• IL SEQUESTRO DEL TEMPO - NUOVO ARTICOLO SUL FORUM

    La raccolta differenziata porta a porta è stato il "paziente zero" del sequestro del tempo. È il primo grande esperimento di massa in cui un costo industriale è stato trasformato in un dovere morale del cittadino, facendogli fare gratis il lavoro che prima era a carico dell'azienda. Prima passava il camion e raccoglieva tutto; la separazione avveniva (o doveva avvenire) negli impianti. Oggi il lavoro lo fai tu. Separi, pulisci i contenitori, stocchi in casa (occupando il tuo spazio privato), esponi i bidoni secondo calendari rigidi. Quei 10-15 minuti al giorno dedicati alla gestione dei rifiuti sono ore di vita sottratte ogni mese. Moltiplicato per tutti i cittadini , è una mole di lavoro gratuito che ricevono "in dono". Infatti le aziende e le amministrazioni comunali continuano a spingere sulla raccolta differenziata spinta (porta a porta) per ragioni che non sono sempre legate all'efficienza tecnologica, ma a precisi vincoli normativi ed economici:
    - Obblighi Normativi UE e Nazionali: La legge italiana, in linea con le direttive europee, impone il raggiungimento di quote percentuali di raccolta differenziata "alla fonte" (ovvero fatta in casa dal cittadino). Spesso gli obiettivi sono legati alla qualità del materiale: la plastica o la carta separate alla fonte sono meno "contaminate" e hanno un valore di mercato superiore per i consorzi di riciclo (come CONAI) rispetto a quelle estratte meccanicamente dai rifiuti indifferenziati.
    - Investimenti e Profitto: Gestire impianti TMB avanzati richiede enormi investimenti iniziali. Al contrario, la raccolta porta a porta permette di esternalizzare il costo della selezione direttamente sul tempo e sullo sforzo del cittadino. In questo modo, l'azienda riceve materiale già parzialmente lavorato gratuitamente, incassando i contributi per il riciclo mentre la TARI continua a riflettere i costi di una logistica complessa.
    - Evoluzione Tecnologica 2025-2026: Le ultime tendenze nel riciclo industriale mostrano che l'Intelligenza Artificiale e la sensoristica SMART stanno rendendo gli impianti TMB capaci di separare i rifiuti con una precisione mai vista prima, riducendo drasticamente la massa di scarti da inviare in discarica. Nonostante ciò, il "sequestro del tempo" rimane il modello preferito perché garantisce una catena di controllo sociale ed economica consolidata.

    In sintesi, il cittadino agisce come il "primo anello della catena di montaggio" di un'industria multimilionaria, svolgendo gratis un compito che le macchine potrebbero già fare, spesso senza vedere benefici reali sulla tariffa finale data la tendenza all'aumento della TARI (media nazionale ~340€ nel 2025, +3,3%) che, nonostante l'introduzione di sistemi virtuosi, è un fenomeno riscontrabile in gran parte d'Italia. Sebbene i sistemi come il porta a porta e la tariffa puntuale (TARIC) mirino a premiare chi differenzia meglio, diversi fattori strutturali spingono le tariffe verso l'alto a livello nazionale. In teoria, il cittadino dovrebbe essere pagato o ricevere sconti massicci per il servizio di selezione che svolge ma è stato manipolato sul suo senso civico e morale. Per l'ambiente ed il nostro futuro."Pensavate di salvare il pianeta? Stavate solo salvando i bilanci di chi gestisce i rifiuti. La raccolta differenziata porta a porta è stato il primo test per vedere quanto lavoro gratuito eravamo disposti a fare".

    Poi una volta che il sistema ha funzionato ci siamo ritrovati alle casse automatiche dei grandi supermercati, sempre con la spinta del "Ti conviene perchè salti la fila e fai prima". La realtà? State lavorando gratis per la GDO. Siete voi a passare i codici, a pesare la verdura, a gestire gli errori del software e a imbustare. Con il risultato che il supermercato risparmia sullo stipendio di un cassiere, ma i prezzi sullo scaffale sono saliti del 24,9%, dove ne abbiamo parlato ---> https://www.tuteladirittosoggettivo.it/forum/topic/quanto-pesa-la-spesa-degli-italiani/. Dove finisce il risparmio del costo del lavoro che abbiamo regalato noi facendo i cassieri? Finisce dritto nei margini degli speculatori. Il risparmio per un'azienda come la Coop (o qualsiasi grande catena della GDO) derivante dall'eliminazione di una singola postazione di cassa servita non si limita al solo stipendio, ma comprende una serie di "costi accessori" che l'automazione azzera completamente. Analizzando i dati del settore retail per il 2025-2026, ecco una stima realistica del risparmio annuale per ogni cassiere "sostituito" dalle macchine. Un cassiere full-time (livello medio CCNL Commercio) costa all'azienda molto più di quanto percepisca in busta paga:
    - Retribuzione Annua Lorda (RAL): circa 22.000€ - 26.000€.
    - Oneri previdenziali e assistenziali (INPS/INAIL): circa il 30% della RAL.
    - Accantonamento TFR e ratei (13ª e 14ª): circa il 15-20% della RAL.
    - Totale costo annuo per addetto: tra i 35.000€ e i 42.000€.
    Se prima servivano 4 cassieri per 4 casse (costo totale: ~160.000€), ora serve 1 solo addetto alla vigilanza per le stesse 4 casse automatiche (costo: ~40.000€).
    - Risparmio netto per blocco di casse: circa 120.000€ l'anno.

    L'automazione elimina variabili umane che pesano sul bilancio:
    - Malattie, ferie e permessi: La macchina non si assenta mai.
    - Formazione e sicurezza: Costi fissi obbligatori per ogni dipendente fisico.
    - Errori di cassa e ammanchi: La precisione digitale riduce le perdite monetarie dirette.

    Se consideriamo che ogni cliente impiega mediamente 3-5 minuti per fare il "lavoro del cassiere" (passare i prodotti, pesare, pagare), e moltiplichiamo questo tempo per le migliaia di clienti giornalieri di un punto vendita il supermercato riceve in "regalo" dai cittadini circa 30-50 ore di lavoro manuale gratuito al giorno. Al valore della manodopera base, questo è un ulteriore risparmio occulto di circa 15.000€ - 20.000€ annui per punto vendita.

    E dopo aver fatto l'operatore ecologico ed il cassiere di supermercato, si torna a casa a fare il segretario amministrativo. Obbligando i genitori all'uso esclusivo di SPID e CIE per ogni minima comunicazione, le scuole hanno smantellato il servizio di segreteria, ribaltando l'intero onere burocratico sulle famiglie. Oggi siamo noi a dover fare il data-entry, a monitorare portali spesso inefficienti e a risolvere bug informatici nelle nostre ore di riposo. Se il sistema non ci notifica un'assenza, la colpa è nostra: "Doveva vigilare lei". Lo Stato risparmia sul personale e noi paghiamo con il nostro tempo. La digitalizzazione deve essere un servizio, non un modo per trasformare i cittadini in impiegati amministrativi gratuiti. Se moltiplichi 20 minuti a settimana per 26 milioni di famiglie, ottieni una quantità di lavoro gratuito immane che genera risparmio per la PA, ma zero vantaggi per te. Il "sequestro del tempo" è la forma più sottile e pervasiva di prevaricazione burocratica del 2026. Mentre la narrazione ufficiale parla di "semplificazione digitale", la realtà è che lo Stato sta trasferendo l'intero onere lavorativo dell'amministrazione sulle spalle del cittadino ma anche tutte le colpe.

    Siamo di fronte a una forma di sequestro del tempo sistemico. Il tempo è un bene limitato e non riproducibile. Quando un'organizzazione, sia essa pubblica o privata, impone al cittadino di svolgere compiti amministrativi o logistici per proprio conto, sta di fatto prelevando una risorsa privata per ottimizzare i propri bilanci. Il metodo è sempre lo stesso: tu lavori, loro guadagnano e il tuo tempo sparisce. In un mondo che corre per rubarti un secondo di attenzione e trasformarlo in un profitto per qualcun altro, fermarsi a ragionare sui propri diritti è rivoluzionario. Ci hanno tolto il servizio e ci hanno dato il dovere di farlo al posto loro. È ora di riprenderci il nostro tempo.

    SIATE CONSAPEVOLI, SIATE LIBERI

    LEGGI QUI --->https://www.tuteladirittosoggettivo.it/forum/topic/il-sequestro-del-tempo/
    IL SEQUESTRO DEL TEMPO - NUOVO ARTICOLO SUL FORUM La raccolta differenziata porta a porta è stato il "paziente zero" del sequestro del tempo. È il primo grande esperimento di massa in cui un costo industriale è stato trasformato in un dovere morale del cittadino, facendogli fare gratis il lavoro che prima era a carico dell'azienda. Prima passava il camion e raccoglieva tutto; la separazione avveniva (o doveva avvenire) negli impianti. Oggi il lavoro lo fai tu. Separi, pulisci i contenitori, stocchi in casa (occupando il tuo spazio privato), esponi i bidoni secondo calendari rigidi. Quei 10-15 minuti al giorno dedicati alla gestione dei rifiuti sono ore di vita sottratte ogni mese. Moltiplicato per tutti i cittadini , è una mole di lavoro gratuito che ricevono "in dono". Infatti le aziende e le amministrazioni comunali continuano a spingere sulla raccolta differenziata spinta (porta a porta) per ragioni che non sono sempre legate all'efficienza tecnologica, ma a precisi vincoli normativi ed economici: - Obblighi Normativi UE e Nazionali: La legge italiana, in linea con le direttive europee, impone il raggiungimento di quote percentuali di raccolta differenziata "alla fonte" (ovvero fatta in casa dal cittadino). Spesso gli obiettivi sono legati alla qualità del materiale: la plastica o la carta separate alla fonte sono meno "contaminate" e hanno un valore di mercato superiore per i consorzi di riciclo (come CONAI) rispetto a quelle estratte meccanicamente dai rifiuti indifferenziati. - Investimenti e Profitto: Gestire impianti TMB avanzati richiede enormi investimenti iniziali. Al contrario, la raccolta porta a porta permette di esternalizzare il costo della selezione direttamente sul tempo e sullo sforzo del cittadino. In questo modo, l'azienda riceve materiale già parzialmente lavorato gratuitamente, incassando i contributi per il riciclo mentre la TARI continua a riflettere i costi di una logistica complessa. - Evoluzione Tecnologica 2025-2026: Le ultime tendenze nel riciclo industriale mostrano che l'Intelligenza Artificiale e la sensoristica SMART stanno rendendo gli impianti TMB capaci di separare i rifiuti con una precisione mai vista prima, riducendo drasticamente la massa di scarti da inviare in discarica. Nonostante ciò, il "sequestro del tempo" rimane il modello preferito perché garantisce una catena di controllo sociale ed economica consolidata. In sintesi, il cittadino agisce come il "primo anello della catena di montaggio" di un'industria multimilionaria, svolgendo gratis un compito che le macchine potrebbero già fare, spesso senza vedere benefici reali sulla tariffa finale data la tendenza all'aumento della TARI (media nazionale ~340€ nel 2025, +3,3%) che, nonostante l'introduzione di sistemi virtuosi, è un fenomeno riscontrabile in gran parte d'Italia. Sebbene i sistemi come il porta a porta e la tariffa puntuale (TARIC) mirino a premiare chi differenzia meglio, diversi fattori strutturali spingono le tariffe verso l'alto a livello nazionale. In teoria, il cittadino dovrebbe essere pagato o ricevere sconti massicci per il servizio di selezione che svolge ma è stato manipolato sul suo senso civico e morale. Per l'ambiente ed il nostro futuro."Pensavate di salvare il pianeta? Stavate solo salvando i bilanci di chi gestisce i rifiuti. La raccolta differenziata porta a porta è stato il primo test per vedere quanto lavoro gratuito eravamo disposti a fare". Poi una volta che il sistema ha funzionato ci siamo ritrovati alle casse automatiche dei grandi supermercati, sempre con la spinta del "Ti conviene perchè salti la fila e fai prima". La realtà? State lavorando gratis per la GDO. Siete voi a passare i codici, a pesare la verdura, a gestire gli errori del software e a imbustare. Con il risultato che il supermercato risparmia sullo stipendio di un cassiere, ma i prezzi sullo scaffale sono saliti del 24,9%, dove ne abbiamo parlato ---> https://www.tuteladirittosoggettivo.it/forum/topic/quanto-pesa-la-spesa-degli-italiani/. Dove finisce il risparmio del costo del lavoro che abbiamo regalato noi facendo i cassieri? Finisce dritto nei margini degli speculatori. Il risparmio per un'azienda come la Coop (o qualsiasi grande catena della GDO) derivante dall'eliminazione di una singola postazione di cassa servita non si limita al solo stipendio, ma comprende una serie di "costi accessori" che l'automazione azzera completamente. Analizzando i dati del settore retail per il 2025-2026, ecco una stima realistica del risparmio annuale per ogni cassiere "sostituito" dalle macchine. Un cassiere full-time (livello medio CCNL Commercio) costa all'azienda molto più di quanto percepisca in busta paga: - Retribuzione Annua Lorda (RAL): circa 22.000€ - 26.000€. - Oneri previdenziali e assistenziali (INPS/INAIL): circa il 30% della RAL. - Accantonamento TFR e ratei (13ª e 14ª): circa il 15-20% della RAL. - Totale costo annuo per addetto: tra i 35.000€ e i 42.000€. Se prima servivano 4 cassieri per 4 casse (costo totale: ~160.000€), ora serve 1 solo addetto alla vigilanza per le stesse 4 casse automatiche (costo: ~40.000€). - Risparmio netto per blocco di casse: circa 120.000€ l'anno. L'automazione elimina variabili umane che pesano sul bilancio: - Malattie, ferie e permessi: La macchina non si assenta mai. - Formazione e sicurezza: Costi fissi obbligatori per ogni dipendente fisico. - Errori di cassa e ammanchi: La precisione digitale riduce le perdite monetarie dirette. Se consideriamo che ogni cliente impiega mediamente 3-5 minuti per fare il "lavoro del cassiere" (passare i prodotti, pesare, pagare), e moltiplichiamo questo tempo per le migliaia di clienti giornalieri di un punto vendita il supermercato riceve in "regalo" dai cittadini circa 30-50 ore di lavoro manuale gratuito al giorno. Al valore della manodopera base, questo è un ulteriore risparmio occulto di circa 15.000€ - 20.000€ annui per punto vendita. E dopo aver fatto l'operatore ecologico ed il cassiere di supermercato, si torna a casa a fare il segretario amministrativo. Obbligando i genitori all'uso esclusivo di SPID e CIE per ogni minima comunicazione, le scuole hanno smantellato il servizio di segreteria, ribaltando l'intero onere burocratico sulle famiglie. Oggi siamo noi a dover fare il data-entry, a monitorare portali spesso inefficienti e a risolvere bug informatici nelle nostre ore di riposo. Se il sistema non ci notifica un'assenza, la colpa è nostra: "Doveva vigilare lei". Lo Stato risparmia sul personale e noi paghiamo con il nostro tempo. La digitalizzazione deve essere un servizio, non un modo per trasformare i cittadini in impiegati amministrativi gratuiti. Se moltiplichi 20 minuti a settimana per 26 milioni di famiglie, ottieni una quantità di lavoro gratuito immane che genera risparmio per la PA, ma zero vantaggi per te. Il "sequestro del tempo" è la forma più sottile e pervasiva di prevaricazione burocratica del 2026. Mentre la narrazione ufficiale parla di "semplificazione digitale", la realtà è che lo Stato sta trasferendo l'intero onere lavorativo dell'amministrazione sulle spalle del cittadino ma anche tutte le colpe. Siamo di fronte a una forma di sequestro del tempo sistemico. Il tempo è un bene limitato e non riproducibile. Quando un'organizzazione, sia essa pubblica o privata, impone al cittadino di svolgere compiti amministrativi o logistici per proprio conto, sta di fatto prelevando una risorsa privata per ottimizzare i propri bilanci. Il metodo è sempre lo stesso: tu lavori, loro guadagnano e il tuo tempo sparisce. In un mondo che corre per rubarti un secondo di attenzione e trasformarlo in un profitto per qualcun altro, fermarsi a ragionare sui propri diritti è rivoluzionario. Ci hanno tolto il servizio e ci hanno dato il dovere di farlo al posto loro. È ora di riprenderci il nostro tempo. SIATE CONSAPEVOLI, SIATE LIBERI LEGGI QUI --->https://www.tuteladirittosoggettivo.it/forum/topic/il-sequestro-del-tempo/
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    QUANTO PESA LA SPESA DEGLI ITALIANI?
    A causa dei vari movimenti geopolitici (ne abbiamo parlato ---> QUI), tra i primi la "guerra in Ucraina", c'è stato un cospicuo aumento …
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  • Google Willow e il salto quantico: da settilioni di anni a 5 minuti
    Sam Altman assume i coach, Google piega il tempo: le nuove frontiere dell'IA enterprise...

    Il tempo di calcolo necessario per risolvere un problema complesso è appena crollato da dieci settilioni di anni a una manciata di minuti: si tratta di un processo che avrebbe richiesto ai supercomputer più potenti del mondo un'attesa lunga miliardi di volte l'età dell'universo, ma che un nuovo chip di Google ha risolto in meno di cinque minuti. Nei laboratori di Santa Barbara e negli uffici di San Francisco la realtà sta totalmente riscrivendo le gerarchie del potere tecnologico attraverso un doppio binario: da un lato l’assimilazione di competenze umane per rendere l’IA un coach aziendale infallibile, dall’altro il debutto di processori quantistici che sfidano le leggi della fisica classica.

    OpenAI e Convogo: l'intelligenza artificiale impara la leadership
    OpenAI ha aperto il nuovo anno con l'acquisizione del team di Convogo, una mossa che di per se non punta alla tecnologia, piuttosto mira al capitale umano dietro uno strumento nato quasi per scommessa. La genesi di Convogo risiede in un quesito domestico posto dalla madre di uno dei fondatori, una Coach aziendale stanca di dover preparare continuamente dei report: l’obiettivo era automatizzare il lavoro di routine per restituire tempo alla qualità del rapporto umano. Sam Altman ha colto in questa intuizione la chiave per abbattere l’ultimo muro che separa i modelli linguistici dai risultati aziendali tangibili, assumendo esperti di leadership e assessment per trasformare ChatGPT in un consulente capace di dialogare con i vertici delle organizzazioni mondiali.
    Il salto quantico di Google Willow: calcoli impossibili in cinque minuti
    Questa fame di competenze specifiche si scontra con una frontiera tecnologica ancora più estrema, dove è invece Google a primeggiare: recentemente Big G ha mostrato Willow, il chip quantistico racchiuso in una struttura che ricorda un lampadario dorato sospeso nel vuoto. All'interno di questo cilindro, la temperatura viene mantenuta a un millesimo di grado sopra lo zero assoluto, creando l’ambiente più freddo dell’universo conosciuto per permettere ai 105 qubit di operare senza interferenze. Hartmut Neven, a capo della divisione Quantum AI di Google, descrive questa macchina come una chiave universale capace di aprire contemporaneamente mille porte che l’informatica tradizionale deve invece varcare una alla volta.
    Dunque assistiamo a due orizzonti che convergono: l’acquisizione di Convogo da parte di OpenAI suggerisce un’integrazione dell’intelligenza artificiale nel tessuto connettivo della gestione del lavoro, mentre il chip Willow rappresenta il motore che potrebbe rendere tali simulazioni infinitamente più potenti, permettendo di decodificare strutture molecolari o di risolvere crisi climatiche ed energetiche con una velocità precedentemente inimmaginabile.

    La minaccia alla cybersecurity: il rischio «Harvest Now, Decrypt Later»
    La competizione per il dominio di queste tecnologie sembra ricordare una nuova corsa allo spazio, con implicazioni geopolitiche che vanno ben oltre il settore commerciale: gli Stati Uniti procedono attraverso acquisizioni di talenti e laboratori d'avanguardia, la Cina ha centralizzato i propri sforzi in un’impresa statale, investendo circa quindici miliardi di dollari per superare l'Occidente nella comunicazione quantistica.
    Esiste, inoltre, una preoccupazione concreta legata alla sicurezza globale: la capacità di calcolo di macchine come Willow potrebbe, in un futuro non troppo lontano, rendere obsoleti gli attuali sistemi di crittografia, mettendo a rischio segreti di stato (oltre che quelli personali) e l'intera infrastruttura delle criptovalute. Gli esperti parlano già di una strategia definita «raccogli ora, decripta dopo» (harvest now, decrypt later), secondo la quale agenzie governative archiviano dati oggi indecifrabili in attesa che la potenza quantistica permetta di violarli con facilità.
    In questo scenario, infine, muta il confine tra scienza e filosofia, diventa sempre più impalpabile: Neven ha suggerito che l'incredibile velocità di Willow potrebbe essere spiegata con la capacità del chip di attingere a realtà parallele, una suggestione che richiama la formulazione dei molti mondi della meccanica quantistica…ma anche illustri opere di Asimov.

    L’evoluzione dell’intelligenza artificiale sta preparando il terreno per un’era in cui il concetto stesso di risolvibile verrà completamente ridisegnato: l'integrazione di team specializzati nel coaching umano all'interno di colossi tecnologici indica che, nonostante la potenza di calcolo stia per toccare vette quasi mistiche, la capacità di tradurre questi miracoli tecnologici in benefici tangibili per la società rimane la sfida più complessa e, forse, l'unica che non può essere risolta esclusivamente da un processore a temperature sub-zero.

    https://www.avvenire.it/rubriche/artifici/google-willow-e-il-salto-quantico-da-settilioni-di-anni-a-5-minuti_103192
    Google Willow e il salto quantico: da settilioni di anni a 5 minuti Sam Altman assume i coach, Google piega il tempo: le nuove frontiere dell'IA enterprise... Il tempo di calcolo necessario per risolvere un problema complesso è appena crollato da dieci settilioni di anni a una manciata di minuti: si tratta di un processo che avrebbe richiesto ai supercomputer più potenti del mondo un'attesa lunga miliardi di volte l'età dell'universo, ma che un nuovo chip di Google ha risolto in meno di cinque minuti. Nei laboratori di Santa Barbara e negli uffici di San Francisco la realtà sta totalmente riscrivendo le gerarchie del potere tecnologico attraverso un doppio binario: da un lato l’assimilazione di competenze umane per rendere l’IA un coach aziendale infallibile, dall’altro il debutto di processori quantistici che sfidano le leggi della fisica classica. OpenAI e Convogo: l'intelligenza artificiale impara la leadership OpenAI ha aperto il nuovo anno con l'acquisizione del team di Convogo, una mossa che di per se non punta alla tecnologia, piuttosto mira al capitale umano dietro uno strumento nato quasi per scommessa. La genesi di Convogo risiede in un quesito domestico posto dalla madre di uno dei fondatori, una Coach aziendale stanca di dover preparare continuamente dei report: l’obiettivo era automatizzare il lavoro di routine per restituire tempo alla qualità del rapporto umano. Sam Altman ha colto in questa intuizione la chiave per abbattere l’ultimo muro che separa i modelli linguistici dai risultati aziendali tangibili, assumendo esperti di leadership e assessment per trasformare ChatGPT in un consulente capace di dialogare con i vertici delle organizzazioni mondiali. Il salto quantico di Google Willow: calcoli impossibili in cinque minuti Questa fame di competenze specifiche si scontra con una frontiera tecnologica ancora più estrema, dove è invece Google a primeggiare: recentemente Big G ha mostrato Willow, il chip quantistico racchiuso in una struttura che ricorda un lampadario dorato sospeso nel vuoto. All'interno di questo cilindro, la temperatura viene mantenuta a un millesimo di grado sopra lo zero assoluto, creando l’ambiente più freddo dell’universo conosciuto per permettere ai 105 qubit di operare senza interferenze. Hartmut Neven, a capo della divisione Quantum AI di Google, descrive questa macchina come una chiave universale capace di aprire contemporaneamente mille porte che l’informatica tradizionale deve invece varcare una alla volta. Dunque assistiamo a due orizzonti che convergono: l’acquisizione di Convogo da parte di OpenAI suggerisce un’integrazione dell’intelligenza artificiale nel tessuto connettivo della gestione del lavoro, mentre il chip Willow rappresenta il motore che potrebbe rendere tali simulazioni infinitamente più potenti, permettendo di decodificare strutture molecolari o di risolvere crisi climatiche ed energetiche con una velocità precedentemente inimmaginabile. La minaccia alla cybersecurity: il rischio «Harvest Now, Decrypt Later» La competizione per il dominio di queste tecnologie sembra ricordare una nuova corsa allo spazio, con implicazioni geopolitiche che vanno ben oltre il settore commerciale: gli Stati Uniti procedono attraverso acquisizioni di talenti e laboratori d'avanguardia, la Cina ha centralizzato i propri sforzi in un’impresa statale, investendo circa quindici miliardi di dollari per superare l'Occidente nella comunicazione quantistica. Esiste, inoltre, una preoccupazione concreta legata alla sicurezza globale: la capacità di calcolo di macchine come Willow potrebbe, in un futuro non troppo lontano, rendere obsoleti gli attuali sistemi di crittografia, mettendo a rischio segreti di stato (oltre che quelli personali) e l'intera infrastruttura delle criptovalute. Gli esperti parlano già di una strategia definita «raccogli ora, decripta dopo» (harvest now, decrypt later), secondo la quale agenzie governative archiviano dati oggi indecifrabili in attesa che la potenza quantistica permetta di violarli con facilità. In questo scenario, infine, muta il confine tra scienza e filosofia, diventa sempre più impalpabile: Neven ha suggerito che l'incredibile velocità di Willow potrebbe essere spiegata con la capacità del chip di attingere a realtà parallele, una suggestione che richiama la formulazione dei molti mondi della meccanica quantistica…ma anche illustri opere di Asimov. L’evoluzione dell’intelligenza artificiale sta preparando il terreno per un’era in cui il concetto stesso di risolvibile verrà completamente ridisegnato: l'integrazione di team specializzati nel coaching umano all'interno di colossi tecnologici indica che, nonostante la potenza di calcolo stia per toccare vette quasi mistiche, la capacità di tradurre questi miracoli tecnologici in benefici tangibili per la società rimane la sfida più complessa e, forse, l'unica che non può essere risolta esclusivamente da un processore a temperature sub-zero. https://www.avvenire.it/rubriche/artifici/google-willow-e-il-salto-quantico-da-settilioni-di-anni-a-5-minuti_103192
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    Sam Altman assume i coach, Google piega il tempo: le nuove frontiere dell'IA enterprise
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  • In azione nel conflitto in Ucraina il nuovo Geran-5 russo

    In azione nel conflitto in Ucraina il nuovo Geran-5 russo
    12 Gennaio 2026 di Maurizio Sparacino in News

    La Russia ha utilizzato per la prima volta a inizio gennaio il drone kamikaze Geran-5, secondo quanto affermato dalla Direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino (HUR).

    L’apparizione di questo drone sul teatro operativo ucraino segna un salto tecnologico e dottrinale significativo per le Forze Aerospaziali russe. A differenza dei precedenti modelli della famiglia Geran caratterizzati da una bassa velocità e da una struttura a delta, il Geran-5 adotta uno schema aerodinamico convenzionale e una propulsione a reazione che ne incrementa drasticamente le prestazioni cinematiche.

    Con una lunghezza di 6 metri e una gittata stimata di 1000 km, questo vettore che secondo le fonti ucraine si baserebbe sul drone iraniano Karrar, non si limita a trasportare una testata bellica da 90 kg, ma introduce una versatilità d’impiego finora inedita per questa classe di armamenti.

    Il drone ha un’elevata standardizzazione per i componenti chiave con altre versioni di “Geran”. Ad esempio è dotato di un radar a 12 elementi “Comet”, di un tracciatore basato su un microcomputer Raspberry e di un modem 3G/4G, oltre che di un motore a reazione Telefly con una maggiore spinta.

    Ma l’aspetto più dirompente e innovativo dell’impiego del Geran-5 risiede nella sua potenziale integrazione con i velivoli d’attacco al suolo Su-25. Questa sinergia potrebbe restituire rilevanza tattica a un aereo che le moderne e prestanti difese aeree hanno progressivamente confinato a compiti marginali.

    Trasformando il Su-25 in una piattaforma di lancio per droni a lungo raggio, l’Aviazione russa potrebbe colpire obiettivi sensibili nelle retrovie ucraine rimanendo a debita distanza dai sistemi missilistici terra-aria nemici.

    Tale strategia – come suggeriva recentemente l’analista militare russo Vladimir Khrustalev a proposito del possibile impiego in Ucraina dei Su-25 nordcoreani rimodernati – non solo preserva l’integrità dei piloti e delle macchine, ma riduce sensibilmente i costi operativi rispetto all’uso di missili da crociera convenzionali.

    L’innovazione non si ferma però alla sola capacità d’attacco al suolo, poiché l’ipotesi di equipaggiare questi droni con missili aria-aria R-73 (Codice NATO AA-11 Archer), dopo quanto già constatato per i Geran-2 dotati dei missili aria-aria leggeri R-60 (AA-8 Aphid), apre scenari inquietanti per la difesa aerea di Kiev.

    Un drone a reazione capace di agire come intercettore darebbe vita a una forma di difesa aerea distribuita e sacrificabile in grado di contrastare sia i velivoli pilotati che altri droni nemici. L’utilizzo dei suddetti componenti civili come i microcomputer Raspberry e i modem commerciali, integrati con sistemi militari sofisticati come l’antenna anti-jamming Kometa, dimostra inoltre una capacità di adattamento industriale che punta sulla produzione di massa e sulla facilità di aggiornamento tecnologico.



    È interessante notare infine, che, oltre al “Geran-5”, fonti d’intelligence ucraine affermano di conseguenza l’esistenza del “Geran-4”, più simile nella sua struttura al suo progenitore Shahed-238.

    Il mistero che circonda finora il Geran-4 riflette la complessità della moderna intelligence militare dove la classificazione di un’arma precede spesso la sua apparizione pubblica definitiva. A differenza delle versioni 1, 2 e 3, ampiamente documentate dai resti recuperati sul campo di battaglia, le notizie sul quarto modello della serie provengono principalmente dai rapporti del GUR ucraino e dagli analisti che sorvegliano il polo industriale di Alabuga.

    Nonostante l’assenza di una “prova regina” come un relitto intatto che ne confermi inequivocabilmente le specifiche, l’esistenza di questa variante viene ipotizzata come un passaggio necessario nell’evoluzione della famiglia Geran.

    Dal punto di vista tecnologico, il Geran-4 potrebbe inserirsi come un raffinamento strutturale dei modelli a reazione precedenti. Se il Geran-3 ha rappresentato il debutto della propulsione turbojet sulla cellula ereditata dallo Shahed-238, il Geran-4 viene descritto come la versione “matura” e ottimizzata per la produzione industriale russa. In questo contesto, l’apparente contraddizione numerica potrebbe spiegarsi con la logica del perfezionamento: il Geran-4 dovrebbe mantenere la forma dell’ala a delta ma introdurrebbe materiali compositi avanzati come la fibra di carbonio e di vetro, per rendere la struttura più leggera e performante rispetto ai primi prototipi a reazione.

    La difficoltà nel reperire prove fotografiche certe potrebbe dipendere da una sovrapposizione nelle segnalazioni sul campo, dove molti droni a reazione abbattuti vengono genericamente catalogati come Geran-3. In realtà, il Geran-4 potrebbe rappresentare un salto qualitativo invisibile esternamente ma fondamentale sotto la scocca, fungendo da banco di prova per i nuovi sistemi di guida inerziale russi e per le evoluzioni dell’antenna anti-jamming Kometa. Si tratterebbe dunque dell’apice evolutivo del design a delta, l’ultimo stadio di perfezionamento di una forma ormai iconica prima del radicale cambio di architettura introdotto dal Geran-5, che adotta invece una configurazione aerodinamica tradizionale.

    Molte di queste informazioni circolano su canali Telegram specializzati in analisi militare o vengono riprese da agenzie di stampa ucraine che citano briefing riservati del Ministero della Difesa. È molto probabile che, come accaduto per i modelli precedenti, la conferma definitiva arriverà solo quando un esemplare cadrà in mani ucraine in condizioni sufficientemente integre da permetterne lo smontaggio e la catalogazione ufficiale dei componenti interni.

    Foto: HUR

    https://www.analisidifesa.it/2026/01/in-azione-nel-conflitto-in-ucraina-il-nuovo-geran-5-russo
    In azione nel conflitto in Ucraina il nuovo Geran-5 russo In azione nel conflitto in Ucraina il nuovo Geran-5 russo 12 Gennaio 2026 di Maurizio Sparacino in News La Russia ha utilizzato per la prima volta a inizio gennaio il drone kamikaze Geran-5, secondo quanto affermato dalla Direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino (HUR). L’apparizione di questo drone sul teatro operativo ucraino segna un salto tecnologico e dottrinale significativo per le Forze Aerospaziali russe. A differenza dei precedenti modelli della famiglia Geran caratterizzati da una bassa velocità e da una struttura a delta, il Geran-5 adotta uno schema aerodinamico convenzionale e una propulsione a reazione che ne incrementa drasticamente le prestazioni cinematiche. Con una lunghezza di 6 metri e una gittata stimata di 1000 km, questo vettore che secondo le fonti ucraine si baserebbe sul drone iraniano Karrar, non si limita a trasportare una testata bellica da 90 kg, ma introduce una versatilità d’impiego finora inedita per questa classe di armamenti. Il drone ha un’elevata standardizzazione per i componenti chiave con altre versioni di “Geran”. Ad esempio è dotato di un radar a 12 elementi “Comet”, di un tracciatore basato su un microcomputer Raspberry e di un modem 3G/4G, oltre che di un motore a reazione Telefly con una maggiore spinta. Ma l’aspetto più dirompente e innovativo dell’impiego del Geran-5 risiede nella sua potenziale integrazione con i velivoli d’attacco al suolo Su-25. Questa sinergia potrebbe restituire rilevanza tattica a un aereo che le moderne e prestanti difese aeree hanno progressivamente confinato a compiti marginali. Trasformando il Su-25 in una piattaforma di lancio per droni a lungo raggio, l’Aviazione russa potrebbe colpire obiettivi sensibili nelle retrovie ucraine rimanendo a debita distanza dai sistemi missilistici terra-aria nemici. Tale strategia – come suggeriva recentemente l’analista militare russo Vladimir Khrustalev a proposito del possibile impiego in Ucraina dei Su-25 nordcoreani rimodernati – non solo preserva l’integrità dei piloti e delle macchine, ma riduce sensibilmente i costi operativi rispetto all’uso di missili da crociera convenzionali. L’innovazione non si ferma però alla sola capacità d’attacco al suolo, poiché l’ipotesi di equipaggiare questi droni con missili aria-aria R-73 (Codice NATO AA-11 Archer), dopo quanto già constatato per i Geran-2 dotati dei missili aria-aria leggeri R-60 (AA-8 Aphid), apre scenari inquietanti per la difesa aerea di Kiev. Un drone a reazione capace di agire come intercettore darebbe vita a una forma di difesa aerea distribuita e sacrificabile in grado di contrastare sia i velivoli pilotati che altri droni nemici. L’utilizzo dei suddetti componenti civili come i microcomputer Raspberry e i modem commerciali, integrati con sistemi militari sofisticati come l’antenna anti-jamming Kometa, dimostra inoltre una capacità di adattamento industriale che punta sulla produzione di massa e sulla facilità di aggiornamento tecnologico. È interessante notare infine, che, oltre al “Geran-5”, fonti d’intelligence ucraine affermano di conseguenza l’esistenza del “Geran-4”, più simile nella sua struttura al suo progenitore Shahed-238. Il mistero che circonda finora il Geran-4 riflette la complessità della moderna intelligence militare dove la classificazione di un’arma precede spesso la sua apparizione pubblica definitiva. A differenza delle versioni 1, 2 e 3, ampiamente documentate dai resti recuperati sul campo di battaglia, le notizie sul quarto modello della serie provengono principalmente dai rapporti del GUR ucraino e dagli analisti che sorvegliano il polo industriale di Alabuga. Nonostante l’assenza di una “prova regina” come un relitto intatto che ne confermi inequivocabilmente le specifiche, l’esistenza di questa variante viene ipotizzata come un passaggio necessario nell’evoluzione della famiglia Geran. Dal punto di vista tecnologico, il Geran-4 potrebbe inserirsi come un raffinamento strutturale dei modelli a reazione precedenti. Se il Geran-3 ha rappresentato il debutto della propulsione turbojet sulla cellula ereditata dallo Shahed-238, il Geran-4 viene descritto come la versione “matura” e ottimizzata per la produzione industriale russa. In questo contesto, l’apparente contraddizione numerica potrebbe spiegarsi con la logica del perfezionamento: il Geran-4 dovrebbe mantenere la forma dell’ala a delta ma introdurrebbe materiali compositi avanzati come la fibra di carbonio e di vetro, per rendere la struttura più leggera e performante rispetto ai primi prototipi a reazione. La difficoltà nel reperire prove fotografiche certe potrebbe dipendere da una sovrapposizione nelle segnalazioni sul campo, dove molti droni a reazione abbattuti vengono genericamente catalogati come Geran-3. In realtà, il Geran-4 potrebbe rappresentare un salto qualitativo invisibile esternamente ma fondamentale sotto la scocca, fungendo da banco di prova per i nuovi sistemi di guida inerziale russi e per le evoluzioni dell’antenna anti-jamming Kometa. Si tratterebbe dunque dell’apice evolutivo del design a delta, l’ultimo stadio di perfezionamento di una forma ormai iconica prima del radicale cambio di architettura introdotto dal Geran-5, che adotta invece una configurazione aerodinamica tradizionale. Molte di queste informazioni circolano su canali Telegram specializzati in analisi militare o vengono riprese da agenzie di stampa ucraine che citano briefing riservati del Ministero della Difesa. È molto probabile che, come accaduto per i modelli precedenti, la conferma definitiva arriverà solo quando un esemplare cadrà in mani ucraine in condizioni sufficientemente integre da permetterne lo smontaggio e la catalogazione ufficiale dei componenti interni. Foto: HUR https://www.analisidifesa.it/2026/01/in-azione-nel-conflitto-in-ucraina-il-nuovo-geran-5-russo
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  • Milano, lo sfogo di una mamma: «I miei bimbi hanno sfiorato per sbaglio un signore in treno e lui ha iniziato a urlare. Ci meritiamo l'estinzione»
    La lettrice Matilde Daverio: «Ero in viaggio da Roma a Milano, al momento di scendere il nostro vicino di posto si è sfogato dicendo che i miei figli lo avevano disturbato per tutto il tempo, ma si erano comportati bene. Ci meritiamo un silenzio eterno»

    Ripubblichiamo la lettera indirizzata al direttore Luciano Fontana della lettrice Matilde Daverio, madre di quattro figli, che racconta la sua disavventura su un viaggio in treno da Roma a Milano. Il suo intervento è stato uno dei più apprezzati dalle nostre lettrici e dai nostri lettori nel 2025. (leggi qui l'intervista a Matilde Daverio).


    Ore 15.00 di venerdì 12 giugno 2025. Salgo sul treno Italo 9940 a Roma per arrivare a Milano. Occupo tre posti, per me e per due dei miei quattro figli, Giacomo (anni 6) e Filippo (anni 7).

    Il viaggio si svolge tranquillamente: Filippo dorme fino a Firenze, a Giacomo leggo sottovoce Il Mago di Oz – lettura sempre ammirevole – avendo cura di schermare la bocca per non disturbare gli altri viaggiatori.

    C’è chi sonnecchia, chi vede un film, chi entra nelle ultime call della settimana, combattendo la lotta impari contro il Wi-fi dell’alta velocità. Al risveglio del grande, occupiamo il tempo con una partitella a carte, poi disegniamo una storia a fumetti sul retro delle bozze che devo correggere per lavoro, e in un attimo siamo nei pressi della stazione Centrale. Ci prepariamo a scendere.

    Nell’alzarsi dal suo posto, Giacomo accidentalmente sfiora con il piede la gamba del quarto passeggero del tavolino, seduto con le gambe accavallate di fronte a lui, il quale manifesta un irrequieto disappunto per essere stato sfiorato. Noto che controlla di non essere stato sporcato e, con un gesto gratuitamente teatrale, si spolvera con la mano il pantalone chino color ecrù, quasi a liberarlo dalla contaminazione che fa capire di aver subìto.

    A dire il vero, questo fa seguito a uno o due episodi di sbuffo per altri innocui movimenti dei bambini – gesti che ingenuamente pensavo fossero dovuti alle interruzioni del film che stava vedendo al cellulare, sempre per la suddetta connessione ballerina. Certo, ci siamo alzati tre volte per andare in bagno e poi alle macchinette del caffè e poi di nuovo in bagno, costringendolo in effetti per tre volte a scavallare le gambe per farci passare; ma, di fatto, niente bisticci, niente urla, niente psicodrammi del biscotto spezzato o della partita persa. La mia valutazione della condotta dei bambini era più che positiva.

    Ad ogni modo, chiedo immediatamente scusa per il disturbo e faccio scusare anche il figlio, il quale, obbediente e prontamente, si scusa. Dopodiché, il nostro vicino – che avrebbe proseguito il viaggio fino a Torino – prorompe in un esasperato sfogo, sostenendo di aver sopportato per tre ore l’insopportabile, e che la colpa non era dei bambini ma dei genitori (non li sanno più gestire), e che meno male che state per scendere dal treno. Io pazientemente lo invito a moderare i toni, e gli suggerisco, in futuro, di sollevare eventuali problematiche riguardanti il buon vicinato di viaggio con maggior tempestività, non a tre minuti dall’arrivo, non foss’altro che per trovare una soluzione e mantenere intatto il sacro diritto al (suo) pisolino: non so, avrei potuto chiudere i bambini in bagno cosicché non disturbassero nessuno. Lui continua il suo sfogo, cercando l’approvazione – non pervenuta – degli altri viaggiatori, diventati nel frattempo curiosi astanti di questo triste siparietto fondato sul nulla.


    Ma non voglio farla troppo lunga. Se anche i bambini (come NON è stato nel mio caso che ho raccontato) fossero stati agitati o nervosi o in lacrime per i più vari motivi (caro vicino di posto, non hai mai conosciuto i pestiferi fratellini di Filippo e Giacomo!), si tratterebbe pur sempre di bambini che viaggiano.

    La conclusione che voglio trarre? Se la soglia di tolleranza per la presenza e gli inconvenienti di due o più bambini è davvero così bassa, allora forse ci meritiamo davvero l’estinzione, per lasciare spazio finalmente alla quiete e al silenzio (eterno).

    Source: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_gennaio_07/milano-lo-sfogo-di-una-mamma-i-miei-bimbi-hanno-sfiorato-per-sbaglio-un-signore-in-treno-e-lui-ha-iniziato-a-urlare-ci-meritiamo-9bb61177-39d9-4d0d-b052-89dc44f95xlk.shtml
    Milano, lo sfogo di una mamma: «I miei bimbi hanno sfiorato per sbaglio un signore in treno e lui ha iniziato a urlare. Ci meritiamo l'estinzione» La lettrice Matilde Daverio: «Ero in viaggio da Roma a Milano, al momento di scendere il nostro vicino di posto si è sfogato dicendo che i miei figli lo avevano disturbato per tutto il tempo, ma si erano comportati bene. Ci meritiamo un silenzio eterno» Ripubblichiamo la lettera indirizzata al direttore Luciano Fontana della lettrice Matilde Daverio, madre di quattro figli, che racconta la sua disavventura su un viaggio in treno da Roma a Milano. Il suo intervento è stato uno dei più apprezzati dalle nostre lettrici e dai nostri lettori nel 2025. (leggi qui l'intervista a Matilde Daverio). Ore 15.00 di venerdì 12 giugno 2025. Salgo sul treno Italo 9940 a Roma per arrivare a Milano. Occupo tre posti, per me e per due dei miei quattro figli, Giacomo (anni 6) e Filippo (anni 7). Il viaggio si svolge tranquillamente: Filippo dorme fino a Firenze, a Giacomo leggo sottovoce Il Mago di Oz – lettura sempre ammirevole – avendo cura di schermare la bocca per non disturbare gli altri viaggiatori. C’è chi sonnecchia, chi vede un film, chi entra nelle ultime call della settimana, combattendo la lotta impari contro il Wi-fi dell’alta velocità. Al risveglio del grande, occupiamo il tempo con una partitella a carte, poi disegniamo una storia a fumetti sul retro delle bozze che devo correggere per lavoro, e in un attimo siamo nei pressi della stazione Centrale. Ci prepariamo a scendere. Nell’alzarsi dal suo posto, Giacomo accidentalmente sfiora con il piede la gamba del quarto passeggero del tavolino, seduto con le gambe accavallate di fronte a lui, il quale manifesta un irrequieto disappunto per essere stato sfiorato. Noto che controlla di non essere stato sporcato e, con un gesto gratuitamente teatrale, si spolvera con la mano il pantalone chino color ecrù, quasi a liberarlo dalla contaminazione che fa capire di aver subìto. A dire il vero, questo fa seguito a uno o due episodi di sbuffo per altri innocui movimenti dei bambini – gesti che ingenuamente pensavo fossero dovuti alle interruzioni del film che stava vedendo al cellulare, sempre per la suddetta connessione ballerina. Certo, ci siamo alzati tre volte per andare in bagno e poi alle macchinette del caffè e poi di nuovo in bagno, costringendolo in effetti per tre volte a scavallare le gambe per farci passare; ma, di fatto, niente bisticci, niente urla, niente psicodrammi del biscotto spezzato o della partita persa. La mia valutazione della condotta dei bambini era più che positiva. Ad ogni modo, chiedo immediatamente scusa per il disturbo e faccio scusare anche il figlio, il quale, obbediente e prontamente, si scusa. Dopodiché, il nostro vicino – che avrebbe proseguito il viaggio fino a Torino – prorompe in un esasperato sfogo, sostenendo di aver sopportato per tre ore l’insopportabile, e che la colpa non era dei bambini ma dei genitori (non li sanno più gestire), e che meno male che state per scendere dal treno. Io pazientemente lo invito a moderare i toni, e gli suggerisco, in futuro, di sollevare eventuali problematiche riguardanti il buon vicinato di viaggio con maggior tempestività, non a tre minuti dall’arrivo, non foss’altro che per trovare una soluzione e mantenere intatto il sacro diritto al (suo) pisolino: non so, avrei potuto chiudere i bambini in bagno cosicché non disturbassero nessuno. Lui continua il suo sfogo, cercando l’approvazione – non pervenuta – degli altri viaggiatori, diventati nel frattempo curiosi astanti di questo triste siparietto fondato sul nulla. Ma non voglio farla troppo lunga. Se anche i bambini (come NON è stato nel mio caso che ho raccontato) fossero stati agitati o nervosi o in lacrime per i più vari motivi (caro vicino di posto, non hai mai conosciuto i pestiferi fratellini di Filippo e Giacomo!), si tratterebbe pur sempre di bambini che viaggiano. La conclusione che voglio trarre? Se la soglia di tolleranza per la presenza e gli inconvenienti di due o più bambini è davvero così bassa, allora forse ci meritiamo davvero l’estinzione, per lasciare spazio finalmente alla quiete e al silenzio (eterno). Source: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_gennaio_07/milano-lo-sfogo-di-una-mamma-i-miei-bimbi-hanno-sfiorato-per-sbaglio-un-signore-in-treno-e-lui-ha-iniziato-a-urlare-ci-meritiamo-9bb61177-39d9-4d0d-b052-89dc44f95xlk.shtml
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  • Panoramica del mercato dei composti per la pulizia degli impianti: tipologie di prodotto, processi e settori di utilizzo finale

    Il mercato globale dei composti per la pulizia degli impianti continua a crescere, spinto dalla crescente esigenza dei trasformatori di materie plastiche di maggiore efficienza, riduzione dei tempi di inattività e miglioramento della qualità del prodotto. I composti per la pulizia, materiali specializzati utilizzati per la pulizia di apparecchiature di lavorazione come estrusori, macchine per lo stampaggio a iniezione e sistemi di soffiaggio, sono diventati una parte essenziale delle moderne operazioni di produzione di polimeri.

    Leggi oggi stesso il rapporto sul mercato dei composti per la pulizia degli impianti - https://www.skyquestt.com/report/purging-compound-market

    #CompostiPerLaPulizia #IndustriaDellaPlastica #LavorazioneDeiPolimeri #StampaggioAdIniezione #Estrusione #Soffiaggio #TendenzeDiProduzione #ProduzioneDiMateriePlastiche #MaterialiIndustriali #PanoramicaDiMercato #ApprofondimentiDiMercato #AnalisiDiSettore #IndustriaDellImballaggio #PlasticaPerAutomotive #ProduzioneSostenibile
    Panoramica del mercato dei composti per la pulizia degli impianti: tipologie di prodotto, processi e settori di utilizzo finale Il mercato globale dei composti per la pulizia degli impianti continua a crescere, spinto dalla crescente esigenza dei trasformatori di materie plastiche di maggiore efficienza, riduzione dei tempi di inattività e miglioramento della qualità del prodotto. I composti per la pulizia, materiali specializzati utilizzati per la pulizia di apparecchiature di lavorazione come estrusori, macchine per lo stampaggio a iniezione e sistemi di soffiaggio, sono diventati una parte essenziale delle moderne operazioni di produzione di polimeri. Leggi oggi stesso il rapporto sul mercato dei composti per la pulizia degli impianti - https://www.skyquestt.com/report/purging-compound-market #CompostiPerLaPulizia #IndustriaDellaPlastica #LavorazioneDeiPolimeri #StampaggioAdIniezione #Estrusione #Soffiaggio #TendenzeDiProduzione #ProduzioneDiMateriePlastiche #MaterialiIndustriali #PanoramicaDiMercato #ApprofondimentiDiMercato #AnalisiDiSettore #IndustriaDellImballaggio #PlasticaPerAutomotive #ProduzioneSostenibile
    WWW.SKYQUESTT.COM
    Purging Compound Market Size, Share [2033] Report
    Purging Compound Market size of $800.17 million in 2025 is projected at $1191.26 million in 2033, CAGR 5.1%.
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  • I tre pilastri fondamentali dell'intelligenza artificiale, secondo Elon Musk
    Elon Musk ha espresso nuovamente le sue preoccupazioni riguardo ai potenziali pericoli dell'intelligenza artificiale durante un recente podcast, indicando tre elementi chiave per garantire uno sviluppo positivo della tecnologia.

    Il fondatore di Tesla e SpaceX ha ribadito i suoi timori legati allo sviluppo dell'intelligenza artificiale durante una conversazione con il miliardario indiano Nikhil Kamath, cofondatore del broker Zerodha. Nel corso del podcast "People by WTF", diventato virale su YouTube con oltre sei milioni di visualizzazioni in due giorni, Musk ha sottolineato come non esista alcuna garanzia che l'IA possa condurre a un futuro positivo per l'umanità. Le tecnologie, secondo il CEO di Tesla, portano con sé un rischio intrinseco di risultare potenzialmente distruttive.

    La ricetta proposta dal magnate tecnologico per scongiurare scenari catastrofici si basa su tre pilastri fondamentali: il primo, e forse il più urgente, riguarda la necessità che i sistemi di IA perseguano rigorosamente la verità anziché assimilare e ripetere informazioni inesatte. Secondo Musk, un'IA che apprende da fonti online rischia di incorporare numerose falsità, con conseguenti difficoltà nel ragionamento logico dovute all'incompatibilità tra le menzogne acquisite e la realtà oggettiva. Il miliardario ha affermato che costringere un'intelligenza artificiale a credere a informazioni false potrebbe letteralmente farla impazzire, conducendola a conclusioni errate.

    Del resto, le cosiddette "allucinazioni", ovvero le risposte errate o fuorvianti generate dai modelli di IA, costituiscono una delle sfide più evidenti per il settore. Un esempio concreto si è verificato all'inizio del 2025, quando una funzione di Apple Intelligence su iPhone ha generato notifiche contenenti notizie false. Tra i casi più eclatanti, un riassunto errato proveniente dall'app BBC News aveva annunciato prematuramente la vittoria del giocatore britannico Luke Littler al Campionato del Mondo di Freccette PDC, quando in realtà la finale si sarebbe disputata solo il giorno seguente.

    Musk, che ha abbandonato il consiglio di amministrazione di OpenAI dopo esserne stato cofondatore insieme a Sam Altman, ha sviluppato attraverso xAI il chatbot Grok, lanciato nel novembre 2023. Il CEO ha più volte criticato OpenAI per aver deviato dalla missione originaria di organizzazione no-profit dedicata allo sviluppo sicuro dell'IA dopo il lancio di ChatGPT.

    Tornando ai pilastri fondamentali dell'IA, secondo la sua visione anche la bellezza e la curiosità rivestono un ruolo cruciale: l'IA dovrebbe sviluppare un apprezzamento estetico e manifestare il desiderio di comprendere maggiormente la natura della realtà. Per Musk, l'umanità è più interessante delle macchine, ed è per questo che le aziende dovrebbero interessarsi maggiormente alla continuazione e alla prosperità del genere umano, piuttosto che a tecnologie che potrebbero portarla all'estinzione.

    Le preoccupazioni espresse dal CEO di Tesla trovano eco nelle dichiarazioni di Geoffrey Hinton, informatico e premio Nobel noto come il "Padrino dell'IA". A giugno, l'ex vicepresidente di Google ha stimato una probabilità compresa tra il 10% e il 20% che l'intelligenza artificiale possa portare all'estinzione umana nei prossimi tre decenni, esprimendo allarme per i comportamenti di auto-preservazione già osservati in alcuni sistemi di IA e sottolineando la necessità di una collaborazione internazionale per prevenire esiti catastrofici. A ottobre, lo stesso Hinton ha firmato un appello globale, insieme a centinaia di figure pubbliche, in cui si chiede che venga proibito lo sviluppo della superintelligenza.

    Source: https://www.hwupgrade.it/news/web/i-tre-pilastri-fondamentali-dell-intelligenza-artificiale-secondo-elon-musk_147090.html
    I tre pilastri fondamentali dell'intelligenza artificiale, secondo Elon Musk Elon Musk ha espresso nuovamente le sue preoccupazioni riguardo ai potenziali pericoli dell'intelligenza artificiale durante un recente podcast, indicando tre elementi chiave per garantire uno sviluppo positivo della tecnologia. Il fondatore di Tesla e SpaceX ha ribadito i suoi timori legati allo sviluppo dell'intelligenza artificiale durante una conversazione con il miliardario indiano Nikhil Kamath, cofondatore del broker Zerodha. Nel corso del podcast "People by WTF", diventato virale su YouTube con oltre sei milioni di visualizzazioni in due giorni, Musk ha sottolineato come non esista alcuna garanzia che l'IA possa condurre a un futuro positivo per l'umanità. Le tecnologie, secondo il CEO di Tesla, portano con sé un rischio intrinseco di risultare potenzialmente distruttive. La ricetta proposta dal magnate tecnologico per scongiurare scenari catastrofici si basa su tre pilastri fondamentali: il primo, e forse il più urgente, riguarda la necessità che i sistemi di IA perseguano rigorosamente la verità anziché assimilare e ripetere informazioni inesatte. Secondo Musk, un'IA che apprende da fonti online rischia di incorporare numerose falsità, con conseguenti difficoltà nel ragionamento logico dovute all'incompatibilità tra le menzogne acquisite e la realtà oggettiva. Il miliardario ha affermato che costringere un'intelligenza artificiale a credere a informazioni false potrebbe letteralmente farla impazzire, conducendola a conclusioni errate. Del resto, le cosiddette "allucinazioni", ovvero le risposte errate o fuorvianti generate dai modelli di IA, costituiscono una delle sfide più evidenti per il settore. Un esempio concreto si è verificato all'inizio del 2025, quando una funzione di Apple Intelligence su iPhone ha generato notifiche contenenti notizie false. Tra i casi più eclatanti, un riassunto errato proveniente dall'app BBC News aveva annunciato prematuramente la vittoria del giocatore britannico Luke Littler al Campionato del Mondo di Freccette PDC, quando in realtà la finale si sarebbe disputata solo il giorno seguente. Musk, che ha abbandonato il consiglio di amministrazione di OpenAI dopo esserne stato cofondatore insieme a Sam Altman, ha sviluppato attraverso xAI il chatbot Grok, lanciato nel novembre 2023. Il CEO ha più volte criticato OpenAI per aver deviato dalla missione originaria di organizzazione no-profit dedicata allo sviluppo sicuro dell'IA dopo il lancio di ChatGPT. Tornando ai pilastri fondamentali dell'IA, secondo la sua visione anche la bellezza e la curiosità rivestono un ruolo cruciale: l'IA dovrebbe sviluppare un apprezzamento estetico e manifestare il desiderio di comprendere maggiormente la natura della realtà. Per Musk, l'umanità è più interessante delle macchine, ed è per questo che le aziende dovrebbero interessarsi maggiormente alla continuazione e alla prosperità del genere umano, piuttosto che a tecnologie che potrebbero portarla all'estinzione. Le preoccupazioni espresse dal CEO di Tesla trovano eco nelle dichiarazioni di Geoffrey Hinton, informatico e premio Nobel noto come il "Padrino dell'IA". A giugno, l'ex vicepresidente di Google ha stimato una probabilità compresa tra il 10% e il 20% che l'intelligenza artificiale possa portare all'estinzione umana nei prossimi tre decenni, esprimendo allarme per i comportamenti di auto-preservazione già osservati in alcuni sistemi di IA e sottolineando la necessità di una collaborazione internazionale per prevenire esiti catastrofici. A ottobre, lo stesso Hinton ha firmato un appello globale, insieme a centinaia di figure pubbliche, in cui si chiede che venga proibito lo sviluppo della superintelligenza. Source: https://www.hwupgrade.it/news/web/i-tre-pilastri-fondamentali-dell-intelligenza-artificiale-secondo-elon-musk_147090.html
    WWW.HWUPGRADE.IT
    I tre pilastri fondamentali dell'intelligenza artificiale, secondo Elon Musk
    Elon Musk ha espresso nuovamente le sue preoccupazioni riguardo ai potenziali pericoli dell'intelligenza artificiale durante un recente podcast, indicando tre elementi chiave per garantire uno sviluppo positivo della tecnologia.
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  • Aveva 73 anni quando guidò bambini — con dita mancanti e occhi danneggiati dal lavoro in fabbrica — in una marcia di 125 miglia fino alla porta del Presidente.
    I loro striscioni dicevano: “Vogliamo andare a scuola, non nelle miniere.”

    Era il 1903, l’Età Dorata. Rockefeller e Carnegie vivevano nel lusso mentre milioni di bambini lavoravano turni lunghi in miniere e fabbriche tessili, subendo gravi danni fisici. La società chiamava tutto questo progresso.

    Mary Harris Jones, nata in Irlanda nel 1837 e soprannominata Mother Jones, aveva perso marito e quattro figli in un’epidemia di febbre gialla. Si rifugiò nella rabbia e nella giustizia sociale, diventando una figura centrale del movimento operaio: organizzava scioperi, proteggeva i lavoratori e affrontava i potenti senza paura.

    Quando vide i bambini nei mulini tessili di Kensington, Pennsylvania, decise di agire. Ragazzi di sei anni lavoravano tredici ore al giorno, respirando polvere di cotone che rovinava i polmoni; molti avevano perso dita o mani nelle macchine. Mother Jones organizzò la Marcia dei Bambini delle Fabbriche, portandoli da Philadelphia a Oyster Bay per mostrare al Presidente Roosevelt le condizioni reali in cui vivevano.

    La marcia durò tre settimane. I bambini dormivano in stalle e sedi sindacali, sotto il sole estivo, mentre Mother Jones camminava accanto a loro, raccontando le loro storie ai cittadini e ai giornalisti. Le fotografie e i reportage rivelarono la dura realtà, scatenando indignazione pubblica.

    Roosevelt rifiutò di incontrarli, ma il messaggio era chiaro: il paese finalmente vide cosa significava prosperità costruita sul lavoro dei bambini.
    Le fabbriche non chiusero subito e le leggi sul lavoro minorile arrivarono decenni dopo, ma la marcia cambiò la coscienza pubblica e spinse il paese verso riforme.

    Mother Jones continuò a lottare fino alla sua morte nel 1930, organizzando minatori, operai e tessitori. Non ricoprì mai cariche ufficiali: il suo potere era la presenza, il coraggio e la convinzione che i bambini meritassero l’infanzia.

    Grazie a lei, alcuni dei bambini della marcia vissero abbastanza da vedere il Fair Labor Standards Act del 1938, che finalmente rese illegale il lavoro minorile su scala nazionale.
    Alla fine, poterono andare a scuola.
    🎖️🎖️🎖️🎖️ Aveva 73 anni quando guidò bambini — con dita mancanti e occhi danneggiati dal lavoro in fabbrica — in una marcia di 125 miglia fino alla porta del Presidente. I loro striscioni dicevano: “Vogliamo andare a scuola, non nelle miniere.” Era il 1903, l’Età Dorata. Rockefeller e Carnegie vivevano nel lusso mentre milioni di bambini lavoravano turni lunghi in miniere e fabbriche tessili, subendo gravi danni fisici. La società chiamava tutto questo progresso. Mary Harris Jones, nata in Irlanda nel 1837 e soprannominata Mother Jones, aveva perso marito e quattro figli in un’epidemia di febbre gialla. Si rifugiò nella rabbia e nella giustizia sociale, diventando una figura centrale del movimento operaio: organizzava scioperi, proteggeva i lavoratori e affrontava i potenti senza paura. Quando vide i bambini nei mulini tessili di Kensington, Pennsylvania, decise di agire. Ragazzi di sei anni lavoravano tredici ore al giorno, respirando polvere di cotone che rovinava i polmoni; molti avevano perso dita o mani nelle macchine. Mother Jones organizzò la Marcia dei Bambini delle Fabbriche, portandoli da Philadelphia a Oyster Bay per mostrare al Presidente Roosevelt le condizioni reali in cui vivevano. La marcia durò tre settimane. I bambini dormivano in stalle e sedi sindacali, sotto il sole estivo, mentre Mother Jones camminava accanto a loro, raccontando le loro storie ai cittadini e ai giornalisti. Le fotografie e i reportage rivelarono la dura realtà, scatenando indignazione pubblica. Roosevelt rifiutò di incontrarli, ma il messaggio era chiaro: il paese finalmente vide cosa significava prosperità costruita sul lavoro dei bambini. Le fabbriche non chiusero subito e le leggi sul lavoro minorile arrivarono decenni dopo, ma la marcia cambiò la coscienza pubblica e spinse il paese verso riforme. Mother Jones continuò a lottare fino alla sua morte nel 1930, organizzando minatori, operai e tessitori. Non ricoprì mai cariche ufficiali: il suo potere era la presenza, il coraggio e la convinzione che i bambini meritassero l’infanzia. Grazie a lei, alcuni dei bambini della marcia vissero abbastanza da vedere il Fair Labor Standards Act del 1938, che finalmente rese illegale il lavoro minorile su scala nazionale. Alla fine, poterono andare a scuola.
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  • Siamo uomini non macchine come vuol farci credere la #scienza materialista imperante:abbiamo creato noi i computer non viceversa!
    #AI ci sta portando a tradire la nostra umanità ma l'idea di chi siamo è cruciale per il futuro

    Parla #Faggin inventore del microchip
    https://x.com/CathVoicesITA/status/1577905083496415233

    #lachiesachecè
    Siamo uomini non macchine come vuol farci credere la #scienza materialista imperante:abbiamo creato noi i computer non viceversa! #AI ci sta portando a tradire la nostra umanità ma l'idea di chi siamo è cruciale per il futuro Parla #Faggin inventore del microchip https://x.com/CathVoicesITA/status/1577905083496415233 #lachiesachecè
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  • Se siamo privi di libero arbitrio -macchine- siamo in balia di altre macchine migliori di noi
    Ma la creatività umana è l’opposto dell’algoritmo!

    Lo scienziato #Faggin: negare la nostra interiorità è esporsi a manipolazioni di chi possiede e controlla le macchine

    https://x.com/CathVoicesITA/status/1596038227437182983

    #lachiesachecè
    Se siamo privi di libero arbitrio -macchine- siamo in balia di altre macchine migliori di noi Ma la creatività umana è l’opposto dell’algoritmo! Lo scienziato #Faggin: negare la nostra interiorità è esporsi a manipolazioni di chi possiede e controlla le macchine https://x.com/CathVoicesITA/status/1596038227437182983 #lachiesachecè
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  • ChatGpt sa «dimostrare di non essere un robot»: ha superato il test Captcha
    ChatGpt Agent, la nuova funzionalità del popolare chatbot, è riuscita ad aggirare la prova fatta proprio per "beccare" le macchine..

    https://www.corriere.it/tecnologia/25_luglio_29/chatgpt-sa-dimostrare-di-non-essere-un-robot-ha-superato-il-test-captcha-d4deaaab-fe22-403c-94e7-d7f23d824xlk.shtml
    ChatGpt sa «dimostrare di non essere un robot»: ha superato il test Captcha ChatGpt Agent, la nuova funzionalità del popolare chatbot, è riuscita ad aggirare la prova fatta proprio per "beccare" le macchine.. https://www.corriere.it/tecnologia/25_luglio_29/chatgpt-sa-dimostrare-di-non-essere-un-robot-ha-superato-il-test-captcha-d4deaaab-fe22-403c-94e7-d7f23d824xlk.shtml
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    ChatGpt sa «dimostrare di non essere un robot»: ha superato il test Captcha
    ChatGpt Agent, la nuova funzionalità del popolare chatbot, è riuscita ad aggirare la prova fatta proprio per "beccare" le macchine
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