• Google Willow e il salto quantico: da settilioni di anni a 5 minuti
    Sam Altman assume i coach, Google piega il tempo: le nuove frontiere dell'IA enterprise...

    Il tempo di calcolo necessario per risolvere un problema complesso è appena crollato da dieci settilioni di anni a una manciata di minuti: si tratta di un processo che avrebbe richiesto ai supercomputer più potenti del mondo un'attesa lunga miliardi di volte l'età dell'universo, ma che un nuovo chip di Google ha risolto in meno di cinque minuti. Nei laboratori di Santa Barbara e negli uffici di San Francisco la realtà sta totalmente riscrivendo le gerarchie del potere tecnologico attraverso un doppio binario: da un lato l’assimilazione di competenze umane per rendere l’IA un coach aziendale infallibile, dall’altro il debutto di processori quantistici che sfidano le leggi della fisica classica.

    OpenAI e Convogo: l'intelligenza artificiale impara la leadership
    OpenAI ha aperto il nuovo anno con l'acquisizione del team di Convogo, una mossa che di per se non punta alla tecnologia, piuttosto mira al capitale umano dietro uno strumento nato quasi per scommessa. La genesi di Convogo risiede in un quesito domestico posto dalla madre di uno dei fondatori, una Coach aziendale stanca di dover preparare continuamente dei report: l’obiettivo era automatizzare il lavoro di routine per restituire tempo alla qualità del rapporto umano. Sam Altman ha colto in questa intuizione la chiave per abbattere l’ultimo muro che separa i modelli linguistici dai risultati aziendali tangibili, assumendo esperti di leadership e assessment per trasformare ChatGPT in un consulente capace di dialogare con i vertici delle organizzazioni mondiali.
    Il salto quantico di Google Willow: calcoli impossibili in cinque minuti
    Questa fame di competenze specifiche si scontra con una frontiera tecnologica ancora più estrema, dove è invece Google a primeggiare: recentemente Big G ha mostrato Willow, il chip quantistico racchiuso in una struttura che ricorda un lampadario dorato sospeso nel vuoto. All'interno di questo cilindro, la temperatura viene mantenuta a un millesimo di grado sopra lo zero assoluto, creando l’ambiente più freddo dell’universo conosciuto per permettere ai 105 qubit di operare senza interferenze. Hartmut Neven, a capo della divisione Quantum AI di Google, descrive questa macchina come una chiave universale capace di aprire contemporaneamente mille porte che l’informatica tradizionale deve invece varcare una alla volta.
    Dunque assistiamo a due orizzonti che convergono: l’acquisizione di Convogo da parte di OpenAI suggerisce un’integrazione dell’intelligenza artificiale nel tessuto connettivo della gestione del lavoro, mentre il chip Willow rappresenta il motore che potrebbe rendere tali simulazioni infinitamente più potenti, permettendo di decodificare strutture molecolari o di risolvere crisi climatiche ed energetiche con una velocità precedentemente inimmaginabile.

    La minaccia alla cybersecurity: il rischio «Harvest Now, Decrypt Later»
    La competizione per il dominio di queste tecnologie sembra ricordare una nuova corsa allo spazio, con implicazioni geopolitiche che vanno ben oltre il settore commerciale: gli Stati Uniti procedono attraverso acquisizioni di talenti e laboratori d'avanguardia, la Cina ha centralizzato i propri sforzi in un’impresa statale, investendo circa quindici miliardi di dollari per superare l'Occidente nella comunicazione quantistica.
    Esiste, inoltre, una preoccupazione concreta legata alla sicurezza globale: la capacità di calcolo di macchine come Willow potrebbe, in un futuro non troppo lontano, rendere obsoleti gli attuali sistemi di crittografia, mettendo a rischio segreti di stato (oltre che quelli personali) e l'intera infrastruttura delle criptovalute. Gli esperti parlano già di una strategia definita «raccogli ora, decripta dopo» (harvest now, decrypt later), secondo la quale agenzie governative archiviano dati oggi indecifrabili in attesa che la potenza quantistica permetta di violarli con facilità.
    In questo scenario, infine, muta il confine tra scienza e filosofia, diventa sempre più impalpabile: Neven ha suggerito che l'incredibile velocità di Willow potrebbe essere spiegata con la capacità del chip di attingere a realtà parallele, una suggestione che richiama la formulazione dei molti mondi della meccanica quantistica…ma anche illustri opere di Asimov.

    L’evoluzione dell’intelligenza artificiale sta preparando il terreno per un’era in cui il concetto stesso di risolvibile verrà completamente ridisegnato: l'integrazione di team specializzati nel coaching umano all'interno di colossi tecnologici indica che, nonostante la potenza di calcolo stia per toccare vette quasi mistiche, la capacità di tradurre questi miracoli tecnologici in benefici tangibili per la società rimane la sfida più complessa e, forse, l'unica che non può essere risolta esclusivamente da un processore a temperature sub-zero.

    https://www.avvenire.it/rubriche/artifici/google-willow-e-il-salto-quantico-da-settilioni-di-anni-a-5-minuti_103192
    Google Willow e il salto quantico: da settilioni di anni a 5 minuti Sam Altman assume i coach, Google piega il tempo: le nuove frontiere dell'IA enterprise... Il tempo di calcolo necessario per risolvere un problema complesso è appena crollato da dieci settilioni di anni a una manciata di minuti: si tratta di un processo che avrebbe richiesto ai supercomputer più potenti del mondo un'attesa lunga miliardi di volte l'età dell'universo, ma che un nuovo chip di Google ha risolto in meno di cinque minuti. Nei laboratori di Santa Barbara e negli uffici di San Francisco la realtà sta totalmente riscrivendo le gerarchie del potere tecnologico attraverso un doppio binario: da un lato l’assimilazione di competenze umane per rendere l’IA un coach aziendale infallibile, dall’altro il debutto di processori quantistici che sfidano le leggi della fisica classica. OpenAI e Convogo: l'intelligenza artificiale impara la leadership OpenAI ha aperto il nuovo anno con l'acquisizione del team di Convogo, una mossa che di per se non punta alla tecnologia, piuttosto mira al capitale umano dietro uno strumento nato quasi per scommessa. La genesi di Convogo risiede in un quesito domestico posto dalla madre di uno dei fondatori, una Coach aziendale stanca di dover preparare continuamente dei report: l’obiettivo era automatizzare il lavoro di routine per restituire tempo alla qualità del rapporto umano. Sam Altman ha colto in questa intuizione la chiave per abbattere l’ultimo muro che separa i modelli linguistici dai risultati aziendali tangibili, assumendo esperti di leadership e assessment per trasformare ChatGPT in un consulente capace di dialogare con i vertici delle organizzazioni mondiali. Il salto quantico di Google Willow: calcoli impossibili in cinque minuti Questa fame di competenze specifiche si scontra con una frontiera tecnologica ancora più estrema, dove è invece Google a primeggiare: recentemente Big G ha mostrato Willow, il chip quantistico racchiuso in una struttura che ricorda un lampadario dorato sospeso nel vuoto. All'interno di questo cilindro, la temperatura viene mantenuta a un millesimo di grado sopra lo zero assoluto, creando l’ambiente più freddo dell’universo conosciuto per permettere ai 105 qubit di operare senza interferenze. Hartmut Neven, a capo della divisione Quantum AI di Google, descrive questa macchina come una chiave universale capace di aprire contemporaneamente mille porte che l’informatica tradizionale deve invece varcare una alla volta. Dunque assistiamo a due orizzonti che convergono: l’acquisizione di Convogo da parte di OpenAI suggerisce un’integrazione dell’intelligenza artificiale nel tessuto connettivo della gestione del lavoro, mentre il chip Willow rappresenta il motore che potrebbe rendere tali simulazioni infinitamente più potenti, permettendo di decodificare strutture molecolari o di risolvere crisi climatiche ed energetiche con una velocità precedentemente inimmaginabile. La minaccia alla cybersecurity: il rischio «Harvest Now, Decrypt Later» La competizione per il dominio di queste tecnologie sembra ricordare una nuova corsa allo spazio, con implicazioni geopolitiche che vanno ben oltre il settore commerciale: gli Stati Uniti procedono attraverso acquisizioni di talenti e laboratori d'avanguardia, la Cina ha centralizzato i propri sforzi in un’impresa statale, investendo circa quindici miliardi di dollari per superare l'Occidente nella comunicazione quantistica. Esiste, inoltre, una preoccupazione concreta legata alla sicurezza globale: la capacità di calcolo di macchine come Willow potrebbe, in un futuro non troppo lontano, rendere obsoleti gli attuali sistemi di crittografia, mettendo a rischio segreti di stato (oltre che quelli personali) e l'intera infrastruttura delle criptovalute. Gli esperti parlano già di una strategia definita «raccogli ora, decripta dopo» (harvest now, decrypt later), secondo la quale agenzie governative archiviano dati oggi indecifrabili in attesa che la potenza quantistica permetta di violarli con facilità. In questo scenario, infine, muta il confine tra scienza e filosofia, diventa sempre più impalpabile: Neven ha suggerito che l'incredibile velocità di Willow potrebbe essere spiegata con la capacità del chip di attingere a realtà parallele, una suggestione che richiama la formulazione dei molti mondi della meccanica quantistica…ma anche illustri opere di Asimov. L’evoluzione dell’intelligenza artificiale sta preparando il terreno per un’era in cui il concetto stesso di risolvibile verrà completamente ridisegnato: l'integrazione di team specializzati nel coaching umano all'interno di colossi tecnologici indica che, nonostante la potenza di calcolo stia per toccare vette quasi mistiche, la capacità di tradurre questi miracoli tecnologici in benefici tangibili per la società rimane la sfida più complessa e, forse, l'unica che non può essere risolta esclusivamente da un processore a temperature sub-zero. https://www.avvenire.it/rubriche/artifici/google-willow-e-il-salto-quantico-da-settilioni-di-anni-a-5-minuti_103192
    WWW.AVVENIRE.IT
    Google Willow e il salto quantico: da settilioni di anni a 5 minuti
    Sam Altman assume i coach, Google piega il tempo: le nuove frontiere dell'IA enterprise
    0 Σχόλια 0 Μοιράστηκε 430 Views
  • PER NON DIMENTICARE

    Il 6 agosto 1945, gli Stati Uniti sganciarono una bomba atomica chiamata “Little Boy” su Hiroshima. In pochi secondi, più di 70.000 persone furono uccise. Molte decine di migliaia morirono in seguito per ustioni e malattie da radiazioni.

    Tre giorni dopo, il 9 agosto, una seconda bomba — “Fat Man” — fu sganciata su Nagasaki, uccidendo circa 40.000 persone quasi all’istante.

    Il calore al centro delle esplosioni raggiunse quasi i 4.000°C. I corpi umani furono vaporizzati. Alcune vittime furono ridotte a ombre scure impresse su muri e strade — sagome silenziose che segnavano dove le persone si trovavano pochi istanti prima.

    Coloro che sopravvissero, conosciuti come hibakusha, spesso vissero con gravi malattie da radiazioni per il resto della loro vita. Molti furono anche evitati, temuti o discriminati a causa della loro esposizione.

    Eppure, da una distruzione inimmaginabile, entrambe le città si ricostruirono.

    Oggi, il punto zero di Hiroshima è un Parco della Pace, pieno di alberi, scuole e visitatori da tutto il mondo. Una campana lì porta un messaggio semplice:

    “Conosci la tua sofferenza. Non ripetere mai l’errore.”

    Hiroshima e Nagasaki restano un monito del potere più oscuro dell’umanità — e un avvertimento scritto nelle vite perse, nelle ombre rimaste, e nella speranza che un momento simile non accada mai più.
    PER NON DIMENTICARE Il 6 agosto 1945, gli Stati Uniti sganciarono una bomba atomica chiamata “Little Boy” su Hiroshima. In pochi secondi, più di 70.000 persone furono uccise. Molte decine di migliaia morirono in seguito per ustioni e malattie da radiazioni. Tre giorni dopo, il 9 agosto, una seconda bomba — “Fat Man” — fu sganciata su Nagasaki, uccidendo circa 40.000 persone quasi all’istante. Il calore al centro delle esplosioni raggiunse quasi i 4.000°C. I corpi umani furono vaporizzati. Alcune vittime furono ridotte a ombre scure impresse su muri e strade — sagome silenziose che segnavano dove le persone si trovavano pochi istanti prima. Coloro che sopravvissero, conosciuti come hibakusha, spesso vissero con gravi malattie da radiazioni per il resto della loro vita. Molti furono anche evitati, temuti o discriminati a causa della loro esposizione. Eppure, da una distruzione inimmaginabile, entrambe le città si ricostruirono. Oggi, il punto zero di Hiroshima è un Parco della Pace, pieno di alberi, scuole e visitatori da tutto il mondo. Una campana lì porta un messaggio semplice: “Conosci la tua sofferenza. Non ripetere mai l’errore.” Hiroshima e Nagasaki restano un monito del potere più oscuro dell’umanità — e un avvertimento scritto nelle vite perse, nelle ombre rimaste, e nella speranza che un momento simile non accada mai più.
    0 Σχόλια 0 Μοιράστηκε 816 Views
  • "Le democrazie occidentali funzionano nell’interesse dei multimiliardari e delle corporazioni.
    I cittadini non hanno più alcun potere"
    Il Presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, a poche ore dal suo sequestro.

    Source: https://x.com/anubi77787292/status/2007894386731081933?t=aa8CuRnCleszYAcqg9__5Q&s=19
    "Le democrazie occidentali funzionano nell’interesse dei multimiliardari e delle corporazioni. I cittadini non hanno più alcun potere" Il Presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, a poche ore dal suo sequestro. Source: https://x.com/anubi77787292/status/2007894386731081933?t=aa8CuRnCleszYAcqg9__5Q&s=19
    Like
    1
    0 Σχόλια 0 Μοιράστηκε 472 Views 4
  • TRENTINI – il caso si complica adesso

    È inevitabile, in queste ore, cimentarsi in analisi geopolitiche e alimentare il fuoco della polemica politica all’indomani dell’azione statunitense in Venezuela. È altrettanto facile leggere quanto sta accadendo esclusivamente attraverso una lente ideologica, dividendo il mondo in blocchi contrapposti.
    Eppure, se si prova ad andare oltre questa semplificazione e se si crede davvero nei valori umani, emerge un elemento che riguarda direttamente l’Italia e il destino di un nostro connazionale, oggi letteralmente “appeso a un filo”.
    Il quadro si è oggettivamente complicato.

    L’annunciata “transizione politica” evocata da Donald Trump apre scenari del tutto incerti: non sappiamo quale forma potrà assumere un eventuale nuovo assetto di governo venezuelano, né quali conseguenze immediate possa avere sul piano della sicurezza e delle relazioni internazionali. Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere la situazione ancora più inquietante.

    A farne le spese, come spesso accade, sono cittadini, cooperanti, addetti ai lavori e connazionali che non hanno nulla a che vedere con conflitti o interessi strategici. In questo silenzio generale, il caso di Alberto Trentini resta aperto e rischia di essere oscurato da una lettura esclusivamente “macro” degli eventi.

    Per chi, come molti di noi, si è già battuto in passato per la libertà di espressione e per il rispetto dei diritti fondamentali — seguendo negli anni il caso di Julian Assange — è impossibile ignorare una vicenda come questa. Anche perché il caso Trentini non è isolato: sono 12 i cittadini italiani detenuti. Tra loro c’è appunto il cooperante veneziano, da oltre un anno nel carcere di El Rodeo I, a Caracas, senza che sia mai stata formalizzata alcuna accusa nei suoi confronti.

    L’ultimo aggiornamento risale al 15 dicembre, quando la questione sarebbe stata affrontata direttamente con Washington durante la visita a Roma del procuratore generale Pam Bondi, oltre a essere oggetto di interlocuzioni anche a livello di servizi. Il tema sarebbe emerso, seppur senza conferme ufficiali, anche nei colloqui tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente statunitense Donald Trump, nei giorni immediatamente precedenti all’operazione militare.
    L’Italia avrebbe inoltre chiesto esplicitamente che, in caso di un’azione americana finalizzata al rimpatrio dei cittadini USA, venisse incluso anche Alberto Trentini. Una richiesta che spiega l’attenzione costante riservata al suo dossier nelle interlocuzioni con Washington, soprattutto dopo l’arresto, nei giorni scorsi, di quattro cittadini statunitensi ora detenuti proprio a El Rodeo.

    Ma tutto questo, oggi, non è sufficiente. Non è fuori luogo temere un inasprimento delle reazioni e delle misure da parte delle autorità venezuelane. In contesti come questi, alcuni detenuti rischiano di diventare consapevolmente “merce di scambio”, strumenti utili a rilanciare richieste e ad avviare negoziazioni lunghe e opache, spesso interrotte o rimesse a tacere da nuovi atti di forza.

    L’auspicio è che questi connazionali non diventino vittime sacrificali di un conflitto che non hanno scelto.
    Perché la vera solidità di un sistema politico si misura nella cura dei singoli casi, non nella gestione astratta degli interessi. Ignorarli significa accettare che le persone diventino variabili sacrificabili di strategie che guardano solo al profitto e al potere.

    #FreeAlbertoTrentini
    #DirittiUmani
    TRENTINI – il caso si complica adesso ⚖️🌍 È inevitabile, in queste ore, cimentarsi in analisi geopolitiche e alimentare il fuoco della polemica politica all’indomani dell’azione statunitense in Venezuela. È altrettanto facile leggere quanto sta accadendo esclusivamente attraverso una lente ideologica, dividendo il mondo in blocchi contrapposti. Eppure, se si prova ad andare oltre questa semplificazione e se si crede davvero nei valori umani, emerge un elemento che riguarda direttamente l’Italia e il destino di un nostro connazionale, oggi letteralmente “appeso a un filo”. Il quadro si è oggettivamente complicato. L’annunciata “transizione politica” evocata da Donald Trump apre scenari del tutto incerti: non sappiamo quale forma potrà assumere un eventuale nuovo assetto di governo venezuelano, né quali conseguenze immediate possa avere sul piano della sicurezza e delle relazioni internazionali. Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere la situazione ancora più inquietante. A farne le spese, come spesso accade, sono cittadini, cooperanti, addetti ai lavori e connazionali che non hanno nulla a che vedere con conflitti o interessi strategici. In questo silenzio generale, il caso di Alberto Trentini resta aperto e rischia di essere oscurato da una lettura esclusivamente “macro” degli eventi. Per chi, come molti di noi, si è già battuto in passato per la libertà di espressione e per il rispetto dei diritti fondamentali — seguendo negli anni il caso di Julian Assange — è impossibile ignorare una vicenda come questa. Anche perché il caso Trentini non è isolato: sono 12 i cittadini italiani detenuti. Tra loro c’è appunto il cooperante veneziano, da oltre un anno nel carcere di El Rodeo I, a Caracas, senza che sia mai stata formalizzata alcuna accusa nei suoi confronti. L’ultimo aggiornamento risale al 15 dicembre, quando la questione sarebbe stata affrontata direttamente con Washington durante la visita a Roma del procuratore generale Pam Bondi, oltre a essere oggetto di interlocuzioni anche a livello di servizi. Il tema sarebbe emerso, seppur senza conferme ufficiali, anche nei colloqui tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente statunitense Donald Trump, nei giorni immediatamente precedenti all’operazione militare. L’Italia avrebbe inoltre chiesto esplicitamente che, in caso di un’azione americana finalizzata al rimpatrio dei cittadini USA, venisse incluso anche Alberto Trentini. Una richiesta che spiega l’attenzione costante riservata al suo dossier nelle interlocuzioni con Washington, soprattutto dopo l’arresto, nei giorni scorsi, di quattro cittadini statunitensi ora detenuti proprio a El Rodeo. Ma tutto questo, oggi, non è sufficiente. Non è fuori luogo temere un inasprimento delle reazioni e delle misure da parte delle autorità venezuelane. In contesti come questi, alcuni detenuti rischiano di diventare consapevolmente “merce di scambio”, strumenti utili a rilanciare richieste e ad avviare negoziazioni lunghe e opache, spesso interrotte o rimesse a tacere da nuovi atti di forza. L’auspicio è che questi connazionali non diventino vittime sacrificali di un conflitto che non hanno scelto. Perché la vera solidità di un sistema politico si misura nella cura dei singoli casi, non nella gestione astratta degli interessi. Ignorarli significa accettare che le persone diventino variabili sacrificabili di strategie che guardano solo al profitto e al potere. #FreeAlbertoTrentini #DirittiUmani
    Angry
    1
    0 Σχόλια 0 Μοιράστηκε 2χλμ. Views
  • MANI LEGATE

    Ci sono materie — soprattutto quelle giuridiche — che per loro natura risultano ostiche alla maggioranza delle persone. Tecniche, noiose, apparentemente lontane dalla vita quotidiana.
    Ed è proprio lì che il gioco riesce meglio.

    Perché mentre siamo immersi tra abbuffate, sonnolenza post-festiva e distrazioni mediatiche, va in scena il più vecchio dei trucchi: far passare le peggiori porcate sotto il naso, quando l’attenzione collettiva è ai minimi storici. Quando ce ne accorgiamo è tardi. Siamo ancora ubriachi di festeggiamenti.

    E credetemi: la riforma della Giustizia che ci faranno “consultare” nel 2026 è roba leggera rispetto allo scempio approvato il 26 dicembre in Senato.
    93 sì, 51 no, 5 astenuti.
    È legge dello Stato.

    Parliamo della riforma della Corte dei Conti.
    Uno degli ultimi baluardi di tutela dell’interesse pubblico rimasti.
    Oggi? Penalizzata, limitata, svuotata, ridotta a un organo di controllo blando, centralizzato e politicamente innocuo.

    Con cinque mosse chirurgiche si è riusciti a legare le mani alle amministrazioni locali — che già navigano con strumenti ridotti — e, di riflesso, a noi cittadini, che vediamo drasticamente ridotte le possibilità di controllo e di azione.

    Le cinque mosse:

    Danno erariale ridotto al 30%
    Lo “scudo” Covid del 2020 diventa permanente. I risarcimenti vengono limitati al 30% del danno, salvo dolo o colpa grave.
    Tradotto: meno responsabilità personale, meno deterrenza contro sprechi e mala gestione.

    Silenzio-assenso sui pareri preventivi
    Se la Corte non risponde entro un mese su bilanci e atti, il silenzio vale come via libera.
    Velocità? Forse.
    Controlli seri? Sempre meno.

    Controlli preventivi sugli appalti PNRR sopra il milione
    Se la Corte approva prima, nessuna responsabilità dopo.
    Un regalo enorme, che sottrae risorse ai controlli successivi sugli enti locali.

    Riorganizzazione della Corte
    Accorpamento delle sezioni regionali, separazione dei ruoli, poteri rafforzati al Procuratore generale.
    Efficienza sulla carta, desertificazione territoriale nella realtà. Le amministrazioni locali restano senza un presidio vicino.

    Delega al Governo sui decreti attuativi
    12 mesi di mano libera per “riordino, digitalizzazione e razionalizzazione”.
    Parole eleganti per dire: ulteriore indebolimento dei controlli, a colpi di decreti.

    Nel frattempo, mentre commentavamo l’ennesima operazione di polizia contro esponenti palestinesi in Italia, questa nuova “schiforma” passava liscia.
    Le conseguenze non saranno immediate.
    Saranno profonde, strutturali, e a medio-lungo termine.
    Milano inclusa.

    Perché secondo voi?
    Perché una Corte dei Conti indebolita significa:
    – meno controlli sulla spesa pubblica
    – più inerzia sugli atti irregolari
    – meno risarcimenti
    – più squilibri di bilancio post-PNRR

    E alla fine il conto arriva sempre lì:
    tasse locali più alte
    tagli a scuole, welfare, servizi essenziali
    opere pubbliche fatte male e mai verificate

    Semplice.
    Forse non immediato.
    Ma il disegno è fin troppo chiaro.
    Una grande riforma della Giustizia da votare “democraticamente” in primavera.
    E questo colpo basso a fine 2025.
    Risultato? Mani legate definitivamente.

    Ecco perché serve prendere coscienza della necessità di costruire un’alternativa credibile, capace di stare dentro le istituzioni, non solo fuori.
    Ci sono battaglie che non si vincono solo in piazza.
    La mobilitazione scuote coscienze — quando va bene — ma il potere si combatte nelle stanze del potere.
    Con competenza, presenza e strategia.
    Il resto è testimonianza.
    Qui serve confronto politico vero.

    #CorteDeiConti #Schiforma #ManiLegate #ControlloPubblico #PoliticaIstituzionale
    ✋ MANI LEGATE 🔒 Ci sono materie — soprattutto quelle giuridiche — che per loro natura risultano ostiche alla maggioranza delle persone. Tecniche, noiose, apparentemente lontane dalla vita quotidiana. Ed è proprio lì che il gioco riesce meglio. 🎩 Perché mentre siamo immersi tra abbuffate, sonnolenza post-festiva e distrazioni mediatiche, va in scena il più vecchio dei trucchi: far passare le peggiori porcate sotto il naso, quando l’attenzione collettiva è ai minimi storici. Quando ce ne accorgiamo è tardi. Siamo ancora ubriachi di festeggiamenti. E credetemi: la riforma della Giustizia che ci faranno “consultare” nel 2026 è roba leggera rispetto allo scempio approvato il 26 dicembre in Senato. 93 sì, 51 no, 5 astenuti. È legge dello Stato. 👉Parliamo della riforma della Corte dei Conti. Uno degli ultimi baluardi di tutela dell’interesse pubblico rimasti. Oggi? Penalizzata, limitata, svuotata, ridotta a un organo di controllo blando, centralizzato e politicamente innocuo. Con cinque mosse chirurgiche si è riusciti a legare le mani alle amministrazioni locali — che già navigano con strumenti ridotti — e, di riflesso, a noi cittadini, che vediamo drasticamente ridotte le possibilità di controllo e di azione. Le cinque mosse: 🔹 Danno erariale ridotto al 30% Lo “scudo” Covid del 2020 diventa permanente. I risarcimenti vengono limitati al 30% del danno, salvo dolo o colpa grave. Tradotto: meno responsabilità personale, meno deterrenza contro sprechi e mala gestione. 🔹 Silenzio-assenso sui pareri preventivi Se la Corte non risponde entro un mese su bilanci e atti, il silenzio vale come via libera. Velocità? Forse. Controlli seri? Sempre meno. 🔹 Controlli preventivi sugli appalti PNRR sopra il milione Se la Corte approva prima, nessuna responsabilità dopo. Un regalo enorme, che sottrae risorse ai controlli successivi sugli enti locali. 🔹 Riorganizzazione della Corte Accorpamento delle sezioni regionali, separazione dei ruoli, poteri rafforzati al Procuratore generale. Efficienza sulla carta, desertificazione territoriale nella realtà. Le amministrazioni locali restano senza un presidio vicino. 🔹 Delega al Governo sui decreti attuativi 12 mesi di mano libera per “riordino, digitalizzazione e razionalizzazione”. Parole eleganti per dire: ulteriore indebolimento dei controlli, a colpi di decreti. Nel frattempo, mentre commentavamo l’ennesima operazione di polizia contro esponenti palestinesi in Italia, questa nuova “schiforma” passava liscia. Le conseguenze non saranno immediate. Saranno profonde, strutturali, e a medio-lungo termine. Milano inclusa. 🏙️ Perché secondo voi? Perché una Corte dei Conti indebolita significa: – meno controlli sulla spesa pubblica – più inerzia sugli atti irregolari – meno risarcimenti – più squilibri di bilancio post-PNRR E alla fine il conto arriva sempre lì: 💸 tasse locali più alte ✂️ tagli a scuole, welfare, servizi essenziali 🏗️ opere pubbliche fatte male e mai verificate Semplice. Forse non immediato. Ma il disegno è fin troppo chiaro. Una grande riforma della Giustizia da votare “democraticamente” in primavera. E questo colpo basso a fine 2025. Risultato? Mani legate definitivamente. 🔗 Ecco perché serve prendere coscienza della necessità di costruire un’alternativa credibile, capace di stare dentro le istituzioni, non solo fuori. Ci sono battaglie che non si vincono solo in piazza. La mobilitazione scuote coscienze — quando va bene — ma il potere si combatte nelle stanze del potere. Con competenza, presenza e strategia. Il resto è testimonianza. Qui serve confronto politico vero. ⚖️ #CorteDeiConti #Schiforma #ManiLegate #ControlloPubblico #PoliticaIstituzionale
    Angry
    1
    0 Σχόλια 0 Μοιράστηκε 5χλμ. Views
  • PAGINA BUIA per l'Italia. Sempre peggio!!!
    Riforma Corte dei Conti, Cataldi (M5s): "Date via libera all'illegalità"
    Il senatore pentastellato contro il governo: "Volete l'impunità di chi abusa del potere, la legge è incostituzionale"
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/27/riforma-corte-conti-m5s-governo-notizie-video-illegalita/8238931/
    PAGINA BUIA per l'Italia. Sempre peggio!!! Riforma Corte dei Conti, Cataldi (M5s): "Date via libera all'illegalità" Il senatore pentastellato contro il governo: "Volete l'impunità di chi abusa del potere, la legge è incostituzionale" https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/27/riforma-corte-conti-m5s-governo-notizie-video-illegalita/8238931/
    WWW.ILFATTOQUOTIDIANO.IT
    Riforma Corte dei Conti, Cataldi (M5s): "Date via libera all'illegalità"
    Il senatore pentastellato contro il governo: "Volete l'impunità di chi abusa del potere, la legge è incostituzionale"
    Angry
    1
    0 Σχόλια 0 Μοιράστηκε 1χλμ. Views
  • MILANO 2025 – Fra bollettino di guerra e m2 di sofferenza

    Quando si avvicina la fine dell’anno arriva anche il momento dei bilanci.
    E per la nostra città i conti sono, ancora una volta, in passivo.
    Non è un caso se sempre più testate giornalistiche snocciolano percentuali, grafici e numeri che raccontano una Milano che non è più la “locomotiva d’Italia”, ma assomiglia sempre di più a un girone urbano dei dannati. Il dato più inquietante, però, non è nei report: è nella nostra assuefazione collettiva.
    Stiamo accettando tutto questo con una calma sospetta. Forse perché siamo – giustamente – presi dal dimostrare empatia e solidarietà verso conflitti e sofferenze che si consumano a migliaia di chilometri da qui. È umano, è giusto, è necessario.
    Ma permettetemi una riflessione, rapportata alle nostre vite e alle nostre dimensioni quotidiane.
    È come vivere in un condominio che cade a pezzi e scegliere di ignorarlo perché siamo emotivamente assorbiti dai problemi di un altro palazzo, lontano chilometri dal nostro. La solidarietà non è in discussione. La rimozione del reale, sì.

    Con un nuovo anno alle porte e le prossime amministrative che si avvicinano, forse è arrivato il momento di rivolgere a Milano attenzioni maggiori, senza sensi di colpa ma con responsabilità. Se siamo in grado di occuparci del mondo intero, dobbiamo essere capaci di guardare anche alle gravi carenze di casa nostra.
    Vogliamo dare un’occhiata insieme al bollettino di guerra del 2025?
    Eccolo.

    A Milano si guadagna più che nel resto d’Italia.
    Ma lavorare, oggi, non è più sufficiente per vivere bene.
    Secondo lo studio della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano (CGIL), un lavoratore su tre percepisce un reddito incompatibile con il costo della vita cittadina. Non stiamo parlando di marginalità estrema, ma di una fascia sempre più ampia di persone intrappolate in una normalità impoverita, dove il lavoro garantisce la sopravvivenza ma non la dignità.
    Il nodo è strutturale: casa e sanità assorbono oltre il 50% del salario.
    Solo l’abitazione pesa tra il 30 e il 40%, mentre la spesa sanitaria supera il 20%. Il resto dello stipendio evapora tra inflazione, trasporti e spese obbligate. Il risultato è una città che costringe i suoi lavoratori ad adottare comportamenti difensivi, a partire dall’espulsione verso l’hinterland.
    Milano diventa così una città che si lavora ma non si abita.
    E chi non può permettersi di viverla viene progressivamente escluso anche dal punto di vista sociale e culturale: tempo libero, relazioni, partecipazione, accesso alla vita urbana. Tutto ciò che non coincide con l’orario di lavoro viene sacrificato.
    Questa dinamica colpisce in modo violento il lavoro pubblico. In appena due anni, i dipendenti pubblici in città sono diminuiti di circa il 14%. Scuola, sanità, amministrazioni locali: Milano non è più attrattiva nemmeno per chi garantisce i servizi essenziali. Una fuga silenziosa che compromette la qualità stessa della vita urbana.

    Nel frattempo i salari nominali crescono, ma meno dell’inflazione, che a Milano ha superato l’11% nel periodo 2022–2024. Tradotto: si lavora di più, si guadagna “sulla carta”, ma si perde potere d’acquisto reale.
    La crescita c’è, ma non viene redistribuita. E una crescita senza equità non è sviluppo: è estrazione sociale.
    Milano continua a produrre ricchezza, ma non benessere.
    E una città che consuma le persone che la tengono in piedi è una città che sta ipotecando il proprio futuro.

    Queste ragioni dovrebbero essere più che sufficienti per risvegliarci dal torpore e dall’accettazione passiva di una degenerazione che, fino ad oggi, abbiamo avuto il coraggio di denunciare solo parlando di malapolitica.

    Esistono gruppi politici di potere? Vero.
    Le lobby sono forze reali che comandano Milano? Vero anche questo.
    Ma la domanda più scomoda resta un’altra: noi dove eravamo quando era il momento di contrastare tutto questo da dentro?
    Troppo spesso abbiamo preferito allontanare il pensiero, rifugiandoci in mobilitazioni che, per quanto giuste, lavano la coscienza ma non attivano la responsabilità. Cortei, riflessioni, prese di posizione sacrosante — ma raramente radicate fino in fondo nel nostro territorio.

    Milano oggi merita di essere liberata.
    Non solo dagli episodi di malagestione, ma da quello che è diventato il nostro male moderno: la pigrizia mentale, la rinuncia a immaginare un’alternativa, la mancanza di motivazioni a giocarsi davvero la partita.
    Se non lo facciamo ora, tra un anno, a pochi giorni da un nuovo Capodanno, rileggeremo le stesse statistiche impietose. La stessa insoddisfazione generale. La stessa insicurezza.
    E una fila ancora più lunga ad attendere un pacco di sostegno e di dignità davanti al Pane Quotidiano.

    Vogliamo davvero questo?
    Se la risposta è no, allora è il tempo di mettersi a lavorare seriamente per curare Milano e liberarla.
    Perché solo ripartendo dal nostro territorio avremo la serenità e la forza per aiutare anche il resto del mondo.
    Il primo passo si fa sempre da qui.
    Dal nostro metro quadrato di sofferenza.

    #MilanoLibera #Milano2025 #CostoDellaVita
    #LavoroEDignità #CasaÈUnDiritto #CittàPerChiLavora
    🚨 MILANO 2025 – Fra bollettino di guerra e m2 di sofferenza ⚠️🏙️ Quando si avvicina la fine dell’anno arriva anche il momento dei bilanci. E per la nostra città i conti sono, ancora una volta, in passivo. 📉 Non è un caso se sempre più testate giornalistiche snocciolano percentuali, grafici e numeri che raccontano una Milano che non è più la “locomotiva d’Italia”, ma assomiglia sempre di più a un girone urbano dei dannati. Il dato più inquietante, però, non è nei report: è nella nostra assuefazione collettiva. Stiamo accettando tutto questo con una calma sospetta. Forse perché siamo – giustamente – presi dal dimostrare empatia e solidarietà verso conflitti e sofferenze che si consumano a migliaia di chilometri da qui. È umano, è giusto, è necessario. ❤️‍🩹 Ma permettetemi una riflessione, rapportata alle nostre vite e alle nostre dimensioni quotidiane. È come vivere in un condominio che cade a pezzi e scegliere di ignorarlo perché siamo emotivamente assorbiti dai problemi di un altro palazzo, lontano chilometri dal nostro. La solidarietà non è in discussione. La rimozione del reale, sì. Con un nuovo anno alle porte e le prossime amministrative che si avvicinano, forse è arrivato il momento di rivolgere a Milano attenzioni maggiori, senza sensi di colpa ma con responsabilità. Se siamo in grado di occuparci del mondo intero, dobbiamo essere capaci di guardare anche alle gravi carenze di casa nostra. Vogliamo dare un’occhiata insieme al bollettino di guerra del 2025? Eccolo. 🧾🔥 A Milano si guadagna più che nel resto d’Italia. Ma lavorare, oggi, non è più sufficiente per vivere bene. Secondo lo studio della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano (CGIL), un lavoratore su tre percepisce un reddito incompatibile con il costo della vita cittadina. Non stiamo parlando di marginalità estrema, ma di una fascia sempre più ampia di persone intrappolate in una normalità impoverita, dove il lavoro garantisce la sopravvivenza ma non la dignità. Il nodo è strutturale: casa e sanità assorbono oltre il 50% del salario. Solo l’abitazione pesa tra il 30 e il 40%, mentre la spesa sanitaria supera il 20%. Il resto dello stipendio evapora tra inflazione, trasporti e spese obbligate. Il risultato è una città che costringe i suoi lavoratori ad adottare comportamenti difensivi, a partire dall’espulsione verso l’hinterland. Milano diventa così una città che si lavora ma non si abita. E chi non può permettersi di viverla viene progressivamente escluso anche dal punto di vista sociale e culturale: tempo libero, relazioni, partecipazione, accesso alla vita urbana. Tutto ciò che non coincide con l’orario di lavoro viene sacrificato. Questa dinamica colpisce in modo violento il lavoro pubblico. In appena due anni, i dipendenti pubblici in città sono diminuiti di circa il 14%. Scuola, sanità, amministrazioni locali: Milano non è più attrattiva nemmeno per chi garantisce i servizi essenziali. Una fuga silenziosa che compromette la qualità stessa della vita urbana. Nel frattempo i salari nominali crescono, ma meno dell’inflazione, che a Milano ha superato l’11% nel periodo 2022–2024. Tradotto: si lavora di più, si guadagna “sulla carta”, ma si perde potere d’acquisto reale. La crescita c’è, ma non viene redistribuita. E una crescita senza equità non è sviluppo: è estrazione sociale. Milano continua a produrre ricchezza, ma non benessere. E una città che consuma le persone che la tengono in piedi è una città che sta ipotecando il proprio futuro. Queste ragioni dovrebbero essere più che sufficienti per risvegliarci dal torpore e dall’accettazione passiva di una degenerazione che, fino ad oggi, abbiamo avuto il coraggio di denunciare solo parlando di malapolitica. Esistono gruppi politici di potere? Vero. Le lobby sono forze reali che comandano Milano? Vero anche questo. Ma la domanda più scomoda resta un’altra: noi dove eravamo quando era il momento di contrastare tutto questo da dentro? Troppo spesso abbiamo preferito allontanare il pensiero, rifugiandoci in mobilitazioni che, per quanto giuste, lavano la coscienza ma non attivano la responsabilità. Cortei, riflessioni, prese di posizione sacrosante — ma raramente radicate fino in fondo nel nostro territorio. 🪧 👉Milano oggi merita di essere liberata. Non solo dagli episodi di malagestione, ma da quello che è diventato il nostro male moderno: la pigrizia mentale, la rinuncia a immaginare un’alternativa, la mancanza di motivazioni a giocarsi davvero la partita. Se non lo facciamo ora, tra un anno, a pochi giorni da un nuovo Capodanno, rileggeremo le stesse statistiche impietose. La stessa insoddisfazione generale. La stessa insicurezza. E una fila ancora più lunga ad attendere un pacco di sostegno e di dignità davanti al Pane Quotidiano. 🍞 Vogliamo davvero questo? Se la risposta è no, allora è il tempo di mettersi a lavorare seriamente per curare Milano e liberarla. Perché solo ripartendo dal nostro territorio avremo la serenità e la forza per aiutare anche il resto del mondo. Il primo passo si fa sempre da qui. Dal nostro metro quadrato di sofferenza. 📐🔥 #MilanoLibera #Milano2025 #CostoDellaVita #LavoroEDignità #CasaÈUnDiritto #CittàPerChiLavora
    Angry
    1
    0 Σχόλια 0 Μοιράστηκε 8χλμ. Views
  • Mons. Viganò riassume quanto è avvenuto, che sappiamo e in cui crediamo. Invita a riconoscere la origine satanica della volontà di sterminio e corruzione insita nella cupola del potere...
    Mons. Viganò riassume quanto è avvenuto, che sappiamo e in cui crediamo. Invita a riconoscere la origine satanica della volontà di sterminio e corruzione insita nella cupola del potere...
    Like
    1
    1 Σχόλια 0 Μοιράστηκε 1χλμ. Views 22
  • BONACCINI DOVE ***** SEI? E SOPRATTUTTO TU E IL PD EMILIANO ROMAGNOLO CHE ***** NE FATE DEI SOLDI?

    GUARDATE BENE QUESTO FILMATO: QUESTI SONO VERI ITALIANI, VERI PATRIOTI CHE SI OFFRONO DI FARE ESSI STESSI I LAVORI CHE LA REGIONE ROSSA NON FA!!!

    V E R G O G N A!
    Magistratura dove sei? MATTARELLA dicci (e FAI ) qualcosa.

    CI CHIEDONO DI CONDIVIDERE QUESTO FILMATO IL PIÙ POSSIBILE: SIATE CON LORO E CON ME: SCHIAFFATEGLIELO DAPPERTUTTO
    FATE VEDERE AGLI ITALIANI CHI HA CARATTERE E CHI NON HA NEMMENO LE PALLE PUR AVENDO SOLDI E POTERE
    BONACCINI DOVE CAZZO SEI? E SOPRATTUTTO TU E IL PD EMILIANO ROMAGNOLO CHE CAZZO NE FATE DEI SOLDI? GUARDATE BENE QUESTO FILMATO: QUESTI SONO VERI ITALIANI, VERI PATRIOTI CHE SI OFFRONO DI FARE ESSI STESSI I LAVORI CHE LA REGIONE ROSSA NON FA!!! V E R G O G N A! Magistratura dove sei? MATTARELLA dicci (e FAI 😳🤓) qualcosa. CI CHIEDONO DI CONDIVIDERE QUESTO FILMATO IL PIÙ POSSIBILE: SIATE CON LORO E CON ME: SCHIAFFATEGLIELO DAPPERTUTTO FATE VEDERE AGLI ITALIANI CHI HA CARATTERE E CHI NON HA NEMMENO LE PALLE PUR AVENDO SOLDI E POTERE 😉🤓🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹🇮🇹
    Angry
    2
    0 Σχόλια 0 Μοιράστηκε 1χλμ. Views 4
  • VOTO LIBEGUALE –
    Il problema non è solo CHI votare, ma COME

    Da troppo tempo il dibattito politico si ferma ai nomi.
    Ma la vera domanda è un’altra: con quale sistema scegliamo chi ci rappresenta?

    Questo Paese ha bisogno di una riforma seria, strutturale e definitiva.
    Non solo della Giustizia, ma soprattutto di un sistema elettorale che oggi non consente agli elettori di scegliere davvero le persone più adeguate.

    Tra meno di 18 mesi voteremo per Camera e Senato.
    E mentre il tempo scorre, la nuova legge elettorale viene scritta fuori dal Parlamento, nelle stanze di pochi.
    Vogliamo davvero tornare a meccanismi opachi che permettono a qualche decina di persone di decidere chi entra in Parlamento, nominando di fatto deputati e senatori e concentrando il potere legislativo ed esecutivo?

    La democrazia non può essere un automatismo. Va esercitata.

    Per questo ti invitiamo a informarti e firmare subito tre leggi di iniziativa popolare per una legge elettorale che, dopo 20 anni, restituisca agli elettori il diritto di scegliere:

    parlamentari scelti dai cittadini

    niente voto congiunto

    niente pluricandidature

    niente soglie distorsive

    voto di preferenza

    primarie obbligatorie


    È il momento di passare dalla riflessione all’azione.


    ---

    FIRMA ADESSO

    Bastano CIE o SPID

    1️⃣ Vai qui e usa i pulsanti blu del sito:
    https://votolibeguale.it
    2️⃣ Clicca su Accedi e scegli CIE o SPID
    3️⃣ Usa SPID o l’app CieID
    4️⃣ Conferma la firma

    Fallo subito.
    Perché il voto è davvero libero solo quando scegli tu.

    #VotoLibeguale #Democrazia #Partecipazione #RiformaElettorale
    VOTO LIBEGUALE – Il problema non è solo CHI votare, ma COME 🗳️ Da troppo tempo il dibattito politico si ferma ai nomi. Ma la vera domanda è un’altra: con quale sistema scegliamo chi ci rappresenta? Questo Paese ha bisogno di una riforma seria, strutturale e definitiva. Non solo della Giustizia, ma soprattutto di un sistema elettorale che oggi non consente agli elettori di scegliere davvero le persone più adeguate. Tra meno di 18 mesi voteremo per Camera e Senato. E mentre il tempo scorre, la nuova legge elettorale viene scritta fuori dal Parlamento, nelle stanze di pochi. Vogliamo davvero tornare a meccanismi opachi che permettono a qualche decina di persone di decidere chi entra in Parlamento, nominando di fatto deputati e senatori e concentrando il potere legislativo ed esecutivo? 👉 La democrazia non può essere un automatismo. Va esercitata. Per questo ti invitiamo a informarti e firmare subito tre leggi di iniziativa popolare per una legge elettorale che, dopo 20 anni, restituisca agli elettori il diritto di scegliere: parlamentari scelti dai cittadini niente voto congiunto niente pluricandidature niente soglie distorsive voto di preferenza primarie obbligatorie È il momento di passare dalla riflessione all’azione. ✍️ --- FIRMA ADESSO Bastano CIE o SPID 1️⃣ Vai qui e usa i pulsanti blu del sito: ✍️ https://votolibeguale.it 2️⃣ Clicca su Accedi e scegli CIE o SPID 3️⃣ Usa SPID o l’app CieID 4️⃣ Conferma la firma ✅ ⏳ Fallo subito. 🇮🇹 Perché il voto è davvero libero solo quando scegli tu. #VotoLibeguale #Democrazia #Partecipazione #RiformaElettorale
    0 Σχόλια 0 Μοιράστηκε 3χλμ. Views
Αναζήτηση αποτελεσμάτων