• L’UE allarga la rete dei suoi nuovi censori di Stato

    L’Unione Europea sta costruendo la sua macchina di censura pezzo dopo pezzo, e lo sta facendo con la solita eleganza burocratica: chiamando tutto ciò “sicurezza online”. Grazie al DSA, entro la fine del 2025 ogni Stato membro dovrà nominare i cosiddetti “segnalatori attendibili”, organismi con poteri sovranazionali che potranno indicare alle piattaforme quali contenuti rimuovere con priorità. In Germania e Austria il processo è già partito da mesi. Gli altri stanno correndo ai ripari.

    Il Belgio ha appena nominato un centro antidiscriminazione come organismo ufficiale. La Francia, con la sua ARCOM sempre in prima linea quando c’è da controllare qualcuno, ne ha già certificati otto e altri arriveranno a breve. Tra i probabili nuovi ingressi figura SOS Racisme, con buona pace della sovranità nazionale: perché questi organismi, una volta approvati dall’UE, possono intervenire ovunque, superando confini e governi eletti. Tradotto: ONG straniere - spesso ideologicamente molto allineate - potranno influenzare la libertà di espressione dentro un Paese che non le ha mai votate.

    In Germania il compito è finito alla Bundesnetzagentur, in Austria a KommAustria. Vienna ha già promosso cinque strutture, che vanno dalla Camera del Lavoro all’Associazione Consumatori. Berlino, dal canto suo, punta su sigle come HateAid e REspect!. Tutte con la stessa missione: segnalare “disinformazione”, “odio” e contenuti ritenuti “illegali”, categorie così elastiche da potersi allungare quanto basta. Le piattaforme digitali, per legge, devono obbedire e processare le segnalazioni con priorità. Il sistema funziona: secondo TKP, in un solo trimestre l’UE ha fatto sparire 29 milioni di contenuti.

    Il meccanismo dei “Trusted Flagger” è nel mirino da anni: non perché censuri apertamente, ma perché usa metodi più moderni e asettici, come la riduzione della portata dei media scomodi. Un’arma molto più discreta ed efficace della semplice rimozione. La Commissione mantiene anche un database centralizzato di tutti i segnalatori. Finora undici Paesi non ne hanno nominato neppure uno; altri, come l’Ungheria, ne hanno appena uno. Ma Bruxelles vuole omogeneizzare tutto entro il 2025, così nessuno potrà mai pensare di inserire un organismo non allineato.

    Il quadro è semplice: una rete di censura in espansione, travestita da sistema di protezione. Un apparato che sfugge agli Stati e che crea nuovi intermediari ideologici con il potere di decidere cosa è accettabile leggere e cosa no. E con la scusa della sicurezza, l’UE sta ottenendo quello che nessuna dittatura del Novecento è riuscita a costruire: un sistema paneuropeo di controllo dell’informazione, perfettamente integrato e mascherato da bene comune.

    Per aggiornamenti senza filtri: https://t.me/carmen_tortora1
    L’UE allarga la rete dei suoi nuovi censori di Stato L’Unione Europea sta costruendo la sua macchina di censura pezzo dopo pezzo, e lo sta facendo con la solita eleganza burocratica: chiamando tutto ciò “sicurezza online”. Grazie al DSA, entro la fine del 2025 ogni Stato membro dovrà nominare i cosiddetti “segnalatori attendibili”, organismi con poteri sovranazionali che potranno indicare alle piattaforme quali contenuti rimuovere con priorità. In Germania e Austria il processo è già partito da mesi. Gli altri stanno correndo ai ripari. Il Belgio ha appena nominato un centro antidiscriminazione come organismo ufficiale. La Francia, con la sua ARCOM sempre in prima linea quando c’è da controllare qualcuno, ne ha già certificati otto e altri arriveranno a breve. Tra i probabili nuovi ingressi figura SOS Racisme, con buona pace della sovranità nazionale: perché questi organismi, una volta approvati dall’UE, possono intervenire ovunque, superando confini e governi eletti. Tradotto: ONG straniere - spesso ideologicamente molto allineate - potranno influenzare la libertà di espressione dentro un Paese che non le ha mai votate. In Germania il compito è finito alla Bundesnetzagentur, in Austria a KommAustria. Vienna ha già promosso cinque strutture, che vanno dalla Camera del Lavoro all’Associazione Consumatori. Berlino, dal canto suo, punta su sigle come HateAid e REspect!. Tutte con la stessa missione: segnalare “disinformazione”, “odio” e contenuti ritenuti “illegali”, categorie così elastiche da potersi allungare quanto basta. Le piattaforme digitali, per legge, devono obbedire e processare le segnalazioni con priorità. Il sistema funziona: secondo TKP, in un solo trimestre l’UE ha fatto sparire 29 milioni di contenuti. Il meccanismo dei “Trusted Flagger” è nel mirino da anni: non perché censuri apertamente, ma perché usa metodi più moderni e asettici, come la riduzione della portata dei media scomodi. Un’arma molto più discreta ed efficace della semplice rimozione. La Commissione mantiene anche un database centralizzato di tutti i segnalatori. Finora undici Paesi non ne hanno nominato neppure uno; altri, come l’Ungheria, ne hanno appena uno. Ma Bruxelles vuole omogeneizzare tutto entro il 2025, così nessuno potrà mai pensare di inserire un organismo non allineato. Il quadro è semplice: una rete di censura in espansione, travestita da sistema di protezione. Un apparato che sfugge agli Stati e che crea nuovi intermediari ideologici con il potere di decidere cosa è accettabile leggere e cosa no. E con la scusa della sicurezza, l’UE sta ottenendo quello che nessuna dittatura del Novecento è riuscita a costruire: un sistema paneuropeo di controllo dell’informazione, perfettamente integrato e mascherato da bene comune. Per aggiornamenti senza filtri: https://t.me/carmen_tortora1
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    Carmen Tortora
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  • SE DIO NON ESISTE...
    E’ triste che Alice ed Ellen Kessler, due donne assolutamente ammirabili per avvenenza fisica, talento artistico, eleganza innata e simpatia umana, abbiano compiuto a mente fredda, togliendosi la vita, una delle azioni più aberranti, empie e sacrileghe che si possano immaginare.
    Dietro il loro suicido non c’è nemmeno l’attenuante di sofferenze indicibili o di gravissime invalidità permanenti, ma solo la proterva ed empia volontà di essere, fino alla fine, il dio di se stesse.

    E’ paradossale che fu proprio Umberto Orsini, amante ventennale di Ellen Kessler, ad affermare dagli schermi della tv,davanti a milioni di italiani, che “se Dio non esiste tutto è permesso”. Fu proprio Orsini infatti ad interpretare, nella trasposizione televisiva (1969) de I Fratelli Karamazov, la parte di Ivan, il personaggio di Dostoevskij che porta più lucidamente all’estremo il nichilismo moderno.
    Oggi anche non credenti capaci di analisi intelligenti e realistiche riconoscono che la fase di “cristianesimo zero” nella quale viviamo é quella del nichilismo assoluto.
    Emmanuel Todd, storico e antropologo francese di famiglia ebraica, battezzato cattolico ma tendenzialmente agnostico, riconosce che le “morali laiche “ possono funzionare nella fase del “cristianesimo zombie”, quando la religione è in declino ma non é scomparsa del tutto dal costume e dalle mentalità. Allora le soluzioni etiche di un Kant o di un Hegel possono sembrare sensate. Ma quando Cristo sparisce del tutto dall’orizzonte (persino da quello dei suoi ufficiali rappresentanti vaticani) emerge appieno la profezia del romanziere russo più profondo e quindi più grande della storia: “Se Dio non esiste, tutto è permesso”. O nichiismo o cristianesimo, Tertium non datur.
    E ancora il grande Fiodor Dostoevskij nella sua lettera a Nicolaj Strachov, afferma: «L’Occidente ha perduto Cristo; questa è la ragione per cui l’Occidente sta per morire, solo per questa ragione”. Lo scrisse nel 1871, quando ancora, forse, si poteva non capire.
    Non capirlo nel 2025 è solo immensa ignoranza spirituale.

    Martino Mora
    SE DIO NON ESISTE... E’ triste che Alice ed Ellen Kessler, due donne assolutamente ammirabili per avvenenza fisica, talento artistico, eleganza innata e simpatia umana, abbiano compiuto a mente fredda, togliendosi la vita, una delle azioni più aberranti, empie e sacrileghe che si possano immaginare. Dietro il loro suicido non c’è nemmeno l’attenuante di sofferenze indicibili o di gravissime invalidità permanenti, ma solo la proterva ed empia volontà di essere, fino alla fine, il dio di se stesse. E’ paradossale che fu proprio Umberto Orsini, amante ventennale di Ellen Kessler, ad affermare dagli schermi della tv,davanti a milioni di italiani, che “se Dio non esiste tutto è permesso”. Fu proprio Orsini infatti ad interpretare, nella trasposizione televisiva (1969) de I Fratelli Karamazov, la parte di Ivan, il personaggio di Dostoevskij che porta più lucidamente all’estremo il nichilismo moderno. Oggi anche non credenti capaci di analisi intelligenti e realistiche riconoscono che la fase di “cristianesimo zero” nella quale viviamo é quella del nichilismo assoluto. Emmanuel Todd, storico e antropologo francese di famiglia ebraica, battezzato cattolico ma tendenzialmente agnostico, riconosce che le “morali laiche “ possono funzionare nella fase del “cristianesimo zombie”, quando la religione è in declino ma non é scomparsa del tutto dal costume e dalle mentalità. Allora le soluzioni etiche di un Kant o di un Hegel possono sembrare sensate. Ma quando Cristo sparisce del tutto dall’orizzonte (persino da quello dei suoi ufficiali rappresentanti vaticani) emerge appieno la profezia del romanziere russo più profondo e quindi più grande della storia: “Se Dio non esiste, tutto è permesso”. O nichiismo o cristianesimo, Tertium non datur. E ancora il grande Fiodor Dostoevskij nella sua lettera a Nicolaj Strachov, afferma: «L’Occidente ha perduto Cristo; questa è la ragione per cui l’Occidente sta per morire, solo per questa ragione”. Lo scrisse nel 1871, quando ancora, forse, si poteva non capire. Non capirlo nel 2025 è solo immensa ignoranza spirituale. Martino Mora
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  • In una città che troppo spesso oggi ti misura solo dal peso del portafoglio, si spegne un altro frammento di storia che sapeva guardare oltre. Giorgio Armani ci ha insegnato che l’alto livello non coincide con l’opulenza, ma con la sapiente maturità di un artista capace di trasformare ogni tessuto in linguaggio, ogni linea in essenza.

    La sua è stata una vita intessuta di eleganza, classe e di una rara cultura del bello. Un gusto che poteva dividere, certo, ma che restava sempre espressione di una cura del dettaglio ormai quasi dimenticata nelle nostre vite frenetiche.

    Nessuno dura in eterno, ma alcuni esteti scolpiscono il proprio nome nella storia proprio grazie a quella minuziosa attenzione che diventa lascito universale. Armani lascia Milano e il mondo un po’ più orfani di stile, e ci interroga sul futuro: sapremo ancora custodire e rinnovare una tradizione così grande?

    #GiorgioArmani #Milano #Eleganza #CulturaDelBello #Tributo #ModaItaliana #StoriaDiStile
    In una città che troppo spesso oggi ti misura solo dal peso del portafoglio, si spegne un altro frammento di storia che sapeva guardare oltre. Giorgio Armani ci ha insegnato che l’alto livello non coincide con l’opulenza, ma con la sapiente maturità di un artista capace di trasformare ogni tessuto in linguaggio, ogni linea in essenza. La sua è stata una vita intessuta di eleganza, classe e di una rara cultura del bello. Un gusto che poteva dividere, certo, ma che restava sempre espressione di una cura del dettaglio ormai quasi dimenticata nelle nostre vite frenetiche. Nessuno dura in eterno, ma alcuni esteti scolpiscono il proprio nome nella storia proprio grazie a quella minuziosa attenzione che diventa lascito universale. Armani lascia Milano e il mondo un po’ più orfani di stile, e ci interroga sul futuro: sapremo ancora custodire e rinnovare una tradizione così grande? #GiorgioArmani #Milano #Eleganza #CulturaDelBello #Tributo #ModaItaliana #StoriaDiStile
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  • Addio a Paola Marella, l'architetta e conduttrice di Real Time si è spenta a 61 anni
    Grazie a programmi come "Cerco Casa Disperatamente" e "Vendo Casa Disperatamente" era diventata uno dei volti più amati del digitale terrestre, punto di riferimento di stile ed eleganza...
    https://www.elle.com/it/showbiz/tv/a62316256/paola-marella-morte-61-anni/

    Una prece!
    Addio a Paola Marella, l'architetta e conduttrice di Real Time si è spenta a 61 anni Grazie a programmi come "Cerco Casa Disperatamente" e "Vendo Casa Disperatamente" era diventata uno dei volti più amati del digitale terrestre, punto di riferimento di stile ed eleganza... https://www.elle.com/it/showbiz/tv/a62316256/paola-marella-morte-61-anni/ Una prece!
    WWW.ELLE.COM
    Addio a Paola Marella, l'architetta e conduttrice di Real Time si è spenta a 61 anni
    Grazie a programmi come "Cerco Casa Disperatamente" e "Vendo Casa Disperatamente" era diventata uno dei volti più amati del digitale terrestre, punto di riferimento di stile ed eleganza
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  • "Vi siete mai chiesti perché oggi si insegna
    sempre meno ai ragazzi
    a scrivere in corsivo?
    E no, non è un caso che si tenda ad usarlo sempre meno. Scrivere in corsivo vuol dire tradurre il pensiero in parole, ti obbliga a non staccare la mano dal foglio. Uno sforzo che stimola il pensiero, che ti permette di associare le idee, di legarle e metterle in relazione. Non a caso la parola corsivo deriva dal latino «currere», che corre, che scorre, perché il pensiero è alato, corre, s’invola. Naturale che il corsivo non abbia più posto nel mondo di oggi, un mondo che fa di tutto per rallentare lo sviluppo del pensiero, per azzopparlo. Pensate che il corsivo nacque proprio in Italia e poi si diffuse in tutto il mondo. Perché? Perché era una scrittura compatta, elegante, chiara. Ma la nostra è una società che non ha più tempo per l’eleganza, per la bellezza, per la complessità. Abbiamo sinteticità ma non chiarezza, rapidità ma non efficienza, informazioni ma non conoscenza!!! Sappiamo troppo e troppo poco perché non siamo più in grado di mettere in relazione le cose.

    La gente non sa più PENSARE.

    Per questo bisognerebbe tornare a scrivere in corsivo, soprattutto a scuola. Perché qua non si tratta soltanto di recuperare uno stile di scrittura ma di tornare a dare respiro ai nostri pensieri.

    Tutto ciò che ci fa vivere, che nutre l'anima, che sostiene lo spirito è legato al respiro.

    Senza respiro, dicevano gli antichi greci, non c’è pensiero. E senza pensieri non c’è vita. Se sia importante o no, lo lascio decidere a Voi...

    Guendalina Middei - scrittrice
    "Vi siete mai chiesti perché oggi si insegna sempre meno ai ragazzi a scrivere in corsivo? E no, non è un caso che si tenda ad usarlo sempre meno. Scrivere in corsivo vuol dire tradurre il pensiero in parole, ti obbliga a non staccare la mano dal foglio. Uno sforzo che stimola il pensiero, che ti permette di associare le idee, di legarle e metterle in relazione. Non a caso la parola corsivo deriva dal latino «currere», che corre, che scorre, perché il pensiero è alato, corre, s’invola. Naturale che il corsivo non abbia più posto nel mondo di oggi, un mondo che fa di tutto per rallentare lo sviluppo del pensiero, per azzopparlo. Pensate che il corsivo nacque proprio in Italia e poi si diffuse in tutto il mondo. Perché? Perché era una scrittura compatta, elegante, chiara. Ma la nostra è una società che non ha più tempo per l’eleganza, per la bellezza, per la complessità. Abbiamo sinteticità ma non chiarezza, rapidità ma non efficienza, informazioni ma non conoscenza!!! Sappiamo troppo e troppo poco perché non siamo più in grado di mettere in relazione le cose. La gente non sa più PENSARE. Per questo bisognerebbe tornare a scrivere in corsivo, soprattutto a scuola. Perché qua non si tratta soltanto di recuperare uno stile di scrittura ma di tornare a dare respiro ai nostri pensieri. Tutto ciò che ci fa vivere, che nutre l'anima, che sostiene lo spirito è legato al respiro. Senza respiro, dicevano gli antichi greci, non c’è pensiero. E senza pensieri non c’è vita. Se sia importante o no, lo lascio decidere a Voi... Guendalina Middei - scrittrice
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  • Pensavo di cambiare la mia vecchia Chevrolet st.wagon con una auto moderna, ma a parte i costi esagerati ho constatato una serie di problemi delle auto odierne rispetto a quelle di venti anni fa in cui a mio parere avevano raggiunto la perfezione tra funzionalità ed eleganza.
    1) MISURE. Auto sempre più larghe ma i nostri box sono rimasti quelli di 50 anni fa quando la Giulia era 160 cm, la R4 150, e la 500 140.
    Oggi anche le piccole utilitarie sono, a parte alcune, sopra i 170 con specchietti che non si chiudono completamente e arriviamo a 180. Troppo.
    Con le porte di 2 metri entrare e uscire è sempre un patema.
    2) INTERNI CLAUSTROFOBICI, lussuosi ma non comodi.
    Provate a salire o scendere dalla parte del passeggero se non potete scendere a sinistra per qualunque motivo.
    È diventato un esercizio per contorsionisti con i tunnel sempre più alti e ingombranti, e su certe toyota praticamente impossibile.
    Andrebbero messe fuori legge o obbligata una prova di evacuazione dalla parte sbagliata in sede di omologazione.
    3) PERICOLO. Mettiamo che qualcuno non espertissimo cerchi aprire la portiera posteriore per salvarvi da un incendio dopo un incidente.
    In certe auto la maniglia è abilmente occultata nei vari pannelli e priva di segnalazioni visive, ma anzi di colore nero su nero.
    Pericolosissimo, andrebbe imposta la immediata riconoscibilità della maniglia.
    4) VISIBILITÀ , salendo su una monovolume ho visto che non vedevo nulla.
    Il parabrezza piccolo e molto distante, i montanti enormi, toglievano una bella fetta di luce a sinistra molto vicino al centro visivo.
    Altro pericolo di incidenti gravi nelle rotonde che hanno precedenza a sinistra.
    5) POCO SPAZIO, grandi fuori, piccole dentro.
    Ho visto auto enormi con bagagliaio ridicolo, sedili di spessore esagerato, linea di cintura altissima per i passeggeri che restano chiusi dentro e con i poggiatesta alla fine non vedono nulla.
    6) DISTRAZIONI, troppe distrazioni e segnali sonori. Salito su una giapponese di un amico nuova era un continuo bip e bep e rumori strani di segnalazioni e avvisi. Ok, ma siamo uomini o caporali? Allora fatevi la vostra guida autonoma e sia finita.
    Poi schermi giganti, comandi digitali, sistemi automatici, e diavolerie di ogni tipo.
    Non nego che l'ABS, il navigatore e il segnalatore del colpo si sonno siano utili, ma basta così per favore.
    6) FORME, Poi a mio parere di architetto, alcune categorie di auto sono veramente tutte uguali, dove i designer sembrano cresciuti guardando mazingaZ e GigUfoRobot.
    Tutte forme pretenziose, spigolose, esagerate e inutili.
    ALLA FINE ho deciso che tirerò avanti con la mia vecchia familiare Nubira che nella sua dimessa semplicità va benissimo, non ha tutti questi difetti e con i suoi 173cm di larghezza riesco ancora a farla entrare nel box.
    Walter Monici
    Pensavo di cambiare la mia vecchia Chevrolet st.wagon con una auto moderna, ma a parte i costi esagerati ho constatato una serie di problemi delle auto odierne rispetto a quelle di venti anni fa in cui a mio parere avevano raggiunto la perfezione tra funzionalità ed eleganza. 1) MISURE. Auto sempre più larghe ma i nostri box sono rimasti quelli di 50 anni fa quando la Giulia era 160 cm, la R4 150, e la 500 140. Oggi anche le piccole utilitarie sono, a parte alcune, sopra i 170 con specchietti che non si chiudono completamente e arriviamo a 180. Troppo. Con le porte di 2 metri entrare e uscire è sempre un patema. 2) INTERNI CLAUSTROFOBICI, lussuosi ma non comodi. Provate a salire o scendere dalla parte del passeggero se non potete scendere a sinistra per qualunque motivo. È diventato un esercizio per contorsionisti con i tunnel sempre più alti e ingombranti, e su certe toyota praticamente impossibile. Andrebbero messe fuori legge o obbligata una prova di evacuazione dalla parte sbagliata in sede di omologazione. 3) PERICOLO. Mettiamo che qualcuno non espertissimo cerchi aprire la portiera posteriore per salvarvi da un incendio dopo un incidente. In certe auto la maniglia è abilmente occultata nei vari pannelli e priva di segnalazioni visive, ma anzi di colore nero su nero. Pericolosissimo, andrebbe imposta la immediata riconoscibilità della maniglia. 4) VISIBILITÀ , salendo su una monovolume ho visto che non vedevo nulla. Il parabrezza piccolo e molto distante, i montanti enormi, toglievano una bella fetta di luce a sinistra molto vicino al centro visivo. Altro pericolo di incidenti gravi nelle rotonde che hanno precedenza a sinistra. 5) POCO SPAZIO, grandi fuori, piccole dentro. Ho visto auto enormi con bagagliaio ridicolo, sedili di spessore esagerato, linea di cintura altissima per i passeggeri che restano chiusi dentro e con i poggiatesta alla fine non vedono nulla. 6) DISTRAZIONI, troppe distrazioni e segnali sonori. Salito su una giapponese di un amico nuova era un continuo bip e bep e rumori strani di segnalazioni e avvisi. Ok, ma siamo uomini o caporali? Allora fatevi la vostra guida autonoma e sia finita. Poi schermi giganti, comandi digitali, sistemi automatici, e diavolerie di ogni tipo. Non nego che l'ABS, il navigatore e il segnalatore del colpo si sonno siano utili, ma basta così per favore. 6) FORME, Poi a mio parere di architetto, alcune categorie di auto sono veramente tutte uguali, dove i designer sembrano cresciuti guardando mazingaZ e GigUfoRobot. Tutte forme pretenziose, spigolose, esagerate e inutili. ALLA FINE ho deciso che tirerò avanti con la mia vecchia familiare Nubira che nella sua dimessa semplicità va benissimo, non ha tutti questi difetti e con i suoi 173cm di larghezza riesco ancora a farla entrare nel box. Walter Monici
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