• Appello a favore di Andrea Busetto Vicari (colpevole di battaglie agricole) – Tutela rurale
    Invitiamo caldamente i nostri lettori ad aderire anche con un piccolo contributo alla raccolta fondi che Andrea Busetto Vicari ha lanciato per sostenere le spese di difesa legale essen…
    https://tutelarurale.org/2026/02/09/appello-a-favore-di-andrea-busetto-vicari/
    Appello a favore di Andrea Busetto Vicari (colpevole di battaglie agricole) – Tutela rurale Invitiamo caldamente i nostri lettori ad aderire anche con un piccolo contributo alla raccolta fondi che Andrea Busetto Vicari ha lanciato per sostenere le spese di difesa legale essen… https://tutelarurale.org/2026/02/09/appello-a-favore-di-andrea-busetto-vicari/
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    Appello a favore di Andrea Busetto Vicari (colpevole di battaglie agricole)
    (09/02/2026) Invitiamo caldamente i nostri lettori ad aderire anche con un piccolo contributo alla raccolta fondi che Andrea Busetto Vicari ha lanciato per sostenere le spese di difesa legale essen…
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  • GIORNO DELLA MEMORIA

    Campi di sterminio per chi non si vaccina
    Giuseppe Gigantino, cardiologo

    Mi divertirei a vederli morire come mosche
    Andrea Scanzi, giornalista

    Se fosse per me costruirei anche due camere a gas
    Marianna Rubino, medico

    I cani possono sempre entrare. Solo voi, come è giusto, resterete fuori
    Sebastiano Messina, giornalista

    Vagoni separati per non vaccinati
    Mauro Felicori, assessore

    Escludiamo chi non si vaccina dalla vita civile
    Stefano Feltri, giornalista

    I no vax fuori dai luoghi pubblici
    Eugenio Giani, Presidente Regione Toscana

    Potrebbe essere utile che quelli che scelgono di non vaccinarsi andassero in giro con un cartello al collo
    Angelo Giovannini, sindaco di Bomporto

    Stiamo aspettando che i no vax si estinguano da soli
    Paolo Guzzanti, giornalista

    Verranno messi agli arresti domiciliari, chiusi in casa come dei sorci
    Roberto Burioni, virologo.

    Non chiamateli no vax, chiamateli col loro nome: delinquenti
    Alessia Morani, deputato

    Vorrei un virus che ti mangia gli organi in dieci minuti riducendoti a una poltiglia verdastra che sta in un bicchiere per vedere quanti inflessibili no-vax restano al mondo
    Selvaggia Lucarelli, giornalista

    I rider devono sputare nel loro cibo.
    David Parenzo, giornalista

    I loro inviti a non vaccinarsi sono inviti a morire.
    Mario Draghi, Presidente del Consiglio

    Gli metterò le sonde necessarie nei soliti posti, lo farò con un pizzico di piacere in più.
    Cesare Manzini, infermiere

    Gli bucherò una decina di volte la solita vena facendo finta di non prenderla
    Francesca Bertellotti, infermiera

    Provo un pesante odio verso i no vax
    J-Ax, cantante

    Se riempiranno le terapie intensive mi impegnerò per staccare la spina
    Carlotta Saporetti, infermiera

    Non siete vaccinati? Toglietevi dal ca**o!
    Stefano Bonaccini, Presidente Regione Emilia Romagna

    Un giorno faremo una pulizia etnica dei non vaccinati, come il governo ruandese ha sterminato i tutsi
    Alfredo Faieta, giornalista

    Il greenpass ha l’obiettivo di schiacciare gli opportunisti ai minimi livelli
    Renato Brunetta, ministro

    E’ giusto lasciarli morire per strada
    Umberto Tognolli, medico

    Prego Dio affinché i non vaccinati si infettino tra loro e muoiano velocemente
    Giovanni Spano, vicesindaco

    Bisogna essere duri e discriminare chi non si vaccina, in ospedale, a scuola, nei posti di lavoro
    Filippo Maioli, medico

    Serve Bava Beccaris, vanno sfamati col piombo
    Giuliano Cazzola, giornalista

    Mandategli i Carabinieri a casa
    Luca Telese, giornalista

    Gli renderemo la vita difficile, sono pericolosi
    Piepaolo Sileri, Viceministro

    E’ possibile porre a loro carico una parte delle spese mediche, perché colpevoli di non essersi vaccinati
    Sabino Cassese, costituzionalista

    Non sarà bello augurare la morte, ma qualcuno sentirà la mancanza dei novax?
    Laura Cesaretti, giornalista

    Se arrivi in ospedale positivo, il Covid ti sembrerà una spa rispetto a quello che ti farò io
    Vania Zavater, infermiera

    I novax sono i nostri talebani
    Giovanni Toti, presidente regione Liguria

    Sono dei criminali, vanno perseguitati come si fa con i mafiosi
    Matteo Bassetti, infettivologo
    GIORNO DELLA MEMORIA Campi di sterminio per chi non si vaccina Giuseppe Gigantino, cardiologo Mi divertirei a vederli morire come mosche Andrea Scanzi, giornalista Se fosse per me costruirei anche due camere a gas Marianna Rubino, medico I cani possono sempre entrare. Solo voi, come è giusto, resterete fuori Sebastiano Messina, giornalista Vagoni separati per non vaccinati Mauro Felicori, assessore Escludiamo chi non si vaccina dalla vita civile Stefano Feltri, giornalista I no vax fuori dai luoghi pubblici Eugenio Giani, Presidente Regione Toscana Potrebbe essere utile che quelli che scelgono di non vaccinarsi andassero in giro con un cartello al collo Angelo Giovannini, sindaco di Bomporto Stiamo aspettando che i no vax si estinguano da soli Paolo Guzzanti, giornalista Verranno messi agli arresti domiciliari, chiusi in casa come dei sorci Roberto Burioni, virologo. Non chiamateli no vax, chiamateli col loro nome: delinquenti Alessia Morani, deputato Vorrei un virus che ti mangia gli organi in dieci minuti riducendoti a una poltiglia verdastra che sta in un bicchiere per vedere quanti inflessibili no-vax restano al mondo Selvaggia Lucarelli, giornalista I rider devono sputare nel loro cibo. David Parenzo, giornalista I loro inviti a non vaccinarsi sono inviti a morire. Mario Draghi, Presidente del Consiglio Gli metterò le sonde necessarie nei soliti posti, lo farò con un pizzico di piacere in più. Cesare Manzini, infermiere Gli bucherò una decina di volte la solita vena facendo finta di non prenderla Francesca Bertellotti, infermiera Provo un pesante odio verso i no vax J-Ax, cantante Se riempiranno le terapie intensive mi impegnerò per staccare la spina Carlotta Saporetti, infermiera Non siete vaccinati? Toglietevi dal ca**o! Stefano Bonaccini, Presidente Regione Emilia Romagna Un giorno faremo una pulizia etnica dei non vaccinati, come il governo ruandese ha sterminato i tutsi Alfredo Faieta, giornalista Il greenpass ha l’obiettivo di schiacciare gli opportunisti ai minimi livelli Renato Brunetta, ministro E’ giusto lasciarli morire per strada Umberto Tognolli, medico Prego Dio affinché i non vaccinati si infettino tra loro e muoiano velocemente Giovanni Spano, vicesindaco Bisogna essere duri e discriminare chi non si vaccina, in ospedale, a scuola, nei posti di lavoro Filippo Maioli, medico Serve Bava Beccaris, vanno sfamati col piombo Giuliano Cazzola, giornalista Mandategli i Carabinieri a casa Luca Telese, giornalista Gli renderemo la vita difficile, sono pericolosi Piepaolo Sileri, Viceministro E’ possibile porre a loro carico una parte delle spese mediche, perché colpevoli di non essersi vaccinati Sabino Cassese, costituzionalista Non sarà bello augurare la morte, ma qualcuno sentirà la mancanza dei novax? Laura Cesaretti, giornalista Se arrivi in ospedale positivo, il Covid ti sembrerà una spa rispetto a quello che ti farò io Vania Zavater, infermiera I novax sono i nostri talebani Giovanni Toti, presidente regione Liguria Sono dei criminali, vanno perseguitati come si fa con i mafiosi Matteo Bassetti, infettivologo
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  • ECCO ALTRI SOLDI BUTTATI!
    Migranti in Albania, Meloni rinnova lo spreco: nuovo accordo col resort 5 stelle per gli agenti. Ecco quanto costa.

    Missione Albania, avanti tutta senza badare a spese. È stato rinnovato l’accordo con il resort 5 stelle per l’alloggio delle forze dell’ordine impegnate nella gestione dei centri per migranti. Come ribadito più volte dalla premier Giorgia Meloni, anche durante il recente vertice intergovernativo tra Italia e Germania, per la gestione del dossier migranti l’Italia intende continuare a puntare su “soluzioni innovative” come il Protocollo sottoscritto tra Roma e Tirana il 06 novembre 2023. Questo nonostante finora l’operazione non abbia dato i frutti sperati dal governo, le persone da espellere debbano comunque tornare in Italia per il rimpatrio e i cpr in territorio italiano abbiano costi inferiori e rimangano strutturalmente sottoutilizzati.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/24/migranti-in-albania-meloni-rinnova-lo-spreco-nuovo-accordo-col-resort-5-stelle-per-gli-agenti-ecco-quanto-costa/8267618/amp/
    ECCO ALTRI SOLDI BUTTATI! Migranti in Albania, Meloni rinnova lo spreco: nuovo accordo col resort 5 stelle per gli agenti. Ecco quanto costa. Missione Albania, avanti tutta senza badare a spese. È stato rinnovato l’accordo con il resort 5 stelle per l’alloggio delle forze dell’ordine impegnate nella gestione dei centri per migranti. Come ribadito più volte dalla premier Giorgia Meloni, anche durante il recente vertice intergovernativo tra Italia e Germania, per la gestione del dossier migranti l’Italia intende continuare a puntare su “soluzioni innovative” come il Protocollo sottoscritto tra Roma e Tirana il 06 novembre 2023. Questo nonostante finora l’operazione non abbia dato i frutti sperati dal governo, le persone da espellere debbano comunque tornare in Italia per il rimpatrio e i cpr in territorio italiano abbiano costi inferiori e rimangano strutturalmente sottoutilizzati. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/24/migranti-in-albania-meloni-rinnova-lo-spreco-nuovo-accordo-col-resort-5-stelle-per-gli-agenti-ecco-quanto-costa/8267618/amp/
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  • E AVANTI COSI'! ASPETTIAMO CHE VENGA INDICAGATA. DEVE DIMETTERSI SUBITO!
    Ucraina. Von der Leyen indebita ancora gli europei: altri 90 miliardi
    di Giuseppe Gagliano -La decisione dell’Unione Europea di suddividere in modo strutturato il sostegno finanziario a Kiev, cioè 30 miliardi per il bilancio dello Stato e 60 miliardi per le spese.
    https://www.notiziegeopolitiche.net/ucraina-von-der-leyen-indebita-ancora-gli-europei-altri-90-miliardi/
    E AVANTI COSI'! ASPETTIAMO CHE VENGA INDICAGATA. DEVE DIMETTERSI SUBITO! Ucraina. Von der Leyen indebita ancora gli europei: altri 90 miliardi di Giuseppe Gagliano -La decisione dell’Unione Europea di suddividere in modo strutturato il sostegno finanziario a Kiev, cioè 30 miliardi per il bilancio dello Stato e 60 miliardi per le spese. https://www.notiziegeopolitiche.net/ucraina-von-der-leyen-indebita-ancora-gli-europei-altri-90-miliardi/
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    Ucraina. Von der Leyen indebita ancora gli europei: altri 90 miliardi
    di Giuseppe Gagliano -La decisione dell’Unione Europea di suddividere in modo strutturato il sostegno finanziario a Kiev, cioè 30 miliardi per il bilancio dello Stato e 60 miliardi per le spese
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  • UCRAINA. VON DER LEYEN INDEBITA ANCORA GLI EUROPEI: ALTRI 90 MILIARDI
    Giuseppe Gagliano

    L’Unione Europea ha approvato un piano da 90 miliardi di euro per sostenere l’Ucraina, suddivisi in 30 miliardi per il bilancio statale e 60 per spese militari. La decisione, volta a sostenere un conflitto di lunga durata, prevede un indebitamento comune con costi che ricadranno sui contribuenti europei. La scelta di non utilizzare i beni russi congelati ha spinto a un’accelerazione del programma di aiuti. Emerso il divario tra Francia e Germania sul modello di utilizzo delle risorse. Il piano diventa un test per l’unione politica dell’UE.
    Sommario
    --------------------------------------------

    La decisione dell’UE di suddividere in modo strutturato il sostegno finanziario a Kiev, cioè 30 miliardi per il bilancio dello Stato e 60 miliardi per le spese militari, segna un passaggio politico che va oltre l’emergenza ucraina.

    🔸️ Questo conferma che la guerra sarà di lunga durata e che l’Europa non può più limitarsi a interventi tampone. La linea della von der Leyen fotografa una realtà ormai evidente: sostenere l’Ucraina significa assumersi un impegno finanziario strutturale, con costi e rischi che ricadranno direttamente sui contribuenti europei.

    🔸️ Il prestito da 90 miliardi, formalmente senza interessi per Kiev, avrà un costo reale per l’Unione a partire dal 2028, stimato in diversi miliardi l’anno solo per il servizio del debito.

    🔸️ È il prezzo dell’impossibilità politica di utilizzare subito i beni russi congelati, bloccata in particolare dalle resistenze del Belgio, dove è concentrata la gran parte di questi asset.

    🔸️ Bruxelles ha scelto quindi la via dell’indebitamento comune, aprendo di fatto a una nuova stagione di eurobond legati alla sicurezza. Una scelta che consolida l’idea di un’Europa che finanzia la guerra come bene pubblico, ma che rinvia il nodo politico fondamentale: chi pagherà davvero il conto finale.

    https://www.notiziegeopolitiche.net/ucraina-von-der-leyen-indebita-ancora-gli-europei-altri-90-miliardi/
    UCRAINA. VON DER LEYEN INDEBITA ANCORA GLI EUROPEI: ALTRI 90 MILIARDI Giuseppe Gagliano 🔴 L’Unione Europea ha approvato un piano da 90 miliardi di euro per sostenere l’Ucraina, suddivisi in 30 miliardi per il bilancio statale e 60 per spese militari. La decisione, volta a sostenere un conflitto di lunga durata, prevede un indebitamento comune con costi che ricadranno sui contribuenti europei. La scelta di non utilizzare i beni russi congelati ha spinto a un’accelerazione del programma di aiuti. Emerso il divario tra Francia e Germania sul modello di utilizzo delle risorse. Il piano diventa un test per l’unione politica dell’UE. Sommario ⬆️ -------------------------------------------- ⏹️ La decisione dell’UE di suddividere in modo strutturato il sostegno finanziario a Kiev, cioè 30 miliardi per il bilancio dello Stato e 60 miliardi per le spese militari, segna un passaggio politico che va oltre l’emergenza ucraina. 🔸️ Questo conferma che la guerra sarà di lunga durata e che l’Europa non può più limitarsi a interventi tampone. La linea della von der Leyen fotografa una realtà ormai evidente: sostenere l’Ucraina significa assumersi un impegno finanziario strutturale, con costi e rischi che ricadranno direttamente sui contribuenti europei. 🔸️ Il prestito da 90 miliardi, formalmente senza interessi per Kiev, avrà un costo reale per l’Unione a partire dal 2028, stimato in diversi miliardi l’anno solo per il servizio del debito. 🔸️ È il prezzo dell’impossibilità politica di utilizzare subito i beni russi congelati, bloccata in particolare dalle resistenze del Belgio, dove è concentrata la gran parte di questi asset. 🔸️ Bruxelles ha scelto quindi la via dell’indebitamento comune, aprendo di fatto a una nuova stagione di eurobond legati alla sicurezza. Una scelta che consolida l’idea di un’Europa che finanzia la guerra come bene pubblico, ma che rinvia il nodo politico fondamentale: chi pagherà davvero il conto finale. https://www.notiziegeopolitiche.net/ucraina-von-der-leyen-indebita-ancora-gli-europei-altri-90-miliardi/
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    Ucraina. Von der Leyen indebita ancora gli europei: altri 90 miliardi
    di Giuseppe Gagliano -La decisione dell’Unione Europea di suddividere in modo strutturato il sostegno finanziario a Kiev, cioè 30 miliardi per il bilancio dello Stato e 60 miliardi per le spese
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  • ANDATEVELO AL PRENDERE in SACCOCCIA! LADRI!
    Inchiesta Privacy: il conto della macelleria, il parrucchiere e le cene le spese pazze del collegio
    Sotto accusa i rimborsi ai consiglieri: viaggi, case pagate fatture da 6mila euro per la carne e auto blu usate come taxi
    https://www.repubblica.it/politica/2026/01/16/news/garante_privacy_carte_inchiesta_spese_pazze-425098100/amp/
    ANDATEVELO AL PRENDERE in SACCOCCIA! LADRI! Inchiesta Privacy: il conto della macelleria, il parrucchiere e le cene le spese pazze del collegio Sotto accusa i rimborsi ai consiglieri: viaggi, case pagate fatture da 6mila euro per la carne e auto blu usate come taxi https://www.repubblica.it/politica/2026/01/16/news/garante_privacy_carte_inchiesta_spese_pazze-425098100/amp/
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    Inchiesta Privacy: il conto della macelleria, il parrucchiere e le cene le spese pazze del collegio
    Sotto accusa i rimborsi ai consiglieri: viaggi, case pagate fatture da 6mila euro per la carne e auto blu usate come taxi
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  • GARANTE DELLA PRIVACY... RUBANDO A PIU' NON POSSO

    Da Il Fatto Quotidiano

    Garante della Privacy, vertici indagati per peculato e corruzione. Ecco tutte le spese nel mirino della Procura

    Dai voli in business agli alberghi a cinque stelle e fino al B&B abusivo scoperto dal Fatto. Nel blitz della Finanza a Piazza Venezia sequestrati cellulari, computer e documenti.

    Blitz della Guardia di Finanza presso la sede del Garante della Privacy in piazza Venezia. Su mandato della Procura di Roma coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco le Fiamme Gialle hanno eseguito sequestri di tabulati, telefoni cellulari, computer e documentazione sui rimborsi e sulle spese. Tutti i membri del collegio sono ufficialmente indagati: il presidente Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. L’accusa per loro è tripla: peculato, uso privato di beni pubblici, e corruzione. Sono state disposte perquisizioni sia negli alberghi romani dove soggiornano per motivi di servizio che presso le loro abitazioni private.

    Hotel, parrucchiere, macelleria
    Dal 2021 al 2024, le spese per organi e incarichi istituzionali crescono da 851mila a 1 milione e 247mila euro. E come sono cresciute? Nel dettaglio: hotel a cinque stelle, cene pagate con carta di credito dell’ente, compresi il parrucchiere (poi rimborsato a Cerrina Feroni), e “pasti pronti” da una macelleria per oltre 6mila euro in tre anni intestati a Stanzione, palestra, fitness e cure della persona.

    Via "Themis & Metis".

    Source: https://x.com/itsmeback_/status/2011842597208101261?t=EPzNE4tsg2Q85hPWdWJAjw&s=19
    GARANTE DELLA PRIVACY... RUBANDO A PIU' NON POSSO Da Il Fatto Quotidiano Garante della Privacy, vertici indagati per peculato e corruzione. Ecco tutte le spese nel mirino della Procura Dai voli in business agli alberghi a cinque stelle e fino al B&B abusivo scoperto dal Fatto. Nel blitz della Finanza a Piazza Venezia sequestrati cellulari, computer e documenti. Blitz della Guardia di Finanza presso la sede del Garante della Privacy in piazza Venezia. Su mandato della Procura di Roma coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco le Fiamme Gialle hanno eseguito sequestri di tabulati, telefoni cellulari, computer e documentazione sui rimborsi e sulle spese. Tutti i membri del collegio sono ufficialmente indagati: il presidente Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. L’accusa per loro è tripla: peculato, uso privato di beni pubblici, e corruzione. Sono state disposte perquisizioni sia negli alberghi romani dove soggiornano per motivi di servizio che presso le loro abitazioni private. Hotel, parrucchiere, macelleria Dal 2021 al 2024, le spese per organi e incarichi istituzionali crescono da 851mila a 1 milione e 247mila euro. E come sono cresciute? Nel dettaglio: hotel a cinque stelle, cene pagate con carta di credito dell’ente, compresi il parrucchiere (poi rimborsato a Cerrina Feroni), e “pasti pronti” da una macelleria per oltre 6mila euro in tre anni intestati a Stanzione, palestra, fitness e cure della persona. Via "Themis & Metis". Source: https://x.com/itsmeback_/status/2011842597208101261?t=EPzNE4tsg2Q85hPWdWJAjw&s=19
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  • CARI AMICI, NON ESISTE LIMITE ALLA VERGOGNA !!!! LA FIGLIA DEL PESCIVENDOLO FRANCESCO MELONI, CONDANNATO A NOVE ANNI DI RECLUSIONE PER TRAFFICO DI SOSTANZE STUPEFACENTI, E' OGGI IN VOLO VERSO L'OMAN, NELLA COSIDDETTA MISSIONE ASIA E DOPO PROSEGUIRA' PER IL GIAPPONE E PER LA COREA DEL SUD !!!!! LA MASSONA SI E' RITAGLIATA IL RUOLO DI "GLOB TROTTER", A SPESE DEGLI ITALIANI.PER QUELLO CHE LE VIENE CONSENTITO, SONO ARRABBIATISSIMA NEI CONFRONTI DEL POPOLO ITALIANO. E' BENE CHE MI FERMI QUI. UN ABBRACCIO E BUONA GIORNATA.
    CARI AMICI, NON ESISTE LIMITE ALLA VERGOGNA !!!! LA FIGLIA DEL PESCIVENDOLO FRANCESCO MELONI, CONDANNATO A NOVE ANNI DI RECLUSIONE PER TRAFFICO DI SOSTANZE STUPEFACENTI, E' OGGI IN VOLO VERSO L'OMAN, NELLA COSIDDETTA MISSIONE ASIA E DOPO PROSEGUIRA' PER IL GIAPPONE E PER LA COREA DEL SUD !!!!! LA MASSONA SI E' RITAGLIATA IL RUOLO DI "GLOB TROTTER", A SPESE DEGLI ITALIANI.PER QUELLO CHE LE VIENE CONSENTITO, SONO ARRABBIATISSIMA NEI CONFRONTI DEL POPOLO ITALIANO. E' BENE CHE MI FERMI QUI. UN ABBRACCIO E BUONA GIORNATA.
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  • TRENTINI – il caso si complica adesso

    È inevitabile, in queste ore, cimentarsi in analisi geopolitiche e alimentare il fuoco della polemica politica all’indomani dell’azione statunitense in Venezuela. È altrettanto facile leggere quanto sta accadendo esclusivamente attraverso una lente ideologica, dividendo il mondo in blocchi contrapposti.
    Eppure, se si prova ad andare oltre questa semplificazione e se si crede davvero nei valori umani, emerge un elemento che riguarda direttamente l’Italia e il destino di un nostro connazionale, oggi letteralmente “appeso a un filo”.
    Il quadro si è oggettivamente complicato.

    L’annunciata “transizione politica” evocata da Donald Trump apre scenari del tutto incerti: non sappiamo quale forma potrà assumere un eventuale nuovo assetto di governo venezuelano, né quali conseguenze immediate possa avere sul piano della sicurezza e delle relazioni internazionali. Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere la situazione ancora più inquietante.

    A farne le spese, come spesso accade, sono cittadini, cooperanti, addetti ai lavori e connazionali che non hanno nulla a che vedere con conflitti o interessi strategici. In questo silenzio generale, il caso di Alberto Trentini resta aperto e rischia di essere oscurato da una lettura esclusivamente “macro” degli eventi.

    Per chi, come molti di noi, si è già battuto in passato per la libertà di espressione e per il rispetto dei diritti fondamentali — seguendo negli anni il caso di Julian Assange — è impossibile ignorare una vicenda come questa. Anche perché il caso Trentini non è isolato: sono 12 i cittadini italiani detenuti. Tra loro c’è appunto il cooperante veneziano, da oltre un anno nel carcere di El Rodeo I, a Caracas, senza che sia mai stata formalizzata alcuna accusa nei suoi confronti.

    L’ultimo aggiornamento risale al 15 dicembre, quando la questione sarebbe stata affrontata direttamente con Washington durante la visita a Roma del procuratore generale Pam Bondi, oltre a essere oggetto di interlocuzioni anche a livello di servizi. Il tema sarebbe emerso, seppur senza conferme ufficiali, anche nei colloqui tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente statunitense Donald Trump, nei giorni immediatamente precedenti all’operazione militare.
    L’Italia avrebbe inoltre chiesto esplicitamente che, in caso di un’azione americana finalizzata al rimpatrio dei cittadini USA, venisse incluso anche Alberto Trentini. Una richiesta che spiega l’attenzione costante riservata al suo dossier nelle interlocuzioni con Washington, soprattutto dopo l’arresto, nei giorni scorsi, di quattro cittadini statunitensi ora detenuti proprio a El Rodeo.

    Ma tutto questo, oggi, non è sufficiente. Non è fuori luogo temere un inasprimento delle reazioni e delle misure da parte delle autorità venezuelane. In contesti come questi, alcuni detenuti rischiano di diventare consapevolmente “merce di scambio”, strumenti utili a rilanciare richieste e ad avviare negoziazioni lunghe e opache, spesso interrotte o rimesse a tacere da nuovi atti di forza.

    L’auspicio è che questi connazionali non diventino vittime sacrificali di un conflitto che non hanno scelto.
    Perché la vera solidità di un sistema politico si misura nella cura dei singoli casi, non nella gestione astratta degli interessi. Ignorarli significa accettare che le persone diventino variabili sacrificabili di strategie che guardano solo al profitto e al potere.

    #FreeAlbertoTrentini
    #DirittiUmani
    TRENTINI – il caso si complica adesso ⚖️🌍 È inevitabile, in queste ore, cimentarsi in analisi geopolitiche e alimentare il fuoco della polemica politica all’indomani dell’azione statunitense in Venezuela. È altrettanto facile leggere quanto sta accadendo esclusivamente attraverso una lente ideologica, dividendo il mondo in blocchi contrapposti. Eppure, se si prova ad andare oltre questa semplificazione e se si crede davvero nei valori umani, emerge un elemento che riguarda direttamente l’Italia e il destino di un nostro connazionale, oggi letteralmente “appeso a un filo”. Il quadro si è oggettivamente complicato. L’annunciata “transizione politica” evocata da Donald Trump apre scenari del tutto incerti: non sappiamo quale forma potrà assumere un eventuale nuovo assetto di governo venezuelano, né quali conseguenze immediate possa avere sul piano della sicurezza e delle relazioni internazionali. Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere la situazione ancora più inquietante. A farne le spese, come spesso accade, sono cittadini, cooperanti, addetti ai lavori e connazionali che non hanno nulla a che vedere con conflitti o interessi strategici. In questo silenzio generale, il caso di Alberto Trentini resta aperto e rischia di essere oscurato da una lettura esclusivamente “macro” degli eventi. Per chi, come molti di noi, si è già battuto in passato per la libertà di espressione e per il rispetto dei diritti fondamentali — seguendo negli anni il caso di Julian Assange — è impossibile ignorare una vicenda come questa. Anche perché il caso Trentini non è isolato: sono 12 i cittadini italiani detenuti. Tra loro c’è appunto il cooperante veneziano, da oltre un anno nel carcere di El Rodeo I, a Caracas, senza che sia mai stata formalizzata alcuna accusa nei suoi confronti. L’ultimo aggiornamento risale al 15 dicembre, quando la questione sarebbe stata affrontata direttamente con Washington durante la visita a Roma del procuratore generale Pam Bondi, oltre a essere oggetto di interlocuzioni anche a livello di servizi. Il tema sarebbe emerso, seppur senza conferme ufficiali, anche nei colloqui tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Presidente statunitense Donald Trump, nei giorni immediatamente precedenti all’operazione militare. L’Italia avrebbe inoltre chiesto esplicitamente che, in caso di un’azione americana finalizzata al rimpatrio dei cittadini USA, venisse incluso anche Alberto Trentini. Una richiesta che spiega l’attenzione costante riservata al suo dossier nelle interlocuzioni con Washington, soprattutto dopo l’arresto, nei giorni scorsi, di quattro cittadini statunitensi ora detenuti proprio a El Rodeo. Ma tutto questo, oggi, non è sufficiente. Non è fuori luogo temere un inasprimento delle reazioni e delle misure da parte delle autorità venezuelane. In contesti come questi, alcuni detenuti rischiano di diventare consapevolmente “merce di scambio”, strumenti utili a rilanciare richieste e ad avviare negoziazioni lunghe e opache, spesso interrotte o rimesse a tacere da nuovi atti di forza. L’auspicio è che questi connazionali non diventino vittime sacrificali di un conflitto che non hanno scelto. Perché la vera solidità di un sistema politico si misura nella cura dei singoli casi, non nella gestione astratta degli interessi. Ignorarli significa accettare che le persone diventino variabili sacrificabili di strategie che guardano solo al profitto e al potere. #FreeAlbertoTrentini #DirittiUmani
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  • MILANO 2025 – Fra bollettino di guerra e m2 di sofferenza

    Quando si avvicina la fine dell’anno arriva anche il momento dei bilanci.
    E per la nostra città i conti sono, ancora una volta, in passivo.
    Non è un caso se sempre più testate giornalistiche snocciolano percentuali, grafici e numeri che raccontano una Milano che non è più la “locomotiva d’Italia”, ma assomiglia sempre di più a un girone urbano dei dannati. Il dato più inquietante, però, non è nei report: è nella nostra assuefazione collettiva.
    Stiamo accettando tutto questo con una calma sospetta. Forse perché siamo – giustamente – presi dal dimostrare empatia e solidarietà verso conflitti e sofferenze che si consumano a migliaia di chilometri da qui. È umano, è giusto, è necessario.
    Ma permettetemi una riflessione, rapportata alle nostre vite e alle nostre dimensioni quotidiane.
    È come vivere in un condominio che cade a pezzi e scegliere di ignorarlo perché siamo emotivamente assorbiti dai problemi di un altro palazzo, lontano chilometri dal nostro. La solidarietà non è in discussione. La rimozione del reale, sì.

    Con un nuovo anno alle porte e le prossime amministrative che si avvicinano, forse è arrivato il momento di rivolgere a Milano attenzioni maggiori, senza sensi di colpa ma con responsabilità. Se siamo in grado di occuparci del mondo intero, dobbiamo essere capaci di guardare anche alle gravi carenze di casa nostra.
    Vogliamo dare un’occhiata insieme al bollettino di guerra del 2025?
    Eccolo.

    A Milano si guadagna più che nel resto d’Italia.
    Ma lavorare, oggi, non è più sufficiente per vivere bene.
    Secondo lo studio della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano (CGIL), un lavoratore su tre percepisce un reddito incompatibile con il costo della vita cittadina. Non stiamo parlando di marginalità estrema, ma di una fascia sempre più ampia di persone intrappolate in una normalità impoverita, dove il lavoro garantisce la sopravvivenza ma non la dignità.
    Il nodo è strutturale: casa e sanità assorbono oltre il 50% del salario.
    Solo l’abitazione pesa tra il 30 e il 40%, mentre la spesa sanitaria supera il 20%. Il resto dello stipendio evapora tra inflazione, trasporti e spese obbligate. Il risultato è una città che costringe i suoi lavoratori ad adottare comportamenti difensivi, a partire dall’espulsione verso l’hinterland.
    Milano diventa così una città che si lavora ma non si abita.
    E chi non può permettersi di viverla viene progressivamente escluso anche dal punto di vista sociale e culturale: tempo libero, relazioni, partecipazione, accesso alla vita urbana. Tutto ciò che non coincide con l’orario di lavoro viene sacrificato.
    Questa dinamica colpisce in modo violento il lavoro pubblico. In appena due anni, i dipendenti pubblici in città sono diminuiti di circa il 14%. Scuola, sanità, amministrazioni locali: Milano non è più attrattiva nemmeno per chi garantisce i servizi essenziali. Una fuga silenziosa che compromette la qualità stessa della vita urbana.

    Nel frattempo i salari nominali crescono, ma meno dell’inflazione, che a Milano ha superato l’11% nel periodo 2022–2024. Tradotto: si lavora di più, si guadagna “sulla carta”, ma si perde potere d’acquisto reale.
    La crescita c’è, ma non viene redistribuita. E una crescita senza equità non è sviluppo: è estrazione sociale.
    Milano continua a produrre ricchezza, ma non benessere.
    E una città che consuma le persone che la tengono in piedi è una città che sta ipotecando il proprio futuro.

    Queste ragioni dovrebbero essere più che sufficienti per risvegliarci dal torpore e dall’accettazione passiva di una degenerazione che, fino ad oggi, abbiamo avuto il coraggio di denunciare solo parlando di malapolitica.

    Esistono gruppi politici di potere? Vero.
    Le lobby sono forze reali che comandano Milano? Vero anche questo.
    Ma la domanda più scomoda resta un’altra: noi dove eravamo quando era il momento di contrastare tutto questo da dentro?
    Troppo spesso abbiamo preferito allontanare il pensiero, rifugiandoci in mobilitazioni che, per quanto giuste, lavano la coscienza ma non attivano la responsabilità. Cortei, riflessioni, prese di posizione sacrosante — ma raramente radicate fino in fondo nel nostro territorio.

    Milano oggi merita di essere liberata.
    Non solo dagli episodi di malagestione, ma da quello che è diventato il nostro male moderno: la pigrizia mentale, la rinuncia a immaginare un’alternativa, la mancanza di motivazioni a giocarsi davvero la partita.
    Se non lo facciamo ora, tra un anno, a pochi giorni da un nuovo Capodanno, rileggeremo le stesse statistiche impietose. La stessa insoddisfazione generale. La stessa insicurezza.
    E una fila ancora più lunga ad attendere un pacco di sostegno e di dignità davanti al Pane Quotidiano.

    Vogliamo davvero questo?
    Se la risposta è no, allora è il tempo di mettersi a lavorare seriamente per curare Milano e liberarla.
    Perché solo ripartendo dal nostro territorio avremo la serenità e la forza per aiutare anche il resto del mondo.
    Il primo passo si fa sempre da qui.
    Dal nostro metro quadrato di sofferenza.

    #MilanoLibera #Milano2025 #CostoDellaVita
    #LavoroEDignità #CasaÈUnDiritto #CittàPerChiLavora
    🚨 MILANO 2025 – Fra bollettino di guerra e m2 di sofferenza ⚠️🏙️ Quando si avvicina la fine dell’anno arriva anche il momento dei bilanci. E per la nostra città i conti sono, ancora una volta, in passivo. 📉 Non è un caso se sempre più testate giornalistiche snocciolano percentuali, grafici e numeri che raccontano una Milano che non è più la “locomotiva d’Italia”, ma assomiglia sempre di più a un girone urbano dei dannati. Il dato più inquietante, però, non è nei report: è nella nostra assuefazione collettiva. Stiamo accettando tutto questo con una calma sospetta. Forse perché siamo – giustamente – presi dal dimostrare empatia e solidarietà verso conflitti e sofferenze che si consumano a migliaia di chilometri da qui. È umano, è giusto, è necessario. ❤️‍🩹 Ma permettetemi una riflessione, rapportata alle nostre vite e alle nostre dimensioni quotidiane. È come vivere in un condominio che cade a pezzi e scegliere di ignorarlo perché siamo emotivamente assorbiti dai problemi di un altro palazzo, lontano chilometri dal nostro. La solidarietà non è in discussione. La rimozione del reale, sì. Con un nuovo anno alle porte e le prossime amministrative che si avvicinano, forse è arrivato il momento di rivolgere a Milano attenzioni maggiori, senza sensi di colpa ma con responsabilità. Se siamo in grado di occuparci del mondo intero, dobbiamo essere capaci di guardare anche alle gravi carenze di casa nostra. Vogliamo dare un’occhiata insieme al bollettino di guerra del 2025? Eccolo. 🧾🔥 A Milano si guadagna più che nel resto d’Italia. Ma lavorare, oggi, non è più sufficiente per vivere bene. Secondo lo studio della Camera del Lavoro Metropolitana di Milano (CGIL), un lavoratore su tre percepisce un reddito incompatibile con il costo della vita cittadina. Non stiamo parlando di marginalità estrema, ma di una fascia sempre più ampia di persone intrappolate in una normalità impoverita, dove il lavoro garantisce la sopravvivenza ma non la dignità. Il nodo è strutturale: casa e sanità assorbono oltre il 50% del salario. Solo l’abitazione pesa tra il 30 e il 40%, mentre la spesa sanitaria supera il 20%. Il resto dello stipendio evapora tra inflazione, trasporti e spese obbligate. Il risultato è una città che costringe i suoi lavoratori ad adottare comportamenti difensivi, a partire dall’espulsione verso l’hinterland. Milano diventa così una città che si lavora ma non si abita. E chi non può permettersi di viverla viene progressivamente escluso anche dal punto di vista sociale e culturale: tempo libero, relazioni, partecipazione, accesso alla vita urbana. Tutto ciò che non coincide con l’orario di lavoro viene sacrificato. Questa dinamica colpisce in modo violento il lavoro pubblico. In appena due anni, i dipendenti pubblici in città sono diminuiti di circa il 14%. Scuola, sanità, amministrazioni locali: Milano non è più attrattiva nemmeno per chi garantisce i servizi essenziali. Una fuga silenziosa che compromette la qualità stessa della vita urbana. Nel frattempo i salari nominali crescono, ma meno dell’inflazione, che a Milano ha superato l’11% nel periodo 2022–2024. Tradotto: si lavora di più, si guadagna “sulla carta”, ma si perde potere d’acquisto reale. La crescita c’è, ma non viene redistribuita. E una crescita senza equità non è sviluppo: è estrazione sociale. Milano continua a produrre ricchezza, ma non benessere. E una città che consuma le persone che la tengono in piedi è una città che sta ipotecando il proprio futuro. Queste ragioni dovrebbero essere più che sufficienti per risvegliarci dal torpore e dall’accettazione passiva di una degenerazione che, fino ad oggi, abbiamo avuto il coraggio di denunciare solo parlando di malapolitica. Esistono gruppi politici di potere? Vero. Le lobby sono forze reali che comandano Milano? Vero anche questo. Ma la domanda più scomoda resta un’altra: noi dove eravamo quando era il momento di contrastare tutto questo da dentro? Troppo spesso abbiamo preferito allontanare il pensiero, rifugiandoci in mobilitazioni che, per quanto giuste, lavano la coscienza ma non attivano la responsabilità. Cortei, riflessioni, prese di posizione sacrosante — ma raramente radicate fino in fondo nel nostro territorio. 🪧 👉Milano oggi merita di essere liberata. Non solo dagli episodi di malagestione, ma da quello che è diventato il nostro male moderno: la pigrizia mentale, la rinuncia a immaginare un’alternativa, la mancanza di motivazioni a giocarsi davvero la partita. Se non lo facciamo ora, tra un anno, a pochi giorni da un nuovo Capodanno, rileggeremo le stesse statistiche impietose. La stessa insoddisfazione generale. La stessa insicurezza. E una fila ancora più lunga ad attendere un pacco di sostegno e di dignità davanti al Pane Quotidiano. 🍞 Vogliamo davvero questo? Se la risposta è no, allora è il tempo di mettersi a lavorare seriamente per curare Milano e liberarla. Perché solo ripartendo dal nostro territorio avremo la serenità e la forza per aiutare anche il resto del mondo. Il primo passo si fa sempre da qui. Dal nostro metro quadrato di sofferenza. 📐🔥 #MilanoLibera #Milano2025 #CostoDellaVita #LavoroEDignità #CasaÈUnDiritto #CittàPerChiLavora
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