• Le casino en ligne France attire de nombreux joueurs grâce à des plateformes adaptées au public français. Ces sites proposent souvent une interface en français, un service client localisé et des méthodes de paiement compatibles avec les utilisateurs en France. https://www.numaparis.com/
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  • La fotografia su smartphone ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, ma c’è un limite fisico con cui i produttori si scontrano da sempre: la gamma dinamica dei sensori CMOS. Una nuova (per il mondo smartphone) tecnologia, chiamata LOFIC, promette di cambiare le regole del gioco catturando un range dinamico enormemente più ampio in una singola esposizione, ne abbiamo parlato in un video dedicato sul nostro canale, vediamo per sommi capi di cosa si tratta e perché sarà protagonista dei prossimi anni nel mondo mobile.

    Piccola infarinatura
    Quando si inquadra una scena con zone molto luminose e zone in ombra, la coperta è inevitabilmente corta, difficilmente si possono ottenere dettagli e qualità nelle aree con grandi differenze di illuminazione. L’HDR ha tamponato il problema combinando più scatti a esposizioni diverse, ma introduce artefatti, ghosting sui soggetti in movimento e flickering nei video, specialmente quelli notturni con pannelli LED nell’inquadratura.

    Il LOFIC ha le potenzialità per essere la soluzione definitiva: è l’acronimo di Lateral Overflow Integration Capacitor, una tecnologia applicata ai sensori fotografici che affronta alla radice il problema della gamma dinamica limitata dei sensori CMOS. L’idea di base è tanto elegante quanto efficace: affiancare a ciascun fotodiodo (il singolo pixel) un piccolo condensatore supplementare, capace di raccogliere gli elettroni in eccesso che normalmente andrebbero persi quando il pixel raggiunge la saturazione. In altre parole, là dove un pixel tradizionale si limita a restituire “bianco puro” perché ha ricevuto troppa luce, il condensatore LOFIC cattura il surplus e lo rende leggibile, estendendo di fatto la gamma dinamica verso le alte luci senza sacrificare le informazioni nelle ombre.

    Il vantaggio più significativo rispetto all’HDR classico, basato tipicamente su tecniche come il Dual Conversion Gain (DCG), è che tutto avviene in un’unica esposizione. Non servono più scatti multipli da fondere insieme e questo elimina alla radice i problemi di ghosting sulle foto con soggetti in movimento e di flickering nei video in HDR, un difetto particolarmente evidente nelle riprese notturne dove i pannelli LED sfarfallano a causa dei tempi di posa rapidi necessari per non bruciare le alte luci. Il software di elaborazione si ritrova così con tutte le informazioni necessarie già in un singolo fotogramma, con un vantaggio enorme sia in termini di qualità dell’immagine sia di carico computazionale.

    La tecnologia non è nata ieri: fu presentata da Panasonic nei primi anni 2000, con sviluppi significativi mostrati tra il 2013 e il 2016 in conferenze come l’ISSCC. Nel 2020 la divisione semiconduttori di Panasonic è stata acquisita da Nuvoton Technology Corporation, azienda taiwanese che tuttora detiene la proprietà intellettuale e porta avanti lo sviluppo. Nel video approfondiamo il funzionamento nel dettaglio con una spiegazione visiva e accessibile, per capire davvero cosa succede dentro al sensore.

    Chi la sta già usando e cosa aspettarsi nei prossimi anni
    Alcuni produttori si sono già mossi. Huawei ha integrato un sensore LOFIC su Pura 80 Ultra, mentre Xiaomi lo ha adottato sull’intera famiglia 17, dal Pro al Pro Max fino all’Ultra, sfruttando i sensori TheiaCel di OmniVision. Proprio OmniVision è tra le aziende più attive su questo fronte, e non è un caso: dal 2023 integra la tecnologia LOFIC nei sensori TheiaCel, il cui nome richiama Theia, dea greca madre del sole, della luna e dell’aurora, combinandola con il DCG ad alta sensibilità per massimizzare la gamma dinamica. La ragione di questo impegno ha un legame molto concreto con il settore automotive, dove OmniVision è uno dei principali fornitori di sensori: telecamere per la guida autonoma, dashcam e sistemi di assistenza alla guida richiedono sensori capaci di leggere perfettamente sia le ombre che le alte luci in ogni condizione, senza margine di errore.

    Per quanto riguarda il futuro prossimo, Sony dovrebbe introdurre un sensore LOFIC destinato alla fascia alta degli smartphone verso la fine del 2026, potenzialmente il modello LYT-838. Samsung è attesa con un proprio sensore LOFIC tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, mentre Apple starebbe sviluppando internamente un sensore LOFIC da 100 megapixel con debutto stimato tra il 2027 e il 2028.

    I primi risultati sugli smartphone, va detto, non sono ancora all’altezza delle aspettative: l’hardware c’è, ma il back-end software di elaborazione è estremamente complesso e richiede ancora parecchio affinamento, sia per le foto HDR che soprattutto per i video, in particolare quelli notturni. Una situazione che ricorda i primi tempi della fotografia computazionale, quando il potenziale era evidente ma serviva tempo perché gli algoritmi raggiungessero la maturità dell’hardware. Quando tutti i grandi produttori di sensori e di smartphone convergeranno su questa architettura, è però ragionevole attendersi un’accelerazione molto significativa. Il LOFIC sarà con ogni probabilità il nuovo terreno di battaglia sulla fascia alta nei prossimi due o tre anni, e adesso sapete di cosa si tratta.


    https://youtu.be/v8_4pBghZuM?si=wb_Jv2EbPrjZPRtB
    La fotografia su smartphone ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, ma c’è un limite fisico con cui i produttori si scontrano da sempre: la gamma dinamica dei sensori CMOS. Una nuova (per il mondo smartphone) tecnologia, chiamata LOFIC, promette di cambiare le regole del gioco catturando un range dinamico enormemente più ampio in una singola esposizione, ne abbiamo parlato in un video dedicato sul nostro canale, vediamo per sommi capi di cosa si tratta e perché sarà protagonista dei prossimi anni nel mondo mobile. Piccola infarinatura Quando si inquadra una scena con zone molto luminose e zone in ombra, la coperta è inevitabilmente corta, difficilmente si possono ottenere dettagli e qualità nelle aree con grandi differenze di illuminazione. L’HDR ha tamponato il problema combinando più scatti a esposizioni diverse, ma introduce artefatti, ghosting sui soggetti in movimento e flickering nei video, specialmente quelli notturni con pannelli LED nell’inquadratura. Il LOFIC ha le potenzialità per essere la soluzione definitiva: è l’acronimo di Lateral Overflow Integration Capacitor, una tecnologia applicata ai sensori fotografici che affronta alla radice il problema della gamma dinamica limitata dei sensori CMOS. L’idea di base è tanto elegante quanto efficace: affiancare a ciascun fotodiodo (il singolo pixel) un piccolo condensatore supplementare, capace di raccogliere gli elettroni in eccesso che normalmente andrebbero persi quando il pixel raggiunge la saturazione. In altre parole, là dove un pixel tradizionale si limita a restituire “bianco puro” perché ha ricevuto troppa luce, il condensatore LOFIC cattura il surplus e lo rende leggibile, estendendo di fatto la gamma dinamica verso le alte luci senza sacrificare le informazioni nelle ombre. Il vantaggio più significativo rispetto all’HDR classico, basato tipicamente su tecniche come il Dual Conversion Gain (DCG), è che tutto avviene in un’unica esposizione. Non servono più scatti multipli da fondere insieme e questo elimina alla radice i problemi di ghosting sulle foto con soggetti in movimento e di flickering nei video in HDR, un difetto particolarmente evidente nelle riprese notturne dove i pannelli LED sfarfallano a causa dei tempi di posa rapidi necessari per non bruciare le alte luci. Il software di elaborazione si ritrova così con tutte le informazioni necessarie già in un singolo fotogramma, con un vantaggio enorme sia in termini di qualità dell’immagine sia di carico computazionale. La tecnologia non è nata ieri: fu presentata da Panasonic nei primi anni 2000, con sviluppi significativi mostrati tra il 2013 e il 2016 in conferenze come l’ISSCC. Nel 2020 la divisione semiconduttori di Panasonic è stata acquisita da Nuvoton Technology Corporation, azienda taiwanese che tuttora detiene la proprietà intellettuale e porta avanti lo sviluppo. Nel video approfondiamo il funzionamento nel dettaglio con una spiegazione visiva e accessibile, per capire davvero cosa succede dentro al sensore. Chi la sta già usando e cosa aspettarsi nei prossimi anni Alcuni produttori si sono già mossi. Huawei ha integrato un sensore LOFIC su Pura 80 Ultra, mentre Xiaomi lo ha adottato sull’intera famiglia 17, dal Pro al Pro Max fino all’Ultra, sfruttando i sensori TheiaCel di OmniVision. Proprio OmniVision è tra le aziende più attive su questo fronte, e non è un caso: dal 2023 integra la tecnologia LOFIC nei sensori TheiaCel, il cui nome richiama Theia, dea greca madre del sole, della luna e dell’aurora, combinandola con il DCG ad alta sensibilità per massimizzare la gamma dinamica. La ragione di questo impegno ha un legame molto concreto con il settore automotive, dove OmniVision è uno dei principali fornitori di sensori: telecamere per la guida autonoma, dashcam e sistemi di assistenza alla guida richiedono sensori capaci di leggere perfettamente sia le ombre che le alte luci in ogni condizione, senza margine di errore. Per quanto riguarda il futuro prossimo, Sony dovrebbe introdurre un sensore LOFIC destinato alla fascia alta degli smartphone verso la fine del 2026, potenzialmente il modello LYT-838. Samsung è attesa con un proprio sensore LOFIC tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, mentre Apple starebbe sviluppando internamente un sensore LOFIC da 100 megapixel con debutto stimato tra il 2027 e il 2028. I primi risultati sugli smartphone, va detto, non sono ancora all’altezza delle aspettative: l’hardware c’è, ma il back-end software di elaborazione è estremamente complesso e richiede ancora parecchio affinamento, sia per le foto HDR che soprattutto per i video, in particolare quelli notturni. Una situazione che ricorda i primi tempi della fotografia computazionale, quando il potenziale era evidente ma serviva tempo perché gli algoritmi raggiungessero la maturità dell’hardware. Quando tutti i grandi produttori di sensori e di smartphone convergeranno su questa architettura, è però ragionevole attendersi un’accelerazione molto significativa. Il LOFIC sarà con ogni probabilità il nuovo terreno di battaglia sulla fascia alta nei prossimi due o tre anni, e adesso sapete di cosa si tratta. https://youtu.be/v8_4pBghZuM?si=wb_Jv2EbPrjZPRtB
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  • PER NON DIMENTICARE

    Il 6 agosto 1945, gli Stati Uniti sganciarono una bomba atomica chiamata “Little Boy” su Hiroshima. In pochi secondi, più di 70.000 persone furono uccise. Molte decine di migliaia morirono in seguito per ustioni e malattie da radiazioni.

    Tre giorni dopo, il 9 agosto, una seconda bomba — “Fat Man” — fu sganciata su Nagasaki, uccidendo circa 40.000 persone quasi all’istante.

    Il calore al centro delle esplosioni raggiunse quasi i 4.000°C. I corpi umani furono vaporizzati. Alcune vittime furono ridotte a ombre scure impresse su muri e strade — sagome silenziose che segnavano dove le persone si trovavano pochi istanti prima.

    Coloro che sopravvissero, conosciuti come hibakusha, spesso vissero con gravi malattie da radiazioni per il resto della loro vita. Molti furono anche evitati, temuti o discriminati a causa della loro esposizione.

    Eppure, da una distruzione inimmaginabile, entrambe le città si ricostruirono.

    Oggi, il punto zero di Hiroshima è un Parco della Pace, pieno di alberi, scuole e visitatori da tutto il mondo. Una campana lì porta un messaggio semplice:

    “Conosci la tua sofferenza. Non ripetere mai l’errore.”

    Hiroshima e Nagasaki restano un monito del potere più oscuro dell’umanità — e un avvertimento scritto nelle vite perse, nelle ombre rimaste, e nella speranza che un momento simile non accada mai più.
    PER NON DIMENTICARE Il 6 agosto 1945, gli Stati Uniti sganciarono una bomba atomica chiamata “Little Boy” su Hiroshima. In pochi secondi, più di 70.000 persone furono uccise. Molte decine di migliaia morirono in seguito per ustioni e malattie da radiazioni. Tre giorni dopo, il 9 agosto, una seconda bomba — “Fat Man” — fu sganciata su Nagasaki, uccidendo circa 40.000 persone quasi all’istante. Il calore al centro delle esplosioni raggiunse quasi i 4.000°C. I corpi umani furono vaporizzati. Alcune vittime furono ridotte a ombre scure impresse su muri e strade — sagome silenziose che segnavano dove le persone si trovavano pochi istanti prima. Coloro che sopravvissero, conosciuti come hibakusha, spesso vissero con gravi malattie da radiazioni per il resto della loro vita. Molti furono anche evitati, temuti o discriminati a causa della loro esposizione. Eppure, da una distruzione inimmaginabile, entrambe le città si ricostruirono. Oggi, il punto zero di Hiroshima è un Parco della Pace, pieno di alberi, scuole e visitatori da tutto il mondo. Una campana lì porta un messaggio semplice: “Conosci la tua sofferenza. Non ripetere mai l’errore.” Hiroshima e Nagasaki restano un monito del potere più oscuro dell’umanità — e un avvertimento scritto nelle vite perse, nelle ombre rimaste, e nella speranza che un momento simile non accada mai più.
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  • SE AVESSE FUNZIONATO…

    Se davvero AVESSE FUNZIONATO, tutta la vostra isteria da paladini del mondo si sarebbe sciolta in un attimo.
    Vi sareste sentiti protetti, tranquilli, invincibili. E quindi che ansia dovevate avere per chi sceglieva diversamente? Se il vostro scudo è così miracoloso, il problema è solo suo, no?

    Se AVESSE FUNZIONATO, nessuno avrebbe dovuto minacciare, ricattare, costringere, sospendere, escludere. La gente si sarebbe messa in fila spontaneamente, come quando regalano cibo o sconti.
    Quando qualcosa funziona davvero, non servono manganelli, serve solo buon senso.

    Se AVESSE FUNZIONATO, non ci avreste riempito i social di febbri, reinfezioni, misurazioni, tamponi, cartelle cliniche e “eh ma senza sarebbe stato peggio”. Noi, quelli “pericolosi”, saremmo già dovuti essere al creatore da un pezzo.
    E invece siamo ancora qui. Vivi. E sani.
    Voi invece… vi siete ammalati, ancora e ancora. E in più avete pure i bonus: reazioni avverse, effetti strani, cose “inspiegabili”.

    Se AVESSE FUNZIONATO, dopo quattro anni non sareste ancora lì a parlare di richiami, aggiornamenti, nuove versioni, e “forse uno all’anno”. Quando qualcosa funziona davvero… chiude il capitolo. Non apre una saga infinita.

    E QUI VI DICO LA COSA CHE NON AVETE VOLUTO CAPIRE
    E CHE VALE PER TUTTI I VACCINI, DA SEMPRE:

    Se un vaccino PROTEGGE chi lo fa, allora non deve importare niente a chi lo fa se l’altro non lo vuole.
    Perché se TU sei protetto, l’altro non può danneggiarti.
    Fine del circo, applausi, sipario.

    Per capire questo serviva solo un minimo di logica, quella che si usa per capire che se hai l’ombrello e funziona, non ti metti a urlare contro chi sta senza e si bagna.

    Ma qui no. Qui abbiamo assistito allo spettacolo più grottesco della storia: gente convinta di essere protetta che però pretendeva che lo fossero anche gli altri, perché “sennò non funziona”.
    E già questo basterebbe a farsi due domande.

    Se siete arrivati a invocare obblighi, discriminazioni, colpevolizzazioni e cacce alle streghe pur di far scegliere agli altri ciò che avete scelto voi, allora è evidente: il problema non è la salute.
    È il panico.
    È la paura.
    È la mentalità da gregge, quella che ha sempre bisogno di controllare chi non si allinea.

    Ed è anche la prova che di democrazia ce n’era ben poca.
    Perché quando una scelta diventa un’imposizione, non è mai per il bene comune.
    È perché chi comanda ha bisogno che tutti eseguano senza pensare.

    Se non lo AVETE ANCORA COMPRESO:
    O siete in malafede,
    o non siete attrezzati per capire le basi della logica,
    o, più realisticamente, entrambe le cose.

    Fine della trasmissione.
    SE AVESSE FUNZIONATO… Se davvero AVESSE FUNZIONATO, tutta la vostra isteria da paladini del mondo si sarebbe sciolta in un attimo. Vi sareste sentiti protetti, tranquilli, invincibili. E quindi che ansia dovevate avere per chi sceglieva diversamente? Se il vostro scudo è così miracoloso, il problema è solo suo, no? Se AVESSE FUNZIONATO, nessuno avrebbe dovuto minacciare, ricattare, costringere, sospendere, escludere. La gente si sarebbe messa in fila spontaneamente, come quando regalano cibo o sconti. Quando qualcosa funziona davvero, non servono manganelli, serve solo buon senso. Se AVESSE FUNZIONATO, non ci avreste riempito i social di febbri, reinfezioni, misurazioni, tamponi, cartelle cliniche e “eh ma senza sarebbe stato peggio”. Noi, quelli “pericolosi”, saremmo già dovuti essere al creatore da un pezzo. E invece siamo ancora qui. Vivi. E sani. Voi invece… vi siete ammalati, ancora e ancora. E in più avete pure i bonus: reazioni avverse, effetti strani, cose “inspiegabili”. Se AVESSE FUNZIONATO, dopo quattro anni non sareste ancora lì a parlare di richiami, aggiornamenti, nuove versioni, e “forse uno all’anno”. Quando qualcosa funziona davvero… chiude il capitolo. Non apre una saga infinita. E QUI VI DICO LA COSA CHE NON AVETE VOLUTO CAPIRE E CHE VALE PER TUTTI I VACCINI, DA SEMPRE: Se un vaccino PROTEGGE chi lo fa, allora non deve importare niente a chi lo fa se l’altro non lo vuole. Perché se TU sei protetto, l’altro non può danneggiarti. Fine del circo, applausi, sipario. Per capire questo serviva solo un minimo di logica, quella che si usa per capire che se hai l’ombrello e funziona, non ti metti a urlare contro chi sta senza e si bagna. Ma qui no. Qui abbiamo assistito allo spettacolo più grottesco della storia: gente convinta di essere protetta che però pretendeva che lo fossero anche gli altri, perché “sennò non funziona”. E già questo basterebbe a farsi due domande. Se siete arrivati a invocare obblighi, discriminazioni, colpevolizzazioni e cacce alle streghe pur di far scegliere agli altri ciò che avete scelto voi, allora è evidente: il problema non è la salute. È il panico. È la paura. È la mentalità da gregge, quella che ha sempre bisogno di controllare chi non si allinea. Ed è anche la prova che di democrazia ce n’era ben poca. Perché quando una scelta diventa un’imposizione, non è mai per il bene comune. È perché chi comanda ha bisogno che tutti eseguano senza pensare. Se non lo AVETE ANCORA COMPRESO: O siete in malafede, o non siete attrezzati per capire le basi della logica, o, più realisticamente, entrambe le cose. Fine della trasmissione.
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  • NO GRAZIE. NOI i CARNEFICI ASSASSINI SIONISTI non LI VOGLIAMO NEL NOSTRO PAESE!
    Soldati Idf nelle Marche per smaltire lo stress (sorvegliati dalla Digos) - Il Fatto Quotidiano
    Leggi su Il Fatto Quotidiano l'articolo in edicola "Soldati Idf nelle Marche per smaltire lo stress (sorvegliati dalla Digos)" pubblicato il 7 Settembre 2025 a firma di Stefania Maurizi e Ferruccio Sansa...
    “Non era una ragazzo come gli altri, spensierato come noi che prendevamo il sole sotto gli ombrelloni. L’ho capito quando gli ho chiesto di fare una foto e lui si è messo una mano davanti alla faccia, ‘no, niente foto’, ha quasi urlato”. Valentina è una ragazza di 22 anni di Porto San Giorgio in […]
    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/09/07/soldati-idf-nelle-marc-he-per-smaltire-lo-stress/8118151/
    NO GRAZIE. NOI i CARNEFICI ASSASSINI SIONISTI non LI VOGLIAMO NEL NOSTRO PAESE! Soldati Idf nelle Marche per smaltire lo stress (sorvegliati dalla Digos) - Il Fatto Quotidiano Leggi su Il Fatto Quotidiano l'articolo in edicola "Soldati Idf nelle Marche per smaltire lo stress (sorvegliati dalla Digos)" pubblicato il 7 Settembre 2025 a firma di Stefania Maurizi e Ferruccio Sansa... “Non era una ragazzo come gli altri, spensierato come noi che prendevamo il sole sotto gli ombrelloni. L’ho capito quando gli ho chiesto di fare una foto e lui si è messo una mano davanti alla faccia, ‘no, niente foto’, ha quasi urlato”. Valentina è una ragazza di 22 anni di Porto San Giorgio in […] https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/09/07/soldati-idf-nelle-marc-he-per-smaltire-lo-stress/8118151/
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    Leggi su Il Fatto Quotidiano l'articolo in edicola "Soldati Idf nelle Marche per smaltire lo stress (sorvegliati dalla Digos)" pubblicato il 7 Settembre 2025 a firma di Stefania Maurizi e Ferruccio Sansa
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  • Ogni mese che passa l'Italia è sempre più esclusa dalla tecnologia avanzata, a cominciare dall'Intell Artificiale, Trump fa di tutto per avere investimenti in tecnologia in USA, la Cina sta conquistando il mondo tecnologico ecc.. In risposta, in Italia si discute con fervore se ci sono più turisti in spiaggia e quanto costa l'ombrellone. I temi del futuro!

    es
    adesso in America spendono SOLO PER COSTRUIRE GLI EDIFICI in cui mettere milioni di server per la IA, di più che pe tutti gli altri uffici
    G.Zibordi

    Source: https://x.com/pbecchi/status/1955583263101083948
    Ogni mese che passa l'Italia è sempre più esclusa dalla tecnologia avanzata, a cominciare dall'Intell Artificiale, Trump fa di tutto per avere investimenti in tecnologia in USA, la Cina sta conquistando il mondo tecnologico ecc.. In risposta, in Italia si discute con fervore se ci sono più turisti in spiaggia e quanto costa l'ombrellone. I temi del futuro! es adesso in America spendono SOLO PER COSTRUIRE GLI EDIFICI in cui mettere milioni di server per la IA, di più che pe tutti gli altri uffici G.Zibordi Source: https://x.com/pbecchi/status/1955583263101083948
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  • NATO e Paura: disinformazione programmata o sudditanza consapevole?

    Prima di cedere a semplificazioni o giudizi affrettati sui conflitti in corso, è utile confrontarsi con i Coordinamenti per la Pace e contro il Riarmo, che da tre anni, in parallelo alle crisi internazionali, mantengono viva una lettura alternativa e critica dei fatti.

    Non si tratta solo di principio o buon senso, ma di lucidità politica. Determinate voci — come quella del giudice Domenico Gallo, ascoltata durante le nostre sedute di coordinamento — aiutano a fare chiarezza sul ruolo effettivo delle istituzioni sovranazionali.

    La NATO non è un governo mondiale. Le decisioni del Consiglio Atlantico non sono vincolanti, non impongono obblighi legali agli Stati membri e devono essere adottate all’unanimità. Una condizione già di per sé irrealistica in un'alleanza composta da decine di Paesi con interessi divergenti.
    Ma allora, perché tanto allarmismo? Perché questa paura della NATO?
    Per una narrazione distorta, alimentata da chi, nei governi, usa l’ombrello NATO come alibi per decisioni che in realtà sono sovrane. L’obiettivo? Mantenere una posizione subalterna, spesso psicologicamente colonizzata dal paradigma atlantista , in nome di una "deterrenza" verso un nemico sovietico che non esiste più — o non nei termini in cui viene rappresentato.

    In questo contesto, è fondamentale recuperare l’analisi dell’ex Generale Fabio Mini, dal titolo eloquente: Le beffe della NATO e la scusa russa. Un articolo tanto illuminante quanto destinato a “sparire” dai radar della rete. Ecco alcuni estratti centrali:

    Il 5% alla difesa? Non è un obbligo

    Dal recente vertice NATO all’Aja si è estrapolato un solo dato: l’aumento della spesa militare al 5% del PIL. Ma, come chiarisce Mini, la parte più rivoluzionaria della dichiarazione finale è proprio quella non scritta.

    “Le dichiarazioni dei summit non sono trattati. Non obbligano legalmente nessuno. Sono linee guida politiche.”

    In pratica, ogni Stato è libero di recepire o meno queste indicazioni. Non ci sono sanzioni per chi non le applica, se non quelle informali: ricatti politici e “gangsterismo” diplomatico.

    Nel 2014 la NATO fissò come obiettivo il 2% del PIL. A dieci anni di distanza, molti Stati membri — nonostante l'aggravarsi del quadro di sicurezza — non hanno ancora raggiunto quella soglia. Oggi, il nuovo “traguardo” del 5% è presentato come necessario per:

    - resistere a un eventuale primo attacco russo,

    - riprendere territori persi,

    - sostenere un conflitto di lunga durata.

    Tutto entro il 2035. Una previsione che, nella sua ambiguità, lascia intravedere il peggiore degli scenari: un conflitto di logoramento, in cui — parole di Mini — "saremmo comunque soccombenti, se non intervenisse il nucleare."
    Per l’Italia significa un incremento graduale ma pesantissimo:

    +0,9% in armamenti e +0,7% in spese “correlate” entro il 2029.

    Spese “correlate” che includono infrastrutture, logistica, persino decoro urbano.

    Persino le spese per armare l’Ucraina — o investimenti industriali su quel fronte — potranno essere “conteggiate” come parte del 5%. Un escamotage per “adempiere” agli impegni senza rafforzare realmente le nostre forze armate.

    La verità è chiara: non è la NATO a imporci questi sacrifici, ma il nostro stesso governo, che sceglie di allinearsi a una strategia militare che porterà nel tempo a svuotare le casse pubbliche senza garantire vera sicurezza.

    Dieci anni in cui non si costruirà una reale deterrenza, ma un sistema instabile e insostenibile, che servirà solo ad alimentare l’industria bellica e a spostare risorse dalla società civile alle spese militari.

    È per questo che invitiamo alla partecipazione attiva nei Coordinamenti, nei gruppi locali, nei momenti di confronto pubblico.

    La mobilitazione richiede una convergenza di idee, ma parte da un requisito fondamentale: un'informazione corretta, libera da panico indotto e retorica militarista.

    #NATO #VerticeAja #NoRiarmo #DifesaComune #PoliticaEstera #PaceNonGuerra #SovranitàNazionale #StopDisinformazione #SpeseMilitari #MobilitazionePopolare #FabioMini #CoordinamentoPace #informazionecritica
    🌍 NATO e Paura: disinformazione programmata o sudditanza consapevole? Prima di cedere a semplificazioni o giudizi affrettati sui conflitti in corso, è utile confrontarsi con i Coordinamenti per la Pace e contro il Riarmo, che da tre anni, in parallelo alle crisi internazionali, mantengono viva una lettura alternativa e critica dei fatti. Non si tratta solo di principio o buon senso, ma di lucidità politica. Determinate voci — come quella del giudice Domenico Gallo, ascoltata durante le nostre sedute di coordinamento — aiutano a fare chiarezza sul ruolo effettivo delle istituzioni sovranazionali. 🛑 La NATO non è un governo mondiale. Le decisioni del Consiglio Atlantico non sono vincolanti, non impongono obblighi legali agli Stati membri e devono essere adottate all’unanimità. Una condizione già di per sé irrealistica in un'alleanza composta da decine di Paesi con interessi divergenti. Ma allora, perché tanto allarmismo? Perché questa paura della NATO? Per una narrazione distorta, alimentata da chi, nei governi, usa l’ombrello NATO come alibi per decisioni che in realtà sono sovrane. L’obiettivo? Mantenere una posizione subalterna, spesso psicologicamente colonizzata dal paradigma atlantista 🇺🇸, in nome di una "deterrenza" verso un nemico sovietico che non esiste più — o non nei termini in cui viene rappresentato. 📌 In questo contesto, è fondamentale recuperare l’analisi dell’ex Generale Fabio Mini, dal titolo eloquente: Le beffe della NATO e la scusa russa. Un articolo tanto illuminante quanto destinato a “sparire” dai radar della rete. Ecco alcuni estratti centrali: 💣 Il 5% alla difesa? Non è un obbligo Dal recente vertice NATO all’Aja si è estrapolato un solo dato: l’aumento della spesa militare al 5% del PIL. Ma, come chiarisce Mini, la parte più rivoluzionaria della dichiarazione finale è proprio quella non scritta. “Le dichiarazioni dei summit non sono trattati. Non obbligano legalmente nessuno. Sono linee guida politiche.” In pratica, ogni Stato è libero di recepire o meno queste indicazioni. Non ci sono sanzioni per chi non le applica, se non quelle informali: ricatti politici e “gangsterismo” diplomatico. 🔍 Nel 2014 la NATO fissò come obiettivo il 2% del PIL. A dieci anni di distanza, molti Stati membri — nonostante l'aggravarsi del quadro di sicurezza — non hanno ancora raggiunto quella soglia. Oggi, il nuovo “traguardo” del 5% è presentato come necessario per: - resistere a un eventuale primo attacco russo, - riprendere territori persi, - sostenere un conflitto di lunga durata. Tutto entro il 2035. Una previsione che, nella sua ambiguità, lascia intravedere il peggiore degli scenari: un conflitto di logoramento, in cui — parole di Mini — "saremmo comunque soccombenti, se non intervenisse il nucleare." 📊 Per l’Italia significa un incremento graduale ma pesantissimo: +0,9% in armamenti e +0,7% in spese “correlate” entro il 2029. Spese “correlate” che includono infrastrutture, logistica, persino decoro urbano. ❗Persino le spese per armare l’Ucraina — o investimenti industriali su quel fronte — potranno essere “conteggiate” come parte del 5%. Un escamotage per “adempiere” agli impegni senza rafforzare realmente le nostre forze armate. La verità è chiara: non è la NATO a imporci questi sacrifici, ma il nostro stesso governo, che sceglie di allinearsi a una strategia militare che porterà nel tempo a svuotare le casse pubbliche senza garantire vera sicurezza. ⚠️ Dieci anni in cui non si costruirà una reale deterrenza, ma un sistema instabile e insostenibile, che servirà solo ad alimentare l’industria bellica e a spostare risorse dalla società civile alle spese militari. 📢 È per questo che invitiamo alla partecipazione attiva nei Coordinamenti, nei gruppi locali, nei momenti di confronto pubblico. La mobilitazione richiede una convergenza di idee, ma parte da un requisito fondamentale: un'informazione corretta, libera da panico indotto e retorica militarista. #NATO #VerticeAja #NoRiarmo #DifesaComune #PoliticaEstera #PaceNonGuerra #SovranitàNazionale #StopDisinformazione #SpeseMilitari #MobilitazionePopolare #FabioMini #CoordinamentoPace #informazionecritica
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  • RANCORI & RINCARI

    Una resa emotiva in tempi di resa politica.

    Sempre più convinto, sempre meno sorpreso.
    Sì, riusciamo ancora a commuoverci per tragedie lontane, a farci attraversare dal dolore altrui, a firmare petizioni per popoli che non vedremo mai. E questo è un bene.
    Ma poi?
    Poi ci guardiamo intorno e sembriamo incapaci di tollerare perfino lo sguardo del vicino.
    Viviamo compressi tra invidie, rancori cronici e rincari morali che ci fanno sentire in perenne competizione.
    Ma per cosa?
    Per un misero "hai ragione tu" sussurrato tra un tiro di sigaretta e un silenzio più vuoto del precedente?

    Siamo un Paese in cui il fuoco interiore brucia più di qualsiasi bomba all’estero.
    Si sogna il cessate il fuoco in Medio Oriente, in Ucraina, ovunque — ma mai ci si interroga su come spegnere il fuoco dentro di noi.
    E no, non siamo programmati per la pace. O almeno, non questa generazione. Non questa società.

    E intanto, l’ennesima occasione per dire qualcosa, per scegliere, per agire — sprecata.

    ⚫️Cinque quesiti referendari. Cinque fallimenti.
    Non per colpa del merito, ma dell’indifferenza.
    Nessun dibattito. Nessuna visione. Solo il solito teatrino tra centrodestra e centrosinistra, a spalleggiarsi nelle ombre dell’irrilevanza.

    Il costo della democrazia? Altissimo.
    Il risultato? Nullo.
    E nel nulla è finita anche l’ultima speranza che avevamo di contare davvero qualcosa.

    Quindi sì, col senno di poi, forse è stato meglio che il Rosatellum non sia nemmeno arrivato a consultazione.
    Risparmiata l’illusione. Risparmiata la farsa.

    Non ha perso solo la politica.
    Ha perso il popolo italiano.
    Un popolo ormai ridotto alla comfort zone della lamentela, incollato a uno schermo, a un tweet, a un "tanto non serve a nulla".

    Ha perso chi pensa che partecipare significhi solo condividere un post indignato.

    Ha perso chi ha barattato l’impegno con l’apatia, la speranza con l’ironia stanca.
    I referendum? Solo l’ennesima scaramuccia tra partiti che non parlano più al Paese.
    E no, questa non è l’ennesima lamentela.
    È un dato di fatto.
    E allora vi chiedo una cosa. Una soltanto:
    Davvero, oggi, ha ancora senso provare a combattere in politica?
    Aspetto una risposta. Ma vera, non da bar.
    Non da social.
    Una risposta da cittadini.

    #RancoriERincari #Italia2025 #PoliticaItaliana #ReferendumFalliti #ApatiaCivica #FuocoInteriore #CrisiCulturale #Disillusione #DemocraziaSprecata #RiflessionePolitica #ResponsabilitàCollettiva #CambiareNoiStessi #partecipanonlamentarti
    🇮🇹 RANCORI & RINCARI 🔥 Una resa emotiva in tempi di resa politica. Sempre più convinto, sempre meno sorpreso. Sì, riusciamo ancora a commuoverci per tragedie lontane, a farci attraversare dal dolore altrui, a firmare petizioni per popoli che non vedremo mai. E questo è un bene. Ma poi? Poi ci guardiamo intorno e sembriamo incapaci di tollerare perfino lo sguardo del vicino. Viviamo compressi tra invidie, rancori cronici e rincari morali che ci fanno sentire in perenne competizione. Ma per cosa? Per un misero "hai ragione tu" sussurrato tra un tiro di sigaretta e un silenzio più vuoto del precedente? 🔥 Siamo un Paese in cui il fuoco interiore brucia più di qualsiasi bomba all’estero. Si sogna il cessate il fuoco in Medio Oriente, in Ucraina, ovunque — ma mai ci si interroga su come spegnere il fuoco dentro di noi. E no, non siamo programmati per la pace. O almeno, non questa generazione. Non questa società. E intanto, l’ennesima occasione per dire qualcosa, per scegliere, per agire — sprecata. ⚫️Cinque quesiti referendari. Cinque fallimenti. Non per colpa del merito, ma dell’indifferenza. Nessun dibattito. Nessuna visione. Solo il solito teatrino tra centrodestra e centrosinistra, a spalleggiarsi nelle ombre dell’irrilevanza. Il costo della democrazia? Altissimo. Il risultato? Nullo. E nel nulla è finita anche l’ultima speranza che avevamo di contare davvero qualcosa. Quindi sì, col senno di poi, forse è stato meglio che il Rosatellum non sia nemmeno arrivato a consultazione. Risparmiata l’illusione. Risparmiata la farsa. Non ha perso solo la politica. Ha perso il popolo italiano. Un popolo ormai ridotto alla comfort zone della lamentela, incollato a uno schermo, a un tweet, a un "tanto non serve a nulla". Ha perso chi pensa che partecipare significhi solo condividere un post indignato. Ha perso chi ha barattato l’impegno con l’apatia, la speranza con l’ironia stanca. I referendum? Solo l’ennesima scaramuccia tra partiti che non parlano più al Paese. E no, questa non è l’ennesima lamentela. È un dato di fatto. E allora vi chiedo una cosa. Una soltanto: Davvero, oggi, ha ancora senso provare a combattere in politica? Aspetto una risposta. Ma vera, non da bar. Non da social. Una risposta da cittadini. #RancoriERincari #Italia2025 #PoliticaItaliana #ReferendumFalliti #ApatiaCivica #FuocoInteriore #CrisiCulturale #Disillusione #DemocraziaSprecata #RiflessionePolitica #ResponsabilitàCollettiva #CambiareNoiStessi #partecipanonlamentarti
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  • Crowdfunding Film | Lancer La Campagne De Crowdfunding Du Film

    "Avant l’essor du crowdfunding, les cinéastes indépendants avaient généralement du mal à concrétiser leurs films en raison de contraintes financières. Cependant, de nos jours, la technologie nous a donné de nombreux moyens d’action.

    Pour s'infos: https://whydonate.com/fr/blog/crowdfunding-pour-les-films/
    Crowdfunding Film | Lancer La Campagne De Crowdfunding Du Film "Avant l’essor du crowdfunding, les cinéastes indépendants avaient généralement du mal à concrétiser leurs films en raison de contraintes financières. Cependant, de nos jours, la technologie nous a donné de nombreux moyens d’action. Pour s'infos: https://whydonate.com/fr/blog/crowdfunding-pour-les-films/
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  • 7 Des Logiciels De Collecte De Fonds En Ligne Pour ONG 2025

    "En raison de l’essor des technologies, les activités de collecte de fonds et de financement participatif sont devenues plus populaires. Ces activités ont été simplifiées à un point tel qu’elles peuvent être réalisées facilement. Il existe de nombreux outils disponibles qui peuvent vous aider à intégrer votre système existant ou à créer une solution personnalisée pour votre organisation.

    Pour s'infos: https://whydonate.com/fr/blog/logiciels-de-collecte-de-fonds-en-ligne/
    7 Des Logiciels De Collecte De Fonds En Ligne Pour ONG 2025 "En raison de l’essor des technologies, les activités de collecte de fonds et de financement participatif sont devenues plus populaires. Ces activités ont été simplifiées à un point tel qu’elles peuvent être réalisées facilement. Il existe de nombreux outils disponibles qui peuvent vous aider à intégrer votre système existant ou à créer une solution personnalisée pour votre organisation. Pour s'infos: https://whydonate.com/fr/blog/logiciels-de-collecte-de-fonds-en-ligne/
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