• LETTERA APERTA AL MONDO: Da Cuba, una donna denuncia il crimine che nessuno vuole vedere.

    --- All'umanità intera, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono ancora nella giustizia:

    Il mio nome è come quello di milioni di altre persone. Non ho cognomi famosi né cariche importanti. Sono una cubana comune. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con l'anima straziata e le mani tremanti, perché quello che oggi vive il mio popolo non è una crisi. È un omicidio lento, calcolato, freddamente eseguito da Washington.
    E il mondo guarda dall'altra parte.

    DENUNCIA PER I MIEI NONNI:
    Denuncio che a Cuba ci sono anziani che muoiono prematuramente perché il blocco impedisce l'arrivo di farmaci per il cuore, la pressione e il diabete. Non è una questione di mancanza di risorse. È un divieto deliberato. Le aziende che vogliono vendere a Cuba vengono multate, perseguitate, minacciate. I loro governi tacciono. E nel frattempo, un nonno cubano stringe il petto e aspetta. La morte non avvisa. Il blocco sì.
    ---
    DENUNCIA PER I MIEI BAMBINI:
    Denuncio che a Cuba ci sono incubatrici che hanno dovuto essere spente per mancanza di carburante. Che ci sono neonati che lottano per la vita mentre il governo degli Stati Uniti decide quali paesi possono venderci petrolio e quali no. Che ci sono madri cubane che hanno visto mettere in pericolo la vita dei loro figli perché un ordine firmato in un ufficio di Washington vale più del pianto di un bambino a 90 miglia dalle sue coste.

    Dov'è la comunità internazionale? Dove sono le organizzazioni che difendono tanto l'infanzia? O forse i bambini cubani non meritano di vivere?

    DENUNCIA PER LA FAME INTENZIONALE:
    Denuncio che il blocco è fame programmata. Non è che manchi il cibo perché sì. È che ci impediscono di comprarlo. È che le navi con i generi alimentari vengono perseguitate. È che le transazioni bancarie vengono bloccate. È che le aziende che ci vendono cereali, pollo, latte vengono sanzionate.

    La fame a Cuba non è un incidente. È una politica di Stato del governo degli Stati Uniti, affinata nel corso di 60 anni, aggiornata da ogni amministrazione, inasprita da Donald Trump e attuata con ferocia da Marco Rubio.

    Loro la chiamano “pressione economica”. Io la chiamo terrorismo della fame.

    DENUNCIA DEI MIEI MEDICI:
    Denuncio che i nostri medici, gli stessi che hanno salvato vite umane durante la pandemia mentre il mondo intero crollava, oggi non hanno siringhe, né anestesia, né apparecchiature a raggi X. Non perché non sappiamo produrli. Non perché non abbiamo talento. Ma perché il blocco ci impedisce di accedere alle forniture, ai ricambi, alla tecnologia.

    I nostri scienziati hanno creato cinque vaccini contro il COVID-19. Cinque. Senza l'aiuto di nessuno. Contro venti e maree. Contro il blocco e le menzogne. Eppure, l'impero ci punisce per averlo realizzato.

    AL MONDO DICO:
    Cuba non chiede l'elemosina.
    Cuba non chiede soldati.
    Cuba non chiede che ci amiate.

    Cuba chiede giustizia. Niente di più. Niente di meno.

    Vi chiedo di smettere di normalizzare la sofferenza del mio popolo.
    Vi chiedo di chiamare il blocco con il suo nome: CRIMINE CONTRO L'UMANITÀ.
    Vi chiedo di non lasciarvi ingannare dalla favola del “dialogo” e della “democrazia” mentre ci strangolano.

    Non vogliamo carità. Vogliamo che ci lascino vivere.

    Ai governi complici che tacciono:
    La storia vi presenterà il conto.

    Ai media che mentono:
    La verità trova sempre una via d'uscita.

    Ai carnefici che firmano sanzioni:
    Il popolo cubano non dimentica e non perdona.

    A coloro che hanno ancora umanità nel cuore:
    Guardate Cuba. Guardate cosa le stanno facendo. E chiedetevi: da quale parte della storia voglio stare?
    ---
    Da questa piccola isola, con un popolo gigante, una cubana comune che si rifiuta di arrendersi.

    Ikay Romay

    TRADOTTO E DIVULGATO DA ASSOCIAZIONE SVIZZERA-CUBA, Sezione Ticino
    ticino@cuba-si.ch


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    Non mi importa se hai 10 amici o 10 mila follower.
    Non mi importa se la tua bacheca è pubblica o privata.
    Non mi importa se non condividi mai nulla.

    Ma questo è diverso.

    Questa non è una foto di un tramonto.
    Questa non è una notizia di gossip.
    Questa non è solo un'opinione.

    Questo è un GRIDO. E i gridi non si tengono per sé. Si ASCOLTANO. Si RIPETONO. DIVENTANO UNA FOLLA.

    Oggi non ti chiedo un “mi piace”.
    Ti chiedo di usare i tuoi pollici per qualcosa di più grande che scorrere lo schermo.

    CONDIVIDI.
    Affinché il mondo sappia che a Cuba non c'è una crisi.
    C'è un CRIMINE.

    Perché le madri di altri paesi sappiano che qui ci sono bambini che lottano in incubatrici spente a causa del blocco.

    Perché i nonni di altre terre sappiano che qui ci sono anziani che muoiono in attesa di medicinali che Washington non lascia entrare.

    Perché i governi complici provino vergogna.
    Perché i media bugiardi non abbiano scampo.
    Perché i carnefici sappiano che NON STAREMO ZITTI.

    Una sola persona che condivide questo messaggio non cambia il mondo.
    Migliaia, milioni, SÌ.

    Non tenere questo testo per te.
    Non essere complice del silenzio.

    FAI IN MODO CHE QUESTA DENUNCIA ARRIVI PIÙ LONTANO DEL BLOCCO.

    CONDIVIDI. ORA.


    #CubaDenunciaAlMundo
    #ElBloqueoMata
    #NiñosSinIncubadoras
    #AncianosSinMedicinas
    #HambreIntencional
    #CrimenDeLesaHumanidad
    #CubaVive
    #COMPARTEporCuba
    #QueElMundoNosEscuche
    #DenunciaQueDuele
    #CubaGrita
    #ElBloqueoEsCrimen
    #ViralizaLaVerdad
    #PatriaOMuerte
    #Venceremos
    LETTERA APERTA AL MONDO: Da Cuba, una donna denuncia il crimine che nessuno vuole vedere. --- All'umanità intera, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono ancora nella giustizia: Il mio nome è come quello di milioni di altre persone. Non ho cognomi famosi né cariche importanti. Sono una cubana comune. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con l'anima straziata e le mani tremanti, perché quello che oggi vive il mio popolo non è una crisi. È un omicidio lento, calcolato, freddamente eseguito da Washington. E il mondo guarda dall'altra parte. 👵 DENUNCIA PER I MIEI NONNI: Denuncio che a Cuba ci sono anziani che muoiono prematuramente perché il blocco impedisce l'arrivo di farmaci per il cuore, la pressione e il diabete. Non è una questione di mancanza di risorse. È un divieto deliberato. Le aziende che vogliono vendere a Cuba vengono multate, perseguitate, minacciate. I loro governi tacciono. E nel frattempo, un nonno cubano stringe il petto e aspetta. La morte non avvisa. Il blocco sì. --- 👶 DENUNCIA PER I MIEI BAMBINI: Denuncio che a Cuba ci sono incubatrici che hanno dovuto essere spente per mancanza di carburante. Che ci sono neonati che lottano per la vita mentre il governo degli Stati Uniti decide quali paesi possono venderci petrolio e quali no. Che ci sono madri cubane che hanno visto mettere in pericolo la vita dei loro figli perché un ordine firmato in un ufficio di Washington vale più del pianto di un bambino a 90 miglia dalle sue coste. Dov'è la comunità internazionale? Dove sono le organizzazioni che difendono tanto l'infanzia? O forse i bambini cubani non meritano di vivere? 🍽️ DENUNCIA PER LA FAME INTENZIONALE: Denuncio che il blocco è fame programmata. Non è che manchi il cibo perché sì. È che ci impediscono di comprarlo. È che le navi con i generi alimentari vengono perseguitate. È che le transazioni bancarie vengono bloccate. È che le aziende che ci vendono cereali, pollo, latte vengono sanzionate. La fame a Cuba non è un incidente. È una politica di Stato del governo degli Stati Uniti, affinata nel corso di 60 anni, aggiornata da ogni amministrazione, inasprita da Donald Trump e attuata con ferocia da Marco Rubio. Loro la chiamano “pressione economica”. Io la chiamo terrorismo della fame. ⚕️ DENUNCIA DEI MIEI MEDICI: Denuncio che i nostri medici, gli stessi che hanno salvato vite umane durante la pandemia mentre il mondo intero crollava, oggi non hanno siringhe, né anestesia, né apparecchiature a raggi X. Non perché non sappiamo produrli. Non perché non abbiamo talento. Ma perché il blocco ci impedisce di accedere alle forniture, ai ricambi, alla tecnologia. I nostri scienziati hanno creato cinque vaccini contro il COVID-19. Cinque. Senza l'aiuto di nessuno. Contro venti e maree. Contro il blocco e le menzogne. Eppure, l'impero ci punisce per averlo realizzato. 🌍 AL MONDO DICO: Cuba non chiede l'elemosina. Cuba non chiede soldati. Cuba non chiede che ci amiate. Cuba chiede giustizia. Niente di più. Niente di meno. Vi chiedo di smettere di normalizzare la sofferenza del mio popolo. Vi chiedo di chiamare il blocco con il suo nome: CRIMINE CONTRO L'UMANITÀ. Vi chiedo di non lasciarvi ingannare dalla favola del “dialogo” e della “democrazia” mentre ci strangolano. Non vogliamo carità. Vogliamo che ci lascino vivere. Ai governi complici che tacciono: La storia vi presenterà il conto. Ai media che mentono: La verità trova sempre una via d'uscita. Ai carnefici che firmano sanzioni: Il popolo cubano non dimentica e non perdona. A coloro che hanno ancora umanità nel cuore: Guardate Cuba. Guardate cosa le stanno facendo. E chiedetevi: da quale parte della storia voglio stare? --- Da questa piccola isola, con un popolo gigante, una cubana comune che si rifiuta di arrendersi. Ikay Romay ✊🇨🇺💔 TRADOTTO E DIVULGATO DA ASSOCIAZIONE SVIZZERA-CUBA, Sezione Ticino ticino@cuba-si.ch SE QUESTO TESTO TI HA SCOSSO DENTRO, CONDIVIDILO. Non mi importa se hai 10 amici o 10 mila follower. Non mi importa se la tua bacheca è pubblica o privata. Non mi importa se non condividi mai nulla. Ma questo è diverso. Questa non è una foto di un tramonto. Questa non è una notizia di gossip. Questa non è solo un'opinione. Questo è un GRIDO. E i gridi non si tengono per sé. Si ASCOLTANO. Si RIPETONO. DIVENTANO UNA FOLLA. Oggi non ti chiedo un “mi piace”. Ti chiedo di usare i tuoi pollici per qualcosa di più grande che scorrere lo schermo. CONDIVIDI. Affinché il mondo sappia che a Cuba non c'è una crisi. C'è un CRIMINE. Perché le madri di altri paesi sappiano che qui ci sono bambini che lottano in incubatrici spente a causa del blocco. Perché i nonni di altre terre sappiano che qui ci sono anziani che muoiono in attesa di medicinali che Washington non lascia entrare. Perché i governi complici provino vergogna. Perché i media bugiardi non abbiano scampo. Perché i carnefici sappiano che NON STAREMO ZITTI. Una sola persona che condivide questo messaggio non cambia il mondo. Migliaia, milioni, SÌ. Non tenere questo testo per te. Non essere complice del silenzio. FAI IN MODO CHE QUESTA DENUNCIA ARRIVI PIÙ LONTANO DEL BLOCCO. CONDIVIDI. ORA. #CubaDenunciaAlMundo #ElBloqueoMata #NiñosSinIncubadoras #AncianosSinMedicinas #HambreIntencional #CrimenDeLesaHumanidad #CubaVive #COMPARTEporCuba #QueElMundoNosEscuche #DenunciaQueDuele #CubaGrita #ElBloqueoEsCrimen #ViralizaLaVerdad #PatriaOMuerte #Venceremos
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  • Von der Leyen: avanti verso la dittatura UE.
    E niente, dopo aver ricevuto calci in faccia da tanti Paesi membri, Ursula ci riprova a proporre la semplice maggioranza qualificata invece dell'unanimità.
    E lo fa proprio in tema di difesa che, dopo i vaccini dell'insabbiato scandalo Pfizergate, potrebbero portarle maggiori "utilità"
    Riuscirà a trasformare la Ue in un'autarchia?
    CONDIVIDI se vuoi mandarla via a calci.

    Von der Leyen: forward towards EU dictatorship.
    And nothing, after having received kicks in the face from many member countries, Ursula tries again to propose a simple qualified majority instead of unanimity.
    And it does so precisely on the subject of defense which, after the vaccines from the covered-up Pfizergate scandal, could bring it greater "usefulness"
    Will he succeed in transforming the EU into an autarky?
    SHARE if you want to kick her away.
    Von der Leyen: avanti verso la dittatura UE. E niente, dopo aver ricevuto calci in faccia da tanti Paesi membri, Ursula ci riprova a proporre la semplice maggioranza qualificata invece dell'unanimità. E lo fa proprio in tema di difesa che, dopo i vaccini dell'insabbiato scandalo Pfizergate, potrebbero portarle maggiori "utilità" Riuscirà a trasformare la Ue in un'autarchia? CONDIVIDI se vuoi mandarla via a calci. Von der Leyen: forward towards EU dictatorship. And nothing, after having received kicks in the face from many member countries, Ursula tries again to propose a simple qualified majority instead of unanimity. And it does so precisely on the subject of defense which, after the vaccines from the covered-up Pfizergate scandal, could bring it greater "usefulness" Will he succeed in transforming the EU into an autarky? SHARE if you want to kick her away.
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  • QUESTI FOLLI PERSISTONO nel LORO PIANO per PORTARE l'EUROPA in GUERRA.
    Utilizzassero questi fondi per il Welfare.
    Spese militari europee, il ministro tedesco Wadephul bacchetta la Francia: "I suoi sforzi sono insufficienti"
    Il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha invitato i partner europei della Nato ad aumentare le spese belliche richiamando la Francia: "Deve fare di più".
    Il responsabile degli Esteri, durante un'intervista alla radio Deutschlandfunk, tira in ballo il presidente Macron: "Lui fa regolarmente e giustamente riferimento all'aspirazione della sovranità europea, ma deve agire di conseguenza". Berlino prevede di utilizzare più di 500 miliardi di euro tra il 2025 e il 2029. Parigi invece deve fare i conti con il terzo debito pubblico più alto dell'Unione, dopo Grecia e Italia
    Spese militari europee, il ministro tedesco Wadephul bacchetta la Francia: “I suoi sforzi sono insufficienti”

    Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, intervenendo alla radio Deutschlandfunk, ha invitato i partner europei della Nato ad aumentare le spese per la difesa e ha criticato in particolare la Francia, definendo i suoi sforzi “insufficienti”.

    “Dobbiamo attuare il 5%”, ha affermato Wadephul, riferendosi all’obbligo per i paesi legati all’Alleanza di destinare il 5% del loro Pil al settore della difesa. “In Germania lo facciamo; i nostri bilanci e la nostra pianificazione finanziaria a medio termine lo consentono; ma se guardiamo ai nostri vicini, ai nostri alleati, c’è ancora margine di miglioramento”. Wadephul ha fatto riferimento al presidente francese Emmanuel Macron: “Lui fa regolarmente e giustamente riferimento alla nostra aspirazione alla sovranità europea, ma chiunque ne parli deve agire di conseguenza nel proprio Paese. Purtroppo, gli sforzi compiuti finora dalla Repubblica francese sono stati insufficienti per raggiungere questo obiettivo”.

    Le parole del ministro tedesco si inquadrano nel nuovo contesto, determinato anche dall’atteggiamento ondivago dell’amministrazione Trump sulla questione ucraina. Gli Stati membri della Nato si sono impegnati lo scorso giugno a portare la spesa per la difesa al 5% del Pil; un obiettivo che dovrebbe essere centrato entro il 2035.

    Lo scorso anno la Germania ha esentato la maggior parte della spesa per la difesa dai limiti del debito sanciti dalla Costituzione e gli attuali bilanci prevedono che Berlino spenderà più di 500 miliardi di euro (593 miliardi di dollari) per la difesa tra il 2025 e il 2029. La Francia ha meno margine di manovra. Il Paese ha il terzo debito pubblico più alto dell’Unione Europea in rapporto al Pil, dopo Grecia e Italia, quasi il doppio del limite del 60% stabilito dai trattati dell’Unione.

    Nell’intervista Wadephul ha confermato la contrarietà del governo tedesco all’ipotesi di Eurobond e ha poi concluso: “Chiunque oggi parli di indipendenza dagli Stati Uniti dovrebbe prima fare i compiti a casa, e l’Europa ha ancora molto lavoro da fare”. In Germania il dibattito sulle spese belliche si è intensificato in occasione della Conferenza di Monaco, con posizioni interne contrapposte. Armin Laschet (CDU) ha proposto che i paesi dell’Unione emettano Eurobond per finanziare i loro sforzi di difesa, opponendosi alla posizione del cancelliere Friedrich Merz che è contrario a questa soluzione. Laschet ha fatto riferimento all’approvazione da parte del Parlamento europeo di un prestito di 90 miliardi di euro per l’Ucraina, come prova del successo dell’uso degli Eurobond nella gestione del conflitto iniziato quattro anni fa con l’invasione russa.

    Per quanto riguarda le spese militari, Marie-Agnes Strack-Zimmermann, presidente della Commissione Difesa del Parlamento europeo, ha difeso la necessità di aumentare la produzione di carri armati tedeschi di alta qualità, accanto a opzioni più accessibili come i droni, ed ha sottolineato che l’aumento della spesa militare è essenziale per mantenere la competitività e la sicurezza europea contro le minacce provenienti da Russia, Stati Uniti e Cina.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/16/spese-militari-europee-il-ministro-tedesco-wadephul-bacchetta-la-francia-i-suoi-sforzi-sono-insufficienti/8293292/
    QUESTI FOLLI PERSISTONO nel LORO PIANO per PORTARE l'EUROPA in GUERRA. Utilizzassero questi fondi per il Welfare. Spese militari europee, il ministro tedesco Wadephul bacchetta la Francia: "I suoi sforzi sono insufficienti" Il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha invitato i partner europei della Nato ad aumentare le spese belliche richiamando la Francia: "Deve fare di più". Il responsabile degli Esteri, durante un'intervista alla radio Deutschlandfunk, tira in ballo il presidente Macron: "Lui fa regolarmente e giustamente riferimento all'aspirazione della sovranità europea, ma deve agire di conseguenza". Berlino prevede di utilizzare più di 500 miliardi di euro tra il 2025 e il 2029. Parigi invece deve fare i conti con il terzo debito pubblico più alto dell'Unione, dopo Grecia e Italia Spese militari europee, il ministro tedesco Wadephul bacchetta la Francia: “I suoi sforzi sono insufficienti” Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, intervenendo alla radio Deutschlandfunk, ha invitato i partner europei della Nato ad aumentare le spese per la difesa e ha criticato in particolare la Francia, definendo i suoi sforzi “insufficienti”. “Dobbiamo attuare il 5%”, ha affermato Wadephul, riferendosi all’obbligo per i paesi legati all’Alleanza di destinare il 5% del loro Pil al settore della difesa. “In Germania lo facciamo; i nostri bilanci e la nostra pianificazione finanziaria a medio termine lo consentono; ma se guardiamo ai nostri vicini, ai nostri alleati, c’è ancora margine di miglioramento”. Wadephul ha fatto riferimento al presidente francese Emmanuel Macron: “Lui fa regolarmente e giustamente riferimento alla nostra aspirazione alla sovranità europea, ma chiunque ne parli deve agire di conseguenza nel proprio Paese. Purtroppo, gli sforzi compiuti finora dalla Repubblica francese sono stati insufficienti per raggiungere questo obiettivo”. Le parole del ministro tedesco si inquadrano nel nuovo contesto, determinato anche dall’atteggiamento ondivago dell’amministrazione Trump sulla questione ucraina. Gli Stati membri della Nato si sono impegnati lo scorso giugno a portare la spesa per la difesa al 5% del Pil; un obiettivo che dovrebbe essere centrato entro il 2035. Lo scorso anno la Germania ha esentato la maggior parte della spesa per la difesa dai limiti del debito sanciti dalla Costituzione e gli attuali bilanci prevedono che Berlino spenderà più di 500 miliardi di euro (593 miliardi di dollari) per la difesa tra il 2025 e il 2029. La Francia ha meno margine di manovra. Il Paese ha il terzo debito pubblico più alto dell’Unione Europea in rapporto al Pil, dopo Grecia e Italia, quasi il doppio del limite del 60% stabilito dai trattati dell’Unione. Nell’intervista Wadephul ha confermato la contrarietà del governo tedesco all’ipotesi di Eurobond e ha poi concluso: “Chiunque oggi parli di indipendenza dagli Stati Uniti dovrebbe prima fare i compiti a casa, e l’Europa ha ancora molto lavoro da fare”. In Germania il dibattito sulle spese belliche si è intensificato in occasione della Conferenza di Monaco, con posizioni interne contrapposte. Armin Laschet (CDU) ha proposto che i paesi dell’Unione emettano Eurobond per finanziare i loro sforzi di difesa, opponendosi alla posizione del cancelliere Friedrich Merz che è contrario a questa soluzione. Laschet ha fatto riferimento all’approvazione da parte del Parlamento europeo di un prestito di 90 miliardi di euro per l’Ucraina, come prova del successo dell’uso degli Eurobond nella gestione del conflitto iniziato quattro anni fa con l’invasione russa. Per quanto riguarda le spese militari, Marie-Agnes Strack-Zimmermann, presidente della Commissione Difesa del Parlamento europeo, ha difeso la necessità di aumentare la produzione di carri armati tedeschi di alta qualità, accanto a opzioni più accessibili come i droni, ed ha sottolineato che l’aumento della spesa militare è essenziale per mantenere la competitività e la sicurezza europea contro le minacce provenienti da Russia, Stati Uniti e Cina. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/16/spese-militari-europee-il-ministro-tedesco-wadephul-bacchetta-la-francia-i-suoi-sforzi-sono-insufficienti/8293292/
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    Spese militari europee, il ministro tedesco Wadephul bacchetta la Francia: "I suoi sforzi sono insufficienti"
    Il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha invitato i partner europei della Nato ad aumentare le spese belliche richiamando la Francia: "Deve fare di più"
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  • Corte dei Conti Ue boccia la riforma della Politica agricola comune
    Politica agricola comune, la Corte dei Conti Ue critica la proposta di Bruxelles: più complessità e incertezza sui fondi.

    La Corte dei Conti boccia su tutta la linea la proposta presentata nel 2025 dalla Commissione europea per la nuova Politica Agricola Comune, che disciplinerà il settore dal 2028 al 2034. Più complessa, con meno fondi dedicati e, di conseguenza, per nulla incentrata sulla semplificazione. Secondo i magistrati contabili, infatti, le complicate modalità di programmazione e approvazione, combinate con un’architettura giuridica della Pac più complessa, rischiano di creare incertezza, rendendo i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari e ritardando l’erogazione dei fondi. Non solo. Nella proposta presentata da Bruxelles con un obiettivo dichiarato di “semplificazione”, la Corte dei Conti sottolinea che, tutti gli aspetti critici indicati, potrebbero compromettere proprio questo obiettivo. Molto critico, dunque, il parere fornito al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Ue relative alla Pac e all’organizzazione comune dei mercati (Ocm). Una posizione che trova l’accordo delle associazioni di categoria, sul piede di guerra da mesi contro alcune modifiche storiche di una Politica agricola comune che, però, in qualche modo va modificata se finora ha portato nei Paesi membri alla perdita, tra il 2007 e il 2022, di quasi due milioni di aziende agricole di piccole dimensioni, con un calo del 44%. La Pac, finora, ha aiutato più le grandi realtà e l’agroindustria ma, di fatto, questa volta rischia di non accontentare nessuno. Come dimostrano le proteste dei trattori in tutta Europa, anche contro il Mercosur.
    La proposta di modifica che toglie il fondo specifico all’agricoltura

    All’interno del progetto di bilancio dell’Ue per il 2028-2034, ossia del Quadro finanziario pluriennale (QFP), per un ammontare complessivo di 2mila miliardi di euro, il Fondo europeo costituirebbe la componente maggiore, con una dotazione finanziaria di circa 865 miliardi di euro. La Politica agricola comune, che è attualmente il più grande programma di spesa agricola dell’Ue, sarebbe finanziata da questo nuovo Fondo unico sulla base di piani nazionali. È la prima volta, dalla creazione della Pac nel 1962, che non verrebbe istituito un fondo specifico per l’agricoltura. La proposta della Commissione segna inoltre un notevole cambiamento strutturale, in quanto elimina il tradizionale sostegno a due pilastri della Pac: uno diretto per gli agricoltori e il settore agroalimentare e l’altro per lo sviluppo rurale. Secondo la Corte, però, per come è stata disegnata la struttura della Pac è più complessa, tanto da rendere i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari, con il rischio di ritardi nell’erogazione dei fondi. Passando alle cifre, la Pac riceverebbe la dotazione di bilancio minima di 293,7 miliardi di euro per il sostegno al reddito degli agricoltori (importo “riservato”), mentre altre misure – come il programma di sviluppo rurale Leader, il sostegno alle regioni ultraperiferiche e il programma dell’Ue destinato alle scuole – sarebbero finanziati dall’importo “non riservato”. Un accordo interistituzionale suggerisce un “obiettivo rurale” del 10 % dell’importo non riservato (almeno 48,7 miliardi di euro a prezzi correnti). Inoltre, nell’ambito dell’accordo UE-Mercosur, la Commissione ha proposto che i paesi dell’Ue abbiano accesso anche a circa 45 miliardi di euro dell’importo di flessibilità a partire dal 2028, per rispondere alle esigenze degli agricoltori e delle comunità rurali.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/10/corte-conti-ue-boccia-riforma-pac-notizie/8286596/
    Corte dei Conti Ue boccia la riforma della Politica agricola comune Politica agricola comune, la Corte dei Conti Ue critica la proposta di Bruxelles: più complessità e incertezza sui fondi. La Corte dei Conti boccia su tutta la linea la proposta presentata nel 2025 dalla Commissione europea per la nuova Politica Agricola Comune, che disciplinerà il settore dal 2028 al 2034. Più complessa, con meno fondi dedicati e, di conseguenza, per nulla incentrata sulla semplificazione. Secondo i magistrati contabili, infatti, le complicate modalità di programmazione e approvazione, combinate con un’architettura giuridica della Pac più complessa, rischiano di creare incertezza, rendendo i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari e ritardando l’erogazione dei fondi. Non solo. Nella proposta presentata da Bruxelles con un obiettivo dichiarato di “semplificazione”, la Corte dei Conti sottolinea che, tutti gli aspetti critici indicati, potrebbero compromettere proprio questo obiettivo. Molto critico, dunque, il parere fornito al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Ue relative alla Pac e all’organizzazione comune dei mercati (Ocm). Una posizione che trova l’accordo delle associazioni di categoria, sul piede di guerra da mesi contro alcune modifiche storiche di una Politica agricola comune che, però, in qualche modo va modificata se finora ha portato nei Paesi membri alla perdita, tra il 2007 e il 2022, di quasi due milioni di aziende agricole di piccole dimensioni, con un calo del 44%. La Pac, finora, ha aiutato più le grandi realtà e l’agroindustria ma, di fatto, questa volta rischia di non accontentare nessuno. Come dimostrano le proteste dei trattori in tutta Europa, anche contro il Mercosur. La proposta di modifica che toglie il fondo specifico all’agricoltura All’interno del progetto di bilancio dell’Ue per il 2028-2034, ossia del Quadro finanziario pluriennale (QFP), per un ammontare complessivo di 2mila miliardi di euro, il Fondo europeo costituirebbe la componente maggiore, con una dotazione finanziaria di circa 865 miliardi di euro. La Politica agricola comune, che è attualmente il più grande programma di spesa agricola dell’Ue, sarebbe finanziata da questo nuovo Fondo unico sulla base di piani nazionali. È la prima volta, dalla creazione della Pac nel 1962, che non verrebbe istituito un fondo specifico per l’agricoltura. La proposta della Commissione segna inoltre un notevole cambiamento strutturale, in quanto elimina il tradizionale sostegno a due pilastri della Pac: uno diretto per gli agricoltori e il settore agroalimentare e l’altro per lo sviluppo rurale. Secondo la Corte, però, per come è stata disegnata la struttura della Pac è più complessa, tanto da rendere i finanziamenti meno prevedibili per i beneficiari, con il rischio di ritardi nell’erogazione dei fondi. Passando alle cifre, la Pac riceverebbe la dotazione di bilancio minima di 293,7 miliardi di euro per il sostegno al reddito degli agricoltori (importo “riservato”), mentre altre misure – come il programma di sviluppo rurale Leader, il sostegno alle regioni ultraperiferiche e il programma dell’Ue destinato alle scuole – sarebbero finanziati dall’importo “non riservato”. Un accordo interistituzionale suggerisce un “obiettivo rurale” del 10 % dell’importo non riservato (almeno 48,7 miliardi di euro a prezzi correnti). Inoltre, nell’ambito dell’accordo UE-Mercosur, la Commissione ha proposto che i paesi dell’Ue abbiano accesso anche a circa 45 miliardi di euro dell’importo di flessibilità a partire dal 2028, per rispondere alle esigenze degli agricoltori e delle comunità rurali. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/10/corte-conti-ue-boccia-riforma-pac-notizie/8286596/
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    Corte dei Conti Ue boccia la riforma della Politica agricola comune
    Politica agricola comune, la Corte dei Conti Ue critica la proposta di Bruxelles: più complessità e incertezza sui fondi
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    Italia sempre più giù nell'Indice corruzione: 52° posto su 182 paesi nel 2025
    Transparency International: l'Italia perde un punto nell'indice di percezione della corruzione. Resta 19esima in UE con punteggio sotto la media...

    Nessun miglioramento nella lotta alla corruzione in Italia, anzi nell’ultimo anno siamo peggiorati ancora. Secondo l’ultimo report della ong Transparency International che misura l’indice di percezione della corruzione nel settore pubblico, il nostro Paese cala ancora nel punteggio e passa da 54 a 53. Seppur confermata la 52esima posizione nella classifica globale che conta 182 Paesi e la 19esima nell’Unione Europea dove il punteggio medio è di 62 su 100, l’Italia dimostra di non essere riuscita a recuperare la tendenza negativa del 2024: l’anno scorso, infatti, avevamo subito la prima inversione dal 2012, perdendo ben 10 posizioni, dopo una crescita durata tredici anni con +14 punti. Per avere un’idea, in Italia la percezione della corruzione è peggiore di Stati come Cipro, Rwanda e Botswana; migliore solo di Paesi come Malta, Croazia e Montenegro. Ma la battuta d’arresto, segnalata nell’ultimo report, riguarda anche le democrazie ritenute “forti” come Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia e Svezia che hanno mostrato “un preoccupante calo di prestazione“.
    Le grandi lacune italiane: abuso d’ufficio, lobby e conflitto d’interessi

    Secondo il rapporto di Transparency International il sistema di prevenzione della corruzione italiano “risente delle ripercussioni dell’indebolimento delle misure anticorruzione, tra cui la depenalizzazione dell’abuso di ufficio”, uno degli interventi strutturali sulla giustizia voluti dal governo Meloni e ottenuto grazie alla legge Nordio. Proprio il governo italiano nel 2025, insieme alla Germania, scrive la ong, “ha contrastato l’inserimento dell’abuso d’ufficio tra i reati perseguiti in tutta l’Unione europea attraverso la Direttiva anticorruzione”. E non è l’unica carenza segnalata nel sistema nazionale di prevenzione: persiste, si legge, “la mancanza di una legge organica sul lobbying”. La proposta di legge sul tema, approvata dalla Camera e in attesa del passaggio al Senato, viene ritenuta “incompleta”. Manca inoltre “una regolamentazione complessiva sul conflitto di interessi, nonché la sospensione del Registro dei titolari effettivi, che impattano sul quadro dell’integrità pubblica e delle misure antiriciclaggio”.
    La classifica globale e il calo delle democrazie “più forti”

    A livello globale poi, al primo posto della classifica, con un punteggio di 89 – in una scala che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello) – si classifica anche quest’anno la Danimarca, mentre all’ultima posizione si riconferma il Sud Sudan. In base a quanto emerge dal report, la corruzione sta peggiorando a livello mondiale con un aumento dei fenomeni corruttivi anche nelle democrazie consolidate.

    I dati globali dell’indice di corruzione 2025 mostrano che le democrazie, “solitamente più forti nella lotta alla corruzione rispetto alle autocrazie o alle democrazie imperfette, stanno registrando un preoccupante calo delle prestazioni“. Una tendenza che riguarda paesi come gli Stati Uniti (64), il Canada (75) e la Nuova Zelanda (81), nonché varie parti d’Europa, come il Regno Unito (70), la Francia (66) e la Svezia (80). E non a caso, il numero di Paesi con un punteggio superiore a 80 si è ridotto da 12 di dieci anni fa a soli cinque quest’anno: “La grande maggioranza degli Stati”, si legge, “stanno fallendo nel tenere la corruzione sotto controllo”. Da segnalare il Brasile che nel 2025 ha mantenuto il suo secondo peggior punteggio con 35 punti: tra i casi più eclatanti citati, lo scandalo sulle frodi ai danni di pensionati della previdenza sociale (Inss) e il fallimento della banca Master.
    Gli attacchi alla libertà d’espressione

    Il report di Transparency International, osserva poi “le restrizioni da parte di molti Stati alla libertà di espressione, di associazione e di riunione”: “Dal 2012, 36 dei 50 paesi con un calo significativo dei punteggi nell’indice di percezione della corruzione hanno anche registrato una riduzione dello spazio civico“. Ad esempio, si cita “l’interferenza politicizzata nelle attività delle ong in paesi come Georgia (50), Indonesia (34), Perù (30) e Tunisia (39)” dove i governi “hanno adottato leggi per limitare l’accesso ai finanziamenti o persino lo scioglimento di organizzazioni che li monitorano e li criticano”. A queste si aggiungono “campagne diffamatorie e intimidazioni” che rendono difficile per giornalisti, ong e whistleblower denunciare liberamente la corruzione. E qui è più probabile che i funzionari persistano nelle attività criminali.
    Anac: “Passo indietro dell’Italia”. Melillo: “Per la mafie meglio della violenza”

    “E’ un lento veloce declino, ma la situazione non è felice”, ha commentato il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, Giuseppe Busia dopo la presentazione italiana del report. Il presidente dell’Anac è tornato sull’abrogazione dell’abuso d’ufficio che “è tutt’altro che banale” e ha lasciato “un vuoto”, ha detto. Dobbiamo continuare “ed è quello lo sforzo che stiamo facendo – ha poi aggiunto – a coniugare anticorruzione ed efficienza”. Presente anche il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Giovanni Melillo, secondo il quale per le mafie “la corruzione è uno strumento molto più efficace della violenza”: “La diffusione della corruzione”, ha detto, “non soltanto quella pubblica, ma anche quella privata, è percepita dal cittadino come un fattore di acutizzazione delle disuguaglianze, come fattore di riduzione delle opportunità, come fattore di cristallizzazione delle differenze sociali e soprattutto è percepita anche come una fattore di espansione dei poteri criminali e tra questi anche della criminalità organizzata”, ha aggiunto. Per Melillo, inoltre, “la contrazione del diritto internazionale, in particolare quello internazionale penale, è destinata a produrre effetti negativi sull’efficacia dell’azione di contrasto alle organizzazioni mafiose”. Il governo si è limitato a inviare un messaggio del ministro del Made in Italia Adolfo d’Urso: “Siamo consapevoli permangano alcuni ambiti sui quali è necessario proseguire”, è il testo che è stato letto all’inizio della presentazione. Ma nessun dettaglio su cosa intendono fare nel concreto.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/10/indice-corruzione-italia-peggiora-transparency-international-notizie/8286543/
    BENVENUTI in BANANA REPUBLIC! Italia sempre più giù nell'Indice corruzione: 52° posto su 182 paesi nel 2025 Transparency International: l'Italia perde un punto nell'indice di percezione della corruzione. Resta 19esima in UE con punteggio sotto la media... Nessun miglioramento nella lotta alla corruzione in Italia, anzi nell’ultimo anno siamo peggiorati ancora. Secondo l’ultimo report della ong Transparency International che misura l’indice di percezione della corruzione nel settore pubblico, il nostro Paese cala ancora nel punteggio e passa da 54 a 53. Seppur confermata la 52esima posizione nella classifica globale che conta 182 Paesi e la 19esima nell’Unione Europea dove il punteggio medio è di 62 su 100, l’Italia dimostra di non essere riuscita a recuperare la tendenza negativa del 2024: l’anno scorso, infatti, avevamo subito la prima inversione dal 2012, perdendo ben 10 posizioni, dopo una crescita durata tredici anni con +14 punti. Per avere un’idea, in Italia la percezione della corruzione è peggiore di Stati come Cipro, Rwanda e Botswana; migliore solo di Paesi come Malta, Croazia e Montenegro. Ma la battuta d’arresto, segnalata nell’ultimo report, riguarda anche le democrazie ritenute “forti” come Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia e Svezia che hanno mostrato “un preoccupante calo di prestazione“. Le grandi lacune italiane: abuso d’ufficio, lobby e conflitto d’interessi Secondo il rapporto di Transparency International il sistema di prevenzione della corruzione italiano “risente delle ripercussioni dell’indebolimento delle misure anticorruzione, tra cui la depenalizzazione dell’abuso di ufficio”, uno degli interventi strutturali sulla giustizia voluti dal governo Meloni e ottenuto grazie alla legge Nordio. Proprio il governo italiano nel 2025, insieme alla Germania, scrive la ong, “ha contrastato l’inserimento dell’abuso d’ufficio tra i reati perseguiti in tutta l’Unione europea attraverso la Direttiva anticorruzione”. E non è l’unica carenza segnalata nel sistema nazionale di prevenzione: persiste, si legge, “la mancanza di una legge organica sul lobbying”. La proposta di legge sul tema, approvata dalla Camera e in attesa del passaggio al Senato, viene ritenuta “incompleta”. Manca inoltre “una regolamentazione complessiva sul conflitto di interessi, nonché la sospensione del Registro dei titolari effettivi, che impattano sul quadro dell’integrità pubblica e delle misure antiriciclaggio”. La classifica globale e il calo delle democrazie “più forti” A livello globale poi, al primo posto della classifica, con un punteggio di 89 – in una scala che va da 0 (alto livello di corruzione percepita) a 100 (basso livello) – si classifica anche quest’anno la Danimarca, mentre all’ultima posizione si riconferma il Sud Sudan. In base a quanto emerge dal report, la corruzione sta peggiorando a livello mondiale con un aumento dei fenomeni corruttivi anche nelle democrazie consolidate. I dati globali dell’indice di corruzione 2025 mostrano che le democrazie, “solitamente più forti nella lotta alla corruzione rispetto alle autocrazie o alle democrazie imperfette, stanno registrando un preoccupante calo delle prestazioni“. Una tendenza che riguarda paesi come gli Stati Uniti (64), il Canada (75) e la Nuova Zelanda (81), nonché varie parti d’Europa, come il Regno Unito (70), la Francia (66) e la Svezia (80). E non a caso, il numero di Paesi con un punteggio superiore a 80 si è ridotto da 12 di dieci anni fa a soli cinque quest’anno: “La grande maggioranza degli Stati”, si legge, “stanno fallendo nel tenere la corruzione sotto controllo”. Da segnalare il Brasile che nel 2025 ha mantenuto il suo secondo peggior punteggio con 35 punti: tra i casi più eclatanti citati, lo scandalo sulle frodi ai danni di pensionati della previdenza sociale (Inss) e il fallimento della banca Master. Gli attacchi alla libertà d’espressione Il report di Transparency International, osserva poi “le restrizioni da parte di molti Stati alla libertà di espressione, di associazione e di riunione”: “Dal 2012, 36 dei 50 paesi con un calo significativo dei punteggi nell’indice di percezione della corruzione hanno anche registrato una riduzione dello spazio civico“. Ad esempio, si cita “l’interferenza politicizzata nelle attività delle ong in paesi come Georgia (50), Indonesia (34), Perù (30) e Tunisia (39)” dove i governi “hanno adottato leggi per limitare l’accesso ai finanziamenti o persino lo scioglimento di organizzazioni che li monitorano e li criticano”. A queste si aggiungono “campagne diffamatorie e intimidazioni” che rendono difficile per giornalisti, ong e whistleblower denunciare liberamente la corruzione. E qui è più probabile che i funzionari persistano nelle attività criminali. Anac: “Passo indietro dell’Italia”. Melillo: “Per la mafie meglio della violenza” “E’ un lento veloce declino, ma la situazione non è felice”, ha commentato il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione, Giuseppe Busia dopo la presentazione italiana del report. Il presidente dell’Anac è tornato sull’abrogazione dell’abuso d’ufficio che “è tutt’altro che banale” e ha lasciato “un vuoto”, ha detto. Dobbiamo continuare “ed è quello lo sforzo che stiamo facendo – ha poi aggiunto – a coniugare anticorruzione ed efficienza”. Presente anche il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Giovanni Melillo, secondo il quale per le mafie “la corruzione è uno strumento molto più efficace della violenza”: “La diffusione della corruzione”, ha detto, “non soltanto quella pubblica, ma anche quella privata, è percepita dal cittadino come un fattore di acutizzazione delle disuguaglianze, come fattore di riduzione delle opportunità, come fattore di cristallizzazione delle differenze sociali e soprattutto è percepita anche come una fattore di espansione dei poteri criminali e tra questi anche della criminalità organizzata”, ha aggiunto. Per Melillo, inoltre, “la contrazione del diritto internazionale, in particolare quello internazionale penale, è destinata a produrre effetti negativi sull’efficacia dell’azione di contrasto alle organizzazioni mafiose”. Il governo si è limitato a inviare un messaggio del ministro del Made in Italia Adolfo d’Urso: “Siamo consapevoli permangano alcuni ambiti sui quali è necessario proseguire”, è il testo che è stato letto all’inizio della presentazione. Ma nessun dettaglio su cosa intendono fare nel concreto. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/10/indice-corruzione-italia-peggiora-transparency-international-notizie/8286543/
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  • PUTIN revoca l'indipendenza della Germania!

    IL PANICO È INIZIATO IN EUROPA!! LA RUSSIA REVOCA L'INDIPENDENZA DELLA GERMANIA - DENUNCIA COMPLETA DEL TRATTATO.

    Questo evento è già chiamato storico. Il mondo si è congelato, la Germania è sotto shock, l'Europa non riesce a credere ai suoi occhi - la Russia ha annunciato la piena denuncia del trattato del dopoguerra che ha consolidato lo status della Germania moderna.
    In sostanza, Mosca ha affermato: Il documento su cui Berlino si considerava uno stato sovrano, non è più valido! In altre parole, la Russia revoca il suo accordo sull'indipendenza tedesca. Queste parole sono state sentite in onda dalle TV federali e hanno subito lampeggiato il mondo intero. Questo è uno shock per l'Europa. Per gli USA - un pugno nello stomaco, e per la Germania stessa - un momento di verità. Per la prima volta dopo molti decenni, Berlino non ha sentito da Mosca alcun indizio, nessuna formulazione diplomatica, ma un segnale diretto legalmente verificato - Il gioco è finito! Per capire la portata di ciò che sta accadendo, bisogna ricordare cosa c'era al centro della sovranità tedesca. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, la Germania fu occupata dai paesi vincitori - URSS, USA, Gran Bretagna e Francia. Solo decenni dopo il crollo dell'Unione Sovietica, la Russia ha ufficialmente rinunciato ai diritti e alle responsabilità sanciti negli accordi del dopoguerra. Fu allora, nei primi anni '90, la Germania ricevette il riconoscimento formale della sovranità completa e qui ora, la Russia afferma: Questo atto è stato un errore! L'affermazione del Cremlino sembrava calma, ma ogni parola era giusta. Mosca ha sottolineato che la Germania aveva violato tutti i principi su cui si basava dopo gli accordi militari: smilitarizzazione, neutralità e rispetto della memoria storica. Putin l'ha detto francamente: se un paese liberato dall'Unione Sovietica si riarma contro la Russia, allora la base per la sua indipendenza deve essere riveduta.

    Queste parole hanno provocato una vera isteria a Berlino. Il Cancelliere ha convocato urgentemente una conferenza stampa dove ha cercato di rassicurare l'opinione pubblica affermando che la Germania non dipende da nessuno, ma la reazione è stata nervosa perché tutti capiscono - legalmente la Russia ha infatti il diritto di sollevare la questione, quindi negli archivi di Mosca gli originali della firma i documenti vengono conservati dagli alleati dopo la capitolazione del Terzo Reich, il che significa che la Russia ha una chiave legale per la questione dello status della Germania moderna.
    Il panico è iniziato in Europa. I giornali scrivono per rivedere la storia, gli analisti discutono sul da farsi. Alcuni chiamano ricatto la dichiarazione di Mosca, altri - un promemoria legale, ma tutti ammettono: la Russia ha fatto una mossa per cui nessuno era pronto. Per Berlino, questo non è uno scandalo diplomatico. Questo è un duro colpo per l'intera costruzione della pace del dopoguerra. Per decenni, la Germania ha costruito la sua politica sulla fiducia che la questione del suo status fosse chiusa definitivamente, ma ora è chiaro che non lo è. Questo suona particolarmente doloroso in sottofondo che la Germania partecipa attivamente alla fornitura di armi all'Ucraina. Mosca l'ha vista come una violazione diretta di tutti gli accordi - la Germania non ha mai più obbligata a partecipare ad azioni aggressive contro la Russia, e oggi i suoi carri armati sono di nuovo diretti ad est. Per la Russia, questo vassoio non è solo un simbolo. Questo è un deja vu storico. E ora parla Mosca: se la Germania ha scelto di nuovo la via della guerra, ricordiamoci su quali basi ha ottenuto la sua indipendenza. Washington è nel panico. La Casa Bianca ha tenuto urgentemente una riunione a porte chiuse. Secondo i dati di una questione vicina al Dipartimento di Stato, gli Stati Uniti temono che la Russia possa avviare una discussione internazionale per rivedere lo status della Germania. Sarà un disastro per la NATO, poiché l'intera struttura dell'alleanza è costruita sulle infrastrutture tedesche. Se si mette in discussione la base giuridica e la sua partecipazione ai trattati internazionali, l'intero blocco crollerà.

    Contemporaneamente in Russia, gli analisti parlano apertamente: il passo di Mosca non è emotivo, ma strategico. È diventata una risposta all'aggressione della Germania, al suo coinvolgimento nel conflitto ucraino, alle sue infinite accuse e alla retorica russofoba. Mosca in qualche modo disse: Hai dimenticato chi ti ha dato il diritto di essere ciò che sei diventato? Ed è davvero così. Ovvero, l'Unione Sovietica, pagando milioni di vite, ha salvato la Germania dall'estinzione totale. Senza la volontà di Mosca, la Germania semplicemente non esisterebbe nella sua forma attuale. Putin, in un incontro con i veterani, ha detto una frase che è diventata la citazione del giorno: Abbiamo dato loro la possibilità di vivere in pace, ma hanno scelto di nuovo la strada per obbedire alla volontà di qualcun altro. Ora ricordiamoci in quali condizioni è stata raggiunta questa pace. Queste parole sono state ascoltate a Berlino, Washington e Bruxelles. I politici tedeschi sono nel panico. Alcuni parlamentari del Bundestag vogliono già una risposta ferma dalla Russia. Ma quale può essere la risposta se Mosca non minaccia ma ricorda semplicemente i fatti. Sono iniziate le controversie in Germania anche tra gli avvocati. Un professore di diritto internazionale ha detto: Se la Russia si rifiuta di riconoscere gli atti degli anni '90, creerà un grave vuoto giuridico. In altre parole, non solo l'adesione della Germania alla NATO, ma anche i suoi accordi UE possono essere messi in discussione!

    C'è stato silenzio in Europa. Anche i francesi, solitamente tuonano in queste situazioni, ora parlano bene. Capiscono che la Russia ha sollevato una questione che nessuno vuole aprire. In Occidente si chiama "colpo di memoria", ma in Russia si pensa diversamente - Se qualcuno prova a riscrivere la storia, deve tornare al punto di partenza. Curiosamente, questo passo coincise con l'anniversario della fine della seconda guerra mondiale. Il simbolismo è evidente. Mosca dimostra che la memoria non è solo importante, ma ha potere legale. E ora la Germania, che da decenni costruisce l'immagine di uno stato pacifico, si trova improvvisamente nella posizione di un paese a status indefinito.

    Gli esperti statunitensi in panico scrivono: la Russia ha restituito il suo diritto di determinare la realtà postbellica. Trump, commentando la dichiarazione di Putin, ha detto: Questa è una mossa geniale. Biden ha portato la situazione al punto che ora la Germania è nuovamente in discussione. - Questa frase si è diffusa su tutti i canali televisivi.
    La Russia ha restituito il suo diritto di avere l'ultima parola. Putin ha fatto di nuovo quello che fa sempre - fino a quando l'avversario non si è indebolito dai propri errori e ha colpito un colpo accurato non sulle truppe, ma sulla base della loro fede. Ora la Germania è un paese con un passato, ma senza un futuro certo, e la Russia è un paese che non solo protegge il suo presente, ma sa anche gestire il tempo. Tutto il mondo guarda Mosca e anche chi non è d'accordo tace perché sa - Discutere con la storia è inutile. Quindi, forse, la decisione odierna del Cremlino non è la fine, ma l'inizio. L'inizio di una nuova era in cui la parola indipendenza non significherà ancora una volta un giornale, ma un'azione. Putin ha detto al mondo: avete dimenticato chi ha messo fine a questa guerra? Possiamo avere un promemoria! E ora tutto l'Occidente ha capito - questa non è una minaccia, è un avvertimento. La storia è tornata a casa.
    PUTIN revoca l'indipendenza della Germania! IL PANICO È INIZIATO IN EUROPA!! LA RUSSIA REVOCA L'INDIPENDENZA DELLA GERMANIA - DENUNCIA COMPLETA DEL TRATTATO. Questo evento è già chiamato storico. Il mondo si è congelato, la Germania è sotto shock, l'Europa non riesce a credere ai suoi occhi - la Russia ha annunciato la piena denuncia del trattato del dopoguerra che ha consolidato lo status della Germania moderna. In sostanza, Mosca ha affermato: Il documento su cui Berlino si considerava uno stato sovrano, non è più valido! In altre parole, la Russia revoca il suo accordo sull'indipendenza tedesca. Queste parole sono state sentite in onda dalle TV federali e hanno subito lampeggiato il mondo intero. Questo è uno shock per l'Europa. Per gli USA - un pugno nello stomaco, e per la Germania stessa - un momento di verità. Per la prima volta dopo molti decenni, Berlino non ha sentito da Mosca alcun indizio, nessuna formulazione diplomatica, ma un segnale diretto legalmente verificato - Il gioco è finito! Per capire la portata di ciò che sta accadendo, bisogna ricordare cosa c'era al centro della sovranità tedesca. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, la Germania fu occupata dai paesi vincitori - URSS, USA, Gran Bretagna e Francia. Solo decenni dopo il crollo dell'Unione Sovietica, la Russia ha ufficialmente rinunciato ai diritti e alle responsabilità sanciti negli accordi del dopoguerra. Fu allora, nei primi anni '90, la Germania ricevette il riconoscimento formale della sovranità completa e qui ora, la Russia afferma: Questo atto è stato un errore! L'affermazione del Cremlino sembrava calma, ma ogni parola era giusta. Mosca ha sottolineato che la Germania aveva violato tutti i principi su cui si basava dopo gli accordi militari: smilitarizzazione, neutralità e rispetto della memoria storica. Putin l'ha detto francamente: se un paese liberato dall'Unione Sovietica si riarma contro la Russia, allora la base per la sua indipendenza deve essere riveduta. Queste parole hanno provocato una vera isteria a Berlino. Il Cancelliere ha convocato urgentemente una conferenza stampa dove ha cercato di rassicurare l'opinione pubblica affermando che la Germania non dipende da nessuno, ma la reazione è stata nervosa perché tutti capiscono - legalmente la Russia ha infatti il diritto di sollevare la questione, quindi negli archivi di Mosca gli originali della firma i documenti vengono conservati dagli alleati dopo la capitolazione del Terzo Reich, il che significa che la Russia ha una chiave legale per la questione dello status della Germania moderna. Il panico è iniziato in Europa. I giornali scrivono per rivedere la storia, gli analisti discutono sul da farsi. Alcuni chiamano ricatto la dichiarazione di Mosca, altri - un promemoria legale, ma tutti ammettono: la Russia ha fatto una mossa per cui nessuno era pronto. Per Berlino, questo non è uno scandalo diplomatico. Questo è un duro colpo per l'intera costruzione della pace del dopoguerra. Per decenni, la Germania ha costruito la sua politica sulla fiducia che la questione del suo status fosse chiusa definitivamente, ma ora è chiaro che non lo è. Questo suona particolarmente doloroso in sottofondo che la Germania partecipa attivamente alla fornitura di armi all'Ucraina. Mosca l'ha vista come una violazione diretta di tutti gli accordi - la Germania non ha mai più obbligata a partecipare ad azioni aggressive contro la Russia, e oggi i suoi carri armati sono di nuovo diretti ad est. Per la Russia, questo vassoio non è solo un simbolo. Questo è un deja vu storico. E ora parla Mosca: se la Germania ha scelto di nuovo la via della guerra, ricordiamoci su quali basi ha ottenuto la sua indipendenza. Washington è nel panico. La Casa Bianca ha tenuto urgentemente una riunione a porte chiuse. Secondo i dati di una questione vicina al Dipartimento di Stato, gli Stati Uniti temono che la Russia possa avviare una discussione internazionale per rivedere lo status della Germania. Sarà un disastro per la NATO, poiché l'intera struttura dell'alleanza è costruita sulle infrastrutture tedesche. Se si mette in discussione la base giuridica e la sua partecipazione ai trattati internazionali, l'intero blocco crollerà. Contemporaneamente in Russia, gli analisti parlano apertamente: il passo di Mosca non è emotivo, ma strategico. È diventata una risposta all'aggressione della Germania, al suo coinvolgimento nel conflitto ucraino, alle sue infinite accuse e alla retorica russofoba. Mosca in qualche modo disse: Hai dimenticato chi ti ha dato il diritto di essere ciò che sei diventato? Ed è davvero così. Ovvero, l'Unione Sovietica, pagando milioni di vite, ha salvato la Germania dall'estinzione totale. Senza la volontà di Mosca, la Germania semplicemente non esisterebbe nella sua forma attuale. Putin, in un incontro con i veterani, ha detto una frase che è diventata la citazione del giorno: Abbiamo dato loro la possibilità di vivere in pace, ma hanno scelto di nuovo la strada per obbedire alla volontà di qualcun altro. Ora ricordiamoci in quali condizioni è stata raggiunta questa pace. Queste parole sono state ascoltate a Berlino, Washington e Bruxelles. I politici tedeschi sono nel panico. Alcuni parlamentari del Bundestag vogliono già una risposta ferma dalla Russia. Ma quale può essere la risposta se Mosca non minaccia ma ricorda semplicemente i fatti. Sono iniziate le controversie in Germania anche tra gli avvocati. Un professore di diritto internazionale ha detto: Se la Russia si rifiuta di riconoscere gli atti degli anni '90, creerà un grave vuoto giuridico. In altre parole, non solo l'adesione della Germania alla NATO, ma anche i suoi accordi UE possono essere messi in discussione! C'è stato silenzio in Europa. Anche i francesi, solitamente tuonano in queste situazioni, ora parlano bene. Capiscono che la Russia ha sollevato una questione che nessuno vuole aprire. In Occidente si chiama "colpo di memoria", ma in Russia si pensa diversamente - Se qualcuno prova a riscrivere la storia, deve tornare al punto di partenza. Curiosamente, questo passo coincise con l'anniversario della fine della seconda guerra mondiale. Il simbolismo è evidente. Mosca dimostra che la memoria non è solo importante, ma ha potere legale. E ora la Germania, che da decenni costruisce l'immagine di uno stato pacifico, si trova improvvisamente nella posizione di un paese a status indefinito. Gli esperti statunitensi in panico scrivono: la Russia ha restituito il suo diritto di determinare la realtà postbellica. Trump, commentando la dichiarazione di Putin, ha detto: Questa è una mossa geniale. Biden ha portato la situazione al punto che ora la Germania è nuovamente in discussione. - Questa frase si è diffusa su tutti i canali televisivi. La Russia ha restituito il suo diritto di avere l'ultima parola. Putin ha fatto di nuovo quello che fa sempre - fino a quando l'avversario non si è indebolito dai propri errori e ha colpito un colpo accurato non sulle truppe, ma sulla base della loro fede. Ora la Germania è un paese con un passato, ma senza un futuro certo, e la Russia è un paese che non solo protegge il suo presente, ma sa anche gestire il tempo. Tutto il mondo guarda Mosca e anche chi non è d'accordo tace perché sa - Discutere con la storia è inutile. Quindi, forse, la decisione odierna del Cremlino non è la fine, ma l'inizio. L'inizio di una nuova era in cui la parola indipendenza non significherà ancora una volta un giornale, ma un'azione. Putin ha detto al mondo: avete dimenticato chi ha messo fine a questa guerra? Possiamo avere un promemoria! E ora tutto l'Occidente ha capito - questa non è una minaccia, è un avvertimento. La storia è tornata a casa.
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  • PURTROPPO si PENSA al PONTE sullo STRETTO. QUANTI PAESI in ITALIA sono a rischio GEOLOGICO come NISCEMI?
    Frana di Niscemi, la Protezione civile: "L'intera collina sta crollando"
    La Protezione Civile lancia l'allarme. Schlein propone di usare il miliardo stanziato per il Ponte sullo Stretto per le zone colpite...
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/27/frana-niscemi-protezione-civile-evacuazioni-news/8271184/
    PURTROPPO si PENSA al PONTE sullo STRETTO. QUANTI PAESI in ITALIA sono a rischio GEOLOGICO come NISCEMI? Frana di Niscemi, la Protezione civile: "L'intera collina sta crollando" La Protezione Civile lancia l'allarme. Schlein propone di usare il miliardo stanziato per il Ponte sullo Stretto per le zone colpite... https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/27/frana-niscemi-protezione-civile-evacuazioni-news/8271184/
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    Frana di Niscemi, la Protezione civile: "L'intera collina sta crollando"
    La Protezione Civile lancia l'allarme. Schlein propone di usare il miliardo stanziato per il Ponte sullo Stretto per le zone colpite
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  • GENNAIO 2026 IN SOLI 22 GIORNI: PRIMA L'OPERAZIONE VENEZUELA, POI BYE BYE O.M.S ED ORA ACQUISIZIONE GROENLANDIA....CHE NOIA, MA NON SUCCEDE MAI NULLA!!!

    UDITE, UDITE: e' di oggi l'annuncio che gli Stati Uniti escono ufficialmente dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
    L'uscita è la logica conseguenza di un ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump il 20 gennaio 2025, esattamente un anno fa, che ha avviato il periodo di preavviso obbligatorio di 12 mesi previsto dalla legge statunitense. Ecco i dettagli principali della situazione attuale:
    • Motivazioni: L'amministrazione Trump ha giustificato il ritiro accusando l'OMS di aver gestito male la pandemia di COVID-19 e di essere stata eccessivamente influenzata dalla Cina.
    • Questioni finanziarie: Gli USA lasciano l'organizzazione con circa 260 milioni di dollari di quote associative non pagate per il periodo 2024-2025. Nonostante la legge statunitense richieda il saldo dei debiti prima del ritiro, il Dipartimento di Stato ha dichiarato che non verranno effettuati ulteriori pagamenti.
    • Conseguenze immediate: Gli Stati Uniti interrompono ogni finanziamento e supporto all'agenzia, richiamando il proprio personale distaccato presso l'OMS e cessando la partecipazione ai negoziati per il nuovo trattato pandemico.
    • Impatto globale: Gli USA erano il maggior contributore finanziario dell'OMS; la loro uscita comporterà tagli al budget dell'organizzazione, influenzando programmi globali come l'eradicazione della polio e la sorveglianza dell'influenza......sara' mica che la prossima sara' la NATO!!!!?????

    Ed ancora oggi 22 gennaio 2026 Donald Trump ha ufficialmente confermato,proprio a Davos in casa del "Diavolo", la sua intenzione di acquisire la Groenlandia, con stime di mercato che circolano intorno ai 700 miliardi di dollari. 
    Ecco i dettagli principali dell'offerta e degli sviluppi odierni:
    • Valore dell'offerta: Sebbene la cifra di 700 miliardi sia citata come stima del costo dell'operazione per gli USA, fonti giornalistiche riportano anche l'ipotesi di pagamenti diretti ai residenti (circa 56.000 persone), con cifre che variano da 100.000 dollari a un milione di dollari a persona per convincerli a lasciare la sovranità danese.
    • Accordo quadro (Framework Deal): Durante il Forum di Davos, Trump ha annunciato di aver raggiunto un "accordo quadro" con il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte. Questo accordo prevederebbe:
    • Accesso permanente degli USA alla Groenlandia per scopi militari (incluso il sistema di difesa "Golden Dome").
    • Diritti di sfruttamento minerario per gli USA e gli alleati europei.
    • La sospensione delle minacce di dazi commerciali contro i paesi europei che si opponevano all'acquisto....

    .....e poi c'e' l' IRAN, la U.E., lo U.K. e...."least but not last" ZIONIST ISRAEL
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    "earth sovereign alliance" di cui NOI "LIBERI TRA I VIVI" siamo "PARTE di UNO"
    ☄💥☄🇺🇸🇺🇸🇺🇸☄💥☄ GENNAIO 2026 IN SOLI 22 GIORNI: PRIMA L'OPERAZIONE VENEZUELA, POI BYE BYE O.M.S ED ORA ACQUISIZIONE GROENLANDIA....CHE NOIA, MA NON SUCCEDE MAI NULLA!!! UDITE, UDITE: e' di oggi l'annuncio che gli Stati Uniti escono ufficialmente dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). L'uscita è la logica conseguenza di un ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump il 20 gennaio 2025, esattamente un anno fa, che ha avviato il periodo di preavviso obbligatorio di 12 mesi previsto dalla legge statunitense. Ecco i dettagli principali della situazione attuale: • Motivazioni: L'amministrazione Trump ha giustificato il ritiro accusando l'OMS di aver gestito male la pandemia di COVID-19 e di essere stata eccessivamente influenzata dalla Cina. • Questioni finanziarie: Gli USA lasciano l'organizzazione con circa 260 milioni di dollari di quote associative non pagate per il periodo 2024-2025. Nonostante la legge statunitense richieda il saldo dei debiti prima del ritiro, il Dipartimento di Stato ha dichiarato che non verranno effettuati ulteriori pagamenti. • Conseguenze immediate: Gli Stati Uniti interrompono ogni finanziamento e supporto all'agenzia, richiamando il proprio personale distaccato presso l'OMS e cessando la partecipazione ai negoziati per il nuovo trattato pandemico. • Impatto globale: Gli USA erano il maggior contributore finanziario dell'OMS; la loro uscita comporterà tagli al budget dell'organizzazione, influenzando programmi globali come l'eradicazione della polio e la sorveglianza dell'influenza......sara' mica che la prossima sara' la NATO!!!!????? Ed ancora oggi 22 gennaio 2026 Donald Trump ha ufficialmente confermato,proprio a Davos in casa del "Diavolo", la sua intenzione di acquisire la Groenlandia, con stime di mercato che circolano intorno ai 700 miliardi di dollari.  Ecco i dettagli principali dell'offerta e degli sviluppi odierni: • Valore dell'offerta: Sebbene la cifra di 700 miliardi sia citata come stima del costo dell'operazione per gli USA, fonti giornalistiche riportano anche l'ipotesi di pagamenti diretti ai residenti (circa 56.000 persone), con cifre che variano da 100.000 dollari a un milione di dollari a persona per convincerli a lasciare la sovranità danese. • Accordo quadro (Framework Deal): Durante il Forum di Davos, Trump ha annunciato di aver raggiunto un "accordo quadro" con il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte. Questo accordo prevederebbe: • Accesso permanente degli USA alla Groenlandia per scopi militari (incluso il sistema di difesa "Golden Dome"). • Diritti di sfruttamento minerario per gli USA e gli alleati europei. • La sospensione delle minacce di dazi commerciali contro i paesi europei che si opponevano all'acquisto.... .....e poi c'e' l' IRAN, la U.E., lo U.K. e...."least but not last" ZIONIST ISRAEL💥💥💥 ....signed by 🇺🇸🇷🇺🇨🇳"earth sovereign alliance" di cui NOI "LIBERI TRA I VIVI" siamo "PARTE di UNO" 🌾❤️🙏🌞🇮🇹
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  • IL LATTE NESTLÈ È STATO PROGETTATO PROPRIO PER QUESTO!
    Due neonati morti dopo aver assunto latte artificiale Nestlé in Francia
    Guigoz e altri marchi ritirati in 60 paesi dopo la morte di due neonati in Francia. Sospetta contaminazione da Bacillus cereus
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/23/latte-artificiale-contaminato-nestle-neonati-morti-notizie/8266573/

    A proposito di Nestlè vi consiglio di leggere anche questo post: https://www.scenario.press/posts/263441
    IL LATTE NESTLÈ È STATO PROGETTATO PROPRIO PER QUESTO! Due neonati morti dopo aver assunto latte artificiale Nestlé in Francia Guigoz e altri marchi ritirati in 60 paesi dopo la morte di due neonati in Francia. Sospetta contaminazione da Bacillus cereus https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/23/latte-artificiale-contaminato-nestle-neonati-morti-notizie/8266573/ A proposito di Nestlè vi consiglio di leggere anche questo post: https://www.scenario.press/posts/263441
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    Due neonati morti dopo aver assunto latte artificiale Nestlé in Francia
    Guigoz e altri marchi ritirati in 60 paesi dopo la morte di due neonati in Francia. Sospetta contaminazione da Bacillus cereus
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  • Estratto dal discorso di Papa Leone XIV al corpo diplomatico. 16- Maggio 2025-https://share.google/ZYJFegd9cEXlErptd
    Nel nostro dialogo vorrei che tenessimo presente tre parole-chiave, ( pace, giustizia, verità n.d.r.) che costituiscono i pilastri dell’azione missionaria della Chiesa e del lavoro della diplomazia della Santa Sede.

    La prima parola è pace. Troppe volte la consideriamo una parola “negativa”, ossia come mera assenza di guerra e di conflitto, poiché la contrapposizione è parte della natura umana e ci accompagna sempre, spingendoci troppo spesso a vivere in un costante “stato di conflitto”: in casa, al lavoro, nella società. La pace allora sembra una semplice tregua, un momento di riposo tra una contesa e l’altra, poiché, per quanto ci si sforzi, le tensioni sono sempre presenti, un po’ come la brace che cova sotto la cenere, pronta a riaccendersi in ogni momento.

    Nella prospettiva cristiana — come anche in quella di altre esperienze religiose — la pace è anzitutto un dono: il primo dono di Cristo: «Vi do la mia pace» (Gv 14, 27). Essa è però un dono attivo, coinvolgente, che interessa e impegna ciascuno di noi, indipendentemente dalla provenienza culturale e dall’appartenenza religiosa, e che esige anzitutto un lavoro su sé stessi. La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi.

    In quest’ottica, ritengo fondamentale il contributo che le religioni e il dialogo interreligioso possono svolgere per favorire contesti di pace. Ciò naturalmente esige il pieno rispetto della libertà religiosa in ogni Paese, poiché l’esperienza religiosa è una dimensione fondamentale della persona umana, tralasciando la quale è difficile, se non impossibile, compiere quella purificazione del cuore necessaria per costruire relazioni di pace.

    A partire da questo lavoro, che tutti siamo chiamati a fare, si possono sradicare le premesse di ogni conflitto e di ogni distruttiva volontà di conquista. Ciò esige anche una sincera volontà di dialogo, animata dal desiderio di incontrarsi più che di scontrarsi. In questa prospettiva è necessario ridare respiro alla diplomazia multilaterale e a quelle istituzioni internazionali che sono state volute e pensate anzitutto per porre rimedio alle contese che potessero insorgere in seno alla Comunità internazionale. Certo, occorre anche la volontà di smettere di produrre strumenti di distruzione e di morte, poiché, come ricordava Papa Francesco nel suo ultimo Messaggio Urbi et Orbi, «nessuna pace è possibile senza un vero disarmo [e] l’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo» (1).

    La seconda parola è giustizia. Perseguire la pace esige di praticare la giustizia. Come ho già avuto modo di accennare, ho scelto il mio nome pensando anzitutto a Leone XIII, il Papa della prima grande enciclica sociale, la Rerum novarum. Nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo, la Santa Sede non può esimersi dal far sentire la propria voce dinanzi ai numerosi squilibri e alle ingiustizie che conducono, tra l’altro, a condizioni indegne di lavoro e a società sempre più frammentate e conflittuali. Occorre peraltro adoperarsi per porre rimedio alle disparità globali, che vedono opulenza e indigenza tracciare solchi profondi tra continenti, Paesi e anche all’interno di singole società.

    È compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate. Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, «società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società» (2). Inoltre, nessuno può esimersi dal favorire contesti in cui sia tutelata la dignità di ogni persona, specialmente di quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato.

    La mia stessa storia è quella di un cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato. Ciascuno di noi, nel corso della vita, si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio.

    La terza parola è verità. Non si possono costruire relazioni veramente pacifiche, anche in seno alla Comunità internazionale, senza verità. Laddove le parole assumono connotati ambigui e ambivalenti e il mondo virtuale, con la sua mutata percezione del reale, prende il sopravvento senza controllo, è arduo costruire rapporti autentici, poiché vengono meno le premesse oggettive e reali della comunicazione.

    Da parte sua, la Chiesa non può mai esimersi dal dire la verità sull’uomo e sul mondo, ricorrendo quando necessario anche ad un linguaggio schietto, che può suscitare qualche iniziale incomprensione. La verità però non è mai disgiunta dalla carità, che alla radice ha sempre la preoccupazione per la vita e il bene di ogni uomo e donna. D’altronde, nella prospettiva cristiana, la verità non è l’affermazione di principi astratti e disincarnati, ma l’incontro con la persona stessa di Cristo, che vive nella comunità dei credenti. Così la verità non ci allontana, anzi ci consente di affrontare con miglior vigore le sfide del nostro tempo, come le migrazioni, l’uso etico dell’intelligenza artificiale e la salvaguardia della nostra amata Terra. Sono sfide che richiedono l’impegno e la collaborazione di tutti, poiché nessuno può pensare di affrontarle da solo.
    Estratto dal discorso di Papa Leone XIV al corpo diplomatico. 16- Maggio 2025-https://share.google/ZYJFegd9cEXlErptd Nel nostro dialogo vorrei che tenessimo presente tre parole-chiave, ( pace, giustizia, verità n.d.r.) che costituiscono i pilastri dell’azione missionaria della Chiesa e del lavoro della diplomazia della Santa Sede. La prima parola è pace. Troppe volte la consideriamo una parola “negativa”, ossia come mera assenza di guerra e di conflitto, poiché la contrapposizione è parte della natura umana e ci accompagna sempre, spingendoci troppo spesso a vivere in un costante “stato di conflitto”: in casa, al lavoro, nella società. La pace allora sembra una semplice tregua, un momento di riposo tra una contesa e l’altra, poiché, per quanto ci si sforzi, le tensioni sono sempre presenti, un po’ come la brace che cova sotto la cenere, pronta a riaccendersi in ogni momento. Nella prospettiva cristiana — come anche in quella di altre esperienze religiose — la pace è anzitutto un dono: il primo dono di Cristo: «Vi do la mia pace» (Gv 14, 27). Essa è però un dono attivo, coinvolgente, che interessa e impegna ciascuno di noi, indipendentemente dalla provenienza culturale e dall’appartenenza religiosa, e che esige anzitutto un lavoro su sé stessi. La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi. In quest’ottica, ritengo fondamentale il contributo che le religioni e il dialogo interreligioso possono svolgere per favorire contesti di pace. Ciò naturalmente esige il pieno rispetto della libertà religiosa in ogni Paese, poiché l’esperienza religiosa è una dimensione fondamentale della persona umana, tralasciando la quale è difficile, se non impossibile, compiere quella purificazione del cuore necessaria per costruire relazioni di pace. A partire da questo lavoro, che tutti siamo chiamati a fare, si possono sradicare le premesse di ogni conflitto e di ogni distruttiva volontà di conquista. Ciò esige anche una sincera volontà di dialogo, animata dal desiderio di incontrarsi più che di scontrarsi. In questa prospettiva è necessario ridare respiro alla diplomazia multilaterale e a quelle istituzioni internazionali che sono state volute e pensate anzitutto per porre rimedio alle contese che potessero insorgere in seno alla Comunità internazionale. Certo, occorre anche la volontà di smettere di produrre strumenti di distruzione e di morte, poiché, come ricordava Papa Francesco nel suo ultimo Messaggio Urbi et Orbi, «nessuna pace è possibile senza un vero disarmo [e] l’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo» (1). La seconda parola è giustizia. Perseguire la pace esige di praticare la giustizia. Come ho già avuto modo di accennare, ho scelto il mio nome pensando anzitutto a Leone XIII, il Papa della prima grande enciclica sociale, la Rerum novarum. Nel cambiamento d’epoca che stiamo vivendo, la Santa Sede non può esimersi dal far sentire la propria voce dinanzi ai numerosi squilibri e alle ingiustizie che conducono, tra l’altro, a condizioni indegne di lavoro e a società sempre più frammentate e conflittuali. Occorre peraltro adoperarsi per porre rimedio alle disparità globali, che vedono opulenza e indigenza tracciare solchi profondi tra continenti, Paesi e anche all’interno di singole società. È compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate. Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, «società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società» (2). Inoltre, nessuno può esimersi dal favorire contesti in cui sia tutelata la dignità di ogni persona, specialmente di quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato. La mia stessa storia è quella di un cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato. Ciascuno di noi, nel corso della vita, si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio. La terza parola è verità. Non si possono costruire relazioni veramente pacifiche, anche in seno alla Comunità internazionale, senza verità. Laddove le parole assumono connotati ambigui e ambivalenti e il mondo virtuale, con la sua mutata percezione del reale, prende il sopravvento senza controllo, è arduo costruire rapporti autentici, poiché vengono meno le premesse oggettive e reali della comunicazione. Da parte sua, la Chiesa non può mai esimersi dal dire la verità sull’uomo e sul mondo, ricorrendo quando necessario anche ad un linguaggio schietto, che può suscitare qualche iniziale incomprensione. La verità però non è mai disgiunta dalla carità, che alla radice ha sempre la preoccupazione per la vita e il bene di ogni uomo e donna. D’altronde, nella prospettiva cristiana, la verità non è l’affermazione di principi astratti e disincarnati, ma l’incontro con la persona stessa di Cristo, che vive nella comunità dei credenti. Così la verità non ci allontana, anzi ci consente di affrontare con miglior vigore le sfide del nostro tempo, come le migrazioni, l’uso etico dell’intelligenza artificiale e la salvaguardia della nostra amata Terra. Sono sfide che richiedono l’impegno e la collaborazione di tutti, poiché nessuno può pensare di affrontarle da solo.
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    Papa Leone XIV incontra il Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede - Pace Giustizia Verità - L'Osservatore Romano
    Pace, giustizia e verità: sono «i pilastri dell’azione missionaria della Chiesa e del lavoro della diplomazia della Santa Sede» ricordati da Papa Leone XIV stamani, venerdì 16 maggio, nell’udienza al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ricevuto nella Sala Clementina. Il Pontefice ha anche sottolineato che è tempo di lasciare alle spalle le contese e cominciare un cammino nuovo di speranza a partire dai contesti più provati come l’Ucraina e la Terra Santa - il discorso del Papa
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