• È appena successo a Minneapolis, dove l'ICE ha sparato in faccia a una donna uccidendola. Trump ha dichiarato immediatamente che si trattava di autodifesa. Israele docet a quanto pare!
    Dal video potete giudicare voi stessi. Arrivati a questo punto la domanda è semplice: chi andrà a salvare gli Usa dalla violenza e dalla repressione dello Stato magari rapendo il presidente e sganciando centinaia di bombe come fanno loro? L'ho sempre detto e lo ribadisco: Usa e israele sono le più grandi truffe della Storia dell'essere umano!

    Source: https://www.instagram.com/reel/DTOYpoyCFys/?igsh=NmZmaTJkcDJhMTJv
    È appena successo a Minneapolis, dove l'ICE ha sparato in faccia a una donna uccidendola. Trump ha dichiarato immediatamente che si trattava di autodifesa. Israele docet a quanto pare! Dal video potete giudicare voi stessi. Arrivati a questo punto la domanda è semplice: chi andrà a salvare gli Usa dalla violenza e dalla repressione dello Stato magari rapendo il presidente e sganciando centinaia di bombe come fanno loro? L'ho sempre detto e lo ribadisco: Usa e israele sono le più grandi truffe della Storia dell'essere umano! Source: https://www.instagram.com/reel/DTOYpoyCFys/?igsh=NmZmaTJkcDJhMTJv
    Angry
    1
    0 Commentarios 0 Compartido 19 Vistas 2
  • Milano, lo sfogo di una mamma: «I miei bimbi hanno sfiorato per sbaglio un signore in treno e lui ha iniziato a urlare. Ci meritiamo l'estinzione»
    La lettrice Matilde Daverio: «Ero in viaggio da Roma a Milano, al momento di scendere il nostro vicino di posto si è sfogato dicendo che i miei figli lo avevano disturbato per tutto il tempo, ma si erano comportati bene. Ci meritiamo un silenzio eterno»

    Ripubblichiamo la lettera indirizzata al direttore Luciano Fontana della lettrice Matilde Daverio, madre di quattro figli, che racconta la sua disavventura su un viaggio in treno da Roma a Milano. Il suo intervento è stato uno dei più apprezzati dalle nostre lettrici e dai nostri lettori nel 2025. (leggi qui l'intervista a Matilde Daverio).


    Ore 15.00 di venerdì 12 giugno 2025. Salgo sul treno Italo 9940 a Roma per arrivare a Milano. Occupo tre posti, per me e per due dei miei quattro figli, Giacomo (anni 6) e Filippo (anni 7).

    Il viaggio si svolge tranquillamente: Filippo dorme fino a Firenze, a Giacomo leggo sottovoce Il Mago di Oz – lettura sempre ammirevole – avendo cura di schermare la bocca per non disturbare gli altri viaggiatori.

    C’è chi sonnecchia, chi vede un film, chi entra nelle ultime call della settimana, combattendo la lotta impari contro il Wi-fi dell’alta velocità. Al risveglio del grande, occupiamo il tempo con una partitella a carte, poi disegniamo una storia a fumetti sul retro delle bozze che devo correggere per lavoro, e in un attimo siamo nei pressi della stazione Centrale. Ci prepariamo a scendere.

    Nell’alzarsi dal suo posto, Giacomo accidentalmente sfiora con il piede la gamba del quarto passeggero del tavolino, seduto con le gambe accavallate di fronte a lui, il quale manifesta un irrequieto disappunto per essere stato sfiorato. Noto che controlla di non essere stato sporcato e, con un gesto gratuitamente teatrale, si spolvera con la mano il pantalone chino color ecrù, quasi a liberarlo dalla contaminazione che fa capire di aver subìto.

    A dire il vero, questo fa seguito a uno o due episodi di sbuffo per altri innocui movimenti dei bambini – gesti che ingenuamente pensavo fossero dovuti alle interruzioni del film che stava vedendo al cellulare, sempre per la suddetta connessione ballerina. Certo, ci siamo alzati tre volte per andare in bagno e poi alle macchinette del caffè e poi di nuovo in bagno, costringendolo in effetti per tre volte a scavallare le gambe per farci passare; ma, di fatto, niente bisticci, niente urla, niente psicodrammi del biscotto spezzato o della partita persa. La mia valutazione della condotta dei bambini era più che positiva.

    Ad ogni modo, chiedo immediatamente scusa per il disturbo e faccio scusare anche il figlio, il quale, obbediente e prontamente, si scusa. Dopodiché, il nostro vicino – che avrebbe proseguito il viaggio fino a Torino – prorompe in un esasperato sfogo, sostenendo di aver sopportato per tre ore l’insopportabile, e che la colpa non era dei bambini ma dei genitori (non li sanno più gestire), e che meno male che state per scendere dal treno. Io pazientemente lo invito a moderare i toni, e gli suggerisco, in futuro, di sollevare eventuali problematiche riguardanti il buon vicinato di viaggio con maggior tempestività, non a tre minuti dall’arrivo, non foss’altro che per trovare una soluzione e mantenere intatto il sacro diritto al (suo) pisolino: non so, avrei potuto chiudere i bambini in bagno cosicché non disturbassero nessuno. Lui continua il suo sfogo, cercando l’approvazione – non pervenuta – degli altri viaggiatori, diventati nel frattempo curiosi astanti di questo triste siparietto fondato sul nulla.


    Ma non voglio farla troppo lunga. Se anche i bambini (come NON è stato nel mio caso che ho raccontato) fossero stati agitati o nervosi o in lacrime per i più vari motivi (caro vicino di posto, non hai mai conosciuto i pestiferi fratellini di Filippo e Giacomo!), si tratterebbe pur sempre di bambini che viaggiano.

    La conclusione che voglio trarre? Se la soglia di tolleranza per la presenza e gli inconvenienti di due o più bambini è davvero così bassa, allora forse ci meritiamo davvero l’estinzione, per lasciare spazio finalmente alla quiete e al silenzio (eterno).

    Source: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_gennaio_07/milano-lo-sfogo-di-una-mamma-i-miei-bimbi-hanno-sfiorato-per-sbaglio-un-signore-in-treno-e-lui-ha-iniziato-a-urlare-ci-meritiamo-9bb61177-39d9-4d0d-b052-89dc44f95xlk.shtml
    Milano, lo sfogo di una mamma: «I miei bimbi hanno sfiorato per sbaglio un signore in treno e lui ha iniziato a urlare. Ci meritiamo l'estinzione» La lettrice Matilde Daverio: «Ero in viaggio da Roma a Milano, al momento di scendere il nostro vicino di posto si è sfogato dicendo che i miei figli lo avevano disturbato per tutto il tempo, ma si erano comportati bene. Ci meritiamo un silenzio eterno» Ripubblichiamo la lettera indirizzata al direttore Luciano Fontana della lettrice Matilde Daverio, madre di quattro figli, che racconta la sua disavventura su un viaggio in treno da Roma a Milano. Il suo intervento è stato uno dei più apprezzati dalle nostre lettrici e dai nostri lettori nel 2025. (leggi qui l'intervista a Matilde Daverio). Ore 15.00 di venerdì 12 giugno 2025. Salgo sul treno Italo 9940 a Roma per arrivare a Milano. Occupo tre posti, per me e per due dei miei quattro figli, Giacomo (anni 6) e Filippo (anni 7). Il viaggio si svolge tranquillamente: Filippo dorme fino a Firenze, a Giacomo leggo sottovoce Il Mago di Oz – lettura sempre ammirevole – avendo cura di schermare la bocca per non disturbare gli altri viaggiatori. C’è chi sonnecchia, chi vede un film, chi entra nelle ultime call della settimana, combattendo la lotta impari contro il Wi-fi dell’alta velocità. Al risveglio del grande, occupiamo il tempo con una partitella a carte, poi disegniamo una storia a fumetti sul retro delle bozze che devo correggere per lavoro, e in un attimo siamo nei pressi della stazione Centrale. Ci prepariamo a scendere. Nell’alzarsi dal suo posto, Giacomo accidentalmente sfiora con il piede la gamba del quarto passeggero del tavolino, seduto con le gambe accavallate di fronte a lui, il quale manifesta un irrequieto disappunto per essere stato sfiorato. Noto che controlla di non essere stato sporcato e, con un gesto gratuitamente teatrale, si spolvera con la mano il pantalone chino color ecrù, quasi a liberarlo dalla contaminazione che fa capire di aver subìto. A dire il vero, questo fa seguito a uno o due episodi di sbuffo per altri innocui movimenti dei bambini – gesti che ingenuamente pensavo fossero dovuti alle interruzioni del film che stava vedendo al cellulare, sempre per la suddetta connessione ballerina. Certo, ci siamo alzati tre volte per andare in bagno e poi alle macchinette del caffè e poi di nuovo in bagno, costringendolo in effetti per tre volte a scavallare le gambe per farci passare; ma, di fatto, niente bisticci, niente urla, niente psicodrammi del biscotto spezzato o della partita persa. La mia valutazione della condotta dei bambini era più che positiva. Ad ogni modo, chiedo immediatamente scusa per il disturbo e faccio scusare anche il figlio, il quale, obbediente e prontamente, si scusa. Dopodiché, il nostro vicino – che avrebbe proseguito il viaggio fino a Torino – prorompe in un esasperato sfogo, sostenendo di aver sopportato per tre ore l’insopportabile, e che la colpa non era dei bambini ma dei genitori (non li sanno più gestire), e che meno male che state per scendere dal treno. Io pazientemente lo invito a moderare i toni, e gli suggerisco, in futuro, di sollevare eventuali problematiche riguardanti il buon vicinato di viaggio con maggior tempestività, non a tre minuti dall’arrivo, non foss’altro che per trovare una soluzione e mantenere intatto il sacro diritto al (suo) pisolino: non so, avrei potuto chiudere i bambini in bagno cosicché non disturbassero nessuno. Lui continua il suo sfogo, cercando l’approvazione – non pervenuta – degli altri viaggiatori, diventati nel frattempo curiosi astanti di questo triste siparietto fondato sul nulla. Ma non voglio farla troppo lunga. Se anche i bambini (come NON è stato nel mio caso che ho raccontato) fossero stati agitati o nervosi o in lacrime per i più vari motivi (caro vicino di posto, non hai mai conosciuto i pestiferi fratellini di Filippo e Giacomo!), si tratterebbe pur sempre di bambini che viaggiano. La conclusione che voglio trarre? Se la soglia di tolleranza per la presenza e gli inconvenienti di due o più bambini è davvero così bassa, allora forse ci meritiamo davvero l’estinzione, per lasciare spazio finalmente alla quiete e al silenzio (eterno). Source: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/26_gennaio_07/milano-lo-sfogo-di-una-mamma-i-miei-bimbi-hanno-sfiorato-per-sbaglio-un-signore-in-treno-e-lui-ha-iniziato-a-urlare-ci-meritiamo-9bb61177-39d9-4d0d-b052-89dc44f95xlk.shtml
    Angry
    1
    0 Commentarios 0 Compartido 352 Vistas
  • SPERO FALLISCANO PRESTO!
    LASCIAVANO FUORI dalla MENSA i DIPENDENTI NON VACCINATI!
    La grande crisi dell’Ikea tra dazi e concorrenza di Temu ed Amazon
    Il più grande rivenditore di mobili al mondo sta attraversando uno dei periodi più difficili dei suoi oltre 80 anni di storia...

    https://www.repubblica.it/economia/2026/01/05/news/la_grande_crisi_dell_ikea_tra_dazi_e_concorrenza_di_temu_ed_amazon-425076654/
    SPERO FALLISCANO PRESTO! LASCIAVANO FUORI dalla MENSA i DIPENDENTI NON VACCINATI! La grande crisi dell’Ikea tra dazi e concorrenza di Temu ed Amazon Il più grande rivenditore di mobili al mondo sta attraversando uno dei periodi più difficili dei suoi oltre 80 anni di storia... https://www.repubblica.it/economia/2026/01/05/news/la_grande_crisi_dell_ikea_tra_dazi_e_concorrenza_di_temu_ed_amazon-425076654/
    WWW.REPUBBLICA.IT
    La grande crisi dell’Ikea tra dazi e concorrenza di Temu ed Amazon
    Il più grande rivenditore di mobili al mondo sta attraversando uno dei periodi più difficili dei suoi oltre 80 anni di storia
    Angry
    1
    0 Commentarios 0 Compartido 150 Vistas
  • Quando la Corte Costituzionale diventa incostituzionale

    Con la sentenza sull'obbligo vaccinale, i giudici costituzionali hanno prodotto una delle più gravi distorsioni interpretative della storia repubblicana, stravolgendo l'articolo 32 della Costituzione fino a renderlo irriconoscibile.

    Art. 32:
    Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

    L'assurdità è manifesta fino ad diventare un ossimoro: la Corte ammette che il "vaccino" non impediva la trasmissione del "virus", ma sostiene che l'obbligo sia comunque legittimo per "ridurre il carico ospedaliero".
    Ma l'articolo 32 pone limiti rigorosissimi a qualsiasi discussione di imposizione sanitaria. Qui oltretutto siamo di fronte ad un "trattamento" che non protegge nessuno dal "contagio", facendo crollare miseramente l'unico appiglio costituzionale che può far solo discutere di "obbligatorietà". Oltretutto, ci sono ormai migliaia di casi documentati di danni prodotti da questi sieri, per alcuni di questi sono state emesse anche sentenze dove si parla di chiara correlazione vaccino-patologia. Altra architrave che crolla: non erano né efficaci né sicuri. A fronte di questi presupposti, con quale logica costituzionale si può imporre coattivamente un trattamento a chicchessia?

    La risposta della Corte è agghiacciante: basta un generico "interesse pubblico".

    La Corte ha di fatto riscritto l'articolo 32, trasformando un diritto fondamentale con limiti rigorosissimi in una norma manipolabile a piacimento del legislatore.
    La motivazione è giuridicamente insostenibile. Nessun costituzionalista serio può accettare che un obbligo sanitario si giustifichi con mere esigenze organizzative del sistema ospedaliero, senza alcun nesso con la prevenzione della diffusione della malattia. È una torsione interpretativa che fa violenza al testo costituzionale.

    Questa sentenza puzza di subordinazione politica. Non c'è altra spiegazione per un'acrobazia argomentativa così forzata, così palesemente contraria ai principi consolidati. I giudici costituzionali sembrano aver abdicato al loro ruolo di custodi della Costituzione per assecondare scelte politiche che nulla hanno a che fare con la salute dei cittadini.

    La domanda è inevitabile: a quali interessi risponde questa sentenza? Perché stravolgere decenni di giurisprudenza proprio su questo tema? Perché piegare ed insultare la Costituzione invece di difenderla?

    La Corte Costituzionale doveva essere l'ultimo baluardo dei diritti fondamentali. Invece si è trasformata in un notaio che ratifica decisioni prese altrove, con motivazioni che offendono l'intelligenza di chiunque conosca il diritto costituzionale.

    Questa non è giustizia costituzionale. È capitolazione.

    "E' agghiacciante quello che dicono" - Antonio Conte

    quotidianosanita.it
    Border Nights

    In_Telegram_Veritas
    Quando la Corte Costituzionale diventa incostituzionale Con la sentenza sull'obbligo vaccinale, i giudici costituzionali hanno prodotto una delle più gravi distorsioni interpretative della storia repubblicana, stravolgendo l'articolo 32 della Costituzione fino a renderlo irriconoscibile. Art. 32: Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. L'assurdità è manifesta fino ad diventare un ossimoro: la Corte ammette che il "vaccino" non impediva la trasmissione del "virus", ma sostiene che l'obbligo sia comunque legittimo per "ridurre il carico ospedaliero". Ma l'articolo 32 pone limiti rigorosissimi a qualsiasi discussione di imposizione sanitaria. Qui oltretutto siamo di fronte ad un "trattamento" che non protegge nessuno dal "contagio", facendo crollare miseramente l'unico appiglio costituzionale che può far solo discutere di "obbligatorietà". Oltretutto, ci sono ormai migliaia di casi documentati di danni prodotti da questi sieri, per alcuni di questi sono state emesse anche sentenze dove si parla di chiara correlazione vaccino-patologia. Altra architrave che crolla: non erano né efficaci né sicuri. A fronte di questi presupposti, con quale logica costituzionale si può imporre coattivamente un trattamento a chicchessia? La risposta della Corte è agghiacciante: basta un generico "interesse pubblico". La Corte ha di fatto riscritto l'articolo 32, trasformando un diritto fondamentale con limiti rigorosissimi in una norma manipolabile a piacimento del legislatore. La motivazione è giuridicamente insostenibile. Nessun costituzionalista serio può accettare che un obbligo sanitario si giustifichi con mere esigenze organizzative del sistema ospedaliero, senza alcun nesso con la prevenzione della diffusione della malattia. È una torsione interpretativa che fa violenza al testo costituzionale. Questa sentenza puzza di subordinazione politica. Non c'è altra spiegazione per un'acrobazia argomentativa così forzata, così palesemente contraria ai principi consolidati. I giudici costituzionali sembrano aver abdicato al loro ruolo di custodi della Costituzione per assecondare scelte politiche che nulla hanno a che fare con la salute dei cittadini. La domanda è inevitabile: a quali interessi risponde questa sentenza? Perché stravolgere decenni di giurisprudenza proprio su questo tema? Perché piegare ed insultare la Costituzione invece di difenderla? La Corte Costituzionale doveva essere l'ultimo baluardo dei diritti fondamentali. Invece si è trasformata in un notaio che ratifica decisioni prese altrove, con motivazioni che offendono l'intelligenza di chiunque conosca il diritto costituzionale. Questa non è giustizia costituzionale. È capitolazione. "E' agghiacciante quello che dicono" - Antonio Conte quotidianosanita.it Border Nights 🔗 In_Telegram_Veritas
    Angry
    2
    0 Commentarios 0 Compartido 3K Vistas
  • a proposito di guerre in Russia, Mark Knopfler ha una canzone "Down With Bonaparte" youtube.com/watch?v=gXnxvK… ispirata dal libro del soldato tedesco arruolato da Napoleone (1/3 dei disgraziati che morirono in Russia erano tedeschi) L'invasione della Russia da parte di Napoleone nel 1812 fu la campagna militare più disastrosa della storia e segnò l'inizio del declino della Francia .

    L'Armée iniziò la sua marcia verso la Russia nel giugno 1812 con circa 600.000 uomini, per tornare nel dicembre 1812 con solo circa 40.000-50.000 sopravvissuti. Napoleone è uno dei grandi criminali della storia, si calcola che causò circa 55 battaglie in totale, tutte provocate da lui. Causò la morte di 4 o 5 milioni, in Spagna e Russia in particolare.

    Viene celebrato, ma era uno psicopatico della razza di Genghis Khan, ossessionato solo dalla sua ambizione personale. Nessuna capiva perchè invadesse la Russia. Il proclama che lesse ai 600mila disgraziati era: "Lo Zar ha mancato di rispetto bla bla.,... la scelta è tra il disonore e la guerra!". Ma lui era in carrozza e soggiornava nei castelli mentre i soldati morivano tutti

    dal "Diario di un soldato di fanteria napoleonico" di Jakob Walter. Walter era un coscritto del Regno del Württemberg (un alleato tedesco di Napoleone).

    Il diario descrive la continua ricerca di cibo e il saccheggio, malattie dilaganti, infestazioni di pidocchi, notti terribilmente fredde, corpi disseminati sulle strade, i suoni degli uomini che urlano, gemono, strillano, si lamentano, muoiono lentamente di fame, muoiono congelati, con i cosacchi che eliminano i ritardatari e li torturano.

    Dopo il suo arrivo, Walter soffrì di una grave emorragia nasale che durò una settimana, non fu in grado di camminare per giorni a causa del gonfiore alle gambe causato dalla malnutrizione, dalla disidratazione e dai gravi congelamenti; la sua pelle e il suo viso erano ricoperti da "spesse croste, profonde crepe e squame nere come il carbone che si staccavano". La stragrande maggioranza di questi uomini non morì in battaglia, ma di fame, tifo, dissenteria, scorbuto, sfinimento, congelamento, cancrena. Durante la fase di marcia, da giugno a inizio settembre (prima di ogni battaglia), circa 150.000-200.000 uomini erano andati perduti a causa di malattie, sfinimento e diserzioni (tra i coscritti non francesi). Nell'unico vero scontro con i russi, la battaglia di Borodino (7 settembre 1812), la parte francese perse circa 30.000-35.000 uomini. La ritirata fu un'esperienza orribile. Solo durante l'attraversamento del fiume Beresina (nei tre giorni del novembre 1812), circa 40.000 uomini morirono in agonia.

    https://youtu.be/gXnxvKCAAms?si=zZMk6B_m8BcVdwpD
    a proposito di guerre in Russia, Mark Knopfler ha una canzone "Down With Bonaparte" youtube.com/watch?v=gXnxvK… ispirata dal libro del soldato tedesco arruolato da Napoleone (1/3 dei disgraziati che morirono in Russia erano tedeschi) L'invasione della Russia da parte di Napoleone nel 1812 fu la campagna militare più disastrosa della storia e segnò l'inizio del declino della Francia . L'Armée iniziò la sua marcia verso la Russia nel giugno 1812 con circa 600.000 uomini, per tornare nel dicembre 1812 con solo circa 40.000-50.000 sopravvissuti. Napoleone è uno dei grandi criminali della storia, si calcola che causò circa 55 battaglie in totale, tutte provocate da lui. Causò la morte di 4 o 5 milioni, in Spagna e Russia in particolare. Viene celebrato, ma era uno psicopatico della razza di Genghis Khan, ossessionato solo dalla sua ambizione personale. Nessuna capiva perchè invadesse la Russia. Il proclama che lesse ai 600mila disgraziati era: "Lo Zar ha mancato di rispetto bla bla.,... la scelta è tra il disonore e la guerra!". Ma lui era in carrozza e soggiornava nei castelli mentre i soldati morivano tutti dal "Diario di un soldato di fanteria napoleonico" di Jakob Walter. Walter era un coscritto del Regno del Württemberg (un alleato tedesco di Napoleone). Il diario descrive la continua ricerca di cibo e il saccheggio, malattie dilaganti, infestazioni di pidocchi, notti terribilmente fredde, corpi disseminati sulle strade, i suoni degli uomini che urlano, gemono, strillano, si lamentano, muoiono lentamente di fame, muoiono congelati, con i cosacchi che eliminano i ritardatari e li torturano. Dopo il suo arrivo, Walter soffrì di una grave emorragia nasale che durò una settimana, non fu in grado di camminare per giorni a causa del gonfiore alle gambe causato dalla malnutrizione, dalla disidratazione e dai gravi congelamenti; la sua pelle e il suo viso erano ricoperti da "spesse croste, profonde crepe e squame nere come il carbone che si staccavano". La stragrande maggioranza di questi uomini non morì in battaglia, ma di fame, tifo, dissenteria, scorbuto, sfinimento, congelamento, cancrena. Durante la fase di marcia, da giugno a inizio settembre (prima di ogni battaglia), circa 150.000-200.000 uomini erano andati perduti a causa di malattie, sfinimento e diserzioni (tra i coscritti non francesi). Nell'unico vero scontro con i russi, la battaglia di Borodino (7 settembre 1812), la parte francese perse circa 30.000-35.000 uomini. La ritirata fu un'esperienza orribile. Solo durante l'attraversamento del fiume Beresina (nei tre giorni del novembre 1812), circa 40.000 uomini morirono in agonia. https://youtu.be/gXnxvKCAAms?si=zZMk6B_m8BcVdwpD
    Like
    Angry
    2
    0 Commentarios 0 Compartido 2K Vistas
  • DR. ANTONIO MICLAVEZ DIMOSTRA SCIENTIFICAMENTE COS'E' IL CORONAVIRUS.

    I virus non esistono. Se la teoria dei germi fosse corretta, oggi non ci sarebbe un essere umano vivo a raccontare la storia. Germi, batteri, funghi, agenti patogeni e persino “virus” (che non sono “virus” ma...

    Source: https://x.com/___Anna22/status/1906695632682717372?t=xMCkDnJY8flI_vZz2ZN7Pg&s=19
    DR. ANTONIO MICLAVEZ DIMOSTRA SCIENTIFICAMENTE COS'E' IL CORONAVIRUS. I virus non esistono. Se la teoria dei germi fosse corretta, oggi non ci sarebbe un essere umano vivo a raccontare la storia. Germi, batteri, funghi, agenti patogeni e persino “virus” (che non sono “virus” ma... Source: https://x.com/___Anna22/status/1906695632682717372?t=xMCkDnJY8flI_vZz2ZN7Pg&s=19
    Angry
    2
    0 Commentarios 0 Compartido 442 Vistas 9
  • Tutta la storia della famiglia nel bosco. Da ex insegnante dico che qualunque dettaglio può essere presentato in modo drammatico e in ogni caso se i bambini sono contenti nessuno deve toglierli ai genitori.
    https://share.google/18PYUqtSUabl9jm0R
    Tutta la storia della famiglia nel bosco. Da ex insegnante dico che qualunque dettaglio può essere presentato in modo drammatico e in ogni caso se i bambini sono contenti nessuno deve toglierli ai genitori. https://share.google/18PYUqtSUabl9jm0R
    SHARE.GOOGLE
    Papà Nathan solo 2 ore e mezza con i figli e Catherine, pranzo di Natale negato alla famiglia nel bosco. Salvini: “È violenza di Stato”
    L’incontro autorizzato dalle 10 alle 12.30, niente deroga. Il vicepremier: “Non avremo pace finché quei bambini non torneranno fra le braccia di mamma e papà”. Le Acli di Chieti: “Giustizia sì, ma sia umana”
    0 Commentarios 0 Compartido 554 Vistas
  • Tra tutti gli imbecilli europei, quello considerato uno dei capofila degli imbecilli ha avuto il guizzo di dire: andiamo a parlare con Putin.

    Se ci pensate bene, è qualcosa che fa salire il sangue al cervello. Semplicemente perché, se in Unione Europea dovessimo scegliere un Paese che possa fare da collante, più di chiunque altro, tra Mosca e Bruxelles, quel Paese avrebbe potuto essere l'Italia.

    Ma noi abbiamo al governo un personaggio che parla di credibilità internazionale ed è totalmente incapace, all'opposizione il maggior partito che chiede più guerra e al Quirinale un Presidente della Repubblica che ha inaugurato un nuovo sport: tiro al bersaglio al Cremlino.
    In ogni caso cade, per l'ennesima volta, la narrazione del "Putin non vuole parlare".

    Macron non ha fatto in tempo ad aprire bocca e chiedere udienza alla Russia che subito è stata accolta. E non è un segno di debolezza da parte di Mosca, come vorrebbero far passare i giornaloni, bensì è un segno di forza enorme.

    Anche perché, a cagarsi addosso, in questa specifica occasione è Macron, visto il riarmo spropositato della Germania. Com'è che sia, Macron, se riesce a instaurare un dialogo serio col Cremlino, la fa sotto il naso a coloro che si sentono statisti. E farsela fare sotto il naso da Macron non è un bel biglietto da visita da consegnare alla storia. Soprattutto per chi oggi in Italia ricopre ruoli di vertice.

    - Giuseppe Salamone

    Source: https://x.com/itsmeback_/status/2003165535895454162?t=0CNxVvSNSQAPf7IYThFbDA&s=19
    Tra tutti gli imbecilli europei, quello considerato uno dei capofila degli imbecilli ha avuto il guizzo di dire: andiamo a parlare con Putin. Se ci pensate bene, è qualcosa che fa salire il sangue al cervello. Semplicemente perché, se in Unione Europea dovessimo scegliere un Paese che possa fare da collante, più di chiunque altro, tra Mosca e Bruxelles, quel Paese avrebbe potuto essere l'Italia. Ma noi abbiamo al governo un personaggio che parla di credibilità internazionale ed è totalmente incapace, all'opposizione il maggior partito che chiede più guerra e al Quirinale un Presidente della Repubblica che ha inaugurato un nuovo sport: tiro al bersaglio al Cremlino. In ogni caso cade, per l'ennesima volta, la narrazione del "Putin non vuole parlare". Macron non ha fatto in tempo ad aprire bocca e chiedere udienza alla Russia che subito è stata accolta. E non è un segno di debolezza da parte di Mosca, come vorrebbero far passare i giornaloni, bensì è un segno di forza enorme. Anche perché, a cagarsi addosso, in questa specifica occasione è Macron, visto il riarmo spropositato della Germania. Com'è che sia, Macron, se riesce a instaurare un dialogo serio col Cremlino, la fa sotto il naso a coloro che si sentono statisti. E farsela fare sotto il naso da Macron non è un bel biglietto da visita da consegnare alla storia. Soprattutto per chi oggi in Italia ricopre ruoli di vertice. - Giuseppe Salamone Source: https://x.com/itsmeback_/status/2003165535895454162?t=0CNxVvSNSQAPf7IYThFbDA&s=19
    Angry
    2
    0 Commentarios 0 Compartido 3K Vistas
  • #16Dicembre2025 #MicheleCrudelini #1992

    Michele Crudelini:
    1992, attacco asimmetrico contro l’Italia.
    7 episodi che hanno segnato in negativo la storia del nostro Paese.

    Ratifica del Trattato di #Maastricht
    Tangentopoli
    Strage di Capaci
    Discorso di #Draghi sul #Britannia
    Prelievo forzoso sui conti correnti
    Strage di via d’Amelio
    Speculazione di Soros sulla lira

    MASSIMA DIFFUSIONE!

    https://www.youtube.com/watch?v=sct0Zw6d1f4
    #16Dicembre2025 #MicheleCrudelini #1992 Michele Crudelini: 1992, attacco asimmetrico contro l’Italia. 7 episodi che hanno segnato in negativo la storia del nostro Paese. Ratifica del Trattato di #Maastricht Tangentopoli Strage di Capaci Discorso di #Draghi sul #Britannia Prelievo forzoso sui conti correnti Strage di via d’Amelio Speculazione di Soros sulla lira MASSIMA DIFFUSIONE! https://www.youtube.com/watch?v=sct0Zw6d1f4
    Angry
    4
    0 Commentarios 0 Compartido 1K Vistas
  • Il gatto che si vede nella scena d’apertura de Il Padrino… non era previsto.
    Era un randagio. Entrò semplicemente sul set, camminando tra i cavi e i fari come se fosse casa sua, poi saltò sulle ginocchia di Marlon Brando. Si sistemò lì, con la naturalezza di chi ha appena trovato il suo trono.

    Per un istante, tutti si bloccarono.
    Coppola sgranò gli occhi.
    Il tecnico del suono imprecò.
    Ma Brando? Brando abbassò lo sguardo, lo osservò come si guarda un attore arrivato senza copione… e accettò la scena.

    Quando qualcuno cercò di portarlo via, lui alzò una mano:
    «Lasciatelo. Gli animali sanno cose che noi ignoriamo.»

    Coppola esitò. Anni dopo confessò:
    «Temevo che il gatto gli rubasse la scena.»
    E in un certo senso, è quello che successe.

    Durante le riprese, il gatto faceva le fusa così forte da coprire quasi la voce di Brando.
    Il microfonista sussurrava:
    «Non sento il Don. Sembra un tagliaerba.»
    Ma Coppola non fermò niente. Percepiva che, in quell’errore, stava nascendo qualcosa di unico.

    Brando lo accarezzava con una dolcezza quasi ipnotica. Le dita scorrevano sul pelo dell’animale, mentre la voce pronunciava parole di vendetta.
    Un assistente disse:
    «Sembra che sia il gatto a comandare la famiglia, non Don Corleone.»
    Un altro rispose:
    «È per questo che funziona.»

    Perché quella scena era un paradosso perfetto:
    La morbidezza di un animale contro la freddezza del potere.
    La tenerezza domestica dentro il cuore di un boss.

    Quando Coppola disse «stop», Brando sorrise.
    «Avete visto? Sapeva esattamente cosa fare», disse, grattando il mento al gatto.
    Il felino rispose con un’altra fusa, come se fosse appena uscito da una standing ovation.

    Solo in sala di montaggio Coppola capì fino in fondo:
    «Quel gatto… ha dato umanità al Don.»

    Fu un caso.
    Un errore.
    Un miracolo.
    Un gatto di strada che si è infilato nella storia del cinema… e non ne è mai più uscito.
    Il gatto che si vede nella scena d’apertura de Il Padrino… non era previsto. Era un randagio. Entrò semplicemente sul set, camminando tra i cavi e i fari come se fosse casa sua, poi saltò sulle ginocchia di Marlon Brando. Si sistemò lì, con la naturalezza di chi ha appena trovato il suo trono. Per un istante, tutti si bloccarono. Coppola sgranò gli occhi. Il tecnico del suono imprecò. Ma Brando? Brando abbassò lo sguardo, lo osservò come si guarda un attore arrivato senza copione… e accettò la scena. Quando qualcuno cercò di portarlo via, lui alzò una mano: «Lasciatelo. Gli animali sanno cose che noi ignoriamo.» Coppola esitò. Anni dopo confessò: «Temevo che il gatto gli rubasse la scena.» E in un certo senso, è quello che successe. Durante le riprese, il gatto faceva le fusa così forte da coprire quasi la voce di Brando. Il microfonista sussurrava: «Non sento il Don. Sembra un tagliaerba.» Ma Coppola non fermò niente. Percepiva che, in quell’errore, stava nascendo qualcosa di unico. Brando lo accarezzava con una dolcezza quasi ipnotica. Le dita scorrevano sul pelo dell’animale, mentre la voce pronunciava parole di vendetta. Un assistente disse: «Sembra che sia il gatto a comandare la famiglia, non Don Corleone.» Un altro rispose: «È per questo che funziona.» Perché quella scena era un paradosso perfetto: La morbidezza di un animale contro la freddezza del potere. La tenerezza domestica dentro il cuore di un boss. Quando Coppola disse «stop», Brando sorrise. «Avete visto? Sapeva esattamente cosa fare», disse, grattando il mento al gatto. Il felino rispose con un’altra fusa, come se fosse appena uscito da una standing ovation. Solo in sala di montaggio Coppola capì fino in fondo: «Quel gatto… ha dato umanità al Don.» Fu un caso. Un errore. Un miracolo. Un gatto di strada che si è infilato nella storia del cinema… e non ne è mai più uscito.
    Love
    2
    0 Commentarios 0 Compartido 1K Vistas
Más resultados