• SALVATE IL SOLDATO CROSETTO – OVVERO “LA GRANDE EVACUAZIONE DEI VACANZIERI DI STATO”

    C’è qualcosa di teneramente comico in tutta questa faccenda.
    Il ministro della Difesa Guido Crosetto bloccato a Dubai mentre nella regione volano missili, basi colpite, spazi aerei chiusi.

    Ora rientra con un volo militare. Dice che pagherà “il triplo”.
    Triplo di cosa? Di un biglietto Ryanair? O del carburante di un velivolo dell’Aeronautica?
    Comunque tranquilli: paga lui. Con che? Con lo stipendio che paghiamo noi.

    Ma la vera domanda non è il costo del volo.
    La vera domanda è un’altra.

    Come fa il MINISTRO DELLA DIFESA di un Paese NATO a trovarsi in vacanza in una zona che sta per diventare teatro di escalation militare…
    senza sapere nulla?

    Gli alleati decidono bombardamenti.
    Gli spazi aerei si chiudono.
    La regione si incendia.

    E lui?
    Sotto l’ombrellone.

    Ora, delle due l’una:

    1️⃣ O sapeva, ed è partito lo stesso per Dubai mentre si preparava un’operazione militare di cui l’Italia sarebbe stata inevitabilmente coinvolta.
    2️⃣ Oppure NON sapeva. E questo è ancora peggio.

    Perché se il ministro della Difesa italiana non è informato in anticipo delle mosse dei suoi alleati strategici, allora la parola “alleanza” significa solo che noi veniamo informati dopo.
    A cose fatte.
    Magari mentre siamo in piscina.

    E mentre migliaia di italiani restano bloccati nei terminal, il ministro rientra con un volo militare.
    Tempestivo. Sicuro. Prioritario.

    La scena è perfetta:
    il capo della Difesa evacuato come in un film di guerra…
    da una guerra che non aveva visto arrivare.

    Forse la vera domanda non è “quanto costa il volo”.
    La vera domanda è:
    quanto costa NON CONTARE NULLA?

    seguici anche su TELEGRAM dove troverai contenuti censurabili su FB: https://t.me/donchisciotte667

    Don Chisciotte

    #SALVATEILSOLDATOCROSETTO #DubaiGate #MinistroDellaDifesa #NATO #GovernoItaliano #PoliticaItaliana #SpesePubbliche #Escalation
    🔥SALVATE IL SOLDATO CROSETTO – OVVERO “LA GRANDE EVACUAZIONE DEI VACANZIERI DI STATO” C’è qualcosa di teneramente comico in tutta questa faccenda. Il ministro della Difesa Guido Crosetto bloccato a Dubai mentre nella regione volano missili, basi colpite, spazi aerei chiusi. Ora rientra con un volo militare. Dice che pagherà “il triplo”. Triplo di cosa? Di un biglietto Ryanair? O del carburante di un velivolo dell’Aeronautica? Comunque tranquilli: paga lui. Con che? Con lo stipendio che paghiamo noi. Ma la vera domanda non è il costo del volo. La vera domanda è un’altra. Come fa il MINISTRO DELLA DIFESA di un Paese NATO a trovarsi in vacanza in una zona che sta per diventare teatro di escalation militare… senza sapere nulla? Gli alleati decidono bombardamenti. Gli spazi aerei si chiudono. La regione si incendia. E lui? Sotto l’ombrellone. Ora, delle due l’una: 1️⃣ O sapeva, ed è partito lo stesso per Dubai mentre si preparava un’operazione militare di cui l’Italia sarebbe stata inevitabilmente coinvolta. 2️⃣ Oppure NON sapeva. E questo è ancora peggio. Perché se il ministro della Difesa italiana non è informato in anticipo delle mosse dei suoi alleati strategici, allora la parola “alleanza” significa solo che noi veniamo informati dopo. A cose fatte. Magari mentre siamo in piscina. E mentre migliaia di italiani restano bloccati nei terminal, il ministro rientra con un volo militare. Tempestivo. Sicuro. Prioritario. La scena è perfetta: il capo della Difesa evacuato come in un film di guerra… da una guerra che non aveva visto arrivare. Forse la vera domanda non è “quanto costa il volo”. La vera domanda è: quanto costa NON CONTARE NULLA? 🔥seguici anche su TELEGRAM dove troverai contenuti censurabili su FB: https://t.me/donchisciotte667 Don Chisciotte #SALVATEILSOLDATOCROSETTO #DubaiGate #MinistroDellaDifesa #NATO #GovernoItaliano #PoliticaItaliana #SpesePubbliche #Escalation
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  • MicroServer Partnering in Delhi for Small Business IT Teams.
    Small business teams often need infrastructure that is easy to deploy and maintain. An HPE MicroServer partner in Delhi should help you validate whether the MicroServer fits your workload and guide you on storage and memory choices. A dependable HPE MicroServer supplier should provide clean documentation and predictable lead times so deployment planning is simple.
    MicroServer procurement in Delhi is also easier when the partner offers basic post-install guidance, including health checks and support escalation information. Ask about HPE MicroServer support in Delhi for how incidents are logged and how replacements are handled. With accountability and clear processes, MicroServers can be a reliable foundation for compact environments.
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    Read more:- https://radiant.in/hpe-microservers-proliant-microserver-series-cost-price-dealer-distributor-supplier-partner-in-delhi-india/
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  • Mentre ciò che resta dello stato cliente ucraino continua a sacrificare il suo popolo per la fantasiosa Vittoria atlantista,

    La madre della guerra civile scoppiata grazie alla sua ingerenza nel 2014, esige sempre più escalation e morte.

    Davvero disgustoso.

    As what remains of the Ukrainian client state continues to sacrifice its people for the Atlantasist fantasy Victory

    The Mother of the civil war that erupted thanks to her meddling in 2014, demands ever more escalation and death.

    Truly disgusting.

    Source: https://x.com/i/status/2026971608208797953
    Mentre ciò che resta dello stato cliente ucraino continua a sacrificare il suo popolo per la fantasiosa Vittoria atlantista, La madre della guerra civile scoppiata grazie alla sua ingerenza nel 2014, esige sempre più escalation e morte. Davvero disgustoso. As what remains of the Ukrainian client state continues to sacrifice its people for the Atlantasist fantasy Victory The Mother of the civil war that erupted thanks to her meddling in 2014, demands ever more escalation and death. Truly disgusting. Source: https://x.com/i/status/2026971608208797953
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  • Managed IT Services in Delhi for Predictable Operations.
    Many businesses outsource IT to reduce operational noise and keep service levels consistent. Outsourced IT services Delhi can cover day-to-day support, device management, patch planning, and escalation handling without overloading internal teams. With managed IT services Delhi, organizations gain structured processes for ticketing, response, and reporting, which helps leadership understand trends instead of reacting to surprises. A managed technology services provider Delhi typically adds monitoring, security baselines, and standard configurations across locations, making infrastructure easier to scale. IT operations outsourcing Delhi also supports continuity during hiring gaps or peak workloads, ensuring users get timely support while the business keeps focus on delivery.
    Hashtags:
    #OutsourcedITServicesDelhi #ManagedITServicesDelhi #ManagedTechnologyServicesProviderDelhi #ITOperationsOutsourcingDelhi #ITSupport #BusinessIT #ITManagement #DelhiNCR #ServiceDesk

    Read more:- https://radiant.in/outsourcingoutsourced-it-servicesmanaged-technology-servicesit-solutionsnetwork-installation-cabling-wireless-provider-in-delhi-india/
    Managed IT Services in Delhi for Predictable Operations. Many businesses outsource IT to reduce operational noise and keep service levels consistent. Outsourced IT services Delhi can cover day-to-day support, device management, patch planning, and escalation handling without overloading internal teams. With managed IT services Delhi, organizations gain structured processes for ticketing, response, and reporting, which helps leadership understand trends instead of reacting to surprises. A managed technology services provider Delhi typically adds monitoring, security baselines, and standard configurations across locations, making infrastructure easier to scale. IT operations outsourcing Delhi also supports continuity during hiring gaps or peak workloads, ensuring users get timely support while the business keeps focus on delivery. Hashtags: #OutsourcedITServicesDelhi #ManagedITServicesDelhi #ManagedTechnologyServicesProviderDelhi #ITOperationsOutsourcingDelhi #ITSupport #BusinessIT #ITManagement #DelhiNCR #ServiceDesk Read more:- https://radiant.in/outsourcingoutsourced-it-servicesmanaged-technology-servicesit-solutionsnetwork-installation-cabling-wireless-provider-in-delhi-india/
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    Welcome to Radiant Info Solutions: Your Trusted Provider of Managed IT Services and IT Solutions
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  • Shapoorji Pallonji NineArcs Santacruz East Mumbai: Where Exclusivity Meets Everyday Elegance in 2026

    There comes a moment in every Mumbai homebuyer’s journey when the numbers on the brochure stop being the most important thing. It’s no longer about how many floors the tower has or how many hundreds of families share the same lobby. What matters more is how the home actually feels — how quiet the corridors are at 8 pm, how much sky you see from your balcony, how peaceful the pool feels on a Sunday morning, how safe your children are playing downstairs. That quiet craving for space and calm in the middle of one of the world’s most intense cities is exactly what Shapoorji Pallonji NineArcs understands so well.
    Developed by the Shapoorji Pallonji Group on a deliberately compact 0.5-acre plot in Santacruz East, the project limits itself to just 125 apartments spread across three low-rise wings (maximum 14 floors). In a suburb where towers routinely cross 200–300 units, this intentional restraint creates something rare: a residential experience that feels intimate, almost private, without sacrificing modern luxury. Launched in late 2025 with possession expected in July 2028, Shapoorji Pallonji NineArcs offers three thoughtfully proportioned configurations: 2 BHK homes at 917 sq.ft. carpet, 3 BHK residences ranging from 1150 to 1345 sq.ft. carpet with several layout variations, and 4 BHK homes at 1835 sq.ft. carpet. The 25:75 payment plan — only 25% during construction and the balance at possession — has made it particularly appealing to both end-users and investors who want to lock in current pricing without heavy upfront commitment.
    The Shapoorji Pallonji name carries a weight that few others in Indian real estate can match. With a legacy spanning more than 150 years, the group has built everything from historic landmarks and critical infrastructure to thousands of carefully crafted residential communities. Their reputation rests on consistent quality of construction, engineering excellence, strict safety protocols, and a long history of delivering on promised timelines. For many Mumbai families who have watched other projects suffer from delays, cost escalations, or quality shortfalls, the Shapoorji Pallonji brand remains one of the few that still inspires genuine confidence — and justifies paying a premium for peace of mind. Shapoorji Pallonji NineArcs carries that same DNA: transparent RERA compliance, disciplined execution, and a clear focus on long-term resident satisfaction rather than short-term sales hype.
    Santacruz East has quietly become one of Mumbai’s most consistently desirable residential micro-markets, and the location of Shapoorji Pallonji NineArcs sits right at its strongest point. The neighbourhood offers a rare combination of centrality and calm. Residents are within walking or short-drive distance of Santacruz Railway Station on the Western Line, only 5–10 minutes from the Western Express Highway, and just 10–15 minutes from Bandra-Kurla Complex — the financial epicentre that continues to attract the highest office rental growth in the city. Mumbai International Airport is close enough to make travel painless, while the upcoming metro corridors (Line 2B and Line 3) are expected to dramatically improve last-mile connectivity over the next few years. Daily conveniences surround the project: good schools, multispecialty hospitals, supermarkets, cafes, restaurants, and malls are all within 10–20 minutes. Whether you’re dropping children to school, heading to a meeting in BKC, catching a flight, or simply running errands, the location makes life noticeably smoother — one of the strongest reasons families and professionals keep returning to Santacruz East.
    Inside the apartments, the design philosophy at Shapoorji Pallonji NineArcs feels refreshingly mature. Every home has been planned with real family life in mind rather than architectural showmanship. The open living and dining areas are proportioned to feel generous and welcoming, bedrooms are positioned to maximise privacy and natural light, kitchens are laid out for efficient daily use and good ventilation, and large windows paired with spacious balconies bring in abundant daylight and fresh breeze throughout the day. Smart-home readiness is provided in key areas, storage is intelligently integrated, and the overall finishes and sanitaryware are premium without being flashy. There are no wasted corridors, no awkward dead spaces — just intelligent, practical planning that makes every square foot feel purposeful. The result is homes that feel airy, comfortable, and genuinely liveable — exactly what today’s Mumbai buyers are searching for after years of living in more compact or overcrowded spaces.
    The amenities at Shapoorji Pallonji NineArcs have been curated with the same restraint and quality mindset. Because the project is intentionally low-density — only 125 apartments — the facilities never feel shared among hundreds of families. The infinity-edge swimming pool offers clear views and a rare sense of calm, the state-of-the-art fitness centre and gym are well-equipped for daily workouts, and the dedicated yoga and meditation pavilion provides a quiet space for mindfulness. Landscaped gardens and open family areas invite peaceful strolls and relaxation, while the safe children’s play area is thoughtfully designed with modern equipment. Indoor multipurpose zones support community activities, 24×7 security includes CCTV coverage in common areas, manned entry/exit points, and visitor management, and essential services such as power backup, rainwater harvesting, energy-efficient common-area lighting, and compliant fire-fighting systems are all in place. These amenities support a balanced, wellness-oriented lifestyle without the maintenance burden or crowding issues that come with larger developments.
    The investment rationale for Shapoorji Pallonji NineArcs rests on several enduring strengths that continue to make Santacruz East one of Mumbai’s most reliable micro-markets. Proximity to BKC — which still sees the highest office rental growth in the city — combined with airport connectivity attracts HNIs, expats, and frequent travelers. Steady rental demand flows from professionals working in BKC, Andheri, and Lower Parel, while new supply in the premium 2–4 BHK segment remains limited. Upcoming metro corridors are expected to further improve accessibility and drive future appreciation. Shapoorji Pallonji NineArcs enhances these fundamentals with an extremely low unit count (only 125 apartments) that creates scarcity and supports higher resale premiums, the credibility of a top-tier developer that significantly reduces execution risk, sensible pricing relative to BKC-adjacent micro-markets, and the attractive 25:75 payment plan that lowers upfront cash-flow pressure for investors. Rental yields in Santacruz East for premium 2–4 BHK units remain healthy and stable, while capital appreciation is projected to stay robust through 2028–2030 as metro connectivity matures and office demand continues to grow.
    Living at Shapoorji Pallonji NineArcs feels noticeably different from the typical Mumbai high-rise experience. Mornings can begin with a quiet yoga session overlooking landscaped greens or a refreshing swim in the infinity-edge pool. Children play safely in the dedicated zone while parents relax in the gardens or work out in the gym. Evenings are spent on spacious balconies filled with natural light and fresh air, or enjoying indoor multipurpose spaces with family and friends. The low-density gated environment fosters a sense of security and community without feeling impersonal. Commutes to BKC or Andheri are short enough to preserve quality time, schools and hospitals are close, and the airport is minutes away. It’s urban living reimagined — connected when necessary, private when it matters most.
    Shapoorji Pallonji NineArcs is designed for a specific kind of buyer: families who want a spacious, high-quality home in a central suburb without relocating to distant townships; professionals working in BKC, Andheri, or Lower Parel who value shorter commutes; NRIs and HNIs searching for a premium Mumbai address with strong rental potential; and investors comfortable with a 2028 possession timeline who prioritize developer credibility and location-driven upside. In a city where true exclusivity has become rare, this project delivers it through thoughtful scale, intelligent design, premium yet practical amenities, unbeatable Santacruz East connectivity, and the enduring trust of the Shapoorji Pallonji Group.
    For those ready to move beyond the ordinary and into a residence that feels genuinely special, Shapoorji Pallonji NineArcs stands out as one of the most compelling premium opportunities in Mumbai’s western suburbs in 2026. With only 125 apartments, a buyer-friendly 25:75 payment plan, and possession expected in July 2028, it offers a rare combination of lifestyle elevation and investment potential.
    The official website provides the latest floor plans, brochure, pricing updates, payment options, and site visit scheduling:
    https://shapoorjininearcs.com/
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In a suburb where towers routinely cross 200–300 units, this intentional restraint creates something rare: a residential experience that feels intimate, almost private, without sacrificing modern luxury. Launched in late 2025 with possession expected in July 2028, Shapoorji Pallonji NineArcs offers three thoughtfully proportioned configurations: 2 BHK homes at 917 sq.ft. carpet, 3 BHK residences ranging from 1150 to 1345 sq.ft. carpet with several layout variations, and 4 BHK homes at 1835 sq.ft. carpet. The 25:75 payment plan — only 25% during construction and the balance at possession — has made it particularly appealing to both end-users and investors who want to lock in current pricing without heavy upfront commitment. The Shapoorji Pallonji name carries a weight that few others in Indian real estate can match. With a legacy spanning more than 150 years, the group has built everything from historic landmarks and critical infrastructure to thousands of carefully crafted residential communities. Their reputation rests on consistent quality of construction, engineering excellence, strict safety protocols, and a long history of delivering on promised timelines. For many Mumbai families who have watched other projects suffer from delays, cost escalations, or quality shortfalls, the Shapoorji Pallonji brand remains one of the few that still inspires genuine confidence — and justifies paying a premium for peace of mind. Shapoorji Pallonji NineArcs carries that same DNA: transparent RERA compliance, disciplined execution, and a clear focus on long-term resident satisfaction rather than short-term sales hype. Santacruz East has quietly become one of Mumbai’s most consistently desirable residential micro-markets, and the location of Shapoorji Pallonji NineArcs sits right at its strongest point. The neighbourhood offers a rare combination of centrality and calm. Residents are within walking or short-drive distance of Santacruz Railway Station on the Western Line, only 5–10 minutes from the Western Express Highway, and just 10–15 minutes from Bandra-Kurla Complex — the financial epicentre that continues to attract the highest office rental growth in the city. Mumbai International Airport is close enough to make travel painless, while the upcoming metro corridors (Line 2B and Line 3) are expected to dramatically improve last-mile connectivity over the next few years. Daily conveniences surround the project: good schools, multispecialty hospitals, supermarkets, cafes, restaurants, and malls are all within 10–20 minutes. Whether you’re dropping children to school, heading to a meeting in BKC, catching a flight, or simply running errands, the location makes life noticeably smoother — one of the strongest reasons families and professionals keep returning to Santacruz East. Inside the apartments, the design philosophy at Shapoorji Pallonji NineArcs feels refreshingly mature. Every home has been planned with real family life in mind rather than architectural showmanship. The open living and dining areas are proportioned to feel generous and welcoming, bedrooms are positioned to maximise privacy and natural light, kitchens are laid out for efficient daily use and good ventilation, and large windows paired with spacious balconies bring in abundant daylight and fresh breeze throughout the day. Smart-home readiness is provided in key areas, storage is intelligently integrated, and the overall finishes and sanitaryware are premium without being flashy. There are no wasted corridors, no awkward dead spaces — just intelligent, practical planning that makes every square foot feel purposeful. The result is homes that feel airy, comfortable, and genuinely liveable — exactly what today’s Mumbai buyers are searching for after years of living in more compact or overcrowded spaces. The amenities at Shapoorji Pallonji NineArcs have been curated with the same restraint and quality mindset. Because the project is intentionally low-density — only 125 apartments — the facilities never feel shared among hundreds of families. The infinity-edge swimming pool offers clear views and a rare sense of calm, the state-of-the-art fitness centre and gym are well-equipped for daily workouts, and the dedicated yoga and meditation pavilion provides a quiet space for mindfulness. Landscaped gardens and open family areas invite peaceful strolls and relaxation, while the safe children’s play area is thoughtfully designed with modern equipment. Indoor multipurpose zones support community activities, 24×7 security includes CCTV coverage in common areas, manned entry/exit points, and visitor management, and essential services such as power backup, rainwater harvesting, energy-efficient common-area lighting, and compliant fire-fighting systems are all in place. These amenities support a balanced, wellness-oriented lifestyle without the maintenance burden or crowding issues that come with larger developments. The investment rationale for Shapoorji Pallonji NineArcs rests on several enduring strengths that continue to make Santacruz East one of Mumbai’s most reliable micro-markets. Proximity to BKC — which still sees the highest office rental growth in the city — combined with airport connectivity attracts HNIs, expats, and frequent travelers. Steady rental demand flows from professionals working in BKC, Andheri, and Lower Parel, while new supply in the premium 2–4 BHK segment remains limited. Upcoming metro corridors are expected to further improve accessibility and drive future appreciation. Shapoorji Pallonji NineArcs enhances these fundamentals with an extremely low unit count (only 125 apartments) that creates scarcity and supports higher resale premiums, the credibility of a top-tier developer that significantly reduces execution risk, sensible pricing relative to BKC-adjacent micro-markets, and the attractive 25:75 payment plan that lowers upfront cash-flow pressure for investors. Rental yields in Santacruz East for premium 2–4 BHK units remain healthy and stable, while capital appreciation is projected to stay robust through 2028–2030 as metro connectivity matures and office demand continues to grow. Living at Shapoorji Pallonji NineArcs feels noticeably different from the typical Mumbai high-rise experience. Mornings can begin with a quiet yoga session overlooking landscaped greens or a refreshing swim in the infinity-edge pool. Children play safely in the dedicated zone while parents relax in the gardens or work out in the gym. Evenings are spent on spacious balconies filled with natural light and fresh air, or enjoying indoor multipurpose spaces with family and friends. The low-density gated environment fosters a sense of security and community without feeling impersonal. Commutes to BKC or Andheri are short enough to preserve quality time, schools and hospitals are close, and the airport is minutes away. It’s urban living reimagined — connected when necessary, private when it matters most. Shapoorji Pallonji NineArcs is designed for a specific kind of buyer: families who want a spacious, high-quality home in a central suburb without relocating to distant townships; professionals working in BKC, Andheri, or Lower Parel who value shorter commutes; NRIs and HNIs searching for a premium Mumbai address with strong rental potential; and investors comfortable with a 2028 possession timeline who prioritize developer credibility and location-driven upside. In a city where true exclusivity has become rare, this project delivers it through thoughtful scale, intelligent design, premium yet practical amenities, unbeatable Santacruz East connectivity, and the enduring trust of the Shapoorji Pallonji Group. For those ready to move beyond the ordinary and into a residence that feels genuinely special, Shapoorji Pallonji NineArcs stands out as one of the most compelling premium opportunities in Mumbai’s western suburbs in 2026. With only 125 apartments, a buyer-friendly 25:75 payment plan, and possession expected in July 2028, it offers a rare combination of lifestyle elevation and investment potential. The official website provides the latest floor plans, brochure, pricing updates, payment options, and site visit scheduling: https://shapoorjininearcs.com/
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    Shapoorji Pallonji Nine Arcs Santacruz | 2, 3 & 4 BHK Luxury Homes
    Shapoorji Pallonji Nine Arcs Santacruz Mumbai – premium 2, 3 & 4 BHK residences in Santacruz with modern design & vibrant Bandra-Khar vibe.
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  • QUELLO CHE NON VOGLIONO FAR SAPERE SULLE VERE CAUSE DELL’AZIONE RUSSA IN UCRAINA

    di Ivan Zeno

    La verità è semplice, ma viene scientemente nascosta. Per anni la Russia ha chiesto un’unica cosa: protezione per quasi dieci milioni di russofoni in Ucraina. Non l’annessione dell’Ucraina, non la ricostruzione dell’URSS, non le fantasie propagandistiche diffuse in Occidente. Solo una tutela minima, formalizzata negli accordi di Minsk I e II, rispettivamente nel 2014 e nel 2015. Cosa hanno fatto Kiev, Washington e Bruxelles? Assolutamente nulla.

    Hanno ignorato, rinviato, deriso.

    Perché diciamola tutta: l’Ucraina quegli accordi non li ha mai voluti. Li ha spacciati per “punitivi”, quando non prevedevano nemmeno un centimetro di territorio ceduto. Si chiedeva solo un’autonomia speciale, sul modello di qualsiasi regione europea plurilingue. Ma Kiev – con il beneplacito dell’Occidente – ha preferito l’intransigenza totale, arroccandosi dietro slogan identitari invece che affrontare una questione etnica e linguistica reale.

    E allora, quale strada si è scelta? Quella delle armi. Otto anni di bombardamenti sul Donbass, otto anni di vittime civili, otto anni di una guerra che l’Occidente fingendo di non vedere ha semplicemente lasciato marcire. Anzi: ha alimentato politicamente e militarmente, pur di mantenere il conflitto congelato e funzionale ai propri obiettivi geopolitici.

    Nel 2019 Zelensky ha vinto promettendo pace, dialogo e applicazione degli accordi di Minsk. Una menzogna elettorale: una volta al potere ha fatto l’esatto opposto. Nel 2022 preparava l’offensiva finale contro Lugansk e Donetsk, con colonne corazzate pronte a schiacciare le repubbliche separatiste.

    Nessuna autonomia. Nessun compromesso. Solo muscoli e propaganda.

    E sul fronte diplomatico? Putin chiedeva – ancora una volta – un tavolo sulla sicurezza europea. E gli Stati Uniti hanno risposto con un arroganza degna di un impero in decadenza: “Non è in agenda.” Fine della conversazione. Poi però si permettono di impartire lezioni su “dialogo” e “multilateralismo”.

    Il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti. Le regioni a maggioranza russofona coincidono quasi perfettamente con i territori ora controllati dalla Russia, salvo Odessa e parte di Kharkov. In pratica, Putin si è preso ciò che per anni americani ed europei hanno disprezzato, ignorato o trattato come un fastidio geopolitico.

    Quello che si poteva garantire con la politica lo si è regalato alla forza militare. Una cecità strategica impressionante.

    E nonostante questa catena di fallimenti, si continua a ripetere la solita favola: “invasori e invasi”, “imperialismo russo”, “Putin vuole conquistare l’Europa”. Una narrazione bambinesca, funzionale solo a coprire responsabilità enormi. Perché se si riconoscesse la verità, bisognerebbe ammettere che l’Occidente ha sbagliato tutto: analisi, diplomazia, strategia e tempistiche.

    E invece si persevera. Ancora armi, ancora miliardi, ancora propaganda.

    E soprattutto un’escalation sempre più vicina alla linea rossa di uno scontro diretto tra NATO e Russia. Una follia geopolitica che nessuno ha il coraggio di ammettere, perché significherebbe riconoscere che l’intera architettura occidentale – politica, militare e mediatica – ha costruito per anni una narrazione completamente scollegata dalla realtà.
    QUELLO CHE NON VOGLIONO FAR SAPERE SULLE VERE CAUSE DELL’AZIONE RUSSA IN UCRAINA di Ivan Zeno La verità è semplice, ma viene scientemente nascosta. Per anni la Russia ha chiesto un’unica cosa: protezione per quasi dieci milioni di russofoni in Ucraina. Non l’annessione dell’Ucraina, non la ricostruzione dell’URSS, non le fantasie propagandistiche diffuse in Occidente. Solo una tutela minima, formalizzata negli accordi di Minsk I e II, rispettivamente nel 2014 e nel 2015. Cosa hanno fatto Kiev, Washington e Bruxelles? Assolutamente nulla. Hanno ignorato, rinviato, deriso. Perché diciamola tutta: l’Ucraina quegli accordi non li ha mai voluti. Li ha spacciati per “punitivi”, quando non prevedevano nemmeno un centimetro di territorio ceduto. Si chiedeva solo un’autonomia speciale, sul modello di qualsiasi regione europea plurilingue. Ma Kiev – con il beneplacito dell’Occidente – ha preferito l’intransigenza totale, arroccandosi dietro slogan identitari invece che affrontare una questione etnica e linguistica reale. E allora, quale strada si è scelta? Quella delle armi. Otto anni di bombardamenti sul Donbass, otto anni di vittime civili, otto anni di una guerra che l’Occidente fingendo di non vedere ha semplicemente lasciato marcire. Anzi: ha alimentato politicamente e militarmente, pur di mantenere il conflitto congelato e funzionale ai propri obiettivi geopolitici. Nel 2019 Zelensky ha vinto promettendo pace, dialogo e applicazione degli accordi di Minsk. Una menzogna elettorale: una volta al potere ha fatto l’esatto opposto. Nel 2022 preparava l’offensiva finale contro Lugansk e Donetsk, con colonne corazzate pronte a schiacciare le repubbliche separatiste. Nessuna autonomia. Nessun compromesso. Solo muscoli e propaganda. E sul fronte diplomatico? Putin chiedeva – ancora una volta – un tavolo sulla sicurezza europea. E gli Stati Uniti hanno risposto con un arroganza degna di un impero in decadenza: “Non è in agenda.” Fine della conversazione. Poi però si permettono di impartire lezioni su “dialogo” e “multilateralismo”. Il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti. Le regioni a maggioranza russofona coincidono quasi perfettamente con i territori ora controllati dalla Russia, salvo Odessa e parte di Kharkov. In pratica, Putin si è preso ciò che per anni americani ed europei hanno disprezzato, ignorato o trattato come un fastidio geopolitico. Quello che si poteva garantire con la politica lo si è regalato alla forza militare. Una cecità strategica impressionante. E nonostante questa catena di fallimenti, si continua a ripetere la solita favola: “invasori e invasi”, “imperialismo russo”, “Putin vuole conquistare l’Europa”. Una narrazione bambinesca, funzionale solo a coprire responsabilità enormi. Perché se si riconoscesse la verità, bisognerebbe ammettere che l’Occidente ha sbagliato tutto: analisi, diplomazia, strategia e tempistiche. E invece si persevera. Ancora armi, ancora miliardi, ancora propaganda. E soprattutto un’escalation sempre più vicina alla linea rossa di uno scontro diretto tra NATO e Russia. Una follia geopolitica che nessuno ha il coraggio di ammettere, perché significherebbe riconoscere che l’intera architettura occidentale – politica, militare e mediatica – ha costruito per anni una narrazione completamente scollegata dalla realtà.
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  • GRAZIE DEI VOSTRI LIKE. MOSCA VEDE UNA ESCALATION DELLA VIOLENZA DA PARTE DELLA UE ED E' PREOCCUPATA !!!! LA NANA MASSONA E' FELICE DEL BUON ANDAMENTO DELLE TRATTATIVE PER GAZA !!!! PURTROPPO, LE ELEZIONI REGIONALI HANNO DATO L'ESITO DELLAELEZIONE DI OCCHIUTO DEL COSIDDETTO CENTRO DESTRA !!!!! E' EVIDENTE CHE IL M5S HA SBAGLIATO FACENDO PRESENTARE CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA CALABRIA TRIDICO !!!!! NELLA ITALIA CHE BOCCHEGGIA, C'E' DA VEDERE DI TUTTO !!!!UN ABBRACCIO E BUONA GIORNATA.
    GRAZIE DEI VOSTRI LIKE. MOSCA VEDE UNA ESCALATION DELLA VIOLENZA DA PARTE DELLA UE ED E' PREOCCUPATA !!!! LA NANA MASSONA E' FELICE DEL BUON ANDAMENTO DELLE TRATTATIVE PER GAZA !!!! PURTROPPO, LE ELEZIONI REGIONALI HANNO DATO L'ESITO DELLAELEZIONE DI OCCHIUTO DEL COSIDDETTO CENTRO DESTRA !!!!! E' EVIDENTE CHE IL M5S HA SBAGLIATO FACENDO PRESENTARE CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA CALABRIA TRIDICO !!!!! NELLA ITALIA CHE BOCCHEGGIA, C'E' DA VEDERE DI TUTTO !!!!UN ABBRACCIO E BUONA GIORNATA.
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  • La violenza islamista devasta la Nigeria: 7.000 cristiani uccisi in 220 giorni
    Un nuovo rapporto denuncia una brutale ondata di attacchi anticristiani in tutta la Nigeria nel 2025, con oltre 7.000 cristiani massacrati in soli 220 giorni —con una media di 32 morti al giorno— e 100 chiese distrutte ogni mese. Solo nello Stato di Benue si registrano oltre 1.100 vittime, tra cui il massacro di Yelewata in cui persero la vita 280 cristiani a giugno. Dal 2009, oltre 125.000 cristiani sono morti, 7.800 sono stati rapiti all’inizio del 2025 e 15 milioni di persone sono state sfollate. Si tratta di un duro avvertimento della continua presa del potere da parte degli islamisti e dell’urgente minaccia alla libertà religiosa in Nigeria. -

    Sterminio Silenzioso: La Crisi Dimenticata dei Cristiani in Nigeria

    Un genocidio strisciante sta avvenendo nell'indifferenza globale mentre l'estremismo islamista devasta le comunità cristiane nigeriane con numeri da guerra civile.

    Un agghiacciante rapporto documenta quella che può essere definita solo come una campagna di pulizia religiosa: nei primi 220 giorni del 2025, oltre 7.000 cristiani sono stati massacrati in Nigeria, una media di 32 morti al giorno. Parallelamente, 100 chiese vengono distrutte ogni mese, in un sistematico tentativo di cancellare la presenza cristiana da vaste regioni del paese.

    Il Contesto di un Massacro Annunciato

    La crisi attuale affonda le sue radici nell'escalation di violenza iniziata nel 2009 con la rivolta di Boko Haram. Da allora, il bilancio è spaventoso: oltre 125.000 cristiani uccisi, 7.800 rapiti solo all'inizio del 2025 e 15 milioni di persone costrette a fuggire dalle loro case, in quello che rappresenta uno dei più gravi episodi di sfollamento forzato al mondo.

    Le Zone del Terrore

    Lo Stato di Benue, nel cuore della Nigeria, si è trasformato in un epicentro del massacro. Oltre 1.100 vittime sono state registrate in questa regione sola, con il massacro di Yelewata di giugno che ha segnato uno dei giorni più sanguinosi: 280 cristiani uccisi in un singolo attacco.

    La violenza, perpetrata da gruppi estremisti islamisti come Boko Haram e i pastori Fulani militarizzati, si caratterizza per la sua brutalità: attacchi a villaggi indifesi, esecuzioni sommarie, mutilazioni e distruzione sistematica di luoghi di culto.

    Fattori della Crisi

    Alla base di questa tragedia convergono diversi elementi:

    · L'espansione territoriale dei gruppi jihadisti nel Nord e Centro Nigeria
    · La complicità di alcune autorità locali e la corruzione dilagante
    · La carenza cronica di sicurezza e l'impunità di cui godono i perpetratori
    · Tensioni etnico-religiose strumentalizzate per fini politici

    Il Silenzio Internazionale

    Nonostante le dimensioni apocalittiche della crisi, la risposta della comunità internazionale rimane inadeguata. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano da anni quello che definiscono un "genocidio strisciante", ma l'attenzione mediatica e politica globale rimane marginale.

    Un Appello all'Azione

    Questi numeri non rappresentano solo statistiche, ma famiglie distrutte, comunità annientate e un'intera generazione traumatizzata. La continua presa del potere da parte degli islamisti in Nigeria rappresenta non solo una minaccia alla libertà religiosa, ma alla stessa stabilità dell'Africa occidentale.

    La comunità internazionale non può più voltarsi dall'altra parte. È necessaria un'azione coordinata che unisca pressione diplomatica, sostegno umanitario e strategie concrete per proteggere le minoranze religiose in Nigeria, prima che sia troppo tardi.

    ____________________
    ENGLISH

    Silent Slaughter: Nigeria's Forgotten Christian Crisis

    A creeping genocide is unfolding amid global indifference as Islamist extremism devastates Christian communities in Nigeria with civil war-level casualties.

    A chilling report documents what can only be described as a campaign of religious cleansing: in the first 220 days of 2025, over 7,000 Christians were massacred in Nigeria, averaging 32 deaths per day. Simultaneously, 100 churches are being destroyed monthly, in a systematic attempt to erase Christian presence from vast regions of the country.

    Background of a Foretold Massacre

    The current crisis has its roots in the escalation of violence that began in 2009 with the Boko Haram insurgency. Since then, the death toll has been horrifying: over 125,000 Christians killed, 7,800 kidnapped just in early 2025, and 15 million people forced to flee their homes, representing one of the most severe cases of forced displacement worldwide.

    Epicenters of Terror

    Benue State, in central Nigeria, has become a massacre epicenter. Over 1,100 victims were recorded in this region alone, with the June Yelewata massacre marking one of the bloodiest days: 280 Christians killed in a single attack.

    The violence, perpetrated by Islamist extremist groups like Boko Haram and militarized Fulani herdsmen, is characterized by its brutality: attacks on defenseless villages, summary executions, mutilations, and systematic destruction of places of worship.

    Root Causes of the Crisis

    Several converging factors underlie this tragedy:

    · Territorial expansion of jihadist groups in Northern and Central Nigeria
    · Complicity of some local authorities and rampant corruption
    · Chronic security deficits and impunity enjoyed by perpetrators
    · Ethno-religious tensions exploited for political purposes

    International Silence

    Despite the apocalyptic scale of the crisis, the international community's response remains inadequate. Human rights organizations have been denouncing what they call a "creeping genocide" for years, yet global media and political attention remains marginal.

    A Call to Action

    These numbers represent more than statistics—they represent destroyed families, annihilated communities, and a traumatized generation. The continuing power grab by Islamists in Nigeria threatens not only religious freedom but the very stability of West Africa.

    The international community can no longer look away. Coordinated action is urgently needed—combining diplomatic pressure, humanitarian support, and concrete strategies to protect religious minorities in Nigeria before it's too late.
    La violenza islamista devasta la Nigeria: 7.000 cristiani uccisi in 220 giorni Un nuovo rapporto denuncia una brutale ondata di attacchi anticristiani in tutta la Nigeria nel 2025, con oltre 7.000 cristiani massacrati in soli 220 giorni —con una media di 32 morti al giorno— e 100 chiese distrutte ogni mese. Solo nello Stato di Benue si registrano oltre 1.100 vittime, tra cui il massacro di Yelewata in cui persero la vita 280 cristiani a giugno. Dal 2009, oltre 125.000 cristiani sono morti, 7.800 sono stati rapiti all’inizio del 2025 e 15 milioni di persone sono state sfollate. Si tratta di un duro avvertimento della continua presa del potere da parte degli islamisti e dell’urgente minaccia alla libertà religiosa in Nigeria. - Sterminio Silenzioso: La Crisi Dimenticata dei Cristiani in Nigeria Un genocidio strisciante sta avvenendo nell'indifferenza globale mentre l'estremismo islamista devasta le comunità cristiane nigeriane con numeri da guerra civile. Un agghiacciante rapporto documenta quella che può essere definita solo come una campagna di pulizia religiosa: nei primi 220 giorni del 2025, oltre 7.000 cristiani sono stati massacrati in Nigeria, una media di 32 morti al giorno. Parallelamente, 100 chiese vengono distrutte ogni mese, in un sistematico tentativo di cancellare la presenza cristiana da vaste regioni del paese. Il Contesto di un Massacro Annunciato La crisi attuale affonda le sue radici nell'escalation di violenza iniziata nel 2009 con la rivolta di Boko Haram. Da allora, il bilancio è spaventoso: oltre 125.000 cristiani uccisi, 7.800 rapiti solo all'inizio del 2025 e 15 milioni di persone costrette a fuggire dalle loro case, in quello che rappresenta uno dei più gravi episodi di sfollamento forzato al mondo. Le Zone del Terrore Lo Stato di Benue, nel cuore della Nigeria, si è trasformato in un epicentro del massacro. Oltre 1.100 vittime sono state registrate in questa regione sola, con il massacro di Yelewata di giugno che ha segnato uno dei giorni più sanguinosi: 280 cristiani uccisi in un singolo attacco. La violenza, perpetrata da gruppi estremisti islamisti come Boko Haram e i pastori Fulani militarizzati, si caratterizza per la sua brutalità: attacchi a villaggi indifesi, esecuzioni sommarie, mutilazioni e distruzione sistematica di luoghi di culto. Fattori della Crisi Alla base di questa tragedia convergono diversi elementi: · L'espansione territoriale dei gruppi jihadisti nel Nord e Centro Nigeria · La complicità di alcune autorità locali e la corruzione dilagante · La carenza cronica di sicurezza e l'impunità di cui godono i perpetratori · Tensioni etnico-religiose strumentalizzate per fini politici Il Silenzio Internazionale Nonostante le dimensioni apocalittiche della crisi, la risposta della comunità internazionale rimane inadeguata. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano da anni quello che definiscono un "genocidio strisciante", ma l'attenzione mediatica e politica globale rimane marginale. Un Appello all'Azione Questi numeri non rappresentano solo statistiche, ma famiglie distrutte, comunità annientate e un'intera generazione traumatizzata. La continua presa del potere da parte degli islamisti in Nigeria rappresenta non solo una minaccia alla libertà religiosa, ma alla stessa stabilità dell'Africa occidentale. La comunità internazionale non può più voltarsi dall'altra parte. È necessaria un'azione coordinata che unisca pressione diplomatica, sostegno umanitario e strategie concrete per proteggere le minoranze religiose in Nigeria, prima che sia troppo tardi. ____________________ ENGLISH Silent Slaughter: Nigeria's Forgotten Christian Crisis A creeping genocide is unfolding amid global indifference as Islamist extremism devastates Christian communities in Nigeria with civil war-level casualties. A chilling report documents what can only be described as a campaign of religious cleansing: in the first 220 days of 2025, over 7,000 Christians were massacred in Nigeria, averaging 32 deaths per day. Simultaneously, 100 churches are being destroyed monthly, in a systematic attempt to erase Christian presence from vast regions of the country. Background of a Foretold Massacre The current crisis has its roots in the escalation of violence that began in 2009 with the Boko Haram insurgency. Since then, the death toll has been horrifying: over 125,000 Christians killed, 7,800 kidnapped just in early 2025, and 15 million people forced to flee their homes, representing one of the most severe cases of forced displacement worldwide. Epicenters of Terror Benue State, in central Nigeria, has become a massacre epicenter. Over 1,100 victims were recorded in this region alone, with the June Yelewata massacre marking one of the bloodiest days: 280 Christians killed in a single attack. The violence, perpetrated by Islamist extremist groups like Boko Haram and militarized Fulani herdsmen, is characterized by its brutality: attacks on defenseless villages, summary executions, mutilations, and systematic destruction of places of worship. Root Causes of the Crisis Several converging factors underlie this tragedy: · Territorial expansion of jihadist groups in Northern and Central Nigeria · Complicity of some local authorities and rampant corruption · Chronic security deficits and impunity enjoyed by perpetrators · Ethno-religious tensions exploited for political purposes International Silence Despite the apocalyptic scale of the crisis, the international community's response remains inadequate. Human rights organizations have been denouncing what they call a "creeping genocide" for years, yet global media and political attention remains marginal. A Call to Action These numbers represent more than statistics—they represent destroyed families, annihilated communities, and a traumatized generation. The continuing power grab by Islamists in Nigeria threatens not only religious freedom but the very stability of West Africa. The international community can no longer look away. Coordinated action is urgently needed—combining diplomatic pressure, humanitarian support, and concrete strategies to protect religious minorities in Nigeria before it's too late.
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  • ECCO QUELLO CHE STANNO CERCANDO. NON CADIAMO NEL TRANELLO!
    Abbattere i jet russi? Il generale Bertolini: "Bruxelles alza i toni come se cercasse apposta l’escalation" - Il Fatto Quotidiano
    Leggi su Il Fatto Quotidiano l'articolo in edicola "Abbattere i jet russi? Il generale Bertolini: “Bruxelles alza i toni come se cercasse apposta l’escalation”" pubblicato il 26 Settembre 2025 a firma di Fq

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/09/26/marco-bertolini-bruxelles-alza-i-toni-come-se-cercasse-apposta-lescalation/8139553/
    ECCO QUELLO CHE STANNO CERCANDO. NON CADIAMO NEL TRANELLO! Abbattere i jet russi? Il generale Bertolini: "Bruxelles alza i toni come se cercasse apposta l’escalation" - Il Fatto Quotidiano Leggi su Il Fatto Quotidiano l'articolo in edicola "Abbattere i jet russi? Il generale Bertolini: “Bruxelles alza i toni come se cercasse apposta l’escalation”" pubblicato il 26 Settembre 2025 a firma di Fq https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/09/26/marco-bertolini-bruxelles-alza-i-toni-come-se-cercasse-apposta-lescalation/8139553/
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    Abbattere i jet russi? Il generale Bertolini: "Bruxelles alza i toni come se cercasse apposta l’escalation" - Il Fatto Quotidiano
    Leggi su Il Fatto Quotidiano l'articolo in edicola "Abbattere i jet russi? Il generale Bertolini: “Bruxelles alza i toni come se cercasse apposta l’escalation”" pubblicato il 26 Settembre 2025 a firma di Fq
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  • Sanzioni a Israele??? RIDICOLE!
    L'UE propone sanzioni a Israele, ma armi e colonie restano escluse
    Pacchetto da 227 milioni che colpisce solo il 37% dei commerci con Israele, mentre continua la vendita di armi europee...
    Come annunciato, la Commissione Ue ha proposto un pacchetto di sanzioni contro Israele. “L’operazione a Gaza City rappresenta un’escalation della guerra”, ha spiegato l’alto rappresentante Ue Kaja Kallas, per questo “oggi presentiamo un robusto pacchetto di sanzioni: l’obiettivo non è punire Israele ma migliorare la situazione a Gaza”. “Oltre ai ministri israeliani estremisti“, quello per la Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir e per le Finanze Bezalel Smotrich, nel pacchetto – che deve essere approvato all’unanimità – “ci sono altri membri di Hamas e coloni violenti“, ha precisato Kallas. La proposta inoltre include misure sul commercio, ma i dubbi non mancano: tra queste non c’è nulla che colpisca gli insediamenti illegali in Cisgiordania e l’export di armi dall’Europa verso lo Stato ebraico.

    La proposta mira a sospendere una parte – “la più significativa” – del trattato commerciale tra l’Ue e Israele, che equivale al 37% del volume totale. Il resto, spiega un alto funzionario europeo, è regolato dai patti presi nel quadro del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) e non è soggetto alle misure. In termini pratici, si tratta di circa 227 milioni di euro all’anno, che ora saranno soggetti a dazi maggiorati e quindi applicati agli importatori europei: in tutto nel 2024 l’Ue ha importato beni da Israele per un valore totale di 16 miliardi di euro. Il grosso riguarderà i prodotti agricoli. L’accordo di associazione copre anche il settore dei servizi ma, fanno notare alla Commissione, si tratta di una parte rimasta essenzialmente sulla carta e dunque non significativa.

    Ora la proposta deve essere approvata dagli Stati membri con la maggioranza qualificata. “Se sarà votata dal Consiglio, notificheremo l’ente di gestione dell’accordo di associazione con Israele e le misure entreranno in vigore dopo 30 giorni, ovvero una pratica standard”, precisa il funzionario.

    Altro capitolo sono poi i programmi che fanno capo direttamente alla Commissione (gemellaggi o progetti per l’integrazione regionale, previsti ad esempio dagli accordi di Abramo). “Sospendiamo il sostegno bilaterale al governo israeliano. In particolare, 14 milioni di euro di fondi già stanziati per il periodo 2020-2024. Di tale importo, 4,3 milioni di euro sono stati contrattualizzati, mentre 9,4 milioni di euro rimangono non contrattualizzati. Fino a nuovo avviso, non procederemo all’identificazione congiunta di nuove azioni né alla firma di contratti”, ha annunciato la commissaria Ue per il Mediterraneo Dubravka Šuica sottolineando che in questo caso l’esecutivo comunitario ha potuto prendere una decisione “indipendente“.

    Le misure però sollevano diversi interrogativi. Ad esempio, non colpiranno i prodotti che vengono dalle colonie – ovvero tutto ciò che va oltre i confini del 1967 – dato che l’accordo copre solo ciò che l’Ue riconosce come Stato d’Israele e gli insediamenti, essendo illegali, non lo sono. Servirà dunque una proposta separata per colpire i beni provenienti dai territori occupati.

    C’è un altro aspetto della questione che solleva forti dubbi sulla credibilità delle misure. Il settore delle armi non sarà toccato dalla proposta della Commissione poiché non rientra nelle specificità dell’accordo di associazione, ma è coperto dal quadro generale del Wto, ha spiegato ancora il funzionario illustrando i dettagli della proposta dell’esecutivo e sottolineando che gli armamenti beneficiano spesso della “clausola di confidenzialità” per cui non è dato sapere con certezza quanto pesi sull’interscambio generale tra Ue e Israele.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/17/sanzioni-israele-ue-armi-colonie-news/8129792/
    Sanzioni a Israele??? RIDICOLE! L'UE propone sanzioni a Israele, ma armi e colonie restano escluse Pacchetto da 227 milioni che colpisce solo il 37% dei commerci con Israele, mentre continua la vendita di armi europee... Come annunciato, la Commissione Ue ha proposto un pacchetto di sanzioni contro Israele. “L’operazione a Gaza City rappresenta un’escalation della guerra”, ha spiegato l’alto rappresentante Ue Kaja Kallas, per questo “oggi presentiamo un robusto pacchetto di sanzioni: l’obiettivo non è punire Israele ma migliorare la situazione a Gaza”. “Oltre ai ministri israeliani estremisti“, quello per la Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir e per le Finanze Bezalel Smotrich, nel pacchetto – che deve essere approvato all’unanimità – “ci sono altri membri di Hamas e coloni violenti“, ha precisato Kallas. La proposta inoltre include misure sul commercio, ma i dubbi non mancano: tra queste non c’è nulla che colpisca gli insediamenti illegali in Cisgiordania e l’export di armi dall’Europa verso lo Stato ebraico. La proposta mira a sospendere una parte – “la più significativa” – del trattato commerciale tra l’Ue e Israele, che equivale al 37% del volume totale. Il resto, spiega un alto funzionario europeo, è regolato dai patti presi nel quadro del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) e non è soggetto alle misure. In termini pratici, si tratta di circa 227 milioni di euro all’anno, che ora saranno soggetti a dazi maggiorati e quindi applicati agli importatori europei: in tutto nel 2024 l’Ue ha importato beni da Israele per un valore totale di 16 miliardi di euro. Il grosso riguarderà i prodotti agricoli. L’accordo di associazione copre anche il settore dei servizi ma, fanno notare alla Commissione, si tratta di una parte rimasta essenzialmente sulla carta e dunque non significativa. Ora la proposta deve essere approvata dagli Stati membri con la maggioranza qualificata. “Se sarà votata dal Consiglio, notificheremo l’ente di gestione dell’accordo di associazione con Israele e le misure entreranno in vigore dopo 30 giorni, ovvero una pratica standard”, precisa il funzionario. Altro capitolo sono poi i programmi che fanno capo direttamente alla Commissione (gemellaggi o progetti per l’integrazione regionale, previsti ad esempio dagli accordi di Abramo). “Sospendiamo il sostegno bilaterale al governo israeliano. In particolare, 14 milioni di euro di fondi già stanziati per il periodo 2020-2024. Di tale importo, 4,3 milioni di euro sono stati contrattualizzati, mentre 9,4 milioni di euro rimangono non contrattualizzati. Fino a nuovo avviso, non procederemo all’identificazione congiunta di nuove azioni né alla firma di contratti”, ha annunciato la commissaria Ue per il Mediterraneo Dubravka Šuica sottolineando che in questo caso l’esecutivo comunitario ha potuto prendere una decisione “indipendente“. Le misure però sollevano diversi interrogativi. Ad esempio, non colpiranno i prodotti che vengono dalle colonie – ovvero tutto ciò che va oltre i confini del 1967 – dato che l’accordo copre solo ciò che l’Ue riconosce come Stato d’Israele e gli insediamenti, essendo illegali, non lo sono. Servirà dunque una proposta separata per colpire i beni provenienti dai territori occupati. C’è un altro aspetto della questione che solleva forti dubbi sulla credibilità delle misure. Il settore delle armi non sarà toccato dalla proposta della Commissione poiché non rientra nelle specificità dell’accordo di associazione, ma è coperto dal quadro generale del Wto, ha spiegato ancora il funzionario illustrando i dettagli della proposta dell’esecutivo e sottolineando che gli armamenti beneficiano spesso della “clausola di confidenzialità” per cui non è dato sapere con certezza quanto pesi sull’interscambio generale tra Ue e Israele. https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/17/sanzioni-israele-ue-armi-colonie-news/8129792/
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    L'UE propone sanzioni a Israele, ma armi e colonie restano escluse
    Pacchetto da 227 milioni che colpisce solo il 37% dei commerci con Israele, mentre continua la vendita di armi europee
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