• Di Rosario Marcianò: L'invasione invisibile: la Smart Dust ed il crepuscolo della privacy umana
    Immaginate un futuro in cui il nemico non vi osserva attraverso una telecamera montata su un lampione, ma attraverso l’aria che respirate, l'acqua che bevete e persino le fibre dei vostri vestiti. Non è la trama di un romanzo distopico di Philip K. ****, ma la frontiera della Smart Dust (polvere intelligente): una rete di sensori microscopici progettati per monitorare ogni aspetto dell'ambiente e della biologia umana. Nata nei laboratori della UC Berkeley alla fine degli anni '90 sotto la guida del professor Chris Pister e finanziata dalla DARPA, questa tecnologia sta trasformando la sorveglianza in qualcosa di ubiquo e, soprattutto, impercettibile. Mentre il mondo guarda ai satelliti, la vera rivoluzione sta avvenendo nel regno del millimetrico.
    Ecco i cinque pilastri tecnologici e strategici per comprendere come questa "polvere" stia colonizzando il nostro mondo.
    I. Più piccoli di un granello di sabbia: l’efficienza spietata del "TinyOS"
    La Smart Dust è composta da sistemi micro-elettro-meccanici chiamati MEMS (o mote). Questi dispositivi, racchiusi in un cubo di appena 1 mm di lato, integrano sensori, microprocessori e comunicazioni wireless. Ma il vero capolavoro di ingegneria bellica è il software.
    Mentre un sistema operativo tradizionale come Windows (all'epoca dello sviluppo dei primi prototipi) richiedeva oltre 100 MB di memoria, il cuore pulsante di questi granelli, il TinyOS, opera con appena 8 kilobyte. Questa differenza abissale permette ai sensori di gestire risorse hardware con un'efficienza minimalistica senza precedenti. Per durare anni, la polvere intelligente resta in modalità "sleep" per il 99% del tempo, attivandosi per pochi millisecondi al secondo per scambiare dati. È una rete "mesh" che comunica per piccoli salti, rendendo l'intera struttura virtualmente indistruttibile ed impossibile da individuare con i mezzi convenzionali.
    II. La "Semina" atmosferica: cibo, acqua e scie chimiche
    La diffusione di questa tecnologia non segue i canali commerciali trasparenti. Documenti militari come "Weather As a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025" delineano una strategia di irrorazione aerea massiccia. Attraverso droni (UAV) e sistemi satellitari, i microsensori vengono introdotti surrettiziamente nelle riserve idriche e nella catena alimentare.
    "Il sistema di attacco strategico potrebbe fare affidamento su sensori biologici invisibili, più sottili di un capello umano, diffusi nel cibo, nell'acqua e nell'aria attraverso agenti umani o irrorazione aerea." — Carolyn Williams Palit
    Questa operazione di "semina" non è un progetto per il futuro remoto: le evidenze suggeriscono che il dispiegamento sia iniziato segretamente già nel 1995, con l'obiettivo di raggiungere una griglia di controllo totale entro il 2025.
    III. Il Bio-Impianto involontario ed il mistero del Morgellons
    L'aspetto più inquietante riguarda la transizione dall'ambiente all'organismo. Le ricerche della tossicologa Hildegarde Staninger e del chimico Michael Castle collegano le nanofibre disperse in atmosfera alla patologia di Morgellons. Si tratta di nanotubi e nanofili di silicio capaci di auto-assemblarsi e autoreplicarsi all'interno dei tessuti umani, sfruttando l'ambiente alcalino del corpo.
    Questa metamorfosi tecnologica richiama visivamente il celebre crop circle che descriveva la transizione da un DNA basato sul carbonio ad uno basato sul silicio. Non siamo più semplici osservati; stiamo diventando nodi biologici di un’architettura artificiale. Il silicio, capace di creare catene complesse come il carbonio, permette la fusione tra biologia ed elettronica, trasformando l'essere umano in un'unità ibrida integrata nella rete globale.
    IV. LOV (Locus Of Values) ed il Database Delphi: quando il bersaglio è la mente
    Di Rosario Marcianò: L'invasione invisibile: la Smart Dust ed il crepuscolo della privacy umana Immaginate un futuro in cui il nemico non vi osserva attraverso una telecamera montata su un lampione, ma attraverso l’aria che respirate, l'acqua che bevete e persino le fibre dei vostri vestiti. Non è la trama di un romanzo distopico di Philip K. Dick, ma la frontiera della Smart Dust (polvere intelligente): una rete di sensori microscopici progettati per monitorare ogni aspetto dell'ambiente e della biologia umana. Nata nei laboratori della UC Berkeley alla fine degli anni '90 sotto la guida del professor Chris Pister e finanziata dalla DARPA, questa tecnologia sta trasformando la sorveglianza in qualcosa di ubiquo e, soprattutto, impercettibile. Mentre il mondo guarda ai satelliti, la vera rivoluzione sta avvenendo nel regno del millimetrico. Ecco i cinque pilastri tecnologici e strategici per comprendere come questa "polvere" stia colonizzando il nostro mondo. I. Più piccoli di un granello di sabbia: l’efficienza spietata del "TinyOS" La Smart Dust è composta da sistemi micro-elettro-meccanici chiamati MEMS (o mote). Questi dispositivi, racchiusi in un cubo di appena 1 mm di lato, integrano sensori, microprocessori e comunicazioni wireless. Ma il vero capolavoro di ingegneria bellica è il software. Mentre un sistema operativo tradizionale come Windows (all'epoca dello sviluppo dei primi prototipi) richiedeva oltre 100 MB di memoria, il cuore pulsante di questi granelli, il TinyOS, opera con appena 8 kilobyte. Questa differenza abissale permette ai sensori di gestire risorse hardware con un'efficienza minimalistica senza precedenti. Per durare anni, la polvere intelligente resta in modalità "sleep" per il 99% del tempo, attivandosi per pochi millisecondi al secondo per scambiare dati. È una rete "mesh" che comunica per piccoli salti, rendendo l'intera struttura virtualmente indistruttibile ed impossibile da individuare con i mezzi convenzionali. II. La "Semina" atmosferica: cibo, acqua e scie chimiche La diffusione di questa tecnologia non segue i canali commerciali trasparenti. Documenti militari come "Weather As a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025" delineano una strategia di irrorazione aerea massiccia. Attraverso droni (UAV) e sistemi satellitari, i microsensori vengono introdotti surrettiziamente nelle riserve idriche e nella catena alimentare. "Il sistema di attacco strategico potrebbe fare affidamento su sensori biologici invisibili, più sottili di un capello umano, diffusi nel cibo, nell'acqua e nell'aria attraverso agenti umani o irrorazione aerea." — Carolyn Williams Palit Questa operazione di "semina" non è un progetto per il futuro remoto: le evidenze suggeriscono che il dispiegamento sia iniziato segretamente già nel 1995, con l'obiettivo di raggiungere una griglia di controllo totale entro il 2025. III. Il Bio-Impianto involontario ed il mistero del Morgellons L'aspetto più inquietante riguarda la transizione dall'ambiente all'organismo. Le ricerche della tossicologa Hildegarde Staninger e del chimico Michael Castle collegano le nanofibre disperse in atmosfera alla patologia di Morgellons. Si tratta di nanotubi e nanofili di silicio capaci di auto-assemblarsi e autoreplicarsi all'interno dei tessuti umani, sfruttando l'ambiente alcalino del corpo. Questa metamorfosi tecnologica richiama visivamente il celebre crop circle che descriveva la transizione da un DNA basato sul carbonio ad uno basato sul silicio. Non siamo più semplici osservati; stiamo diventando nodi biologici di un’architettura artificiale. Il silicio, capace di creare catene complesse come il carbonio, permette la fusione tra biologia ed elettronica, trasformando l'essere umano in un'unità ibrida integrata nella rete globale. IV. LOV (Locus Of Values) ed il Database Delphi: quando il bersaglio è la mente
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  • Tendenze del mercato degli alimenti per l'infanzia: la nutrizione infantile e i prodotti biologici trainano la crescita

    Il mercato degli alimenti per l'infanzia sta registrando una forte crescita, poiché i genitori danno sempre più priorità a un'alimentazione equilibrata, alla praticità e alla sicurezza alimentare per neonati e bambini piccoli. L'offerta comprende latte in formula, cereali, puree, snack e pasti pronti, formulati per soddisfare le esigenze nutrizionali dei più piccoli. L'aumento dei tassi di natalità nelle economie in via di sviluppo, la crescente consapevolezza sull'alimentazione infantile e la domanda sempre maggiore di prodotti biologici e "clean-label" stanno guidando l'espansione del mercato a livello globale.

    Leggi oggi stesso il report sul mercato degli alimenti per l'infanzia - https://www.skyquestt.com/report/baby-food-market

    #MercatoAlimentiInfanzia #NutrizioneInfantile #AlimentiBiologiciPerBambini #CuraDelBambino #NutrizioneBambiniPiccoli #IndustriaAlimentare #CleanLabel #Genitorialità #TendenzeDiMercato #CrescitaSana
    Tendenze del mercato degli alimenti per l'infanzia: la nutrizione infantile e i prodotti biologici trainano la crescita Il mercato degli alimenti per l'infanzia sta registrando una forte crescita, poiché i genitori danno sempre più priorità a un'alimentazione equilibrata, alla praticità e alla sicurezza alimentare per neonati e bambini piccoli. L'offerta comprende latte in formula, cereali, puree, snack e pasti pronti, formulati per soddisfare le esigenze nutrizionali dei più piccoli. L'aumento dei tassi di natalità nelle economie in via di sviluppo, la crescente consapevolezza sull'alimentazione infantile e la domanda sempre maggiore di prodotti biologici e "clean-label" stanno guidando l'espansione del mercato a livello globale. Leggi oggi stesso il report sul mercato degli alimenti per l'infanzia - https://www.skyquestt.com/report/baby-food-market #MercatoAlimentiInfanzia #NutrizioneInfantile #AlimentiBiologiciPerBambini #CuraDelBambino #NutrizioneBambiniPiccoli #IndustriaAlimentare #CleanLabel #Genitorialità #TendenzeDiMercato #CrescitaSana
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    Baby Food Market Size, Share, Analysis | Growth Report 2033
    Baby Food Market size was valued at USD 3.50 Billion in 2025 to USD 5.23 Billion by 2033, growing at a CAGR of 5.8% during the forecast period 2026–2033.
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  • Guardare le Orobie attraverso la pittura e il cibo: un incontro al Bernareggi
    Giovedì sera l’incontro «Paesaggi del cibo», preludio alla mostra «Cucina Baschenis» dal 4 luglio al Museo di Santa Brigida. Al centro del dibattito il legame tra arte, tradizioni e sviluppo delle comunità montane...
    https://www.ecodibergamo.it/stories/premium/cultura-e-spettacoli/guardare-le-orobie-attraverso-la-pittura-e-il-cibo-un-incontro-al-bernareggi-o_3890370_11/
    Guardare le Orobie attraverso la pittura e il cibo: un incontro al Bernareggi Giovedì sera l’incontro «Paesaggi del cibo», preludio alla mostra «Cucina Baschenis» dal 4 luglio al Museo di Santa Brigida. Al centro del dibattito il legame tra arte, tradizioni e sviluppo delle comunità montane... https://www.ecodibergamo.it/stories/premium/cultura-e-spettacoli/guardare-le-orobie-attraverso-la-pittura-e-il-cibo-un-incontro-al-bernareggi-o_3890370_11/
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    Guardare le Orobie attraverso la pittura e il cibo: un incontro al Bernareggi
    Giovedì sera l’incontro «Paesaggi del cibo», preludio alla mostra «Cucina Baschenis» dal 4 luglio al Museo di Santa Brigida. Al centro del dibattito il legame tra arte, tradizioni e sviluppo delle comunità montane.
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  • Ucraina, il debito sull’Europa rischia di gravare fino al 2069

    Mentre Bruxelles prepara nuovi aiuti a Kiev, cresce il peso di un debito record che potrebbe vincolare l'Ucraina e gravare sui contribuenti europei

    di Piero De Ruvo

    Mentre i vertici dell'UE e del Governo italiano definiscono i dettagli dei nuovi pacchetti di aiuti da inviare all’Ucraina, emerge una realtà economica dai contorni inquietanti, un impegno finanziario da oltre 200 miliardi di euro che graverà sulle spalle dei contribuenti europei per quasi mezzo secolo. Un'eredità pesante che le future generazioni si troveranno a gestire, tra il rischio di default e il controllo geopolitico totale su una nazione, l'Ucraina, ormai è legata al “guinzaglio” del debito Europeo.

    I Numeri del Baratro sono impressionanti. All'inizio del 2026 il debito pubblico ucraino ha raggiunto livelli senza precedenti dalla nascita dello Stato indipendente. Secondo il Ministero delle Finanze di Kiev, il debito pubblico e garantito dallo Stato ammonta a circa 213 miliardi di dollari, pari a oltre il 98% del PIL, con alcune stime che lo collocano già sopra il 100% del PIL. Attualmente circa il 75% del debito pubblico ucraino è detenuto da soggetti esteri. L'Unione Europea è diventata il principale creditore del Paese, arrivando a rappresentare oltre il 40% dell'intero debito pubblico. Un ruolo centrale è svolto anche dalle grandi istituzioni finanziarie internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, che hanno messo a disposizione prestiti e programmi di assistenza per sostenere l'economia e la stabilità finanziaria del Paese. A questi si aggiungono i finanziamenti concessi dai Paesi del G7 e i numerosi programmi straordinari di aiuto varati dall'Occidente negli ultimi anni, divenuti ormai una componente indispensabile per il funzionamento delle finanze pubbliche ucraine. Parallelamente, il peso degli investitori privati si è notevolmente ridotto, oggi essi detengono meno del 10% del debito complessivo, segno di una crescente dipendenza di Kiev dal sostegno dei governi e delle istituzioni internazionali. In sostanza, il debito ucraino non è più finanziato principalmente dai mercati, ma dai suoi alleati occidentali. Una situazione che garantisce maggiore stabilità nel breve periodo, ma che rende il futuro finanziario del Paese sempre più legato alle scelte politiche ed economiche dei suoi partner internazionali.

    Tuttavia, il problema potrebbe emergere nel prossimo decennio. Se la guerra dovesse protrarsi o se la crescita economica restasse debole, Kiev potrebbe trovarsi costretta a negoziare ulteriori ristrutturazioni del debito con i creditori internazionali. In questo scenario, il fardello italiano è particolarmente gravoso. Secondo le stime riportate, la quota italiana di garanzia per i soli ultimi 90 miliardi prestati a Kiev ammonta a circa 25 miliardi di euro. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha ammesso apertamente che il Paese sta pagando “un prezzo altissimo” che si ripercuote sulle famiglie e sulle imprese italiane. Purtroppo, si tratta di decisioni calate dall'alto, assunte a Bruxelles e ratificate a Roma, che la popolazione si trova a subire senza un reale dibattito sulle conseguenze a lungo termine. Il rischio concreto è che, se l'Ucraina non sarà in grado di onorare i propri debiti — eventualità tutt'altro che remota data la fragilità di un Paese in guerra — il “buco” dovrà essere coperto direttamente dagli Stati membri, ovvero dai contribuenti europei e quindi anche italiani.

    Dietro la narrativa della solidarietà internazionale si starebbe delineando un rapporto di crescente dipendenza economica tra l'Ucraina e i suoi principali finanziatori. Il nodo centrale riguarda la sostenibilità di un debito che continua ad aumentare e che, secondo questa interpretazione, difficilmente potrà essere restituito integralmente nei tempi previsti senza ulteriori interventi di sostegno o ristrutturazioni. Da qui nasce la certezza che il debito possa trasformarsi in uno strumento di pressione politica ed economica. Nel lungo periodo, Kiev potrebbe essere costretta a privatizzare o cedere quote di controllo di asset strategici, infrastrutture e risorse nazionali per attrarre investimenti, ottenere nuovi finanziamenti o soddisfare le condizioni imposte dai creditori internazionali. In questa lettura, il rischio non sarebbe soltanto finanziario, ma riguarderebbe anche la capacità dello Stato di mantenere piena autonomia nelle proprie scelte economiche.

    È questa l'eredità che i governi europei stanno lasciando alle future generazioni? Alla luce dei dati della Commissione europea e del Ministero delle Finanze di Kiev, molti osservatori ritengono che il quesito meriti una riflessione approfondita. Secondo le letture più critiche, il peso degli impegni finanziari assunti oggi rischia di gravare soprattutto sui giovani e su coloro che nasceranno nei prossimi decenni. In questa prospettiva, il 2069 non rappresenta soltanto una scadenza riportata in un calendario finanziario, ma il simbolo di un futuro già in parte vincolato dalle decisioni odierne. Il timore è che il ricorso crescente al debito trasferisca sulle generazioni future oneri economici destinati a limitare le risorse disponibili per welfare, istruzione, sviluppo e investimenti strategici. Per i critici, il rischio è che la politica del debito finisca per influenzare non solo i bilanci pubblici, ma anche gli equilibri economici e la capacità dei popoli di determinare autonomamente le proprie priorità nel lungo periodo.


    Fonte: orantozife (indicato in calce all'articolo)
    Ucraina, il debito sull’Europa rischia di gravare fino al 2069 Mentre Bruxelles prepara nuovi aiuti a Kiev, cresce il peso di un debito record che potrebbe vincolare l'Ucraina e gravare sui contribuenti europei di Piero De Ruvo Mentre i vertici dell'UE e del Governo italiano definiscono i dettagli dei nuovi pacchetti di aiuti da inviare all’Ucraina, emerge una realtà economica dai contorni inquietanti, un impegno finanziario da oltre 200 miliardi di euro che graverà sulle spalle dei contribuenti europei per quasi mezzo secolo. Un'eredità pesante che le future generazioni si troveranno a gestire, tra il rischio di default e il controllo geopolitico totale su una nazione, l'Ucraina, ormai è legata al “guinzaglio” del debito Europeo. I Numeri del Baratro sono impressionanti. All'inizio del 2026 il debito pubblico ucraino ha raggiunto livelli senza precedenti dalla nascita dello Stato indipendente. Secondo il Ministero delle Finanze di Kiev, il debito pubblico e garantito dallo Stato ammonta a circa 213 miliardi di dollari, pari a oltre il 98% del PIL, con alcune stime che lo collocano già sopra il 100% del PIL. Attualmente circa il 75% del debito pubblico ucraino è detenuto da soggetti esteri. L'Unione Europea è diventata il principale creditore del Paese, arrivando a rappresentare oltre il 40% dell'intero debito pubblico. Un ruolo centrale è svolto anche dalle grandi istituzioni finanziarie internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, che hanno messo a disposizione prestiti e programmi di assistenza per sostenere l'economia e la stabilità finanziaria del Paese. A questi si aggiungono i finanziamenti concessi dai Paesi del G7 e i numerosi programmi straordinari di aiuto varati dall'Occidente negli ultimi anni, divenuti ormai una componente indispensabile per il funzionamento delle finanze pubbliche ucraine. Parallelamente, il peso degli investitori privati si è notevolmente ridotto, oggi essi detengono meno del 10% del debito complessivo, segno di una crescente dipendenza di Kiev dal sostegno dei governi e delle istituzioni internazionali. In sostanza, il debito ucraino non è più finanziato principalmente dai mercati, ma dai suoi alleati occidentali. Una situazione che garantisce maggiore stabilità nel breve periodo, ma che rende il futuro finanziario del Paese sempre più legato alle scelte politiche ed economiche dei suoi partner internazionali. Tuttavia, il problema potrebbe emergere nel prossimo decennio. Se la guerra dovesse protrarsi o se la crescita economica restasse debole, Kiev potrebbe trovarsi costretta a negoziare ulteriori ristrutturazioni del debito con i creditori internazionali. In questo scenario, il fardello italiano è particolarmente gravoso. Secondo le stime riportate, la quota italiana di garanzia per i soli ultimi 90 miliardi prestati a Kiev ammonta a circa 25 miliardi di euro. Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha ammesso apertamente che il Paese sta pagando “un prezzo altissimo” che si ripercuote sulle famiglie e sulle imprese italiane. Purtroppo, si tratta di decisioni calate dall'alto, assunte a Bruxelles e ratificate a Roma, che la popolazione si trova a subire senza un reale dibattito sulle conseguenze a lungo termine. Il rischio concreto è che, se l'Ucraina non sarà in grado di onorare i propri debiti — eventualità tutt'altro che remota data la fragilità di un Paese in guerra — il “buco” dovrà essere coperto direttamente dagli Stati membri, ovvero dai contribuenti europei e quindi anche italiani. Dietro la narrativa della solidarietà internazionale si starebbe delineando un rapporto di crescente dipendenza economica tra l'Ucraina e i suoi principali finanziatori. Il nodo centrale riguarda la sostenibilità di un debito che continua ad aumentare e che, secondo questa interpretazione, difficilmente potrà essere restituito integralmente nei tempi previsti senza ulteriori interventi di sostegno o ristrutturazioni. Da qui nasce la certezza che il debito possa trasformarsi in uno strumento di pressione politica ed economica. Nel lungo periodo, Kiev potrebbe essere costretta a privatizzare o cedere quote di controllo di asset strategici, infrastrutture e risorse nazionali per attrarre investimenti, ottenere nuovi finanziamenti o soddisfare le condizioni imposte dai creditori internazionali. In questa lettura, il rischio non sarebbe soltanto finanziario, ma riguarderebbe anche la capacità dello Stato di mantenere piena autonomia nelle proprie scelte economiche. È questa l'eredità che i governi europei stanno lasciando alle future generazioni? Alla luce dei dati della Commissione europea e del Ministero delle Finanze di Kiev, molti osservatori ritengono che il quesito meriti una riflessione approfondita. Secondo le letture più critiche, il peso degli impegni finanziari assunti oggi rischia di gravare soprattutto sui giovani e su coloro che nasceranno nei prossimi decenni. In questa prospettiva, il 2069 non rappresenta soltanto una scadenza riportata in un calendario finanziario, ma il simbolo di un futuro già in parte vincolato dalle decisioni odierne. Il timore è che il ricorso crescente al debito trasferisca sulle generazioni future oneri economici destinati a limitare le risorse disponibili per welfare, istruzione, sviluppo e investimenti strategici. Per i critici, il rischio è che la politica del debito finisca per influenzare non solo i bilanci pubblici, ma anche gli equilibri economici e la capacità dei popoli di determinare autonomamente le proprie priorità nel lungo periodo. Fonte: orantozife (indicato in calce all'articolo)
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  • E come sempre i cosiddetti "complottisti" hanno avuto ragione.

    HA STATO POOOTIN
    🤏🏻

    1) Segretaria di Stampa della Casa Bianca Jen Psaki, 9 marzo 2022:

    - La Russia ha precedentemente inventato menzogne così sfacciate. Riguardo all'esistenza presunta di un programma di sviluppo di armi chimiche e biologiche negli USA. O in Ucraina sotto il controllo degli USA. È proprio la Russia ad avere un tale programma. Il nostro obiettivo è dissipare la disinformazione che sta cercando di diffondere.
    E dire al mondo che non solo possiede questo programma, ma ci sono anche esempi di utilizzo di tali armi.
    E dobbiamo rimanere vigili su questo.

    2) Direttrice dell'Intelligence Nazionale degli USA Tulsi Gabbard, 12 giugno 2026:

    - Oggi, sto rendendo pubblica l'informazione sul finanziamento a lungo termine da parte del governo degli USA di più di 120 biolaboratori in più di 30 paesi. Inclusa l'Ucraina, che comporta rischi in connessione con la guerra attuale tra Russia e Ucraina. In precedenza, la nostra comunità di intelligence aveva già avvertito che patogeni pericolosi sono probabilmente conservati nei biolaboratori ucraini finanziati dall'America. L'informazione stessa sull'esistenza, la storia di creazione, la posizione e il finanziamento di questi biolaboratori è stata deliberatamente insabbiata da persone molto influenti. Che hanno assicurato che tali biolaboratori non esistono in natura. E chiunque dicesse il contrario è stato chiamato agente straniero e traditore dell'America.

    https://x.com/itsmeback_/status/2065836618825482321?s=20
    E come sempre i cosiddetti "complottisti" hanno avuto ragione. HA STATO POOOTIN 🐑🤏🏻🧠💩 1) Segretaria di Stampa della Casa Bianca Jen Psaki, 9 marzo 2022: - La Russia ha precedentemente inventato menzogne così sfacciate. Riguardo all'esistenza presunta di un programma di sviluppo di armi chimiche e biologiche negli USA. O in Ucraina sotto il controllo degli USA. È proprio la Russia ad avere un tale programma. Il nostro obiettivo è dissipare la disinformazione che sta cercando di diffondere. E dire al mondo che non solo possiede questo programma, ma ci sono anche esempi di utilizzo di tali armi. E dobbiamo rimanere vigili su questo. 2) Direttrice dell'Intelligence Nazionale degli USA Tulsi Gabbard, 12 giugno 2026: - Oggi, sto rendendo pubblica l'informazione sul finanziamento a lungo termine da parte del governo degli USA di più di 120 biolaboratori in più di 30 paesi. Inclusa l'Ucraina, che comporta rischi in connessione con la guerra attuale tra Russia e Ucraina. In precedenza, la nostra comunità di intelligence aveva già avvertito che patogeni pericolosi sono probabilmente conservati nei biolaboratori ucraini finanziati dall'America. L'informazione stessa sull'esistenza, la storia di creazione, la posizione e il finanziamento di questi biolaboratori è stata deliberatamente insabbiata da persone molto influenti. Che hanno assicurato che tali biolaboratori non esistono in natura. E chiunque dicesse il contrario è stato chiamato agente straniero e traditore dell'America. https://x.com/itsmeback_/status/2065836618825482321?s=20
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  • L’intelligenza artificiale ha già iniziato a progettare sé stessa - Linkiesta.it
    Per secoli il progresso tecnologico è stato interamente guidato dagli esseri umani. Oggi Claude scrive gran parte del codice utilizzato da Anthropic e sistemi sempre più avanzati contribuiscono allo sviluppo dei loro successori. È il primo assaggio di quello...
    https://www.linkiesta.it/2026/06/lintelligenza-artificiale-ha-gia-iniziato-a-progettare-se-stessa/
    L’intelligenza artificiale ha già iniziato a progettare sé stessa - Linkiesta.it Per secoli il progresso tecnologico è stato interamente guidato dagli esseri umani. Oggi Claude scrive gran parte del codice utilizzato da Anthropic e sistemi sempre più avanzati contribuiscono allo sviluppo dei loro successori. È il primo assaggio di quello... https://www.linkiesta.it/2026/06/lintelligenza-artificiale-ha-gia-iniziato-a-progettare-se-stessa/
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    L’intelligenza artificiale ha già iniziato a progettare sé stessa - Linkiesta.it
    Per secoli il progresso tecnologico è stato interamente guidato dagli esseri umani. Oggi Claude scrive gran parte del codice utilizzato da Anthropic e sistemi sempre più avanzati contribuiscono allo sviluppo dei loro successori. È il primo assaggio di quello che i ricercatori chiamano miglioramento ricorsivo
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  • REQUIEM

    Possiamo capire tante cose. E possiamo discutere all'infinito dei motivi che costringono a prendere decisioni drastiche nella gestione di attività aperte al pubblico. Dal lockdown di qualche anno fa alle guerre, dall'inflazione che corre al rincaro dell'energia.

    Possiamo parlare di tutto e del suo contrario. Se fosse la prima volta potrei anche, a fatica, ingoiare il boccone e andare avanti. Ma stavolta assistiamo all'ennesimo capitolo di una storia che a Milano si ripete con inquietante regolarità.

    Perché qui, un pezzo alla volta, muoiono sia la Cultura sia il suo spirito di aggregazione. Sfido chiunque a sostenere il contrario mentre la lista dei luoghi perduti continua ad allungarsi. E soprattutto: fino a quando?

    Oggi tocca a un luogo diventato, meritatamente, un simbolo della città e della sua anima popolare. Per l'appunto, lo Spirit de Milan.

    In sintesi: lo Spirit de Milan è stato costretto a interrompere definitivamente la propria attività a causa della scadenza del contratto di affitto e della mancata disponibilità della proprietà a individuare una soluzione che consentisse la prosecuzione del progetto, anche in una fase transitoria. Nato nel 2015 negli spazi riqualificati delle ex Cristallerie Livellara in Bovisa, in dieci anni è diventato uno dei principali punti di riferimento culturali della città, tra musica dal vivo, spettacoli, incontri e valorizzazione delle tradizioni popolari.

    Per quanto tempo continueremo a ricevere notizie come questa
    Saranno anche scelte legittime di soggetti privati. Ma è altrettanto evidente che politica e istituzioni non hanno saputo costruire le condizioni necessarie per garantire a Milano uno sviluppo culturale all'altezza delle sue ambizioni.

    Eppure è proprio la cultura a creare relazioni, dialogo, coesione sociale. È ciò che permette a una comunità di confrontarsi civilmente anche sulle questioni più complesse, dall'economia al commercio, dalla sicurezza alle trasformazioni urbane.
    Perché senza cultura non esiste alcun dialogo civile. E i luoghi di aggregazione non sono un dettaglio folkloristico: sono presìdi sociali che contrastano isolamento, degrado e frammentazione.

    Quando però bisogna fare spazio a un nuovo store, a un centro commerciale o all'ennesimo contenitore per eventi patinati destinati a pochi, il tempo per discutere si trova sempre. Le corsie preferenziali per accordi e operazioni immobiliari sembrano comparire con sorprendente rapidità.
    Questa volta, invece, si chiude. E si chiude in fretta.
    La direzione che si vuole intraprendere è evidentemente un'altra. Ne prendiamo atto.

    Avremo più spazi per consumare. Più vetrine. Più servizi. Ma anche città sempre più sole, atomizzate e incapaci di riconoscersi in una dimensione collettiva. Rifugiati nei nostri salotti, con le app a sostituire progressivamente lo svago, l'incontro e la vita condivisa.

    Vogliamo ancora dare la colpa all'intelligenza artificiale?
    Troppo facile.
    Il problema è che da troppo tempo sta latitando l'intelligenza umana , e a maggior ragione quella politica. E con essa una visione culturale degna di questo nome.

    Serve una reazione. Serve una proposta alternativa. E serve in fretta.
    Non è un lamento.
    È un SOS.
    Mentre scorre nel frattempo un minuto di silenzio per i ricordi gloriosi dei caduti...

    #SpiritDeMilan #Milano #Cultura #RigenerazioneUrbana #politicaculturale
    REQUIEM Possiamo capire tante cose. E possiamo discutere all'infinito dei motivi che costringono a prendere decisioni drastiche nella gestione di attività aperte al pubblico. Dal lockdown di qualche anno fa alle guerre, dall'inflazione che corre al rincaro dell'energia. Possiamo parlare di tutto e del suo contrario. Se fosse la prima volta potrei anche, a fatica, ingoiare il boccone e andare avanti. Ma stavolta assistiamo all'ennesimo capitolo di una storia che a Milano si ripete con inquietante regolarità. Perché qui, un pezzo alla volta, muoiono sia la Cultura sia il suo spirito di aggregazione. Sfido chiunque a sostenere il contrario mentre la lista dei luoghi perduti continua ad allungarsi. E soprattutto: fino a quando? Oggi tocca a un luogo diventato, meritatamente, un simbolo della città e della sua anima popolare. Per l'appunto, lo Spirit de Milan. In sintesi: lo Spirit de Milan è stato costretto a interrompere definitivamente la propria attività a causa della scadenza del contratto di affitto e della mancata disponibilità della proprietà a individuare una soluzione che consentisse la prosecuzione del progetto, anche in una fase transitoria. Nato nel 2015 negli spazi riqualificati delle ex Cristallerie Livellara in Bovisa, in dieci anni è diventato uno dei principali punti di riferimento culturali della città, tra musica dal vivo, spettacoli, incontri e valorizzazione delle tradizioni popolari. Per quanto tempo continueremo a ricevere notizie come questa⁉️ Saranno anche scelte legittime di soggetti privati. Ma è altrettanto evidente che politica e istituzioni non hanno saputo costruire le condizioni necessarie per garantire a Milano uno sviluppo culturale all'altezza delle sue ambizioni. 👉Eppure è proprio la cultura a creare relazioni, dialogo, coesione sociale. È ciò che permette a una comunità di confrontarsi civilmente anche sulle questioni più complesse, dall'economia al commercio, dalla sicurezza alle trasformazioni urbane. Perché senza cultura non esiste alcun dialogo civile. E i luoghi di aggregazione non sono un dettaglio folkloristico: sono presìdi sociali che contrastano isolamento, degrado e frammentazione. Quando però bisogna fare spazio a un nuovo store, a un centro commerciale o all'ennesimo contenitore per eventi patinati destinati a pochi, il tempo per discutere si trova sempre. Le corsie preferenziali per accordi e operazioni immobiliari sembrano comparire con sorprendente rapidità. Questa volta, invece, si chiude. E si chiude in fretta. La direzione che si vuole intraprendere è evidentemente un'altra. Ne prendiamo atto. Avremo più spazi per consumare. Più vetrine. Più servizi. Ma anche città sempre più sole, atomizzate e incapaci di riconoscersi in una dimensione collettiva. Rifugiati nei nostri salotti, con le app a sostituire progressivamente lo svago, l'incontro e la vita condivisa. Vogliamo ancora dare la colpa all'intelligenza artificiale? Troppo facile. Il problema è che da troppo tempo sta latitando l'intelligenza umana , e a maggior ragione quella politica. E con essa una visione culturale degna di questo nome. 👉Serve una reazione. Serve una proposta alternativa. E serve in fretta. Non è un lamento. È un SOS. Mentre scorre nel frattempo un minuto di silenzio per i ricordi gloriosi dei caduti... #SpiritDeMilan #Milano #Cultura #RigenerazioneUrbana #politicaculturale
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  • Tendenze del mercato dei pigmenti: l'espansione delle applicazioni industriali e le soluzioni cromatiche sostenibili trainano la crescita

    Il mercato dei pigmenti rappresenta un segmento vitale dell'industria chimica globale, conferendo colore, opacità e proprietà protettive a un'ampia gamma di prodotti. I pigmenti trovano vasto impiego in vernici e rivestimenti, materie plastiche, inchiostri, tessuti, materiali da costruzione, cosmetici e applicazioni per il packaging. La crescente industrializzazione, lo sviluppo delle infrastrutture e la domanda in aumento di coloranti ad alte prestazioni ed ecocompatibili stanno alimentando una significativa crescita del mercato a livello mondiale.

    Leggi oggi stesso il Rapporto sul Mercato dei Pigmenti - https://www.skyquestt.com/report/pigments-market

    #MercatoDeiPigmenti #IndustriaChimica #VerniciERivestimenti #IndustriaDelPackaging #IndustriaAutomobilistica #ProdottiChimiciSpecialistici #ProduzioneIndustriale #TendenzeDiMercato #IndustriaDelleCostruzioni #MaterialiSostenibili
    Tendenze del mercato dei pigmenti: l'espansione delle applicazioni industriali e le soluzioni cromatiche sostenibili trainano la crescita Il mercato dei pigmenti rappresenta un segmento vitale dell'industria chimica globale, conferendo colore, opacità e proprietà protettive a un'ampia gamma di prodotti. I pigmenti trovano vasto impiego in vernici e rivestimenti, materie plastiche, inchiostri, tessuti, materiali da costruzione, cosmetici e applicazioni per il packaging. La crescente industrializzazione, lo sviluppo delle infrastrutture e la domanda in aumento di coloranti ad alte prestazioni ed ecocompatibili stanno alimentando una significativa crescita del mercato a livello mondiale. Leggi oggi stesso il Rapporto sul Mercato dei Pigmenti - https://www.skyquestt.com/report/pigments-market #MercatoDeiPigmenti #IndustriaChimica #VerniciERivestimenti #IndustriaDelPackaging #IndustriaAutomobilistica #ProdottiChimiciSpecialistici #ProduzioneIndustriale #TendenzeDiMercato #IndustriaDelleCostruzioni #MaterialiSostenibili
    WWW.SKYQUESTT.COM
    Pigments Market Size, Share | Forecast & Trends [2033]
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  • SCHIAVI MODERNI NELLA ZONA FRANCA
    Milano fra moderni schiavi e assuefazione

    A Milano ci siamo abituati a tutto.
    Ci siamo abituati alle colate di cemento vendute come rigenerazione urbana. Ci siamo abituati agli appalti che sollevano più domande che certezze. Ci siamo abituati alla violenza che cresce e ai comunicati che la raccontano come fosse meteo. Ci siamo abituati soprattutto a una pericolosa forma di anestesia collettiva.

    Sappiamo bene che l'Italia vive da decenni dentro equilibri geopolitici dove il peso degli Stati Uniti è tutt'altro che marginale. Ma il punto non è questo. Il punto è chiedersi se consolati e ambasciate presenti sul nostro territorio debbano trasformarsi in una sorta di zona franca, dove certe dinamiche vengono tollerate con una leggerezza che altrove farebbe scattare ben altri allarmi.

    Perché la vicenda del nuovo Consolato USA nell'area dell'ex Tiro a Segno di Piazzale Accursio racconta qualcosa che va oltre la cronaca giudiziaria. Un progetto da 200 milioni di dollari, centinaia di lavoratori impiegati, uno dei cantieri simbolo della Milano che cresce e si espande. Poi arrivano le accuse della Procura: operai reclutati in India attraverso intermediari senza scrupoli, migliaia di euro versati per ottenere un posto di lavoro, famiglie indebitate, salari trattenuti, minacce, turni massacranti e condizioni che gli inquirenti descrivono come una forma di para schiavismo.

    Ed è qui che emerge la domanda più scomoda. Non come si interviene adesso, perché l'inchiesta sta facendo il suo corso. Ma come sia stato possibile arrivare fino a questo punto
    Come sia stato possibile accettare determinati giochi e determinate imposizioni che, pur provenendo da soggetti esteri, si sviluppano comunque dentro il tessuto della nostra città e nel rapporto inevitabile con il Paese che li ospita.
    Quali giustificazioni dovrebbero arrivare adesso? Quali controlli sono mancati? E soprattutto: davvero qualcuno pensa che il prestigio di un'opera o il peso di chi la commissiona possano rappresentare una deroga implicita ai principi di trasparenza e legalità

    Per anni abbiamo guardato a città come Dubai come al simbolo di uno sviluppo che non guarda in faccia nessuno. Grattacieli scintillanti costruiti sulle spalle di lavoratori invisibili. Oggi scopriamo che certe logiche possono affacciarsi anche qui, nella Milano delle conferenze sulla sostenibilità, dei diritti e delle grandi narrazioni internazionali.

    Adesso questo scenario è a Milano.
    E allora la questione non è più politica, ideologica o propagandistica. È la realtà stessa che ci parla di una città dove troppo spesso la scorrettezza viene praticata alla luce del sole e metabolizzata con una rapidità disarmante.

    Forse è arrivato il momento di costruire una risposta strutturale. Un presidio o meglio Assessorato permanente sulla trasparenza e sulla legalità delle grandi operazioni urbane. Un sistema che controlli tutto e tutti, senza differenze tra soggetti privati, multinazionali o istituzioni estere. Fosse anche Mr. Trump in persona a chiedere strada libera nel moderno Risiko delle città e delle economie da assoggettare.

    Perché a tutto c'è un limite.
    E il problema non è soltanto chi quel limite lo supera. Il problema è una città che, un pezzo alla volta, rischia di non accorgersene più.
    La realtà ci sta chiedendo una nuova disciplina civile e istituzionale. Regole uguali per tutti. Senza eccezioni, senza sudditanze e senza zone franche.

    Perché la dignità del lavoro non può diventare una voce negoziabile nel bilancio di nessuno.

    #Milano #Legalità #Trasparenza #DirittiDeiLavoratori #PoliticaLocale
    SCHIAVI MODERNI NELLA ZONA FRANCA Milano fra moderni schiavi e assuefazione A Milano ci siamo abituati a tutto. Ci siamo abituati alle colate di cemento vendute come rigenerazione urbana. Ci siamo abituati agli appalti che sollevano più domande che certezze. Ci siamo abituati alla violenza che cresce e ai comunicati che la raccontano come fosse meteo. Ci siamo abituati soprattutto a una pericolosa forma di anestesia collettiva. Sappiamo bene che l'Italia vive da decenni dentro equilibri geopolitici dove il peso degli Stati Uniti è tutt'altro che marginale. Ma il punto non è questo. Il punto è chiedersi se consolati e ambasciate presenti sul nostro territorio debbano trasformarsi in una sorta di zona franca, dove certe dinamiche vengono tollerate con una leggerezza che altrove farebbe scattare ben altri allarmi. Perché la vicenda del nuovo Consolato USA nell'area dell'ex Tiro a Segno di Piazzale Accursio racconta qualcosa che va oltre la cronaca giudiziaria. Un progetto da 200 milioni di dollari, centinaia di lavoratori impiegati, uno dei cantieri simbolo della Milano che cresce e si espande. Poi arrivano le accuse della Procura: operai reclutati in India attraverso intermediari senza scrupoli, migliaia di euro versati per ottenere un posto di lavoro, famiglie indebitate, salari trattenuti, minacce, turni massacranti e condizioni che gli inquirenti descrivono come una forma di para schiavismo. 👉Ed è qui che emerge la domanda più scomoda. Non come si interviene adesso, perché l'inchiesta sta facendo il suo corso. Ma come sia stato possibile arrivare fino a questo punto⁉️ Come sia stato possibile accettare determinati giochi e determinate imposizioni che, pur provenendo da soggetti esteri, si sviluppano comunque dentro il tessuto della nostra città e nel rapporto inevitabile con il Paese che li ospita. Quali giustificazioni dovrebbero arrivare adesso? Quali controlli sono mancati? E soprattutto: davvero qualcuno pensa che il prestigio di un'opera o il peso di chi la commissiona possano rappresentare una deroga implicita ai principi di trasparenza e legalità⁉️ Per anni abbiamo guardato a città come Dubai come al simbolo di uno sviluppo che non guarda in faccia nessuno. Grattacieli scintillanti costruiti sulle spalle di lavoratori invisibili. Oggi scopriamo che certe logiche possono affacciarsi anche qui, nella Milano delle conferenze sulla sostenibilità, dei diritti e delle grandi narrazioni internazionali. Adesso questo scenario è a Milano. E allora la questione non è più politica, ideologica o propagandistica. È la realtà stessa che ci parla di una città dove troppo spesso la scorrettezza viene praticata alla luce del sole e metabolizzata con una rapidità disarmante. Forse è arrivato il momento di costruire una risposta strutturale. Un presidio o meglio Assessorato permanente sulla trasparenza e sulla legalità delle grandi operazioni urbane. Un sistema che controlli tutto e tutti, senza differenze tra soggetti privati, multinazionali o istituzioni estere. Fosse anche Mr. Trump in persona a chiedere strada libera nel moderno Risiko delle città e delle economie da assoggettare. Perché a tutto c'è un limite. E il problema non è soltanto chi quel limite lo supera. Il problema è una città che, un pezzo alla volta, rischia di non accorgersene più. La realtà ci sta chiedendo una nuova disciplina civile e istituzionale. Regole uguali per tutti. Senza eccezioni, senza sudditanze e senza zone franche. Perché la dignità del lavoro non può diventare una voce negoziabile nel bilancio di nessuno. #Milano #Legalità #Trasparenza #DirittiDeiLavoratori #PoliticaLocale
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  • In questo video ti mostro tutte le novità di Antigravity 2.0 presentate durante il Google I/O 2026: dalla nuova interfaccia basata su progetti al sistema di sotto-agenti che lavorano in parallelo, fino ai comandi rapidi che cambiano il modo di lavorare con l'AI.

    In particolare vedremo:
    Come funziona il nuovo sistema a progetti con agente principale e sotto-agenti che lavorano in parallelo, e perché velocizza enormemente lo sviluppo
    Cos'è Gemini 3.5 Flash e perché, su Antigravity 2.0, è fino a 12 volte più veloce della concorrenza
    Come tornare alla vecchia versione di Antigravity con Antigravity IDE, che mostra codice, chat e terminale

    https://youtu.be/FF-dfXAmMbI?si=lGZXZ8m9vycVpfSg
    In questo video ti mostro tutte le novità di Antigravity 2.0 presentate durante il Google I/O 2026: dalla nuova interfaccia basata su progetti al sistema di sotto-agenti che lavorano in parallelo, fino ai comandi rapidi che cambiano il modo di lavorare con l'AI. In particolare vedremo: 🔹 Come funziona il nuovo sistema a progetti con agente principale e sotto-agenti che lavorano in parallelo, e perché velocizza enormemente lo sviluppo 🔹 Cos'è Gemini 3.5 Flash e perché, su Antigravity 2.0, è fino a 12 volte più veloce della concorrenza 🔹 Come tornare alla vecchia versione di Antigravity con Antigravity IDE, che mostra codice, chat e terminale https://youtu.be/FF-dfXAmMbI?si=lGZXZ8m9vycVpfSg
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