città a 15 minuti."

    "Un altro concetto con cui si dovrebbe avere familiarità si chiama geofencing. Pensalo come una recinzione invisibile intorno a te, dove non puoi andare oltre un certo punto."

    "E questo sarà collegato al tuo riconoscimento facciale, identità digitale e controllo degli accessi... Il software può disattivare la tua valuta digitale oltre un certo punto dalla tua casa."

    "Il nostro mondo è stato trasformato in un panopticon digitale."

    THE SURVEILLANCE OF THE SMART CITY

    A Big Tech whistleblower exposes the high-tech digital prison being built around us under the guise of “convenience,” “security,” and “sustainability.”

    “The plan is to basically lock humanity into smart cities, which is sort of a superset of a 15-minute city.”

    "Another concept you should be familiar with is called geofencing. Think of it as an invisible fence around you, where you can't go beyond a certain point."

    “And this will be linked to your facial recognition, digital identity and access control… The software can disable your digital currency beyond a certain point from your home.”

    “Our world has been transformed into a digital panopticon.”

    Source: https://t.me/NOZTLITALIA
    LA SORVEGLIANZA PERVASIVA DELLA SMART CITY Un informatore di Big Tech espone la prigione digitale high-tech che viene costruita intorno a noi sotto il pretesto di "convenienza", "sicurezza" e "sostenibilità". "Il piano è quello di rinchiudere praticamente l'umanità in città intelligenti, che è una sorta di superset di una città a 15 minuti." "Un altro concetto con cui si dovrebbe avere familiarità si chiama geofencing. Pensalo come una recinzione invisibile intorno a te, dove non puoi andare oltre un certo punto." "E questo sarà collegato al tuo riconoscimento facciale, identità digitale e controllo degli accessi... Il software può disattivare la tua valuta digitale oltre un certo punto dalla tua casa." "Il nostro mondo è stato trasformato in un panopticon digitale." THE SURVEILLANCE OF THE SMART CITY A Big Tech whistleblower exposes the high-tech digital prison being built around us under the guise of “convenience,” “security,” and “sustainability.” “The plan is to basically lock humanity into smart cities, which is sort of a superset of a 15-minute city.” "Another concept you should be familiar with is called geofencing. Think of it as an invisible fence around you, where you can't go beyond a certain point." “And this will be linked to your facial recognition, digital identity and access control… The software can disable your digital currency beyond a certain point from your home.” “Our world has been transformed into a digital panopticon.” Source: https://t.me/NOZTLITALIA
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  • 13 Gennaio 2026 - Iran, testimonianze della repressione: "Sparano sulla folla, internet bloccato"
    Le voci di due iraniane all'estero: "Non sentiamo le nostre famiglie da giorni, il regime spara con armi pesanti e taglia corrente e acqua"

    Da giorni non hanno più notizie di mamme e papà, degli amici, di tutte le persone che sono scese in piazza per protestare contro il regime. “Sono molto preoccupata”, racconta la regista Somayeh Haghnegahdar in Italia dal 2022. “Nell’ultima chiamata di giovedì scorso i miei parenti mi raccontavano che c’era tantissima gente per strada e quasi tutti i negozi chiusi. Non sapevano cosa sarebbe potuto succedere”. Da quel momento, le comunicazioni si sono interrotte. Sarina, invece, parla sotto pseudonimo, è un dottoressa che vive in Europa e fino a inizio gennaio era in Iran: “Prima di salire sull’aereo ho detto a mamma: ‘Ti chiamo quando arrivo’. A quel punto ci siamo guardate negli occhi: sapevamo non sarebbe stato possibile”. L’ultimo accesso su Whatsapp è di martedì 6 gennaio. Da allora fissa il cellulare in attesa di un segnale. “È successo anche durante le proteste per la morte di Mahsa Amini: non avevamo internet dalle 17 alle 21 ogni giorno”. Ora, se possibile, la situazione è peggiore: “Nei primi giorni di mobilitazione, nemmeno le telefonate funzionavano. Ho sentito di persone colpite alla testa che non hanno potuto chiamare un’ambulanza. Molte vite sono state perse”. E nel silenzio la repressione continua: “Un amico chirurgo venerdì mattina mi ha detto che stanno sparando con munizioni vere e armi pesanti. Tantissimi ventenni sono morti, o sono rimasti paralizzati perché colpiti alla spina dorsale. Da questo non si torna indietro. Le persone sono più arrabbiate che mai”. Per Somayeh Haghnegahdar e Sarina, l’importante ora “è non lasciare soli i manifestanti” e continuare a parlarne. Entrambe ricordano il “coraggio” di chi sta rischiando la propria vita: “Noi, da qui, vorremmo fare la nostra parte”, dicono.
    “Le persone nonostante i morti vanno in piazza a manifestare. Forse ci sarà un cambiamento”

    Regista e montatrice, Haghnegahdar ha lasciato l’Iran dopo essere stata segnalata per il suo lavoro: “Da quel momento ho capito che dovevo partire”, dice. E da quel momento ha iniziato a far sentire la sua voce: è stata portavoce della Iranian Independent Filmmakers Association (che in questi giorni sta lanciando un appello in difesa dei manifestanti) e tra le attiviste in prima linea per il movimento “Donna vita libertà”. Il suo sguardo è sempre stato rivolto verso casa. “La situazione economica è diventata insostenibile. Negli ultimi giorni la moneta è crollata ed è stata una scintilla che ha acceso le proteste”, racconta. “Le persone non vedono un futuro, né economico né culturale. Lo Stato ha distrutto tutto. Non hanno niente da perdere: se deve continuare così, pensano, tanto vale lottare e morire”. Queste le testimonianze raccolte da chi, fino a pochi giorni fa, era in contatto costante con i manifestanti. “Siamo in una situazione in cui i negozianti, il giorno dopo, non possono comprare quello che vendono oggi. Inoltre il regime ha tagliato la corrente elettrica e l’acqua in molte zone. Stanno facendo contro il loro popolo quello che Israele ha fatto a Gaza”. E nonostante la dura repressione e le violenze, secondo Haghnegahdar, “ora è diverso”: “Negli ultimi anni abbiamo avuto tante proteste e sempre hanno sparato sulla gente: quando è così si torna a casa, ma non stavolta. Tutti coloro con cui ho parlato mi hanno detto: forse ci sarà un grande cambiamento, perché tutti siamo scontenti. E ho visto che nonostante i morti sono andati in piazza”. Proprio le immagini delle bare e delle persone che vanno a cercare i propri cari sono state fatte circolare dal regime: “Una scelta diversa dal solito: la tv di Stato ha mostrato le immagini dei cadaveri, accusando Usa e Israele. Si è parlato di terroristi facinorosi. E poi hanno dichiarato tre giorni di lutto. Ma a sparare sono stati loro”.
    “Io ero in piazza per Mahsa Amini, sparavano in faccia alle persone. Anche oggi i manifestanti avanzano disarmati”

    Sarina è una dottoressa e, dice, “non avevo mai pianificato di emigrare”: “Amo il mio popolo, i miei amici e la mia famiglia. Ma dopo il collasso economico e dopo aver capito che potevo essere uccisa semplicemente per aver rifiutato di indossare l’hijab, ho deciso di andarmene, come tanti miei amici”. Oggi segue le proteste da lontano. “In Iran le persone sono esauste. Le proteste non sono una novità. Ricordo quando ero bambina e Ahmadinejad vinse le elezioni con i brogli. Ricordo le foto dei manifestanti affisse nelle scuole, e insegnanti e perfino bambini che venivano interrogati per sapere se li riconoscessero per poterli arrestare. Era quasi vent’anni fa: chissà cosa possono fare ora con il riconoscimento facciale”. Sarina ricorda le ultime proteste del 2022: “I miei amici e io abbiamo protestato con grande cautela, eppure abbiamo comunque affrontato conseguenze gravissime. Ricordo un momento in cui eravamo tantissimi per strada, ma nessuno osava nemmeno gridare. C’erano repressori ovunque: pochi, ma con ordini di uccidere, accecare o arrestare. Sparavano direttamente al volto delle persone. Tantissime persone sono rimaste cieche. Allora in tanti abbiamo capito che a mani nude in strada non possiamo fare quasi nulla. Anche se uscissimo tutti, non avrebbero alcuna esitazione a portare i carri armati e uccidere. Nessuno li ferma”. Lo stesso vale per le proteste degli ultimi giorni: “Si vedono persone che avanzano verso la polizia che spara contro di loro mentre sono completamente disarmate. Quando le famiglie ricevono i corpi dei loro cari, non piangono in silenzio, ma urlano ‘Ucciderò chi ha ucciso mio fratello’”. C’è una spinta diversa oggi? “Le parole di Trump e ciò che è successo in Venezuela con Maduro hanno dato alle persone una strana sensazione di speranza. Credo sia uno dei motivi per cui si lotta in modo più aggressivo”.
    “Le ingerenze di Usa e Israele? Non basterebbero per provocare queste proteste. Reza Pahlavi? Non ci sono alternative”

    Il grande interrogativo riguarda cosa potrebbe succedere dopo, se il regime dovesse davvero cadere. “Il regime islamico”, dice Somayeh Haghnegahdar, “è come una malattia da estirpare. Prima ci vogliono i sacrifici e poi servirà un referendum per capire come andare avanti. Siamo un popolo di intellettuali e gli esperti esistono. Siamo stanchi: prima il Paese era una prigione per scrittori, artisti e giornalisti, ora riguarda tutti. Nessuno può vivere in questa situazione”. E in questa incertezza, il timore delle ingerenze straniere resta. “Non dimentichiamo però”, continua Haghnegahdar, “che l’Iran non è un Paese piccolo. Sono tantissime le persone per strada, quanto avrebbero dovuto essere organizzati per provocare queste manifestazioni? Il regime vuole farci credere che dietro le proteste c’è la manipolazione degli americani e degli israeliani. Ma è una truffa”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/13/iran-testimonianze-repressione-internet-blackout-non-sentiamo-le-nostre-famiglie-spari-folla-niente-da-perdere-notizie/8253530/
    13 Gennaio 2026 - Iran, testimonianze della repressione: "Sparano sulla folla, internet bloccato" Le voci di due iraniane all'estero: "Non sentiamo le nostre famiglie da giorni, il regime spara con armi pesanti e taglia corrente e acqua" Da giorni non hanno più notizie di mamme e papà, degli amici, di tutte le persone che sono scese in piazza per protestare contro il regime. “Sono molto preoccupata”, racconta la regista Somayeh Haghnegahdar in Italia dal 2022. “Nell’ultima chiamata di giovedì scorso i miei parenti mi raccontavano che c’era tantissima gente per strada e quasi tutti i negozi chiusi. Non sapevano cosa sarebbe potuto succedere”. Da quel momento, le comunicazioni si sono interrotte. Sarina, invece, parla sotto pseudonimo, è un dottoressa che vive in Europa e fino a inizio gennaio era in Iran: “Prima di salire sull’aereo ho detto a mamma: ‘Ti chiamo quando arrivo’. A quel punto ci siamo guardate negli occhi: sapevamo non sarebbe stato possibile”. L’ultimo accesso su Whatsapp è di martedì 6 gennaio. Da allora fissa il cellulare in attesa di un segnale. “È successo anche durante le proteste per la morte di Mahsa Amini: non avevamo internet dalle 17 alle 21 ogni giorno”. Ora, se possibile, la situazione è peggiore: “Nei primi giorni di mobilitazione, nemmeno le telefonate funzionavano. Ho sentito di persone colpite alla testa che non hanno potuto chiamare un’ambulanza. Molte vite sono state perse”. E nel silenzio la repressione continua: “Un amico chirurgo venerdì mattina mi ha detto che stanno sparando con munizioni vere e armi pesanti. Tantissimi ventenni sono morti, o sono rimasti paralizzati perché colpiti alla spina dorsale. Da questo non si torna indietro. Le persone sono più arrabbiate che mai”. Per Somayeh Haghnegahdar e Sarina, l’importante ora “è non lasciare soli i manifestanti” e continuare a parlarne. Entrambe ricordano il “coraggio” di chi sta rischiando la propria vita: “Noi, da qui, vorremmo fare la nostra parte”, dicono. “Le persone nonostante i morti vanno in piazza a manifestare. Forse ci sarà un cambiamento” Regista e montatrice, Haghnegahdar ha lasciato l’Iran dopo essere stata segnalata per il suo lavoro: “Da quel momento ho capito che dovevo partire”, dice. E da quel momento ha iniziato a far sentire la sua voce: è stata portavoce della Iranian Independent Filmmakers Association (che in questi giorni sta lanciando un appello in difesa dei manifestanti) e tra le attiviste in prima linea per il movimento “Donna vita libertà”. Il suo sguardo è sempre stato rivolto verso casa. “La situazione economica è diventata insostenibile. Negli ultimi giorni la moneta è crollata ed è stata una scintilla che ha acceso le proteste”, racconta. “Le persone non vedono un futuro, né economico né culturale. Lo Stato ha distrutto tutto. Non hanno niente da perdere: se deve continuare così, pensano, tanto vale lottare e morire”. Queste le testimonianze raccolte da chi, fino a pochi giorni fa, era in contatto costante con i manifestanti. “Siamo in una situazione in cui i negozianti, il giorno dopo, non possono comprare quello che vendono oggi. Inoltre il regime ha tagliato la corrente elettrica e l’acqua in molte zone. Stanno facendo contro il loro popolo quello che Israele ha fatto a Gaza”. E nonostante la dura repressione e le violenze, secondo Haghnegahdar, “ora è diverso”: “Negli ultimi anni abbiamo avuto tante proteste e sempre hanno sparato sulla gente: quando è così si torna a casa, ma non stavolta. Tutti coloro con cui ho parlato mi hanno detto: forse ci sarà un grande cambiamento, perché tutti siamo scontenti. E ho visto che nonostante i morti sono andati in piazza”. Proprio le immagini delle bare e delle persone che vanno a cercare i propri cari sono state fatte circolare dal regime: “Una scelta diversa dal solito: la tv di Stato ha mostrato le immagini dei cadaveri, accusando Usa e Israele. Si è parlato di terroristi facinorosi. E poi hanno dichiarato tre giorni di lutto. Ma a sparare sono stati loro”. “Io ero in piazza per Mahsa Amini, sparavano in faccia alle persone. Anche oggi i manifestanti avanzano disarmati” Sarina è una dottoressa e, dice, “non avevo mai pianificato di emigrare”: “Amo il mio popolo, i miei amici e la mia famiglia. Ma dopo il collasso economico e dopo aver capito che potevo essere uccisa semplicemente per aver rifiutato di indossare l’hijab, ho deciso di andarmene, come tanti miei amici”. Oggi segue le proteste da lontano. “In Iran le persone sono esauste. Le proteste non sono una novità. Ricordo quando ero bambina e Ahmadinejad vinse le elezioni con i brogli. Ricordo le foto dei manifestanti affisse nelle scuole, e insegnanti e perfino bambini che venivano interrogati per sapere se li riconoscessero per poterli arrestare. Era quasi vent’anni fa: chissà cosa possono fare ora con il riconoscimento facciale”. Sarina ricorda le ultime proteste del 2022: “I miei amici e io abbiamo protestato con grande cautela, eppure abbiamo comunque affrontato conseguenze gravissime. Ricordo un momento in cui eravamo tantissimi per strada, ma nessuno osava nemmeno gridare. C’erano repressori ovunque: pochi, ma con ordini di uccidere, accecare o arrestare. Sparavano direttamente al volto delle persone. Tantissime persone sono rimaste cieche. Allora in tanti abbiamo capito che a mani nude in strada non possiamo fare quasi nulla. Anche se uscissimo tutti, non avrebbero alcuna esitazione a portare i carri armati e uccidere. Nessuno li ferma”. Lo stesso vale per le proteste degli ultimi giorni: “Si vedono persone che avanzano verso la polizia che spara contro di loro mentre sono completamente disarmate. Quando le famiglie ricevono i corpi dei loro cari, non piangono in silenzio, ma urlano ‘Ucciderò chi ha ucciso mio fratello’”. C’è una spinta diversa oggi? “Le parole di Trump e ciò che è successo in Venezuela con Maduro hanno dato alle persone una strana sensazione di speranza. Credo sia uno dei motivi per cui si lotta in modo più aggressivo”. “Le ingerenze di Usa e Israele? Non basterebbero per provocare queste proteste. Reza Pahlavi? Non ci sono alternative” Il grande interrogativo riguarda cosa potrebbe succedere dopo, se il regime dovesse davvero cadere. “Il regime islamico”, dice Somayeh Haghnegahdar, “è come una malattia da estirpare. Prima ci vogliono i sacrifici e poi servirà un referendum per capire come andare avanti. Siamo un popolo di intellettuali e gli esperti esistono. Siamo stanchi: prima il Paese era una prigione per scrittori, artisti e giornalisti, ora riguarda tutti. Nessuno può vivere in questa situazione”. E in questa incertezza, il timore delle ingerenze straniere resta. “Non dimentichiamo però”, continua Haghnegahdar, “che l’Iran non è un Paese piccolo. Sono tantissime le persone per strada, quanto avrebbero dovuto essere organizzati per provocare queste manifestazioni? Il regime vuole farci credere che dietro le proteste c’è la manipolazione degli americani e degli israeliani. Ma è una truffa”. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/13/iran-testimonianze-repressione-internet-blackout-non-sentiamo-le-nostre-famiglie-spari-folla-niente-da-perdere-notizie/8253530/
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    Iran, testimonianze della repressione: "Sparano sulla folla, internet bloccato"
    Le voci di due iraniane all'estero: "Non sentiamo le nostre famiglie da giorni, il regime spara con armi pesanti e taglia corrente e acqua"
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  • 30 anni non sono solo una cifra tonda. Sono un presidio culturale.

    RecSando da tre decenni opera nel Sud-Est della Città Metropolitana di Milano, dando spazio e voce ai territori, a partire da San Donato. In un ecosistema mediatico dominato da logiche di traffico e algoritmi, RecSando ha scelto la profondità, la continuità, l’identità locale. Ha costruito una community prima ancora che una piattaforma.
    Questo significa fare cultura: presidiare il territorio, raccontarlo, valorizzarne le energie sociali e creative. Significa creare un “salotto intellettuale” digitale dove informazione, musica e confronto trovano uno spazio autentico.

    Un riconoscimento speciale a Fabrizio Cremonesi, instancabile motore del progetto, per l’impegno costante e per aver esplorato – insieme – percorsi musicali alternativi, fuori dai circuiti mainstream, ma centrali per chi crede nella ricerca e nella qualità.
    Buon compleanno RecSando !!

    E ora tocca a voi: entrate, leggete, partecipate. La cultura locale vive se viene condivisa.

    Approfondite qui:

    https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/trentanni-di-recsando-il-sito-6cbdd11c

    #RecSando30 #CulturaTerritoriale #SanDonatoMilanese #InformazioneLocale
    30 anni non sono solo una cifra tonda. Sono un presidio culturale. RecSando da tre decenni opera nel Sud-Est della Città Metropolitana di Milano, dando spazio e voce ai territori, a partire da San Donato. In un ecosistema mediatico dominato da logiche di traffico e algoritmi, RecSando ha scelto la profondità, la continuità, l’identità locale. Ha costruito una community prima ancora che una piattaforma. Questo significa fare cultura: presidiare il territorio, raccontarlo, valorizzarne le energie sociali e creative. Significa creare un “salotto intellettuale” digitale dove informazione, musica e confronto trovano uno spazio autentico. Un riconoscimento speciale a Fabrizio Cremonesi, instancabile motore del progetto, per l’impegno costante e per aver esplorato – insieme – percorsi musicali alternativi, fuori dai circuiti mainstream, ma centrali per chi crede nella ricerca e nella qualità. Buon compleanno RecSando !!🍾🍰 E ora tocca a voi: entrate, leggete, partecipate. La cultura locale vive se viene condivisa. 👉 Approfondite qui: https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/trentanni-di-recsando-il-sito-6cbdd11c #RecSando30 #CulturaTerritoriale #SanDonatoMilanese #InformazioneLocale
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  • La storia della premio Nobel Narges Mohammadi, simbolo della resistenza al regime, condannata ad altri sette anni di carcere in Iran
    L'attivista per i diritti delle donne e ingegnera è stata condannata da un tribunale iraniano ad altri anni di carcere e un divieto di espatrio di due anni.

    La premio Nobel Narges Mohammadi è stata condannata ad altri sette anni di carcere in Iran. Un accanimento quello del regime iraniano che palesa, in caso ce ne fosse bisogno, la forza e la determinazione dell'ingegnera Narges Mohammadi che oggi ha 53 anni, è una delle voci più autorevoli della società iraniana, simbolo della resistenza femminile al regime. Paga per essersi battuta da sempre a favore dei diritti delle donne e contro l'oppressione del suo Paese, l'Iran, o meglio la Repubblica Islamica. Per il regime si tratta di «propaganda» ed ecco la nuova condanna: il reato contestatole, come ha spiegato all'Afp, il suo avvocato Mostafa Nili è di «associazione e collusione per commettere e reati», una sorta di accusa di cospirazione. È previsto anche un divieto di espatrio di due anni.

    «Sono devastato, è una notizia terribile. Grazie di cuore, non smettete di parlare di lei. Il regime deve rilasciare tutti i prigionieri politici», ha detto al Corriere della Sera, il figlio Ali Rahmani che vive a Parigi. Questa condanna si unisce alle precedenti facendo diventare più di 17 gli anni di carcere a cui la premio Nobel è stata condannata, con 154 frustate. Nell'ultimo anno, da dicembre 2024 a dicembre 2025 era stata scarcerata per motivi di salute e messai ai domiciliari ma il 12 dicembre scorso è stata arrestata nuovamente durante le proteste e da quel momento è stata messa in isolamento. Solo dopo 59 giorni, riferisce il Corriere della Sera tramite la Fondazione della Premio Nobel, ha potuto parlare con il suo avvocato. Successivamente, Mohammadi ha iniziato uno sciopero della fame che pochi giorni dopo ha interrotto a causa delle sue condizioni di salute precarie.
    La giornalista Masih Alinejad che ha affrontato il rappresentante di Teheran all'Onu: «Il regime ha già emesso una condanna a morte nei miei confronti. Questo non m'impedisce di dire la verità: la Repubblica islamica è alla fine»

    L'attivista e dissidente iraniana-americana ha lanciato un duro un attacco al rappresentante dell’Iran durante una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L'intervista
    Masih Alineajd durante il suo intervento all'Onu

    Nel 2023, mentre si trovava in carcere, le è stato conferito il premio Nobel per la Pace, «per la sua battaglia contro l'oppressione delle donne in Iran e per promuovere diritti umani e libertà per tutti». A ritirare il premio e a leggere il discorso di ringraziamento scritto dalla madre sono stati i figli gemelli, Kiana e Ali, di 17 anni, che vivono in esilio a Parigi con il padre. Un riconoscimento che non le è valso nessuna tutela giudiziaria. Secondo le organizzazioni internazionali, quest'ultima condanna s'inserisce in una strategia più ampia d'intimidazione contro le figure simbolo del dissenso interno. Dal carcere ha continuato a far arrivare all'esterno lettere e messaggi in cui denunciava la violenza sistematica contro le donne e i manifestanti, pagando tutto questo con l'isolamento, il diniego di cure mediche e la separazione forzata dalla sua famiglia e dai suoi figli.

    In un'intervista al Il Manifesto ha sottolineato: «L’uccisione dei manifestanti e dei dissidenti politici per le strade è altrettanto terribile e sconvolgente dell’omicidio di civili innocenti sotto bombe e missili. Il regime della Repubblica islamica è aggressivo, ostile ai diritti fondamentali del popolo iraniano e non rispetta nemmeno le sue leggi. Morire per mano di forze occupanti è guerra, mentre morire per mano di un regime oppressivo e autoritario che governa da 45 anni cos’è? Come donna che vede e subisce l’apartheid sessuale nel proprio paese penso che finché questo apartheid esisterà la pace duratura sarà impossibile. Allo stesso modo, in assenza dei diritti fondamentali delle donne in Medio Oriente, e in presenza di dominio, discriminazione e repressione, la democrazia, la libertà e l’uguaglianza nel mondo sono prive di significato. Sono come ferite infette e nauseanti sulla coscienza dell’umanità».

    https://www.vanityfair.it/article/la-storia-della-premio-nobel-narges-mohammadi-condannata-ad-altri-sette-anni-di-carcere-in-iran?utm_source=firefox-newtab-it-it
    La storia della premio Nobel Narges Mohammadi, simbolo della resistenza al regime, condannata ad altri sette anni di carcere in Iran L'attivista per i diritti delle donne e ingegnera è stata condannata da un tribunale iraniano ad altri anni di carcere e un divieto di espatrio di due anni. La premio Nobel Narges Mohammadi è stata condannata ad altri sette anni di carcere in Iran. Un accanimento quello del regime iraniano che palesa, in caso ce ne fosse bisogno, la forza e la determinazione dell'ingegnera Narges Mohammadi che oggi ha 53 anni, è una delle voci più autorevoli della società iraniana, simbolo della resistenza femminile al regime. Paga per essersi battuta da sempre a favore dei diritti delle donne e contro l'oppressione del suo Paese, l'Iran, o meglio la Repubblica Islamica. Per il regime si tratta di «propaganda» ed ecco la nuova condanna: il reato contestatole, come ha spiegato all'Afp, il suo avvocato Mostafa Nili è di «associazione e collusione per commettere e reati», una sorta di accusa di cospirazione. È previsto anche un divieto di espatrio di due anni. «Sono devastato, è una notizia terribile. Grazie di cuore, non smettete di parlare di lei. Il regime deve rilasciare tutti i prigionieri politici», ha detto al Corriere della Sera, il figlio Ali Rahmani che vive a Parigi. Questa condanna si unisce alle precedenti facendo diventare più di 17 gli anni di carcere a cui la premio Nobel è stata condannata, con 154 frustate. Nell'ultimo anno, da dicembre 2024 a dicembre 2025 era stata scarcerata per motivi di salute e messai ai domiciliari ma il 12 dicembre scorso è stata arrestata nuovamente durante le proteste e da quel momento è stata messa in isolamento. Solo dopo 59 giorni, riferisce il Corriere della Sera tramite la Fondazione della Premio Nobel, ha potuto parlare con il suo avvocato. Successivamente, Mohammadi ha iniziato uno sciopero della fame che pochi giorni dopo ha interrotto a causa delle sue condizioni di salute precarie. La giornalista Masih Alinejad che ha affrontato il rappresentante di Teheran all'Onu: «Il regime ha già emesso una condanna a morte nei miei confronti. Questo non m'impedisce di dire la verità: la Repubblica islamica è alla fine» L'attivista e dissidente iraniana-americana ha lanciato un duro un attacco al rappresentante dell’Iran durante una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L'intervista Masih Alineajd durante il suo intervento all'Onu Nel 2023, mentre si trovava in carcere, le è stato conferito il premio Nobel per la Pace, «per la sua battaglia contro l'oppressione delle donne in Iran e per promuovere diritti umani e libertà per tutti». A ritirare il premio e a leggere il discorso di ringraziamento scritto dalla madre sono stati i figli gemelli, Kiana e Ali, di 17 anni, che vivono in esilio a Parigi con il padre. Un riconoscimento che non le è valso nessuna tutela giudiziaria. Secondo le organizzazioni internazionali, quest'ultima condanna s'inserisce in una strategia più ampia d'intimidazione contro le figure simbolo del dissenso interno. Dal carcere ha continuato a far arrivare all'esterno lettere e messaggi in cui denunciava la violenza sistematica contro le donne e i manifestanti, pagando tutto questo con l'isolamento, il diniego di cure mediche e la separazione forzata dalla sua famiglia e dai suoi figli. In un'intervista al Il Manifesto ha sottolineato: «L’uccisione dei manifestanti e dei dissidenti politici per le strade è altrettanto terribile e sconvolgente dell’omicidio di civili innocenti sotto bombe e missili. Il regime della Repubblica islamica è aggressivo, ostile ai diritti fondamentali del popolo iraniano e non rispetta nemmeno le sue leggi. Morire per mano di forze occupanti è guerra, mentre morire per mano di un regime oppressivo e autoritario che governa da 45 anni cos’è? Come donna che vede e subisce l’apartheid sessuale nel proprio paese penso che finché questo apartheid esisterà la pace duratura sarà impossibile. Allo stesso modo, in assenza dei diritti fondamentali delle donne in Medio Oriente, e in presenza di dominio, discriminazione e repressione, la democrazia, la libertà e l’uguaglianza nel mondo sono prive di significato. Sono come ferite infette e nauseanti sulla coscienza dell’umanità». https://www.vanityfair.it/article/la-storia-della-premio-nobel-narges-mohammadi-condannata-ad-altri-sette-anni-di-carcere-in-iran?utm_source=firefox-newtab-it-it
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    L'attivista per i diritti delle donne e ingegnera è stata condannata da un tribunale iraniano ad altri anni di carcere e un divieto di espatrio di due anni
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