• Ti tolgo un euro dalla tasca destra, ma te ne sfilo dieci da quella sinistra. Sembra un trucco di magia di bassa lega, invece è l'ultima proposta shock per combattere il caro-vita.

    Le parole del Ministro degli Esteri hanno lasciato tutti di sasso: tagliare le accise sulla benzina compensando l'ammanco con un aumento dell'IVA. Avete letto bene. ⛽️

    Il problema? L'accisa pesa sul pieno di carburante, ma l'IVA è la tassa che colpisce ogni singolo respiro della nostra economia: dal pane al latte, dalle bollette alle fatture dell'idraulico.

    È come dire a chi sta affogando: ti tolgo l'acqua dalla scarpa ma ti butto in mezzo all'oceano. Una logica che penalizza proprio chi ha meno e fatica ad arrivare a fine mese.

    C'è chi pensa sia stato un errore di comunicazione e chi teme che facciano sul serio. In entrambi i casi, la situazione è preoccupante per le tasche degli italiani.

    - Mente Alchemica
    Ti tolgo un euro dalla tasca destra, ma te ne sfilo dieci da quella sinistra. Sembra un trucco di magia di bassa lega, invece è l'ultima proposta shock per combattere il caro-vita. 😱 Le parole del Ministro degli Esteri hanno lasciato tutti di sasso: tagliare le accise sulla benzina compensando l'ammanco con un aumento dell'IVA. Avete letto bene. ⛽️ Il problema? L'accisa pesa sul pieno di carburante, ma l'IVA è la tassa che colpisce ogni singolo respiro della nostra economia: dal pane al latte, dalle bollette alle fatture dell'idraulico. 🛒 È come dire a chi sta affogando: ti tolgo l'acqua dalla scarpa ma ti butto in mezzo all'oceano. Una logica che penalizza proprio chi ha meno e fatica ad arrivare a fine mese. 🌊 C'è chi pensa sia stato un errore di comunicazione e chi teme che facciano sul serio. In entrambi i casi, la situazione è preoccupante per le tasche degli italiani. 📉 - Mente Alchemica
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  • DEMOCRAZIA IN TEMPO DI GUERRA
    Milano , 13/03/2026 - Camera del Lavoro.

    Condivido con soddisfazione il nuovo Conunicato di questa iniziativa, che a titolo personale rappresenta un ulteriore passo nel percorso costruito insieme alle amiche e agli amici del Coordinamento per la Pace - Milano Coordinamento per la Pace.

    Un ringraziamento particolare ai ragazzi con cui ho collaborato nel Gruppo di lavoro della Comunicazione e al team del servizio d’ordine per il contributo e l’impegno che hanno reso possibile la buona riuscita dell’incontro.
    Grazie ragazzi/e !!!

    Link post Coordinamento per la Pace-Milano:

    https://www.facebook.com/share/p/1ALPEsRMvj/


    #Democrazia #Pace #Milano #Diritti
    DEMOCRAZIA IN TEMPO DI GUERRA Milano , 13/03/2026 - Camera del Lavoro. Condivido con soddisfazione il nuovo Conunicato di questa iniziativa, che a titolo personale rappresenta un ulteriore passo nel percorso costruito insieme alle amiche e agli amici del Coordinamento per la Pace - Milano Coordinamento per la Pace. Un ringraziamento particolare ai ragazzi con cui ho collaborato nel Gruppo di lavoro della Comunicazione e al team del servizio d’ordine per il contributo e l’impegno che hanno reso possibile la buona riuscita dell’incontro. Grazie ragazzi/e !!! 👉Link post Coordinamento per la Pace-Milano: https://www.facebook.com/share/p/1ALPEsRMvj/ #Democrazia #Pace #Milano #Diritti
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  • I messaggi WhatsApp sono veramente privati? Ecco cosa è stato scoperto
    “WhatsApp dichiara di adottare un meccanismo di crittografia end-to-end (E2E) basato sul Protocollo Signal (noto precedentemente come “TextSecure Protocol”).

    L’assunto di fondo di un sistema E2E è che soltanto i dispositivi dei due interlocutori gestiscano le chiavi di crittografia necessarie alla cifratura e decifratura dei messaggi, escludendo chiunque altro (inclusi i server dell’azienda fornitrice).Tuttavia, i test sperimentali condotti suggeriscono che Meta potrebbe conservare le chiavi utilizzate per crittografare e decrittare i messaggi degli utenti.

    Questa ipotesi si basa su un’osservazione specifica: la capacità di ricevere messaggi da nuovi contatti su WhatsApp Web o sull’app desktop anche quando lo smartphone è spento.

    Questo comportamento indica che le chiavi crittografiche non sono archiviate esclusivamente sugli smartphone, un requisito fondamentale per garantire la crittografia ‘End-to-End’.

    Infatti, se le chiavi fossero presenti solo sui dispositivi mobili, sarebbe tecnicamente e logicamente impossibile comunicare con nuovi contatti senza il telefono connesso. Di conseguenza, il fatto che questa comunicazione avvenga anche a telefono spento dimostra che le chiavi crittografiche potrebbero essere conservate in altri sistemi, non limitandosi ai nostri dispositivi personali.

    Queste assunzioni generano forti dubbi sulla reale efficacia del canale E2E e sulla conformità alla stessa Privacy Policy di WhatsApp.”

    L'articolo completo è a cura di Red Hot Cyber e continua a questo URL:

    https://www.redhotcyber.com/post/i-messaggi-whatsapp-sono-veramente-privati-ecco-cosa-abbiamo-scoperto/
    I messaggi WhatsApp sono veramente privati? Ecco cosa è stato scoperto “WhatsApp dichiara di adottare un meccanismo di crittografia end-to-end (E2E) basato sul Protocollo Signal (noto precedentemente come “TextSecure Protocol”). L’assunto di fondo di un sistema E2E è che soltanto i dispositivi dei due interlocutori gestiscano le chiavi di crittografia necessarie alla cifratura e decifratura dei messaggi, escludendo chiunque altro (inclusi i server dell’azienda fornitrice).Tuttavia, i test sperimentali condotti suggeriscono che Meta potrebbe conservare le chiavi utilizzate per crittografare e decrittare i messaggi degli utenti. Questa ipotesi si basa su un’osservazione specifica: la capacità di ricevere messaggi da nuovi contatti su WhatsApp Web o sull’app desktop anche quando lo smartphone è spento. Questo comportamento indica che le chiavi crittografiche non sono archiviate esclusivamente sugli smartphone, un requisito fondamentale per garantire la crittografia ‘End-to-End’. Infatti, se le chiavi fossero presenti solo sui dispositivi mobili, sarebbe tecnicamente e logicamente impossibile comunicare con nuovi contatti senza il telefono connesso. Di conseguenza, il fatto che questa comunicazione avvenga anche a telefono spento dimostra che le chiavi crittografiche potrebbero essere conservate in altri sistemi, non limitandosi ai nostri dispositivi personali. Queste assunzioni generano forti dubbi sulla reale efficacia del canale E2E e sulla conformità alla stessa Privacy Policy di WhatsApp.” L'articolo completo è a cura di Red Hot Cyber e continua a questo URL: https://www.redhotcyber.com/post/i-messaggi-whatsapp-sono-veramente-privati-ecco-cosa-abbiamo-scoperto/
    WWW.REDHOTCYBER.COM
    I Messaggi WhatsApp Sono Veramente Privati? Ecco Cosa Abbiamo Scoperto
    Una analisi svolta da Giuseppe Longobarti fa comprendere che la cifratura E2E su Whatsapp potrebbe avere delle crepe by design.
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  • On January 7, 1943, Nikola Tesla died alone in Room 3327 of the Hotel New Yorker. He was 86 years old. A maid found him two days later after he had left a “do not disturb” sign on his door. The official cause was coronary thrombosis. But the deeper truth was quieter — years of isolation, poverty, and a world that had moved on without the man who helped power it.

    This was the inventor of alternating current, the system that still runs through our homes today. He pioneered wireless transmission, radio technology, and electric motors. He held hundreds of patents and imagined ideas — like wireless communication and renewable energy — long before they became reality. Yet by the end of his life, he was nearly penniless.

    In his final years, Tesla lived simply. He survived mostly on milk, bread, honey, and vegetable juice. Every day he walked to nearby parks to feed pigeons, especially one white pigeon he loved deeply. He once said he loved her as a man loves a woman. When she died, something in him seemed to fade too.

    There was a time when Tesla dazzled New York society, lighting bulbs with his bare hands and creating artificial lightning in his laboratory. Investors once backed him. Crowds once admired him. But as his ideas grew more ambitious — especially his dream of free wireless energy for the world — funding disappeared. He became known more as an eccentric than a genius.

    And yet, when he died, the world paused. Thousands attended his funeral. Leaders and scientists sent tributes. Years later, the Supreme Court recognized his priority in radio patents. History slowly corrected itself. The world he electrified had not truly forgotten him — it had simply taken time to understand him.

    Today, his name lives on in science, technology, and even in companies that shape the modern age. Tesla died alone in a hotel room, feeding pigeons while the current he created hummed through cities. He did not die forgotten. He died having changed the world — and that legacy still shines.

    Il 7 gennaio 1943, Nikola Tesla morì da solo nella stanza 3327 dell'Hotel New Yorker. Aveva 86 anni. Una cameriera lo trovò due giorni dopo, dopo che aveva lasciato un cartello "non disturbare" sulla porta. La causa ufficiale fu una trombosi coronarica. Ma la verità più profonda era più nascosta: anni di isolamento, povertà e un mondo che era andato avanti senza l'uomo che contribuiva ad alimentarlo.

    Questo era l'inventore della corrente alternata, il sistema che ancora oggi attraversa le nostre case. Fu un pioniere della trasmissione senza fili, della tecnologia radio e dei motori elettrici. Detenne centinaia di brevetti e immaginò idee – come la comunicazione wireless e l'energia rinnovabile – molto prima che diventassero realtà. Eppure, alla fine della sua vita, era quasi senza un soldo.

    Nei suoi ultimi anni, Tesla visse in modo semplice. Sopravvisse principalmente a latte, pane, miele e succo di verdura. Ogni giorno andava a piedi nei parchi vicini per dare da mangiare ai piccioni, in particolare a un piccione bianco che amava profondamente. Una volta disse di amarla come un uomo ama una donna. Quando lei morì, qualcosa in lui sembrò svanire anche lui.

    C'è stato un tempo in cui Tesla abbagliava la società newyorkese, accendendo lampadine a mani nude e creando fulmini artificiali nel suo laboratorio. Un tempo gli investitori lo sostenevano. Un tempo la folla lo ammirava. Ma man mano che le sue idee diventavano più ambiziose – soprattutto il suo sogno di energia elettrica gratuita e senza fili per il mondo – i finanziamenti svanirono. Divenne noto più come un eccentrico che come un genio.

    Eppure, quando morì, il mondo si fermò. Migliaia di persone parteciparono al suo funerale. Leader e scienziati inviarono tributi. Anni dopo, la Corte Suprema gli riconobbe la priorità nei brevetti radiofonici. La storia si corresse lentamente. Il mondo da lui elettrificato non lo aveva veramente dimenticato – aveva semplicemente impiegato del tempo per capirlo.

    Oggi, il suo nome vive nella scienza, nella tecnologia e persino nelle aziende che plasmano l'era moderna. Tesla morì da solo in una stanza d'albergo, dando da mangiare ai piccioni mentre la corrente da lui creata ronzava per le città. Non morì dimenticato. Morì avendo cambiato il mondo – e questa eredità brilla ancora.
    On January 7, 1943, Nikola Tesla died alone in Room 3327 of the Hotel New Yorker. He was 86 years old. A maid found him two days later after he had left a “do not disturb” sign on his door. The official cause was coronary thrombosis. But the deeper truth was quieter — years of isolation, poverty, and a world that had moved on without the man who helped power it. This was the inventor of alternating current, the system that still runs through our homes today. He pioneered wireless transmission, radio technology, and electric motors. He held hundreds of patents and imagined ideas — like wireless communication and renewable energy — long before they became reality. Yet by the end of his life, he was nearly penniless. In his final years, Tesla lived simply. He survived mostly on milk, bread, honey, and vegetable juice. Every day he walked to nearby parks to feed pigeons, especially one white pigeon he loved deeply. He once said he loved her as a man loves a woman. When she died, something in him seemed to fade too. There was a time when Tesla dazzled New York society, lighting bulbs with his bare hands and creating artificial lightning in his laboratory. Investors once backed him. Crowds once admired him. But as his ideas grew more ambitious — especially his dream of free wireless energy for the world — funding disappeared. He became known more as an eccentric than a genius. And yet, when he died, the world paused. Thousands attended his funeral. Leaders and scientists sent tributes. Years later, the Supreme Court recognized his priority in radio patents. History slowly corrected itself. The world he electrified had not truly forgotten him — it had simply taken time to understand him. Today, his name lives on in science, technology, and even in companies that shape the modern age. Tesla died alone in a hotel room, feeding pigeons while the current he created hummed through cities. He did not die forgotten. He died having changed the world — and that legacy still shines. Il 7 gennaio 1943, Nikola Tesla morì da solo nella stanza 3327 dell'Hotel New Yorker. Aveva 86 anni. Una cameriera lo trovò due giorni dopo, dopo che aveva lasciato un cartello "non disturbare" sulla porta. La causa ufficiale fu una trombosi coronarica. Ma la verità più profonda era più nascosta: anni di isolamento, povertà e un mondo che era andato avanti senza l'uomo che contribuiva ad alimentarlo. Questo era l'inventore della corrente alternata, il sistema che ancora oggi attraversa le nostre case. Fu un pioniere della trasmissione senza fili, della tecnologia radio e dei motori elettrici. Detenne centinaia di brevetti e immaginò idee – come la comunicazione wireless e l'energia rinnovabile – molto prima che diventassero realtà. Eppure, alla fine della sua vita, era quasi senza un soldo. Nei suoi ultimi anni, Tesla visse in modo semplice. Sopravvisse principalmente a latte, pane, miele e succo di verdura. Ogni giorno andava a piedi nei parchi vicini per dare da mangiare ai piccioni, in particolare a un piccione bianco che amava profondamente. Una volta disse di amarla come un uomo ama una donna. Quando lei morì, qualcosa in lui sembrò svanire anche lui. C'è stato un tempo in cui Tesla abbagliava la società newyorkese, accendendo lampadine a mani nude e creando fulmini artificiali nel suo laboratorio. Un tempo gli investitori lo sostenevano. Un tempo la folla lo ammirava. Ma man mano che le sue idee diventavano più ambiziose – soprattutto il suo sogno di energia elettrica gratuita e senza fili per il mondo – i finanziamenti svanirono. Divenne noto più come un eccentrico che come un genio. Eppure, quando morì, il mondo si fermò. Migliaia di persone parteciparono al suo funerale. Leader e scienziati inviarono tributi. Anni dopo, la Corte Suprema gli riconobbe la priorità nei brevetti radiofonici. La storia si corresse lentamente. Il mondo da lui elettrificato non lo aveva veramente dimenticato – aveva semplicemente impiegato del tempo per capirlo. Oggi, il suo nome vive nella scienza, nella tecnologia e persino nelle aziende che plasmano l'era moderna. Tesla morì da solo in una stanza d'albergo, dando da mangiare ai piccioni mentre la corrente da lui creata ronzava per le città. Non morì dimenticato. Morì avendo cambiato il mondo – e questa eredità brilla ancora.
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  • È il momento di fermarci e fare una riflessione più profonda sul tempo che stiamo vivendo.
    Insieme a esperti di ambito universitario e alle associazioni che partecipano al percorso di attivismo del Coordinamento per la Pace, faremo il punto sullo stato della comunicazione democratica e sulla veicolazione dell’informazione in un contesto di guerra e di crescente disordine geopolitico.
    Un’occasione di confronto e di approfondimento per comprendere meglio il presente e rafforzare il nostro ruolo di cittadini informati e consapevoli.

    Vi aspettiamo.

    Post + link evento Facebook:

    https://www.facebook.com/share/p/187CUpomfg/

    #Democrazia #Informazione #Pace #Geopolitica #CittadinanzaAttiva
    È il momento di fermarci e fare una riflessione più profonda sul tempo che stiamo vivendo. Insieme a esperti di ambito universitario e alle associazioni che partecipano al percorso di attivismo del Coordinamento per la Pace, faremo il punto sullo stato della comunicazione democratica e sulla veicolazione dell’informazione in un contesto di guerra e di crescente disordine geopolitico. Un’occasione di confronto e di approfondimento per comprendere meglio il presente e rafforzare il nostro ruolo di cittadini informati e consapevoli. 🌍📚 Vi aspettiamo. 👉 Post + link evento Facebook: https://www.facebook.com/share/p/187CUpomfg/ #Democrazia #Informazione #Pace #Geopolitica #CittadinanzaAttiva
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  • IL SEQUESTRO DEL TEMPO - NUOVO ARTICOLO SUL FORUM

    La raccolta differenziata porta a porta è stato il "paziente zero" del sequestro del tempo. È il primo grande esperimento di massa in cui un costo industriale è stato trasformato in un dovere morale del cittadino, facendogli fare gratis il lavoro che prima era a carico dell'azienda. Prima passava il camion e raccoglieva tutto; la separazione avveniva (o doveva avvenire) negli impianti. Oggi il lavoro lo fai tu. Separi, pulisci i contenitori, stocchi in casa (occupando il tuo spazio privato), esponi i bidoni secondo calendari rigidi. Quei 10-15 minuti al giorno dedicati alla gestione dei rifiuti sono ore di vita sottratte ogni mese. Moltiplicato per tutti i cittadini , è una mole di lavoro gratuito che ricevono "in dono". Infatti le aziende e le amministrazioni comunali continuano a spingere sulla raccolta differenziata spinta (porta a porta) per ragioni che non sono sempre legate all'efficienza tecnologica, ma a precisi vincoli normativi ed economici:
    - Obblighi Normativi UE e Nazionali: La legge italiana, in linea con le direttive europee, impone il raggiungimento di quote percentuali di raccolta differenziata "alla fonte" (ovvero fatta in casa dal cittadino). Spesso gli obiettivi sono legati alla qualità del materiale: la plastica o la carta separate alla fonte sono meno "contaminate" e hanno un valore di mercato superiore per i consorzi di riciclo (come CONAI) rispetto a quelle estratte meccanicamente dai rifiuti indifferenziati.
    - Investimenti e Profitto: Gestire impianti TMB avanzati richiede enormi investimenti iniziali. Al contrario, la raccolta porta a porta permette di esternalizzare il costo della selezione direttamente sul tempo e sullo sforzo del cittadino. In questo modo, l'azienda riceve materiale già parzialmente lavorato gratuitamente, incassando i contributi per il riciclo mentre la TARI continua a riflettere i costi di una logistica complessa.
    - Evoluzione Tecnologica 2025-2026: Le ultime tendenze nel riciclo industriale mostrano che l'Intelligenza Artificiale e la sensoristica SMART stanno rendendo gli impianti TMB capaci di separare i rifiuti con una precisione mai vista prima, riducendo drasticamente la massa di scarti da inviare in discarica. Nonostante ciò, il "sequestro del tempo" rimane il modello preferito perché garantisce una catena di controllo sociale ed economica consolidata.

    In sintesi, il cittadino agisce come il "primo anello della catena di montaggio" di un'industria multimilionaria, svolgendo gratis un compito che le macchine potrebbero già fare, spesso senza vedere benefici reali sulla tariffa finale data la tendenza all'aumento della TARI (media nazionale ~340€ nel 2025, +3,3%) che, nonostante l'introduzione di sistemi virtuosi, è un fenomeno riscontrabile in gran parte d'Italia. Sebbene i sistemi come il porta a porta e la tariffa puntuale (TARIC) mirino a premiare chi differenzia meglio, diversi fattori strutturali spingono le tariffe verso l'alto a livello nazionale. In teoria, il cittadino dovrebbe essere pagato o ricevere sconti massicci per il servizio di selezione che svolge ma è stato manipolato sul suo senso civico e morale. Per l'ambiente ed il nostro futuro."Pensavate di salvare il pianeta? Stavate solo salvando i bilanci di chi gestisce i rifiuti. La raccolta differenziata porta a porta è stato il primo test per vedere quanto lavoro gratuito eravamo disposti a fare".

    Poi una volta che il sistema ha funzionato ci siamo ritrovati alle casse automatiche dei grandi supermercati, sempre con la spinta del "Ti conviene perchè salti la fila e fai prima". La realtà? State lavorando gratis per la GDO. Siete voi a passare i codici, a pesare la verdura, a gestire gli errori del software e a imbustare. Con il risultato che il supermercato risparmia sullo stipendio di un cassiere, ma i prezzi sullo scaffale sono saliti del 24,9%, dove ne abbiamo parlato ---> https://www.tuteladirittosoggettivo.it/forum/topic/quanto-pesa-la-spesa-degli-italiani/. Dove finisce il risparmio del costo del lavoro che abbiamo regalato noi facendo i cassieri? Finisce dritto nei margini degli speculatori. Il risparmio per un'azienda come la Coop (o qualsiasi grande catena della GDO) derivante dall'eliminazione di una singola postazione di cassa servita non si limita al solo stipendio, ma comprende una serie di "costi accessori" che l'automazione azzera completamente. Analizzando i dati del settore retail per il 2025-2026, ecco una stima realistica del risparmio annuale per ogni cassiere "sostituito" dalle macchine. Un cassiere full-time (livello medio CCNL Commercio) costa all'azienda molto più di quanto percepisca in busta paga:
    - Retribuzione Annua Lorda (RAL): circa 22.000€ - 26.000€.
    - Oneri previdenziali e assistenziali (INPS/INAIL): circa il 30% della RAL.
    - Accantonamento TFR e ratei (13ª e 14ª): circa il 15-20% della RAL.
    - Totale costo annuo per addetto: tra i 35.000€ e i 42.000€.
    Se prima servivano 4 cassieri per 4 casse (costo totale: ~160.000€), ora serve 1 solo addetto alla vigilanza per le stesse 4 casse automatiche (costo: ~40.000€).
    - Risparmio netto per blocco di casse: circa 120.000€ l'anno.

    L'automazione elimina variabili umane che pesano sul bilancio:
    - Malattie, ferie e permessi: La macchina non si assenta mai.
    - Formazione e sicurezza: Costi fissi obbligatori per ogni dipendente fisico.
    - Errori di cassa e ammanchi: La precisione digitale riduce le perdite monetarie dirette.

    Se consideriamo che ogni cliente impiega mediamente 3-5 minuti per fare il "lavoro del cassiere" (passare i prodotti, pesare, pagare), e moltiplichiamo questo tempo per le migliaia di clienti giornalieri di un punto vendita il supermercato riceve in "regalo" dai cittadini circa 30-50 ore di lavoro manuale gratuito al giorno. Al valore della manodopera base, questo è un ulteriore risparmio occulto di circa 15.000€ - 20.000€ annui per punto vendita.

    E dopo aver fatto l'operatore ecologico ed il cassiere di supermercato, si torna a casa a fare il segretario amministrativo. Obbligando i genitori all'uso esclusivo di SPID e CIE per ogni minima comunicazione, le scuole hanno smantellato il servizio di segreteria, ribaltando l'intero onere burocratico sulle famiglie. Oggi siamo noi a dover fare il data-entry, a monitorare portali spesso inefficienti e a risolvere bug informatici nelle nostre ore di riposo. Se il sistema non ci notifica un'assenza, la colpa è nostra: "Doveva vigilare lei". Lo Stato risparmia sul personale e noi paghiamo con il nostro tempo. La digitalizzazione deve essere un servizio, non un modo per trasformare i cittadini in impiegati amministrativi gratuiti. Se moltiplichi 20 minuti a settimana per 26 milioni di famiglie, ottieni una quantità di lavoro gratuito immane che genera risparmio per la PA, ma zero vantaggi per te. Il "sequestro del tempo" è la forma più sottile e pervasiva di prevaricazione burocratica del 2026. Mentre la narrazione ufficiale parla di "semplificazione digitale", la realtà è che lo Stato sta trasferendo l'intero onere lavorativo dell'amministrazione sulle spalle del cittadino ma anche tutte le colpe.

    Siamo di fronte a una forma di sequestro del tempo sistemico. Il tempo è un bene limitato e non riproducibile. Quando un'organizzazione, sia essa pubblica o privata, impone al cittadino di svolgere compiti amministrativi o logistici per proprio conto, sta di fatto prelevando una risorsa privata per ottimizzare i propri bilanci. Il metodo è sempre lo stesso: tu lavori, loro guadagnano e il tuo tempo sparisce. In un mondo che corre per rubarti un secondo di attenzione e trasformarlo in un profitto per qualcun altro, fermarsi a ragionare sui propri diritti è rivoluzionario. Ci hanno tolto il servizio e ci hanno dato il dovere di farlo al posto loro. È ora di riprenderci il nostro tempo.

    SIATE CONSAPEVOLI, SIATE LIBERI

    LEGGI QUI --->https://www.tuteladirittosoggettivo.it/forum/topic/il-sequestro-del-tempo/
    IL SEQUESTRO DEL TEMPO - NUOVO ARTICOLO SUL FORUM La raccolta differenziata porta a porta è stato il "paziente zero" del sequestro del tempo. È il primo grande esperimento di massa in cui un costo industriale è stato trasformato in un dovere morale del cittadino, facendogli fare gratis il lavoro che prima era a carico dell'azienda. Prima passava il camion e raccoglieva tutto; la separazione avveniva (o doveva avvenire) negli impianti. Oggi il lavoro lo fai tu. Separi, pulisci i contenitori, stocchi in casa (occupando il tuo spazio privato), esponi i bidoni secondo calendari rigidi. Quei 10-15 minuti al giorno dedicati alla gestione dei rifiuti sono ore di vita sottratte ogni mese. Moltiplicato per tutti i cittadini , è una mole di lavoro gratuito che ricevono "in dono". Infatti le aziende e le amministrazioni comunali continuano a spingere sulla raccolta differenziata spinta (porta a porta) per ragioni che non sono sempre legate all'efficienza tecnologica, ma a precisi vincoli normativi ed economici: - Obblighi Normativi UE e Nazionali: La legge italiana, in linea con le direttive europee, impone il raggiungimento di quote percentuali di raccolta differenziata "alla fonte" (ovvero fatta in casa dal cittadino). Spesso gli obiettivi sono legati alla qualità del materiale: la plastica o la carta separate alla fonte sono meno "contaminate" e hanno un valore di mercato superiore per i consorzi di riciclo (come CONAI) rispetto a quelle estratte meccanicamente dai rifiuti indifferenziati. - Investimenti e Profitto: Gestire impianti TMB avanzati richiede enormi investimenti iniziali. Al contrario, la raccolta porta a porta permette di esternalizzare il costo della selezione direttamente sul tempo e sullo sforzo del cittadino. In questo modo, l'azienda riceve materiale già parzialmente lavorato gratuitamente, incassando i contributi per il riciclo mentre la TARI continua a riflettere i costi di una logistica complessa. - Evoluzione Tecnologica 2025-2026: Le ultime tendenze nel riciclo industriale mostrano che l'Intelligenza Artificiale e la sensoristica SMART stanno rendendo gli impianti TMB capaci di separare i rifiuti con una precisione mai vista prima, riducendo drasticamente la massa di scarti da inviare in discarica. Nonostante ciò, il "sequestro del tempo" rimane il modello preferito perché garantisce una catena di controllo sociale ed economica consolidata. In sintesi, il cittadino agisce come il "primo anello della catena di montaggio" di un'industria multimilionaria, svolgendo gratis un compito che le macchine potrebbero già fare, spesso senza vedere benefici reali sulla tariffa finale data la tendenza all'aumento della TARI (media nazionale ~340€ nel 2025, +3,3%) che, nonostante l'introduzione di sistemi virtuosi, è un fenomeno riscontrabile in gran parte d'Italia. Sebbene i sistemi come il porta a porta e la tariffa puntuale (TARIC) mirino a premiare chi differenzia meglio, diversi fattori strutturali spingono le tariffe verso l'alto a livello nazionale. In teoria, il cittadino dovrebbe essere pagato o ricevere sconti massicci per il servizio di selezione che svolge ma è stato manipolato sul suo senso civico e morale. Per l'ambiente ed il nostro futuro."Pensavate di salvare il pianeta? Stavate solo salvando i bilanci di chi gestisce i rifiuti. La raccolta differenziata porta a porta è stato il primo test per vedere quanto lavoro gratuito eravamo disposti a fare". Poi una volta che il sistema ha funzionato ci siamo ritrovati alle casse automatiche dei grandi supermercati, sempre con la spinta del "Ti conviene perchè salti la fila e fai prima". La realtà? State lavorando gratis per la GDO. Siete voi a passare i codici, a pesare la verdura, a gestire gli errori del software e a imbustare. Con il risultato che il supermercato risparmia sullo stipendio di un cassiere, ma i prezzi sullo scaffale sono saliti del 24,9%, dove ne abbiamo parlato ---> https://www.tuteladirittosoggettivo.it/forum/topic/quanto-pesa-la-spesa-degli-italiani/. Dove finisce il risparmio del costo del lavoro che abbiamo regalato noi facendo i cassieri? Finisce dritto nei margini degli speculatori. Il risparmio per un'azienda come la Coop (o qualsiasi grande catena della GDO) derivante dall'eliminazione di una singola postazione di cassa servita non si limita al solo stipendio, ma comprende una serie di "costi accessori" che l'automazione azzera completamente. Analizzando i dati del settore retail per il 2025-2026, ecco una stima realistica del risparmio annuale per ogni cassiere "sostituito" dalle macchine. Un cassiere full-time (livello medio CCNL Commercio) costa all'azienda molto più di quanto percepisca in busta paga: - Retribuzione Annua Lorda (RAL): circa 22.000€ - 26.000€. - Oneri previdenziali e assistenziali (INPS/INAIL): circa il 30% della RAL. - Accantonamento TFR e ratei (13ª e 14ª): circa il 15-20% della RAL. - Totale costo annuo per addetto: tra i 35.000€ e i 42.000€. Se prima servivano 4 cassieri per 4 casse (costo totale: ~160.000€), ora serve 1 solo addetto alla vigilanza per le stesse 4 casse automatiche (costo: ~40.000€). - Risparmio netto per blocco di casse: circa 120.000€ l'anno. L'automazione elimina variabili umane che pesano sul bilancio: - Malattie, ferie e permessi: La macchina non si assenta mai. - Formazione e sicurezza: Costi fissi obbligatori per ogni dipendente fisico. - Errori di cassa e ammanchi: La precisione digitale riduce le perdite monetarie dirette. Se consideriamo che ogni cliente impiega mediamente 3-5 minuti per fare il "lavoro del cassiere" (passare i prodotti, pesare, pagare), e moltiplichiamo questo tempo per le migliaia di clienti giornalieri di un punto vendita il supermercato riceve in "regalo" dai cittadini circa 30-50 ore di lavoro manuale gratuito al giorno. Al valore della manodopera base, questo è un ulteriore risparmio occulto di circa 15.000€ - 20.000€ annui per punto vendita. E dopo aver fatto l'operatore ecologico ed il cassiere di supermercato, si torna a casa a fare il segretario amministrativo. Obbligando i genitori all'uso esclusivo di SPID e CIE per ogni minima comunicazione, le scuole hanno smantellato il servizio di segreteria, ribaltando l'intero onere burocratico sulle famiglie. Oggi siamo noi a dover fare il data-entry, a monitorare portali spesso inefficienti e a risolvere bug informatici nelle nostre ore di riposo. Se il sistema non ci notifica un'assenza, la colpa è nostra: "Doveva vigilare lei". Lo Stato risparmia sul personale e noi paghiamo con il nostro tempo. La digitalizzazione deve essere un servizio, non un modo per trasformare i cittadini in impiegati amministrativi gratuiti. Se moltiplichi 20 minuti a settimana per 26 milioni di famiglie, ottieni una quantità di lavoro gratuito immane che genera risparmio per la PA, ma zero vantaggi per te. Il "sequestro del tempo" è la forma più sottile e pervasiva di prevaricazione burocratica del 2026. Mentre la narrazione ufficiale parla di "semplificazione digitale", la realtà è che lo Stato sta trasferendo l'intero onere lavorativo dell'amministrazione sulle spalle del cittadino ma anche tutte le colpe. Siamo di fronte a una forma di sequestro del tempo sistemico. Il tempo è un bene limitato e non riproducibile. Quando un'organizzazione, sia essa pubblica o privata, impone al cittadino di svolgere compiti amministrativi o logistici per proprio conto, sta di fatto prelevando una risorsa privata per ottimizzare i propri bilanci. Il metodo è sempre lo stesso: tu lavori, loro guadagnano e il tuo tempo sparisce. In un mondo che corre per rubarti un secondo di attenzione e trasformarlo in un profitto per qualcun altro, fermarsi a ragionare sui propri diritti è rivoluzionario. Ci hanno tolto il servizio e ci hanno dato il dovere di farlo al posto loro. È ora di riprenderci il nostro tempo. SIATE CONSAPEVOLI, SIATE LIBERI LEGGI QUI --->https://www.tuteladirittosoggettivo.it/forum/topic/il-sequestro-del-tempo/
    WWW.TUTELADIRITTOSOGGETTIVO.IT
    QUANTO PESA LA SPESA DEGLI ITALIANI?
    A causa dei vari movimenti geopolitici (ne abbiamo parlato ---> QUI), tra i primi la "guerra in Ucraina", c'è stato un cospicuo aumento …
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  • La Gen Z sta perdendo una competenza che l’umanità possiede da 5.500 anni: il 40% fatica ormai a padroneggiare la comunicazione
    La generazione Z, cresciuta con lo smartphone in tasca e le notifiche sempre accese, comunica più di qualunque altra
    https://www.area15fitness.it/09-166582-gen-z-comunicazione/
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  • #falsissimo #FabrizioCorona
    #Signorini #SIGNORINIGATE
    #Mediaset #piersilvio #GrandeFratello

    Benvenuti in Italia, il Paese in cui un giornalista iscritto all’albo che si spara da solo, con una pistola detenuta illegalmente, per ottenere la scorta, viene “premiato”.

    Sospeso per un anno, ha continuato a scrivere sul suo giornale online senza firmare gli articoli; il sito, pieno di contenuti diffamatori verso colleghi e politici, non è mai stato oscurato e nessun articolo è stato rimosso. Dopo aver patteggiato 3 anni e 10 mesi di reclusione per simulazione di reato, calunnia, detenzione abusiva di arma e falso, è di nuovo al centro di una vicenda giudiziaria per tentata estorsione a un sindaco. Nonostante tutto, lavora ancora come giornalista e cura la comunicazione istituzionale al Senato.

    Intanto, un provvedimento giudiziario storico arriva per Fabrizio Corona: il Tribunale civile di Milano ha ordinato la rimozione immediata di tutti i video e contenuti riguardanti Alfonso Signorini pubblicati dal format "Falsissimo" e ha vietato la pubblicazione di nuovi contenuti diffamatori o lesivi della sua reputazione. Corona dovrà depositare tutto il materiale presso il tribunale e rischia 2.000 euro al giorno di penale per ogni violazione.

    Il giudice ha motivato la decisione rilevando che i contenuti avevano carattere diffamatorio e lesivo della dignità personale di Signorini — attualmente indagato per tentata estorsione e violenza sessuale — sfruttando l’interesse morboso del pubblico senza prove sufficienti.

    Per la prima volta in Italia, un giudice censura preventivamente dei contenuti per impedirne la divulgazione.

    Che Fabrizio Corona piaccia o meno, quello che sta accadendo evidenzia un problema importante che rischia di creare un precedente destinato a incidere pesantemente sulle sorti di chi fa informazione.

    - Luciana Esposito
    #falsissimo #FabrizioCorona #Signorini #SIGNORINIGATE #Mediaset #piersilvio #GrandeFratello Benvenuti in Italia, il Paese in cui un giornalista iscritto all’albo che si spara da solo, con una pistola detenuta illegalmente, per ottenere la scorta, viene “premiato”. Sospeso per un anno, ha continuato a scrivere sul suo giornale online senza firmare gli articoli; il sito, pieno di contenuti diffamatori verso colleghi e politici, non è mai stato oscurato e nessun articolo è stato rimosso. Dopo aver patteggiato 3 anni e 10 mesi di reclusione per simulazione di reato, calunnia, detenzione abusiva di arma e falso, è di nuovo al centro di una vicenda giudiziaria per tentata estorsione a un sindaco. Nonostante tutto, lavora ancora come giornalista e cura la comunicazione istituzionale al Senato. Intanto, un provvedimento giudiziario storico arriva per Fabrizio Corona: il Tribunale civile di Milano ha ordinato la rimozione immediata di tutti i video e contenuti riguardanti Alfonso Signorini pubblicati dal format "Falsissimo" e ha vietato la pubblicazione di nuovi contenuti diffamatori o lesivi della sua reputazione. Corona dovrà depositare tutto il materiale presso il tribunale e rischia 2.000 euro al giorno di penale per ogni violazione. Il giudice ha motivato la decisione rilevando che i contenuti avevano carattere diffamatorio e lesivo della dignità personale di Signorini — attualmente indagato per tentata estorsione e violenza sessuale — sfruttando l’interesse morboso del pubblico senza prove sufficienti. Per la prima volta in Italia, un giudice censura preventivamente dei contenuti per impedirne la divulgazione. Che Fabrizio Corona piaccia o meno, quello che sta accadendo evidenzia un problema importante che rischia di creare un precedente destinato a incidere pesantemente sulle sorti di chi fa informazione. - Luciana Esposito
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  • Il MUOSTRO DI NISCEMI

    MUOS a Niscemi è una stazione terrestre del sistema militare di comunicazioni satellitari Mobile User Objective System (MUOS), gestita dalla Marina militare degli Stati Uniti. Situata nel libero consorzio comunale di Caltanissetta, all'interno della Riserva Naturale Orientata della Sughereta di Niscemi, la base è parte della Naval Radio Transmitter Facility (NRTF), operativa dal 1991. Il progetto, inizialmente previsto a Sigonella, è stato spostato a Niscemi per evitare interferenze elettromagnetiche con armi presenti nella base, come rivelato da uno studio dell'AGI del 2007.

    La stazione, completata nel 2014, include tre antenne paraboliche da 18,4 metri e due trasmettitori elicoidali da 149 metri, che operano in bande UHF e Ka, con frequenze tra 240 e 315 MHz e 30–31 GHz, rispettivamente. Il sistema consente comunicazioni ad alta velocità per droni, sottomarini, aerei e centri di comando della NATO e degli USA.

    Il MUOS ha suscitato forti opposizioni da parte dei comitati No Muos, che denunciano rischi per la salute umana (inquinamento elettromagnetico, rischio di leucemie e mutazioni genetiche), impatto ambientale sulla riserva naturale e violazione dell’art. 11 della Costituzione italiana, che ripudia la guerra come strumento di offesa.

    Nel 2026, Niscemi è tornata sotto i riflettori per una frana di 4 km, che ha isolato il paese e causato lo sfollamento di oltre 1500 persone. Le autorità hanno identificato cause strutturali: incuria politica, abusi edilizi, instabilità geologica e militarizzazione del territorio, con la presenza della base da decenni. Il disastro ha riacceso il dibattito sulla responsabilità delle istituzioni e sul ruolo della base militare nel degrado del territorio.

    Attualmente, la stazione è in funzione dal 2016 e rimane un punto focale di tensione tra sicurezza nazionale, sovranità territoriale e diritti dei cittadini.

    Quali sono i rischi per la salute legati alle frequenze MUOS?
    Come ha influenzato la militarizzazione la geologia di Niscemi?
    Quali misure sono state prese per proteggere la riserva naturale?

    No Muos
    A seguito della chiusura della stazione di Keflavik (Islanda), nel settembre 2006 è stato installato a Niscemi un Sistema “addizionale” di processamento e comunicazione automatico e integrato (ISABPS) che consente tutte le funzioni di collegamento in bassa frequenza con i sottomarini strategici (Atlantic Low Frequency Submarine Broadcast). Attualmente all’interno dell’infrastruttura fervono i preparativi per l’installazione di uno dei quattro terminali terrestri al mondo del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari MUOS (Mobile User Objective System) della Marina militare degli Stai Uniti d’America (US Navy)

    Stampalibera
    Niscemi è vittima di una gestione del territorio che da anni avvelena l’acqua, l’aria e la terra. Un totale avvelenamento causato dall’istallazione delle antenne MUOS, opere strategiche per la guerra e nello stesso tempo “arma ambientale”. In queste ore basta guardare le riprese dei droni per far somigliare quei territori devastati simili agli scenari che riproducono aree colpite dalle bombe.

    Editoriale Domani
    niscemi-oltre-disastro-geologico-rimarra-presidio-pace-no-muos-usa-nxwd9vs7
    Non è solo il centro del mondo. Niscemi come presidio di pace
    Da quando nel 2006 fu stipulato il patto con gli Usa per l’installazione del Muos, detto anche il “Muostro”, un sistema satellitare che crea una rete di comunicazione segreta in tutto il pianeta, i niscemesi si oppongono strenuamente ...

    Il Fatto Nisseno
    dal-muos-alla-frana-di-niscemi-janni-ciclone-harry-non-e-emergenza-inaspettata

    Il Fatto Quotidiano
    la rabbia di niscemi: “dov’è lo stato? i miliardi inviati da roma sono stati utilizzati per il territorio?”
    La rabbia di Niscemi contro Schifani: "Dov'è lo Stato? I miliardi inviati da Roma sono stati utilizzati per il territorio?"
    Il MUOSTRO DI NISCEMI MUOS a Niscemi è una stazione terrestre del sistema militare di comunicazioni satellitari Mobile User Objective System (MUOS), gestita dalla Marina militare degli Stati Uniti. Situata nel libero consorzio comunale di Caltanissetta, all'interno della Riserva Naturale Orientata della Sughereta di Niscemi, la base è parte della Naval Radio Transmitter Facility (NRTF), operativa dal 1991. Il progetto, inizialmente previsto a Sigonella, è stato spostato a Niscemi per evitare interferenze elettromagnetiche con armi presenti nella base, come rivelato da uno studio dell'AGI del 2007. La stazione, completata nel 2014, include tre antenne paraboliche da 18,4 metri e due trasmettitori elicoidali da 149 metri, che operano in bande UHF e Ka, con frequenze tra 240 e 315 MHz e 30–31 GHz, rispettivamente. Il sistema consente comunicazioni ad alta velocità per droni, sottomarini, aerei e centri di comando della NATO e degli USA. Il MUOS ha suscitato forti opposizioni da parte dei comitati No Muos, che denunciano rischi per la salute umana (inquinamento elettromagnetico, rischio di leucemie e mutazioni genetiche), impatto ambientale sulla riserva naturale e violazione dell’art. 11 della Costituzione italiana, che ripudia la guerra come strumento di offesa. Nel 2026, Niscemi è tornata sotto i riflettori per una frana di 4 km, che ha isolato il paese e causato lo sfollamento di oltre 1500 persone. Le autorità hanno identificato cause strutturali: incuria politica, abusi edilizi, instabilità geologica e militarizzazione del territorio, con la presenza della base da decenni. Il disastro ha riacceso il dibattito sulla responsabilità delle istituzioni e sul ruolo della base militare nel degrado del territorio. Attualmente, la stazione è in funzione dal 2016 e rimane un punto focale di tensione tra sicurezza nazionale, sovranità territoriale e diritti dei cittadini. Quali sono i rischi per la salute legati alle frequenze MUOS? Come ha influenzato la militarizzazione la geologia di Niscemi? Quali misure sono state prese per proteggere la riserva naturale? No Muos A seguito della chiusura della stazione di Keflavik (Islanda), nel settembre 2006 è stato installato a Niscemi un Sistema “addizionale” di processamento e comunicazione automatico e integrato (ISABPS) che consente tutte le funzioni di collegamento in bassa frequenza con i sottomarini strategici (Atlantic Low Frequency Submarine Broadcast). Attualmente all’interno dell’infrastruttura fervono i preparativi per l’installazione di uno dei quattro terminali terrestri al mondo del nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari MUOS (Mobile User Objective System) della Marina militare degli Stai Uniti d’America (US Navy) Stampalibera Niscemi è vittima di una gestione del territorio che da anni avvelena l’acqua, l’aria e la terra. Un totale avvelenamento causato dall’istallazione delle antenne MUOS, opere strategiche per la guerra e nello stesso tempo “arma ambientale”. In queste ore basta guardare le riprese dei droni per far somigliare quei territori devastati simili agli scenari che riproducono aree colpite dalle bombe. Editoriale Domani niscemi-oltre-disastro-geologico-rimarra-presidio-pace-no-muos-usa-nxwd9vs7 Non è solo il centro del mondo. Niscemi come presidio di pace Da quando nel 2006 fu stipulato il patto con gli Usa per l’installazione del Muos, detto anche il “Muostro”, un sistema satellitare che crea una rete di comunicazione segreta in tutto il pianeta, i niscemesi si oppongono strenuamente ... Il Fatto Nisseno dal-muos-alla-frana-di-niscemi-janni-ciclone-harry-non-e-emergenza-inaspettata Il Fatto Quotidiano la rabbia di niscemi: “dov’è lo stato? i miliardi inviati da roma sono stati utilizzati per il territorio?” La rabbia di Niscemi contro Schifani: "Dov'è lo Stato? I miliardi inviati da Roma sono stati utilizzati per il territorio?"
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  • Estratto dal discorso di Papa Leone XIV al corpo diplomatico. 16- Maggio 2025-https://share.google/ZYJFegd9cEXlErptd
    Nel nostro dialogo vorrei che tenessimo presente tre parole-chiave, ( pace, giustizia, verità n.d.r.) che costituiscono i pilastri dell’azione missionaria della Chiesa e del lavoro della diplomazia della Santa Sede.

    La prima parola è pace. Troppe volte la consideriamo una parola “negativa”, ossia come mera assenza di guerra e di conflitto, poiché la contrapposizione è parte della natura umana e ci accompagna sempre, spingendoci troppo spesso a vivere in un costante “stato di conflitto”: in casa, al lavoro, nella società. La pace allora sembra una semplice tregua, un momento di riposo tra una contesa e l’altra, poiché, per quanto ci si sforzi, le tensioni sono sempre presenti, un po’ come la brace che cova sotto la cenere, pronta a riaccendersi in ogni momento.

    Nella prospettiva cristiana — come anche in quella di altre esperienze religiose — la pace è anzitutto un dono: il primo dono di Cristo: «Vi do la mia pace» (Gv 14, 27). Essa è però un dono attivo, coinvolgente, che interessa e impegna ciascuno di noi, indipendentemente dalla provenienza culturale e dall’appartenenza religiosa, e che esige anzitutto un lavoro su sé stessi. La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi.

    In quest’ottica, ritengo fondamentale il contributo che le religioni e il dialogo interreligioso possono svolgere per favorire contesti di pace. Ciò naturalmente esige il pieno rispetto della libertà religiosa in ogni Paese, poiché l’esperienza religiosa è una dimensione fondamentale della persona umana, tralasciando la quale è difficile, se non impossibile, compiere quella purificazione del cuore necessaria per costruire relazioni di pace.

    A partire da questo lavoro, che tutti siamo chiamati a fare, si possono sradicare le premesse di ogni conflitto e di ogni distruttiva volontà di conquista. Ciò esige anche una sincera volontà di dialogo, animata dal desiderio di incontrarsi più che di scontrarsi. In questa prospettiva è necessario ridare respiro alla diplomazia multilaterale e a quelle istituzioni internazionali che sono state volute e pensate anzitutto per porre rimedio alle contese che potessero insorgere in seno alla Comunità internazionale. Certo, occorre anche la volontà di smettere di produrre strumenti di distruzione e di morte, poiché, come ricordava Papa Francesco nel suo ultimo Messaggio Urbi et Orbi, «nessuna pace è possibile senza un vero disarmo [e] l’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo» (1).

    La seconda parola è giustizia. Perseguire la pace esige di praticare la giustizia. Come ho già avuto modo di accennare, ho scelto il mio nome pensando anzitutto a Leone XIII, il Papa della prima grande enciclica sociale, la Rerum novarum. Nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo, la Santa Sede non può esimersi dal far sentire la propria voce dinanzi ai numerosi squilibri e alle ingiustizie che conducono, tra l’altro, a condizioni indegne di lavoro e a società sempre più frammentate e conflittuali. Occorre peraltro adoperarsi per porre rimedio alle disparità globali, che vedono opulenza e indigenza tracciare solchi profondi tra continenti, Paesi e anche all’interno di singole società.

    È compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate. Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, «società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società» (2). Inoltre, nessuno può esimersi dal favorire contesti in cui sia tutelata la dignità di ogni persona, specialmente di quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato.

    La mia stessa storia è quella di un cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato. Ciascuno di noi, nel corso della vita, si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio.

    La terza parola è verità. Non si possono costruire relazioni veramente pacifiche, anche in seno alla Comunità internazionale, senza verità. Laddove le parole assumono connotati ambigui e ambivalenti e il mondo virtuale, con la sua mutata percezione del reale, prende il sopravvento senza controllo, è arduo costruire rapporti autentici, poiché vengono meno le premesse oggettive e reali della comunicazione.

    Da parte sua, la Chiesa non può mai esimersi dal dire la verità sull’uomo e sul mondo, ricorrendo quando necessario anche ad un linguaggio schietto, che può suscitare qualche iniziale incomprensione. La verità però non è mai disgiunta dalla carità, che alla radice ha sempre la preoccupazione per la vita e il bene di ogni uomo e donna. D’altronde, nella prospettiva cristiana, la verità non è l’affermazione di principi astratti e disincarnati, ma l’incontro con la persona stessa di Cristo, che vive nella comunità dei credenti. Così la verità non ci allontana, anzi ci consente di affrontare con miglior vigore le sfide del nostro tempo, come le migrazioni, l’uso etico dell’intelligenza artificiale e la salvaguardia della nostra amata Terra. Sono sfide che richiedono l’impegno e la collaborazione di tutti, poiché nessuno può pensare di affrontarle da solo.
    Estratto dal discorso di Papa Leone XIV al corpo diplomatico. 16- Maggio 2025-https://share.google/ZYJFegd9cEXlErptd Nel nostro dialogo vorrei che tenessimo presente tre parole-chiave, ( pace, giustizia, verità n.d.r.) che costituiscono i pilastri dell’azione missionaria della Chiesa e del lavoro della diplomazia della Santa Sede. La prima parola è pace. Troppe volte la consideriamo una parola “negativa”, ossia come mera assenza di guerra e di conflitto, poiché la contrapposizione è parte della natura umana e ci accompagna sempre, spingendoci troppo spesso a vivere in un costante “stato di conflitto”: in casa, al lavoro, nella società. La pace allora sembra una semplice tregua, un momento di riposo tra una contesa e l’altra, poiché, per quanto ci si sforzi, le tensioni sono sempre presenti, un po’ come la brace che cova sotto la cenere, pronta a riaccendersi in ogni momento. Nella prospettiva cristiana — come anche in quella di altre esperienze religiose — la pace è anzitutto un dono: il primo dono di Cristo: «Vi do la mia pace» (Gv 14, 27). Essa è però un dono attivo, coinvolgente, che interessa e impegna ciascuno di noi, indipendentemente dalla provenienza culturale e dall’appartenenza religiosa, e che esige anzitutto un lavoro su sé stessi. La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi. In quest’ottica, ritengo fondamentale il contributo che le religioni e il dialogo interreligioso possono svolgere per favorire contesti di pace. Ciò naturalmente esige il pieno rispetto della libertà religiosa in ogni Paese, poiché l’esperienza religiosa è una dimensione fondamentale della persona umana, tralasciando la quale è difficile, se non impossibile, compiere quella purificazione del cuore necessaria per costruire relazioni di pace. A partire da questo lavoro, che tutti siamo chiamati a fare, si possono sradicare le premesse di ogni conflitto e di ogni distruttiva volontà di conquista. Ciò esige anche una sincera volontà di dialogo, animata dal desiderio di incontrarsi più che di scontrarsi. In questa prospettiva è necessario ridare respiro alla diplomazia multilaterale e a quelle istituzioni internazionali che sono state volute e pensate anzitutto per porre rimedio alle contese che potessero insorgere in seno alla Comunità internazionale. Certo, occorre anche la volontà di smettere di produrre strumenti di distruzione e di morte, poiché, come ricordava Papa Francesco nel suo ultimo Messaggio Urbi et Orbi, «nessuna pace è possibile senza un vero disarmo [e] l’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo» (1). La seconda parola è giustizia. Perseguire la pace esige di praticare la giustizia. Come ho già avuto modo di accennare, ho scelto il mio nome pensando anzitutto a Leone XIII, il Papa della prima grande enciclica sociale, la Rerum novarum. Nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo, la Santa Sede non può esimersi dal far sentire la propria voce dinanzi ai numerosi squilibri e alle ingiustizie che conducono, tra l’altro, a condizioni indegne di lavoro e a società sempre più frammentate e conflittuali. Occorre peraltro adoperarsi per porre rimedio alle disparità globali, che vedono opulenza e indigenza tracciare solchi profondi tra continenti, Paesi e anche all’interno di singole società. È compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate. Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, «società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società» (2). Inoltre, nessuno può esimersi dal favorire contesti in cui sia tutelata la dignità di ogni persona, specialmente di quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato. La mia stessa storia è quella di un cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato. Ciascuno di noi, nel corso della vita, si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio. La terza parola è verità. Non si possono costruire relazioni veramente pacifiche, anche in seno alla Comunità internazionale, senza verità. Laddove le parole assumono connotati ambigui e ambivalenti e il mondo virtuale, con la sua mutata percezione del reale, prende il sopravvento senza controllo, è arduo costruire rapporti autentici, poiché vengono meno le premesse oggettive e reali della comunicazione. Da parte sua, la Chiesa non può mai esimersi dal dire la verità sull’uomo e sul mondo, ricorrendo quando necessario anche ad un linguaggio schietto, che può suscitare qualche iniziale incomprensione. La verità però non è mai disgiunta dalla carità, che alla radice ha sempre la preoccupazione per la vita e il bene di ogni uomo e donna. D’altronde, nella prospettiva cristiana, la verità non è l’affermazione di principi astratti e disincarnati, ma l’incontro con la persona stessa di Cristo, che vive nella comunità dei credenti. Così la verità non ci allontana, anzi ci consente di affrontare con miglior vigore le sfide del nostro tempo, come le migrazioni, l’uso etico dell’intelligenza artificiale e la salvaguardia della nostra amata Terra. Sono sfide che richiedono l’impegno e la collaborazione di tutti, poiché nessuno può pensare di affrontarle da solo.
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    Papa Leone XIV incontra il Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede - Pace Giustizia Verità - L'Osservatore Romano
    Pace, giustizia e verità: sono «i pilastri dell’azione missionaria della Chiesa e del lavoro della diplomazia della Santa Sede» ricordati da Papa Leone XIV stamani, venerdì 16 maggio, nell’udienza al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ricevuto nella Sala Clementina. Il Pontefice ha anche sottolineato che è tempo di lasciare alle spalle le contese e cominciare un cammino nuovo di speranza a partire dai contesti più provati come l’Ucraina e la Terra Santa - il discorso del Papa
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