• Il post sull’IA che ha scosso la rete e riacceso i timori sull’occupazione: “Voi sarete i prossimi”
    Un intervento sui social media dell’imprenditore Matt Shumer, letto 75 milioni di volte in due giorni, ha riacceso il dibattito globale sull'impatto dell’intel…
    https://www.repubblica.it/tecnologia/2026/02/12/news/ia_lavoro_pericolo_come_covid-425154549/amp/
    Il post sull’IA che ha scosso la rete e riacceso i timori sull’occupazione: “Voi sarete i prossimi” Un intervento sui social media dell’imprenditore Matt Shumer, letto 75 milioni di volte in due giorni, ha riacceso il dibattito globale sull'impatto dell’intel… https://www.repubblica.it/tecnologia/2026/02/12/news/ia_lavoro_pericolo_come_covid-425154549/amp/
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    Il post sull’IA che ha scosso la rete e riacceso i timori sull’occupazione: “Voi sarete i prossimi”
    Un intervento sui social media dell’imprenditore Matt Shumer, letto 75 milioni di volte in due giorni, ha riacceso il dibattito globale sull'impatto dell’intel…
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  • SIAMO ARRIVATI ANCHE A QUESTO!
    Le AI assumono esseri umani: l’idea che sta facendo discutere
    https://www.hdblog.it/tecnologia/articoli/n647627/rentahuman-ai-lavoro-futuro/
    SIAMO ARRIVATI ANCHE A QUESTO! Le AI assumono esseri umani: l’idea che sta facendo discutere https://www.hdblog.it/tecnologia/articoli/n647627/rentahuman-ai-lavoro-futuro/
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  • TUTTO QUESTO PURTROPPO È GIÀ REALTÀ!
    Perché Claude Cowork “terrorizza” i mercati? C'è chi teme l’apocalisse del lavoro
    Il lancio di nuovi strumenti di Anthropic in grado sostituire i software specialistici ha fatto crollare le borse in India (e non solo): il timore è che numerose professioni spariranno
    https://www.wired.it/article/claude-cowork-crollo-mercati-india-fine-lavoro/
    TUTTO QUESTO PURTROPPO È GIÀ REALTÀ! Perché Claude Cowork “terrorizza” i mercati? C'è chi teme l’apocalisse del lavoro Il lancio di nuovi strumenti di Anthropic in grado sostituire i software specialistici ha fatto crollare le borse in India (e non solo): il timore è che numerose professioni spariranno https://www.wired.it/article/claude-cowork-crollo-mercati-india-fine-lavoro/
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    Perché Claude Cowork “terrorizza” i mercati? C'è chi teme l’apocalisse del lavoro
    Il lancio di nuovi strumenti di Anthropic in grado sostituire i software specialistici ha fatto crollare le borse in India (e non solo): il timore è che numerose professioni spariranno
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  • Finalmente qualcuno che ha il coraggio di ammetterlo. La sconsiderata politica Green della Von der Leyen ha fatto perdere milioni di posti di lavoro e ha fatto crollare la nostra economia!
    Hanno giocato con il nostro futuro!
    Stellantis, la sterzata sull'elettrico costa 22 miliardi e fa crollare il titolo
    Il gruppo sospende il dividendo e annuncia bond per 5 miliardi. Filosa ammette: "Sovrastimata la rapidità della transizione energetica".
    Un cambio di strategia sull’elettrico con oneri per 22,2 miliardi di euro nel 2025. E una perdita tra i 19 e i 21 miliardi di euro nel secondo semestre dell’anno, accompagnata dallo stop al dividendo 2026 e dall’emissione di 5 miliardi di bond ibridi perpetui non convertibili. Sono gli annunci arrivati venerdì dai vertici del gruppo Stellantis, che riconducono la voragine al “costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica” ma pure a “precedenti problemi di scarsa efficienza operativa“. Come dire che la colpa è della passata gestione di Carlos Tavares, uscito dal gruppo a fine 2024. La “reimpostazione” decisa dall’ad Antonio Filosa, certo che nel 2026 il gruppo “sarà profittevole”, non ha però dissipato le preoccupazioni di investitori e analisti, come dimostra il crollo verticale del titolo a Piazza Affari: le azioni Stellantis sono arrivate a perdere oltre il 29% per poi chiudere a -25. Solo giovedì Filosa aveva firmato insieme a Oliver Blume, numero uno di Volkswagen, un appello alla Ue per ottenere un trattamento preferenziale per i veicoli prodotti in Europa, con incentivi all’acquisto nazionali e corsie preferenziali negli appalti pubblici.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/06/stellantis-perdita-elettrico-dividendi-borsa-notizie/8282105/
    Finalmente qualcuno che ha il coraggio di ammetterlo. La sconsiderata politica Green della Von der Leyen ha fatto perdere milioni di posti di lavoro e ha fatto crollare la nostra economia! Hanno giocato con il nostro futuro! Stellantis, la sterzata sull'elettrico costa 22 miliardi e fa crollare il titolo Il gruppo sospende il dividendo e annuncia bond per 5 miliardi. Filosa ammette: "Sovrastimata la rapidità della transizione energetica". Un cambio di strategia sull’elettrico con oneri per 22,2 miliardi di euro nel 2025. E una perdita tra i 19 e i 21 miliardi di euro nel secondo semestre dell’anno, accompagnata dallo stop al dividendo 2026 e dall’emissione di 5 miliardi di bond ibridi perpetui non convertibili. Sono gli annunci arrivati venerdì dai vertici del gruppo Stellantis, che riconducono la voragine al “costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica” ma pure a “precedenti problemi di scarsa efficienza operativa“. Come dire che la colpa è della passata gestione di Carlos Tavares, uscito dal gruppo a fine 2024. La “reimpostazione” decisa dall’ad Antonio Filosa, certo che nel 2026 il gruppo “sarà profittevole”, non ha però dissipato le preoccupazioni di investitori e analisti, come dimostra il crollo verticale del titolo a Piazza Affari: le azioni Stellantis sono arrivate a perdere oltre il 29% per poi chiudere a -25. Solo giovedì Filosa aveva firmato insieme a Oliver Blume, numero uno di Volkswagen, un appello alla Ue per ottenere un trattamento preferenziale per i veicoli prodotti in Europa, con incentivi all’acquisto nazionali e corsie preferenziali negli appalti pubblici. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/06/stellantis-perdita-elettrico-dividendi-borsa-notizie/8282105/
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    Stellantis, la sterzata sull'elettrico costa 22 miliardi e fa crollare il titolo
    Il gruppo sospende il dividendo e annuncia bond per 5 miliardi. Filosa ammette: "Sovrastimata la rapidità della transizione energetica"
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  • CARI AMICI, L'ITALA E' IMPEGNATA NELLA NOVITA' DELLA FONDAZIONE DEL NUOVO PARTITO "FUTURO NAZIONALE"Di ROBERTO VANNACCI, GIA' EURODEPUTATO DELLA LEGA ED OGGI IN APERTO CONTRASTO CON SALVNI !!!! CREDO CHE NE VEDREMO DI BELLE, IN QUANTO , VANNACCI HA DETTO -ANCHE SE NON IN MANIERA ESPLICITA- CHE INTENDE ENTRARE NELLA COALIZIONE DEL COSIDDETTO CENTRO DESTRA. CHI VIVRA' , VEDRA'. BUONA GIORNATA E BUON LAVORO.
    CARI AMICI, L'ITALA E' IMPEGNATA NELLA NOVITA' DELLA FONDAZIONE DEL NUOVO PARTITO "FUTURO NAZIONALE"Di ROBERTO VANNACCI, GIA' EURODEPUTATO DELLA LEGA ED OGGI IN APERTO CONTRASTO CON SALVNI !!!! CREDO CHE NE VEDREMO DI BELLE, IN QUANTO , VANNACCI HA DETTO -ANCHE SE NON IN MANIERA ESPLICITA- CHE INTENDE ENTRARE NELLA COALIZIONE DEL COSIDDETTO CENTRO DESTRA. CHI VIVRA' , VEDRA'. BUONA GIORNATA E BUON LAVORO.
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  • L’intelligenza artificiale che vede la guerra, come un software ucraino individua armi e soldati in pochi secondi
    L'AI integrata in un software è in grado di riconoscere artiglieria, truppe e postazioni nemiche (in questo caso russe) attraverso le immagini dei droni. Un lavoro che richiedeva ore e adesso si fa in pochi secondi
    https://www.wired.it/article/intelligenza-artificiale-vede-guerra-software-ucraino-clarity/
    L’intelligenza artificiale che vede la guerra, come un software ucraino individua armi e soldati in pochi secondi L'AI integrata in un software è in grado di riconoscere artiglieria, truppe e postazioni nemiche (in questo caso russe) attraverso le immagini dei droni. Un lavoro che richiedeva ore e adesso si fa in pochi secondi https://www.wired.it/article/intelligenza-artificiale-vede-guerra-software-ucraino-clarity/
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    L’intelligenza artificiale che vede la guerra, come un software ucraino individua armi e soldati in pochi secondi
    L'AI integrata in un software è in grado di riconoscere artiglieria, truppe e postazioni nemiche (in questo caso russe) attraverso le immagini dei droni. Un lavoro che richiedeva ore e adesso si fa in pochi secondi
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  • Ingegneri indiani in europa !!! "talenti indiani che si trasferiscono in europa". Bisogna togliere il lavoro anche agli ingegneri europei. Anche medici indiani...

    UE firma un "accordo sulla mobilità", con l'India che facilita "il movimento di studenti, ricercatori, lavoratori stagionali e altamente qualificati" e lancia il "primo ufficio legale dell'UE in India" per supportare i talenti indiani che si trasferiscono in Europa"

    Mentre la Meloni è impegnata su Ukraina e Groenlandia

    https://x.com/pbecchi/status/2016465655160070322?t=Wr8W383tcOMP8yyC5cUNoQ&s=19
    Ingegneri indiani in europa !!! "talenti indiani che si trasferiscono in europa". Bisogna togliere il lavoro anche agli ingegneri europei. Anche medici indiani... UE firma un "accordo sulla mobilità", con l'India che facilita "il movimento di studenti, ricercatori, lavoratori stagionali e altamente qualificati" e lancia il "primo ufficio legale dell'UE in India" per supportare i talenti indiani che si trasferiscono in Europa" Mentre la Meloni è impegnata su Ukraina e Groenlandia https://x.com/pbecchi/status/2016465655160070322?t=Wr8W383tcOMP8yyC5cUNoQ&s=19
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  • GIORNO DELLA MEMORIA

    Campi di sterminio per chi non si vaccina
    Giuseppe Gigantino, cardiologo

    Mi divertirei a vederli morire come mosche
    Andrea Scanzi, giornalista

    Se fosse per me costruirei anche due camere a gas
    Marianna Rubino, medico

    I cani possono sempre entrare. Solo voi, come è giusto, resterete fuori
    Sebastiano Messina, giornalista

    Vagoni separati per non vaccinati
    Mauro Felicori, assessore

    Escludiamo chi non si vaccina dalla vita civile
    Stefano Feltri, giornalista

    I no vax fuori dai luoghi pubblici
    Eugenio Giani, Presidente Regione Toscana

    Potrebbe essere utile che quelli che scelgono di non vaccinarsi andassero in giro con un cartello al collo
    Angelo Giovannini, sindaco di Bomporto

    Stiamo aspettando che i no vax si estinguano da soli
    Paolo Guzzanti, giornalista

    Verranno messi agli arresti domiciliari, chiusi in casa come dei sorci
    Roberto Burioni, virologo.

    Non chiamateli no vax, chiamateli col loro nome: delinquenti
    Alessia Morani, deputato

    Vorrei un virus che ti mangia gli organi in dieci minuti riducendoti a una poltiglia verdastra che sta in un bicchiere per vedere quanti inflessibili no-vax restano al mondo
    Selvaggia Lucarelli, giornalista

    I rider devono sputare nel loro cibo.
    David Parenzo, giornalista

    I loro inviti a non vaccinarsi sono inviti a morire.
    Mario Draghi, Presidente del Consiglio

    Gli metterò le sonde necessarie nei soliti posti, lo farò con un pizzico di piacere in più.
    Cesare Manzini, infermiere

    Gli bucherò una decina di volte la solita vena facendo finta di non prenderla
    Francesca Bertellotti, infermiera

    Provo un pesante odio verso i no vax
    J-Ax, cantante

    Se riempiranno le terapie intensive mi impegnerò per staccare la spina
    Carlotta Saporetti, infermiera

    Non siete vaccinati? Toglietevi dal ca**o!
    Stefano Bonaccini, Presidente Regione Emilia Romagna

    Un giorno faremo una pulizia etnica dei non vaccinati, come il governo ruandese ha sterminato i tutsi
    Alfredo Faieta, giornalista

    Il greenpass ha l’obiettivo di schiacciare gli opportunisti ai minimi livelli
    Renato Brunetta, ministro

    E’ giusto lasciarli morire per strada
    Umberto Tognolli, medico

    Prego Dio affinché i non vaccinati si infettino tra loro e muoiano velocemente
    Giovanni Spano, vicesindaco

    Bisogna essere duri e discriminare chi non si vaccina, in ospedale, a scuola, nei posti di lavoro
    Filippo Maioli, medico

    Serve Bava Beccaris, vanno sfamati col piombo
    Giuliano Cazzola, giornalista

    Mandategli i Carabinieri a casa
    Luca Telese, giornalista

    Gli renderemo la vita difficile, sono pericolosi
    Piepaolo Sileri, Viceministro

    E’ possibile porre a loro carico una parte delle spese mediche, perché colpevoli di non essersi vaccinati
    Sabino Cassese, costituzionalista

    Non sarà bello augurare la morte, ma qualcuno sentirà la mancanza dei novax?
    Laura Cesaretti, giornalista

    Se arrivi in ospedale positivo, il Covid ti sembrerà una spa rispetto a quello che ti farò io
    Vania Zavater, infermiera

    I novax sono i nostri talebani
    Giovanni Toti, presidente regione Liguria

    Sono dei criminali, vanno perseguitati come si fa con i mafiosi
    Matteo Bassetti, infettivologo
    GIORNO DELLA MEMORIA Campi di sterminio per chi non si vaccina Giuseppe Gigantino, cardiologo Mi divertirei a vederli morire come mosche Andrea Scanzi, giornalista Se fosse per me costruirei anche due camere a gas Marianna Rubino, medico I cani possono sempre entrare. Solo voi, come è giusto, resterete fuori Sebastiano Messina, giornalista Vagoni separati per non vaccinati Mauro Felicori, assessore Escludiamo chi non si vaccina dalla vita civile Stefano Feltri, giornalista I no vax fuori dai luoghi pubblici Eugenio Giani, Presidente Regione Toscana Potrebbe essere utile che quelli che scelgono di non vaccinarsi andassero in giro con un cartello al collo Angelo Giovannini, sindaco di Bomporto Stiamo aspettando che i no vax si estinguano da soli Paolo Guzzanti, giornalista Verranno messi agli arresti domiciliari, chiusi in casa come dei sorci Roberto Burioni, virologo. Non chiamateli no vax, chiamateli col loro nome: delinquenti Alessia Morani, deputato Vorrei un virus che ti mangia gli organi in dieci minuti riducendoti a una poltiglia verdastra che sta in un bicchiere per vedere quanti inflessibili no-vax restano al mondo Selvaggia Lucarelli, giornalista I rider devono sputare nel loro cibo. David Parenzo, giornalista I loro inviti a non vaccinarsi sono inviti a morire. Mario Draghi, Presidente del Consiglio Gli metterò le sonde necessarie nei soliti posti, lo farò con un pizzico di piacere in più. Cesare Manzini, infermiere Gli bucherò una decina di volte la solita vena facendo finta di non prenderla Francesca Bertellotti, infermiera Provo un pesante odio verso i no vax J-Ax, cantante Se riempiranno le terapie intensive mi impegnerò per staccare la spina Carlotta Saporetti, infermiera Non siete vaccinati? Toglietevi dal ca**o! Stefano Bonaccini, Presidente Regione Emilia Romagna Un giorno faremo una pulizia etnica dei non vaccinati, come il governo ruandese ha sterminato i tutsi Alfredo Faieta, giornalista Il greenpass ha l’obiettivo di schiacciare gli opportunisti ai minimi livelli Renato Brunetta, ministro E’ giusto lasciarli morire per strada Umberto Tognolli, medico Prego Dio affinché i non vaccinati si infettino tra loro e muoiano velocemente Giovanni Spano, vicesindaco Bisogna essere duri e discriminare chi non si vaccina, in ospedale, a scuola, nei posti di lavoro Filippo Maioli, medico Serve Bava Beccaris, vanno sfamati col piombo Giuliano Cazzola, giornalista Mandategli i Carabinieri a casa Luca Telese, giornalista Gli renderemo la vita difficile, sono pericolosi Piepaolo Sileri, Viceministro E’ possibile porre a loro carico una parte delle spese mediche, perché colpevoli di non essersi vaccinati Sabino Cassese, costituzionalista Non sarà bello augurare la morte, ma qualcuno sentirà la mancanza dei novax? Laura Cesaretti, giornalista Se arrivi in ospedale positivo, il Covid ti sembrerà una spa rispetto a quello che ti farò io Vania Zavater, infermiera I novax sono i nostri talebani Giovanni Toti, presidente regione Liguria Sono dei criminali, vanno perseguitati come si fa con i mafiosi Matteo Bassetti, infettivologo
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  • ALTRI RISCHI dell'INTELLIGENZA ARTIFICIALE!
    Un professore tedesco perde due anni di lavoro accademico dopo aver disattivato un'impostazione di ChatGPT
    Un professore dell'Università di Colonia ha perso due anni di lavoro accademico dopo aver disattivato un'impostazione di ChatGPT, cancellando tutte le chat. Il caso, raccontato su Nature, riaccende il dibattito su affidabilità dell'IA, uso responsabile e...
    https://www.hwupgrade.it/news/web/un-professore-tedesco-perde-due-anni-di-lavoro-accademico-dopo-aver-disattivato-un-impostazione-di-chatgpt_149143.html
    ALTRI RISCHI dell'INTELLIGENZA ARTIFICIALE! Un professore tedesco perde due anni di lavoro accademico dopo aver disattivato un'impostazione di ChatGPT Un professore dell'Università di Colonia ha perso due anni di lavoro accademico dopo aver disattivato un'impostazione di ChatGPT, cancellando tutte le chat. Il caso, raccontato su Nature, riaccende il dibattito su affidabilità dell'IA, uso responsabile e... https://www.hwupgrade.it/news/web/un-professore-tedesco-perde-due-anni-di-lavoro-accademico-dopo-aver-disattivato-un-impostazione-di-chatgpt_149143.html
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    Un professore tedesco perde due anni di lavoro accademico dopo aver disattivato un'impostazione di ChatGPT
    Un professore dell'Università di Colonia ha perso due anni di lavoro accademico dopo aver disattivato un'impostazione di ChatGPT, cancellando tutte le chat. Il caso, raccontato su Nature, riaccende il dibattito su affidabilità dell'IA, uso responsabile e necessità di backup nel lavoro scientifico.
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  • Quando la scuola dimentica l’umano: il volto di un’educazione senza senso. Lettera

    Inviata da Simone Billeci – La scuola che non vorrei non è una caricatura polemica né un bersaglio facile. È piuttosto l’ombra che appare quando la scuola smette di interrogarsi sul proprio senso e si accontenta di funzionare.

    È quella scuola che va avanti per inerzia, che accumula riforme senza visione, che cambia linguaggi ma non logiche, che promette futuro mentre riproduce stanche abitudini del passato. Proprio perché la scuola è uno dei luoghi più decisivi per la formazione della persona, il rischio della sua deriva non è mai neutro: incide sulle biografie, sulle possibilità, sull’idea stessa di umanità che una società coltiva.

    Non vorrei una scuola che riduce l’educazione a prestazione. Una scuola in cui tutto è misurabile, confrontabile, classificabile, e quasi nulla è davvero compreso. Qui il valore di uno studente coincide con un numero, con una media, con un indicatore di rendimento. Il tempo dell’apprendimento è compresso, standardizzato, reso uniforme, come se le intelligenze fossero tutte uguali e le storie personali irrilevanti. Chi non tiene il passo viene etichettato, chi rallenta è un problema da gestire, chi fatica diventa un caso. È una scuola che parla il linguaggio dell’efficienza, ma dimentica quello della crescita, che richiede lentezza, esitazione, talvolta persino smarrimento.

    Non vorrei una scuola che ha paura dell’errore. In questa scuola sbagliare non è una possibilità educativa, ma una colpa; non un passaggio necessario del pensiero, ma una macchia sul percorso. L’errore viene corretto, segnato, penalizzato, raramente compreso. Così gli studenti imparano presto a non rischiare, a non esporsi, a dire ciò che è previsto invece di ciò che è pensato. Nasce un’intelligenza prudente, addestrata all’indovinare più che al capire. Eppure ogni autentico apprendimento nasce da una frattura, da una domanda che non trova subito risposta, da un tentativo fallito che apre nuove strade. Una scuola che non sa stare dentro l’errore educa alla paura, non alla responsabilità.

    Non vorrei una scuola soffocata dalla burocrazia. Una scuola in cui moduli, scadenze, piattaforme, protocolli e griglie occupano lo spazio che dovrebbe appartenere alle relazioni. Qui gli insegnanti sono spesso stanchi prima ancora di entrare in aula, sommersi da adempimenti che li allontanano dal cuore del loro lavoro: incontrare persone, accompagnare processi, prendersi cura del pensiero. Gli studenti diventano pratiche da gestire, i percorsi educativi fascicoli da archiviare. È una scuola che funziona, forse, ma non vive, perché quando la forma divora il senso l’educazione si trasforma in amministrazione.

    Non vorrei una scuola che confonde l’innovazione con l’accumulo di strumenti. Una scuola che introduce tecnologie senza una chiara visione pedagogica, che digitalizza senza interrogarsi sul significato, che crede di essere moderna perché aggiorna le piattaforme ma non ripensa le relazioni. In questa scuola la velocità è un valore in sé, la connessione continua un dogma, mentre l’attenzione, l’ascolto profondo e la concentrazione diventano sempre più rari. Nessuna tecnologia, per quanto avanzata, può sostituire uno sguardo che riconosce, una parola che incoraggia, una presenza che educa. Quando la scuola lo dimentica, perde la sua umanità.

    Non vorrei una scuola che non ascolta. Che non ascolta gli studenti, trattati come destinatari passivi di decisioni prese altrove. Che non ascolta gli insegnanti, spesso delegittimati o lasciati soli di fronte a responsabilità enormi. Che non ascolta le famiglie, viste più come intralci che come alleate. È una scuola verticale, rigida, autoreferenziale, che comunica molto ma dialoga poco. Qui il conflitto è temuto, il dissenso patologizzato, la complessità ridotta a slogan. Eppure senza ascolto non c’è fiducia, senza fiducia non c’è apprendimento, senza apprendimento non c’è futuro.

    Non vorrei, soprattutto, una scuola che ha smarrito la domanda di senso. Perché studiamo? Perché insegniamo? Perché valutiamo? Perché stiamo insieme, ogni giorno, nello stesso spazio? Quando queste domande scompaiono, la scuola continua a esistere ma smette di educare. Trasmette contenuti senza orizzonte, competenze senza direzione, regole senza significato. Prepara a un mondo che cambia più velocemente dei suoi programmi e lo fa spesso senza interrogarsi sul tipo di persone che sta contribuendo a formare. È una scuola che prepara al lavoro ma non alla vita, all’adattamento ma non al giudizio, alla risposta corretta ma non alla domanda giusta.

    Dire “la scuola che non vorrei” non è un esercizio di nostalgia né una lamentazione sterile. È un atto di responsabilità e, in fondo, di speranza. Significa credere che la scuola possa essere altro: un luogo in cui si formano persone e non solo studenti, in cui il pensiero è allenato alla complessità, in cui la fragilità non è un difetto da correggere ma una dimensione da accompagnare. La scuola che non vorrei è il negativo di quella che potremmo costruire se avessimo il coraggio di rimettere al centro il senso, le relazioni e il futuro. Una scuola capace di chiedere non soltanto “quanto vali?”, ma “chi stai diventando?”. E questa, forse, è la domanda più educativa di tutte.

    Source: https://www.orizzontescuola.it/quando-la-scuola-dimentica-lumano-il-volto-di-uneducazione-senza-senso-lettera/
    Quando la scuola dimentica l’umano: il volto di un’educazione senza senso. Lettera Inviata da Simone Billeci – La scuola che non vorrei non è una caricatura polemica né un bersaglio facile. È piuttosto l’ombra che appare quando la scuola smette di interrogarsi sul proprio senso e si accontenta di funzionare. È quella scuola che va avanti per inerzia, che accumula riforme senza visione, che cambia linguaggi ma non logiche, che promette futuro mentre riproduce stanche abitudini del passato. Proprio perché la scuola è uno dei luoghi più decisivi per la formazione della persona, il rischio della sua deriva non è mai neutro: incide sulle biografie, sulle possibilità, sull’idea stessa di umanità che una società coltiva. Non vorrei una scuola che riduce l’educazione a prestazione. Una scuola in cui tutto è misurabile, confrontabile, classificabile, e quasi nulla è davvero compreso. Qui il valore di uno studente coincide con un numero, con una media, con un indicatore di rendimento. Il tempo dell’apprendimento è compresso, standardizzato, reso uniforme, come se le intelligenze fossero tutte uguali e le storie personali irrilevanti. Chi non tiene il passo viene etichettato, chi rallenta è un problema da gestire, chi fatica diventa un caso. È una scuola che parla il linguaggio dell’efficienza, ma dimentica quello della crescita, che richiede lentezza, esitazione, talvolta persino smarrimento. Non vorrei una scuola che ha paura dell’errore. In questa scuola sbagliare non è una possibilità educativa, ma una colpa; non un passaggio necessario del pensiero, ma una macchia sul percorso. L’errore viene corretto, segnato, penalizzato, raramente compreso. Così gli studenti imparano presto a non rischiare, a non esporsi, a dire ciò che è previsto invece di ciò che è pensato. Nasce un’intelligenza prudente, addestrata all’indovinare più che al capire. Eppure ogni autentico apprendimento nasce da una frattura, da una domanda che non trova subito risposta, da un tentativo fallito che apre nuove strade. Una scuola che non sa stare dentro l’errore educa alla paura, non alla responsabilità. Non vorrei una scuola soffocata dalla burocrazia. Una scuola in cui moduli, scadenze, piattaforme, protocolli e griglie occupano lo spazio che dovrebbe appartenere alle relazioni. Qui gli insegnanti sono spesso stanchi prima ancora di entrare in aula, sommersi da adempimenti che li allontanano dal cuore del loro lavoro: incontrare persone, accompagnare processi, prendersi cura del pensiero. Gli studenti diventano pratiche da gestire, i percorsi educativi fascicoli da archiviare. È una scuola che funziona, forse, ma non vive, perché quando la forma divora il senso l’educazione si trasforma in amministrazione. Non vorrei una scuola che confonde l’innovazione con l’accumulo di strumenti. Una scuola che introduce tecnologie senza una chiara visione pedagogica, che digitalizza senza interrogarsi sul significato, che crede di essere moderna perché aggiorna le piattaforme ma non ripensa le relazioni. In questa scuola la velocità è un valore in sé, la connessione continua un dogma, mentre l’attenzione, l’ascolto profondo e la concentrazione diventano sempre più rari. Nessuna tecnologia, per quanto avanzata, può sostituire uno sguardo che riconosce, una parola che incoraggia, una presenza che educa. Quando la scuola lo dimentica, perde la sua umanità. Non vorrei una scuola che non ascolta. Che non ascolta gli studenti, trattati come destinatari passivi di decisioni prese altrove. Che non ascolta gli insegnanti, spesso delegittimati o lasciati soli di fronte a responsabilità enormi. Che non ascolta le famiglie, viste più come intralci che come alleate. È una scuola verticale, rigida, autoreferenziale, che comunica molto ma dialoga poco. Qui il conflitto è temuto, il dissenso patologizzato, la complessità ridotta a slogan. Eppure senza ascolto non c’è fiducia, senza fiducia non c’è apprendimento, senza apprendimento non c’è futuro. Non vorrei, soprattutto, una scuola che ha smarrito la domanda di senso. Perché studiamo? Perché insegniamo? Perché valutiamo? Perché stiamo insieme, ogni giorno, nello stesso spazio? Quando queste domande scompaiono, la scuola continua a esistere ma smette di educare. Trasmette contenuti senza orizzonte, competenze senza direzione, regole senza significato. Prepara a un mondo che cambia più velocemente dei suoi programmi e lo fa spesso senza interrogarsi sul tipo di persone che sta contribuendo a formare. È una scuola che prepara al lavoro ma non alla vita, all’adattamento ma non al giudizio, alla risposta corretta ma non alla domanda giusta. Dire “la scuola che non vorrei” non è un esercizio di nostalgia né una lamentazione sterile. È un atto di responsabilità e, in fondo, di speranza. Significa credere che la scuola possa essere altro: un luogo in cui si formano persone e non solo studenti, in cui il pensiero è allenato alla complessità, in cui la fragilità non è un difetto da correggere ma una dimensione da accompagnare. La scuola che non vorrei è il negativo di quella che potremmo costruire se avessimo il coraggio di rimettere al centro il senso, le relazioni e il futuro. Una scuola capace di chiedere non soltanto “quanto vali?”, ma “chi stai diventando?”. E questa, forse, è la domanda più educativa di tutte. Source: https://www.orizzontescuola.it/quando-la-scuola-dimentica-lumano-il-volto-di-uneducazione-senza-senso-lettera/
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