• L’ora della sera
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    Attualità

    STORIA CONTEMPORANEA

    Bruciati vivi: massacro a Odessa, ferita aperta nella storia ucraina

    Il rogo della Casa dei Sindacati, le 48 vittime e le indagini contestate
    Odessa resta simbolo delle profonde fratture ucraine

    di Piero De Ruvo

    Il 2 maggio 2014 resta una delle pagine più oscure e controverse della storia recente dell’Ucraina. Nel clima incendiario seguito all’Euromaidan e all’annessione della Crimea, Odessa si trasformò nel teatro di una violenza brutale che ancora oggi solleva interrogativi inquietanti.

    Quella giornata iniziò con scontri tra manifestanti favorevoli all’unità del Paese — tra cui attivisti pro-Maidan e gruppi ultranazionalisti — e sostenitori del fronte anti-Maidan. Le violenze esplosero rapidamente, lungo via Grecheskaya si registrarono i primi morti, mentre la situazione degenerava tra armi da fuoco, molotov e aggressioni diffuse. Nel corso delle ore, i manifestanti anti-Maidan, progressivamente sopraffatti, furono costretti a ritirarsi verso piazza Kulikove Pole, cercando rifugio nella Casa dei Sindacati, fino a che la tragedia li raggiunse ai suoi apici: l’edificio venne circondato e colpito con bottiglie incendiarie, il rogo si propagò con estrema rapidità trasformando gli interni in una trappola mortale. Le fiamme e il fumo invasero ogni spazio. Decine di persone morirono soffocate o arse vive, mentre altre, nel tentativo disperato di salvarsi, si lanciarono dalle finestre. Il bilancio ufficiale fu di 48 morti e circa 250 feriti, testimonianze e ricostruzioni successive hanno inoltre riferito di violenze contro alcuni sopravvissuti, alimentando ulteriormente indignazione e sospetti. Le responsabilità di quanto accaduto restano uno dei punti più controversi. Diverse analisi hanno evidenziato il ruolo attivo di frange radicali pro-Maidan nella dinamica degli scontri e nell’assedio dell’edificio, allo stesso tempo, gravi interrogativi riguardano l’operato delle autorità ucraine, la gestione dell’ordine pubblico, il ritardo dei soccorsi e la mancata prevenzione dell’escalation appaiono, per molti osservatori, segnali di una responsabilità almeno indiretta, se non di una colpevole negligenza. Il capitolo giudiziario ha ulteriormente aggravato il quadro.

    Le indagini sono state ripetutamente criticate per lentezza, inefficacia e presunta parzialità. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Ucraina per le gravi carenze investigative e per non aver garantito adeguatamente la tutela del diritto alla vita, rafforzando la percezione di un sistema incapace — o non disposto — a fare piena luce sui fatti. Accanto ai fatti accertati, negli anni sono emerse anche ipotesi e accuse più ampie, comprese quelle che evocano possibili influenze o interessi esterni nella gestione della crisi ucraina. Si tratta tuttavia di ricostruzioni controverse e non dimostrate, che riflettono il clima di sfiducia e la guerra di narrazioni che ha accompagnato l’intero conflitto. Per una parte dell’opinione pubblica, soprattutto nelle regioni orientali e in Russia, Odessa è diventata il simbolo di una repressione violenta e della frattura insanabile all’interno del Paese e nei mesi successivi l’episodio contribuì ad alimentare la radicalizzazione e l’escalation della guerra nel Donbass. A distanza di anni, mentre ombre pesanti, indagini incomplete, prove disperse, nessuna piena attribuzione di responsabilità e l’assenza di una giustizia condivisa ha consolidato narrazioni contrapposte e diffidenze profonde, lasciando il massacro di Odessa come una ferita ancora aperta. Più che un episodio isolato, quella giornata rappresenta uno spartiacque, il momento in cui le divisioni interne ucraine si trasformarono definitivamente in un conflitto aperto, destinato a segnare gli anni successivi e a influenzare profondamente gli equilibri geopolitici dell’intera regione.
    L’ora della sera www.oranotizie.com Attualità STORIA CONTEMPORANEA Bruciati vivi: massacro a Odessa, ferita aperta nella storia ucraina Il rogo della Casa dei Sindacati, le 48 vittime e le indagini contestate Odessa resta simbolo delle profonde fratture ucraine di Piero De Ruvo Il 2 maggio 2014 resta una delle pagine più oscure e controverse della storia recente dell’Ucraina. Nel clima incendiario seguito all’Euromaidan e all’annessione della Crimea, Odessa si trasformò nel teatro di una violenza brutale che ancora oggi solleva interrogativi inquietanti. Quella giornata iniziò con scontri tra manifestanti favorevoli all’unità del Paese — tra cui attivisti pro-Maidan e gruppi ultranazionalisti — e sostenitori del fronte anti-Maidan. Le violenze esplosero rapidamente, lungo via Grecheskaya si registrarono i primi morti, mentre la situazione degenerava tra armi da fuoco, molotov e aggressioni diffuse. Nel corso delle ore, i manifestanti anti-Maidan, progressivamente sopraffatti, furono costretti a ritirarsi verso piazza Kulikove Pole, cercando rifugio nella Casa dei Sindacati, fino a che la tragedia li raggiunse ai suoi apici: l’edificio venne circondato e colpito con bottiglie incendiarie, il rogo si propagò con estrema rapidità trasformando gli interni in una trappola mortale. Le fiamme e il fumo invasero ogni spazio. Decine di persone morirono soffocate o arse vive, mentre altre, nel tentativo disperato di salvarsi, si lanciarono dalle finestre. Il bilancio ufficiale fu di 48 morti e circa 250 feriti, testimonianze e ricostruzioni successive hanno inoltre riferito di violenze contro alcuni sopravvissuti, alimentando ulteriormente indignazione e sospetti. Le responsabilità di quanto accaduto restano uno dei punti più controversi. Diverse analisi hanno evidenziato il ruolo attivo di frange radicali pro-Maidan nella dinamica degli scontri e nell’assedio dell’edificio, allo stesso tempo, gravi interrogativi riguardano l’operato delle autorità ucraine, la gestione dell’ordine pubblico, il ritardo dei soccorsi e la mancata prevenzione dell’escalation appaiono, per molti osservatori, segnali di una responsabilità almeno indiretta, se non di una colpevole negligenza. Il capitolo giudiziario ha ulteriormente aggravato il quadro. Le indagini sono state ripetutamente criticate per lentezza, inefficacia e presunta parzialità. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Ucraina per le gravi carenze investigative e per non aver garantito adeguatamente la tutela del diritto alla vita, rafforzando la percezione di un sistema incapace — o non disposto — a fare piena luce sui fatti. Accanto ai fatti accertati, negli anni sono emerse anche ipotesi e accuse più ampie, comprese quelle che evocano possibili influenze o interessi esterni nella gestione della crisi ucraina. Si tratta tuttavia di ricostruzioni controverse e non dimostrate, che riflettono il clima di sfiducia e la guerra di narrazioni che ha accompagnato l’intero conflitto. Per una parte dell’opinione pubblica, soprattutto nelle regioni orientali e in Russia, Odessa è diventata il simbolo di una repressione violenta e della frattura insanabile all’interno del Paese e nei mesi successivi l’episodio contribuì ad alimentare la radicalizzazione e l’escalation della guerra nel Donbass. A distanza di anni, mentre ombre pesanti, indagini incomplete, prove disperse, nessuna piena attribuzione di responsabilità e l’assenza di una giustizia condivisa ha consolidato narrazioni contrapposte e diffidenze profonde, lasciando il massacro di Odessa come una ferita ancora aperta. Più che un episodio isolato, quella giornata rappresenta uno spartiacque, il momento in cui le divisioni interne ucraine si trasformarono definitivamente in un conflitto aperto, destinato a segnare gli anni successivi e a influenzare profondamente gli equilibri geopolitici dell’intera regione.
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  • BREVE AGGIORNAMENTO SULLA VACCINAZIONE SPERIMENTALE CONTRO L’AVIARIA CON VACCINI GENICI NEGLI ALLEVAMENTI AVICOLI DEL VENETO, CAPOFILA.

    Sono state inviate due diffide ai decisori governativi e regionali (tutte le regioni) con richiesta di Moratoria per bloccare la campagna vaccinale sperimentale con vaccini genici contro l’Aviaria. Grazie a queste iniziate di decine di migliaia di cittadini e moltissime associazioni, che ringrazio, è stato posticipato all’inizio di maggio. Il programma del MinSal prevede di coinvolgere 136 allevamenti di tacchini e 64 di galline ovaiole, concentrati prevalentemente nella provincia di Verona e con un impatto su tutti il territorio nazionale.
    La Regione Veneto, è capofila della sperimentazione, e colpisce in negativo, l’assenza di garanzie di trasparenza, precauzione e tracciabilità, previste dalla normativa UE e dai diritti dei consumatori.
    L’Aviaria è una malattia dei volatili, endemica, nota da 100 anni. Periodicamente possono comparire dei focolai che vengono gestiti e contenuti da sempre, con efficacia e sicurezza grazie a misure sanitarie consolidate. Quindi non esiste alcuna emergenza.
    I Vaccini genici sperimentali sono stati introdotti sul mercato con l’emergenza Covid-19 e non si sono mai dimostrati né sicuri né tanto meno efficaci.
    Sono chiamati impropriamente vaccini per aggirare i controlli di sicurezza delle terapie geniche, quali sono Hanno, fra le varie peculiarità negative, una bio-distribuzione sistemica arrivando in tutte le cellule del corpo, incluse quelle del Sistema Nervoso Centrale. I vaccini tradizionali utilizzano invece un antigene inattivato virale o batterico, inerte, che rimane fuori dalla cellula negli spazi inter cellulari e localizzato nel punto di iniezione.
    Quelli genici, agiscono come veri agenti ed innescano processi sintetici, alieni, all’interno della cellula per tempi indefiniti. Sono stati ritrovati antigene e messaggero nel tessuto della vescica di un paziente dopo ben 3,5 anni in una recente indagine, avente questo limite temporale.
    Nella fattispecie, i vaccini sperimentali per l’Aviaria sono a DNA con vettore virale esattamente come quello Covid dell’Azienda AstraZeneca, ritirato in fretta e furia dal commercio nel maggio del 2024 per i gravi eventi avversi e problemi di sicurezza.
    Questa tecnologia sperimentale potrebbe, quindi, contaminare irreparabilmente i nostri allevamenti, senza garanzie e alcuna possibilità di ritorno alla normalità (le terapie geniche sono a senso unico).
    Fra gli “eventi avversi di classe” d questi prodotti, nell’uomo, si riscontra la disregolazione dei geni del sistema renina-angiotensina e del sistema immunitario, con un notevole incremento dei tumori, in particolare nei giovani, delle malattie autoimmuni, gravi problemi del Sistema Nervoso Centrale (SNC) e dell’apparato cardio-vascolare.
    Ma ancor più preoccupante è la comparsa di gravi segnali di sicurezza nel SNC, che includono anche malattie da prioni e la produzione di altre proteine aberranti sconosciute.
    I prioni sono trasmissibili con carne infetta, perché resistenti alla cottura e fra le gravi patologie si ricorda l’encefalopatia spongiforme bovina (cd “mucca pazza”).
    La carne, il latte e le uova di animali trattati con vaccini genici potrebbero risultare, quindi, infetti e trasferire prioni con l’alimentazione all’uomo.
    Il rischio biologico è, quindi, tutt’altro che remoto soprattutto per i nostri bambini, come i dati VAERS del CDC americano dimostrano.

    Domani sera, 28 Aprile ore 20,30 incontreremo, in video conferenza, l'Assessore all'agricoltura del Veneto Dario Bond proprio su questo tema.
    Diffondete per favore. Grazie

    Leonardo Guerra
    BREVE AGGIORNAMENTO SULLA VACCINAZIONE SPERIMENTALE CONTRO L’AVIARIA CON VACCINI GENICI NEGLI ALLEVAMENTI AVICOLI DEL VENETO, CAPOFILA. Sono state inviate due diffide ai decisori governativi e regionali (tutte le regioni) con richiesta di Moratoria per bloccare la campagna vaccinale sperimentale con vaccini genici contro l’Aviaria. Grazie a queste iniziate di decine di migliaia di cittadini e moltissime associazioni, che ringrazio, è stato posticipato all’inizio di maggio. Il programma del MinSal prevede di coinvolgere 136 allevamenti di tacchini e 64 di galline ovaiole, concentrati prevalentemente nella provincia di Verona e con un impatto su tutti il territorio nazionale. La Regione Veneto, è capofila della sperimentazione, e colpisce in negativo, l’assenza di garanzie di trasparenza, precauzione e tracciabilità, previste dalla normativa UE e dai diritti dei consumatori. L’Aviaria è una malattia dei volatili, endemica, nota da 100 anni. Periodicamente possono comparire dei focolai che vengono gestiti e contenuti da sempre, con efficacia e sicurezza grazie a misure sanitarie consolidate. Quindi non esiste alcuna emergenza. I Vaccini genici sperimentali sono stati introdotti sul mercato con l’emergenza Covid-19 e non si sono mai dimostrati né sicuri né tanto meno efficaci. Sono chiamati impropriamente vaccini per aggirare i controlli di sicurezza delle terapie geniche, quali sono Hanno, fra le varie peculiarità negative, una bio-distribuzione sistemica arrivando in tutte le cellule del corpo, incluse quelle del Sistema Nervoso Centrale. I vaccini tradizionali utilizzano invece un antigene inattivato virale o batterico, inerte, che rimane fuori dalla cellula negli spazi inter cellulari e localizzato nel punto di iniezione. Quelli genici, agiscono come veri agenti ed innescano processi sintetici, alieni, all’interno della cellula per tempi indefiniti. Sono stati ritrovati antigene e messaggero nel tessuto della vescica di un paziente dopo ben 3,5 anni in una recente indagine, avente questo limite temporale. Nella fattispecie, i vaccini sperimentali per l’Aviaria sono a DNA con vettore virale esattamente come quello Covid dell’Azienda AstraZeneca, ritirato in fretta e furia dal commercio nel maggio del 2024 per i gravi eventi avversi e problemi di sicurezza. Questa tecnologia sperimentale potrebbe, quindi, contaminare irreparabilmente i nostri allevamenti, senza garanzie e alcuna possibilità di ritorno alla normalità (le terapie geniche sono a senso unico). Fra gli “eventi avversi di classe” d questi prodotti, nell’uomo, si riscontra la disregolazione dei geni del sistema renina-angiotensina e del sistema immunitario, con un notevole incremento dei tumori, in particolare nei giovani, delle malattie autoimmuni, gravi problemi del Sistema Nervoso Centrale (SNC) e dell’apparato cardio-vascolare. Ma ancor più preoccupante è la comparsa di gravi segnali di sicurezza nel SNC, che includono anche malattie da prioni e la produzione di altre proteine aberranti sconosciute. I prioni sono trasmissibili con carne infetta, perché resistenti alla cottura e fra le gravi patologie si ricorda l’encefalopatia spongiforme bovina (cd “mucca pazza”). La carne, il latte e le uova di animali trattati con vaccini genici potrebbero risultare, quindi, infetti e trasferire prioni con l’alimentazione all’uomo. Il rischio biologico è, quindi, tutt’altro che remoto soprattutto per i nostri bambini, come i dati VAERS del CDC americano dimostrano. Domani sera, 28 Aprile ore 20,30 incontreremo, in video conferenza, l'Assessore all'agricoltura del Veneto Dario Bond proprio su questo tema. Diffondete per favore. Grazie 🙏 Leonardo Guerra
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  • "ANDARSELA A CERCARE (e il senso della mediazione)

    Vorrei starne fuori dalle solite polemiche, ma in Italia sembra praticamente impossibile.
    Provo allora a cercare motivazioni ulteriori in questo 25 Aprile. Porto con me un’esperienza significativa nel Coordinamento per la Pace: anche quest’anno siamo riusciti a mettere in corteo qualcosa che ci appartiene davvero, quel senso di “Resistenza che continua” dentro una modernità in cui certi fascismi non sono mai stati del tutto debellati. Abbiamo chiuso con un comizio alternativo, forse per pochi, forse per molti, ma con parole autentiche: di cuore, oltre che combattive. Ed è questo, alla fine, che conta.

    Per il resto, dispiace — ancora una volta — assistere, direttamente o per interposta cronaca, ai soliti siparietti tra Brigata Ebraica, ANPI ed esponenti politici nazionali, dopo l’allontanamento e la contestazione della Brigata dal corteo. Uno spettacolo che si ripete ciclicamente e che, in un contesto geopolitico come quello attuale — tra guerre di procura e accuse di genocidio — difficilmente poteva avere un esito diverso. Cosa ci si aspettava, davvero?

    Se il 25 Aprile resta, e deve restare, una festa di tutti — con il diritto di ciascuno di essere presente in piazza — è altrettanto evidente che negli anni abbia assunto tratti ibridi, a metà tra rave, sagra e passerella social (e qui, laissons tomber). Ma proprio per questo non possiamo sorprenderci di un finale già scritto, ora alimentato da botta e risposta tra Walker Meghnagi e l’ANPI, fino alle vie legali.

    A Milano, peraltro, le tensioni erano nell’aria già da settimane. E non ha certo aiutato una certa “sfrontatezza” da parte della Brigata Ebraica: presentarsi con simboli, bandiere e perfino immagini percepite come vicine all’establishment israelo-statunitense, in questo clima, equivale — piaccia o no — ad andarsela a cercare

    Quando si occupa una posizione così esposta, il basso profilo non è solo una questione di opportunità o dignità (ammesso che qualcuno voglia ancora parlarne), ma diventa persino una questione di "incolumità".

    Ed è forse per questo che oggi, 26 aprile, mi sento più vicino a posizioni lucide, razionali, come quelle di chi la Shoah l’ha vissuta e ne custodisce il senso più profondo. Chi conosce davvero il valore dei diritti umani e il significato autentico di una ricorrenza che rischiamo di svuotare.
    Non è democristiano, né ignavo, provare a leggere le cose in modo mediano — come suggerisce Edith Bruck. È, al contrario, uno degli interventi più onesti e centrati emersi in mezzo al rumore:

    - “Il 25 aprile riguarda la liberazione dell’Italia dal fascismo. Che c’entrano Israele e la sua bandiera?”
    E ancora: “Sfilino con la bandiera italiana quelli della Brigata ebraica e ringrazino il cielo di essere stati liberati dal fascismo. Nella piazza del 25 aprile doveva esserci posto solo per i simboli della liberazione e dell’antifascismo. Invece, sia da una parte che dall’altra, ne hanno approfittato per portare alla ribalta questioni del tutto fuori luogo.”

    -“Tutti pensano di fare una cosa giusta per la loro causa infilandosi al corteo del 25 aprile”.
    E chiude: “Finché sarà in corso il conflitto con i palestinesi, l’odio potrà solo crescere e avvelenare l’intera società. Le azioni del governo Netanyahu rappresentano un danno per tutti gli ebrei del mondo e aumentano l’antisemitismo. Al corteo bisognava portare la bandiera della pace”.

    C’è poco da aggiungere, in un contesto già saturo di tensione. La polemica continuerà, tra carte bollate e titoli gridati, come da copione.

    Resta, forse, solo una necessità: tornare a concentrarsi sulle esigenze reali di una città come Milano, che sul piano sociale non può più permettersi di perdere tempo. Nemmeno per indignarsi.

    #25Aprile #Resistenza #Milano #PoliticaItaliana #dirittiumani
    "ANDARSELA A CERCARE (e il senso della mediazione) Vorrei starne fuori dalle solite polemiche, ma in Italia sembra praticamente impossibile. Provo allora a cercare motivazioni ulteriori in questo 25 Aprile. Porto con me un’esperienza significativa nel Coordinamento per la Pace: anche quest’anno siamo riusciti a mettere in corteo qualcosa che ci appartiene davvero, quel senso di “Resistenza che continua” dentro una modernità in cui certi fascismi non sono mai stati del tutto debellati. Abbiamo chiuso con un comizio alternativo, forse per pochi, forse per molti, ma con parole autentiche: di cuore, oltre che combattive. Ed è questo, alla fine, che conta. Per il resto, dispiace — ancora una volta — assistere, direttamente o per interposta cronaca, ai soliti siparietti tra Brigata Ebraica, ANPI ed esponenti politici nazionali, dopo l’allontanamento e la contestazione della Brigata dal corteo. Uno spettacolo che si ripete ciclicamente e che, in un contesto geopolitico come quello attuale — tra guerre di procura e accuse di genocidio — difficilmente poteva avere un esito diverso. Cosa ci si aspettava, davvero? Se il 25 Aprile resta, e deve restare, una festa di tutti — con il diritto di ciascuno di essere presente in piazza — è altrettanto evidente che negli anni abbia assunto tratti ibridi, a metà tra rave, sagra e passerella social (e qui, laissons tomber). Ma proprio per questo non possiamo sorprenderci di un finale già scritto, ora alimentato da botta e risposta tra Walker Meghnagi e l’ANPI, fino alle vie legali. A Milano, peraltro, le tensioni erano nell’aria già da settimane. E non ha certo aiutato una certa “sfrontatezza” da parte della Brigata Ebraica: presentarsi con simboli, bandiere e perfino immagini percepite come vicine all’establishment israelo-statunitense, in questo clima, equivale — piaccia o no — ad andarsela a cercare ❌ Quando si occupa una posizione così esposta, il basso profilo non è solo una questione di opportunità o dignità (ammesso che qualcuno voglia ancora parlarne), ma diventa persino una questione di "incolumità". Ed è forse per questo che oggi, 26 aprile, mi sento più vicino a posizioni lucide, razionali, come quelle di chi la Shoah l’ha vissuta e ne custodisce il senso più profondo. Chi conosce davvero il valore dei diritti umani e il significato autentico di una ricorrenza che rischiamo di svuotare. Non è democristiano, né ignavo, provare a leggere le cose in modo mediano — come suggerisce Edith Bruck. È, al contrario, uno degli interventi più onesti e centrati emersi in mezzo al rumore: - “Il 25 aprile riguarda la liberazione dell’Italia dal fascismo. Che c’entrano Israele e la sua bandiera?” E ancora: “Sfilino con la bandiera italiana quelli della Brigata ebraica e ringrazino il cielo di essere stati liberati dal fascismo. Nella piazza del 25 aprile doveva esserci posto solo per i simboli della liberazione e dell’antifascismo. Invece, sia da una parte che dall’altra, ne hanno approfittato per portare alla ribalta questioni del tutto fuori luogo.” -“Tutti pensano di fare una cosa giusta per la loro causa infilandosi al corteo del 25 aprile”. E chiude: “Finché sarà in corso il conflitto con i palestinesi, l’odio potrà solo crescere e avvelenare l’intera società. Le azioni del governo Netanyahu rappresentano un danno per tutti gli ebrei del mondo e aumentano l’antisemitismo. Al corteo bisognava portare la bandiera della pace”. C’è poco da aggiungere, in un contesto già saturo di tensione. La polemica continuerà, tra carte bollate e titoli gridati, come da copione. Resta, forse, solo una necessità: tornare a concentrarsi sulle esigenze reali di una città come Milano, che sul piano sociale non può più permettersi di perdere tempo. Nemmeno per indignarsi. #25Aprile #Resistenza #Milano #PoliticaItaliana #dirittiumani
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  • Otto pannelli sulla strage a Vezimo, museo diffuso
    Con il ricavato dei diritti d'autore di Elisa Malacalza, autrice del libro "Volevamo solo ballare", sarà realizzato un percorso sulla memoria del borgo d...
    https://www.liberta.it/news/attualita/otto-pannelli-sulla-strage-a-vezimo-museo-diffuso/106003
    Otto pannelli sulla strage a Vezimo, museo diffuso Con il ricavato dei diritti d'autore di Elisa Malacalza, autrice del libro "Volevamo solo ballare", sarà realizzato un percorso sulla memoria del borgo d... https://www.liberta.it/news/attualita/otto-pannelli-sulla-strage-a-vezimo-museo-diffuso/106003
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    Otto pannelli sulla strage a Vezimo, museo diffuso
    Con il ricavato dei diritti d'autore di Elisa Malacalza, autrice del libro "Volevamo solo ballare", sarà realizzato un percorso sulla memoria del borgo d...
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  • SCACCHI non è un gioco per tutte le menti !
    In UNGHERIA sono bravissimi!!!
    Viktor Orbán piazza il suo “traditore” di fiducia e l’UE casca nella trappola perfetta: lo scacco matto che ha umiliato Bruxelles, Soros e Obama !!!
    In un esercizio di scacchi politici così brillante da sfiorare il comico, Viktor Orbán aveva fiutato da tempo che l’Unione Europea, George Soros, Obama e tutto il club globalista ce l’avevano con lui. Poiché in Ungheria non era rimasta un’opposizione di sinistra degna di nota (nessuno aveva superato il ridicolo 5% elettorale), il primo ministro ungherese decise di risolvere il problema a modo suo: prese il suo miglior alleato e uomo di fiducia, Péter Magyar, e lo mandò in prima linea come “oppositore” di lusso.
    Il piano era semplice quanto geniale: Magyar, che fino al 2024 era stato un pezzo chiave del governo orbánista, abbandonò drammaticamente la nave, si fece passare per dissidente, accolse con piacere i fondi degli stessi euroburocrati che odiano Orbán e si presentò come la grande speranza del “cambiamento”. La sinistra europea e i suoi mecenati ci cascarono come mosche nel miele. “Finalmente!”, gridarono a Bruxelles, mentre aprivano il portafoglio. Nessuno capì nulla, ovvio, perché quasi nessuno parla ungherese e i titoli dei media occidentali erano troppo belli per essere messi in discussione.
    Risultato, Magyar ha vinto. E non appena ha messo piede al potere, il “traditore” ha rivelato il suo vero volto. Ha dichiarato che il confine “non è abbastanza forte”, ha respinto il 90% delle richieste di Ursula von der Leyen, ha dato priorità ai diritti degli ungheresi etnici e ha proseguito, nella pratica, sulla stessa linea sovranista che tanto infastidisce l’UE.
    L’Unione Europea, Soros, Obama e compagnia hanno abboccato all’amo, hanno sganciato i soldi e ora guardano attoniti come il “cambiamento” che tanto avevano celebrato sia esattamente uguale all’Orbán di sempre, solo con un altro nome.
    Mossa magistrale.
    Scacchi a 5D nella loro massima espressione: tutto legale, tutto pulito e tutto sotto il loro naso.

    CHESS is not a game for all minds!
    In HUNGARY they are very good!!!
    Viktor Orbán places his "traitor" of trust and the EU falls into the perfect trap: the checkmate that humiliated Brussels, Soros and Obama!!!
    In an exercise in political chess so brilliant that it verged on the comical, Viktor Orbán had long ago sensed that the European Union, George Soros, Obama and the entire globalist club were after him. Since there was no notable left-wing opposition left in Hungary (no one had exceeded the ridiculous 5% electoral threshold), the Hungarian prime minister decided to solve the problem in his own way: he took his best ally and trusted man, Péter Magyar, and sent him to the front line as a luxury "opposition".
    The plan was as simple as it was ingenious: Magyar, who until 2024 had been a key piece of the Orbánist government, dramatically abandoned ship, passed himself off as a dissident, welcomed the funds from the same Eurobureaucrats who hate Orbán and presented himself as the great hope of "change". The European left and its patrons fell for it like flies to honey. “Finally!”, they shouted in Brussels, as they opened their wallets. Nobody understood anything, of course, because almost nobody speaks Hungarian and the Western media headlines were too good to question.
    Result, Magyar won. And as soon as he stepped into power, the “traitor” revealed his true face. He declared that the border is “not strong enough”, rejected 90% of Ursula von der Leyen's demands, gave priority to the rights of ethnic Hungarians and continued, in practice, along the same sovereignist line that annoys the EU so much.
    The European Union, Soros, Obama and company took the bait, dropped the money and now watch in astonishment how the "change" they had celebrated so much is exactly the same as Orbán as always, only with a different name.
    Masterful move.
    5D chess at its finest: all legal, all clean and all right under their noses.!


    Source: https://www.facebook.com/share/1Afe66PA16/
    SCACCHI ♟️ non è un gioco per tutte le menti ! In UNGHERIA sono bravissimi!!! 🇭🇺 Viktor Orbán piazza il suo “traditore” di fiducia e l’UE casca nella trappola perfetta: lo scacco matto che ha umiliato Bruxelles, Soros e Obama !!! In un esercizio di scacchi politici così brillante da sfiorare il comico, Viktor Orbán aveva fiutato da tempo che l’Unione Europea, George Soros, Obama e tutto il club globalista ce l’avevano con lui. Poiché in Ungheria non era rimasta un’opposizione di sinistra degna di nota (nessuno aveva superato il ridicolo 5% elettorale), il primo ministro ungherese decise di risolvere il problema a modo suo: prese il suo miglior alleato e uomo di fiducia, Péter Magyar, e lo mandò in prima linea come “oppositore” di lusso. Il piano era semplice quanto geniale: Magyar, che fino al 2024 era stato un pezzo chiave del governo orbánista, abbandonò drammaticamente la nave, si fece passare per dissidente, accolse con piacere i fondi degli stessi euroburocrati che odiano Orbán e si presentò come la grande speranza del “cambiamento”. La sinistra europea e i suoi mecenati ci cascarono come mosche nel miele. “Finalmente!”, gridarono a Bruxelles, mentre aprivano il portafoglio. Nessuno capì nulla, ovvio, perché quasi nessuno parla ungherese e i titoli dei media occidentali erano troppo belli per essere messi in discussione. Risultato, Magyar ha vinto. E non appena ha messo piede al potere, il “traditore” ha rivelato il suo vero volto. Ha dichiarato che il confine “non è abbastanza forte”, ha respinto il 90% delle richieste di Ursula von der Leyen, ha dato priorità ai diritti degli ungheresi etnici e ha proseguito, nella pratica, sulla stessa linea sovranista che tanto infastidisce l’UE. L’Unione Europea, Soros, Obama e compagnia hanno abboccato all’amo, hanno sganciato i soldi e ora guardano attoniti come il “cambiamento” che tanto avevano celebrato sia esattamente uguale all’Orbán di sempre, solo con un altro nome. Mossa magistrale. Scacchi a 5D nella loro massima espressione: tutto legale, tutto pulito e tutto sotto il loro naso. CHESS is not a game for all minds! In HUNGARY they are very good!!! Viktor Orbán places his "traitor" of trust and the EU falls into the perfect trap: the checkmate that humiliated Brussels, Soros and Obama!!! In an exercise in political chess so brilliant that it verged on the comical, Viktor Orbán had long ago sensed that the European Union, George Soros, Obama and the entire globalist club were after him. Since there was no notable left-wing opposition left in Hungary (no one had exceeded the ridiculous 5% electoral threshold), the Hungarian prime minister decided to solve the problem in his own way: he took his best ally and trusted man, Péter Magyar, and sent him to the front line as a luxury "opposition". The plan was as simple as it was ingenious: Magyar, who until 2024 had been a key piece of the Orbánist government, dramatically abandoned ship, passed himself off as a dissident, welcomed the funds from the same Eurobureaucrats who hate Orbán and presented himself as the great hope of "change". The European left and its patrons fell for it like flies to honey. “Finally!”, they shouted in Brussels, as they opened their wallets. Nobody understood anything, of course, because almost nobody speaks Hungarian and the Western media headlines were too good to question. Result, Magyar won. And as soon as he stepped into power, the “traitor” revealed his true face. He declared that the border is “not strong enough”, rejected 90% of Ursula von der Leyen's demands, gave priority to the rights of ethnic Hungarians and continued, in practice, along the same sovereignist line that annoys the EU so much. The European Union, Soros, Obama and company took the bait, dropped the money and now watch in astonishment how the "change" they had celebrated so much is exactly the same as Orbán as always, only with a different name. Masterful move. 5D chess at its finest: all legal, all clean and all right under their noses.👃! 👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏👏 Source: https://www.facebook.com/share/1Afe66PA16/
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  • Dl Sicurezza al voto in Senato. Il Csm sul fermo preventivo: "Troppi poteri alla polizia, rischio per rispetto diritti umani"
    A palazzo Madama il primo via libera al provvedimento di Piantedosi. L'organo di autogoverno dei magistrati: "Necessarie modifiche per rispettare la Costituzione e la Cedu"

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/17/decreto-sicurezza-csm-fermo-preventivo-diritti-notizie/8357616/
    Dl Sicurezza al voto in Senato. Il Csm sul fermo preventivo: "Troppi poteri alla polizia, rischio per rispetto diritti umani" A palazzo Madama il primo via libera al provvedimento di Piantedosi. L'organo di autogoverno dei magistrati: "Necessarie modifiche per rispettare la Costituzione e la Cedu" https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/17/decreto-sicurezza-csm-fermo-preventivo-diritti-notizie/8357616/
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  • Dal falso WhatsApp di Asigint a Hacking Team, ecco come l'Italia è diventata uno dei maggiori produttori mondiali di spyware
    Le aziende italiane sono tra le prime al mondo per la produzione e vendita di software per la sorveglianza digitale: un rischio per i diritti umani e la privacy
    https://www.wired.it/article/italia-spyware-primato-mercato-software-governativi-app/
    Dal falso WhatsApp di Asigint a Hacking Team, ecco come l'Italia è diventata uno dei maggiori produttori mondiali di spyware Le aziende italiane sono tra le prime al mondo per la produzione e vendita di software per la sorveglianza digitale: un rischio per i diritti umani e la privacy https://www.wired.it/article/italia-spyware-primato-mercato-software-governativi-app/
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    Dal falso WhatsApp di Asigint a Hacking Team, ecco come l'Italia è diventata uno dei maggiori produttori mondiali di spyware
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  • Amnesty International mercoledì ha detto che tutti devono agire per liberare il medico tenuto prigioniero dall'occupazione, Hossam Abu Safiya.
    L'organizzazione per i diritti umani ha avvertito che è stato sottoposto a torture fisiche e psicologiche.
    È gravemente malato nelle carceri di occupazione, la sua salute sta peggiorando e le sue condizioni restano critiche.
    Amnesty chiede il suo rilascio immediato e incondizionato.

    "Non possiamo farcela da soli", dice, e ha lanciato sul suo sito ufficiale una campagna per raccogliere firme per chiedere il rilascio immediato di Abu Safiya.

    Bisogna salvare anche tutte le migliaia di innocenti, anche bambini di 12 anni, condannati a morte dalla legge appena votata dal paese che occupa territori non suoi da decenni, che ha legalizzato il genocidio aggiungendo la pena di morte riservata solo ai palestinesi.
    Una legge criminale e razziale, che coinvolge persone innocenti come il medico di Gaza Abu Saiyfa.

    (tra i quasi 10mila prigionieri palestinesi, 3.400 sono in “detenzione amministrativa”: a tempo indeterminato, senza processo)

    Uniamoci tutt3 ad Amnesty, e in fretta, per impedire questo ulteriore scempio umano.

    Fate girare questo appello ovunque

    https://www.amnesty.it/appelli/gaza-liberta-per-il-dottor-hussam-abu-safiya/

    https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSehXYcIaeniRmvDxzfp3H9iaJ-Ur2wrnlBtQScMyc-k8srqkw/viewform
    Amnesty International mercoledì ha detto che tutti devono agire per liberare il medico tenuto prigioniero dall'occupazione, Hossam Abu Safiya. L'organizzazione per i diritti umani ha avvertito che è stato sottoposto a torture fisiche e psicologiche. È gravemente malato nelle carceri di occupazione, la sua salute sta peggiorando e le sue condizioni restano critiche. Amnesty chiede il suo rilascio immediato e incondizionato. "Non possiamo farcela da soli", dice, e ha lanciato sul suo sito ufficiale una campagna per raccogliere firme per chiedere il rilascio immediato di Abu Safiya. Bisogna salvare anche tutte le migliaia di innocenti, anche bambini di 12 anni, condannati a morte dalla legge appena votata dal paese che occupa territori non suoi da decenni, che ha legalizzato il genocidio aggiungendo la pena di morte riservata solo ai palestinesi. Una legge criminale e razziale, che coinvolge persone innocenti come il medico di Gaza Abu Saiyfa. (tra i quasi 10mila prigionieri palestinesi, 3.400 sono in “detenzione amministrativa”: a tempo indeterminato, senza processo) Uniamoci tutt3 ad Amnesty, e in fretta, per impedire questo ulteriore scempio umano. Fate girare questo appello ovunque https://www.amnesty.it/appelli/gaza-liberta-per-il-dottor-hussam-abu-safiya/ https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSehXYcIaeniRmvDxzfp3H9iaJ-Ur2wrnlBtQScMyc-k8srqkw/viewform
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  • RIP GINO!
    Té capì quello che portava i soldi in Svizzera!
    L'eredità di Gino Paoli stimata "tra i 20 e i 25 milioni di euro" sarà divisa tra gli eredi: ecco chi sono
    Stimata tra i 20 e 25 milioni di euro, l'eredità del cantautore include diritti d'autore e un patrimonio immobiliare gestito dalla società Senza Fine Srl
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/25/leredita-di-gino-paoli-stimata-tra-i-20-e-i-25-milioni-di-euro-sara-divisa-tra-gli-eredi-ecco-chi-sono/8336253/

    Nel 2015, la Procura di Genova ha accusato il cantautore Gino Paoli di aver trasferito illecitamente circa 2 milioni di euro in Svizzera, sottraendo all'erario italiano circa 800 mila euro. I fondi, depositati in una banca svizzera, sono emersi da intercettazioni legate all'inchiesta Carige e hanno portato a perquisizioni da parte della Guardia di Finanza
    RIP GINO! Té capì quello che portava i soldi in Svizzera! L'eredità di Gino Paoli stimata "tra i 20 e i 25 milioni di euro" sarà divisa tra gli eredi: ecco chi sono Stimata tra i 20 e 25 milioni di euro, l'eredità del cantautore include diritti d'autore e un patrimonio immobiliare gestito dalla società Senza Fine Srl https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/25/leredita-di-gino-paoli-stimata-tra-i-20-e-i-25-milioni-di-euro-sara-divisa-tra-gli-eredi-ecco-chi-sono/8336253/ Nel 2015, la Procura di Genova ha accusato il cantautore Gino Paoli di aver trasferito illecitamente circa 2 milioni di euro in Svizzera, sottraendo all'erario italiano circa 800 mila euro. I fondi, depositati in una banca svizzera, sono emersi da intercettazioni legate all'inchiesta Carige e hanno portato a perquisizioni da parte della Guardia di Finanza
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    L'eredità di Gino Paoli stimata "tra i 20 e i 25 milioni di euro" sarà divisa tra gli eredi: ecco chi sono
    Stimata tra i 20 e 25 milioni di euro, l'eredità del cantautore include diritti d'autore e un patrimonio immobiliare gestito dalla società Senza Fine Srl
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  • DEMOCRAZIA IN TEMPO DI GUERRA
    Milano , 13/03/2026 - Camera del Lavoro.

    Condivido con soddisfazione il nuovo Conunicato di questa iniziativa, che a titolo personale rappresenta un ulteriore passo nel percorso costruito insieme alle amiche e agli amici del Coordinamento per la Pace - Milano Coordinamento per la Pace.

    Un ringraziamento particolare ai ragazzi con cui ho collaborato nel Gruppo di lavoro della Comunicazione e al team del servizio d’ordine per il contributo e l’impegno che hanno reso possibile la buona riuscita dell’incontro.
    Grazie ragazzi/e !!!

    Link post Coordinamento per la Pace-Milano:

    https://www.facebook.com/share/p/1ALPEsRMvj/


    #Democrazia #Pace #Milano #Diritti
    DEMOCRAZIA IN TEMPO DI GUERRA Milano , 13/03/2026 - Camera del Lavoro. Condivido con soddisfazione il nuovo Conunicato di questa iniziativa, che a titolo personale rappresenta un ulteriore passo nel percorso costruito insieme alle amiche e agli amici del Coordinamento per la Pace - Milano Coordinamento per la Pace. Un ringraziamento particolare ai ragazzi con cui ho collaborato nel Gruppo di lavoro della Comunicazione e al team del servizio d’ordine per il contributo e l’impegno che hanno reso possibile la buona riuscita dell’incontro. Grazie ragazzi/e !!! 👉Link post Coordinamento per la Pace-Milano: https://www.facebook.com/share/p/1ALPEsRMvj/ #Democrazia #Pace #Milano #Diritti
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