• Finalmente qualcuno che ha il coraggio di ammetterlo. La sconsiderata politica Green della Von der Leyen ha fatto perdere milioni di posti di lavoro e ha fatto crollare la nostra economia!
    Hanno giocato con il nostro futuro!
    Stellantis, la sterzata sull'elettrico costa 22 miliardi e fa crollare il titolo
    Il gruppo sospende il dividendo e annuncia bond per 5 miliardi. Filosa ammette: "Sovrastimata la rapidità della transizione energetica".
    Un cambio di strategia sull’elettrico con oneri per 22,2 miliardi di euro nel 2025. E una perdita tra i 19 e i 21 miliardi di euro nel secondo semestre dell’anno, accompagnata dallo stop al dividendo 2026 e dall’emissione di 5 miliardi di bond ibridi perpetui non convertibili. Sono gli annunci arrivati venerdì dai vertici del gruppo Stellantis, che riconducono la voragine al “costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica” ma pure a “precedenti problemi di scarsa efficienza operativa“. Come dire che la colpa è della passata gestione di Carlos Tavares, uscito dal gruppo a fine 2024. La “reimpostazione” decisa dall’ad Antonio Filosa, certo che nel 2026 il gruppo “sarà profittevole”, non ha però dissipato le preoccupazioni di investitori e analisti, come dimostra il crollo verticale del titolo a Piazza Affari: le azioni Stellantis sono arrivate a perdere oltre il 29% per poi chiudere a -25. Solo giovedì Filosa aveva firmato insieme a Oliver Blume, numero uno di Volkswagen, un appello alla Ue per ottenere un trattamento preferenziale per i veicoli prodotti in Europa, con incentivi all’acquisto nazionali e corsie preferenziali negli appalti pubblici.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/06/stellantis-perdita-elettrico-dividendi-borsa-notizie/8282105/
    Finalmente qualcuno che ha il coraggio di ammetterlo. La sconsiderata politica Green della Von der Leyen ha fatto perdere milioni di posti di lavoro e ha fatto crollare la nostra economia! Hanno giocato con il nostro futuro! Stellantis, la sterzata sull'elettrico costa 22 miliardi e fa crollare il titolo Il gruppo sospende il dividendo e annuncia bond per 5 miliardi. Filosa ammette: "Sovrastimata la rapidità della transizione energetica". Un cambio di strategia sull’elettrico con oneri per 22,2 miliardi di euro nel 2025. E una perdita tra i 19 e i 21 miliardi di euro nel secondo semestre dell’anno, accompagnata dallo stop al dividendo 2026 e dall’emissione di 5 miliardi di bond ibridi perpetui non convertibili. Sono gli annunci arrivati venerdì dai vertici del gruppo Stellantis, che riconducono la voragine al “costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica” ma pure a “precedenti problemi di scarsa efficienza operativa“. Come dire che la colpa è della passata gestione di Carlos Tavares, uscito dal gruppo a fine 2024. La “reimpostazione” decisa dall’ad Antonio Filosa, certo che nel 2026 il gruppo “sarà profittevole”, non ha però dissipato le preoccupazioni di investitori e analisti, come dimostra il crollo verticale del titolo a Piazza Affari: le azioni Stellantis sono arrivate a perdere oltre il 29% per poi chiudere a -25. Solo giovedì Filosa aveva firmato insieme a Oliver Blume, numero uno di Volkswagen, un appello alla Ue per ottenere un trattamento preferenziale per i veicoli prodotti in Europa, con incentivi all’acquisto nazionali e corsie preferenziali negli appalti pubblici. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/06/stellantis-perdita-elettrico-dividendi-borsa-notizie/8282105/
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    Stellantis, la sterzata sull'elettrico costa 22 miliardi e fa crollare il titolo
    Il gruppo sospende il dividendo e annuncia bond per 5 miliardi. Filosa ammette: "Sovrastimata la rapidità della transizione energetica"
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  • “Perché quasi la metà dei vostri contenuti per bambini promuovo un’ideologia transgender?”.

    Il senatore repubblicano Josh Hawley ha incalzato così il ceo di Netflix Ted Sarando, durante l’audizione per l’acquisizione di Warner Bros da parte del colosso dello streaming.

    “Quasi la metà dei vostri contenuti, sto parlando di bambini piccoli ora, non sto parlando di adolescenti,
    promuovono un'agenda ideologica transgender.
    Stavo solo guardando i dati qui dalle vostre varie serie, e ciò che mi preoccupa è che solo due giorni fa, una giuria a New York ha assegnato 2 milioni di dollari a una persona sottopostasi a transizione perché il suo psicologo e altri l'hanno spinta verso un'ideologia che si è rivelata estremamente dannosa.
    Sono sicuro che sa che nel Regno Unito, il Servizio Sanitario Nazionale ha detto che non effettueranno più interventi chirurgici transgender o la cosiddetta cura di affermazione di genere per i minori, incluso nel counseling, perché è incredibilmente dannosa.
    Anche il nostro Dipartimento della Salute ha pubblicato risultati simili quest'anno.
    Eppure, se accendi Netflix, troverai che una quantità enorme, e lo dico come genitore con tre bambini piccoli, una quantità enorme dei vostri programmi per bambini contiene questa ideologia e agenda”.

    Source: https://x.com/LeonardoPanetta/status/2018959732518555747?s=20
    “Perché quasi la metà dei vostri contenuti per bambini promuovo un’ideologia transgender?”. Il senatore repubblicano Josh Hawley ha incalzato così il ceo di Netflix Ted Sarando, durante l’audizione per l’acquisizione di Warner Bros da parte del colosso dello streaming. “Quasi la metà dei vostri contenuti, sto parlando di bambini piccoli ora, non sto parlando di adolescenti, promuovono un'agenda ideologica transgender. Stavo solo guardando i dati qui dalle vostre varie serie, e ciò che mi preoccupa è che solo due giorni fa, una giuria a New York ha assegnato 2 milioni di dollari a una persona sottopostasi a transizione perché il suo psicologo e altri l'hanno spinta verso un'ideologia che si è rivelata estremamente dannosa. Sono sicuro che sa che nel Regno Unito, il Servizio Sanitario Nazionale ha detto che non effettueranno più interventi chirurgici transgender o la cosiddetta cura di affermazione di genere per i minori, incluso nel counseling, perché è incredibilmente dannosa. Anche il nostro Dipartimento della Salute ha pubblicato risultati simili quest'anno. Eppure, se accendi Netflix, troverai che una quantità enorme, e lo dico come genitore con tre bambini piccoli, una quantità enorme dei vostri programmi per bambini contiene questa ideologia e agenda”. Source: https://x.com/LeonardoPanetta/status/2018959732518555747?s=20
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  • ACCADE ANCHE QUESTO GRAZIE ALLA Von der Leyen
    L’INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA TEDESCA SI TRASFERISCE IN UNGHERIA
    GRAZIE ALLE RISORSE ENERGETICHE RUSSE —

    Non è ideologia.
    Non è geopolitica “valoriale”.
    È ECONOMIA REALE.

    Mercedes sposta la produzione della A-Class dalla Germania all’Ungheria.
    Motivo ufficiale: riduzione dei costi.
    Motivo reale: ENERGIA.

    In Germania:
    – prezzi energetici fuori controllo
    – industria manifatturiera strangolata
    – decine di migliaia di posti di lavoro che svaniscono

    In Ungheria:
    – forniture energetiche stabili
    – costi sostenibili
    – continuità produttiva

    La variabile rimossa dal dibattito europeo è sempre la stessa:
    l’Ungheria non ha reciso i rapporti energetici con la Russia.
    La Germania sì.
    E ora paga il prezzo della “virtù”.

    Questa non è delocalizzazione.
    È DEINDUSTRIALIZZAZIONE PILOTATA.

    Audi produce già in Ungheria.
    BMW ha investito pesantemente.
    Mercedes segue.

    Il mercato non ascolta slogan.
    Non legge editoriali.
    Non applaude conferenze.

    Il mercato SI SPOSTA.

    E mentre Bruxelles parla di transizione,
    le fabbriche chiudono,
    i lavoratori vengono licenziati
    e l’industria europea prende la via più razionale:
    quella dove l’energia esiste e costa meno.

    Poi, con aria stupita, ci chiederemo:
    “Ma perché l’Europa si sta svuotando?”

    La risposta è già scritta sui cancelli delle fabbriche.
    Solo che non è scritta in tedesco.
    ACCADE ANCHE QUESTO GRAZIE ALLA Von der Leyen 🇭🇺🇩🇪 L’INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA TEDESCA SI TRASFERISCE IN UNGHERIA GRAZIE ALLE RISORSE ENERGETICHE RUSSE — Non è ideologia. Non è geopolitica “valoriale”. È ECONOMIA REALE. Mercedes sposta la produzione della A-Class dalla Germania all’Ungheria. Motivo ufficiale: riduzione dei costi. Motivo reale: ENERGIA. In Germania: – prezzi energetici fuori controllo – industria manifatturiera strangolata – decine di migliaia di posti di lavoro che svaniscono In Ungheria: – forniture energetiche stabili – costi sostenibili – continuità produttiva La variabile rimossa dal dibattito europeo è sempre la stessa: 👉 l’Ungheria non ha reciso i rapporti energetici con la Russia. La Germania sì. E ora paga il prezzo della “virtù”. Questa non è delocalizzazione. È DEINDUSTRIALIZZAZIONE PILOTATA. Audi produce già in Ungheria. BMW ha investito pesantemente. Mercedes segue. Il mercato non ascolta slogan. Non legge editoriali. Non applaude conferenze. Il mercato SI SPOSTA. E mentre Bruxelles parla di transizione, le fabbriche chiudono, i lavoratori vengono licenziati e l’industria europea prende la via più razionale: quella dove l’energia esiste e costa meno. Poi, con aria stupita, ci chiederemo: “Ma perché l’Europa si sta svuotando?” La risposta è già scritta sui cancelli delle fabbriche. Solo che non è scritta in tedesco.
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  • Panoramica del mercato della pulizia dei pannelli solari: quote di mercato e opportunità per gli investitori

    La transizione globale verso le energie rinnovabili continua a generare nuovi mercati di servizi correlati, e uno dei più promettenti, seppur meno conosciuto, è quello della pulizia dei pannelli solari. Con la crescente diffusione degli impianti solari nei settori residenziale, commerciale e industriale, gli investitori stanno prestando sempre maggiore attenzione all'aspetto operativo degli impianti fotovoltaici, dove i servizi di pulizia svolgono un ruolo cruciale nell'ottimizzazione delle prestazioni e nella durata degli asset.

    Leggi il rapporto sul mercato della pulizia dei pannelli solari oggi stesso - https://www.skyquestt.com/report/solar-panel-cleaning-market

    #PuliziaPannelliSolari #EnergiaSolare #EnergieRinnovabili #EnergiaPulita #TransizioneEnergetica #TecnologieClimatiche #TecnologieVerdi #ESG #EnergiaFotovoltaica #ImpiantiSolariSuLargaScala #O&Msolare #InvestimentiSostenibili #TecnologiePulite #InfrastruttureEnergetiche #PrivateEquity #VentureCapital #InvestimentiInfrastrutturali #InvestimentiVerdi #FuturoDellEnergia
    Panoramica del mercato della pulizia dei pannelli solari: quote di mercato e opportunità per gli investitori La transizione globale verso le energie rinnovabili continua a generare nuovi mercati di servizi correlati, e uno dei più promettenti, seppur meno conosciuto, è quello della pulizia dei pannelli solari. Con la crescente diffusione degli impianti solari nei settori residenziale, commerciale e industriale, gli investitori stanno prestando sempre maggiore attenzione all'aspetto operativo degli impianti fotovoltaici, dove i servizi di pulizia svolgono un ruolo cruciale nell'ottimizzazione delle prestazioni e nella durata degli asset. Leggi il rapporto sul mercato della pulizia dei pannelli solari oggi stesso - https://www.skyquestt.com/report/solar-panel-cleaning-market #PuliziaPannelliSolari #EnergiaSolare #EnergieRinnovabili #EnergiaPulita #TransizioneEnergetica #TecnologieClimatiche #TecnologieVerdi #ESG #EnergiaFotovoltaica #ImpiantiSolariSuLargaScala #O&Msolare #InvestimentiSostenibili #TecnologiePulite #InfrastruttureEnergetiche #PrivateEquity #VentureCapital #InvestimentiInfrastrutturali #InvestimentiVerdi #FuturoDellEnergia
    WWW.SKYQUESTT.COM
    Solar Panel Cleaning Market Size, Trends Report [2033]
    Solar Panel Cleaning Market size in 2025 ($790.65 million) will reach $1420.63 million by 2033, CAGR 7.6%.
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  • TRENTINI – il caso si complica adesso

    È inevitabile, in queste ore, cimentarsi in analisi geopolitiche e alimentare il fuoco della polemica politica all’indomani dell’azione statunitense in Venezuela. È altrettanto facile leggere quanto sta accadendo esclusivamente attraverso una lente ideologica, dividendo il mondo in blocchi contrapposti.
    Eppure, se si prova ad andare oltre questa semplificazione e se si crede davvero nei valori umani, emerge un elemento che riguarda direttamente l’Italia e il destino di un nostro connazionale, oggi letteralmente “appeso a un filo”.
    Il quadro si è oggettivamente complicato.

    L’annunciata “transizione politica” evocata da Donald Trump apre scenari del tutto incerti: non sappiamo quale forma potrà assumere un eventuale nuovo assetto di governo venezuelano, né quali conseguenze immediate possa avere sul piano della sicurezza e delle relazioni internazionali. Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere la situazione ancora più inquietante.

    A farne le spese, come spesso accade, sono cittadini, cooperanti, addetti ai lavori e connazionali che non hanno nulla a che vedere con conflitti o interessi strategici. In questo silenzio generale, il caso di Alberto Trentini resta aperto e rischia di essere oscurato da una lettura esclusivamente “macro” degli eventi.

    Per chi, come molti di noi, si è già battuto in passato per la libertà di espressione e per il rispetto dei diritti fondamentali — seguendo negli anni il caso di Julian Assange — è impossibile ignorare una vicenda come questa. Anche perché il caso Trentini non è isolato: sono 12 i cittadini italiani detenuti. Tra loro c’è appunto il cooperante veneziano, da oltre un anno nel carcere di El Rodeo I, a Caracas, senza che sia mai stata formalizzata alcuna accusa nei suoi confronti.

    L’ultimo aggiornamento risale al 15 dicembre, quando la questione sarebbe stata affrontata direttamente con Washington durante la visita a Roma del procuratore generale Pam Bondi, oltre a essere oggetto di interlocuzioni anche a livello di servizi. Il tema sarebbe emerso, seppur senza conferme ufficiali, anche nei colloqui tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente statunitense Donald Trump, nei giorni immediatamente precedenti all’operazione militare.
    L’Italia avrebbe inoltre chiesto esplicitamente che, in caso di un’azione americana finalizzata al rimpatrio dei cittadini USA, venisse incluso anche Alberto Trentini. Una richiesta che spiega l’attenzione costante riservata al suo dossier nelle interlocuzioni con Washington, soprattutto dopo l’arresto, nei giorni scorsi, di quattro cittadini statunitensi ora detenuti proprio a El Rodeo.

    Ma tutto questo, oggi, non è sufficiente. Non è fuori luogo temere un inasprimento delle reazioni e delle misure da parte delle autorità venezuelane. In contesti come questi, alcuni detenuti rischiano di diventare consapevolmente “merce di scambio”, strumenti utili a rilanciare richieste e ad avviare negoziazioni lunghe e opache, spesso interrotte o rimesse a tacere da nuovi atti di forza.

    L’auspicio è che questi connazionali non diventino vittime sacrificali di un conflitto che non hanno scelto.
    Perché la vera solidità di un sistema politico si misura nella cura dei singoli casi, non nella gestione astratta degli interessi. Ignorarli significa accettare che le persone diventino variabili sacrificabili di strategie che guardano solo al profitto e al potere.

    #FreeAlbertoTrentini
    #DirittiUmani
    TRENTINI – il caso si complica adesso ⚖️🌍 È inevitabile, in queste ore, cimentarsi in analisi geopolitiche e alimentare il fuoco della polemica politica all’indomani dell’azione statunitense in Venezuela. È altrettanto facile leggere quanto sta accadendo esclusivamente attraverso una lente ideologica, dividendo il mondo in blocchi contrapposti. Eppure, se si prova ad andare oltre questa semplificazione e se si crede davvero nei valori umani, emerge un elemento che riguarda direttamente l’Italia e il destino di un nostro connazionale, oggi letteralmente “appeso a un filo”. Il quadro si è oggettivamente complicato. L’annunciata “transizione politica” evocata da Donald Trump apre scenari del tutto incerti: non sappiamo quale forma potrà assumere un eventuale nuovo assetto di governo venezuelano, né quali conseguenze immediate possa avere sul piano della sicurezza e delle relazioni internazionali. Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere la situazione ancora più inquietante. A farne le spese, come spesso accade, sono cittadini, cooperanti, addetti ai lavori e connazionali che non hanno nulla a che vedere con conflitti o interessi strategici. In questo silenzio generale, il caso di Alberto Trentini resta aperto e rischia di essere oscurato da una lettura esclusivamente “macro” degli eventi. Per chi, come molti di noi, si è già battuto in passato per la libertà di espressione e per il rispetto dei diritti fondamentali — seguendo negli anni il caso di Julian Assange — è impossibile ignorare una vicenda come questa. Anche perché il caso Trentini non è isolato: sono 12 i cittadini italiani detenuti. Tra loro c’è appunto il cooperante veneziano, da oltre un anno nel carcere di El Rodeo I, a Caracas, senza che sia mai stata formalizzata alcuna accusa nei suoi confronti. L’ultimo aggiornamento risale al 15 dicembre, quando la questione sarebbe stata affrontata direttamente con Washington durante la visita a Roma del procuratore generale Pam Bondi, oltre a essere oggetto di interlocuzioni anche a livello di servizi. Il tema sarebbe emerso, seppur senza conferme ufficiali, anche nei colloqui tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente statunitense Donald Trump, nei giorni immediatamente precedenti all’operazione militare. L’Italia avrebbe inoltre chiesto esplicitamente che, in caso di un’azione americana finalizzata al rimpatrio dei cittadini USA, venisse incluso anche Alberto Trentini. Una richiesta che spiega l’attenzione costante riservata al suo dossier nelle interlocuzioni con Washington, soprattutto dopo l’arresto, nei giorni scorsi, di quattro cittadini statunitensi ora detenuti proprio a El Rodeo. Ma tutto questo, oggi, non è sufficiente. Non è fuori luogo temere un inasprimento delle reazioni e delle misure da parte delle autorità venezuelane. In contesti come questi, alcuni detenuti rischiano di diventare consapevolmente “merce di scambio”, strumenti utili a rilanciare richieste e ad avviare negoziazioni lunghe e opache, spesso interrotte o rimesse a tacere da nuovi atti di forza. L’auspicio è che questi connazionali non diventino vittime sacrificali di un conflitto che non hanno scelto. Perché la vera solidità di un sistema politico si misura nella cura dei singoli casi, non nella gestione astratta degli interessi. Ignorarli significa accettare che le persone diventino variabili sacrificabili di strategie che guardano solo al profitto e al potere. #FreeAlbertoTrentini #DirittiUmani
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  • DA CHE PULPITO VIENE LA PREDICA:RIDICOLO TU(Cingolani), TUO PAPA'(il governo che ti ha "partorito" come Ministro) e TUA MAMMA'(la U.E. che hai rappresentato per fare quelle politiche che ora critichi seduto sulla comoda poltrona di a.d. Leonardo): VERGOGNA MA TRA POCHISSIMO ARRIVA IL CONTO ANCHE X TE OLTRE CHE PER TUTTI COLORO CHE HANNO VOTATO ED OSANNATO!!!!

    CINGOLANI DOCET: "CONTRORDINE COMPAGNI, GREEN E UE SONO UNA CAGATA PAZZESCA" imbarazzante dichiarazione dell'ex ministro della "transizione ecologica" ora AD di Leonardo (armi e affini), per intenderci quello che sosteneva che "Il pianeta era stato progettato per solo 3 miliardi di persone" ED ORA TRANQUILLO TRANQUILLO DICHIARA che l'ITALIA ha sbagliato tutto distruggendo le nostre industrie, che il green e' stata solo una spinta ideologica, su pannelli e eolico solo menzogne e calcoli errati, eravamo ubriachi ed adesso chi ha sbagliato dovrebbe pagare".....Peccato che ti sei dimenticato che nella lista dei paganti ci sei pure tu bello ed anche ai primi posti!!!!. FALSI DA FARE SCHIFO AI TOPI
    😡🖤👹DA CHE PULPITO VIENE LA PREDICA:RIDICOLO TU(Cingolani), TUO PAPA'(il governo che ti ha "partorito" come Ministro) e TUA MAMMA'(la U.E. che hai rappresentato per fare quelle politiche che ora critichi seduto sulla comoda poltrona di a.d. Leonardo): VERGOGNA MA TRA POCHISSIMO ARRIVA IL CONTO ANCHE X TE OLTRE CHE PER TUTTI COLORO CHE HANNO VOTATO ED OSANNATO👏😷🔚!!!! CINGOLANI DOCET: "CONTRORDINE COMPAGNI, GREEN E UE SONO UNA CAGATA PAZZESCA" imbarazzante dichiarazione dell'ex ministro della "transizione ecologica" ora AD di Leonardo (armi e affini), per intenderci quello che sosteneva che "Il pianeta era stato progettato per solo 3 miliardi di persone" ED ORA TRANQUILLO TRANQUILLO DICHIARA che l'ITALIA ha sbagliato tutto distruggendo le nostre industrie, che il green e' stata solo una spinta ideologica, su pannelli e eolico solo menzogne e calcoli errati, eravamo ubriachi ed adesso chi ha sbagliato dovrebbe pagare".....Peccato che ti sei dimenticato che nella lista dei paganti ci sei pure tu bello ed anche ai primi posti!!!!🤡🤡😡⏰. FALSI DA FARE SCHIFO AI TOPI
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  • Ultim'ora: da domani il bonifico bancario costerà 4,37 euro | Altro che transizione digitale: è una vera truffa - Corriere di Como
    https://www.corrieredicomo.it/ultimora-da-domani-il-bonifico-bancario-costera-437-euro-altro-che-transizione-digitale-e-una-vera-truffa/
    Ultim'ora: da domani il bonifico bancario costerà 4,37 euro | Altro che transizione digitale: è una vera truffa - Corriere di Como https://www.corrieredicomo.it/ultimora-da-domani-il-bonifico-bancario-costera-437-euro-altro-che-transizione-digitale-e-una-vera-truffa/
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    Ultim'ora: da domani il bonifico bancario costerà 4,37 euro | Altro che transizione digitale: è una vera truffa - Corriere di Como
    Fare un bonifico è talmente costoso che paghi 4,37 euro per emetterlo. Una transazione costa un occhio della testa.
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  • La promessa dei colliri per risolvere la presbiopia, diremo davvero addio agli occhiali da lettura?
    Le sperimentazioni stanno dando buoni risultati. In futuro ci potrebbe essere una valida alternativa anche alla chirurgia, ma ci vorrà ancora tempo.

    I colliri per la presbiopia potrebbero servire a tutti noi. No, non importa se vostro nonno a 90 anni non portava gli occhiali nemmeno per leggere. Le statistiche ci dicono che dopo i 65 anni tutti, o quasi, saremo “affetti” da presbiopia e faremo fatica a mettere a fuoco gli oggetti da vicino. Le soluzioni sono diverse, dai classici occhiali da lettura alla chirurgia laser, e da qualche tempo si parla anche di colliri. Da applicare tutti i giorni, anche più volte al giorno, promettono di dire addio al fastidio degli occhiali e di evitare i disagi di un intervento chirurgico, dando anche un’opportunità a chi non può operarsi. Ma di cosa si tratta esattamente? Sono davvero efficaci? Ci sono effetti collaterali?
    Che cos’è la presbiopia

    Avete presente quando le persone, in genere dopo i 40 anni, cominciano a tenere i libri o lo smartphone sempre più lontani dal volto? Ecco, quello è il segnale che non si è più tanto giovani, quando leggere alla solita distanza diventa impossibile perché non si riescono a mettere a fuoco le lettere. Questa condizione si chiama presbiopia: non è una malattia ma un fenomeno fisiologico, naturale, legato all’invecchiamento. In sostanza è un difetto visivo che insorge dalla mezza età e che impedisce di mettere a fuoco gli oggetti da vicino. La causa è da far risalire alla perdita di elasticità e flessibilità del cristallino, la lente che si trova nell’occhio. Il suo irrigidimento progredisce nel tempo (fino a stabilizzarsi attorno ai 65 anni) e inficia l’accomodazione, cioè il meccanismo con cui il cristallino adatta la propria morfologia alle esigenze di visione.

    Curiosità: l’insorgere della presbiopia può in un primo momento portare a un miglioramento della vista nelle persone miopi compensando il loro difetto di rifrazione, mentre è l’opposto per le persone ipermetropi, a cui in genere viene riscontrata la presbiopia più precocemente.
    Le soluzioni ottiche

    Al di là del disagio - e magari un po’ di affaticamento e bruciore agli occhi o qualche mal di testa (la visione doppia è un sintomo raro) - la presbiopia non è dunque niente di preoccupante, ma correggerla significa rendere più semplici le attività quotidiane mantenendo la propria qualità di vita.

    Lo strumento di correzione più classico sono gli occhiali da lettura, quelli che si usano solo per vedere “da vicino” al bisogno. Altri rimedi ottici sono le lenti (anche a contatto) progressive o multifocali, che ben si adattano a chi necessita di correggere anche altri difetti di vista, come miopia e ipermetropia, perché permettono una transizione graduale tra la visione da vicino e quella da lontano. Esistono anche lenti a contatto per la monovisione, ossia si può correggere un occhio per la visione da lontano e l’altro per quella da vicino.
    Le soluzioni chirurgiche

    A differenza degli strumenti ottici, la chirurgia offre una soluzione più radicale. Tuttavia non è indicata per tutti: ci sono alcune condizioni, come il glaucoma o malattie della retina e della cornea, che la precludono. Inoltre il decorso post-operatorio (tempi di recupero della vista, dolore) varia in base al tipo di intervento e da persona a persona. Ci sono diversi tipi di interventi di chirurgia refrattiva laser che mirano a rimodellare la cornea per compensare la perdita di flessibilità del cristallino, o interventi intraoculari per la sostituzione del cristallino con una lente artificiale (di solito si propone questa soluzione quando il cristallino naturale presenta già dell’opacità, o comunque dopo i 60 anni). Alcuni di questi interventi possono risolvere anche difetti di vista preesistenti alla presbiopia.
    Le soluzioni farmacologiche e i colliri per la presbiopia

    Negli ultimi tempi la ricerca sta avanzando anche strumenti farmacologici per risolvere la presbiopia. Si tratta di colliri che, con diverse modalità a seconda del principio attivo impiegato, migliorano la messa a fuoco da vicino. Due di questi sono anche già stati approvati dalla Food and drug administration statunitense, uno a base di aceclidina 1,44%, l’altro di pilocarpina 1,25%.

    La pilocarpina, in particolare, è la molecola protagonista anche di altre formule ancora in sperimentazione. Si tratta di un alcaloide naturale che interagisce con i recettori periferici dell’acetilcolina stimolando le attività del sistema nervoso parasimpatico. A livello oculare questo si traduce con la capacità di indurre miosi, ossia restringimento del diametro della pupilla (come se stesse reagendo a uno stimolo luminoso) e contrazione del muscolo ciliare. I due effetti combinati migliorano la capacità di mettere a fuoco gli oggetti vicini, il meccanismo dell'accomodazione e l’elasticità del cristallino.

    Per quanto riguarda i risultati che si possono raggiungere, proprio in questi giorni ha fatto parlare di sé una sperimentazione condotta in Argentina dal team di Giovanna Benozzi, che sta testando un collirio a base di pilocarpina a diverse concentrazioni (1%, 2%, 3%) e di diclofenac, un antinfiammatorio non steroideo che lenisce gli effetti avversi della pilocarpina come irritazione e fastidio.

    In uno studio retrospettivo su 766 persone (età media 55 anni) durato due anni, i ricercatori hanno constatato che, somministrato due/tre volte al giorno, il collirio permette alla maggioranza dei pazienti di migliorare la propria visione. "Il nostro risultato più significativo ha mostrato miglioramenti rapidi e duraturi nella visione da vicino per tutte e tre le concentrazioni - ha detto Benozzi presentando la ricerca al 43° Congresso della Società Europea di Chirurgia della Cataratta e Refrattiva - Un'ora dopo la somministrazione delle prime gocce, i pazienti hanno avuto un miglioramento medio di 3,45 linee di Jaeger (la tavola optometrica di Jaeger o tabella di Jaeger è uno strumento per valutare l’acuità visiva da vicino, composta da piccoli blocchi di testo stampati con caratteri di varie dimensioni, nda). Il trattamento ha anche migliorato la messa a fuoco a tutte le distanze”. In particolare il 99% dei 148 pazienti del gruppo trattato con pilocarpina all’1% ha raggiunto una visione da vicino ottimale ed è stato in grado di leggere due o più linee aggiuntive; nel gruppo di 248 pazienti trattati con pilocarpina al 2%, il 69% è stato in grado di leggere tre o più linee aggiuntive sulla tabella di Jaeger, mentre nel gruppo trattato con pilocarpina al 3%, l'84% dei 370 pazienti è stato in grado di leggere tre o più linee aggiuntive. Il miglioramento della vista dei pazienti si è mantenuto fino a due anni, con una durata mediana di 434 giorni.

    Source: https://www.wired.it/article/colliri-per-presbiopia-alternativa-occhiali-chirurgia-sperimentazioni-effetti-collaterali/?utm_source=firefox-newtab-it-it
    La promessa dei colliri per risolvere la presbiopia, diremo davvero addio agli occhiali da lettura? Le sperimentazioni stanno dando buoni risultati. In futuro ci potrebbe essere una valida alternativa anche alla chirurgia, ma ci vorrà ancora tempo. I colliri per la presbiopia potrebbero servire a tutti noi. No, non importa se vostro nonno a 90 anni non portava gli occhiali nemmeno per leggere. Le statistiche ci dicono che dopo i 65 anni tutti, o quasi, saremo “affetti” da presbiopia e faremo fatica a mettere a fuoco gli oggetti da vicino. Le soluzioni sono diverse, dai classici occhiali da lettura alla chirurgia laser, e da qualche tempo si parla anche di colliri. Da applicare tutti i giorni, anche più volte al giorno, promettono di dire addio al fastidio degli occhiali e di evitare i disagi di un intervento chirurgico, dando anche un’opportunità a chi non può operarsi. Ma di cosa si tratta esattamente? Sono davvero efficaci? Ci sono effetti collaterali? Che cos’è la presbiopia Avete presente quando le persone, in genere dopo i 40 anni, cominciano a tenere i libri o lo smartphone sempre più lontani dal volto? Ecco, quello è il segnale che non si è più tanto giovani, quando leggere alla solita distanza diventa impossibile perché non si riescono a mettere a fuoco le lettere. Questa condizione si chiama presbiopia: non è una malattia ma un fenomeno fisiologico, naturale, legato all’invecchiamento. In sostanza è un difetto visivo che insorge dalla mezza età e che impedisce di mettere a fuoco gli oggetti da vicino. La causa è da far risalire alla perdita di elasticità e flessibilità del cristallino, la lente che si trova nell’occhio. Il suo irrigidimento progredisce nel tempo (fino a stabilizzarsi attorno ai 65 anni) e inficia l’accomodazione, cioè il meccanismo con cui il cristallino adatta la propria morfologia alle esigenze di visione. Curiosità: l’insorgere della presbiopia può in un primo momento portare a un miglioramento della vista nelle persone miopi compensando il loro difetto di rifrazione, mentre è l’opposto per le persone ipermetropi, a cui in genere viene riscontrata la presbiopia più precocemente. Le soluzioni ottiche Al di là del disagio - e magari un po’ di affaticamento e bruciore agli occhi o qualche mal di testa (la visione doppia è un sintomo raro) - la presbiopia non è dunque niente di preoccupante, ma correggerla significa rendere più semplici le attività quotidiane mantenendo la propria qualità di vita. Lo strumento di correzione più classico sono gli occhiali da lettura, quelli che si usano solo per vedere “da vicino” al bisogno. Altri rimedi ottici sono le lenti (anche a contatto) progressive o multifocali, che ben si adattano a chi necessita di correggere anche altri difetti di vista, come miopia e ipermetropia, perché permettono una transizione graduale tra la visione da vicino e quella da lontano. Esistono anche lenti a contatto per la monovisione, ossia si può correggere un occhio per la visione da lontano e l’altro per quella da vicino. Le soluzioni chirurgiche A differenza degli strumenti ottici, la chirurgia offre una soluzione più radicale. Tuttavia non è indicata per tutti: ci sono alcune condizioni, come il glaucoma o malattie della retina e della cornea, che la precludono. Inoltre il decorso post-operatorio (tempi di recupero della vista, dolore) varia in base al tipo di intervento e da persona a persona. Ci sono diversi tipi di interventi di chirurgia refrattiva laser che mirano a rimodellare la cornea per compensare la perdita di flessibilità del cristallino, o interventi intraoculari per la sostituzione del cristallino con una lente artificiale (di solito si propone questa soluzione quando il cristallino naturale presenta già dell’opacità, o comunque dopo i 60 anni). Alcuni di questi interventi possono risolvere anche difetti di vista preesistenti alla presbiopia. Le soluzioni farmacologiche e i colliri per la presbiopia Negli ultimi tempi la ricerca sta avanzando anche strumenti farmacologici per risolvere la presbiopia. Si tratta di colliri che, con diverse modalità a seconda del principio attivo impiegato, migliorano la messa a fuoco da vicino. Due di questi sono anche già stati approvati dalla Food and drug administration statunitense, uno a base di aceclidina 1,44%, l’altro di pilocarpina 1,25%. La pilocarpina, in particolare, è la molecola protagonista anche di altre formule ancora in sperimentazione. Si tratta di un alcaloide naturale che interagisce con i recettori periferici dell’acetilcolina stimolando le attività del sistema nervoso parasimpatico. A livello oculare questo si traduce con la capacità di indurre miosi, ossia restringimento del diametro della pupilla (come se stesse reagendo a uno stimolo luminoso) e contrazione del muscolo ciliare. I due effetti combinati migliorano la capacità di mettere a fuoco gli oggetti vicini, il meccanismo dell'accomodazione e l’elasticità del cristallino. Per quanto riguarda i risultati che si possono raggiungere, proprio in questi giorni ha fatto parlare di sé una sperimentazione condotta in Argentina dal team di Giovanna Benozzi, che sta testando un collirio a base di pilocarpina a diverse concentrazioni (1%, 2%, 3%) e di diclofenac, un antinfiammatorio non steroideo che lenisce gli effetti avversi della pilocarpina come irritazione e fastidio. In uno studio retrospettivo su 766 persone (età media 55 anni) durato due anni, i ricercatori hanno constatato che, somministrato due/tre volte al giorno, il collirio permette alla maggioranza dei pazienti di migliorare la propria visione. "Il nostro risultato più significativo ha mostrato miglioramenti rapidi e duraturi nella visione da vicino per tutte e tre le concentrazioni - ha detto Benozzi presentando la ricerca al 43° Congresso della Società Europea di Chirurgia della Cataratta e Refrattiva - Un'ora dopo la somministrazione delle prime gocce, i pazienti hanno avuto un miglioramento medio di 3,45 linee di Jaeger (la tavola optometrica di Jaeger o tabella di Jaeger è uno strumento per valutare l’acuità visiva da vicino, composta da piccoli blocchi di testo stampati con caratteri di varie dimensioni, nda). Il trattamento ha anche migliorato la messa a fuoco a tutte le distanze”. In particolare il 99% dei 148 pazienti del gruppo trattato con pilocarpina all’1% ha raggiunto una visione da vicino ottimale ed è stato in grado di leggere due o più linee aggiuntive; nel gruppo di 248 pazienti trattati con pilocarpina al 2%, il 69% è stato in grado di leggere tre o più linee aggiuntive sulla tabella di Jaeger, mentre nel gruppo trattato con pilocarpina al 3%, l'84% dei 370 pazienti è stato in grado di leggere tre o più linee aggiuntive. Il miglioramento della vista dei pazienti si è mantenuto fino a due anni, con una durata mediana di 434 giorni. Source: https://www.wired.it/article/colliri-per-presbiopia-alternativa-occhiali-chirurgia-sperimentazioni-effetti-collaterali/?utm_source=firefox-newtab-it-it
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  • Corridoi africani: la nuova spartizione coloniale in salsa green

    In Zambia, nella polverosa Kapiri Mposhi, si decide il futuro dell’energia “verde” globale: non nelle conferenze sul clima né nei salotti europei, ma nei binari arrugginiti di ferrovie costruite mezzo secolo fa dai cinesi. Stati Uniti, Cina, Giappone ed Europa si contendono la città come se fosse una nuova Berlino del 1884, spartendo non territori ma corridoi logistici, camuffati da “sviluppo sostenibile”.

    Da un lato Pechino, che con 1,4 miliardi di dollari rimette a lucido la sua Tazara sotto formula “costruisci, sfrutta e poi magari ti lascio le briciole”. Dall’altro Washington, che attraverso il G7 e il PGII rispolvera la vecchia ferrovia di Lobito, fingendo di regalare “indipendenza” africana mentre sigilla nuove catene di approvvigionamento per cobalto, litio e terre rare. E in mezzo il Giappone, convinto che il Nacala Corridor possa spezzare la dipendenza da Pechino: peccato che, come ricordano perfino i consulenti cinesi, le miniere restano sempre nelle mani del Dragone.

    Il risultato? Una corsa sfrenata a chi mette prima il marchio sul ferroviaio africano, mentre gli africani, ancora una volta, si ritrovano spettatori nel proprio teatro. Certo, avranno qualche infrastruttura in più - porti secchi, rotaie e stazioni - ma il copione è sempre lo stesso: materie prime estratte e spedite all’estero, con la promessa mai mantenuta di una lavorazione locale.

    Gli osservatori più indulgenti parlano di “complementarietà” fra corridoi, come se il saccheggio potesse diventare un’armonia. La verità è che l’illusione dell’auto elettrica ha resuscitato le vecchie ferrovie coloniali: questa volta non per l’avorio o il cotone, ma per alimentare batterie e turbine da vendere in Occidente. L’Africa resta la miniera del mondo, trasformata in pedina nel Risiko della transizione ecologica. Cambiano i discorsi, non le catene.

    Per aggiornamenti senza filtri: https://t.me/carmen_tortora1
    Corridoi africani: la nuova spartizione coloniale in salsa green In Zambia, nella polverosa Kapiri Mposhi, si decide il futuro dell’energia “verde” globale: non nelle conferenze sul clima né nei salotti europei, ma nei binari arrugginiti di ferrovie costruite mezzo secolo fa dai cinesi. Stati Uniti, Cina, Giappone ed Europa si contendono la città come se fosse una nuova Berlino del 1884, spartendo non territori ma corridoi logistici, camuffati da “sviluppo sostenibile”. Da un lato Pechino, che con 1,4 miliardi di dollari rimette a lucido la sua Tazara sotto formula “costruisci, sfrutta e poi magari ti lascio le briciole”. Dall’altro Washington, che attraverso il G7 e il PGII rispolvera la vecchia ferrovia di Lobito, fingendo di regalare “indipendenza” africana mentre sigilla nuove catene di approvvigionamento per cobalto, litio e terre rare. E in mezzo il Giappone, convinto che il Nacala Corridor possa spezzare la dipendenza da Pechino: peccato che, come ricordano perfino i consulenti cinesi, le miniere restano sempre nelle mani del Dragone. Il risultato? Una corsa sfrenata a chi mette prima il marchio sul ferroviaio africano, mentre gli africani, ancora una volta, si ritrovano spettatori nel proprio teatro. Certo, avranno qualche infrastruttura in più - porti secchi, rotaie e stazioni - ma il copione è sempre lo stesso: materie prime estratte e spedite all’estero, con la promessa mai mantenuta di una lavorazione locale. Gli osservatori più indulgenti parlano di “complementarietà” fra corridoi, come se il saccheggio potesse diventare un’armonia. La verità è che l’illusione dell’auto elettrica ha resuscitato le vecchie ferrovie coloniali: questa volta non per l’avorio o il cotone, ma per alimentare batterie e turbine da vendere in Occidente. L’Africa resta la miniera del mondo, trasformata in pedina nel Risiko della transizione ecologica. Cambiano i discorsi, non le catene. Per aggiornamenti senza filtri: https://t.me/carmen_tortora1
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    Carmen Tortora
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  • Chi era Charlie Kirk, l'influencer Maga ucciso in Utah: 31 anni, la moglie ex miss Arizona, milioni di follower, l'amicizia con Trump
    Charlie Kirk con la moglie e i figli.

    Aveva portato voti a Donald negli Stati in bilico. In tour con la scorta. Nel 2012 aveva fondato l’associazione Turning Point Usa, la più importante organizzazione giovanile conservatrice degli Stati Uniti

    DALLA NOSTRA INVIATA
    WASHINGTON - Quando è arrivata la notizia che qualcuno aveva sparato a Charlie Kirk, alla Casa Bianca i volti dei giovanissimi membri dello staff erano scossi. Molti di loro lo conoscevano bene. Per il presidente Trump era un amico, come mostra il messaggio che ha pubblicato sui social annunciando la morte di una persona «leggendaria». La bandiera è stata calata a mezz’asta.

    Attirava grandi folle sui social, ma anche in presenza
    Il suo omicidio è un momento sismico nella politica americana. Era giovane, 31enne, ma aveva una influenza enorme. Era una sorta di influencer di destra, capace di attirare grandi folle sui social (oltre 7,5 milioni di follower su Instagram e 7 su TikTok per esempio) e con i suoi podcast, ma anche in presenza. Un giorno avrebbe potuto essere un candidato presidenziale.

    Aveva fondato Turning Point, organizzazione politica di destra, nel 2012, ad appena 18 anni, punto di riferimento per i giovani: ne fanno parte 250mila studenti universitari e delle scuole superiori. Era diventato milionario con i podcast e i libri tra cui «la Dottrina MAGA». Aveva raccolto 92 milioni di dollari nel 2023, attraverso donazioni, e aveva riversato denaro e volontari negli stati in bilico - a partire dalla sua Arizona - contribuendo alla rielezione di Trump. Era amico del figlio del presidente, Don Junior, che al gala organizzato da Turning Point per l’insediamento di Trump (1500 ospiti con biglietti dai 5000 a 15000 dollari) lo aveva descritto come «una delle vere rock star del nostro movimento».

    vicepresidente J. D. Vance lo aveva portato con sé in Groenlandia. E Kirk aveva dato consigli a Trump sulla scelta dei ministri spostandosi per due mesi in Florida durante la transizione insieme alla moglie Erika, ex miss Arizona, alla figlia di 3 anni e al figlio di un anno. Non aveva esitato ultimamente a esprimere qualche critica rispetto ai falchi repubblicani che consigliavano di intervenire in Iran o sulla gestione del caso Epstein, ma si era rapidamente riallineato alle scelte di Trump.

    Kirk a Milwaukee: «I repubblicani hanno trovato i loro Kennedy»
    L’ultima notte della convention repubblicana, la scorsa estate, lo avvicinammo sotto il palco di Milwaukee dove erano appena apparsi Trump, Melania e tutto il clan. Kirk disse al Corriere che i repubblicani avevano finalmente trovato i loro Kennedy. «Questa è l’elezione di TikTok e dei podcast — ci disse — In ogni elezione capiamo che gli elettori consumano le notizie diversamente. Nel 2008-2012 erano i social, nel 2016 nello specifico Twitter e Facebook, adesso c’è un ribilanciamento: i giovani consumano meno i media tradizionali, più podcast e lunghe interviste. E penso che i conservatori siano più avanti, i democratici si sono addormentati al volante pensando che tutti seguano Cnn».

    Kirk ci disse anche: «Cerco di essere più provocatorio possibile perché la cosa che mi preoccupa di più è quando la gente è d’accordo con noi ma resta a casa e non va a votare». I critici usavano quella parola, provocatorio. I sostenitori ammiravano la sua capacità di dibattere con tutti ai suoi eventi nei college, come quello di ieri in Utah, che prevedevano un incontro intitolato «Prova che ho torto» (Prove me wrong) in cui invitava i partecipanti a contraddirlo, su temi come immigrazione e aborto. Partecipavano studenti di sinistra e di destra: dibattiti con milioni di visualizzazioni su TikTok. Ma era stato minacciato, e aveva la scorta. Oltre 6.800 persone avevano firmato una petizione su change.org cercando di evitare che Kirk parlasse in quell’ateneo in Utah.

    Source: https://www.corriere.it/esteri/25_settembre_11/charlie-l-influencer-maga-con-milioni-di-follower-voglio-essere-provocatorio-6ae9b357-f600-4b6b-aa96-45059db2bxlk_amp.shtml
    Chi era Charlie Kirk, l'influencer Maga ucciso in Utah: 31 anni, la moglie ex miss Arizona, milioni di follower, l'amicizia con Trump Charlie Kirk con la moglie e i figli. Aveva portato voti a Donald negli Stati in bilico. In tour con la scorta. Nel 2012 aveva fondato l’associazione Turning Point Usa, la più importante organizzazione giovanile conservatrice degli Stati Uniti DALLA NOSTRA INVIATA WASHINGTON - Quando è arrivata la notizia che qualcuno aveva sparato a Charlie Kirk, alla Casa Bianca i volti dei giovanissimi membri dello staff erano scossi. Molti di loro lo conoscevano bene. Per il presidente Trump era un amico, come mostra il messaggio che ha pubblicato sui social annunciando la morte di una persona «leggendaria». La bandiera è stata calata a mezz’asta. Attirava grandi folle sui social, ma anche in presenza Il suo omicidio è un momento sismico nella politica americana. Era giovane, 31enne, ma aveva una influenza enorme. Era una sorta di influencer di destra, capace di attirare grandi folle sui social (oltre 7,5 milioni di follower su Instagram e 7 su TikTok per esempio) e con i suoi podcast, ma anche in presenza. Un giorno avrebbe potuto essere un candidato presidenziale. Aveva fondato Turning Point, organizzazione politica di destra, nel 2012, ad appena 18 anni, punto di riferimento per i giovani: ne fanno parte 250mila studenti universitari e delle scuole superiori. Era diventato milionario con i podcast e i libri tra cui «la Dottrina MAGA». Aveva raccolto 92 milioni di dollari nel 2023, attraverso donazioni, e aveva riversato denaro e volontari negli stati in bilico - a partire dalla sua Arizona - contribuendo alla rielezione di Trump. Era amico del figlio del presidente, Don Junior, che al gala organizzato da Turning Point per l’insediamento di Trump (1500 ospiti con biglietti dai 5000 a 15000 dollari) lo aveva descritto come «una delle vere rock star del nostro movimento». vicepresidente J. D. Vance lo aveva portato con sé in Groenlandia. E Kirk aveva dato consigli a Trump sulla scelta dei ministri spostandosi per due mesi in Florida durante la transizione insieme alla moglie Erika, ex miss Arizona, alla figlia di 3 anni e al figlio di un anno. Non aveva esitato ultimamente a esprimere qualche critica rispetto ai falchi repubblicani che consigliavano di intervenire in Iran o sulla gestione del caso Epstein, ma si era rapidamente riallineato alle scelte di Trump. Kirk a Milwaukee: «I repubblicani hanno trovato i loro Kennedy» L’ultima notte della convention repubblicana, la scorsa estate, lo avvicinammo sotto il palco di Milwaukee dove erano appena apparsi Trump, Melania e tutto il clan. Kirk disse al Corriere che i repubblicani avevano finalmente trovato i loro Kennedy. «Questa è l’elezione di TikTok e dei podcast — ci disse — In ogni elezione capiamo che gli elettori consumano le notizie diversamente. Nel 2008-2012 erano i social, nel 2016 nello specifico Twitter e Facebook, adesso c’è un ribilanciamento: i giovani consumano meno i media tradizionali, più podcast e lunghe interviste. E penso che i conservatori siano più avanti, i democratici si sono addormentati al volante pensando che tutti seguano Cnn». Kirk ci disse anche: «Cerco di essere più provocatorio possibile perché la cosa che mi preoccupa di più è quando la gente è d’accordo con noi ma resta a casa e non va a votare». I critici usavano quella parola, provocatorio. I sostenitori ammiravano la sua capacità di dibattere con tutti ai suoi eventi nei college, come quello di ieri in Utah, che prevedevano un incontro intitolato «Prova che ho torto» (Prove me wrong) in cui invitava i partecipanti a contraddirlo, su temi come immigrazione e aborto. Partecipavano studenti di sinistra e di destra: dibattiti con milioni di visualizzazioni su TikTok. Ma era stato minacciato, e aveva la scorta. Oltre 6.800 persone avevano firmato una petizione su change.org cercando di evitare che Kirk parlasse in quell’ateneo in Utah. Source: https://www.corriere.it/esteri/25_settembre_11/charlie-l-influencer-maga-con-milioni-di-follower-voglio-essere-provocatorio-6ae9b357-f600-4b6b-aa96-45059db2bxlk_amp.shtml
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