• Ucraina, il debito sull’Europa rischia di gravare fino al 2069

    Mentre Bruxelles prepara nuovi aiuti a Kiev, cresce il peso di un debito record che potrebbe vincolare l'Ucraina e gravare sui contribuenti europei

    di Piero De Ruvo

    Mentre i vertici dell'UE e del Governo italiano definiscono i dettagli dei nuovi pacchetti di aiuti da inviare all’Ucraina, emerge una realtà economica dai contorni inquietanti, un impegno finanziario da oltre 200 miliardi di euro che graverà sulle spalle dei contribuenti europei per quasi mezzo secolo. Un'eredità pesante che le future generazioni si troveranno a gestire, tra il rischio di default e il controllo geopolitico totale su una nazione, l'Ucraina, ormai è legata al “guinzaglio” del debito Europeo.

    I Numeri del Baratro sono impressionanti. All'inizio del 2026 il debito pubblico ucraino ha raggiunto livelli senza precedenti dalla nascita dello Stato indipendente. Secondo il Ministero delle Finanze di Kiev, il debito pubblico e garantito dallo Stato ammonta a circa 213 miliardi di dollari, pari a oltre il 98% del PIL, con alcune stime che lo collocano già sopra il 100% del PIL. Attualmente circa il 75% del debito pubblico ucraino è detenuto da soggetti esteri. L'Unione Europea è diventata il principale creditore del Paese, arrivando a rappresentare oltre il 40% dell'intero debito pubblico. Un ruolo centrale è svolto anche dalle grandi istituzioni finanziarie internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, che hanno messo a disposizione prestiti e programmi di assistenza per sostenere l'economia e la stabilità finanziaria del Paese. A questi si aggiungono i finanziamenti concessi dai Paesi del G7 e i numerosi programmi straordinari di aiuto varati dall'Occidente negli ultimi anni, divenuti ormai una componente indispensabile per il funzionamento delle finanze pubbliche ucraine. Parallelamente, il peso degli investitori privati si è notevolmente ridotto, oggi essi detengono meno del 10% del debito complessivo, segno di una crescente dipendenza di Kiev dal sostegno dei governi e delle istituzioni internazionali. In sostanza, il debito ucraino non è più finanziato principalmente dai mercati, ma dai suoi alleati occidentali. Una situazione che garantisce maggiore stabilità nel breve periodo, ma che rende il futuro finanziario del Paese sempre più legato alle scelte politiche ed economiche dei suoi partner internazionali.

    Tuttavia, il problema potrebbe emergere nel prossimo decennio. Se la guerra dovesse protrarsi o se la crescita economica restasse debole, Kiev potrebbe trovarsi costretta a negoziare ulteriori ristrutturazioni del debito con i creditori internazionali. In questo scenario, il fardello italiano è particolarmente gravoso. Secondo le stime riportate, la quota italiana di garanzia per i soli ultimi 90 miliardi prestati a Kiev ammonta a circa 25 miliardi di euro. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha ammesso apertamente che il Paese sta pagando “un prezzo altissimo” che si ripercuote sulle famiglie e sulle imprese italiane. Purtroppo, si tratta di decisioni calate dall'alto, assunte a Bruxelles e ratificate a Roma, che la popolazione si trova a subire senza un reale dibattito sulle conseguenze a lungo termine. Il rischio concreto è che, se l'Ucraina non sarà in grado di onorare i propri debiti — eventualità tutt'altro che remota data la fragilità di un Paese in guerra — il “buco” dovrà essere coperto direttamente dagli Stati membri, ovvero dai contribuenti europei e quindi anche italiani.

    Dietro la narrativa della solidarietà internazionale si starebbe delineando un rapporto di crescente dipendenza economica tra l'Ucraina e i suoi principali finanziatori. Il nodo centrale riguarda la sostenibilità di un debito che continua ad aumentare e che, secondo questa interpretazione, difficilmente potrà essere restituito integralmente nei tempi previsti senza ulteriori interventi di sostegno o ristrutturazioni. Da qui nasce la certezza che il debito possa trasformarsi in uno strumento di pressione politica ed economica. Nel lungo periodo, Kiev potrebbe essere costretta a privatizzare o cedere quote di controllo di asset strategici, infrastrutture e risorse nazionali per attrarre investimenti, ottenere nuovi finanziamenti o soddisfare le condizioni imposte dai creditori internazionali. In questa lettura, il rischio non sarebbe soltanto finanziario, ma riguarderebbe anche la capacità dello Stato di mantenere piena autonomia nelle proprie scelte economiche.

    È questa l'eredità che i governi europei stanno lasciando alle future generazioni? Alla luce dei dati della Commissione europea e del Ministero delle Finanze di Kiev, molti osservatori ritengono che il quesito meriti una riflessione approfondita. Secondo le letture più critiche, il peso degli impegni finanziari assunti oggi rischia di gravare soprattutto sui giovani e su coloro che nasceranno nei prossimi decenni. In questa prospettiva, il 2069 non rappresenta soltanto una scadenza riportata in un calendario finanziario, ma il simbolo di un futuro già in parte vincolato dalle decisioni odierne. Il timore è che il ricorso crescente al debito trasferisca sulle generazioni future oneri economici destinati a limitare le risorse disponibili per welfare, istruzione, sviluppo e investimenti strategici. Per i critici, il rischio è che la politica del debito finisca per influenzare non solo i bilanci pubblici, ma anche gli equilibri economici e la capacità dei popoli di determinare autonomamente le proprie priorità nel lungo periodo.


    Fonte: orantozife (indicato in calce all'articolo)
    Ucraina, il debito sull’Europa rischia di gravare fino al 2069 Mentre Bruxelles prepara nuovi aiuti a Kiev, cresce il peso di un debito record che potrebbe vincolare l'Ucraina e gravare sui contribuenti europei di Piero De Ruvo Mentre i vertici dell'UE e del Governo italiano definiscono i dettagli dei nuovi pacchetti di aiuti da inviare all’Ucraina, emerge una realtà economica dai contorni inquietanti, un impegno finanziario da oltre 200 miliardi di euro che graverà sulle spalle dei contribuenti europei per quasi mezzo secolo. Un'eredità pesante che le future generazioni si troveranno a gestire, tra il rischio di default e il controllo geopolitico totale su una nazione, l'Ucraina, ormai è legata al “guinzaglio” del debito Europeo. I Numeri del Baratro sono impressionanti. All'inizio del 2026 il debito pubblico ucraino ha raggiunto livelli senza precedenti dalla nascita dello Stato indipendente. Secondo il Ministero delle Finanze di Kiev, il debito pubblico e garantito dallo Stato ammonta a circa 213 miliardi di dollari, pari a oltre il 98% del PIL, con alcune stime che lo collocano già sopra il 100% del PIL. Attualmente circa il 75% del debito pubblico ucraino è detenuto da soggetti esteri. L'Unione Europea è diventata il principale creditore del Paese, arrivando a rappresentare oltre il 40% dell'intero debito pubblico. Un ruolo centrale è svolto anche dalle grandi istituzioni finanziarie internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, che hanno messo a disposizione prestiti e programmi di assistenza per sostenere l'economia e la stabilità finanziaria del Paese. A questi si aggiungono i finanziamenti concessi dai Paesi del G7 e i numerosi programmi straordinari di aiuto varati dall'Occidente negli ultimi anni, divenuti ormai una componente indispensabile per il funzionamento delle finanze pubbliche ucraine. Parallelamente, il peso degli investitori privati si è notevolmente ridotto, oggi essi detengono meno del 10% del debito complessivo, segno di una crescente dipendenza di Kiev dal sostegno dei governi e delle istituzioni internazionali. In sostanza, il debito ucraino non è più finanziato principalmente dai mercati, ma dai suoi alleati occidentali. Una situazione che garantisce maggiore stabilità nel breve periodo, ma che rende il futuro finanziario del Paese sempre più legato alle scelte politiche ed economiche dei suoi partner internazionali. Tuttavia, il problema potrebbe emergere nel prossimo decennio. Se la guerra dovesse protrarsi o se la crescita economica restasse debole, Kiev potrebbe trovarsi costretta a negoziare ulteriori ristrutturazioni del debito con i creditori internazionali. In questo scenario, il fardello italiano è particolarmente gravoso. Secondo le stime riportate, la quota italiana di garanzia per i soli ultimi 90 miliardi prestati a Kiev ammonta a circa 25 miliardi di euro. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha ammesso apertamente che il Paese sta pagando “un prezzo altissimo” che si ripercuote sulle famiglie e sulle imprese italiane. Purtroppo, si tratta di decisioni calate dall'alto, assunte a Bruxelles e ratificate a Roma, che la popolazione si trova a subire senza un reale dibattito sulle conseguenze a lungo termine. Il rischio concreto è che, se l'Ucraina non sarà in grado di onorare i propri debiti — eventualità tutt'altro che remota data la fragilità di un Paese in guerra — il “buco” dovrà essere coperto direttamente dagli Stati membri, ovvero dai contribuenti europei e quindi anche italiani. Dietro la narrativa della solidarietà internazionale si starebbe delineando un rapporto di crescente dipendenza economica tra l'Ucraina e i suoi principali finanziatori. Il nodo centrale riguarda la sostenibilità di un debito che continua ad aumentare e che, secondo questa interpretazione, difficilmente potrà essere restituito integralmente nei tempi previsti senza ulteriori interventi di sostegno o ristrutturazioni. Da qui nasce la certezza che il debito possa trasformarsi in uno strumento di pressione politica ed economica. Nel lungo periodo, Kiev potrebbe essere costretta a privatizzare o cedere quote di controllo di asset strategici, infrastrutture e risorse nazionali per attrarre investimenti, ottenere nuovi finanziamenti o soddisfare le condizioni imposte dai creditori internazionali. In questa lettura, il rischio non sarebbe soltanto finanziario, ma riguarderebbe anche la capacità dello Stato di mantenere piena autonomia nelle proprie scelte economiche. È questa l'eredità che i governi europei stanno lasciando alle future generazioni? Alla luce dei dati della Commissione europea e del Ministero delle Finanze di Kiev, molti osservatori ritengono che il quesito meriti una riflessione approfondita. Secondo le letture più critiche, il peso degli impegni finanziari assunti oggi rischia di gravare soprattutto sui giovani e su coloro che nasceranno nei prossimi decenni. In questa prospettiva, il 2069 non rappresenta soltanto una scadenza riportata in un calendario finanziario, ma il simbolo di un futuro già in parte vincolato dalle decisioni odierne. Il timore è che il ricorso crescente al debito trasferisca sulle generazioni future oneri economici destinati a limitare le risorse disponibili per welfare, istruzione, sviluppo e investimenti strategici. Per i critici, il rischio è che la politica del debito finisca per influenzare non solo i bilanci pubblici, ma anche gli equilibri economici e la capacità dei popoli di determinare autonomamente le proprie priorità nel lungo periodo. Fonte: orantozife (indicato in calce all'articolo)
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  • PAROLE SANTE!
    "Non è la Russia a manipolare gli italiani. È l’Italia stessa. Meloni, Crosetto e Tajani devono fingere di essere liberi e indipendenti": così Orsini al Salone del Libro di Torino - Il Fatto Quotidiano
    Al Salone di Torino, Orsini presenta «Disinformazione»: l'Italia stato satellite, i media corrotti e la sovranità negata...
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/17/non-e-la-russia-a-manipolare-gli-italiani-e-litalia-stessa-meloni-crosetto-e-tajani-devono-fingere-di-essere-liberi-e-indipendenti-cosi-orsini-al-salone-del-libro-di-torino/8389368/
    PAROLE SANTE! "Non è la Russia a manipolare gli italiani. È l’Italia stessa. Meloni, Crosetto e Tajani devono fingere di essere liberi e indipendenti": così Orsini al Salone del Libro di Torino - Il Fatto Quotidiano Al Salone di Torino, Orsini presenta «Disinformazione»: l'Italia stato satellite, i media corrotti e la sovranità negata... https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/17/non-e-la-russia-a-manipolare-gli-italiani-e-litalia-stessa-meloni-crosetto-e-tajani-devono-fingere-di-essere-liberi-e-indipendenti-cosi-orsini-al-salone-del-libro-di-torino/8389368/
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  • FESTA DELL’ESERCITO

    Oltre un secolo tra fango, coraggio e identità nazionale

    Dal Regio Esercito nato con l’Unità d’Italia alle missioni di pace di oggi, la storia delle Forze Armate si intreccia con quella del Paese

    di Piero De Ruvo

    Il 4 maggio non è solo una data sul calendario militare, ma rappresenta l’atto di nascita di un’istituzione che ha camminato di pari passo con la storia d’Italia. Era il 1861 quando un provvedimento del Ministro della Guerra, Manfredo Fanti, decretava la fine dell’Armata Sarda e la nascita del Regio Esercito, sancendo l’unificazione delle forze militari degli stati preunitari sotto un’unica bandiera.

    Sebbene la data ufficiale sia legata all’Unità, le radici dell’Esercito affondano nel XVII secolo, con la creazione del Reggimento “delle Guardie” nel 1659, il primo reparto permanente d’Europa. Tuttavia, è dopo il 1861 che l’Esercito assume il ruolo di “cemento” degli italiani. In un’Italia divisa da dialetti e analfabetismo, la caserma divenne per milioni di giovani la prima vera occasione di incontro e conoscenza reciproca, trasformando reclute provenienti da oltre 8.000 comuni in cittadini di una nazione unita.

    La storia dell’Esercito è scritta col sangue delle classi rurali, il sacrificio dei “Fanti-Contadini” fornì circa il 46% della forza belligerante durante la Grande Guerra. Un esempio emblematico della dedizione e del dolore di quegli anni è offerto dalla famiglia Varotto di Taggi di Sotto (Padova): sei fratelli tutti contadini, risposero alla chiamata alle armi. Tra loro, Riccardo Varotto non fece mai ritorno, cadde il 28 agosto 1917 sull’Isonzo, colpito mortalmente a Quota 174 durante un assalto eroico guidato dal colonnello Bechi.

    Suo fratello Benvenuto combatté invece in Francia, nel bosco di Courton, dove subì gli effetti devastanti dei gas asfissianti durante la cruenta battaglia di Bligny. Storie come queste sono migliaia e restituiscono dignità ai milioni di “persone, considerati numeri” che, nell’ombra delle trincee, hanno contribuito a costruire il nostro presente.

    Oggi l’Esercito Italiano, celebrato in tante città italiane, è una forza professionale e tecnologicamente all’avanguardia. Se la marcia d’ordinanza “4 Maggio”, composta dal Maestro Fulvio Creux, riecheggia le tradizioni risorgimentali, l’impegno odierno si traduce in missioni internazionali di pace sotto l’egida di ONU, UE e NATO.

    Dalle operazioni di soccorso durante le calamità naturali in Italia e all’estero, alle complesse stabilizzazioni in aree di crisi come Libano e Afghanistan, l’Esercito rimane, come sottolineato in più occasioni dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, un “baluardo insostituibile” per la difesa della libertà e della sicurezza dei cittadini.

    Per chi volesse riscoprire questo patrimonio di valori e tecnologia, la loro memoria è custodita nei musei militari, strutture come il Museo Storico della Fanteria a Roma o quello della Terza Armata a Padova, permettono di toccare con mano non solo la storia delle battaglie, ma anche l’ingegno del “genio militare”, radice dell’ingegneria civile italiana.

    Buon 4 Maggio.
    FESTA DELL’ESERCITO Oltre un secolo tra fango, coraggio e identità nazionale Dal Regio Esercito nato con l’Unità d’Italia alle missioni di pace di oggi, la storia delle Forze Armate si intreccia con quella del Paese di Piero De Ruvo Il 4 maggio non è solo una data sul calendario militare, ma rappresenta l’atto di nascita di un’istituzione che ha camminato di pari passo con la storia d’Italia. Era il 1861 quando un provvedimento del Ministro della Guerra, Manfredo Fanti, decretava la fine dell’Armata Sarda e la nascita del Regio Esercito, sancendo l’unificazione delle forze militari degli stati preunitari sotto un’unica bandiera. Sebbene la data ufficiale sia legata all’Unità, le radici dell’Esercito affondano nel XVII secolo, con la creazione del Reggimento “delle Guardie” nel 1659, il primo reparto permanente d’Europa. Tuttavia, è dopo il 1861 che l’Esercito assume il ruolo di “cemento” degli italiani. In un’Italia divisa da dialetti e analfabetismo, la caserma divenne per milioni di giovani la prima vera occasione di incontro e conoscenza reciproca, trasformando reclute provenienti da oltre 8.000 comuni in cittadini di una nazione unita. La storia dell’Esercito è scritta col sangue delle classi rurali, il sacrificio dei “Fanti-Contadini” fornì circa il 46% della forza belligerante durante la Grande Guerra. Un esempio emblematico della dedizione e del dolore di quegli anni è offerto dalla famiglia Varotto di Taggi di Sotto (Padova): sei fratelli tutti contadini, risposero alla chiamata alle armi. Tra loro, Riccardo Varotto non fece mai ritorno, cadde il 28 agosto 1917 sull’Isonzo, colpito mortalmente a Quota 174 durante un assalto eroico guidato dal colonnello Bechi. Suo fratello Benvenuto combatté invece in Francia, nel bosco di Courton, dove subì gli effetti devastanti dei gas asfissianti durante la cruenta battaglia di Bligny. Storie come queste sono migliaia e restituiscono dignità ai milioni di “persone, considerati numeri” che, nell’ombra delle trincee, hanno contribuito a costruire il nostro presente. Oggi l’Esercito Italiano, celebrato in tante città italiane, è una forza professionale e tecnologicamente all’avanguardia. Se la marcia d’ordinanza “4 Maggio”, composta dal Maestro Fulvio Creux, riecheggia le tradizioni risorgimentali, l’impegno odierno si traduce in missioni internazionali di pace sotto l’egida di ONU, UE e NATO. Dalle operazioni di soccorso durante le calamità naturali in Italia e all’estero, alle complesse stabilizzazioni in aree di crisi come Libano e Afghanistan, l’Esercito rimane, come sottolineato in più occasioni dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, un “baluardo insostituibile” per la difesa della libertà e della sicurezza dei cittadini. Per chi volesse riscoprire questo patrimonio di valori e tecnologia, la loro memoria è custodita nei musei militari, strutture come il Museo Storico della Fanteria a Roma o quello della Terza Armata a Padova, permettono di toccare con mano non solo la storia delle battaglie, ma anche l’ingegno del “genio militare”, radice dell’ingegneria civile italiana. Buon 4 Maggio.
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  • In guerra abbiamo al ministero degli esteri Tajani e alla difesa Crosetto.

    In "pandemia" avevamo Speranza alla salute e Azzolina all'istruzione.

    Anni prima la neppure laureata Lorenzin alla salute per perseguitare i bambini su diktat internazionali.

    È una esigenza della democrazia, funziona così.
    Non serve gente competente, che pensa, che prende decisioni. Servono solo pedine per eseguire.

    Semplice.

    WI
    In guerra abbiamo al ministero degli esteri Tajani e alla difesa Crosetto. In "pandemia" avevamo Speranza alla salute e Azzolina all'istruzione. Anni prima la neppure laureata Lorenzin alla salute per perseguitare i bambini su diktat internazionali. È una esigenza della democrazia, funziona così. Non serve gente competente, che pensa, che prende decisioni. Servono solo pedine per eseguire. Semplice. WI
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  • SALVATE IL SOLDATO CROSETTO – OVVERO “LA GRANDE EVACUAZIONE DEI VACANZIERI DI STATO”

    C’è qualcosa di teneramente comico in tutta questa faccenda.
    Il ministro della Difesa Guido Crosetto bloccato a Dubai mentre nella regione volano missili, basi colpite, spazi aerei chiusi.

    Ora rientra con un volo militare. Dice che pagherà “il triplo”.
    Triplo di cosa? Di un biglietto Ryanair? O del carburante di un velivolo dell’Aeronautica?
    Comunque tranquilli: paga lui. Con che? Con lo stipendio che paghiamo noi.

    Ma la vera domanda non è il costo del volo.
    La vera domanda è un’altra.

    Come fa il MINISTRO DELLA DIFESA di un Paese NATO a trovarsi in vacanza in una zona che sta per diventare teatro di escalation militare…
    senza sapere nulla?

    Gli alleati decidono bombardamenti.
    Gli spazi aerei si chiudono.
    La regione si incendia.

    E lui?
    Sotto l’ombrellone.

    Ora, delle due l’una:

    1️⃣ O sapeva, ed è partito lo stesso per Dubai mentre si preparava un’operazione militare di cui l’Italia sarebbe stata inevitabilmente coinvolta.
    2️⃣ Oppure NON sapeva. E questo è ancora peggio.

    Perché se il ministro della Difesa italiana non è informato in anticipo delle mosse dei suoi alleati strategici, allora la parola “alleanza” significa solo che noi veniamo informati dopo.
    A cose fatte.
    Magari mentre siamo in piscina.

    E mentre migliaia di italiani restano bloccati nei terminal, il ministro rientra con un volo militare.
    Tempestivo. Sicuro. Prioritario.

    La scena è perfetta:
    il capo della Difesa evacuato come in un film di guerra…
    da una guerra che non aveva visto arrivare.

    Forse la vera domanda non è “quanto costa il volo”.
    La vera domanda è:
    quanto costa NON CONTARE NULLA?

    seguici anche su TELEGRAM dove troverai contenuti censurabili su FB: https://t.me/donchisciotte667

    Don Chisciotte

    #SALVATEILSOLDATOCROSETTO #DubaiGate #MinistroDellaDifesa #NATO #GovernoItaliano #PoliticaItaliana #SpesePubbliche #Escalation
    🔥SALVATE IL SOLDATO CROSETTO – OVVERO “LA GRANDE EVACUAZIONE DEI VACANZIERI DI STATO” C’è qualcosa di teneramente comico in tutta questa faccenda. Il ministro della Difesa Guido Crosetto bloccato a Dubai mentre nella regione volano missili, basi colpite, spazi aerei chiusi. Ora rientra con un volo militare. Dice che pagherà “il triplo”. Triplo di cosa? Di un biglietto Ryanair? O del carburante di un velivolo dell’Aeronautica? Comunque tranquilli: paga lui. Con che? Con lo stipendio che paghiamo noi. Ma la vera domanda non è il costo del volo. La vera domanda è un’altra. Come fa il MINISTRO DELLA DIFESA di un Paese NATO a trovarsi in vacanza in una zona che sta per diventare teatro di escalation militare… senza sapere nulla? Gli alleati decidono bombardamenti. Gli spazi aerei si chiudono. La regione si incendia. E lui? Sotto l’ombrellone. Ora, delle due l’una: 1️⃣ O sapeva, ed è partito lo stesso per Dubai mentre si preparava un’operazione militare di cui l’Italia sarebbe stata inevitabilmente coinvolta. 2️⃣ Oppure NON sapeva. E questo è ancora peggio. Perché se il ministro della Difesa italiana non è informato in anticipo delle mosse dei suoi alleati strategici, allora la parola “alleanza” significa solo che noi veniamo informati dopo. A cose fatte. Magari mentre siamo in piscina. E mentre migliaia di italiani restano bloccati nei terminal, il ministro rientra con un volo militare. Tempestivo. Sicuro. Prioritario. La scena è perfetta: il capo della Difesa evacuato come in un film di guerra… da una guerra che non aveva visto arrivare. Forse la vera domanda non è “quanto costa il volo”. La vera domanda è: quanto costa NON CONTARE NULLA? 🔥seguici anche su TELEGRAM dove troverai contenuti censurabili su FB: https://t.me/donchisciotte667 Don Chisciotte #SALVATEILSOLDATOCROSETTO #DubaiGate #MinistroDellaDifesa #NATO #GovernoItaliano #PoliticaItaliana #SpesePubbliche #Escalation
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  • MA COME si FA a DIRE CERTE COSE?
    Crosetto e Travaglio si scontrano sul ruolo della NATO: difesa o aggressione?
    Acceso dibattito ad Atreju tra il ministro della Difesa e il direttore del Fatto sulla NATO e le sue azioni nei Balcani, Iraq e Libia
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/12/crosetto-travaglio-nato-russia-dibattito-oggi-video/8226013/
    MA COME si FA a DIRE CERTE COSE? Crosetto e Travaglio si scontrano sul ruolo della NATO: difesa o aggressione? Acceso dibattito ad Atreju tra il ministro della Difesa e il direttore del Fatto sulla NATO e le sue azioni nei Balcani, Iraq e Libia https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/12/12/crosetto-travaglio-nato-russia-dibattito-oggi-video/8226013/
    WWW.ILFATTOQUOTIDIANO.IT
    Crosetto e Travaglio si scontrano sul ruolo della NATO: difesa o aggressione?
    Acceso dibattito ad Atreju tra il ministro della Difesa e il direttore del Fatto sulla NATO e le sue azioni nei Balcani, Iraq e Libia
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  • "LEVA MILITARE OBBLIGATORIA, proposta del ministro Crosetto."
    Questo ragazzo dice la verità e vogliono nasconderla!!!
    Source: https://www.facebook.com/share/v/1DNXwJ7rtF/?mibextid=wwXIfr
    "LEVA MILITARE OBBLIGATORIA, proposta del ministro Crosetto." Questo ragazzo dice la verità e vogliono nasconderla!!! Source: https://www.facebook.com/share/v/1DNXwJ7rtF/?mibextid=wwXIfr
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  • https://t.me/AASIB/

    Da sinistra.
    Il primo non è nipote di Mattarella, il secondo non è figlio della Schlein, il terzo non è figlio di Tajani, il quarto non è figlio di Crosetto, il quinto non è figlio di Calenda ...
    I nostri "politici", tutti grandi guerrieri, mandano a morire milioni di ragazzi ucraini.

    "Quando scoppia la guerra, i politici danno le munizioni, i ricchi mandano cibo, i poveri i loro figli. Quando la guerra finisce, i politici si stringono la mano, i ricchi contano i soldi guadagnati ed i poveri cercano le tombe dei loro figli" (proverbio serbo).

    Aiutateci a Salvare i Bambini
    https://t.me/AASIB/ Da sinistra. Il primo non è nipote di Mattarella, il secondo non è figlio della Schlein, il terzo non è figlio di Tajani, il quarto non è figlio di Crosetto, il quinto non è figlio di Calenda ... I nostri "politici", tutti grandi guerrieri, mandano a morire milioni di ragazzi ucraini. "Quando scoppia la guerra, i politici danno le munizioni, i ricchi mandano cibo, i poveri i loro figli. Quando la guerra finisce, i politici si stringono la mano, i ricchi contano i soldi guadagnati ed i poveri cercano le tombe dei loro figli" (proverbio serbo). Aiutateci a Salvare i Bambini
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  • Perché #Crosetto ha una fretta pazzesca ad approvare il 12simo pacchetto d'aiuti all'Ucraina che sta colassando?
    Ce lo spiega l'esperto militare americano Scott Ritter.

    "In tutta Europa si stanno concludendo gli ultimi accordi di consegna armi all'Ucraina. Le prime armi verranno consegnate nel 2027, quando l'Ucraina che conosciamo ora non esisterà più. Ma tutti gli accordi sono PAGATI ORA IN ANTICIPO.
    Questo significa che i commercianti d'armi avranno ora i soldi e domani anche le armi oggetto di questi accordi che non verranno mai consegnate all'Ucraina. Così le potranno vendere di nuovo GUADAGNANDOCI DUE VOLTE.
    Chi perderà saranno i cittadini europei che avranno l'economie del loro Paesi distrutte".

    Questo Crosetto lo sa benissimo e a fine mandato ritornerà a commerciare in armi.

    Source: https://x.com/veritasillusio/status/1990492687145873748?t=DxCz_V8O4fNypVQpu6FHqw&s=19
    Perché #Crosetto ha una fretta pazzesca ad approvare il 12simo pacchetto d'aiuti all'Ucraina che sta colassando? Ce lo spiega l'esperto militare americano Scott Ritter. "In tutta Europa si stanno concludendo gli ultimi accordi di consegna armi all'Ucraina. Le prime armi verranno consegnate nel 2027, quando l'Ucraina che conosciamo ora non esisterà più. Ma tutti gli accordi sono PAGATI ORA IN ANTICIPO. Questo significa che i commercianti d'armi avranno ora i soldi e domani anche le armi oggetto di questi accordi che non verranno mai consegnate all'Ucraina. Così le potranno vendere di nuovo GUADAGNANDOCI DUE VOLTE. Chi perderà saranno i cittadini europei che avranno l'economie del loro Paesi distrutte". Questo Crosetto lo sa benissimo e a fine mandato ritornerà a commerciare in armi. Source: https://x.com/veritasillusio/status/1990492687145873748?t=DxCz_V8O4fNypVQpu6FHqw&s=19
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  • Titolo de ‘La Stampa’
    "Ville in Svizzera e milioni all’estero: ecco la Tangentopoli che assedia #Zelensky. Due ministri costretti alle dimissioni, fedelissimi in fuga: il presidente ora teme l’effetto valanga"
    Fino ad una settimana fa era a dir poco blasfemo sognare un titolo del genere su di un giornalone italiano. Certo, ancora sbaglia a chiamare il delinquente di Kiev: ‘presidente’, essendo scaduto da quasi un anno. Ma tutto non si può avere e Roma non fu costruita in una notte. Però il vento è cambiato e come buoni velisti alcuni editori stanno fiutando l’aria. Diamogli il tempo di prendere un po’ di coraggio.
    Il ‘presidente’ ora teme l’effetto valanga, scrivono … Ma davvero in questo Paese c’è ancora qualcuno che pensa che Zelensky non sia il capo assoluto di ogni traffico e maneggio appena scoperto?
    Timur Mindich, suo amico ed ex socio, quello che trasportava da Bruxelles borse piene di contanti; quello che nelle registrazioni della Nabu dice ad un collega: «Non sai quanto pesa un milione e mezzo di euri in contanti» (povera quattrosse di Bruxelles; è stata scoperta); quello che adesso le borse piene di milioni se l’è portate via un’ora prima dell’arresto ... lo chiamavano ‘il portafoglio di Zelensky’ … però il nanetto corrotto non ne sapeva niente, eh?
    Ma quanto la finite di pensare che siamo tutti stupidi? E’ vero, in tanti vi abbiamo votato, quindi così intelligenti non siamo, ma non ci avete mica tirato fuori dal Cottolengo. Crosetto ha ringraziato Zelensky per il coraggio di lottare contro la corruzione!
    Se continuate a foraggiare questo tossico, fate almeno come i ladri di Pesaro (il sorridente Matteo Ricci non c’entra nulla!): di giorno litigateci e di notte andate a rubare insieme! Basta baci, abbracci, slinguazzamenti, limonamenti e ospitate istituzionali. Non ne possiamo più!
    Nessuno lo arresterà questo delinquente impunito? Oggi è in Atene
    a chiedere il gas per l'Ucraina, dopo che ha distrutto il Nord Stream 2 e bombardato il Druzhba. Domani firmerà un accordo 'storico' a Parigi sulla difesa aerea. Poi il pezzente andrà in Spagna con la mano tesa già da ieri.
    Che figura ci fate a passare da utili idioti del Re dei Ladri?
    Sapete, le cose verranno fuori tutte quante. Ci sono dei libri in preparazione ed altri già editi. Nomi, date, luoghi, numeri, conti corrente, ville, case, palazzi, auto, yacht … che in confronti gli asset russi congelati sembrano la paghetta di Zelensky quando era un bambino scemo. Il nano non riuscirà a nascondere neanche un dollaro e forse non se li godrà, se gli americani non vogliono.
    Ma neppure voi fans dell’Impero del Bene riuscirete a nascondere al Popolo il dramma e gli sprechi che avete provocato. Ci vorrà un po’ di tempo, ma toccherà anche a voi.

    - Giuseppe Sardini

    Source: https://x.com/itsmeback_/status/1990076739163222055?t=1t6OCPrVGEqIKQDJPomWOg&s=19
    Titolo de ‘La Stampa’ "Ville in Svizzera e milioni all’estero: ecco la Tangentopoli che assedia #Zelensky. Due ministri costretti alle dimissioni, fedelissimi in fuga: il presidente ora teme l’effetto valanga💩💩💩" Fino ad una settimana fa era a dir poco blasfemo sognare un titolo del genere su di un giornalone italiano. Certo, ancora sbaglia a chiamare il delinquente di Kiev: ‘presidente’, essendo scaduto da quasi un anno. Ma tutto non si può avere e Roma non fu costruita in una notte. Però il vento è cambiato e come buoni velisti alcuni editori stanno fiutando l’aria. Diamogli il tempo di prendere un po’ di coraggio. Il ‘presidente’ ora teme l’effetto valanga, scrivono … Ma davvero in questo Paese c’è ancora qualcuno che pensa che Zelensky non sia il capo assoluto di ogni traffico e maneggio appena scoperto? 🤔 Timur Mindich, suo amico ed ex socio, quello che trasportava da Bruxelles borse piene di contanti; quello che nelle registrazioni della Nabu dice ad un collega: «Non sai quanto pesa un milione e mezzo di euri in contanti» (povera quattrosse di Bruxelles; è stata scoperta); quello che adesso le borse piene di milioni se l’è portate via un’ora prima dell’arresto ... lo chiamavano ‘il portafoglio di Zelensky’ … però il nanetto corrotto non ne sapeva niente, eh? Ma quanto la finite di pensare che siamo tutti stupidi? E’ vero, in tanti vi abbiamo votato, quindi così intelligenti non siamo, ma non ci avete mica tirato fuori dal Cottolengo. Crosetto ha ringraziato Zelensky per il coraggio di lottare contro la corruzione! Se continuate a foraggiare questo tossico, fate almeno come i ladri di Pesaro (il sorridente Matteo Ricci non c’entra nulla!): di giorno litigateci e di notte andate a rubare insieme! Basta baci, abbracci, slinguazzamenti, limonamenti e ospitate istituzionali. Non ne possiamo più! Nessuno lo arresterà questo delinquente impunito? Oggi è in Atene a chiedere il gas per l'Ucraina, dopo che ha distrutto il Nord Stream 2 e bombardato il Druzhba. Domani firmerà un accordo 'storico' a Parigi sulla difesa aerea. Poi il pezzente andrà in Spagna con la mano tesa già da ieri. Che figura ci fate a passare da utili idioti del Re dei Ladri? Sapete, le cose verranno fuori tutte quante. Ci sono dei libri in preparazione ed altri già editi. Nomi, date, luoghi, numeri, conti corrente, ville, case, palazzi, auto, yacht … che in confronti gli asset russi congelati sembrano la paghetta di Zelensky quando era un bambino scemo. Il nano non riuscirà a nascondere neanche un dollaro e forse non se li godrà, se gli americani non vogliono. Ma neppure voi fans dell’Impero del Bene riuscirete a nascondere al Popolo il dramma e gli sprechi che avete provocato. Ci vorrà un po’ di tempo, ma toccherà anche a voi. - Giuseppe Sardini Source: https://x.com/itsmeback_/status/1990076739163222055?t=1t6OCPrVGEqIKQDJPomWOg&s=19
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