• NON POSSIAMO CHE ESSERE D'ACCORDO con il Dottor Daniele Giovanardi a proposito della Von der Leyen.
    MASSIMA DIFFUSIONE!
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  • ECCO ALTRI SOLDI BUTTATI!
    Migranti in Albania, Meloni rinnova lo spreco: nuovo accordo col resort 5 stelle per gli agenti. Ecco quanto costa.

    Missione Albania, avanti tutta senza badare a spese. È stato rinnovato l’accordo con il resort 5 stelle per l’alloggio delle forze dell’ordine impegnate nella gestione dei centri per migranti. Come ribadito più volte dalla premier Giorgia Meloni, anche durante il recente vertice intergovernativo tra Italia e Germania, per la gestione del dossier migranti l’Italia intende continuare a puntare su “soluzioni innovative” come il Protocollo sottoscritto tra Roma e Tirana il 06 novembre 2023. Questo nonostante finora l’operazione non abbia dato i frutti sperati dal governo, le persone da espellere debbano comunque tornare in Italia per il rimpatrio e i cpr in territorio italiano abbiano costi inferiori e rimangano strutturalmente sottoutilizzati.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/24/migranti-in-albania-meloni-rinnova-lo-spreco-nuovo-accordo-col-resort-5-stelle-per-gli-agenti-ecco-quanto-costa/8267618/amp/
    ECCO ALTRI SOLDI BUTTATI! Migranti in Albania, Meloni rinnova lo spreco: nuovo accordo col resort 5 stelle per gli agenti. Ecco quanto costa. Missione Albania, avanti tutta senza badare a spese. È stato rinnovato l’accordo con il resort 5 stelle per l’alloggio delle forze dell’ordine impegnate nella gestione dei centri per migranti. Come ribadito più volte dalla premier Giorgia Meloni, anche durante il recente vertice intergovernativo tra Italia e Germania, per la gestione del dossier migranti l’Italia intende continuare a puntare su “soluzioni innovative” come il Protocollo sottoscritto tra Roma e Tirana il 06 novembre 2023. Questo nonostante finora l’operazione non abbia dato i frutti sperati dal governo, le persone da espellere debbano comunque tornare in Italia per il rimpatrio e i cpr in territorio italiano abbiano costi inferiori e rimangano strutturalmente sottoutilizzati. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/24/migranti-in-albania-meloni-rinnova-lo-spreco-nuovo-accordo-col-resort-5-stelle-per-gli-agenti-ecco-quanto-costa/8267618/amp/
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  • Quando la scuola dimentica l’umano: il volto di un’educazione senza senso. Lettera

    Inviata da Simone Billeci – La scuola che non vorrei non è una caricatura polemica né un bersaglio facile. È piuttosto l’ombra che appare quando la scuola smette di interrogarsi sul proprio senso e si accontenta di funzionare.

    È quella scuola che va avanti per inerzia, che accumula riforme senza visione, che cambia linguaggi ma non logiche, che promette futuro mentre riproduce stanche abitudini del passato. Proprio perché la scuola è uno dei luoghi più decisivi per la formazione della persona, il rischio della sua deriva non è mai neutro: incide sulle biografie, sulle possibilità, sull’idea stessa di umanità che una società coltiva.

    Non vorrei una scuola che riduce l’educazione a prestazione. Una scuola in cui tutto è misurabile, confrontabile, classificabile, e quasi nulla è davvero compreso. Qui il valore di uno studente coincide con un numero, con una media, con un indicatore di rendimento. Il tempo dell’apprendimento è compresso, standardizzato, reso uniforme, come se le intelligenze fossero tutte uguali e le storie personali irrilevanti. Chi non tiene il passo viene etichettato, chi rallenta è un problema da gestire, chi fatica diventa un caso. È una scuola che parla il linguaggio dell’efficienza, ma dimentica quello della crescita, che richiede lentezza, esitazione, talvolta persino smarrimento.

    Non vorrei una scuola che ha paura dell’errore. In questa scuola sbagliare non è una possibilità educativa, ma una colpa; non un passaggio necessario del pensiero, ma una macchia sul percorso. L’errore viene corretto, segnato, penalizzato, raramente compreso. Così gli studenti imparano presto a non rischiare, a non esporsi, a dire ciò che è previsto invece di ciò che è pensato. Nasce un’intelligenza prudente, addestrata all’indovinare più che al capire. Eppure ogni autentico apprendimento nasce da una frattura, da una domanda che non trova subito risposta, da un tentativo fallito che apre nuove strade. Una scuola che non sa stare dentro l’errore educa alla paura, non alla responsabilità.

    Non vorrei una scuola soffocata dalla burocrazia. Una scuola in cui moduli, scadenze, piattaforme, protocolli e griglie occupano lo spazio che dovrebbe appartenere alle relazioni. Qui gli insegnanti sono spesso stanchi prima ancora di entrare in aula, sommersi da adempimenti che li allontanano dal cuore del loro lavoro: incontrare persone, accompagnare processi, prendersi cura del pensiero. Gli studenti diventano pratiche da gestire, i percorsi educativi fascicoli da archiviare. È una scuola che funziona, forse, ma non vive, perché quando la forma divora il senso l’educazione si trasforma in amministrazione.

    Non vorrei una scuola che confonde l’innovazione con l’accumulo di strumenti. Una scuola che introduce tecnologie senza una chiara visione pedagogica, che digitalizza senza interrogarsi sul significato, che crede di essere moderna perché aggiorna le piattaforme ma non ripensa le relazioni. In questa scuola la velocità è un valore in sé, la connessione continua un dogma, mentre l’attenzione, l’ascolto profondo e la concentrazione diventano sempre più rari. Nessuna tecnologia, per quanto avanzata, può sostituire uno sguardo che riconosce, una parola che incoraggia, una presenza che educa. Quando la scuola lo dimentica, perde la sua umanità.

    Non vorrei una scuola che non ascolta. Che non ascolta gli studenti, trattati come destinatari passivi di decisioni prese altrove. Che non ascolta gli insegnanti, spesso delegittimati o lasciati soli di fronte a responsabilità enormi. Che non ascolta le famiglie, viste più come intralci che come alleate. È una scuola verticale, rigida, autoreferenziale, che comunica molto ma dialoga poco. Qui il conflitto è temuto, il dissenso patologizzato, la complessità ridotta a slogan. Eppure senza ascolto non c’è fiducia, senza fiducia non c’è apprendimento, senza apprendimento non c’è futuro.

    Non vorrei, soprattutto, una scuola che ha smarrito la domanda di senso. Perché studiamo? Perché insegniamo? Perché valutiamo? Perché stiamo insieme, ogni giorno, nello stesso spazio? Quando queste domande scompaiono, la scuola continua a esistere ma smette di educare. Trasmette contenuti senza orizzonte, competenze senza direzione, regole senza significato. Prepara a un mondo che cambia più velocemente dei suoi programmi e lo fa spesso senza interrogarsi sul tipo di persone che sta contribuendo a formare. È una scuola che prepara al lavoro ma non alla vita, all’adattamento ma non al giudizio, alla risposta corretta ma non alla domanda giusta.

    Dire “la scuola che non vorrei” non è un esercizio di nostalgia né una lamentazione sterile. È un atto di responsabilità e, in fondo, di speranza. Significa credere che la scuola possa essere altro: un luogo in cui si formano persone e non solo studenti, in cui il pensiero è allenato alla complessità, in cui la fragilità non è un difetto da correggere ma una dimensione da accompagnare. La scuola che non vorrei è il negativo di quella che potremmo costruire se avessimo il coraggio di rimettere al centro il senso, le relazioni e il futuro. Una scuola capace di chiedere non soltanto “quanto vali?”, ma “chi stai diventando?”. E questa, forse, è la domanda più educativa di tutte.

    Source: https://www.orizzontescuola.it/quando-la-scuola-dimentica-lumano-il-volto-di-uneducazione-senza-senso-lettera/
    Quando la scuola dimentica l’umano: il volto di un’educazione senza senso. Lettera Inviata da Simone Billeci – La scuola che non vorrei non è una caricatura polemica né un bersaglio facile. È piuttosto l’ombra che appare quando la scuola smette di interrogarsi sul proprio senso e si accontenta di funzionare. È quella scuola che va avanti per inerzia, che accumula riforme senza visione, che cambia linguaggi ma non logiche, che promette futuro mentre riproduce stanche abitudini del passato. Proprio perché la scuola è uno dei luoghi più decisivi per la formazione della persona, il rischio della sua deriva non è mai neutro: incide sulle biografie, sulle possibilità, sull’idea stessa di umanità che una società coltiva. Non vorrei una scuola che riduce l’educazione a prestazione. Una scuola in cui tutto è misurabile, confrontabile, classificabile, e quasi nulla è davvero compreso. Qui il valore di uno studente coincide con un numero, con una media, con un indicatore di rendimento. Il tempo dell’apprendimento è compresso, standardizzato, reso uniforme, come se le intelligenze fossero tutte uguali e le storie personali irrilevanti. Chi non tiene il passo viene etichettato, chi rallenta è un problema da gestire, chi fatica diventa un caso. È una scuola che parla il linguaggio dell’efficienza, ma dimentica quello della crescita, che richiede lentezza, esitazione, talvolta persino smarrimento. Non vorrei una scuola che ha paura dell’errore. In questa scuola sbagliare non è una possibilità educativa, ma una colpa; non un passaggio necessario del pensiero, ma una macchia sul percorso. L’errore viene corretto, segnato, penalizzato, raramente compreso. Così gli studenti imparano presto a non rischiare, a non esporsi, a dire ciò che è previsto invece di ciò che è pensato. Nasce un’intelligenza prudente, addestrata all’indovinare più che al capire. Eppure ogni autentico apprendimento nasce da una frattura, da una domanda che non trova subito risposta, da un tentativo fallito che apre nuove strade. Una scuola che non sa stare dentro l’errore educa alla paura, non alla responsabilità. Non vorrei una scuola soffocata dalla burocrazia. Una scuola in cui moduli, scadenze, piattaforme, protocolli e griglie occupano lo spazio che dovrebbe appartenere alle relazioni. Qui gli insegnanti sono spesso stanchi prima ancora di entrare in aula, sommersi da adempimenti che li allontanano dal cuore del loro lavoro: incontrare persone, accompagnare processi, prendersi cura del pensiero. Gli studenti diventano pratiche da gestire, i percorsi educativi fascicoli da archiviare. È una scuola che funziona, forse, ma non vive, perché quando la forma divora il senso l’educazione si trasforma in amministrazione. Non vorrei una scuola che confonde l’innovazione con l’accumulo di strumenti. Una scuola che introduce tecnologie senza una chiara visione pedagogica, che digitalizza senza interrogarsi sul significato, che crede di essere moderna perché aggiorna le piattaforme ma non ripensa le relazioni. In questa scuola la velocità è un valore in sé, la connessione continua un dogma, mentre l’attenzione, l’ascolto profondo e la concentrazione diventano sempre più rari. Nessuna tecnologia, per quanto avanzata, può sostituire uno sguardo che riconosce, una parola che incoraggia, una presenza che educa. Quando la scuola lo dimentica, perde la sua umanità. Non vorrei una scuola che non ascolta. Che non ascolta gli studenti, trattati come destinatari passivi di decisioni prese altrove. Che non ascolta gli insegnanti, spesso delegittimati o lasciati soli di fronte a responsabilità enormi. Che non ascolta le famiglie, viste più come intralci che come alleate. È una scuola verticale, rigida, autoreferenziale, che comunica molto ma dialoga poco. Qui il conflitto è temuto, il dissenso patologizzato, la complessità ridotta a slogan. Eppure senza ascolto non c’è fiducia, senza fiducia non c’è apprendimento, senza apprendimento non c’è futuro. Non vorrei, soprattutto, una scuola che ha smarrito la domanda di senso. Perché studiamo? Perché insegniamo? Perché valutiamo? Perché stiamo insieme, ogni giorno, nello stesso spazio? Quando queste domande scompaiono, la scuola continua a esistere ma smette di educare. Trasmette contenuti senza orizzonte, competenze senza direzione, regole senza significato. Prepara a un mondo che cambia più velocemente dei suoi programmi e lo fa spesso senza interrogarsi sul tipo di persone che sta contribuendo a formare. È una scuola che prepara al lavoro ma non alla vita, all’adattamento ma non al giudizio, alla risposta corretta ma non alla domanda giusta. Dire “la scuola che non vorrei” non è un esercizio di nostalgia né una lamentazione sterile. È un atto di responsabilità e, in fondo, di speranza. Significa credere che la scuola possa essere altro: un luogo in cui si formano persone e non solo studenti, in cui il pensiero è allenato alla complessità, in cui la fragilità non è un difetto da correggere ma una dimensione da accompagnare. La scuola che non vorrei è il negativo di quella che potremmo costruire se avessimo il coraggio di rimettere al centro il senso, le relazioni e il futuro. Una scuola capace di chiedere non soltanto “quanto vali?”, ma “chi stai diventando?”. E questa, forse, è la domanda più educativa di tutte. Source: https://www.orizzontescuola.it/quando-la-scuola-dimentica-lumano-il-volto-di-uneducazione-senza-senso-lettera/
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  • LA LEGGEREZZA E LA RESISTENZA

    Elezioni a Milano: chi cambia, chi non dimentica

    "C’è qualcosa di profondamente leggero — nel senso più inquietante del termine — nel modo in cui una parte del mondo Novax affronta la politica. Una leggerezza che rasenta l’inconsapevolezza, quando non la comoda rimozione della realtà.

    Il caso è emblematico: alcuni presunti “amici” Novax sostengono con entusiasmo un candidato sindaco che è un vaccinista convinto e l'ha dichiarato. Non uno tiepido, non uno che ha “dei dubbi”, ma uno che i vaccini li difende, li promuove e li considera uno strumento irrinunciabile della sanità pubblica. Eppure, per questi Novax, non sembra essere un problema. Anzi.

    Qui sta il paradosso: per anni il mantra è stato “mai con chi sostiene il sistema”, “mai con chi obbedisce al potere”, “mai con i complici del pensiero unico sanitario”. Poi, al momento di scegliere, tutto evapora. Resta solo la simpatia personale, il fisico, l’immagine, il personaggio.

    Perché il candidato in questione (che svelerà il suo programma il 27 gennaio) ha indubbiamente delle qualità mediatiche: si presenta bene, incarna l’idea del “tipo in gamba”, si mostra fisicato, novità nel panorama politico. Ha anche un “giocattolo” — un’attività personale di cui va fiero e che viene esibita come prova di competenza universale. Come se il successo in un ambito bastasse a certificare coerenza, autonomia di pensiero e, soprattutto, affidabilità politica.

    Ma la politica non è una palestra, né una vetrina. E governare una città non è un’estensione del proprio ego o del proprio brand personale.

    Il punto più grave, però, non è nemmeno questo. Il punto è che molti di questi Novax sembrano accettare — implicitamente — l’idea che il candidato possa “cambiare posizione” all’occorrenza. Oggi vaccinista, domani possibilmente critico. Oggi allineato, domani — se conviene — improvvisamente “dalla parte del popolo”. Tutto dipende dai voti, o meglio, da ciò che il potere suggerirà in quel momento.

    Ed è qui che l’insostenibile leggerezza diventa pericolosa. Perché se per anni hai denunciato l’opportunismo, l’obbedienza e il trasformismo, ma poi li giustifichi quando ti fanno comodo, il problema non è più il sistema: sei tu.

    Si scambia il carisma per coraggio, l’estetica per etica, la muscolatura per la schiena dritta. Si confonde l’abilità comunicativa con l’indipendenza di giudizio. E soprattutto si dimentica che il potere non si combatte sperando che, una volta eletto, “si comporti bene”.

    La storia recente insegna l’esatto contrario: chi è pronto ad adattarsi una volta, lo farà sempre. Chi costruisce la propria figura sul consenso, non lo metterà mai in discussione per una questione di principio. E chi oggi difende senza esitazioni una certa visione sanitaria, domani non diventerà improvvisamente un paladino della libertà solo perché glielo chiedono i suoi elettori più rumorosi.

    L’insostenibile leggerezza dei Novax — di certi Novax — sta tutta qui: nel credere che le idee contino meno delle simpatie, che la coerenza sia negoziabile, che il potere possa essere ingannato con una stretta di mano e un bel sorriso.

    Ma il potere non si lascia sedurre. Al massimo, seduce lui."


    Lettera aperta di attivisti e cittadini milanesi con richiesta di pubblicazione

    Source: https://t.me/movimentoperleliberta
    gruppo Milano (seguici sui nostri social)
    LA LEGGEREZZA E LA RESISTENZA Elezioni a Milano: chi cambia, chi non dimentica "C’è qualcosa di profondamente leggero — nel senso più inquietante del termine — nel modo in cui una parte del mondo Novax affronta la politica. Una leggerezza che rasenta l’inconsapevolezza, quando non la comoda rimozione della realtà. Il caso è emblematico: alcuni presunti “amici” Novax sostengono con entusiasmo un candidato sindaco che è un vaccinista convinto e l'ha dichiarato. Non uno tiepido, non uno che ha “dei dubbi”, ma uno che i vaccini li difende, li promuove e li considera uno strumento irrinunciabile della sanità pubblica. Eppure, per questi Novax, non sembra essere un problema. Anzi. Qui sta il paradosso: per anni il mantra è stato “mai con chi sostiene il sistema”, “mai con chi obbedisce al potere”, “mai con i complici del pensiero unico sanitario”. Poi, al momento di scegliere, tutto evapora. Resta solo la simpatia personale, il fisico, l’immagine, il personaggio. Perché il candidato in questione (che svelerà il suo programma il 27 gennaio) ha indubbiamente delle qualità mediatiche: si presenta bene, incarna l’idea del “tipo in gamba”, si mostra fisicato, novità nel panorama politico. Ha anche un “giocattolo” — un’attività personale di cui va fiero e che viene esibita come prova di competenza universale. Come se il successo in un ambito bastasse a certificare coerenza, autonomia di pensiero e, soprattutto, affidabilità politica. Ma la politica non è una palestra, né una vetrina. E governare una città non è un’estensione del proprio ego o del proprio brand personale. Il punto più grave, però, non è nemmeno questo. Il punto è che molti di questi Novax sembrano accettare — implicitamente — l’idea che il candidato possa “cambiare posizione” all’occorrenza. Oggi vaccinista, domani possibilmente critico. Oggi allineato, domani — se conviene — improvvisamente “dalla parte del popolo”. Tutto dipende dai voti, o meglio, da ciò che il potere suggerirà in quel momento. Ed è qui che l’insostenibile leggerezza diventa pericolosa. Perché se per anni hai denunciato l’opportunismo, l’obbedienza e il trasformismo, ma poi li giustifichi quando ti fanno comodo, il problema non è più il sistema: sei tu. Si scambia il carisma per coraggio, l’estetica per etica, la muscolatura per la schiena dritta. Si confonde l’abilità comunicativa con l’indipendenza di giudizio. E soprattutto si dimentica che il potere non si combatte sperando che, una volta eletto, “si comporti bene”. La storia recente insegna l’esatto contrario: chi è pronto ad adattarsi una volta, lo farà sempre. Chi costruisce la propria figura sul consenso, non lo metterà mai in discussione per una questione di principio. E chi oggi difende senza esitazioni una certa visione sanitaria, domani non diventerà improvvisamente un paladino della libertà solo perché glielo chiedono i suoi elettori più rumorosi. L’insostenibile leggerezza dei Novax — di certi Novax — sta tutta qui: nel credere che le idee contino meno delle simpatie, che la coerenza sia negoziabile, che il potere possa essere ingannato con una stretta di mano e un bel sorriso. Ma il potere non si lascia sedurre. Al massimo, seduce lui." Lettera aperta di attivisti e cittadini milanesi con richiesta di pubblicazione 🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿Source: https://t.me/movimentoperleliberta gruppo Milano (seguici sui nostri social)
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  • Spark OES is a powerful optical emission spectrometry technique used for rapid and accurate elemental analysis of ferrous and non-ferrous metals in quality control.

    Know More At:- https://www.metalpower.net/insights/understanding-optical-emission-spectrometer-aes/
    Spark OES is a powerful optical emission spectrometry technique used for rapid and accurate elemental analysis of ferrous and non-ferrous metals in quality control. Know More At:- https://www.metalpower.net/insights/understanding-optical-emission-spectrometer-aes/
    WWW.METALPOWER.NET
    Optical Emission Spectrometer | OES Analysis, & Application
    Navigate the realms of Optical Emission Spectrometry (OES) / AES with Metal Power guide. Understand OES applications, their techniques, and working principles.
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  • Bravo Danilo Della Valle, eurodeputato del gruppo Left che non le manda a dire al parlamento europeo.
    Bravo Danilo Della Valle, eurodeputato del gruppo Left che non le manda a dire al parlamento europeo.
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  • QUI, PREGLIASCO AMMISE CHE "GLI STUDI SU INEFFICACIA E REAZIONI AVVERSE DA VACCINO NON VENGONO PUBBLICATI PERCHÉ I PRODUTTORI SONO ANCHE I FINANZIATORI DEGLI STUDI"

    Inoltre riconobbe che il vaccino di Sabin, in alcuni casi, aveva causato la stessa poliomielite.

    Si salvi chi SA
    QUI, PREGLIASCO AMMISE CHE "GLI STUDI SU INEFFICACIA E REAZIONI AVVERSE DA VACCINO NON VENGONO PUBBLICATI PERCHÉ I PRODUTTORI SONO ANCHE I FINANZIATORI DEGLI STUDI" Inoltre riconobbe che il vaccino di Sabin, in alcuni casi, aveva causato la stessa poliomielite. Si salvi chi SA
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  • LE MULTE CANCELLATE. LA VERITÀ DOPO GLI OBBLIGHI

    Le sanzioni da 100 euro per l’obbligo vaccinale anti-Covid, inviate a migliaia di cittadini, sono state annullate.
    Con il decreto Milleproroghe, lo Stato ha deciso di cancellare tutte le multe non ancora riscosse, chiudendo i procedimenti avviati tramite l’Agenzia delle Entrate.
    Chi non aveva pagato, non dovrà più farlo.
    Chi aveva già pagato, invece, non riceverà alcun rimborso.

    Per anni quelle multe sono state presentate come necessarie, giuste, inevitabili.
    Oggi vengono archiviate in silenzio, senza scuse e senza riparazione per chi ha obbedito.
    Se una sanzione viene cancellata perché non più ritenuta legittima o opportuna, la domanda è semplice:
    era giusto imporla?
    E perché chi ha pagato resta l’unico a pagarne il prezzo?
    La pandemia ha lasciato cicatrici profonde. Questa è una di quelle che nessuno vuole discutere.

    Non è una vittoria.
    È la dimostrazione che qualcosa non torna.
    Scrivi nei commenti cosa ne pensi.
    Segui Malore Improvviso News per non archiviare anche la memoria.

    #MaloreImprovvisoNews #ObbligoVaccinale #MulteCovid #Milleproroghe #AgenziaDelleEntrate #Diritti #Memoria
    LE MULTE CANCELLATE. LA VERITÀ DOPO GLI OBBLIGHI Le sanzioni da 100 euro per l’obbligo vaccinale anti-Covid, inviate a migliaia di cittadini, sono state annullate. Con il decreto Milleproroghe, lo Stato ha deciso di cancellare tutte le multe non ancora riscosse, chiudendo i procedimenti avviati tramite l’Agenzia delle Entrate. Chi non aveva pagato, non dovrà più farlo. Chi aveva già pagato, invece, non riceverà alcun rimborso. Per anni quelle multe sono state presentate come necessarie, giuste, inevitabili. Oggi vengono archiviate in silenzio, senza scuse e senza riparazione per chi ha obbedito. Se una sanzione viene cancellata perché non più ritenuta legittima o opportuna, la domanda è semplice: era giusto imporla? E perché chi ha pagato resta l’unico a pagarne il prezzo? La pandemia ha lasciato cicatrici profonde. Questa è una di quelle che nessuno vuole discutere. Non è una vittoria. È la dimostrazione che qualcosa non torna. Scrivi nei commenti cosa ne pensi. Segui Malore Improvviso News per non archiviare anche la memoria. #MaloreImprovvisoNews #ObbligoVaccinale #MulteCovid #Milleproroghe #AgenziaDelleEntrate #Diritti #Memoria
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  • ECCO QUALI SONO I RISCHI CONCRETI!
    Nuovo maxi leak: esposti 149 milioni di account tra Gmail, Facebook e non solo
    https://www.hdblog.it/sicurezza/articoli/n645850/maxi-leak-dati-gamail-facebook-cosa-fare/
    ECCO QUALI SONO I RISCHI CONCRETI! Nuovo maxi leak: esposti 149 milioni di account tra Gmail, Facebook e non solo https://www.hdblog.it/sicurezza/articoli/n645850/maxi-leak-dati-gamail-facebook-cosa-fare/
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  • L'OPERAZIONE CHIRURGICA HARRY:
    OLTRE IL NUBRIFAGIO...QUESTO È SOLO L'INIZIO!

    Mentre le vostre bacheche si riempiono di foto di fango e lacrime, c’è un’immagine che nessuno osa mostrarvi. Guardate questo colosso d’acciaio che solca le nostre acque proprio ora, non è una coincidenza. È la Karadeniz Powership Kaya Bey.
    Si tratta di una centrale elettrica galleggiante (nota come powership), di proprietà della compagnia turca Karadeniz Holding e gestita da Karpowership.

    A) Funzione: È una nave progettata per fornire energia elettrica a città costiere o regioni che soffrono di carenze energetiche. Nel 2010 era considerata la più grande powership del mondo.

    B) Capacità: Ha una potenza di generazione di circa 216 MW Kaya Bey, una fortezza da 216 Megawatt di potenza pura.

    Mentre i telegiornali leggono il copione del "maltempo eccezionale", la realtà è molto più oscura.
    Quello che chiamano "Ciclone Harry" è una dimostrazione di forza energetica e di operazione chirurgica, in Sicilia, Sardegna e Calabria.
    Il mare non sta solo "salendo", sta divorando chilometri di costa con una violenza mai vista. Spiagge cancellate: Da Mondello al Poetto, da San Vito Lo Capo alle coste della Gallura, il paesaggio è irriconoscibile. L'arenile è scomparso, risucchiato da correnti anomale che sembrano generate artificialmente. Il Sud in ginocchio: Mentre le perle del nostro turismo vengono rase al suolo, questa centrale elettrica galleggiante di 241 metri staziona indisturbata.

    Perché una nave che ha operato in scenari di guerra e crisi energetiche globali come l'Iraq e il Pakistan si trova in Italia? Perché è il test del test

    A ) Potenza Fuori Controllo: 216 MW non servono a illuminare lampadine. È un’energia titanica che, se convogliata, può eccitare la ionosfera e creare "muri d'acqua" solidi.

    B) L'Arma Elettromagnetica: Quelle decine di torri che svettano dalla coperta non sono semplici scarichi. Sono emettitori. Mentre il cielo sopra il Sud Italia esplode, la Kaya Bey scarica la sua potenza nel sistema, alimentando il cuore del ciclone Harry e dirigendolo con precisione chirurgica contro le nostre coste.

    Il test finale?
    Stanno guardando come reagisce il territorio. Stanno guardando come spariscono le spiagge sotto i colpi di una frequenza energetica che l'occhio umano non può vedere, ma che la natura subisce.
    NON È CLIMA È DOMINIO.
    Mentre voi contate i danni e cercate di salvare il salvabile dal fango, loro monitorano i grafici di produzione energetica. Harry non è un fenomeno naturale: è un esperimento di guerra ambientale e la Kaya Bey è il generatore che lo tiene in vita.
    Smettete di chiamarlo maltempo è un attacco al cuore del Mediterraneo. Mentre la Sicilia, la Sardegna e la Calabria affogano, la centrale galleggiante continua a pompare energia nel sistema, e solo l'inizio anche perché i veri grandi reset si fanno anche così .

    https://www.facebook.com/share/v/1GxKz3H89u/
    L'OPERAZIONE CHIRURGICA HARRY: OLTRE IL NUBRIFAGIO...QUESTO È SOLO L'INIZIO! Mentre le vostre bacheche si riempiono di foto di fango e lacrime, c’è un’immagine che nessuno osa mostrarvi. Guardate questo colosso d’acciaio che solca le nostre acque proprio ora, non è una coincidenza. È la Karadeniz Powership Kaya Bey. Si tratta di una centrale elettrica galleggiante (nota come powership), di proprietà della compagnia turca Karadeniz Holding e gestita da Karpowership. A) Funzione: È una nave progettata per fornire energia elettrica a città costiere o regioni che soffrono di carenze energetiche. Nel 2010 era considerata la più grande powership del mondo. B) Capacità: Ha una potenza di generazione di circa 216 MW Kaya Bey, una fortezza da 216 Megawatt di potenza pura. Mentre i telegiornali leggono il copione del "maltempo eccezionale", la realtà è molto più oscura. Quello che chiamano "Ciclone Harry" è una dimostrazione di forza energetica e di operazione chirurgica, in Sicilia, Sardegna e Calabria. Il mare non sta solo "salendo", sta divorando chilometri di costa con una violenza mai vista. Spiagge cancellate: Da Mondello al Poetto, da San Vito Lo Capo alle coste della Gallura, il paesaggio è irriconoscibile. L'arenile è scomparso, risucchiato da correnti anomale che sembrano generate artificialmente. Il Sud in ginocchio: Mentre le perle del nostro turismo vengono rase al suolo, questa centrale elettrica galleggiante di 241 metri staziona indisturbata. Perché una nave che ha operato in scenari di guerra e crisi energetiche globali come l'Iraq e il Pakistan si trova in Italia? Perché è il test del test A ) Potenza Fuori Controllo: 216 MW non servono a illuminare lampadine. È un’energia titanica che, se convogliata, può eccitare la ionosfera e creare "muri d'acqua" solidi. B) L'Arma Elettromagnetica: Quelle decine di torri che svettano dalla coperta non sono semplici scarichi. Sono emettitori. Mentre il cielo sopra il Sud Italia esplode, la Kaya Bey scarica la sua potenza nel sistema, alimentando il cuore del ciclone Harry e dirigendolo con precisione chirurgica contro le nostre coste. Il test finale? Stanno guardando come reagisce il territorio. Stanno guardando come spariscono le spiagge sotto i colpi di una frequenza energetica che l'occhio umano non può vedere, ma che la natura subisce. NON È CLIMA È DOMINIO. Mentre voi contate i danni e cercate di salvare il salvabile dal fango, loro monitorano i grafici di produzione energetica. Harry non è un fenomeno naturale: è un esperimento di guerra ambientale e la Kaya Bey è il generatore che lo tiene in vita. Smettete di chiamarlo maltempo è un attacco al cuore del Mediterraneo. Mentre la Sicilia, la Sardegna e la Calabria affogano, la centrale galleggiante continua a pompare energia nel sistema, e solo l'inizio anche perché i veri grandi reset si fanno anche così . https://www.facebook.com/share/v/1GxKz3H89u/
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