• ORMAI SIAMO TUTTI CONNESSI!
    QUESTO È SOLO LA"INIZIO!
    La portaerei Charles De Gaulle localizzata tramite un'app di fitness
    Leggi su Sky TG24 l'articolo La portaerei francese Charles De Gaulle è stata localizzata tramite un'app di fitness
    https://tg24.sky.it/mondo/2026/03/20/portaerei-charles-de-gaulle-strava
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  • NON CI VOLEVA un PREMIO NOBEL per CAPIRLO. TUTTA l'ECONOMIA UE è in CRISI da DIVERSI ANNI da QUANDO la Von der Leyen ha attuato questa politica suicida.
    IL FATTO che LO DICA anche LUI mi FA PIACERE.
    ADESSO con la CRISI ISRAELE/STATI UNITI e IRAN SIAMO sull'orlo dell'abisso!
    “Sbaglio della Ue passare dal gas russo al Gnl Usa. Conflitto lungo”
    Leggi su Il Fatto Quotidiano l'articolo in edicola "Joseph Stiglitz: “Sbaglio della Ue passare dal gas russo al Gnl Usa. Con l’Iran conflitto lungo”" pubblicato il 18 Marzo 2026 a firma di Chiara Brusini
    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/03/18/sbaglio-della-ue-passare-dal-gas-russo-al-gnl-usa-conflitto-lungo/8327765/
    NON CI VOLEVA un PREMIO NOBEL per CAPIRLO. TUTTA l'ECONOMIA UE è in CRISI da DIVERSI ANNI da QUANDO la Von der Leyen ha attuato questa politica suicida. IL FATTO che LO DICA anche LUI mi FA PIACERE. ADESSO con la CRISI ISRAELE/STATI UNITI e IRAN SIAMO sull'orlo dell'abisso! “Sbaglio della Ue passare dal gas russo al Gnl Usa. Conflitto lungo” Leggi su Il Fatto Quotidiano l'articolo in edicola "Joseph Stiglitz: “Sbaglio della Ue passare dal gas russo al Gnl Usa. Con l’Iran conflitto lungo”" pubblicato il 18 Marzo 2026 a firma di Chiara Brusini https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/03/18/sbaglio-della-ue-passare-dal-gas-russo-al-gnl-usa-conflitto-lungo/8327765/
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    Leggi su Il Fatto Quotidiano l'articolo in edicola "Joseph Stiglitz: “Sbaglio della Ue passare dal gas russo al Gnl Usa. Con l’Iran conflitto lungo”" pubblicato il 18 Marzo 2026 a firma di Chiara Brusini
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  • Siamo già a una catastrofe ecologica senza precedenti!
    L'atmosfera è una, il pianeta è uno solo!
    Israele bombarda raffinerie in Iran, petrolio sopra i 100$ e benzina alle stelle
    Raid israeliano colpisce impianti energetici iraniani. Teheran minaccia Arabia, Qatar ed Emirati mentre il petrolio supera i 100 dollari
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/18/attacco-israeliano-iran-petrolio-100-dollari-notizie/8328293/
    Siamo già a una catastrofe ecologica senza precedenti! L'atmosfera è una, il pianeta è uno solo! Israele bombarda raffinerie in Iran, petrolio sopra i 100$ e benzina alle stelle Raid israeliano colpisce impianti energetici iraniani. Teheran minaccia Arabia, Qatar ed Emirati mentre il petrolio supera i 100 dollari https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/18/attacco-israeliano-iran-petrolio-100-dollari-notizie/8328293/
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  • FUORI SEDE : Figli della Democrazia o figli di nessuno?

    Da una parte, lo ammetto, non vedo l’ora che si consumi questo supplizio nazionale del 22 e 23 marzo. Una botta e via. Poi torneremo ad occuparci di questioni forse ancora più urgenti: quando le nostre reali terga sono appoggiate su una bomba atomica geopolitica, quando nelle città il costo della vita cresce a doppia cifra e fare un pieno di benzina in alcune tratte italiane sfiora ormai i 2 euro al litro, come se fosse una bottiglia di Dom Pérignon.

    Non sono qui a lanciare slogan pro Sì o pro No.
    Ma è evidente che la questione non è più soltanto tecnica o referendaria: è diventata politica. E allora che politica sia.
    Non servono grandi teorie strategiche. Basta osservare la scena, come nei migliori gialli: quando gli indizi diventano molti, smettono di essere coincidenze.
    E l’indizio più evidente riguarda una decisione tanto limitante quanto rivelatrice: anche per questo referendum non è previsto il voto per i fuori sede.

    Nel 2026.

    In un Paese in cui si stimano oltre 4 milioni di cittadini fuori sede tra studenti universitari, lavoratori e giovani professionisti che vivono lontano dal comune di residenza.
    In un Paese in cui uno studente che deve rientrare per votare può spendere tra i 120 e i 250 euro per un viaggio di andata e ritorno tra treno, bus o aereo — spesso per poche ore.
    È qui che la questione diventa inevitabilmente politica.

    Perché se davvero non si temesse l’esito di una consultazione popolare, perché rendere più difficile l’espressione del voto a una fetta così ampia di elettorato?

    Da amante dei sistemi di partecipazione e delle consultazioni pubbliche, faccio fatica ad accettare che nel 2026 le regole del gioco possano ancora nascere già sbilanciate.
    La democrazia non è tale solo quando si vota.
    Lo è quando tutti hanno realisticamente la possibilità di farlo.
    Altrimenti la consultazione non diventa più un confronto tra due posizioni. Diventa soltanto una strategia di campo, con un dibattito ridotto a scontro politico permanente.
    È già successo.

    Nel 2016, con protagonisti diversi e maggioranze diverse. Ma con lo stesso problema: quando si parla di partecipazione, la sensibilità verso l’elettore sembra sempre latitare.
    E così, in questo Paese, tutto ciò che riguarda il voto e la partecipazione viene spesso limitato, filtrato o complicato all’origine. Quasi fosse una trattenuta inevitabile in busta paga.
    Al di là di qualunque capriccio ideologico — di destra o di sinistra — resta una domanda semplice:
    se vogliamo davvero continuare a definirci uno Stato democratico, possiamo accettare che milioni di cittadini vengano di fatto esclusi dal voto?

    Perché quando la partecipazione viene compressa, l’astensione smette di essere solo disinteresse.
    Diventa, per molti, un atto di legittima difesa democratica.

    #Referendum2026 #FuoriSede #DirittoDiVoto #Democrazia
    FUORI SEDE : Figli della Democrazia o figli di nessuno? Da una parte, lo ammetto, non vedo l’ora che si consumi questo supplizio nazionale del 22 e 23 marzo. Una botta e via. Poi torneremo ad occuparci di questioni forse ancora più urgenti: quando le nostre reali terga sono appoggiate su una bomba atomica geopolitica, quando nelle città il costo della vita cresce a doppia cifra e fare un pieno di benzina in alcune tratte italiane sfiora ormai i 2 euro al litro, come se fosse una bottiglia di Dom Pérignon. Non sono qui a lanciare slogan pro Sì o pro No. Ma è evidente che la questione non è più soltanto tecnica o referendaria: è diventata politica. E allora che politica sia. Non servono grandi teorie strategiche. Basta osservare la scena, come nei migliori gialli: quando gli indizi diventano molti, smettono di essere coincidenze. E l’indizio più evidente riguarda una decisione tanto limitante quanto rivelatrice: anche per questo referendum non è previsto il voto per i fuori sede. Nel 2026. In un Paese in cui si stimano oltre 4 milioni di cittadini fuori sede tra studenti universitari, lavoratori e giovani professionisti che vivono lontano dal comune di residenza. In un Paese in cui uno studente che deve rientrare per votare può spendere tra i 120 e i 250 euro per un viaggio di andata e ritorno tra treno, bus o aereo — spesso per poche ore. È qui che la questione diventa inevitabilmente politica. 👉Perché se davvero non si temesse l’esito di una consultazione popolare, perché rendere più difficile l’espressione del voto a una fetta così ampia di elettorato? Da amante dei sistemi di partecipazione e delle consultazioni pubbliche, faccio fatica ad accettare che nel 2026 le regole del gioco possano ancora nascere già sbilanciate. La democrazia non è tale solo quando si vota. Lo è quando tutti hanno realisticamente la possibilità di farlo. Altrimenti la consultazione non diventa più un confronto tra due posizioni. Diventa soltanto una strategia di campo, con un dibattito ridotto a scontro politico permanente. È già successo. Nel 2016, con protagonisti diversi e maggioranze diverse. Ma con lo stesso problema: quando si parla di partecipazione, la sensibilità verso l’elettore sembra sempre latitare. E così, in questo Paese, tutto ciò che riguarda il voto e la partecipazione viene spesso limitato, filtrato o complicato all’origine. Quasi fosse una trattenuta inevitabile in busta paga. Al di là di qualunque capriccio ideologico — di destra o di sinistra — resta una domanda semplice: se vogliamo davvero continuare a definirci uno Stato democratico, possiamo accettare che milioni di cittadini vengano di fatto esclusi dal voto? Perché quando la partecipazione viene compressa, l’astensione smette di essere solo disinteresse. Diventa, per molti, un atto di legittima difesa democratica. #Referendum2026 #FuoriSede #DirittoDiVoto #Democrazia
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  • ORMAI È CHIARO CHE ANCHE NOI SIAMO UN OBIETTIVO!
    Attacco a base italiana in Kuwait. Raid su Teheran e Beirut. LIVE
    Leggi su Sky TG24 l'articolo Guerra Iran, attacco a base italiana in Kuwait. Ancora raid su Teheran e Beirut. LIVE
    https://tg24.sky.it/mondo/2026/03/15/guerra-iran-usa-israele-diretta
    ORMAI È CHIARO CHE ANCHE NOI SIAMO UN OBIETTIVO! Attacco a base italiana in Kuwait. Raid su Teheran e Beirut. LIVE Leggi su Sky TG24 l'articolo Guerra Iran, attacco a base italiana in Kuwait. Ancora raid su Teheran e Beirut. LIVE https://tg24.sky.it/mondo/2026/03/15/guerra-iran-usa-israele-diretta
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    Attacco a base italiana in Kuwait. Raid su Teheran e Beirut. LIVE
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  • NON POSSIAMO CHE ESSERE D'ACCORDO CON LO SFOGO di QUESTA RAGAZZA.
    LA SEMPLICITA' di UTILIZZO dei SITI e della BUROCRAZIA ITALIANA!

    Source: https://vm.tiktok.com/ZNRHyPuk3/
    NON POSSIAMO CHE ESSERE D'ACCORDO CON LO SFOGO di QUESTA RAGAZZA. LA SEMPLICITA' di UTILIZZO dei SITI e della BUROCRAZIA ITALIANA! Source: https://vm.tiktok.com/ZNRHyPuk3/
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  • GRANDISSIMA Federica Angelini del Comitato Ascoltami. QUESTO è ALTO TRADIMENTO e NON C'E' NIENTE d'AGGIUNGERE.
    NON POSSIAMO DIMENTICARE e NON POSSIAMO PERDONARE.
    CHIEDIAMO che SIA FATTA GIUSTIZIA!
    MASSIMA DIFFUSIONE!

    Approfondimento: https://lanuovabq.it/it/danneggiati-da-vaccino-fuori-dal-ghetto-infranto-il-tabu-del-parlamento

    #ionondimentico
    #iononperdono
    #giustiziaperidanneggiati
    GRANDISSIMA Federica Angelini del Comitato Ascoltami. QUESTO è ALTO TRADIMENTO e NON C'E' NIENTE d'AGGIUNGERE. NON POSSIAMO DIMENTICARE e NON POSSIAMO PERDONARE. CHIEDIAMO che SIA FATTA GIUSTIZIA! MASSIMA DIFFUSIONE! Approfondimento: https://lanuovabq.it/it/danneggiati-da-vaccino-fuori-dal-ghetto-infranto-il-tabu-del-parlamento #ionondimentico #iononperdono #giustiziaperidanneggiati
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  • IO OBIETTO

    La vera sconfitta è trovarsi nel 2026 a fare ancora gli stessi discorsi e le stesse valutazioni di 30 o 40 anni fa. Dopo tutto ciò che la storia recente ci ha già mostrato in termini di distruzione e perdite umane, siamo ancora qui a discutere di #riarmo, di #difesa e del ritorno di un linguaggio che pensavamo appartenesse al passato. Questo è il vero schifo della situazione.

    Eppure sta accadendo di nuovo.
    Con l’ultima escalation internazionale torna con insistenza il tema della leva militare, spesso riproposta sotto forme apparentemente nuove: volontariato “strutturato”, percorsi pre-militari nelle scuole, programmi presentati come facoltativi ma che rappresentano il primo passo verso un possibile ripristino della coscrizione.

    Nei Paesi nordici migliaia di giovani vengono già richiamati ogni anno: chi rifiuta paga, chi disobbedisce perde diritti.
    Anche in Italia il dibattito si riaccende. Il governo ha già accennato l’intenzione di aumentare l’organico delle forze armate di 10.000 unità, con prospettive che potrebbero arrivare a 30-35.000. La leva obbligatoria, ricordiamolo, non è stata abolita: è semplicemente sospesa e potrebbe essere riattivata con un atto di governo.

    Nel frattempo cresce la presenza dei militari nelle scuole, in nome dell’orientamento o dell’educazione civica. Un fenomeno che molti osservatori leggono come il tentativo di normalizzare la guerra nelle menti dei più giovani, dentro un clima generale segnato da emergenze securitarie, propaganda e costruzione continua di nuovi “nemici”.
    Per questo non sorprende che proprio gli studenti abbiano deciso di mobilitarsi.

    Il 5 marzo, nella Giornata internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione istituita dall’ONU, migliaia di giovani sono scesi in piazza in tutta Italia. Presìdi, assemblee e cortei organizzati dalla Rete degli studenti medi e dall’Unione degli universitari per contestare il piano di riarmo europeo e le ipotesi di nuove forme di leva.
    “Le giovani generazioni sono terrorizzate dalla prospettiva della guerra e da una sensazione di incertezza permanente”, ha spiegato Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi. “Vogliamo una scuola e un’università di pace, libere dalla militarizzazione e dagli interessi dell’industria bellica. Le risorse pubbliche devono andare all’istruzione, alla sanità e al welfare, non alle armi”.
    Gli studenti denunciano anche il rischio che scuole e università diventino spazi di propaganda o bacini di reclutamento. In un contesto globale sempre più instabile — dalle tensioni in Medio Oriente all’apertura di nuovi fronti di conflitto — la risposta politica sembra concentrarsi quasi esclusivamente sull’aumento delle spese militari. Ma, ricordano molti giovani, più armi non significa automaticamente più sicurezza.

    E forse vale la pena ascoltarli.
    Perché la storia ci insegna che le guerre raramente vengono combattute da chi le decide. Al fronte non partono i figli di chi le promuove o ne trae vantaggio economico; partono soprattutto giovani e lavoratori, spesso già segnati da precarietà e mancanza di prospettive.
    È anche per questo che molti ragazzi chiedono semplicemente di essere ascoltati. Chiedono opportunità, istruzione, lavoro dignitoso, una sanità pubblica che funzioni. Chiedono un futuro che non sia definito dall’idea di dover difendere con le armi ciò che la politica non è riuscita a costruire con la giustizia sociale.
    Forse il primo passo non è imporre nuove forme di militarizzazione, ma riaprire uno spazio di confronto reale sulle politiche sociali e giovanili, nelle città e nel Paese. Riconoscere l’incertezza che attraversa questa generazione e provare ad affrontarla con strumenti diversi dalla logica della guerra.

    Dire “io obietto” non è uno slogan.
    È l’inizio di una domanda collettiva: quale società vogliamo costruire e quale futuro siamo disposti a immaginare per chi verrà dopo di noi.

    #pace #dirittideigiovani #noallaMilitarizzazione #futuro
    IO OBIETTO ✋ La vera sconfitta è trovarsi nel 2026 a fare ancora gli stessi discorsi e le stesse valutazioni di 30 o 40 anni fa. Dopo tutto ciò che la storia recente ci ha già mostrato in termini di distruzione e perdite umane, siamo ancora qui a discutere di #riarmo, di #difesa e del ritorno di un linguaggio che pensavamo appartenesse al passato. Questo è il vero schifo della situazione. Eppure sta accadendo di nuovo. Con l’ultima escalation internazionale torna con insistenza il tema della leva militare, spesso riproposta sotto forme apparentemente nuove: volontariato “strutturato”, percorsi pre-militari nelle scuole, programmi presentati come facoltativi ma che rappresentano il primo passo verso un possibile ripristino della coscrizione. Nei Paesi nordici migliaia di giovani vengono già richiamati ogni anno: chi rifiuta paga, chi disobbedisce perde diritti. Anche in Italia il dibattito si riaccende. Il governo ha già accennato l’intenzione di aumentare l’organico delle forze armate di 10.000 unità, con prospettive che potrebbero arrivare a 30-35.000. La leva obbligatoria, ricordiamolo, non è stata abolita: è semplicemente sospesa e potrebbe essere riattivata con un atto di governo. Nel frattempo cresce la presenza dei militari nelle scuole, in nome dell’orientamento o dell’educazione civica. Un fenomeno che molti osservatori leggono come il tentativo di normalizzare la guerra nelle menti dei più giovani, dentro un clima generale segnato da emergenze securitarie, propaganda e costruzione continua di nuovi “nemici”. Per questo non sorprende che proprio gli studenti abbiano deciso di mobilitarsi. Il 5 marzo, nella Giornata internazionale per la consapevolezza sul disarmo e la non proliferazione istituita dall’ONU, migliaia di giovani sono scesi in piazza in tutta Italia. Presìdi, assemblee e cortei organizzati dalla Rete degli studenti medi e dall’Unione degli universitari per contestare il piano di riarmo europeo e le ipotesi di nuove forme di leva. “Le giovani generazioni sono terrorizzate dalla prospettiva della guerra e da una sensazione di incertezza permanente”, ha spiegato Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale della Rete degli studenti medi. “Vogliamo una scuola e un’università di pace, libere dalla militarizzazione e dagli interessi dell’industria bellica. Le risorse pubbliche devono andare all’istruzione, alla sanità e al welfare, non alle armi”. Gli studenti denunciano anche il rischio che scuole e università diventino spazi di propaganda o bacini di reclutamento. In un contesto globale sempre più instabile — dalle tensioni in Medio Oriente all’apertura di nuovi fronti di conflitto — la risposta politica sembra concentrarsi quasi esclusivamente sull’aumento delle spese militari. Ma, ricordano molti giovani, più armi non significa automaticamente più sicurezza. E forse vale la pena ascoltarli. Perché la storia ci insegna che le guerre raramente vengono combattute da chi le decide. Al fronte non partono i figli di chi le promuove o ne trae vantaggio economico; partono soprattutto giovani e lavoratori, spesso già segnati da precarietà e mancanza di prospettive. È anche per questo che molti ragazzi chiedono semplicemente di essere ascoltati. Chiedono opportunità, istruzione, lavoro dignitoso, una sanità pubblica che funzioni. Chiedono un futuro che non sia definito dall’idea di dover difendere con le armi ciò che la politica non è riuscita a costruire con la giustizia sociale. Forse il primo passo non è imporre nuove forme di militarizzazione, ma riaprire uno spazio di confronto reale sulle politiche sociali e giovanili, nelle città e nel Paese. Riconoscere l’incertezza che attraversa questa generazione e provare ad affrontarla con strumenti diversi dalla logica della guerra. Dire “io obietto” non è uno slogan. È l’inizio di una domanda collettiva: quale società vogliamo costruire e quale futuro siamo disposti a immaginare per chi verrà dopo di noi. #pace #dirittideigiovani #noallaMilitarizzazione #futuro
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  • E NOI SIAMO COMPLICI!
    Allarme rosso intorno alle basi Usa in Italia. In aumento traffico di droni e aerei cargo: ecco dove sono
    In tutto il Paese cresce l’allerta attentati terroristici. Piantedosi: «Pronti a scenari di rischio»
    https://www.lastampa.it/esteri/2026/03/06/news/allarme_rosso_intorno_alle_basi_usa_in_italia_in_aumento_il_traffico_di_droni_e_aerei_cargo-15533403/amp/
    E NOI SIAMO COMPLICI! Allarme rosso intorno alle basi Usa in Italia. In aumento traffico di droni e aerei cargo: ecco dove sono In tutto il Paese cresce l’allerta attentati terroristici. Piantedosi: «Pronti a scenari di rischio» https://www.lastampa.it/esteri/2026/03/06/news/allarme_rosso_intorno_alle_basi_usa_in_italia_in_aumento_il_traffico_di_droni_e_aerei_cargo-15533403/amp/
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    Allarme rosso intorno alle basi Usa in Italia. In aumento traffico di droni e aerei cargo: ecco dove sono
    In tutto il Paese cresce l’allerta attentati terroristici. Piantedosi: «Pronti a scenari di rischio»
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  • Poi c’erano quelli spacciati per grandi intellettuali (di stocazzo) come Paolo #Guzzanti che si augurava che i c.d. novax si estinguessero.
    “Guzzanti ti diamo una notizia: non ci siamo estinti. Nessuno di quelli che tu chiami novax, con questo epiteto che avete inventato voi”.
    Poi c’erano quelli spacciati per grandi intellettuali (di stocazzo) come Paolo #Guzzanti che si augurava che i c.d. novax si estinguessero. “Guzzanti ti diamo una notizia: non ci siamo estinti. Nessuno di quelli che tu chiami novax, con questo epiteto che avete inventato voi”.
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