• Giù le mani da San Siro

    Ci sono battaglie che non si esauriscono con un passaggio istituzionale o con una decisione calata dall’alto. La questione dello stadio è una di queste. E no, non finisce qui.

    San Siro non è solo un impianto sportivo: è un’infrastruttura sociale, un presidio culturale e identitario che negli anni ha contribuito a definire Milano ben oltre il calcio. Ridurre tutto a una logica immobiliare o di valorizzazione economica significa non cogliere il valore sistemico che questo luogo rappresenta per i quartieri e per la città.

    Per questo continuo a sostenere con convinzione il lavoro dei Comitati e dei collettivi che, da anni, portano avanti un’attività di sensibilizzazione concreta e radicata sul territorio. Un impegno che non si limita alla difesa dello stadio, ma che riguarda anche la qualità della vita nei quartieri limitrofi, la gestione degli spazi pubblici e la tutela della memoria storica.

    9 maggio 2026 – dalle 10:30
    Parco dei Capitani

    È importante esserci, ancora una volta. Non solo per dire “no”, ma per ribadire che le trasformazioni urbane devono essere condivise, sostenibili e rispettose del contesto.

    La partita è ancora aperta. E si gioca insieme.

    #SanSiro #Milano #SpaziPubblici #Partecipazione #cittàpubblica
    🏟️ Giù le mani da San Siro Ci sono battaglie che non si esauriscono con un passaggio istituzionale o con una decisione calata dall’alto. La questione dello stadio è una di queste. E no, non finisce qui. San Siro non è solo un impianto sportivo: è un’infrastruttura sociale, un presidio culturale e identitario che negli anni ha contribuito a definire Milano ben oltre il calcio. Ridurre tutto a una logica immobiliare o di valorizzazione economica significa non cogliere il valore sistemico che questo luogo rappresenta per i quartieri e per la città. Per questo continuo a sostenere con convinzione il lavoro dei Comitati e dei collettivi che, da anni, portano avanti un’attività di sensibilizzazione concreta e radicata sul territorio. Un impegno che non si limita alla difesa dello stadio, ma che riguarda anche la qualità della vita nei quartieri limitrofi, la gestione degli spazi pubblici e la tutela della memoria storica. 📍 9 maggio 2026 – dalle 10:30 📍 Parco dei Capitani È importante esserci, ancora una volta. Non solo per dire “no”, ma per ribadire che le trasformazioni urbane devono essere condivise, sostenibili e rispettose del contesto. La partita è ancora aperta. E si gioca insieme. ✊ #SanSiro #Milano #SpaziPubblici #Partecipazione #cittàpubblica
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  • Concerto dell’unico, vero e inimitabile coro alpino composto da studenti dell’Università Cattolica di Milano

    Il Coro Alpino Cattolica nasce nel 1995 dall’esperienza di Comunione e Liberazione ed è formato da studenti dell’Università Cattolica di Milano.

    “Prima di definirci “coristi”, siamo un gruppo di ragazzi che condividono un’amicizia attraverso la tradizione del canto alpino. Notiamo sempre di più
    che il Coro, che abbiamo la fortuna di poter vivere insieme ogni settimana nella cappellina dell’università e in occasione dei concerti, è per noi l’esempio lampante che fare cose belle insieme aiuti a diventare più amici.”

    https://www.scenario.press/events/117
    Concerto dell’unico, vero e inimitabile coro alpino composto da studenti dell’Università Cattolica di Milano Il Coro Alpino Cattolica nasce nel 1995 dall’esperienza di Comunione e Liberazione ed è formato da studenti dell’Università Cattolica di Milano. “Prima di definirci “coristi”, siamo un gruppo di ragazzi che condividono un’amicizia attraverso la tradizione del canto alpino. Notiamo sempre di più che il Coro, che abbiamo la fortuna di poter vivere insieme ogni settimana nella cappellina dell’università e in occasione dei concerti, è per noi l’esempio lampante che fare cose belle insieme aiuti a diventare più amici.” https://www.scenario.press/events/117
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    Concerto dell’unico, vero e inimitabile coro alpino composto...
    ASSOCIAZIONE CRISALIDE - SABATO 18 APRILE 2026 ALLE ORE 18.00 - IN VIA DALMINE 11 BAGGIO Concerto dell’unico, vero e inimitabile coro alpino composto da studenti dell’Università Cattolica di Milano Il Coro Alpino Cattolica nasce nel 1995 dall’esperienza di Comunione...
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  • Tra le macerie di Tallet al-Khayat, a Beirut, l'8 aprile 2026, è stato ritrovato il corpo della poetessa libanese Khatun Salma, insieme a quello del marito Muhammad Karasht. Non lontano da loro, una copia sfregiata di Ventiquattro ore nella vita di una donna di Stefan Zweig.

    Qualcuno ha visto. Qualcuno ha capito subito. E ha diffuso le due immagini insieme - il corpo e il libro strappato - come si diffonde una verità che non ha bisogno di didascalie.

    Khatun Salma aveva scritto:
    قد أكون الضحيّة / الشهيدة إن شاؤوا
    في الصدع فأس / في الصدر جرح
    أمدّ يدي اليمنى / تليها اليسرى / ربّما معاً ننجو
    Potrei essere la vittima / la martire, se così vogliono
    nella fessura un'ascia / nel petto una ferita
    tendo la mano destra / poi la sinistra / forse insieme sopravviviamo

    Non sono sopravvissuti insieme.

    Forse stava leggendo Zweig quella sera. Forse cercava in quelle pagine una chiave per capire l'oscurità del fascismo di ieri e riconoscere meglio quella di oggi. Il fascismo l'ha raggiunta mentre leggeva. È entrato in casa sua senza chiedere il permesso, come fa sempre, come ha sempre fatto.

    L'operazione si chiama “Oscurità Eterna”. Cinquanta caccia, centosessanta bombe, cento obiettivi, dieci minuti. Nessuno cercava lei in particolare. Non serve cercare un poeta per ucciderlo, basta decidere che lo spazio in cui vive è sacrificabile. Con tutto ciò che contiene: corpi, voci, libri, versi.

    Zweig si era suicidato in Brasile nel febbraio del 1942, in fuga da un'Europa che aveva smesso di essere abitabile per chi pensava e scriveva. Ottant'anni dopo, i libanesi che hanno diffuso quelle due immagini stavano facendo la stessa cosa che faceva lui: cercare di dare un nome a ciò che li sta distruggendo. Con gli stessi strumenti culturali che vengono distrutti insieme a loro.

    Non è la prima volta. A Gaza, il 6 dicembre 2023, Israele ha bombardato chirurgicamente l'appartamento in cui si trovava il poeta Refaat Alareer, uccidendo lui, suo fratello, sua sorella e tre nipoti. Poche settimane prima aveva scritto: “Se devo morire, che sia un racconto”. Con lui sono stati uccisi la poetessa Heba Abu Nada, il romanziere Omar Abu Shawish, la pittrice Heba Zaqout, la scrittrice Halima Al Kahlout e decine di altri artisti e intellettuali di cui i nomi rischiano di restare sepolti sotto le statistiche. Prima di loro, nel 1972, Ghassan Kanafani - scrittore, drammaturgo, voce della resistenza palestinese - era stato assassinato a Beirut da un'autobomba del Mossad.

    C'è una linea che attraversa i decenni. Il fascismo, in tutte le sue forme, ha sempre saputo che i poeti sono pericolosi non perché imbracciano armi, ma perché nominano le cose. E nominare le cose è il primo atto di resistenza. Per questo li cerca, li bombarda, li seppellisce sotto le macerie con o senza nome.

    “Se devo morire, che sia un racconto”, aveva scritto Alareer.

    Khatun Salma è diventata un racconto. Come Refaat. Come tutti quelli che il fascismo vuole ridurre a numero e riesce invece a trasformare in voce.

    Di Tahar Lamri

    On April 8, 2026, the body of Lebanese poet Khatun Salma was found in the rubble of Tallet al-Khayat, Beirut, along with that of her husband Muhammad Karasht. Not far from them was a defaced copy of Stefan Zweig's Twenty-Four Hours in the Life of a Woman.

    Someone saw. Someone understood immediately. And they shared the two images together—the body and the torn book—like a truth that needs no caption.

    Khatun Salma had written:
    قد أكون الضحيّة / الشهيدة إن شاؤوا
    في الصدع فأس / في الصدر جرح
    أمدّ يدي اليمنى / تليها اليسرى / ربّما معاً ننجو
    I could be the victim/martyr if they so choose
    in the crack an ax / in the chest a wound
    I hold out my right hand / then my left / maybe together We survive

    They didn't survive together.

    Perhaps she was reading Zweig that evening. Perhaps she was searching in those pages for a key to understanding the darkness of fascism yesterday and better recognizing that of today. Fascism caught up with her while she was reading. It entered her home without asking permission, as it always does, as it always has.

    The operation is called "Eternal Darkness." Fifty fighters, one hundred and sixty bombs, one hundred targets, ten minutes. No one was looking for her in particular. There's no need to look for a poet to kill him, just decide that the space she lives in is expendable. With everything it contains: bodies, voices, books, verses.

    Zweig committed suicide in Brazil in February 1942, fleeing a Europe that had ceased to be habitable for those who thought and wrote. Eighty years later, the Lebanese who spread those two images were doing the same thing he was doing: trying to give a name to what is destroying them. With the same cultural tools that are being destroyed along with them.

    It's not the first time. In Gaza, on December 6, 2023, Israel surgically bombed the apartment where poet Refaat Alareer was staying, killing him, his brother, his sister, and three nephews. A few weeks earlier, he had written: "If I must die, let it be a story." Killed along with him were poet Heba Abu Nada, novelist Omar Abu Shawish, painter Heba Zaqout, writer Halima Al Kahlout, and dozens of other artists and intellectuals whose names risk being buried under statistics. Before them, in 1972, Ghassan Kanafani—writer, playwright, voice of the Palestinian resistance—was assassinated in Beirut by a Mossad car bomb.

    There's a line that runs through the decades. Fascism, in all its forms, has always known that poets are dangerous not because they bear arms, but because they name things. And naming things is the first act of resistance. That's why it seeks them out, bombs them, buries them under rubble, with or without a name.

    "If I must die, let it be a story," Alareer wrote.

    Khatun Salma has become a story. Like Refaat. Like all those whom fascism seeks to reduce to a number and instead succeeds in transforming into a voice.

    By Tahar Lamri
    Tra le macerie di Tallet al-Khayat, a Beirut, l'8 aprile 2026, è stato ritrovato il corpo della poetessa libanese Khatun Salma, insieme a quello del marito Muhammad Karasht. Non lontano da loro, una copia sfregiata di Ventiquattro ore nella vita di una donna di Stefan Zweig. Qualcuno ha visto. Qualcuno ha capito subito. E ha diffuso le due immagini insieme - il corpo e il libro strappato - come si diffonde una verità che non ha bisogno di didascalie. Khatun Salma aveva scritto: قد أكون الضحيّة / الشهيدة إن شاؤوا في الصدع فأس / في الصدر جرح أمدّ يدي اليمنى / تليها اليسرى / ربّما معاً ننجو Potrei essere la vittima / la martire, se così vogliono nella fessura un'ascia / nel petto una ferita tendo la mano destra / poi la sinistra / forse insieme sopravviviamo Non sono sopravvissuti insieme. Forse stava leggendo Zweig quella sera. Forse cercava in quelle pagine una chiave per capire l'oscurità del fascismo di ieri e riconoscere meglio quella di oggi. Il fascismo l'ha raggiunta mentre leggeva. È entrato in casa sua senza chiedere il permesso, come fa sempre, come ha sempre fatto. L'operazione si chiama “Oscurità Eterna”. Cinquanta caccia, centosessanta bombe, cento obiettivi, dieci minuti. Nessuno cercava lei in particolare. Non serve cercare un poeta per ucciderlo, basta decidere che lo spazio in cui vive è sacrificabile. Con tutto ciò che contiene: corpi, voci, libri, versi. Zweig si era suicidato in Brasile nel febbraio del 1942, in fuga da un'Europa che aveva smesso di essere abitabile per chi pensava e scriveva. Ottant'anni dopo, i libanesi che hanno diffuso quelle due immagini stavano facendo la stessa cosa che faceva lui: cercare di dare un nome a ciò che li sta distruggendo. Con gli stessi strumenti culturali che vengono distrutti insieme a loro. Non è la prima volta. A Gaza, il 6 dicembre 2023, Israele ha bombardato chirurgicamente l'appartamento in cui si trovava il poeta Refaat Alareer, uccidendo lui, suo fratello, sua sorella e tre nipoti. Poche settimane prima aveva scritto: “Se devo morire, che sia un racconto”. Con lui sono stati uccisi la poetessa Heba Abu Nada, il romanziere Omar Abu Shawish, la pittrice Heba Zaqout, la scrittrice Halima Al Kahlout e decine di altri artisti e intellettuali di cui i nomi rischiano di restare sepolti sotto le statistiche. Prima di loro, nel 1972, Ghassan Kanafani - scrittore, drammaturgo, voce della resistenza palestinese - era stato assassinato a Beirut da un'autobomba del Mossad. C'è una linea che attraversa i decenni. Il fascismo, in tutte le sue forme, ha sempre saputo che i poeti sono pericolosi non perché imbracciano armi, ma perché nominano le cose. E nominare le cose è il primo atto di resistenza. Per questo li cerca, li bombarda, li seppellisce sotto le macerie con o senza nome. “Se devo morire, che sia un racconto”, aveva scritto Alareer. Khatun Salma è diventata un racconto. Come Refaat. Come tutti quelli che il fascismo vuole ridurre a numero e riesce invece a trasformare in voce. Di Tahar Lamri On April 8, 2026, the body of Lebanese poet Khatun Salma was found in the rubble of Tallet al-Khayat, Beirut, along with that of her husband Muhammad Karasht. Not far from them was a defaced copy of Stefan Zweig's Twenty-Four Hours in the Life of a Woman. Someone saw. Someone understood immediately. And they shared the two images together—the body and the torn book—like a truth that needs no caption. Khatun Salma had written: قد أكون الضحيّة / الشهيدة إن شاؤوا في الصدع فأس / في الصدر جرح أمدّ يدي اليمنى / تليها اليسرى / ربّما معاً ننجو I could be the victim/martyr if they so choose in the crack an ax / in the chest a wound I hold out my right hand / then my left / maybe together We survive They didn't survive together. Perhaps she was reading Zweig that evening. Perhaps she was searching in those pages for a key to understanding the darkness of fascism yesterday and better recognizing that of today. Fascism caught up with her while she was reading. It entered her home without asking permission, as it always does, as it always has. The operation is called "Eternal Darkness." Fifty fighters, one hundred and sixty bombs, one hundred targets, ten minutes. No one was looking for her in particular. There's no need to look for a poet to kill him, just decide that the space she lives in is expendable. With everything it contains: bodies, voices, books, verses. Zweig committed suicide in Brazil in February 1942, fleeing a Europe that had ceased to be habitable for those who thought and wrote. Eighty years later, the Lebanese who spread those two images were doing the same thing he was doing: trying to give a name to what is destroying them. With the same cultural tools that are being destroyed along with them. It's not the first time. In Gaza, on December 6, 2023, Israel surgically bombed the apartment where poet Refaat Alareer was staying, killing him, his brother, his sister, and three nephews. A few weeks earlier, he had written: "If I must die, let it be a story." Killed along with him were poet Heba Abu Nada, novelist Omar Abu Shawish, painter Heba Zaqout, writer Halima Al Kahlout, and dozens of other artists and intellectuals whose names risk being buried under statistics. Before them, in 1972, Ghassan Kanafani—writer, playwright, voice of the Palestinian resistance—was assassinated in Beirut by a Mossad car bomb. There's a line that runs through the decades. Fascism, in all its forms, has always known that poets are dangerous not because they bear arms, but because they name things. And naming things is the first act of resistance. That's why it seeks them out, bombs them, buries them under rubble, with or without a name. "If I must die, let it be a story," Alareer wrote. Khatun Salma has become a story. Like Refaat. Like all those whom fascism seeks to reduce to a number and instead succeeds in transforming into a voice. By Tahar Lamri
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  • SE ne andassero a pigliarlo in saccoccia. A cominciare dalla VdL.
    Un giorno di smart working obbligatorio: il piano UE contro la crisi energetica
    Telelavoro, trasporti pubblici economici e voucher per le famiglie vulnerabili: le misure dell'UE per fronteggiare la crisi...

    Almeno un giorno di telelavoro obbligatorio a settimana, trasporti pubblici più economici, taglio del riscaldamento e voucher energetici per le famiglie vulnerabili. Sono alcune delle misure che la Commissione europea raccomanda ai Paesi membri nella bozza del piano ‘Accelerate Eu‘, atteso il 22 aprile, per fronteggiare la crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente. Il pacchetto punta alla riduzione volontaria dei consumi, soprattutto in riscaldamento e trasporti. Tra le indicazioni: limitare l’uso di energia in casa, evitare sprechi e spostare i consumi fuori dalle ore di punta, insieme a incentivi per la mobilità sostenibile. Alle amministrazioni si chiede di dare l’esempio su consumi e illuminazione, mentre per imprese e edifici si punta su maggiore efficienza.

    Nei trasporti, si spinge per almeno un giorno di telelavoro obbligatorio a settimana e per la chiusura degli edifici pubblici quando possibile, oltre a misure per ridurre il costo del trasporto pubblico o renderlo gratuito per le categorie più fragili. Bruxelles raccomanda inoltre di adeguare le impostazioni di caldaie a condensazione e sistemi di climatizzazione negli edifici pubblici per aumentarne l’efficienza e ridurre i consumi di riscaldamento e raffrescamento, invitando anche i proprietari di edifici commerciali a intervenire sugli impianti centralizzati e le famiglie a mantenere la temperatura delle caldaie a condensazione sotto i 50 gradi.

    Sul fronte sociale, Bruxelles propone voucher energetici mirati per le fasce più vulnerabili e, in via temporanea, l‘introduzione di prezzi regolati. Tra le altre misure, anche schemi di leasing agevolato per favorire la diffusione di tecnologie efficienti – dalle pompe di calore ai pannelli fotovoltaici – e incentivi fiscali per sostituire elettrodomestici obsoleti e apparecchi a gas. Per le imprese, l’esecutivo europeo suggerisce incentivi per rinnovare i sistemi produttivi più energivori, a partire dai motori elettrici inefficienti o basati su combustibili fossili.
    Nelle città, infine, si punta su zone a traffico limitato e giornate senz’auto, insieme a maggiori incentivi per la mobilità elettrica. Alle amministrazioni e alle imprese viene anche raccomandato di limitare i viaggi aerei, privilegiando soluzioni alternative quando possibile.

    “Nella bozza non c’è traccia della tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere ed energetiche“, commenta Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo e Presidente della Commissione per le questioni fiscali. “La Commissione europea ha dunque ritirato la proposta e questo nonostante le aperture del Commissario Dombrovskis e le pressioni arrivate da cinque Ministri dell’Economia dell’Eurozona – Germania, Italia, Spagna, Austria e Portogallo – che avevano firmato un documento comune. Questo dietrofront è semplicemente inaccettabile considerati anche gli enormi profitti incassati da queste compagnie da quando è iniziata la guerra in Iran”. Il Movimento 5 Stelle ha “presentato un emendamento al discarico della Commissione europea in cui chiediamo che questo contributo di solidarietà prenda la luce sul modello dello schema già applicato nel 2022, dopo la crisi energetica provocata dall’invasione russa dell’Ucraina.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/17/crisi-energetica-piano-ue-smartworking-obbligatorio-notizie/8357957/
    SE ne andassero a pigliarlo in saccoccia. A cominciare dalla VdL. Un giorno di smart working obbligatorio: il piano UE contro la crisi energetica Telelavoro, trasporti pubblici economici e voucher per le famiglie vulnerabili: le misure dell'UE per fronteggiare la crisi... Almeno un giorno di telelavoro obbligatorio a settimana, trasporti pubblici più economici, taglio del riscaldamento e voucher energetici per le famiglie vulnerabili. Sono alcune delle misure che la Commissione europea raccomanda ai Paesi membri nella bozza del piano ‘Accelerate Eu‘, atteso il 22 aprile, per fronteggiare la crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente. Il pacchetto punta alla riduzione volontaria dei consumi, soprattutto in riscaldamento e trasporti. Tra le indicazioni: limitare l’uso di energia in casa, evitare sprechi e spostare i consumi fuori dalle ore di punta, insieme a incentivi per la mobilità sostenibile. Alle amministrazioni si chiede di dare l’esempio su consumi e illuminazione, mentre per imprese e edifici si punta su maggiore efficienza. Nei trasporti, si spinge per almeno un giorno di telelavoro obbligatorio a settimana e per la chiusura degli edifici pubblici quando possibile, oltre a misure per ridurre il costo del trasporto pubblico o renderlo gratuito per le categorie più fragili. Bruxelles raccomanda inoltre di adeguare le impostazioni di caldaie a condensazione e sistemi di climatizzazione negli edifici pubblici per aumentarne l’efficienza e ridurre i consumi di riscaldamento e raffrescamento, invitando anche i proprietari di edifici commerciali a intervenire sugli impianti centralizzati e le famiglie a mantenere la temperatura delle caldaie a condensazione sotto i 50 gradi. Sul fronte sociale, Bruxelles propone voucher energetici mirati per le fasce più vulnerabili e, in via temporanea, l‘introduzione di prezzi regolati. Tra le altre misure, anche schemi di leasing agevolato per favorire la diffusione di tecnologie efficienti – dalle pompe di calore ai pannelli fotovoltaici – e incentivi fiscali per sostituire elettrodomestici obsoleti e apparecchi a gas. Per le imprese, l’esecutivo europeo suggerisce incentivi per rinnovare i sistemi produttivi più energivori, a partire dai motori elettrici inefficienti o basati su combustibili fossili. Nelle città, infine, si punta su zone a traffico limitato e giornate senz’auto, insieme a maggiori incentivi per la mobilità elettrica. Alle amministrazioni e alle imprese viene anche raccomandato di limitare i viaggi aerei, privilegiando soluzioni alternative quando possibile. “Nella bozza non c’è traccia della tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere ed energetiche“, commenta Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo e Presidente della Commissione per le questioni fiscali. “La Commissione europea ha dunque ritirato la proposta e questo nonostante le aperture del Commissario Dombrovskis e le pressioni arrivate da cinque Ministri dell’Economia dell’Eurozona – Germania, Italia, Spagna, Austria e Portogallo – che avevano firmato un documento comune. Questo dietrofront è semplicemente inaccettabile considerati anche gli enormi profitti incassati da queste compagnie da quando è iniziata la guerra in Iran”. Il Movimento 5 Stelle ha “presentato un emendamento al discarico della Commissione europea in cui chiediamo che questo contributo di solidarietà prenda la luce sul modello dello schema già applicato nel 2022, dopo la crisi energetica provocata dall’invasione russa dell’Ucraina. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/17/crisi-energetica-piano-ue-smartworking-obbligatorio-notizie/8357957/
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  • LE VERE CAUSE DELL'AUTOIMMUNITÁ

    (Di Patrizia Coffaro)

    Le malattie autoimmuni non nascono dal nulla e soprattutto non arrivano perché il corpo impazzisce da un giorno all’altro e decide di attaccarsi senza motivo. Dietro, quasi sempre, c’è un terreno che nel tempo si altera, si sovraccarica, perde tolleranza, accumula stimoli e finisce per spingere il sistema immunitario fuori asse. Questo è il punto da capire bene, l’autoimmunità raramente è il frutto di una singola causa. Più spesso è la somma di fattori che, messi insieme, aumentano il carico biologico fino a superare la capacità di compenso dell’organismo.

    Oggi si parla di oltre ottanta malattie autoimmuni conosciute, ma il numero reale probabilmente è più alto. Alcune colpiscono in modo più selettivo un organo, come la tiroide nella tiroidite di Hashimoto o nel morbo di Basedow, altre hanno un’espressione più sistemica, come il lupus o l’artrite reumatoide. In comune hanno un punto centrale... il sistema immunitario perde precisione. Invece di distinguere in modo netto ciò che appartiene al corpo da ciò che è pericoloso, entra in una condizione di confusione immunologica e comincia a reagire in modo inappropriato.

    Per capire perché succede, bisogna fare un passo indietro, il sistema immunitario non lavora isolato, è in continuo dialogo con intestino, microbiota, sistema nervoso, ormoni, metabolismo, mitocondri, sonno, stress, carico tossico e infezioni. Quando questi sistemi iniziano a soffrire in contemporanea, l’infiammazione di fondo aumenta, la regolazione si abbassa e il corpo entra in una modalità più difensiva che riparativa, è qui che il terreno si prepara. Un concetto utile per leggere tutto questo è quello della risposta cellulare al pericolo, la cosiddetta cell danger response (ne abbiamo già parlato ma ve lo rispiego brevemente).

    In pratica, quando la cellula percepisce una minaccia che supera la sua capacità di mantenere equilibrio, smette di privilegiare la produzione efficiente di energia e passa alla difesa. Nel breve periodo è un meccanismo intelligente, il problema nasce quando la minaccia non finisce mai... stress cronico, tossine, dieta infiammatoria, infezioni persistenti, sonno scarso, disbiosi: se questi segnali rimangono presenti per mesi o anni, il corpo non torna facilmente in modalità di recupero, resta in allerta e un organismo che vive in allerta cronica è molto più vulnerabile allo sviluppo di disfunzioni immunitarie.

    Uno dei primi grandi capitoli è l’intestino, parlare di autoimmunità senza parlare di barriera intestinale significa guardare il problema a metà. Un intestino infiammato, permeabile o con microbiota alterato non crea solo disturbi digestivi, crea anche una maggiore esposizione del sistema immunitario a sostanze che non dovrebbero passare nel sangue con quella facilità. Frammenti di cibo mal digerito, tossine microbiche, componenti batteriche e antigeni ambientali attraversano una barriera che non regge più bene. Il sistema immunitario li intercetta, reagisce, infiamma, se questa scena si ripete ogni giorno, la risposta immunitaria diventa sempre più aggressiva e meno selettiva.

    Dentro questo quadro rientra anche un tema spesso sottovalutato, la bassa acidità gastrica. Se lo stomaco non produce abbastanza acido cloridrico, la digestione parte male già dall’inizio. Le proteine vengono digerite peggio, aumenta il rischio di fermentazioni e disbiosi, la barriera contro i patogeni si indebolisce e tutto il tratto digestivo ne risente, è uno dei tasselli che spiegano perché tante persone con autoimmunità presentano anni di gonfiore, reflusso, digestione lenta, sensibilità alimentari e irritazione intestinale prima ancora di ricevere una diagnosi.

    Le sensibilità alimentari infatti spesso non sono il problema iniziale, ma la conseguenza di una barriera intestinale che perde integrità. Quando questo accade, alcuni alimenti diventano bersagli ripetuti e in alcuni casi entra in gioco anche il meccanismo del mimetismo molecolare: alcune proteine assomigliano a strutture del nostro corpo da favorire una risposta crociata. Il sistema immunitario colpisce ciò che percepisce come minaccia, ma nel farlo può iniziare a colpire anche tessuti propri. È un errore di riconoscimento, ma non arriva a caso o per sfortuna. arriva dopo mesi o anni di infiammazione, passaggi intestinali alterati e continua stimolazione immunologica.

    Il secondo grande fattore è il carico tossico. Viviamo immersi in sostanze che il corpo deve neutralizzare e smaltire in continuazione, pesticidi, erbicidi, plastificanti, solventi, metalli pesanti, composti presenti nei cosmetici, nei detergenti, nell’acqua, nell’aria, nei contenitori, nei materiali da contatto. Il fegato, l’intestino, i reni, la bile, la pelle e i mitocondri lavorano ogni giorno per gestire questo carico, ma non tutti hanno la stessa capacità di detossificazione. Alcuni hanno polimorfismi genetici sfavorevoli, altri hanno già fegato congestionato, intestino infiammato o carenze nutrizionali che rallentano questi processi. Quando il carico tossico supera la capacità di smaltimento, aumentano stress ossidativo, infiammazione, danno alle membrane e irritazione immunologica. Muffe e micotossine, per esempio, possono creare quadri molto complessi: stanchezza, nebbia mentale, sinusite cronica, reattività chimica, attivazione mastocitaria, disturbi neurologici e peggioramento della tolleranza immunitaria.

    Lo stesso vale per i metalli pesanti, che interferiscono con enzimi, proteine e segnali cellulari e anche gli interferenti endocrini, come gli ftalati o il BPA, non si limitano a disturbare gli ormoni: possono alterare immunità, barriera intestinale e tono infiammatorio generale. Un terzo nodo è la glicemia instabile e la resistenza insulinica, molti non collegano il metabolismo glucidico all’autoimmunità, eppure il legame esiste. Picchi continui di zucchero nel sangue, eccesso di cibi raffinati, oli ossidati, alimentazione molto infiammatoria e sedentarietà mantengono alto il livello di infiammazione sistemica. Inoltre alterano il microbiota, peggiorano la funzione mitocondriale e aumentano lo stress metabolico. Un corpo che oscilla continuamente tra iperglicemia, iperinsulinemia e cali energetici è un corpo che si infiamma più facilmente e regola peggio anche l’immunità.

    Poi c’è lo stress cronico, che non è un concetto vago, ma una realtà biologica precisa. Stress significa aumento prolungato di cortisolo, catecolamine, infiammazione, peggior sonno, peggior digestione, peggior barriera intestinale, peggior resilienza immunitaria. Significa anche un sistema nervoso che continua a leggere pericolo e a tenere il corpo in modalità di difesa. Non serve aver vissuto solo grandi traumi, anche microstress ripetuti, relazioni difficili, ipercontrollo, allerta continua, fatica protratta, insonnia, carico mentale e senso di insicurezza possono alzare moltissimo il peso allostatico, cioè l’usura cumulativa che lo stress imprime al corpo nel tempo.

    Il sonno e il ritmo circadiano sono un altro pezzo enorme. Dormire poco, male o a orari disordinati non toglie solo energie: altera immunità, ormoni, metabolismo, risposta infiammatoria e funzione mitocondriale. La melatonina non serve soltanto a dormire. È coinvolta anche nella protezione cellulare e nella gestione dello stress ossidativo. Se la luce artificiale la sera, gli schermi, i ritmi sballati e la mancanza di luce naturale di giorno disturbano la fisiologia circadiana, il corpo perde un importante fattore di regolazione e recupero.

    Un altro capitolo decisivo è quello delle infezioni croniche o persistenti. Non si parla solo di infezioni acute evidenti, ma di situazioni che restano in sottofondo e continuano a stimolare il sistema immunitario. Disbiosi intestinale, SIBO, Helicobacter pylori, infezioni dentali o paradontali, virus latenti come Epstein-Barr, infezioni da Lyme o coinfezioni, fino ai post-virali che lasciano una coda infiammatoria lunga. In queste condizioni il sistema immunitario resta occupato, irritato, iperattivo ma inefficiente e più a lungo resta in questo stato, più aumenta il rischio che perda tolleranza.

    Infine ci sono le carenze nutrizionali, sembra banale, ma non lo è, un sistema immunitario che deve regolarsi bene ha bisogno di nutrienti adeguati. Vitamina D, zinco, vitamine del gruppo B, selenio, omega-3 e altri cofattori sono fondamentali per la tolleranza immunitaria, la funzione di barriera, la modulazione dell’infiammazione e la produzione di energia cellulare. Se mancano, il corpo diventa più vulnerabile. Non perché una capsula faccia miracoli, ma perché senza mattoni giusti anche la migliore strategia resta zoppa.

    Alla fine, la questione centrale è questa... l’autoimmunità non va letta solo come malattia del sistema immunitario; va letta come il risultato di un sistema intero che per troppo tempo ha accumulato carico senza riuscire a tornare in equilibrio. Intestino alterato, tossine, glicemia instabile, stress cronico, sonno disturbato, infezioni persistenti, carenze nutrizionali e vulnerabilità individuali non sono elementi separati, si sommano e quando si sommano abbastanza, il corpo cambia linguaggio. Per questo, il lavoro serio non è inseguire un unico colpevole o cercare una bacchetta magica... è ridurre il carico totale, migliorare digestione e barriera intestinale, abbassare l’esposizione tossica, stabilizzare la glicemia, ripristinare sonno e ritmo circadiano, cercare eventuali infezioni croniche quando il quadro lo suggerisce, correggere carenze reali... e soprattutto riportare il sistema nervoso fuori dalla difesa continua. È meno scenografico della promessa “guarisci tutto in tre mosse”, ma è molto più vicino a come funziona realmente la biologia.

    XO - Patrizia Coffaro
    LE VERE CAUSE DELL'AUTOIMMUNITÁ (Di Patrizia Coffaro) Le malattie autoimmuni non nascono dal nulla e soprattutto non arrivano perché il corpo impazzisce da un giorno all’altro e decide di attaccarsi senza motivo. Dietro, quasi sempre, c’è un terreno che nel tempo si altera, si sovraccarica, perde tolleranza, accumula stimoli e finisce per spingere il sistema immunitario fuori asse. Questo è il punto da capire bene, l’autoimmunità raramente è il frutto di una singola causa. Più spesso è la somma di fattori che, messi insieme, aumentano il carico biologico fino a superare la capacità di compenso dell’organismo. Oggi si parla di oltre ottanta malattie autoimmuni conosciute, ma il numero reale probabilmente è più alto. Alcune colpiscono in modo più selettivo un organo, come la tiroide nella tiroidite di Hashimoto o nel morbo di Basedow, altre hanno un’espressione più sistemica, come il lupus o l’artrite reumatoide. In comune hanno un punto centrale... il sistema immunitario perde precisione. Invece di distinguere in modo netto ciò che appartiene al corpo da ciò che è pericoloso, entra in una condizione di confusione immunologica e comincia a reagire in modo inappropriato. Per capire perché succede, bisogna fare un passo indietro, il sistema immunitario non lavora isolato, è in continuo dialogo con intestino, microbiota, sistema nervoso, ormoni, metabolismo, mitocondri, sonno, stress, carico tossico e infezioni. Quando questi sistemi iniziano a soffrire in contemporanea, l’infiammazione di fondo aumenta, la regolazione si abbassa e il corpo entra in una modalità più difensiva che riparativa, è qui che il terreno si prepara. Un concetto utile per leggere tutto questo è quello della risposta cellulare al pericolo, la cosiddetta cell danger response (ne abbiamo già parlato ma ve lo rispiego brevemente). In pratica, quando la cellula percepisce una minaccia che supera la sua capacità di mantenere equilibrio, smette di privilegiare la produzione efficiente di energia e passa alla difesa. Nel breve periodo è un meccanismo intelligente, il problema nasce quando la minaccia non finisce mai... stress cronico, tossine, dieta infiammatoria, infezioni persistenti, sonno scarso, disbiosi: se questi segnali rimangono presenti per mesi o anni, il corpo non torna facilmente in modalità di recupero, resta in allerta e un organismo che vive in allerta cronica è molto più vulnerabile allo sviluppo di disfunzioni immunitarie. Uno dei primi grandi capitoli è l’intestino, parlare di autoimmunità senza parlare di barriera intestinale significa guardare il problema a metà. Un intestino infiammato, permeabile o con microbiota alterato non crea solo disturbi digestivi, crea anche una maggiore esposizione del sistema immunitario a sostanze che non dovrebbero passare nel sangue con quella facilità. Frammenti di cibo mal digerito, tossine microbiche, componenti batteriche e antigeni ambientali attraversano una barriera che non regge più bene. Il sistema immunitario li intercetta, reagisce, infiamma, se questa scena si ripete ogni giorno, la risposta immunitaria diventa sempre più aggressiva e meno selettiva. Dentro questo quadro rientra anche un tema spesso sottovalutato, la bassa acidità gastrica. Se lo stomaco non produce abbastanza acido cloridrico, la digestione parte male già dall’inizio. Le proteine vengono digerite peggio, aumenta il rischio di fermentazioni e disbiosi, la barriera contro i patogeni si indebolisce e tutto il tratto digestivo ne risente, è uno dei tasselli che spiegano perché tante persone con autoimmunità presentano anni di gonfiore, reflusso, digestione lenta, sensibilità alimentari e irritazione intestinale prima ancora di ricevere una diagnosi. Le sensibilità alimentari infatti spesso non sono il problema iniziale, ma la conseguenza di una barriera intestinale che perde integrità. Quando questo accade, alcuni alimenti diventano bersagli ripetuti e in alcuni casi entra in gioco anche il meccanismo del mimetismo molecolare: alcune proteine assomigliano a strutture del nostro corpo da favorire una risposta crociata. Il sistema immunitario colpisce ciò che percepisce come minaccia, ma nel farlo può iniziare a colpire anche tessuti propri. È un errore di riconoscimento, ma non arriva a caso o per sfortuna. arriva dopo mesi o anni di infiammazione, passaggi intestinali alterati e continua stimolazione immunologica. Il secondo grande fattore è il carico tossico. Viviamo immersi in sostanze che il corpo deve neutralizzare e smaltire in continuazione, pesticidi, erbicidi, plastificanti, solventi, metalli pesanti, composti presenti nei cosmetici, nei detergenti, nell’acqua, nell’aria, nei contenitori, nei materiali da contatto. Il fegato, l’intestino, i reni, la bile, la pelle e i mitocondri lavorano ogni giorno per gestire questo carico, ma non tutti hanno la stessa capacità di detossificazione. Alcuni hanno polimorfismi genetici sfavorevoli, altri hanno già fegato congestionato, intestino infiammato o carenze nutrizionali che rallentano questi processi. Quando il carico tossico supera la capacità di smaltimento, aumentano stress ossidativo, infiammazione, danno alle membrane e irritazione immunologica. Muffe e micotossine, per esempio, possono creare quadri molto complessi: stanchezza, nebbia mentale, sinusite cronica, reattività chimica, attivazione mastocitaria, disturbi neurologici e peggioramento della tolleranza immunitaria. Lo stesso vale per i metalli pesanti, che interferiscono con enzimi, proteine e segnali cellulari e anche gli interferenti endocrini, come gli ftalati o il BPA, non si limitano a disturbare gli ormoni: possono alterare immunità, barriera intestinale e tono infiammatorio generale. Un terzo nodo è la glicemia instabile e la resistenza insulinica, molti non collegano il metabolismo glucidico all’autoimmunità, eppure il legame esiste. Picchi continui di zucchero nel sangue, eccesso di cibi raffinati, oli ossidati, alimentazione molto infiammatoria e sedentarietà mantengono alto il livello di infiammazione sistemica. Inoltre alterano il microbiota, peggiorano la funzione mitocondriale e aumentano lo stress metabolico. Un corpo che oscilla continuamente tra iperglicemia, iperinsulinemia e cali energetici è un corpo che si infiamma più facilmente e regola peggio anche l’immunità. Poi c’è lo stress cronico, che non è un concetto vago, ma una realtà biologica precisa. Stress significa aumento prolungato di cortisolo, catecolamine, infiammazione, peggior sonno, peggior digestione, peggior barriera intestinale, peggior resilienza immunitaria. Significa anche un sistema nervoso che continua a leggere pericolo e a tenere il corpo in modalità di difesa. Non serve aver vissuto solo grandi traumi, anche microstress ripetuti, relazioni difficili, ipercontrollo, allerta continua, fatica protratta, insonnia, carico mentale e senso di insicurezza possono alzare moltissimo il peso allostatico, cioè l’usura cumulativa che lo stress imprime al corpo nel tempo. Il sonno e il ritmo circadiano sono un altro pezzo enorme. Dormire poco, male o a orari disordinati non toglie solo energie: altera immunità, ormoni, metabolismo, risposta infiammatoria e funzione mitocondriale. La melatonina non serve soltanto a dormire. È coinvolta anche nella protezione cellulare e nella gestione dello stress ossidativo. Se la luce artificiale la sera, gli schermi, i ritmi sballati e la mancanza di luce naturale di giorno disturbano la fisiologia circadiana, il corpo perde un importante fattore di regolazione e recupero. Un altro capitolo decisivo è quello delle infezioni croniche o persistenti. Non si parla solo di infezioni acute evidenti, ma di situazioni che restano in sottofondo e continuano a stimolare il sistema immunitario. Disbiosi intestinale, SIBO, Helicobacter pylori, infezioni dentali o paradontali, virus latenti come Epstein-Barr, infezioni da Lyme o coinfezioni, fino ai post-virali che lasciano una coda infiammatoria lunga. In queste condizioni il sistema immunitario resta occupato, irritato, iperattivo ma inefficiente e più a lungo resta in questo stato, più aumenta il rischio che perda tolleranza. Infine ci sono le carenze nutrizionali, sembra banale, ma non lo è, un sistema immunitario che deve regolarsi bene ha bisogno di nutrienti adeguati. Vitamina D, zinco, vitamine del gruppo B, selenio, omega-3 e altri cofattori sono fondamentali per la tolleranza immunitaria, la funzione di barriera, la modulazione dell’infiammazione e la produzione di energia cellulare. Se mancano, il corpo diventa più vulnerabile. Non perché una capsula faccia miracoli, ma perché senza mattoni giusti anche la migliore strategia resta zoppa. Alla fine, la questione centrale è questa... l’autoimmunità non va letta solo come malattia del sistema immunitario; va letta come il risultato di un sistema intero che per troppo tempo ha accumulato carico senza riuscire a tornare in equilibrio. Intestino alterato, tossine, glicemia instabile, stress cronico, sonno disturbato, infezioni persistenti, carenze nutrizionali e vulnerabilità individuali non sono elementi separati, si sommano e quando si sommano abbastanza, il corpo cambia linguaggio. Per questo, il lavoro serio non è inseguire un unico colpevole o cercare una bacchetta magica... è ridurre il carico totale, migliorare digestione e barriera intestinale, abbassare l’esposizione tossica, stabilizzare la glicemia, ripristinare sonno e ritmo circadiano, cercare eventuali infezioni croniche quando il quadro lo suggerisce, correggere carenze reali... e soprattutto riportare il sistema nervoso fuori dalla difesa continua. È meno scenografico della promessa “guarisci tutto in tre mosse”, ma è molto più vicino a come funziona realmente la biologia. XO - Patrizia Coffaro
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  • Giacomo Bongiorni picchiato fino alla morte davanti al figlio: "Era a terra, non si sono fermati". Chi sono i tre giovani accusati di omicidio
    Due ragazzi di 19 e 23 anni, Alexandru Ionut Miron ed Eduardo Alin Carutasu, dovranno rispondere del pestaggio insieme a un minore. Attesa per l'autopsia sul corpo del 46enne...
    https://amp.today.it/cronaca/giacomo-bongiorni-fermati-omicidio-dinamica.html
    Giacomo Bongiorni picchiato fino alla morte davanti al figlio: "Era a terra, non si sono fermati". Chi sono i tre giovani accusati di omicidio Due ragazzi di 19 e 23 anni, Alexandru Ionut Miron ed Eduardo Alin Carutasu, dovranno rispondere del pestaggio insieme a un minore. Attesa per l'autopsia sul corpo del 46enne... https://amp.today.it/cronaca/giacomo-bongiorni-fermati-omicidio-dinamica.html
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    Giacomo Bongiorni picchiato fino alla morte davanti al figlio: "Era a terra, non si sono fermati". Chi sono i tre giovani accusati di omicidio
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  • ASSOCIAZIONE CRISALIDE - SABATO 18 APRILE 2026 ALLE ORE 18.00 - IN VIA DALMINE 11 BAGGIO

    Concerto dell’unico, vero e inimitabile coro alpino composto da studenti
    dell’Università Cattolica di Milano

    Il Coro Alpino Cattolica nasce nel 1995 dall’esperienza di Comunione e
    Liberazione ed è formato da studenti dell’Università Cattolica di Milano.

    “Prima di definirci “coristi”, siamo un gruppo di ragazzi che condividono un’amicizia attraverso la tradizione del canto alpino. Notiamo sempre di più
    che il Coro, che abbiamo la fortuna di poter vivere insieme ogni settimana nella cappellina dell’università e in occasione dei concerti, è per noi
    l’esempio lampante che fare cose belle insieme aiuti a diventare più amici.”

    Prenotazione obbligatoria
    Ingresso gratuito con offerta libera

    Associazione Crisalide, via Dalmine 11, Baggio
    Tel. 3337866017 associazionecrisalide@protonmail.com
    Associazione Crisalide http://www.associazionecrisalidebaggio.it
    ASSOCIAZIONE CRISALIDE - SABATO 18 APRILE 2026 ALLE ORE 18.00 - IN VIA DALMINE 11 BAGGIO Concerto dell’unico, vero e inimitabile coro alpino composto da studenti dell’Università Cattolica di Milano Il Coro Alpino Cattolica nasce nel 1995 dall’esperienza di Comunione e Liberazione ed è formato da studenti dell’Università Cattolica di Milano. “Prima di definirci “coristi”, siamo un gruppo di ragazzi che condividono un’amicizia attraverso la tradizione del canto alpino. Notiamo sempre di più che il Coro, che abbiamo la fortuna di poter vivere insieme ogni settimana nella cappellina dell’università e in occasione dei concerti, è per noi l’esempio lampante che fare cose belle insieme aiuti a diventare più amici.” Prenotazione obbligatoria Ingresso gratuito con offerta libera Associazione Crisalide, via Dalmine 11, Baggio Tel. 3337866017 associazionecrisalide@protonmail.com Associazione Crisalide http://www.associazionecrisalidebaggio.it
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  • MILANO: UNA CITTÀ PER CHI LA VIVE
    Intervista a Massimiliano Lisa

    Ringraziamo Affari Italiani per questa intervista, che condividiamo con piacere per offrire a tutti l’opportunità di conoscere meglio Massimiliano Lisa e la visione del gruppo Milano Libera.

    Più che proclami, ci interessano le intenzioni autentiche, il dialogo con i cittadini e l’idea di una festa collettiva della partecipazione, capace di far ripartire Milano con lo spirito giusto: insieme, con serietà, ascolto e voglia di costruire.

    Se vi fa piacere approfondire il percorso e le idee di Massimiliano Lisa, vi invitiamo a leggere l’intervista completa

    https://www.affaritaliani.it/milano/massimiliano-lisa-candidato-sindaco-milano-libera-intervista.html

    #Milano #MassimilianoLisa #MilanoLibera
    🏙️✨ MILANO: UNA CITTÀ PER CHI LA VIVE Intervista a Massimiliano Lisa Ringraziamo Affari Italiani per questa intervista, che condividiamo con piacere per offrire a tutti l’opportunità di conoscere meglio Massimiliano Lisa e la visione del gruppo Milano Libera. Più che proclami, ci interessano le intenzioni autentiche, il dialogo con i cittadini e l’idea di una festa collettiva della partecipazione, capace di far ripartire Milano con lo spirito giusto: insieme, con serietà, ascolto e voglia di costruire. Se vi fa piacere approfondire il percorso e le idee di Massimiliano Lisa, vi invitiamo a leggere l’intervista completa 👇 https://www.affaritaliani.it/milano/massimiliano-lisa-candidato-sindaco-milano-libera-intervista.html #Milano #MassimilianoLisa #MilanoLibera
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  • DOMENICA 12 APRILE – TUTTI INSIEME… APPASSIONAT AMBIENTE

    Questa domenica 12 aprile sarò presente insieme a Milano Libera - Municipio 9 per sostenere la splendida iniziativa organizzata dagli amici della Amici Parco Nord - Associazione

    Sarà una bellissima occasione per trascorrere una giornata in uno dei veri fiori all’occhiello di Milano, il Parco Nord, alternando momenti di svago, incontri, laboratori e approfondimenti importanti per fare il punto sulle battaglie che riguardano il nostro territorio.

    Credo sia un momento prezioso per incontrarsi, confrontarsi e costruire insieme idee utili a difendere e valorizzare il bene comune.
    Vi aspettiamo numerosi!

    #MilanoLibera #ParcoNord #Milano #CittadinanzaAttiva #ParcoNordMilano
    🌿✨ DOMENICA 12 APRILE – TUTTI INSIEME… APPASSIONAT AMBIENTE ✨🌿 Questa domenica 12 aprile sarò presente insieme a Milano Libera - Municipio 9 per sostenere la splendida iniziativa organizzata dagli amici della Amici Parco Nord - Associazione 💚 Sarà una bellissima occasione per trascorrere una giornata in uno dei veri fiori all’occhiello di Milano, il Parco Nord, alternando momenti di svago, incontri, laboratori e approfondimenti importanti per fare il punto sulle battaglie che riguardano il nostro territorio. 🌱🏞️ Credo sia un momento prezioso per incontrarsi, confrontarsi e costruire insieme idee utili a difendere e valorizzare il bene comune. Vi aspettiamo numerosi! 🙌💚 #MilanoLibera #ParcoNord #Milano #CittadinanzaAttiva #ParcoNordMilano
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  • CONTRO LE GUERRE DEGLI USA
    Fondata, con il Patto Atlantico (4 aprile 1949) la NATO è la più grande alleanza militare del mondo, responsabile delle maggiori spese militari (oltre 1500 miliardi di dollari all’anno!), del più grande programma di riarmo e del più imponente arsenale nucleare del pianeta, con decine di armi nucleari stanziate in alcune delle ben 110 basi militari in Italia.
    La NATO viene presentata come un’alleanza difensiva, ma in realtà è la più grande coalizione guerrafondaia del globo, causa di conflitti in tutti i continenti: dall’Europa al Medio Oriente, dal Mediterraneo all’Africa, dall’America Latina all’Asia orientale.
    Nel totale disprezzo del diritto internazionale ha devastato Yugoslavia, Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, e contribuito in maniera decisiva allo scoppio dei conflitti in Ucraina. Non è mancato poi l’appoggio diplomatico dei membri della NATO alle guerre in Palestina e Iran scatenate dalla coalizione Epstein (USA + l’entità sionista Israele).
    A tutti questi popoli va tutta la nostra solidarietà e l’impegno attivo a lottare per l’uscita del nostro Paese da questa alleanza portatrice di stragi e crisi economica.
    L’appartenenza alla NATO espone l’Italia al rischio di minacce e ritorsioni e porta all’impoverimento delle condizioni di vita dei lavoratori e alla riduzione degli investimenti sociali (scuola, sanità, pensioni, trasporti).
    Su spinta degli USA si è imposto ai membri della NATO di aumentare la spesa militare portandola al 5% del PIL entro il 2035: per l’Italia significa una spesa militare di 110 miliardi, molto più dell’intera spesa destinata alla scuola, e poco meno dell’intera spesa destinata alla sanità.
    L’Unione Europea è complice di queste politiche, e i suoi capi, collusi con le élite statunitensi, non possono costituire un’alternativa politica credibile. Essa risponde alla crisi statunitense con un piano enorme di riarmo e con la guerra contro la Russia, che dovranno vedere le forze comuniste e antimperialiste duramente contrarie.
    Per questo il 4 aprile è un anniversario di morte e di guerra. In questo giorno ribadiamo che gli USA sono il nemico principale da cui sganciarsi ad ogni costo.
    Per questo è necessario organizzarsi, fare rete e coordinare tutte le realtà che già oggi lottano contro la guerra, il riarmo dell’UE e della NATO. Spezziamo insieme le catene della collaborazione e partecipazione del nostro paese alle guerre di aggressione USA e NATO. Facciamo del 4 aprile una giornata di mobilitazione: a Ghedi davanti alla base NATO dalle ore 15 e a Milano in Piazza dei Mercanti dalle ore 16!
    CONTRO LE GUERRE DEGLI USA Fondata, con il Patto Atlantico (4 aprile 1949) la NATO è la più grande alleanza militare del mondo, responsabile delle maggiori spese militari (oltre 1500 miliardi di dollari all’anno!), del più grande programma di riarmo e del più imponente arsenale nucleare del pianeta, con decine di armi nucleari stanziate in alcune delle ben 110 basi militari in Italia. La NATO viene presentata come un’alleanza difensiva, ma in realtà è la più grande coalizione guerrafondaia del globo, causa di conflitti in tutti i continenti: dall’Europa al Medio Oriente, dal Mediterraneo all’Africa, dall’America Latina all’Asia orientale. Nel totale disprezzo del diritto internazionale ha devastato Yugoslavia, Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, e contribuito in maniera decisiva allo scoppio dei conflitti in Ucraina. Non è mancato poi l’appoggio diplomatico dei membri della NATO alle guerre in Palestina e Iran scatenate dalla coalizione Epstein (USA + l’entità sionista Israele). A tutti questi popoli va tutta la nostra solidarietà e l’impegno attivo a lottare per l’uscita del nostro Paese da questa alleanza portatrice di stragi e crisi economica. L’appartenenza alla NATO espone l’Italia al rischio di minacce e ritorsioni e porta all’impoverimento delle condizioni di vita dei lavoratori e alla riduzione degli investimenti sociali (scuola, sanità, pensioni, trasporti). Su spinta degli USA si è imposto ai membri della NATO di aumentare la spesa militare portandola al 5% del PIL entro il 2035: per l’Italia significa una spesa militare di 110 miliardi, molto più dell’intera spesa destinata alla scuola, e poco meno dell’intera spesa destinata alla sanità. L’Unione Europea è complice di queste politiche, e i suoi capi, collusi con le élite statunitensi, non possono costituire un’alternativa politica credibile. Essa risponde alla crisi statunitense con un piano enorme di riarmo e con la guerra contro la Russia, che dovranno vedere le forze comuniste e antimperialiste duramente contrarie. Per questo il 4 aprile è un anniversario di morte e di guerra. In questo giorno ribadiamo che gli USA sono il nemico principale da cui sganciarsi ad ogni costo. Per questo è necessario organizzarsi, fare rete e coordinare tutte le realtà che già oggi lottano contro la guerra, il riarmo dell’UE e della NATO. Spezziamo insieme le catene della collaborazione e partecipazione del nostro paese alle guerre di aggressione USA e NATO. Facciamo del 4 aprile una giornata di mobilitazione: a Ghedi davanti alla base NATO dalle ore 15 e a Milano in Piazza dei Mercanti dalle ore 16!
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