• Amal Khalil, voce della verità il ricordo e la ricerca di giustizia

    La testimonianza di Zainab racconta la vita privata e il coraggio della giornalista uccisa nel sud del Libano, tra impegno familiare, minacce ricevute e l’eredità lasciata

    di Piero De Ruvo

    Dietro ogni grande cronista che rischia la vita al fronte c’è un mondo fatto di affetti, quotidianità e silenziose dedizioni che spesso restano nell’ombra. Amal Khalil non era solo una giornalista coraggiosa. Oltre al giubbotto antiproiettile e la telecamera puntata sulle macerie, per la sua famiglia, Amal era il punto di riferimento fondamentale, colei che si prendeva cura di tutti, dai più piccoli alla madre malata, trovando sempre una soluzione ai problemi di ciascuno. Oggi, mentre la sua voce professionale si è spenta in un tragico e forse deliberato attacco da parte dell'esercito israeliano, che ha colpito non solo lei e i suoi colleghi, ma persino ostacolato i soccorsi della Croce Rossa, resta la sua eredità umana e civile. L’eredità di una donna che ha fatto della ricerca della verità un atto di coraggio e umanità, diventando un simbolo per chi vede nel giornalismo uno strumento di giustizia. Amal ha vissuto senza mostrare paura, nemmeno di fronte alle minacce ricevute, spinta dal desiderio viscerale di documentare la realtà del Libano meridionale e di dare testimonianza delle sofferenze della sua gente. In questa intervista, sua sorella Zainab, ci apre le porte di quel mondo privato, raccontandoci la donna che si nascondeva dietro l’obiettivo, una “voce della verità e dell’umanità” che credeva fermamente che il giornalismo non potesse mai essere considerato un crimine. Le sue parole non sono solo un ricordo, ma un grido di giustizia e un invito a non lasciare che il sacrificio di Amal resti vano.

    Chi era Amal nella vita privata, oltre al suo lavoro di giornalista, e cosa la spingeva a raccontare ciò che accadeva sul campo?

    Amal era il punto di riferimento per tutti in famiglia, dai più grandi ai più piccoli. Si prendeva cura di tutti e cercava di risolvere i problemi di ciascuno: quando qualcuno aveva bisogno di qualcosa, si rivolgeva a lei. Si occupava anche della madre malata. Amal era il punto di riferimento per tutti. La sua passione per il lavoro ha avuto un grande impatto su ciò che voleva realizzare nella sua carriera. Aveva un messaggio da trasmettere a tutti sul Libano meridionale e sugli effetti dell'occupazione, ed è questo che l’ha spinta a essere sul campo. Inoltre, voleva documentare, con parole e video, ciò che gli israeliani stanno facendo nel sud: dalla distruzione all’uccisione delle persone, fino all’occupazione del territorio.

    Amal aveva mai espresso timori per la sua sicurezza o raccontato episodi di minacce legate al suo lavoro?

    Amal ha ricevuto minacce anonime nel 2024, prima che la guerra avesse inizio in quel periodo; tuttavia, non le rese pubbliche finché non fu certa delle fonti delle minacce, e, nonostante ciò, non espresse mai alcun tipo di paura a nessuno.

    Cosa chiedete oggi alla comunità internazionale e alle istituzioni affinché venga fatta piena luce sulla sua morte?
    La comunità e le istituzioni internazionali hanno un ruolo importante da svolgere e devono agire contro i crimini di guerra, avviando indagini, in particolare sulla sua morte attribuita al nemico israeliano. Questo perché l’attacco sarebbe stato compiuto con premeditazione e intenzionalità: sono stati bombardati i suoi colleghi che si trovavano davanti alla sua auto, la sua stessa auto e la casa in cui aveva trovato rifugio; inoltre è stata presa di mira anche la Croce Rossa, intervenuta per soccorrerla e recuperare i corpi dei suoi colleghi. Per questo motivo, tutte le comunità e le istituzioni internazionali devono intraprendere azioni serie e avviare indagini approfondite su questo caso.

    Quale eredità pensate che Amal lasci al giornalismo e a chi continua a raccontare i conflitti in condizioni così pericolose?
    Il giornalismo non è un crimine. Amal ne era profondamente convinta, credeva nel diritto dei giornalisti a essere protetti da ogni minaccia e violazione, ha lasciato un segno forte e duraturo nel mondo dell’informazione, diventando fonte di ispirazione per molti, spingendoli a cercare la verità senza compromessi. La sua voce, autentica e coraggiosa, resta un simbolo di umanità e giustizia. Oggi, chi continua a lavorare sul campo ne raccoglie l’eredità, portando avanti il suo impegno con la stessa determinazione.
    Amal Khalil, voce della verità il ricordo e la ricerca di giustizia La testimonianza di Zainab racconta la vita privata e il coraggio della giornalista uccisa nel sud del Libano, tra impegno familiare, minacce ricevute e l’eredità lasciata di Piero De Ruvo Dietro ogni grande cronista che rischia la vita al fronte c’è un mondo fatto di affetti, quotidianità e silenziose dedizioni che spesso restano nell’ombra. Amal Khalil non era solo una giornalista coraggiosa. Oltre al giubbotto antiproiettile e la telecamera puntata sulle macerie, per la sua famiglia, Amal era il punto di riferimento fondamentale, colei che si prendeva cura di tutti, dai più piccoli alla madre malata, trovando sempre una soluzione ai problemi di ciascuno. Oggi, mentre la sua voce professionale si è spenta in un tragico e forse deliberato attacco da parte dell'esercito israeliano, che ha colpito non solo lei e i suoi colleghi, ma persino ostacolato i soccorsi della Croce Rossa, resta la sua eredità umana e civile. L’eredità di una donna che ha fatto della ricerca della verità un atto di coraggio e umanità, diventando un simbolo per chi vede nel giornalismo uno strumento di giustizia. Amal ha vissuto senza mostrare paura, nemmeno di fronte alle minacce ricevute, spinta dal desiderio viscerale di documentare la realtà del Libano meridionale e di dare testimonianza delle sofferenze della sua gente. In questa intervista, sua sorella Zainab, ci apre le porte di quel mondo privato, raccontandoci la donna che si nascondeva dietro l’obiettivo, una “voce della verità e dell’umanità” che credeva fermamente che il giornalismo non potesse mai essere considerato un crimine. Le sue parole non sono solo un ricordo, ma un grido di giustizia e un invito a non lasciare che il sacrificio di Amal resti vano. Chi era Amal nella vita privata, oltre al suo lavoro di giornalista, e cosa la spingeva a raccontare ciò che accadeva sul campo? Amal era il punto di riferimento per tutti in famiglia, dai più grandi ai più piccoli. Si prendeva cura di tutti e cercava di risolvere i problemi di ciascuno: quando qualcuno aveva bisogno di qualcosa, si rivolgeva a lei. Si occupava anche della madre malata. Amal era il punto di riferimento per tutti. La sua passione per il lavoro ha avuto un grande impatto su ciò che voleva realizzare nella sua carriera. Aveva un messaggio da trasmettere a tutti sul Libano meridionale e sugli effetti dell'occupazione, ed è questo che l’ha spinta a essere sul campo. Inoltre, voleva documentare, con parole e video, ciò che gli israeliani stanno facendo nel sud: dalla distruzione all’uccisione delle persone, fino all’occupazione del territorio. Amal aveva mai espresso timori per la sua sicurezza o raccontato episodi di minacce legate al suo lavoro? Amal ha ricevuto minacce anonime nel 2024, prima che la guerra avesse inizio in quel periodo; tuttavia, non le rese pubbliche finché non fu certa delle fonti delle minacce, e, nonostante ciò, non espresse mai alcun tipo di paura a nessuno. Cosa chiedete oggi alla comunità internazionale e alle istituzioni affinché venga fatta piena luce sulla sua morte? La comunità e le istituzioni internazionali hanno un ruolo importante da svolgere e devono agire contro i crimini di guerra, avviando indagini, in particolare sulla sua morte attribuita al nemico israeliano. Questo perché l’attacco sarebbe stato compiuto con premeditazione e intenzionalità: sono stati bombardati i suoi colleghi che si trovavano davanti alla sua auto, la sua stessa auto e la casa in cui aveva trovato rifugio; inoltre è stata presa di mira anche la Croce Rossa, intervenuta per soccorrerla e recuperare i corpi dei suoi colleghi. Per questo motivo, tutte le comunità e le istituzioni internazionali devono intraprendere azioni serie e avviare indagini approfondite su questo caso. Quale eredità pensate che Amal lasci al giornalismo e a chi continua a raccontare i conflitti in condizioni così pericolose? Il giornalismo non è un crimine. Amal ne era profondamente convinta, credeva nel diritto dei giornalisti a essere protetti da ogni minaccia e violazione, ha lasciato un segno forte e duraturo nel mondo dell’informazione, diventando fonte di ispirazione per molti, spingendoli a cercare la verità senza compromessi. La sua voce, autentica e coraggiosa, resta un simbolo di umanità e giustizia. Oggi, chi continua a lavorare sul campo ne raccoglie l’eredità, portando avanti il suo impegno con la stessa determinazione.
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  • WOW se ne va: Milano perde, Monza investe

    A Milano si dice che piuttosto che niente è meglio piuttosto. E infatti sì: meglio che il WOW – Museo del Fumetto continui a vivere, anche se altrove. Ma smettiamola di raccontarcela come una non-notizia. Qui non è solo un trasloco: è l’ennesimo pezzo di infrastruttura culturale che Milano lascia scivolare via.

    Chiamatelo campanilismo, oppure sano realismo urbano. Perché il punto non è “Monza brava” (lo è, eccome ). Il punto è: Milano dov’era mentre tutto questo diventava inevitabile?

    Il WOW lascerà Milano per trasferirsi a Monza. Il progetto dovrebbe ripartire con uno stanziamento di 850.000 euro per la ristrutturazione con un periodo di lavori di riqualificazione dell'edificio che dureranno circa 12 mesi negli spazi dell’ex biblioteca civica di via Zuccoli 16.

    Una cifra concreta, destinata a dare al museo una sede stabile, sostenibile e finalmente coerente con il suo valore culturale. A Milano, invece, il museo ha dovuto fare i conti con costi non più sostenibili, fragilità strutturali e una gestione degli spazi culturali che non garantisce continuità.

    E allora la domanda è semplice, quasi brutale: quei milioni non si potevano trovare anche a Milano?
    Davvero una città con questa capacità di spesa, attrattività e retorica sull’innovazione non riesce a proteggere un presidio culturale del genere?

    Il problema non è la mancanza di risorse. È la loro allocazione. È una visione politica che fatica a distinguere tra valore immobiliare e valore culturale. È un modello urbano che ottimizza lo scontrino medio ma trascura l’impatto culturale.

    Milano rischia di diventare sempre più una piattaforma di consumo perfetta e sempre meno una città che produce cultura. Un grande contenitore efficiente, lucidato, performante… ma progressivamente svuotato di contenuto.

    Monza investe, Milano osserva.
    Monza costruisce, Milano lascia andare.

    Buon nuovo inizio al WOW, davvero.
    Qui, invece, resta una vignetta senza testo. E il rumore è quello di una porta che si chiude.

    #Milano #Cultura #PoliticheCulturali #RigenerazioneUrbana #wowmuseofumetto
    WOW se ne va: Milano perde, Monza investe 🎯 A Milano si dice che piuttosto che niente è meglio piuttosto. E infatti sì: meglio che il WOW – Museo del Fumetto continui a vivere, anche se altrove. Ma smettiamola di raccontarcela come una non-notizia. Qui non è solo un trasloco: è l’ennesimo pezzo di infrastruttura culturale che Milano lascia scivolare via. Chiamatelo campanilismo, oppure sano realismo urbano. Perché il punto non è “Monza brava” (lo è, eccome 👏). Il punto è: Milano dov’era mentre tutto questo diventava inevitabile? Il WOW lascerà Milano per trasferirsi a Monza. Il progetto dovrebbe ripartire con uno stanziamento di 850.000 euro per la ristrutturazione con un periodo di lavori di riqualificazione dell'edificio che dureranno circa 12 mesi negli spazi dell’ex biblioteca civica di via Zuccoli 16. Una cifra concreta, destinata a dare al museo una sede stabile, sostenibile e finalmente coerente con il suo valore culturale. A Milano, invece, il museo ha dovuto fare i conti con costi non più sostenibili, fragilità strutturali e una gestione degli spazi culturali che non garantisce continuità. E allora la domanda è semplice, quasi brutale: quei milioni non si potevano trovare anche a Milano? Davvero una città con questa capacità di spesa, attrattività e retorica sull’innovazione non riesce a proteggere un presidio culturale del genere? Il problema non è la mancanza di risorse. È la loro allocazione. È una visione politica che fatica a distinguere tra valore immobiliare e valore culturale. È un modello urbano che ottimizza lo scontrino medio ma trascura l’impatto culturale. Milano rischia di diventare sempre più una piattaforma di consumo perfetta e sempre meno una città che produce cultura. Un grande contenitore efficiente, lucidato, performante… ma progressivamente svuotato di contenuto. Monza investe, Milano osserva. Monza costruisce, Milano lascia andare. Buon nuovo inizio al WOW, davvero. Qui, invece, resta una vignetta senza testo. E il rumore è quello di una porta che si chiude. 🚪 #Milano #Cultura #PoliticheCulturali #RigenerazioneUrbana #wowmuseofumetto
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  • Carissimi,
    siamo lieti di invitarvi alla presentazione del libro di Marcos Cappato “Non chiamatemi marziano”, che si terrà giovedì 7 maggio alle ore 17:00 presso il Teatro del Dynamo City Camp di Milano (Via Giovanni Bovio, 6).

    Marcos, nostro camper e Alfiere della Repubblica per il suo impegno e dedizione nella costruzione di una società più inclusiva, condivide nel suo libro anche il racconto di Dynamo Camp e dell’impatto delle sue attività.

    Saremmo felici di avervi con noi in questa occasione speciale!

    Per partecipare all’evento, vi chiediamo gentilmente di registrare il vostro nominativo al seguente link:
    https://forms.gle/cGPi7UfLu7AWU6M78

    In allegato potete trovare anche la locandina dell’evento.

    Grazie a tutti e a presto!
    Carissimi, siamo lieti di invitarvi alla presentazione del libro di Marcos Cappato “Non chiamatemi marziano”, che si terrà giovedì 7 maggio alle ore 17:00 presso il Teatro del Dynamo City Camp di Milano (Via Giovanni Bovio, 6). Marcos, nostro camper e Alfiere della Repubblica per il suo impegno e dedizione nella costruzione di una società più inclusiva, condivide nel suo libro anche il racconto di Dynamo Camp e dell’impatto delle sue attività. Saremmo felici di avervi con noi in questa occasione speciale! Per partecipare all’evento, vi chiediamo gentilmente di registrare il vostro nominativo al seguente link: https://forms.gle/cGPi7UfLu7AWU6M78 In allegato potete trovare anche la locandina dell’evento. Grazie a tutti e a presto!
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  • Ciao campione: provassero i potenti e i signori delle guerre ad avere un centesimo del tuo coraggio
    Il tributo ad Alex Zanardi: grandissimo campione sportivo e immenso combattente

    Premessa doverosa: chi scrive non ha mai incontrato Alex Zanardi, non ha mai scambiato con lui due parole o un messaggio via telefono. La fortuna, in queste ore in cui sui social scorre un commosso tributo nei confronti di questo immenso campione, dello sport e della vita, è di poter esprimere le proprie considerazioni attraverso un importante mezzo di comunicazione. Quella fortuna mancata a Zanardi, distrutto fisicamente da due gravissimi incidenti, il primo alla guida di una monoposto nella categoria CART, il secondo nell’handbike. Anche nella sua seconda esistenza, quella con le gambe mutilate, il destino ha voluto che Zanardi facesse i conti con un orribile scontro sulle ruote. Com’era la ruota della fortuna? Beh, Alex non l’ha avuta, anzi, l’esatto contrario. Del resto, come diceva Gino Paoli, che ci ha lasciato meno di due mesi fa ed ha vissuto fino a fino 91 anni, 62 abbondanti con una pallottola nel cuore, “la vita è una botta di culo”.

    Zanardi è stato un grandissimo campione sportivo e un immenso combattente. Già possedere un decimo del coraggio con il quale affrontò prima l’amputazione delle gambe dopo il terribile incidente del 15 settembre 2001 a Lausitzring e poi le lesioni che lo deturparono dopo lo scontro della sua handbike contro un camion, il 19 giugno 2000, in una manifestazione benefica a favore del Covid, sarebbe moltissimo per qualsiasi comune mortale. Nel primo caso, Zanardi riuscì a tornare in pista, diventando uno straordinario atleta paralimpico e conquistando otto medaglie ai Giochi. Ispirò, con il suo esempio, milioni di persone. Eloquente l’omaggio di un altro personaggio leggendario come Bebe Vio: “E’ stato un onore e un privilegio averti avuto come tutor sportivo e nella vita”. Nel secondo, sopravvissuto miracolosamente all’impatto terrificante contro un camion e costretto a comunicare solo con gli occhi, la sua resistenza è stata un altro messaggio formidabile. La vita mi attacca? E allora io mi attacco alla vita.

    Zanardi è stato unico anche nel copione della Formula 1. I piloti nascono quasi sempre in famiglie agiate, che hanno le risorse per investire sulla passione dei figli. Alex, originario di Bologna, era invece figlio di un idraulico e di una sarta. I genitori non assecondarono all’inizio l’amore per i motori perché una sorella di Alex era scomparsa nel 1979 in un incidente stradale – un accanimento davvero brutale del destino contro la famiglia Zanardi -, ma la determinazione e il talento ebbero il sopravvento. La carriera iniziò con un kart e lo porto al debutto nel 1991 in Formula 1 con la scuderia Jordan, fino a disputare 44 gran premi e ottenere un sesto posto nel 1993 come miglior risultato.

    Zanardi ha dato il meglio di sé nella dimensione di atleta paralimpico. I successi, ma soprattutto un’incredibile vitalità e un sorriso che non tramontava mai. “L’incidente paradossalmente mi ha permesso di fare cose che in un’altra vita non avrei avuto la forza di provare”. In un contesto in cui, mai come oggi, dopo 80 anni di relativa pace, si usa con facilità disarmante il ricorso alle armi, il messaggio di Alex Zanardi andrebbe sbattuto in faccia ai potenti della terra. Provassero loro, i Trump e i signori delle guerre, ad avere un centesimo del coraggio di questo piccolo atleta bolognese, icona della vita.


    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/02/alex-zanardi-tributo-campione-provassero-potenti-signori-guerre-ad-avere-tuo-coraggio/8372941/
    Ciao campione: provassero i potenti e i signori delle guerre ad avere un centesimo del tuo coraggio Il tributo ad Alex Zanardi: grandissimo campione sportivo e immenso combattente Premessa doverosa: chi scrive non ha mai incontrato Alex Zanardi, non ha mai scambiato con lui due parole o un messaggio via telefono. La fortuna, in queste ore in cui sui social scorre un commosso tributo nei confronti di questo immenso campione, dello sport e della vita, è di poter esprimere le proprie considerazioni attraverso un importante mezzo di comunicazione. Quella fortuna mancata a Zanardi, distrutto fisicamente da due gravissimi incidenti, il primo alla guida di una monoposto nella categoria CART, il secondo nell’handbike. Anche nella sua seconda esistenza, quella con le gambe mutilate, il destino ha voluto che Zanardi facesse i conti con un orribile scontro sulle ruote. Com’era la ruota della fortuna? Beh, Alex non l’ha avuta, anzi, l’esatto contrario. Del resto, come diceva Gino Paoli, che ci ha lasciato meno di due mesi fa ed ha vissuto fino a fino 91 anni, 62 abbondanti con una pallottola nel cuore, “la vita è una botta di culo”. Zanardi è stato un grandissimo campione sportivo e un immenso combattente. Già possedere un decimo del coraggio con il quale affrontò prima l’amputazione delle gambe dopo il terribile incidente del 15 settembre 2001 a Lausitzring e poi le lesioni che lo deturparono dopo lo scontro della sua handbike contro un camion, il 19 giugno 2000, in una manifestazione benefica a favore del Covid, sarebbe moltissimo per qualsiasi comune mortale. Nel primo caso, Zanardi riuscì a tornare in pista, diventando uno straordinario atleta paralimpico e conquistando otto medaglie ai Giochi. Ispirò, con il suo esempio, milioni di persone. Eloquente l’omaggio di un altro personaggio leggendario come Bebe Vio: “E’ stato un onore e un privilegio averti avuto come tutor sportivo e nella vita”. Nel secondo, sopravvissuto miracolosamente all’impatto terrificante contro un camion e costretto a comunicare solo con gli occhi, la sua resistenza è stata un altro messaggio formidabile. La vita mi attacca? E allora io mi attacco alla vita. Zanardi è stato unico anche nel copione della Formula 1. I piloti nascono quasi sempre in famiglie agiate, che hanno le risorse per investire sulla passione dei figli. Alex, originario di Bologna, era invece figlio di un idraulico e di una sarta. I genitori non assecondarono all’inizio l’amore per i motori perché una sorella di Alex era scomparsa nel 1979 in un incidente stradale – un accanimento davvero brutale del destino contro la famiglia Zanardi -, ma la determinazione e il talento ebbero il sopravvento. La carriera iniziò con un kart e lo porto al debutto nel 1991 in Formula 1 con la scuderia Jordan, fino a disputare 44 gran premi e ottenere un sesto posto nel 1993 come miglior risultato. Zanardi ha dato il meglio di sé nella dimensione di atleta paralimpico. I successi, ma soprattutto un’incredibile vitalità e un sorriso che non tramontava mai. “L’incidente paradossalmente mi ha permesso di fare cose che in un’altra vita non avrei avuto la forza di provare”. In un contesto in cui, mai come oggi, dopo 80 anni di relativa pace, si usa con facilità disarmante il ricorso alle armi, il messaggio di Alex Zanardi andrebbe sbattuto in faccia ai potenti della terra. Provassero loro, i Trump e i signori delle guerre, ad avere un centesimo del coraggio di questo piccolo atleta bolognese, icona della vita. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/02/alex-zanardi-tributo-campione-provassero-potenti-signori-guerre-ad-avere-tuo-coraggio/8372941/
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  • BREVE AGGIORNAMENTO SULLA VACCINAZIONE SPERIMENTALE CONTRO L’AVIARIA CON VACCINI GENICI NEGLI ALLEVAMENTI AVICOLI DEL VENETO, CAPOFILA.

    Sono state inviate due diffide ai decisori governativi e regionali (tutte le regioni) con richiesta di Moratoria per bloccare la campagna vaccinale sperimentale con vaccini genici contro l’Aviaria. Grazie a queste iniziate di decine di migliaia di cittadini e moltissime associazioni, che ringrazio, è stato posticipato all’inizio di maggio. Il programma del MinSal prevede di coinvolgere 136 allevamenti di tacchini e 64 di galline ovaiole, concentrati prevalentemente nella provincia di Verona e con un impatto su tutti il territorio nazionale.
    La Regione Veneto, è capofila della sperimentazione, e colpisce in negativo, l’assenza di garanzie di trasparenza, precauzione e tracciabilità, previste dalla normativa UE e dai diritti dei consumatori.
    L’Aviaria è una malattia dei volatili, endemica, nota da 100 anni. Periodicamente possono comparire dei focolai che vengono gestiti e contenuti da sempre, con efficacia e sicurezza grazie a misure sanitarie consolidate. Quindi non esiste alcuna emergenza.
    I Vaccini genici sperimentali sono stati introdotti sul mercato con l’emergenza Covid-19 e non si sono mai dimostrati né sicuri né tanto meno efficaci.
    Sono chiamati impropriamente vaccini per aggirare i controlli di sicurezza delle terapie geniche, quali sono Hanno, fra le varie peculiarità negative, una bio-distribuzione sistemica arrivando in tutte le cellule del corpo, incluse quelle del Sistema Nervoso Centrale. I vaccini tradizionali utilizzano invece un antigene inattivato virale o batterico, inerte, che rimane fuori dalla cellula negli spazi inter cellulari e localizzato nel punto di iniezione.
    Quelli genici, agiscono come veri agenti ed innescano processi sintetici, alieni, all’interno della cellula per tempi indefiniti. Sono stati ritrovati antigene e messaggero nel tessuto della vescica di un paziente dopo ben 3,5 anni in una recente indagine, avente questo limite temporale.
    Nella fattispecie, i vaccini sperimentali per l’Aviaria sono a DNA con vettore virale esattamente come quello Covid dell’Azienda AstraZeneca, ritirato in fretta e furia dal commercio nel maggio del 2024 per i gravi eventi avversi e problemi di sicurezza.
    Questa tecnologia sperimentale potrebbe, quindi, contaminare irreparabilmente i nostri allevamenti, senza garanzie e alcuna possibilità di ritorno alla normalità (le terapie geniche sono a senso unico).
    Fra gli “eventi avversi di classe” d questi prodotti, nell’uomo, si riscontra la disregolazione dei geni del sistema renina-angiotensina e del sistema immunitario, con un notevole incremento dei tumori, in particolare nei giovani, delle malattie autoimmuni, gravi problemi del Sistema Nervoso Centrale (SNC) e dell’apparato cardio-vascolare.
    Ma ancor più preoccupante è la comparsa di gravi segnali di sicurezza nel SNC, che includono anche malattie da prioni e la produzione di altre proteine aberranti sconosciute.
    I prioni sono trasmissibili con carne infetta, perché resistenti alla cottura e fra le gravi patologie si ricorda l’encefalopatia spongiforme bovina (cd “mucca pazza”).
    La carne, il latte e le uova di animali trattati con vaccini genici potrebbero risultare, quindi, infetti e trasferire prioni con l’alimentazione all’uomo.
    Il rischio biologico è, quindi, tutt’altro che remoto soprattutto per i nostri bambini, come i dati VAERS del CDC americano dimostrano.

    Domani sera, 28 Aprile ore 20,30 incontreremo, in video conferenza, l'Assessore all'agricoltura del Veneto Dario Bond proprio su questo tema.
    Diffondete per favore. Grazie

    Leonardo Guerra
    BREVE AGGIORNAMENTO SULLA VACCINAZIONE SPERIMENTALE CONTRO L’AVIARIA CON VACCINI GENICI NEGLI ALLEVAMENTI AVICOLI DEL VENETO, CAPOFILA. Sono state inviate due diffide ai decisori governativi e regionali (tutte le regioni) con richiesta di Moratoria per bloccare la campagna vaccinale sperimentale con vaccini genici contro l’Aviaria. Grazie a queste iniziate di decine di migliaia di cittadini e moltissime associazioni, che ringrazio, è stato posticipato all’inizio di maggio. Il programma del MinSal prevede di coinvolgere 136 allevamenti di tacchini e 64 di galline ovaiole, concentrati prevalentemente nella provincia di Verona e con un impatto su tutti il territorio nazionale. La Regione Veneto, è capofila della sperimentazione, e colpisce in negativo, l’assenza di garanzie di trasparenza, precauzione e tracciabilità, previste dalla normativa UE e dai diritti dei consumatori. L’Aviaria è una malattia dei volatili, endemica, nota da 100 anni. Periodicamente possono comparire dei focolai che vengono gestiti e contenuti da sempre, con efficacia e sicurezza grazie a misure sanitarie consolidate. Quindi non esiste alcuna emergenza. I Vaccini genici sperimentali sono stati introdotti sul mercato con l’emergenza Covid-19 e non si sono mai dimostrati né sicuri né tanto meno efficaci. Sono chiamati impropriamente vaccini per aggirare i controlli di sicurezza delle terapie geniche, quali sono Hanno, fra le varie peculiarità negative, una bio-distribuzione sistemica arrivando in tutte le cellule del corpo, incluse quelle del Sistema Nervoso Centrale. I vaccini tradizionali utilizzano invece un antigene inattivato virale o batterico, inerte, che rimane fuori dalla cellula negli spazi inter cellulari e localizzato nel punto di iniezione. Quelli genici, agiscono come veri agenti ed innescano processi sintetici, alieni, all’interno della cellula per tempi indefiniti. Sono stati ritrovati antigene e messaggero nel tessuto della vescica di un paziente dopo ben 3,5 anni in una recente indagine, avente questo limite temporale. Nella fattispecie, i vaccini sperimentali per l’Aviaria sono a DNA con vettore virale esattamente come quello Covid dell’Azienda AstraZeneca, ritirato in fretta e furia dal commercio nel maggio del 2024 per i gravi eventi avversi e problemi di sicurezza. Questa tecnologia sperimentale potrebbe, quindi, contaminare irreparabilmente i nostri allevamenti, senza garanzie e alcuna possibilità di ritorno alla normalità (le terapie geniche sono a senso unico). Fra gli “eventi avversi di classe” d questi prodotti, nell’uomo, si riscontra la disregolazione dei geni del sistema renina-angiotensina e del sistema immunitario, con un notevole incremento dei tumori, in particolare nei giovani, delle malattie autoimmuni, gravi problemi del Sistema Nervoso Centrale (SNC) e dell’apparato cardio-vascolare. Ma ancor più preoccupante è la comparsa di gravi segnali di sicurezza nel SNC, che includono anche malattie da prioni e la produzione di altre proteine aberranti sconosciute. I prioni sono trasmissibili con carne infetta, perché resistenti alla cottura e fra le gravi patologie si ricorda l’encefalopatia spongiforme bovina (cd “mucca pazza”). La carne, il latte e le uova di animali trattati con vaccini genici potrebbero risultare, quindi, infetti e trasferire prioni con l’alimentazione all’uomo. Il rischio biologico è, quindi, tutt’altro che remoto soprattutto per i nostri bambini, come i dati VAERS del CDC americano dimostrano. Domani sera, 28 Aprile ore 20,30 incontreremo, in video conferenza, l'Assessore all'agricoltura del Veneto Dario Bond proprio su questo tema. Diffondete per favore. Grazie 🙏 Leonardo Guerra
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  • Logicamente da quello che esce dalla commissione covid si sentino almeno infastiditi e quindi il Fatto si mobilita per il suo finanziatore Conte affiche' le ombre svaniscano!
    Si chiama “Il reddittio di giornalanza” !
    Quando l'OMS non sarà più controllato dai privati (multinazionali farmaceutiche); l'EMA e AIFA e ordine dei medici dalla politica corrotta, allora prenderò in considerazione gli studi di ricerca. Fino ad allora mi tengo i miei pregiudizi.
    Io faccio la statistica basata sull'osservazione e intorno a me vedo solo disastri. Ma tanti. E disastrosi. Persone per le quali il vaccino ha segnato un prima e un dopo: prima stavano bene.
    Quello che mi domando è come si possa affermare che le persone che hanno preso il vaccino siano state salvate. La riprova non potrà mai essere sperimentata. Bisognerebbe tornare indietro nel tempo e non vaccinare le stesse persone, e contare quante sarebbero sopravvissute. Stessa cosa per tutti i casi. Come se esce? Dunque bisogna sovrapporre nella linea temporale la mortalità generale con il programma di vaccinazione.
    Ci sono stati molti decessi.
    Molto causati da covid, molto causati dal vaccino, entrambi rientrano in uno
    Schema che solo uno stupido può non vedere.
    Ci vogliono morti, malati, perennemente impauriti e in balia di primordiali sentimenti disumani… consumatori vuoti di ogni valore.
    Il resto sono inutili discussioni vuote su medicina e legalità che si nascondono dietro protocolli e leggi inique.
    Stiamo ancora a disquisire in base al famoso "uno studio" di cui si riempiva la bocca Speranza. E che il dottor Cosentino definisce "osservazionale epidemiologico" su dati amministrativi (amministrativi?) e che riguardo ai quasi 5000 morti ha applicato vari test statistici che non hanno rilevato alcuna correlazione con i vaccini.
    Test statistici a rilevare correlazioni?
    Ma che razza di studio è?
    Io pretendo studi medici, di anatomopatologi, attenti e approfonditi e soprattutto al di fuori di ogni conflitto di interessi, su deceduti per morti improvvise. E su danneggiati dopo la vaccinazione. Studi scientifici rigorosi fatti da professionisti qualificati, non l'applicazione di test statistici.
    Invece stiamo alle proiezioni dei risultati dei referendum o delle elezioni politiche?
    Qualcuno dovrebbe fare uno studio sulle persone che ora stanno male ed è tutta una corsa a specialisti, visite, esami, tentativi di cure perché "non si capisce bene qual è il problema".
    - Sui costi sociali di avere così tanti cittadini non più pienamente attivi, non più pienamente indipendenti
    - sui costi finanziari della sanità
    - sui costi finanziari delle famiglie
    - sui costi psicologici e organizzativi delle famiglie
    - sull'impatto psicologico sulle persone che sanno benissimo di non essere più quelli di prima, che sanno da dove arrivano tutti questi problemi e temono ne possano arrivare di peggiori.
    - sul pentimento di essersi fidati, sulla rabbia di chi non può fare più di tanto, sul senso di abbandono
    - Sul costo della perdita di fiducia verso lo stato, la sanità e le cure.
    Che prezzo ha tutto questo?
    Io mi baso sui fatti: parenti, amici e conoscenti che muoiono come mosche dal vaccino in poi. Guardo i manifesti mortuari prima e dopo il vaccino. Il numero delle campane a morte della chiesa prima e dopo il vaccino. Il numero di persone che camminano con le stampelle per strada prima e dopo il vaccino. I grafici di Euromomo che riportano un aumento delle morti del 30% dal vaccino in poi.
    Le ricerche fatte da università colluse con Big Pharma mi lasciano alquanto indifferente.
    E Dio solo sa quanto vorrei essere affetta da pura allucinazione.
    Conosco diversi genitori che hanno visto morire i propri figli sani poco dopo la vaccinazione.
    Un dramma inconcepibile su cui è stato impossibile indagare con l'unico metodo che sarebbe stato attendibile e razionale, ovvero delle rapide e accurate autopsie.
    Ecco il pensiero espresso dai più.
    Un plauso al Bravissimo Prof. Cosentino, sempre equilibrato e attentissimo ricercatore. Il nucleo centrale dirimente rimane la "libertà di scelta" che non deve mai essere elusa! - di Emilia Padovano


    LO STUDIO "DI FINE MONDO" di Marco Cosentino
    Da stamane i social pro- e anti-vax sono in fibrillazione per quello che certi media si sono spinti a definire "un punto di non ritorno" dopo il quale "il problema non è più la scienza, ma è chi continua a ignorare la scienza". Sbam!
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/13/vaccino-covid-morti-improvvise-studio-ricerca-news/8351951/?utm_id=97758_v0_s00_e0_tv0&fbclid=IwY2xjawRW9_RleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEesKXC0UCkgqeFYduBh3cIfAtdnfBRbruGxgTtHHjKnWJ0XT4YXH0bsicMxFs_aem_CixEO6aLONfM8NeYlaupWQ

    Ora, al netto dei sorrisi che certi ingenui entusiasmi strappano, queste forme di comunicazione non hanno nulla a che fare con la ricerca scientifica e il suo modo di procedere. In altri termini, non esistono studi definitivi se non nella mente di chi affronta le questioni con l'ansia pregiudiziale di confermare le proprie tesi aprioristiche.
    Nello specifico, lo studio in questione è l'ennesimo osservazionale epidemiologico su dati amministrativi, che su 6,7 milioni di persone identifica quasi 5.000 morti improvvise e con l'applicazione di vari test statistici non trova alcuna associazione con i vaccini covid.
    E fin qui tutto bene. Le morti improvvise sono un argomento da trattare con cautela, sbaglia chi le vuole attribuire tutte monomaniacalmente ai vaccini covid, sbaglia simmetricamente chi vuole a tutti costi "salvare il soldato vaccino".
    Nel merito, quello studio va preso con le pinze già solo in quanto parte da quasi 15 milioni di persone nella popolazione totale per ridurle a poco più di 6 dopo aver eliminato tutti i soggetti a rischio anche minimo di morte repentina per le più diverse cause comprese quelle psichiatriche. Ci si vada a leggere i metodi per capire quanto estesi possano essere i criteri di esclusione che fanno la punta alla matita.
    Poi, rispetto ai risultati, rimane il fatto che quasi 5.000 persone morte improvvisamente saranno ben decedute per qualche ragione. Discutevamo l'altro giorno di importanti studi che stimano le vite salvate dai vaccini covid e che onestamente ammettono che i vaccini covid hanno anche ucciso. Nelle stime di alcuni dei migliori epidemiologi oggi in attività, almeno qualche decina di migliaia di persone, forse 20.000,forse 50.000 o più a seconda di come si gioca con i numeri. Una città neanche tanto piccola.
    Ora, volendo prendere per buone queste cifre, una semplice proporzione ci suggerisce che nella pancia dello studio canadese "di fine mondo" ci devono essere almeno qualche centinaio di morti "da vaccino". Troppe? Troppo poche? Io da sempre pemso troppo poche per essere "viste" con i grandi numeri dell'epidemiologia. Sono invece certo che siano troppe, come lo sarebbe anche una sola, per ritenere di poter imporre obbligatoriamente un farmaco intrinsecamente pericoloso, che forse ha salvato vite ma con la medesima probabilità ne ha anche rovinate. Da qui l'unica posizione possibile, ovvero a favore della libertà di scelta. E poi si può discutere. Ma prima di tutto, liberi di scegliere.
    Infine, raccomanderei agli estremisti no-vax un minimo di cautela, e che cercassero di smettere di essere la copia carbone dei loro interlocutori pro-vax, perché a continuare a urlare al veleno universale si finisce per cascare nella trappola degli studi sui grandi numeri perdendo di vista i singoli individui, che sono invece coloro che vanno protetti e tutelati dalle persone in malafede. Che stanno su entrambe le sponde del fiume.

    Source: https://www.facebook.com/emilia.padovano/posts/pfbid0yN5x2A3atTwG5YukeN5VMtuZ3F5igCxr4BmtHBBuj4fYamVVVTkK6BtrhrUXGWnnl
    Logicamente da quello che esce dalla commissione covid si sentino almeno infastiditi e quindi il Fatto si mobilita per il suo finanziatore Conte affiche' le ombre svaniscano! Si chiama “Il reddittio di giornalanza” ! Quando l'OMS non sarà più controllato dai privati (multinazionali farmaceutiche); l'EMA e AIFA e ordine dei medici dalla politica corrotta, allora prenderò in considerazione gli studi di ricerca. Fino ad allora mi tengo i miei pregiudizi. Io faccio la statistica basata sull'osservazione e intorno a me vedo solo disastri. Ma tanti. E disastrosi. Persone per le quali il vaccino ha segnato un prima e un dopo: prima stavano bene. Quello che mi domando è come si possa affermare che le persone che hanno preso il vaccino siano state salvate. La riprova non potrà mai essere sperimentata. Bisognerebbe tornare indietro nel tempo e non vaccinare le stesse persone, e contare quante sarebbero sopravvissute. Stessa cosa per tutti i casi. Come se esce? Dunque bisogna sovrapporre nella linea temporale la mortalità generale con il programma di vaccinazione. Ci sono stati molti decessi. Molto causati da covid, molto causati dal vaccino, entrambi rientrano in uno Schema che solo uno stupido può non vedere. Ci vogliono morti, malati, perennemente impauriti e in balia di primordiali sentimenti disumani… consumatori vuoti di ogni valore. Il resto sono inutili discussioni vuote su medicina e legalità che si nascondono dietro protocolli e leggi inique. Stiamo ancora a disquisire in base al famoso "uno studio" di cui si riempiva la bocca Speranza. E che il dottor Cosentino definisce "osservazionale epidemiologico" su dati amministrativi (amministrativi?) e che riguardo ai quasi 5000 morti ha applicato vari test statistici che non hanno rilevato alcuna correlazione con i vaccini. Test statistici a rilevare correlazioni? Ma che razza di studio è? Io pretendo studi medici, di anatomopatologi, attenti e approfonditi e soprattutto al di fuori di ogni conflitto di interessi, su deceduti per morti improvvise. E su danneggiati dopo la vaccinazione. Studi scientifici rigorosi fatti da professionisti qualificati, non l'applicazione di test statistici. Invece stiamo alle proiezioni dei risultati dei referendum o delle elezioni politiche? Qualcuno dovrebbe fare uno studio sulle persone che ora stanno male ed è tutta una corsa a specialisti, visite, esami, tentativi di cure perché "non si capisce bene qual è il problema". - Sui costi sociali di avere così tanti cittadini non più pienamente attivi, non più pienamente indipendenti - sui costi finanziari della sanità - sui costi finanziari delle famiglie - sui costi psicologici e organizzativi delle famiglie - sull'impatto psicologico sulle persone che sanno benissimo di non essere più quelli di prima, che sanno da dove arrivano tutti questi problemi e temono ne possano arrivare di peggiori. - sul pentimento di essersi fidati, sulla rabbia di chi non può fare più di tanto, sul senso di abbandono - Sul costo della perdita di fiducia verso lo stato, la sanità e le cure. Che prezzo ha tutto questo? Io mi baso sui fatti: parenti, amici e conoscenti che muoiono come mosche dal vaccino in poi. Guardo i manifesti mortuari prima e dopo il vaccino. Il numero delle campane a morte della chiesa prima e dopo il vaccino. Il numero di persone che camminano con le stampelle per strada prima e dopo il vaccino. I grafici di Euromomo che riportano un aumento delle morti del 30% dal vaccino in poi. Le ricerche fatte da università colluse con Big Pharma mi lasciano alquanto indifferente. E Dio solo sa quanto vorrei essere affetta da pura allucinazione. Conosco diversi genitori che hanno visto morire i propri figli sani poco dopo la vaccinazione. Un dramma inconcepibile su cui è stato impossibile indagare con l'unico metodo che sarebbe stato attendibile e razionale, ovvero delle rapide e accurate autopsie. Ecco il pensiero espresso dai più. 📌Un plauso al Bravissimo Prof. Cosentino, sempre equilibrato e attentissimo ricercatore. Il nucleo centrale dirimente rimane la "libertà di scelta" che non deve mai essere elusa! - di Emilia Padovano LO STUDIO "DI FINE MONDO" 🌺🌺🌺 di Marco Cosentino Da stamane i social pro- e anti-vax sono in fibrillazione per quello che certi media si sono spinti a definire "un punto di non ritorno" dopo il quale "il problema non è più la scienza, ma è chi continua a ignorare la scienza". Sbam! https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/13/vaccino-covid-morti-improvvise-studio-ricerca-news/8351951/?utm_id=97758_v0_s00_e0_tv0&fbclid=IwY2xjawRW9_RleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEesKXC0UCkgqeFYduBh3cIfAtdnfBRbruGxgTtHHjKnWJ0XT4YXH0bsicMxFs_aem_CixEO6aLONfM8NeYlaupWQ Ora, al netto dei sorrisi che certi ingenui entusiasmi strappano, queste forme di comunicazione non hanno nulla a che fare con la ricerca scientifica e il suo modo di procedere. In altri termini, non esistono studi definitivi se non nella mente di chi affronta le questioni con l'ansia pregiudiziale di confermare le proprie tesi aprioristiche. Nello specifico, lo studio in questione è l'ennesimo osservazionale epidemiologico su dati amministrativi, che su 6,7 milioni di persone identifica quasi 5.000 morti improvvise e con l'applicazione di vari test statistici non trova alcuna associazione con i vaccini covid. E fin qui tutto bene. Le morti improvvise sono un argomento da trattare con cautela, sbaglia chi le vuole attribuire tutte monomaniacalmente ai vaccini covid, sbaglia simmetricamente chi vuole a tutti costi "salvare il soldato vaccino". Nel merito, quello studio va preso con le pinze già solo in quanto parte da quasi 15 milioni di persone nella popolazione totale per ridurle a poco più di 6 dopo aver eliminato tutti i soggetti a rischio anche minimo di morte repentina per le più diverse cause comprese quelle psichiatriche. Ci si vada a leggere i metodi per capire quanto estesi possano essere i criteri di esclusione che fanno la punta alla matita. Poi, rispetto ai risultati, rimane il fatto che quasi 5.000 persone morte improvvisamente saranno ben decedute per qualche ragione. Discutevamo l'altro giorno di importanti studi che stimano le vite salvate dai vaccini covid e che onestamente ammettono che i vaccini covid hanno anche ucciso. Nelle stime di alcuni dei migliori epidemiologi oggi in attività, almeno qualche decina di migliaia di persone, forse 20.000,forse 50.000 o più a seconda di come si gioca con i numeri. Una città neanche tanto piccola. Ora, volendo prendere per buone queste cifre, una semplice proporzione ci suggerisce che nella pancia dello studio canadese "di fine mondo" ci devono essere almeno qualche centinaio di morti "da vaccino". Troppe? Troppo poche? Io da sempre pemso troppo poche per essere "viste" con i grandi numeri dell'epidemiologia. Sono invece certo che siano troppe, come lo sarebbe anche una sola, per ritenere di poter imporre obbligatoriamente un farmaco intrinsecamente pericoloso, che forse ha salvato vite ma con la medesima probabilità ne ha anche rovinate. Da qui l'unica posizione possibile, ovvero a favore della libertà di scelta. E poi si può discutere. Ma prima di tutto, liberi di scegliere. Infine, raccomanderei agli estremisti no-vax un minimo di cautela, e che cercassero di smettere di essere la copia carbone dei loro interlocutori pro-vax, perché a continuare a urlare al veleno universale si finisce per cascare nella trappola degli studi sui grandi numeri perdendo di vista i singoli individui, che sono invece coloro che vanno protetti e tutelati dalle persone in malafede. Che stanno su entrambe le sponde del fiume. Source: https://www.facebook.com/emilia.padovano/posts/pfbid0yN5x2A3atTwG5YukeN5VMtuZ3F5igCxr4BmtHBBuj4fYamVVVTkK6BtrhrUXGWnnl
    WWW.ILFATTOQUOTIDIANO.IT
    Vaccino Covid e morti improvvise: grande studio canadese esclude ogni collegamento
    Analizzati 4.912 casi di decesso in persone tra 12-50 anni: nessun aumento di morti nei periodi post-vaccinazione
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  • Cédric Lachat: “Il futuro dell’arrampicata? Dipende da come scegliamo di viverla” - Montagna.TV
    Dalla nascita di The Future of Climbing alle trasformazioni in atto: Lachat riflette su crescita, impatto e responsabilità...
    https://www.montagna.tv/271112/cedric-lachat-il-futuro-dellarrampicata-dipende-da-come-scegliamo-di-viverla/
    Cédric Lachat: “Il futuro dell’arrampicata? Dipende da come scegliamo di viverla” - Montagna.TV Dalla nascita di The Future of Climbing alle trasformazioni in atto: Lachat riflette su crescita, impatto e responsabilità... https://www.montagna.tv/271112/cedric-lachat-il-futuro-dellarrampicata-dipende-da-come-scegliamo-di-viverla/
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    Cédric Lachat: “Il futuro dell’arrampicata? Dipende da come scegliamo di viverla” - Montagna.TV
    Dalla nascita di The Future of Climbing alle trasformazioni in atto: Lachat riflette su crescita, impatto e responsabilità.
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  • Scegli ITALIANO

    I consumatori sono il vero motore del mercato.
    Ogni singolo acquisto ha un impatto concreto sull’economia del nostro Paese.

    Attraverso le nostre scelte consapevoli, cioè dettate da etica, valore e qualità, possiamo
    essere determinanti nel valorizzare il lavoro e il territorio italiano.
    Scegliere prodotti della filiera agricola italiana significa sostenere le imprese e l'economia locali, nonché orientare il mercato verso un modello più giusto e realmente vicino ai nostri bisogni.

    Federazione ITAli
    #scegliitaliano
    #mangiasano
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    #sceglisano
    #mercatoitaliano
    #economialocale
    Scegli ITALIANO I consumatori sono il vero motore del mercato. Ogni singolo acquisto ha un impatto concreto sull’economia del nostro Paese. Attraverso le nostre scelte consapevoli, cioè dettate da etica, valore e qualità, possiamo essere determinanti nel valorizzare il lavoro e il territorio italiano. Scegliere prodotti della filiera agricola italiana significa sostenere le imprese e l'economia locali, nonché orientare il mercato verso un modello più giusto e realmente vicino ai nostri bisogni. Federazione ITAli #scegliitaliano #mangiasano #mangiaitaliano #sceglisano #mercatoitaliano #economialocale
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  • Mercato del turismo sostenibile: domanda, sfide e panorama competitivo

    Il mercato del turismo sostenibile sta guadagnando rapidamente slancio, poiché viaggiatori, governi e operatori del settore attribuiscono un'importanza crescente a pratiche di viaggio ecologicamente responsabili e socialmente consapevoli. Il turismo sostenibile mira a minimizzare l'impatto ambientale, sostenere le comunità locali e preservare il patrimonio culturale e naturale, offrendo al contempo esperienze di viaggio significative.

    Leggi oggi stesso il report sul mercato del turismo sostenibile - https://www.skyquestt.com/report/sustainable-tourism-market

    #TurismoSostenibile #Ecoturismo #SettoreViaggi #ViaggiGreen #TurismoResponsabile #TendenzeDiMercato #MercatoDelTurismo #ViaggiEcoFriendly #MercatoGlobale #TendenzeViaggi
    Mercato del turismo sostenibile: domanda, sfide e panorama competitivo Il mercato del turismo sostenibile sta guadagnando rapidamente slancio, poiché viaggiatori, governi e operatori del settore attribuiscono un'importanza crescente a pratiche di viaggio ecologicamente responsabili e socialmente consapevoli. Il turismo sostenibile mira a minimizzare l'impatto ambientale, sostenere le comunità locali e preservare il patrimonio culturale e naturale, offrendo al contempo esperienze di viaggio significative. Leggi oggi stesso il report sul mercato del turismo sostenibile - https://www.skyquestt.com/report/sustainable-tourism-market #TurismoSostenibile #Ecoturismo #SettoreViaggi #ViaggiGreen #TurismoResponsabile #TendenzeDiMercato #MercatoDelTurismo #ViaggiEcoFriendly #MercatoGlobale #TendenzeViaggi
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    Sustainable Tourism Market Size | Growth Report [2033]
    In 2025, Sustainable Tourism Market was $2.35 trillion and is projected at $8.43 trillion in 2033, CAGR 17.3%. Get Free Sample Report!
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  • Iran ACTIVATES Hezbollah, 1000 Rockets OVERWHELM Israel, Trump in PANIC | Douglas Macgregor

    This video analyzes a large-scale escalation scenario where Hezbollah launches a massive multi-wave rocket and drone attack, overwhelming Israel’s layered air defense systems. We break down how saturation tactics, precision-guided munitions, and loitering drones combine to exceed interception capacity. The video explores the structure of coordinated attacks, the limits of missile defense under extreme pressure, and the strategic role of proxy forces in modern warfare. It also examines the broader geopolitical impact and shifting deterrence dynamics in the region. From tactical execution to global implications, this deep dive highlights how conflict is rapidly evolving.

    L'Iran attiva Hezbollah, 1000 razzi travolgono Israele, Trump nel panico | Douglas Macgregor

    Questo video analizza uno scenario di escalation su larga scala in cui Hezbollah lancia un massiccio attacco missilistico e con droni, travolgendo i sistemi di difesa aerea israeliani a più livelli. Analizziamo come le tattiche di saturazione, le munizioni a guida di precisione e i droni in volo stazionario si combinino per superare la capacità di intercettazione. Il video esplora la struttura degli attacchi coordinati, i limiti della difesa missilistica sotto estrema pressione e il ruolo strategico delle forze per procura nella guerra moderna. Esamina inoltre il più ampio impatto geopolitico e le dinamiche di deterrenza in evoluzione nella regione. Dall'esecuzione tattica alle implicazioni globali, questa analisi approfondita evidenzia la rapida evoluzione del conflitto.

    https://youtu.be/zFY8eiB5o6s?is=IldGJFKbhxqmZHKJ
    Iran ACTIVATES Hezbollah, 1000 Rockets OVERWHELM Israel, Trump in PANIC | Douglas Macgregor This video analyzes a large-scale escalation scenario where Hezbollah launches a massive multi-wave rocket and drone attack, overwhelming Israel’s layered air defense systems. We break down how saturation tactics, precision-guided munitions, and loitering drones combine to exceed interception capacity. The video explores the structure of coordinated attacks, the limits of missile defense under extreme pressure, and the strategic role of proxy forces in modern warfare. It also examines the broader geopolitical impact and shifting deterrence dynamics in the region. From tactical execution to global implications, this deep dive highlights how conflict is rapidly evolving. L'Iran attiva Hezbollah, 1000 razzi travolgono Israele, Trump nel panico | Douglas Macgregor Questo video analizza uno scenario di escalation su larga scala in cui Hezbollah lancia un massiccio attacco missilistico e con droni, travolgendo i sistemi di difesa aerea israeliani a più livelli. Analizziamo come le tattiche di saturazione, le munizioni a guida di precisione e i droni in volo stazionario si combinino per superare la capacità di intercettazione. Il video esplora la struttura degli attacchi coordinati, i limiti della difesa missilistica sotto estrema pressione e il ruolo strategico delle forze per procura nella guerra moderna. Esamina inoltre il più ampio impatto geopolitico e le dinamiche di deterrenza in evoluzione nella regione. Dall'esecuzione tattica alle implicazioni globali, questa analisi approfondita evidenzia la rapida evoluzione del conflitto. https://youtu.be/zFY8eiB5o6s?is=IldGJFKbhxqmZHKJ
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