• La7 sanzionata dal Garante Privacy per illegittima diffusione di numeri di telefono e dati personali nel servizio del Tg sul caso Paragon
    https://www.federprivacy.org/informazione/societa/la7-sanzionata-dal-garante-privacy-per-illegittima-diffusione-di-numeri-di-telefono-e-dati-personali-nel-servizio-del-tg-sul-caso-paragon
    La7 sanzionata dal Garante Privacy per illegittima diffusione di numeri di telefono e dati personali nel servizio del Tg sul caso Paragon https://www.federprivacy.org/informazione/societa/la7-sanzionata-dal-garante-privacy-per-illegittima-diffusione-di-numeri-di-telefono-e-dati-personali-nel-servizio-del-tg-sul-caso-paragon
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  • PAROLE SANTE!
    "Non è la Russia a manipolare gli italiani. È l’Italia stessa. Meloni, Crosetto e Tajani devono fingere di essere liberi e indipendenti": così Orsini al Salone del Libro di Torino - Il Fatto Quotidiano
    Al Salone di Torino, Orsini presenta «Disinformazione»: l'Italia stato satellite, i media corrotti e la sovranità negata...
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/17/non-e-la-russia-a-manipolare-gli-italiani-e-litalia-stessa-meloni-crosetto-e-tajani-devono-fingere-di-essere-liberi-e-indipendenti-cosi-orsini-al-salone-del-libro-di-torino/8389368/
    PAROLE SANTE! "Non è la Russia a manipolare gli italiani. È l’Italia stessa. Meloni, Crosetto e Tajani devono fingere di essere liberi e indipendenti": così Orsini al Salone del Libro di Torino - Il Fatto Quotidiano Al Salone di Torino, Orsini presenta «Disinformazione»: l'Italia stato satellite, i media corrotti e la sovranità negata... https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/17/non-e-la-russia-a-manipolare-gli-italiani-e-litalia-stessa-meloni-crosetto-e-tajani-devono-fingere-di-essere-liberi-e-indipendenti-cosi-orsini-al-salone-del-libro-di-torino/8389368/
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  • https://toba60.com/peter-p-garyaev-linformazione-genetica-esiste-sotto-forma-di-campo-elettromagnetico-ed-i-suoi-sviluppi-spalancano-le-porte-alla-vita-eterna/
    https://toba60.com/peter-p-garyaev-linformazione-genetica-esiste-sotto-forma-di-campo-elettromagnetico-ed-i-suoi-sviluppi-spalancano-le-porte-alla-vita-eterna/
    TOBA60.COM
    Peter P. Garyaev: L’informazione genetica esiste sotto forma di campo elettromagnetico ed i suoi sviluppi spalancano le porte alla vita eterna
    Peter P. Garyaev per chi non lo sapesse è stato uno dei maggiori ricercatori nel settore della biologia, scomparso prematuramente prima di ricevere il premio No
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  • CON LA SCUSA DELLA DERMATITE NODULARE STANNO VACCINANDO E ABBATTENDO MIGLIAIA DI ANIMALI SANISSIMI!
    Una criminale legge europea impone la vaccinazione e l'abbattimento delle vacche che manifestano la Dermatite Nodulare Contagiosa (Lumpy Skin Disease, o LSD), causata - dicono gli esperti - da un fuffa-virus.
    Ma i vaccini "a virus vivo attenuato" possono statisticamente causare ogni tot capi gli stessi sintomi dell'infezione in alcuni esemplari di animali e qualora venga confermato un solo focolaio (una sola mucca), i protocolli sanitari prevedono l'abbattimento dell'intera unità epidemiologica per prevenire la diffusione del contagio.
    Quindi li abbattono TUTTI indistintamente.
    Avete capito spero che lo scopo non è sanitario ma è quello di distruggere la produzione italiana (e non solo italiana) di carne, per lasciare posto a quella di altri paesi inoculata con sieri pericolosi, o peggio ancora, alla carne sintetica di Bill Gates...
    Ma noi, che abbiamo imparato a concepire le peggiori cose sui criminali governanti nostrani, pensiamo anche che ogni tot animali trattati col normale vaccino a virus attenuato, si inoculino di proposito, vigliaccamente, ad alcuni capi scelti il virus non attenuato allo scopo di provocare la malattia e avere il pretesto di abbattere l’intera mandria!
    Diabolico e terrificante, ma molto realistico!
    Svegliaaaaaaaa…..

    PS: cosa aspetti, unisciti a Disinformazione.it

    NDR.: testo parzialmente modificato, nonché completato col pensiero finale da “Cervelli pensanti”.
    CON LA SCUSA DELLA DERMATITE NODULARE STANNO VACCINANDO E ABBATTENDO MIGLIAIA DI ANIMALI SANISSIMI! Una criminale legge europea impone la vaccinazione e l'abbattimento delle vacche che manifestano la Dermatite Nodulare Contagiosa (Lumpy Skin Disease, o LSD), causata - dicono gli esperti - da un fuffa-virus. Ma i vaccini "a virus vivo attenuato" possono statisticamente causare ogni tot capi gli stessi sintomi dell'infezione in alcuni esemplari di animali e qualora venga confermato un solo focolaio (una sola mucca), i protocolli sanitari prevedono l'abbattimento dell'intera unità epidemiologica per prevenire la diffusione del contagio. Quindi li abbattono TUTTI indistintamente. Avete capito spero che lo scopo non è sanitario ma è quello di distruggere la produzione italiana (e non solo italiana) di carne, per lasciare posto a quella di altri paesi inoculata con sieri pericolosi, o peggio ancora, alla carne sintetica di Bill Gates... Ma noi, che abbiamo imparato a concepire le peggiori cose sui criminali governanti nostrani, pensiamo anche che ogni tot animali trattati col normale vaccino a virus attenuato, si inoculino di proposito, vigliaccamente, ad alcuni capi scelti il virus non attenuato allo scopo di provocare la malattia e avere il pretesto di abbattere l’intera mandria! Diabolico e terrificante, ma molto realistico! Svegliaaaaaaaa….. PS: cosa aspetti, unisciti a Disinformazione.it NDR.: testo parzialmente modificato, nonché completato col pensiero finale da “Cervelli pensanti”.
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  • Amal Khalil, voce della verità il ricordo e la ricerca di giustizia

    La testimonianza di Zainab racconta la vita privata e il coraggio della giornalista uccisa nel sud del Libano, tra impegno familiare, minacce ricevute e l’eredità lasciata

    di Piero De Ruvo

    Dietro ogni grande cronista che rischia la vita al fronte c’è un mondo fatto di affetti, quotidianità e silenziose dedizioni che spesso restano nell’ombra. Amal Khalil non era solo una giornalista coraggiosa. Oltre al giubbotto antiproiettile e la telecamera puntata sulle macerie, per la sua famiglia, Amal era il punto di riferimento fondamentale, colei che si prendeva cura di tutti, dai più piccoli alla madre malata, trovando sempre una soluzione ai problemi di ciascuno. Oggi, mentre la sua voce professionale si è spenta in un tragico e forse deliberato attacco da parte dell'esercito israeliano, che ha colpito non solo lei e i suoi colleghi, ma persino ostacolato i soccorsi della Croce Rossa, resta la sua eredità umana e civile. L’eredità di una donna che ha fatto della ricerca della verità un atto di coraggio e umanità, diventando un simbolo per chi vede nel giornalismo uno strumento di giustizia. Amal ha vissuto senza mostrare paura, nemmeno di fronte alle minacce ricevute, spinta dal desiderio viscerale di documentare la realtà del Libano meridionale e di dare testimonianza delle sofferenze della sua gente. In questa intervista, sua sorella Zainab, ci apre le porte di quel mondo privato, raccontandoci la donna che si nascondeva dietro l’obiettivo, una “voce della verità e dell’umanità” che credeva fermamente che il giornalismo non potesse mai essere considerato un crimine. Le sue parole non sono solo un ricordo, ma un grido di giustizia e un invito a non lasciare che il sacrificio di Amal resti vano.

    Chi era Amal nella vita privata, oltre al suo lavoro di giornalista, e cosa la spingeva a raccontare ciò che accadeva sul campo?

    Amal era il punto di riferimento per tutti in famiglia, dai più grandi ai più piccoli. Si prendeva cura di tutti e cercava di risolvere i problemi di ciascuno: quando qualcuno aveva bisogno di qualcosa, si rivolgeva a lei. Si occupava anche della madre malata. Amal era il punto di riferimento per tutti. La sua passione per il lavoro ha avuto un grande impatto su ciò che voleva realizzare nella sua carriera. Aveva un messaggio da trasmettere a tutti sul Libano meridionale e sugli effetti dell'occupazione, ed è questo che l’ha spinta a essere sul campo. Inoltre, voleva documentare, con parole e video, ciò che gli israeliani stanno facendo nel sud: dalla distruzione all’uccisione delle persone, fino all’occupazione del territorio.

    Amal aveva mai espresso timori per la sua sicurezza o raccontato episodi di minacce legate al suo lavoro?

    Amal ha ricevuto minacce anonime nel 2024, prima che la guerra avesse inizio in quel periodo; tuttavia, non le rese pubbliche finché non fu certa delle fonti delle minacce, e, nonostante ciò, non espresse mai alcun tipo di paura a nessuno.

    Cosa chiedete oggi alla comunità internazionale e alle istituzioni affinché venga fatta piena luce sulla sua morte?
    La comunità e le istituzioni internazionali hanno un ruolo importante da svolgere e devono agire contro i crimini di guerra, avviando indagini, in particolare sulla sua morte attribuita al nemico israeliano. Questo perché l’attacco sarebbe stato compiuto con premeditazione e intenzionalità: sono stati bombardati i suoi colleghi che si trovavano davanti alla sua auto, la sua stessa auto e la casa in cui aveva trovato rifugio; inoltre è stata presa di mira anche la Croce Rossa, intervenuta per soccorrerla e recuperare i corpi dei suoi colleghi. Per questo motivo, tutte le comunità e le istituzioni internazionali devono intraprendere azioni serie e avviare indagini approfondite su questo caso.

    Quale eredità pensate che Amal lasci al giornalismo e a chi continua a raccontare i conflitti in condizioni così pericolose?
    Il giornalismo non è un crimine. Amal ne era profondamente convinta, credeva nel diritto dei giornalisti a essere protetti da ogni minaccia e violazione, ha lasciato un segno forte e duraturo nel mondo dell’informazione, diventando fonte di ispirazione per molti, spingendoli a cercare la verità senza compromessi. La sua voce, autentica e coraggiosa, resta un simbolo di umanità e giustizia. Oggi, chi continua a lavorare sul campo ne raccoglie l’eredità, portando avanti il suo impegno con la stessa determinazione.
    Amal Khalil, voce della verità il ricordo e la ricerca di giustizia La testimonianza di Zainab racconta la vita privata e il coraggio della giornalista uccisa nel sud del Libano, tra impegno familiare, minacce ricevute e l’eredità lasciata di Piero De Ruvo Dietro ogni grande cronista che rischia la vita al fronte c’è un mondo fatto di affetti, quotidianità e silenziose dedizioni che spesso restano nell’ombra. Amal Khalil non era solo una giornalista coraggiosa. Oltre al giubbotto antiproiettile e la telecamera puntata sulle macerie, per la sua famiglia, Amal era il punto di riferimento fondamentale, colei che si prendeva cura di tutti, dai più piccoli alla madre malata, trovando sempre una soluzione ai problemi di ciascuno. Oggi, mentre la sua voce professionale si è spenta in un tragico e forse deliberato attacco da parte dell'esercito israeliano, che ha colpito non solo lei e i suoi colleghi, ma persino ostacolato i soccorsi della Croce Rossa, resta la sua eredità umana e civile. L’eredità di una donna che ha fatto della ricerca della verità un atto di coraggio e umanità, diventando un simbolo per chi vede nel giornalismo uno strumento di giustizia. Amal ha vissuto senza mostrare paura, nemmeno di fronte alle minacce ricevute, spinta dal desiderio viscerale di documentare la realtà del Libano meridionale e di dare testimonianza delle sofferenze della sua gente. In questa intervista, sua sorella Zainab, ci apre le porte di quel mondo privato, raccontandoci la donna che si nascondeva dietro l’obiettivo, una “voce della verità e dell’umanità” che credeva fermamente che il giornalismo non potesse mai essere considerato un crimine. Le sue parole non sono solo un ricordo, ma un grido di giustizia e un invito a non lasciare che il sacrificio di Amal resti vano. Chi era Amal nella vita privata, oltre al suo lavoro di giornalista, e cosa la spingeva a raccontare ciò che accadeva sul campo? Amal era il punto di riferimento per tutti in famiglia, dai più grandi ai più piccoli. Si prendeva cura di tutti e cercava di risolvere i problemi di ciascuno: quando qualcuno aveva bisogno di qualcosa, si rivolgeva a lei. Si occupava anche della madre malata. Amal era il punto di riferimento per tutti. La sua passione per il lavoro ha avuto un grande impatto su ciò che voleva realizzare nella sua carriera. Aveva un messaggio da trasmettere a tutti sul Libano meridionale e sugli effetti dell'occupazione, ed è questo che l’ha spinta a essere sul campo. Inoltre, voleva documentare, con parole e video, ciò che gli israeliani stanno facendo nel sud: dalla distruzione all’uccisione delle persone, fino all’occupazione del territorio. Amal aveva mai espresso timori per la sua sicurezza o raccontato episodi di minacce legate al suo lavoro? Amal ha ricevuto minacce anonime nel 2024, prima che la guerra avesse inizio in quel periodo; tuttavia, non le rese pubbliche finché non fu certa delle fonti delle minacce, e, nonostante ciò, non espresse mai alcun tipo di paura a nessuno. Cosa chiedete oggi alla comunità internazionale e alle istituzioni affinché venga fatta piena luce sulla sua morte? La comunità e le istituzioni internazionali hanno un ruolo importante da svolgere e devono agire contro i crimini di guerra, avviando indagini, in particolare sulla sua morte attribuita al nemico israeliano. Questo perché l’attacco sarebbe stato compiuto con premeditazione e intenzionalità: sono stati bombardati i suoi colleghi che si trovavano davanti alla sua auto, la sua stessa auto e la casa in cui aveva trovato rifugio; inoltre è stata presa di mira anche la Croce Rossa, intervenuta per soccorrerla e recuperare i corpi dei suoi colleghi. Per questo motivo, tutte le comunità e le istituzioni internazionali devono intraprendere azioni serie e avviare indagini approfondite su questo caso. Quale eredità pensate che Amal lasci al giornalismo e a chi continua a raccontare i conflitti in condizioni così pericolose? Il giornalismo non è un crimine. Amal ne era profondamente convinta, credeva nel diritto dei giornalisti a essere protetti da ogni minaccia e violazione, ha lasciato un segno forte e duraturo nel mondo dell’informazione, diventando fonte di ispirazione per molti, spingendoli a cercare la verità senza compromessi. La sua voce, autentica e coraggiosa, resta un simbolo di umanità e giustizia. Oggi, chi continua a lavorare sul campo ne raccoglie l’eredità, portando avanti il suo impegno con la stessa determinazione.
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  • Ecco la trascrizione riga per riga il più fedele possibile:


    ---

    VALLE D’AOSTA - UN INVITO A RAGIONARE

    INGANNO GLOBALE

    OBIETTIVI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE

    INVECE SONO…

    OBIETTIVI PER IL CONTROLLO GLOBALE

    L’AGENDA 2030 è stata CREATA dall’ONU (Organizzazione Nazioni Unite) nel 2015 e viene CONCRETIZZATA su scala globale dal WEF (World Economic Forum),
    DETENTORI DEL POTERE ECONOMICO e POLITICO MONDIALE (es. BIG TECH & BIG PHARMA).
    In pratica DECIDONO LA NOSTRA VITA e IL NOSTRO FUTURO
    SENZA IL NOSTRO CONSENSO,
    SENZA IL CONSENSO DEI POPOLI.

    AGENDA 2030

    ENZO PENNETTA

    GOALS

    I PASSI VERSO LA CATASTROFE

    SECONDA EDIZIONE AMPLIATA E AGGIORNATA

    LETTURA CONSIGLIATA

    Questo libro affronta una REALTÀ che RIGUARDA TUTTI, che se non si è consapevoli
    o no, è un testo che è stato pensato per essere una lettura di informazione sulla realtà del progetto dell’ONU denominato AGENDA 2030.

    La struttura del libro prevede un capitolo iniziale nel quale viene affrontata la storia e le implicazioni di questo programma delle Nazioni Unite che viene IMPOSTO, in misura maggiore o minore, a tutti i paesi del mondo.

    Conclude con considerazioni generali su come AFFRONTARE E CONTRASTARE questa Agenda che è un programma per affermare la GLOBALIZZAZIONE e la QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE.

    Consigliamo inoltre un’altra lettura

    Estratto dal libro “PALLOTTOLE”

    L’ombra del monolite

    Sudditi soffocati da una VERITÀ DISTOPICA
    rinchiusi nella gabbia dell’omologazione
    intruppati sulla carreggiata a senso unico
    del pensiero dominante.

    Costretti a uniformarci.
    Globalizzazione, meticciato, accoglienza e sradicamento
    minacciano la specificità dei popoli,
    abbattono l’albero della tradizione.

    RIBELLIAMOCI al tragico destino di servitù e decadenza
    ordito contro di noi.

    Occorre un SEGNALE DI RIVOLTA
    almeno un riverbero umano
    sulla “terra desolata” del declino.

    Per sostenere le nostre azioni: Ass. MICROAIUTO VDA
    IBAN: IT04F0538701201000047649200
    CAUSALE: DONAZIONE PER MANIFESTI ED EVENTI INFORMATIVI

    manifestazioniperlalibertavda@gmail.com
    -------------
    VALLE D’AOSTA – AN INVITATION TO THINK

    GLOBAL DECEPTION

    GOALS FOR SUSTAINABLE DEVELOPMENT

    INSTEAD THEY ARE…

    GOALS FOR GLOBAL CONTROL

    AGENDA 2030 was CREATED by the UN (United Nations Organization) in 2015 and is IMPLEMENTED globally by the WEF (World Economic Forum),
    HOLDERS OF GLOBAL ECONOMIC and POLITICAL POWER (e.g. BIG TECH & BIG PHARMA).
    In practice THEY DECIDE OUR LIFE and OUR FUTURE
    WITHOUT OUR CONSENT,
    WITHOUT THE CONSENT OF THE PEOPLES.

    AGENDA 2030

    ENZO PENNETTA

    GOALS

    THE STEPS TOWARD CATASTROPHE

    SECOND EXPANDED AND UPDATED EDITION

    RECOMMENDED READING

    This book addresses a REALITY that CONCERNS EVERYONE, which, whether one is aware of it or not,
    is a text designed to provide informative reading about the reality of the UN project called AGENDA 2030.

    The structure of the book includes an initial chapter that examines the history and implications of this United Nations program, which is IMPOSED, to a greater or lesser extent, on all countries of the world.

    It concludes with general considerations on how to FACE AND COUNTER this Agenda, which is a program to promote GLOBALIZATION and the FOURTH INDUSTRIAL REVOLUTION.

    We also recommend another reading

    Excerpt from the book “BULLETS”

    The shadow of the monolith

    Subjects suffocated by a DYSTOPIAN TRUTH
    locked in the cage of homogenization
    lined up on the one-way roadway
    of dominant thought.

    Forced to conform.
    Globalization, mixing of peoples, immigration and uprooting
    threaten the specificity of peoples,
    tear down the tree of tradition.

    LET US REBEL against the tragic destiny of servitude and decline
    plotted against us.

    A SIGNAL OF REVOLT is needed
    at least a human echo
    on the “wasteland” of decline.

    To support our actions: Ass. MICROAIUTO VDA
    IBAN: IT04F0538701201000047649200
    PURPOSE: DONATION FOR POSTERS AND INFORMATIONAL EVENTS

    manifestazioniperlalibertavda@gmail.com


    Ecco la trascrizione riga per riga il più fedele possibile: --- VALLE D’AOSTA - UN INVITO A RAGIONARE INGANNO GLOBALE OBIETTIVI PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE INVECE SONO… OBIETTIVI PER IL CONTROLLO GLOBALE L’AGENDA 2030 è stata CREATA dall’ONU (Organizzazione Nazioni Unite) nel 2015 e viene CONCRETIZZATA su scala globale dal WEF (World Economic Forum), DETENTORI DEL POTERE ECONOMICO e POLITICO MONDIALE (es. BIG TECH & BIG PHARMA). In pratica DECIDONO LA NOSTRA VITA e IL NOSTRO FUTURO SENZA IL NOSTRO CONSENSO, SENZA IL CONSENSO DEI POPOLI. AGENDA 2030 ENZO PENNETTA GOALS I PASSI VERSO LA CATASTROFE SECONDA EDIZIONE AMPLIATA E AGGIORNATA LETTURA CONSIGLIATA Questo libro affronta una REALTÀ che RIGUARDA TUTTI, che se non si è consapevoli o no, è un testo che è stato pensato per essere una lettura di informazione sulla realtà del progetto dell’ONU denominato AGENDA 2030. La struttura del libro prevede un capitolo iniziale nel quale viene affrontata la storia e le implicazioni di questo programma delle Nazioni Unite che viene IMPOSTO, in misura maggiore o minore, a tutti i paesi del mondo. Conclude con considerazioni generali su come AFFRONTARE E CONTRASTARE questa Agenda che è un programma per affermare la GLOBALIZZAZIONE e la QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Consigliamo inoltre un’altra lettura Estratto dal libro “PALLOTTOLE” L’ombra del monolite Sudditi soffocati da una VERITÀ DISTOPICA rinchiusi nella gabbia dell’omologazione intruppati sulla carreggiata a senso unico del pensiero dominante. Costretti a uniformarci. Globalizzazione, meticciato, accoglienza e sradicamento minacciano la specificità dei popoli, abbattono l’albero della tradizione. RIBELLIAMOCI al tragico destino di servitù e decadenza ordito contro di noi. Occorre un SEGNALE DI RIVOLTA almeno un riverbero umano sulla “terra desolata” del declino. Per sostenere le nostre azioni: Ass. MICROAIUTO VDA IBAN: IT04F0538701201000047649200 CAUSALE: DONAZIONE PER MANIFESTI ED EVENTI INFORMATIVI manifestazioniperlalibertavda@gmail.com ------------- VALLE D’AOSTA – AN INVITATION TO THINK GLOBAL DECEPTION GOALS FOR SUSTAINABLE DEVELOPMENT INSTEAD THEY ARE… GOALS FOR GLOBAL CONTROL AGENDA 2030 was CREATED by the UN (United Nations Organization) in 2015 and is IMPLEMENTED globally by the WEF (World Economic Forum), HOLDERS OF GLOBAL ECONOMIC and POLITICAL POWER (e.g. BIG TECH & BIG PHARMA). In practice THEY DECIDE OUR LIFE and OUR FUTURE WITHOUT OUR CONSENT, WITHOUT THE CONSENT OF THE PEOPLES. AGENDA 2030 ENZO PENNETTA GOALS THE STEPS TOWARD CATASTROPHE SECOND EXPANDED AND UPDATED EDITION RECOMMENDED READING This book addresses a REALITY that CONCERNS EVERYONE, which, whether one is aware of it or not, is a text designed to provide informative reading about the reality of the UN project called AGENDA 2030. The structure of the book includes an initial chapter that examines the history and implications of this United Nations program, which is IMPOSED, to a greater or lesser extent, on all countries of the world. It concludes with general considerations on how to FACE AND COUNTER this Agenda, which is a program to promote GLOBALIZATION and the FOURTH INDUSTRIAL REVOLUTION. We also recommend another reading Excerpt from the book “BULLETS” The shadow of the monolith Subjects suffocated by a DYSTOPIAN TRUTH locked in the cage of homogenization lined up on the one-way roadway of dominant thought. Forced to conform. Globalization, mixing of peoples, immigration and uprooting threaten the specificity of peoples, tear down the tree of tradition. LET US REBEL against the tragic destiny of servitude and decline plotted against us. A SIGNAL OF REVOLT is needed at least a human echo on the “wasteland” of decline. To support our actions: Ass. MICROAIUTO VDA IBAN: IT04F0538701201000047649200 PURPOSE: DONATION FOR POSTERS AND INFORMATIONAL EVENTS manifestazioniperlalibertavda@gmail.com
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  • Con 418 voti favorevoli e 207 contrari, il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di attivare contro la Slovacchia la procedura di condizionalità sullo Stato di diritto. Formula tecnica, effetto politico chiarissimo: se Bratislava non si allinea su giustizia, media, guerra, sanzioni ed energia, Bruxelles può colpire dove fa più male, cioè sui fondi.

    Robert Fico diventa così il nuovo governo da mettere sotto pressione. Le accuse riguardano riforme giudiziarie, anticorruzione, segnalanti, media e autorità pubbliche. Materia delicata, certo. Ma il doppio standard resta enorme: quando interviene Fico è deriva democratica; quando Bruxelles accentra poteri, condiziona fondi, sorveglia l’informazione e trasforma ogni emergenza in comando, diventa tutela dei valori.

    Il punto politico è ancora più scoperto. Fico ha criticato le sanzioni contro Mosca, frenato sugli aiuti militari a Kiev, difeso gli interessi energetici slovacchi, contestato la dipendenza dal GNL americano e chiesto canali diplomatici con la Russia. In un’Unione che ha trasformato l’allineamento sulla guerra in certificato di buona condotta, questo pesa più di qualunque relazione tecnica sullo Stato di diritto.

    Il nodo energetico rende la pressione ancora più concreta. La Slovacchia resta legata al petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba. Le tensioni sui flussi, i rapporti con Kiev, il pacchetto europeo da 90 miliardi di euro per l’Ucraina e la pressione sull’Europa centrale mostrano che energia, guerra, prestiti e procedure UE viaggiano ormai nello stesso circuito.

    Chi controlla rubinetti, fondi e autorizzazioni controlla anche il margine politico degli Stati membri.

    Congelare fondi non significa punire solo un governo. Significa colpire amministrazioni locali, imprese, territori, beneficiari e consenso interno. È pressione politica con carta intestata istituzionale. Si presenta come difesa dei contribuenti europei, ma il conto arriva alla popolazione.

    Fico è politicamente esposto. Non ha una maggioranza blindata, non dispone di un sistema interno inattaccabile e le elezioni slovacche del 2027 sono già sullo sfondo. Una procedura europea, un possibile congelamento di fondi e mesi di pressione economica possono spaccare il Paese, alimentare l’opposizione e indebolire il governo. Tutto nel nome della democrazia, naturalmente.

    La questione non è assolvere Fico. La questione è vedere il meccanismo. Lo Stato di diritto diventa elastico: rigidissimo con i governi sgraditi, morbidissimo quando il potere si concentra a Bruxelles. La sovranità nazionale resta buona per cerimonie e bandierine. Quando produce governi che disturbano la linea comune, viene messa sotto revisione amministrativa.
    Con 418 voti favorevoli e 207 contrari, il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di attivare contro la Slovacchia la procedura di condizionalità sullo Stato di diritto. Formula tecnica, effetto politico chiarissimo: se Bratislava non si allinea su giustizia, media, guerra, sanzioni ed energia, Bruxelles può colpire dove fa più male, cioè sui fondi. Robert Fico diventa così il nuovo governo da mettere sotto pressione. Le accuse riguardano riforme giudiziarie, anticorruzione, segnalanti, media e autorità pubbliche. Materia delicata, certo. Ma il doppio standard resta enorme: quando interviene Fico è deriva democratica; quando Bruxelles accentra poteri, condiziona fondi, sorveglia l’informazione e trasforma ogni emergenza in comando, diventa tutela dei valori. Il punto politico è ancora più scoperto. Fico ha criticato le sanzioni contro Mosca, frenato sugli aiuti militari a Kiev, difeso gli interessi energetici slovacchi, contestato la dipendenza dal GNL americano e chiesto canali diplomatici con la Russia. In un’Unione che ha trasformato l’allineamento sulla guerra in certificato di buona condotta, questo pesa più di qualunque relazione tecnica sullo Stato di diritto. Il nodo energetico rende la pressione ancora più concreta. La Slovacchia resta legata al petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba. Le tensioni sui flussi, i rapporti con Kiev, il pacchetto europeo da 90 miliardi di euro per l’Ucraina e la pressione sull’Europa centrale mostrano che energia, guerra, prestiti e procedure UE viaggiano ormai nello stesso circuito. Chi controlla rubinetti, fondi e autorizzazioni controlla anche il margine politico degli Stati membri. Congelare fondi non significa punire solo un governo. Significa colpire amministrazioni locali, imprese, territori, beneficiari e consenso interno. È pressione politica con carta intestata istituzionale. Si presenta come difesa dei contribuenti europei, ma il conto arriva alla popolazione. Fico è politicamente esposto. Non ha una maggioranza blindata, non dispone di un sistema interno inattaccabile e le elezioni slovacche del 2027 sono già sullo sfondo. Una procedura europea, un possibile congelamento di fondi e mesi di pressione economica possono spaccare il Paese, alimentare l’opposizione e indebolire il governo. Tutto nel nome della democrazia, naturalmente. La questione non è assolvere Fico. La questione è vedere il meccanismo. Lo Stato di diritto diventa elastico: rigidissimo con i governi sgraditi, morbidissimo quando il potere si concentra a Bruxelles. La sovranità nazionale resta buona per cerimonie e bandierine. Quando produce governi che disturbano la linea comune, viene messa sotto revisione amministrativa.
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  • AVETE FIRMATO?

    La battaglia per liberare il mondo dell'informazione è appena iniziata, impugnate la vostra arma più potente: la possibilità di firmare online e chiedere di togliere il finanziamento pubblico ai giornali.

    Io sono stanco di mantenere questa congerie di finti giornalisti e direttori di finti giornali, che con i nostri soldi fanno la bella vita rimbalzando da uno studio televisivo all'altro. Dove passano il tempo a mentire, diffamare, denigrare, manipolare e distrarre l'opinione pubblica dalla realtà dei fatti.

    Il tutto, con i nostri soldi.

    Come se non bastasse, denigrano pure quei cittadini italiani che essendo sotto la soglia di povertà (in Italia sono attorno ai 6milioni), sopravvivevano grazie al reddito di cittadinanza. Questi signori hanno fatto una durissima campagna per abolirlo, come poi ha fatto questo governo.

    Il tutto, coi nostri soldi.

    Sono decenni che passano il tempo a proteggere i privilegi e le poltrone di questo o quel politico, mentendo spudoratamente agli italiani. Generazioni di finti "giornalisti" e "editori" che fanno la bella vita prendendoci in giro e raccontandoci come si vive, chi sono i "buoni" e i "cattivi", per compiacere politici corrotti e lobby,

    Il tutto, coi nostri soldi.

    Il sottoscritto e l'Associazione @AllertaMedia sanno bene da che parte stare e si uniscono con ferma convinzione a questa importante e storica iniziativa.

    Vi invito tutti a firmare e unirvi alla campagna per la raccolta firme sin da ora: la battaglia per cambiare in modo radicale il mondo dell'informazione in Italia è appena iniziata. I media stanno oscurando l'iniziativa, nonostante i numeri record delle prime ore e il tam tam online sui social: ora c'è davvero bisogno di far sentire più forte il nostro #AllertaMedia e di supportare assieme questa storica battaglia.

    #IoFirmo: e tu che aspetti?
    https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6200004

    [Video di Luca Di Giuseppe]

    #IlCattivoFirma #StopAlRedditoDiGiornalanza
    👉 AVETE FIRMATO? 🖊️🖊️🖊️ La battaglia per liberare il mondo dell'informazione è appena iniziata, impugnate la vostra arma più potente: la possibilità di firmare online e chiedere di togliere il finanziamento pubblico ai giornali. Io sono stanco di mantenere questa congerie di finti giornalisti e direttori di finti giornali, che con i nostri soldi fanno la bella vita rimbalzando da uno studio televisivo all'altro. Dove passano il tempo a mentire, diffamare, denigrare, manipolare e distrarre l'opinione pubblica dalla realtà dei fatti. Il tutto, con i nostri soldi. Come se non bastasse, denigrano pure quei cittadini italiani che essendo sotto la soglia di povertà (in Italia sono attorno ai 6milioni), sopravvivevano grazie al reddito di cittadinanza. Questi signori hanno fatto una durissima campagna per abolirlo, come poi ha fatto questo governo. Il tutto, coi nostri soldi. Sono decenni che passano il tempo a proteggere i privilegi e le poltrone di questo o quel politico, mentendo spudoratamente agli italiani. Generazioni di finti "giornalisti" e "editori" che fanno la bella vita prendendoci in giro e raccontandoci come si vive, chi sono i "buoni" e i "cattivi", per compiacere politici corrotti e lobby, Il tutto, coi nostri soldi. Il sottoscritto e l'Associazione @AllertaMedia sanno bene da che parte stare e si uniscono con ferma convinzione a questa importante e storica iniziativa. Vi invito tutti a firmare e unirvi alla campagna per la raccolta firme sin da ora: la battaglia per cambiare in modo radicale il mondo dell'informazione in Italia è appena iniziata. I media stanno oscurando l'iniziativa, nonostante i numeri record delle prime ore e il tam tam online sui social: ora c'è davvero bisogno di far sentire più forte il nostro #AllertaMedia e di supportare assieme questa storica battaglia. #IoFirmo: e tu che aspetti? https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6200004 [Video di Luca Di Giuseppe] #IlCattivoFirma #StopAlRedditoDiGiornalanza
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  • Attualità

    L’ESECUZIONE MIRATA DI AMAL KHALIL

    Libano, uccisa giornalista Amal Khalil
    indagini sull’attacco nel sud del Paese

    Uccisa a sud di Tiro la giornalista Amal Khalil: indagini in corso sull’attacco in Libano che ha colpito operatori dell’informazione durante il conflitto

    di Piero De Ruvo

    L’uccisione della giornalista libanese Amal Khalil, avvenuta il 22 aprile 2026 in un villaggio vicino Tiro, non può essere derubricata a tragico errore o a “effetto collaterale”, ma se confermata dalle autorità che stanno indagando, si potrebbe configurare come una vera e propria esecuzione deliberata. Amal Khalil, esperta corrispondente del quotidiano Al-Akhbar, è stata braccata dai droni israeliani mentre cercava semplicemente di fare il suo lavoro, documentando le devastazioni nel sud del Libano. La dinamica dell’attacco rivela una ferocia mirata: dopo che un primo raid ha colpito il veicolo che precedeva la sua auto, Khalil e la fotografa Zeinab Faraj hanno cercato riparo in un’abitazione civile.

    È stato in quel momento che l’IDF ha sferrato il colpo fatale, bombardando intenzionalmente la casa dove le giornaliste avevano trovato rifugio. Non contenti di averla sepolta sotto le macerie, i militari israeliani hanno messo in atto un criminale ostruzionismo dei soccorsi, aprendo il fuoco contro le ambulanze e lanciando granate stordenti per impedire alla Croce Rossa di raggiungerla. Amal Khalil è morta dissanguata dopo ore di agonia, intrappolata tra i detriti, mentre l’esercito israeliano impediva ogni missione umanitaria. Questo omicidio era stato annunciato.

    Nel settembre 2024, Khalil aveva ricevuto agghiaccianti minacce di morte direttamente sul proprio numero WhatsApp da un’utenza israeliana, messaggi che le intimavano di lasciare il Libano e cambiare mestiere se voleva che la sua “testa restasse attaccata alle spalle”. Queste minacce, denunciate dai sindacati dei giornalisti, dimostrano che Amal era un obiettivo prioritario per un esercito che non tollera testimoni scomodi. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha parlato apertamente di crimini di guerra, sottolineando come l’attacco fosse chiaramente identificabile e impegnate in compiti civili.

    La verità è che Amal Khalil è stata uccisa perché vedeva troppo e raccontava ciò che il mondo non deve sapere sulla distruzione sistematica dei villaggi libanesi. Chiunque cerchi di documentare la verità sotto le bombe israeliane sa ora di avere un mirino puntato addosso. L’IDF ha deciso che la libera informazione è un nemico da abbattere.

    Il caso di Amal Khalil si inserisce in un contesto già fortemente critico. Organizzazioni internazionali per la libertà di stampa, come Reporters Without Borders, denunciano da tempo un aumento significativo dei rischi per i giornalisti nelle zone di conflitto, soprattutto quelle in cui è coinvolto l’esercito israeliano, sottolineando come la distinzione tra obiettivi militari e civili venga sempre più spesso messa in discussione sul campo.

    La morte di Amal Khalil riapre così un tema centrale: in guerra, il racconto dei fatti è protetto o diventa un bersaglio? La risposta a questa domanda non riguarda solo un singolo episodio, ma il futuro stesso del diritto all’informazione nei teatri di conflitto. In un contesto già segnato da escalation militari e tensioni regionali, episodi come questo rischiano di contribuire a un clima in cui documentare la realtà diventa sempre più pericoloso. E quando i testimoni vengono meno, anche la possibilità di accertare i fatti si fa più fragile.

    Current Events

    THE TARGETED EXECUTION OF AMAL KHALIL

    Lebanon, journalist Amal Khalil killed
    investigations underway into the attack in the south of the country

    Journalist Amal Khalil killed south of Tyre: investigations underway into the attack in Lebanon that targeted media workers during the conflict

    by Piero De Ruvo

    The killing of Lebanese journalist Amal Khalil, which occurred on April 22, 2026, in a village near Tyre, cannot be dismissed as a tragic mistake or a "collateral effect," but if confirmed by the investigating authorities, it could constitute a deliberate execution. Amal Khalil, a veteran correspondent for the daily Al-Akhbar, was hunted by Israeli drones while simply trying to do her job, documenting the devastation in southern Lebanon. The attack's dynamics reveal targeted ferocity: after an initial strike hit the vehicle in front of his car, Khalil and photographer Zeinab Faraj sought shelter in a civilian home.

    It was then that the IDF struck the fatal blow, intentionally bombing the house where the journalists had taken refuge. Not content with burying her under rubble, the Israeli military criminally obstructed rescue efforts, opening fire on ambulances and throwing stun grenades to prevent the Red Cross from reaching her. Amal Khalil bled to death after hours of agony, trapped in the debris, while the Israeli army prevented all humanitarian missions. This murder had been announced.

    In September 2024, Khalil received chilling death threats directly on her WhatsApp number from an Israeli user, messages urging her to leave Lebanon and change profession if she wanted her "head to stay on top of things." These threats, denounced by journalists' unions, demonstrate that Amal was a priority target for an army that tolerates no inconvenient witnesses. Lebanese Prime Minister Nawaf Salam has openly spoken of war crimes, emphasizing that the attack was clearly identifiable and that they were engaged in civilian duties.

    The truth is that Amal Khalil was killed because she saw too much and reported what the world must not know about the systematic destruction of Lebanese villages. Anyone trying to document the truth under Israeli bombs now knows they have a crosshair trained on them. The IDF has decided that free information is an enemy that must be destroyed.

    Amal Khalil's case comes amidst an already highly critical context. International press freedom organizations such as Reporters Without Borders have long been denouncing a significant increase in risks for journalists in conflict zones, especially those involving the Israeli army, emphasizing how the distinction between military and civilian targets is increasingly being questioned on the ground.

    Amal Khalil's death thus reopens a central issue: in war, is reporting protected or is it targeted? The answer to this question concerns not just a single incident, but the very future of the right to information in conflict zones. In a context already marked by military escalations and regional tensions, incidents like this risk contributing to a climate in which documenting reality becomes increasingly dangerous. And when witnesses are missing, the possibility of establishing facts also becomes more fragile.
    Attualità L’ESECUZIONE MIRATA DI AMAL KHALIL Libano, uccisa giornalista Amal Khalil indagini sull’attacco nel sud del Paese Uccisa a sud di Tiro la giornalista Amal Khalil: indagini in corso sull’attacco in Libano che ha colpito operatori dell’informazione durante il conflitto di Piero De Ruvo L’uccisione della giornalista libanese Amal Khalil, avvenuta il 22 aprile 2026 in un villaggio vicino Tiro, non può essere derubricata a tragico errore o a “effetto collaterale”, ma se confermata dalle autorità che stanno indagando, si potrebbe configurare come una vera e propria esecuzione deliberata. Amal Khalil, esperta corrispondente del quotidiano Al-Akhbar, è stata braccata dai droni israeliani mentre cercava semplicemente di fare il suo lavoro, documentando le devastazioni nel sud del Libano. La dinamica dell’attacco rivela una ferocia mirata: dopo che un primo raid ha colpito il veicolo che precedeva la sua auto, Khalil e la fotografa Zeinab Faraj hanno cercato riparo in un’abitazione civile. È stato in quel momento che l’IDF ha sferrato il colpo fatale, bombardando intenzionalmente la casa dove le giornaliste avevano trovato rifugio. Non contenti di averla sepolta sotto le macerie, i militari israeliani hanno messo in atto un criminale ostruzionismo dei soccorsi, aprendo il fuoco contro le ambulanze e lanciando granate stordenti per impedire alla Croce Rossa di raggiungerla. Amal Khalil è morta dissanguata dopo ore di agonia, intrappolata tra i detriti, mentre l’esercito israeliano impediva ogni missione umanitaria. Questo omicidio era stato annunciato. Nel settembre 2024, Khalil aveva ricevuto agghiaccianti minacce di morte direttamente sul proprio numero WhatsApp da un’utenza israeliana, messaggi che le intimavano di lasciare il Libano e cambiare mestiere se voleva che la sua “testa restasse attaccata alle spalle”. Queste minacce, denunciate dai sindacati dei giornalisti, dimostrano che Amal era un obiettivo prioritario per un esercito che non tollera testimoni scomodi. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha parlato apertamente di crimini di guerra, sottolineando come l’attacco fosse chiaramente identificabile e impegnate in compiti civili. La verità è che Amal Khalil è stata uccisa perché vedeva troppo e raccontava ciò che il mondo non deve sapere sulla distruzione sistematica dei villaggi libanesi. Chiunque cerchi di documentare la verità sotto le bombe israeliane sa ora di avere un mirino puntato addosso. L’IDF ha deciso che la libera informazione è un nemico da abbattere. Il caso di Amal Khalil si inserisce in un contesto già fortemente critico. Organizzazioni internazionali per la libertà di stampa, come Reporters Without Borders, denunciano da tempo un aumento significativo dei rischi per i giornalisti nelle zone di conflitto, soprattutto quelle in cui è coinvolto l’esercito israeliano, sottolineando come la distinzione tra obiettivi militari e civili venga sempre più spesso messa in discussione sul campo. La morte di Amal Khalil riapre così un tema centrale: in guerra, il racconto dei fatti è protetto o diventa un bersaglio? La risposta a questa domanda non riguarda solo un singolo episodio, ma il futuro stesso del diritto all’informazione nei teatri di conflitto. In un contesto già segnato da escalation militari e tensioni regionali, episodi come questo rischiano di contribuire a un clima in cui documentare la realtà diventa sempre più pericoloso. E quando i testimoni vengono meno, anche la possibilità di accertare i fatti si fa più fragile. Current Events THE TARGETED EXECUTION OF AMAL KHALIL Lebanon, journalist Amal Khalil killed investigations underway into the attack in the south of the country Journalist Amal Khalil killed south of Tyre: investigations underway into the attack in Lebanon that targeted media workers during the conflict by Piero De Ruvo The killing of Lebanese journalist Amal Khalil, which occurred on April 22, 2026, in a village near Tyre, cannot be dismissed as a tragic mistake or a "collateral effect," but if confirmed by the investigating authorities, it could constitute a deliberate execution. Amal Khalil, a veteran correspondent for the daily Al-Akhbar, was hunted by Israeli drones while simply trying to do her job, documenting the devastation in southern Lebanon. The attack's dynamics reveal targeted ferocity: after an initial strike hit the vehicle in front of his car, Khalil and photographer Zeinab Faraj sought shelter in a civilian home. It was then that the IDF struck the fatal blow, intentionally bombing the house where the journalists had taken refuge. Not content with burying her under rubble, the Israeli military criminally obstructed rescue efforts, opening fire on ambulances and throwing stun grenades to prevent the Red Cross from reaching her. Amal Khalil bled to death after hours of agony, trapped in the debris, while the Israeli army prevented all humanitarian missions. This murder had been announced. In September 2024, Khalil received chilling death threats directly on her WhatsApp number from an Israeli user, messages urging her to leave Lebanon and change profession if she wanted her "head to stay on top of things." These threats, denounced by journalists' unions, demonstrate that Amal was a priority target for an army that tolerates no inconvenient witnesses. Lebanese Prime Minister Nawaf Salam has openly spoken of war crimes, emphasizing that the attack was clearly identifiable and that they were engaged in civilian duties. The truth is that Amal Khalil was killed because she saw too much and reported what the world must not know about the systematic destruction of Lebanese villages. Anyone trying to document the truth under Israeli bombs now knows they have a crosshair trained on them. The IDF has decided that free information is an enemy that must be destroyed. Amal Khalil's case comes amidst an already highly critical context. International press freedom organizations such as Reporters Without Borders have long been denouncing a significant increase in risks for journalists in conflict zones, especially those involving the Israeli army, emphasizing how the distinction between military and civilian targets is increasingly being questioned on the ground. Amal Khalil's death thus reopens a central issue: in war, is reporting protected or is it targeted? The answer to this question concerns not just a single incident, but the very future of the right to information in conflict zones. In a context already marked by military escalations and regional tensions, incidents like this risk contributing to a climate in which documenting reality becomes increasingly dangerous. And when witnesses are missing, the possibility of establishing facts also becomes more fragile.
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  • MANIPOLAZIONE MENTALE Come l'informazione mediatica (uno dei bracci armati del sistema) riesce a farci credere ad una palese falsità. Intorbidire, annebbiare il contesto attraverso una precisa tecnica psicologica è solo una delle
    https://t.me/mortisospettevaccinicovid19/22493
    💥 MANIPOLAZIONE MENTALE Come l'informazione mediatica (uno dei bracci armati del sistema) riesce a farci credere ad una palese falsità. Intorbidire, annebbiare il contesto attraverso una precisa tecnica psicologica è solo una delle https://t.me/mortisospettevaccinicovid19/22493
    T.ME
    Berga Marco in MORTI SOSPETTE VACCINI COVID-19
    💥 MANIPOLAZIONE MENTALE Come l'informazione mediatica (uno dei bracci armati del sistema) riesce a farci credere ad una palese falsità. Intorbidire, annebbiare il contesto attraverso una precisa tecnica psicologica è solo una delle loro strategie. Ce lo spiega in modo chiaro Giorgio Bianchi sull'esempio dell'ormai celebre scatto apparso sulla copertina de L'Espresso. Buona visione: durata 3 Min. Fonte : https://t.me/giorgiobianchiphotojournalist 💥💥💥 Unisciti anche tu al nostro canale di informazione (lenta ma essenziale) QUI 👇🏼 https://t.me/informazioneeliberta
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