• Per le bollette, per i carburanti, per aiutare gli italiani ci dicono che soldi non ce ne sono, per il verme tossico #Zelensky invece li trovano sempre!

    #Italia #Russia #Ucraina #Europa

    Oggi è venuto a trovare giorgia #Meloni, che gli ha promesso ancora armi e soldi. Gli italiani stanno alla canna del gas ma per questo corrotto i soldi li trovano sempre.

    Ma sono talmente traditori della Patria che promettono ancora sanzioni alla Russia. Allucinante!

    Con la crisi energetica che stiamo vivendo, anziché cercare di stemperare i toni e cercare di tornare ai prodotti energetici russi, mettono ancora più sanzioni. Come se lo sgarbo lo facessero alla Russia, non a noi.

    Ma l'altra cosa più inquietante sapete qual è? Che la priorità di Giorgia Meloni è quella di cooperare con Zelensky e soci per produrre droni. Sì, avete capito bene, i droni militari. La gente non ha nemmeno il pane, e questa pensa ai droni da produrre con l’Ucraina...

    - Giuseppe Salamone

    Source: https://x.com/i/status/2044502490213695654
    Per le bollette, per i carburanti, per aiutare gli italiani ci dicono che soldi non ce ne sono, per il verme tossico #Zelensky invece li trovano sempre! #Italia #Russia #Ucraina #Europa Oggi è venuto a trovare giorgia #Meloni, che gli ha promesso ancora armi e soldi. Gli italiani stanno alla canna del gas ma per questo corrotto i soldi li trovano sempre. Ma sono talmente traditori della Patria che promettono ancora sanzioni alla Russia. Allucinante! Con la crisi energetica che stiamo vivendo, anziché cercare di stemperare i toni e cercare di tornare ai prodotti energetici russi, mettono ancora più sanzioni. Come se lo sgarbo lo facessero alla Russia, non a noi. Ma l'altra cosa più inquietante sapete qual è? Che la priorità di Giorgia Meloni è quella di cooperare con Zelensky e soci per produrre droni. Sì, avete capito bene, i droni militari. La gente non ha nemmeno il pane, e questa pensa ai droni da produrre con l’Ucraina... - Giuseppe Salamone Source: https://x.com/i/status/2044502490213695654
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  • ERA ORA!
    Meloni: "Sospeso il rinnovo automatico dell'accordo di difesa con Israele"
    La premier annuncia lo stop al rinnovo automatico del memorandum sulla cooperazione militare con Tel Aviv
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/14/meloni-sospende-accordo-difesa-israele-notizie/8355209/
    ERA ORA! Meloni: "Sospeso il rinnovo automatico dell'accordo di difesa con Israele" La premier annuncia lo stop al rinnovo automatico del memorandum sulla cooperazione militare con Tel Aviv https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/14/meloni-sospende-accordo-difesa-israele-notizie/8355209/
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  • Trump contro Meloni: "Scioccato, non ci aiuta. È lei che è inaccettabile"
    Il presidente Usa critica la premier italiana per il mancato sostegno e risponde alle accuse sulle sue parole contro il Papa
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/14/trump-meloni-scontro-iran-papa-oggi/8355485/
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  • VERGOGNOSO e DA VOMITO. ELEZIONI CHIARAMENTE PILOTATE dall'EU con MILIARDI di EURO!
    Magyar trionfa su Orban: "Gli ungheresi hanno detto sì all'Europa"
    Il vincitore delle elezioni ungheresi annuncia: "Saremo alleati forti dell'UE e della NATO". Reazioni positive da Von der Leyen e Zelensky
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/13/magyar-vittoria-orban-ungheria-europa-reazioni-von-der-leyen-meloni-tusk-news/8353433/
    VERGOGNOSO e DA VOMITO. ELEZIONI CHIARAMENTE PILOTATE dall'EU con MILIARDI di EURO! Magyar trionfa su Orban: "Gli ungheresi hanno detto sì all'Europa" Il vincitore delle elezioni ungheresi annuncia: "Saremo alleati forti dell'UE e della NATO". Reazioni positive da Von der Leyen e Zelensky https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/13/magyar-vittoria-orban-ungheria-europa-reazioni-von-der-leyen-meloni-tusk-news/8353433/
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  • Purtroppo continua la presa per i fondelli.
    I prezzi reali alla pompa sono ben altri.
    Carburanti, Meloni elogia decreto ma prezzi salgono: gasolio oltre 2,2 euro
    La premier rivendica l'efficacia del taglio accise, ma i dati del Mimit mostrano nuovi aumenti proprio durante il suo discorso
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/09/carburanti-meloni-decreto-prezzi-aumenti-oggi/8350060/
    Purtroppo continua la presa per i fondelli. I prezzi reali alla pompa sono ben altri. Carburanti, Meloni elogia decreto ma prezzi salgono: gasolio oltre 2,2 euro La premier rivendica l'efficacia del taglio accise, ma i dati del Mimit mostrano nuovi aumenti proprio durante il suo discorso https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/09/carburanti-meloni-decreto-prezzi-aumenti-oggi/8350060/
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  • Almasri, la Corte penale internazionale ha deferito l'Italia all'Assemblea degli Stati membri: "Inadempiente"
    Il governo Meloni avrebbe impedito alla Cpi di esercitare le proprie funzioni e i propri poteri ai sensi dello Statuto "non dando debita esecuzione alla richiesta della Corte", non consultando né cooperando

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/02/almasri-la-corte-penale-internazionale-deferisce-litalia-allassemblea-degli-stati-membri-impedi-arresto-e-consegna/8343862/
    Almasri, la Corte penale internazionale ha deferito l'Italia all'Assemblea degli Stati membri: "Inadempiente" Il governo Meloni avrebbe impedito alla Cpi di esercitare le proprie funzioni e i propri poteri ai sensi dello Statuto "non dando debita esecuzione alla richiesta della Corte", non consultando né cooperando https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/02/almasri-la-corte-penale-internazionale-deferisce-litalia-allassemblea-degli-stati-membri-impedi-arresto-e-consegna/8343862/
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  • www.corriere.it
    «Io, professore, vi racconto come due decenni di smartphone hanno trasformato i ragazzi. In peggio»
    Nella mia esperienza di insegnante, ho visto con i miei occhi gli effetti che i cellulari e i social hanno avuto sui ragazzi. E' una mutazione antropologica. Bisogna agire ora | Alessandro D'Avenia

    D'Avenia: «Ho studenti di 14 anni che conoscono cose che a quell’età mi sognavo, e per fortuna, perché non sarei stato pronto, così come loro non sono preparati a sostenerne il contenuto emotivo e di senso. Dobbiamo ribellarci a questo abuso dei minori»

    «Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità. Sono stanco di tutto questo, quindi ho deciso che la soluzione è prendere in mano la situazione. Ucciderò la mia insegnante di francese».

    Così dichiarava il tredicenne, mercoledì 25, prima di compiere il crimine ideato nel dettaglio grazie a un fenomeno sempre più diffuso: il Nihilistic Violent Extremism (Nve: Estremismo Nichilista Violento). Una costellazione di gruppi o soggetti singoli che promuovono e compiono violenza fine a se stessa, online e offline, usando i minori come vittime o carnefici.

    Attraggono soggetti vulnerabili attraverso piattaforme di gioco e applicazioni di messaggistica, e li spingono all’uso di droghe, alla condivisione di immagini intime, alla produzione di materiale pedopornografico, all’incesto e allo stupro, alla tortura di animali, ad autolesionismo, suicidio o omicidio in diretta.

    Abbiamo donato ai bambini il cellulare, ma adesso sappiamo che è come aver dato loro una macchina, dell’alcol, una pistola o della droga, non uno strumento neutro che dipende da come e da chi lo usa, ma uno strumento che ti usa.

    Mi rivolgo adesso ai politici, perché il problema è politico. Che cosa aspettate?

    Nella mia esperienza di insegnante cominciata nel 2000 ho assistito a una mutazione antropologica.

    Lo smartphone ha determinato l’adultizzazione e quindi l’adulterazione dell’infanzia, destrutturando una tappa della crescita con conseguenze di salute per tutta la vita successiva.

    APPROFONDISCI CON IL PODCAST
    Ho studenti di 14 anni che conoscono cose che a quell’età mi sognavo, e per fortuna, perché non sarei stato pronto, così come loro non sono preparati a sostenerne il contenuto emotivo e di senso. Ripeto, è come regalare loro le chiavi della macchina o una cassa di vino.

    Ci vuole una rivoluzione dal basso, dobbiamo ribellarci a questo abuso dei minori, di cui purtroppo siamo diventati complici inconsapevoli (che ebbrezza quando abbiamo riempito la scuola di device che adesso dobbiamo vietare...).

    Proprio in questi giorni si è concluso a Los Angeles un procedimento legale in cui per la prima volta i manager di Instagram e YouTube hanno dovuto testimoniare. Un maxi-processo con 1.600 querelanti intentato a Google e Meta, a partire dalla denuncia della ventenne Kaley G.M., che ha cominciato a soffrire di ansia, depressione e pensieri suicidi a causa dell’uso precoce dei social. Il verdetto ha stabilito che le piattaforme che Kaley frequenta da quando era bambina sono colpevoli dei suoi disturbi. Anche TikTok e SnapChat erano stati citati in giudizio ma hanno patteggiato, chiudendo con un accordo privato e un risarcimento non dichiarato.

    La strategia usata dagli avvocati delle vittime è stata quella degli anni ’90 contro l’industria del tabacco che nascondeva le conseguenze del fumo. Le compagnie dovettero risarcire 206 miliardi di dollari e sospendere la pubblicità (ricorderete film come Insider e Thank you for smoking). Allo stesso modo la sentenza del 26 marzo 2026 contro le big-tech è storica: non solo non fanno abbastanza per i minori, ma fanno male.

    Il caso del tredicenne italiano non è diverso: la sua rabbia, invece di essere accolta dalle figure adulte vicine, viene intercettata dagli attori del Nve, come in tanti casi simili avvenuti in giro per il mondo di recente. Si tratta di ragazzini problematici o è un effetto dell’architettura dei social?

    Nel 2017 la 14enne inglese Molly Rose si era uccisa dopo aver assorbito migliaia di immagini di autolesionismo. La fondazione a lei dedicata ha pubblicato di recente una ricerca che mostra come, nonostante i proclami delle piattaforme, non sia cambiato nulla. È stato simulato il profilo TikTok e Instagram di una 15enne depressa: il 95% dei video proposti dall’algoritmo «per te» sono risultati dannosi, il 55% relativi ad autolesionismo e suicidio, il 16% a modi per togliersi la vita.

    Il libro fenomeno globale di Jonathan Haidt, «La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli», che tutti gli educatori dovrebbero leggere (in Italia sta facendo altrettanto Alberto Pellai che, con Barbara Tamborini, ha pubblicato di recente l’ottimo «Esci da quella stanza»), raccoglie le evidenze scientifiche dopo 20 anni di esposizione al cellulare di bambini e adolescenti: dipendenza, frammentazione dell’attenzione, destrutturazione della socialità, perdita del sonno.

    Quattro elementi letali per la crescita, un abuso in piena regola: su soggetti fragili (bambini e adolescenti lo sono per definizione) questi mezzi portano più danni che benefici, è la kryptonite dell’infanzia. Che fare?

    Sull’esempio dell’Australia che ha disattivato i profili degli under 16 e vieta l’iscrizione senza un documento di identità, molti governi stanno legiferando. In Francia, Portogallo, Uk, Danimarca e Spagna sono state approvate leggi simili ma l’iter operativo è ancora in corso. Brasile e Norvegia stanno varando la legge, la Germania la sta discutendo.

    In Italia? Pur essendoci mossi in anticipo con una proposta bipartisan la legge è rimasta in stallo, forse perché un provvedimento del genere non porta consenso, non è gradito alle big-tech o perché siamo impastoiati in un sistema che mette altre cose prima dell’educazione e della salute dei ragazzi.

    Bisogna allora intanto agire dal basso. Per questo partecipo a un progetto, ideato da professionisti di vari ambiti e in rapida espansione, per promuovere l’educazione digitale e preservare la salute dei ragazzi: «I patti digitali». Accordi che, in comunità di diversa entità, vengono stretti da genitori, insegnanti e altre figure educative, per stabilire poche e semplici regole condivise in quella comunità (età giusta per lo smartphone, opportunità delle chat di classe, sia dei genitori che dei ragazzi, modi d’uso del registro elettronico, validità dei compiti online...) e smontare il così fan tutti: «Si sentirebbe fuori dal mondo».

    Se in una comunità sono tutti d’accordo viene meno il senso di inferiorità, la pressione sociale e la scorciatoia comoda per sedare i figli (anche nel XIX secolo si usavano gli oppiacei per calmare i bambini, ma si finiva con l’avvelenarli).

    In questi anni abbiamo riempito le aule di strumenti digitali, convinti che avrebbero rivoluzionato la didattica, salvo scoprire che aiutano l’apprendimento solo in superficie, anzi hanno provocato lo sviluppo della cosiddetta «mente da cavalletta», incapace di attenzione e di tenuta, sempre alla ricerca della ricompensa, e una soglia della noia bassissima (soggetti del tutto manipolabili): bisogna quindi tornare alla scrittura a mano, alla calligrafia, alla lettura ad alta voce, all’ascolto attivo, all’attenzione mirata.

    Non si tratta di vietare (i ragazzi sanno poi come fregarci), ma di dare alternative: nelle comunità che adottano i patti digitali cresce di pari passo la frequentazione di biblioteche, attività sportive e sociali. Possono essere gruppi di genitori, singole scuole o gruppi di scuole, intere comunità cittadine a siglare un patto e ricevere l’aiuto degli esperti, senza appesantire una vita già assai complessa.

    Il 13 aprile prossimo alle 14.30 terremo l’incontro «Educazione e protezione digitale», dal vivo e in collegamento, nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati (si potrà seguire la diretta). Ci saranno esponenti della Fondazione dei Patti, testimoni dei Patti già avviati e figure politiche dell’intero arco parlamentare impegnate da tempo nelle proposte di legge per regolamentare l’uso della rete da parte dei minori, cito solo Marco Gui, docente di Sociologia dei media all’Università di Milano-Bicocca, Stefano Vicari, direttore di Neuropsichiatria Infantile del Bambino Gesù, Elena Bozzola, coordinatrice della commissione Dipendenze Digitali della Società Italiana di Pediatria, Adriano Bordignon, presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari, Stefania Garassini, giornalista e docente universitaria di Content management e Digital Journalism, Anna Scavuzzo, assessore all’Educazione del Comune di Milano, Marianna Madia (Pd), Lavinia Mennuni (FdI), Giulia Pastorella (Azione), Giorgia Latini ed Erika Stefani (Lega), Devis Dori (Verdi, già M5S).

    Chiedo alla premier Meloni che ha una figlia, a cui sicuramente non ha dato né darà a breve un cellulare: varate una legge in questa legislatura. Il manifesto del tredicenne attentatore, evidentemente copia-incollato dai contenuti del gruppo Nlm (No Lives Matter, Nessuna vita conta, che diffonde anche un manuale per l’uso efficace di lame e armi) è un’ottima radiografia del nostro mondo adulto: «Mi sento superiore a tutti i miei coetanei. Mi sento molto più intelligente di loro e indossare un’uniforme dimostra la mia superiorità rispetto ai comuni mortali. Non sono più uno di loro, ho l’intelligenza di capire che nessuno difende veramente noi e i nostri bisogni... non mi riconosco in nessuna ideologia ben definita perché l’unica cosa che conta sono io, nessun altro conta, nessuna vita ha importanza al di fuori della mia. La vita è priva di senso se decidi di viverla come un topo, seguendo una routine quotidiana come uno schiavo... Sono stanco di essere un tipo banale, di dover fare sempre le stesse cose».

    Queste parole girate al rovescio nascondono un bisogno profondo: «Guardatemi! Aiutatemi a scoprire che sono unico, a capire le mie emozioni e a non subirle, a conoscere il mondo e gli altri, a sperimentare che la (mia) vita ha senso e vale. Toglietemi il cellulare. Liberatemi! Lasciatemi vivere i miei 13 anni. Voglio vivere!».

    La realtà ci parla attraverso un caso eclatante. Ma questo non è un caso isolato e nemmeno un caso, è la conseguenza di un processo di abuso continuo che avvelena le anime e i corpi dei ragazzi e contro cui non stiamo facendo abbastanza.

    https://www.corriere.it/alessandro-d-avenia-ultimo-banco/26_marzo_30/che-cosa-aspettate-f446dca0-f52a-4b71-b118-830a462d9xlk_amp.shtml
    www.corriere.it «Io, professore, vi racconto come due decenni di smartphone hanno trasformato i ragazzi. In peggio» Nella mia esperienza di insegnante, ho visto con i miei occhi gli effetti che i cellulari e i social hanno avuto sui ragazzi. E' una mutazione antropologica. Bisogna agire ora | Alessandro D'Avenia D'Avenia: «Ho studenti di 14 anni che conoscono cose che a quell’età mi sognavo, e per fortuna, perché non sarei stato pronto, così come loro non sono preparati a sostenerne il contenuto emotivo e di senso. Dobbiamo ribellarci a questo abuso dei minori» «Sono giunto alla conclusione che non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizie, mancanza di rispetto e banalità. Sono stanco di tutto questo, quindi ho deciso che la soluzione è prendere in mano la situazione. Ucciderò la mia insegnante di francese». Così dichiarava il tredicenne, mercoledì 25, prima di compiere il crimine ideato nel dettaglio grazie a un fenomeno sempre più diffuso: il Nihilistic Violent Extremism (Nve: Estremismo Nichilista Violento). Una costellazione di gruppi o soggetti singoli che promuovono e compiono violenza fine a se stessa, online e offline, usando i minori come vittime o carnefici. Attraggono soggetti vulnerabili attraverso piattaforme di gioco e applicazioni di messaggistica, e li spingono all’uso di droghe, alla condivisione di immagini intime, alla produzione di materiale pedopornografico, all’incesto e allo stupro, alla tortura di animali, ad autolesionismo, suicidio o omicidio in diretta. Abbiamo donato ai bambini il cellulare, ma adesso sappiamo che è come aver dato loro una macchina, dell’alcol, una pistola o della droga, non uno strumento neutro che dipende da come e da chi lo usa, ma uno strumento che ti usa. Mi rivolgo adesso ai politici, perché il problema è politico. Che cosa aspettate? Nella mia esperienza di insegnante cominciata nel 2000 ho assistito a una mutazione antropologica. Lo smartphone ha determinato l’adultizzazione e quindi l’adulterazione dell’infanzia, destrutturando una tappa della crescita con conseguenze di salute per tutta la vita successiva. APPROFONDISCI CON IL PODCAST Ho studenti di 14 anni che conoscono cose che a quell’età mi sognavo, e per fortuna, perché non sarei stato pronto, così come loro non sono preparati a sostenerne il contenuto emotivo e di senso. Ripeto, è come regalare loro le chiavi della macchina o una cassa di vino. Ci vuole una rivoluzione dal basso, dobbiamo ribellarci a questo abuso dei minori, di cui purtroppo siamo diventati complici inconsapevoli (che ebbrezza quando abbiamo riempito la scuola di device che adesso dobbiamo vietare...). Proprio in questi giorni si è concluso a Los Angeles un procedimento legale in cui per la prima volta i manager di Instagram e YouTube hanno dovuto testimoniare. Un maxi-processo con 1.600 querelanti intentato a Google e Meta, a partire dalla denuncia della ventenne Kaley G.M., che ha cominciato a soffrire di ansia, depressione e pensieri suicidi a causa dell’uso precoce dei social. Il verdetto ha stabilito che le piattaforme che Kaley frequenta da quando era bambina sono colpevoli dei suoi disturbi. Anche TikTok e SnapChat erano stati citati in giudizio ma hanno patteggiato, chiudendo con un accordo privato e un risarcimento non dichiarato. La strategia usata dagli avvocati delle vittime è stata quella degli anni ’90 contro l’industria del tabacco che nascondeva le conseguenze del fumo. Le compagnie dovettero risarcire 206 miliardi di dollari e sospendere la pubblicità (ricorderete film come Insider e Thank you for smoking). Allo stesso modo la sentenza del 26 marzo 2026 contro le big-tech è storica: non solo non fanno abbastanza per i minori, ma fanno male. Il caso del tredicenne italiano non è diverso: la sua rabbia, invece di essere accolta dalle figure adulte vicine, viene intercettata dagli attori del Nve, come in tanti casi simili avvenuti in giro per il mondo di recente. Si tratta di ragazzini problematici o è un effetto dell’architettura dei social? Nel 2017 la 14enne inglese Molly Rose si era uccisa dopo aver assorbito migliaia di immagini di autolesionismo. La fondazione a lei dedicata ha pubblicato di recente una ricerca che mostra come, nonostante i proclami delle piattaforme, non sia cambiato nulla. È stato simulato il profilo TikTok e Instagram di una 15enne depressa: il 95% dei video proposti dall’algoritmo «per te» sono risultati dannosi, il 55% relativi ad autolesionismo e suicidio, il 16% a modi per togliersi la vita. Il libro fenomeno globale di Jonathan Haidt, «La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli», che tutti gli educatori dovrebbero leggere (in Italia sta facendo altrettanto Alberto Pellai che, con Barbara Tamborini, ha pubblicato di recente l’ottimo «Esci da quella stanza»), raccoglie le evidenze scientifiche dopo 20 anni di esposizione al cellulare di bambini e adolescenti: dipendenza, frammentazione dell’attenzione, destrutturazione della socialità, perdita del sonno. Quattro elementi letali per la crescita, un abuso in piena regola: su soggetti fragili (bambini e adolescenti lo sono per definizione) questi mezzi portano più danni che benefici, è la kryptonite dell’infanzia. Che fare? Sull’esempio dell’Australia che ha disattivato i profili degli under 16 e vieta l’iscrizione senza un documento di identità, molti governi stanno legiferando. In Francia, Portogallo, Uk, Danimarca e Spagna sono state approvate leggi simili ma l’iter operativo è ancora in corso. Brasile e Norvegia stanno varando la legge, la Germania la sta discutendo. In Italia? Pur essendoci mossi in anticipo con una proposta bipartisan la legge è rimasta in stallo, forse perché un provvedimento del genere non porta consenso, non è gradito alle big-tech o perché siamo impastoiati in un sistema che mette altre cose prima dell’educazione e della salute dei ragazzi. Bisogna allora intanto agire dal basso. Per questo partecipo a un progetto, ideato da professionisti di vari ambiti e in rapida espansione, per promuovere l’educazione digitale e preservare la salute dei ragazzi: «I patti digitali». Accordi che, in comunità di diversa entità, vengono stretti da genitori, insegnanti e altre figure educative, per stabilire poche e semplici regole condivise in quella comunità (età giusta per lo smartphone, opportunità delle chat di classe, sia dei genitori che dei ragazzi, modi d’uso del registro elettronico, validità dei compiti online...) e smontare il così fan tutti: «Si sentirebbe fuori dal mondo». Se in una comunità sono tutti d’accordo viene meno il senso di inferiorità, la pressione sociale e la scorciatoia comoda per sedare i figli (anche nel XIX secolo si usavano gli oppiacei per calmare i bambini, ma si finiva con l’avvelenarli). In questi anni abbiamo riempito le aule di strumenti digitali, convinti che avrebbero rivoluzionato la didattica, salvo scoprire che aiutano l’apprendimento solo in superficie, anzi hanno provocato lo sviluppo della cosiddetta «mente da cavalletta», incapace di attenzione e di tenuta, sempre alla ricerca della ricompensa, e una soglia della noia bassissima (soggetti del tutto manipolabili): bisogna quindi tornare alla scrittura a mano, alla calligrafia, alla lettura ad alta voce, all’ascolto attivo, all’attenzione mirata. Non si tratta di vietare (i ragazzi sanno poi come fregarci), ma di dare alternative: nelle comunità che adottano i patti digitali cresce di pari passo la frequentazione di biblioteche, attività sportive e sociali. Possono essere gruppi di genitori, singole scuole o gruppi di scuole, intere comunità cittadine a siglare un patto e ricevere l’aiuto degli esperti, senza appesantire una vita già assai complessa. Il 13 aprile prossimo alle 14.30 terremo l’incontro «Educazione e protezione digitale», dal vivo e in collegamento, nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati (si potrà seguire la diretta). Ci saranno esponenti della Fondazione dei Patti, testimoni dei Patti già avviati e figure politiche dell’intero arco parlamentare impegnate da tempo nelle proposte di legge per regolamentare l’uso della rete da parte dei minori, cito solo Marco Gui, docente di Sociologia dei media all’Università di Milano-Bicocca, Stefano Vicari, direttore di Neuropsichiatria Infantile del Bambino Gesù, Elena Bozzola, coordinatrice della commissione Dipendenze Digitali della Società Italiana di Pediatria, Adriano Bordignon, presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari, Stefania Garassini, giornalista e docente universitaria di Content management e Digital Journalism, Anna Scavuzzo, assessore all’Educazione del Comune di Milano, Marianna Madia (Pd), Lavinia Mennuni (FdI), Giulia Pastorella (Azione), Giorgia Latini ed Erika Stefani (Lega), Devis Dori (Verdi, già M5S). Chiedo alla premier Meloni che ha una figlia, a cui sicuramente non ha dato né darà a breve un cellulare: varate una legge in questa legislatura. Il manifesto del tredicenne attentatore, evidentemente copia-incollato dai contenuti del gruppo Nlm (No Lives Matter, Nessuna vita conta, che diffonde anche un manuale per l’uso efficace di lame e armi) è un’ottima radiografia del nostro mondo adulto: «Mi sento superiore a tutti i miei coetanei. Mi sento molto più intelligente di loro e indossare un’uniforme dimostra la mia superiorità rispetto ai comuni mortali. Non sono più uno di loro, ho l’intelligenza di capire che nessuno difende veramente noi e i nostri bisogni... non mi riconosco in nessuna ideologia ben definita perché l’unica cosa che conta sono io, nessun altro conta, nessuna vita ha importanza al di fuori della mia. La vita è priva di senso se decidi di viverla come un topo, seguendo una routine quotidiana come uno schiavo... Sono stanco di essere un tipo banale, di dover fare sempre le stesse cose». Queste parole girate al rovescio nascondono un bisogno profondo: «Guardatemi! Aiutatemi a scoprire che sono unico, a capire le mie emozioni e a non subirle, a conoscere il mondo e gli altri, a sperimentare che la (mia) vita ha senso e vale. Toglietemi il cellulare. Liberatemi! Lasciatemi vivere i miei 13 anni. Voglio vivere!». La realtà ci parla attraverso un caso eclatante. Ma questo non è un caso isolato e nemmeno un caso, è la conseguenza di un processo di abuso continuo che avvelena le anime e i corpi dei ragazzi e contro cui non stiamo facendo abbastanza. https://www.corriere.it/alessandro-d-avenia-ultimo-banco/26_marzo_30/che-cosa-aspettate-f446dca0-f52a-4b71-b118-830a462d9xlk_amp.shtml
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    Nella mia esperienza di insegnante, ho visto con i miei occhi gli effetti che i cellulari e i social hanno avuto sui ragazzi. E' una mutazione antropologica. Bisogna agire ora | Alessandro D'Avenia
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  • ECCO L'UNICA POSSIBILITÀ per UNA DESTRA ORMAI ALLO SBANDO!
    Elezioni anticipate? Il centrodestra vincerebbe solo con Vannacci. I sondaggi puniscono Meloni, che studia il rimpasto
    Calo nei consensi per Fratelli d'Italia, mentre sale il gradimento dei leader di opposizione. L'ipotesi intervento "chirurgico" nell'esecutivo: da Luca Zaia allo Sviluppo, a Rosario Valastro per la Giustizia
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/29/elezioni-anticipate-il-centrodestra-vincerebbe-solo-con-vannacci-i-sondaggi-puniscono-meloni-che-studia-il-rimpasto/8339109/
    ECCO L'UNICA POSSIBILITÀ per UNA DESTRA ORMAI ALLO SBANDO! Elezioni anticipate? Il centrodestra vincerebbe solo con Vannacci. I sondaggi puniscono Meloni, che studia il rimpasto Calo nei consensi per Fratelli d'Italia, mentre sale il gradimento dei leader di opposizione. L'ipotesi intervento "chirurgico" nell'esecutivo: da Luca Zaia allo Sviluppo, a Rosario Valastro per la Giustizia https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/29/elezioni-anticipate-il-centrodestra-vincerebbe-solo-con-vannacci-i-sondaggi-puniscono-meloni-che-studia-il-rimpasto/8339109/
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    Elezioni anticipate? Il centrodestra vincerebbe solo con Vannacci. I sondaggi puniscono Meloni, che studia il rimpasto
    Calo nei consensi per Fratelli d'Italia, mentre sale il gradimento dei leader di opposizione. L'ipotesi intervento "chirurgico" nell'esecutivo: da Luca Zaia allo Sviluppo, a Rosario Valastro per la Giustizia
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  • Altre grane in arrivo per il Governo Meloni!
    UE approva direttiva anticorruzione: Italia costretta a reintrodurre l'abuso d'ufficio
    Il Parlamento europeo ha approvato con 581 voti a favore la direttiva che obbligherà l'Italia a fare un passo indietro sul reato abolito
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/26/direttiva-anticorruzione-abuso-ufficio-reintroduzione-italia-news/8337296/
    Altre grane in arrivo per il Governo Meloni! UE approva direttiva anticorruzione: Italia costretta a reintrodurre l'abuso d'ufficio Il Parlamento europeo ha approvato con 581 voti a favore la direttiva che obbligherà l'Italia a fare un passo indietro sul reato abolito https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/26/direttiva-anticorruzione-abuso-ufficio-reintroduzione-italia-news/8337296/
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    UE approva direttiva anticorruzione: Italia costretta a reintrodurre l'abuso d'ufficio
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  • Il Dipartimento Salute Regionale delle #Marche ha chiesto di non diffondere dati che potessero mettere in evidenza qualsiasi tipo di criticità organizzativa

    PS le Marche sono governate da Francesco Acquaroli (Fratelli d'Italia)

    #Melonivattene
    Il Dipartimento Salute Regionale delle #Marche ha chiesto di non diffondere dati che potessero mettere in evidenza qualsiasi tipo di criticità organizzativa PS le Marche sono governate da Francesco Acquaroli (Fratelli d'Italia) #Melonivattene
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