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  • Dispensadora Uniformes

    Dispensadores automáticos de ropa y uniformes con tecnología RFID para hospitales, que permiten la trazabilidad y el control eficiente de la dispensación de prendas.

    Haga clic aquí para más información. :- https://lafabricadesoftware.es/es/dispensadora-de-ropa/

    Enlaces de perfil de redes sociales-

    https://www.facebook.com/LaFabricaSoft/

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    https://www.linkedin.com/company/la-fabrica-de-software-sl/?viewAsMember=true
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  • La storia di Jan Koum, il fondatore miliardario di WhatsApp che viveva di assistenza sociale
    Koum ha venduto la società a Facebook per 20 miliardi di dollari nello stesso palazzo dove ritirava buoni pasto...
    https://forbes.it/2026/04/28/jan-koum-storia-fondatore-miliardario
    La storia di Jan Koum, il fondatore miliardario di WhatsApp che viveva di assistenza sociale Koum ha venduto la società a Facebook per 20 miliardi di dollari nello stesso palazzo dove ritirava buoni pasto... https://forbes.it/2026/04/28/jan-koum-storia-fondatore-miliardario
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    La storia di Jan Koum, il fondatore miliardario di WhatsApp che viveva di assistenza sociale
    Koum ha venduto la società a Facebook per 20 miliardi di dollari nello stesso palazzo dove ritirava buoni pasto
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  • https://toba60.com/nomi-foto-e-stato-sociale-dalla-mafia-romana-in-giacca-e-cravatta-che-detta-le-regole-di-politici-italiani-corrotti-allinverosimile/
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  • https://toba60.com/organizzazione-mondiale-del-crimine-foto-nomi-e-stato-sociale-di-tutti-i-membri-dellaristocrazia-massonica-come-mai-nessuno-ve-li-ha-fatti-conoscere-aggiornato/
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  • https://toba60.com/nomi-cognomi-e-stato-sociale-dei-multimilionari-finanziari-di-cosa-nostra-che-fanno-quello-che-vogliono-dei-nostri-squallidi-e-miserabili-politici/
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  • "ANDARSELA A CERCARE (e il senso della mediazione)

    Vorrei starne fuori dalle solite polemiche, ma in Italia sembra praticamente impossibile.
    Provo allora a cercare motivazioni ulteriori in questo 25 Aprile. Porto con me un’esperienza significativa nel Coordinamento per la Pace: anche quest’anno siamo riusciti a mettere in corteo qualcosa che ci appartiene davvero, quel senso di “Resistenza che continua” dentro una modernità in cui certi fascismi non sono mai stati del tutto debellati. Abbiamo chiuso con un comizio alternativo, forse per pochi, forse per molti, ma con parole autentiche: di cuore, oltre che combattive. Ed è questo, alla fine, che conta.

    Per il resto, dispiace — ancora una volta — assistere, direttamente o per interposta cronaca, ai soliti siparietti tra Brigata Ebraica, ANPI ed esponenti politici nazionali, dopo l’allontanamento e la contestazione della Brigata dal corteo. Uno spettacolo che si ripete ciclicamente e che, in un contesto geopolitico come quello attuale — tra guerre di procura e accuse di genocidio — difficilmente poteva avere un esito diverso. Cosa ci si aspettava, davvero?

    Se il 25 Aprile resta, e deve restare, una festa di tutti — con il diritto di ciascuno di essere presente in piazza — è altrettanto evidente che negli anni abbia assunto tratti ibridi, a metà tra rave, sagra e passerella social (e qui, laissons tomber). Ma proprio per questo non possiamo sorprenderci di un finale già scritto, ora alimentato da botta e risposta tra Walker Meghnagi e l’ANPI, fino alle vie legali.

    A Milano, peraltro, le tensioni erano nell’aria già da settimane. E non ha certo aiutato una certa “sfrontatezza” da parte della Brigata Ebraica: presentarsi con simboli, bandiere e perfino immagini percepite come vicine all’establishment israelo-statunitense, in questo clima, equivale — piaccia o no — ad andarsela a cercare

    Quando si occupa una posizione così esposta, il basso profilo non è solo una questione di opportunità o dignità (ammesso che qualcuno voglia ancora parlarne), ma diventa persino una questione di "incolumità".

    Ed è forse per questo che oggi, 26 aprile, mi sento più vicino a posizioni lucide, razionali, come quelle di chi la Shoah l’ha vissuta e ne custodisce il senso più profondo. Chi conosce davvero il valore dei diritti umani e il significato autentico di una ricorrenza che rischiamo di svuotare.
    Non è democristiano, né ignavo, provare a leggere le cose in modo mediano — come suggerisce Edith Bruck. È, al contrario, uno degli interventi più onesti e centrati emersi in mezzo al rumore:

    - “Il 25 aprile riguarda la liberazione dell’Italia dal fascismo. Che c’entrano Israele e la sua bandiera?”
    E ancora: “Sfilino con la bandiera italiana quelli della Brigata ebraica e ringrazino il cielo di essere stati liberati dal fascismo. Nella piazza del 25 aprile doveva esserci posto solo per i simboli della liberazione e dell’antifascismo. Invece, sia da una parte che dall’altra, ne hanno approfittato per portare alla ribalta questioni del tutto fuori luogo.”

    -“Tutti pensano di fare una cosa giusta per la loro causa infilandosi al corteo del 25 aprile”.
    E chiude: “Finché sarà in corso il conflitto con i palestinesi, l’odio potrà solo crescere e avvelenare l’intera società. Le azioni del governo Netanyahu rappresentano un danno per tutti gli ebrei del mondo e aumentano l’antisemitismo. Al corteo bisognava portare la bandiera della pace”.

    C’è poco da aggiungere, in un contesto già saturo di tensione. La polemica continuerà, tra carte bollate e titoli gridati, come da copione.

    Resta, forse, solo una necessità: tornare a concentrarsi sulle esigenze reali di una città come Milano, che sul piano sociale non può più permettersi di perdere tempo. Nemmeno per indignarsi.

    #25Aprile #Resistenza #Milano #PoliticaItaliana #dirittiumani
    "ANDARSELA A CERCARE (e il senso della mediazione) Vorrei starne fuori dalle solite polemiche, ma in Italia sembra praticamente impossibile. Provo allora a cercare motivazioni ulteriori in questo 25 Aprile. Porto con me un’esperienza significativa nel Coordinamento per la Pace: anche quest’anno siamo riusciti a mettere in corteo qualcosa che ci appartiene davvero, quel senso di “Resistenza che continua” dentro una modernità in cui certi fascismi non sono mai stati del tutto debellati. Abbiamo chiuso con un comizio alternativo, forse per pochi, forse per molti, ma con parole autentiche: di cuore, oltre che combattive. Ed è questo, alla fine, che conta. Per il resto, dispiace — ancora una volta — assistere, direttamente o per interposta cronaca, ai soliti siparietti tra Brigata Ebraica, ANPI ed esponenti politici nazionali, dopo l’allontanamento e la contestazione della Brigata dal corteo. Uno spettacolo che si ripete ciclicamente e che, in un contesto geopolitico come quello attuale — tra guerre di procura e accuse di genocidio — difficilmente poteva avere un esito diverso. Cosa ci si aspettava, davvero? Se il 25 Aprile resta, e deve restare, una festa di tutti — con il diritto di ciascuno di essere presente in piazza — è altrettanto evidente che negli anni abbia assunto tratti ibridi, a metà tra rave, sagra e passerella social (e qui, laissons tomber). Ma proprio per questo non possiamo sorprenderci di un finale già scritto, ora alimentato da botta e risposta tra Walker Meghnagi e l’ANPI, fino alle vie legali. A Milano, peraltro, le tensioni erano nell’aria già da settimane. E non ha certo aiutato una certa “sfrontatezza” da parte della Brigata Ebraica: presentarsi con simboli, bandiere e perfino immagini percepite come vicine all’establishment israelo-statunitense, in questo clima, equivale — piaccia o no — ad andarsela a cercare ❌ Quando si occupa una posizione così esposta, il basso profilo non è solo una questione di opportunità o dignità (ammesso che qualcuno voglia ancora parlarne), ma diventa persino una questione di "incolumità". Ed è forse per questo che oggi, 26 aprile, mi sento più vicino a posizioni lucide, razionali, come quelle di chi la Shoah l’ha vissuta e ne custodisce il senso più profondo. Chi conosce davvero il valore dei diritti umani e il significato autentico di una ricorrenza che rischiamo di svuotare. Non è democristiano, né ignavo, provare a leggere le cose in modo mediano — come suggerisce Edith Bruck. È, al contrario, uno degli interventi più onesti e centrati emersi in mezzo al rumore: - “Il 25 aprile riguarda la liberazione dell’Italia dal fascismo. Che c’entrano Israele e la sua bandiera?” E ancora: “Sfilino con la bandiera italiana quelli della Brigata ebraica e ringrazino il cielo di essere stati liberati dal fascismo. Nella piazza del 25 aprile doveva esserci posto solo per i simboli della liberazione e dell’antifascismo. Invece, sia da una parte che dall’altra, ne hanno approfittato per portare alla ribalta questioni del tutto fuori luogo.” -“Tutti pensano di fare una cosa giusta per la loro causa infilandosi al corteo del 25 aprile”. E chiude: “Finché sarà in corso il conflitto con i palestinesi, l’odio potrà solo crescere e avvelenare l’intera società. Le azioni del governo Netanyahu rappresentano un danno per tutti gli ebrei del mondo e aumentano l’antisemitismo. Al corteo bisognava portare la bandiera della pace”. C’è poco da aggiungere, in un contesto già saturo di tensione. La polemica continuerà, tra carte bollate e titoli gridati, come da copione. Resta, forse, solo una necessità: tornare a concentrarsi sulle esigenze reali di una città come Milano, che sul piano sociale non può più permettersi di perdere tempo. Nemmeno per indignarsi. #25Aprile #Resistenza #Milano #PoliticaItaliana #dirittiumani
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  • SE ne andassero a pigliarlo in saccoccia. A cominciare dalla VdL.
    Un giorno di smart working obbligatorio: il piano UE contro la crisi energetica
    Telelavoro, trasporti pubblici economici e voucher per le famiglie vulnerabili: le misure dell'UE per fronteggiare la crisi...

    Almeno un giorno di telelavoro obbligatorio a settimana, trasporti pubblici più economici, taglio del riscaldamento e voucher energetici per le famiglie vulnerabili. Sono alcune delle misure che la Commissione europea raccomanda ai Paesi membri nella bozza del piano ‘Accelerate Eu‘, atteso il 22 aprile, per fronteggiare la crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente. Il pacchetto punta alla riduzione volontaria dei consumi, soprattutto in riscaldamento e trasporti. Tra le indicazioni: limitare l’uso di energia in casa, evitare sprechi e spostare i consumi fuori dalle ore di punta, insieme a incentivi per la mobilità sostenibile. Alle amministrazioni si chiede di dare l’esempio su consumi e illuminazione, mentre per imprese e edifici si punta su maggiore efficienza.

    Nei trasporti, si spinge per almeno un giorno di telelavoro obbligatorio a settimana e per la chiusura degli edifici pubblici quando possibile, oltre a misure per ridurre il costo del trasporto pubblico o renderlo gratuito per le categorie più fragili. Bruxelles raccomanda inoltre di adeguare le impostazioni di caldaie a condensazione e sistemi di climatizzazione negli edifici pubblici per aumentarne l’efficienza e ridurre i consumi di riscaldamento e raffrescamento, invitando anche i proprietari di edifici commerciali a intervenire sugli impianti centralizzati e le famiglie a mantenere la temperatura delle caldaie a condensazione sotto i 50 gradi.

    Sul fronte sociale, Bruxelles propone voucher energetici mirati per le fasce più vulnerabili e, in via temporanea, l‘introduzione di prezzi regolati. Tra le altre misure, anche schemi di leasing agevolato per favorire la diffusione di tecnologie efficienti – dalle pompe di calore ai pannelli fotovoltaici – e incentivi fiscali per sostituire elettrodomestici obsoleti e apparecchi a gas. Per le imprese, l’esecutivo europeo suggerisce incentivi per rinnovare i sistemi produttivi più energivori, a partire dai motori elettrici inefficienti o basati su combustibili fossili.
    Nelle città, infine, si punta su zone a traffico limitato e giornate senz’auto, insieme a maggiori incentivi per la mobilità elettrica. Alle amministrazioni e alle imprese viene anche raccomandato di limitare i viaggi aerei, privilegiando soluzioni alternative quando possibile.

    “Nella bozza non c’è traccia della tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere ed energetiche“, commenta Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo e Presidente della Commissione per le questioni fiscali. “La Commissione europea ha dunque ritirato la proposta e questo nonostante le aperture del Commissario Dombrovskis e le pressioni arrivate da cinque Ministri dell’Economia dell’Eurozona – Germania, Italia, Spagna, Austria e Portogallo – che avevano firmato un documento comune. Questo dietrofront è semplicemente inaccettabile considerati anche gli enormi profitti incassati da queste compagnie da quando è iniziata la guerra in Iran”. Il Movimento 5 Stelle ha “presentato un emendamento al discarico della Commissione europea in cui chiediamo che questo contributo di solidarietà prenda la luce sul modello dello schema già applicato nel 2022, dopo la crisi energetica provocata dall’invasione russa dell’Ucraina.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/17/crisi-energetica-piano-ue-smartworking-obbligatorio-notizie/8357957/
    SE ne andassero a pigliarlo in saccoccia. A cominciare dalla VdL. Un giorno di smart working obbligatorio: il piano UE contro la crisi energetica Telelavoro, trasporti pubblici economici e voucher per le famiglie vulnerabili: le misure dell'UE per fronteggiare la crisi... Almeno un giorno di telelavoro obbligatorio a settimana, trasporti pubblici più economici, taglio del riscaldamento e voucher energetici per le famiglie vulnerabili. Sono alcune delle misure che la Commissione europea raccomanda ai Paesi membri nella bozza del piano ‘Accelerate Eu‘, atteso il 22 aprile, per fronteggiare la crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente. Il pacchetto punta alla riduzione volontaria dei consumi, soprattutto in riscaldamento e trasporti. Tra le indicazioni: limitare l’uso di energia in casa, evitare sprechi e spostare i consumi fuori dalle ore di punta, insieme a incentivi per la mobilità sostenibile. Alle amministrazioni si chiede di dare l’esempio su consumi e illuminazione, mentre per imprese e edifici si punta su maggiore efficienza. Nei trasporti, si spinge per almeno un giorno di telelavoro obbligatorio a settimana e per la chiusura degli edifici pubblici quando possibile, oltre a misure per ridurre il costo del trasporto pubblico o renderlo gratuito per le categorie più fragili. Bruxelles raccomanda inoltre di adeguare le impostazioni di caldaie a condensazione e sistemi di climatizzazione negli edifici pubblici per aumentarne l’efficienza e ridurre i consumi di riscaldamento e raffrescamento, invitando anche i proprietari di edifici commerciali a intervenire sugli impianti centralizzati e le famiglie a mantenere la temperatura delle caldaie a condensazione sotto i 50 gradi. Sul fronte sociale, Bruxelles propone voucher energetici mirati per le fasce più vulnerabili e, in via temporanea, l‘introduzione di prezzi regolati. Tra le altre misure, anche schemi di leasing agevolato per favorire la diffusione di tecnologie efficienti – dalle pompe di calore ai pannelli fotovoltaici – e incentivi fiscali per sostituire elettrodomestici obsoleti e apparecchi a gas. Per le imprese, l’esecutivo europeo suggerisce incentivi per rinnovare i sistemi produttivi più energivori, a partire dai motori elettrici inefficienti o basati su combustibili fossili. Nelle città, infine, si punta su zone a traffico limitato e giornate senz’auto, insieme a maggiori incentivi per la mobilità elettrica. Alle amministrazioni e alle imprese viene anche raccomandato di limitare i viaggi aerei, privilegiando soluzioni alternative quando possibile. “Nella bozza non c’è traccia della tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere ed energetiche“, commenta Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo e Presidente della Commissione per le questioni fiscali. “La Commissione europea ha dunque ritirato la proposta e questo nonostante le aperture del Commissario Dombrovskis e le pressioni arrivate da cinque Ministri dell’Economia dell’Eurozona – Germania, Italia, Spagna, Austria e Portogallo – che avevano firmato un documento comune. Questo dietrofront è semplicemente inaccettabile considerati anche gli enormi profitti incassati da queste compagnie da quando è iniziata la guerra in Iran”. Il Movimento 5 Stelle ha “presentato un emendamento al discarico della Commissione europea in cui chiediamo che questo contributo di solidarietà prenda la luce sul modello dello schema già applicato nel 2022, dopo la crisi energetica provocata dall’invasione russa dell’Ucraina. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/04/17/crisi-energetica-piano-ue-smartworking-obbligatorio-notizie/8357957/
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    Un giorno di smart working obbligatorio: il piano UE contro la crisi energetica
    Telelavoro, trasporti pubblici economici e voucher per le famiglie vulnerabili: le misure dell'UE per fronteggiare la crisi
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  • "FORSE NON CI È BASTATO"

    Forse non ci è bastato davvero.
    È la prima cosa che viene da pensare davanti all’ennesima idea di una grande vetrina internazionale, questa volta con l’ipotesi di Olimpiadi estive diffuse su tre città del Nord-Ovest.
    Perché, diciamolo con franchezza: il problema non è essere “quelli del no”. Il problema è essere, ancora una volta, davanti a un modello di città che sembra costruito sulle opportunità per pochi e non sui bisogni di tutti.
    Una Milano sempre più scintillante per chi investe, per chi specula, per chi può permettersela. Molto meno per chi la vive ogni giorno, tra affitti fuori controllo, trasporti che arrancano e quartieri che chiedono servizi essenziali.

    E allora la domanda è politica, prima ancora che sportiva.
    Dopo Expo, dopo il bilancio ancora tutto da decifrare delle Olimpiadi invernali, cosa dovremmo pensare davanti a questa nuova trovata?

    La sintesi del progetto è semplice: si starebbe valutando una candidatura olimpica estiva condivisa tra più città del Nord-Ovest, con l’idea di distribuire gare, investimenti e visibilità su un’area vasta. Sulla carta sembra tutto moderno, sostenibile, persino rassicurante.
    Ma la realtà ci insegna che dietro le parole “rigenerazione”, “legacy” e “sviluppo” troppo spesso si nascondono i soliti meccanismi: nuove colate di cemento, grandi opere senza una funzione reale, studentati venduti come soluzione sociale e poi affittati a prezzi da hotel di lusso.

    E allora, dove sarebbero i vantaggi concreti per i cittadini?
    In una manifestazione che dura poco più di venti giorni, al netto delle cerimonie in pompamagna e di qualche beneficio per il comparto alberghiero, cosa resta davvero a chi Milano la manda avanti ogni mattina?
    Il rischio è di ritrovarsi con le solite cattedrali nel deserto, strutture incompiute o inutili, mentre i problemi veri restano lì: casa, salario, mobilità, sicurezza urbana, servizi di prossimità.

    Per questo credo sia giusto dirlo adesso, senza aspettare che i giochi siano fatti:
    non possiamo continuare a confondere il prestigio con il progresso.
    E qui si apre un’opportunità che è profondamente politica, soprattutto in vista delle prossime amministrative.

    La responsabilità è nostra: costruire finalmente un’alternativa credibile che rimetta al centro le esigenze reali delle persone.
    Come farebbe un padre di famiglia saggio: prima il pane quotidiano, poi le vacanze di lusso.
    Milano deve tornare a partire dal basso, dai quartieri, dalle famiglie, dai giovani che non riescono più a restare, da chi lavora e non vuole essere espulso dalla propria città.
    Meno spocchia, meno slogan, più quotidianità.
    L’efficienza serve, eccome. Ma deve ripartire dalle fondamenta sociali della città, non dalle passerelle internazionali.

    #Milano #Olimpiadi #PoliticaLocale #Amministrative
    "FORSE NON CI È BASTATO" Forse non ci è bastato davvero. È la prima cosa che viene da pensare davanti all’ennesima idea di una grande vetrina internazionale, questa volta con l’ipotesi di Olimpiadi estive diffuse su tre città del Nord-Ovest. Perché, diciamolo con franchezza: il problema non è essere “quelli del no”. Il problema è essere, ancora una volta, davanti a un modello di città che sembra costruito sulle opportunità per pochi e non sui bisogni di tutti. Una Milano sempre più scintillante per chi investe, per chi specula, per chi può permettersela. Molto meno per chi la vive ogni giorno, tra affitti fuori controllo, trasporti che arrancano e quartieri che chiedono servizi essenziali. E allora la domanda è politica, prima ancora che sportiva. Dopo Expo, dopo il bilancio ancora tutto da decifrare delle Olimpiadi invernali, cosa dovremmo pensare davanti a questa nuova trovata? La sintesi del progetto è semplice: si starebbe valutando una candidatura olimpica estiva condivisa tra più città del Nord-Ovest, con l’idea di distribuire gare, investimenti e visibilità su un’area vasta. Sulla carta sembra tutto moderno, sostenibile, persino rassicurante. Ma la realtà ci insegna che dietro le parole “rigenerazione”, “legacy” e “sviluppo” troppo spesso si nascondono i soliti meccanismi: nuove colate di cemento, grandi opere senza una funzione reale, studentati venduti come soluzione sociale e poi affittati a prezzi da hotel di lusso. E allora, dove sarebbero i vantaggi concreti per i cittadini? In una manifestazione che dura poco più di venti giorni, al netto delle cerimonie in pompamagna e di qualche beneficio per il comparto alberghiero, cosa resta davvero a chi Milano la manda avanti ogni mattina? Il rischio è di ritrovarsi con le solite cattedrali nel deserto, strutture incompiute o inutili, mentre i problemi veri restano lì: casa, salario, mobilità, sicurezza urbana, servizi di prossimità. Per questo credo sia giusto dirlo adesso, senza aspettare che i giochi siano fatti: non possiamo continuare a confondere il prestigio con il progresso. E qui si apre un’opportunità che è profondamente politica, soprattutto in vista delle prossime amministrative. La responsabilità è nostra: costruire finalmente un’alternativa credibile che rimetta al centro le esigenze reali delle persone. Come farebbe un padre di famiglia saggio: prima il pane quotidiano, poi le vacanze di lusso. Milano deve tornare a partire dal basso, dai quartieri, dalle famiglie, dai giovani che non riescono più a restare, da chi lavora e non vuole essere espulso dalla propria città. Meno spocchia, meno slogan, più quotidianità. L’efficienza serve, eccome. Ma deve ripartire dalle fondamenta sociali della città, non dalle passerelle internazionali. #Milano #Olimpiadi #PoliticaLocale #Amministrative
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